Dal MOSE= MOdulo Sperimentale Elettromeccanico al MUSE = Museo Universale dei Soldi Evanescenti.
  
di Lamberto Colla Parma  17 novembre 2019 - In una campagna elettorale, senza soluzioni di continuità da ormai molti anni, nemmeno interrotta a scrutini chiusi, ecco che qualsiasi fatto, tragico o meno, viene sfruttato per attaccare gli avversari mandando tutto in vacca.
Dal terremoto dell’Aquila passando per Amatrice e infine per Venezia, la storia è sempre la stessa. Soldi a go-go per interventi d'emergenza ma problemi sempre irrisolti e concittadini, da nord a sud, in braghe di tela.
 
L'attualità ci ha sbattuti a controllare la TV per aggiornarci sulle sorti di Venezia dopo la "acqua granda dei giorni scorsi, seconda solo a quella di 53 anni fa. Ma l'acqua alta, oltre a un disagio, è anche un motivo di attrazione e il MOSE il salvagente della città galleggiante, dei suoi calle, dei suoi affreschi, dei suoi mosaici e infine delle sue passerelle mobili che rendono un fascino stralunato a Piazza san Marco, per la gioia dei turisti stranieri.
 
Dopo il canale di Panama, il MOSE sarebbe diventata l'impresa idraulica più importante al mondo.

Sarebbe stato, come ben tutti sappiamo, il sistema di difesa attiva della più bella e al contempo più fragile città al mondo. Venezia  la splendida viene quotidianamente  messa alla prova dai transatlantici, che ben poco educatamente, vengono a porgere l'inchino al fascino sempreverde della città di Colombina.
 
Ma come è ormai nella storia italiana, le grandi opere dopo il primo decennio post bellico, in cui la A1, nota come Autostrada del Sole, venne realizzata in soli 7 anni, hanno percorso strade tormentose e in salita.
Da lì in poi è stato un continuo peggioramento in termini di tempi, di sicurezza mentre a aumentare sono sempre stati i costi, la burocrazia e le promesse elettorali di una imminente conclusione, come ad esempio la fantomatica Salerno Reggio Calabria e  la Variante di Valico (impegno di spesa risalente al 1996,  inizio lavori nel 2002 e conclusione nel 2015) che finalmente dopo 35 e 15 anni rispettivamente sono state ultimate.
 
Nel frattempo era stato avviato il progetto del MOSE e, poco dopo, del villaggio che avrebbe dovuto ospitare l'EXPO Mondiale di  Milano del 2015; due eventi che avrebbero dovuto riabilitare l'Italia agli occhi del mondo, ma si sa, il diavolo ci mette lo zampino e alla vigilia dell'inaugurazione milanese e a due anni dal sollevamento delle paratie di "biblica" memoria, il patatrac.
Le tangenti travolgono sia l'uno che l'altro manufatto nel 2014, ma ben diversa la soluzione che i politici decisero di adottare per superare l'impasse temporaneo.
 
Commissariamento con prosecuzione dei lavori per concludere l'impegno nei tempi stabiliti per l'EXPO e blocco di tutte le opere del MOSE ormai completate per l'87%, tant'è che l'inaugurazione era programmata per il 2016.
 
Così, mentre l'EXPO, nonostante gli scongiuri di tutti i menagrami italiani e europei che avrebbero voluto assistere all'ennesima figuraccia italiana, almeno  per far perdere il primato negativo  del 2000 saldamente in mano ai tedeschi di Hannover (Exposition Universelle Hanovre 2000), il giorno stabilito Milano aprì i battenti e addirittura qualcuno propose di prolungare il periodo dell'esposizione in forza del successo riscontrato.
 
Ben diversamente è andata invece al MOSE.

Da commissari a super-commissari ma niente, o quasi, lavori.
Tutto è stato bloccato da cinque anni. Una sospensione che, come spesso accade, è stata utile ai detrattori per rilanciare dubbi sulla validità dell'opera con quasi 4 miliardi spesi e altri quasi due impegnati da progetto esecutivo per terminare l'opera (restano fuori, ancora ignoti, i preventivi annuali per la manutenzione).
 
Purtroppo, ogniqualvolta che un disastro accade, c'è sempre una parte politica che coglie l'occasione al balzo per sfruttarne in termini di visibilità. Così in questi giorni abbiamo assistito al balletto dei numeri (da 6 a oltre 10 miliardi di euro spesi) e di soggetti veneti responsabili del default, nonostante l'opera si stata in carico al governo centrale e non periferico.
 
Quel che è chiaro è che erano stati  impegnati  5,6 miliardi e spesi 3,8 con un arretrato di pagamenti di circa 800 milioni. Fatto sta che però, nonostante questi anni di blocco, i costi non si sono arrestati completamente e dopo le tangenti altri costi imprevisti sono stati drenati dai commissari e provveditori, ben poco in accordo tra loro,  anzi spesso in pieno contrasto.
Adesso vedremo come si comporterà la nuova super commissaria Elisabetta Spitz, recentemente nominata dal Governo Giallo Rosso.  Espertissima in beni del demanio, architetta e già moglie  dell'ex segretario Udc Marco Follini, dal 2000 al 2008 ha guidato l'Agenzia del Demanio.
 
Secondo la Ministra delle infrastrutture, Paola De MIcheli, l'opera non è ferma e è completa per il 93% e entro la fine del 2021 sarà definitivamente ultimata.
E' evidente che il tempo sia veramente una convenzione se per completare un'opera già quasi conclusa siano necessari ulteriori 24 mesi.
 
Anzi, da indiscrezioni provenienti proprio dai cantieri, le paratie sarebbero già funzionanti (come si vede dalle immagini) e alternativamente testate da oltre un anno.  Volendo, in forza della previsione disastrosa di una alta marea eccezionale, il buon senso avrebbe potuto autorizzare a una esercitazione straordinaria nel tentativo di ridurre i prevedibili danni che a caldo sono già stimati a un miliardo di euro.
Ma i commissari del consorzio hanno un ben preciso incarico di completate l'opera, non di avviarla e tantomeno di mantenerla.
Così, tanto per non essere indotti in tentazione, il giorno precedente la acqua granda del 12 novembre  ecco che tutti i dipendenti sono stati lasciati a casa, come ha perfettamente documentato il "gazzettino.it" "… una direttiva interna ha - scrive Davide Scalzotto, stabilito che i dipendenti potessero stare a casa, viste le condizioni meteo. Un paradosso che in una giornata di emergenza come ieri siano stati dispensati dal lavoro coloro che il Mose dovrebbero farlo funzionare…"
 
Dalla parte dei Commissari ci sta il beneficio del dubbio e dell'incertezza su quanto sarebbe accaduto se, e questo non ci è noto,  l'impianto nella sua interezza non fosse mai stato sottoposto a validazione per l'entrata in funzione e se le prove fin qui eseguite possano avere valore ai fini dell'utilizzo e infine se  l'impianto sia stato collaudato e progettato per far fronte al fenomeno ondoso  delle dimensioni del 12 novembre o del 4 novembre 1966
 
C'è da augurarsi di sì, ma su quest'ultimo dubbio non ci scommetterei una lira.
 
Intanto, tra quelli che si parano il c..o e quelli che hanno maggiori introiti a non far nulla e sicuramente al riparo da  attacchi da parte della magistratura chiamata a verificare in forza di qualche querela mossa da nemici storici che vorrebbero il loro posto sullo scranno ricco e comodo, molti veneziani hanno perso molto o quasi tutto. 100 gondole sono in manutenzione e i gondolieri si sosterranno prestandosi le gondole ancora in attività.
 
Come i friulani nel 1976 , i modenesi ne 2012 e via di seguito tutti gli altri, anche i veneziani, dalla tempra forte, si risolleveranno dalla lacrima granda.

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Di Luigi Lucchi 15 novembre 2019 - Il candidato Stefano Bonaccini, a mio avviso giustamente, ha scelto, come linea della campagna elettorale, essendo stato Presidente e avendo cose da dire e anche bilanci da presentare, di attenersi al motivo delle elezioni: ELEZIONI REGIONALI PER LA NOMINA DEL PRESIDENTE E DEL CONSIGLIO REGIONALE. Con questa linea è esposto in prima persona e visto le coalizioni (liste) che lo sosterranno, non può neppure intendersi come candidato unicamente del PD ma candidato della coalizione. Crede che le persone possano valutare il suo operato e il suo programma e votarlo e bocciarlo per questo. SONO ELEZIONI AMMINISTRATIVE. 

La Lega, vera antagonista di queste elezioni amministrative sceglie un’altra linea di condotta della campagna elettorale. Linea, ovviamente legittima anche se a mio avviso scorretta. Non mi strappo le vesti perché in altre situazioni il PD faceva come la Lega e anch’io, nel mio piccolo, a elezioni provinciali e regionali, negli anni 80 dicevo: “Se voti DC voti Borgotaro per ridurre il consenso verso la DC e accrescere quello del PSI” Cercavo, insomma, di far propendere la scelta politica su quella amministrativa. Sono strategie che in politica hanno usato tutti e usa, adesso, fortemente anche la Lega. Matteo Salvini sa che viene votato, sa d’avere accresciuto un consenso, addirittura in modo miracoloso, perché è riuscito, senza piu’ ad essere a mezzadria con i 5 stelle, come avveniva, pur scontrandosi molto tra loro, nella campagna elettorale del febbraio 2018, a farsi percepire come il politico contro:
Contro L’Europa della Finanza e dei Banchieri, dei poteri forti
Contro Matteo Renzi e i poteri forti (sono comunque debolissimi) Italiani
Contro l’emigrazione con uno slogan ad effetto che le scivolate sciocche di Laura Boldrini gli hanno accreditato: PRIMA GLI ITALIANI.
Personalmente sono convinto, che a lato pratico, la Lega non solo non è contro nulla, non gli interessa risolvere nulla(NON HA INTERESSE FARLO) ma addirittura vota e propone Leggi per accrescere i poteri che a parole dice d’essere contro.
Le mie impressioni, seppur in buona fede, non contano nulla perché quello che conta è quanto percepisce l’elettorato.
Io amo la bella Politica, sono per il primato della Politica, e allora, affannosamente, dal 1992, per non essere sempre sgomento, perdere qualsiasi idea di futuro, mi aggrappo ai tenui segnali che vanno in direzione della bella Politica.
Nel 2014, indirettamente essendo in una lista che sosteneva Bonaccini, gli ho portato 2.128 voti.
Ero candidato perché non esisteva piu’ la Provincia, era in voga l’Unione dei Comuni, erano in cantiere le pseudo riforme COSTITUZIONALI DI RENZI (Schifose e demenziali), Monti aveva massacrato i bilanci Comunali. Ritenevo che diventare Consigliere di Maggioranza Regionale, pur con un’autonomia eccezionale, essendo l’unico Consigliere della mia lista, sarei riuscito a fare qualcosa per il mio Comune e le Terre Alte che come Sindaco era impossibile, ormai, fare. Lo facevo, insomma, per la disperazione. Ora non vivo, anche grazie alla Regione, e non me lo sarei mai aspettato, quella disperazione del 2014. Si riesce fare qualche cosa anche da Sindaco e cerco di farlo e ho piacere di continuare con un’amministrazione Regionale che promuovo e che porterà cose migliori nei prossimi 5 anni.


Aggrapparsi alla bella Politica vuol dire condividere la “propaganda”, tutta Amministrativa e tutta Regionale di Bonaccini. Vuol dire piangere davanti alla foto del baciamano di un Carabiniere a Ilaria Cucchi. Vuol dire godere l’intelligenza di tre ragazzi che hanno riempito, con le “SARDINE” Piazza Maggiore senza insultare nessuno, neppure l’avversario Matteo Salvini. RISPETTARE LA NATURA DELLE ELEZIONI (Amministrative e Regionali) anche se in piccolo, come detto, negli anni 80 a Berceto non lo avevo fatto, vuol dire considerare gli elettori, i cittadini della Regione Emilia Romagna e non usare il loro voto per secondi fini: FAR CADERE IL GOVERNO NAZIONALE, lo ritengo un gesto di bella Politica. Non sono ingenuo e so bene che anche Stefano Bonaccini, come chiunque altro, se avesse interesse, imposterebbe la campagna elettorale diversamente e forse, nel 2014, lo ha anche fatto. Non mi ergo a giudicare le intenzioni e oggi constato, ribadito da questo comunicato sottostante di Stefano Bonaccini, isolato da molti fino a ieri sera 15 novembre (SARDINE E PIAZZA MAGGIORE A MIO AVVISO SONO UN’AZIONE INASPETTATA MA CHE HA CAMBIATO IL CORSO DEGLI EVENTI ho piacere che fossero presenti 15 bercetesi , 15 sardine delle Terre Alte – STEFANO BONACCINI, dato perdente da tutti, VINCERA’, invece le elezioni AMMINISTRATIVE IN EMILIA ROMAGNA e sarà uno straordinario Presidente)

NB: (le foto sono del 6 luglio 2018 e Bonaccini è venuto a Berceto nonostante tanti Sindaci gli dicessero di non venire. Nostante il suo Partito gli dicesse di non venire, nonostante le lettere che gli dicevano di non dare un euro a Berceto e di commissariarci per l'acqua e i rifiuti. A Berceto ha annunciato la riduzione dell'IRAP che poi ha fatto)

 

Per l’Emilia-Romagna, non per altro
Conferenza stampa - 13 novembre 2019
Intervento Stefano Bonaccini

Ringrazio i sindaci, quelli presenti e anche quelli che non hanno potuto partecipare. Prima di ogni considerazione politica ho letto in questo appello un apprezzamento per il lavoro che abbiamo fatto insieme in questi anni. Alcuni sindaci c’erano fin dall’inizio del mio mandato, altri sono arrivati nel tempo, ma associo ad ogni faccia e ad ogni nome un territorio, una comunità, persone in carne ed ossa con cui abbiamo lavorato bene insieme.
Sono preparato in geografia! Conosco tutti i 328 comuni dell’Emilia-Romagna, ma conosco anche i nomi dei lori sindaci, di molti assessori, consiglieri comunali. Non è un merito: conoscere un territorio è un dovere e anche il minimo sindacale per chi vuole governarlo.
Conosco anche i sindaci che non hanno sottoscritto l’appello e posso dire di aver collaborato molto bene anche con loro. Credo soprattutto che nessuno di loro, in coscienza, possa dire di aver ricevuto un trattamento diverso dalla Regione per ragioni di appartenenza politica.
E questo è il secondo punto che voglia mi distingua: quando ricopri una carica istituzionale (vale per il Presidente della Regione come per il sindaco di un Comune) sei lì anche per conto di chi non ti ha votato e magari non ti voterà mai. Una certa idea dello scontro politico sta offuscando questa lezione che per me invece è importantissima. Non attiene solo all’educazione, ma è un’idea matura della democrazia.
Così come nell’idea della democrazia c’è anche il principio che non ci si divide sulla legalità. Abbiamo scelto di essere qui oggi, in questo padiglione della Fiera, perché qui abbiamo ospitato il processo Aemilia. Lo abbiamo voluto proprio qui in Emilia-Romagna quel processo, non altrove, e abbiamo pagato perché fosse così. Se la magistratura individua la presenza di organizzazioni mafiose nel nostro territorio noi non solo dobbiamo dirlo, ma dobbiamo farlo vedere a tutti i cittadini, a tutte le imprese, a tutte le pubbliche amministrazioni. E’ l’idea che i problemi non si risolvono né occultandoli né declamandoli, ma affrontandoli a viso aperto.
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L’Emilia-Romagna, prima che una Regione, è un sistema regionale. Non è un gioco di parole, la distinzione tra i due termini è molto precisa. La Regione è un Ente, importantissimo ma uno. Un sistema regionale, invece, è un insieme di enti (Regione, Province, Comuni… Ma anche CCIAA, Università…); e se vogliamo allargare, anche di corpi intermedi (categorie, associazioni, sindacati, ecc.). Queste parti, tutte insieme, costituiscono appunto il sistema: ciascuna è importante e nessuna prevarica le altre. In queste settimane sento ripetere espressioni grevi come “prenderemo l’Emilia-Romagna” o “libereremo l’Emilia-Romagna”: una Regione non si prende, perché non appartiene alla maggioranza politica di turno, ma ai suoi cittadini. Al più puoi vincere le elezioni e, se poi sei capace, governare pro-tempore. Ma men che meno puoi prendere un sistema perché il 26/1 si voterà “solo” per la Regione, non per i comuni, le province, o per eleggere i rettori o i presidenti della CCIAA. Questo è dunque il terzo punto: io mi candido al governo di un ente, la Regione, che è parte di un sistema. E se vuoi governare l’Emilia-Romagna devi farlo insieme agli altri, a tutte le sue parti, che sono autonome e non meno importanti. E, avviso la mia sfidante, queste parti non ti “obbediscono”: ti seguono se sei autorevole, ti aiutano se sai aiutarle anche tu. Se si capisse questo molte delle parole che sento finirebbero automaticamente nel cestino.
***
“Per l’Emilia-Romagna, non per altro” c’è scritto nel cartellone qui dietro. Abbiamo tutti la consapevolezza che stiamo giocando due partite diverse: la nostra è quella di raccontare quello che ho fatto in questi 5 anni e iniziare da oggi a dire cosa faremo per questa Regione se sarò nuovamente eletto presidente; altri giocano una partita nazionale, dove l’Emilia-Romagna non è il fine, o l’obiettivo, ma solo lo strumento con cui abbattere un governo nazionale o rendere più forte il proprio partito, conquistando un’altra bandierina da sventolare.
Io le bandierine le uso in modo diverso: ad esempio per segnare i comuni dove vado, come vedete qui dietro. E’ la riproduzione di una carta più piccola, che come alcuni di voi sanno è appesa nel mio ufficio. Quelle bandierine, negli anni, non le ho messe per il gusto maniacale di riempire “vuoti”, ma per ricordarmi sempre che sul territorio bisogna starci tutti i giorni. Non basta stare in una torre qui a Bologna per governare, come non si conosce un territorio facendo solo passerelle in campagna elettorale. Sono stato in tutti i vostri comuni e in molti tornerò nei prossimi due mesi e mezzo: qualcuno potrà criticarmi per quel che ho fatto, non ho voluto o non ho saputo fare; credo che nessuno potrà contestarmi di farmi vivo solo in campagna elettorale. Nei vostri comuni ci posso venire senza Google Maps perché sono stati il mio luogo di lavoro.
“Per l’Emilia-Romagna, non per altro” è anche il modo di dire che questa Regione, il suo territorio, e soprattutto le sue comunità e gli emiliano-romagnoli meritano rispetto. Se dici che il primo obiettivo è mandare a casa il premier Conte è perché dai poco valore all’Emilia-Romagna. Per noi l’obiettivo invece è governare bene questa Regione e dare un progetto di futuro all’Emilia-Romagna all’altezza della sua storia e delle sue potenzialità. L’Emilia-Romagna è per noi così importante che basta e avanza da sola per meritare questa sfida elettorale.
Ho scelto l’Emilia-Romagna 10 anni fa, quando mi sono candidato in consiglio; l’ho scelta 5 anni fa, quando mi sono candidato presidente. La scelgo oggi, ricandidandomi. Avrei potuto fare altre scelte, in sé né migliori né peggiori. Invece ho scelto l’Emilia-Romagna perché ho ritenuto di essere più utile proprio qui, alla mia gente e al mio territorio. Se sarò eletto starò anzitutto qui, in Emilia-Romagna. E se non sarò eletto starò anzitutto qui, in Emilia-Romagna. Non so se i miei sfidanti possano prendere lo stesso impegno. Non credo possa farlo Salvini, che il 27 di gennaio, chiunque vincerà, tornerà a Roma. Come ha fatto in Sardegna e in Basilicata, in Abruzzo e in Umbria. Là non lo vedranno più fino alla prossima campagna elettorale e così sarà anche in Emilia-Romagna dal giorno dopo il voto. Credo che anche la Borgonzoni se non sarà eletta tornerà a Roma, a fare la senatrice. Io sarò qui. E’ una differenza anche questa, un modo diverso di intendere il proprio impegno sul territorio e un modo di stare nelle istituzioni per cui oggi chiedi un voto.
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In questi 5 anni abbiamo fatto tante cose, lo rivendico con orgoglio. Non significa pensare di non aver commesso errori, ci mancherebbe. Significa aver creduto in quel che abbiamo fatto e non avere il timore di trarne pubblicamente un bilancio. Dicono che oggi il buon governo non basti più. Forse non è mai bastato. Quel che hai fatto dà credibilità o meno alle cose che ti impegni a fare per il futuro.
Il consenso lo chiederemo su un programma per i prossimi 5 anni. E credo che proprio questa sia un’altra differenza coi nostri avversari, forse la più importante: noi abbiamo un progetto per l’Emilia-Romagna, loro no, loro devono mandare a casa Conte.
Noi vogliamo costruire un progetto di tanti, non di pochi: dicono che abbiamo governato per una parte, per gli “amici”; e che se puoi lavorare in Emilia-Romagna è solo grazie a quello. E’ offensivo non solo e tanto per noi, ma per gli emiliano-romagnoli. Se qui il tasso di occupazione è il più alto, se la crescita è stata maggiore che nelle altre Regioni, se anche l’occupazione femminile ha superato il 70% è perché gli emiliano-romagnoli sono persone libere. Non sono “amici di qualcuno”. E il lavoro è dignità, non affiliazione.
Gli emiliano-romagnoli non hanno né padroni né capitani. E non ne cercano.
***
Ho indicato alcuni punti programmatici alle forze politiche del centrosinistra e vorrei che da oggi, in un percorso rapido ma intenso, potessero arricchirsi dell’esperienza e del contributo di chi sta sul territorio, a partire dagli amministratori. Li indico per titoli, perché avremo altre occasioni ravvicinate per discutere di questo:
1) Emilia-Romagna, regione della conoscenza. Capitalizzando il lavoro svolto in questi anni, dai nidi alla formazione post-laurea, il nostro obiettivo è quello di attrezzare la società regionale del più alto e diffuso tasso di saperi e competenze, investendo su tutta la rete educativa, formativa e culturale del territorio. Trasformare il nido da semplice servizio a domanda individuale a diritto di tutti i bambini e le bambine è un investimento sulle persone, per il successo formativo e contro la dispersione scolastica. Un servizio educativo universalistico e per questo tendenzialmente gratuito, come carta d’ingresso per i bambini in questa società. Se abbiamo triplicato in 5 anni le risorse per la cultura, o siamo la Regione che più e meglio spende i fondi europei per la formazione, se abbiamo costruito le scuole di specializzazione post laurea e messo in rete le nostre Università è perché crediamo che l’investimento più forte che si possa fare oggi è quello sul capitale umano. Il nostro obiettivo è offrire a tutte le persone, a partire dai più giovani, gli strumenti migliori per affrontare il cambiamento e non esserne esclusi. Questa sarà la nostra priorità anche per costruire lavoro nuovo e lavoro buono. Per avere cittadini più forti, più autonomi, più liberi.
2) Emilia-Romagna, regione dei diritti. E dei doveri. I servizi, per primo proprio il nido, sono anche inclusione, la leva più forte per costruire integrazione e coesione sociale. Che si parli di sanità, di casa o di assistenza, il nostro obiettivo deve essere quello di fornire risposte e servizi che rimuovano gli impedimenti alla piena partecipazione al lavoro e alla vita sociale della comunità, come prescrive l’art. 3 della Costituzione. Se vogliamo scongiurare il conflitto alla base della piramide sociale, tra gli ultimi e i penultimi, dobbiamo attrezzarci sia a contrastare la povertà, sia a sostenere i ceti medi. La redistribuzione della ricchezza che produciamo è, in Emilia-Romagna, sia elemento imprescindibile di coesione, sia motore di crescita e sviluppo. Al tempo stesso, in patto di giustizia e legalità, dobbiamo prevedere che per ogni diritto riconosciuto scatti un dovere individuale e sociale. Le regole sono il sale della democrazia e non esiste inclusione e giustizia fuori dalla legalità. Una società dei diritti e dei doveri è una società esigente.
3) Emilia-Romagna, regione sostenibile. E la vogliamo tale esattamente nel modo in cui questo termine è declinato dall’agenda delle Nazioni Unite. Superare il conflitto tra lavoro e ambiente, passare dalla piena alla buona occupazione, imprimere un’accelerazione ecologica alle nostre politiche economiche e sociali: sono gli obiettivi di un nuovo Patto del Lavoro che proporrò di siglare a tutte le parti sociali e istituzionali, come abbiamo fatto nel 2015. Dobbiamo essere la prima regione italiana a cogliere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030. Mobilità e infrastrutture, suolo ed energia, produzione e consumi: il cambiamento è iniziato ma noi dobbiamo imprimere un’accelerazione per un’economia pienamente circolare in una società sostenibile.
4) Emilia-Romagna, regione delle opportunità. Dobbiamo scongiurare la profezia che vuole che i nostri figli siano condannati ad una vita peggiore della nostra, o a fuggire all’estero. Noi stiamo già adesso investendo sul futuro come nessun altro territorio in Italia e come pochi altri in Europa. La Data Valley non è suggestione, ma l’idea che realizzi oggi le condizioni per il lavoro, l’impresa e la società di domani: che si tratti di mobilità, salute, o cambiamento climatico, stiamo costruendo le condizioni perché il futuro passi da qui e, cosa non meno importante, perché il cambiamento sia governato ed orientato al servizio delle persone. Nondimeno, le vocazioni territoriali che stiamo implementando – dalla Food alla Welness, alla Motor Valley – affondano le radici non solo nella nostra identità, ma nelle potenzialità che ci proiettano nel mondo come territorio attrattivo e desiderabile, da visitare o in cui investire. Domani ci sarà più lavoro e lavoro buono se investiamo oggi perché sia così.
Intorno a queste direttrici, che ho provato a sintetizzare, che dobbiamo costruire un progetto per l’Emilia-Romagna all’altezza di quello che questa Regione oggi è in Italia e in Europa. Chiedo a tutti un contributo di idee, esperienze e proposte. Lancerò tra pochi giorni alcuni strumenti per raccoglierle e vi assicuro che ciascun contributo sarà valorizzato o quantomeno riscontrato.
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Avendo però qui molti amministratori, voglio concludere con due elementi che hanno il senso della nostra esperienza e della peculiarità di questa Regione.
E’ possibile che dopo una lunga fase di stallo si riapra il cantiere dell’autonomia: il ministro Boccia ha avanzato una proposta di legge cornice per definire condizioni e garanzie, per i territori e per i cittadini, entro cui collocare i diversi progetti di autonomia regionale. Io credo che la nostra proposta vada a questo punto rilanciata con forza per le sue caratteristiche e specificità. A partire dal fatto che non muove dalla volontà di trattenere maggiori risorse in sé, né di puntare ad un maggior grado di separazione dal resto del Paese.
Noi siamo partiti da obiettivi concreti quali la riqualificazione urbana e la messa in sicurezza del territorio; un più forte legame tra formazione e mondo dell’impresa; una programmazione più stringente e una gestione più efficiente dell’edilizia scolastica, universitaria e sanitaria; un’organizzazione dei servizi e una governance territoriale più aderente alle esigenze del nostro territorio. Sono tutti temi concreti che chiamano in campo la potestà legislativa e programmatoria della Regione, ma altrettanto la capacità organizzativa e gestionale degli Enti locali. Vorrei che dessimo profondità e concretezza a questi obietti per uscire dal dibattito ideologico tra nord e sud, regioni forti e regioni deboli, centro e periferia. Il nostro è un progetto diverso, radicalmente diverso e pienamente costituzionale: vorrei lo facessimo vivere oggi sul territorio in tutte le sue potenzialità.
La seconda questione attiene ad un’idea di prossimità della Regione col territorio, anzitutto nel rapporto coi gli Enti locali. Questo è un tempo che mal sopporta i pensieri lunghi e le risposte sistemiche. E’ un problema. Ma a questo problema non si risponde, come abbiamo sperimentato, né deragliando dagli obiettivi strategici, né confidando che la storia sia con noi e che i cittadini alla lunga ci capiranno. A questo problema si risponde avvicinando le istituzioni ai cittadini, costruendo risposte di prossimità che non accorcino le distanze. Le cosiddette periferie – territoriali, sociali e culturali – non si includono col moralismo, ma costruendo risposte concrete e di senso attraverso il governo.
E’ quanto stiamo provando a fare con le politiche di sostegno all’impresa e ai servizi nell’Appennino; o con i piani per le aree interne; con un progetto di riqualificazione della costa o col sostegno agli investimenti nei comuni più piccoli. I nostri obiettivi strategici, come voi mi avete insegnato nella collaborazione quotidiana di questi anni, vivono se trovano punti di caduta concreti nella vita quotidiana delle persone, in particolare di chi si sente più lontano, più esposto, più fragile.
Ai sindaci chiedo una mano a costruire non solo un progetto, ma una campagna elettorale fatta proprio così. Talvolta la Regione è percepita lontana, non sono ben chiare le sue prerogative, ne è più sfumata la ricaduta amministrativa. Se saremo capaci di declinare sul territorio, comune per comune, palmo a palmo, il senso di questo progetto e di questo nostro essere Emilia-Romagna, credo sarà più semplice far comprendere alle persone quale è realmente la posta in gioco di questo voto.
Far comprendere che stiamo parlando davvero di Emilia-Romagna, non di altro.

 

 

Giovedì, 14 Novembre 2019 06:52

Intervista al Sindaco di Berceto Luigi Lucchi

Intervista al Sindaco Luigi Lucchi di Berceto, il comune di montagna più vicino al mare. Luigi Lucchi è considerato un ottimo Sindaco, un uomo dotato di grande carisma. Qualcuno lo definisce un pazzo, qualcun’altro un genio. Forse è semplicemente un pazzo geniale!? Sicuramente uno che non le manda a dire e che ha reso il piccolo, grande comune di Berceto famoso in tutto il mondo.

Di Nicola Comparato, Berceto 13 novembre 2019 -

1) Sindaco Luigi Lucchi, lei è sulla bocca di tutti da 2 decenni, sono imminenti le elezioni regionali in Emilia Romagna, molti si aspettavano una sua candidatura, una candidatura che non ci sarà, per quale motivo?

Far conoscere le proprie idee, per un appassionato di politica, un militante (iscritto al PSI dal 24 maggio 1972, avevo 17 anni) è determinante anche se si può peccare di presunzione. Un tempo, con chiarezza, nei partiti, si diceva stampa e propaganda. Oggi si usano termini astrusi negando che ogni idea di un appassionato di politica vuole essere condivisa. Se non è condivisa non serve, anche se non bisogna cadere nel grande inganno di lisciare il pelo al Popolo. Un politico, a mio avviso, non deve lisciare il pelo, decidere usando i sondaggi, ma fare di tutto, con opere di leale convincimento, pregno di buona fede, per convincere le persone. Insomma la Politica deve essere alla testa e non a rimorchio dell’opinione pubblica. Non mi candido, nonostante il piacere, la civetteria, di ricevere tante richieste da diverse formazioni politiche, perfino di fare il candidato Presidente e non solo il candidato consigliere. La gioia, perché vuol dire stima e consenso, di sentire tante persone, anche con idee molto diverse tra di loro e dalle mie, che mi voterebbero. Hanno fiducia. Anchio, come Ferdinando Santi, posso dire che il complimento piu bello che ricevo è: “Di Lucchi ci fidiamo E uno di noi E rimasto sempre uno di noi.” Non mi candido perché necessita, a mio avviso, tornare ad essere servi, in senso Evangelico, degli elettori, dei cittadini, sia come Politici che come Amministratori Pubblici. Io faccio il mestiere piu bello del mondo anche se concordo con Concita De Gregorio che questo è stato rovinato da Parlamenti di cialtroni, da Governi Ladri che non rispettano la Costituzione e tolgono l’autonomia ai Comuni. Abbiamo perfino avuto la Legge Calderoli che voleva imporre le Unioni dei Comuni per depotenziare le uniche figure, i Sindaci, eletti, per davvero dai cittadini. Calderoli con Leggi demenziali e anticostituzionali, tuttaltro che federaliste e Mario Monti che da killer del buon senso e della persona umana ha tolto i trasferimenti ai Comuni e addirittura ha preso a “rubare” sostanziose quote dell’IMU (unica entrata dei Comuni). Abbiamo Leggi, che contrasto, che tolgono i servizi ai Comuni. Tolgono l’acqua per privatizzarla e regalano le reti del gas dei Comuni ai potentati del gas. Chi le concepisce e chi le vota, a mio avviso, sono criminali. Commettono crimini contro lumanità come il crimini maggiore rappresentato dall’inserire il pareggio di bilancio in Costituzione. Tutti lo hanno votato e la Lega, meravigliandomi, pur essendo l’unico partito all’opposizione del Governo Monti, in quel caso si asteneva esprimendo un consenso convinto. Il consenso parlamentare è stato elevatissimo. Quasi all’unanimità, fatta eccezione di qualche parlamentare del gruppo Di Pietro che non mi è mai stato simpatico e considero, seppur in buona fede, il servo sciocco di chi voleva distruggere lItalia e far odiare la politica RIUSCENDOCI. Non è servito, infatti, il referendum confermativo per il pareggio di Bilancio in Costituzione (UN CRIMINE CONTRO IL POPOLO). Nessuno ha spiegato, tra i ladri di Pisa (PARLAMENTARI DAL 1992 a OGGI), che litigano di giorno ma vanno d’accordo di notte, che con questa modifica la nostra bella Costituzione non ha piu al centro la persona, come volevano i nostri grandi Padri Costituenti (Monarchici, Liberali, Democristiani, Socialisti e Comunisti) ma il mercato senza regole. Abbiamo aperto le porte al neoliberismo in Italia, in Europa e nel Mondo e ne diventeremo schiavi. Il male assoluto. Tornare ad essere servi evangelici vuol dire che non puoi lasciare la carica di sindaco per fare il consigliere regionale. L’ho fatto nel 2014, sbagliando, e ho preso paura davvero quando si pensava che con i miei 2.128 voti, nella lista della bicicletta (Socialisti e Verdi) potessi essere stato eletto. Quella paura, quell’angoscia vissuta il 24 novembre del 2014 mi sono bastati. NON LHO DIMENTICATA. Non mi candido.

2) Lei ha già sostenuto Bonaccini nel 2014, e rifiutando di candidarsi ha dimostrato lealtà verso i cittadini di Berceto, ma da un suo recente post apprendiamo che non molti hanno gradito la cosa. Dico giusto?

Il deserto politico, il deserto di persone che ragionano in termini politici quindi da servi evangelici del Popolo, rende incomprensibile questo mio rifiuto. Tutti pensano, visto la mia notorietà, che ha raggiunto anche la Turchia, che potessi essere un candidato vincente. Vincere la carica di Consigliere Regionale e perdere il consenso della mia Coscienza non lo trovo un affare. Se non mi sento nel giusto perdo, come Sansone, per il taglio dei capelli, qualsiasi forza. Perdo le idee e la tenacia. MI FAREI SCHIFO!

3) Spesso lei si definisce Sindaco non allineato, può spiegarci il significato di tale denominazione?

Sono rimasto socialista del PSI. Lo sono rimasto con gioia e orgoglio. Sono diventato, dopo non esserlo mai stato, quando avrebbe rappresentato un vantaggio, Craxiano convinto nel 1992. Quando lui comandava, per davvero, nel PSI, ero nella sparuta corrente di Michele Achilli, a sinistra della sinistra Lombardiana, e come Lombardi, fuori dalle icone della propaganda di mestiere, anticomunista dimostrandolo andando contro Pietro Nenni (un grandissimo dimenticato) nella scelta, del 1948, del Fronte Popolare.. Avevano ragione, a mio avviso, quei socialisti che dicevano: I Comunisti non sono a sinistra sono ad est. Sono Craxiano perché lui amava, per davvero, l’Italia e il suo Popolo, pur essendo un Europeo. Sono Craxiano perché i voltagabbana e gli irriconoscenti non mi piacciono.
Con queste idee e comportamento come posso dire, oggi, d’essere allineato con qualcuno?
Con queste idee sono poi, per davvero, a sinistra sia nella lotta, seppur mortale, contro il neoliberismo, sia in politica estera con l’istituzione, insieme al Prof. Franco Cardini (storico di fama mondiale) del centro: SIAMO TUTTI PELLIROSSA che si prefigge, come dovrebbe fare un’ONU funzionante davvero, di dare voce e riconoscere i Popoli invisibili, le Nazioni senza Stato ( Il 5 ottobre cittadinanza onoraria a Ocalan alla Nazione Lakota e alla Nazione Curda). La sinistra non esiste più ma non perché non sarebbe piu di moda o non sarebbe necessaria, ma perché nessuno ha idee di sinistra, nessuno, se non associazioni di volontariato o religiosi eroici, si vuole prendere cura degli ultimi. Nessuno, a mio avviso, pare comprendere che presto, nonostante il nostro egoismo, la nostra resistenza individualista ed egoista, solitaria, che si arrampica sui vetri, saremo tutti ultimi. Comanda la ricchezza. Comanda l”1% della popolazione mondiale. Mai stata una diseguaglianza come quella che viviamo nel mondo globale. Sempre i nostri Padri Costituenti, pur avendo vissuto e subito, sulla loro pelle il fascismo, la dittatura, le botte, il carcere le privazioni, non avevano più paura del Fascismo, non prevedevano, avendo ragione, il ritorno del Fascismo. Avevano paura della ricchezza. Sapevano che le guerre nascevano dalle diseguaglianze. Ora lo dice solo Papa Francesco. Senza invidia sociale, che neppure io provo, i nostri Padri Costituenti ci volevano tutelare dalla ricchezza dei pochi. Per questo l’Italia, dopo l’Unione Sovietica, era lo Stato che interferiva piu di tutti, nell’economia con le Partecipazioni Statali ( il grandissimo Enrico Mattei e tanti altri che Istituivano solide banche di Stato). È arrivato poi Prodi e D’Alema, che hanno iniziato le svendite, le privatizzazioni, lo straordinario furto ai danni del Popolo in favore degli amici degli amici. Il furto, quello che ha distrutto per sempre l’Italia, del resto era iniziato nel 1981. Sono perfino propenso nel pensare che Ciampi (Governatore Banca DItalia) e Andreatta Beniamino (Ministro al Tesoro), fossero in buona fede, non avessero previsto le conseguenze: la privatizzazione, di fatto, della Banca d’Italia. Gli ignoranti (voce del verbo ignorare) per la crescita del debito pubblico danno la colpa ai Governi della Prima Repubblica e a Craxi in modo particolare. Lo dicono con cattiveria giustificando la squallida seconda Repubblica. Se vedessero come è schizzato il debito dell’Italia da quando la Banca d’Italia è stata privatizzata di fatto (1981) capirebbero tante cose. Capirebbero che la seconda Repubblica ha aumentato il debito ma sopratutto non lo ha ridotto pur vendendo (svendendo) i gioielli di famiglia (PRIVATIZZAZIONI E CONCESSIONI IN OMAGGIO ECC. ECC.) La seconda Repubblica sè venduta al neoliberismo, all’euro, allo spread, e ha svenduto l’Italia.

4) Non pensa che un suo ruolo in regione possa giovare a tutti gli Emiliano Romagnoli e di conseguenza anche ai cittadini di Berceto?

Sono presuntuoso. Si lo penso! Ma l’immancabile autoironia mi fa dire che Bologna può ben fare senza Luigi Lucchi. Basterà, in futuro, essere ascoltato su specifici temi. Succederà! Sarò ascoltato. Riuscirò a farmi ascoltare.

5) Sappiamo che lei è un personaggio internazionale. Quali sono i temi che le stanno più a cuore?

Non si può essere socialista del PSI senza studiare il mondo. I poveri, gli ultimi, sono in tutto il mondo e fino che non termina la sofferenza, l’ingiustizia, dell’ultimo sfruttato, il mondo non sarà bello come potrebbe. Fantasie? Romanticismo dimesso? No! Leggi fisiche oltre che Politiche. Sono il mondo bello. Il Sole dell’avvenire. Ho sogni e speranze e per questo vivo. Le persone, qualsiasi persona, sul pianeta Terra deve essere libero di….e libero da.. Deve essere considerato, perché è unico e quindi prezioso. Con il Riformismo è possibile. Ci credo. Credo nell’alleanza tra merito e bisogno. Credo che ogni essere umano possa partire alla pari. Quindi Libertà, Democrazia, Giustizia Sociale, alleanza tra merito e bisogno, benessere equo e sostenibile dove noi occidentali non possiamo continuare a dire caro Indiano, cinese, africano, per salvare il pianeta Terra non ti permettere di vivere come noi occidentali. L’ambiente si salva insieme, con giustizia altrimenti non si salva. La sconfitta del neoliberismo porterà a mitigare i cambiamenti climatici e quindi a dare speranze ai bambini e bambine di oggi che sono il bene piu prezioso.

6) Come nasce il suo amore per i Lakota Sioux e per il popolo Curdo e per quale ragione ha deciso di scendere in campo per sostenerli? La sua decisione di concedere la cittadinanza onoraria ad Abdullah Ocalan a Berceto ha sollevato molte polemiche non trova?

Nella scoperta, fatta a 12 anni che Toro Seduto (Tatanka IYotaka) era uno straordinario politico. La mia indole politica ha accompagnato tutte le mie scelte da quando ho preso a leggere il settimanale “Orizzonti” di cui era abbonato mio padre (umile contadino di montagna) e preso gusto, dopo un rifiuto iniziale, ad ascoltare i telegiornali da mio zio prete Don Giuseppe Lucchi che aveva la TV comunitaria. Credo di non aver mai fatto una cosa avventata, non ragionata. Coraggiosa forse sempre ma mai avventata. Ocalan e i Curdi sono stati sostenuti, in Consiglio Comunale, il 5 ottobre, da relazioni e documenti dello straordinario storico, di fama mondiale, Franco Cardini. La cittadinanza onoraria ai Lakota, logica conseguenza del gemellaggio dell’11 settembre 1988, sostenuta e relazionata dall’avv. Alessandro Martire. Tra l’altro le pergamene della cittadinanza onoraria ai Lakota membri dei 7 fuochi sono state consegnate da Papa Francesco durante il Sinodo dell’Amazzonia.

7) Un suo pensiero sul Presidente del Brasile Bolsonaro? In realtà sappiamo già cosa ne pensa di lui, ma ci teniamo a saperne di più.

L’ho denunciato per crimini contro l’umanità alla Corte Penale dell’Aia. Se sono stati giudicati criminali i Serbi che facevano pulizia etnica lo stesso vale per chi elimina i Popoli dell’Amazzonia bruciandogli la casa (la foresta). Continuerò con queste denunce che sono testimonianze, a mio avviso, contro il sonno della ragione che avvolge tutto generando mostri.

8) A quale parte politica sente di appartenere?

Al SOCIALISMO, quello bello, quello nato in Italia, quello che nelle prime sezioni aveva le foto di Carlo Marx insieme a quelle di Gesù Cristo. Il Socialismo di Turati, dei tanti che hanno affrancato gli ultimi. Veramente tanti ma cito Prampolini ( Predica di Natale) De Ambris e milioni di sconosciuti che hanno insegnato a leggere nelle stalle ai braccianti, ai dannati. Che hanno inventato le cooperative. Sono un estimatore anche del grandissimo sen. Giuseppe Micheli.
Un Popolare. Che ha fatto cose grandiose per le nostre Terre Alte.

9) La politica è cambiata tantissimo negli ultimi anni, i grandi partiti sono scomparsi dalla scena.. Cosa si può fare per i giovani oggi? Come si possono coinvolgere? E per quanto riguarda disabili, anziani, immigrazione, lavoro. Esiste una soluzione?

La Politica non c’è più. Il neoliberismo, senza faticare più del dovuto, è riuscito a far odiare, a noi persone, la Politica, il bene Comune. I partiti sono bande di Bravi, Lanzichenecchi, al servizio di un signorotto che poi nomina i parlamentari. La democrazia si sta riducendo a una farsa che ci permette di credere di votare, cambiare, ma poi comanda lo spread non il Popolo, i Popoli. Vivendo nel disagio i Popoli cercano i capri espiatori e solitamente, e anche giustamente, colpiscono e abbattono coloro che li hanno abbandonati. In Italia si vota chi è contro, chi si crede sia contro, chi è capace di far credere che è contro al vero potere che sono la FINANZA E LE CASE FARMACEUTICHE anche se questultime restano gornate. Forse si vota allo stesso modo dappertutto. Negli USA Trump ha vinto per questo. Macron per questo. I 5 stelle e la Lega, nonostante le profonde diversità tra i due partiti o movimenti, nel 2018, nella pratica, nei paesi, avevano elettori intercambiabili. C’era chi aveva stabilito che contro ci fossero i 5 stelle e li votava e chi riteneva contro la Lega e la votava. Interessava solo questo. Adesso succede per le Regionali confondendo il lavoro Amministrativo, il buon Governo, con la politica Nazionale. In pratica si confonde il cielo con il mare e si finisce per vedere i pesci sulle piante. Del resto, nelle elezioni Nazionali del 2018, visto chi era da battere il ragionamento era semplice. I 5 stelle e la Lega non potranno essere peggio del Governo Monti, Letta, Renzi, Gentiloni. Nessuno si preoccupa che serve iniziare a ricostruire e non solo a demolire tutto. Va ricostruita la DEMOCRAZIA, va riconquistata la Libertà di e la Libertà da. Serve lottare per riconquistare i diritti che ci sono stati rubati. Per ricostruire la Democrazia serve ritornare alla Costituzione firmata il 27 dicembre 1947 e rispettarla smettendo di stuprarla. Costituzione che si deve manifestare anche applicandola per i Partiti e il Sindaco, la loro vita interna. La Libertà, a ben vedere, non interessa a nessuno. Siamo sempre meno liberi e abbiamo l’illusione, addirittura di poter fare quello che vogliamo, d’essere addirittura nella società dell’arbitrio, senza Leggi, senza norme. I diritti che possono essere conquistati solo insieme e solo lottando ci illudiamo di ritagliarci ognuno per proprio conto. Il risultato è che siamo schiavi. Interi Popoli sono schiavi. Non fa scandalo, ad esempio, il licenziamento, con la sua ammissione di colpevolezza come nei processi Staliniani, dell’amministratore della McDonald, solo perché, ricambiato, s’era innamorato, s’erano innamorati, con una dipendente della stessa multinazionale. Ci sono dipendenti che si pisciano addosso perché non possono smettere di lavorare. Presto verremo assunti in base al nostro DNA, ci inseriranno marchingegni sottocutanei, saremo dei robot. Un mondo pauroso che si intravede con chiarezza. Basta non chiudere gli occhi. Uno schifo di mondo nel momento che le meravigliose tecnologie potrebbero liberarci dalla schiavitù del lavoro non scelto, non amato e obbligato solo per sfamarci. Se ci fosse la Politica questo mondo, con queste tecnologie, sarebbe l’Eden. Quindi pessimismo della RAGIONE e OTTIMISMO della volontà. Una direttiva di comportamento lapidaria di Gramsci. I giovani d’oggi potrebbero essere meravigliosi se avessero dei buoni esempi. Nel mio piccolo, piccolissimo, mi impegno, come appassionato di Politica, a cercare di dare un buon esempio ma chiedo a ognuno di loro di non lasciarsi rovinare, fulminare, dalle droghe. Né quelle fintamente proibite che circolano a fiumi, né quelle che arriveranno, come negli USA, a prescrivere i medici per far guadagnare le case farmaceutiche. Agli anziani, ormai miei coetanei, debbo dire di lottare ancora, di non chiudersi in casa, di non lasciarsi attanagliare dalla paura. Siamo noi che possiamo scendere in piazza per non lasciare un mondo schifoso ai giovani. Siamo noi che non possiamo macchiarci del crimine piu riluttante, schifoso, che è quello di scippare il futuro ai nostri nipoti e pronipoti. Facciamoci adottare, in tutti i sensi, da un ragazzo, da ragazzi e ragazze e perfino dai bambini. Mettiamoci nelle condizioni mentali di voler apprendere dai giovani, standogli insieme e non abbandonandoli, per nostro comodo, nella disperazione del computer, di facebook ecc. ecc. e soprattutto del consumismo sfrenato. Noi anziani abbiamo delle responsabilità enormi. In Italia dal 1992 quando abbiamo lasciato distruggere la Politica gettando il bambino con l’acqua sporca. Quando abbiamo accettato l’Europa dei Banchieri e della Finanza, l’Europa con la moneta unica ma con il debito dei singoli stati divisi. Una bestemmia economica che passa, invece, come successo. Del resto si attribuiscono i Nobel della Finanza e dell’economia come fossero una scienza esatta. Attribuzioni che per un mondo migliore vanno soppresse immediatamente. Va soppresso anche il bollettino delle borse recitato alla radio e in TV ogni 30 minuti ogni giorno e per tutti i giorni. Un tempo, correttamente, si diceva gioco in borsa. Oggi il salumiere ti ruba, con la carta in sovra piu una fetta di prosciutto e poi gioca i soldi in borsa dove i pescecane divorano i risparmi di tutti e quelli che non riescono a rubare con la Borsa lo rubano con il gioco d’azzardo legalizzato e di uno schifoso Stato. Se resta qualche cosa incaricano le Banche di rubartelo. L’emigrazione è scandalosa. Il neocolonialismo distrugge interi Continenti derubandoli. Il poco che lascia agli Stati lo regala a corrotti dittatori o finti Presidenti e subito dopo se lo fa restituire vendendo loro armi. Adesso rubano acqua, terra e tanto altro. Milioni di persone debbono fuggire nella speranza di lasciarsi alle spalle la disperazione senza speranza. Arrivano in Occidente, anche in Italia, e noi discutiamo, di questo enorme problema, che richiederebbe la cessazione di qualsiasi guerra (Sono 503 le guerre in corso) e l’Onu che funzionasse senza veti, come fosse un argomento da bar tra avventori alticci. Per semplificare, ancora una volta, l’alleanza tra Laura Boldrini e Matteo Salvini funziona a pieno regime. E una sfiga insopportabile.Il risultato è che abbiamo oltre mezzo milione di disperati che bivaccano nelle nostre periferie, nelle nostre stazioni consegnati alla criminalità, al caporalato, a chi compie speculazioni sulla loro pelle (quasi ogni Italiano). Sono Sindaco di un paese di Emigrati. Proprio l’emorragia di persone intraprendenti ha innestato la morte delle Terre Alte. Nessuno si chiede che il primo diritto di un uomo è di vivere nella sua PICCOLA PATRIA, nel suo paese, villaggio. Non dovrebbe essere costretto ad andarsene. Abbiamo, in questo furore irrazionale, da stadio, tolto i flussi regolari e centinaia di famiglie non sanno piu da chi farsi aiutare per accudire i propri cari. Centinaia di aziende sono bloccate per mancanza di mano dopera. Mancano anche le nuove professionalità come gli ingegneri informatici. A Parma se ne laureano 7/8 all’anno e ne servirebbero 300/400. La loro mancanza provocherà la chiusura di centinaia di aziende che non riusciranno a stare al passo con la tecnologia. Mancano, addirittura i medici e nonostante questo si continua con il numero chiuso nelle Università e con la riduzione delle borse lavoro per chi si specializza. Alla fine, come ciliegina, servono 3 anni per fare un concorso pubblico e quindi i medici li regaliamo alla Germania trascurando che ogni laureato alla Collettività è costato 150/200.0000 euro.
Il lavoro ha perso qualsiasi valenza nel dibattito della pseudo politica. Chi dovrebbe difendere gli umili e il lavoro, non facendolo, sè gettato sui diritti, anche quelli astrusi. I diritti civili sono importantissimi. Sono un libertario. Ma il diritto fondamentale. Il vero Stato sociale è quello che garantisce la piena occupazione. Oggi priviamo le persone della dignità del lavoro. Un crimine.

10) È da poco passato il 30esimo anniversario dell’abbattimento del Muro di Berlino. Qualè la sua posizione sul tema sovietico?

Visto come è stato gestito questo straordinario successo della caduta della Cortina di Ferro potrei dire che amavo così tanto la Germania che se erano due era meglio. L’Unione Sovietica è stata una feroce dittatura che ha acceso e poi spento i sogni di milioni di persone in tutto il mondo. Da rispettare sempre il suo Popolo e i milioni di morti nella guerra contro Hitler. L’assenza dell’Unione Sovietica, che egoisticamente avrei mantenuto pur ritenendo insopportabile la dittatura di interi Popoli, ha determinato la vittoria totale, schiacciante, senza freno, dell’altro male assoluto: IL NEOLIBERISMO. Doveva essere il secolo della gioia e si sta rivelando il secolo degli incubi. Perfino Paperon dé Paperoni, emblema del capitalismo romantico, visto il neoliberismo, ha preferito lasciarsi morire e riposare nella cripta del Comune di Berceto meta di centinaia di visitatori.

11) Ritornando al discorso delle regionali, secondo lei quali sono le cose da cambiare nella regione Emilia Romagna? E in Italia?

Sono tantissime ad iniziare dalla valutazione se questo Ente, previsto dalla Costituzione, serva davvero. Forse si dovrebbero avere 3 0 4 macroregioni e l’Italia diventare per davvero Federale senza l’egoismo di un Federalismo di facciata solo pasticcione.

12) Si è già fatto un’idea su come potrebbe andare a finire?

Se uno ascolta gli impostori del PD ha netta l’impressione che hanno optato per perdere. Paiono i meno interessati a sostenere un buon Presidente come Stefano Bonaccini. Poi non essendo psichiatra non accampo la pretesa di capire un militante del PD almeno della provincia di Parma e soprattutto della montagna. Resta il fatto, non avendo io l’anello al naso, o cercando, in tutti i modi di non lasciarmelo mettere (impresa difficile), che ritengo dannoso gettare una classe amministrativa che sa amministrare. Gettare il fatidico bambino con l’acqua sporca. Può non essere condivisibile ma è innegabile, e non lo nego, che Bonaccini ha messo un impegno ammirevole e raro tra gli Amministratori di oggi ai quali, solitamente, serve parlare a bassa voce per non svegliarli. Giudicare Bonaccini come amministratore, a condizioni date, in questi 5 anni, merita, obiettivamente la riconferma. Chi dovesse arrivare, dopo di lui, anche se Bonaccini, ai più non è simpatico, rovinerà molto la nostra Regione, soprattutto non governandola. Il non governo è il peggior dono che possono fare gli amministratori pubblici. Il non governo, può sembrare strano, ma influenzerebbe la nostra vita, peggiorandola, minuto per minuto. Bonaccini, purtroppo, colpa anche del distruttore Renzi, da Presidente della Regione, in elezioni dopate e non per sua colpa, dovrà vedersela, con il candidato alla Presidenza del Consiglio Matteo Salvini e non con la candidata alla Presidenza della Giunta Regionale di cui non ricordo neppure il nome… Quando si arriva a questo obbrobrio elettorale, usato, a volte anche dal PD, in passato, vuol dire considerare il POPOLO DELL’EMILIA ROMAGNA un’accozzaglia di mentecatti. È difficile ma sarebbe bello che di questa accozzaglia Luigi Lucchi non facesse parte e aiutasse, come gli sarà possibile, molti ad uscirne. Nelle mie battaglie sono sempre solo. Ho gridato, ad esempio, anche imbavagliandomi, che Del Rio era un criminale, a pensare e far votare la sua riforma delle Province. Tutti in silenzio. Ora, invece, tutti dicono aveva ragione Lucchi. E se Lucchi avesse anche ragione per Bonaccini?

13) È d’accordo se dico che la sinistra attuale non è più di sinistra ma è semplicemente la brutta copia della DC?

Non riesco a trovare un insulto adeguato a questa pseudo sinistra. Sono sempre stato antidemocristiano avendo vissuto in un paese: Berceto, in cui la DC aveva il 75%, il PCI il 20% e gli altri il rimanente 5% con il PSI che nel 72, ogni elezione si giocava il terzo posto con il MSI. Pur essendo rimasto antidemocristiano con un ammirazione infinita per De Gasperi, Fanfani, Sullo, Remo Gaspari, debbo dire: magari l’attuale sinistra fosse come la DC anche quella peggiore di De Mita, Andreotti ecc. L’attuale sinistra non è neppure la scura fotocopia della peggiore DC.

14) Secondo lei Matteo Salvini è un razzista/fascista come si sente dire o è semplicemente uno che le ha provate tutte per far carriera e alla fine ci è riuscito?

Salvini, al momento, è un politico fortunatissimo e affibbiargli l’etichetta di fascista si incrementa la sua sfacciata fortuna politica. Io non provo né odio, né avversione per gli avversari e pertanto Matteo Salvini lo vedo, sinceramente, come un venditore di sciroppi del west. Salvini non esiste per suoi meriti ma per la stupidità dei suoi avversari e anche per una servile stampa (questa esiste da decenni) che non informa e non sa informare sulle reali cose fatte dalla Lega. Se ci fosse si vedrebbe che la Lega, da diversi decenni, promuove e vota Leggi e Riforme come ha fatto Renzi. Tra i due Matteo la differenza è solo nel cognome. Come Renzi anche la Lega e soprattutto Salvini proclama, ripete cose all’infinito e ne fa sempre delle altre. Renzi ne era pienamente consapevole e pertanto era un vero lazzarone. Salvini credo che non sempre lo sappia. I suoi decreti sicurezza, ad esempio, invece di ridurre i clandestini, nobile obiettivo, li hanno aumentati in modo esponenziale. Il Federalismo di facciata, voluto dalla Lega, ha creato il Fondo di Solidarietà Comuale i cui criteri, sono stati deliberati da un Renziano di ferro. Con questi criteri demenziali il COMUNE DI BERCETO È IL PIU RICCO DELLA PROVINCIA DI PARMA E DEVE DARE SOLDI AD ALTRI COMUNI COME RICCIONE. Non ridete è così anche se il Ministero dell’Interno, nel 2009 ci aveva definito il Comune piu indebitato d’Italia (12.000.000 di mutui per 2.000 cittadini residenti).

15) Un pensiero a tutti quelli che dicono: “Ah io non vado a votare, tanto non cambia niente!”. Le capita di sentire affermazioni di questo tipo?

È vero il nostro voto, ad esempio alle politiche, vale poco visto che i Parlamentari sono nominati dai boss di Partito che li controllano e li controlleranno meglio se tra il gaudio di noi malati della sindrome di Stoccolma, li ridurranno. Per la Provincia non ci fanno votare. Il voto del Sindaco è depotenziato dall’Unione dei Comuni in cui comanda il presidente eletto da altri sindaci tutti sofferenti della Sindrome di Stoccolma. Il voto conta poco o nulla ma fa ugualmente paura. Si dovrebbe votare solo per questo. Hanno paura del Popolo. Votare tutti. Io non dimentico, però, anni di lotte, bastonate, uccisioni, sofferenze, per guadagnare questo diritto. Il suffragio universale in Italia lo abbiamo dalla Primavera del ’45 e lo abbiamo usato nel 1946. Non svendiamo il poco potere, SOVRANITÀ, rimasta al Popolo e battiamoci perché il voto torni ad essere importante, determinante. Se non andate a votare i boss di partito godono.

16) La politica dovrebbe unire, ma spesso divide. Vede possibile una collaborazione tra realtà politiche che non hanno nulla in comune?

Abbiamo i ladri di Pisa che litigano di giorno, davanti alle genti, per andare d’accordo, come fregarci, di notte. Continueranno a far finta di litigare. Sono servi sciocchi che non sanno il danno che provocano nella società.

17) Sbaglio o lei non è un grande ammiratore dell’Europa!? O almeno dell Europa come la conosciamo oggi. Se si, perché?

Difendo l’Europa perché Trump, Putin e i Cinesi manovrano per distruggerla. L’Europa, però, va ricostruita. L’attuale Europa ha distrutto i sogni delle genti e dei Popoli. Fa schifo!

18) Sindaco, lei si considera in qualche modo sovranista?

La corruzione del linguaggio, non meno grave della corruzione in Politica e nelle Amministrazioni, porta a far odiare, alla parte sbagliata, termini che dovrebbe difendere e viceversa a far usare all’altra parte, termini che non gli sono mai appartenuti. Il popolo è Sovrano. La Sovranità della Patria. Sono obblighi di ogni persona democratica. Anche difendere il Popolo dovrebbe essere un obbligo. Viviamo invece, il paradosso, che sovranista, populista, sono diventate etichette negative. Chi è riuscito a fare questo è un genio del male. Ma un genio. Un genio anche chi è riuscito a far credere che ci siamo impoveriti per colpa degli immigrati e non guarda, invece, chi si arricchisce, a dismisura, con le concessioni dello Stato. Noi abbiamo 12.000 euro di azioni dell’Autostrada, che tutti vogliono farci vendere, e incassiamo solitamente 4.600 euro l’anno di dividendi. Immaginate i Benetton che non fanno neppure manutenzione. Immaginate la concessione dei telefoni, delle TV. Sono riusciti a privatizzare l’acqua ecc. ecc. I veri e grandi affamatori del Popolo noi li veneriamo poi alcuni vanno in Olanda, cedono quote alla Peugeot e portano a casa treni e treni di soldi. Soldi che noi poveretti gli abbiamo sempre elargito per decenni e decenni. Termino con un proverbio napoletano: Mettiti vicino a un povero e campa bene tutta la vita. Ecco vorrei che questo fosse meno vero. Il mio impegno, seppur insignificante, è perché questo sia meno vero. I poveri i Politici debbono servirli non derubarli ulteriormente.

19) Sicurezza, radici cristiane, cultura, crocifisso, legittima difesa. Tutti grandi cavalli di battaglia della destra attuale. Quali sono i cavalli di battaglia del Sindaco Luigi Lucchi di Berceto e quali dovrebbero essere quelli degli italiani?

Io sono rimasto al Comandamento: Non nominare il nome di Dio invano. La legittima difesa è sempre esistita. Adesso fanno credere che sparare sia facile. Uccidere una persona, seppur un delinquente, riusciamo a sopportarlo, a non avere rimorsi. Se debbo armarmi, imparare a sparare, ad uccidere non vedo perché dobbiamo mantenere Carabinieri, Poliziotti forze dell’ordine. Alla fin fine è come andare al ristorante portandosi da mangiare e da bere da casa e poi pagare un profumato conto. Dobbiamo pretendere che Carabinieri e Poliziotti abbiano uno stipendio, pur riducendone il numero e gli anni di servizio, che li induca a desiderare di difenderci senza doverci affidare a qualche eroe o a qualche vittima sacrificale. Le armi in casa non sono mai un buon augurio. Non lo sono neppure i ladri e i rapinatori ma volendo questi si catturano. Non serve molto.

20) Domanda finale: Come sarà Berceto dopo Luigi Lucchi?

Un bel funerale, molto partecipato e poi finalmente lo si dimenticherà. Ho piacere d’essere dimenticato. Se sei dimenticato sei morto davvero. La morte non mi fa paura. Punto agli onori degli altari.

Ormai la data che conclamerà Parma Capitale della Cultura si avvicina e man mano, col trascorrere del tempo, si infittiscono gli appuntamenti che ci accompagneranno al 1 gennaio 2020. Ma qualcosa ha stonato nei giorni scorsi.

Di Lamberto Colla Parma 13 novembre 2019 - Così, giustappunto ieri, all'evento organizzato dall'ANSA "Raccontare l'Eccellenza", dagli industriali parmensi all'assessore Michele Guerra, tutti si sono dilungati a esporre la propria soddisfazione per l'obiettivo raggiunto, frutto di un lavoro "collettivo" misto tra pubblico e privato, che ancor più fortificherà il contesto socio economico di Parma a conclusione dell'evento Parma2020.

E fin qui tutto bene! Ma da alcuni giorni mi è rimasto indigesto un evento, di qualche giorno indietro, che aveva proprio come focus la cultura e addirittura la presunzione di fare da ponte tra Palermo, città della cultura 2018 e Parma che lo diventerà fra circa 45 giorni.
Una occasione sponsorizzata da Philip Morris Italia srl dal titolo "Con la cultura si cresce: eredità e aspettative di Palermo Capitale della Cultura 2018. Incontro a Parma organizzato nell’ambito del ciclo IQOS Art Talk"

Passi che una ricca multinazionale, seppure del fumo, sponsorizzi un evento ma che questo sia marchiato IQOS Art Talk mi è sembrato esagerato e in conflitto con la natura aulica del convegno.

Marchiare con un prodotto commerciale un evento culturale sarebbe stato inappropriato, anche se avesse rappresentato il meglio in tema liquidi medicinali per l'aerosol, vista la stagione che va verso il periodo di picco influenzale.

Ma IQOS, per chi non lo sapesse, è una alternativa alla sigaretta. La stessa società produttrice così lo descrive: "IQOS scalda il tabacco senza bruciarlo. IQOS scalda il tabacco senza bruciarlo, non produce cenere, né fumo e lascia un odore meno persistente. IQOS è una valida alternativa alla sigaretta" e infine invita a scoprirne i vantaggi.

E siccome non si è voluto smentire la seconda parte del programma Philip Morris, ovvero la "Art Talk" ecco che in apertura del convegno viene offerto un breve filmato "FUTURU", che profuma più di politica di partito o schieramento che d'arte, il cui contributo artistico e/o di creatività può essere stimato solo da profondi conoscitori d'arte cinematografica.

A mio modesto parere questa volta lo stimato e preparato assessore Michele Guerra ha toppato e con lui tutta l'amministrazione comunale di Parma.

Una caduta di stile che non avrei voluto vedere. Una opinione personale, ovviamente, a rischio di essere etichettata "fascista", ma che gradirei confrontare, sia con posizioni a favore che a sfavore per arricchire il mio misero e antico bagaglio culturale.

 (In allegato il comunicato stampa originale firmato Philip Morris Italia srl)

 

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Inascoltabili i discorsi dei nostri politici a fronte dell’abbandono di Arcelor Mittal dall’ex ILVA, cogliendo la palla al balzo per non pagare alcuna penale, in forza della estinzione della protezione penale che invece era in vigore per i commissari governativi.
  
di Lamberto Colla Parma  10 novembre 2019 -

La crisi dell’ILVA di Taranto arriva da lontano e le responsabilità si spalmano tra le proprietà, Famiglia Riva in primis, e il complesso sistema politico locale e nazionale e le relazioni che si instaurarono non sempre all’insegna della correttezza e della trasparenza.

Ma si sa, quando gli interessi in gioco sono enormi, il colpo alla botte e il colpo al cerchio può risultare un esercizio irrinunciabile in attesa di una soluzione più equa e condivisa.

Nel caso dell’ex ILVA di Taranto si è aggiunta la spada di Damocle della sicurezza sanitaria. Il sospetto che l’industria sia responsabile di una concentrazione di malattie tumorali ben oltre la media del Paese, impone un approccio al problema ancor più sofisticato e circoscritto.

In breve sintesi, affrontare il problema della più grande acciaieria d’Europa vuol dire scegliere di non perdere nulla di buono di ciò che essa rappresenta: in termini di sanità, in termini economici (vale 1,4% del PIL nazionale), in termini occupazionali (11.000 dipendenti diretti), in termini di competitività del settore (le acciaierie per nazioni altamente industrializzate sono come la farina per fare il pane) e in termini di sicurezza sociale e ambientale.

Una complessità tale che necessità l’adozione di strumenti straordinari e “non convenzionali”.

Così come Draghi si inventò il “bazooka” finanziario per opporsi agli attacchi speculativi della finanza internazionale, altrettanto il Governo italiano deve mettere in campo, temporaneamente e in via eccezionale, strumenti adeguati alla soluzione del caso.

Ecco quindi che la falsa moralità di chi aborre lo scudo penale per gli amministratori privati è il più grande alleato dei concorrenti del settore e di chi sta orchestrando per de-industrializzare quella potenza economica che nel 1991 era al quarto posto mondiale (con il “difetto” di una inflazione al 6,5% da tenere sotto controllo) , e che nonostante i quasi 12 anni di crisi economica è ancora ancorata alla 9° posizione grazie alla determinazione dei suoi piccoli imprenditori, non certo alle agevolazioni dell’UE e dei suoi burattini nazionali.

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A differenza di Alitalia, nel caso dell’acciaieria, si era trovato chi fosse disposto a fare il più grande investimento mai realizzato al sud buttando sul piatto 4,5 miliardi di euro e i nostri bravi politici han ben pensato di mettere in mano degli investitori, invece di un passpartout, una giustificazione per uscire da una impresa ardua e altamente a rischio, cancellando, dalla sera alla mattina, l’elmetto protettivo dello scudo penale, quello stesso che era in capo ai commissari governativi.

Così oggi siamo a rischio di occupazione per 11.000 dipendenti e un indotto che è almeno di pari dimensioni con il rischio che in caso di spegnimento dei forni la loro riaccensione costerebbe centinaia di milioni di euro e i problemi attuali genererebbero un effetto domino di misura incalcolabile. Tutto ciò a causa di Don Chisciotte, Paperinik e di tutti gli altri personaggi dei fumetti che stanno governando l’Italia in questo tragico periodo storico.

Risulta perciò inascoltabile l’affermazione, ovviamente di principio, del ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, prima del vertice a Palazzo Chigi tra governo e ArcelorMittal sull’ex Ilva di Taranto il quale a fronte di una emergenza pone un problema generale anziché straordinario:

“È improprio parlare di scudo e di immunità. Noi stiamo ragionando su una norma generale e astratta, che superi il vaglio di costituzionalità e che sancisca un principio semplice: chi inquina paga ma chi deve attuare un piano ambientale non può rispondere per colpe altrui o del passato”.

Dalla crisi economica, siam passati, a lungo andare, a una crisi sociale e etica, per sprofondare nella più buia zona della falsa moralità, ben peggio e più contagiosa delle fake news.


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Sabato, 09 Novembre 2019 07:58

A 30 anni dal muro di Berlino.

Nessun più avrebbe creduto che il "Muro di Berlino" e la recinzione di 1.400 km che separavano la Germania Est dall'Europa sarebbe crollato.

Di Lamberto Colla 9 novembre 2019 - Le cronache, quasi quotidianamente, raccontavano di bizzarri tentativi di evasione o, ancor peggio, di giovani sacrificati sotto i colpi dei Vopos (Volkspolizei o Deutsche Volkspolizei, ossia la Polizia Popolare Tedesca) nel tentativo di scalare la recinzione per guadagnare la libertà.
E i pochi fortunati che riuscivano a tornare in Germania Ovest narravano di una vita impossibile, spiata 24 ore su 24, dove il tuo miglior amico poteva essere una spia al soldo del regime, pur di guadagnarsi il pane quotidiano o qualcosa per riscaldarsi.

La sopravvivenza soprattutto, questo era il motto di ciascun uomo o donna della DDR!

Ma quel fatidico 9 novembre 1989 accadde qualcosa di straordinario. La sbarra che separava le due Germanie si sollevò. Un "miracolo", frutto di una combinazione fortunata e e del lavoro di 3 statisti lungimiranti, Papa Giocanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła) e le sue continue picconate ai paesi dell'Unione Sovietica a partire dalla sua Polonia, ma soprattutto a Michail Gorbaciov (ultimo presidente dell'URSS) che fu il propugnatore dei processi di riforma legati alla perestrojka e alla glasnost', e Helmut Kohl, cancelliere della Repubblica Federale, che volle l’unificazione e la ottenne quando persuase la Banca Centrale della Repubblica Federale ad accettare che i due marchi (monete nazionali tedesche), quello dell’ovest e quello dell’est, avessero lo stesso valore. Ma senza il consenso dei leader europei tutto questo non sarebbe accaduto. Nulla sarebbe successo se la soluzione non fosse piaciuta al presidente francese François Mitterrand, a Giulio Andreotti (presidente del Consiglio dal luglio 1989 all’aprile 1991) e al primo ministro britannico, Margaret Thatcher.


Sembra preistoria! Sono trascorsi solo 30 anni e di politici visionari come quelli sopra enunciati non se ne sente parlare e, quel che è peggio, le divisioni sono aumentate. L'Europa, dopo la sua iniziale federazione monetaria, ha perso i valori che furono dei suoi costitutori e gli obiettivi di reciprocità e sostegno sono rimasti nel cassetto. Certamente oggi si viaggia più liberamente e a minor costo, ma è ben poca cosa rispetto alle aspettative di fine millennio.

Ma la speranza deve restare accesa, in fondo i corsi e ricorsi storici potrebbero portarci a una nuova liberazione, quella dai muri sociali e sempre in continuità di pace, posto che comunque, nel continente europeo, non si è mai vissuto un così lungo periodo privo di conflitti armati.

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 (foto di Francesca Bocchia e Lamberto Colla)

 

Domenica, 03 Novembre 2019 07:50

Umbri: pochi e per di più "fasci-leghisti".

Siamo alle solite. Gli squadroni antifascisti e antirazzisti son tornati in campo dopo la sonora sconfitta umbra, come se fossero gli unici tenutari della verità e della libertà di parola e di espressione.
  
di Lamberto Colla Parma  3 novembre 2019 -

L’elegante pochette a 5 punte di Giuseppe Conte non è stata sufficiente a mascherare l’incomprensibile caduta di stile del premier, all’indomani della batosta elettorale umbra.

Vero che essere stato immortalato gaudente con altri 4 leader della compagine di Governo, assente il solo volpone di Matteo Renzi, alla vigilia delle elezioni e poi uscire sconfitti con un distacco abissale dal nemico numero 1 è certamente cosa difficile da digerire.

Nemmeno un sentimento di pena verso una regione profondamente ferita dal terremoto è riuscito a avere il sopravvento sull’orgoglio personale.

“Il Bel Tacer non fu mai scritto”

Ma quello che balza agli occhi è che l’affermazione riguardante la poca consistenza della regione umbra, paragonata alla provincia di Lecce (con una sola affermazione Conte è riuscito a fare imbufalire umbri e leccesi), è stata pronunciata da chi non è stato eletto dal popolo, infatti non è parlamentare, e ha ricevuto la benedizione di soli 90.000 affiliati alla Piattaforma Rousseau.

Tutto questo è solo l’inizio. La campagna di insulti e di sgangherate accuse di fascismo, antisemitismo e razzismo saranno il leitmotive della politica e dell’antipolitica dei prossimi mesi e forse dei prossimi anni, almeno sino a quando si tornerà a votare, dopodiché torneranno a armarsi le magistrature alimentando un loop infinto di “non governo” del paese.

L’avvio della campagna elettorale per le votazioni regionali in Emilia Romagna è stato il primo test.

A Parma, alla immensa folla che ha riempito il centro storico per l’arrivo di Matteo Salvini si è contrapposta la lettura, totalmente distorta, dei leader locali di sinistra i quali, probabilmente accordati sulle dichiarazioni, hanno tentato di far credere che la “piazza” era colma di gente seduta al bar in occasione della vigilia della festività degli ognissanti (peccato che le immagini fossero eloquenti) e lo speaker accusato di frottole e di non conoscere la regione e quindi di “parlare allo pancia della gente”.

Chissà quale delitto sia parlare alla pancia della gente, solleticare l’attenzione di chi ascolta parlando dei loro problemi e promettendo di risolverli.

Salvini fa quello che fanno tutti i leader di partito con l’unica differenza che lo sa fare molto meglio.

Attenzione che il giudizio appena espresso è limitato alla dialettica elettorale e non alla messa in opera delle promesse elettorali, per loro natura “politica”, e ogni volta “impossibili da realizzare per colpa dei governi precedenti”.

Quindi, senza dover necessariamente essere dei patentati veggenti assisteremo ben presto ad armarsi gli squadroni di sinistra, mettere a ferro e fuoco le città, lanciati a spron battuto dai loro idoli parlamentari, che ogni tre per due daranno del fascista, del razzista, dell’antisemita e chi più ne ha più ne metta, a chiunque non sarà d’accordo con le loro “verità assolute”.

Il fascismo antifascista è quindi pronto a scendere in campo contro i nemici fascisti, razzisti e antisemiti

Una prima avvisaglia si è potuta registrare a Parma con l’elegante striscione che contava i “49 milioni di vaffanculo” destinati all’ex Ministro dell’interno.

Ma il peggio non tarderà a arrivare. Abbiamo visto quello che è accaduto in febbraio del 2018 quando tra Macerata, Piacenza e Modena, si è assistito al peggio che si potesse udire e vedere, senza che i leader della sinistra muovessero un dito per frenare i facinorosi o si dissociassero dai cori ignobili contro i martiri delle “Foibe”.

Mentre i condottieri rivoluzionari e radical chic, dal loro rifugio di Capalbio, lanceranno i loro armigeri (spesso figli di papà) all’assalto dei “fasci” fantasma (In guerra un nemico bisogna averlo e se non c’è occorre inventarlo), nessuno penserà a governare l’Italia, tanto ormai la linea con Bruxelles è connessa e non ci sarà più la necessità di pensare, qui si potrà liberamente combattere per le poltrone che conteranno sempre meno ma regaleranno un reddito migliore di quello di cittadinanza.


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Bagno di folla ieri sera in via Farini per Matteo Salvini. Con la presentazione della candidata Lucia Borgonzoni nella città ducale, Salvini ha inaugurato la campagna elettorale per la conquista del gioiello regionale ancora in mano alla sinistra. Al bagno di folla pro Salvini si è contrapposto, come annunciato, un gruppo di contestatori. "Officina popolare" già nei giorni scorsi aveva annunciato il proprio slogan "49 milioni di non ti vogliamo". Imponente anche lo schieramento delle forze dell'ordine messo in campo a Parma per evitare che fazioni di facinorosi potessero entrare troppo a contatto.

La candidatura di Lucia Borgonzoni è avvenuta "non perché donna, ma perché brava" ha dichiarato l'ex Ministro dell'Interno in avvio di comizio.

Come prevedibile, Matteo Salvini si è abbandonato a molti selfie con quanti glielo chiedevano. 

(Foto di Francesca Bocchia) 

 

 

Siamo al paradosso e ben presto la società civile si trasferirà in carcere e gli irriducibili mafiosi e terroristi in libertà a gongolarsi dell’impunità da gaudenti feudatari.
  
di Lamberto Colla Parma  27 ottobre 2019 -

Siamo arrivati al capolinea. La Corte Costituzionale ha aperto ai permessi premio agli ergastolani anche in assenza di collaborazione e amplia il potere discrezionale dei giudici che dovranno decidere caso per caso. Il procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri, a margine di un convegno organizzato dalla Camera Penale a Catanzaro si è così esposto: “Vanificato il sangue di grandi magistrati e uomini di forze dell’ordine.” Una sentenza “inevitabile” dopo quanto deciso dalla Corte di Strasburgo poco più di 15 giorni fa. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha infatti respinto il ricorso dell'Italia sull'ergastolo ostativo e ha ordinato che venga riformata la legge che impedisce al condannato di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia. L'Italia aveva fatto ricorso contro una sentenza di condanna del 13 giugno che ora diventa definitiva.

“957 condannati all’ergastolo - scrive il sole 24 ore del 24 ottobre scorso a firma di Ivan Cimmarusti - ostativo per mafia (1.250 il totale degli ergastolani in regime ostativo). Potranno accedere ai permessi premio anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione. Tutti reati che sino ad oggi impedivano la concessione di qualunque beneficio penitenziario nel presupposto della pericolosità sociale del condannato. Questo il senso della sentenza con cui la Consulta ha ritenuto incostituzionale l’articolo 4 bis dell’Ordinamento penitenziario.”

E se da un lato la Corte di Strasburgo apre le porte agli ergastolani, dall’altra il nostro governo spalanca le porte del carcere per chi non arriva a fine mese, altro che fine pena mai!

Da oltre un mese infatti, ovvero da quando il governo giallo rosso è entrato in carica, si sente solo parlare di manette.

Di manette per gli evasori (fiscali ovviamente) e di misure per arginare la piaga dell’evasione. Dal POS obbligatorio all’incentivo (vedremo quale sarà) all’utilizzo delle carte elettroniche. In contropartita a tutti questi irrinunciabili premi la mano forte e implacabile dello Stato si abbatterà sugli evasori.

Ma quali? Quelli piccoli, quelli che per errore o per impossibilità non riescono a pagare allo Stato quello che presumibilmente avevano. onestamente o “stupidamente” dichiarato e quindi facilmente rintracciabile dai segugi del fisco.

Peccato però che con le nuove norme fiscali, che presumibilmente verranno introdotte nei prossimi mesi, sarà più semplice commettere reati per chiunque. Saranno infatti abbassate le soglie di punibilità e aumentate le pene. Intercettazioni e confische per gli evasori.

Il ritocco della legge tributaria sarà una delle priorità della nuova legge di bilancio per il 2020: verranno abbassate le soglie di punibilità e aumentate le pene per tutti gli evasori, anche per coloro che si trovano nell’impossibilità economica di poter pagare le tasse. e con introiti molto ridotti.

I Grandi evasori invece niente. Delle multinazionali, del gioco e le compagnie digitali in genere ormai è chiara la loro evasione quasi totale anche in forza dei miseri accordi che alcune di queste hanno stabilito con gli stati europei. Ma oggi si scopre che anche le banche ci hanno messo del loro. Più di 55 miliardi di euro sarebbero stati sottratti al Fisco di diversi paesi europei (4,5 miliardi sarebbero ascrivibili all’Italia). E’ quanto emerge da una inchiesta riportata dal giornale tedesco Zeit Online. Decine di banche, broker, studi legali e società di revisione sarebbero coinvolti in un'indagine avviata in Germania dalla procura di Colonia insieme ai magistrati di Monaco e di Francoforte (sole 24 ore 18 ottobre 2019).

Già le banche, quelle che sarebbero certamente avvantaggiate dall’uso di carte di credito anche per i piccoli importi. Loro che da ogni 100 euro ne incassano uno senza colpo ferire, mentre al contrario chi acquista paga di più del prezzo esposto in vetrina e chi vende riceve di meno, mentre con l’uso del contante questa distorsione, tutta a vantaggio esclusivo degli istituti di credito non v’é, salvo la commissione lasciata per il prelievo al bancomat.

Per cui, ecco che tra tasse, balzelli, manette e abbassamento della soglia di punibilità degli evasori, torna di attualità un post pubblicato nel recente passato da Lino Ricchiuti, Presidente Nazionale Movimento Popolo Partite Iva, che riporta il commento di un piccolo imprenditore costretto a abbandonare il gioco (L’impresa).
Vero o falso che possa essere il racconto, la descrizione degli impegni che gravano sulle partite iva è reale e dovrebbe far riflettere sulla necessità di una radicale revisione e semplificazione.
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"LO STATO HA VINTO , CHIUDO LA PARTITA IVA E .. "
 
1.non dovrò più umiliarmi in banca per spiegare che il mio bilancio fa schifo, non perché non so lavorare ma perché i clienti non pagano
2. non dovrò più essere costretto ad usare i fidi bancari a tassi osceni
3. non dovrò più pagare quote associative ad associazioni che alla fine dei conti ti aiutano solo ad adempiere agli obblighi
4. non dovrò piu pagare il commercialista e il consulente del lavoro
5. non dovrò mai più pagare avvocati
6. non dovrò piu comprare marche da bollo da 14,62 e poi da 16,00 per il libro giornale e il libro inventari
7. non dovrò piu pagare il canone per le licenze dei software
8. non farò più la comunicazione dati iva
9. non farò piu la dichiarazione modello unico e non pagherò più l’irpef
10. non farò piu la dichiarazione irap e non pagherò più l’irap
11. non pagherò piu gli f24 per l’inps e l’inail
12. non dovrò mai più richiedere un durc
13. non dovrò mai più pagare la cassa edile
14. non farò piu lo spesometro
15. non farò piu gli studi di settore
16. non dovrò più mandare lettere per la tutela della privacy e redigere il documento programmatico
17. non dovrò più andare a fare il corso pronto soccorso e corso antincendio
18. non dovrò mai più sentire parlare di sistri e di registro rifiuti
19. non avrò più bisogno di pagare manutenzioni di stampanti e computer
20. non dovrò più chiedere la fattura quando vado a mangiare una pizza
21. non dovrò più tenere tutti gli scontrini di qualsiasi acquisto
22. non dovrò più andare all’agenzia entrate
23. non dovrò più lottare contro l'agenzia dell'entrate riscossioni
24. non dovrò più svenarmi per pagare i finanziamenti
25. non dovrò più passare notti in bianco per pensare come fare per pagare i miei dipendenti perché grazie a voi li ho dovuti tutti licenziare ed ora tocca a te stato dargli un posto di lavoro visto che hanno famiglia e mutui da pagare
26. non dovrò più subire la gogna di processi penali con il giudice di fronte e la gabbia a destra , solo perché a volte ho dovuto decidere se pagare gli stipendi o i contributi perché non avevo alternativa
27. non dovrò vivere più con l’ansia giornaliera del postino che mi stava distruggendo la salute o aprire la pec che è diventata la nostra roulette russa ... oggi sarò vivo o affondato ?
Ora venite tutti a prendere gli immobili, venite pure la porta è aperta !
Lo Stato e le banche vogliono i muri ?? Che se li prendano. Vendete all’asta quello che volete, la porta è aperta !
Decreti ingiuntivi, atti di precetto, ipoteche, sequestri, pignoramenti, fate pure ! La porta è aperta.
PORTATE VIA TUTTO, SVENDETE TUTTO ne avete diritto con i titoli esecutivi e non dimenticate di dare  ai miei dipendenti che per me era come una famiglia il reddito di cittadinanza perché  hanno mutui da pagare,  figli da crescere e far studiare. Io mi fermo qua.

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Chissà se torneremo mai alla cara vecchia e tanto vituperata prima repubblica. Mai avrei pesato di avere nostalgia di quel passato.
  
di Lamberto Colla Parma  20 ottobre 2019 -

Le vignette di Giorgio Forattini hanno scandito buona parte della politica della prima repubblica con le caricature di tutti i principali attori della vita politica del tempo. Un tic, un’espressione un gesto erano sufficienti a delineare la caratura del personaggio, generalmente austero. Statisti, con pregi e difetti, ma pur sempre statisti. Capaci di difendere le idee del partito nel quale credevano ciecamente alla cui scuola erano cresciuti e avevano fatto carriera, dal volantinaggio al servizio nelle varie feste dell’Unità o della Amicizia, ma la scalata ai vertici doveva passare dalla gavetta.

Gli scontri erano violVignetta-governo_prima_repubblica.jpgenti ma il rispetto per la forma, la dialettica e dell’avversario erano fondamentali e condivisi da tutti. Un rispetto che ha visto il “fascista” Giorgio Almirante, in coda tra i fedelissimi del PCI, onorare la salma di Enrico Berlinguer tra le espressioni allucinate dei “compagni”. I leader del PCI, accortisi della sua presenza, Giancarlo Pajetta e Nilde Iotti, si avvicinarono a Almirante e, prendendolo sotto braccio, lo accompagnarono al capezzale dell’avversario appena scomparso. Quattro anni dopo, era il 1988, una scenetta analoga venne ripetuta alla dipartita di Giorgio Almirante, con i due che andarono a rendere omaggio al leader storico della destra italiana.

Meno di un lustro ancora e la “pulizia” incompiuta e esageratamente mediatica di “Mani Pulite” portò una ventata del speranza di rinnovamento e invece, i sopravvissuti hanno germogliato ibridi di ben basso profilo, ereditando dai “genitori” la veemenza dello scontro ma non i contenuti e lo spessore culturale.

E l’annullamento delle scuole di partito ha condotto alla educazione di arrivisti solo casualmente capaci di gestire la politica, quindi la cosa comune, come la logica e l’etimologia della parola vorrebbe.

La ciliegina sulla torta è infine giunta dalla Unione Europea nel frattempo virata dalla solidarietà tra i popoli alla trazione finanziaria “uber alle”, dignità compresa.

In questa nuova identità europea, così distante dalle volontà dei fondatori, i giovani politici della seconda e poi terza e forse quarta repubblica hanno avuto, gioco forza, il convincimento di essere dei bravi leader.

Molto bravi a ubbidire a chi ha in mano i cordoni della borsa.

Oggi le caricature sono gli stessi personaggi politici reali e le vignette le vediamo in diretta ai telegiornali.

Con l’ultima manovra abbiamo avuto conferma della grande distonia tra la dichiarazione politica e la traduzione nel documento di finanza.

“Attacco alla grande evasione” si traduce in inasprimento dei controlli sulle partite iva e sui potenziali piccoli evasori. Uno strumento essenziale per la lotta alla evasione sarà l’adozione delle carte elettroniche in alternativa al contante e concedendo così alle banche di avere nuove entrate, i commercianti a incassare di meno e l’acquirente a pagare di più per il carico del costo bancario.
“Aiuto ai lavoratori”, si è tradotto in una riduzione del cuneo fiscale pari a 5€/mese.
“Opzione Green”, leggera tassa sugli imballaggi di plastica, che però non è gradita agli industriali, gli stessi che sino a ieri plaudivano “Greta”.
Altre novità è l’aumento del prezzo delle “sigarette” delle tasse sui “giochi” ma guai a colpire le grandi multinazionali del gioco, tra le quali campeggiano degli italiani con società nei paradisi fiscali.
“Tasse sulle bevande zuccherate” per controllare l’obesità e incentivi a ristrutturale le facciate dei condomini sono le misure dedicate alla “bellezza”.

Incentivare lo sviluppo invece NIET! Anzi l’unica misura che stava semplificando un poco la vita all’esercito delle partite iva è stata alienata obbligando, anche costoro, a avere un conto bancario specifico, a adottare la fatturazione elettronica e a incaricare un commercialista che andrà a assorbire circa il 10% del misero fatturato della micro-impresa.

Complimenti per il coraggio e la fantasia e soprattutto per la coerenza dialettica e politica.

In attesa dei nuovi statisti, becchiamoci sti qui!

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(I 5 leader del pentapartito)

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E’ stata la forza di terra più determinata a distruggere lo Stato islamico in terra di Siria. Oggi il popolo curdo è lasciato solo a difendersi dalla Turchia.
  
di Lamberto Colla Parma  13 ottobre 2019 - C’è solo una parola per definire l’atteggiamento delle diplomazie occidentali in questo frangente: vigliaccheria.

E’ stato sufficiente il “cinguettio” di Donald Trump che annunciava l’intenzione di ritirare le truppe dalla Siria che le colonne dei blindati hanno lasciato le caserme turche alla volta dei territori curdi siriani e solo 24 ore dopo i missili con la “mezza luna” avevano già solcato i cieli e fatto le prime vittime civili.

Una missione contro le ultime nicchie del terrorismo islamista, è la giustificazione di Erdogan, che però lasciano aperti molti dubbi e poche speranze per il popolo curdo che occupa le terre nel nord della Siria.

E purtroppo è nota l’idiosincrasia turca verso il popolo curdo che da secoli chiede quantomeno una identità e una autonomia regionale da sempre negata con forza dalle autorità ottomane prima e turche poi.

Divieti di lingua ma anche di folklore e costumi curdi per arrivare a torture e violenze inaudite pur di cercare di negare l’identità curda. Almeno 50.000 sarebbero i morti curdi sulle coscienze turche ma è vietato di parlare di genocidio proprio per il veto posto dalla Turchia all’ONU sullo specifico argomento.8AAC8A1F-5062-4B56-B566-45D22CF28FBC.jpg

Ebbene, sino a ieri abbiamo osannato le coraggiose ragazze soldato che hanno sconfitto i terroristi del Daesh (Daesh Sigla di Al dawla al islamiya fi al Iraq wal Sham - Stato islamico dell'Iraq e del Levante-, in precedenza ISIS) subendo violenze sessuali, torture e mutilazioni prima di essere giustiziate e oggi si volta le spalle a questi, che ancora vivono nelle macerie, divenuti essi stessi prede della vendetta turca.

Avrebbe potuto essere una buona occasione per negoziare, se non uno stato indipendente una regione autonoma per il popolo curdo sparpagliato tra Iraq Siria e Turchia, e invece restiamo qui inermi a osservare un probabile nuovo massacro, perché di genocidio non si può parlare.

Attenzione ai formalismi e non alla sostanza sembra essere l’imperativo delle diplomazie occidentali, sempre più deboli e incapaci su ogni fronte.
Sarebbe sufficiente che Putin e Trump prendessero in disparte Erdogan per ricondurlo alla ragione. E invece siamo costretti a ascoltare le reazioni e le dichiarazioni, all’acqua di rosa ma con toni perentori, dei nostri diplomatici.

Erdogan, invece, è così terrorizzato dal proseguire a far quel che vuole e anzi minaccia di mandarci i profughi che “detiene legalmente”, facendo il lavoro sporco per nostro conto a fronte di un compenso di 6 miliardi di Euro donati dall’Unione Europea per nascondere le magagne agli occhi televisivi e quindi al mondo intero.

Ecco quello di cui le nostre diplomazie son capaci di fare: comprare.

Incapaci e vigliacchi, ecco quello che tutti noi siamo. Stiamo coprendo una nuova vergogna.

Da oggi i Turchi entrano di buon diritto nel club dei “Nostri splendidi Alleati”.

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Domenica, 06 Ottobre 2019 09:10

Cornuti e mazziati!

L’embargo russo, voluto dagli USA, è ora premiato con 7,5 miliardi di dollari di dazi statunitensi. Ma a quanto are c’è da essere soddisfatti. È talmente poca la preoccupazione nella maggioranza che i loro leader pensano alle elezioni, allo Jus Culturae e a far votare i sedicenni.
  
di Lamberto Colla Parma  6 ottobre 2019 -

Ma quale segno di stima! Alla vigilia di della visita del Segretario di stato Mike Pompeo, la diplomazia statunitense aveva dichiarato di non veder l’ora di lavorare con il Governo Conte Bis.

Ed ecco che, le coincidenze casuali sono beffarde, appena l’omone di origine abruzzese mette piede il Italia, il WTO annuncia di dare applicazione ai dazi statunitensi richiesti da Donald Trump a fronte degli aiuti illegali concessi a AIRBUS da parte della UE ben 15 anni fa, utili a favorire lo sviluppo e lancio di alcuni suoi modelli (A380 e A350).

Benissimo, soprattutto a fronte della reale motivazione della visita nel Bel Paese, orientata più a ricevere confidenziali informazioni dai nostri 007 circa l’Ucraina Gate che sta opprimendo Trump, che a cominciare un proficuo lavoro con i giallo rossi.cornuto-e-mazziato.jpg

Quindi, non paghi di averci obbligati all’embargo russo in seguito a una crisi generata dalla NATO, gli USA colpiscono pure l’Italia per il solo torto di appartenere a questa UE che non è più parente con quella degli albori, nonostante non si faccia parte del consorzio franco-tedesco-britannico dell’AIRBUS.

Ma, come la maggior parte degli intervenuti al dibattito hanno sostenuto, “siamo tra quelli che sono stati meno colpiti dai dazi”.

Chi si accontenta gode, recita un saggio detto popolare.

Il costo non sarà tanto salato, chi dice che sarà mezzo miliardo e chi un miliardo o forse un po’ di più ma tanto, visto che siamo nelle spese e con la lista delle coperture da completare per la finanziaria, oggi chiamata DEF (documento di Economia e Finanza), aggiungere un miliardino ai 29 previsti è roba di poco conto.

L’importante è invece pensare bene a come si andrà a votare e soprattutto chi avrà quel privilegio.

E qui si capisce come il PD, ex Ulivo, ex DS, ex PDS, ex PCI, sia veramente ossessionato dalle elezioni.
In questi frangenti drammatici per i nostri prodotti ambasciatori del made in Italy agroalimentare ecco che i vertici della sinistra tradizionale (posto che il M5S sembra ormai anch’esso tutto schierato a sinistra) tamburellano su due questioni assolutamente prioritarie per il Paese:


- l’apertura delle urne ai sedicenni;

- lo Jus Culturae (una variante giovanile e dotta dello Jus Soli che passa attraverso l’istruzione scolastica). Secondo gli ultimi dati della Fondazione Leone Moressa, sono circa 166 mila i ragazzi stranieri che hanno completato almeno cinque anni di scuola in Italia e che sarebbero dunque interessati dallo “ius culturae”.

166.000 voti da giovani stranieri che si andrebbero ad aggiungere a circa 1,5 milioni di 16 e 17enni la maggior parte dei quali voterebbero per la sinistra, almeno stando all’antico detto popolare che si “nasce comunisti e si muore fascisti” e le elezioni son belle che vinte!

“Annamo bene”, direbbe la Sora Lella.

 

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Bologna 1 ottobre 2019 - Gian Domenico Tomei, presidente di UPI Emilia-Romagna, interviene in merito alla recente dichiarazione del Premier Giuseppe Conte a proposito del futuro delle Province. Il Presidente del Consiglio, infatti, lo scorso 27 settembre ha dichiarato “le Province sono state depotenziate, o fotografiamo l'esistente e definiamo uno statuto o conviene abolirle. Io sarei per un approccio pragmatico. Mi sembra più utile sagomarle nelle loro attuali funzioni".

Per Tomei “le parole del Premier colgono l’urgenza e la necessità di completare quel processo di riordino e ridefinizione che il legislatore non ha ancora compiuto”.

Come sottolineato da Conte, serve "una riforma compiuta e definita" che identifichi funzioni certe e adeguate risorse per svolgerle. Senza questi elementi è difficile immaginare una prospettiva chiara per questo Ente, che comunque non ha mai smesso di operare per i cittadini. In questo senso, vorrei sottolineare anche la recente risoluzione della Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna, che si impegna ad attivarsi affinché la questione del riordino delle Camere di Commercio sia portata in sede di Conferenza Stato-Regioni con l’obiettivo di proporre al Governo una modifica condivisa alla normativa vigente, tenendo conto delle differenze territoriali, che porti a valore la coincidenza territoriale fra Camere di Commercio, Prefetture e Province". Proprio su queste ultime, la risoluzione sottolinea “che stanno riscoprendo una nuova centralità nel governo del territorio, dopo l’abbandono dell’ipotesi del loro superamento a seguito del risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016”.

Domenica, 29 Settembre 2019 09:31

Tutti in fregola per la sorpresa di Conte!

Devono considerarci veramente degli acerebrati se pensano di sequestrarci i risparmi e accrescere le tasse con piena nostra soddisfazione.
  
di Lamberto Colla Parma  29 settembre 2019 - “Chiedo un patto a tutti i cittadini onesti. Gli chiedo di accettare una misura nuova, una sorpresa, con cui pagheremo tutti meno", è la dichiarazione di Giuseppe Conte da New York a margine dell’assemblea ONU che ha avuto come ospite d’onore la minorenne svedese, ossessionata dall’ambiente.

Secondo il premier, portavoce del Governo Giallo Rosso, dovremmo accogliere con soddisfazione la sorpresa che consentirà, secondo la tribù di Pinocchio, di pagare meno tasse in futuro.

Dai “Future” siamo rimasti fregati già da quasi 10 anni e tutte le volte che i nostri austeri leader hanno chiesto un sacrificio temporaneo, siamo rimasti fregati.

Al contrario, le promesse elettorali, non sono mai state mantenute.

Dovremmo perciò accettare col sorriso quello che ci verrà propinato, quello che in un futuro, non si sa quale, pagheremo meno tasse (di quanto si prevede la riduzione?) ma intanto prepariamoci all’incremento.

Già perché è da quando si è insediato il nuovo governo “alieno” che spuntano idee di nuove tasse per curare l’animo e il fisico dei cittadini.

Nuove tasse sulle merendine e sulle bevande gassate per combattere l’obesità, tasse sui prelevamenti in banca di soldi già tassati in entrata e infine la sorpresa, un misero incentivo (2%) sui pagamenti con carte di credito per combattere la piaga del “nero”.

Pagheremo meno tasse così come abbiamo pagato meno le tariffe sui rifiuti da quando hanno imposto la raccolta differenziata grazia alla quale lavoriamo per le municipalizzate, ci siamo riempiti la casa di bidoni antiestetici e puzzolenti a fronte di aumento delle tariffe del 70% negli ultimi 7 anni.
Abbiamo accolto l’uso degli home banking per aumentare l’efficienza bancaria e ridurre i costi a fronte di una spesa media di 1 € per bonifico, concedendo loro una maggiore libertà a investire nella finanza e nelle operazioni spregiudicate da riversare sui clienti affezionati, talmente affezionati da accettare le modifiche di contrato unilaterali. Tanto, cambiare banca sarebbe come cambiare sanguisuga.

Tutti virtuosismi che il giovane arrampante Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, ha imparato benissimo e subito, lasciando l’antica città emiliana sommersa dai rifiuti in ogni angolo e portarla a primeggiare a livello nazionale per spese di illuminazione (sprecata) come ha evidenziato il servizio di Giovanni Floris (Di Martedi) del 24 settembre scorso.

Per combattere l’evasione fiscale sarebbe sufficiente, come ormai da un ventennio sostengono i commercialisti, far mettere in deduzione al cittadino ogni bene o servizio acquistato dalle categorie dei presunti evasori.
Mentre per un maggior uso delle carte di credito sarebbe sufficiente imporre alle banche di togliere i loro balzelli e molti verrebbero incentivati a pagare con le carte e i produttori di servizi a acquistare i POS.

Ma togliere qualcosa alle banche non si può, loro che falliscono e vengono salvate dai cittadini fregati e i dirigenti se la cavano senza pene.

Infine, vorremmo, cari signori del Governo, avere la libertà di misurare le piccole spese quotidiane, quelle che sembrerebbero irrilevanti ma che alla fine dei conti, se non mantenute sotto osservazione costante, ci fanno sballare il misero bilancio familiare. Il soldo contante ha ancora il suo “bel peso” quando deve abbandonare la mano per un potenziale acquisto, che alla fine potrebbe apparire superfluo o troppo anticipato rispetto alle esigenze e alle disponibilità del periodo.

L’uso esclusivo delle carte invece rischia di legarci definitivamente e di venire isolati dai nostri risparmi con un semplice click.

Basta raccontare favole. Se volete fregarci, fatelo, ma non pretendete di assoldarci come complici.

 

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Ogni giorno è portatore di novità politiche stravolgenti e all’insegna dell’opportunismo. Altro che bipolarismo, tanto amato dalla seconda e terza repubblica, nella quarta si tornerà ai tempi dei micropartiti che pretenderanno una rappresentanza premiata con il “proporzionale”. Il nuovo Bipolarismo Bipolare.
  
di Lamberto Colla Parma  22 settembre 2019 -

Da quel fatidico giorno agostano nel quale Matteo Salvini ha voluto fare Harakiri togliendo l’appoggio al Governo, forse con la speranza di ottenere un rimpasto a lui favorevole, le sorprese certamente non son mancate.

Dall’inimmaginabile matrimonio tra PD e M5S, fatto passare per la panacea d’Italia, ai regalini portati dai UE Magi al “Giuseppe” di turno, alla presa di posizione del “Gianburrasca” della politica nazionale, il Matteo toscano.

40 parlamentari sono già passati nell’Italia Viva, la nuova formazione “activata” dall’ex premier che invece di curare i problemi intestinali, questa volta li ha fatti venire a Zingaretti & C.

Temo che il candidato del Quirinale per il prossimo settennio non abbia centrato la similitudine; la nuova formazione renziana non ha la scadenza di uno yogurt bensì ha fatto un nuovo passo in avanti per accorciare la scadenza del PD, proprio alla viglia del nuovo accordo con i grillini per conquistare l’Abruzzo e le prossime tornate elettorali, Emilia Romagna compresa.

E che dire del povero Zingaretti che prima vede Renzi, dall’interno del Parlamento al quale a lui non è concesso di entrare salvo per fare il turista, prendere per mano il PD e portarlo a un accordo con la truppa grillina all’indomani della mossa del leader leghista, che fosse stato per il fratello dell’attore non l’avrebbe mai fatto e poi, una volta conquistate le poltrone dei ministeri, ecco che, dalla sera alla mattina, si vede sfilare 40, ai quali se ne aggiungeranno presto almeno altri 10, parlamentari che son saltati sul carro di Renzi.

Il segretario “supplente” si è dovuto consolare con il provvidenziale arrivo a corte della ex Ministra della Sanità Beatrice Lorenzin, la quale, dalla sua esperienza, potrà contribuire a curare gli effetti di un bipolarismo contagioso.

Già, non è infatti da escludere che i malumori di certa area grillina possano aprire una crepa interna al movimento tale da portare a una scissione anche nel monolitico M5S.
Da Di Battista a Paragone non devono essere pochi i dissidenti che stanno friggendo per la situazione, è solo questione di tempo!

Insomma, l’opportunismo la fa da padrone e non certamente la responsabilità, tanto inneggiata dal Conte di nome e non di fatto, seppure sia indiscutibile la sua nobile eleganza.

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Condannato a morte per vendetta, non certo per ragioni di sicurezza, Egidio Tiraborrelli 82 anni è morto lo scorso 6 settembre nel carcere di Parma.
É stato trasportato in terapia intensiva quando ormai era allo stremo, rinchiuso in carcere nonostante l’età ed il tumore ai polmoni, lo scorso 18 dicembre.

Il carcere è una tortura violenta e disumana, uno strumento di intimidazione che uccide fisicamente e socialmente.
Un istituto fallito, quello del carcere, nei numeri e nei principi ispiratori la nostra costituzione e la presenza nelle carceri italiane di quasi 800 anziani ci dice quanto questo istituto sia una tremenda, cinica macchina di vendetta e non certo un mezzo perché le pene si possano considerare percorsi umani che tendono alla rieducazione del condannato.

Negli ultimi 10 anni il numero dei detenuti over 70 in Italia è raddoppiato, ciò che chiedo alla politica, al legislatore ed alla magistratura, è avere più coraggio nella concessione di misure alternative al carcere – soprattutto ma non solo - per le persone anziane.

Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso dalla mafia, davanti alle immagini di Bernardo Provenzano vecchio e malato, quasi incapace di parlare, citò proprio alcune parole del fratello: “Ho rispettato anche chi aveva ordinato un’infinità di delitti, perché non bisogna mai dimenticare che in ognuno c’è sempre un barlume di dignità”.

Un Paese che ha deciso di ripudiare la pena di morte, sottoscrivendola anche nella propria Costituzione, deve anche rifiutare la detenzione in carcere fino alla morte, alla morte per pena, poiché questo viola i principi umanitari che sono alla base di una società che possa definirsi realmente civile.

Ci si dovrebbe domandare quali alternative alla cella possibili, come l'istituzione di reti di accoglienza, anche alloggiative, per anziani altrimenti costretti a morire nelle carceri.

Le soluzioni possono essere molte, certamente, tutte da scrivere.
Al netto dell’inutilità del carcere e dei continui inasprimenti di pene che prevedono solo e solamente il carcere come pena in un paese che da 25 anni vede il continuo calare dei reati, la morte in carcere, la morte per pena, è una vera e propria pagina triste e buia per la giustizia italiana.

Molte, troppe persone – perché di persone parliamo - sono già morte per suicidio o di morte naturale, e l’ergastolo, purtroppo, è ancora nel nostro ordinamento.
La condanna a morte per pena in questo strano paese, un paese crudele che tiene e fa morire, persone anziane e malate chiuse a chiave in una cella, trasforma la giustizia in vendetta e violenza, un luogo dove s’invecchia e si muore e mentre un anziano muore, muore la nostra umanità.


MarcoMaria Freddi

Radicale, Consigliere Comunale di Effetto Parma – Federico Pizzarotti Sindaco

Domenica, 15 Settembre 2019 06:57

Due Conti alla corte di Bruxelles

Uno di nome e l’altro de facto, ben due “conti” sono stati chiamati alla corte di Bruxelles, accolti con gli onori che si deve a certa ubbidiente e devota nobiltà.
  
di Lamberto Colla Parma  15 settembre 2019 - Nonostante gli oltre 70 anni di repubblica, la monarchia in Italia continua a possedere un notevole appeal. Eleganti e poliglotti i nostri due “Conti”, quello di fatto, Paolo e quello di nome, Giuseppe hanno conquistato il cuore del l’Europa.

Un plebiscito, un’accoglienza calorosa e quantomai generosa da parte di tutti i più alti rappresentanti dell’UE, anche di fresca nomina come la Ursula Von der Leyen, e altrettanto dai due “custodi” della NewUE, quella che nessuno vuole tranne i detentori dei poteri finanziari, l’inamidato Macron e la lady di ferro Angela Merkel.

D’altra parte il primo passaggio del Governo giallo-rosso, ancor prima di ricevere la fiducia e a meno di 24 ore dal giuramento, ha espresso la nomina di Paolo Gentiloni a commissario europeo, rispettando il diktat dell’Ursula che ne aveva imposto la data.

Un tributo dovuto per aver tirato via una bella spina sovranista dal fianco degli Uemanoidi e degli Euroinimani di Bruxelles, sospingendo al Harakiri un Matteo Salvini, isolato e sotto pressione, interna e internazionale.

E così, come d’incanto, ecco arrivare lo zuccherino all’Italia. La poltrona di Commissario all’Economia, che fu del terribile anti italiano Moscovici, offerta in segno di pace al nobile di fatto, oltre a tutta una serie di premietti per valorizzare il Conte di nome come la promessa di apertura per una soluzione a breve della ripartizione automatica dei profughi del mediterraneo “per non lasciare sola l’Italia” a affrontare il problema, e non si esclude nemmeno che possano arrivare a discutere su una maggiore elasticità di bilancio (forse perché ne avrà bisogno la Germania e quasi certamente anche la Francia).

In questo clima di festa di “maturità”, non potevano sottrarsi i padroni del mondo offrendo 138 punti di spread e spingendo la borsa di Milano in vetta nella classifica delle perfomance globali.

Lo stesso Facebook non ha perso tempo e si è allineato al gioioso clima festaiolo epurando i profili di Casa Pound ma dimenticandosi degli altri hater singoli e organizzati come i sinistri Centri Sociali. infine, non poteva mancare al banchetto nuziale giallo rosso una certa magistratura di parte, offrendo un impegno a rovistare attorno a Matteo Salvini, a cominciare dalla verifica di legittimità dei suoi voli con aerei e elicotteri dei Vigili del Fuoco e della Polizia di Stato, e non si esclude un inasprimento dell’attenzione verso un fiduciario di Salvini, quel Gianluca Savoini già osservato speciale per i suoi presunti rapporti con la Russia, di cui l’ex ministro dell’interno non ha voluto esporre in Parlamento.

Nel frattempo, forse per non abbattere l’emotività dei nuovi conduttori del vaporetto, le TV nazionali si sono dimenticate di ricordare, a ogni notiziario o talk show, della sofferenza dei migranti, dei tentativi di suicidio o di fuga che nel frattempo si registravano sulle navi ONG alla fonda delle italiche, coste come se avessero perduto di importanza.

In effetti è così. I profughi non sono più strumentali a offendere il Governo e per mettere pressione a Salvini. La loro sorte quindi tornerà nell’oblio e ne verrà data notizia solo per affondamenti di certa consistenza umana (almeno almeno 300 vittime, altrimenti non è informazione notiziabile!).

Attendiamo con fiducia l’evoluzione di questo Governo così ben voluto a “Corte”.

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Domenica, 08 Settembre 2019 08:50

I predestinati.

Il Governo dei super eroi è pronto al decollo. Quello che pareva impossibile si è avverato come nei migliori romanzi di fantascienza
  
di Lamberto Colla Parma  8 settembre 2019 - Dall’unione impossibile sono nati figli predestinati all’incarico assegnato in vita terrena e così Roberto Speranza non poteva che assumere l’incarico della Sanità, Alberto Bonafede la Giustizia e il collega Lorenzo Guerrini il ministero della Difesa così come Sergio Costa era predestinato al territorio e al mare e per concludere questa prima carrellata di supereroi Vincenzo Spadafora e Giuseppe Provenzano non avrebbero potuto che ricoprire ministeri più consoni a loro come lo Sport e il Sud rispettivamente.

Ma altri due predestinati sono in panchina pronti a intervenire in un eventuale rimpasto di governo: Francesco Boccia dal dicastero degli affari Regionali potrà correre in sostegno all’Istruzione e Lorenzo Fioramonti dagli Affari regionali al Ministero dell’Ambiente.

Un Governo che ai predestinati sono stati affiancati altri che già hanno dimostrato fantasia e alte doti non comuni.

La Ministra Paola de Micheli ad esempio, nel ruolo di Commissario alla ricostruzione, aveva invitato i terremotati del centro Italia a accendere i mutui per pagare le tasse arretrate, mentre il mancato predestinato all’Ambiente Lorenzo Fioramonti si era distinto per aver trovato la soluzione agli stipendi degli insegnanti applicando una tassa alle merendine.

E che dire del ministero all’economia che, per la prima volta nella storia repubblicana, viene dato in mano a uno storico di fama internazionale, Roberto Gualtieri, per l’appunto.

Al delicatissimo Ministero dell’Interno che fu di Matteo Salvini è invece approdata la prefetta di ferro Luciana Lamorgese chiamata dall’ex Ministro Alfano a capo del suo Gabinetto dove si trovò a contrastare uno dei periodi di maggiori sbarchi (42mila nel 2013, 170mila nel 2014, 154mila nel 2015, 181mila nel 2016) e passata anche alla storia per avere imposto i migranti ai Comuni senza alcun preavviso.

Nel Governo dei “miracoli” ci sta pure bene la redenzione della Ministra Nunzia Catalfo che invitava a sottoscrivere l’uscita dall’euro e ora si trova felicemente coccolata all’interno di un Governo europeista DOC.

Peccato che sia stata esclusa Alessandra Moretti che con la sua idea di inserire delle tendine ai crocefissi delle tombe avremmo risolto il problema della tumulazione.

All’appello manca anche Alessia Marani che si distinse per aver trovato la soluzione alle pensioni troppo basse: ipotecare la casa!

InUrsula_la_Sirenetta-Di LaGraziaFiorente - Screenshot autoprodotto.jpgsomma, tra le ampie soluzioni di rimpasto tra predestinati all’interno della compagine governativa e le “risorse” esterne scalpitanti per entrare e dare il loro prezioso contributo, questo governo ha tutte le carte in regola per concludere la legislatura e affrontare al meglio, con buone maniere e “gentiloni”, la temibile “Ursula”europea.

 

 

 

 

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Primo importante provvedimento del Governo, ancor prima di ricevere la fiducia dalle camere.

Di LGC 6 settembre 2019 - Appena il tempo di brindare e già al lavoro per non deludere l'Europa. Il Governo Giallo Rosso ha già risposto, entro i termini imposti, alla richiesta di Ursula von der Leyen, la nuova Presidente della Commissione Europea, di nominare il rappresentante italiano alla Commissione Europea. Era circolato il nome del prodiano De Castro e invece, sul filo di lana, è comparso il nome del Conte e ex primo ministro Paolo Gentiloni.

Una risposta da perfetti scolaretti di prima fila, che potrebbe valere la nomina a Commissario europeo per gli affari economici e monetari, che in precedenza fu di Pierre Moscovici l'ex ministro all'economia francese noto per non avere mai avuto particolari apprezzamenti verso l'Italia.

Paolo Gentiloni, famoso per essere un buon negoziatore, con le sue tre lingue parlate fluentemente (francese, inglese e tedesco), potrebbe aprire le strade per una nuova visione dell'Italia da parte dei nostri "splendidi alleati".
Certamente, se dovesse assumere l'incarico in sostituzione di Moscovici, il suo operato sarà molto più blindato e quindi meno libero per "difendere" delle posizioni di miglior favore per l'Italia, per buona pace di Macron e della Merkel

In Bocca al lupo al Conte "vero"!

Giovedì, 05 Settembre 2019 11:31

Conte Bis, al giuramento

Il nuovo Governo Giallo-Rosso pronto a decollare. Dal giuramento di stamane all fiducia, ancora da conquistare, in Parlamento. Da segnalare all’economia il posto è stato coperto da un “politico”. 

di LGC - Roma 5 settembre 2019 - Questa mattina la nuova compagine governativa, frutto dell’accordo Movimento 5 Stelle e PD si è presentata al Quirinale per prestare il giuramento davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il Governo così composto andrà a chiedere la fiducia delle camere nei prossimi giorni e staremo a vedere cosa accadrà al Senato dove la maggioranza scricchiola anche in forza di alcuni grillini che potrebbero “ribellarsi” all’accordo.

Curioso il fatto che al ministero economico sia stato incaricato un "politico" e non un tecnico come era consuetudine da diverse legislature. Roberto Gualtieri, classe 1966, storico e politologo apprezzato in europa.

A seguire i ministri che andranno a coadiuvare Giuseppe Conte nella avventura “Giallo-Rossa”:
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sarà proposto Riccardo Fraccaro


Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese
Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede
Ministro alla Difesa Lorenzo Guerini
Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri
Ministro per gli Affari Esteri Luigi Di Maio
Ministero per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli
Ministro per l'Agricoltura Teresa Bellanova
Ministro per l'Ambiente Sergio Costa
Ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia
Ministro per le Infrastrutture e Trasporti Paola De Micheli
Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano
Ministro per l'Innovazione tecnologica Paola Pisano
Ministro per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone
Ministro per le Pari Opportunità Elena Bonetti
Ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà
Ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola
Ministro per il Lavoro Nunzia Catalfo
Ministro per l'Istruzione Lorenzo Fioramonti
Ministro per le Attività Culturali con delega al Turismo Dario Franceschini
Ministro per  la Salute Roberto Speranza
Ministro per i giovani e lo Sport Vincenzo Spadafora

(Foto Presidenza della repubblica)

Domenica, 01 Settembre 2019 06:54

Semaforo Verde al Governo Giallo - Rosso.

Conte Bis e discontinuità. Da “Contratto di governo “ al “Programma omogeneo”, dalla riduzione dei parlamentari alla riduzione delle tasse
  
di Lamberto Colla Parma  1 settembre 2019 -

Premesso che il governo Conte bis, dal punto di vista numerico, ha maggior legittimazione del precedente potendo contare, rispetto alle elezioni del 4 marzo 2018, del 51% della rappresentanza contro il 49% del governo combinato con la lega, a sorprendere invece è come siano riusciti solo a pensare di fare un cammino insieme.

Acerrimi nemici ancor prima di trovarsi seduti ai medesimi banchi. Parole infuocate e da querela hanno dominato ogni azione dei piddini, sino a pochissimi giorni fa, ricordiamo ad esempio la disprezzante frase “Mai un Governo col partito di Bibbiano”, giusto per restare ai più recenti fatti di cronaca.
Altrettanto si potrebbe dire dall’altro fronte sia da parte di Renzi che della Boschi. Quest’ultima, in modo diretto e spudorato, ma comunque sincero, così commentava la settimana scorsa: “Continuo a pensare che il Movimento 5 Stelle sia composto da persone che sono incompetenti, incapaci e che ci hanno portato a dove siamo oggi, però io tra trovarmi Salvini premier, per i prossimi 5 anni, che può decidere il prossimo Presidente della Repubblica, che può decidere i vertici delle Forze Armate, che potrebbe avere addirittura i numeri per cambiare da solo la Costituzione, preferisco trovare una soluzione diversa piuttosto che consegnare il paese alla destra per i prossimi 5 anni, lo dico sinceramente”.

Il programma politico è quindi fatto: Evitare il voto per non perdere le elezioni.

Il programma di Governo quindi è sintetizzabile in “piuttosto che”, Salvini in questo caso ma in passato era stato “piuttosto che Berlusconi e potrebbe ancora in futuro immaginarsi il “piuttosto che ...” Di Maio o Zingaretti.

Questa è la vera politica che disgusta e fa male agli italiani e impedisce una programmazione incentrata sullo sviluppo economico, sul lavoro e sul welfare.

L’inciucio in via di essere varato, legittimo certamente ma al limite della moralità ricorda un po’ il “biscotto” di calcistica memoria, ovvero quando la squadra del cuore perde una importante qualificazione per il pareggio “programmato a tavolino” degli avversari del proprio girone.

Nel caso in questione la giustificazione adottata, fatta salvo la dichiarazione spontanea della Boschi, che sta alla base dell’’accordo “omogeneo”, il documento programmatico che sostituirà il “Contratto di Governo”, sarà redatto per il bene degli italiani, come ha annunciato Conte in conferenza stampa: “Preciso subito che non sarà un Governo CONTRO. Sarà un Governo PER il bene dei cittadini, PER modernizzare il Paese, PER rendere la nostra Nazione ancora più competitiva nel contesto internazionale, ma anche più giusta, più solidale, più inclusiva.”

Da un punto di vista più laico, l’accordo Giallo-Rosso sarà più probabilmente un piano ombrello utile al mantenimento del potere e dei benefici personali come ad esempio:
- mantenere lo scranno parlamentare sino a far maturare la pensione per l’esercito dei “prima nomina”;
- arrivare al 2022 per eleggere Prodi a Presidente della Repubblica:
- arrivare al rinnovo delle cariche delle Forze Armate e delle grandi società come ENI, Leonardo, Enel, Poste, Authority varie, Csm, Consulta, Commissario Olimpiadi 2026 ecc...
- restare sotto il “dominio” di quell’UE che non è più quella dei padri fondatori ma della finanza speculativa internazionale.

Comunque, alla fine, dobbiamo buttar giù il rospo e augurarci che almeno un po’ a questi poveri cittadini ci pensino veramente.

In bocca al lupo!

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Il Presidente Giuseppe Conte durante le dichiarazioni alla stampa dopo aver ricevuto il secondo incarico dal Presidente Sergio Mattarella.
(foto Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
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FOTO
Il Presidente Sergio Mattarella durante le dichiarazioni alla stampa, al termine delle consultazioni
(foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
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“Andiamo a comandare”. Tutti contro tutti e tutti pronti a allearsi con il diavolo pur di soddisfare i propri bisogni. La reputazione, questa sconosciuta.
  
di Lamberto Colla Parma  25 agosto 2019 -

Sembra proprio che i botti di ferragosto non intendano esaurirsi. Alla fine delle prime due giornate di consultazione il Presidente Mattarella si è presentato alla conferenza stampa con la sua proverbiale flemma leggermente incrinata.

4 o 5 giorni per trovare un accordo che possa dare alla luce un governo per completare la legislatura. Nessun’altra alternativa tecnica o balneare è prevista, in alternativa si ricorrerà alle cabine elettorali. E’ stato questo il diktat del Presidente della Repubblica e il prossimo martedi si tornerà alle consultazioni per avere indicazioni sul proseguo.

Il “povero”, si fa per dire, Sergio Mattarella deve averne sentite di tutti i colori durante i colloqui confidenziali con i gruppi parlamentari e i partiti.

48 ore straordinariamente imbarazzanti stando a sentire quello che era possibile divulgare nelle conferenze stampa post incontro presidenziale.

Talmente caotico e paradossale, quello che via via si andava a accumulare, che persino le borse e lo spread hanno reagito al contrario delle attese. La borsa di Milano è stata la migliore d’Europa e il differenziale tra i titoli di stato Italiani e tedeschi è sceso sotto la soglia psicologica di 200 punti.

Da non credere.
I grillini non disdegnerebbero di fare un Governo con i loro nemici giurati del PD, Renziano o Zingarettiano che sia, salvo che vengano accettati 10 inderogabili condizioni e in contropartita, i rappresentanti del PD, che anche nella totale crisi interna non sono riusciti a attenuare la spocchiosità,  sono però riusciti a opporre solo 5 innegoziabili condizioni  ai seguaci di Beppe Grillo.
 
Dovrebbero “solamente” rinunciare al reddito di cittadinanza, ai due decreti sicurezza, a Conte, a ridurre il numero dei parlamentari, insomma rinunciare a tutto quello che è stato fatto con la precedente coalizione.
 
Infine, nemmeno tanto a sorpresa, Matteo Salvini ha elogiato il lavoro di Luigi Di Maio e rilanciato l’ipotesi di un nuovo accordo, senza Conte, ma con un rimpasto di Governo e nuovi obiettivi condivisi, a partire dalla riduzione dei parlamentari.

Insomma, tutti contro tutti e tutti apparentemente disponibili a trattare alle loro esclusive condizioni.

Una farsa ignobile che potrebbe comunque sfociare nel Governo più strampalato di tutti i tempi repubblicani o, nella migliore delle ipotesi, a un rimpasto dell’esecutivo appena tumulato.

Sarebbe effettivamente auspicabile una rapida chiamata alle urne e che uno dei tre gruppi antagonisti, Centro Destra, Sinistra o M5S, raggiunga quella soglia del 40% che consenta di governare in totale libertà e responsabilità.

Ma così non sarà, perché reputazione e dignità sono state calpestate, tritate e alienate come nessuno avrebbe ragionevolmente potuto immaginare.

Vero che la politica è l’esercizio sublime del negoziato ma quello al quale abbiamo assistito è obiettivamente un teatrino inqualificabile.

Mattarella, pensaci tu!

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Il Presidente Sergio Mattarella durante le dichiarazioni alla stampa, al termine delle consultazioni
(foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
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Mercoledì, 21 Agosto 2019 06:54

C'eravamo tanto amati

Il Governo giallo-verde si congeda nel modo meno politico e più (dis)umano immaginabile. Da oggi iniziano le consultazioni del presidente Mattarella.

Di Lamberto Colla Parma 21 agosto 2019 - I 50 minuti di Giuseppe Conte sono stati quasi tutti destinati a un attacco personale a Matteo Salvini e in subordine alla Lega.

Una camionata di sassolini che Conte ha voluto rovesciare nell'aula del Senato prima di andare a consegnare le dimissioni al Presidente della Repubblica, con la speranza di essere riciclato per proseguire la legislatura sotto un nuovo vessillo, potenzialmente giallo-rosa piuttosto che grigio in rappresentanza di un governo mascherato da tecnico.

Anche i messaggi non verbali sono tutti contrari a Salvini il quale, prima di trovare il posto a sedere, ha dovuto attendere in piedi, come uno scolaretto espulso dall'aula, che i grillini gli trovassero uno spazio a fianco del Premier (tutti i posti del Governo erano stati occupati dai rappresentanti del M5S) che poi lo avrebbe trafitto più e più volte arrivando a umiliarlo in innumerevoli passaggi del suo discorso (a seguire il testo integrale).

Gli strafalcioni istituzionali e le scortesie umane, le assenze sgarbate, le convocazioni inopportune dei sindacati sono i primi sassolini che Conte si toglie ai quali fanno seguito i ben più duri attacchi che riguardano la Russia e il rosario. "Caro ministro, caro Matteo, se tu avessi accettato di venire qui al Senato per riferire sulla vicenda russa, avresti evitato al tuo presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti per giunta di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso…" e poco dopo rinfaccia al suo ex vice di tenere nascoste notizie che potrebbero nuocere al Paese "sul piano internazionale". A seguire quindi l'affondo sul "rosario", che la dice lunga sul misero contenuto politico del discorso ben più centrato, invece, sul piano personale, "Chi ha compiti di responsabilità - sottolinea il Premier - dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi…Matteo questi comportamenti non hanno nulla a che fare con la libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza religiosa…"

La replica di Salvini, che per segnare il distacco si trasferisce nei banchi della Lega, è puntuale e per certi versi più politica, rimarca più volte il "coraggio" delle scelte vantando anche la sua condizione di "uomo libero" "libertà". Elenca tutte le offese ascoltate da Conte — "pericoloso, autoritario, preoccupante, irresponsabile, opportunista, inefficace, incosciente" ma ribadisce che, al di là di errori, inevitabili per chi lavora, rifarebbe ancora tutto uguale, prima di immolarsi come "martire", allargando le braccia con la testa leggermente reclinata indietro e il corpo proteso in avanti (il messaggio non verbale ha la sua importanza nella comunicazione di Salvini),e dopo una leggera pausa proclama: "Volevate un bersaglio? Eccomi"

Nel quarto d'ora successivo a Salvini va andato in onda lo show dell'altro Matteo, Renzi, l'ex premier che, dopo averci ripensato torna (l'aveva mai lasciata?) in politica nel tentativo di riprendersi un pezzetto del PD.
"Oggi sarebbe facile sorridere - dichiara Renzi - ma serve un surplus di responsabilità. L'esperimento del governo populista ha fallito, il populismo funziona solo in campagna elettorale".
La questione russa è cavalcata anche da Renzi il quale ribadisce "che vinca o che perda, Salvini chiarisca la questione russa, quereli Savoini, perché è inaccettabile che permanga il dubbio sulla presunta tangente più grande della storia della Repubblica".
E infine non poteva mancare il pezzo di demagogia, riversando la colpa sul suo nemico leghista, riguardo a nuovo vento di razzismo e di odio che sta sferzando sull'Italia:
"In questo Paese si è creato un clima d'odio: come fate a non essere sorpresi quando un ragazzo nero non può entrare in uno stabilimento del Nord Est? Queste sono scene che andavano bene nell'Alabama degli anni CInquanta e questo clima non l'abbiamo creato noi".

Ed ora tocca al Presidente Mattarella, ascoltare i partiti e decidere ma, stando a come tirano le arie, è probabile che venga istituito uno pseudo governo tecnico composto da M5S e sinistra estesa.

IL DISCORSO DI GIUSEPPE CONTE

 

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Gentile Presidente, gentili Senatrici, gentili Senatori, ho chiesto di intervenire per riferire sulla crisi di Governo innescata dalle dichiarazioni del Ministro dell'Interno, leader di una delle due forze di maggioranza.
Ho sempre limpidamente sostenuto che, in caso di interruzione anticipata dell'azione di Governo, sarei tornato qui, nella sede istituzionale dove inizialmente ho raccolto la fiducia.
Questa iniziativa, tengo a precisarlo, non cela il vezzo di un giurista, né è dettata da un moto di orgoglio personale. Nasce dalla profonda convinzione che il confronto in quest'Aula, franco, trasparente, sia lo strumento più efficace per garantire il buon funzionamento di una democrazia parlamentare. Non si tratta, evidentemente, di rendere omaggio a mere regole di forma, bensì di rispettare regole che implicano sostanza politica, poste a presidio della piena tutela dei diritti di tutti i cittadini.
Il giorno 8 agosto 2019 il Ministro Salvini, dopo avermi anticipato la decisione nel corso di un lungo colloquio, ha diramato una nota, con la quale ha dichiarato che la Lega non era più disponibile a proseguire questa esperienza di Governo e ha sollecitato l'immediato ritorno alle urne elettorali. A conferma di questa decisione, la Lega ha depositato in Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo e ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione.
Siamo al cospetto di una decisione oggettivamente grave, che comporta conseguenze molto rilevanti per la vita politica, economica e sociale del Paese. Ed è per questo che merita di essere chiarita in un pubblico dibattito che consenta trasparenti assunzioni di responsabilità da parte di tutti i protagonisti della crisi.
La politica dei nostri giorni si sviluppa, per buona parte, sul piano comunicativo, affidandosi, come sappiamo, al linguaggio semplificato. È un pò il segno inesorabile dei tempi. Ma io ho garantito, fin dall'inizio, che questa sarebbe stata una esperienza di Governo all'insegna della trasparenza e del cambiamento, e non posso permettere che questo passaggio istituzionale così rilevante possa consumarsi a mezzo di conciliaboli riservati, comunicazioni affidate ai social, dichiarazioni rilasciate per strada o nelle piazze, senza un pieno e ufficiale contraddittorio. L’unica sede in cui il confronto pubblico può svolgersi in modo istituzionale, in modo trasparente, è il Parlamento, dove sedete voi, rappresentanti della Nazione e di tutti i cittadini.
La decisione della Lega di interrompere questa esperienza di Governo al fine di tornare urgentemente alle urne elettorali, la reputo oggettivamente grave e spiego perché. Innanzitutto, questa crisi interviene a interrompere prematuramente un'azione di Governo che procedeva operosamente e che, già nel primo anno, aveva realizzato molti risultati e ancora molti ne stava realizzando.
Due: questo Governo era nato per intercettare l'insoddisfazione dei cittadini che, con il voto del 4 marzo 2018, avevano manifestato il desiderio di un cambio di passo rispetto alle politiche pregresse e, per questo, mirava a realizzare un ampio disegno riformatore, che ora viene bruscamente interrotto.
Tre: questa decisione viola il solenne impegno che il leader della Lega aveva assunto all'inizio della legislatura, sottoscrivendo il contratto di Governo con il Movimento 5 Stelle. Ricordo che il contratto prevede, in caso di divergenze, l'impegno delle parti, cito testualmente: «a discuterne con la massima sollecitudine e nel rispetto dei principi di buona fede e di leale cooperazione».
Quarto: i tempi di questa decisione espongono a gravi rischi il nostro Paese. Una crisi in pieno agosto comporta potenzialmente elezioni anticipate in autunno; considerando i tempi costituzionalmente necessari per la convocazione delle nuove Camere e per la formazione del Governo, il rischio di ritrovarsi in esercizio finanziario provvisorio è altamente probabile. Nell'ambito di una congiuntura economica internazionale non certo favorevole, il nuovo Governo si ritroverebbe nelle difficoltà di contrastare l'aumento dell'IVA e con un sistema economico esposto a speculazioni finanziarie e agli sbalzi dello spread.
Quinto punto: aggiungo che questa crisi interviene in un momento delicato dell'interlocuzione con le Istituzioni europee. Siamo in avvio di legislatura e proprio in questi giorni si stanno per concludere le trattative per le nomine dei Commissari e per la copertura di altre delicate posizioni. Mi sono sin qui personalmente adoperato per assicurare all'Italia un rilievo centrale nei nuovi assetti, in linea con il prestigio e la forza economica e culturale del nostro Paese. È evidente che l’Italia corre ora il rischio di partecipare a questa trattativa in condizioni di oggettiva difficoltà e debolezza.
Sono queste le ragioni che mi inducono a valutare come fortemente irresponsabile la decisione di innescare la crisi di Governo. Per questa via, permettetemi di dire che il Ministro dell'Interno ha mostrato di inseguire interessi personali e di partito.
Considero pienamente legittimo per una formazione politica mirare a incrementare il proprio consenso elettorale, ma affinché un sistema democratico possa perseguire il bene comune e possa funzionare secondo criteri di efficienza, ogni partito è chiamato a operare una mediazione, filtrando gli interessi di parte alla luce degli interessi generali. Quando una forza politica si concentra solo su interessi di parte e valuta le proprie scelte esclusivamente secondo il metro della convenienza elettorale, non tradisce solo la vocazione più nobile della politica, ma finisce per compromettere l’interesse nazionale.
Quando si assumono così rilevanti incarichi istituzionali, peraltro sottoscrivendo un contratto di Governo e dando avvio al Governo del cambiamento, bisogna essere consapevoli che si assumono specifici doveri e specifiche responsabilità nei confronti dei cittadini e verso lo Stato, che non è possibile accantonare alla prima convenienza utile.
Far votare i cittadini è l’essenza della democrazia.
Sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile.
Le scelte compiute e i comportamenti adottati in questi ultimi giorni dal Ministro dell’Interno – e mi assumo tutta la responsabilità di quel che affermo - rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale.
Perché aprire la crisi in pieno agosto, quando ormai da molte settimane - certamente già all'esito delle elezioni europee - era chiara l'insofferenza per la prosecuzione di un'esperienza di Governo giudicata evidentemente ormai limitativa delle ambizioni politiche di chi ha chiaramente rivendicato pieni poteri per guidare il Paese?
La scelta di rinviare fino a oggi la comunicazione di una decisione evidentemente assunta da tempo - mi duole affermarlo con tanta nettezza - è un gesto di grave imprudenza istituzionale, anzitutto irriguardoso nei confronti del Parlamento, e in ogni caso suscettibile di precipitare il Paese in una vorticosa spirale di incertezza politica e instabilità finanziaria.
Peraltro, questa decisione è stata annunciata dal Ministro dell'interno subito dopo aver incassato l'approvazione, con la fiducia, del decreto-legge sicurezza-bis, con una coincidenza temporale che suggerisce opportunismo politico.
Palesemente contraddittorio appare, infine, il comportamento di una forza politica che, pur dopo aver presentato al Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo, non ritiri i propri Ministri.
Oggettivamente direi che è difficile conciliare la presentazione e il mantenimento di una mozione di sfiducia con la permanenza in carica dei propri Ministri.
Amici della Lega, per preparare e giustificare la scelta di far ritorno alle urne elettorali avete tentato di accreditare - permettetemi, maldestramente - l'idea di un Governo dei no, del non fare. Pur di battere questa fatua grancassa mediatica, avete macchiato quattordici mesi di intensa attività di Governo.
In questo modo avete offeso non solo il mio impegno personale - passi - ma anche la costante dedizione dei vostri stessi Ministri e Sottosegretari, che mi hanno affiancato sino all'ultimo giorno, con passione e dedizione, nelle attività di Governo. Grazie.
In questo modo avete offeso la verità dei fatti e oscurato le misure per rafforzare la sicurezza che i cittadini attendevano da anni: le norme anticorruzione, il protocollo di azione per la Terra dei fuochi, il codice rosso contro la violenza alle donne.
Avete oscurato tutte le varie misure adottate per accelerare e rilanciare gli investimenti: il decreto crescita, lo sblocca cantieri, le semplificazioni, il decreto Genova, il piano proteggi Italia contro il dissesto idrogeologico - per la prima volta in Italia - le norme per sbloccare i fondi per l'edilizia scolastica e per sbloccare gli avanzi di amministrazione dei Comuni. Avete calpestato le misure di protezione sociale, che insieme abbiamo adottato: quota 100, decreto dignità, reddito di cittadinanza, rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche.
Avete offuscato la miriade di iniziative, che sono valse a sbloccare opere ferme da anni, anzi da lustri: il terzo valico, la TAP, le autostrade Asti-Cuneo, Ragusa-Catania, il quadrilatero Marche Umbria, gli aeroporti di Crotone, Foggia, Reggio Calabria, il porto di Gioia Tauro, le varie misure di risoluzione delle crisi aziendali per rilanciare il Sud. È anche il vostro lavoro questo. Le varie misure per rafforzare la ricerca, per rendere più efficiente la pubblica amministrazione, per sbloccare le assunzioni nel pubblico impiego. Ricordo che adesso disponiamo, finalmente, di un unico piano tariffario per le concessioni autostradali, che ci consentirà di controllare più efficacemente gli effettivi investimenti e gli eventuali aumenti dei pedaggi.
Avete cancellato i vari provvedimenti con cui abbiamo avviato la riforma fiscale e abbiamo investito nell'innovazione tecnologica. Avete oscurato gli interventi di riforma della governance dello sport, i successi ottenuti con l'assegnazione a Milano e Cortina delle Olimpiadi invernali del 2026 e delle ATP Finals di tennis a Torino.
Questo è un Governo che ha lavorato intensamente sino all'ultimo giorno e ha prodotto numerose significative riforme, altro che Governo dei no. La verità è un'altra: all'indomani della competizione europea, il Ministro dell'interno e leader della Lega, forte del successo elettorale conseguito, ha posto in essere un'operazione di progressivo distacco dall'azione di Governo, un'operazione che ha finito per distrarlo dai suoi stessi compiti istituzionali e lo ha indotto alla costante ricerca di un pretesto, che potesse giustificare la crisi di Governo e il ritorno alle urne.
Questa decisione, tuttavia, ha compromesso il lavoro già avviato per la definizione della legge di bilancio, che avrebbe introdotto una più incisiva riforma fiscale, contenente quella che, con formula semplificata, viene correntemente definita flat tax, ma anche una riforma più complessiva, coinvolgente anche la giustizia tributaria, su cui è urgente intervenire, con la necessaria riduzione del cuneo fiscale, misure di sostegno agli investimenti e all'export, un piano di rilancio per il Sud, vari interventi nel segno della spending review, un progetto articolato e compiuto di privatizzazioni. Parimenti compromesso risulta adesso l'ampio disegno riformatore affidato al Parlamento, dove come sapete sono in corso di esame vari disegni di legge delega, che, una volta approvati, avrebbero permesso al Governo di adottare vari decreti legislativi, contenenti codici di settore mirati a riordinare la legislazione e a ridurre la burocrazia di tanti principali settori di attività.
Lo scioglimento anticipato delle Camere arresterebbe anche le riforme del codice di procedura civile e di quello di procedura penale, oltre che del CSM, pensate soprattutto per accelerare i tempi della giustizia e rendere così più competitivo il nostro Paese anche agli occhi degli investitori stranieri.
Il Paese ha urgente bisogno che siano completate le misure per rendere sempre più efficace il piano di investimenti e per favorire la crescita economica. Come sapete, abbiamo predisposto vari strumenti che con quest'incertezza rischiano di non essere adeguatamente valorizzati: la cabina di regia interministeriale Strategia Italia, la task force della Presidenza del Consiglio InvestItalia e la centrale di progettazione presso l'Agenzia del demanio.
Caro Ministro dell'interno, caro Matteo, promuovendo questa crisi di Governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al Paese. L'hai annunciata chiedendo pieni poteri per governare il Paese e, ancora di recente, ti ho sentito invocare le piazze al tuo sostegno: questa tua concezione, permetti di dirlo, mi preoccupa.
Innanzi tutto, nel nostro ordinamento repubblicano le crisi di Governo non si affrontano né regolano nelle piazze, ma nel Parlamento.
In secondo luogo, il principio dei pesi e contrappesi è assolutamente fondamentale perché sia garantito il necessario equilibrio al nostro sistema democratico e siano precluse derive autoritarie.
Caro Matteo, ispiri la tua azione alle concezioni sovraniste, e spesso ne abbiamo anche parlato. Permettimi allora di richiamare il pensiero di un sovrano illuminato lontano nel tempo, Federico II di Svevia: «Quantunque la nostra maestà sia sciolta da ogni legge, non si leva tuttavia essa al di sopra del giudizio della ragione, che è la madre del diritto».
Non abbiamo bisogno di uomini con pieni poteri, ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità. Se tu avessi mostrato cultura delle regole e sensibilità istituzionale, l'intera azione di Governo ne avrebbe tratto sicuramente giovamento. Ci sono stati molti episodi e molteplici atteggiamenti che ti ho sempre fatto notare riservatamente e, purtroppo, delle volte anche pubblicamente: ad esempio, quest'anno ho provato a partire anzi tempo per elaborare un'adeguata manovra economica. L'azione di Governo se ne sarebbe avvantaggiata enormemente; ti ho chiesto di indicarmi i delegati della Lega a sedere ai tavoli governativi, mi hai fatto attendere due mesi invano prima di indicarmi i nominativi; se avessi accettato di incontrare le parti sociali a Palazzo Chigi insieme a me e agli altri componenti di questo Governo, avremmo senz'altro accreditato agli occhi del Paese maggiore coesione della squadra di Governo ed evitato che potesse essere compromessa l'efficacia dell'azione comune.
Se tu avessi accettato di venire qui al Senato per riferire sulla vicenda russa, una vicenda che oggettivamente merita di essere chiarita anche per i riflessi sul piano internazionale, avresti evitato al tuo Presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti per giunta di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso. In coincidenza dei più importanti Consigli europei a cui ho preso parte, non sei riuscito a contenere la foga comunicativa e hai reso pubbliche dichiarazioni sui temi all'ordine del giorno, creando una sorta di controcanto politico che ha rischiato di generare confusione, non ha giovato al tuo prestigio e certo non ha contribuito a rafforzare l'autorevolezza del nostro Paese. In molteplici occasioni hai invaso le competenze degli altri Ministri creando sovrapposizioni e interferenze che hanno finito per minare l'efficacia dell'azione. Hai criticato pubblicamente l'operato di singoli Ministri, incrinando la compattezza della squadra di Governo, quando io stesso ti avevo pregato, all'indomani delle elezioni europee, di riferirmi direttamente e riservatamente qualsiasi osservazione in ordine alla composizione della squadra di Governo.
La cultura delle regole, il rispetto delle istituzioni certamente non si improvvisano, ma sono qualità fondamentali per aspirare al ruolo di Ministro dell'interno o anche di Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha compiti di responsabilità, deve lavorare a soluzioni concrete e sostenibili, senza rincorrere o addirittura sollecitare le reazioni emotive dei cittadini.
Permettimi un'ultima osservazione.
Questa in verità - lo ammetto - non te l'ho mai riferita, anche perché non riguarda specificamente i nostri compiti di Governo: chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Matteo, nella mia valutazione questi comportamenti non hanno nulla a che vedere con il principio di libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza religiosa, che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e nello stesso tempo, vedi, di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno.
Amici del MoVimento 5 Stelle, io mi sto rivolgendo alla Lega perché è il partito che ha preso l'iniziativa di interrompere l'azione di Governo, ma invito anche voi a far tesoro di questa prima esperienza di Governo. Quando si assumono incarichi di Governo, bisogna essere pienamente consapevoli delle responsabilità che ne conseguono e occorre evitare, in particolare, di lasciarsi condizionare da sondaggi, se del caso anche non favorevoli.
Bisogna lasciare che le valutazioni sull'operato di Governo siano fatte alla fine, a consuntivo.
Mi sono soffermato a lungo fin qui sulla cultura delle istituzioni, e allora permettetemi di sottolineare che quando il Presidente del Consiglio si presenta in Aula per rendere una informativa richiesta dal Parlamento, come è avvenuto in Senato in occasione della vicenda russa, il rispetto delle istituzioni imporrebbe di rimanere in Aula ad ascoltarlo, e non c'è ragione che possa giustificare un allontanamento.
Signora Presidente, gentili senatrici, gentili senatori, la crisi in atto compromette inevitabilmente l'azione di questo Governo, che qui si arresta. Ma c'è ancora molto da operare. L'Italia infatti sta attraversando un periodo di grandi trasformazioni: un «tempo di passaggi», direbbe Habermas. C'è un gran bisogno di politica con la «P» maiuscola, che significa capacità di progettare il futuro, esprimendo ad un tempo visione prospettica ed efficacia realizzativa. Occorre lavorare per offrire ai nostri giovani giuste opportunità di vita personale e professionale. Ogni giovane che parte e non ritorna è una sconfitta per il futuro del nostro Paese; se non riusciremo a trattenerli, esporremo l'Italia a un destino di inesorabile declino.
Le nostre scuole devono diventare laboratori di apprendimento, dove il «come imparare» deve essere ben più importante del «cosa imparare», e i nostri giovani devono conservare l'attitudine a migliorare costantemente le proprie conoscenze. È necessario orientare tutto il sistema di formazione verso le competenze digitali, che saranno sempre più richieste anche nel mercato del lavoro. È necessario potenziare l'intero reparto della ricerca, realizzando un sistema di coordinamento più efficace tra università ed enti di ricerca anche attraverso un'agenzia nazionale. È necessario proseguire nelle politiche di inclusione sociale al fine di recuperare al circuito lavorativo le fasce della popolazione attualmente emarginate. Ce lo impone la Costituzione: il pieno sviluppo della persona, il principio di eguaglianza sostanziale di cui al secondo comma dell'articolo 3.
Le famiglie che hanno persone con disabilità non possono rimanere abbandonate a sè stesse. Anche in quest'ambito occorre procedere con la massima sensibilità politica per lenire questo disagio personale familiare e sociale.
Contemporaneamente al progetto di autonomia differenziata, che andrà doverosamente completato - come stavamo facendo - senza però sacrificare i principi di solidarietà sociale e di coesione nazionale, è necessario varare un piano di rilancio del Sud che contenga un più organico progetto di valorizzazione degli investimenti e di incremento dell'occupazione anche nelle aree più disagiate del Paese.
La politica deve adoperarsi per elaborare un grande piano che attribuisca all'Italia una posizione di leadership nel campo dei nuovi modelli economici ecosostenibili. Guardate che partiamo avvantaggiati: in Europa già ci distinguiamo per l'utilizzo delle energie rinnovabili; dobbiamo puntare all'utilizzo delle tecniche scientifiche più innovative e sofisticate per consolidare questo primato. Abbiamo già progetti all'avanguardia - pensate - nello sfruttamento dell'energia derivante dai moti ondosi. Possiamo sfruttare nuove tecniche di produzione in base alla cosiddetta biomimesi.
L'obiettivo da perseguire deve essere un'efficace transizione ecologica in modo da pervenire a una articolata politica industriale che, senza scadere per carità nel dirigismo economico, possa gradualmente orientare l'intero sistema produttivo verso un'economia circolare che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto.
Lo sviluppo equo e sostenibile deve spingerci a integrare in modo sistematico nell'azione di Governo un nuovo modello di crescita, non più economicistico. Dobbiamo incentivare le prassi delle imprese socialmente responsabili, che permetteranno di rendere il nostro tessuto produttivo sempre più competitivo anche nel mercato globale. Confido che la cabina di regia "Benessere Italia", che ho da poco istituita, possa tornare ben utile a questi scopi, anche in futuro. È necessario promuovere le infinite vie del turismo, valorizzando l'incredibile ricchezza del nostro patrimonio naturale, storico e artistico. Questa valorizzazione deve passare anche attraverso il recupero delle nostre più antiche identità culturali, delle nostre tradizioni locali, della bellezza dei nostri borghi, dei piccoli Comuni. E mi piace ricordare che, con recentissima delibera, abbiamo stabilito che il prossimo 26 ottobre sia la giornata nazionale dedicata alle tradizioni popolari e folkloristiche.
Occorre perseguire una politica economica e sociale espansiva, senza mettere a rischio l'equilibrio di finanza pubblica e con esso il risparmio dei cittadini. Più in generale, la politica deve reagire alle sfide del mondo globale rilanciando un ventaglio di proposte e di soluzioni che più volte nei miei interventi ho riassunto sotto la formula "nuovo umanesimo". Non sto qui a riassumerle, ma è stata questa la stella polare che mi ha guidato in questi mesi di Governo.
Anche sull'Europa occorre un rinnovato slancio di responsabilità. Gli ideali che avevano nutrito le fasi iniziali del progetto di integrazione stanno via via perdendo la propria forza propulsiva e il comune edificio europeo sta attraversando una fase particolarmente critica. A questa crisi non si può certamente rispondere con un europeismo che in più occasioni ho definito fideistico, ma nemmeno si può opporre uno scetticismo disgregatore, volto a compromettere le conquiste raggiunte in sessant'anni, semmai invocando il ritorno a sovranità nazionali chiuse e conflittuali, con sterili ripiegamenti identitari. Occorre invece rilanciare, lavorare per rilanciare il progetto europeo, restituendo ad esso piena capacità attrattiva. Non si può puntare solo al rigore finanziario; occorre riconsiderare modelli di sviluppo e di crescita che si sono rivelati in questi ultimi anni fallimentari. Abbiamo bisogno di un'Europa più sostenibile, più solidale, più inclusiva, soprattutto più vicina ai cittadini, che mostri considerazione anche per coloro che abitano le numerose periferie (e non parlo solo di quelle geografiche). Occorre lavorare per rafforzare i diritti delle donne, per affrontare le nuove questioni sociali e per riconoscere nuovi diritti, ai quali l'ordinamento europeo deve offrire tutela e protezione grazie al suo raffinato sistema di tutela multilivello, che - credetemi - è unico al mondo per intensità, per completezza.
Mosso da questa profonda convinzione ho cercato, in questi quattordici mesi, di indirizzare la politica dell'Italia lungo il tracciato di un europeismo critico, ma sempre costruttivamente orientato. Con questo spirito ho affrontato le fasi più delicate di un confronto con l'Europa, riuscendo ad evitare all'Italia per due volte una procedura di infrazione per debito eccessivo, che si sarebbe rivelata particolarmente dannosa.
Anche la recente designazione di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione europea è un'operazione alla quale l'Italia ha offerto un apporto decisivo. Nel Consiglio europeo di fine giugno mi sono personalmente speso per questa soluzione, scongiurando soluzioni complessivamente meno favorevoli per il nostro Paese.
Sforziamoci di cogliere tutte le opportunità che abbiamo davanti, piuttosto che contrastare queste nuove sfide in modo sterile, compromettendo alla fine i nostri stessi interessi nazionali.
L'Italia ha la possibilità di svolgere un importante ruolo anche sul piano internazionale. Possiamo giocare un ruolo chiave per ragioni storiche, geografiche e culturali nell'ambito del Mediterraneo allargato: è una regione attualmente segnata da crisi umanitarie, da insidiosi conflitti, ma rimane comunque una terra di opportunità e nell'interesse comune occorre lavorare per garantire sicurezza e prosperità. Occorre continuare negli sforzi di promozione di una soluzione politica che ponga fine al conflitto militare che è in corso in Libia. L'Italia deve farsi interprete in Europa del ruolo positivo che l'Africa può giocare nelle dinamiche internazionali, promuovendo un nuovo modello di cooperazione fra pari, che superi del tutto i modelli del passato basati su approcci asimmetrici. Con varie visite di Stato ho promosso il miglioramento delle relazioni con Paesi che offrono grandi opportunità di sviluppo al nostro sistema economico, in primis la Cina (abbiamo aderito, lo ricorderete, alla “Via della seta», introducendo i nostri standard europei), l'India, il Vietnam, la Federazione Russa. Tuttavia, la nostra politica estera, pur in un quadro geopolitico in forte movimento, deve rimanere fedele ai due pilastri del rapporto transatlantico e del rapporto con l'Unione europea, di cui restiamo Paese fondatore.
Mi avvio a conclusione. All'inizio di quest'esperienza, quando il Presidente della Repubblica mi conferì l'incarico, dichiarai che sarei stato l'avvocato del popolo, promettendo di difendere con il massimo impegno tutti i cittadini che da subito, pur non conoscendomi, mi hanno dato fiducia e per questo li ringrazio. Proprio in ragione di questo impegno devo oggi concludere. La decisione della Lega, che ha presentato la mozione di sfiducia e ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione, oltre che le dichiarazioni e i comportamenti chiari e univoci posti in essere in questi ultimi giorni, in queste ultime settimane, mi impongono di interrompere qui questa esperienza di Governo.
Ovviamente ascolterò con estrema attenzione tutti gli interventi che seguiranno, ma voglio preannunciare che intendo completare questo passaggio istituzionale nel modo più lineare e conseguente. Mi recherò, Alla fine del dibattito parlamentare, dal Presidente della Repubblica per comunicargli ufficialmente l'interruzione di questa esperienza di Governo e rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni da Presidente del Consiglio.
Il Presidente della Repubblica, supremo garante degli equilibri costituzionali, guiderà il Paese in questo delicato passaggio istituzionale. Colgo l'occasione per rinnovargli pubblicamente la mia profonda gratitudine per i consigli e il sostegno di cui mi ha costantemente onorato.
Ringrazio tutti i parlamentari che hanno fatto parte delle forze di maggioranza per avermi dato la possibilità di servire l’Italia. Ringrazio anche tutti i parlamentari delle forze di opposizione: mi avete criticato, avete dissentito dalle mie opinioni, ma ogni qualvolta sono intervenuto in quest'Aula ho sempre colto nel vostro atteggiamento, nelle vostre parole, considerazione nei miei riguardi.
Questo incarico, quest'esperienza, mi lascia una grande eredità. Mi ha arricchito enormemente. Mi trasmette, e spero possa trasmetterla anche ai più giovani che ci ascoltano da casa, grande fiducia per il futuro del nostro Paese. Io ho potuto sperimentare di persona che, pur in un contesto molto complicato, è possibile fare politica senza inseguire affannosamente il consenso sui social, senza dover dipendere drammaticamente dal titolo di un giornale, senza mai insultare un avversario politico o inventarsi nemici dietro ogni angolo.
Potrò testimoniare che, per quanto nell'immediato sembrino efficaci gli slogan comunicativi, ancora più efficaci si dimostrano i ragionamenti politici basati sulla forza delle argomentazioni. Potrò testimoniare che quando si è chiamati a operare scelte dolorose, come varie volte mi è capitato, si può comunque ricevere l'apprezzamento dei cittadini, se si riesce a spiegare loro, in piena trasparenza, che queste scelte sono ispirate dall'interesse generale e non dal tornaconto personale.
Potrò testimoniare che, anche di fronte a posizioni radicalmente opposte, e anche questo mi è spesso capitato, vi è sempre spazio per un confronto costruttivo, per giungere a un punto di mediazione, che - attenzione - non deve essere inteso comunemente come semplice via di mezzo, ma come la soluzione più meritevole nell'interesse di tutti i cittadini.
Potrò testimoniare che, se gli incarichi sono vissuti, non come posizione di privilegio, ma come quotidiani occasioni di servire lo Stato, i sacrifici compiuti vengono ampiamente ripagati; e non solo – vedete - dall'amore che si prova per la propria patria, ma anche dall'affetto delle persone perbene, che sono la stragrande maggioranza.
Potrò, infine, testimoniare che, se si tenta di assolvere con disciplina e onore, come prevede la Costituzione, l'impegno quotidiano che comporta un munus publicum, i cittadini ci perdonano anche eventuali errori e manchevolezze personali. Potrò confermare, inoltre, che la politica è davvero quella nobile arte che ci consente - e qui cito liberamente da Martin Buber - di perseguire percorsi di razionalità nel riconoscimento delle diversità.
Ringrazio, infine, le persone a me più care, gli affetti più stretti, per i sacrifici che ho loro imposto mio malgrado e per i quali non erano affatto preparati. Questo incarico mi ha consentito di conoscere meglio l'Italia, il Paese in cui sono cresciuto, il Paese che amo immensamente. La nostra Patria ha enormi potenzialità di crescita, un immenso capitale economico, sociale e culturale, che ci viene apprezzato in tutto il mondo, direi anche più di quanto noi stessi non facciamo. Dobbiamo solo tutti impegnarci, ciascuno nel proprio quotidiano, per accrescerne ancor più il prestigio.
Viva la nostra Patria! Viva l'Italia!

 

Caro Direttore,

Il Sindaco Federico Pizzarotti ha dichiarato recentemente in una intervista alla Stampa: “Il teatrino che si è creato in questi giorni è davvero surreale. Penso che di fronte alla destra che sta nascendo in Italia e in Europa servano posizioni ferree, “immoderate” ma “responsabili”. Per ora siamo troppo appiattiti sui populisti e le loro beghe: loro sono forti perché noi sì è deboli”.

Parole da vero leader che ha parlato di posizioni ferree, “immoderate ma responsabili” rispetto alle minacce che richiedono risposte chiare, cito il climate change, che mette a rischio la sopravvivenza dei nostri figli e nipoti sul pianeta; cito in chiave nazionale la principale minaccia che è la sopravvivenza della nostra pur fragile ma sempre insostituibile Democrazia liberale.

Entrambe queste minacce richiedono leader politici responsabili che abbiano la passione e la capacità di andare oltre la prossima scadenza elettorale.
Ovvio che, se la sfida al fenomeno del climate change può essere affrontata e vinta solo sul piano internazionale, la sopravvivenza della democrazia nel nostro Paese dipende solo ed esclusivamente da noi e questo disegno può ancora essere arrestato governando ciò a cui non siamo stati in grado di rispondere.

Gli unici temi che nell’immaginario e nella percezione politica dei cittadini hanno fatto breccia e hanno permesso alle forze della società chiusa di avere tanto consenso sono il fenomeno migratorio ed il sostegno al reddito, che la propaganda alimentata dai professionisti della paura e del rancore hanno colto e sfruttato in chiave elettorale.
Ma tutto ciò che già era nelle nostre mani, il “timido” sostegno al reddito, lo strumento del REI, che coinvolgeva i servizi sociali dei Comuni in progetti di autonomia dei singoli e dei nuclei famigliari (forti del fatto che stando ai numeri dell’Inps, al momento solo un cittadino su tre avente diritto al reddito beneficerà realmente del reddito di cittadinanza, attestando come il sussidio sia un fallimento), ed una proposta di legge, Ero Straniero, che può mettere ordine al fenomeno dell’immigrazione in “casa nostra” per garantirci strumenti di serietà e attendibilità in Europa per aprire un dialogo serio di riforma della materia migratoria proponendo la nomina di un commissario al mediterraneo di cui abbiamo grande bisogno.

La Lega, grazie ad una opposizione confusionaria, divisa ed incerta, è in costante crescita – in Regione Emilia Romagna dove a breve voteremo, la sola Lega è avanti nei sondaggi rispetto all’unione di tutti i partiti della società aperta – ma rappresenta in scala nazionale solo il 20% degli aventi diritto al voto: ciò significa che gli spazi politici, in Regione e in Italia, sono significativamente ampi, sta a noi essere credibili al punto di convincere il vero partito di maggioranza – quello dell’astensione – ad avere fiducia nelle proposte del fronte aperto.

E se il punto politico del comune sentire non è il legittimo scontro di posizioni dell’opportunità di allearsi al M5S o se andare subito al voto o formare un governo di legislatura che voti la legge di bilancio, impedisca l’aumento dell’Iva e aiuti l’Italia a tirarsi fuori dal disastro economico in cui sinora questo governo di sola propaganda antimigratoria l’ha cacciata, dobbiamo ripartire da ciò che avevamo ed abbiamo, cioè lo strumento del REI e proposta di legge di governo dell’immigrazione “Ero Straniero”, recentemente presentata in Parlamento.

Poi, ultimo passaggio, ci sono la credibilità ed i racconti delle persone chiamate a rappresentarela società aperta.

Hannah Arendt seguendo nel 1961 il processo per crimini di guerra ad Adolf Eichmann, lo definì “né perverso, né sadico, ma “spaventosamente normale”.
La “banalizzazione del male” – aggiungo i racconti sulle piattaforme sociali – non è, come dice il mio Sindaco, prendere “posizioni ferree, immoderate ma responsabili”, è l’appiattirsi ai populismi e proprio perché anche i rappresentati della società aperta cadono nei populismi stile “costante campagna elettorale”, i responsabili nazionali dei partiti che aspirano alla società aperta, devono essere molto attenti alla selezione dei propri candidati alle prossime elezioni Regionali dell’Emilia Romagna, ultimo baluardo, ultima trincea alla realizzazione di quella democrazia illiberale a cui la società chiusa si ispira.

Abbiamo già vissuto passaggi che non avremmo voluto vivere, la legge Orlando-Minniti, per esempio: legge che ha spalancato – ancor più – i portoni ai rappresentanti della società chiusa, sostanza e racconto di scelte non “immoderate e non responsabili” ma votate all’inseguimento di un elettorato che – come accaduto – ha scelto l’originale.
Ed hanno scelto l’originale perché noi, rappresentanti della società aperta, non siamo stati credibili e questo, al netto dei racconti di Calenda o Renzi, personaggi politici che sono facce della stessa medaglia.

I rappresentati della società aperta non possono utilizzare le stesse modalità, gli stessi “racconti”, non possono appiattirsi ai populisti ed alle demagogie, neppure se si tratta di un vetro rotto alla stazione di Parma.

“Loro sono forti perché noi sì è deboli”, diceva il mio Sindaco ma aggiungo, siamo deboli per i racconti deboli di chi ci dovrebbe rappresentare.

Grazie ancora.

MarcoMaria Freddi

Radicale, Consigliere Comunale di Effetto Parma – Federico Pizzarotti Sindaco

Domenica, 18 Agosto 2019 06:34

I botti di Ferragosto.

Non c’è che dire, un Ferragosto con i botti come questo del 2019 non si vedeva da molto tempo. Rimandate le ferie per gli esausti parlamentari italiani, richiamati per assistere alla mega sfida a poker sotto le stelle cadenti.
  
di Lamberto Colla Parma  18 agosto 2019 -

Non c’è che dire, un ferragosto con tanti scintillanti botti non si vedeva da tempo, abituati ormai a vedere i trolley al seguito dei parlamentari uscire dal portone del transatlantico per buttarsi su Capalbio o sulle barchette proprie o di amici per godersi il tanto atteso riposo.

Da molto tempo non si sentiva più parlare nemmeno del “Governo Balneare”, tanto in voga negli anni ’60, ‘70 e ’80 quando le maggioranze erano particolarmente risicate e a farla da padrone erano i piccoli partiti che di volta in volta favorivano una o l’altra maggioranza.
Un “governo di transizione” che avrebbe dovuto durare giusto il tempo di una stagione in attesa che i leader dei partiti trovassero un accordo duraturo, almeno sino all’estate successiva.

Purtroppo, seguì il periodo in cui per la maggiore andava il “Governo Tecnico”, quello che avrebbe dovuto essere super partes e condurre il Paese seguendo scelte tecniche, responsabili e fuori dai giochi dei partiti. L’apoteosi si ebbe con l’arrivo del Governo “lodenato” di Mario Monti, tutto “Austerity” (per gli altri) e demagogia (memorabile la scenetta della frugale cena di capodanno in risposta alla provocazione del Senatore Roberto Calderoli).

A onor del vero, prima di Monti, il “Vate” dell’Austerity era Romano Prodi il quale, con quella bella faccia pacioccosa e rassicurante, ha scorrazzato dall’IRI al Governo nazionale passando per un bel periodo attraverso la Commissione Europea dove si è ben distinto per fare gli interessi d’altri e ben poco quelli dell’Italia.

Ed ora invece sembra essersi conclusa la fase sperimentale di un “Governo a Contratto”, quello “giallo-verde” per l’appunto.

Un Governo composto da due elementi in emulsione dove l’apparente solubilità è determinata dalla costante agitazione. Infatti, non appena il minipimer “Conte” ha interrotto il processo di sbattimento ecco che, come acqua e olio, i due elementi si scindono perfettamente.

E’ quello che è accaduto nel giorno di Ferragosto quando, all’ennesima provocazione di Salvini, il premier Conte ha risposto con una infuocata lettera (data lui stesso alla stampa e pubblicata sul profilo FB) nella quale l’accusava di “Sleale collaborazione .

Una lettera che è stata la miccia per i fuochi di ferragosto, alla fine dei quali tutti i leader si sono ritrovati al “tavolo verde da poker” al quale si è autoinvitato lo stesso Matteo Renzi, un campione della specialità che, con l’apertura al M5S, ha bloccato l’avanzata alle elezioni salvando di fatto il PD e i grillini da una ennesima batosta elettorale, riuscendo a prendere tempo per organizzare le file dei strampalate truppe “giallo-rosse”.

Un’efficace stratagemma che ha obbligato lo stesso Matteo Salvini a una riapertura a Di Maio, puntualmente rispedita al mittente.

Martedi 20 agosto si voterà la mozione di sfiducia a Giuseppe Conte e le ipotesi in campo sono molteplici: dal Governo Balneare a guida Conte con indipendenti, a un Governo Tecnico del Presidente, forse una nuova maggioranza M5S-PD o infine, meno probabile, una maggioranza di destra che però dovrebbe andare a cercare i soliti “responsabili”, quel manipolo di parlamentari corsari (un tempo c’era Verdini e C.) disposti a sostenere un’alleanza di Governo che da sola non avrebbe i numeri per legiferare.

Staremo a vedere quello che accadrà martedi prossimo, ma le aspettative non sono certamente rosee, qualsiasi formazione ne dovesse uscire.

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Video: https://youtu.be/6i2wGMTylAA  

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Domenica, 11 Agosto 2019 05:51

Un Italiano a Parigi.

Tra le diplomazie di Italia e Francia non è che in questi ultimi anni scorra buon sangue. Ciononostante il fascino dell’erre moscia, dopo Carla Bruni, sembra avere colpito anche dei politici di primo piano. Sandro Gozi, persa la poltrona governativa, fa il salto della quaglia e entra nello staff di Emmanuel Macron con le stesse funzioni che aveva con Renzi e Gentiloni.
  
di Lamberto Colla Parma  11 agosto 2019 -

La piaga dei cervelli in fuga ha colpito anche la nostra politica. Tra i giovani rottamatori del club renziano è Sandro Gozi il primo a espatriare verso la nazione del nuovo “Enfant Prodige” della politica europea.

Candidato per le europee nella lista di Emmanuel Macron, “En Marche” fondato nel 2016, in attesa che si liberi un posto a Bruxelles per l’uscita dei rappresentanti di Sua Maestà la Regina Elisabetta, dal 30 luglio l’ex sottosegretario agli Affari europei nel governo Renzi, ha ottenuto lo stesso incarico nel governo francese.

Considerati i tanti e delicati dossier aperti tra i due paesi transalpini, dalla questione strategico - militare Fincantieri-STX all’Alitalia, ma anche nelle telecomunicazioni dove il “corsaro” Bolloré spadroneggia tra Tim e Mediaset, o piuttosto la delicata e tragica questione libica, innescata da Sarkozy e perseguita dai suoi successori, dove recentemente altri missili francesi sono stati trovati tra le milizie del generale Haftar con il governo di Parigi che ha dovuto ammettere che i loro soldati (in passato aveva sempre mentito) sono su suolo libico.
Una operazione militare, quella di abbattere Gheddafi, utile a sostituire la predominanza ENI con la francese TOTAL.

Infine, la più recente questione aperta è quella che vede fronteggiarsi FCA e Renault con il terzo incomodo dell’Eliseo e marginalmente i partner giapponesi di Nissan.

Senza contare i rapporti nell’agroalimentare e le acquisizioni di Lactalis (Galbani, Parmalat ecc...) sfociate recentemente con l’acquisto della Nuova Castelli leader nel Parmigiano Reggiano.

Insomma di questioni di rilevanza strategica ce ne sono molte e pesanti e un Sottosegretario di Dossier riservati ne può aver avuto a disposizione molti e potrebbe fare “Buon Uso” delle informazioni nel nuovo incarico parigino.

Un dubbio lecito che ha infatti scatenato le ire di molti e diversi, alcuni dei quali addirittura chiedono di ritirargli la cittadinanza italiana e altri ancora invece hanno avanzato il sospetto che la mancata assegnazione a Milano a sede della Agenzia Europea del Farmaco (EMA era a Londra) possa avere goduto dello zampino del Sottosegretario dell’epoca. Proprio quel Sandro Gozi che si dichiara “Sovranista Europeo”, a giustificare la sua dipartita verso Parigi, mentre qualcun altro invece potrebbe dargli del Euroinomane o dell’Uemanoide, a seconda dei punti di vista.

Insomma alla sete di potere non si comanda e l’animo apolide può prendere il sopravvento pur di sedere su uno scranno importante, e chi se ne frega della dignità!

L’altra faccia della medaglia, perché un aspetto positivo bisogna trovarlo sempre, potrebbe essere che Gozi sia invece il cavallo di Troia per scardinare le resistenze francesi e aprire la strada a tanti altri nostri politici in disarmo, ma eccellenti guastatori.

Forza Gozi, avanti Renzi & C.

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Per approfondire il personaggio:
http://www.sandrogozi.it 

Foto Sandro Gozi tratta da Gallery del sito istituzionale http://www.sandrogozi.it/gallery.htm

 

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La “gogna” non è mai stata abolita e quella mediatica è abusata e per di più senza regole nonostante le briglie della privacy.
  
di Lamberto Colla Parma  4 agosto 2019 - L’ispirazione mi è arrivata con l’ennesima notizia di presunti abusi sessuali di cui sarebbe accusato un prete di Piacenza.

Abituato a selezionare i comunicati stampa e le informative che giungono dalle diverse fonti, anche istituzionali e quindi dagli organi di sicurezza dello Stato, dove alla narrazione delle varie operazioni di polizia l’arrestato in flagranza di reato è identificato con l’etnia di appartenenza e le sole iniziali del nome e cognome, rimango sempre attonito quando, come nel caso piacentino, l’uomo è perfettamente pubblicizzato con nome e cognome, parrocchia di appartenenza e via di seguito con i dettagli che man mano emergono dalla strada e dalle “talpe”.

“Fino a maggio don Nome Cognome era il parroco di “parrocchia”, una delle chiese più frequentate della città.

Un sacerdote di Piacenza, don Nome Cognome, è stato arrestato con l’accusa di aver compiuto abusi sessuali ai danni di ragazzi maggiorenni. Fino a maggio era responsabile della parrocchia di San “parrocchia” una tra le più frequentate della città. Il vescovo Gianni Ambrosio lo aveva destituito in via cautelare dall’incarico dopo alcuni esposti giunti in diocesi. Da qui è poi scattata l’indagine della squadra mobile di Piacenza.
Oltre che per abusi sessuali, il prete è indagato anche per procurato stato di incapacità. Si sospetta che il sacerdote possa aver somministrato droghe o sostanze chimiche alle sue vittime per poi commettere le violenze.
Don “Nome” si trova agli arresti domiciliari su ordinanza di custodia cautelare e nei prossimi giorni verrà ascoltato dal giudice nell’interrogatorio di garanzia”.

Questo il testo riportato da molti siti web e TV sul quale vorrei concentrare alcune considerazioni.

La presunzione di innocenza e il diritto alla privacy dove sono finite nel pruriginoso caso del prete piacentino ma stessa cosa vale anche per il Sindaco di Bibbiano (ancora agli arresti domiciliari mentre è libero il capo della associazione piemontese) e via va per i tanti politici, lavoratori e dirigenti che si siano trovati immischiati in faccende giudiziarie e opportunamente poste sotto indagine ma poi prosciolti o assolti dalle accuse, spesso pesantissime?

Inquietanti sono le ultime parole del testo sopra riportato “nei prossimi giorni verrà ascoltato dal giudice nell’interrogatorio di garanzia”.

Ma come, i delinquenti seriali, arrestati in flagranza di reato, vengono protetti nell’identità mentre un soggetto libero, sottoposto a indagine e non ancora nemmeno ascoltato dal giudice, viene sbattuto sulle prime pagine di tutti i giornali? Poi, magari, in caso di assoluzione (come spesso accade a lustri di distanza) un solo e misero trafiletto sarà dedicato a questo “mostro” che nel frattempo avrà perduto il lavoro, la famiglia, la dignità, avrà speso migliaia di euro per difendersi e per curarsi.

Ma quando questi, anche a distanza di anni, cercherà il proprio nome sul motore di ricerca tornerà alla mente la vicenda giudiziaria e le accuse ma non certamente l’assoluzione e la riabilitazione, men che meno quella sociale. Già perché quella ricerca rapida la farà certamente chi dovrebbe assegnare un lavoro al malcapitato “delinquente temporaneo” e emarginato permanente.

Domanda: per qualche spettatore o “like” in più, è etico mettere alla “gogna” un uomo o una donna libero e sottoposto solo a indagine?

Ebbene, se così fosse, ovvero che tutti accettassimo questo principio illegale, allora vorrei che venisse applicato a tutti, che siano le “fasce protette” come spesso sono i vari mascalzoni di strada o gli appartenenti alle famiglie “bene” di questa o quell’altra località.

Dalla presunzione di innocenza alla presunzione di mostruosità, un buon modo per vendere di più.

(https://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/emilia-romagna/abusi-sessuali-arrestato-un-sacerdote-a-piacenza_3223642-201902a.shtml?fbclid=IwAR0PVuJoCbO82qTUcjUMZ4Kw6pBhrte0C9vx4Yq9MiG401cQ04z4OEWuNSQ )
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Il 3 ottobre Carola Rackete sarà ascoltata nel Parlamento dell’Unione europea. Lo annuncia su Twitter il gruppo della Sinistra unitaria europea (Gue) dell’Eurocamera.
  
di Lamberto Colla Parma  28 luglio 2019 -

“Siamo lieti che interverrà per parlare dell’importanza della ricerca e del salvataggio nel Mediterraneo, sfidando Salvini e per commemorare la tragedia del 2013 dove morirono in centinaia”. E’ questo il testo del cinguettio del GUE che annuncia l’intervento della paladina dei migranti in occasione della commemorazione della tragedia avvenuta di fronte a Lampedusa 6 anni fa.

Una notizia che riempirà di gioia tutti i benpensanti, coloro i quali ritengono che tutto sia possibile, basti invocare “lo stato di necessità grave” ma solo quando pare a loro giusto, gli stessi forse che non riuscirono a prendersi una laurea nemmeno con il 18 accademico preteso dai sessantottini e si inventano scuole improbabili da scrivere sui curriculum, piuttosto che frequentare strani corsi, giusto per avere qualcosa da segnare sulla carta bianca al di sotto del nome e cognome.

Quelli che idealizzano una società “democratica” dove tutti sono buoni e cattivi si diventa sempre a causa di altri, magari di quelli che sono al governo o all’opposizione se alla guida del Paese ci sono i loro compagni di merende.

L’importante comunque è non giudicare loro nell’esercizio del proprio mandato parlamentare.

Giustappunto è di questi giorni, la notizia che i tre eroici deputati (Fratoianni, Prestigiacomi e Magi) che quest’inverno sfidarono i marosi per salire sulla Sea Watch 3 sono stati multati e perciò chiedono l’immunità parlamentare. Dalla Capitaneria di Porto era stata disposta una sanzione da 2.000 euro a testa, contestando ai tre parlamentari di essere saliti prima che sulla nave fosse eseguita la “Libera Pratica Sanitaria” (LPS).
Ma questi non ci stanno e chiedono al presidente della camera Fico di “investire con urgenza la Giunta delle autorizzazioni affinché la Camera dei Deputati dichiari l’insindacabilità dell’attività ispettiva da noi svolta”. Un mandato parlamentare che si attua “grazie alle prerogative che tutelano la libertà d’esercizio“.

Il Fatto Quotidiano riporta inoltre che Magi avrebbe dichiarato quanto sia “importante stabilire cosa sia reato e cosa prerogativa di un parlamentare”.

Non credo che sia prerogativa di un parlamentare chiedere l’indennità dalle violazioni del codice. Così facendo potrebbe un giorno chiedere l’indennizzo per avere superato i limiti di velocità giustificando un controllo sulla sicurezza stradale.

Tutto ciò si traduce in una parola: Anarchia!

... e a mio giudizio l’anarchia è ben più pericolosa del fascismo e del comunismo, il che la dice lunga sulla strada che stiamo prendendo, altro che pastasciutta che servirà!.

C’è da fare un pensiero serio sul dichiarare lo “Stato di necessità” e reagire a questi pericolosi incapaci.
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Inchiesta Val d'Enza, il presidente Bonaccini: "Basta con le strumentalizzazioni, prevalga il senso di responsabilità. La politica si unisca per far nascere qui una Commissione regionale d'inchiesta"

"Fatti ignobili, se accertati i colpevoli paghino senza sconti. La Regione sarà parte civile, e non accetto che venga gettato discredito sulle migliaia di operatori che lavorano nei servizi per l'infanzia dell'Emilia-Romagna, la cui professionalità rappresenta un patrimonio. Si metta un punto alle polemiche per trovare insieme le giuste contromisure, facendo sentire alle famiglie e alle comunità coinvolte la presenza vera delle Istituzioni. Per questo chiedo che in Assemblea legislativa tutte le forze politiche trovino le condizioni per l'istituzione di una Commissione regionale d'inchiesta che possa dare un contributo di ulteriore chiarezza rispetto ai fatti e a quanto sarà necessario porre in esser e per rafforzare le garanzie a tutela dei bambini e delle famiglie"

Bologna 22 luglio 2019– “Sui fatti della Val d’Enza sta conducendo un’inchiesta la Procura di Reggio Emilia. Gli inquirenti, a cui vanno la fiducia e il ringraziamento di tutti noi, stanno cercando di arrivare alla verità su accadimenti che, se confermati, sarebbero ignobili e dovrebbero portare all’applicazione piena delle pene previste nei confronti dei colpevoli, senza sconti per nessuno. L’ho detto fin dal primo giorno e lo ribadisco oggi: chi, incaricato di svolgere servizi pubblici delicati e cruciali quali la tutela e la protezione di minori, avesse in qualsiasi forma e per qualunque motivo abusato del proprio ruolo, andrebbe condannato senza alcun tipo di incertezza o attenuante”.

Così il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che prosegue: “Già ora, però, in attesa che si arrivi alla verità, al cui accertamento è preposta la magistratura giudicante, ci sono famiglie e bambini che stanno vivendo una situazione drammatica. Ed è ben comprensibile lo sgomento e il bisogno di verità dell’opinione pubblica, per le domande che si sono aperte e che hanno bisogno di risposte chiare, anche rispetto ai meccanismi di tutela dei più piccoli, comprese le procedure d’affido, nei quali i servizi sociali e la stessa giustizia minorile si trovano ad operare, con gli amministratori locali, sindaci in primo luogo, investiti di competenze dirette. Per questo motivo, la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha istituito un’apposita Commissione tecnica, formata da professionisti di assoluta competenza, per analizzare il sistema delle tutele nel suo insieme e individuare, laddove presenti, criticità e possibili correttivi, anche al di là delle competenze specifiche della Regione stessa. Ho voluto in questo modo dare il senso che nessuno può nascondersi dietro le responsabilità altrui: siamo tutti interessati e dobbiamo tutti sentirci impegnati a rafforzare il sistema di tutele nel suo insieme perché questo pretendono i cittadini, al di là delle prerogative dei diversi attori in campo”.

“In questo delicatissimo contesto- prosegue-, dove il bene primario dovrebbe essere in ogni caso la tutela dei minori coinvolti e delle famiglie, troppi hanno deciso di percorrere la strada della strumentalizzazione, arrivando ad utilizzare vicende drammatiche per la ricerca del consenso di parte. Questo è sempre sbagliato e lo è tanto di più quando sono coinvolti bambini. Il senso di responsabilità non deve mai lasciare il campo alle urne. Abbiamo ascoltato e letto dichiarazioni inaccettabili, accuse che nulla c’entrano con l’inchiesta, accostamenti che la stessa Procura di Reggio Emilia ha dovuto pubblicamente smentire. La campagna d’odio scatenata sui social non solo non permetterà di fare un passo avanti nell’accertamento dei fatti, ma rischia al contrario di generare altri mostri e altri reati. Chiedo che ci si fermi un attimo, dunque, e che si ponga un limite a questa escalation che rischia di travolgere tutti, anche chi non ha alcuna responsabilità né diretta né indiretta, a partire dai tanti operatori che quotidianamente lavorano per il bene e la tutela dei minori e delle persone”.

Il presidente della Regione sottolinea infatti come “una cosa debba essere chiara: nessuno si permetta di mettere sotto accusa un’intera categoria di persone che opera nel sistema di welfare dell’Emilia-Romagna. Anche qui, ribadisco ciò che dissi il giorno stesso in cui si seppe dell’avvio dell’inchiesta: non accetto speculazioni né il discredito sul lavoro quotidiano di migliaia di operatori dei servizi per l’infanzia di questa Regione, considerati fra i più avanzati d’Europa, donne e uomini che rappresentano un patrimonio comune di questa terra a prescindere da qualsiasi connotazione di parte. Operatori la cui professionalità ed esperienza può anzi essere preziosa per i correttivi che saranno eventualmente definiti”.

Dopodiché, “deve essere altrettanto chiaro che la Regione Emilia-Romagna non ha nulla da nascondere ed è anzi la prima a volere che sia accertata la verità. Abbiamo già annunciato che, in caso di processo, ci costituiremo parte civile”.

“Pongo allora una domanda: è possibile ora mettere un punto alle polemiche e alle strumentalizzazioni, da parte di tutti, e compiere insieme un passo avanti? E’ importante che la politica ritrovi un filo comune di responsabilità per individuare insieme le giuste contromisure, che non sono né di destra né di sinistra. La tutela dei bambini non può dividere gli schieramenti e i partiti. Ed è compito di tutti far sentire alle famiglie e alle comunità coinvolte la presenza vera delle Istituzioni, capaci di dare loro le risposte che servono”.

“Auspico che la risposta sia positiva- afferma il presidente-. E chiedo per questo che in Assemblea legislativa le forze politiche, tutte, trovino le condizioni per l’istituzione di una Commissione regionale d’inchiesta che in maniera concreta e in tempi certi possa dare un contributo di ulteriore chiarezza rispetto ai fatti e a quanto sarà necessario porre in essere per rafforzare le garanzie a tutela dei bambini e delle famiglie. Sia appunto questo l’obiettivo della politica- chiude Bonaccini-: la protezione dei minori e la tutela delle persone".

 

 

Il mercato degli affidi vale dai 3 ai 5 miliardi. A farne le spese dei poveri bambini e dei genitori in difficoltà, non sempre nella indisponibilità di assolvere a pieno al loro ruolo genitoriale. Poveri e espropriati dell’unica ricchezza rimasta: l’affetto.
  
di Lamberto Colla Parma  21 luglio 2019 -

Sconcerta come il caso di “Bibbiano” non occupi più spazi televisivi o giornalistici in generale. Sparito, sublimato nel “cloud” elettronico senza lasciar più tracce.

Le ormai note “campagne di distrazione di massa”, compiute con il supporto del “demenzial reality di turno“ e la creazione di casi diplomatici o politici inesistenti, come se fossero l’ultima spiaggia per il governo in carica, stanno conquistando ogni spazio utile di informazione.

Insomma a occupare gli enormi spazi dell’informazione sono sempre le stesse cose, trite e ritrite, mostrate o commentate via via da tutti, terze, quarte e quinte linee dei movimenti, tutti con il medesimo foglietto consumato che si passano per rilanciare i medesimi proclami di regime contro quello o quell’altro o quella o quell’altra posizione governativa.

Commenti banali, inutili, il cui spessore politico è lo specchio della capacità critica di questo Paese, dove gli ignoranti vanno avanti e i bravi vanno via o lavorano come “schiavi” per sostenere la baracca.

C’è poi un terza parte che, troppo frequentemente, riemerge ma che puntualmente torna rapidamente nel dimenticatoio. Quelli dal mostruoso cumulo di peli sullo stomaco che non han pietà dei più deboli, degli anziani, dei profughi o dei bimbi e sfruttano per sé i sostegni destinati a queste persone in difficoltà.

Delle ONG e delle ONLUS che sfruttano i profughi ormai è cosa consacrata, mentre l’orrendo caso di Bibbiano ha riacceso i riflettori sul “mercato dell’affidamento”. Già il disgustoso caso del “Forteto” (1978) era caduto nell’oblio troppo presto. Giusto per memoria, all'interno della struttura si commisero abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili che erano stati dati in affidamento dal Tribunale dei minori alla comunità.

Invece, nel 2013, a Mattino 5, in studio, ospite di Federica Panicucci, l'avv. Francesco Morcavallo Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna, interviene a spiegare lo scandalo del “mercato dell’affido”, lasciando sconcertata la povera Panicucci, incredula di quello che stava ascoltando. In un drammatico passaggio, l’avvocato in studio, sottolinea come “le cause siano di tipo economico e di controllo sociale. Questi bambini che vengono sottratti alle famiglie entrano in un circuito di mercato, il mercato degli affidamenti. “ Un interesse economico, ha continuato l’avvocato Morcavallo, enorme che vale tra 1,5 e 2 miliardi di euro. In un recentissimo intervento il dottor Meluzzi invece quantificava in almeno 5 i miliardi che gravitano su questo immorale mercato.

Ciononostante, a 6 anni di distanza dalla limpida pubblica denuncia dell’avvocato Francesco Morcavallo, l’atroce realtà è emersa a Bibbiano ma c’è da crederci potrebbe essere un fenomeno ben più diffuso di quanto si possa immaginare. Uno scandalo nazionale da far accapponare la pelle. E perciò, a titolo strettamente conoscitivo, val la pena di ascoltare il dibattito registrato da Radio Radicale lo scorso 18 luglio “Figli sottratti, angeli e demoni, un omicidio non dei corpi ma delle anime”.

Ebbene, di questa orrenda schifezza non se ne parla più. Tutte le forze politiche dovrebbero fare quadrato su una vicenda dai risvolti “horror” come questa punta dell’iceberg di “Bibbiano” e invece è calato il silenzio quasi assoluto. Solo qualche libero post sui social richiama l’attenzione e chiede chiarimenti, ovviamente inascoltati.

La stampa di regime tace e il popolo bue soffre delle vicende drammatiche dei concorrenti di “Temptation Island” e... Buonanotte!
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Mattino 5 - 2013 - in studio, ospite di Federica Panicucci, l'avv. Francesco Morcavallo Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna:
https://www.facebook.com/578787435861540/videos/717962691995463/ 

Radio Radicale 18 luglio: https://www.radioradicale.it/scheda/579780/convegno-sui-figli-sottratti-angeli-e-demoni-un-omicidio-non-dei-corpi-ma-delle-anime

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