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Luca Russo da Stadiotardini.it – Un paese intero chiuso in casa per contrastarne la diffusione, strutture sanitarie messe a dura prova dalla sua avanzata e bollettini giornalieri dai contorni drammatici. Il Coronavirus sta assumendo sempre di più le sembianze dell’11 Settembre italiano. Un 11 Settembre, però diluito nel tempo, che ci sferra un destro da potenziale ko un giorno sì e l’altro pure.

I contagiati aumentano di ora in ora, in modo sì costante, ma per fortuna non esponenziale come si temeva, crescono il numero di decessi e quello dei pazienti per i quali è necessario il ricovero in terapia intensiva, ma inizia a irrobustirsi anche l’esercito dei guariti. L’Italia, insomma, tiene botta, per ora e in attesa del prevedibile picco che gli esperti ipotizzano per la fine di Marzo. Merito di un Sistema Sanitario Nazionale che, a differenza di quanto accade altrove, garantisce cure a tutti, inclusi coloro che vuoi per l’età, vuoi perché affetti da molteplici patologie hanno una speranza di vita limitata.

Merito di medici, infermieri e operatori sociosanitari che stanno sottoponendosi a turni di lavoro massacranti, affrontando in prima linea a mani nude e a volto scoperto quel pericolo che noi comuni mortali stiamo combattendo restando a casa e in tenuta da astronauta. Loro, il nostro esercito a nostra difesa nella guerra al Coronavirus. Costretti ad operare in condizioni perlomeno critiche, perché i tagli alla Sanità degli ultimi anni hanno imposto una progressiva riduzione delle risorse e delle strutture ospedaliere i cui effetti, già visibili in tempi di pace, appaiono plasticamente evidenti e drammaticamente decisivi nella partita contro questo nemico invisibile. Una sfida che avremmo potuto vincere non dico a mani basse, ma quasi, se ormai molto tempo fa non fosse stato sdoganato il concetto di azienda sanitaria, ovvero la salute pubblica gestita da manager orientati innanzitutto agli equilibri di bilancio… e poi al resto.

Capisco, condivido e sottoscrivo la necessità di ridurre o addirittura azzerare completamente gli sprechi e l’esigenza di allocare meglio i soldi, ma come si può immaginare di offrire un servizio pubblico restando in pari? Tutt’al più si dovrebbe legittimamente tendere al “contenimento dei piazza danni”. La razionalizzazione voluta da qualcuno ci ha invece portati a sforbiciate irrazionali. Nel 2015 il regolamento per gli standard ospedalieri ha sancito che un utilizzo medio dell’80/90% dei posti letto durante l’anno va considerato efficiente. In soldoni, dei 5.000 posti di terapia intensiva disponibili sul territorio nazionale, quelli liberi per l’emergenza COVID-19 concretamente sono meno di un migliaio.

Quindi, è sufficiente che i pazienti con Coronavirus occupino il 20% dei posti per saturare i reparti. Cifre che dovrebbero farci intuire come le difficoltà attualmente patite dai nostri ospedali siano figlie non solo dell’elevata aggressività del virus, ma anche della dannosa spending review di cui sopra. Nel resto d’Europa solo la Germania è messa realmente bene in materia con 30 posti letto di terapia intensiva ogni 100 mila abitanti. La Francia, come noi, non va oltre i 12 e in Spagna si scende addirittura al di sotto delle 10 unità. Preoccupante il dato della Gran Bretagna: 7 posti letto di terapia intensiva ogni 100 mila abitanti. Una cifra che diventa raccapricciante se si pensa che il Regno Unito intende contrastare l’avanzata del virus puntando praticamente tutto sull'immunità di gregge, ovvero sul meccanismo di protezione per cui quando una parte significativa della popolazione risulta vaccinata contro una minaccia esterna finisce col tutelare indirettamente pure quei soggetti che non hanno sviluppato direttamente l’immunità. Una forma di protezione che si “attiva” in presenza di un vaccino, naturalmente.

Ma in sua assenza, come nel caso del Coronavirus, l’unico modo per venire all'immunità di gregge brutalmente è far sì che le persone siano contagiate così che possano sviluppare validi anticorpi. Immaginate il virus che nelle battute iniziali del suo dilagare saltando da un individuo all'altro trova soltanto semafori verdi, mentre quando l’immunità di gregge prende consistenza inizia ad imbattersi in qualche semaforo rosso. Questa è la strategia cui parrebbero voler tendere i governanti d’oltremanica: permettere al virus di camminare tra la gente e in questo modo avvicinarsi gradualmente all'obiettivo dell’immunità di gregge.

Dal mio punto di vista, un’idea malsana, rischiosa e disumana, perché al momento non si ha ancora la certezza che il COVID-19 sia una malattia immunizzante, ovvero in grado di garantire l’immunità a chi ne viene colpito, cioè non sappiamo se una persona contagiata possa essere infettata di nuovo; e perché costerà tante, tantissime, troppe vite umane, vista la letalità del COVID-19 e considerato che non tutti saranno abbastanza preparati e forti da sconfiggerlo in autonomia. E allora mi ritengo fortunato ad essere nato in Italia, in un Paese che opera pure i 90enni se esiste una sola piccolissima e impercettibile possibilità di salvargli la vita. Un’Italia che ora vedo inginocchiata, accartocciata su sé stessa, stremata dall'emergenza che l’ha travolta. Piegata, ma non spezzata. Alle corde, ma non sconfitta. In lacrime, ma non rassegnata. Un’Italia non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai (cit. Frida Kahlo).

UN’ITALIA CHE CE LA FARÀ SE E SOLO SE NOI TUTTI RESTIAMO RESPONSABILMENTE A CASA. 

Da StadioTardini.it 

http://www.stadiotardini.it/2020/03/columnist-luca-russo-coronavirus-la-suicida-spending-review-sulla-sanita-continuiamo-restare-responsabilmente-casa.html

Pubblicato in Salute e Benessere

L’attuale emergenza dovuta all'epidemia di Coronavirus non crea controindicazioni alla donazione di sangue. Le sedi Avis di tutto il territorio di Parma e Provincia sono aperte ed operative per accogliere i donatori.

Rispetto all'ultimo decreto DCPM dell’8 marzo, il presidente di AVIS Provinciale Parma, Roberto Pasini, informa che LA DONAZIONE È EQUIPARATA A “L.E.A”: Livelli Essenziali di Assistenza, quindi NON vi è limitazione al donatore per l’accesso alle sedi di donazione. Verrà rilasciato ad ognuno il certificato di avvenuta donazione.

Per i donatori le precauzioni da adottare sono quelle valide per tutti contro il coronavirus, ricordando sempre che il requisito fondamentale per donare è essere in buona salute, basta un raffreddore per essere esclusi.

Quindi chi risiede nella zona arancione può donare! Le condizioni da rispettare sono le seguenti:
• non avere, lei/lui o un familiare, sintomi come tosse, raffreddore, difficoltà respiratorie;
• non avere la febbre;
• non aver avuto contatti stretti con un caso dubbio o probabile di COVID-19;

Prima di ogni donazione, come di consueto, il personale sanitario procederà a:
• colloquio con il donatore;
• raccolta di un quadro clinico preciso e puntuale;
• misurazione della temperatura al donatore;

Questo per garantire una doppia azione fondamentale: la sicurezza della qualità del sangue per i riceventi e la tutela della salute delle donatrici/donatori, due priorità assolute. Ad oggi, il rischio di trasmissione trasfusionale di Coronavirus non è documentato e le misure limitative sono precauzionali.
Grazie al sistema di prenotazione della donazione, messo a disposizione da tutte le sezioni AVIS, si evitano situazioni di sovraffollamento nelle zone di attesa.

In questo periodo l’attenzione è rivolta al nuovo coronavirus, ma non dimentichiamo che ogni giorno ci sono moltissimi pazienti con diverse patologie che hanno bisogno di terapie trasfusionali.

Si rinnova quindi l’invito ai donatori e ai potenziali donatori di avvicinarsi alla donazione responsabilmente e con fiducia, sulla base delle indicazioni delle equipe mediche e della direzione sanitaria.
La Dott.ssa Fiorella Scognamiglio, Responsabile Unità di Raccolta Avis Provinciale Parma, sottolinea - come in questo momento particolare, nel quale si registrano cali evidenti di donazioni nel nord Italia, Parma compresa, sia necessaria una risposta di solidarietà per permettere al sistema AVIS di far fronte alle maggiori richieste -

AVIS Provinciale Parma, congiuntamente alle Istituzioni locali e nazionali, è impegnata in un costante monitoraggio della situazione allo scopo di fornire informazioni corrette e dare aggiornamenti puntuali.

Pubblicato in Comunicati Sanità Parma


di Francesca Caggiati – Siamo in emergenza sanitaria ormai mondiale. Smettiamo di raccontarcela e di voler tenere gli esercizi commerciali e i mercati aperti, smettiamo di dire che è una banale influenza, smettiamo di invocare una fantomatica privacy per nascondere chi è stato colpito dal virus e potenzialmente ha già anche contagiato le persone con cui è entrato in contatto nelle ultime settimane. Smettiamola di farci dei selfie con degli slogan del tipo #parmanonsiferma, perché si sta parlando della vita delle persone.
Il diritto alla salute e alla vita deve essere messo al primo posto, al di sopra di ogni altro interesse o diritto privato. Non esiste il benessere del singolo, se non c’è al primo posto il benessere collettivo.


Finora solo la comunità cinese – che già da lunedì 2 marzo – ha deciso in modo autonomo, responsabile e consapevole di chiudere tutte le sue attività commerciali, ha dimostrato di avere a cuore il bene della collettività.


Come ha dichiarato il prof. Massimo Galli – Primario Struttura Complessa Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano – alle telecamere di La7 nel servizio andato in onda il 5 marzo scorso: “Nelle epidemie storiche hai una prima fase in cui ci si dà di gomito dicendo “Ce l’ha il nostro vicino il problema, ah che paura, però insomma ce l’ha lui”. Poi c’è la fase in cui ti rendi conto che ti è arrivata in casa e in cui rifiuti l’idea "Ma nooo! Non è possibile, non è possibile che sia qua da noi!". Poi c’è la fase in cui si deve prendere atto e vengono assunte delle misure. Poi c’è la fase in cui c’è qualcuno che dice: “Ma queste misure ci rovinano!” e allora vengono ridotte. E poi c’è la fase della rovina totale in cui la malattia dilaga”.
Semplici, ma precise parole che rendono perfettamente l’idea di quello che è successo con il primo decreto e l’attuazione dello stesso che fa quasi retromarcia poco dopo. Come dice il professor Galli: “Una assoluta sciocchezza!


Eppure abbiamo visto leader politici nazionali e locali dire di continuare a venire in Italia e a Parma, dire di continuare a vivere come se nulla fosse, postare selfie per far vedere al mondo intero che qui è tutto a posto e non c’è nulla o quasi di cui preoccuparsi. E questo è a dir poco sconcertante.


Perché sono già due settimane che l’Italia è in allerta e perché significa non essere consapevoli e non aver compreso la gravità della situazione, oppure significa fregarsene per dare un contentino agli esercenti delle attività commerciali che si lamentano, tenendo solo in considerazione l’aspetto economico a breve termine, senza avere chiaro che una pandemia come ormai è stato appurato essere il coronavirus, porterà ad un collasso del sistema sanitario ed economico inevitabile e di quelli forse mai visti prima.
Qui ci si limita a pubblicare dati statistici quasi timidamente, ricordando di attenersi alle distanze di sicurezza, che oggi non si sa neppure quali siano esattamente. Si parla di 1 mt o 1,82 mt o… ?!


https://www.corriere.it/salute/malattie_infettive/20_marzo_04/coronavirus-ma-qual-giusta-distanza-sicurezza-dc8a8c76-5df6-11ea-8e26-25d9a5210d01.shtml


Quindi cosa fare?!

Moriremo tutti? No per fortuna. Ma questo non significa che non ci dobbiamo preoccupare, perché il problema non è l’estinzione della specie.


Il problema è che il Covid-19 è una malattia che richiede un’assistenza al malato particolare, con una percentuale di malati che ha bisogno di ricevere respirazione assistita e quindi di essere ricoverata nei reparti di rianimazione. Se il numero di contagiati aumenta drasticamente, aumenta anche il numero di pazienti da ricoverare in rianimazione e chissà per quanti giorni.

Non essendoci una terapia specifica e ammalandosi gravemente fino alla morte anche persone giovani - tra i primi il medico ofmatologo Li Wenliang, 34 anni, di Wuhan, seguito da altri giovani medici cinesi - e persone apparentemente sane, bisogna evitare che il numero dei contagiati esca fuori controllo.


I posti in rianimazione sono limitati e, in più in generale, tutti i posti ospedalieri sono limitati rispetto alla popolazione, quindi il rischio concreto è quello di non poter accedere neppure alle cure che comunque – meglio ripeterlo – non sono specifiche per il coronavirus.


Il personale sanitario è limitato, si sta ammalando e alcuni medici anche in Italia sono già morti. Il rischio del collasso del sistema sanitario è reale. Non una remota ipotesi.


In aggiunta come già pubblicato da Il Fatto Quotidiano di oggi “La Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva ha diffuso un documento tecnico per "fornire un supporto agli anestesisti-rianimatori attualmente impegnati a gestire in prima linea" la maxi-emergenza in cui scrive: "Può rendersi necessario porre un limite di età all'ingresso in terapia intensiva. Non si tratta di compiere scelte meramente di valore, ma di riservare risorse che potrebbero essere scarsissime a chi ha in primis più probabilità di sopravvivenza e secondariamente a chi può avere più anni di vita salvata."

E il vaccino? Come prima cosa non è ancora stato trovato, quando e se verrà trovato, ci vorranno comunque mesi affinché sia disponibile, quindi non facciamoci troppo affidamento.

Prendiamo esempio dai cinesi. Fermiamoci. Ma fermiamoci seriamente. Tutti in casa per almeno due o tre settimane e comunque fin tanto che la curva dei contagi non arresti la sua crescita. Tutto chiuso, a parte gli ospedali. Medicinali e spesa consegnata a domicilio con personale munito di mascherina e pos per i pagamenti.

Se proprio non possiamo fare a meno di uscire, mettiamoci la mascherina anche se pensiamo di essere sani come i pesci, in modo da scongiurare il contagio.
Se non troviamo mascherine possiamo sempre metterci  una sciarpa sul naso e la bocca in modo tale da sopperire.
Ma se non è strettamente necessario… stiamo in casa!!

E lanciamo un nuovo slogan più saggio di questi tempi: #iomifermo


Io mi fermo significa che ho a cuore la mia salute, quella dei miei cari e di tutta la collettività. Io mi fermo significa che finalmente avrò il tempo per stare con i miei figli, i miei genitori, i miei fratelli o sorelle. Avrò il tempo per leggere quel libro che ho sul comodino da mesi, vedere o rivedere un bel film, cucinare in tranquillità utilizzando anche gli avanzi del giorno prima senza buttarli come facevo prima, ripensare alla mia vita e al mio lavoro.

Posso lavorare da casa?


Sì… possiamo anche lavorare da casa, in molti modi: mandare mail, ricevere e fare telefonate (ormai il telefono si usa per tutto tranne che per far sentire la nostra voce!), possiamo partecipare ad una riunione di lavoro in videoconferenza con colleghi e capo, clienti o fornitori, possiamo frequentare corsi e lezioni on line o in streaming e fare tante altre cose, da casa.


Ripensiamo tutti ad un modo di lavorare dislocato, geo localizzato, smart, da remoto… o chiamatelo come volete. Ma pensiamoci.


Tra qualche mese l’emergenza finirà. E quando l’emergenza sarà finita riprenderemo a frequentarci di persona, a ritrovarci per aperitivi ed eventi, ad abbracciarci e a baciarci ringraziando di essere ancora vivi!


Bisogna assolutamente evitare che il numero di persone contagiate aumenti.


E il modo più efficace è stare in casa.


Questo è l’unico vero messaggio che dovrebbe arrivare dalle Istituzioni a tutti gli Italiani. Senza tentennamenti e senza deroghe!

 

Pubblicato in Cronaca Emilia

I consiglieri rispondono al call to action del Comune di Parma per mostrare un territorio in cui si continua a vivere, nonostante l’epidemia, e condividono lo scatto sui social. Hastag: #parma2020 #parmacomesempre #parmanonsiferma #lifeinitalynow

Parma, 5 marzo 2020 – Il Consiglio provinciale risponde positivamente alla “chiamata” del Consiglio comunale di Parma per mostrare una città e un territorio che continua a vivere, combattendo il contagio senza chinare la testa.

I Consiglieri hanno posato per questa foto di gruppo e l’hanno postata sui social, hastag: #parma2020 #parmacomesempre #parmanonsiferma #lifeinitalynow

“Bisogna vivere la situazione con tutte le attenzioni e il rispetto di tutte le prescrizioni che ci arrivano dai medici, ma allo stesso tempo anche tenere unite le nostre comunità" ha commentato il Presidente della Provincia Diego Rossi.

Nella foto: i Consiglieri provinciali nel cavedio di Palazzo Giordani

Pubblicato in Comunicati Turismo Parma

L'impegno ad avviare le procedure per la Cassa integrazione straordinaria, per tutelare il reddito dei lavoratori. L'assessore Colla: "Al prossimo incontro necessaria la presenza della proprietà"

Tavolo di crisi in presenza del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, dei rappresentanti della Provincia, e sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Rsu.

Bologna – Oggi, presso l’assessorato allo Sviluppo economico, si è tenuto il primo incontro riguardante l’azienda Morris di Parma, industria cosmetica di alto livello nel panorama italiano e internazionale, richiesto dalle Organizzazioni sindacali in seguito a una procedura di liquidazione avviata dall'azienda, che occupa 114 lavoratori di cui la quasi totalità donne.

All'incontro, presieduto dall'assessore allo Sviluppo economico, green economy e Lavoro, Vincenzo Colla, erano presenti il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, la Provincia di Parma, i consulenti aziendali, l’Unione parmense degli Industriali, i rappresentanti sindacali di categoria e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Rsu.

“Per tutelare il reddito dei lavoratori in questa fase delicata - ha detto l’assessore regionale Colla-, abbiamo deciso di avviare fin da subito la procedura per la firma dell’accordo per le politiche attive del lavoro presso l’Agenzia regionale, elemento propedeutico alla richiesta di Cassa integrazione straordinaria per cessazione già depositata dall'azienda presso il Ministero del Lavoro. Però occorre che al prossimo incontro sia presente la proprietà, il Fondo Orlando, in quanto le informazioni fornite oggi da parte dei consulenti aziendali non sono state in grado di rassicurare le Istituzioni e i rappresentanti dei lavoratori in merito alla continuità produttiva e occupazionale, che rimangono il nostro principale obiettivo”.

La Perfume Holding nasce nel 2010 dall'unione di Morris Profumi e Selective Beauty, ereditando un know-how di alto livello nell'industria delle fragranze e della cosmetica e oggi si trova ad affrontare una situazione di difficoltà a causa della perdita di alcune commesse.

Foto di Francesca Bocchia per Gazzetta dell'Emilia

Le forze dell’ordine hanno bonificato la zona dai bocconi avvelenati, con l’aiuto di cani appositamente addestrati. Inoltre hanno sequestrato 6 trappole e hanno comminato una pesante sanzione amministrativa.

Parma, 3 marzo 2020 – Nello scorso fine settimana nel Comune di Medesano, in località Ramiola, i Carabinieri Forestali della Stazione di Parma hanno effettuato un intervento col supporto della Polizia Provinciale.
A Ramiola nelle scorse settimane erano stati rinvenuti alcuni cani morti. I decessi degli animali erano stati provocati da bocconi avvelenati e i proprietari avevano denunciato l’accaduto, rivolgendosi ai Carabinieri Forestali.

I Carabinieri Forestali, col supporto della Polizia Provinciale, sono intervenuti e hanno effettuato un sopralluogo sul posto.
La zona è stata bonificata con cani dei Carabinieri Forestali specificamente addestrati a trovare i bocconi avvelenati.

Inoltre i controlli nella zona interessata dai bocconi hanno evidenziato la presenza di 6 gabbie non autorizzate per la cattura di animali.
Le gabbie sono state sequestrate ed è stata elevata una pesante sanzione amministrativa.

Si attendono ora i risultati delle analisi sui campioni consegnati all’Istituto Zooprofilattico per conoscere il tipo di veleno utilizzato nei bocconi, per un’eventuale prosecuzione delle indagini.

La Polizia provinciale ricorda che l’utilizzo di trappole e di bocconi avvelenati comporta sanzioni penali.

Nella foto: un momento dell’intervento: le forze dell’ordine, il cane addestrato e una trappola.

 

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Pubblicato in Cronaca Parma

La strada è percorribile a doppio senso di marcia. Ripristinate le reti paramassi.

Parma, 2 marzo 2020 – La Provincia – Servizio Viabilità comunica che sono stati completati i lavori di disgaggio e ripristino delle reti paramassi poste a monte della strada provinciale n. 13 di Corniglio in località Vestola.

La strada è quindi tornata percorribile in sicurezza a doppio senso di marcia, dopo essere stata transitabile a senso unico alternato con semaforo dal gennaio sco rso.

“Abbiamo realizzato i lavori nel punto della strada provinciale che presentava maggiore criticità – dichiara il Delegato provinciale alla Viabilità Giovanni Bertocchi - E’ un primo intervento, ma già abbiamo programmato anche altri interventi sulla parte adiacente ancora da sistemare.

Nella foto: la Sp 13 a Vestola nel tratto sistemato

Alcuni già ultimati (v. foto). La fine di tutti i lavori prevista per maggio. Soddisfatto il sindaco di Corniglio Delsante. Bertocchi:”Grande impegno della Provincia per la viabilità di montagna.”

Parma, 19 febbraio 2020 – La Provincia di Parma – Servizio Viabilità comunica che sono in corso lavori di manutenzione per il ripristino di alcuni ponticelli stradali sulla Strada provinciale 75 di Monchio – Corniglio, che presentano lesioni sulle murature di sostegno.

Alcuni lavori sono già ultimati, come quelli nella foto, che mostra lo stato del manufatto dopo l’intervento.
L’insieme dei lavori comporterà una spesa complessiva di circa 80 mila euro, finanziata in parte dalla Provincia di Parma e in parte dalla Regione Emilia – Romagna.

La fine di tutti gli interventi è prevista per il mese di maggio 2020.

“Continua il grande impegno della Provincia per mantenere in sicurezza la percorribilità della viabilità di montagna” dichiara in proposito il Delegato provinciale alla Viabilità Giovanni Bertocchi.

Soddisfatto il sindaco di Corniglio Giuseppe Delsante, che è anche Consigliere provinciale Delegato: “Voglio sottolineare l’attenzione della Provincia per il nostro territorio montano – afferma - anche alla viabilità intervalliva, al di fuori delle direttrici principali.”

 

Nella foto: il ponticello sulla Sp 75 dopo i lavori.

Tra Case Vecchie e il Malcantone (Parma - Sorbolo Mezzani). Interruzione indispensabile per consentire il recupero di un mezzo pesante che è finito nel fosso.

Parma, 24 gennaio 2020 – La Provincia di Parma – Servizio Viabilità comunica che nella giornata di domenica 26 gennaio 2020 dalle ore 08,30 alle 12,30 sarà totalmente interrotto il transito veicolare a tutti i mezzi sulla Strada Provinciale n. 72 “Parma Mezzani“ al km 7+800, tra la località Case Vecchie e il Malcantone, tra i Comuni di Parma e Sorbolo Mezzani.

La misura si è resa necessaria perché nei giorni scorsi in quel punto un mezzo pesante è uscito dalla sede stradale, finendo nel fosso e per procedere al suo recupero occorre impiegare due autogru di grosse dimensioni e mezzi di supporto.
Quindi, per consentire il recupero del mezzo occorre occupare l’intera carreggiata stradale, pertanto è indispensabile interrompere il traffico per l’intera durata delle operazioni.

Il transito verrà deviato su un percorso alternativo come da segnaletica e vi saranno operatori presenti in loco. Il percorso alternativo sarà il tratto Parma/Mezzani raggiungibile tramite la SP.343R Asolana e la SP.62R della Cisa

 

Fino al 7 febbario, per consentire il completamento della messa in sicurezza.

Parma, 20 gennaio 2020 – La Provincia di Parma – Servizio Viabilità comunica che è stata riaperta al traffico, nei tempi previsti, la Strada provinciale n. 13 di Corniglio, al Km 16 in località Vestola, che era stata chiusa al transito ieri, mercoledì, causa lavori.

La strada è quindi transitabile da oggi, giovedì 23 gennaio fino al 7 febbraio 2020 a senso unico alternato regolato da impianto semaforico per consentire il completamento dei lavori sul versante al fine di ripristinare le condizioni di sicurezza della transitabilità.

Occorre infatti completare gli interventi specialistici di stabilizzazione del versante, in particolare il ripristino e la posa di nuove reti di contenimento, e tali lavori richiedono per motivi di sicurezza l’istituzione del senso unico alternato con semaforo.

 

Nella foto: semaforo che regola il senso unico alternato