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“Luca, Michele, è ora di rientrare! È pronta la cena”. Due ragazzetti scalmanati rientrano in casa, un po’ contrariati per aver dovuto interrompere il loro nuovo intrattenimento: un formicaio strabordante di temibili formiche rosse.

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Bastano solo tre motivi a fine giornata per essere felici.

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Dopo il coronavirus serve il Lavoro, non solo assistenza, giusta e doverosa per le persone che si trovano in difficoltà. Per raggiungere la dignità di un uomo e di una donna, in un sistema che funziona, il lavoro deve anche essere un ascensore sociale che prende chi è in difficoltà.

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In quindici anni ha costruito un impero tra queste sponde note e argillose, 28.000 paletti tra scale, palafitte e staccionate: è il Re del Po, così ormai lo chiamano tutti, un eremita che ha fatto di queste rive la sua unica ragione di vita e si rivolge al fiume come se fosse la sua amante. Ci bisticcia, lo ama, qualche volta lo teme, specie quando con le sue piene fa sentire tutta la sua potenza e arroganza, allora si arrabbia, perché porta via tutto il suo lavoro, ma lui con perseveranza e impegno ricostruisce senza alcun lamento la sua opera d’arte... uno straordinario villaggio costruito sull’acqua.

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Che cosa c’entra l’emergenza sanitaria con il rapporto tra la preghiera e la politica? Oggi, con la quasi totale assenza della religione dalla scena politica - intendendo quest’ultima nel suo aspetto mediatico – rischiamo di vivere in una società profondamente scristianizzata, senza dimensione religiosa, senza orazione, incapace di assicurare il bene comune. Sembra quasi che evocare il legame con la regione, relativamente alla vita eterna ma anche a quella terrena, sia di cattivo gusto.

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TERRA
Ci hai chiesto di fermarci
Di riflettere
Ci hai chiesto di
Non farti più male
Di rispettarti
Di restituirti

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Il giornalista sportivo Gianni Mura intervistato dal collega Gabriele Majo durante la partecipazione alla rassegna Mangia come Scrivi del 2013

 

di Gabriele Majo – (da Stadiotardini.it) - E’ di poco fa la notizia della scomparsa di Gianni Mura, l’ultimo Gianni Brera del giornalismo (sportivo) italiano, aveva 74 anni e fatale gli sarebbe stato un attacco cardiaco. Per quelli della mia generazione un inarrivabile esempio da seguire, una lettura – i suoi Sette Giorni di Cattivi Pensieri – da non mancare mai. Pure un po’ orso lo stesso era sempre disponibile con l’impertinente radiocronista della piccola radio privata che lo andava a importunare durante le partite del Parma nei mitici anni ’90.

Se non commetto a caldo scambi di persona fu proprio lui a inorridire quando Carlo Chiesa esagerò in occasione del famoso gol definitivo di Hernan Crespo, quando i banchi della tribuna stampa erano ancora abbastanza sacri ed inviolabili (Gino Bacci, ad esempio, una volta mi bacchettò quando mi presentai con un taglio di capelli, che mi suggerì Serena Marsicano, decorato ed esagerato per quei tempi e che poi si tramutò nella mia prima pelata a zero su consiglio di Enrico Cavalca) per danzarci sopra o soltanto per alzare i decibel del volume della voce oltre il consentito. L’ultima volta che lo incontrai fu in occasione di un Mangia come Scrivi, (rassegna cultural gastronomica ideata e diretta dal giornalista Gianluigi Negri e di cui StadioTardini.it è media partrner) correva l’anno 2013, mese di Maggio, e mi concesse una intervista abbastanza lunghetta, al termine della quale mi fece capire che avrei potuto anche tenerla un po’ più corta, ma l’occasione era ghiotta e non me la feci scappare, magari approfittandomene un po’.

Per ricordarlo vorrei riproporvi quella chiacchierata esclusiva, ripresa in maniera magari un po’ amatoriale, ma i mezzi tecnici quelli erano… In quell'occasione Mura definì (come titolammo) il Parma quale l’ultimo felice esempio calcistico della provincia italiana” (anche se purtroppo sappiamo bene come andò a finire pochi mesi dopo…) e, da esperto amante di cucina, mi spiegò perché il famoso coniglio all'ischitana (“ucciso nell'aglio”) da lui citato in un suo libro pubblicato in quei giorni, costasse, circa 25 anni fa, ben 36 mila lire in trattoria, quando il prezzo di un primo piatto era di appena 4.000 lire: col collega Carlo Vaccari eravamo sull'isola per seguire la fase finale del campionato Primavera, con impegnati i bocia Crociati, e poi vinta dal Perugia di Gaucci, pure recentemente mancato. Maestro, riposa in pace. 

DALL'ARCHIVIO DI STADIOTARDINI.IT

INTERVISTA DI GABRIELE MAJO A GIANNI MURA

(Mangia come Scrivi, Venerdì 10 Maggio 2013)

1^ PARTE

https://www.youtube.com/watch?v=FrcdcqvnfSE&feature=emb_title

2^ PARTE

https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=haQlaW1Fivg&feature=emb_title

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Come possiamo fermare l’epidemia? Semplice, restando a casa. 

Parma 13 marzo 2020 - #IoRestoaCasa è la campagna social promossa dal Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute per rendere virale il messaggio che meno si avranno contatti in queste settimane, maggiore sarà la possibilità di uscire fuori da questo vortice senza fine che è il contagio da Coronavirus.

Un Conte sempre più tirato e teso ci parla dalle reti unificate per comunicarci ogni giorno misure sempre più restrittive che un’Italia, sempre più spaventata, dovrà seguire almeno fino al 25 marzo. Certo, gli italiani non sono abituati a tali restrizioni, e soprattutto ben poco sono abituati a rispettare le regole. Così diventano sempre più ferree, non sia mai che ad ognuno di noi entri in testa che dobbiamo rimanere a casa.

Detto ciò, non tutto il mal vien per nuocere… e sebbene la pausa forzata con tutta probabilità si rivelerà un danno ingentissimo all’economia italiana, europea e mondiale – nonostante l’avvento dello smart working anche in Italia che ha i suoi lati positivi – possiamo dire che qualcosa di buono, come un piccolo germoglio, a fatica si sta sviluppando. Ciò che è avvenuto in Cina è avvenuto anche in Italia: lo smog è diminuito.

Dopo quasi un mese di restrizioni, zone rosse, chiusura delle scuole e dei locali alle 18, l’inquinamento nel Nord Italia è decisamente diminuito. Varie testate hanno riportato la notizia, condividendo anche l’immagine, pubblicata su Twitter da Santiago Gassò ricercatore dell’Università di Washington e della Nasa, del satellite Sentinel 5 del programma europeo Copernicus.

Nell’immagine si vede chiaramente come i livelli di biossido di azoto, marcatore dell’inquinamento, si siano drasticamente ridotti. Greta ne sarà oltremodo entusiasta. Il traffico è calato nelle autostrade, nelle statali e nelle città, permettendo – complice il vento – di respirare un’aria più pulita, con un calo di monossido di carbonio, biossido di azoto e Pm10 in gran parte delle città del Nord Italia. Riduzione del traffico aereo, delle attività industriali, e diminuzione dell’uso del riscaldamento soprattutto nelle scuole hanno contribuito ad ottenere tale risultato.

Si può definire, però, davvero una buona notizia? Dipende tutto da come verrà riacquistata la normalità. Per quanto riguarda la salute del pianeta e la produzione costante di inquinanti, sì.
Ma bloccare una nazione avrà un costo umano ed economico ancora difficile da preventivare; è probabile che le risorse previste per combattere il cambiamento climatico, ora vengano dirottate per risollevare intere nazioni.

Riusciremo a ripartire con modelli produttivi e organizzativi – vedi smart working – rispettosi dell’ambiente e sostenibili? Si riuscirà a mantenere livelli di pulizia e qualità dell’aria rispettosi della salute di ogni persona? Questa crisi mondiale, riuscirà ad insegnarci qualcosa di nuovo per abbondare vecchie e dannose abitudini?

Ancora non lo sappiamo.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Eleonora Puggioni

 

 

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La psicosi da Coronavirus ha manifestato i suoi sintomi e come se fossimo alle porte di un fallout nucleare abbiamo iniziato a depredare i negozi dai beni primari, spalmato litri di gel disinfettanti su mani che evidentemente non abbiamo mai lavato e adoperato mascherine che come hanno spiegato migliaia di volte: “Alle persone sane non servono. Servono per proteggere le persone malate e servono per proteggere il personale sanitario”.

La manifestazioni del COVID-19 però non sono affatto finite, il virus ha iniziato ad attaccare la nostra mente che, dopo incessanti news al limite tra il ripetitivo e il catastrofico, comincia a soffrire di classismo immunitario. Questa particolare patologia sociale porta con sé vari effetti dannosi: arroganza, sufficienza emotiva e una grandissima perdita di sensibilità verso il prossimo. I ricercatori hanno riscontrato che questa forma corrotta di classismo tende a diffondersi più facilmente in ambienti ad alta concentrazione, in particolare nei social network.

Questi nuovi sintomi si manifestano in modo innocuo, solitamente attraverso commenti e post. Così quando Facebook ci pone il fatidico quesito “A cosa stai pensando?” i nostri neuroni perdono il controllo, le sinapsi si invertono e un grande desiderio sorge nella mente dell’opinionista del web. Le mani sembrano controllate da una forza superiore, cominciano a scrivere autonomamente, senza controllo alcuno la tastiera diventa un pianoforte e noi diventiamo Beethoven durante la composizione della Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore. Poi lo spasmo finale, quello più doloroso: Pubblica.

Gli effetti di questa crisi epilettica sono tanti e distinti, ma son tutti ben riassunti nella frase “Tanto muoiono solo i vecchi e i malati”. Opinionisti e grandi pensatori non sembrano immuni e persino il direttore di Sky Tg24 Giuseppe De Bellis mostra chiari segni di debolezza: “il COVID19 non è nocivo, colpisce solo gli anziani o quelli che sono già malati”. Tra i pochi rimasti lucidi - qui lo dico e qui lo nego - vi è Vittorio Feltri che attraverso un tweet commenta: "Contrordine: non è vero che non esista il razzismo. C’è e colpisce i vecchi. La prova consiste nel fatto che il virus uccide le persone su di età e ciò sembra consolare chi ha paura di Corona. Finché crepano i Matusalemme non è il caso di allarmarsi” - che Feltri abbia ricevuto un vaccino prima di noi?

Fabio Manis

 

 

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Gli enti pubblici e la comunicazione: la giornalista Tiziana Ragni si racconta all’Università

«Signorina, dovrebbe arrivare un giornalista a farmi un’intervista, se intanto mi fa un tè». Così Tiziana Ragni, quarto ospite del Febbraio Italiano’ - iniziativa promossa da Intesa San Martino con il patrocinio dell’Università di Parma, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma e dallo Zonta Club - racconta uno dei primi episodi che hanno costellato la sua lunga e variegata carriera. Indubbiamente fare la giornalista non è un mestiere semplice, soprattutto per una donna.

Giovedì 20, nell’ampia aula K2 di Via Kennedy, una delle sedi dell’Università di Parma, Marco Deriu, Presidente del Corso di Giornalismo, cultura editoriale e comunicazione multimediale dell’Università di Parma apre l’incontro con Silvia Nutini, presidente dello Zonta Club Parma, sottolineando l’importanza di un lavoro sinergico tra associazioni, università e territorio per discutere temi di rilevanza sociale, quali l’informazione. La giornalista romana, ha raccontato agli studenti, attraverso aneddoti divertenti e “grotteschi” i tanti anni passati nel campo della comunicazione istituzionale e politica. Un lungo curriculum che l’ha vista a capo di uffici stampa dei principali partiti – Partito Popolare Italiano, La Margherita, Partito Democratico – e istituzionale – capo ufficio stampa e portavoce del Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni - che le hanno permesso di spaziare tra i vari ambiti della comunicazione, imparando l’arte del saper affrontare ogni situazione nel modo più veloce ed efficace possibile.

«Soprattutto nel passaggio da un ufficio stampa partitico ad uno istituzionale come un Ministero, bisogna capire che il destinatario della comunicazione non sarà un utente con determinate caratteristiche, ma l’intera cittadinanza. Sei al servizio anche di coloro che sono sempre stati espressione di altre aree politiche». Tra errori, grandi intuizioni e grandi azzardi – come il lancio ironico sul sito del Partito Democratico dei candidati rappresentati come i ‘Fantastici 5’ durante le primarie del 2012 – Tiziana Ragni ha posto l’accento sull’importanza del messaggio che ogni tipo di comunicazione deve veicolare: «a prescindere dal come si comunica, ciò che è importante è cosa si comunica: se si tratta di un contenuto di poco valore anche la strategia più efficace non raggiungerà l’obiettivo». Lei, però, ha sempre avuto il sogno di diventare scrittrice e ora non solo scrive testi teatrali, ma cura la sua rubrica su la Repubblica “Parlami d’amore” «perché – afferma la Ragni – che cos’è la politica e la vita se non una grande, complessa storia d’amore?».

L’incontro, moderato dalla studentessa di giornalismo Federica Mastromonaco e dal curatore di ParmAteneo Fabio Manis, è terminato con un consiglio della giornalista «Perseguite i vostri obiettivi, andate avanti ma sempre con onestà: perché in un mondo di fake news chi si distinguerà sarà il giornalista, il garante della verità».

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