Mercoledì, 07 Febbraio 2024 06:03

Giovanni Gentile e la negazione del diritto naturale. In evidenza

Scritto da Prof. Daniele Trabucco

Di Daniele Trabucco Belluno, 6 febbraio 2024 - La grande obiezione del pensiero filosofico neoidealista ad Hegel (1770–1831), massimo esponente dell'idealismo tedesco, é quello di non aver saputo superare la dialettica degli opposti.

Neppure Benedetto Croce (1866–1952), secondo Giovanni Gentile (1875–1944), con la sua dialettica dei distinti è riuscito nell'impresa, frantumando la vita dello Spirito in quattro momenti irrelati.

Per Gentile, invece, che ripensa fichtianamente l'hegelismo, l'unica realtà esistente è lo Spirito nel suo momento creativo, è l'Io assoluto come momento di autoctisi, di autocreazione. Nel suo produrre, o meglio nel suo porsi come Soggetto, lo Spirito pone necessariamente anche l'Oggetto che non è diverso rispetto ad esso altrimenti si ricadrebbe nel dualismo che il neoidealismo obietta ad Hegel, in quanto deve essere visto sempre e solo all'interno del momento creativo. In questa prospettiva il diritto esprime la "volontà voluta".

Detto diversamente, il diritto, nella filosofia gentiliana, è uno schema, è lo schema della legge attraverso il quale si realizza la morale, o meglio l'eticità dello Spirito, nella misura in cui la volontà  viene concretamente realizzata. Il diritto "concreto", allora, è  la morale quale si realizza ogni qual volta una norma viene o eseguita spontaneamente dal cittadino o applicata da un giudice.

Ora, questo voluto non è meno opaco dello "iussum" positivista.

Concepire, infatti, il diritto come atto della volontà posto dall'Io trascendentale è sì coerente con le premesse dell'attualismo gentiliano, ma non è una spiegazione filosofica del diritto (Di Dario). Alla formula degli antichi "ius quia iustum" bisogna sostituire, per il pensiero gentiliano, l'altra ossia "ius quia volutum". Il criterio del giusto e dell'ingiusto, sui cui poggia il giusnaturalismo classico, diventa un mero criterio cronologico e geografico. In questo modo, però, si cade nell'empirismo storicista più assoluto, nella negazione di ogni principio e si perviene al livellamento di tutti i valori e la persona umana, ridotta ad individuo, è gettata in balia dell'onnipotenza dello Stato: un atomo indistinto di un immenso edificio.

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(*) Autore - prof. Daniele Trabucco.

Associato di Diritto Costituzionale italiano e comparato presso la Libera Accademia degli Studi di Bellinzona (Svizzera)/UNIB – Centro Studi Superiore INDEF (Istituto di Neuroscienze Dinamiche «Erich Fromm»). Professore universitario a contratto in Diritto Internazionale e Diritto Pubblico Comparato e Diritti Umani presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici/Istituto ad Ordinamento Universitario «Prospero Moisè Loria» di Milano. Dottore di Ricerca in Istituzioni di Diritto Pubblico e titolare di Master universitario di I livello in Integrazione europea: politiche e progettazione comunitaria. Già docente nel Master Executive di II livello in «Diritto, Deontologia e Politiche sanitarie» organizzato dal Dipartimento di Economia e Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Socio ordinario ARDEF (Associazione per la ricerca e lo sviluppo dei diritti fondamentali nazionali ed europei) e socio SISI (Società italiana di Storia Internazionale). Vice-Referente di UNIDOLOMITI (settore Università ed Alta Formazione) del Centro Consorzi di Belluno.

Sito web personale

www.danieletrabucco.it

 

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