Dall’1 al 3 aprile 2020 debutta a veronafiere b/open, rivolta ai professionisti. Tra i membri della partnership anche bio-beurs (olanda), organic&natural products expo (sudafrica) e natexpo (francia)

Verona, 15 gennaio 2020 - Nasce The Organic Trade Fairs Alliance, una nuova alleanza a livello internazionale che unisce le fiere b2b del biologico italiane ed estere. In prima fila nel promuovere il progetto, B/Open, la manifestazione organizzata da Veronafiere (1-3 aprile 2020), insieme a Bio-Beurs (Zwolle-Olanda, 22-23 gennaio 2020), Organic&Natural Products Expo (Johannesburg-Sudafrica, 8-10 maggio 2020) e Natexpo (Lyon-Francia, 21-22 settembre 2020).
The Organic Trade Fairs Alliance è una piattaforma globale e un forum di scambio di conoscenze, che mira a fornire sostegno al settore dell’agricoltura biologica, dell’industria alimentare biologica e dei cosmetici naturali. Con un obiettivo ben definito: diffondere e supportare un modello di nutrizione e di personal care focalizzato su tutto ciò che è sano e salutare, sull’attenzione all’ambiente, al clima globale e al rispetto dei lavoratori.
«Veronafiere, attraverso B/Open, ha intercettato uno spazio di mercato rivolto al segmento b2b del mondo biologico, che risultava ancora scoperto e andava presidiato», è il commento del direttore commerciale di Veronafiere Flavio Innocenzi. «Questa alleanza internazionale, che ha mosso i suoi primi passi nel 2019 e si consoliderà nel 2020, vuole supportare il settore del biologico attraverso azioni sinergiche di promozione, in chiave professionale e mettendo a sistema le competenze e le conoscenze trasversali, acquisite dai vari partner internazionali».

B/Open, in programma a Verona dall’1 al 3 aprile 2020, è la prima fiera in Italia esclusivamente b2b, rivolta agli operatori del food certificato biologico e del natural self-care. Dalle materie prime al prodotto finito al packaging, la nuova manifestazione di Veronafiere presenta tutta la filiera, frutto di un’accurata selezione delle aziende espositrici studiata sulle esigenze dei compratori professionali. Tra le tante conferme, nell’organic food, Cereal Docks, Agricola Grains, Altalanga oltre al gruppo Specchiasol (con i marchi Larico e San Demetrio) e Chiara Cantoni, partner di Ringana, per la cosmesi naturale e il settore fitoterapico.
Patrocinata da Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) e da Regione Veneto e supportata da Ass.O.Cert.Bio (Associazione Organismi di Certificazione del Biologico italiani), Bioagricert (Organismo di controllo e certificazione biologica), Ccpb (Consorzio Controllo Prodotti Biologici ), la rassegna si svolgerà nei padiglioni 1 e 2 di Veronafiere. Più specificatamente, nel segmento dell’alimentazione biologica saranno rappresentati anche i prodotti nutraceutici, dietetici, integratori, pet food, servizi, packaging ecologici; ingredientistica per prodotti bio, ma anche prodotti per il benessere; bellezza e cura della persona comprenderanno cosmesi, trattamenti naturali, piante officinali e derivati, prodotti per la salute e la cura della persona, servizi. B/Open sposa inoltre un format interattivo, con numerosi momenti di networking e formazione, esclusivamente dedicati a produttori, trasformatori e operatori professionali.


I NUMERI DEL SETTORE. Secondo gli ultimi dati disponibili diffusi dal Fibl (istituto di ricerca tedesco dell’agricoltura biologica) e relativi al 2017, la filiera «organic» mondiale ha raggiunto un fatturato di 92 miliardi di euro, con 70 milioni di ettari coltivati da 2,9 milioni di produttori. In Italia il comparto bio dà lavoro a 76mila aziende, sviluppa un fatturato di 3,6 miliardi di euro e rappresenta circa il 4% della spesa alimentare globale degli italiani.
Accanto al settore dell’agro-alimentare, anche il mercato della cosmesi biologica sta vivendo un periodo di crescita economica. Secondo gli ultimi dati di Cosmetica Italia, il fatturato green nel 2017 delle aziende intervistate tocca 1 miliardo di euro, pari al 9,5% del fatturato cosmetico italiano (10,9 miliardi di euro).

Giovedì, 16 Gennaio 2020 10:34

Pomodoro, Tavolo di crisi “Columbus”

Tavolo di crisi “Columbus”: tutti al lavoro per garantire la continuità aziendale. Incontro a Palazzo Giordani di tutte le parti coinvolte

Si è riunito nel pomeriggio di mercoledì 15 gennaio a Palazzo Giordani, sede della Provincia di Parma, il tavolo di crisi relativo all'azienda “Columbus”, convocato dalla Regione Emilia Romagna.

Presenti l'Assessore Regionale all'Agricoltura Simona Caselli, con tecnici regionali, il Presidente della Provincia di Parma Diego Rossi, il Capo di Gabinetto del Sindaco di Parma Francesco Cirillo, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, i delegati dei lavoratori e la proprietà dell'azienda.

L'incontro ha confermato la rilevanza produttiva e lavorativa dell'azienda, che impiega circa 300 lavoratori , tra stagionali e a tempo indeterminato, nel settore agro-alimentare a Parma. Da qui, l'impegno di tutti gli attori coinvolti, a partire dalle Istituzioni del territorio, passando per le rappresentanze sindacali, con la fattiva collaborazione della proprietà aziendale, per avviare un percorso finalizzato a garantire la continuità aziendale.

Il tavolo, coordinato dalla Regione Emilia Romagna, si è impegnato ad avviare azioni di confronto su più fronti ed a riunirsi nuovamente in tempi ristretti per condividere l'evoluzione del percorso.

 

 

MANTOVANI (DIRETTORE GENERALE VERONAFIERE): DIPLOMAZIA SCONGIURI AGGUATO COMMERCIALE, UE DIA SEGUITO A LETTERA BELLANOVA PER FRANCIA È GIÀ CALAMITÀ: VENDITE NEGLI USA A NOVEMBRE -36% SU VINI FERMI
 
Verona, 14 gennaio 2020 - «Ci auguriamo che la missione del Commissario al Commercio, Phil Hogan in programma da oggi negli Stati Uniti, possa scongiurare ciò che riteniamo essere un vero e proprio agguato commerciale ai danni dell’agroalimentare italiano ed europeo. L’eventuale lista allargata espressa dal dipartimento del Commercio americano (Ustr) non sarà infatti esecutiva prima di metà di febbraio: per questo è necessario che l’Unione europea dia riscontro alle istanze contenute nella lettera della ministra alle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, recapitata nei giorni scorsi al Commissario Hogan».

Lo ha detto oggi il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, a commento della procedura di consultazione dell’Ustr, che minaccia di allargare la lista dei prodotti a potenziale dazio aggiuntivo includendo tra gli altri anche vino, olio e pasta italiani.
«Inutile dire – ha aggiunto Mantovani - come per il comparto vino la preoccupazione sia enorme: basti pensare che, complici anche le scorte accumulate nei mesi precedenti, i vini fermi francesi sottoposti all’extra-dazio del 25% hanno registrato un calo di vendite negli Usa del 36% a valore nel solo mese di novembre rispetto alla stessa mensilità sul pari periodo 2018. Contestualmente, secondo il nostro Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor, l’Italia ha chiuso il mese con una crescita di quasi il 10%. Ora, con la calamità delle possibili imposte aggiuntive la produzione interna non sarà in grado di soddisfare la domanda e l’Europa rischia così di perdere quote di mercato difficilmente recuperabili in futuro, a tutto vantaggio del Nuovo Mondo produttivo. Da parte nostra – ha concluso il direttore generale di Veronafiere – proseguiamo nella nostra attività di supporto del settore nel principale mercato mondiale, anche con una task force operativa in grado di ampliare del 20% la presenza di operatori statunitensi ospiti già a partire dal prossimo Vinitaly e al tempo stesso di accelerare sulle nuove frontiere commerciali di un comparto ancora troppo legato agli sbocchi tradizionali».


Secondo l’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor (fonte: stime su dati doganali), l’Italia nel 2019 chiuderà le vendite verso gli Usa in crescita di circa il 5%, per un corrispettivo record che sfiorerà 1,8 miliardi di euro. Si tratta di un’incidenza di quasi il 28% sull’export globale di vini made in Italy, molto più del suo competitor francese – che pur è il principale fornitore a valore -, la cui quota non arriva al 20% per effetto di una più ampia e organica scacchiera dei mercati di riferimento. Gli Stati Uniti hanno infine registrato nell’ultimo quinquennio il maggior incremento tra i 5 top mercati mondiali per il vino italiano, con un +38,6% a valore

Forte flessione del latte spot. Stabili i derivati e il Parmigiano Reggiano, leggera ripresa del Grana Padano.  

 
di Virgilio Parma 14 gennaio 2020 - 
 
LATTE SPOT – La borsa veronese riapre come aveva chiuso. Dal 16 dicembre, precedente quotazione, il prezzo del latte crudo spot nazionale perde  ha ceduto il 7,5% posizionandosi tra 40,72 e 42,27. Cede anche il latte intero pastorizzato "spot" estero  (-3,8%) fissandosi tra 39,18 e 40,21€/100 litri di  latte e infine  il Latte scremato pastorizzato spot estero, in controtendenza recupera il 50% della sontuosa perdita di metà dicembre (+9,3%) ritornando a 23,81 - 24,84€/100 litri di latte.
 
BURRO E PANNA – Nessuna variazione è stata registrata alla borsa di Milano nel comparto burro, confermando la stabilità che si è manifestata nelle precedenti otto settimane. 
Ancora a picco la crema milanese che cede altri 10 centesimi mentre la panna veronese flette solo il 2,7%.
Lo zangolato parmigiano non ha subito variazioni e rimane ancora a bassa quota. Invariato anche il prezzo a Reggio Emilia.

 
Borsa di Milano 13 gennaio 2020: 
BURRO CEE: 3,35 €/Kg. (=)
BURRO CENTRIFUGA: 3,60 €/Kg.  (=)
BURRO PASTORIZZATO: 1,75 €/Kg. (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,55 €/Kg. (=)
CREMA A USO ALIMENTARE (40%mg): 1,80 €/Kg. (-)
MARGARINA dicembre 2019: 1,03 - 1,09 €/kg (+)
 
Borsa di Verona 13 gennaio 2020: (-0%)
PANNA CENTRIFUGA A USO ALIMENTARE: 1,75 – 1,85 €/Kg.
 
Borsa di Parma 10 gennaio 2020 (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,15 €/Kg.
 
Borsa di Reggio Emilia 14 gennaio 2020 (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,15 - 1,15 €/kg.
 
GRANA PADANO – Milano 13 gennaio 2020 – Tenue ripresa dei listini del Grana Padano, limitatamente al 16 e 20 mesi riserva.
 
- Grana Padano 9 mesi di stagionatura e oltre: 7,00 – 7,20 €/Kg. (=)
- Grana Padano 16 mesi di stagionatura e oltre: 8,25 – 8,50 €/Kg. (+)
- Grana Padano Riserva 20 mesi di stagionatura e oltre: 8,75 – 8,95 €/Kg. (+)
- Fuori sale 60-90 gg: 5,80 – 5,95 €/Kg. (=)
 
PARMIGIANO REGGIANO – Parma 10 gennaio 2020 – Stabilizzati i listini del Parmigiano Reggiano. 
 
-Parmigiano Reggiano 12 mesi di stagionatura e oltre: 9,00 - 9,35 €/Kg. (=)
-Parmigiano Reggiano 15 mesi di stagionatura e oltre: 9,70 - 10,10 €/Kg. (=)
-Parmigiano Reggiano 18 mesi di stagionatura e oltre: 10,60 - 11,25 €/Kg. (=)
-Parmigiano Reggiano 24 mesi di stagionatura e oltre: 11,30 - 12,15 €/Kg. (=)
-Parmigiano Reggiano 30 mesi di stagionatura e oltre: 12,40 - 13,15 €/Kg. (=)

 

#Filiera #Latte #DOP #formaggi #food #madeinitaly #lattierocaseari @theonlyparmesan@ClaudioGuidetti @100MadeinItaly

 Lattiero_tendenze_14gen2020.jpg

 

 

per accedere alle notizie sull'argomento clicca qui)

 latte_spot_crudo_naz.png

 

 

MULINO-FORMAGGI_trasparente.png

 

www.mulinoformaggi.it 

 (Grafici)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Editoriale:  - Il macabro strike altoatesino: un tempo erano le “stragi del sabato sera” - Lattiero caseario. Scivolone del Latte spot - Mercati chiusi lunedi 6 gennaio 2020. - Cereali e dintorni. Mercati tesi nonostante il rallentamento dei venti di guerra. - Ostriche contaminate, sale allerta UE - Cassazione: vendere le infiorescenze di cannabis sativa è illegale.-

cibus-02-12gen2020-cop.jpg
SOMMARIO Anno 19 - n° 02 12 gennaio 2020
1.1 editoriale
Il macabro strike altoatesino: un tempo erano le “stragi del sabato sera”
3.1 lattiero caseario Lattiero caseario. Scivolone del Latte spot - Mercati chiusi lunedi 6 gennaio 2020.
3.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. tendenza
4.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. inizio d’anno difficile.
5.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Mercati tesi nonostante il rallentamento dei venti di guerra.
6.1 cereali e dintorni tendenze.
7.1 sicurezza alimentare Ostriche contaminate, sale allerta UE
7.2 biologico emilia romagna Agricoltura e ambiente. La Regione investe oltre 9,7 milioni di euro per incentivare il biologico e tutelare la biodiversità
8.1 cannabis  Cassazione: vendere le infiorescenze di cannabis sativa è illegale.
9.1 asta record per tonno rosso Alla faccia del sushi!
10.1promozioni “vino” e partners
11.1 promozioni “birra” e partners

(per seguire gli argomenti correlati clicca QUI)

(Scarica il PDF alla sezione allegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Agricoltura e ambiente. La Regione investe oltre 9,7 milioni di euro per incentivare il biologico e tutelare la biodiversità
Via libera a quattro nuovi bandi con incentivi per favorire l'adesione delle aziende singole e associate al bio e gli interventi di conservazione degli elementi caratteristici del paesaggio agrario come siepi, boschetti, maceri e laghetti

Bologna - Oltre 9,7 milioni di euro per dare una spinta al biologico in Emilia-Romagna e al tempo stesso promuovere lo sviluppo di un’agricoltura attenta alla salvaguardia dell’ambiente e alla tutela della biodiversità. È la dotazione finanziaria complessiva di quattro bandi approvati dalla Regione che danno continuità agli interventi di sostegno previsti dalle Misure 10 “Agroambiente” e 11 “Agricoltura biologica” del Programma regionale di sviluppo rurale (Psr) 2014-2020. 

Le misure mettono a disposizione delle aziende agricole - sia in forma individuale che associata, incluse le cooperative - un pacchetto di risorse per favorire, attraverso l’erogazione di contributi economici parametrati alla superficie interessata, l’ulteriore espansione sul territorio regionale delle coltivazioni e degli allevamenti bio e, più in generale, un’agricoltura più ecosostenibile e all’insegna della qualità delle produzioni.  
Per tutti e quattro i bandi gli impegni di durata pluriennale - 5, 10 e 20 anni a seconda dei casi - sottoscritti dalle imprese agricole decorrono dal 1^ gennaio 2020, mentre la presentazione delle domande di aiuto (già possibile a partire dal 7 gennaio) dovrà avvenire entro il 28 febbraio prossimo, secondo le modalità indicate sul sito dell’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura (https://agrea.regione.emilia-romagna.it/).
 
Cosa prevedono i due bandi per il bio
La quota più significativa di risorse, quasi 5,75 milioni di euro all’anno in totale per due bandi, è finalizzata a favorire l’ulteriore diffusione del biologico attraverso la concessione di premi ad ettaro per cinque anni per incentivare nel primo caso il passaggio delle aziende ai metodi e alle pratiche dell’agricoltura bio e, nel secondo caso, il mantenimento delle superfici già convertite al biologico.
Grazie ad una recente modifica del Psr che ha consentito di recuperare risorse aggiuntive per 3,7 milioni di euro, i fondi disponibili per la conversione ammontano a quasi 3,8 milioni di euro all’anno. Il budget per il mantenimento sfiora invece quota 2 milioni di euro sempre all’anno.  Gli aiuti variano da 150 a 791 euro all’ettaro all’anno secondo il tipo di colture per favorire la conversione e da 90 a 668 euro, sempre all’ettaro all’anno, per il mantenimento.
Attualmente in Emilia-Romagna le superfici a biologico finanziate attraverso la misura 11 del Psr ammontano a 116 mila ettari, su un totale regionale di oltre 156 mila ettari, pari a più del 15% dell’intera Superficie agricola utilizzata (Sau) da Piacenza a Rimini. Con il bando 2020 si potranno nuovamente finanziare le superfici impegnate con l’ultimo avviso scaduto a fine 2018 e le nuove adesioni.
L’obiettivo è dare un ulteriore colpo d’acceleratore in direzione di un’agricoltura attenta alla nuova domanda di cibi buoni e sani che viene dai consumatori e alle esigenze di una maggiore tutela dell’ambiente, anche nell’ottica della riduzione delle emissioni responsabili dei cambiamenti climatici in atto. In Emilia-Romagna le superfici coltivate bio sono aumentate del 75% rispetto al 2014 (67 mila ettari in più), mentre le aziende sono cresciute di quasi il 70%.
Ciò grazie alle risorse fin qui investite dalla Regione nell’attuale programmazione 2014-2020: risorse che sfiorano complessivamente quota 140 milioni di euro (di cui 16,8 di risorse aggiuntive regionali). A queste risorse vanno aggiunte quelle relativeagli incentivi alla formazione, all’insediamento dei giovani, ai progetti di innovazione e agli investimenti per l’ammodernamento strutturale delle aziende. Per tutti questi interventi le aziende bio godono infatti di una priorità nelle graduatorie dei bandi regionali. 



Gli altri due bandi per promuovere la biodiversità   
Gli altri due bandi si inquadrano invece nelle cosiddette politiche agroambientali per tutelare e promuovere la biodiversità, soprattutto nelle zone di pianura. Stiamo parlando della misura 10.1.9 del Psr “Gestione dei collegamenti ecologici dei siti Natura 2000 e conservazione di spazi naturali e seminaturali del paesaggio agrario”, che finanzia con poco più di 1 milione di euro all’anno gli interventi finalizzati alla conservazione di elementi caratteristici del territorio agricolo come siepi, boschetti, maceri, risorgive e laghetti.

Gli agricoltori che per un periodo di dieci anni si impegnano in questo senso potranno beneficiare di un contributo a superficie. Attualmente sono 838 le aziende agricole che hanno aderito a questa misura, per una superficie complessiva di quasi 2.500 ettari. Dall’inizio dell’attuale ciclo di programmazione ad oggi le risorse messe a disposizione sfiorano quota 9 milioni di euro, di cui 1,3 milioni di risorse regionali aggiuntive.
Infine, il quarto e ultimo bando stanzia quasi 3 milioni di euro all’anno per il “ritiro dei seminativi dalla produzione per 20 anni per scopi ambientali e la gestione dei collegamenti ecologici dei siti Natura 2000” (Misura 10.1.10) per finanziare la creazione di prati umidi e macchie arbustive al posto dei campi coltivati. Per questo intervento sono attualmente in corso 280 progetti, su una superficie complessiva di circa 5.600 ettari.  Le risorse investite nella programmazione 2014-2020 superano i 30 milioni di euro, di cui 13,6 milioni di fondi regionali aggiuntivi./G.Ma                  
             

Tutte le notizie su www.regione.emilia-romagna.it 

Venerdì, 10 Gennaio 2020 07:19

Ostriche contaminate, sale allerta UE

Ostriche contaminate, sale allerta UE: c'è il norovirus anche in molluschi provenienti dalla Francia. Sul mercato assieme alle ostriche anche cozze e vongole contaminate
 
Le autorità francesi hanno disposto un richiamo di molluschi e ostriche a causa di una presunta contaminazione da norovirus che può causare gravi disturbi gastrointestinali dopo che tre siti di produzione sono stati posti sotto sequestro in Francia.

I prodotti sono stati commercializzati in diversi Paesi UE. Gli importatori interessati hanno informato le autorità della sicurezza alimentare dei vari Paesi UE, di avere ritirato dalla vendita i prodotti in questione e avviato richiami. Non si possono escludere eventuali rischi per la salute evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. I clienti che hanno acquistato questi prodotti francesi sono pregati di evitarne il consumo. I norovirus sono agenti patogeni che causano diarrea. I primi sintomi della malattia compaiono di regola dopo un periodo di incubazione di 12–48 ore. Spesso si manifestano bruscamente con vomito a getto e forte diarrea, di frequente accompagnati da mal di testa, dolori addominali e muscolari. In casi isolati può anche verificarsi febbre.

Di norma, il decorso della malattia è lieve. Come trattamento, è particolarmente importante garantire un apporto sufficiente di liquidi. Nei gruppi a rischio, come le persone anziane, i bambini e le persone immunodepresse, il decorso della malattia può avere effetti più gravi. I norovirus sono molto contagiosi. Durante la fase acuta della malattia e per almeno 2 o 3 giorni dopo, le persone colpite espellono l’agente patogeno in grandi quantità con le feci o il vomito e possono anche trasmetterlo ad altre persone durante questa fase.

La trasmissione avviene attraverso la bocca, il contatto con la pelle (ad es. mani contaminate) o con oggetti (ad es. maniglie della porta contaminate), attraverso l’inalazione di goccioline sottili nell’aria (ad es. dopo il vomito). Una buona igiene delle mani è importante, cioè un lavaggio regolare e accurato con il sapone, soprattutto dopo l’espletamento dei bisogni fisiologici.

Si raccomanda la disinfezione delle mani. Le superfici o i tessuti contaminati da feci o vomito devono essere disinfettati o lavati a oltre i 60 °C. Attenzione: con la preparazione abituale delle cozze non si può garantire che i norovirus siano sufficientemente inattivati per prevenire l’insorgere della malattia.
( 9 gennaio 2020 )

Lunedì, 06 Gennaio 2020 11:29

1,5 milioni di € per un tonno rosso

Giappone, asta record al mercato del pesce: tonno rosso venduto a 1,5 milioni di euro. Un importante uomo d'affari giapponese specializzato in sushi e soprannominato "il re del tonno" domenica ha pagato 1,5 milioni di euro per un tonno gigante all'asta di Capodanno al principale mercato ittico di Tokyo.

Kiyoshi Kimura, proprietario della catena di ristoranti Sushi Zanmai, ha pagato 193 milioni di yen (1,5 milioni di euro) un tonno rosso del peso di 276 chilogrammi e pescato di nuovo quest'anno al largo della prefettura di Aomori (a nord di Giappone). "È il migliore", ha detto Kimura ai giornalisti dopo l'asta pre-alba. "Sì, è costoso, no? Voglio che i nostri clienti mangino molto bene anche quest'anno.

"Kimura è abituale presso il mercato ittico di Tokyo, il che gli permette di apparire regolarmente sui media in questo periodo dell'anno. Per il secondo anno consecutivo, ha fatto la migliore offerta, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”: nel 2018 ha pagato un record di 333,6 milioni di yen ($ 3 milioni) per un tonno rosso. Il signor Kiyoshi Kimura ha dichiarato a NHK che, nonostante l'alto costo del pesce, è disposto a pagare per offrire ai suoi clienti il ​​tonno più delizioso.

La tradizionale asta di Capodanno si tiene all'inizio di gennaio in uno dei più grandi mercati ittici del mondo, che dal 2018 si trova nella zona di Toesu vicino alla baia di Tokyo. Kimura partecipa regolarmente all'asta, facendo offerte elevate da record, ha osservato il New York Times. Un giapponese di 57 anni del villaggio costiero di Oma, che aveva catturato il tonno blu venduto per un importo record, ha detto alla società di radiodiffusione che ogni pescatore "sogna una pesca del genere". Il tonno rosso è una specie in via di estinzione, elencata sul sito web del WWF. Il peso di un adulto può raggiungere i 680 kg, lunghezza - 3 m.

( 5 gennaio 2020)

Cibus Agenzia Stampa Agroalimentare: SOMMARIO Anno 19 - n° 01 05 gennaio 2020 -
Editoriale:  - 2020, 20 di guerra- Lattiero caseario. Stabili i derivati del latte - Cereali e dintorni. Mercati in attività, in attesa della firma USA/CINA - Cinghiali: è allarme trichinosi. - “Agricoltura reggiana, un 2019 di luci e ombre” - sicurezza alimentare... -


SOMMARIO Anno 19 - n° 01 05 gennaio 2020

cibus_1_5gen2020_cop.jpg
1.1 editoriale
2020, 20 di guerra
3.1 lattiero caseario Lattiero caseario. Stabili i derivati del latte.
3.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. tendenza
4.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Mercati in attività, in attesa della firma USA/CINA
5.1 cereali e dintorni tendenze.
6.1 sicurezza sanitaria Cinghiali: è allarme trichinosi..
6.2 sicurezza alimentare Micotossine oltre i limiti, ritirato il pane grattugiato.
7.1 ambiente  Spandimenti, agricoltori in difficoltà per le promesse non mantenute della giunta regionale dell'emilia romagna
8.12019, l’agricoltura reggiana “Agricoltura reggiana, un 2019 di luci e ombre”
9.1.1promozioni “vino” e partners
10.1 promozioni “birra” e partners

 

(per seguire gli argomenti correlati clicca QUI)

(Scarica il PDF alla sezione allegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Richiamato il pane grattugiato Primia per micotossine oltre i limiti. Coinvolti i supermercati Basko e Tigros

Basko e Tigros hanno diffuso il richiamo di un lotto di pane grattugiato Primia per la presenza della micotossina DON (deossinivalenolo) oltre i limiti di legge. Il prodotto è venduto in confezioni da 500 grammi con scadenza 25/09/2020, che coincide con il lotto. Il pane grattugiato richiamato è stato prodotto per Agorà Network S.c.ar.l da Grissitalia Srl presso lo stabilimento di Italysnack Srl in via Ottaviano a Gattinara, in provincia di Vercelli.

A scopo precauzionale, si raccomanda di non consumare il prodotto segnalato e restituirlo al punto vendita d’acquisto, dove sarà rimborsato o sostituito. Per ulteriori informazioni, è possibile contattare Grissitalia al numero 0131 59153 oppure all’indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Al fine di scongiurare qualsiasi possibile rischio per la salute, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, i clienti che fossero in possesso di confezioni appartenenti al medesimo lotto sono invitati a riportarle in qualsiasi punto di vendita, che provvederà alla sostituzione con altro prodotto o al rimborso.

(2 gennaio 2019)                                             
 

pane_grattugiato_PRIMIA_6eff36e6f59c1a5396cb838ee45567e3.jpg

Ministero.jpg

Venerdì, 03 Gennaio 2020 15:38

Cinghiali: è allarme trichinosi.

Cinghiali infetti, è allarme trichinosi: dopo 30 anni rispunta in alcune aree geografiche italiane la malattia trasmissibile anche all'uomo. Lo Sportello dei Diritti raccomanda a tutti i consumatori di acquistare carni e salumi di provenienza certificata e con i dovuti controlli sanitari
 
Nelle ultime settimane diversi casi di trichinosi sono stati riscontrati sui cinghiali abbattuti in Lazio, Molise e alcuni giorni fa in Sardegna in territorio di Oliena. Questi casi devono sicuramente generare consapevolezza nei cacciatori e nei consumatori di carne proveniente dai cinghiali e comprendere l’importanza dei controlli e della prevenzione.

Pertanto, vista la rapida diffusione in diverse regioni italiane, è necessario che tutti i cinghiali abbattuti vengano sottoposti ad analisi, ponendo la massima attenzione nella fase di eviscerazione e prelievo dei campioni da analizzare. A rilevare la spiacevole notizia gli Istituti zooprofilattici di Lazio, Molise, Sardegna e Toscana a seguito dei prelievi dei veterinari delle Asl dei comprensori citati. Una prassi virtuosa che consente di avere il polso della situazione territoriale e di prevenire eventuali pandemie. Il rischio è che può accadere che la selvaggina catturata può essere consumata al livello domestico oppure venduta a ristoranti e macellerie per la preparazione di pietanze tipiche locali. La Trichinellosi è una zoonosi parassitaria del genere Trichinella.

Presente in tutti i continenti tranne che nell’Antartico, è stata segnalata in più di 100 specie di mammiferi, 13 specie di uccelli, 3 specie di rettili e colpisce oltre 2.500 persone all’anno. L'infezione, come noto, può essere trasmessa sia ad altri esemplari che all'uomo il quale, poco dopo l'ingerimento del pezzo di carne contaminata, sviluppa sintomi quali diarrea, febbre, cefalea e malessere. Il periodo invernale rappresenta il momento di maggior rischio di infezione per l’uomo poiché in questa stagione, tradizionalmente, molte famiglie macellano il maiale per preparare prosciutti, salsicce, guanciali, pancetta e altri derivati. Per rendere innocua la carne infetta, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” è necessaria la cottura a temperature superiori ai 70°: particolare che espone a seri rischi salsicce e affettati.  


(3 gennaio 2020)  

 Un lotto di produzione del salame "SALAME PRIMA QUALITA'' dell'azienda SALUMIFICIO BERTOLETTI SRL è stato ritirato dal mercato per la presenza di salmonella

Il Ministero della Salute richiama il salame per rischio salmonella.Pubblicato l'avviso di richiamo del lotto 251019 con scadenza 20/04/2020 del "Salame prima qualità" a marchio Salumificio Bertoletti srl per rischio microbiologico dovuto a presenza di salmonella.

Il salame è stato prodotto da Salumificio Bertoletti srl, nello stabilimento di via delle Boschine 6, a Graffignana in provincia di Lodi. Il provvedimento è stato firmato oggi, martedì 31 dicembre, e pubblicato sul sito del ministero nell’apposita sezione dedicata ai richiami di prodotti alimentari. Si ricorda che l'autorità, in questo caso il Ministero della Salute, può anche stabilire la revoca del ritiro e del richiamo dei prodotti. Che cos’è la salmonella? Il batterio del genere salmonella, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello Sportello dei Diritti”, è il più comunemente isolato nei casi di infezioni trasmesse dagli alimenti. È presente in natura con oltre 2000 varianti, anche se i ceppi più diffusi nell’uomo sono la “salmonella enteritidis" e la "salmonella typhimurium".

È possibile suddividere le infezioni provocate da questo agente batterico in due forme: tifoidee e non tifoidee. Le prime, come suggerisce il nome, provocano nell’uomo la febbre tifoide, mentre le secondo sono una delle cause più frequenti di intossicazioni alimentari nel mondo industrializzato. I principali veicoli di infezione sono l’acqua e i cibi contaminati. Gli alimenti considerati più a rischio, come indicato dall’Istituto Superiore di Sanità, sono le uova crude o poco cotte e i loro derivati; il latte crudo e i suoi derivati; la carne, soprattutto se poco cotta, e i suoi derivati; le salse e i condimenti per le insalate; i preparati per dolci e creme; la frutta e la verdura contaminate durante il taglio. I principali sintomi dell’infezione da salmonella sono i disturbi del tratto gastrointestinale come il dolore addominale, la nausea, il vomito e la dissenteria, che possono anche essere accompagnati dalla febbre.

 

salame_bertoletti_richiamo-8c55609820c995bbcbd85e1575345b15.jpg


“Agricoltura reggiana, un 2019 di luci e ombre. Bene il Parmigiano Reggiano, boom del bio. Suini sulle montagne russe. Gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici”. Cervi (presidente Cia Reggio) illustra il bilancio annuale

“L’annata agricola 2019 è stata fortemente condizionata dai cambiamenti climatici i cui effetti negativi si sono sentiti in diversi comparti che hanno manifestato rallentamenti e difficoltà. Bene la viticoltura, il Parmigiano Reggiano e le produzioni biologiche. Il bilancio finale è discreto ma rimango aperti molti interrogativi sul futuro”. Parole di Antenore Cervi, presidente Cia Reggio, che analizza l’andamento degli ultimi dodici mesi partendo da una premessa fondamentale: “Il settore agricolo è quello che più di tutti subisce gli effetti dei cambiamenti climatici che causano fenomeni meteorologici estremi, dissesto idrogeologico, siccità e alluvioni, variazioni degli agro-ecosistemi, diffusione di nuovi insetti dannosi, perdita di sostanza organica del suolo. Ma l’agricoltura è anche il settore più impegnato nel contrastarli: occorre sostenerlo per aiutarlo a sopravvivere e a investire nelle innovazioni. I nostri principi sono contenuti nel programma ‘Il Paese che vogliamo’ che svaria dagli interventi di manutenzione delle infrastrutture alle politiche di governo del territorio, dallo sviluppo di filiere a vocazione territoriale a nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica e alla coesione istituzioni-enti locali per il rilancio delle aree interne”.

Cervi inizia la sua analisi del 2019 dal Parmigiano Reggiano: “È l’emblema a livello nazionale degli ottimi risultati che si possono raggiungere quando valorizzazione e qualità vanno di pari passo. Se la filiera funziona, il prodotto ne guadagna. E con esso anche gli imprenditori agricoli. Grazie a buoni accordi internazionali, anche l’export va forte. I dazi americani? Un problema che deve essere risolto”. Il presidente Cia Reggio invita però a “non sottovalutare il calo delle quotazioni avvenuto nelle ultime settimane. Vanno ricercate le esatte cause - speculazioni o difficoltà strutturali - e devono essere affrontate per evitare che diventino un problema serio nel 2020”.

Capitolo viticoltura. Il lambrusco, spiega il presidente, “ha raggiunto quotazioni discrete anche grazie al calo di produzione avvenuto sul territorio reggiano (-6%) ma soprattutto in quello modenese (-20%). Ciò che ha dato grandi soddisfazioni è l’Ancellotta che, non dimentichiamolo, rappresenta il 50% del settore. È un prodotto con un ampio mercato ed enormi potenzialità ancora inespresse”.

La suinicoltura ha invece vissuto un anno di “montagne russe, passando dalle quotazioni bassissime d’inizio anno alla netta ripresa attuale. Il miglioramento non è però stato ottenuto grazie a un programma di valorizzazione ma alla drammatica crisi sanitaria cinese - la peggior epidemia di peste animale mai scoppiata, secondo l’Oms - che sta sconvolgendo il mercato. Dobbiamo sfruttare questo momento per far conoscere a livello non solo italiano ma anche europeo la qualità delle nostre carni. Una sfida da vincere per garantire il futuro”.

Note positive arrivano dall’Anguria Igp: “Ha raggiunto quotazioni che hanno sfiorato il prezzo della carne del suino - sottolinea Cervi -. Non sono però mancate pesanti problematiche fitosanitarie causate dai cambiamenti climatici”. E così è stato anche “nel settore dei cereali e per quello della frutta. I nostri agricoltori aspettano risposte concrete e non più rinviabili, a partire dalla questione della cimice asiatica”.

Nel 2019 si sono registrate rilevanti ripercussioni anche per le api: l’aumento delle temperature e la contestuale diffusione di nuovi parassiti stanno “mettendo a rischio salute e sopravvivenza delle api, con effetti drammatici sulla sicurezza alimentare globale. Perché dal loro ruolo essenziale di insetti impollinatori dipende il 70% della produzione agricola mondiale, e ovviamente anche locale, quindi del cibo che portiamo a tavola”.

Il presidente Cia Reggio conclude con un dato molto positivo che arriva dalle coltivazioni biologiche che rappresentano ormai una fetta importante del comparto dell’agroalimentare reggiano: “L’annata ha fatto segnare un boom di nuove aziende e nuove superfici coltivate: non siamo dinnanzi a una moda passeggera, è ormai una realtà consolidata che ha forti radici nella nostra tradizione agricola ed è destinata ad avere una decisa espansione anche negli anni a venire”.

 

Stabilità per i derivati del latte mentre restano evidenti i segnali di debolezza dei due prodotti DOP. Nonostante il clima di festività, la penultima quotazione dell’anno ha fatto registrare il segno meno al Grana Padano e al Parmigiano Reggiano. 

di Virgilio Parma 2 gennaio 2020 - 
 
LATTE SPOT – Gli ultimi dati risalgono al 16 dicembre in quanto la borsa di Verona è rimasta chiusa nelle giornate del 23 e del 30 dicembre 2019. Nell’ultima registrazione(16/12/2019)  si è manifestata una flessione negativa del latte spot. Il latte crudo spot nazionale perde  -1,1% (44,33 - 45,36 /100 litri latte), il latte intero pastorizzato estero sprofonda tra 40,72 e 41,76 €/100 litri (-4,8%), mentre un vero e proprio tracollo per il  latte  scremato pastorizzato spot estero che con un -18,9% cade tra 21,74 - 22,77 €/100 litri di latte. 
 
BURRO E PANNA –  Nessuna variazione è stata registrata alla borsa di Milano nel comparto burro, confermando la stabilità che si è manifestata nelle ultime sei settimane. 
Continua la flessione della crema milanese che cede altri 4 centesimi e 10 se si considera anche la seduta  precedente del 23 dicembre.
Leggera impennata della margarina che supera la soglio dell’euro. 
Lo zangolato parmigiano non ha subito variazioni. L’ultima quotazioni utile è de 20 dicembre 2019 ma si presume che resterà invariata anche la prossima posto che a Reggio Emilia, nella seduta del 31 dicembre, il prezzo è rimasto invariato.

Borsa di Milano 30 dicembre 2019: 
BURRO CEE: 3,35 €/Kg. (=)
BURRO CENTRIFUGA: 3,60 €/Kg.  (=)
BURRO PASTORIZZATO: 1,75 €/Kg.  (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,55 €/Kg. (=)
CREMA A USO ALIMENTARE (40%mg): 1,64 €/Kg. (-)
MARGARINA dicembre 2019: 1,03 - 1,09 €/kg (+)
 
Borsa di Verona 16 dicembre 2019: (-0%)
PANNA CENTRIFUGA A USO ALIMENTARE: 1,75 – 1,95 €/Kg.
 
Borsa di Parma 20 dicembre 2019 (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,15 €/Kg.
 
Borsa di Reggio Emilia 31 dicembre 2019 (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,15 - 1,15 €/kg.
 
GRANA PADANO – Milano 30 dicembre 2019 – I prezzi del listino del Grana Padano, sono rimasti invariati nell’ultima settimana mentre avevano registrato una marcata flessione negativa nella seduta dell’antivigilia di Natale. 
 
- Grana Padano 9 mesi di stagionatura e oltre: 7,00 – 7,20 €/Kg. (=)
- Grana Padano 16 mesi di stagionatura e oltre: 8,20 – 8,45 €/Kg. (=)
- Grana Padano Riserva 20 mesi di stagionatura e oltre: 8,70 – 8,95 €/Kg. (=)
- Fuori sale 60-90 gg: 5,80 – 5,90 €/Kg. (=)
 
PARMIGIANO REGGIANO – Parma 20 dicembre 2019 – Continua la flessione negativa della DOP emiliana. Da verificare alla riapertura della borsa quale sarà la posizione dei prezzi. 
 
-Parmigiano Reggiano 12 mesi di stagionatura e oltre: 9,00 - 9,35 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 15 mesi di stagionatura e oltre: 9,70 - 10,10 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 18 mesi di stagionatura e oltre: 10,60 - 11,25 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 24 mesi di stagionatura e oltre: 11,30 - 12,15 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 30 mesi di stagionatura e oltre: 12,40 - 13,15 €/Kg. (-)

 

#Filiera #Latte #DOP #formaggi #food #madeinitaly #lattierocaseari @theonlyparmesan@ClaudioGuidetti @100MadeinItaly

 

 

 latte-tendenze_2gen20.jpg

per accedere alle notizie sull'argomento clicca qui)

 latte_spot_crudo_naz.png

 

 

MULINO-FORMAGGI_trasparente.png

 

www.mulinoformaggi.it 

 (Grafici)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Editoriale:  -Buone Fine e Miglior Inizio! - Cereali e dintorni. Xi Jinping conferma gli accordi con Trump - Cassazione sezioni unite: non è reato la coltivazione domestica di minime quantità di cannabis. -.Italian Sounding: a Natale il Consorzio Parmigiano Reggiano interviene contro il Fake Parmesan prodotto nel Regno Unito - 


SOMMARIO Anno 18 - n° 52 29 dicembre 2019cibus_52_29_dic19-COP.jpg


1.1 editoriale
Buone Fine e Miglior Inizio!
3.1 lattiero caseario Lattiero caseario. Scivolone del Latte spot
3.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. tendenza
4.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Xi Jinping conferma gli accordi con Trump.
5.1 cereali e dintorni tendenze.
6.1 Cannabis e coltivazione Cassazione sezioni unite: non è reato la coltivazione domestica di minime quantità di cannabis.
6.2 imprese e sviluppo Sicurezza sul lavoro, avviso pubblico ISI 2019 - Finanziamenti alle imprese.
7.1 EXPORT e DOP  Consorzio Parmigiano Reggiano e Whole Foods
8.1 Italian sounding Parmesan .Italian Sounding: a Natale il Consorzio Parmigiano Reggiano interviene contro il Fake Parmesan prodotto nel Regno Unito
9.1promozioni “vino” e partners
10.1 promozioni “birra” e partners

 

(per seguire gli argomenti correlati clicca QUI)

(Scarica il PDF alla sezione allegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Consorzio è intervenuto per eliminare un prodotto illegale dagli scaffali dei grandi magazzini Selfridges - uno dei templi dello shopping di Londra. Il prodotto non conterrebbe affatto Parmigiano Reggiano ma un mix di anacardi, lievito, sale dell’Himalaya, aglio e olio tartufato. In seguito alle richieste del Consorzio, l’azienda ha eliminato qualsiasi riferimento alla DOP.

Reggio Emilia, 23 dicembre 2019 – L’etichetta nera appiccicata sul vasetto di vetro riportava la scritta “grated italian style Parmesans”, ma il luogo di produzione indicato sul retro è apparso da subito molto lontano dall’area di origine prevista dal disciplinare della DOP: Handmade in London - “fatto a mano a Londra”.

Sono questi i due elementi che hanno permesso al Consorzio Parmigiano Reggiano di individuare l’ennesimo caso di violazione della DOP e di intervenire per ritirare il prodotto illegale dal mercato. A seguito di questo intervento, l’azienda inglese ha immediatamente accolto le richieste del Consorzio sostituendo il nome del prodotto in etichetta, eliminando qualsiasi riferimento alla DOP.
I vasetti in questione sono stati scovati nei giorni che precedono le festività natalizie sugli scaffali dei grandi magazzini Selfridges - uno dei templi dello shopping di Londra. Sono oltre 2000 le ispezioni che il Consorzio Parmigiano Reggiano opera ogni anno in altrettanti punti vendita distribuiti in 61 città di 27 paesi esteri per individuare i casi di potenziale contraffazione del prodotto DOP.
In questo caso, il produttore ha utilizzato indebitamente una variante del termine parmesan per creare il gioco di parole “Parmesans”, ossia “senza – parmesan”. Il prodotto, si è poi scoperto leggendo l’etichetta, non conterrebbe nemmeno formaggio ma un mix di anacardi, lievito nutrizionale, sale dell’Himalaya, aglio e olio tartufato.

L’uso del nome “Parmesans” sulla confezione contestata evocherebbe la denominazione Parmigiano Reggiano con conseguenze potenzialmente lesive della reputazione della DOP e del Consorzio, creando confusione per i consumatori. Ricordiamo infatti che, come stabilito nel 2008 dalla Corte di Giustizia Europea, solo il formaggio Parmigiano Reggiano DOP può essere venduto con la denominazione "parmesan" all’interno dell’UE. Con questa sentenza storica, la Corte ha voluto tutelare non solo i produttori della DOP ma anche i consumatori, che hanno così ottenuto una forte garanzia di tracciabilità e sono tutelati da denominazioni fuorvianti sul mercato.
Sfortunatamente, le leggi che classificano e proteggono il Parmigiano Reggiano all'interno dell'Unione Europea non valgono in tutti i paesi del mondo, dove possono coesistere sullo stesso scaffale sia il Parmigiano Reggiano sia il generico parmesan che molto spesso viene scambiato dal consumatore per l’autentico prodotto DOP.


“L’attività di vigilanza – ha commentato il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli – prevede interventi mirati e diretti a rimuovere casi di contraffazione alimentare con l’obiettivo di pulire il mercato dalle frodi e dagli illeciti, ridurre i tentativi di nuovi eventi e favorire indirettamente la presenza di una corretta informazione relativa al prodotto DOP. Quest’ultimo intervento nel Regno Unito ci dimostra che combattere e vincere l'Italian Sounding e i furbetti dell'evocazione illegittima si può! Il Consorzio è ogni giorno sul campo e nel 2020 servirà un grande gioco di squadra con il Governo e le istituzioni europee per affrontare con lo stesso piglio e determinazione il terreno degli accordi e delle dispute internazionali.”


Il Regno Unito è il quarto mercato estero per il Parmigiano Reggiano con 6.940 tonnellate di prodotto importato nel 2018. Anche in caso di Brexit, non ci saranno cambiamenti significativi dal punto di vista della protezione del marchio poiché Parmigiano Reggiano è un marchio registrato nel Regno Unito e gode della relativa protezione legale che si estende anche al termine parmesan.

 

Lunedì, 23 Dicembre 2019 09:25

Consorzio Parmigiano Reggiano e Whole Foods

Parmigiano Reggiano e Whole Foods: siglato storico accordo tra la dop italiana e la catena americana specializzata in prodotti sani e naturali. L’accordo siglato dal Consorzio prevede azioni concrete che incrementeranno le vendite di Parmigiano Reggiano: eventi, materiali informativi nei punti vendita e attività di marketing diretto sui clienti di Whole Foods, player di primo piano nel settore dei supermercati con oltre 500 punti vendita tra USA, Canada e Regno Unito.

Reggio Emilia, 20 dicembre 2019 – Il Consorzio Parmigiano Reggiano ha firmato uno storico accordo con Whole Food Markets (WFM) per aumentare i volumi della DOP in oltre 500 punti vendita tra Stati Uniti, Canada e Regno Unito.

La catena americana si impegna a dare un’adeguata presentazione del prodotto all’interno dei supermercati per aiutare il consumatore a distinguere il Parmigiano Reggiano dai prodotti similari.


L’accordo rappresenta un concreto passo avanti nello sviluppo dei mercati esteri: Whole Foods Markets, fondato nel 1980 a Austin (Texas) e acquistato nel 2017 da Amazon per 13,7 miliardi di dollari, è un player di primo piano nel settore dei supermercati e può contare su una rete distributiva di 487 negozi negli Stati Uniti, 14 in Canada e 7 nel Regno Unito. Tre paesi che a loro volta rientrano nella Top 5 dei maggiori importatori di Parmigiano Reggiano al mondo: gli Stati Uniti (10.439 tonnellate) rappresentano il secondo mercato export dopo la Francia, il Regno Unito (6.940 tonnellate) è il quarto mercato export, il Canada (3.030 tonnellate) è il quinto mercato export.
L’accordo non è una semplice dichiarazione di intenti ma punta a sviluppare tre azioni concrete che saranno intraprese dal colosso di Austin per incrementare le vendite e, allo stesso tempo, offrire un posizionamento adeguato al Parmigiano Reggiano. In primis, WFM organizzerà due eventi all’anno per aumentare la visibilità e la partecipazione del pubblico alla cerimonia di apertura della forma di Parmigiano Reggiano: un vero e proprio show che attira Foodies e curiosi all’interno dei punti vendita. Tali eventi avranno le forme di Parmigiano Reggiano al centro, e in ogni punto vendita l’apertura a mano della forma sarà il momento clou da cui partire per fornire informazioni al consumatore sulla qualità del prodotto e per promuoverne l’acquisto.


Il secondo punto dell’accordo prevede uno scambio di informazioni e di dati di marketing raccolti tramite la rete e i social media. Whole Foods Markets si impegna inoltre, terzo punto, a collocare materiali informativi del Consorzio in ogni supermercato. L’obiettivo è informare il consumatore circa le caratteristiche del Parmigiano Reggiano e le differenze rispetto ai prodotti similari.
Tutto questo assume un significato strategico sia per il posizionamento di WFM rispetto ai propri consumatori, sia per il vasto programma di nuove aperture che prevede quasi 50 nuovi punti vendita nel solo mercato US.
Questa collaborazione rappresenta, di fatto, la prima dimostrazione concreta del nuovo approccio promosso dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano per consolidare e sviluppare la domanda del Re dei formaggi nei mercati internazionali.


“L’accordo con Whole Foods – afferma il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli – non ha precedenti nella storia dei prodotti DOP europei. Questa azione, in concerto con la lotta alla contraffazione e all’Italian Sounding, ci consentirà di fare cultura di prodotto nei mercati che ci stanno più a cuore ed è il frutto di una strategia che vuole il Consorzio sempre più presente nei mercati internazionali”.
“L’accordo ha anche una portata più ampia: nello scenario attuale, sul quale pesano i dazi di Trump, una delle più note catene americane sceglie di stare dalla parte del Parmigiano Reggiano per assicurare la massima qualità e informazione su un prodotto che ancora una volta si conferma unico e inimitabile”, conclude Nicola Bertinelli.

 

Editoriale:  - Buone Feste! - Lattiero caseario. Scivolone del Latte spot -Cereali e dintorni. Accordo USA Cina, è cosa fatta. - Alimentare: bond da 10 milioni di euro a supporto della crescita del gruppo Ambrosi - Quanti botti per queste Sante Festività? -

Cibus_51_22dic19-COP.jpg
SOMMARIO Anno 18 - n° 51 22 dicembre 2019
1.1 editoriale
Buone Feste!
3.1 lattiero caseario Lattiero caseario. Scivolone del Latte spot
3.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. tendenza
4.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Accordo USA Cina, è cosa fatta.
5.1 cereali e dintorni tendenze.
6.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. La quiete dopo la tempesta.
7.1 bonifica parmense Riqualificazione Rio Mindollo, la sinergia tra Bonifica Parmense e amministrazione comunale pone in sicurezza il territorio di Collecchio
7.2 imprese e sviluppo Alimentare: bond da 10 milioni di euro a supporto della crescita del gruppo Ambrosi
7.3 aceto balsamico B La Ministra Bellanova difende l’aceto balsamico di Modena
8.1 spumanti  Quanti botti per queste Sante Festività?i
9.1 bonifiche  Canale Emiliano Romagnolo: 26 milioni di euro per “straordinari lavori di manutenzione”
10.1 aceto balsamico .... continua
11.1promozioni “vino” e partners
12.1 promozioni “birra” e partners



(per seguire gli argomenti correlati clicca QUI)

(Scarica il PDF alla sezione allegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La titolare del Dicastero delle Politiche Agricole: “Massimo impegno per le DOP e le IGP: lavoriamo per evitare ogni tipo di slabbratura tra sistema produttivo ed istituzionale”

Importante endorsment quello lanciato ieri dalla Sen. Teresa Bellanova, Ministra delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali all’Aceto Balsamico di Modena IGP, in occasione della presentazione dell’Atlante Qualivita Food, Wine & Spirits 2020, tenutasi ieri all’Hotel Quirinale a Roma.

“Dobbiamo fare una grande campagna di promozione – ha spiegato la Ministra – e la voglio fare non come singola ma come struttura: ho già chiesto a tutti gli altri componenti del Governo che hanno competenze in materia, di fare insieme una campagna di comunicazione sui mercati ricchi del mondo, a partire dagli USA; dove andiamo a difendere le nostre produzioni e anche a farne conoscere la qualità, perché noi investiamo su prodotti di eccellenza se li facciamo conoscere e se li mettiamo a valore. Detto questo – ha aggiunto la Bellanova - mi ha lasciata un po’ sconcertata la sentenza di questi giorni relativa all’aceto balsamico: senza lanciare allarmismi, voglio rassicurare che stiamo lavorando per avere chiarezza, perché riteniamo che non debba esistere nessuna slabbratura tra sistema produttivo e il sistema istituzionale a tutti i livelli”.

Per l’intervento della titolare del Dicastero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali sull’Aceto Balsamico di Modena, parole di ringraziamento giungono da Mariangela Grosoli, Presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP: “esprimiamo grande soddisfazione per l’interessamento che la Ministra Bellanova ha mostrato per il nostro settore, per il forte supporto e per le idee concrete che ha lanciato in nostro favore. Cogliamo l’occasione per ringraziarla del sostegno finora riservatoci ed auspichiamo che anche le Istituzioni regionali e locali possano seguirci in questo percorso importante che stiamo facendo con tutti i nostri soci per tutelare in primis il prodotto e la Denominazione e le migliaia di posti di lavoro e l’economia che ne consegue. Oggi il valore del comparto è stimato in oltre un miliardo di euro”.
Il Direttore del Consorzio Federico Desimoni commenta: “Questa situazione torna ad evidenziare come, anche in Europa, si stiano affrontando due visioni strategiche, quella Italiana che pone al centro un concetto elevato di qualità strettamente connesso a prodotti con una forte identità culturale, storica, tradizionale e territoriale e, altri Stati membri, che vorrebbero una deregulation totale a favore di produzioni senza identità e senz’anima. Protagonisti di questo confronto sono i Consorzi di tutela italiani e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che, con il grande supporto operativo dell’Ispettorato Repressione delle Frodi e Controllo Qualità, cercano di difendere i valori e la visione del sistema Italia. L’operato dei Consorzi e delle autorità pubbliche è stato, fino ad oggi, il vero perno della tutela del made in Italy di qualità ed i successi ottenuto sono certamente da ascriversi alla loro azione perseverante. Oggi più che mai, il sistema Italia deve sostenere i Consorzi e promuovere, anche a livello politico-istituzionale, la loro azione che, in fondo, è un’azione a difesa del patrimonio nazionale, dei consumatori e di un mercato etico e trasparente”.

Al talk show che ha accompagnato la presentazione della decima edizione dell’Atlante realizzato dalla Fondazione Qualivita in collaborazione conOriGIn Italia e Federdoc ed edita a cura dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, sono altresì intervenuti Paolo De Castro Coordinatore S&D ComAgri del Parlamento europeo, Cesare Mazzetti Presidente Fondazione Qualivita, Riccardo Ricci Curbastro Presidente Federdoc, Cesare Baldrighi Presidente OriGIn Italia, Massimo Bray Direttore Generale Istituto della Enciclopedia Italiana e Mauro Rosati Direttore Fondazione Qualivita.

L’Atlante Qualivita Food, Wine & Spirits 2020 conta 860 schede prodotto, suddivise in tre sezioni: prodotti agroalimentari (299 schede), prodotti vitivinicoli (526 schede) e bevande spiritose (35 schede realizzate in collaborazione con Assodistil), dettagliatamente descritte informazioni su metodo di lavorazione, storia, normative, caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei prodotti stessi. Uno strumento di conoscenza che si rivolge agli italiani, consumatori consapevoli e attenti ai concetti di autenticità ed origine.

Botti_aceto_balsamico_modena.jpg

 

 

 

Giovedì, 19 Dicembre 2019 10:46

Quanti botti per queste Sante Festività?

Osservatorio Economico Vini Speciali dal 1991 (OVSE).  Spumanti: stima consumi&valori&tipologia in Italia durante le Sante Feste. Una economia importante e un segnale per il Paese.

In 30 giorni volano 77 milioni di tappi + 3,7/3,9 straniere. 870 mio/€ la spesa totale degli italiani. Comolli: ”Rispetto allo scorso anno 2,4 milioni di bottiglie in più pari ad un 3,3% di incremento volumi e una spesa globale di +4,4% dovuto solo alle bottiglie nazionali. Plusvalenza e forbice molto ampia fra prezzo all’origine e fatturato al consumo per etichette italiane: 280 milioni di euro in cantina diventano 630 milioni sul mercato. Per Champagne volumi in crescita, fatturato in calo”.  

Cresce ancora il consumo in Italia di vini spumeggianti, ritorna importante un consumo concentrato e stagionale, sempre al vertice la Gda nelle vendite ma con il prezzo medio più basso. Secondo anno di ripresa per horeca, aumento del consumo off-premise, non esplodono i rosè, bene i veri vini biologici certificati ma in abbinata stretta con il nome della cantina, sempre più brut e mono dolci. Purtroppo ancora carenze conoscitive alla mescita, meno consumatori giovanissimi, più consumi nella terza età, prezzi al consumo generalmente stabili, un po’ in calo alcuni Prosecco Doc. Ancora poco evidenti certe docg e doc di alta qualità;  boom di etichette di vitigni autoctoni e innovativi con belle scoperte dal sud Italia, purtroppo con un consumo “vicinale e prossimale”. Questo in sintesi la previsione dei consumi di fine anno di OVSE-CEVES, stima dettata da esperienza e dati raccolti dagli operatori economici sul mercato.

SpumantidItalia_Osservatorio_logo_Nazionale_1.jpg

 APPROFONDIMENTO
Nei fatidici 30 giorni che oramai dal 1991, anno su anno, l’osservatorio economico internazionale prende a riferimento (dal primo ponte feste dicembre alla chiusura della settimana di Epifania), gli italiani berranno qualche bottiglia in più rispetto alle festività del 2018-2019. Una media di poco più di 2,5 milioni di bottiglie al giorno. Per la sola serata di fine anno voleranno 44-48milioni di bottiglie, altre due concentrazioni per Natale e per Epifania. In termini di tipologia di consumo grandi differenze: tradizione per Natale con più vini dolci e dry, per Epifania più vini Rosè anche ancora molto pochi rispetto ad altri paese, mentre una festa di capodanno con più vini secchi e brut. In totale circa 77 milioni le bottiglie made in Italy stappate per un valore alla produzione di circa 280 milioni di euro a fronte di una spesa degli italiani di 630 milioni di euro.

Saranno solo 3,7-3,9 milioni le bottiglie straniere, stappate soprattutto in ristoranti delle metropoli e in veglioni di locali notturni e in località di vacanza, per una spesa al consumo di altri 240 milioni. In crescita le bottiglie stappate di Champagne. Oltre 870 milioni di euro verranno spesi in bollicine per le festività 2019-2020. “Segnale di speranza e di voglia di vivere si direbbe…per dimenticare e guardare oltre una crisi politica perenne, un lavoro precario e latitante, vertenze industriali, vendite lente nei negozi ”è il commento di Giampietro Comolli, economista esperto di vini spumanti e presidente dell’Osservatorio Economico fondato nel 1991 con Fregoni e Niederbacher. Rispetto all’anno precedente Ovse rileva una crescita dei consumi nazionali del 3,3% (2,4 mio/bott in più), secondo anno consecutivo, dopo un lustro ad andamento piatto.

A fronte di un quasi stazionare valore unitario in cantina all’origine si riscontra un incremento di prezzo medio sul mercato del 4,4% (+0,40 cent a bottiglia): incremento dovuto esclusivamente alle etichette nazionali più conosciute. Valori al consumo stazionari, se non in calo, per le etichette top di Champagne.  OVSE raccoglie dati da fonti certe, operatori, fatture, bolle, doc trasporto, prenotazioni ai tavoli, commesse e spazi destinati eventi.
 

“Forse c’è un eccesso di ricarico in horeca, rispetto al prezzo sulla scaffale e online!“ dichiara Comolli. Emerge che il Franciacorta, il Valdobbiadene, il Trento sono i vini più richiesti, di fascia alta, per le grandi cene. Con i dolci c’è il dualismo Cartizze sia brut che dry, e  il tradizionale Asti. Crollo delle etichette poco note e non chiare nell’origine e nella marca, anche se copie di note. L’Universo Prosecco catalizza l’attenzione di 7 consumatori su 10. “Azzardando la stima – dice Comolli – si stapperanno circa 48-50 milioni di bottiglie Prosecco docg-doc, 10-11 milioni di metodo tradizionale classico fra Franciacorta, Trento, Alta Langa, Alto Adige, Oltrepo’, poi 6 milioni di Asti, 1 milione di autoctoni regionali e circa 8-10 milioni di altre tipologie compreso Durello, Nebbiolo, Lambrusco”.

Circa 20-22 milioni di italiani consumatori di vino, arriveranno a consumare durante le feste circa 1,9 bottiglie a testa. Le Festività 2019-2020 si caratterizzano per un gran numero di nuove etichette di vini spumanti da territori e vitigni autoctoni. La biodiversità spumantistica nazionale si arricchisce in 2 anni di 120-140 etichette delle aziende vitivinicole a sud degli appennini tosco-emiliani. Sul mercato troviamo bollicine a base di uve di Zibibbo, Ortrugo, Fiano, Catarratto, Bombino, Susumaniello, Monica Sarda, Nerello Mascalese, Bellone, Biancolella, Pecorino, Frappato, Passerina ma anche i più noti e già sperimentati Vermentino, Nebbiolo, Pigato, Malvasia di Candia,  Aglianico, Inzolia, Erbaluce, Falanghina….

“E’ evidente – chiosa Comolli – che c’è voglia di bollicine. Il consumo regionale chiede anche una produzione locale. E’ la sostanziale differenza dell’Italia con Spagna che ha 1 sola DocSpumante nazionale, la Francia che ne ha 6, quasi tutte metodo tradizionale classico. Questa orizzontalità produttiva è un patrimonio eccezionale, ma ha anche forti difficoltà di penetrazione, di conoscenza, di destinazione ampia. Sono produzioni di nicchia che restano tali, ma valorizzano ospitalità, accoglienza. Gli spumanti d’Italia sempre più attrazione, buongusto e bellezza per i turisti stranieri. Non solo vino da bere!”
 
Il boom delle bollicine tricolori ha inizio dal 2005 con la nascita del Forum Spumanti d’Italia a Valdobbiadene che per 10 anni ha parlato con una voce unica,  evidenziando le differenze tipologiche e esaltando diversità identitarie e di metodo, coinvolgendo e informando centinaia di MW, sommelier, opinion leader del mondo che così hanno “conosciuto” la varietà e qualità dei vini spumeggianti italiani. E’ da li che è partita anche la scelta di puntare su Valdobbiadene/Cartizze/Asolo Docg e Prosecco Doc per creare un brand nazionale, forte, trainante, autoctono, indipendente da modelli e mode, senza scimmiottare nessuno. Si è sdoganato, come dico, il “metodo italiano” che è una produzione autonoma e unica al 100%.

La enologia spumantistica italiana è diventata un pilastro dell’economia nazionale, con una bilancia export e un contributo al Pil di non poco conto: un valore totale annuo all’origine su 2,2 mld di euro che superano i 6,1 mld di euro al consumo finale.

SpumantidItalia_Cover_ITA-TRADCLA.-Bollicinejpg.jpg

 

 

Milano, negli scorsi giorni, è stata il teatro dell’annuale edizione di “Save the Brand”, manifestazione organizzata da LC Publishing Group, all’interno della quale vengono assegnati i prestigiosi “Brand Hero”. I premi vengono assegnati alle aziende che si sono particolarmente contraddistinte nel cosiddetto settore delle “3 F”: fashion, food e forniture. Tre ambiti che, da sempre, rappresentano l’eccellenza italiana nel mondo. E che in tal modo vengono percepiti anche dai consumatori di ogni angolo del pianeta.

D’altro canto, quanto sia ancora di moda ed accattivante il brand “Made in Italy” nei settori presi in considerazione per l’assegnazione dei “Brand Hero”, è facilmente riscontrabile, quotidianamente, nei modi più svariati: parlando con i numerosi turisti che visitano il nostro paese oppure affidandosi a ricerche di mercato specifiche. In quest’ultimo ambito, la prestigiosa ICM Advisors rappresenta uno dei punti di riferimento più seri e qualificati del settore: non è casuale, di conseguenza, che ad essa sia stata commissionata l’individuazione delle eccellenze italiane meritevoli dei “Brand Hero 2019”. I fattori presi in considerazione per l’assegnazione del premio sono stati molteplici: dalle performance commerciali all’internazionalizzazione aziendale, passando per aspetti di prioritaria importanza come l’innovazione e le strategie nell’ambito della comunicazione e del marketing.


Il premio va a Gian Luca Rana, AD del Pastificio Rana
A trionfare nel settore food, probabilmente il più famoso quando si parla di “Made in Italy”, è stato Gian Luca Rana, amministratore delegato del pastificio veronese divenuto celebre, nell’immaginario collettivo, grazie alla figura rassicurante ed empatica del padre Giovanni, protagonista di numerose e celebri campagne pubblicitarie. Se il Sig. Giovanni si può definire, non a torto, l’immagine dell’azienda, nonché il fondatore - nell’ormai lontano 1962 - della stessa, Gian Luca è senza alcun dubbio la persona che, più di altre, ha contribuito al successo internazionale del Pastificio Rana, considerato, oggi, leader mondiale nel settore della pasta fresca. Entrato in azienda nel 1986 lavorando fianco a fianco con meccanici ed operai, all’inizio degli anni ‘90 arrivò ai vertici aziendali con la qualifica di Direttore Generale per poi passare a quella di Amministratore Delegato, carica che ricopra attualmente.

Sotto la sua lungimirante guida, il Pastificio Rana, grazie anche alla creazione di un “Centro Ricerca & Sviluppo” voluto fortemente dallo stesso Gian Luca, si è espanso in maniera significativa. Ed i numeri, in tal senso, ne sono la più fulgida testimonianza: il fatturato è passato da 30 miliardi di lire agli oltre 700 milioni di euro attuali ed il numero dei dipendenti è cresciuto da 35 a quasi 3500. Dati che fanno intendere, chiaramente, la bontà del lavoro svolto, testimoniato, oltretutto, dai 7 stabilimenti produttivi (uno negli Usa, a Chicago) e dalle filiali collocate in Spagna, Germania, Francia e Regno Unito. Dopo aver ritirato il premio, Gian Luca Rana, visibilmente emozionato, ha voluto ringraziare i dipendenti della propria azienda, definita dallo stesso “una grande famiglia”.

 

Gian_Luca_Rana_insignito_del_premio_brand_Hero_1.jpg

Martedì, 17 Dicembre 2019 16:35

Lattiero caseario. Scivolone del Latte spot

Mercato lattiero caseario all’insegna della instabilità controllata. In flessione negativa il latte spot, stabilità assoluta per il burro mentre alla flessione del Parmigiano si contrappone la moderata stabilità del Grana. 

di Virgilio Parma 17 dicembre 2019 - 
 
LATTE SPOT – Prosegue la flessione negativa del latte spot. Il latte crudo spot nazionale perde  -1,1% (44,33 - 45,36 /100 litri latte), il latte intero pastorizzato estero sprofonda tra 40,72 e 41,76 €/100 litri (-4,8%), mentre un vero e proprio tracollo per il  latte  scremato pastorizzato spot estero che con un -18,9% cade tra 21,74 - 22,77 €/100 litri di latte. 
 
BURRO E PANNA –  Anche a ridosso della fine d’anno il burro resta stabile alla borsa milanese, mentre la Crema rallenta la discesa  (-1,1%), la panna veronese invece si è stabilizzata al valore della precedente ottava. Lo zangolato parmigiano in controtendenza guadagna 5 centesimi (+4,8%) e si colloca  a 1,15€/kg., il valore che nella precedente settimana aveva già raggiunto alla borsa di Reggio Emilia che infatti questa mattina ha registrato la stabilità.
 
Borsa di Milano 16 dicembre 2019: 
BURRO CEE: 3,35 €/Kg. (=)
BURRO CENTRIFUGA: 3,60 €/Kg.  (=)
BURRO PASTORIZZATO: 1,75 €/Kg.  (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,55 €/Kg. (=)
CREMA A USO ALIMENTARE (40%mg): 1,74 €/Kg. (-)
MARGARINA ottobre 2019: 0,87 - 0,93 €/kg (=)
 
Borsa di Verona 16 dicembre 2019: (-0%)
PANNA CENTRIFUGA A USO ALIMENTARE: 1,75 – 1,95 €/Kg.
 
Borsa di Parma 13 dicembre 2019 (+)
BURRO ZANGOLATO: 1,15 €/Kg.
 
Borsa di Reggio Emilia 17 dicembre 2019 (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,15 - 1,15 €/kg.
 
GRANA PADANO – Milano 13 dicembre 2019 – I prezzi del listino del Grana Padano, sono sostanzialmente stabili salvo il 9 mesi che cede 10 cent.  
 
- Grana Padano 9 mesi di stagionatura e oltre: 7,20 – 7,30 €/Kg. (-)
- Grana Padano 16 mesi di stagionatura e oltre: 8,25 – 8,50 €/Kg. (=)
- Grana Padano Riserva 20 mesi di stagionatura e oltre: 8,75 – 9,00 €/Kg. (=)
- Fuori sale 60-90 gg: 5,90 – 6,05 €/Kg. (=)
 
PARMIGIANO REGGIANO – Parma 13 dicembre 2019 – Leggera flessione per tutte le stagionature accreditate alla borsa merci comprensoriale di Parma.
 
-Parmigiano Reggiano 12 mesi di stagionatura e oltre: 9,26 - 9,60 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 15 mesi di stagionatura e oltre: 9,90 - 10,30 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 18 mesi di stagionatura e oltre: 10,75 - 11,36 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 24 mesi di stagionatura e oltre: 11,45 - 12,25 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 30 mesi di stagionatura e oltre: 12,55 - 13,25 €/Kg. (-)

 

#Filiera #Latte #DOP #formaggi #food #madeinitaly #lattierocaseari @theonlyparmesan@ClaudioGuidetti @100MadeinItaly

 

 Lattiero-tendenza_17dic19.png

 

per accedere alle notizie sull'argomento clicca qui)

 latte_spot_crudo_naz.png

 

 

MULINO-FORMAGGI_trasparente.png

 

www.mulinoformaggi.it 

 (Grafici)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cibus Agenzia Stampa Agroalimentare: SOMMARIO Anno 18 - n° 50 15 dicembre 2019 -
Editoriale:  - Editoriale:  Basta con i furti di simboli!. - Lattiero caseario. Latte spot in flessione -Cereali e dintorni. Finale d’anno tra incertezze e timori. - Innovazione nell'istruzione e nel Settore Lattiero-Caseario: l’Università di Parma a Cipro per Innodairyedu - Il salatissimo conto della Piena del PO alla Bonifica Centrale - Traffico illecito di rifiuti plastici verso la Cina - Parmigiano Reggiano: l’Assemblea approva il bilancio preventivo 2020 -

SOcibus-50-15dic2019.jpgMMARIO Anno 18 - n° 50 15 dicembre 2019
1.1 editoriale
Basta con i furti di simboli!.
3.1 lattiero caseario Lattiero caseario. Latte spot in flessione
3.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. tendenza
4.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Finale d’anno tra incertezze e timori.
5.1 cereali e dintorni tendenze.
7.1 lattiero caseario Innovazione nell'istruzione e nel Settore Lattiero-Caseario: l’Università di Parma a Cipro per Innodairyedu
7.2 spandimenti Emilia Romagna Deroga spandimenti.
7.3 ambiente Bonifica Parmense: interventi di messa in sicurezza sulle strade comunali di Bore
8.1 piena del po  Il salatissimo conto della Piena del PO alla Bonifica Centrale
9.1 rifiuti e traffico illecito  Traffico illecito di rifiuti plastici verso la Cina
10.1 parmigiano reggiano Parmigiano Reggiano: l’Assemblea approva il bilancio preventivo 2020
11.1promozioni “vino” e partners
12.1 promozioni “birra” e partners

(per seguire gli argomenti correlati clicca QUI)

(Scarica il PDF alla sezione allegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sicurezza alimentare: condannato penalmente il macellaio perché la salsiccia in frigo non era tracciabile. Per la Cassazione Penale è reato conservare nelle celle il prodotto senza etichette e informazioni sulla provenienza in quanto «potenzialmente foriero di rischi per la salute». Non serve un danno concreto al consumatore

Dura sentenza per un macellaio di Montopoli di Sabina, in Provincia di Rieti, da parte della Cassazione penale che lo ha ritenuto colpevole del reato di cui all’articolo 5 lettera b) della 283/62 perché deteneva, per la vendita nel suo negozio, 18 chilogrammmi di salsiccia di cinghiale senza indicare la provenienza delle carni usate per la produzione, condannandolo a sei mila euro di ammenda. Per la Suprema Corte, scatta la condanna del macellaio che tiene la carne in frigo in buste senza etichette e informazioni sulla tracciabilità rendendo pericoloso, ossia «potenzialmente foriero di rischi per la salute», il prodotto non tracciabile.

Si è configurata una violazione dell’ordine alimentare che assicura al consumatore le garanzie igieniche e di conservazione che coinvolgono anche la tracciabilità di tale prodotto e tale violazione integra il reato in questione, visto che non è necessario un concreto danno alla salute. Lo stabilisce la Suprema corte con la sentenza 50348/19 pubblicata dalla terza sezione penale.

Confermata la sentenza del 12/12/2018 dei giudici territoriali del Tribunale di Rieti che lo hanno ritenuto responsabile del reato sopra indicato. Gli “ermellini” hanno ricordato che si tratta di un reato di danno «perché la disposizione è finalizzata, non tanto a prevenire mutazioni che nelle altre parti della legge 283/62, articolo 5, sono prese in considerazione come evento dannoso, quanto, piuttosto, a perseguire un autonomo fine di benessere, assicurando una protezione immediata all’interesse del consumatore affinché il prodotto giunga al consumo con le cure - igieniche imposte dalla sua natura. Ed è stato chiarito che il reato di detenzione per la vendita di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione, previsto dall’articolo 5, lettera b), della legge 30 aprile 1962, n. 283, è configurabile quando è accertato che le concrete modalità di conservazione siano idonee a determinare il pericolo di un danno o deterioramento dell’alimento, senza che rilevi a tal fine la produzione di un danno alla salute, attesa la sua natura di reato di danno a tutela dell’ordine alimentare, volto ad assicurare che il prodotto giunga al consumo con le garanzie igieniche imposte dalla sua natura».

Ancora: «È comunque necessario accertare che le modalità di conservazione siano in concreto idonee a determinare il pericolo di un danno o deterioramento delle sostanze escludendo, tuttavia, la necessità di analisi di laboratorio o perizie, ben potendo il giudice di merito considerare altri elementi di prova, come le testimonianze di soggetti addetti alla vigilanza, quando lo stato di cattiva conservazione sia palese e, pertanto, rilevabile da una semplice ispezione. Integra il reato di cui all’articolo 5, lettera b), della legge 30 aprile 1962, n. 283, la preparazione di alimenti in violazione delle disposizioni sulla tracciabilità della materia prima».

Nel caso esaminato oggi, tramite i controlli dell’Asl, è emerso che la carne si trovava in celle frigorifere in buste senza etichette e informazioni.

Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un precedente significativo che chiarisce ancor più precisamente che detenere, per la vendita nel negozio, prodotto senza indicare la provenienza delle carni usate per la produzione, comporta la violazione dell’ordine alimentare che assicura al consumatore le garanzie igieniche e di conservazione, che coinvolgono anche la tracciabilità di tale prodotto e tale violazione integra il reato in questione, visto che per configurarlo non è necessario un concreto danno alla salute,

(13 dicembre 2019)

Mercoledì, 11 Dicembre 2019 10:40

Deroga spandimenti.

Cia plaude la decisione della Regione. Il vicepresidente regionale Cervi: “Accolte le nostre pressanti sollecitazioni”

“Un importante successo per tutti gli agricoltori del nostro territorio”. Cia Emilia Romagna plaude il provvedimento urgente della Regione: una deroga che consente di effettuare le operazioni di spandimento degli effluenti anche nel periodo invernale. Una decisione arrivata dopo le pressanti richieste di Cia finalizzate a “venire incontro alle esigenze del settore agricolo che vive momenti difficili a causa del cambiamento climatico che, tra gli effetti, provoca ritardi delle lavorazioni”, entra nel dettaglio il vicepresidente regionale Antenore Cervi.


Le piogge persistenti dell’ultimo periodo “hanno reso impossibile, da parte delle aziende zootecniche, la gestione e l’utilizzazione agronomica degli effluenti – prosegue Cervi -. Le condizioni meteo, infatti, non hanno permesso le normali lavorazioni di stagione come la concimazione propedeutica alle semine. Inoltre, la capacità di stoccaggio aziendale si va sempre più assottigliando”.


E tutta questa situazione ha coinciso con il periodo di divieto continuativo degli spandimenti che, a norma di legge, decorre dal 1° dicembre al 31 gennaio.


“Questo provvedimento - sottolinea il vicepresidente regionale - consente di aprire finestre temporali di spandimento sull’intero territorio regionale. Mi fa piacere che le nostre sollecitazioni siano state accolte dalla Regione che, ancora una volta, ha mostrato grande attenzione al mondo agricolo. Dopo l’atteso via libera del Ministero, la decisione è stata presa in poche ore”.
“Ora è tempo di mettere mano a una norma antica e anacronistica per i nostri tempi - conclude Cervi -: non si può rincorrere sempre l’emergenza”.
 

Un bilancio preventivo 2020 da record: i ricavi saranno pari a 41 milioni di euro, gli investimenti promozionali per lo sviluppo della domanda in Italia e all’estero ammonteranno a 27 milioni di euro.

Parma, 10 dicembre 2019 - Si è tenuta oggi, a Reggio Emilia, l’Assemblea Generale dei Consorziati del Parmigiano Reggiano.

Il Presidente Nicola Bertinelli, con la sua relazione introduttiva, ha fatto il punto sullo stato di salute della filiera della più importante DOP italiana, mettendo in evidenza le nuove opportunità offerte dai mercati internazionali e l’efficacia del piano di regolazione dell’offerta.

Nel 2020 si prevede un moderato incremento della produzione che porterà il numero delle forme a quota 3,78 milioni. Un dato che si riflette nel Bilancio Preventivo 2020 - approvato nel corso dell’Assemblea Generale dei Consorziati - che prevede la cifra record di 41 milioni di euro di ricavi totali (contro i 38,4 del 2019). Sono 27 i milioni di euro (contro i 22,4 milioni del preventivo 2019) destinati a investimenti promozionali per lo sviluppo della domanda in Italia e all’estero: quasi 5 milioni in più rispetto all’anno precedente.

In Italia, l’investimento in attività promozionali (programmi in-store, campagne pubblicitarie, sponsorizzazioni, fiere ed eventi, vendite dirette) ammonterà a 15 milioni di euro mentre saranno circa 6 i milioni di euro dedicati all’attuazione del Progetto Premium 40 mesi per lanciare il segmento delle lunghe stagionature. L’export rivestirà un ruolo chiave in ottica di sostegno del mercato: saranno 6 i milioni di euro stanziati per lo sviluppo dei mercati internazionali.

“Nel 2020 – ha affermato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio – avremo a disposizione oltre 41 milioni di euro per sostenere il mercato e creare nuovi sbocchi di domanda. Affinché la filiera del Parmigiano Reggiano si posizioni su una traiettoria di crescita forte e di lungo periodo dobbiamo investire in comunicazione sia in Italia sia all’estero per sottolineare ulteriormente i plus di prodotto: dalla naturalità del Parmigiano Reggiano alle sue biodiversità, passando per le lunghe stagionature”.

Tra le novità annunciate nel corso dell’Assemblea c’è il lancio del nuovo sito web del Consorzio che, già dai primi mesi del 2020, metterà a disposizione dei consorziati una piattaforma di marketplace con l’obiettivo di incrementare le vendite dirette dei caseifici.

Un’importante voce del Bilancio Preventivo 2020 è rappresentata dai 500 milioni di euro stanziati per azioni legali di tutela del marchio all’estero, una materia che diventa sempre più strategica per il Consorzio che sta investendo risorse ed energie affinché il termine parmesan diventi sinonimo di Parmigiano Reggiano.

 

 

 

 

.

 

 

Martedì, 10 Dicembre 2019 15:20

Lattiero caseario. Latte spot in flessione

Stabili le due principali DOP e stabilità per il burro, mentre il prezzo del latte spot è arretrato. 

 
di Virgilio Parma 10 dicembre 2019 - 
 
LATTE SPOT – Il cedimento del latte spot raggiunge anche il latte crudo spot nazionale che perde  -2,2% (44,85€/100 litri latte e 45,88). Prosegue la flessione del prezzo del latte  intero pastorizzato estero che si adagia tra 41,76-42,27 €/100 litri (-2,4%), mentre è ben più sensibile la perdita di valore registrata dal latte   scremato pastorizzato spot estero che con un -5,4% crolla tra 26,91€/100 litri  e 28,46. 
 
BURRO E PANNA –  Nel segno della stabilità la borsa milanese del burro. Crema in discesa  (-6,1%), la panna arretra sensibilmente sino ai valori di fine ottobre. Scivola invece la crema a uso alimentare, mentre crolla la panna veronese. Lo zangolato parmigiano si è stabilizzato a 1,10€/kg.
 
Borsa di Milano 9 dicembre 2019: 
BURRO CEE: 3,35 €/Kg. (=)
BURRO CENTRIFUGA: 3,60 €/Kg.  (=)
BURRO PASTORIZZATO: 1,75 €/Kg.  (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,55 €/Kg. (=)
CREMA A USO ALIMENTARE (40%mg): 1,76 €/Kg. (-)
MARGARINA ottobre 2019: 0,87 - 0,93 €/kg (=)
 
Borsa di Verona 9 dicembre 2019: (-6,33%)
PANNA CENTRIFUGA A USO ALIMENTARE: 1,75 – 1,95 €/Kg.
 
Borsa di Parma 6 dicembre 2019 (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,10 €/Kg.
 
Borsa di Reggio Emilia 10 dicembre 2019 (=)
BURRO ZANGOLATO: 1,15 - 1,15 €/kg.
 
GRANA PADANO – Milano 9 dicembre 2019 – I prezzi del listino del Grana Padano, dopo la flessione registrata la scorsa settimana, si sono stabilizzati. 
 
- Grana Padano 9 mesi di stagionatura e oltre: 7,30 – 7,40 €/Kg. (-)
- Grana Padano 16 mesi di stagionatura e oltre: 8,25 – 8,50 €/Kg. (-)
- Grana Padano Riserva 20 mesi di stagionatura e oltre: 8,75 – 9,00 €/Kg. (-)
- Fuori sale 60-90 gg: 5,90 – 6,05 €/Kg. (-)
 
PARMIGIANO REGGIANO – Parma 6 dicembre 2019 – Prezzi immutati nella 49esima settimana del 2019.
 
-Parmigiano Reggiano 12 mesi di stagionatura e oltre: 9,40 - 9,80 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 15 mesi di stagionatura e oltre: 10,00 - 10,30 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 18 mesi di stagionatura e oltre: 10,80 - 11,40 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 24 mesi di stagionatura e oltre: 11,50 - 12,30 €/Kg. (-)
-Parmigiano Reggiano 30 mesi di stagionatura e oltre: 12,60 - 13,30 €/Kg. (-)

 

#Filiera #Latte #DOP #formaggi #food #madeinitaly #lattierocaseari @theonlyparmesan@ClaudioGuidetti @100MadeinItaly

 

 

 lattiero_tendenze_10dic19.jpg

per accedere alle notizie sull'argomento clicca qui)

 latte_spot_crudo_naz.png

 

 

MULINO-FORMAGGI_trasparente.png

 

www.mulinoformaggi.it 

 (Grafici)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì, 10 Dicembre 2019 08:03

L'Università di Parma a Cipro per Innodairyedu

Innovazione nell'istruzione e nel Settore Lattiero-Caseario: l’Università di Parma a Cipro per Innodairyedu
Progetto europeo coordinato dall'Università della Tessaglia. L’Ateneo di Parma tra i partner

L’Università di Parma ha partecipato nei giorni scorsi all'Università tecnologica di Cipro al terzo incontro tra i partner del progetto europeo InnoDairyEdu, finanziato nell'ambito dei bandi per la creazione di partenariati strategici K2, Istruzione superiore, Erasmus + 2018.


InnoDairyEdu è dedicato allo sviluppo di materiali didattici digitali innovativi sia per gli studenti sia per l'industria casearia. La scelta degli argomenti si basa sulla valutazione dei curricula esistenti nei percorsi formativi delle istituzioni educative dei paesi partner, ma anche sulla percezione degli operatori del settore lattiero-caseario in merito alle carenze riscontrate nel personale tecnicamente qualificato. Il materiale digitalizzato si concentrerà sulla produzione e trasformazione del latte, sulla sicurezza, sulla qualità e sull'imprenditoria lattiero-casearia.


Il materiale sarà liberamente accessibile sotto forma di Massive Open Online Courses-MOOC, attraverso una piattaforma interattiva sviluppata nell'ambito del progetto. Lo scopo è quello di collegare le istituzioni educative con l'industria lattiero-casearia attraverso i partner, ma anche attraverso una piattaforma interattiva che fungerà da strumento per la diffusione di materiale alle parti interessate.


Partner del progetto, coordinato dall'Università della Tessaglia, sono l’Università di Leon, (Spagna),l’Università di Parma (Italia), l’Università di Warmia-Mazuri (Polonia), la Cipro University of Technology (Cipro) e 4obs Development and Innovation Advisors (Grecia). I partner del progetto per l’Italia, fino ad ora, sono il Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano e il Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola DOP.


Per informazioni o per manifestare interesse ad aderire come partner è possibile contattare la responsabile per l’Italia, Benedetta Bottari, docente del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Info:
http://innodairyedu.eu/ 

Editoriale:  Ciaone Italiani! Prima vi spolpiamo e poi ce ne andiamo - Lattiero caseario. Cedono il “parmigiano” e il “padano" - Cereali e dintorni. Altalena dei mercati - Guida Salumi d’Italia de L’Espresso 2020, da Reggio Emilia i top 11 migliori d’Italia -

SOMMARIO Anno 18 - n° 49 08 dicembre 2019 cibus-49-2019-COP.jpg
1.1 editoriale
Ciaone Italiani! Prima vi spolpiamo e poi ce ne andiamo.
3.1 lattiero caseario Lattiero caseario. Cedono il “parmigiano” e il “padano"
3.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. tendenza
4.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Impennata del prezzo del grano
5.1 cereali e dintorni tendenze.
6.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Altalena dei mercati
7.1 salumi d’italia Guida Salumi d’Italia de L’Espresso 2020, da Reggio Emilia i top 11 migliori d’Italia
7.2 ambiente Due giorni di laboratorio partecipato promosso dall’Autorità di Bacino PO
8.1 ambiente educazione  Life Claw progetto per la conservazione del gambero di fiume.
10.1 ambiente e territorio Territorio più sicuro grazie al Consorzio di Bonifica.
11.1promozioni “vino” e partners
12.1 promozioni “birra” e partners

 



(per seguire gli argomenti correlati clicca QUI)

(Scarica il PDF alla sezione allegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 6 dicembre 2019 – “Accogliamo con profonda delusione la notizia della mancata ri-autorizzazione da parte della Commissione Ue all’utilizzo del chlorpyrifos-methyl, che auspicavamo fosse finalizzata alla difesa delle produzioni ortofrutticole dalla cimice asiatica”.


Questa la reazione di Alleanza Cooperative Agroalimentari, espressa dal coordinatore del settore Ortofrutticolo Davide Vernocchi, in merito alla votazione finale della proposta di regolamento predisposto dalla Commissione, che prevedeva il non-rinnovo di questa sostanza attiva.


“In attesa di poter disporre di ulteriori informazioni circa la proposta approvata e le posizioni emerse nei lavori comunitari odierni – spiega Vernocchi – non capiamo comunque perché ancora una volta a pagare debba essere il mondo agricolo, che non ha alcuna responsabilità rispetto al verificarsi di attacchi alle produzioni causate da insetti patogeni come la cimice, sempre provenienti da Paesi extra-UE. Quest’anno solo la produzione di pere si è dimezzata con un danno economico intorno a 300 milioni di euro. Ci chiediamo con quali mezzi poter evitare una nuova tragedia la prossima campagna”.
“L’unico antagonista naturale alla cimice asiatica, la Vespa Samurai, potrà avere i suoi primi benefici solo nei prossimi anni, spiega Vernocchi “e pertanto a breve termine ilchlorpyrifos-methyl è l’unico efficace mezzo di difesa fitosanitaria per il controllo della cimice asiatica”.
La decisione di oggi è purtroppo passata con una maggioranza qualificata risicatissima (68%, serviva il 65), ed ancora una volta la posizione dei Paesi Mediterranei non è stata sufficientemente considerata dalla Commissione e al contempo la posizione del Regno Unito - ossia di un Paese che sta uscendo dall’Europa - è stata invece decisiva. Speriamo che dietro questa decisione non si nascondano interessi commerciali volti a indebolire le produzioni made in Italy”.
“Chiediamo a questo punto che nei prossimi lavori si addivenga ad una deroga specifica e transitoria all’utilizzo del chlorpyrifos-methyl come è espressamente previsto dal Regolamento comunitario 1107/09. Resterebbe comunque in piedi il problema che anche nel caso riuscissimo ad avere una deroga nazionale, avremmo poi difficoltà ad esportare visto che la deroga all’utilizzo della sostanza sarebbe concessa solo all’Italia, rimanendo vietata in tutto il resto d’Europa”.

Per conoscere il mondo del Lambrusco la giornalista ARGA Francesca Caggiati intervista Mascia Fochi - general manager del Marcello experience di Pilastro di Langhirano (PR) - fornisce una gustosa ricetta, consigli di lettura e per finire nella splendida cornice della Biblioteca Monumentale del Monastero di San Giovanni Evangelista a Parma, il prof. Giovanni Ballarini racconta la storia del lambrusco. Riprese e montaggio a cura di Sale in Zucca.

 

Mercoledì, 04 Dicembre 2019 10:17

Vongole, l’Unione Europea conferma la deroga

Vongole, l’Unione Europea conferma  la deroga per la taglia minima a 22 millimetri, soddisfazione per i pescatori romagnoli.

(Bologna, 3 dicembre 2019) – Circa 120 famiglie di pescatori della Riviera romagnola possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: la “guerra delle vongole” fra Italia e Spagna è finita, almeno per il momento. La Commissione Pesca del Parlamento Europeo ha dato il via libera alla pesca di esemplari del diametro di 22 millimetri nel Mar Adriatico, confermando la deroga alla misura minima – fissata a 25 millimetri - per un altro anno, a partire dal 1 gennaio 2020. Le oltre 50 barche di pescatori di vongole delle marinerie romagnole potranno tornare in acqua. Almeno per altri 12 mesi.

“È un’ottima notizia per i nostri pescatori - spiega Vadis Paesanti, vicepresidente Confcooperative FedAgriPesca Emilia Romagna –. L’organo scientifico della commissione Pesca ha realizzato studi che hanno confermato quanto affermiamo da tempo, con il supporto di dati e ricerche scientifiche: la vongola Venus Gallina, più nota come pavarazza, nel nostro tratto di Adriatico non riesce a raggiungere i 25 mm di dimensione. La nostra pesca quindi, non solo si è dimostrata non lesiva per l’ambiente e l’ecosistema delle vongole ma anzi, i dati confermano come le nostre scelte favoriscano lo sviluppo della Venus Gallina, permettendo la crescita sana di nuovi esemplari dopo la raccolta da parte nostra degli adulti. La Commissione Pesca del Parlamento Europeo ha perfino fatto i complimenti ai pescatori italiani per il rispetto dei parametri di sostenibilità ambientale”.

“Questo risultato – prosegue Paesanti – è frutto di un grande lavoro di squadra, a tutti i livelli: a nome dei nostri pescatori il mio ringraziamento va all’Alleanza Cooperative Pesca, al Ministero delle Politiche agricole e all’assessore regionale Simona Caselli che fin dalla prima richiesta di deroga nel 2015 si è presa a cuore la nostra causa e che, in occasione di questo rinnovo, si è prodigata intervenendo direttamente a Bruxelles”.

La deroga è stata confermata per tutto il 2020: “Non c’è tempo da perdere – conclude Paesanti -: occorre che il Sistema-Paese si attivi subito e in tutte le sedi necessarie, di concerto con i pescatori con l’obiettivo di raccogliere altri dati ancora più completi e inequivocabili. Dobbiamo assicurarci che la deroga venga confermata ulteriormente, puntando a renderla definitiva dopo il 2020. Le nostre 54 barche e i nostri 120 pescatori di vongole sono pronti a dare il proprio contributo”.

 

 

Pagina 1 di 93