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Quando si decide di costruire casa, la zona del bagno è sempre una delle più difficili da progettare. Sono molte le varianti che possono mettere in difficoltà il proprietario. In particolare, se si parla di scegliere se installare una doccia o una vasca da bagno a scomparsa.

Che si scelga di installare una vasca da bagno o una doccia, in entrambi i casi si avranno dei vantaggi e degli svantaggi. Non esiste – purtroppo – una scelta che può portare solo dei vantaggi.

Per aiutare a prendere una buona decisione su cosa installare, per realizzare questa guida è stato chiesto l’aiuto degli esperti di www.cambiovasca.it . La loro esperienza nelle operazioni di cambio vasca con doccia, gli permette di conoscere in maniera approfondita quali sono i punti a vantaggio e svantaggi di entrambe le soluzioni.

Vasca da bagno a scomparsa: vantaggi e svantaggi

A differenza di una tradizionale vasca da bagno, le soluzioni a scomparsa hanno una soglia per l’accesso di altezza ridotta. Inoltre, tra le loro caratteristiche più comuni ci sono una seduta incorporata e la possibilità di inserire un sistema idromassaggio.

Vantaggi di una vasca da bagno a scomparsa

- È più sicura e accessibile delle tradizionali vasche da bagno per le persone anziane o con disabilità. Fatto che le rende una perfetta scelta per chi ha un anziano in casa.

- Permette di inserire una vasta selezione di accessori come sistemi di idromassaggio, sistemi TV e radio. Fattori che permettono una maggiore comodità durante il suo utilizzo.

Svantaggi di una vasca da bagno a scomparsa

- Il prezzo di acquisto spesso è superiore a quello delle tradizionali vasche da bagno. Questa loro caratteristica, è data dal fatto che sono spesso di dimensioni maggiori delle vasche da bagno più comuni.

- Costo di installazione maggiore. Fattore che deve essere ben preso in considerazione, se non si vuole sforare il budget preventivato per la ristrutturazione/realizzazione del bagno.

- Il loro utilizzo può pesare maggiormente sul bilancio familiare. Viste le maggiori dimensioni, l’utilizzo di acqua per riempirle è sicuramente maggiore.

Cabine docce a pavimento: vantaggi e svantaggi

Le docce a pavimento sono di grande tendenza negli ultimi anni. Poiché sono modelli che non includono una vasca da bagno o altri accessori, le loro dimensioni e ingombro finale sono in molte occasioni inferiore a quello di altre soluzioni. Se lo spazio non è un problema nel proprio bagno, si può optare per acquistare una cabina doccia a pavimento di grandi dimensioni. Cosa che offre la possibilità di avere maggior spazio e di prevedere l’inserimento di accessori come generatori di vapore e soffioni massaggianti.

Vantaggi di una cabina doccia a pavimento

- Possono essere una soluzione che occupa meno spazio, permettendo di avere più spazio a disposizione nel bagno.
- Sono una soluzione che spesso è più facile da pulire. Ci sono meno aree dove l’acqua si può fermare.
- Negli ultimi anni sono molte le aziende che hanno progettato modelli di tendenza e con linee che si adattano alla perfezione ad abitazioni moderne.

Svantaggi di una cabina doccia a pavimento

- Possono essere una soluzione poco pratica per chi ha dei bambini piccoli. Inoltre, se si sceglie di acquistare una variante con doccione fisso, può risultare molto difficile fare il bagno ad un bambino senza bagnarsi.

- Può essere potenzialmente più scivolosa di una versione tradizionale. Quando si scelgono i materiali e i vari accessori, è bene prendere in considerazione il fattore scivolamento.

- Può avere un costo di installazione maggiore. Se per la sua installazione è richiesto l’intervento di un muratore o azienda di costruzione, il costo di installazione di una doccia a pavimento può essere considerevole.

Quando si ha bene in testa il progetto per il proprio bagno, e non ci sono particolari impedimenti al momento dell’installazione, una o l’altra soluzione possono essere sicuramente più che valide. In tutte le altre situazioni, è bene prendere bene in considerazione i punti a favore e a sfavore delle due scelte.

Può essere una buona idea, crearsi una lista di punti pro e contro una soluzione per entrambi i modelli. Una volta completata questa lista, accostandole, si potrà vedere quale delle due si potrà considerare la soluzione più adatta ai propri bisogni.

 

Pubblicato in Design Emilia

Termini e diciture in architettura: le scale a sbalzo, per il lettore medio

Fra le dizioni specifiche in architettura e design da interni/esterni, quando si tratta di trattare i metodi per passare da un livello ad un altro di un fabbricato, possiamo imbatterci in quelle di “scala a sbalzo” e “scala autoportante”. Spesso, in queste discipline eteroclite quanto affascinanti e ricche, ci si trova di fronte a termini e diciture che non sono di immediata comprensione, né posseggono necessariamente il sufficiente potere in termini di connotazione e denotazione. Ed è facile che una dizione si sovrapponga poi, nell’uso quotidiano, ad un’altra, che tuttavia vorrebbe dire qualcosa di diverso e appartenente a ad altro piano logico.

Le scale a sbalzo, ad esempio, possono differire grandemente, in base al tipo di sistema che le costituisce. Si tratta di una categoria generale, che all’interno comporta quantomeno una bipartizione. Esse sono anche denominate “scale sospese”, il che accresce ulteriormente l’alone di mistero e di fascino alla base del loro successo.

Lo sbalzo e l’idea di “sospensione”

L’immagine di una scala sospesa, di per sé, esprime una certa onnipotenza, che ben si confà ad un rampante architetto, o committente: si tratta di qualcuno che “può osare” e “sfidare lo spazio” in modo impertinente.

Di fatto, cosa sorregga una scala a sbalzo, non è per niente esoterico né poi troppo stravagante. Si tratta di semplice ingegneria accorta all’estetica, in cerca di spettacolo, attenta all’armonia dell’insieme e ad un’armonia spazio-temporale contemporanea.

Il rapporto col pre-esistente

Estremamente accattivante, la scala a sbalzo necessita, per la sua realizzazione ed installazione, di determinati accorgimenti in fase di progettazione e costruzione del fabbricato.

Naturalmente, ci si accontenterà di adattarla al preesistente, se si sta effettuando una ristrutturazione di interni. Mentre si potrà optare per un sistema più “globale”, qualora si progetti uno stabile da zero.

Nel primo caso, generalmente, si adopererà la stessa ringhiera, come struttura della scala.

Sarà questa a fare da elemento portante, insieme al fatto – ovviamente – che ogni gradino sarà obbligatoriamente collegato al precedente ed al successivo. La ringhiera ed i gradini, insomma, formeranno un tutt’uno (grazie a viti che attraversano la ringhiera, unendola ad ogni gradino o tramite un cilindro in acciaio, distanziale). Insieme, ringhiera e gradini andranno a fissarsi al muro tramite perni in acciaio e resina, dall’esiguo diametro di una decina di millimetri.

Immaginiamo ora, in particolare, questa scala con una ringhiera piena tutta in vetro … sembra già di averla in casa ed ammirarla dal basso!

Nel secondo, invece, tutto peserà sul muro.

L’aggettivo “autoportante”

Le scale a sbalzo, possono anche essere più propriamente “autoportanti”.

Pensiamo ad un cantiere: siamo ancora in fase di predisposizione delle tramezze! È ovvio che qui possiamo ancora sbizzarrirci, a livello di muri portanti e, soprattutto, muri in cemento armato. Eh già, il buon vecchio cemento armato …

Diciamo subito, infatti, nonostante si tenda attualmente a metterlo un po’ all’angolo, che quest’ultimo rappresenta la condizione più semplice perché si possa con serenità installare una scala i cui gradini abbiano strutture in metallo da fissare direttamente al muro. Si potrà, in effetti, così, ricorrere ad un’anima in acciaio con diversi perni da regolare per precisare il posizionamento del gradino. La scala a sbalzo su cemento armato, insomma, risulta essere al contempo la cosa più complessa, ma anche quella più efficace e, paradossalmente, quella dalla realizzabilità più immediata. Sarebbe la più ovvia, dal punto di vista della sicurezza, della tenuta, del carico verticale, …

Ma se una casa, sebbene in cemento armato, è ormai terminata e si riflette solo tardivamente ad una bella scala a sbalzo autoportante … allora diciamo, comunque, che non tutto è perduto. Lo stesso vale per chi sia proprietario di una bella casetta di mattoni. Ad esempio, si potrà sempre far ricorso all’inserimento di una struttura in acciaio abbastanza spessa, tra il muro (fosse anche di mattoni) ed una copertura di cartongesso o boiserie. E solo a questa nuova anima di ferro verrà in seguito agganciata davvero l’anima di ogni gradino, senza problemi di carico al di sopra dei 130 Kg.

L’ultimo dettaglio, che un discorso generale su scale a sbalzo e scale autoportanti non può omettere, è questo: è interessante tener presente che se i gradini sono agganciati uno ad uno alla parete, sarà semplice effettuare sostituzioni o riparazioni. Nel caso di gradini collegati tra loro, invece, la manutenzione si rivela davvero laboriosa, dispendiosa … e, soprattutto, poco conservativa.

Pubblicato in Design Emilia

Le Volanti della Questura di Parma, hanno effettuato numerosi sopralluoghi di furto, consumato o tentato, in abitazione.

I malviventi hanno colpito in diverse zone della città lo scorso venerdi 17 novembre: Via Passo della Colla, Via Paradigna, via Ferdinando Guerci, Via Bassano del Grappa, Strada Bassa Nuova.

In Via Giuseppe Micheli, invece, entrati in casa mentre il proprietario era all'interno, si sono dati alla fuga una volta scoperti.
Danneggiate porte e finestre per accedere all'interno dei locali, i rei hanno messo a soqquadro i vari appartamenti, sottraendo preziosi e contanti.

In Strada Parasacchi è stata recuperata, abbandonata a bordo strada, una scatola portagioie a forma di valigetta contenente bigiotteria ed orologi al quarzo di scarso valore.

Pubblicato in Cronaca Parma

Novellara, 25 agosto 2017 – Prosegue l'impegno dell'amministrazione comunale sul fronte del sostegno nell'ambito delle politiche abitative per i cittadini economicamente svantaggiati o con disabilità. Dal giorno 25 agosto 2017 sarà infatti possibile presentare domanda per l'assegnazione dei mini alloggi Abicoop in uso al Comune di Novellara che si rendessero disponibili nell'arco di due anni dall'approvazione della graduatoria. Si tratta in particolare di sei mini appartamenti (48 Mq) situati nel complesso Abicoop di via Togliatti e di via de Nicola e di un appartamento di 60 mq situato in via de Nicola.

Potranno fare domanda, entro le ore 12.00 del 25 settembre 2017, i residenti a Novellara da almeno un anno. Fra i requisiti ci sono un nucleo familiare ristretto (composto da una o due persone), di cui almeno uno dei componenti abbia compiuto 70 anni. È poi necessario un reddito ISE non superiore a 20.000 euro e un valore ISEE inferiore a 12.738,00. Inoltre, chi vorrà accedere al bando non dovrà essere intestatario di case di proprietà o assegnatario di alloggi ERP.

Nella formazione della graduatoria varrà data inoltre particolare attenzione per i soggetti con disagio socio – economico marcato, con invalidità e con condizioni di gravità previste dall'art 3 – comma 3 della L 104/92.

Questo il commento di Alessandro Baracchi, assessore al welfare e alle politiche abitative: «La giunta ritiene prioritario sostenere le difficoltà in ambito abitativo non solo attraverso l'edilizia residenziale pubblica ma anche attraverso progetti complementari di edilizia sociale a canone calmierato che mettano al centro non solo l'aspetto economico ma anche gli altri fattori individuali e di contesto che portano alla formazione di una condizione di fragilità».

Per maggiori informazioni sui requisiti sull'accesso al bando, si rimanda al sito internet www.comunedinovellara.gov.it. La modulistica è disponibile presso l'Istituzione servizi sociali ed educativi I Millefiori, situata in via Costituzione 10/B.

Sono positivi i conti di Unicapi, la principale cooperativa modenese di abitazione a proprietà indivisa. Unicapi in 45 anni di attività ha costruito 920 alloggi in 16 Comuni della provincia.

Modena, 17 maggio 2016

Nonostante la crisi delle costruzioni e di molte cooperative di abitazione della regione, sono positivi i conti di Unicapi, la principale cooperativa modenese di abitazione a proprietà indivisa.
Lo dimostra il bilancio 2015, approvato dai soci insieme al preventivo 2016. L'utile d'esercizio è stato di 935 mila euro, in aumento del 55 per cento rispetto ai 601 mila euro del 2014. La somma è stata destinata a riserva indivisibile, andando così a incrementare il patrimonio netto di Unicapi, che supera i 20 milioni di euro.
«Abbiamo ormai assorbito i colpi del terremoto 2012, che aveva causato danni a tre edifici della nostra cooperativa a Camposanto e Rovereto – dichiara il presidente di Unicapi Loris Bertacchini – Con la ricostruzione, completata l'anno scorso, di una palazzina di nove alloggi a Rovereto che avevamo dovuto abbattere, abbiamo restituito l'abitazione a tutti i nostri soci che l'avevano persa a causa del sisma».
Per le manutenzioni Unicapi l'anno scorso ha speso oltre 700 mila euro, che diventeranno 910 mila quest'anno. Nonostante una cooperativa come Unicapi debba essere attenta a non superare certi limiti nella determinazione dei canoni di affitto, sulle manutenzioni sono previsti investimenti in aumento anche negli anni futuri.

LORIS BERTACCHINI - UNICAPI rid

Nel 2016, intanto, continueranno le verifiche sismiche e la certificazione del livello di sicurezza dei fabbricati di proprietà.
Quanto al futuro della cooperazione a proprietà indivisa, Bertacchini spiega che Unicapi, la quale in 45 anni di attività ha costruito 920 alloggi in 16 Comuni della provincia, può essere uno strumento in grado di rispondere all'aumento della domanda di case a canoni sociali. «Purtroppo non ci sono più le aree a basso costo e anche i finanziamenti pubblici sono calati rispetto al passato. Per evitare il rischio di sopravvivere gestendo solo il vecchio patrimonio, la cooperativa deve condividere competenze ed esperienze con la cooperazione sociale. Queste due forme di cooperazione – conclude il presidente Unicapi – possono essere protagoniste di un nuovo modo di abitare e creare insediamenti che abbiano le caratteristiche di comunità solidali».
A fine 2015 i soci di Unicapi erano 3.154, di cui 2.234 "non assegnatari"; dal 2000 la base sociale è cresciuta del 40 per cento. Nel 2015 le ammissioni a socio sono state 69; il 46 per cento risiede nel Comune di Modena, il 28 per cento è straniero, il 42 per cento è pensionati, mentre i giovani rappresentano il 26 per cento.
Per prevenire conflittualità e gestire situazioni di tensione all'interno di qualche fabbricato, nel novembre 2015 Unicapi ha organizzato un corso rivolto ai responsabili dei consigli di gestione con l'obiettivo di sensibilizzarli sui temi della convivenza, condivisione e rispetto delle regole. Il corso, gestito dalla cooperativa sociale Mediando di Modena, ha implementato le competenze relative alla mediazione dei conflitti, alla capacità di ascoltare le persone e a individuare i loro bisogni.

(fonte: ufficio stampa Confcooperative MO)


di Redazione,
Modena, 03 Aprile 2013 --
Contributo per favorire la permanenza nelle abitazioni di inquilini di alloggi di proprietà privata e per sostenere le persone che sono in difficoltà nel pagamento del canone di affitto per l'abitazione in cui risiedono.

Pubblicato in Lavoro Emilia


di Redazione -
Parma 03 Aprile 2013 - -

Nell'ambito di ristrutturazione societaria della Holding STT e delle sue partecipate, CasAdesso ha pubblicato il bando sul sito del Comune di Parma (portale istituzionale del Comune di Parma – atti e bandi - alienazioni) per la vendita degli 8 appartamenti e 15 autorimesse.

Pubblicato in Lavoro Emilia