Venerdì, 04 Febbraio 2022 16:47

Non vogliamo la luna, vogliamo lo spazio! In evidenza

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Gli studenti universitari in protesta per la mancanza di spazi, e per ribadire il diritto essenziale allo studio.  A seguire il “volantino” della protesta con l’elenco dei desideri. (Foto di Francesca Bocchia) 

Parma, 4 febbraio 2022 - Dallo scoppio di pandemia, le studentesse e gli studenti, hanno visto un peggioramento complessivo della loro vita, sia dovendo affrontare una situazione mai vista prima, sia perché le mancanze dell’Unipr, già presenti prima della pandemia, si sono acuite ulteriormente.

Dalle mense (ricordiamo essere con i prezzi tra i più alti in Italia), passando per i trasporti, ormai vicini ad essere carri buoi in sfregio alla tutela della nostra salute, arrivando infine alle biblioteche e alle aule universitarie.

In particolare dopo 2 anni di pandemia sorge in noi, ora più che mai, il bisogno di spazi dove poter studiare, in sicurezza e liberamente.

L’anticipazione dell’orario di chiusura delle biblioteche, già a prenotazione e a capienza ridotta per motivi sanitari, è un ulteriore segnale della noncuranza dell'università di Parma nei confronti degli  studenti, buoni solo come merce da esposizione per scalare le classifiche d'eccellenza.

In tutto l’Ateneo sono diminuiti gli orari delle biblioteche, a partire dal caso più clamoroso, cioè la biblioteca di economia, in passato aperta fino a mezzanotte (grazie a una conquista degli studenti) e ora chiusa alle 19, ma potremmo citare anche la biblioteca di medicina, del campus, di lettere, di lingue.

L’Università dovrebbe garantire la disponibilità di luoghi dove poter acquisire ed elaborare, anche collettivamente, ciò che viene detto in aula.

Non tutte e tutti possono studiare a casa, che sia per mancanza di spazio o della sufficiente tranquillità.

Questo ribadiamo non è un lusso, è un diritto essenziale per garantire il diritto allo studio.

Le risposte ufficiali imputano il motivo al contenimento dei contagi, quando invece ciò nasconde una semplice mancanza di risorse economiche dell’università. 

Inoltre, la risoluzione di questo bisogno, potrebbe essere l’occasione di stimolare la partecipazione degli studenti alla vita universitaria, tramite per esempio l’apertura di aule studio autogestite e permettendo di studiare nelle aule vuote, quando queste non vengono utilizzate per le lezioni. 

Sempre su questa china da anni si parla di rivitalizzare gli spazi del campus, ora attraversati in maniera passiva dagli studenti.

È possibile  per noi invece immaginare un campus vivo, partecipato ed organico, che non venga utilizzato dagli studenti solo per le ore di lezione.

Il problema degli spazi, però, non si limita alle aule studio, ma si allarga a tutta una serie di tematiche a noi care.

Non è infatti accettabile che piova nelle aule universitarie (vedasi Q02), non è neanche accettabile riempirsi la bocca di ecologia ed avere edifici vecchi, inefficienti e fatiscenti.

In virtù di questo chiediamo al Rettore Paolo Andrei e all’Università di Parma questi semplici punti, fiduciosi del fatto che due anni di lontananza, di mancanze e di sacrifici possano bastare, e che non si utilizzi più la crisi pandemica per nascondere problemi strutturali dell’università.

Vogliamo

1. Che gli orari delle biblioteche ritornino a essere quelli pre-pandemici, estendendone l’apertura nei week-end, come avviene nella maggior parte delle università. 

2. Che venga permesso l’utilizzo delle aule vuote per studiare

3. Che ci venga garantito uno spazio dove poter allestire un’aula studio autogestita, di comune accordo e gestione tra tutte le studentesse, gli studenti e i soggetti dell’università.

4. Di poter Attraversare aule universitarie sicure, vivibili ed ecologiche.

5. Che l’Università si preoccupi di rendere il campus un posto vivo, dove poter vivere l’università e non solo attraversarla. Che il campus smetta di essere un non-luogo, privo di identità, attraverso la creazione di spazi comuni in cui poter socializzare e fermarsi

“Ecologia Politica - Collettivo Universitario"

 

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