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Il premier Conte riferirà alla Camera e al Senato cercando il consenso di quelli che oggi vengono chiamati i "responsabili" mentre un tempo erano apostrofati "voltagabbana", se non di peggio.

Pubblicato in Politica Emilia
Domenica, 01 Dicembre 2019 11:31

Io querelo te, tu quereli me, noi quereliamo loro...

Nei momenti di crisi e di emergenza la sopravvivenza di ciascuno passa quasi esclusivamente dalla abilità di ognuno del gruppo di svolgere i compiti acquisiti durante le esercitazioni e soprattutto dal sostegno reciproco . E’ quello che non accade nel nostro parlamento.
 
Di Lamberto Colla 01 dicembre 2019 -

“Si metta in fila. Prima viene Carola”, ironizza Matteo Salvini alla minaccia del Presidente Giuseppe Conte di querelarlo in merito alla affermazione di tradimento per la vicenda MES (Fondo Salva Stati) che sembrerebbe essere stata sottoscritta dal premier senza aver consultato il Parlamento e addirittura il provvedimento sarebbe “chiuso e inemendabile”, come dichiarato dal Ministro Gualtieri in audizione al Senato.

Uno “sfregio al Parlamento”, l’ha definito Borghi, per il quale Salvini chiede l’intervento del Capo dello Stato. “Il presidente Mattarella - sottolinea il leader leghista - è da sempre, giustamente, molto attento al rispetto della Costituzione e in questo caso siamo di fronte a un atto del Parlamento che il presidente del Consiglio ha ignorato.”

Ma in questi giorni di minacce di carte bollate ne sono volate anche tra altri rappresentanti dei poteri dello Stato che sembrano da tempo in conflitto: magistratura e parlamento.

Questa volta non è un esponente di Forza Italia o della Lega a essere messo sotto mira ma un ex PD e  un ex Primo Ministro. Il Matteo, questa volta Renzi, dopo la sua fuoriuscita dal PD sembra aver perduto l’immunità e la magistratura sembrerebbe così aver affilato i coltelli e lanciato l’attacco finale alla sua ex Fondazione OPEN, mettendo anche a soqquadro tutte le imprese che avevano offerto sostegni.

Matteo Renzi non ci sta e parte al contrattacco parlando di "gioco al massacro" e, dal suo account Facebook, chiede: "Chi decide oggi cos'è un partito?", sottolineando che "E' in gioco la democrazia".
"Siamo o non siamo un Paese in cui vige la separazione dei poteri?" si chiede l’ex premier, chiarendo che "Non sto attaccando l'indipendenza della magistratura, ma sto difendendo l'indipendenza della politica"

Un attacco che non sembra voler far passare indenne e anzi anch’egli minaccia minaccia denunce. “Le prime tre denunce penali che ora firmo (Travaglio Verità Espresso) sono indirizzate al Dr Creazzo, capo della procura di Firenze - scriveva Renzi venerdi mattina su Twitter - Io credo nella giustizia. Sono certo che i magistrati fiorentini saranno solerti nel difendere i miei diritti di cittadino".

Verso il dottor Creazzo le carte bollate sarebbero indirizzate a seguito delle “rivelazione di segreto bancario o istruttorio alla luce degli articoli della Verità e dell’Espresso”, mentre verso Travaglio per la dichiarazione che Governo Renzi avrebbe “beneficato il gruppo Toto nel 2017”, mentre il Governo renziano era già decaduto nel 2016.

Domanda: Quanto impiegherà questo conflitto totale, tutti contro tutti, a uscire da Montecitorio e spargersi per le strade?

(Foto della Camera dei deputati di Francesca Bocchia)

Link:

https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=F6fruBczDGY&feature=emb_logo

https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/25917-l-indagine-su-matteo-renzi-passa-anche-da-parma.html  

 

 

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(Per leggere i precedenti editoriali clicca qui)


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Pubblicato in Politica Emilia
Giovedì, 28 Novembre 2019 11:30

L'indagine su Matteo Renzi passa anche da Parma

Non c'è tregua tra i partiti e manco a dirlo in ogni campagna elettorale scoppia il caso giudiziario. L'ennesima bomba a orologeria questa volta è scoppiata in mano Matteo Renzi, probabilmente reo di avere fatto il "furbetto" con sgambetto a Zingaretti, leader PD e non l'attore, e perciò meritevole di una indagine della magistratura, sempre molto attenta ai fatti politici.

Di Lamberto Colla Parma 28 novembre 2019

Come è di rito occorre che la giustizia faccia il suo corso, ma nel frattempo il "concorrente" verrà penalizzato e stancato, o forse persino abbattuto, per quella che sarebbe una legittima e democratica corsa elettorale.

Vedremo quindi come e quando si concluderà l'indagine volta “Accertare quali siano in dettaglio, i rapporti instauratisi tra la Fondazione Open e i soggetti finanziatori della Fondazione”, così si conclude il decreto di perquisizione, emesso dalla procura di Firenze, che ha portato la Guardia di finanza in undici città a caccia di documenti e carte per approfondire l’ipotesi di reato di finanziamento illecito ai partiti.

Tra le 11 città c'è anche Parma e più precisamente le indagini sono volte a verificare se anche in casa dell'Impresa di costruzioni Pizzarotti, si possano riscontrare elementi analoghi a quelli accertati nei rapporti della Fondazione OPEN con la Toto costruzioni, ovvero di operazioni che i giudici del Tribunale del riesame ritengono, allineandosi alle tesi dell'accusa, «operazioni di trasferimento di denaro che appaiono dissimulatorie».

Così i magistrati hanno deciso di verificare anche i rapporti con tutti gli altri finanziatori. della Fondazione.

Dalla Toto Costruzioni quindi gli uomini della Guardia di Finanza sono passati a visitare la farmaceutica Menarini della famiglia Aleotti, le società dell’armatore napoletano Onorato, oltre a quelle che fanno capo all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo (già coinvolto nell’inchiesta Consip). I finanzieri sono andati a consultare le carte della holding del gruppo Gavio ( concessionario italiano delle autostrade, secondo solo a Autostrade per l'Italia), così come alla Garofalo Health Care (sanità privata), la Getra di Napoli, che produce trasformatori elettrici, e infine la British American Tobacco.

In totale sarebbero stati elargiti, nei sei anni di attività della Fondazione (2012-2018), circa 7 milioni di euro e l'operazione delle fiamme gialle è quindi orientata a verificare se una parte di questi contributi fosse la contropartita di «favori» politici.

 

Pubblicato in Politica Emilia
Mercoledì, 21 Agosto 2019 06:54

C'eravamo tanto amati

Il Governo giallo-verde si congeda nel modo meno politico e più (dis)umano immaginabile. Da oggi iniziano le consultazioni del presidente Mattarella.

Di Lamberto Colla Parma 21 agosto 2019 - I 50 minuti di Giuseppe Conte sono stati quasi tutti destinati a un attacco personale a Matteo Salvini e in subordine alla Lega.

Una camionata di sassolini che Conte ha voluto rovesciare nell'aula del Senato prima di andare a consegnare le dimissioni al Presidente della Repubblica, con la speranza di essere riciclato per proseguire la legislatura sotto un nuovo vessillo, potenzialmente giallo-rosa piuttosto che grigio in rappresentanza di un governo mascherato da tecnico.

Anche i messaggi non verbali sono tutti contrari a Salvini il quale, prima di trovare il posto a sedere, ha dovuto attendere in piedi, come uno scolaretto espulso dall'aula, che i grillini gli trovassero uno spazio a fianco del Premier (tutti i posti del Governo erano stati occupati dai rappresentanti del M5S) che poi lo avrebbe trafitto più e più volte arrivando a umiliarlo in innumerevoli passaggi del suo discorso (a seguire il testo integrale).

Gli strafalcioni istituzionali e le scortesie umane, le assenze sgarbate, le convocazioni inopportune dei sindacati sono i primi sassolini che Conte si toglie ai quali fanno seguito i ben più duri attacchi che riguardano la Russia e il rosario. "Caro ministro, caro Matteo, se tu avessi accettato di venire qui al Senato per riferire sulla vicenda russa, avresti evitato al tuo presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti per giunta di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso…" e poco dopo rinfaccia al suo ex vice di tenere nascoste notizie che potrebbero nuocere al Paese "sul piano internazionale". A seguire quindi l'affondo sul "rosario", che la dice lunga sul misero contenuto politico del discorso ben più centrato, invece, sul piano personale, "Chi ha compiti di responsabilità - sottolinea il Premier - dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi…Matteo questi comportamenti non hanno nulla a che fare con la libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza religiosa…"

La replica di Salvini, che per segnare il distacco si trasferisce nei banchi della Lega, è puntuale e per certi versi più politica, rimarca più volte il "coraggio" delle scelte vantando anche la sua condizione di "uomo libero" "libertà". Elenca tutte le offese ascoltate da Conte — "pericoloso, autoritario, preoccupante, irresponsabile, opportunista, inefficace, incosciente" ma ribadisce che, al di là di errori, inevitabili per chi lavora, rifarebbe ancora tutto uguale, prima di immolarsi come "martire", allargando le braccia con la testa leggermente reclinata indietro e il corpo proteso in avanti (il messaggio non verbale ha la sua importanza nella comunicazione di Salvini),e dopo una leggera pausa proclama: "Volevate un bersaglio? Eccomi"

Nel quarto d'ora successivo a Salvini va andato in onda lo show dell'altro Matteo, Renzi, l'ex premier che, dopo averci ripensato torna (l'aveva mai lasciata?) in politica nel tentativo di riprendersi un pezzetto del PD.
"Oggi sarebbe facile sorridere - dichiara Renzi - ma serve un surplus di responsabilità. L'esperimento del governo populista ha fallito, il populismo funziona solo in campagna elettorale".
La questione russa è cavalcata anche da Renzi il quale ribadisce "che vinca o che perda, Salvini chiarisca la questione russa, quereli Savoini, perché è inaccettabile che permanga il dubbio sulla presunta tangente più grande della storia della Repubblica".
E infine non poteva mancare il pezzo di demagogia, riversando la colpa sul suo nemico leghista, riguardo a nuovo vento di razzismo e di odio che sta sferzando sull'Italia:
"In questo Paese si è creato un clima d'odio: come fate a non essere sorpresi quando un ragazzo nero non può entrare in uno stabilimento del Nord Est? Queste sono scene che andavano bene nell'Alabama degli anni CInquanta e questo clima non l'abbiamo creato noi".

Ed ora tocca al Presidente Mattarella, ascoltare i partiti e decidere ma, stando a come tirano le arie, è probabile che venga istituito uno pseudo governo tecnico composto da M5S e sinistra estesa.

IL DISCORSO DI GIUSEPPE CONTE

 

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Gentile Presidente, gentili Senatrici, gentili Senatori, ho chiesto di intervenire per riferire sulla crisi di Governo innescata dalle dichiarazioni del Ministro dell'Interno, leader di una delle due forze di maggioranza.
Ho sempre limpidamente sostenuto che, in caso di interruzione anticipata dell'azione di Governo, sarei tornato qui, nella sede istituzionale dove inizialmente ho raccolto la fiducia.
Questa iniziativa, tengo a precisarlo, non cela il vezzo di un giurista, né è dettata da un moto di orgoglio personale. Nasce dalla profonda convinzione che il confronto in quest'Aula, franco, trasparente, sia lo strumento più efficace per garantire il buon funzionamento di una democrazia parlamentare. Non si tratta, evidentemente, di rendere omaggio a mere regole di forma, bensì di rispettare regole che implicano sostanza politica, poste a presidio della piena tutela dei diritti di tutti i cittadini.
Il giorno 8 agosto 2019 il Ministro Salvini, dopo avermi anticipato la decisione nel corso di un lungo colloquio, ha diramato una nota, con la quale ha dichiarato che la Lega non era più disponibile a proseguire questa esperienza di Governo e ha sollecitato l'immediato ritorno alle urne elettorali. A conferma di questa decisione, la Lega ha depositato in Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo e ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione.
Siamo al cospetto di una decisione oggettivamente grave, che comporta conseguenze molto rilevanti per la vita politica, economica e sociale del Paese. Ed è per questo che merita di essere chiarita in un pubblico dibattito che consenta trasparenti assunzioni di responsabilità da parte di tutti i protagonisti della crisi.
La politica dei nostri giorni si sviluppa, per buona parte, sul piano comunicativo, affidandosi, come sappiamo, al linguaggio semplificato. È un pò il segno inesorabile dei tempi. Ma io ho garantito, fin dall'inizio, che questa sarebbe stata una esperienza di Governo all'insegna della trasparenza e del cambiamento, e non posso permettere che questo passaggio istituzionale così rilevante possa consumarsi a mezzo di conciliaboli riservati, comunicazioni affidate ai social, dichiarazioni rilasciate per strada o nelle piazze, senza un pieno e ufficiale contraddittorio. L’unica sede in cui il confronto pubblico può svolgersi in modo istituzionale, in modo trasparente, è il Parlamento, dove sedete voi, rappresentanti della Nazione e di tutti i cittadini.
La decisione della Lega di interrompere questa esperienza di Governo al fine di tornare urgentemente alle urne elettorali, la reputo oggettivamente grave e spiego perché. Innanzitutto, questa crisi interviene a interrompere prematuramente un'azione di Governo che procedeva operosamente e che, già nel primo anno, aveva realizzato molti risultati e ancora molti ne stava realizzando.
Due: questo Governo era nato per intercettare l'insoddisfazione dei cittadini che, con il voto del 4 marzo 2018, avevano manifestato il desiderio di un cambio di passo rispetto alle politiche pregresse e, per questo, mirava a realizzare un ampio disegno riformatore, che ora viene bruscamente interrotto.
Tre: questa decisione viola il solenne impegno che il leader della Lega aveva assunto all'inizio della legislatura, sottoscrivendo il contratto di Governo con il Movimento 5 Stelle. Ricordo che il contratto prevede, in caso di divergenze, l'impegno delle parti, cito testualmente: «a discuterne con la massima sollecitudine e nel rispetto dei principi di buona fede e di leale cooperazione».
Quarto: i tempi di questa decisione espongono a gravi rischi il nostro Paese. Una crisi in pieno agosto comporta potenzialmente elezioni anticipate in autunno; considerando i tempi costituzionalmente necessari per la convocazione delle nuove Camere e per la formazione del Governo, il rischio di ritrovarsi in esercizio finanziario provvisorio è altamente probabile. Nell'ambito di una congiuntura economica internazionale non certo favorevole, il nuovo Governo si ritroverebbe nelle difficoltà di contrastare l'aumento dell'IVA e con un sistema economico esposto a speculazioni finanziarie e agli sbalzi dello spread.
Quinto punto: aggiungo che questa crisi interviene in un momento delicato dell'interlocuzione con le Istituzioni europee. Siamo in avvio di legislatura e proprio in questi giorni si stanno per concludere le trattative per le nomine dei Commissari e per la copertura di altre delicate posizioni. Mi sono sin qui personalmente adoperato per assicurare all'Italia un rilievo centrale nei nuovi assetti, in linea con il prestigio e la forza economica e culturale del nostro Paese. È evidente che l’Italia corre ora il rischio di partecipare a questa trattativa in condizioni di oggettiva difficoltà e debolezza.
Sono queste le ragioni che mi inducono a valutare come fortemente irresponsabile la decisione di innescare la crisi di Governo. Per questa via, permettetemi di dire che il Ministro dell'Interno ha mostrato di inseguire interessi personali e di partito.
Considero pienamente legittimo per una formazione politica mirare a incrementare il proprio consenso elettorale, ma affinché un sistema democratico possa perseguire il bene comune e possa funzionare secondo criteri di efficienza, ogni partito è chiamato a operare una mediazione, filtrando gli interessi di parte alla luce degli interessi generali. Quando una forza politica si concentra solo su interessi di parte e valuta le proprie scelte esclusivamente secondo il metro della convenienza elettorale, non tradisce solo la vocazione più nobile della politica, ma finisce per compromettere l’interesse nazionale.
Quando si assumono così rilevanti incarichi istituzionali, peraltro sottoscrivendo un contratto di Governo e dando avvio al Governo del cambiamento, bisogna essere consapevoli che si assumono specifici doveri e specifiche responsabilità nei confronti dei cittadini e verso lo Stato, che non è possibile accantonare alla prima convenienza utile.
Far votare i cittadini è l’essenza della democrazia.
Sollecitarli a votare ogni anno è irresponsabile.
Le scelte compiute e i comportamenti adottati in questi ultimi giorni dal Ministro dell’Interno – e mi assumo tutta la responsabilità di quel che affermo - rivelano scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale.
Perché aprire la crisi in pieno agosto, quando ormai da molte settimane - certamente già all'esito delle elezioni europee - era chiara l'insofferenza per la prosecuzione di un'esperienza di Governo giudicata evidentemente ormai limitativa delle ambizioni politiche di chi ha chiaramente rivendicato pieni poteri per guidare il Paese?
La scelta di rinviare fino a oggi la comunicazione di una decisione evidentemente assunta da tempo - mi duole affermarlo con tanta nettezza - è un gesto di grave imprudenza istituzionale, anzitutto irriguardoso nei confronti del Parlamento, e in ogni caso suscettibile di precipitare il Paese in una vorticosa spirale di incertezza politica e instabilità finanziaria.
Peraltro, questa decisione è stata annunciata dal Ministro dell'interno subito dopo aver incassato l'approvazione, con la fiducia, del decreto-legge sicurezza-bis, con una coincidenza temporale che suggerisce opportunismo politico.
Palesemente contraddittorio appare, infine, il comportamento di una forza politica che, pur dopo aver presentato al Parlamento una mozione di sfiducia nei confronti del Governo, non ritiri i propri Ministri.
Oggettivamente direi che è difficile conciliare la presentazione e il mantenimento di una mozione di sfiducia con la permanenza in carica dei propri Ministri.
Amici della Lega, per preparare e giustificare la scelta di far ritorno alle urne elettorali avete tentato di accreditare - permettetemi, maldestramente - l'idea di un Governo dei no, del non fare. Pur di battere questa fatua grancassa mediatica, avete macchiato quattordici mesi di intensa attività di Governo.
In questo modo avete offeso non solo il mio impegno personale - passi - ma anche la costante dedizione dei vostri stessi Ministri e Sottosegretari, che mi hanno affiancato sino all'ultimo giorno, con passione e dedizione, nelle attività di Governo. Grazie.
In questo modo avete offeso la verità dei fatti e oscurato le misure per rafforzare la sicurezza che i cittadini attendevano da anni: le norme anticorruzione, il protocollo di azione per la Terra dei fuochi, il codice rosso contro la violenza alle donne.
Avete oscurato tutte le varie misure adottate per accelerare e rilanciare gli investimenti: il decreto crescita, lo sblocca cantieri, le semplificazioni, il decreto Genova, il piano proteggi Italia contro il dissesto idrogeologico - per la prima volta in Italia - le norme per sbloccare i fondi per l'edilizia scolastica e per sbloccare gli avanzi di amministrazione dei Comuni. Avete calpestato le misure di protezione sociale, che insieme abbiamo adottato: quota 100, decreto dignità, reddito di cittadinanza, rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche.
Avete offuscato la miriade di iniziative, che sono valse a sbloccare opere ferme da anni, anzi da lustri: il terzo valico, la TAP, le autostrade Asti-Cuneo, Ragusa-Catania, il quadrilatero Marche Umbria, gli aeroporti di Crotone, Foggia, Reggio Calabria, il porto di Gioia Tauro, le varie misure di risoluzione delle crisi aziendali per rilanciare il Sud. È anche il vostro lavoro questo. Le varie misure per rafforzare la ricerca, per rendere più efficiente la pubblica amministrazione, per sbloccare le assunzioni nel pubblico impiego. Ricordo che adesso disponiamo, finalmente, di un unico piano tariffario per le concessioni autostradali, che ci consentirà di controllare più efficacemente gli effettivi investimenti e gli eventuali aumenti dei pedaggi.
Avete cancellato i vari provvedimenti con cui abbiamo avviato la riforma fiscale e abbiamo investito nell'innovazione tecnologica. Avete oscurato gli interventi di riforma della governance dello sport, i successi ottenuti con l'assegnazione a Milano e Cortina delle Olimpiadi invernali del 2026 e delle ATP Finals di tennis a Torino.
Questo è un Governo che ha lavorato intensamente sino all'ultimo giorno e ha prodotto numerose significative riforme, altro che Governo dei no. La verità è un'altra: all'indomani della competizione europea, il Ministro dell'interno e leader della Lega, forte del successo elettorale conseguito, ha posto in essere un'operazione di progressivo distacco dall'azione di Governo, un'operazione che ha finito per distrarlo dai suoi stessi compiti istituzionali e lo ha indotto alla costante ricerca di un pretesto, che potesse giustificare la crisi di Governo e il ritorno alle urne.
Questa decisione, tuttavia, ha compromesso il lavoro già avviato per la definizione della legge di bilancio, che avrebbe introdotto una più incisiva riforma fiscale, contenente quella che, con formula semplificata, viene correntemente definita flat tax, ma anche una riforma più complessiva, coinvolgente anche la giustizia tributaria, su cui è urgente intervenire, con la necessaria riduzione del cuneo fiscale, misure di sostegno agli investimenti e all'export, un piano di rilancio per il Sud, vari interventi nel segno della spending review, un progetto articolato e compiuto di privatizzazioni. Parimenti compromesso risulta adesso l'ampio disegno riformatore affidato al Parlamento, dove come sapete sono in corso di esame vari disegni di legge delega, che, una volta approvati, avrebbero permesso al Governo di adottare vari decreti legislativi, contenenti codici di settore mirati a riordinare la legislazione e a ridurre la burocrazia di tanti principali settori di attività.
Lo scioglimento anticipato delle Camere arresterebbe anche le riforme del codice di procedura civile e di quello di procedura penale, oltre che del CSM, pensate soprattutto per accelerare i tempi della giustizia e rendere così più competitivo il nostro Paese anche agli occhi degli investitori stranieri.
Il Paese ha urgente bisogno che siano completate le misure per rendere sempre più efficace il piano di investimenti e per favorire la crescita economica. Come sapete, abbiamo predisposto vari strumenti che con quest'incertezza rischiano di non essere adeguatamente valorizzati: la cabina di regia interministeriale Strategia Italia, la task force della Presidenza del Consiglio InvestItalia e la centrale di progettazione presso l'Agenzia del demanio.
Caro Ministro dell'interno, caro Matteo, promuovendo questa crisi di Governo ti sei assunto una grande responsabilità di fronte al Paese. L'hai annunciata chiedendo pieni poteri per governare il Paese e, ancora di recente, ti ho sentito invocare le piazze al tuo sostegno: questa tua concezione, permetti di dirlo, mi preoccupa.
Innanzi tutto, nel nostro ordinamento repubblicano le crisi di Governo non si affrontano né regolano nelle piazze, ma nel Parlamento.
In secondo luogo, il principio dei pesi e contrappesi è assolutamente fondamentale perché sia garantito il necessario equilibrio al nostro sistema democratico e siano precluse derive autoritarie.
Caro Matteo, ispiri la tua azione alle concezioni sovraniste, e spesso ne abbiamo anche parlato. Permettimi allora di richiamare il pensiero di un sovrano illuminato lontano nel tempo, Federico II di Svevia: «Quantunque la nostra maestà sia sciolta da ogni legge, non si leva tuttavia essa al di sopra del giudizio della ragione, che è la madre del diritto».
Non abbiamo bisogno di uomini con pieni poteri, ma di persone che abbiano cultura istituzionale e senso di responsabilità. Se tu avessi mostrato cultura delle regole e sensibilità istituzionale, l'intera azione di Governo ne avrebbe tratto sicuramente giovamento. Ci sono stati molti episodi e molteplici atteggiamenti che ti ho sempre fatto notare riservatamente e, purtroppo, delle volte anche pubblicamente: ad esempio, quest'anno ho provato a partire anzi tempo per elaborare un'adeguata manovra economica. L'azione di Governo se ne sarebbe avvantaggiata enormemente; ti ho chiesto di indicarmi i delegati della Lega a sedere ai tavoli governativi, mi hai fatto attendere due mesi invano prima di indicarmi i nominativi; se avessi accettato di incontrare le parti sociali a Palazzo Chigi insieme a me e agli altri componenti di questo Governo, avremmo senz'altro accreditato agli occhi del Paese maggiore coesione della squadra di Governo ed evitato che potesse essere compromessa l'efficacia dell'azione comune.
Se tu avessi accettato di venire qui al Senato per riferire sulla vicenda russa, una vicenda che oggettivamente merita di essere chiarita anche per i riflessi sul piano internazionale, avresti evitato al tuo Presidente del Consiglio di presentarsi al tuo posto, rifiutandoti per giunta di condividere con lui le informazioni di cui sei in possesso. In coincidenza dei più importanti Consigli europei a cui ho preso parte, non sei riuscito a contenere la foga comunicativa e hai reso pubbliche dichiarazioni sui temi all'ordine del giorno, creando una sorta di controcanto politico che ha rischiato di generare confusione, non ha giovato al tuo prestigio e certo non ha contribuito a rafforzare l'autorevolezza del nostro Paese. In molteplici occasioni hai invaso le competenze degli altri Ministri creando sovrapposizioni e interferenze che hanno finito per minare l'efficacia dell'azione. Hai criticato pubblicamente l'operato di singoli Ministri, incrinando la compattezza della squadra di Governo, quando io stesso ti avevo pregato, all'indomani delle elezioni europee, di riferirmi direttamente e riservatamente qualsiasi osservazione in ordine alla composizione della squadra di Governo.
La cultura delle regole, il rispetto delle istituzioni certamente non si improvvisano, ma sono qualità fondamentali per aspirare al ruolo di Ministro dell'interno o anche di Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha compiti di responsabilità, deve lavorare a soluzioni concrete e sostenibili, senza rincorrere o addirittura sollecitare le reazioni emotive dei cittadini.
Permettimi un'ultima osservazione.
Questa in verità - lo ammetto - non te l'ho mai riferita, anche perché non riguarda specificamente i nostri compiti di Governo: chi ha compiti di responsabilità dovrebbe evitare, durante i comizi, di accostare agli slogan politici i simboli religiosi. Matteo, nella mia valutazione questi comportamenti non hanno nulla a che vedere con il principio di libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza religiosa, che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e nello stesso tempo, vedi, di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno.
Amici del MoVimento 5 Stelle, io mi sto rivolgendo alla Lega perché è il partito che ha preso l'iniziativa di interrompere l'azione di Governo, ma invito anche voi a far tesoro di questa prima esperienza di Governo. Quando si assumono incarichi di Governo, bisogna essere pienamente consapevoli delle responsabilità che ne conseguono e occorre evitare, in particolare, di lasciarsi condizionare da sondaggi, se del caso anche non favorevoli.
Bisogna lasciare che le valutazioni sull'operato di Governo siano fatte alla fine, a consuntivo.
Mi sono soffermato a lungo fin qui sulla cultura delle istituzioni, e allora permettetemi di sottolineare che quando il Presidente del Consiglio si presenta in Aula per rendere una informativa richiesta dal Parlamento, come è avvenuto in Senato in occasione della vicenda russa, il rispetto delle istituzioni imporrebbe di rimanere in Aula ad ascoltarlo, e non c'è ragione che possa giustificare un allontanamento.
Signora Presidente, gentili senatrici, gentili senatori, la crisi in atto compromette inevitabilmente l'azione di questo Governo, che qui si arresta. Ma c'è ancora molto da operare. L'Italia infatti sta attraversando un periodo di grandi trasformazioni: un «tempo di passaggi», direbbe Habermas. C'è un gran bisogno di politica con la «P» maiuscola, che significa capacità di progettare il futuro, esprimendo ad un tempo visione prospettica ed efficacia realizzativa. Occorre lavorare per offrire ai nostri giovani giuste opportunità di vita personale e professionale. Ogni giovane che parte e non ritorna è una sconfitta per il futuro del nostro Paese; se non riusciremo a trattenerli, esporremo l'Italia a un destino di inesorabile declino.
Le nostre scuole devono diventare laboratori di apprendimento, dove il «come imparare» deve essere ben più importante del «cosa imparare», e i nostri giovani devono conservare l'attitudine a migliorare costantemente le proprie conoscenze. È necessario orientare tutto il sistema di formazione verso le competenze digitali, che saranno sempre più richieste anche nel mercato del lavoro. È necessario potenziare l'intero reparto della ricerca, realizzando un sistema di coordinamento più efficace tra università ed enti di ricerca anche attraverso un'agenzia nazionale. È necessario proseguire nelle politiche di inclusione sociale al fine di recuperare al circuito lavorativo le fasce della popolazione attualmente emarginate. Ce lo impone la Costituzione: il pieno sviluppo della persona, il principio di eguaglianza sostanziale di cui al secondo comma dell'articolo 3.
Le famiglie che hanno persone con disabilità non possono rimanere abbandonate a sè stesse. Anche in quest'ambito occorre procedere con la massima sensibilità politica per lenire questo disagio personale familiare e sociale.
Contemporaneamente al progetto di autonomia differenziata, che andrà doverosamente completato - come stavamo facendo - senza però sacrificare i principi di solidarietà sociale e di coesione nazionale, è necessario varare un piano di rilancio del Sud che contenga un più organico progetto di valorizzazione degli investimenti e di incremento dell'occupazione anche nelle aree più disagiate del Paese.
La politica deve adoperarsi per elaborare un grande piano che attribuisca all'Italia una posizione di leadership nel campo dei nuovi modelli economici ecosostenibili. Guardate che partiamo avvantaggiati: in Europa già ci distinguiamo per l'utilizzo delle energie rinnovabili; dobbiamo puntare all'utilizzo delle tecniche scientifiche più innovative e sofisticate per consolidare questo primato. Abbiamo già progetti all'avanguardia - pensate - nello sfruttamento dell'energia derivante dai moti ondosi. Possiamo sfruttare nuove tecniche di produzione in base alla cosiddetta biomimesi.
L'obiettivo da perseguire deve essere un'efficace transizione ecologica in modo da pervenire a una articolata politica industriale che, senza scadere per carità nel dirigismo economico, possa gradualmente orientare l'intero sistema produttivo verso un'economia circolare che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto.
Lo sviluppo equo e sostenibile deve spingerci a integrare in modo sistematico nell'azione di Governo un nuovo modello di crescita, non più economicistico. Dobbiamo incentivare le prassi delle imprese socialmente responsabili, che permetteranno di rendere il nostro tessuto produttivo sempre più competitivo anche nel mercato globale. Confido che la cabina di regia "Benessere Italia", che ho da poco istituita, possa tornare ben utile a questi scopi, anche in futuro. È necessario promuovere le infinite vie del turismo, valorizzando l'incredibile ricchezza del nostro patrimonio naturale, storico e artistico. Questa valorizzazione deve passare anche attraverso il recupero delle nostre più antiche identità culturali, delle nostre tradizioni locali, della bellezza dei nostri borghi, dei piccoli Comuni. E mi piace ricordare che, con recentissima delibera, abbiamo stabilito che il prossimo 26 ottobre sia la giornata nazionale dedicata alle tradizioni popolari e folkloristiche.
Occorre perseguire una politica economica e sociale espansiva, senza mettere a rischio l'equilibrio di finanza pubblica e con esso il risparmio dei cittadini. Più in generale, la politica deve reagire alle sfide del mondo globale rilanciando un ventaglio di proposte e di soluzioni che più volte nei miei interventi ho riassunto sotto la formula "nuovo umanesimo". Non sto qui a riassumerle, ma è stata questa la stella polare che mi ha guidato in questi mesi di Governo.
Anche sull'Europa occorre un rinnovato slancio di responsabilità. Gli ideali che avevano nutrito le fasi iniziali del progetto di integrazione stanno via via perdendo la propria forza propulsiva e il comune edificio europeo sta attraversando una fase particolarmente critica. A questa crisi non si può certamente rispondere con un europeismo che in più occasioni ho definito fideistico, ma nemmeno si può opporre uno scetticismo disgregatore, volto a compromettere le conquiste raggiunte in sessant'anni, semmai invocando il ritorno a sovranità nazionali chiuse e conflittuali, con sterili ripiegamenti identitari. Occorre invece rilanciare, lavorare per rilanciare il progetto europeo, restituendo ad esso piena capacità attrattiva. Non si può puntare solo al rigore finanziario; occorre riconsiderare modelli di sviluppo e di crescita che si sono rivelati in questi ultimi anni fallimentari. Abbiamo bisogno di un'Europa più sostenibile, più solidale, più inclusiva, soprattutto più vicina ai cittadini, che mostri considerazione anche per coloro che abitano le numerose periferie (e non parlo solo di quelle geografiche). Occorre lavorare per rafforzare i diritti delle donne, per affrontare le nuove questioni sociali e per riconoscere nuovi diritti, ai quali l'ordinamento europeo deve offrire tutela e protezione grazie al suo raffinato sistema di tutela multilivello, che - credetemi - è unico al mondo per intensità, per completezza.
Mosso da questa profonda convinzione ho cercato, in questi quattordici mesi, di indirizzare la politica dell'Italia lungo il tracciato di un europeismo critico, ma sempre costruttivamente orientato. Con questo spirito ho affrontato le fasi più delicate di un confronto con l'Europa, riuscendo ad evitare all'Italia per due volte una procedura di infrazione per debito eccessivo, che si sarebbe rivelata particolarmente dannosa.
Anche la recente designazione di Ursula von der Leyen a Presidente della Commissione europea è un'operazione alla quale l'Italia ha offerto un apporto decisivo. Nel Consiglio europeo di fine giugno mi sono personalmente speso per questa soluzione, scongiurando soluzioni complessivamente meno favorevoli per il nostro Paese.
Sforziamoci di cogliere tutte le opportunità che abbiamo davanti, piuttosto che contrastare queste nuove sfide in modo sterile, compromettendo alla fine i nostri stessi interessi nazionali.
L'Italia ha la possibilità di svolgere un importante ruolo anche sul piano internazionale. Possiamo giocare un ruolo chiave per ragioni storiche, geografiche e culturali nell'ambito del Mediterraneo allargato: è una regione attualmente segnata da crisi umanitarie, da insidiosi conflitti, ma rimane comunque una terra di opportunità e nell'interesse comune occorre lavorare per garantire sicurezza e prosperità. Occorre continuare negli sforzi di promozione di una soluzione politica che ponga fine al conflitto militare che è in corso in Libia. L'Italia deve farsi interprete in Europa del ruolo positivo che l'Africa può giocare nelle dinamiche internazionali, promuovendo un nuovo modello di cooperazione fra pari, che superi del tutto i modelli del passato basati su approcci asimmetrici. Con varie visite di Stato ho promosso il miglioramento delle relazioni con Paesi che offrono grandi opportunità di sviluppo al nostro sistema economico, in primis la Cina (abbiamo aderito, lo ricorderete, alla “Via della seta», introducendo i nostri standard europei), l'India, il Vietnam, la Federazione Russa. Tuttavia, la nostra politica estera, pur in un quadro geopolitico in forte movimento, deve rimanere fedele ai due pilastri del rapporto transatlantico e del rapporto con l'Unione europea, di cui restiamo Paese fondatore.
Mi avvio a conclusione. All'inizio di quest'esperienza, quando il Presidente della Repubblica mi conferì l'incarico, dichiarai che sarei stato l'avvocato del popolo, promettendo di difendere con il massimo impegno tutti i cittadini che da subito, pur non conoscendomi, mi hanno dato fiducia e per questo li ringrazio. Proprio in ragione di questo impegno devo oggi concludere. La decisione della Lega, che ha presentato la mozione di sfiducia e ne ha chiesto l'immediata calendarizzazione, oltre che le dichiarazioni e i comportamenti chiari e univoci posti in essere in questi ultimi giorni, in queste ultime settimane, mi impongono di interrompere qui questa esperienza di Governo.
Ovviamente ascolterò con estrema attenzione tutti gli interventi che seguiranno, ma voglio preannunciare che intendo completare questo passaggio istituzionale nel modo più lineare e conseguente. Mi recherò, Alla fine del dibattito parlamentare, dal Presidente della Repubblica per comunicargli ufficialmente l'interruzione di questa esperienza di Governo e rassegnare nelle sue mani le mie dimissioni da Presidente del Consiglio.
Il Presidente della Repubblica, supremo garante degli equilibri costituzionali, guiderà il Paese in questo delicato passaggio istituzionale. Colgo l'occasione per rinnovargli pubblicamente la mia profonda gratitudine per i consigli e il sostegno di cui mi ha costantemente onorato.
Ringrazio tutti i parlamentari che hanno fatto parte delle forze di maggioranza per avermi dato la possibilità di servire l’Italia. Ringrazio anche tutti i parlamentari delle forze di opposizione: mi avete criticato, avete dissentito dalle mie opinioni, ma ogni qualvolta sono intervenuto in quest'Aula ho sempre colto nel vostro atteggiamento, nelle vostre parole, considerazione nei miei riguardi.
Questo incarico, quest'esperienza, mi lascia una grande eredità. Mi ha arricchito enormemente. Mi trasmette, e spero possa trasmetterla anche ai più giovani che ci ascoltano da casa, grande fiducia per il futuro del nostro Paese. Io ho potuto sperimentare di persona che, pur in un contesto molto complicato, è possibile fare politica senza inseguire affannosamente il consenso sui social, senza dover dipendere drammaticamente dal titolo di un giornale, senza mai insultare un avversario politico o inventarsi nemici dietro ogni angolo.
Potrò testimoniare che, per quanto nell'immediato sembrino efficaci gli slogan comunicativi, ancora più efficaci si dimostrano i ragionamenti politici basati sulla forza delle argomentazioni. Potrò testimoniare che quando si è chiamati a operare scelte dolorose, come varie volte mi è capitato, si può comunque ricevere l'apprezzamento dei cittadini, se si riesce a spiegare loro, in piena trasparenza, che queste scelte sono ispirate dall'interesse generale e non dal tornaconto personale.
Potrò testimoniare che, anche di fronte a posizioni radicalmente opposte, e anche questo mi è spesso capitato, vi è sempre spazio per un confronto costruttivo, per giungere a un punto di mediazione, che - attenzione - non deve essere inteso comunemente come semplice via di mezzo, ma come la soluzione più meritevole nell'interesse di tutti i cittadini.
Potrò testimoniare che, se gli incarichi sono vissuti, non come posizione di privilegio, ma come quotidiani occasioni di servire lo Stato, i sacrifici compiuti vengono ampiamente ripagati; e non solo – vedete - dall'amore che si prova per la propria patria, ma anche dall'affetto delle persone perbene, che sono la stragrande maggioranza.
Potrò, infine, testimoniare che, se si tenta di assolvere con disciplina e onore, come prevede la Costituzione, l'impegno quotidiano che comporta un munus publicum, i cittadini ci perdonano anche eventuali errori e manchevolezze personali. Potrò confermare, inoltre, che la politica è davvero quella nobile arte che ci consente - e qui cito liberamente da Martin Buber - di perseguire percorsi di razionalità nel riconoscimento delle diversità.
Ringrazio, infine, le persone a me più care, gli affetti più stretti, per i sacrifici che ho loro imposto mio malgrado e per i quali non erano affatto preparati. Questo incarico mi ha consentito di conoscere meglio l'Italia, il Paese in cui sono cresciuto, il Paese che amo immensamente. La nostra Patria ha enormi potenzialità di crescita, un immenso capitale economico, sociale e culturale, che ci viene apprezzato in tutto il mondo, direi anche più di quanto noi stessi non facciamo. Dobbiamo solo tutti impegnarci, ciascuno nel proprio quotidiano, per accrescerne ancor più il prestigio.
Viva la nostra Patria! Viva l'Italia!

 

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L'ex premier Matteo Renzi, che sta attraversando l'Italia in treno per incontri e visite, è passato da Parma poco dopo le 14 di oggi. Giunto in auto da Sant'Ilario, dopo la visita al Museo Cervi a Praticello di Gattatico, ha ripreso il treno alla stazione di Parma.

Ad attenderlo in Piazzale Carlo Alberto dalla Chiesa, alcuni sostenitori del Pd con le bandiere. Un incontro di pochi minuti, giusto il tempo di alcuni selfie e autografi per poi dirigersi al treno Partito Democratico con destinazione Piacenza.

Foto di Francesca Bocchia

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Mercoledì, 09 Novembre 2016 10:16

Renzi a Parma: sala Righi gremita

Dopo la tappa a Fidenza per l'inaugurazione del nuovo Pronto soccorso dell'Ospedale di Vaio, Matteo Renzi è arrivato ieri a Parma dove la giornata si è conclusa con l'incontro pubblico alla Sala Righi. Il premier e segretario nazionale Matteo Renzi in città per parlare delle riforme costituzionali, nell'incontro promosso dal Pd locale, ha spiegato le motivazione per votare "si" al prossimo referendum. Molti i parmigiani presenti e molti quelli che sono rimasti fuori da una sala Righi subito gremita.

Parma, 9 novembre 2016

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Tutte le foto nella galleria in fondo alla pagina, ph. Francesca Bocchia

 

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Martedì, 12 Aprile 2016 08:51

Renzi e Jack Ma, fondatore di Alibaba, a Vinitaly

Il Premier: «Obiettivo 50 miliardi export agroalimentare al 2020 è possibile». L'imprenditore cinese titolare del colosso del commercio digitale lancia la giornata del vino il 9 settembre.

Verona, 11 aprile 2016 – «Due anni fa a Vinitaly ci siamo dati l'obiettivo di raggiungere i 7,5 miliardi di export di vino entro il 2020 e di 50 miliardi per il comparto agroalimentare. Eravamo a 30 miliardi e oggi siamo arrivati a 36,9 miliardi, nel vino eravamo a 4,9 miliardi e siamo a 5,4 miliardi: possiamo farcela. Il ministro Martina è in prima fila in questa direzione».

Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che oggi ha partecipato alla seconda giornata dell'edizione numero 50 di Vinitaly, ricevuto dal presidente di Veronafiere, Maurizio Danese e dal direttore generale, Giovanni Mantovani.

Il premier Renzi ha incontrato il cinese Jack Ma, fondatore di Alibaba, in un dibattito sul futuro del vino e la sfida del digitale, moderato dal direttore di Repubblica, Mario Calabresi. A organizzare l'evento è stato il ministero delle Politiche agricole. «Con questo 50° Vinitaly abbiamo l'occasione per svoltare e vogliamo farlo – ha esordito il ministro del Mipaaf, Maurizio Martina –. Con Alibaba abbiamo già sottoscritto un accordo per la tutela del Made in Italy agroalimentare, vogliamo ora lavorare insieme per la promozione».

Fra le novità annunciate nel corso dell'incontro, la nascita della giornata del vino da parte del colosso mondiale dell'e-commerce: «Partirà il 9 settembre alle ore 9 – ha svelato Ma –. Perché per noi il 9 è il numero del vino, dunque 9-9-9 suona come wine-wine-wine. E credo che riusciremo ad accorciare le distanze tra lo spazio di mercato del vino francese in Cina, che è al 55%, contro il 6% della quota italiana».
«Il futuro di Alibaba e dell'Italia sono intimamente connessi – ha aggiunto Renzi –. Il digitale può trasformare radicalmente la nostra economia. I francesi hanno saputo raccontare una storia, un paese, una strategia comune: dobbiamo farlo anche noi. Con Alibaba abbiamo la gigantesca opportunità di raccontare che l'Italia è il Paese con il maggior dividendo possibile dalla globalizzazione».

L'imprenditore cinese, che ha lanciato la piattaforma commerciale 17 anni fa, ama profondamente l'Italia e i suoi prodotti. «Vogliamo portare l'export italiano di vino dal 6% fino al 66%, se ce la facciamo – ha specificato Ma –. Voglio essere l'ambasciatore dei prodotti italiani in Cina, Alibaba deve essere la porta di ingresso dei prodotti italiani in Cina e faremo in modo di proteggere anche i vostri diritti su proprietà intellettuale». Le potenzialità sono enormi, perché la Cina già oggi può contare su una classe media di oltre 300 milioni di persone».".

(FotoCrediti ©FotoEnnevi_Veronafiere)

A scuola. Bisogna che tutti si ritorni a scuola. Abituati a comunicare con gli "emoticons", i moderni geroglifici tanto in uso con i vari Twitter, Facebook, iMessage, WhatsApp, che stiamo dimenticando l'uso della parola e le basi grammaticali.

di Lamberto Colla - Parma, 1 marzo 2015 -

Matteo Renzi e ancora prima il popolo M5S ci ha catapultati nella politica 3.0. Twitter sembra essere diventato l'organo di stampa ufficiale del Premier ma anche di Matteo Salvini e via via più giù sino a Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e grillino della prima ora.

Ma si sa, la comunicazione via "digital media" è più consona alla tempestività che alla correttezza, alla "viralizzazione" piuttosto che alla meditazione e, come è ovvio, nella fretta ci casca l'errore.

Così che, tra abbreviazioni ormai entrate nel "nuovo lessico 2.0" e lo smodato utilizzo di "faccine gialle" e altre iconografie in constante aggiornamento, un nuovo linguaggio si sta diffondendo e, aimè, sta invadendo barbaricamente la lingua italiana abbattendo i dogmi grammaticali così come i talebani e gli jihadisti hanno abbattuto i millenari monumenti afgani e siriani.

La velocità del fare deve andare di pari passo con la velocità del pensare. Mai come in questi tempi l'esclamazione "Detto fatto" è diventata uno stile di vita, soprattutto politica.

A inaugurare la nuova stagione della velocità "uber alle" è stato proprio il nostro giovane premier Matteo Renzi con lo slogan: "Una riforma al mese". Alcuni mesi dopo, a seguito della prorompente vittoria alle elezioni europee, il cronoprogramma si è trasformato in un "piano dei mille giorni" e verifiche "passo dopo passo" ma pur sempre di corsa.
Parlamentari obbligati a nottate in parlamento per discutere le riforma o meglio per ascoltare l'ostruzionismo delle opposizioni. Un pesante impegno al quale non erano abituati e che tanto fa felice il popolo nel vederli sgobbare e loro fieri dei privilegi e compensi che adesso, finalmente, risulta noto a tutti che meritano.

Intanto il Premier da Firenze vola a Roma o viceversa, poi in men che non si dica si apprende, dal suo "cinguettio", che è a Bruxelles o in medioriente e magari nel frattempo si è concesso una sciatina flash e, giusto per non perder tempo, durante la risalita in seggiovia, ha molto probabilmente convocato un direttivo del PD (posto che è ancora il segretario rottamatore del partito di maggioranza relativa) o una qualche  commissione parlamentare, prima di presenziare alla inaugurazione di un edificio scolastico in precedenza danneggiato da qualche terremoto o alluvione del recente passato sperduto in qualche remoto angolo della bell'Italia.

Un folletto (da non confondere con il noto marchio d'aspirapolvere), uno gnomo che della velocità e onnipresenza ha fatto il suo principale strumento di lavoro  e il cinguettio ne garantisce la presenza.

Ma non tutti riescono a tenere il suo passo. Riesce la giovane, brava e bella ministra Maria Elena Boschi la quale, nei giorni scorsi, commentava che un tempo faceva le 5 del mattino in discoteca e adesso le fa in Parlamento.

Fatto sta che corri di qua, corri di là, twitta e convoca, l'errore è sempre alle porte.

La legge di stabilità approvata di corsa a fine anno, dimenticando il mondo delle giovani partite iva, ne è un tragico esempio.
Infine, e non vorrei essere nei panni del grafico, il volantino distribuito per celebrare un anno di successi nella scuola, nella sua prima stesura pubblica, riportava in alto a sinistra, un errore grossolano di grammatica che, proprio per l'argomento che trattava, si è trasformato in barzelletta.

"Abbiamo cominciato con la scuola perché sappiamo che se non c'è Istruzione non c'è l'Italia" recitava il comunicato stampa al quale era allegato il volantino celebrativo ignorante di una regola fondamentale che si impara, appunto, a scuola: "un anno" deve essere scritto SENZA apostrofo e non, come nel volantino, con l'apostrofo come se fosse un sostantivo femminile.

Un errore di cui si è accorto il giornalista Danilo Chirico che ne ha segnalato, via twitter, l'errore consentendo al PD di cancellare il post sostituendolo con quello corretto ma, come si sa, la viralizzazione e il web sono una brutta bestia così che il volantino resiste ancora in rete.

Un refuso, si è giustificato il PD fatto sta che l'errore da matita blu c'è e, quel che è peggio, "in collaborazione con il dipartimento istruzione del partito democratico". Ma per "gli Stati Generali" non è la prima volta che il Pd inciampa in "refusi" tanto da far credere loro che siano veri e propri errori grammaticali.

A onor del vero dobbiamo però segnalare che la frase "save the date" è riportata correttamente quindi un bell'otto in inglese non glielo toglie nessuno!

Renzi un anno di Governo errore volantino cibus

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L'urlo del silenzio scuote l'Emilia Romagna. Il partito degli assenti deve fare riflettere tutti e non poco. Solo il 37,63% degli aventi diritto al voto si è presentato alle urne.

di Lamberto Colla - Parma, 24 novembre 2014
La vera notizia non è la conferma in Emilia Romagna del PD e conseguentemente la vittoria del suo candidato Stefano Bonaccini bensì il crollo verticale dei cittadini votanti.

-30,4% rispetto le precedenti regionali del 2010 (era il 68,13%) e del 32,3% rispetto alle europee di sei mesi fa (era il 70,0%).
Un dato storico, per il suo aspetto negativo, soprattutto se contabilizzato in una regione dove l'affezione al voto è stata sempre altissima.
Il distacco da chi rappresenta la politica, donne e uomini che siano, è diventata una frattura enorme e, seppure fosse stato nell'aria, non era assolutamente prevedibile un risultato di questa portata.

Il partito trasversale dei non votanti ha raccolto consensi da tutti i partiti e movimenti a conferma di un disagio ormai intollerabile soprattutto se, l'urlo del silenzio, proviene da una delle regioni tradizionalmente più attaccate al diritto di voto. Una regione dove la politica è alla tavola di tutti, fa parte del corredo cromosomico dell'emiliano romagnolo.

Meditate signori, meditate e soprattutto fate, prima che il gap con la vita reale sia incolmabile e le conseguenze inimmaginabili.

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Il premier, ospite dell'azienda Menù, ricostruita dopo il sisma del 2012, sostiene il candidato modenese del PD alla Presidenza della Regione. Elogia la tenacia degli imprenditori modenesi, glissa sul Patto di Stabilità, tiene a bada i contestatori del Movimento 5 Stelle e dialoga con la Fiom. Applaudito l'ex governatore della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, grande assente Matteo Richetti.

Di Manuela Fiorini – Modena, 11 ottobre 2014 - 
I fischi e le contestazioni del presidio Fiom e degli attivisti No Triv, No Cispadana, Un'altra Europa con Tsipras e Sisma 12 non rovinano la festa di Matteo Renzi, che ieri ha scelto l'azienda Menù di Medolla per sostenere la candidatura a Presidente della Regione Emilia Romagna del modenese Stefano Bonaccini. Non una scelta a caso quella della Menù, impresa leader nel ramo dell'agroalimentare, assunta a simbolo dell'Italia che ce la fa. Lo stabilimento, infatti, è stato ricostruito dopo il sisma del maggio 2012 che ha compito la Bassa modenese e non ha mai smesso la sua attività, nonostante le difficoltà.

IN PAGINA rid Gde

"Voi qui siete un esempio. Ve lo dico a nome del Governo" – ha detto il premier. – Se quello che è accaduto qui fosse successo in altre parti d'Italia e d'Europa non avremmo visto ricrescere una comunità così forte e ricca".
Dopo il benvenuto di Rodolfo Barbieri, patron della Menù, tocca al sindaco di Medolla Filippo Molinari consegnare idealmente a Renzi e al candidato Pd alla presidenza regionale Bonaccini alcuni dei temi più urgenti che toccano il territorio. Tra questi "la proroga dello stato di emergenza, che scade a fine anno e che implica il mantenimento delle misure straordinarie, come il contributo di autonoma sistemazione". Molinari ha poi ricordato, anche alla luce della recente alluvione che ha colpito i genovesi, come sia "urgente una legge nazionale sulle grandi calamità, che indichi in modo chiaro quali procedure, risorse e prospettive devono essere messe in campo".
E' il turno di Stefano Bonaccini , che sale sul palco ringraziando Renzi per l'opportunità.
"Se sarò eletto, il mio slogan sarà "Lavoro per l'Emilia Romagna" – ha detto il candidato PD – il lavoro deve essere la nostra ossessione dalle 7 di mattina all'1 di notte. In questa regione ci sono 112.000 giovani che non lavorano e non studiano. Una delle prime cose che farò sarà quella di convocare le parti sociali, gli amministratori e i rappresentanti del Terzo Settore per scrivere un "Patto per il lavoro".

Tra i capisaldi della campagna elettorale di Bonaccini c'è anche la riduzione dei tempi di attesa della Sanità, la semplificazione della burocrazia, che "toglie tempo, che è denaro, nell'ottica di un paese più moderno ed europeo". Parla dell'abolizione degli enti inutili e della riduzione delle società partecipate. Promette anche più rispetto per il suolo e, parlando di infrastrutture, auspica di essere, il prossimo anno, "il presidente che inaugurerà il primo cantiere della Cispadana".
"Gli amministratori – continua- la chiedono perché servirà a mantenere il lavoro. Finalmente il Governo si è preso l'impegno". Prima di lasciare la parola a Renzi, Bonaccini chiede la collaborazione dei suoi sfidanti alle primarie: "Ho bisogno di una mano da tutti, lo dico a Balzani, Richetti, Manca, che hanno qualità, intelligenza e idee che servono alla regione. Abbiamo bisogno di lavorare tutti insieme". Un invito che non sappiamo sarà accolto. Tra i grandi assenti infatti, c'era proprio Matteo Richetti, renziano della prima ora, che durante la trasmissione "In ½ ora" di Raitre del 5 ottobre ha dichiarato di essersi ritirato per "una contrarietà totale del Pd alla mia candidatura, sia locale che nazionale", non risparmiando qualche frecciata al premier.

L'intervento più atteso è quello di Matteo Renzi, che scherza con Bonaccini. "E' bello tosto" e "Assomiglia a Bruce Willis", dice prima di prendere la parola.
Ringrazia l'ex presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, al quale già al suo arrivo erano andati gli applausi del pubblico, che ora fa il bis con tanto di standing ovation.
"Noi abbiamo molto apprezzato il tuo gesto di dignità e orgoglio -ha detto Renzi riferendosi alle dimissioni di Errani in seguito alla condanna in appello per falso ideologico nella vicenda Terremerse – Siamo contenti che tu abbia vissuto questo momento con il rigore e la tenacia che ti riconosciamo. Mentre ti diciamo grazie ti diciamo anche che avremo ancora bisogno di te a Roma. Questo Paese e questo partito avranno bisogno di te nelle forme che un po' ti lasceremo scegliere e un po' le sceglieremo noi".

Il premier non entra invece nei dettagli sulla nuova Legge di Stabilità, ex Finanziaria, che sarà presentata il prossimo 15 ottobre.
"Ci sarà una misura di riduzione del costo del lavoro per le imprese, perché per i lavoratori c'è già stata con gli 80 euro. Si tratta di verificare le compatibilità perche non vogliamo aumentare le tasse"

Parla anche di ridurre il Patto di stabilità, "che farebbe arrabbiare anche i santi". "Se riusciremo a eliminarlo – ha concluso Renzi – daremo ai Comuni il 75% in più di risorse".

Non è mancato nemmeno un momento di contestazione, quando un esponente del Movimento Cinque Stelle ha interrotto l' intervento del Presidente del Consiglio per ricordandogli la soppressione della Cassa Integrazione in deroga prevista dal Jobs Act.
"Noi non veniamo al Circo Massimo a interrompere le vostre iniziative – lo ha zittito il Capo del Governo - Ricordo che voi siete quelli che avete rinfacciato sui social, dopo la sconfitta alle elezioni comunali, la donazione per la palestra di Mirandola. Questa è la brutta politica. Se vuole ne parliamo dopo davanti a un caffè o a una bottiglia di lambrusco".

E Renzi rimanda a un secondo momento anche l'incontro con i delegati Fiom, con i quali si intrattiene per 20 minuti una volta sceso dal palco. Il motivo di discussione è la cancellazione dell' Articolo 18 prevista da Jobs Act. "Rivediamoci tra due anni – è la sfida del premier – Tireremo le somme e vedrete che non sarà quel disastro che voi sostenete".

Presidio Fiom Gde

(Foto di Claudio Vincenzi)

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