Visualizza articoli per tag: ristorazione

Ad Alseno, tra Parma e Piacenza, il giovane chef Jacopo Malpeli esprime la sua creatività in piatti che rielaborano gli ingredienti in chiavi gustative originali che esaltano gli elementi.

Di Chiara Marando –

Lunedì 08 Gennaio 2018 -

Quella per la cucina è una passione che nasce fin da piccoli, si propaga attraverso i gesti quotidiani di una mamma o una nonna per poi imprimersi nella mente. Capita che rimanga un piacevole pensiero, una coccola da apprezzare, ma succede anche che la sua forza si trasformi in vera e propria creatività, talvolta in quel lavoro che molti di noi apprezzano.

Per Jacopo Malpeli, classe ’82, la cucina è stata questo, un’energia che è cresciuta in lui e si è manifestata in tutta la sua potenza non troppo presto, ma in tempo per mostrargli la giusta strada da percorrere. Allievo di ALMA, La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, Jacopo ha lavorato con chef rinomati per poi decidere di aprire il suo ristorante. Con lui il Patron Giuseppe Arbusti e il direttore di sala Andrea Forti.

Antica_Osteria_della_Peppina.jpg

L’Antica Osteria della Peppina, ad Alseno, esattamente tra Parma e Piacenza, rappresenta la sintesi dell’incontro tra queste terre, due culture gastronomiche vicine ma allo stesso tempo dalle personalità ben distinte. La cucina che Jacopo propone è la sua poliedrica interpretazione, la possibilità di gustare sentori noti rielaborati in chiavi gustative originali dove a fare da padrone è il contrasto di sapori. E poi ci sono le erbe ed i fiori, macchie di colore che si trasformano in dipinti rendendo i piatti delle piccole opere che richiamano le stagioni.

Le ricette sono frutto di continua ricerca e tanta, veramente tanta, immaginazione con quel pizzico di coraggio che permette di rischiare e giocare con abbinamenti apparentemente azzardati. Ma una portata, prima di essere messa in carta, viene provata e riprovata, modificata, integrata e riassemblata con una cura maniacale.

Antica-osteria-peppina-ph-chiara-marando.jpg

Nel menù mare e terra si incontrano, gli ingredienti vengono esaltati con un estro che inizia dalla fantasia con cui vengono scelti i nomi delle diverse proposte, come nel caso della “Pinacolada di sgombro”, a base di sgombro marinato, cipolline borettane affumicate con latte di cocco concentrato e gel d’ananas al lime; oppure con “L’abito non fa il raviolo”, ovvero metamorfosi di un raviolo al ragù; e ancora “Oioi ho bruciato il caciucco”, spaghetti ai grani antichi trafilati in casa, ristretto di caciucco leggermente affumicato e polvere di cipolla bruciata; “In viaggio verso Cuba”, maialino da latte croccante e affumicato, insalata di mango all' habanero e coriandolo fresco con yogurt e cipolla bruciata.

Antica-osteria-peppina-ph-chiara-marando_4.jpg

Antica-osteria-peppina-ph-chiara-marando_7.jpg

Sui dolci, poi, la gioia di sposare elementi e contrasti si fa ancora più spinta. Il “Velvet Underground” ne è una delle prove più azzeccate: gel piccante al Trinidad Scorpion, semifreddo alla stracciatella, meringhe alla menta, spugna al whisky, e crumble al limone...tutto alla barbabietola. Espressione di autunno/inverno, ecco che la stagionalità parla attraverso il dessert “Ficata”, un nome che rappresenta un vero biglietto da visita: fichi caramellati, crema di pane al gianduia, nocciole dolci e salate con biscotti di sfoglia integrale e salsa vaniglia.

Antica-osteria-peppina-ph-chiara-marando_6.jpg

Antica-osteria-peppina-ph-chiara-marando_1.jpg

L’esperienza vissuta è quella di un gioco, che comincia con la presentazione del piacevole aperitivo, in un mix tra semplicità e ricerca. I sensi sono stimolati dalle tinte spiccatamente marcate che caratterizzano i piatti, dalle differenti texture palatali dei bocconi e dalle opposizioni dove gli alimenti più corposi vengono equilibrati da quelli acidi o fruttati.

La cucina di Jacopo è in divenire, racconta la sua età ed energia, si spinge nella sperimentazione, si evolve. La sua è l’essenza di un giovane chef che si mette alla prova, che vuole imparare ed apprendere. E il ristorante si muove con lui, l’Antica Osteria della Peppina ne rappresenta il perfetto prolungamento.

 

Antica Osteria della Peppina

Via Roma, 41,

29010 Alseno PC

Tel. 0523 190 5390

Pubblicato in Food

Doppio Malto approda a Bologna: il Brew Restaurant che sta appassionando tutta l'Italia è arrivato in Emilia con birra artigianale, buona cucina e tanto divertimento. In via Stalingrado, 42 inaugura uno dei birrifici più dinamici e premiati d'Italia, per una customer experience tutta da gustare.

18 Dicembre 2017

A soli 3 km da Piazza Maggiore, vicino alla Fiera di Bologna, apre i battenti Doppio Malto Brew Restaurant Bologna, in via Stalingrado 42, il birrificio con il ristorante dentro. Doppio Malto Bologna è una vera e propria doppia esperienza all'insegna della cultura della birra artigianale e della cucina di qualità. Oltre 200 posti a sedere, divisi tra l'area ristorante e il bancone del bar; inoltre per l'estate 2018 aprirà il beer garden, il posto ideale dove rinfrescarsi con una buona birra durante le giornate più calde.

Il viaggio di Doppio Malto parte da Erba (in provincia di Como) 13 anni fa dall'esperienza del mastro birraio Alessandro Campanini. L'itinerario prosegue poi in tutto il mondo: le birre Doppio Malto hanno ricevuto infatti quasi 100 premi internazionali. La nuova tappa del viaggio è Bologna, dove Food Brand Spa, azienda specializzata nel settore retail food&beverage e proprietaria di Doppio Malto, amplia la sua rete e apre un nuovo punto di riferimento del brand, l'ottavo ristorante sul territorio nazionale.

doppio_malto_bologna_food.jpg

Doppio Malto Bologna è un punto d'incontro per gruppi, famiglie e coppie, un brew restaurant di stampo americano, accattivante e informale. Oltre all'area ristorante, presso la zona bar è possibile sedersi al bancone per immergersi completamente nel mondo della birra artigianale. Il beer garden esterno sarà invece il luogo preferito per le calde serate estive. Una particolarità di Doppio Malto è il beer shop, dove trovare i principali oggetti di culto dell'appassionato di birra artigianale, come i growler, i tradizionali contenitori da 2 litri per la birra alla spina d'asporto, e le birre in bottiglia per chi vuole gustarne una anche a casa propria.

Doppio Malto non dimentica anche tutti coloro che vogliono trascorrere una serata all'insegna dello sport: gli schermi permettono di seguire in diretta le partite e gli eventi sportivi in un'atmosfera divertente e coinvolgente. E per chi invece preferisce gli "sport da birreria", Doppio Malto Bologna propone sfide a biliardo, a calcio balilla e freccette.

doppiomaltobologna-birra.jpg 

Le birre Doppio Malto

I brew restaurant Doppio Malto sul territorio italiano puntano molto sulla diffusione della cultura della birra artigianale, sia per il curioso e appassionato, sia per il novizio: lo staff esperto di Doppio Malto indica la birra che fa per ognuno e guida il cliente nella degustazione.
Sono 13 le diverse etichette artigianali Doppio Malto alla spina, molte delle quali detengono premi e riconoscimenti a livello mondiale. La nuova arrivata si chiama Leila Lager, una birra tipo Helles a bassa fermentazione, non filtrata, una bionda beverina e dissetante.

La ricerca costante sulle materie prime, ha permesso agli esperti mastri birrai di ideare birre per tutti i gusti: dolci, fruttate, amare, speziate, agrumate, profumate dai luppoli o dal gusto tostato del malto.
Doppio Malto produce anche birre stagionali, ispirate dai gusti e dai profumi di stagione: dalle birre estive fresche e fruttate alle birre invernali caratterizzate dalle calde spezie. Per festeggiare il Natale 2017 c'è la nuovissima Jingle Beer, una Doppelbock dai sapori tostati del malto, del caffè e del cioccolato, acquistabile in confezioni regalo.
Per i palati più esperti, la proposta ricade sulle birre barricate, limited edition da gustare guidati dal sapere esperto dello staff dietro al bancone.

Solo qui si potrà chiedere una "Doppio Malto" senza incorrere in terribili errori! Il beer nerd avvisa che "doppio malto" non è una tipologia di birra, bensì una denominazione legislativa per indicare quelle birre con un grado alcolico superiore ai 3,8%vol. Qui si può ordinare una Doppio Malto, l'importante poi è specificare quale si preferisce! 

doppiomaltobolognalocale.jpg

La cucina del Brew Restaurant

Un'offerta food integrata, dall'aperitivo al pranzo, dalle degustazioni alla cena. La birra Doppio Malto rende unici i piatti cucinati direttamente con il prodotto artigianale e preparati utilizzando esclusivamente materie prime di qualità. Una sfida complessa ma obbligata per mantenere elevati gli standard.

Nel menù spiccano i piatti di carne cotta alla brace, i burger artigianali di manzo, i galletti ruspanti, le focacce lievitate naturalmente, i dolci fatti in casa e molto altro ancora. Un'esperienza culinaria adatta a tutti i palati, vegetariani e carnivori, ma anche ai più piccoli con menù speciali dedicati agli under 12 al prezzo invitante di soli 3€!

doppiomaltobologna.jpg

Il format Doppio Malto

"Doppio Malto Bologna è l'ottavo punto vendita che inauguriamo sul territorio italiano", racconta Giovanni Porcu, CEO e fondatore di Food Brand Spa, azienda proprietaria del brand Doppio Malto. "Il nostro dna dinamico e giovane ci ha permesso di creare un format subito identificabile e distinguibile nel mercato affollato del food. L'alta qualità del prodotto artigianale è sicuramente il valore aggiunto per diventare il birrificio artigianale con il ristorante dentro più diffuso in Italia".

Pubblicato in Food
Sabato, 02 Dicembre 2017 20:00

O’naturel: al ristorante si va nudi

A Parigi ha aperto O’naturel, il ristorante francese con una particolarità: si conversa, si gustano specialità parigine e, soprattutto, si mangia nudi.

Di Chiara Marando -

Sabato 02 Dicembre 2017 -

Per la maggior parte di noi uscire per andare a mangiare in qualche bel ristorante significa godersi l’attesa, riflettere sul momento della preparazione – in particolare per le donne -  e godersi il piacere del pasto soffermandosi ad osservare i particolari estetici dei piatti ordinati, per poi degustarli e percepirne il sapore. Il tutto, ovviamente, condito da quella particolare tendenza del guardarsi attorno perché, inutile negarlo, il gusto del passare in rassegna la sala in cui ci si trova c’è.

Ecco, pare che questa piccola sintesi di atteggiamenti e abitudini possa venire meno. O così sembra in uno dei ristoranti più particolari aperti da poco tempo, esattamente il 2 novembre, nella meravigliosa Parigi. Già perché al ristorante O’naturel si prediliga l’abito adamitico, completamente al naturale.

Questa idea era stata già sdoganata a Londra, dove il locale pop-up The Bunyadi è divenuto simbolo del movimento libero dando il via alla più o meno piacevole abitudine di mangiare nudi.

Ed ora anche la clientela parigina potrà approfittare di una serata diversa dal solito. A decidere di intraprendere questa avventura sono stati i fratelli Mike e Stéphane Saada, esattamente nel 12° arrondissement, in rue de Gravelle. O’naturel è curato nei dettagli, accogliente e luminoso: una sala grande estremamente calda e pulita, tavole finemente apparecchiate e sedie con fodere usa e getta che vengono cambiate ad ogni passaggio, esattamente come la tovaglia. All’ingresso, prima di procedere verso la stanza principale, uno spogliatoio con armadietti personali in cui riporre e chiudere tutti gli indumenti ed oggetti. La volontà è quella di sedersi a tavola liberi da ogni orpello, per prestare attenzione solo alla piacevolezza del cibo e della compagnia.

Il menù proposto è squisitamente francese, con specialità della cucina tipica e qualche sfizio per completare l’offerta culinaria. I prezzi non sono proprio a buon mercato: il costo parte da 39 euro per antipasto e un piatto, con la possibilità di scegliere un dessert aggiungendo 10 euro.

Ad una prima impressione, le conclusioni su questa nuova apertura potrebbero essere poco favorevoli nel concedere un futuro lungo e prosperoso, in virtù di una città non molto incline alle stravaganze. Ma la realtà dei numeri è un po’ diversa: sarebbero circa 2.6 milioni i francesi che praticano con regolarità il nudismo e non lontano da O’naturel si trova il parco Bois de Vincennes di Parigi, appena inaugurato come zona per nudisti.

Ovviamente i titolari si sono subito premurati di sottolineare quanto il ristorante sia rigido in fatto di regole, questo per evitare problematiche o situazioni di difficile gestione. In altre parole, all’interno del locale vige una regola di buona condotta, ciò significa che non viene permesso altro che cenare, chiacchierare e conoscersi conversando. Non si sa mai che qualcuno si faccia prendere la mano.

Pubblicato in Food

Accordo tra Jeunes Restaurateur, Infront e ACF Fiorentina: l’alta cucina JRE e il grande calcio insieme per 19 appuntamenti da gustare.

Venerdì 01 Dicembre 2017 -

L’alta cucina incontra il grande calcio per far vivere un evento esperienziale unico che tocca la passione per lo sport unendola con quella per la buona tavola. Questo è il progetto portato avanti da Jeunes Restaurateur  e Infront Sport &Media, partner marketing di ACF Fiorentina, un accordo che vede la presenza di 19 chef JRE Italia durante le altrettante partite giocate in casa dalla squadra viola.

Diversi appuntamenti, ognuno dei quali contraddistinto da uno chef pronto a cimentarsi nella creazione di un piatto tradizionale tipico della Regione simbolo della squadra ospite, servito nelle aree hospitality dello Stadio Artemio Franchi di Firenze.

Un percorso iniziato ad agosto, che proseguirà fino a metà maggio 2018, volto a fornire maggiore impulso nei confronti di un’ottica che vede il calcio non solo un momento legato allo sport, ma anche occasione di scoperta, socializzazione ed esperienza. Da qui lo spunto fornito dalla piacevolezza di assaporare piatti stellati in un contesto diverso, che vuole essere di incontro positivo e divertimento.

JRE diventa così l’elemento cardine di questo viaggio emozionale, la sorpresa gustativa che si sublima in un’esperienza da ricordare e vivere, nella spinta verso la scoperta di tradizioni e percezioni sempre nuove, reinterpretate dagli chef Jeunes Restaurateurs.

La passione per la cucina e la passione per lo sport.  Esiste una linea continua che unisce il vivere e l’essere di ciascun Jeunes Restaurateur – ha commentato Luca Marchini, Presidente JRE Italia - Un cammino ricco di storia, tradizione e conoscenza, che ci rigenera continuamente, che stimola in noi nuove intuizioni, che ci spinge a considerare e a interpretare il cibo in modo ogni volta diverso.  In tale prospettiva il nostro successo è il risultato dei progetti che abbiamo realizzato, dei momenti di condivisione culturale, di ogni idea costruttiva, di ogni miglioramento. Oggi siamo chiamati ad un grande appuntamento di serie A. Siamo onorati di questa nuova sfida e fieri di diffondere la qualità della nostra cucina in questo nuovo grande progetto, in collaborazione con Infront e ACF Fiorentina“.

Il prossimo appuntamento è previsto per domenica 3 dicembre, quando la Fiorentina giocherà contro il Sassuolo. A portare la bandiera del territorio modenese sarà lo chef stellato Luca Marchini, presidente JRE Italia e titolare del ristorante “L’Erba del Re” di Modena, che racconterà i sapori della sua città con un piatto della tradizione rivisitato in chiave creativa: Gnocchi di patate, salsiccia, spinaci e brodo di Parmigiano Reggiano.

“Con la mia cucina cerco di raccontare le diverse identità del cibo– spiega lo chef Luca Marchini – infiniti linguaggi, storie ed evoluzioni. Nella mia cucina la parola d’ordine è equilibrio, il tutto armonico espresso dall’unicità dei sapori racchiusi in ogni boccone. Ogni elemento del piatto ha un’identità riconoscibile al servizio degli altri ingredienti, questo è il mio stile”.

 

JRE: NEVER ENDING PASSION

JRE è l'associazione che raccoglie i più giovani e rappresentativi chef dell’alta gastronomia, accomunati dall’amore per la cucina e dal desiderio di condividere esperienze e valori. Una realtà fondata sulla ricerca, sull'eccellenza e sullo scambio continuo quale fonte di crescita.

Nata in Francia nella metà degli anni Settanta, conta oggi più di 350 ristoranti affiliati, distribuiti in 15 paesi differenti, rappresentanti di altrettante esperienze e interpretazioni culinarie: Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Germania, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera e Regno Unito.

La compagine italiana, oggi composta da 83 chef, è guidata dallo chef Luca Marchini, titolare del Ristorante L'Erba del Re di Modena.

INFRONT SPORTS & MEDIA

 Infront Sports & Media è la più rinomata azienda di marketing sportivo del mondo e gestisce un portafoglio di aziende leader a livello internazionale. Guidata dal Presidente e CEO Philippe Blatter, Infront si occupa della gestione di eventi sportivi di grande successo sotto tutti gli aspetti - compresi la distribuzione dei diritti media, sponsorizzazioni, produzioni media, organizzazione eventi e digital solutions – e si è conquistata un’ottima reputazione per i suoi elevati standard di erogazione. In qualità di primo attore negli sport invernali, e con un ruolo guida nel calcio negli sport estivi ed in quelli di resistenza, Infront ha instaurato collaborazioni di lunga durata con 170 rights-holder nonché con centinaia di sponsor e di aziende nel settore dei media.

Con sede a Zug, Switzerland, Infront si avvale di un team di oltre 900 professionisti che lavorano in oltre 35 sedi, situate in più di 15 paesi, erogando ogni anno 4,100 giornate di eventi sportivi del massimo livello, in ogni parte del mondo. A novembre 2015, Infront è stato assorbito da Wanda Sports Holding, partecipata della società conglomerata cinese Dalian Wanda Group.

Pubblicato in Food

Giornata di presentazione della Guida Michelin 2018 al Teatro Regio di Parma, tra perdite di "stelle", 22 nuovi ingressi, 3 novità bi-stellate e Norbert Niederkofler che si aggiudica la terza sella.

Articolo di Chiara Marando - foto di Francesca Bocchia

Stelle che vanno e stelle vengono nella giornata di presentazione della Guida Michelin 2018, la "Rossa" per eccellenza che accompagna i viaggiatori di tutto il mondo nella scoperta delle migliori esperienze culinarie e gourmet.
Un totale di 2700 ristoranti, solo il 10% dei quali stellati, presenti e descritti nelle loro peculiarità, in un viaggio fatto di sapori e sensazioni da provare, sperimentare e vivere, come ha voluto evidenziare Marco Do, Direttore Comunicazione Michelin Italia.

E l'appuntamento tanto atteso, per il secondo anno consecutivo all'interno dello splendido Teatro Regio di Parma, di emozioni ne ha riservate tante.

Ma perché Parma ancora una volta?
Perché riconosciuta come City of Gastronomy Unesco, come fulcro della Food Valley che vuole promuovere le tipicità culinarie, dando nuovo impulso al turismo. "Il nostro obiettivo è quello di portare avanti il lavoro di valorizzazione del territorio che ci ha permesso di essere riconosciuti come Città Creativa della Gastronomia dall'Unesco – sottolinea il Sindaco Federico Pizzarotti – quello che vogliamo fare è dare sempre più una spinta propulsiva alle eccellenze, puntando sull'accoglienza, sulla qualità e sul turismo".

Da qui l'idea di aprire un portale dedicato al gusto, racconta l'Assessore Cristiano Casa: "Oggi nasce a Parma il progetto "Parma nel cuore del Gusto" con l'apertura di un nuovo portale che vuole aprire le porte del mondo sulla nostra città, raccogliendo oltre 200 tra operatori e produttori impegnati nel porre al centro del proprio operato i prodotti del territorio".

guidamichelin20181.jpg

E dopo i saluti iniziali, ecco la vera e propria fase di premiazione. A far parlare è stata la discesa di due storici bi-stellati come Claudio Sadler e Carlo Cracco, che da due stelle passano ad una. Un declassamento portatore di scompiglio tra gli addetti ai lavori, tra perplessità, domande e qualche "me lo sentivo".
Per entrambi, certo, è un cambiamento non da poco che vuole simboleggiare quanto la "stella" non sia un riconoscimento acquisito, piuttosto un simbolo di eccellenza da riconfermare ogni anno con grande costanza ed impegno.

Poi si sa, la "Rossa" è sempre severa e poco generosa. Anzi, quest'anno si può addirittura dire che sia stata di più larghe vedute. Sono infatti 22 i nuovi ingressi con una stella, 3 le due nuove stelle e, finalmente, ecco arrivare il nuovo tanto agognato tristellato.
Già, perché l'empireo dell'alta cucina ha aperto le braccia ad un altro chef accogliendolo nella cerchia dei migliori: Norbert Niederkofler, chef del St. Hubertus di San Cassiano. Salgono così a nove i tre stelle presenti nella Guida Michelin 2018.

guidamichelin201810.jpg

La motivazione degli ispettori Michelin è ben chiara "I piatti rivelano la personalità dello chef. Quelli di Norbert Niederkofler, del ristorante St. Hubertus, sanno raccontare mille e una storia. I protagonisti sono la natura, la cultura e i gusti schietti e intensi delle sue montagne, la passione e la fatica quotidiana dei contadini e degli allevatori, la qualità eccelsa dei loro prodotti, le tradizioni e i metodi tramandati, il calore dei masi, il desiderio di viaggiare per imparare e di ritornare per ritrovare il proprio stile di vita, l'impegno, la cura, la costanza che si sposano con l'entusiasmo e la leggerezza. Nei piatti di Norbert Niederkofler si gustano questi sapori, si vedono le montagne, si ascoltano queste storie. L'incontro con questa cucina non è un pasto, ma un'indimenticabile esperienza umana. Per gli ispettori Michelin, tre stelle emozionanti."

Riconfermano il loro primato, ovvero "una cucina che vale il viaggio", i ristoranti: Piazza Duomo ad Alba, Da Vittorio a Brusaporto, Dal Pescatore a Canneto Sull'Oglio, Reale a Castel di Sangro, Enoteca Pinchiorri a Firenze, Osteria Francescana a Modena, La Pergola a Roma, Le Calandre a Rubano.

Sono 41 i ristoranti che "meritano una deviazione" con l'assegnazione delle 2 stelle Michelin. Tra questi, ecco le 3 novità: Matteo Metullio, ristorante La Siriola , Andrea Aprea ristorante Vun, Milano, e Alberto Faccani, ristorante Magnolia, Cesenatico.

guidamichelin201817.jpg

Sono, invece, 306 i ristoranti con una stella Michelin, di cui 22 nuovi ingressi.

Ecco una sintesi delle novità:
Nuovo ristorante tre stelle
St. Hubertus - Norbert Niederkofler - San Cassiano (Bolzano)
Nuovi ristoranti due stelle
Magnolia - Alberto Faccani, Cesanatico (Forlì Cesena)
La Siriola - Matteo Metullio, San Cassiano (Bolzano)
Vun - Andrea Aprea, Milano
Nuovi ristoranti una stella
Contraste - Matias Perdomo, Milano
Trussardi alla Scala - Roberto Conti, Milano
La Terrazza - Fabio Ciervo, Roma
Il Refettorio - Bob Christoph, Conca dei Marini (Salerno)
La Serra - Luigi Tramontano, Positano (Salerno)
La Locanda del Borgo - Luciano Villani, Telese Terme (Avellino)
All'Oro - Riccardo Di Giacinto, Roma
Cum Quibus - Alberto Sparacino, San Gimignano (Siena)
Tordomatto - Adriano Baldassarre, Roma
Villa Giulia - Maurizio Bufi, Gargnano (Brescia)
Culinaria Im Farmerkreuz - Manfred Kofler, Tirolo (Bolzano)
Floria Maison - Umberto De Martino, San Paolo D'Argon (Bergamo)
Undicesimo Vineria - Francesco Brutto, Treviso
Larossa - Andrea Larossa, Alba (Cuneo)
Osteria dell'Arborina - Andrea Ribaldone, La Morra (Cuneo)
Il Poggio Rosso - Fabrizio Borraccino, Castelnuovo Berardenga (Siena)
Perillà - Marcello Corrado, Castiglione d'Orcia (Siena)
D.One Restaurant - Davide Pezzuto - Roseto degli Abruzzi (Teramo)
Essenza - Eugenio Boer, Milano
Glam Enrico Bartolini - Donato Ascani ed Enrico Bartolini, Venezia
Berton al Lago - Raffaele Lenzi e Andrea Berton, Torno (Como)
Stube Gourmet - Alessio Longhini, Asiago (Vicenza)
Confermano la stella con cambio chef
I due buoi - Alessandria
La Veranda - Bardolino (Verona)
Casual - Bergamo
Agrodolce - Imperia
Vistamare - Latina
Castel Fragsburg - Merano (Bolzano)
Casa del Nonno 13 - Mercato San Severino (Salerno)
Vespasia - Norcia (Perugia)
Terrazza Bouquet - Sorrento (Napoli)
Vintage 1997 - Torino
Venissa - Venezia
Maxi - Vico Equense (Napoli)

Perdono una stella Michelin

Umami, Bormio (chiusura aprile 2017)
Locanda Severino, Caggiano
Petit Royal, Courmayeur
Don Giovanni, Ferrara (chiusura fine 2017)
Pascia, Invorio
Café Quinson, Morgex (chiusura per rinnovo locali)
All'Acquacotta, Saturnia
Lunasia, Viareggio (chiusura per rinnovo locali)
Lapprodo, Vibo Valentia

Pubblicato in Cronaca Emilia

Si chiama Gialle&Co, il primo ristornate milanese che propone un menù con 15 tipologie differenti di baked potato rivisitate all’italiana con prodotti selezionati e a chilometro zero.

Di Chiara Marando –

Martedì 31 Ottobre 2017 -

Lo sfizio è buono, quella bontà irresistibile che ci fa dire “faccio lo sgarro questa volta e poi basta”, lo sfizio è quel cibo che ci fa gola solo a sentirne parlare, che fa aumentare la salivazione, che riempie la bocca. Ecco, direi che la baked potatoes inglese rappresenta a pieno queste caratteristiche, una chicca mangereccia che va assaggiata almeno una volta nella vita.

Ed ora, precisamente dal 26 ottobre scorso, la si può trovare a Milano in un locale dedicato: Gialle&Co è il primo ristorante milanese che trasforma e reinterpreta con la filosofia italiana la tipica baked potatoes. In zona Moscova, uno dei cuori pulsanti della città, Gialle&Co propone un menù composta da 15 ricette, 12 fisse e 3 che cambiano a seconda della stagione e della fantasia di chef Andrea Vigna.

baked_potato.jpg

Il prezzo è quello di un aperitivo, dai 7 agli 11 euro, e le tipologie spaziano dalle versioni classiche e “tranquille” ad abbinamenti più arditi e corposi come la Mortacci Yours, un coraggioso mix con guanciale croccante, pecorino e salsa carbonara; la delicata Controstream con salmone, créme fraîche al profumo di zenzero, aneto e anacardi; la vegetariana Ratatoma con ratatouille di verdure al forno, toma, origano fresco. Non poteva mancare una proposta vegana, ecco quindi la leggera Molto Well, con olio al basilico, crema di melanzane, origano fresco e pomodorini confit.

Più in generale, sono quattro le aree tematiche ideate per dare una specifica caratterizzazione alle patate ripiene di gusto, ovvero Meatariane, Fishytariane, Veggytariane e Vegane

La filosofia è semplice: “niente junk food, ma fun food”, questo è lo slogan principe del locale. Qui si crea dalla semplicità, si trasforma un comune tubero – ma sorprendente in fatto di duttilità in cucina – per reinventarne l’essenza attraverso l’utilizzo di prodotti a chilometro zero, mantenendone l’originalità ma alleggerendola rispetto alle “sorelle” anglosassoni. Quindi, niente sensi di colpa inutili, ma solo tanto gusto anche per uno spuntino veloce e di grande soddisfazione culinaria, magari con le mini-baked servite come finger food.

Quella presentata è una sorta di immersione nel mondo della terra, la volontà di ricreare l’ambiente di un orto accogliente, quasi casalingo: un locale luminoso, dal design lineare e pulito, con la particolarità della cucina realizzata all’interno di una serra costruita con il recupero di vetrate dal sapore vintage.

 

Gialle&Co

via Alessandro Volta, 12 – Milano

www.gialleandco.com

Pubblicato in Food

Un food store concept nel cuore di Reggio Emilia dedicato al piacere dei piccoli momenti quotidiani, premiato come "Aperitivo dell'anno" da Sanbittèr e Gambero Rosso nella "Guida Bar d'Italia 2018".

Di Chiara Marando -

Giovedì 19 Ottobre 2017 - 

E' tutto emiliano, in particolare reggiano, il locale insignito del primo premio "Aperitivo dell'anno" da Sanbittèr e Gambero Rosso, durante la presentazione della Guida Bar d'Italia 2018. Si chiama "Sambirano" e non è un semplice bar, piuttosto un food store concept nel cuore del centro storico di Reggio Emilia. Un luogo dedicato al piacere per i piccoli momenti quotidiani, quelli di un caffè, una colazione, un pranzo ed un aperitivo da consumare all'interno di una location suggestiva e unica come il seicentesco Palazzo Scaruffi, a pochi passi dal Teatro Valli.

Sambirano è l'espressione dei profumi e colori dell'Emilia, con una particolare attenzione a prodotti sfiziosi e ricercati. La filosofia è quella di offrire un servizio di eccellenza, l'esperienza di un angolo dal carattere delicato ed accogliente che sa presentare delle vere e proprie chicche in ambito food. Una selezione di materie prime di alta qualità, la possibilità di fermarsi in ampi spazi dal sapore regale e la piacevolezza di degustare delle vere delizie, sono le caratteristiche che fanno di Sambirano un unicum nella zona emiliana.

Punto di forza è proprio il momento dell'aperitivo, l'appuntamento che anticipa il pasto principale e, in virtù di questo, non deve sostituirlo: "È importante distinguere l'aperitivo dagli altri pasti – spiega il fondatore Dario Gabanelli - e curarne ogni fase, dalla temperatura dei cibi all'impiattamento. Da Sambirano è tutto fatto in casa, offriamo conserve salate di nostra produzione e variamo il buffet ogni giorno, secondo la stagionalità e la sensibilità dello chef, per una proposta in continuo divenire".

Qui ci si può fermare per bere uno dei particolari tè presenti in carta, per scoprire la piacevole particolarità di cibi gourmet dal tocco europeo, per trovare dolci sfiziosi – impossibile non lasciarsi ammaliare dalla varietà di macarons sapientemente esposti in modo da ricreare una variopinta palette – ma anche per trovare tipologie pregiate di cioccolato e pasticceria secca.

Sambirano è un bistrot che si alimenta di influenze francesi, inglesi e internazionali senza staccarsi da quell'anima emiliana che ne esalta l'unicità. Il consiglio è quellodi prendersi un momento per una pausa serale e godersi l'atmosfera parigina dell'esterno illuminato da piccole luci che adornano gli alberi dell'ingresso, magari sorseggiando uno Spritz, un calice di vino o un cocktail sapientemente shakerato.

Ma perché proprio Sambirano?
"Perché è un viaggio da terre lontane – racconta Dario Gabanelli - In Madagascar tra il mare e la montagna si trova la valle del Sambirano, isola climatica favorevole alla produzione di cacao e caffè. Sambirano è un'oasi di pace e armonia: attraverso gli alberi di cacao, i sentieri si snodano verso le grandi pianure, dove gli aironi volano a pelo d'acqua sul fiume, maestoso e pieno di vita".

 

Sambirano
Via Francesco Crispi, 3,
42121 Reggio Emilia RE
www.sambirano.it 

Mercoledì, 04 Ottobre 2017 09:42

ALMA: al via il nuovo Anno Accademico

Presentato all’Auditorium Paganini di Parma il nuovo Anno Accademico di Alma La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. Gualtiero Marchesi lascia la carica di Rettore ed entra nel Comitato Scientifico.

Di Chiara Marando -

Mercoledì 04 Ottobre 2017 -

Sono passati quattordici anni da quando ALMA La Scuola Internazionale di Cucina Italiana è nata, da quando giovani con l’amore per la ristorazione hanno iniziato a varcare le soglie delle sue aule pieni di speranze, timori e passioni per il futuro. Gli stessi sentimenti che ricorrono ancora oggi sui visi di tutti quegli aspiranti chef, pasticceri e maitre che scelgono di intraprendere questa carriera in quello che viene ormai considerato il tempio dell’alta cucina. L’impronta è stata, ed è tutt’ora, quella del grande Maestro Gualtiero Marchesi che ha posto le basi per un insegnamento fondato su disciplina, tecnica e pratica, il tutto sotto la guida di un impulso artistico che non deve mai mancare.

Principi ricordati anche in occasione dell’evento di apertura dell’Anno Accademico 2017/2018, svoltosi martedì 3 ottobre all’interno dell’Auditorium Paganini di Parma. Una giornata per fare il punto sul percorso fatto nel corso di questi quattordici anni, per trasmettere forza, coraggio e grinta ai giovani alunni pronti ad affrontare gli studi, ma anche per presentare le novità studiate per dare ancora più prospettive lavorative ai ragazzi.

WP_20171003_17_31_41_Pro_2.jpg

I saluti iniziali del Vescovo di Parma Enrico Solmi, del Sindaco Federico Pizzarotti, del Prefetto Giuseppe Forlani, del Presidente della Camera di Commercio Andrea Zanlari e del Presidente della Provincia Filippo Fritelli, hanno fatto fronte comune nel rimarcare quanto ALMA sia un patrimonio di eccellenza proprio del territorio di Parma e Provincia, che lascia il segno su tutta la cultura enogastronomica italiana formando i professionisti del domani.

A parlare dell’attuale situazione e del prossimo futuro è stato il Presidente di ALMA Enzo Malanca, che ha voluto sottolineare l’importanza di crescere figure professionali, con una spiccata intelligenza di pensiero, passione ed estro. Di grande rilevanza l’apertura sempre più spiccata nei confronti dei rapporti internazionali, una strada volta a dare maggiore respiro e spazio alle attività svolte.

Un’altra novità di rilievo è costituita dall’ingresso dell’Istituto Marangoni tra i soci, realtà simbolo di eccellenza italiana, che ha scelto di collaborare nel segno dell’alta qualità Made in Italy.

E’ toccato al Direttore Generale Andrea Sinigallia fermarsi in modo più approfondito sul tema lavoro, evidenziando il ruolo di ALMA nel voler creare la possibilità di reali sbocchi lavorativi ai ragazzi. I numeri parlano di 3955 studenti diplomati fino ad oggi, 3 su 10 dei quali assunti nei luoghi dove hanno svolto il tirocinio formativo. E poi le percentuali: 81% trova lavoro nei primi 3 mesi dopo il diploma, il 92% entro un anno, il 70% in Italia ed il 30% all’estero.

Ma le possibilità non sono mai troppe ed è in quest’ottica che opera ALMALink, il portale che raccoglie i profili degli studenti così da effettuare un “matching” relativo alle opportunità di lavoro. Da quest’anno, è stata attivata una collaborazione anche con HOSCO, tra le più note piattaforma di job searching  - www.almalink.hosco.com

WP_20171003_18_35_04_Pro.jpg

A fare la differenza nella metodologia di ALMA è soprattutto una didattica studiata e cucita di giorno in giorno a misura degli allievi, come ricorda Matteo Berti, Direttore Didattico – “Ogni scelta, cambiamento o scontro è avvenuto per seguire un obiettivo didattico, per costruire qualcosa di moderno e nuovo”.

“Conoscere e seguire la tradizione, ma dimenticandola senza tradirne i principi”, come sostiene Gualtiero Marchesi, e da qui che ha inizio la scintilla della novità. Proprio al Maestro Marchesi si deve il momento più sentito di questa giornata, un momento durante il quale Enrico Dandolo ha letto un lungo pensiero che il grande chef, per la prima volta assente, ha voluto dedicare ai ragazzi e alla scuola. Un pensiero che guarda al passato, che stimola, che insegna e che racconta la strada intrapresa in questo viaggio volgendosi al progresso e precisando che, con grande sofferenza, è il momento di lasciare la carica di Rettore per dedicarsi ad un nuovo progetto: una casa di riposo per chef.

Il Maestro sarà comunque all’interno del Comitato Scientifico della scuola che conta nomi di personaggi quali Paolo Lopriore, Andrea Grignaffini, Davide Comaschi, Ezio Marinato e Mariella Organi.

WP_20171003_18_19_09_Pro.jpg

La serata si è conclusa con un assaggio di amatriciana, affiancato dalla promozione del volume “Amatricianae, Grandi Chef Italiani Insieme per Amatrice”, il progetto sviluppato da ALMA edito da Plan, il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza al fine di ricostruire una taverna, non a caso luogo di aggregazione, nel comune di Configno.

Pubblicato in Food
Venerdì, 23 Giugno 2017 10:17

San Giovanni secondo lo chef Fabio Romani

E’ una delle ricorrenze più sentite tra Parma e provincia: la serata di san Giovanni e gli immancabili tortelli di erbetta. A raccontarci la sua tradizione di famiglia è lo chef Fabio Romani del “Ristorante Romani”

Di Chiara Marando –

Venerdì 23 Giugno 2017 -

Le tradizioni sono storie di famiglia, usanze che si tramandano di generazione in generazione come preziosi lasciti di ricordi confortevoli. Ci si ripensa con il sorriso, sensazioni lontane che riaffiorano alla mente come un morbido abbraccio.

La cucina è fatta di questo, si fonda sui racconti di famiglia, sui movimenti sapienti delle nonne e delle mamme in preparazioni che rappresentano il patrimonio gastronomico di un territorio. Lo stesso patrimonio che è piacevole celebrare durante le feste che ogni anno ricorrono, accompagnate da quei rituali che ne rappresentano l’essenza.

Feste come quella di San Giovanni, che a Parma e in tutta la provincia va a braccetto con uno dei piatti simbolo della tradizione: I Tortelli di Erbetta.

Perché? Perché questa è proprio la stagione in cui le bietole vengono a maturazione, si raccolgono e si trasformano nel gustoso ripieno che tanto piace ai parmigiani e non solo.

A raccontare la sua storia di famiglia è uno che di parmigianità se ne intende, che ha fatto della ristorazione una vocazione: Fabio Romani, chef del “Ristorante Romani” a Vicomero, appena fuori Parma. Qui la tipicità locale fa da padrona con un menù che trasuda genuina bontà, quella corposa che parla il linguaggio di una volta.

Fabio Romani

Ed è da questo che Fabio prende ispirazione, dalla sua storia, dalla memoriai. E’ la nonna ad avergli insegnato i segreti per preparare dei perfetti tortelli di erbetta, gli stessi segreti che Fabio ricorda con quell'espressione di chi ha imparato e fatto sua ogni parola, ogni più piccolo passaggio.

“Erano i primi giorni di vacanza dopo la scuola e io mi trasferivo a Vicomero – racconta Fabio – quando cominciavano a fiorire le erbette, con pazienza mi mettevo a raccoglierle con mia nonna. Poi c’era la ricerca della ricotta, quella fresca che arrivava dal casaro. E’ a lei che devo la mia passione per la cucina…avevo 7 anni”

Fabio si perde nella narrazione, torna indietro con i ricordi, sorride ripercorrendo i momenti in cui si preparava il ripieno e osservava “tirare” la sfoglia. Era un rito, ma a San Giovanni tutto veniva amplificato.

“San Giovanni era una festa e mia nonna si raccomandava perché tutto venisse fatto a dovere. Ci si trovava in 15 intorno ad un grande tavolo e si preparavano i tortelli. Ognuno aveva il suo compito, chi il ripieno, chi la sfoglia. Io mi occupavo solo di sistemarli ordinatamente così che non si rovinassero, ero troppo piccolo per disturbare, ma ho imparato tutto. Poi si raccoglievano le noci per preparare il Nocino e si aspettava la rugiada”.

Sono passati quasi quarant’anni da allora, alcune cose sono cambiate ma l’anima di questa tradizione è rimasta. Fabio e i suoi ragazzi si stanno organizzando per la grande serata, non si contano più i tortelli serviti durante questo appuntamento tanto atteso che allieterà la cena. A fare la differenza non è solo la ricetta, ma anche e soprattutto gli ingredienti.

tortelli.jpg

Per Fabio le bietole arrivano dal contadino, la ricotta, messa a scolare la sera prima per togliere il siero, deve essere grassa abbastanza per rendere il ripieno corposo e sostenuto, poi c’è un pizzico di noce moscata e l’aggiunta del Parmigiano Reggiano, un 30 mesi dal gusto intenso. Uova per legare ed ecco un cuore ricco di sapore. A completare il tutto è la sfoglia, che per lo chef rappresenta un vero e proprio ingrediente fondamentale del piatto: tirata spessa e lasciata “stagna”, come si dice da queste parti. E per condire, burro chiarificato e ancora Parmigiano Reggiano.

Pubblicato in Food

L’azienda parmigiana compie 140 anni, un traguardo importante fatto di sviluppo, sostenibilità e rispetto per l’ambiente e le persone. E dopo i ristoranti di New York, in arrivo anche quelli di Los Angeles.

Di Chiara Marando -

Sabato 10 Giugno 2017 -

Ben 140 candeline, un compleanno più che importante, un traguardo che attraversa la storia dell’industria italiana. Era il 1877 quando a Parma nasceva una bottega del pane e della pasta divenuta oggi leader mondiale nel settore: La Barilla. Una tradizione di famiglia portata avanti seguendo il motto, coniato da Pietro Barilla, «diamo da mangiare alle persone quello che daremmo ai vostri figli».

Nel tempo, quella piccola bottega si è trasformata in uno dei vanti del made in Italy, con una esportazione che tocca 130 paesi del mondo, grazie ad un costante impegno legato allo sviluppo sostenibile che rispetta l’ambiente e ad un legame ben saldo con il territorio e la tradizione.

In occasione di questa importante ricorrenza, l’azienda ha organizzato una visita nei campi di coltivazione di grano duro, proprio accanto allo stabilimento di Pedrignano, primo cuore pulsante aziendale. Guida del tour, il vicepresidente del Gruppo, Paolo Barilla: “Una storia lunga 140 anni rappresenta per noi una grande motivazione per affrontare il futuro - racconta Paolo Barilla - Le generazioni che hanno lavorato con dedizione per costruire la Barilla lo hanno fatto mantenendo fede ai valori che ancora oggi ci guidano, ovvero fare un prodotto di qualità, nel rispetto per la comunità di persone che ci vivono intorno”

Un fare impresa ispirato al benessere delle persone basato sul “Good for you, Good for the Planet", supportato da politiche di produzione e comunicazione che mirano alla sostenibilità e alla genuinità.

I RISTORANTI

Quello Barilla sta diventano un vero e proprio concept che attraversa le diverse attività sostenute e sviluppate dal Gruppo, in particolare all’interno dei diversi ristoranti sparsi nel mondo. Dopo i tre locali di Manhattan, ecco in arrivo quelli di Los Angeles.

Un “Mediterranean Lifestyle” portabandiera dell’italianità più pura, dell’eccellenza enogastronomica che caratterizza le diverse regione dello Stivale. Un trionfo di ricette a base di pasta, pane e verdure per piatti dal sapore casalingo così da riscoprire e assaporare il piacere della tavola, della famiglia e degli amici.

Barilla 1

Menù da personalizzare, in base alle diverse esigenze di gusto, necessità e tendenze alimentari, nei quali – nemmeno a dirlo – la pasta fa da vera regina. Golosità semplici per far ritrovare il gusto di casa agli italiani che proprio non vogliono rinunciarvi nemmeno in viaggio, oppure per far vivere la vera esperienza taste of Italy a chi vuole viaggiare con la mente e provare il cibo più conosciuto al mondo.

Pubblicato in Cultura Parma
Pagina 6 di 17