Domenica, 19 Gennaio 2020 10:06

Reggio Emilia: Angeli o Demoni?

Bibbiano, la chiusura delle indagini non solo conferma ma aumenta a 108 i capi d’accusa. Ora i “sinistri” torneranno con i piedi sulla terra e la pianteranno di difendere con i loro “princìpi universali” i propri adepti e con gli stessi princìpi invece infangare i loro avversari politici?
 
Di Lamberto Colla 19 gennaio 2020 - A Bibbiano, in provincia di Reggio Emilia, come tutti sanno, è scoppiato uno scandalo di gravità immensa, relativamente a presunti abusi su minori e affidamenti "personalizzati" con sottrazione  ingiustificato dei bimbi dalle famiglie d'origine per essere “traslocati” verso famiglie affidatarie, spesso non tradizionali. Un meccanismo che, secondo quanto scaturito dalla indagini, sarebbe stato indotto anche da forzature e pressioni psicologiche realizzate nei confronti dei bambini stessi trasformando essi stessi in accusatori dei genitori. Una storia perversa che ne ha dell’incredibile (e auguriamoci che non sia vera!) che ha occupato le prime pagine dei giornali per un po’ di tempo, e comunque non tanto quanto fossero stati coinvolti soggetti che non appartenessero al mondo della sinistra e dei loro protetti. Ed è stato proprio per questo che, quasi da subito, si è avviata una vera e propria operazione di "camouflage".

I  "media", i buon pensanti (Bonaccini compreso) con la complicità di una commissione regionale all'acqua di rosa e infine con il contributo dell'intellighenzia montante delle "6000 sardine" è tutto rientrato e non più oggetto di attenzioni. E' stata tutta una strumentalizzazione, “Io ritengo assurdo che si continui a parlare di Bibbiano” sosteneva Sartori il leader delle sardine, seppure la frase fosse stata condita di buon generalismo demagogico, invitando perciò i politici a non proporre slogan che colpiscano la pancia bensì orientino i messaggi ai cervelli.
Insomma, dopo la satira politica, buona parte dei simboli universali ecco che i "sinistri" vorrebbero l'esclusiva anche sugli slogan.
 
Purtroppo per loro, chissà se per errore o per vendetta, ecco che a pochi giorni dalle elezioni riaccendersi i riflettori su Bibbiano, con nuove sconcertanti rivelazioni fuoriuscite con la comunicazione di chiusura delle indagini che vede confermati 26 indagati e 108 capi d'accusa mentre inizialmente erano 106:  peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. 
 
Le ipotesi accusatorie sono tutte confermate, al Pd rimane poco da contestare. il procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Marco Mescolini scrive, in riferimento alla chiusura indagini: “La massiccia attività istruttoria” effettuata mediante consulenze, interrogatori, analisi dei documenti, ha reso possibile “non solo di confermare le ipotesi accusatorie già riconosciute dal gip in fase cautelare“, ma anche “di integrare il quadro probatorio in relazione a talune non riconosciute dal gip stesso in fase di emissione misura e anche di individuare nuove fattispecie”.
 
Particolari da film horror utilizzati per alterare "lo stato psicologico di minori” oltre a  aver posto in uso, in alcuni casi, la “macchinetta dei ricordi” strumento a impulsi elettromagnetici il cui uso non è mai stato riconosciuto dall’ordine degli psicologi in Italia. Un quadro che si complica se si introduce l’elemento delle amicizie e della ”ex” (della principale indagata) la quale sarebbe anche molto prossima al movimento delle “sardine”, cosa che giustificherebbe la difesa incondizionata del “sistema Bibbiano”.
 
Insomma, da un lato Reggio Emilia è meta di professionisti e ricercatori che, in processione da tutto il mondo, vengono per "imparare" la gestione degli asili e dall'altro è il territorio che ospita il malefico esempio di immorale gestione dei bambini che, se dovessero confermarsi le imputazioni, ci sarebbe da chiamare un esercito di "esorcisti" per bonificare ogni angolo della provincia.
 
Ma se un fatto così grave e estremo è accaduta in un luogo di eccellenza educativa, cosa mai potrà venire scoperto se l’indagine si estendesse in altri e meno "civili" angoli della nostra lunga penisola?
 
(Fonti)
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/24325-il-%E2%80%9Cmercato-degli-affidamenti%E2%80%9D-lo-schifo-gi%C3%A0-noto-ma-%E2%80%9Ctollerato%E2%80%9D.html 
 
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/24355-inchiesta-val-d-enza,-bonaccini-basta-con-le-strumentalizzazioni.html 
 
https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/24031-e%E2%80%99-proprio-vero-che-mangiano-i-bambini.html 
 
 http://www.ilgiornale.it/news/cronache/inchiesta-angeli-e-demoni-ecco-cosa-facevano-katia-bambina-1718677.html
 
https://www.imolaoggi.it/2020/01/17/bibbiano-indagata-fadia-bassmaji-offre-ospitalita-a-sardine/ 

Nella foto di copertina Castel Sant'Angelo, uno dei luoghi nei quali è ambientato il romanzo "Angeli e Demoni" di Dan Brown.
 

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di redazione Parma Novotel, 18 gennaio 2020 ore 14,00 - Ultimi giorni di campagna elettorale e tutti i leader di partito sono in giro a cavalcare gli stessi palchi nel tentativo di convincere soprattutto gli indecisi, coloro che faranno la differenza in questo scontro che si preannuncia al fotofinish tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni.

Ieri Giorgia Meloni è partita da Piacenza, incontrando gli elettori alle 11,00, poi ha fatto tappa a Parma alle 14,00 dove si è esibita in un talk show condotto da Pietro Adrasto Ferraguti e infine l'hanno accolta a Bologna in serata.
"La vittoria è alla portata e il fatto stesso che si parli di questa opportunità dovrebbe fare interrogare la sinistra, indipendentemente da quale sarà il risultato, su che cosa abbia sbagliato. Fino a cinque anni fa non era nemmeno lontanamente pensabile l'ipotesi che il Centro destra potesse vincere in Emilia Romagna. Siamo vicini a una rivoluzione, non solo per i cittadini della regione, che qui hanno sempre conosciuto sempre e solo la sinistra, ma per l'Italia intera perché se dovessimo vincere qui penso come sia evidente quello che sia distante quello che accade nel "Palazzo" da quello che vuole la gente." Così Giorgia Meloni ieri pomeriggio a Parma di fronte al folto pubblico di ammiratori che l'ha attesa al Novotel. (LGC)

 

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Giorgia Meloni, dopo l'incontro di Piacenza (11,00) farà tappa a Parma, al Novotel di via Trento, 9. Un'occasione di incontro con i parmensi e con la stampa.

Di LGC Trecasali 18 gennaio 2020 - Giorgia Meloni continua a suscitare sempre maggiore interesse anche in ragione della sua cavalcata verso la vetta delle persone più influenti al mondo. Infatti, come ormai è noto, la leader di Fratelli d'Italia è stata inserita, dalla rivista The Times, addirittura al 20esimo posto del ranking globale.

In attesa di vederla nel pomeriggio di sabato 18 gennaio, ore 14,00, all'hotel Novotel di via Trento, 9, i candidati parmensi si sono presentati a Sissa Trecasali accompagnati dal coordinatore provinciale Stefano Bosi.
Gaetana Russo, avvocata di Salsomaggiore Terme, tra i punti di intervento del suo programma metterà le infrastrutture e i ponti. Fattori indispensabili per lo sviluppo economico e sociale dei territori. E per tale ragione, nella prossima settimana, incontrerà Danilo Coppe, il noto esperto di esplosivi, chiamato sia per la demolizione delle "Vele" sia di quel che restava del Ponte Morandi di Genova. Un impegno, quello di consigliera regionale che, se verrà eletta, espleterà con competenza avendo assunto, in passato, anche incarichi nella pubblica amministrazione.

E' stata quindi la volta di Daisy Bizzi a intervenire, imprenditrice e vice sindaco di Noceto, la quale ha posto l'accento sulla ormai approfondita conoscenza delle difficoltà che si incontra a amministrare, in particolare facendo esplicito riferimento alla eccessiva burocratizzazione. I punti fondamentali sui quali impernierà il suo eventuale mandato amministrativo regionale saranno orientati alla "sburocratizzazione", a favorire l'attività commerciale in ogni luogo, anche i più marginali, a "spendermi per il territorio", inteso come ambiente, agricoltura e attività umana, il tutto però ponendo la "famiglia" al centro di tutto.

A Massimo De Matteis il compito di chiudere la serata della "bassa" che, a suo dire "come la nostra provincia merita molto di più". Nello specifico anch'egli fa riferimento alla questione delle infrastrutture e alla loro fragilità. Ricorda ai presenti le sue esperienze di sindaco di montagna e di consigliere provinciale , occasioni nelle quali ha avuto modo di scontrarsi con "centrocrazia bolognese".
"Siamo forti nelle idee, conclude De Matteis, e abbiamo le donne e gli uomini per realizzarle".

 

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Salvini: OH Ragass!, o il 26 gennaio o mai più! Quindi invita tutti a Maranello sabato prossimo alle 3 del pomeriggio, "che è l'unico rosso che ci piace".

Di LGC 13 gennaio 2020 - "L'aria è frizzantina, - dice Matteo Salvini dal palco di Parma, abbiamo fatto due passi in centro a Parma senza dire niente a nessuno e quando vieni fermato da ragazzi, commercianti che ci dicono, "forza non mollate che questa è la volta buona, vuol dire che c'è. Più di 1000 persone a Borgotaro, una domenica sera, siamo stati a Tornolo a Noceto …" Un passaggio è dedicato anche all'agricoltura e al rischio che in Europa vogliono mettere il semaforo rosso al Parmigiano Reggiano che fa male!. "il 26 non è solo un voto per la Regione, sottolinea Salvini, ma c'è qualche genio in Europa che vuole mettere il bollino rosso sul parmigiano reggiano che fa male, guai a chi vuole distruggere la nostra agricoltura i nostri sapori, vogliono mettere fuori norma il parmigiano reggiano e il prosciutto di Parma e noi, a difendere gli interessi italiani che abbiamo a Bruxelles… Gentiloni. OH Ragass!, o il 26 gennaio o mai più e non la faccio lunga perché è il nono incontro di oggi, poi a Salsomaggiore!..." Infine invita tutti per sabato prossimo a Maranello alle 3 del pomeriggio, "che è l'unico rosso che ci piace" chiosa l'ex ministro dell'interno.

(Foto di Francesca Bocchia) 

A seguire l'intervento completo:
https://www.facebook.com/salviniofficial/videos/matteo-salvini-a-parma-130120/461186241501018/ 

Una volta era il “sabato sera” il momento di maggior rischio stradale mentre ora ogni giorno è a rischio di alcolisti e drogati.
 
Di Lamberto Colla 12 gennaio 2020 -

Tutti gli interventi legislativi e punitivi adottati per contenere il numero degli incidenti mortali determinati da un eccessivo uso di alcol e droghe alla guida non hanno sortito l’effetto sperato.

Dai limiti ben contenuti del tasso alcolemico consentito, all’omicidio stradale, nulla è servito per ridurre gli incidenti e i morti sulla strada.

Gli ultimi giorni sono stati particolarmente funesti. Dalla strage in altoadige, dove una sola auto ha sbaragliato una ventina di giovani 7 dei quali non ce l’hanno fatta e altri 10 sono ancora in ospedale, piuttosto che le due ragazze di Roma, falciate da un giovane che ha la “sfortuna” di essere il “figlio di” e perciò le cronache giornalistiche ne hanno mantenuti accesi i riflettori per troppo tempo.

Le condizioni meteo, la strada a alta densità di traffico, il tasso alcolico e probabilmente anche il gioco idiota di attraversare le strade con il semaforo rosso, potrebbero, in parte o tutti i fattori, avere contribuito alla tragica fatalità.
Se poi un principe del foro come l’avv. Franco Coppi si scontra con una regina dei tribunali come l’avvocata Giulia Bongiorno ecco che l’attrattività mediatica si eleva all’ennesima potenza.

Della nuova tendenza giovanile iniziano a manifestarsi segnali uno po’ ovunque.

“Erano in tre scrive LA NAZIONE il 9 gennaio scorso , martedì alle undici di sera, a "sfidare" il pericolossimo viale Alessandro Guidoni, il trait d’union tra la bretella autostradale di Peretola e l’inizio della circonvallazione cittadina. Si tratta della terribile moda (quella di giocare con il destino buttandosi all’improvviso nella carreggiata), che sta prendendo piede tra i giovanissimi?”

Questa sarebbe quindi l’ultima idiota moda per drogarsi di adrenalina. Un modo per distruggere la propria vita, la propria famiglia e l’altrui di un ignaro e sfortunato automobilista, padre di famiglia, che si scontra con la “ganzata” andata male di qualche stupido giovane.

In generale comunque le stime di Istat e Aci, basate sui dati preliminari relativi al primo semestre 2019 e pubblicati a fine anno, sanciscono che la mortalità stradale in Italia continua a crescere, soprattutto sulle autostrade con un +25%.

I dati evidenziano un calo, rispetto allo stesso periodo del 2018, sia di incidenti con lesioni (-1,3%) che di feriti (-2,9%) mentre aumentano le vittime (+1,3%). Dal 1° gennaio al 30 giugno scorso, gli incidenti sono stati 82.048 (in media, 453 al giorno: 19 ogni ora) e hanno causato 1.505 morti (8 al giorno: 1 ogni 3 ore) e 113.765 feriti (628 al giorno: 26 ogni ora).

Non so come si possa fare a contrastare un tale e complesso fenomeno.

SI potrebbe iniziare con una più ferrea e severa educazione sin dalle elementari, un contrasto molto più incisivo allo spaccio di droghe nelle discoteche e luoghi di ritrovo dei giovani (vedi servizi delle Iene del passato e di Striscia la Notizia del 19 dicembre 2019) e infine con strumentazioni da applicare alle vetture che inibiscano la guida a chi presenta sintomi di alcolismo o sia in stato confusionale per qualche ragione anche diversa dalla stessa droga.

Se la tecnologia digitale legge i nostri stati umorali e ci propina dei messaggi promozionali in sintonia con i nostri messaggi non verbali, la medesima sofisticata e collaudata tecnologia non potrebbe essere adattata e messa a disposizione delle case automobilistiche e della pubblica salute?

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Stefano Bonaccini sembra piacere più di Lucia Borgonzoni e si mantiene in vantaggio sulla rivale in vista delle elezioni regionali in Emilia Romagna del prossimo 26 gennaio. Ma decisive potrebbero essere le liste collegate ai candidati presidenti che vedrebbero il Centro Destra sorpassare il Centro Sinistra. Questo è quanto risulta dal sondaggio nato dalla collaborazione tra agenzia Dire e Istituto Tecnè, con interviste effettuate il 30 e 31 dicembre su un campione di mille persone.

Il tasso di incertezza è però elevatissimo:  tra incerti e astenuti il valore si colloca al 41,5%.

Bonaccini, candidato del centrosinistra, si legge nel report Dire/Tecné,  è avanti nel gradimento rispetto alla rappresentante del centrodestra: positivo il giudizio dell’attuale presidente di Regione per il 39%, mentre la Borgonzoni si ferma al 31%. Più staccato Simone Benini, candidato del Movimento Cinquestelle, che ottiene un giudizio positivo dall’8% e Marta Collet di Potere al Popolo che si attesta al 3%.

Bonaccini è avanti anche nelle intenzioni di voto: il 44% sceglierebbe lui, con Borgonzoni ferma a 43% e Benini a 7,5%. Gli altri candidati al 5,5%. Ma la grande fetta di incerti o astenuti (41,5%) lascia aperto ogni discorso fino all’ultimo giorno.

Cosi’ come decisive potrebbero rivelarsi le intenzioni di voto alle liste collegate ai candidati presidenti.

Ad oggi il centrodestra e’ stimato al 44% e Bonaccini al 42,5%.

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Per votare con HOPINION: 

 

 

 

Orientamento al voto in Emilia Romagna

I sondaggi indicano che in Emilia Romagna sia un testa a testa tra Stefano Bonaccini, Governatore uscente, e Lucia Borgonzoni la sfidante in carico alla Lega. Ma, secondo il sondaggio Dire/Tecnè del 10 gennaio 2020, l’incertezza è diffusa per il 41%. Una cifra elevatissima che vorremmo verificare.

Come al solito la opinione che esprimerete sarà totalmente anonima.

A quale, tra questi candidati, vorreste vedere seduto al vertice della Regione Emilia Romagna? (in ordine alfabetico)

 

 

Interviste a quattro candidati dei due maggiori schieramenti a sostegno di Bonaccini e Borgonzoni:  Matteo Daffadà – Massimo De Matteis - Nicoletta Paci  e Cecilia Zanacca

di Francesca Caggiati Parma 10 gennaio 2020 - A poco più di due settimane dalla tornata elettorale che vede il rinnovo delle cariche di Governatore e Consiglieri della Regione Emilia Romagna, incontriamo quattro candidati – due uomini e due donne - casualmente scelti tra i due principali schieramenti politici di centrosinistra e di centrodestra.
Sono state poste loro le stesse domande per capire meglio non solo le motivazioni personali e politiche della loro candidatura, ma anche le priorità che secondo loro andranno affrontate e i vantaggi che Parma e il suo territorio provinciale trarrebbero dalla loro elezione.

Iniziamo, per “cavalleria” o meglio dovrei dire per affinità di genere, con le due candidate donne Nicoletta Paci – nelle liste di Stefano Bonaccini, Presidente in carica di centrosinistra – e di Cecilia Zanacca – sostenitrice dello schieramento di Lucia Borgonzoni, Presidente in corsa per il centrodestra.

- Qual è il motivo principale che l’ha spinta a candidarsi alle prossime elezioni regionali?
Paci: “È una domanda ricorrente per un candidato. Mi sono candidata perché mossa da spirito di servizio e amore per il mio territorio e le persone che lo vivono. Mi sono candidata perché sono orgogliosa di vivere in una comunità accogliente, solidale, industriosa, piena di idee e di capacità. Nei miei sette anni da amministratrice della città Parma l’ho guardata anche dal punto di vista delle minoranze che la compongono. È un modo di fare che mi appartiene, avendo studiato altre lingue, culture altre, sono portata a considerare le diversità, le piccole componenti come una ricchezza, come un colore che aggiunge vivacità. Mi sono candidata perché Parma mi ha insegnato che è più complesso amministrare considerando e dando possibilità a tutti, ma è molto più giusto ed efficace. Si tratta di un salto di qualità culturale. Che porta equità ma anche una visione allargata, un pensiero ampio alle persone e ai servizi. Vogliamo chiamarlo il lato buono della globalizzazione? In questo momento ho scelto di impegnarmi in questa corsa elettorale proponendomi per tracciare in Regione un cammino che possa essere all’avanguardia, un modello che ci consenta di fare un passo avanti, tutti insieme, senza scordare nessuno”.

Zanacca: “Banale dirlo, ma per cambiare un modus operandi che sta appiattendo il nostro Paese, la nostra Regione e ancora più per ridare fiducia a noi cittadini. Una fiducia che da tempo sta venendo sempre meno nei confronti delle istituzioni. Per fare si che i risultati perseguiti dall’amministrazione regionale non siano una mera ovazione a fini elettorali ma semplicemente un momento di seria comunicazione con i cittadini”.

- Perché gli elettori dovrebbero esprimere la propria preferenza scrivendo il suo nome?
Paci: “Come amministratrice ho visto in prima persona quanto sia importante, per una città laboriosa come la nostra, avere un appoggio in Regione. E’ necessario per Parma avere un filo diretto con la Regione per portare avanti le innovazioni e le politiche che ci stanno a cuore e che significano un sicuro avanzamento per la nostra città. Nell’Assemblea della Regione Emilia-Romagna la mia voce sarà per le istanze del nostro territorio. Sui punti che il Presidente Bonaccini ha tracciato: Scuola e Istruzione, Ambiente, Sanità, Parità di Diritti di tutti e tutte. La Regione in questi ultimi cinque anni, con Stefano Bonaccini e la sua Giunta, ha dato prova di una grande capacità di azione positiva e i numeri lo stanno a dimostrare. Vorrei far parte del prossimo percorso a fianco di questa città e di questa Regione che hanno molti punti in Comune, ma dove Parma può anche rappresentare un territorio apripista e una comunità propositiva più di altre”.

Zanacca: “Perché no? Scherzo naturalmente. Chi mi conosce sa della mia passione politica accompagnata sempre da attenzione per il territorio nei suoi vari aspetti; dalla qualità della vita, al mondo del sociale, della scuola e dell’impresa. Sono una parmigiana doc, legata alla sua città di cui conosce i pregi e le necessità. Necessità di cui, ahimè, l’attuale amministrazione locale, incoraggiata dalla pari amministrazione regionale, sembra non importare molto”.

- Quali sono secondo lei le tre priorità dell'Emilia Romagna?
Paci: “Lo slogan “Fare dell’Emilia Romagna la regione della conoscenza” mi appartiene. Per i prossimi dodici mesi siamo Capitale Italiana della Cultura, abbiamo istituti scolastici che dialogano con l’economia della città e della provincia, abbiamo l’Università migliore d’Italia. Parma è città della conoscenza. E lo sarà sempre più con una Regione che investa sulla Scuola: dal nido fino all’Università. Il Lavoro è ovviamente l’altra priorità principale. La formazione gioca un ruolo fondamentale: dovrà saper aiutare i nostri figli non solo ad acquisire formazione e competenze, ma a restare nella propria terra. L’Ambiente è l’altro tassello, se vogliamo complementare alla formazione di una cultura ambientale nei cittadini, ma per il quale bisogna concretizzare presto con una conversione economica e sociale che ci porti alla transizione verso le energie rinnovabili e l’economia circolare”.

Zanacca: “Come prima cosa sicuramente passare dal centralismo regionale al decentramento territoriale. La Regione avrà il ruolo di “perno degli enti autonomi” evitando tentazioni di un centralismo regionale. Si dovrà rafforzare l’intero sistema autonomistico che vede nei Comuni l’istituzione politica di prossimità più vicina e sensibile alle esigenze, diritti e interessi dei cittadini L’obiettivo dovrà essere meno burocrazia e più cultura del risultato, a favore di cittadini e imprese. La Regione dovrà tutelare, promuovere e valorizzare la famiglia, così come riconosciuta dalla nostra Costituzione, quale primo luogo della solidarietà e luogo nel quale si genera e si forma il capitale sociale umano. La famiglia deve diventare il principale interlocutore delle politiche sociali. L’innovazione risiede nel rivolgersi alla famiglia in quanto tale, non perché povera o in difficoltà, per seguirla in tutte le fasi della propria esperienza. Si configura cosi una politica familiare sostanzialmente differente da quella finora perseguita in Emilia Romagna, rivolta soprattutto alla “famiglia patologica” e indirizzata a sostenerla solo dopo l’insorgere di un problema. Il sistema socio-sanitario regionale, come quello nazionale è ormai all’interno di una “Tempesta perfetta» con l'invecchiamento della popolazione, l'aumento delle malattie croniche e le difficoltà sociali connesse alla crisi economica. A fronte di tale situazione appare inevitabile fondere in un unico approccio le politiche sanitarie con quelle assistenziali, in cui le competenze e le azioni appaiono senza più soluzione di continuità, ma soprattutto le cui risposte appaiono inadeguate. Nonostante importanti aree di eccellenza sia professionale sia tecnologica, il sistema Emiliano Romagnolo comincia ad abbandonare al proprio destino tanti cittadini che non riescono più ad accedere a servizi, sia preventivi sia diagnostici, assistenziali e riabilitativi. Si propone, previa sperimentazione in alcuni servizi, di introdurre un sistema integrato tra pubblico e privato, che scommetta su una virtuosa alleanza tra mercato e solidarietà”.

- Cosa cambierà in Regione Emilia Romagna se vince il suo schieramento?
Paci: “La Regione farà un ulteriore “Passo avanti” rispetto ai tanti risultati già raggiunti negli ultimi cinque anni. Potremo migliorare ulteriormente in tutti i settori di attività portando l’Emilia Romagna ad essere un modello di sviluppo anche per altre regioni italiane. Food Valley, Culture Valley, Green Valley. Potremmo andare avanti ... L’Emilia Romagna ha già numeri eccellenti. Diversità straordinarie che la rendono unica al mondo. Continuare su questa strada significa non interrompere un cammino. Significa puntare alla cima, anziché ripartire e magari perdersi lungo il sentiero”.

Zanacca: “Prima di tutto non cosa ma come: sicuramente in meglio. La regione sarà molto più vicina ai cittadini, con meno burocrazia e più semplificazione anche e soprattutto per chi fa impresa. Faremo prevalere la meritocrazia nella scelta dei posti dirigenziali rispetto a logiche di schieramento. Sarà una regione caratterizzata da enti dotati di autonomia e funzioni proprie, tra loro saldamente connessi e in continue relazioni di collaborazione. Un governo attento al territorio, sia verso le grandi città, ma anche con una road map per i piccoli comuni e una sorta di piano Marshall per la montagna. Insomma, una regione in cui tutti potranno avere l'opportunità di cogliere la propria occasione di benessere”.

- Come Parma potrà beneficiare della sua vittoria?
Paci: “La mia proposta di inserire l’inglese già dai nidi e dalla scuola dell’infanzia è stata favorevolmente accolta da Bonaccini che l’ha inserita come punto fondante delle sue proposte per il settore 0-6 anni. Quindi per me, che ho già fatto esperienza come Assessora ai Servizi educativi e Scuola, il settore educativo è uno dei temi principali su cui vorrò agire portando le istanze del territorio. E a questo si lega fortemente quello delle Pari Opportunità perché da sempre mi batto per i diritti di tutte e tutte e voglio proseguire anche in Regione a favorire un cambiamento culturale che deve partire soprattutto dalle nuove generazioni”.

Zanacca: “In primis, grandi cambiamenti quindi deciso miglioramento relativamente a temi molto “caldi” quali Sicurezza, Degrado, Gestione dei Rifiuti, Rilancio delle attività commerciali, Mobilità e Trasporti che sono settori in cui Parma è in grande sofferenza e sui quali la regione ha ampi margini di intervento. Il decreto Minniti, ha introdotto la possibilità di formulare accordi per la promozione della sicurezza integrata sulla base dei quali le Regioni possono sostenere iniziative e progetti per attuare interventi di promozione della sicurezza integrata nel territorio di riferimento, sostenendo così i Sindaci nella loro azione di garanzia in materia di sicurezza urbana. In merito alla politica sui rifiuti, bisognerà rivedere l'indirizzo dato ad ATERSIR, l’Agenzia di regolazione dei servizi pubblici locali ambientali della regione Emilia-Romagna per ridare voce in capitolo agli enti locali nella strategia di gestione dei rifiuti, a partire dalla definizione di ambiti territoriali omogenei e scardinando il modello di gestione aziendale finalizzato al profitto con costi ingiustificati a carico dell’utenza, bloccando la logica dei subappalti. Il rilancio delle attività commerciali, a partire da quelle dei centri storici, passa da un riequilibrio tra negozi di vicinato e grandi centri commerciali, nonché da politiche di mobilità che accanto alla sostenibilità ambientale garantiscano anche una sostenibilità residenziale, famigliare e commerciale. Infine, per il settore trasporti, oltre a politiche di forte rilancio del trasporto pubblico locale, Parma dovrà avere la fermata AV. Fino a ieri Bonaccini e Pizzarotti hanno detto no, fa piacere che a ridosso delle elezioni sembrano averlo capito anche loro”.

- Quali sono tre suoi pregi e tre suoi difetti?
Paci: “Sono determinata, ma sempre in ascolto degli altri. Questi due modi di agire mi consentono di analizzare le situazioni e spesso di trovare delle soluzioni di sintesi. Credo che questi possano essere interpretati come pregi per chi si trova a dover rappresentare uomini e donne di una comunità. Mina cantava “i miei difetti son talmente tanti”…..sarebbe lunga elencarli. Sono sicura che i miei avversari li sanno tutti”.

Zanacca: “Non sta a me dirlo, anzi spesso la linea che differenzia gli uni e gli altri è davvero sottile. Può essere che in talune situazioni un pregio si trasformi in difetto e viceversa ... tutto è assolutamente relativo. Nello specifico, non posso negare di essere disordinata, talora in ritardo e tendo a fare più cose contemporaneamente … È comunque vero, citando una frase non mia, che i difetti vanno saputi portare perché i pregi stanno bene a tutti!”.

- Quali invece i tre valori in cui crede maggiormente e per cui non scenderebbe mai a compromessi?
Paci: “Scegliendo di candidarmi come amministratrice, onestà e rispetto della legalità devono essere alla base di ogni pensiero e ogni scelta. E poi la parità di diritti; leggi, servizi, opportunità che rispettino le diversità e le situazioni di ognuno, sono la strada che ho scelto di percorrere”.

Zanacca: “Famiglia, solidarietà, coerenza e rispetto per il prossimo. Chi mi conosce sa che non posso venire meno a questi”.

- Che qualità pensa che abbia in più o di diverso una donna rispetto ad un uomo?
Paci: “Parlerei soprattutto di qualità diverse e fra queste sottolineo sicuramente la sensibilità. Al di là degli stereotipi ho sempre visto nelle donne la capacità straordinaria di accostarsi agli altri, di cogliere sfumature. Negli uomini ho spesso assistito invece ad espressioni di aggressività. Le donne sono più inclusive, sono portate alla mediazione, ascoltano le ragioni di tutti. Abbracciano il mondo”.

Zanacca: “Un delle cose che maggiormente detesto e che mi ferisce sono le quote rosa; non capisco perché le istituzioni dovrebbero “aiutare” le donne ad ottenere ciò che possono raggiungere benissimo da sole? Concludendo: “Il gallo può cantare, ma è la gallina che fa l'uovo” come diceva Margaret Thatcher”.

 

Veniamo ora ai due candidati uomini: Matteo Daffadà che appoggia Stefano Bonaccini e Massimo De Matteis che sostiene Lucia Borgonzoni.

- Qual è il motivo principale che l’ha spinta a candidarsi alle prossime elezioni regionali?
Daffadà: “La Regione ha ricadute dirette sulla vita e sulla gestione dei territori. Sono un amministratore pubblico. Il consigliere uscente del PD ha deciso di non candidarsi. Mi è stato chiesto di portare la mia esperienza e dopo aver sentito la famiglia ho accettato. Per portare la testimonianza e le esigenze del territorio a Bologna e per riportare sul territorio quanto di positivo la Regione ha fatto e farà”.

De Matteis: “Desidero mettere al servizio dei parmigiani e dei parmensi tutto il mio impegno e tutta la mia esperienza. Ho l’onore di farlo nelle file di Fratelli d’Italia, forza politica che ho contribuito a fondare a Parma e di cui ho retto il coordinamento provinciale sino a tre mesi fa”.

- Perché gli elettori dovrebbero esprimere la propria preferenza scrivendo il suo nome?
Daffadà: “Sono anni che sono amministratore pubblico, conosco le esigenze e i bisogni del territorio. Ho sempre messo la mia faccia. Vivo in montagna e lavoro a Parma. Sono la sintesi di chi conosce i problemi della periferia e della città. Faccio il pendolare ogni giorno. Mi sono sempre messo al servizio del cittadino. Giusta esperienza e voglia di misurarmi con una sfida nuova”.

De Matteis: “La mia trentennale esperienza di pubblico amministratore e di militanza nella destra politica rappresenta una garanzia di impegno e di coerenza, da sempre unicamente orientata al bene per la nostra comunità provinciale, alla difesa delle nostre famiglie , alla difesa del lavoro e dell’impresa, alla difesa dei valori fondanti della nostra civiltà”.

- Quali sono secondo lei le tre priorità dell'Emilia Romagna?
Daffadà: “Le priorità sono tante. Ma scegliendone tre dico: famiglia, lavoro e infrastrutture. Famiglia perché dobbiamo invertire il trend che ha visto abbassare cosi tanto la natalità. Aiuto alle famiglie significa crescita, presidio del territorio, sviluppo del territorio. Lavoro, perché è condizione fondamentale allo sviluppo ed al benessere dei cittadini. Dove c’è lavoro ci sono servizi. Infrastrutture, perché consentono l’attrattività e la fruibilità di un territorio sia dal punto di vista economico che turistico”.

De Matteis: “Lotta all’inquinamento, intensificare la produzione di energia pulita. Grande piano per la natalità, sostegno alle famiglie e alle giovani coppie. Rinascita delle zone montane, detassazione per le imprese , start up ricerca e innovazione”.

- Cosa cambierà in Regione Emilia Romagna se vince il suo schieramento?
Daffadà: “Questa Regione in questi anni ha lavorato bene. Lo dicono gli indicatori che la mettono davanti ad ogni altra Regione italiana sia dal punto di vista economico che sanitario. Il tutto deve stimolare per continuare ad essere la locomotiva d’Italia”.

De Matteis: “Dopo 50 anni di ininterrotto e ormai logoro strapotere della sinistra in Emilia Romagna, è giunto finalmente il momento di cambiare e realizzare anche nella nostra Regione l’alternativa di governo, nel metodo, nelle scelte, nella visione di prospettiva e di sviluppo dei nostri territori”.

- Come Parma potrà beneficiare della sua vittoria?
Daffadà: “Per l’impegno costante che metterò nell’ascolto dei cittadini. Importante sarà anche relazionare le attività svolte in Regione”.

De Matteis: “Fratelli d’Italia sarà la forza politica determinante per l’affermazione della coalizione che sostiene Lucia Borgonzoni, e darà considerevole contributo con la serietà delle sue proposte, con la forza delle sue idee e con la coerente determinazione dei suoi candidati al buongoverno della nostra Regione. La rappresentanza, la voce, il ruolo di Parma avranno preminenza in questo progetto di rinnovamento e di buongoverno e garantirà al nostro territorio la considerazione che merita”.

- Quali sono tre suoi pregi e tre suoi difetti?
Daffadà: “Corro in squadra, aiuto il prossimo e credo nelle persone. Testardo, permaloso e frenetico”.

De Matteis: “I miei pregi sono determinazione, coerenza e capacità di ascolto. I miei difetti sono testardaggine, logorrea, permalosità”.

- Quali invece i tre valori in cui crede maggiormente e per cui non scenderebbe mai a compromessi?
Daffadà: “Famiglia, amicizia e onestà”.

De Matteis: “Non sono assolutamente negoziabili la difesa della vita, l’amor di Patria e della famiglia, la mia fede in Dio”.

- Che qualità pensa che abbia in più o di diverso un uomo rispetto ad un donna?
Daffadà: “L’uomo è più diplomatico, la donna più determinata”.

De Matteis: “È diverso, ma non rappresenta una qualità in più della donna, l’uomo deve avere un senso di responsabilità finalizzato al benessere morale e materiale della propria famiglia, intriso di profondo rispetto verso l’intera comunità, esplicandolo nel lavoro e nella vita sociale”.

Il 26 gennaio siamo chiamati tutti al voto. Arrivarci conoscendo meglio intenti e personalità può essere una conferma per chi aveva già deciso o un modo per acquisire nuove informazioni per chi ancora non aveva le idee chiare.
E una cosa l’abbiamo notata, gli uomini sono mediamente più concisi nelle loro risposte … sarà un bene o un male?!

 

“In Italia si parla di 90.000 morti l'anno a causa dello smog e l'Emilia Romagna è una delle zone più inquinate. Gli sforamenti sono continui, l'emergenza è drammatica. Serve un piano per la riconversione totale delle imprese inquinanti e per la mobilità elettrica”: così Simone Benini, candidato del Movimento 5 Stelle alla presidenza della Regione Emilia Romagna, di fronte alla situazione emergenziale dell'aria nella nostra regione. “L'impegno del M5S va nella direzione di rendere l'Emilia Romagna la regione più green d'Italia. Lo dobbiamo ai nostri bambini”.

“Subito dunque un piano straordinario decennale d’investimenti per la transizione che coinvolga Regione, Stato ed Europa e subito uno stop deciso all'austerità sugli investimenti ambientali. Dobbiamo pianificare l'uscita dalle fonti fossili in un tempo massimo di quindici anni, raggiungendo la ottimale efficienza energetica e privilegiando le energie rinnovabili. l' 8 gennaio, sono stato appunto anche a incontrare il presidente del Centro per le Comunità Solari a Medicina (BO). Occorre anche, e noi siamo pronti ad avviarlo, un piano regionale di incentivi alle auto elettriche e per la mobilità ciclabile in area urbana. Siamo in piena emergenza climatica e sanitaria da inquinamento. Cosa aspettiamo? Se si perde tempo ci si gioca il futuro”.

Martedì, 07 Gennaio 2020 10:51

Bizzi, priorità alla famiglia.

Desy Bizzi, candidata per Fratelli D'Italia alle elezioni Regionali del 26 gennaio, punta sulla famiglia e al suo ruolo centrale nella società. Investire sul sociale abbandonando invece le logiche assistenziali, questo in sintesi il cuore del suo programma.

“Alla famiglia deve essere riconosciuto - sottolinea la candidata Bizzi vicesindaco di Noceto (PR) e Assessore alle attività produttive - il suo ruolo di assoluta centralità per il suo fondamentale valore nella società civile, credo che il futuro della nostra Regione debba necessariamente passare attraverso un welfare che sostenga la natalità perché i figli sono il bene sociale: La politica nel sociale deve definitivamente svincolarsi dalle logiche assistenzialistiche del passato, per orientarsi su quelle dell’investimento sociale, volte alla promozione della crescita individuale, nella tutela della dignità di tutti. Bisogna pensare a delle politiche per sostenere le giovani coppie che vogliano acquistare o ristrutturare casa, sostenendo in modo trasversale anche le zone rurali e appenniniche attraverso incentivi ad abitare in centri più delocalizzati. Ripopolare le zone rurali dà valore aggiunto anche alla funzione sociale del territorio decentrato, spesso abitato solo da anziani che rimangono isolati senza servizi. Pensare ad un sostegno a chi volesse aprire attività commerciali che fungano da negozio “multiservizi” sul modello della Regione Valle d’Aosta. Politiche chiare e dirette, cercando di conoscere meglio le problematiche e avendo a cuore il bene comune.

 

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Occhi: “Sanità, infrastrutture, servizi: il 26 per il PD il conto sarà salato”

Parma 6 gennaio 2020 – “Sabato a Parma il candidato PD Stefano Bonaccini ha attaccato Lucia Borgonzoni sostenendo che lui fa proposte, mentre lei no. E’ davvero surreale dover ricordare a Bonaccini che lui è il presidente uscente. Non deve fare proposte: le cose che oggi promette avrebbe dovuto farle nei 5 anni in cui ha governato.
5 anni in cui invece ha distrutto la Sanità a Parma da cui scappano medici e pazienti e la gente comune è costretta a mesi e mesi di attese o emigrare, mentre i ricchi vanno nel privato.
5 anni in cui ha tolto i medici dalle ambulanze e penalizzato la montagna chiudendo punti nascita e declassando ospedali.
5 anni in cui tutte le infrastrutture vitali per Parma, Ti-Bre, Pontremolese, Cispadana, Pedemontana, Ponte di Colorno, messa in sicurezza della Massese sono rimaste ferme nel disinteresse della Regione.
5 anni in cui i soggetti coinvolti nell’inchiesta di Bibbiano sono stati celebrati come modello in tutta la regione.
5 anni in cui nel diritto alla casa e nei servizi gli italiani sono venuti dopo tutti gli altri.
5 anni in cui famiglie con redditi più che normali hanno pagato oltre 600 euro al mese per un asilo nido.
5 anni in cui gli amici degli amici hanno continuato, come in passato, ad avere una corsia preferenziale in tutti i settori, mentre gli altri hanno dovuto sudare il triplo.
Fatti che i parmigiani conoscono bene e che la macchina della propaganda non può nascondere.
Il 26 gennaio il conto per il PD sarà salato”.


Così Emiliano Occhi, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale e candidato del Carroccio alle elezioni regionali a sostegno di Lucia Borgonzoni presidente

 

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Bonaccini a Borgonzoni: “facciamo i confronti in ogni tv, da Piacenza a Rimini. io ci sono, e tu?” In diretta FB con Gualmini le proposte su sanità e servizi.
Fondi per la non autosufficienza, tempi dei pronto soccorso, punti nascita in montagna, prevenzione, politiche per le famiglie, assegni di cura, nidi. Sono solo alcune delle tematiche affrontate da Stefano Bonaccini e Elisabetta Gualmini nella diretta di questa mattina su Facebook.

E poi un appello all’avversaria, Lucia Borgonzoni: “Facciamo i confronti. Io ci sono, tu?”.
“Ho accettato la richiesta di un confronto su Rete7, che registreremo il 21 gennaio. Ma facciamone in ogni provincia, in ogni televisione locale, da Piacenza a Rimini, per poterci confrontare davvero sull’Emilia-Romagna e le proposte per la nostra regione. Ci sono questioni da affrontare territorio per territorio, anche perché il 26 gennaio si vota per l’Emilia-Romagna e voler vincere qui per mandare casa Conte è prima di tutto irrispettoso per questa regione, per chi qui vive, studi e lavora. Il 27 gennaio, infatti, presidente della Regione sarò io come ritengo probabile, o Borgonzoni, non Salvini, che il giorno dopo il voto tornerà a Roma, Zingaretti, Di Maio o altri”. Il presidente ha ribadito anche la sua disponibilità per il confronto chiesto dal Carlino, dopo il primo no di Borgonzoni: “Scelga lei data, io, ripeto, ci sono”.

Tanti gli interventi e i suggerimenti giunti via Facebook dai cittadini sulle questioni che riguardano la salute e i servizi, da affrontare nei prossimi 5 anni di governo regionale.
“La prossima legislatura sposteremo la programmazione del Fondo Sociale Europeo sui servizi” ha annunciato Bonaccini.
Sul tema della non autosufficienza ha ricordato come l’Emilia-Romagna abbia appena messo a bilancio nel fondo regionale per la non autosufficienza 11 milioni in più, portandoli a 460, a fronte dei 450 milioni che lo Stato ha stanziato in totale per tutte le regioni. Per quanto riguarda i presìdi sanitari sul territorio, insieme a Gualmini ha ricordato l’apertura delle tante Case della Salute e ha confermato: “Al ministro Speranza ho posto e riporrò il tema dei punti nascita in montagna. Lo avevo fatto già col governo giallo-verde, che in un anno non mi ha mai convocato. Ma ora lavoreremo per capire se si possono cambiare i parametri nazionali, mettendo al primo posto sempre la sicurezza delle mamme e dei nascituri, e nel caso si possano riaprire, la Regione metterà a disposizione risorse, professionisti e misure organizzative per farlo”.
Quanto ai Pronto Soccorso, per Bonaccini “serve una svolta sui tempi” che dovranno essere contenuti (“massimo 6 ore fra l’arrivo, l’eventuale ricovero o il ritorno a casa”). E poi, ancora, il tema delle barriere architettoniche (“dobbiamo impegnarci ancora e investire; il governo ha garantito fondi”), delle badanti (“l’assegno di cura sarà potenziato”), le politiche per le famiglie (“già oggi chi ha più di un figlio non paga il ticket per la prima visita”), i nidi (“vogliamo diventare la prima regione in Italia che risponde al 100% delle richieste”), piano casa (“prevediamo un nuovo piano di edilizia popolare per il recupero e per la costruzione di nuove alloggi”).

 

Domenica, 05 Gennaio 2020 07:40

2020, 20 di guerra

Il nuovo anno non si è certamente aperto secondo i migliori auspici facendo intendere di non voler smentire il detto popolare che lo vorrebbe funesto
 
Di Lamberto Colla 5 gennaio 2020 - La bandiera con la mezza luna turca sventolerà in Libia a sostegno del Governo regolare accettato dall’Onu e dall’Italia e guidato da Fayez al-Sarraj

Dall’altra parte invece il generale Khalīfa Belqāsim Ḥaftar, l’uomo forte della Cirenaica e da sempre fedele a Gheddafi, che sta cercando di conquistare il potere con la forza e il sostegno imbarazzante della Francia, il solito splendido alleato.

A questo punto quanto potrà mai valere la diplomazia europea che vede contrapposte la seconda e terza forza economica fronteggiarsi, l’Italia con il Governo centrale di Tripoli e la Francia con i ribelli? E infine Il terzo incomodo, la Turchia, anch’essa appartenente alla NATO entrare prepotentemente nel conflitto senza alcuna autorizzazione, come di fatto nemmeno i Francesi chiesero ma dovettero confessare dopo che vennero scoperti dei missili nelle aree coperte dal generale Haftar.

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(nella foto centrale Trump e Soleimani quando si sfidarono nel 2018 su twitter in perfetto stile “Game of Thrones”: “Le sanzioni stanno arrivando novembre 5” scriveva Trump e ritratto di profilo Soleimani rispondeva “Venite vi stiamo aspettando”)

E poi l’IRAN che non perde occasione di stuzzicare gli USA e questa volta in territorio Iracheno andando a fomentare una rivolta contro l’ambasciata USA di Badgad dove un mercenario USA (contractor) ha perso la vita.

Poco più di 24 ore dopo la reazione USA, mirata e chirurgica, molto simile alle risposte israeliane agli attacchi dei palestinesi, ha colpito il convoglio che stava trasportando il numero due Iraniano, il Generale Qassim Soleimani, accreditato per diventare il leader supremo e capo dei Quds, i guardiani della rivoluzione, oltre al suo fedelissimo con il quale aveva aizzato la folla irachena contro gli USA.


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Ora la tensione è alle stelle e la diplomazia UE è spuntata a causa della Francia, della Turchia e dalla perdita di Federica Mogherini dalla posizione di Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, decaduta il 1° dicembre 2019 e ricevuto in carico dal 2014.

La guida della politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea, solida e efficace, è oggi passata nelle mani dello spagnolo Josep Borrell che sembra voler proseguire lo stile dell’italiana, ovvero il laico, inutile silenzio.

 

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BOLOGNA, 4 gennaio 2020 - "Ancora una volta il Pd utilizza le istituzioni come cosa propria. E il comizio del mio avversario Pd, oggi a Medesano, è finito addirittura in diretta sulla pagina Facebook del Comune, in barba alla par condicio e alle indicazione del Corecom dell'Emilia-Romagna, del 3 dicembre scorso. Le istituzioni sono di tutti, liberiamole dall'arroganza di questa sinistra che usa la Regione e i Comuni come fossero la segreteria di partito. Ci vuole rispetto per la legge, per i cittadini, per la democrazia".

Così Lucia Borgonzoni, candidata alla presidenza della Regione, annunciando un'interrogazione al governo sul caso della diretta Facebook sulla pagina social istituzionale del Comune di Medesano, nel corso dell'incontro elettorale del Pd di oggi

(Foto Francesca Bocchia - Novembre 2019)

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Martedì, 31 Dicembre 2019 06:55

BUON ANNO!

Buon anno dalla redazione di Gazzetta dell'Emilia e dintorni e speriamo in meglio nonostante l'anno bisesto.

 

 

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Domenica, 29 Dicembre 2019 08:17

Buone Fine e Miglior Inizio!

Siamo ormai alla fine e ben presto entreremo nel nuovo anno, il 2020, anno bisesto ma auguriamoci non funesto!
 
Di Lamberto Colla 29 dicembre 2019 -

Il 2020 avrà solo tre ponti!

Ma in realtà l’annus horribilis sarà il 2021, quando non ci sarà nessun ponte di collegamento tra le festività.

Auguriamoci che sia l’unico problema che dovremo affrontare nell’anno del doppio 20.

Il 2020 sarà comunque un anno bisestile e è una buona notizia almeno per tutti i nati il 29 febbraio che finalmente potranno celebrare il compleanno nel giorno stesso della nascita.

A parte gli scherzi, speriamo in un buon anno e che oltre alle conclusioni delle opere del Ponte sul Polcevera, possa finalmente dare una casa e dignità ai terremotati.

Ma auguriamoci anche di vedere sotterrate le asce di guerra tra i partiti e che insieme riescano a portare in salvezza il Bel Paese ridando slancio all’economia e quindi al lavoro.

 

BUON FINE 2019 E MIGLIORE 2020!

 

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Domenica, 22 Dicembre 2019 07:58

Buone Feste!

Anche questo 2019 è “volato” via. Dal Punto di vista politico è stato un anno molto colorato, giallo verde prima e giallo rosso dopo, ma sempre ben poco vivace.
 
Di Lamberto Colla 22 dicembre 2019 -

Tra poche ore sarà Natale e tra pochi giorni ci si lascerà alle spalle un ennesimo anno, uguale a tanti altri.

Carico, stracolmo di aspettative il primo giorno e invece carico di delusioni, qualche rimpianto e molte delusioni, l’ultimo.

Ma ciononostante l’istinto ancestrale di sopravvivenza da un lato e la fede religiosa dall’altro, contribuiscono, ogni fine d’anno, a rigenerare nuove e più elevate aspettative, a immaginare un mondo migliore governato da uomini retti e condiviso con persone speciali.

Così deve esseACCENSIONE_ALBERO_NATALE_PIAZZA_2019_PARMA_20.jpgre! Dobbiamo crederci, mostrare per primi la nostra faccia migliore e non invece abbandonarci a seguire la massa arrogante e ignorante.

Per la nostra coscienza e per contribuire a una società migliore occorre far sentire la propria voce. Non è sufficiente lavorare, fare volontariato e impegnarsi per gli emarginati e più deboli, nel silenzio e nell’invisibilità.

Occorre invece avere l’orgoglio e il coraggio di esprimersi, di far valere i valori positivi, anche se non più di moda, convincersi e predicare che il bene e il giusto l’avranno vinta sul male e l’ingiustizia.

Il Natale sarà il giorno della riflessione e i residui giorni che ci separeranno dal capodanno invece serviranno a rigenerare desideri positivi, aspettative meravigliose e speranze che andremo a consumare o a elargire nel 2020.

Tocco a noi scegliere: consumare o seminare?

Il nostro più recondito augurio è che i nostri parlamentari vengano colpiti dal morbo del patriottismo e della solidarietà incondizionata. Sarebbe bello, vedere definitivamente decadere questa infinita e devastante campagna elettorale.

Buon Natale e un sentito augurio di un Sereno e Felice 2020 dalla redazione ai nostri affezionati lettori che continuano a crescere che ci consentono di rinnovare, anno dopo anno, il desiderio di raccontare le storie di questo Paese.

Nei prossimi giorni anche noi saremo impegnati nelle celebrazioni religiose e nei riti laici delle festività e perciò saremo “in onda” a singhiozzo e per le eventuali, e non auspicabili, emergenze, per tornare definitivamente e costantemente “On Line” con il nuovo anno.

 

BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO!

 

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Domenica, 15 Dicembre 2019 06:36

Basta con i furti di simboli!

Non c’è che dire, sull’esempio delle “Sardine” è tutto un rifiorire di manifestazioni. Una storia di simboli pensionati e di altri impunemente saccheggiati.
 
Di Lamberto Colla 15 dicembre 2019 -

Le piazze tornano a riempirsi, alle volte d’acqua come a Venezia, altre volte di aria fritta condita con la demagogia più alta e soprattutto senza vessilli dei partiti.

Quegli stessi stendardi e bandiere color rosso sangue, che un tempo uscivano da ogni dove, ora sono messe silenziosamente al bando, o forse in pensione perché comunisti si è per sempre, e al loro posto il vuoto assoluto incartato da buona demagogia.

Le “sardine”, ad esempio, che scendono in opposizione dell’opposizione. Un paradosso assurdo ma che sono perfino riuscite addirittura a legalizzare il fascismo di sinistra, quello universalmente accettato dalla reale minoranza attuale: “Perché grazie ai nostri padri e madri, nonni e nonne, avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare“.

Questo è quanto è stato diffuso nei giorni scorsi dai vertici delle Sardine nell’euforia dei successi numerici. Una conferma che non sanno cosa dicono e sono ben consci che dal loro presuntuoso piedistallo di sinistra nessuno li può contestare.

Non è stato sufficiente mettere sotto scorta la senatrice Liliana Segre per gli insulti antisemiti di qualche inqualificabile idiota da tastiera. Una azione di prevenzione e sicurezza indiscutibile ma di cui si sta esagerando sul tasso di pericolosità e sbandierato come simbolo rappresentativo di un antisemitismo galoppante.

Ma siccome è importante riempire le piazze di demagogia ecco che addirittura 600 sindaci, che probabilmente non sapevano cosa fare, si sono ritrovati a Milano a manifestare contro l’odio.

Ma sanno cosa voglia dire odio?

Le piazze piene e stracolme sono comunque tutte ordinate e, anche quelle di destra, non sono farcite d’odio come vogliono farci intendere.

Qualcuno si ricorda come erano le manifestazioni degli anni ’70 e primissimi anni ’80? All’epoca non c’era la certezza di tornare indenni dalla manifestazione. Gli scontri erano violentissimi e l’odio palpabile.

I confronti ideologici erano veri e propri scontri, anche fisici.

Ad ascoltare gli attuali discorsi dei portatori di “pace” c’è da rabbrividire per la banalizzazione delle argomentazioni e non stupisce che una “Greta” qualsiasi trovi terreno fertile per raccogliere proseliti, allineati e coperti a sostegno della ipotesi che il clima ha bisogno di cura. Peccato però che a loro non si siano affiancati i giovani indiani e cinesi che rappresenterebbero i veri paesi inquinanti.

Almeno, questi disgraziati di occidentali hanno, ormai da tempo, iniziato a investire sulla riduzione degli inquinanti e, tanto per dare un indice nazionale, il Grande Fiume (il PO) è ormai prossimo a essere nuovamente balneabile.

Ciononostante ancora tantissimo c’é da fare e a livello globale sono i paesi ex emergenti che ora devono adeguarsi.

Che la Greta e i sindacalisti d’acqua dolce vadano a convincere nuovi accoliti a Pechino o a Nuova Delhi se riescono!

Non voglio essere etichettato come fascista o razzista solo perché penso con la mia testa e non mi allineo al vuoto pneumatico che sta esprimendo orgogliosamente certa sinistra centrista che, per accaparrarsi una manciate di voti, non si vergogna delle banalizzazioni assunte a teoremi scientifici, accontentandosi della demagogia e facendo proprio ogni elemento positivo che raccolgono per strada.

Adesso è ora di smetterla di taccheggiare i simboli.

Dall’arcobaleno che vorrei “toccare” senza pensare a un movimento specifico di cui posso aderire o meno alle ideologie, all’odio che voglio essere libero di considerare come un sentimento umano alla pari dell’amore e soprattutto pretendo che l’antifascismo e l’antirazzismo escano dalla esclusiva gestione di questa nuova sinistra, falsamente buonista, dalle nemmeno tanto velate sfumature fasciste.

 

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Gli italiani lavorano, vengono accusati di avere bassa produttività, ma riescono a risparmiare e perciò vengono derubati dai soliti “Splendidi Alleati” e dai propri grandi industriali.
 
Di Lamberto Colla 08 dicembre 2019 - Siamo alle solite! Si stanno profilando due operazioni di assoluta pericolosità per il lavoro e per l’economia nazionale.

Ma si sta preparando anche la strada della comunicazione ”amica” in grado di “vaselinare” gli italiani e correggere le loro opinioni.

Il gruppo industriale della più famosa famiglia torinese è ben rodato nelle operazioni di “raccolta” e “espatrio”. Sin dalla prima operazione i “rottamazione” i proventi dei risparmi italiani, stimolati a cambiare auto e per il quale il Governo italiano aveva elargito 1,5 - 2 milioni di lire per auto (in ragione della cilindrata), vennero immediatamente utilizzati per investire all’estero, nello specifico in Polonia, anziché in Italia dove il malloppo era stato saccheggiato.

Ma tutti in silenzio. Diverso invece il comportamento avuto con Obama che pretese la restituzione del prestito ponte entro in sei mesi a fronte di un piano di investimenti all’interno degli USA.

A questo punto gli interessi statunitensi erano prevalenti rispetto a quelli italiani e perciò orientarono gli Agnelli-Elkann a abbandonare l’editoria nazionale (La Stampa che avevano sin dal 1920) per acquisire il giornale economico statunitense “The Economist” molto più coerente con i nuovi e delicati interessi che la famiglia stava coltivando oltreoceano.

Con la creazione del nuovo gruppo FCA ecco che anche le sedi se ne vanno all’estero, in Olanda e nel Regno Unito, mentre in Italia è rimasta parte della produzione e la spada di Damocle dell’incertezza occupazionale accompagnata da tenui promesse di investimento, peraltro smentite alla prima occasione utile.

Ed eccoci all’ultima fase, quella che prevede di incassare un bel gruzzoletto dai Francesi di PSA per una malcelata fusione che vedrà i membri FCA in minoranza nella nuova composizione del cda (6 voti contro 5) e quindi la governance saldamente in mano all’amministratore delegato Carlos Tavares che avrà in tasca anche tutte le deleghe operative.
Una superiorità che, in caso di “ristrutturazione” industriale, vedrà sicuramente privilegiati gli impianti e le maestranze dei “galletti”.

Ecco allora che bisogna preparare la contraerea oltre all’indispensabile e strategico servizio di contro-informazione. E così, dalla Exor (la cassaforte della famiglia italo statunitense), che ha ricevuto altre e fresche sostanze dalla vendita di un altro gioiello tecnologico chiamato “Magneti Marelli”, usciranno le sostanze per comprarsi da GEDI (De Benedetti) un bel po’ di giornali (Repubblica, Espresso, La Stampa e molte testate locali) e radio che verranno caricate, non a salve, per ammorbidire gli orifizi dell’opinione pubblica.

Questa la notizia di parte industriale, mentre quella di parte economico/finanziaria, vede coinvolta la più grande banca nazionale. Quell’UNICREDIT, che solo in aprile scorso sarebbe stata pronta a intervenire a sostegno delle difficoltà dei due più grandi istituti di credito tedeschi (Deutsche Bank e Commerzbank a rischio fallimento), avrebbe invece annunciato ben 8.000 esuberi di personale (6.000 in Italia) e 500 sportelli in chiusura (450 in Italia). O è in salute o in crisi o è una manovra per disinvestire in Italia e reinvestire in altre aree, magari in Germania.

Le due Banche tedesche in questione, che in caso di fallimento farebbero crollare i risparmi di mezza Europa, è vero che hanno una gran necessità di sostegno, però non si comprende come mai non si applichi il Bail In ai tedeschi, come venne applicato in Italia per i correntisti e obbligazionisti italiani, e anzi si cerchino risorse esterne, (vedi ‘Unicredit” o dal MES - detto anche in modo inappropriato Salva-Stati ma di fatto Salva Banche).

Il solito mistero legato ai nostri cari e splendidi alleati.

Tutti con le mani nelle nostre tasche e una lobotomia gratuita per tutti!

 

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Nei momenti di crisi e di emergenza la sopravvivenza di ciascuno passa quasi esclusivamente dalla abilità di ognuno del gruppo di svolgere i compiti acquisiti durante le esercitazioni e soprattutto dal sostegno reciproco . E’ quello che non accade nel nostro parlamento.
 
Di Lamberto Colla 01 dicembre 2019 -

“Si metta in fila. Prima viene Carola”, ironizza Matteo Salvini alla minaccia del Presidente Giuseppe Conte di querelarlo in merito alla affermazione di tradimento per la vicenda MES (Fondo Salva Stati) che sembrerebbe essere stata sottoscritta dal premier senza aver consultato il Parlamento e addirittura il provvedimento sarebbe “chiuso e inemendabile”, come dichiarato dal Ministro Gualtieri in audizione al Senato.

Uno “sfregio al Parlamento”, l’ha definito Borghi, per il quale Salvini chiede l’intervento del Capo dello Stato. “Il presidente Mattarella - sottolinea il leader leghista - è da sempre, giustamente, molto attento al rispetto della Costituzione e in questo caso siamo di fronte a un atto del Parlamento che il presidente del Consiglio ha ignorato.”

Ma in questi giorni di minacce di carte bollate ne sono volate anche tra altri rappresentanti dei poteri dello Stato che sembrano da tempo in conflitto: magistratura e parlamento.

Questa volta non è un esponente di Forza Italia o della Lega a essere messo sotto mira ma un ex PD e  un ex Primo Ministro. Il Matteo, questa volta Renzi, dopo la sua fuoriuscita dal PD sembra aver perduto l’immunità e la magistratura sembrerebbe così aver affilato i coltelli e lanciato l’attacco finale alla sua ex Fondazione OPEN, mettendo anche a soqquadro tutte le imprese che avevano offerto sostegni.

Matteo Renzi non ci sta e parte al contrattacco parlando di "gioco al massacro" e, dal suo account Facebook, chiede: "Chi decide oggi cos'è un partito?", sottolineando che "E' in gioco la democrazia".
"Siamo o non siamo un Paese in cui vige la separazione dei poteri?" si chiede l’ex premier, chiarendo che "Non sto attaccando l'indipendenza della magistratura, ma sto difendendo l'indipendenza della politica"

Un attacco che non sembra voler far passare indenne e anzi anch’egli minaccia minaccia denunce. “Le prime tre denunce penali che ora firmo (Travaglio Verità Espresso) sono indirizzate al Dr Creazzo, capo della procura di Firenze - scriveva Renzi venerdi mattina su Twitter - Io credo nella giustizia. Sono certo che i magistrati fiorentini saranno solerti nel difendere i miei diritti di cittadino".

Verso il dottor Creazzo le carte bollate sarebbero indirizzate a seguito delle “rivelazione di segreto bancario o istruttorio alla luce degli articoli della Verità e dell’Espresso”, mentre verso Travaglio per la dichiarazione che Governo Renzi avrebbe “beneficato il gruppo Toto nel 2017”, mentre il Governo renziano era già decaduto nel 2016.

Domanda: Quanto impiegherà questo conflitto totale, tutti contro tutti, a uscire da Montecitorio e spargersi per le strade?

(Foto della Camera dei deputati di Francesca Bocchia)

Link:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=F6fruBczDGY&feature=emb_logo

https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/25917-l-indagine-su-matteo-renzi-passa-anche-da-parma.html  

 

 

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Giovedì, 28 Novembre 2019 11:30

L'indagine su Matteo Renzi passa anche da Parma

Non c'è tregua tra i partiti e manco a dirlo in ogni campagna elettorale scoppia il caso giudiziario. L'ennesima bomba a orologeria questa volta è scoppiata in mano Matteo Renzi, probabilmente reo di avere fatto il "furbetto" con sgambetto a Zingaretti, leader PD e non l'attore, e perciò meritevole di una indagine della magistratura, sempre molto attenta ai fatti politici.

Di Lamberto Colla Parma 28 novembre 2019

Come è di rito occorre che la giustizia faccia il suo corso, ma nel frattempo il "concorrente" verrà penalizzato e stancato, o forse persino abbattuto, per quella che sarebbe una legittima e democratica corsa elettorale.

Vedremo quindi come e quando si concluderà l'indagine volta “Accertare quali siano in dettaglio, i rapporti instauratisi tra la Fondazione Open e i soggetti finanziatori della Fondazione”, così si conclude il decreto di perquisizione, emesso dalla procura di Firenze, che ha portato la Guardia di finanza in undici città a caccia di documenti e carte per approfondire l’ipotesi di reato di finanziamento illecito ai partiti.

Tra le 11 città c'è anche Parma e più precisamente le indagini sono volte a verificare se anche in casa dell'Impresa di costruzioni Pizzarotti, si possano riscontrare elementi analoghi a quelli accertati nei rapporti della Fondazione OPEN con la Toto costruzioni, ovvero di operazioni che i giudici del Tribunale del riesame ritengono, allineandosi alle tesi dell'accusa, «operazioni di trasferimento di denaro che appaiono dissimulatorie».

Così i magistrati hanno deciso di verificare anche i rapporti con tutti gli altri finanziatori. della Fondazione.

Dalla Toto Costruzioni quindi gli uomini della Guardia di Finanza sono passati a visitare la farmaceutica Menarini della famiglia Aleotti, le società dell’armatore napoletano Onorato, oltre a quelle che fanno capo all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo (già coinvolto nell’inchiesta Consip). I finanzieri sono andati a consultare le carte della holding del gruppo Gavio ( concessionario italiano delle autostrade, secondo solo a Autostrade per l'Italia), così come alla Garofalo Health Care (sanità privata), la Getra di Napoli, che produce trasformatori elettrici, e infine la British American Tobacco.

In totale sarebbero stati elargiti, nei sei anni di attività della Fondazione (2012-2018), circa 7 milioni di euro e l'operazione delle fiamme gialle è quindi orientata a verificare se una parte di questi contributi fosse la contropartita di «favori» politici.

 

Visi sereni, in tantissimi (sembra circa 10.000) erano felici di essere sardine a rappresentare il loro diffuso e profondo disappunto. Una manifestazione folkloristica ma che potrebbe rappresentare il 15% nel caso dovesse presentarsi alle elezioni. E il PD allora quanto vale?

Di Lamberto Colla 26 novembre 2019 - Quello delle "Sardine" è un movimento che rischia di lasciare il segno e di entrare nei libri di storia o perlomeno diventare un case history di social media marketing.

Si racconta di 10.000 sardine che hanno sguazzato tra piazza Duomo e le vie circostanti. Molti, i più ritardatari, non sono nemmeno riusciti a raggiungere il cuore della manifestazione e hanno dovuto accontentarsi di partecipare alla festa dalle retrovie.

Però tutti potranno raccontare che "io c'ero".

C'ero a far cosa è una domanda legittima alla quale è difficile dare una risposta diversa dalla più diffusa e raccontata dagli stessi ideatori: "per contrastare Matteo Salvini," per impedire che un avversario politico possa svolgere la legittima campagna elettorale, aggiungiamo noi.

Comunque sia, la chiamata alle "armi" per fare argine all'avanzata del nemico sta funzionando, almeno dal fronte numerico di piazza.

A questo punto è però anche utile pensare a quale possa essere il peso del movimento. Diversi istituti di statistica probabilmente sono già al lavoro per misurare il fenomeno e nei giorni scorsi è stato infatti dichiarato che il potenziale elettorale potrebbe aggirarsi attorno al 15 per cento, almeno quanto affermato da Antonio Noto attraverso le colonne di Libero.it.

Un numero assolutamente consistente che però dovrebbe spaventare più il PD che Salvini in quanto sarebbero quasi esclusivamente consensi drenati dalla sinistra o al massimo dal M5S.

Staremo a vedere in cabina elettorale cosa accadrà il 26 gennaio 2020 e se entro quella data un "Manifesto" politico del movimento verrà stilato e divulgato.

Per il momento occorre registrare che il fermento è effervescente.

 

(Immagini raccolte da Francesca Bocchia)

 

Bersani il giaguaro non era riuscito a smacchiarlo. Vediamo se i gattini riusciranno a abbuffarsi di sardine in Emilia Romagna. Ma ancor più buffo è pensare alla sinistra che non si ricorda di stare al governo e si comporta come se fosse all'opposizione (S.P.Q.R. come diceva Asterix:  Sono Pazzi Questi Romani)
 
Di Lamberto Colla 24 novembre 2019 - La piazza, almeno in Italia, non fa più paura, superata dalla piazza virtuale dei social e per fortuna dall'intelligenza di quelli che, alla fine, esprimeranno il loro giudizio incondizionato nelle cabine elettorali.
 
Sotto certi punti di vista questi rivoluzionari della domenica non hanno né le idee e tantomeno le motivazioni per una svolta rivoluzionaria. Cresciuti nella bambagia e coccolati da tuti, la voglia di mettersi in luce è più forte di mostrare i contenuti della protesta.
 
Ben poca roba essere contro Salvini, il nemico etichettato come "fascista e razzista", ma anche populista e nazionalista e chi più ne ha più ne metta. La strategia della sinistra è sempre la stesa: costruire un nemico, colpirlo nella persona e non nella politica, quindi screditarlo e augurarsi che nella riservatezza della cabina elettorale la croce vada sul simbolo dei "buoni", quelli ai quali tutto si deve, quelli dal verbo sicuro, persino capaci, e non è roba di poco conto, di fare opposizione anche quando sono al Governo.
 
Dei "girondini" (1791), i rivoluzionari francesi nati dalla alta borghesia poi decimati sulle forche dagli uomini di Robespierre, non è rimasto nulla. In Italia, sin dagli albori, il nuovo millennio ha visto il sorgere di pseudo movimenti di piazza ben poco spontanei. Nel 2001 i No Global hanno trovato la motivazione di riunirsi sul nostro suolo, a 3-4 anni di distanza dalla sua origine, giustappunto per andare a attaccare Berlusconi che riuniva il G8 a Genova.  Il "popolo di Seattle", dal quale tutto prese avvio verso la fine del secolo precedente, nacque come movimento di protesta contro la politica legata all’economia liberista.
Un'esperienza che ha probabilmente stimolato i tanti "dotti", gli intellettuali e gli artisti di sinistra, sotto la guida di Nanni Moretti, a legarsi per mano e fare i "girotondi"  attorno ai palazzi delle istituzioni per proteggerli dal diavolo (non il Milan ma il suo Patron). Era il 2002 e i "girotondi” sembrava che potessero ergersi a difesa del giusto e delle istituzioni.
E infine, "Tutti giù per terra", come finiscono tutti i giro-girotondi.


Per 5 anni tutto tace, la gente si è dimenticata dell'elegante quanto inutile movimento da "parrocchia" o da "cortile" e ecco che la rabbia montante di buona parte degli italiani che non vedono cambiamenti ma avvertono una continua caduta della politica viene catalizzata dal "V Day" (2007). Il "Vaffa" scende in piazza con Grillo sostenuto dalla forza aggregante del digitale. In meno che non si dica, il "Vaffa" diventa il grido di battaglia al quale in molti si riconoscono.  Celebre la gufata di  Piero Fassino quando, nel 2009, invitò il comico a fondare un partito, mettere su una organizzazione, presentarsi alle elezioni  e poi "vediamo quanti voti prende"; nacque così il M5S che andò persino a rubare la poltrona di Sindaco allo stesso Fassino nella sua Torino qualche anno dopo (2016).
 
E' proprio nel 2009 che un nuovo rigurgito popolare sinistro si organizza contro il solito "Berlusconi" chiamato a gran voce a dimettersi dal "Popolo Viola". Il neonato movimento ha trovato subito la sponda dei poteri finanziari mondiali capaci di far lievitare lo spread come una torta margherita in forno, sino a farla implodere solo dopo l'arrivo dell'uomo con il loden frusto, l’uomo al più alto gradino della gerarchia europea di quella nomenKlatura mondiale che governa il mondo con i flussi finanziari e il convincimento che le costituzioni  e il diritto di sovranità sono roba sorpassata .
 
Finalmente, dopo tutti questi movimenti da pesci d'acqua dolce ecco finalmente mostrarsi alla luce del sole il movimento tosto, quello delle sardine, che invece vengono dall'acqua salata, raccolti a occupare le piazze dove Salvini andrà a fare campagna elettorale per le prossime regionali (Emilia Romagna il 26/1/2020).
 
Migliaia di giovani si chiamano e vanno a stiparsi nelle piazze per contarsi mentre Salvini  è lì, poco distante, a raccontarsi e presentare i suoi candidati.

Ovviamente la genesi è di sinistra, quella che è al governo del Paese, ma si comporta come se fosse all'opposizione. Così si schiera contro Salvini, come se questo fosse il presidente del Consiglio, e butta lì un po' più di 1.500 emendamenti alla manovra finanziaria "salvo intese" su 4.550 totali e dei quali 921 presentati dai DEM mentre la lega si è fermata a 905.
 
Una sinistra che non sa cosa fare. 

Si fa spingere da Renzi a fare il governo giallo-rosso, poi si fa rubare i parlamentari e i ministri dallo stesso Renzi che forma il suo partitino, per arrivare infine a rilanciare lo Ius Soli e lo Ius Scholae mentre l'Alitalia e l'Ex Ilva si stanno dissolvendo, e riuscendo persino a "sbiancare" lo stesso Stefano Bonaccini il quale probabilmente si è chiesto se stanno giocando con o contro di lui nella delicata partita elettorale che lo vede coinvolto contro la rappresentante leghista nella roccaforte emiliano romagnola. "Ius soli? Le due priorità in questo momento sono un grande piano di prevenzione contro il dissesto idrogeologico e cambiare la plastic tax. Secondo me servivano toni per mettere al centro altre questioni oltre allo ius soli - dice a Radio24 il governatore dell'Emilia Romagna".
 
A consolare Bonaccini & C,  e in sostegno alla non politica della sinistra, ecco accorrere le sardine, il movimento universitario che come "moscerini" vanno a presidiare le piazze per dire che Salvini è brutto ed è il male assoluto.
 
Ma quale manifesto culturale o politico hanno sottoscritto? Niente. Sono antifascisti e antirazzisti come, forse non lo sanno o non vogliono capirlo, il 99% degli italiani lo sono.
 
Senza il "fascista" non ci sarebbero argomenti per radunare  il popolo delle sardine nelle "lagune salate", almeno sino a quando non si ergerà per sempre il MOSE o si scateneranno i "Gattini di Salvini".

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 Video: Fassino https://www.youtube.com/watch?v=tupKzNFBW3g

 

 

 

 

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Gentili Sindaci di Parma e Langhirano, in qualità di segretario provinciale Ugl, scrivo per sottoporre alla vostra attenzione il degrado che condiziona la vita dei tanti abitanti e dei lavoratori residenti nelle frazioni di Fontanini, Corcagnano e Pilastro. Rendo noto che l’illuminazione pubblica è insufficiente e lascia tratti di centro abitato al buio, alcuni esercizi commerciali hanno chiuso, con conseguente impoverimento del territorio e perdita di posti di lavoro. E’ di alcuni mesi fa la chiusura di uno storico bar a Pilastro. Le strade non mancano di buche e di manutenzione, mentre mancano, invece, strutture sportive e punti di riferimento socio-culturali per un rafforzamento della coesione sociale.


L’arteria principale che si snoda lungo tali frazioni è completamente priva di pista ciclabile, ed a volte, se non per la maggior parte, di marciapiedi e/o banchine sicure per pedoni e veicoli. In queste zone periferiche vi sono rilevatori fissi per la velocità del traffico veicolare (autovelox). La normativa, all’articolo 208 cds, prevede che una parte dei proventi del gettito realizzato siano vincolati ad interventi di ammodernamento, ripristino e sicurezza stradale, oltre a favorire la mobilità ciclopedonale. Nonostante tali risorse aggiuntive, non si comprendono le carenze infrastrutturali esistenti a Fontanini, Corcagnano e Pilastro.


Nel 2017, sono stati istituiti ben quattro delegati (aggiungendosi agli assessori), nominati dal sindaco di Parma, per le seguenti materie: sicurezza, decoro urbano, inclusione sociale e disabilità. E’ evidente che non vi è traccia della loro operosità in tali luoghi, se poi, a cominciare dal palazzo municipale di Corcagnano e relativa area adiacente, per terminare la disamina sulle aree verdi, la noncuranza è diffusa ed evidente.
Sarebbe opportuno, allora, prevedere una visione d’insieme con un’unica cabina di regia istituzionale, aperta a tutte le organizzazioni sociali e religiose del territorio, che si faccia carico dei forti vulnus presenti, e che realizzi iniziative pensate per la comunità che vi abita.


Ugl segnala, quindi, il disinteresse e l’assenza di iniziative istituzionali che riguardano luoghi, aree e strade di interesse pubblico.
La disattenzione verso queste porzioni di territorio ha raggiunto il suo apice e, nonostante ciò, i segnali delle due amministrazioni locali per invertire la rotta sono inesistenti o, meglio, scarsi. E’ vero: non stiamo parlando dell’imbarbarimento delle periferie dei grossi centri urbani italiani. Ma resta altresì evidente lo scollamento di Parma e Langhirano con frazioni come Fontanini, Corcagnano e Pilastro, le quali rappresentano un unicum abbandonato a sé stesso, dal punto di vista sociale, economico ed urbanistico. Lo stato di incuria indica l’assenza del controllo del territorio, causa di mancanza di sicurezza per chi lo abita. L’auspicio è far si che cresca tra tutti noi il senso civico, garanzia di sicurezza sociale per una migliore qualità della vita, soprattutto nelle aree urbane periferiche.

Parma, 21.11.2019
Matteo Impagnatiello
Segretario prov.le Ugl Parma

 

Dal MOSE= MOdulo Sperimentale Elettromeccanico al MUSE = Museo Universale dei Soldi Evanescenti.
  
di Lamberto Colla Parma  17 novembre 2019 - In una campagna elettorale, senza soluzioni di continuità da ormai molti anni, nemmeno interrotta a scrutini chiusi, ecco che qualsiasi fatto, tragico o meno, viene sfruttato per attaccare gli avversari mandando tutto in vacca.
Dal terremoto dell’Aquila passando per Amatrice e infine per Venezia, la storia è sempre la stessa. Soldi a go-go per interventi d'emergenza ma problemi sempre irrisolti e concittadini, da nord a sud, in braghe di tela.
 
L'attualità ci ha sbattuti a controllare la TV per aggiornarci sulle sorti di Venezia dopo la "acqua granda dei giorni scorsi, seconda solo a quella di 53 anni fa. Ma l'acqua alta, oltre a un disagio, è anche un motivo di attrazione e il MOSE il salvagente della città galleggiante, dei suoi calle, dei suoi affreschi, dei suoi mosaici e infine delle sue passerelle mobili che rendono un fascino stralunato a Piazza san Marco, per la gioia dei turisti stranieri.
 
Dopo il canale di Panama, il MOSE sarebbe diventata l'impresa idraulica più importante al mondo.

Sarebbe stato, come ben tutti sappiamo, il sistema di difesa attiva della più bella e al contempo più fragile città al mondo. Venezia  la splendida viene quotidianamente  messa alla prova dai transatlantici, che ben poco educatamente, vengono a porgere l'inchino al fascino sempreverde della città di Colombina.
 
Ma come è ormai nella storia italiana, le grandi opere dopo il primo decennio post bellico, in cui la A1, nota come Autostrada del Sole, venne realizzata in soli 7 anni, hanno percorso strade tormentose e in salita.
Da lì in poi è stato un continuo peggioramento in termini di tempi, di sicurezza mentre a aumentare sono sempre stati i costi, la burocrazia e le promesse elettorali di una imminente conclusione, come ad esempio la fantomatica Salerno Reggio Calabria e  la Variante di Valico (impegno di spesa risalente al 1996,  inizio lavori nel 2002 e conclusione nel 2015) che finalmente dopo 35 e 15 anni rispettivamente sono state ultimate.
 
Nel frattempo era stato avviato il progetto del MOSE e, poco dopo, del villaggio che avrebbe dovuto ospitare l'EXPO Mondiale di  Milano del 2015; due eventi che avrebbero dovuto riabilitare l'Italia agli occhi del mondo, ma si sa, il diavolo ci mette lo zampino e alla vigilia dell'inaugurazione milanese e a due anni dal sollevamento delle paratie di "biblica" memoria, il patatrac.
Le tangenti travolgono sia l'uno che l'altro manufatto nel 2014, ma ben diversa la soluzione che i politici decisero di adottare per superare l'impasse temporaneo.
 
Commissariamento con prosecuzione dei lavori per concludere l'impegno nei tempi stabiliti per l'EXPO e blocco di tutte le opere del MOSE ormai completate per l'87%, tant'è che l'inaugurazione era programmata per il 2016.
 
Così, mentre l'EXPO, nonostante gli scongiuri di tutti i menagrami italiani e europei che avrebbero voluto assistere all'ennesima figuraccia italiana, almeno  per far perdere il primato negativo  del 2000 saldamente in mano ai tedeschi di Hannover (Exposition Universelle Hanovre 2000), il giorno stabilito Milano aprì i battenti e addirittura qualcuno propose di prolungare il periodo dell'esposizione in forza del successo riscontrato.
 
Ben diversamente è andata invece al MOSE.

Da commissari a super-commissari ma niente, o quasi, lavori.
Tutto è stato bloccato da cinque anni. Una sospensione che, come spesso accade, è stata utile ai detrattori per rilanciare dubbi sulla validità dell'opera con quasi 4 miliardi spesi e altri quasi due impegnati da progetto esecutivo per terminare l'opera (restano fuori, ancora ignoti, i preventivi annuali per la manutenzione).
 
Purtroppo, ogniqualvolta che un disastro accade, c'è sempre una parte politica che coglie l'occasione al balzo per sfruttarne in termini di visibilità. Così in questi giorni abbiamo assistito al balletto dei numeri (da 6 a oltre 10 miliardi di euro spesi) e di soggetti veneti responsabili del default, nonostante l'opera si stata in carico al governo centrale e non periferico.
 
Quel che è chiaro è che erano stati  impegnati  5,6 miliardi e spesi 3,8 con un arretrato di pagamenti di circa 800 milioni. Fatto sta che però, nonostante questi anni di blocco, i costi non si sono arrestati completamente e dopo le tangenti altri costi imprevisti sono stati drenati dai commissari e provveditori, ben poco in accordo tra loro,  anzi spesso in pieno contrasto.
Adesso vedremo come si comporterà la nuova super commissaria Elisabetta Spitz, recentemente nominata dal Governo Giallo Rosso.  Espertissima in beni del demanio, architetta e già moglie  dell'ex segretario Udc Marco Follini, dal 2000 al 2008 ha guidato l'Agenzia del Demanio.
 
Secondo la Ministra delle infrastrutture, Paola De MIcheli, l'opera non è ferma e è completa per il 93% e entro la fine del 2021 sarà definitivamente ultimata.
E' evidente che il tempo sia veramente una convenzione se per completare un'opera già quasi conclusa siano necessari ulteriori 24 mesi.
 
Anzi, da indiscrezioni provenienti proprio dai cantieri, le paratie sarebbero già funzionanti (come si vede dalle immagini) e alternativamente testate da oltre un anno.  Volendo, in forza della previsione disastrosa di una alta marea eccezionale, il buon senso avrebbe potuto autorizzare a una esercitazione straordinaria nel tentativo di ridurre i prevedibili danni che a caldo sono già stimati a un miliardo di euro.
Ma i commissari del consorzio hanno un ben preciso incarico di completate l'opera, non di avviarla e tantomeno di mantenerla.
Così, tanto per non essere indotti in tentazione, il giorno precedente la acqua granda del 12 novembre  ecco che tutti i dipendenti sono stati lasciati a casa, come ha perfettamente documentato il "gazzettino.it" "… una direttiva interna ha - scrive Davide Scalzotto, stabilito che i dipendenti potessero stare a casa, viste le condizioni meteo. Un paradosso che in una giornata di emergenza come ieri siano stati dispensati dal lavoro coloro che il Mose dovrebbero farlo funzionare…"
 
Dalla parte dei Commissari ci sta il beneficio del dubbio e dell'incertezza su quanto sarebbe accaduto se, e questo non ci è noto,  l'impianto nella sua interezza non fosse mai stato sottoposto a validazione per l'entrata in funzione e se le prove fin qui eseguite possano avere valore ai fini dell'utilizzo e infine se  l'impianto sia stato collaudato e progettato per far fronte al fenomeno ondoso  delle dimensioni del 12 novembre o del 4 novembre 1966
 
C'è da augurarsi di sì, ma su quest'ultimo dubbio non ci scommetterei una lira.
 
Intanto, tra quelli che si parano il c..o e quelli che hanno maggiori introiti a non far nulla e sicuramente al riparo da  attacchi da parte della magistratura chiamata a verificare in forza di qualche querela mossa da nemici storici che vorrebbero il loro posto sullo scranno ricco e comodo, molti veneziani hanno perso molto o quasi tutto. 100 gondole sono in manutenzione e i gondolieri si sosterranno prestandosi le gondole ancora in attività.
 
Come i friulani nel 1976 , i modenesi ne 2012 e via di seguito tutti gli altri, anche i veneziani, dalla tempra forte, si risolleveranno dalla lacrima granda.

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Di Luigi Lucchi 15 novembre 2019 - Il candidato Stefano Bonaccini, a mio avviso giustamente, ha scelto, come linea della campagna elettorale, essendo stato Presidente e avendo cose da dire e anche bilanci da presentare, di attenersi al motivo delle elezioni: ELEZIONI REGIONALI PER LA NOMINA DEL PRESIDENTE E DEL CONSIGLIO REGIONALE. Con questa linea è esposto in prima persona e visto le coalizioni (liste) che lo sosterranno, non può neppure intendersi come candidato unicamente del PD ma candidato della coalizione. Crede che le persone possano valutare il suo operato e il suo programma e votarlo e bocciarlo per questo. SONO ELEZIONI AMMINISTRATIVE. 

La Lega, vera antagonista di queste elezioni amministrative sceglie un’altra linea di condotta della campagna elettorale. Linea, ovviamente legittima anche se a mio avviso scorretta. Non mi strappo le vesti perché in altre situazioni il PD faceva come la Lega e anch’io, nel mio piccolo, a elezioni provinciali e regionali, negli anni 80 dicevo: “Se voti DC voti Borgotaro per ridurre il consenso verso la DC e accrescere quello del PSI” Cercavo, insomma, di far propendere la scelta politica su quella amministrativa. Sono strategie che in politica hanno usato tutti e usa, adesso, fortemente anche la Lega. Matteo Salvini sa che viene votato, sa d’avere accresciuto un consenso, addirittura in modo miracoloso, perché è riuscito, senza piu’ ad essere a mezzadria con i 5 stelle, come avveniva, pur scontrandosi molto tra loro, nella campagna elettorale del febbraio 2018, a farsi percepire come il politico contro:
Contro L’Europa della Finanza e dei Banchieri, dei poteri forti
Contro Matteo Renzi e i poteri forti (sono comunque debolissimi) Italiani
Contro l’emigrazione con uno slogan ad effetto che le scivolate sciocche di Laura Boldrini gli hanno accreditato: PRIMA GLI ITALIANI.
Personalmente sono convinto, che a lato pratico, la Lega non solo non è contro nulla, non gli interessa risolvere nulla(NON HA INTERESSE FARLO) ma addirittura vota e propone Leggi per accrescere i poteri che a parole dice d’essere contro.
Le mie impressioni, seppur in buona fede, non contano nulla perché quello che conta è quanto percepisce l’elettorato.
Io amo la bella Politica, sono per il primato della Politica, e allora, affannosamente, dal 1992, per non essere sempre sgomento, perdere qualsiasi idea di futuro, mi aggrappo ai tenui segnali che vanno in direzione della bella Politica.
Nel 2014, indirettamente essendo in una lista che sosteneva Bonaccini, gli ho portato 2.128 voti.
Ero candidato perché non esisteva piu’ la Provincia, era in voga l’Unione dei Comuni, erano in cantiere le pseudo riforme COSTITUZIONALI DI RENZI (Schifose e demenziali), Monti aveva massacrato i bilanci Comunali. Ritenevo che diventare Consigliere di Maggioranza Regionale, pur con un’autonomia eccezionale, essendo l’unico Consigliere della mia lista, sarei riuscito a fare qualcosa per il mio Comune e le Terre Alte che come Sindaco era impossibile, ormai, fare. Lo facevo, insomma, per la disperazione. Ora non vivo, anche grazie alla Regione, e non me lo sarei mai aspettato, quella disperazione del 2014. Si riesce fare qualche cosa anche da Sindaco e cerco di farlo e ho piacere di continuare con un’amministrazione Regionale che promuovo e che porterà cose migliori nei prossimi 5 anni.


Aggrapparsi alla bella Politica vuol dire condividere la “propaganda”, tutta Amministrativa e tutta Regionale di Bonaccini. Vuol dire piangere davanti alla foto del baciamano di un Carabiniere a Ilaria Cucchi. Vuol dire godere l’intelligenza di tre ragazzi che hanno riempito, con le “SARDINE” Piazza Maggiore senza insultare nessuno, neppure l’avversario Matteo Salvini. RISPETTARE LA NATURA DELLE ELEZIONI (Amministrative e Regionali) anche se in piccolo, come detto, negli anni 80 a Berceto non lo avevo fatto, vuol dire considerare gli elettori, i cittadini della Regione Emilia Romagna e non usare il loro voto per secondi fini: FAR CADERE IL GOVERNO NAZIONALE, lo ritengo un gesto di bella Politica. Non sono ingenuo e so bene che anche Stefano Bonaccini, come chiunque altro, se avesse interesse, imposterebbe la campagna elettorale diversamente e forse, nel 2014, lo ha anche fatto. Non mi ergo a giudicare le intenzioni e oggi constato, ribadito da questo comunicato sottostante di Stefano Bonaccini, isolato da molti fino a ieri sera 15 novembre (SARDINE E PIAZZA MAGGIORE A MIO AVVISO SONO UN’AZIONE INASPETTATA MA CHE HA CAMBIATO IL CORSO DEGLI EVENTI ho piacere che fossero presenti 15 bercetesi , 15 sardine delle Terre Alte – STEFANO BONACCINI, dato perdente da tutti, VINCERA’, invece le elezioni AMMINISTRATIVE IN EMILIA ROMAGNA e sarà uno straordinario Presidente)

NB: (le foto sono del 6 luglio 2018 e Bonaccini è venuto a Berceto nonostante tanti Sindaci gli dicessero di non venire. Nostante il suo Partito gli dicesse di non venire, nonostante le lettere che gli dicevano di non dare un euro a Berceto e di commissariarci per l'acqua e i rifiuti. A Berceto ha annunciato la riduzione dell'IRAP che poi ha fatto)

 

Per l’Emilia-Romagna, non per altro
Conferenza stampa - 13 novembre 2019
Intervento Stefano Bonaccini

Ringrazio i sindaci, quelli presenti e anche quelli che non hanno potuto partecipare. Prima di ogni considerazione politica ho letto in questo appello un apprezzamento per il lavoro che abbiamo fatto insieme in questi anni. Alcuni sindaci c’erano fin dall’inizio del mio mandato, altri sono arrivati nel tempo, ma associo ad ogni faccia e ad ogni nome un territorio, una comunità, persone in carne ed ossa con cui abbiamo lavorato bene insieme.
Sono preparato in geografia! Conosco tutti i 328 comuni dell’Emilia-Romagna, ma conosco anche i nomi dei lori sindaci, di molti assessori, consiglieri comunali. Non è un merito: conoscere un territorio è un dovere e anche il minimo sindacale per chi vuole governarlo.
Conosco anche i sindaci che non hanno sottoscritto l’appello e posso dire di aver collaborato molto bene anche con loro. Credo soprattutto che nessuno di loro, in coscienza, possa dire di aver ricevuto un trattamento diverso dalla Regione per ragioni di appartenenza politica.
E questo è il secondo punto che voglia mi distingua: quando ricopri una carica istituzionale (vale per il Presidente della Regione come per il sindaco di un Comune) sei lì anche per conto di chi non ti ha votato e magari non ti voterà mai. Una certa idea dello scontro politico sta offuscando questa lezione che per me invece è importantissima. Non attiene solo all’educazione, ma è un’idea matura della democrazia.
Così come nell’idea della democrazia c’è anche il principio che non ci si divide sulla legalità. Abbiamo scelto di essere qui oggi, in questo padiglione della Fiera, perché qui abbiamo ospitato il processo Aemilia. Lo abbiamo voluto proprio qui in Emilia-Romagna quel processo, non altrove, e abbiamo pagato perché fosse così. Se la magistratura individua la presenza di organizzazioni mafiose nel nostro territorio noi non solo dobbiamo dirlo, ma dobbiamo farlo vedere a tutti i cittadini, a tutte le imprese, a tutte le pubbliche amministrazioni. E’ l’idea che i problemi non si risolvono né occultandoli né declamandoli, ma affrontandoli a viso aperto.
***
L’Emilia-Romagna, prima che una Regione, è un sistema regionale. Non è un gioco di parole, la distinzione tra i due termini è molto precisa. La Regione è un Ente, importantissimo ma uno. Un sistema regionale, invece, è un insieme di enti (Regione, Province, Comuni… Ma anche CCIAA, Università…); e se vogliamo allargare, anche di corpi intermedi (categorie, associazioni, sindacati, ecc.). Queste parti, tutte insieme, costituiscono appunto il sistema: ciascuna è importante e nessuna prevarica le altre. In queste settimane sento ripetere espressioni grevi come “prenderemo l’Emilia-Romagna” o “libereremo l’Emilia-Romagna”: una Regione non si prende, perché non appartiene alla maggioranza politica di turno, ma ai suoi cittadini. Al più puoi vincere le elezioni e, se poi sei capace, governare pro-tempore. Ma men che meno puoi prendere un sistema perché il 26/1 si voterà “solo” per la Regione, non per i comuni, le province, o per eleggere i rettori o i presidenti della CCIAA. Questo è dunque il terzo punto: io mi candido al governo di un ente, la Regione, che è parte di un sistema. E se vuoi governare l’Emilia-Romagna devi farlo insieme agli altri, a tutte le sue parti, che sono autonome e non meno importanti. E, avviso la mia sfidante, queste parti non ti “obbediscono”: ti seguono se sei autorevole, ti aiutano se sai aiutarle anche tu. Se si capisse questo molte delle parole che sento finirebbero automaticamente nel cestino.
***
“Per l’Emilia-Romagna, non per altro” c’è scritto nel cartellone qui dietro. Abbiamo tutti la consapevolezza che stiamo giocando due partite diverse: la nostra è quella di raccontare quello che ho fatto in questi 5 anni e iniziare da oggi a dire cosa faremo per questa Regione se sarò nuovamente eletto presidente; altri giocano una partita nazionale, dove l’Emilia-Romagna non è il fine, o l’obiettivo, ma solo lo strumento con cui abbattere un governo nazionale o rendere più forte il proprio partito, conquistando un’altra bandierina da sventolare.
Io le bandierine le uso in modo diverso: ad esempio per segnare i comuni dove vado, come vedete qui dietro. E’ la riproduzione di una carta più piccola, che come alcuni di voi sanno è appesa nel mio ufficio. Quelle bandierine, negli anni, non le ho messe per il gusto maniacale di riempire “vuoti”, ma per ricordarmi sempre che sul territorio bisogna starci tutti i giorni. Non basta stare in una torre qui a Bologna per governare, come non si conosce un territorio facendo solo passerelle in campagna elettorale. Sono stato in tutti i vostri comuni e in molti tornerò nei prossimi due mesi e mezzo: qualcuno potrà criticarmi per quel che ho fatto, non ho voluto o non ho saputo fare; credo che nessuno potrà contestarmi di farmi vivo solo in campagna elettorale. Nei vostri comuni ci posso venire senza Google Maps perché sono stati il mio luogo di lavoro.
“Per l’Emilia-Romagna, non per altro” è anche il modo di dire che questa Regione, il suo territorio, e soprattutto le sue comunità e gli emiliano-romagnoli meritano rispetto. Se dici che il primo obiettivo è mandare a casa il premier Conte è perché dai poco valore all’Emilia-Romagna. Per noi l’obiettivo invece è governare bene questa Regione e dare un progetto di futuro all’Emilia-Romagna all’altezza della sua storia e delle sue potenzialità. L’Emilia-Romagna è per noi così importante che basta e avanza da sola per meritare questa sfida elettorale.
Ho scelto l’Emilia-Romagna 10 anni fa, quando mi sono candidato in consiglio; l’ho scelta 5 anni fa, quando mi sono candidato presidente. La scelgo oggi, ricandidandomi. Avrei potuto fare altre scelte, in sé né migliori né peggiori. Invece ho scelto l’Emilia-Romagna perché ho ritenuto di essere più utile proprio qui, alla mia gente e al mio territorio. Se sarò eletto starò anzitutto qui, in Emilia-Romagna. E se non sarò eletto starò anzitutto qui, in Emilia-Romagna. Non so se i miei sfidanti possano prendere lo stesso impegno. Non credo possa farlo Salvini, che il 27 di gennaio, chiunque vincerà, tornerà a Roma. Come ha fatto in Sardegna e in Basilicata, in Abruzzo e in Umbria. Là non lo vedranno più fino alla prossima campagna elettorale e così sarà anche in Emilia-Romagna dal giorno dopo il voto. Credo che anche la Borgonzoni se non sarà eletta tornerà a Roma, a fare la senatrice. Io sarò qui. E’ una differenza anche questa, un modo diverso di intendere il proprio impegno sul territorio e un modo di stare nelle istituzioni per cui oggi chiedi un voto.
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In questi 5 anni abbiamo fatto tante cose, lo rivendico con orgoglio. Non significa pensare di non aver commesso errori, ci mancherebbe. Significa aver creduto in quel che abbiamo fatto e non avere il timore di trarne pubblicamente un bilancio. Dicono che oggi il buon governo non basti più. Forse non è mai bastato. Quel che hai fatto dà credibilità o meno alle cose che ti impegni a fare per il futuro.
Il consenso lo chiederemo su un programma per i prossimi 5 anni. E credo che proprio questa sia un’altra differenza coi nostri avversari, forse la più importante: noi abbiamo un progetto per l’Emilia-Romagna, loro no, loro devono mandare a casa Conte.
Noi vogliamo costruire un progetto di tanti, non di pochi: dicono che abbiamo governato per una parte, per gli “amici”; e che se puoi lavorare in Emilia-Romagna è solo grazie a quello. E’ offensivo non solo e tanto per noi, ma per gli emiliano-romagnoli. Se qui il tasso di occupazione è il più alto, se la crescita è stata maggiore che nelle altre Regioni, se anche l’occupazione femminile ha superato il 70% è perché gli emiliano-romagnoli sono persone libere. Non sono “amici di qualcuno”. E il lavoro è dignità, non affiliazione.
Gli emiliano-romagnoli non hanno né padroni né capitani. E non ne cercano.
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Ho indicato alcuni punti programmatici alle forze politiche del centrosinistra e vorrei che da oggi, in un percorso rapido ma intenso, potessero arricchirsi dell’esperienza e del contributo di chi sta sul territorio, a partire dagli amministratori. Li indico per titoli, perché avremo altre occasioni ravvicinate per discutere di questo:
1) Emilia-Romagna, regione della conoscenza. Capitalizzando il lavoro svolto in questi anni, dai nidi alla formazione post-laurea, il nostro obiettivo è quello di attrezzare la società regionale del più alto e diffuso tasso di saperi e competenze, investendo su tutta la rete educativa, formativa e culturale del territorio. Trasformare il nido da semplice servizio a domanda individuale a diritto di tutti i bambini e le bambine è un investimento sulle persone, per il successo formativo e contro la dispersione scolastica. Un servizio educativo universalistico e per questo tendenzialmente gratuito, come carta d’ingresso per i bambini in questa società. Se abbiamo triplicato in 5 anni le risorse per la cultura, o siamo la Regione che più e meglio spende i fondi europei per la formazione, se abbiamo costruito le scuole di specializzazione post laurea e messo in rete le nostre Università è perché crediamo che l’investimento più forte che si possa fare oggi è quello sul capitale umano. Il nostro obiettivo è offrire a tutte le persone, a partire dai più giovani, gli strumenti migliori per affrontare il cambiamento e non esserne esclusi. Questa sarà la nostra priorità anche per costruire lavoro nuovo e lavoro buono. Per avere cittadini più forti, più autonomi, più liberi.
2) Emilia-Romagna, regione dei diritti. E dei doveri. I servizi, per primo proprio il nido, sono anche inclusione, la leva più forte per costruire integrazione e coesione sociale. Che si parli di sanità, di casa o di assistenza, il nostro obiettivo deve essere quello di fornire risposte e servizi che rimuovano gli impedimenti alla piena partecipazione al lavoro e alla vita sociale della comunità, come prescrive l’art. 3 della Costituzione. Se vogliamo scongiurare il conflitto alla base della piramide sociale, tra gli ultimi e i penultimi, dobbiamo attrezzarci sia a contrastare la povertà, sia a sostenere i ceti medi. La redistribuzione della ricchezza che produciamo è, in Emilia-Romagna, sia elemento imprescindibile di coesione, sia motore di crescita e sviluppo. Al tempo stesso, in patto di giustizia e legalità, dobbiamo prevedere che per ogni diritto riconosciuto scatti un dovere individuale e sociale. Le regole sono il sale della democrazia e non esiste inclusione e giustizia fuori dalla legalità. Una società dei diritti e dei doveri è una società esigente.
3) Emilia-Romagna, regione sostenibile. E la vogliamo tale esattamente nel modo in cui questo termine è declinato dall’agenda delle Nazioni Unite. Superare il conflitto tra lavoro e ambiente, passare dalla piena alla buona occupazione, imprimere un’accelerazione ecologica alle nostre politiche economiche e sociali: sono gli obiettivi di un nuovo Patto del Lavoro che proporrò di siglare a tutte le parti sociali e istituzionali, come abbiamo fatto nel 2015. Dobbiamo essere la prima regione italiana a cogliere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030. Mobilità e infrastrutture, suolo ed energia, produzione e consumi: il cambiamento è iniziato ma noi dobbiamo imprimere un’accelerazione per un’economia pienamente circolare in una società sostenibile.
4) Emilia-Romagna, regione delle opportunità. Dobbiamo scongiurare la profezia che vuole che i nostri figli siano condannati ad una vita peggiore della nostra, o a fuggire all’estero. Noi stiamo già adesso investendo sul futuro come nessun altro territorio in Italia e come pochi altri in Europa. La Data Valley non è suggestione, ma l’idea che realizzi oggi le condizioni per il lavoro, l’impresa e la società di domani: che si tratti di mobilità, salute, o cambiamento climatico, stiamo costruendo le condizioni perché il futuro passi da qui e, cosa non meno importante, perché il cambiamento sia governato ed orientato al servizio delle persone. Nondimeno, le vocazioni territoriali che stiamo implementando – dalla Food alla Welness, alla Motor Valley – affondano le radici non solo nella nostra identità, ma nelle potenzialità che ci proiettano nel mondo come territorio attrattivo e desiderabile, da visitare o in cui investire. Domani ci sarà più lavoro e lavoro buono se investiamo oggi perché sia così.
Intorno a queste direttrici, che ho provato a sintetizzare, che dobbiamo costruire un progetto per l’Emilia-Romagna all’altezza di quello che questa Regione oggi è in Italia e in Europa. Chiedo a tutti un contributo di idee, esperienze e proposte. Lancerò tra pochi giorni alcuni strumenti per raccoglierle e vi assicuro che ciascun contributo sarà valorizzato o quantomeno riscontrato.
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Avendo però qui molti amministratori, voglio concludere con due elementi che hanno il senso della nostra esperienza e della peculiarità di questa Regione.
E’ possibile che dopo una lunga fase di stallo si riapra il cantiere dell’autonomia: il ministro Boccia ha avanzato una proposta di legge cornice per definire condizioni e garanzie, per i territori e per i cittadini, entro cui collocare i diversi progetti di autonomia regionale. Io credo che la nostra proposta vada a questo punto rilanciata con forza per le sue caratteristiche e specificità. A partire dal fatto che non muove dalla volontà di trattenere maggiori risorse in sé, né di puntare ad un maggior grado di separazione dal resto del Paese.
Noi siamo partiti da obiettivi concreti quali la riqualificazione urbana e la messa in sicurezza del territorio; un più forte legame tra formazione e mondo dell’impresa; una programmazione più stringente e una gestione più efficiente dell’edilizia scolastica, universitaria e sanitaria; un’organizzazione dei servizi e una governance territoriale più aderente alle esigenze del nostro territorio. Sono tutti temi concreti che chiamano in campo la potestà legislativa e programmatoria della Regione, ma altrettanto la capacità organizzativa e gestionale degli Enti locali. Vorrei che dessimo profondità e concretezza a questi obietti per uscire dal dibattito ideologico tra nord e sud, regioni forti e regioni deboli, centro e periferia. Il nostro è un progetto diverso, radicalmente diverso e pienamente costituzionale: vorrei lo facessimo vivere oggi sul territorio in tutte le sue potenzialità.
La seconda questione attiene ad un’idea di prossimità della Regione col territorio, anzitutto nel rapporto coi gli Enti locali. Questo è un tempo che mal sopporta i pensieri lunghi e le risposte sistemiche. E’ un problema. Ma a questo problema non si risponde, come abbiamo sperimentato, né deragliando dagli obiettivi strategici, né confidando che la storia sia con noi e che i cittadini alla lunga ci capiranno. A questo problema si risponde avvicinando le istituzioni ai cittadini, costruendo risposte di prossimità che non accorcino le distanze. Le cosiddette periferie – territoriali, sociali e culturali – non si includono col moralismo, ma costruendo risposte concrete e di senso attraverso il governo.
E’ quanto stiamo provando a fare con le politiche di sostegno all’impresa e ai servizi nell’Appennino; o con i piani per le aree interne; con un progetto di riqualificazione della costa o col sostegno agli investimenti nei comuni più piccoli. I nostri obiettivi strategici, come voi mi avete insegnato nella collaborazione quotidiana di questi anni, vivono se trovano punti di caduta concreti nella vita quotidiana delle persone, in particolare di chi si sente più lontano, più esposto, più fragile.
Ai sindaci chiedo una mano a costruire non solo un progetto, ma una campagna elettorale fatta proprio così. Talvolta la Regione è percepita lontana, non sono ben chiare le sue prerogative, ne è più sfumata la ricaduta amministrativa. Se saremo capaci di declinare sul territorio, comune per comune, palmo a palmo, il senso di questo progetto e di questo nostro essere Emilia-Romagna, credo sarà più semplice far comprendere alle persone quale è realmente la posta in gioco di questo voto.
Far comprendere che stiamo parlando davvero di Emilia-Romagna, non di altro.

 

 

Giovedì, 14 Novembre 2019 06:52

Intervista al Sindaco di Berceto Luigi Lucchi

Intervista al Sindaco Luigi Lucchi di Berceto, il comune di montagna più vicino al mare. Luigi Lucchi è considerato un ottimo Sindaco, un uomo dotato di grande carisma. Qualcuno lo definisce un pazzo, qualcun’altro un genio. Forse è semplicemente un pazzo geniale!? Sicuramente uno che non le manda a dire e che ha reso il piccolo, grande comune di Berceto famoso in tutto il mondo.

Di Nicola Comparato, Berceto 13 novembre 2019 -

1) Sindaco Luigi Lucchi, lei è sulla bocca di tutti da 2 decenni, sono imminenti le elezioni regionali in Emilia Romagna, molti si aspettavano una sua candidatura, una candidatura che non ci sarà, per quale motivo?

Far conoscere le proprie idee, per un appassionato di politica, un militante (iscritto al PSI dal 24 maggio 1972, avevo 17 anni) è determinante anche se si può peccare di presunzione. Un tempo, con chiarezza, nei partiti, si diceva stampa e propaganda. Oggi si usano termini astrusi negando che ogni idea di un appassionato di politica vuole essere condivisa. Se non è condivisa non serve, anche se non bisogna cadere nel grande inganno di lisciare il pelo al Popolo. Un politico, a mio avviso, non deve lisciare il pelo, decidere usando i sondaggi, ma fare di tutto, con opere di leale convincimento, pregno di buona fede, per convincere le persone. Insomma la Politica deve essere alla testa e non a rimorchio dell’opinione pubblica. Non mi candido, nonostante il piacere, la civetteria, di ricevere tante richieste da diverse formazioni politiche, perfino di fare il candidato Presidente e non solo il candidato consigliere. La gioia, perché vuol dire stima e consenso, di sentire tante persone, anche con idee molto diverse tra di loro e dalle mie, che mi voterebbero. Hanno fiducia. Anchio, come Ferdinando Santi, posso dire che il complimento piu bello che ricevo è: “Di Lucchi ci fidiamo E uno di noi E rimasto sempre uno di noi.” Non mi candido perché necessita, a mio avviso, tornare ad essere servi, in senso Evangelico, degli elettori, dei cittadini, sia come Politici che come Amministratori Pubblici. Io faccio il mestiere piu bello del mondo anche se concordo con Concita De Gregorio che questo è stato rovinato da Parlamenti di cialtroni, da Governi Ladri che non rispettano la Costituzione e tolgono l’autonomia ai Comuni. Abbiamo perfino avuto la Legge Calderoli che voleva imporre le Unioni dei Comuni per depotenziare le uniche figure, i Sindaci, eletti, per davvero dai cittadini. Calderoli con Leggi demenziali e anticostituzionali, tuttaltro che federaliste e Mario Monti che da killer del buon senso e della persona umana ha tolto i trasferimenti ai Comuni e addirittura ha preso a “rubare” sostanziose quote dell’IMU (unica entrata dei Comuni). Abbiamo Leggi, che contrasto, che tolgono i servizi ai Comuni. Tolgono l’acqua per privatizzarla e regalano le reti del gas dei Comuni ai potentati del gas. Chi le concepisce e chi le vota, a mio avviso, sono criminali. Commettono crimini contro lumanità come il crimini maggiore rappresentato dall’inserire il pareggio di bilancio in Costituzione. Tutti lo hanno votato e la Lega, meravigliandomi, pur essendo l’unico partito all’opposizione del Governo Monti, in quel caso si asteneva esprimendo un consenso convinto. Il consenso parlamentare è stato elevatissimo. Quasi all’unanimità, fatta eccezione di qualche parlamentare del gruppo Di Pietro che non mi è mai stato simpatico e considero, seppur in buona fede, il servo sciocco di chi voleva distruggere lItalia e far odiare la politica RIUSCENDOCI. Non è servito, infatti, il referendum confermativo per il pareggio di Bilancio in Costituzione (UN CRIMINE CONTRO IL POPOLO). Nessuno ha spiegato, tra i ladri di Pisa (PARLAMENTARI DAL 1992 a OGGI), che litigano di giorno ma vanno d’accordo di notte, che con questa modifica la nostra bella Costituzione non ha piu al centro la persona, come volevano i nostri grandi Padri Costituenti (Monarchici, Liberali, Democristiani, Socialisti e Comunisti) ma il mercato senza regole. Abbiamo aperto le porte al neoliberismo in Italia, in Europa e nel Mondo e ne diventeremo schiavi. Il male assoluto. Tornare ad essere servi evangelici vuol dire che non puoi lasciare la carica di sindaco per fare il consigliere regionale. L’ho fatto nel 2014, sbagliando, e ho preso paura davvero quando si pensava che con i miei 2.128 voti, nella lista della bicicletta (Socialisti e Verdi) potessi essere stato eletto. Quella paura, quell’angoscia vissuta il 24 novembre del 2014 mi sono bastati. NON LHO DIMENTICATA. Non mi candido.

2) Lei ha già sostenuto Bonaccini nel 2014, e rifiutando di candidarsi ha dimostrato lealtà verso i cittadini di Berceto, ma da un suo recente post apprendiamo che non molti hanno gradito la cosa. Dico giusto?

Il deserto politico, il deserto di persone che ragionano in termini politici quindi da servi evangelici del Popolo, rende incomprensibile questo mio rifiuto. Tutti pensano, visto la mia notorietà, che ha raggiunto anche la Turchia, che potessi essere un candidato vincente. Vincere la carica di Consigliere Regionale e perdere il consenso della mia Coscienza non lo trovo un affare. Se non mi sento nel giusto perdo, come Sansone, per il taglio dei capelli, qualsiasi forza. Perdo le idee e la tenacia. MI FAREI SCHIFO!

3) Spesso lei si definisce Sindaco non allineato, può spiegarci il significato di tale denominazione?

Sono rimasto socialista del PSI. Lo sono rimasto con gioia e orgoglio. Sono diventato, dopo non esserlo mai stato, quando avrebbe rappresentato un vantaggio, Craxiano convinto nel 1992. Quando lui comandava, per davvero, nel PSI, ero nella sparuta corrente di Michele Achilli, a sinistra della sinistra Lombardiana, e come Lombardi, fuori dalle icone della propaganda di mestiere, anticomunista dimostrandolo andando contro Pietro Nenni (un grandissimo dimenticato) nella scelta, del 1948, del Fronte Popolare.. Avevano ragione, a mio avviso, quei socialisti che dicevano: I Comunisti non sono a sinistra sono ad est. Sono Craxiano perché lui amava, per davvero, l’Italia e il suo Popolo, pur essendo un Europeo. Sono Craxiano perché i voltagabbana e gli irriconoscenti non mi piacciono.
Con queste idee e comportamento come posso dire, oggi, d’essere allineato con qualcuno?
Con queste idee sono poi, per davvero, a sinistra sia nella lotta, seppur mortale, contro il neoliberismo, sia in politica estera con l’istituzione, insieme al Prof. Franco Cardini (storico di fama mondiale) del centro: SIAMO TUTTI PELLIROSSA che si prefigge, come dovrebbe fare un’ONU funzionante davvero, di dare voce e riconoscere i Popoli invisibili, le Nazioni senza Stato ( Il 5 ottobre cittadinanza onoraria a Ocalan alla Nazione Lakota e alla Nazione Curda). La sinistra non esiste più ma non perché non sarebbe piu di moda o non sarebbe necessaria, ma perché nessuno ha idee di sinistra, nessuno, se non associazioni di volontariato o religiosi eroici, si vuole prendere cura degli ultimi. Nessuno, a mio avviso, pare comprendere che presto, nonostante il nostro egoismo, la nostra resistenza individualista ed egoista, solitaria, che si arrampica sui vetri, saremo tutti ultimi. Comanda la ricchezza. Comanda l”1% della popolazione mondiale. Mai stata una diseguaglianza come quella che viviamo nel mondo globale. Sempre i nostri Padri Costituenti, pur avendo vissuto e subito, sulla loro pelle il fascismo, la dittatura, le botte, il carcere le privazioni, non avevano più paura del Fascismo, non prevedevano, avendo ragione, il ritorno del Fascismo. Avevano paura della ricchezza. Sapevano che le guerre nascevano dalle diseguaglianze. Ora lo dice solo Papa Francesco. Senza invidia sociale, che neppure io provo, i nostri Padri Costituenti ci volevano tutelare dalla ricchezza dei pochi. Per questo l’Italia, dopo l’Unione Sovietica, era lo Stato che interferiva piu di tutti, nell’economia con le Partecipazioni Statali ( il grandissimo Enrico Mattei e tanti altri che Istituivano solide banche di Stato). È arrivato poi Prodi e D’Alema, che hanno iniziato le svendite, le privatizzazioni, lo straordinario furto ai danni del Popolo in favore degli amici degli amici. Il furto, quello che ha distrutto per sempre l’Italia, del resto era iniziato nel 1981. Sono perfino propenso nel pensare che Ciampi (Governatore Banca DItalia) e Andreatta Beniamino (Ministro al Tesoro), fossero in buona fede, non avessero previsto le conseguenze: la privatizzazione, di fatto, della Banca d’Italia. Gli ignoranti (voce del verbo ignorare) per la crescita del debito pubblico danno la colpa ai Governi della Prima Repubblica e a Craxi in modo particolare. Lo dicono con cattiveria giustificando la squallida seconda Repubblica. Se vedessero come è schizzato il debito dell’Italia da quando la Banca d’Italia è stata privatizzata di fatto (1981) capirebbero tante cose. Capirebbero che la seconda Repubblica ha aumentato il debito ma sopratutto non lo ha ridotto pur vendendo (svendendo) i gioielli di famiglia (PRIVATIZZAZIONI E CONCESSIONI IN OMAGGIO ECC. ECC.) La seconda Repubblica sè venduta al neoliberismo, all’euro, allo spread, e ha svenduto l’Italia.

4) Non pensa che un suo ruolo in regione possa giovare a tutti gli Emiliano Romagnoli e di conseguenza anche ai cittadini di Berceto?

Sono presuntuoso. Si lo penso! Ma l’immancabile autoironia mi fa dire che Bologna può ben fare senza Luigi Lucchi. Basterà, in futuro, essere ascoltato su specifici temi. Succederà! Sarò ascoltato. Riuscirò a farmi ascoltare.

5) Sappiamo che lei è un personaggio internazionale. Quali sono i temi che le stanno più a cuore?

Non si può essere socialista del PSI senza studiare il mondo. I poveri, gli ultimi, sono in tutto il mondo e fino che non termina la sofferenza, l’ingiustizia, dell’ultimo sfruttato, il mondo non sarà bello come potrebbe. Fantasie? Romanticismo dimesso? No! Leggi fisiche oltre che Politiche. Sono il mondo bello. Il Sole dell’avvenire. Ho sogni e speranze e per questo vivo. Le persone, qualsiasi persona, sul pianeta Terra deve essere libero di….e libero da.. Deve essere considerato, perché è unico e quindi prezioso. Con il Riformismo è possibile. Ci credo. Credo nell’alleanza tra merito e bisogno. Credo che ogni essere umano possa partire alla pari. Quindi Libertà, Democrazia, Giustizia Sociale, alleanza tra merito e bisogno, benessere equo e sostenibile dove noi occidentali non possiamo continuare a dire caro Indiano, cinese, africano, per salvare il pianeta Terra non ti permettere di vivere come noi occidentali. L’ambiente si salva insieme, con giustizia altrimenti non si salva. La sconfitta del neoliberismo porterà a mitigare i cambiamenti climatici e quindi a dare speranze ai bambini e bambine di oggi che sono il bene piu prezioso.

6) Come nasce il suo amore per i Lakota Sioux e per il popolo Curdo e per quale ragione ha deciso di scendere in campo per sostenerli? La sua decisione di concedere la cittadinanza onoraria ad Abdullah Ocalan a Berceto ha sollevato molte polemiche non trova?

Nella scoperta, fatta a 12 anni che Toro Seduto (Tatanka IYotaka) era uno straordinario politico. La mia indole politica ha accompagnato tutte le mie scelte da quando ho preso a leggere il settimanale “Orizzonti” di cui era abbonato mio padre (umile contadino di montagna) e preso gusto, dopo un rifiuto iniziale, ad ascoltare i telegiornali da mio zio prete Don Giuseppe Lucchi che aveva la TV comunitaria. Credo di non aver mai fatto una cosa avventata, non ragionata. Coraggiosa forse sempre ma mai avventata. Ocalan e i Curdi sono stati sostenuti, in Consiglio Comunale, il 5 ottobre, da relazioni e documenti dello straordinario storico, di fama mondiale, Franco Cardini. La cittadinanza onoraria ai Lakota, logica conseguenza del gemellaggio dell’11 settembre 1988, sostenuta e relazionata dall’avv. Alessandro Martire. Tra l’altro le pergamene della cittadinanza onoraria ai Lakota membri dei 7 fuochi sono state consegnate da Papa Francesco durante il Sinodo dell’Amazzonia.

7) Un suo pensiero sul Presidente del Brasile Bolsonaro? In realtà sappiamo già cosa ne pensa di lui, ma ci teniamo a saperne di più.

L’ho denunciato per crimini contro l’umanità alla Corte Penale dell’Aia. Se sono stati giudicati criminali i Serbi che facevano pulizia etnica lo stesso vale per chi elimina i Popoli dell’Amazzonia bruciandogli la casa (la foresta). Continuerò con queste denunce che sono testimonianze, a mio avviso, contro il sonno della ragione che avvolge tutto generando mostri.

8) A quale parte politica sente di appartenere?

Al SOCIALISMO, quello bello, quello nato in Italia, quello che nelle prime sezioni aveva le foto di Carlo Marx insieme a quelle di Gesù Cristo. Il Socialismo di Turati, dei tanti che hanno affrancato gli ultimi. Veramente tanti ma cito Prampolini ( Predica di Natale) De Ambris e milioni di sconosciuti che hanno insegnato a leggere nelle stalle ai braccianti, ai dannati. Che hanno inventato le cooperative. Sono un estimatore anche del grandissimo sen. Giuseppe Micheli.
Un Popolare. Che ha fatto cose grandiose per le nostre Terre Alte.

9) La politica è cambiata tantissimo negli ultimi anni, i grandi partiti sono scomparsi dalla scena.. Cosa si può fare per i giovani oggi? Come si possono coinvolgere? E per quanto riguarda disabili, anziani, immigrazione, lavoro. Esiste una soluzione?

La Politica non c’è più. Il neoliberismo, senza faticare più del dovuto, è riuscito a far odiare, a noi persone, la Politica, il bene Comune. I partiti sono bande di Bravi, Lanzichenecchi, al servizio di un signorotto che poi nomina i parlamentari. La democrazia si sta riducendo a una farsa che ci permette di credere di votare, cambiare, ma poi comanda lo spread non il Popolo, i Popoli. Vivendo nel disagio i Popoli cercano i capri espiatori e solitamente, e anche giustamente, colpiscono e abbattono coloro che li hanno abbandonati. In Italia si vota chi è contro, chi si crede sia contro, chi è capace di far credere che è contro al vero potere che sono la FINANZA E LE CASE FARMACEUTICHE anche se questultime restano gornate. Forse si vota allo stesso modo dappertutto. Negli USA Trump ha vinto per questo. Macron per questo. I 5 stelle e la Lega, nonostante le profonde diversità tra i due partiti o movimenti, nel 2018, nella pratica, nei paesi, avevano elettori intercambiabili. C’era chi aveva stabilito che contro ci fossero i 5 stelle e li votava e chi riteneva contro la Lega e la votava. Interessava solo questo. Adesso succede per le Regionali confondendo il lavoro Amministrativo, il buon Governo, con la politica Nazionale. In pratica si confonde il cielo con il mare e si finisce per vedere i pesci sulle piante. Del resto, nelle elezioni Nazionali del 2018, visto chi era da battere il ragionamento era semplice. I 5 stelle e la Lega non potranno essere peggio del Governo Monti, Letta, Renzi, Gentiloni. Nessuno si preoccupa che serve iniziare a ricostruire e non solo a demolire tutto. Va ricostruita la DEMOCRAZIA, va riconquistata la Libertà di e la Libertà da. Serve lottare per riconquistare i diritti che ci sono stati rubati. Per ricostruire la Democrazia serve ritornare alla Costituzione firmata il 27 dicembre 1947 e rispettarla smettendo di stuprarla. Costituzione che si deve manifestare anche applicandola per i Partiti e il Sindaco, la loro vita interna. La Libertà, a ben vedere, non interessa a nessuno. Siamo sempre meno liberi e abbiamo l’illusione, addirittura di poter fare quello che vogliamo, d’essere addirittura nella società dell’arbitrio, senza Leggi, senza norme. I diritti che possono essere conquistati solo insieme e solo lottando ci illudiamo di ritagliarci ognuno per proprio conto. Il risultato è che siamo schiavi. Interi Popoli sono schiavi. Non fa scandalo, ad esempio, il licenziamento, con la sua ammissione di colpevolezza come nei processi Staliniani, dell’amministratore della McDonald, solo perché, ricambiato, s’era innamorato, s’erano innamorati, con una dipendente della stessa multinazionale. Ci sono dipendenti che si pisciano addosso perché non possono smettere di lavorare. Presto verremo assunti in base al nostro DNA, ci inseriranno marchingegni sottocutanei, saremo dei robot. Un mondo pauroso che si intravede con chiarezza. Basta non chiudere gli occhi. Uno schifo di mondo nel momento che le meravigliose tecnologie potrebbero liberarci dalla schiavitù del lavoro non scelto, non amato e obbligato solo per sfamarci. Se ci fosse la Politica questo mondo, con queste tecnologie, sarebbe l’Eden. Quindi pessimismo della RAGIONE e OTTIMISMO della volontà. Una direttiva di comportamento lapidaria di Gramsci. I giovani d’oggi potrebbero essere meravigliosi se avessero dei buoni esempi. Nel mio piccolo, piccolissimo, mi impegno, come appassionato di Politica, a cercare di dare un buon esempio ma chiedo a ognuno di loro di non lasciarsi rovinare, fulminare, dalle droghe. Né quelle fintamente proibite che circolano a fiumi, né quelle che arriveranno, come negli USA, a prescrivere i medici per far guadagnare le case farmaceutiche. Agli anziani, ormai miei coetanei, debbo dire di lottare ancora, di non chiudersi in casa, di non lasciarsi attanagliare dalla paura. Siamo noi che possiamo scendere in piazza per non lasciare un mondo schifoso ai giovani. Siamo noi che non possiamo macchiarci del crimine piu riluttante, schifoso, che è quello di scippare il futuro ai nostri nipoti e pronipoti. Facciamoci adottare, in tutti i sensi, da un ragazzo, da ragazzi e ragazze e perfino dai bambini. Mettiamoci nelle condizioni mentali di voler apprendere dai giovani, standogli insieme e non abbandonandoli, per nostro comodo, nella disperazione del computer, di facebook ecc. ecc. e soprattutto del consumismo sfrenato. Noi anziani abbiamo delle responsabilità enormi. In Italia dal 1992 quando abbiamo lasciato distruggere la Politica gettando il bambino con l’acqua sporca. Quando abbiamo accettato l’Europa dei Banchieri e della Finanza, l’Europa con la moneta unica ma con il debito dei singoli stati divisi. Una bestemmia economica che passa, invece, come successo. Del resto si attribuiscono i Nobel della Finanza e dell’economia come fossero una scienza esatta. Attribuzioni che per un mondo migliore vanno soppresse immediatamente. Va soppresso anche il bollettino delle borse recitato alla radio e in TV ogni 30 minuti ogni giorno e per tutti i giorni. Un tempo, correttamente, si diceva gioco in borsa. Oggi il salumiere ti ruba, con la carta in sovra piu una fetta di prosciutto e poi gioca i soldi in borsa dove i pescecane divorano i risparmi di tutti e quelli che non riescono a rubare con la Borsa lo rubano con il gioco d’azzardo legalizzato e di uno schifoso Stato. Se resta qualche cosa incaricano le Banche di rubartelo. L’emigrazione è scandalosa. Il neocolonialismo distrugge interi Continenti derubandoli. Il poco che lascia agli Stati lo regala a corrotti dittatori o finti Presidenti e subito dopo se lo fa restituire vendendo loro armi. Adesso rubano acqua, terra e tanto altro. Milioni di persone debbono fuggire nella speranza di lasciarsi alle spalle la disperazione senza speranza. Arrivano in Occidente, anche in Italia, e noi discutiamo, di questo enorme problema, che richiederebbe la cessazione di qualsiasi guerra (Sono 503 le guerre in corso) e l’Onu che funzionasse senza veti, come fosse un argomento da bar tra avventori alticci. Per semplificare, ancora una volta, l’alleanza tra Laura Boldrini e Matteo Salvini funziona a pieno regime. E una sfiga insopportabile.Il risultato è che abbiamo oltre mezzo milione di disperati che bivaccano nelle nostre periferie, nelle nostre stazioni consegnati alla criminalità, al caporalato, a chi compie speculazioni sulla loro pelle (quasi ogni Italiano). Sono Sindaco di un paese di Emigrati. Proprio l’emorragia di persone intraprendenti ha innestato la morte delle Terre Alte. Nessuno si chiede che il primo diritto di un uomo è di vivere nella sua PICCOLA PATRIA, nel suo paese, villaggio. Non dovrebbe essere costretto ad andarsene. Abbiamo, in questo furore irrazionale, da stadio, tolto i flussi regolari e centinaia di famiglie non sanno piu da chi farsi aiutare per accudire i propri cari. Centinaia di aziende sono bloccate per mancanza di mano dopera. Mancano anche le nuove professionalità come gli ingegneri informatici. A Parma se ne laureano 7/8 all’anno e ne servirebbero 300/400. La loro mancanza provocherà la chiusura di centinaia di aziende che non riusciranno a stare al passo con la tecnologia. Mancano, addirittura i medici e nonostante questo si continua con il numero chiuso nelle Università e con la riduzione delle borse lavoro per chi si specializza. Alla fine, come ciliegina, servono 3 anni per fare un concorso pubblico e quindi i medici li regaliamo alla Germania trascurando che ogni laureato alla Collettività è costato 150/200.0000 euro.
Il lavoro ha perso qualsiasi valenza nel dibattito della pseudo politica. Chi dovrebbe difendere gli umili e il lavoro, non facendolo, sè gettato sui diritti, anche quelli astrusi. I diritti civili sono importantissimi. Sono un libertario. Ma il diritto fondamentale. Il vero Stato sociale è quello che garantisce la piena occupazione. Oggi priviamo le persone della dignità del lavoro. Un crimine.

10) È da poco passato il 30esimo anniversario dell’abbattimento del Muro di Berlino. Qualè la sua posizione sul tema sovietico?

Visto come è stato gestito questo straordinario successo della caduta della Cortina di Ferro potrei dire che amavo così tanto la Germania che se erano due era meglio. L’Unione Sovietica è stata una feroce dittatura che ha acceso e poi spento i sogni di milioni di persone in tutto il mondo. Da rispettare sempre il suo Popolo e i milioni di morti nella guerra contro Hitler. L’assenza dell’Unione Sovietica, che egoisticamente avrei mantenuto pur ritenendo insopportabile la dittatura di interi Popoli, ha determinato la vittoria totale, schiacciante, senza freno, dell’altro male assoluto: IL NEOLIBERISMO. Doveva essere il secolo della gioia e si sta rivelando il secolo degli incubi. Perfino Paperon dé Paperoni, emblema del capitalismo romantico, visto il neoliberismo, ha preferito lasciarsi morire e riposare nella cripta del Comune di Berceto meta di centinaia di visitatori.

11) Ritornando al discorso delle regionali, secondo lei quali sono le cose da cambiare nella regione Emilia Romagna? E in Italia?

Sono tantissime ad iniziare dalla valutazione se questo Ente, previsto dalla Costituzione, serva davvero. Forse si dovrebbero avere 3 0 4 macroregioni e l’Italia diventare per davvero Federale senza l’egoismo di un Federalismo di facciata solo pasticcione.

12) Si è già fatto un’idea su come potrebbe andare a finire?

Se uno ascolta gli impostori del PD ha netta l’impressione che hanno optato per perdere. Paiono i meno interessati a sostenere un buon Presidente come Stefano Bonaccini. Poi non essendo psichiatra non accampo la pretesa di capire un militante del PD almeno della provincia di Parma e soprattutto della montagna. Resta il fatto, non avendo io l’anello al naso, o cercando, in tutti i modi di non lasciarmelo mettere (impresa difficile), che ritengo dannoso gettare una classe amministrativa che sa amministrare. Gettare il fatidico bambino con l’acqua sporca. Può non essere condivisibile ma è innegabile, e non lo nego, che Bonaccini ha messo un impegno ammirevole e raro tra gli Amministratori di oggi ai quali, solitamente, serve parlare a bassa voce per non svegliarli. Giudicare Bonaccini come amministratore, a condizioni date, in questi 5 anni, merita, obiettivamente la riconferma. Chi dovesse arrivare, dopo di lui, anche se Bonaccini, ai più non è simpatico, rovinerà molto la nostra Regione, soprattutto non governandola. Il non governo è il peggior dono che possono fare gli amministratori pubblici. Il non governo, può sembrare strano, ma influenzerebbe la nostra vita, peggiorandola, minuto per minuto. Bonaccini, purtroppo, colpa anche del distruttore Renzi, da Presidente della Regione, in elezioni dopate e non per sua colpa, dovrà vedersela, con il candidato alla Presidenza del Consiglio Matteo Salvini e non con la candidata alla Presidenza della Giunta Regionale di cui non ricordo neppure il nome… Quando si arriva a questo obbrobrio elettorale, usato, a volte anche dal PD, in passato, vuol dire considerare il POPOLO DELL’EMILIA ROMAGNA un’accozzaglia di mentecatti. È difficile ma sarebbe bello che di questa accozzaglia Luigi Lucchi non facesse parte e aiutasse, come gli sarà possibile, molti ad uscirne. Nelle mie battaglie sono sempre solo. Ho gridato, ad esempio, anche imbavagliandomi, che Del Rio era un criminale, a pensare e far votare la sua riforma delle Province. Tutti in silenzio. Ora, invece, tutti dicono aveva ragione Lucchi. E se Lucchi avesse anche ragione per Bonaccini?

13) È d’accordo se dico che la sinistra attuale non è più di sinistra ma è semplicemente la brutta copia della DC?

Non riesco a trovare un insulto adeguato a questa pseudo sinistra. Sono sempre stato antidemocristiano avendo vissuto in un paese: Berceto, in cui la DC aveva il 75%, il PCI il 20% e gli altri il rimanente 5% con il PSI che nel 72, ogni elezione si giocava il terzo posto con il MSI. Pur essendo rimasto antidemocristiano con un ammirazione infinita per De Gasperi, Fanfani, Sullo, Remo Gaspari, debbo dire: magari l’attuale sinistra fosse come la DC anche quella peggiore di De Mita, Andreotti ecc. L’attuale sinistra non è neppure la scura fotocopia della peggiore DC.

14) Secondo lei Matteo Salvini è un razzista/fascista come si sente dire o è semplicemente uno che le ha provate tutte per far carriera e alla fine ci è riuscito?

Salvini, al momento, è un politico fortunatissimo e affibbiargli l’etichetta di fascista si incrementa la sua sfacciata fortuna politica. Io non provo né odio, né avversione per gli avversari e pertanto Matteo Salvini lo vedo, sinceramente, come un venditore di sciroppi del west. Salvini non esiste per suoi meriti ma per la stupidità dei suoi avversari e anche per una servile stampa (questa esiste da decenni) che non informa e non sa informare sulle reali cose fatte dalla Lega. Se ci fosse si vedrebbe che la Lega, da diversi decenni, promuove e vota Leggi e Riforme come ha fatto Renzi. Tra i due Matteo la differenza è solo nel cognome. Come Renzi anche la Lega e soprattutto Salvini proclama, ripete cose all’infinito e ne fa sempre delle altre. Renzi ne era pienamente consapevole e pertanto era un vero lazzarone. Salvini credo che non sempre lo sappia. I suoi decreti sicurezza, ad esempio, invece di ridurre i clandestini, nobile obiettivo, li hanno aumentati in modo esponenziale. Il Federalismo di facciata, voluto dalla Lega, ha creato il Fondo di Solidarietà Comuale i cui criteri, sono stati deliberati da un Renziano di ferro. Con questi criteri demenziali il COMUNE DI BERCETO È IL PIU RICCO DELLA PROVINCIA DI PARMA E DEVE DARE SOLDI AD ALTRI COMUNI COME RICCIONE. Non ridete è così anche se il Ministero dell’Interno, nel 2009 ci aveva definito il Comune piu indebitato d’Italia (12.000.000 di mutui per 2.000 cittadini residenti).

15) Un pensiero a tutti quelli che dicono: “Ah io non vado a votare, tanto non cambia niente!”. Le capita di sentire affermazioni di questo tipo?

È vero il nostro voto, ad esempio alle politiche, vale poco visto che i Parlamentari sono nominati dai boss di Partito che li controllano e li controlleranno meglio se tra il gaudio di noi malati della sindrome di Stoccolma, li ridurranno. Per la Provincia non ci fanno votare. Il voto del Sindaco è depotenziato dall’Unione dei Comuni in cui comanda il presidente eletto da altri sindaci tutti sofferenti della Sindrome di Stoccolma. Il voto conta poco o nulla ma fa ugualmente paura. Si dovrebbe votare solo per questo. Hanno paura del Popolo. Votare tutti. Io non dimentico, però, anni di lotte, bastonate, uccisioni, sofferenze, per guadagnare questo diritto. Il suffragio universale in Italia lo abbiamo dalla Primavera del ’45 e lo abbiamo usato nel 1946. Non svendiamo il poco potere, SOVRANITÀ, rimasta al Popolo e battiamoci perché il voto torni ad essere importante, determinante. Se non andate a votare i boss di partito godono.

16) La politica dovrebbe unire, ma spesso divide. Vede possibile una collaborazione tra realtà politiche che non hanno nulla in comune?

Abbiamo i ladri di Pisa che litigano di giorno, davanti alle genti, per andare d’accordo, come fregarci, di notte. Continueranno a far finta di litigare. Sono servi sciocchi che non sanno il danno che provocano nella società.

17) Sbaglio o lei non è un grande ammiratore dell’Europa!? O almeno dell Europa come la conosciamo oggi. Se si, perché?

Difendo l’Europa perché Trump, Putin e i Cinesi manovrano per distruggerla. L’Europa, però, va ricostruita. L’attuale Europa ha distrutto i sogni delle genti e dei Popoli. Fa schifo!

18) Sindaco, lei si considera in qualche modo sovranista?

La corruzione del linguaggio, non meno grave della corruzione in Politica e nelle Amministrazioni, porta a far odiare, alla parte sbagliata, termini che dovrebbe difendere e viceversa a far usare all’altra parte, termini che non gli sono mai appartenuti. Il popolo è Sovrano. La Sovranità della Patria. Sono obblighi di ogni persona democratica. Anche difendere il Popolo dovrebbe essere un obbligo. Viviamo invece, il paradosso, che sovranista, populista, sono diventate etichette negative. Chi è riuscito a fare questo è un genio del male. Ma un genio. Un genio anche chi è riuscito a far credere che ci siamo impoveriti per colpa degli immigrati e non guarda, invece, chi si arricchisce, a dismisura, con le concessioni dello Stato. Noi abbiamo 12.000 euro di azioni dell’Autostrada, che tutti vogliono farci vendere, e incassiamo solitamente 4.600 euro l’anno di dividendi. Immaginate i Benetton che non fanno neppure manutenzione. Immaginate la concessione dei telefoni, delle TV. Sono riusciti a privatizzare l’acqua ecc. ecc. I veri e grandi affamatori del Popolo noi li veneriamo poi alcuni vanno in Olanda, cedono quote alla Peugeot e portano a casa treni e treni di soldi. Soldi che noi poveretti gli abbiamo sempre elargito per decenni e decenni. Termino con un proverbio napoletano: Mettiti vicino a un povero e campa bene tutta la vita. Ecco vorrei che questo fosse meno vero. Il mio impegno, seppur insignificante, è perché questo sia meno vero. I poveri i Politici debbono servirli non derubarli ulteriormente.

19) Sicurezza, radici cristiane, cultura, crocifisso, legittima difesa. Tutti grandi cavalli di battaglia della destra attuale. Quali sono i cavalli di battaglia del Sindaco Luigi Lucchi di Berceto e quali dovrebbero essere quelli degli italiani?

Io sono rimasto al Comandamento: Non nominare il nome di Dio invano. La legittima difesa è sempre esistita. Adesso fanno credere che sparare sia facile. Uccidere una persona, seppur un delinquente, riusciamo a sopportarlo, a non avere rimorsi. Se debbo armarmi, imparare a sparare, ad uccidere non vedo perché dobbiamo mantenere Carabinieri, Poliziotti forze dell’ordine. Alla fin fine è come andare al ristorante portandosi da mangiare e da bere da casa e poi pagare un profumato conto. Dobbiamo pretendere che Carabinieri e Poliziotti abbiano uno stipendio, pur riducendone il numero e gli anni di servizio, che li induca a desiderare di difenderci senza doverci affidare a qualche eroe o a qualche vittima sacrificale. Le armi in casa non sono mai un buon augurio. Non lo sono neppure i ladri e i rapinatori ma volendo questi si catturano. Non serve molto.

20) Domanda finale: Come sarà Berceto dopo Luigi Lucchi?

Un bel funerale, molto partecipato e poi finalmente lo si dimenticherà. Ho piacere d’essere dimenticato. Se sei dimenticato sei morto davvero. La morte non mi fa paura. Punto agli onori degli altari.

Ormai la data che conclamerà Parma Capitale della Cultura si avvicina e man mano, col trascorrere del tempo, si infittiscono gli appuntamenti che ci accompagneranno al 1 gennaio 2020. Ma qualcosa ha stonato nei giorni scorsi.

Di Lamberto Colla Parma 13 novembre 2019 - Così, giustappunto ieri, all'evento organizzato dall'ANSA "Raccontare l'Eccellenza", dagli industriali parmensi all'assessore Michele Guerra, tutti si sono dilungati a esporre la propria soddisfazione per l'obiettivo raggiunto, frutto di un lavoro "collettivo" misto tra pubblico e privato, che ancor più fortificherà il contesto socio economico di Parma a conclusione dell'evento Parma2020.

E fin qui tutto bene! Ma da alcuni giorni mi è rimasto indigesto un evento, di qualche giorno indietro, che aveva proprio come focus la cultura e addirittura la presunzione di fare da ponte tra Palermo, città della cultura 2018 e Parma che lo diventerà fra circa 45 giorni.
Una occasione sponsorizzata da Philip Morris Italia srl dal titolo "Con la cultura si cresce: eredità e aspettative di Palermo Capitale della Cultura 2018. Incontro a Parma organizzato nell’ambito del ciclo IQOS Art Talk"

Passi che una ricca multinazionale, seppure del fumo, sponsorizzi un evento ma che questo sia marchiato IQOS Art Talk mi è sembrato esagerato e in conflitto con la natura aulica del convegno.

Marchiare con un prodotto commerciale un evento culturale sarebbe stato inappropriato, anche se avesse rappresentato il meglio in tema liquidi medicinali per l'aerosol, vista la stagione che va verso il periodo di picco influenzale.

Ma IQOS, per chi non lo sapesse, è una alternativa alla sigaretta. La stessa società produttrice così lo descrive: "IQOS scalda il tabacco senza bruciarlo. IQOS scalda il tabacco senza bruciarlo, non produce cenere, né fumo e lascia un odore meno persistente. IQOS è una valida alternativa alla sigaretta" e infine invita a scoprirne i vantaggi.

E siccome non si è voluto smentire la seconda parte del programma Philip Morris, ovvero la "Art Talk" ecco che in apertura del convegno viene offerto un breve filmato "FUTURU", che profuma più di politica di partito o schieramento che d'arte, il cui contributo artistico e/o di creatività può essere stimato solo da profondi conoscitori d'arte cinematografica.

A mio modesto parere questa volta lo stimato e preparato assessore Michele Guerra ha toppato e con lui tutta l'amministrazione comunale di Parma.

Una caduta di stile che non avrei voluto vedere. Una opinione personale, ovviamente, a rischio di essere etichettata "fascista", ma che gradirei confrontare, sia con posizioni a favore che a sfavore per arricchire il mio misero e antico bagaglio culturale.

 (In allegato il comunicato stampa originale firmato Philip Morris Italia srl)

 

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Inascoltabili i discorsi dei nostri politici a fronte dell’abbandono di Arcelor Mittal dall’ex ILVA, cogliendo la palla al balzo per non pagare alcuna penale, in forza della estinzione della protezione penale che invece era in vigore per i commissari governativi.
  
di Lamberto Colla Parma  10 novembre 2019 -

La crisi dell’ILVA di Taranto arriva da lontano e le responsabilità si spalmano tra le proprietà, Famiglia Riva in primis, e il complesso sistema politico locale e nazionale e le relazioni che si instaurarono non sempre all’insegna della correttezza e della trasparenza.

Ma si sa, quando gli interessi in gioco sono enormi, il colpo alla botte e il colpo al cerchio può risultare un esercizio irrinunciabile in attesa di una soluzione più equa e condivisa.

Nel caso dell’ex ILVA di Taranto si è aggiunta la spada di Damocle della sicurezza sanitaria. Il sospetto che l’industria sia responsabile di una concentrazione di malattie tumorali ben oltre la media del Paese, impone un approccio al problema ancor più sofisticato e circoscritto.

In breve sintesi, affrontare il problema della più grande acciaieria d’Europa vuol dire scegliere di non perdere nulla di buono di ciò che essa rappresenta: in termini di sanità, in termini economici (vale 1,4% del PIL nazionale), in termini occupazionali (11.000 dipendenti diretti), in termini di competitività del settore (le acciaierie per nazioni altamente industrializzate sono come la farina per fare il pane) e in termini di sicurezza sociale e ambientale.

Una complessità tale che necessità l’adozione di strumenti straordinari e “non convenzionali”.

Così come Draghi si inventò il “bazooka” finanziario per opporsi agli attacchi speculativi della finanza internazionale, altrettanto il Governo italiano deve mettere in campo, temporaneamente e in via eccezionale, strumenti adeguati alla soluzione del caso.

Ecco quindi che la falsa moralità di chi aborre lo scudo penale per gli amministratori privati è il più grande alleato dei concorrenti del settore e di chi sta orchestrando per de-industrializzare quella potenza economica che nel 1991 era al quarto posto mondiale (con il “difetto” di una inflazione al 6,5% da tenere sotto controllo) , e che nonostante i quasi 12 anni di crisi economica è ancora ancorata alla 9° posizione grazie alla determinazione dei suoi piccoli imprenditori, non certo alle agevolazioni dell’UE e dei suoi burattini nazionali.

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A differenza di Alitalia, nel caso dell’acciaieria, si era trovato chi fosse disposto a fare il più grande investimento mai realizzato al sud buttando sul piatto 4,5 miliardi di euro e i nostri bravi politici han ben pensato di mettere in mano degli investitori, invece di un passpartout, una giustificazione per uscire da una impresa ardua e altamente a rischio, cancellando, dalla sera alla mattina, l’elmetto protettivo dello scudo penale, quello stesso che era in capo ai commissari governativi.

Così oggi siamo a rischio di occupazione per 11.000 dipendenti e un indotto che è almeno di pari dimensioni con il rischio che in caso di spegnimento dei forni la loro riaccensione costerebbe centinaia di milioni di euro e i problemi attuali genererebbero un effetto domino di misura incalcolabile. Tutto ciò a causa di Don Chisciotte, Paperinik e di tutti gli altri personaggi dei fumetti che stanno governando l’Italia in questo tragico periodo storico.

Risulta perciò inascoltabile l’affermazione, ovviamente di principio, del ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, prima del vertice a Palazzo Chigi tra governo e ArcelorMittal sull’ex Ilva di Taranto il quale a fronte di una emergenza pone un problema generale anziché straordinario:

“È improprio parlare di scudo e di immunità. Noi stiamo ragionando su una norma generale e astratta, che superi il vaglio di costituzionalità e che sancisca un principio semplice: chi inquina paga ma chi deve attuare un piano ambientale non può rispondere per colpe altrui o del passato”.

Dalla crisi economica, siam passati, a lungo andare, a una crisi sociale e etica, per sprofondare nella più buia zona della falsa moralità, ben peggio e più contagiosa delle fake news.


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(Per leggere i precedenti editoriali clicca qui)


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Sabato, 09 Novembre 2019 07:58

A 30 anni dal muro di Berlino.

Nessun più avrebbe creduto che il "Muro di Berlino" e la recinzione di 1.400 km che separavano la Germania Est dall'Europa sarebbe crollato.

Di Lamberto Colla 9 novembre 2019 - Le cronache, quasi quotidianamente, raccontavano di bizzarri tentativi di evasione o, ancor peggio, di giovani sacrificati sotto i colpi dei Vopos (Volkspolizei o Deutsche Volkspolizei, ossia la Polizia Popolare Tedesca) nel tentativo di scalare la recinzione per guadagnare la libertà.
E i pochi fortunati che riuscivano a tornare in Germania Ovest narravano di una vita impossibile, spiata 24 ore su 24, dove il tuo miglior amico poteva essere una spia al soldo del regime, pur di guadagnarsi il pane quotidiano o qualcosa per riscaldarsi.

La sopravvivenza soprattutto, questo era il motto di ciascun uomo o donna della DDR!

Ma quel fatidico 9 novembre 1989 accadde qualcosa di straordinario. La sbarra che separava le due Germanie si sollevò. Un "miracolo", frutto di una combinazione fortunata e e del lavoro di 3 statisti lungimiranti, Papa Giocanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła) e le sue continue picconate ai paesi dell'Unione Sovietica a partire dalla sua Polonia, ma soprattutto a Michail Gorbaciov (ultimo presidente dell'URSS) che fu il propugnatore dei processi di riforma legati alla perestrojka e alla glasnost', e Helmut Kohl, cancelliere della Repubblica Federale, che volle l’unificazione e la ottenne quando persuase la Banca Centrale della Repubblica Federale ad accettare che i due marchi (monete nazionali tedesche), quello dell’ovest e quello dell’est, avessero lo stesso valore. Ma senza il consenso dei leader europei tutto questo non sarebbe accaduto. Nulla sarebbe successo se la soluzione non fosse piaciuta al presidente francese François Mitterrand, a Giulio Andreotti (presidente del Consiglio dal luglio 1989 all’aprile 1991) e al primo ministro britannico, Margaret Thatcher.


Sembra preistoria! Sono trascorsi solo 30 anni e di politici visionari come quelli sopra enunciati non se ne sente parlare e, quel che è peggio, le divisioni sono aumentate. L'Europa, dopo la sua iniziale federazione monetaria, ha perso i valori che furono dei suoi costitutori e gli obiettivi di reciprocità e sostegno sono rimasti nel cassetto. Certamente oggi si viaggia più liberamente e a minor costo, ma è ben poca cosa rispetto alle aspettative di fine millennio.

Ma la speranza deve restare accesa, in fondo i corsi e ricorsi storici potrebbero portarci a una nuova liberazione, quella dai muri sociali e sempre in continuità di pace, posto che comunque, nel continente europeo, non si è mai vissuto un così lungo periodo privo di conflitti armati.

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 (foto di Francesca Bocchia e Lamberto Colla)

 

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