Sabato, 17 Dicembre 2022 06:50

E se Shakespeare fosse stato una donna? Ce lo racconta Eliselle nel suo nuovo romanzo In evidenza

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È uscito per Gallucci Bros il nuovo romanzo della scrittrice sassolese Elisa Guidelli, in arte Eliselle, in cui si immaginano le avventure della giovane Judith Shakespeare, che per avere la possibilità di studiare e apprendere assume l’identità di William

Di Manuela Fiorini

SASSUOLO (MO), 16 dicembre 2022 – Se fossi stata un uomo, avrei avuto opportunità diverse nella vita? Magari un lavoro migliore, con uno stipendio migliore? Avrei potuto viaggiare di più, studiare di più, avere un destino diverso? Credo che queste domande, almeno una volta nella vita, se le siano poste tutte le donne. E se lo è chiesto anche la scrittrice sassolese Elisa Guidelli, in arte Eliselle, che nel suo ultimo romanzo “She Shakespeare” immagina che il grande drammaturgo William Shakespeare (1564-1616) si stato in realtà una ragazza, Judith, che per soddisfare la sua fame di conoscenza, si traveste da ragazzo per avere la possibilità di andare a scuola, allora accessibile solo ai maschi, e assume così l’identità di William.

Il romanzo, un young adult, ma con le caratteristiche del romanzo storico, è rivolto ai ragazzi, ma anche agli adulti e offre uno spaccato della vita del tempo, ma anche e soprattutto, invita a riflettere, attraverso le avventure di Judith, su quello che ancora oggi è il fenomeno del gender gap. Ne abbiamo parlato con l’autrice.

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Judith Shakespeare è una ragazzina che per avere le stesse opportunità di studiare e conoscere dei maschi si traveste da ragazzo per frequentare la scuola e vedere il mondo. Si sarebbe potuta accontentare di un’istitutrice privata, ma non lo fa, scegliendo una strada molto più difficile e rischiosa. Quanto è importante per il tuo personaggio questa scelta e qual è il messaggio che hai voluto lanciare ai lettori di oggi, in una società in cui il gender gap è ancora presente?

“La scelta di Judith è una rivendicazione. Non solo dell’istruzione, ma del diritto a essere riconosciuta come essere pensante, intelligente, alla pari di chiunque altro, senza essere penalizzata perché nata femmina. Se pensiamo che nel mio libro parlo dell’Inghilterra del XVI secolo potremmo essere autorizzati a dire che queste cose non accadono più ed è solo una bella storia, ma se leggiamo le cronache di oggi scopriamo che più di 130 milioni di bambine non hanno accesso alla scuola per motivi di ordine religioso, politico e culturale. Quindi leggendo di Judith, leggiamo il contemporaneo”.

La ragazza che si veste da uomo non è una novità nel panorama letterario Pensi che una donna per avere le stesse possibilità di un maschio debba ancora oggi “mettersi nei suoi panni”?

“Qualcosa sta cambiando, ma la strada è ancora lunga. Penso che ciò che abbiamo sopportato per secoli non possa essere spazzato via in pochi decenni, e che un certo tipo di mentalità sia dura a lasciare il passo, ma con la perseveranza nella lotta e con l’attenzione estrema alle differenze e ai gap ancora presenti nella società di oggi, le cose possano migliorare”.

Perché nel tuo romanzo hai scelto proprio William Shakespeare per essere l’alter ego di Judith?

“Shakespeare è da sempre oggetto di speculazioni relative alla sua identità. Era un gioco divertente, e quando ho riletto Virginia Woolf che si inventa la sorella di Shakespeare per raccontare le differenze di trattamento e opportunità tra uomini e donne nel mondo culturale, mi sono detta: perché non farli diventare la stessa persona?”

Judith è circondata da personaggi femminili “forti”, che la guidano, la appoggiano nella sua scelta e l’accompagnano sulla via dell’emancipazione. Penso a sua madre Mary, che sebbene “incastrata” nel suo ruolo di moglie e madre, proviene da una famiglia che le ha dato l’opportunità di istruirsi, ancor più alla zia Anne, che la vedovanza ha reso ancora più indipendente ed emancipata, fino alla regina Elisabetta I, il mito di Judith. Quanto è importante, allora come oggi, avere figure femminili che siano di esempio e di supporto?

“È importantissimo, ed è ancora più importante cercare di comprendere che se le donne tra loro non fanno gruppo e rete, non si va da nessuna parte e saremo sempre divise in recinti con poca possibilità di azione e movimento. Sulla mia pelle ho capito quanto sia dura subire discriminazioni dalle stesse donne che invece di supportarti, decidono di ostacolarti e isolarti per i motivi più diversi, ed è dieci volte peggio perché ancor più assurdo: siamo sulla stessa barca e se non ci aiutiamo tra di noi, affondiamo tutte”.

A un certo punto del romanzo, Judith deve comunque fare i conti con la sua femminilità, i suoi sentimenti verso Evans rischiano di tradirla ma, prima ancora, a tradirla è il suo corpo. Viene scoperta infatti quando le arriva il primo ciclo. Da lì la caduta: la famiglia sprofonda nella vergogna, la zia Anne viene allontanata, lei chiusa in casa, insomma, per le donne le cose non sono mai facili. È perché prima o poi si scontrano con il famigerato “soffitto di cristallo”? Come uscirne?

“Se ne esce perseverando, resistendo, parlando, confrontandosi, protestando, raccontando la propria esperienza alle altre, dandosi aiuti e spalle su cui appoggiarsi per prendere fiato e poi ripartire. Le donne patiscono da sempre le crisi e i momenti oscurantisti, da sempre sono ritenute le “sacrificabili”, ma da questa situazione si esce combattendo insieme senza cedere di un passo”.

Il romanzo è molto accurato anche dal punto di vista storico e ha una valenza didattica che consente di conoscere l’epoca di Elisabetta I, l’ambiente in cui si muovevano le compagnie teatrali, le lotte di religione tra cattolici e anglicani, senza tuttavia che la storia prevalga mai sulle vicende dei personaggi, ma faccia da sfondo, si intersechi senza essere didascalica o “pesante”. In questo modo il lettore apprende senza sforzo (e se gli va potrà poi approfondire). Qual è oggi secondo te la valenza e l’importanza del genere del romanzo storico? Può essere in qualche modo “moderno”?

“Io ho sempre adorato il romanzo storico perché innanzitutto ti permette di leggere e capire la storia divertendoti, attraverso le emozioni. In secondo luogo, ti permette di parlare dell’oggi e di far capire come corti e ricorsi storici derivano dalla miopia dell’umanità e dalla sua incapacità di evolversi veramente. Riflettendo sulla storia, è possibile non commettere gli stessi errori del passato, dovrebbe essere studiata e trasmessa con più facilità e cura, e il romanzo storico aiuta ad appassionarsi a una materia che può essere davvero ostica, e lo dico da storica”.

Da che età consigli la lettura di “She Shakespeare”?

“La fascia d’età ufficiale è a partire dai 12 anni, ma penso che già dai 10 anni sia una lettura adatta, comprensibile e appassionante. E va benissimo anche per gli adulti”.

Senza “spoilerare”, il finale è molto aperto, anzi, sembra che la fine sia proprio un nuovo inizio, Judith mette davanti a tutto se stessa, sceglie di “volersi bene”. Quanto è importante oggi che questo messaggio arrivi alle donne di tutte le età?

“È un messaggio che in qualche modo, è comune a tutti i miei romanzi. Per trovare la propria strada e felicità è necessario conoscersi, e per conoscersi bisogna mettersi al centro del proprio mondo. Sperimentare, viaggiare, capire, provare, incontrare, comunicare, ma partendo dal fatto che se non stiamo bene noi con noi stesse e la nostra vita, allora tutto il resto non funzionerà. Non si tratta di egoismo, ma di consapevolezza. E per essere consapevoli bisogna imparare ad ascoltarsi, a guardarsi dentro e poi, imparare ad agire e prendersi le proprie responsabilità. La felicità non te la regala nessuno, te la devi cercare da te”.

Infine, il seguito (e il destino di Judith) il lettore può desumerlo dalla storia e dalla letteratura. Ma potremo conoscerlo anche dal suo punto di vista? In poche parole: hai in progetto di scrivere un seguito sulla sua storia?

“Mi piacerebbe molto, ma ancor di più mi piacerebbe trasformarla in serie tv: raccontare Judith che gira per l’Europa e si imbatte in storie, personaggi stravaganti e mille avventure deve essere un divertimento fuori dal comune, e quando scrivo, amo divertirmi!”

SCHEDA DEL LIBRO

Eliselle – con disegni di Arianna Farricella

She Shakespeare

Gallucci Bros

Pag 280, € 14,50

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