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Sicurezza: un nodo da sciogliere. Nuova collaborazione tra imprese, istituzioni e forze dell'ordine. Ampio dibattito nell'incontro promosso da Confesercenti Parma

Parma, 20 Aprile 2018 – Si è tenuto giovedì, nella sede di Confesercenti Parma in via La Spezia l'incontro pubblico tra i commercianti e le principali istituzioni deputate alla sicurezza del territorio.

L'evento, organizzato dall'associazione cittadina per rispondere concretamente alle richieste di soluzioni tempestive giunte da imprenditori e titolari di attività commerciali di Parma e provincia, ha messo al centro il tema della sicurezza per le attività presenti sul territorio, accendendo un ampio dibattito tra i partecipanti.

Le recenti disposizioni in materia legislativa a livello nazionale e regionale propongono una lettura della "sicurezza urbana" non più strettamente legata alla materia statale dell'ordine pubblico e della sicurezza.

A partire dalla riqualificazione, anche urbanistica, sociale e culturale, passando per il recupero delle aree o dei siti degradati, l'eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale e promuovendo la cultura del rispetto della legalità e l'affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile.
Tutti interventi previsti dalla legge e possibili, secondo Confesercenti, avviando appunto una nuova modalità di collaborazione e coordinamento tra imprese, forze dell'ordine e istituzioni.

I commercianti hanno partecipato numerosi all'iniziativa promossa dall'associazione chiedendo, specialmente in alcune zone particolarmente "sotto pressione", il ripristino del vigile di quartiere per contrastare i bivacchi, il preoccupante fenomeno delle baby gang e le relative minacce e proponendo una maggiore presenza delle forze dell'ordine nei quartieri e in centro per limitare l'abusivismo e i furti nelle attività commerciali .

L'intento dell'iniziativa è stato chiarito in avvio da Francesca Chittolini, presidente di Confesercenti Parma: "Lo scopo principale di questo pomeriggio di lavori, oltre a quello di volere fare il punto sullo stato della sicurezza reale e percepita in città, è quello di proporre nuovi progetti condivisi tra gli imprenditori e le istituzioni in cui Confesercenti si propone come riferimento al coordinamento e alla divulgazione delle informazioni. Crediamo che la sicurezza sia un diritto e che lo sviluppo economico passi anche dalla capacità di un territorio di preservarla e migliorarla. Siamo convinti che gli imprenditori commerciali svolgano, oltre a quello economico, un importante ruolo di qualificazione sociale ed urbana e che occorre, anche in vista dell'importante impegno del 2020, tracciare in modo ancora più incisivo la strada della collaborazione e della condivisione di idee e progettualità".

Dello stesso parere il direttore di Confesercenti Parma Luca Vedrini: "La sicurezza è un argomento vasto, ma ritengo vada fatto uno sforzo comune, anche perché il tessuto sociale della città è cambiato. In questi anni Confesercenti ha proposto varie soluzioni come le telecamere di vigilanza, i presidi di quartiere, l'utilizzo dei carabinieri in congedo, la tassa di soggiorno, maggiore illuminazione nelle zone critiche. Vogliamo la certezza che la sicurezza sia un diritto".

L'invito è stato prontamente raccolto dal prefetto Dott. Giuseppe Forlani: "E molto importante – ha affermato - che ci sia un confronto costante tra le istituzioni, le forze di polizia e i commercianti; è una grande occasione per confrontarsi. La sicurezza è un concetto individuale e collettivo, il rapporto fiduciario tra istituzioni e cittadini è fondamentale. Il modello da seguire è quello della sicurezza partecipata. Il nostro compito non è fare le leggi, ma presidiare la città e prendere i colpevoli. Bisogna usare tutti gli strumenti a disposizione: i sistemi d'allarme sono una soluzione, così come il controllo di vicinato. Non abbiamo la bacchetta magica, ma questa è la strada da seguire".

Salvatore Altavilla, comandante provinciale dei Carabinieri ha spiegato la ricetta applicata dalle Fiamme d'Argento: "Sono arrivato a Parma 7 mesi fa e subito mi sono concentrato sulle zone di maggiore disagio e il centro storico. Il pattugliamento delle aree è la miglior ricetta. Il servizio anti-borseggio, ad esempio, sta avendo i suoi frutti tant'è che negli ultimi mesi, in piazza Ghiaia, sono sensibilmente calati i reati. Sono circa 25 i carabinieri impegnati in occasione del mercato settimanale in Ghiaia. Ai commercianti consiglio sempre di dotarsi di un sistema d'allarme collegato alle forze dell'ordine, il servizio è gratuito. E ci consentirà di intervenire in tempi rapidi".

II comandante provinciale della Guarda di Finanza Gianluca De Benedictis ha sottolineato l'utilità del confronto: "Il dialogo con le associazioni di categoria come Confesercenti è uno strumento fondamentale per noi. Le regole sono quelle che sono ma il nostro compito è quello di contrastare le attività criminali. Dobbiamo crederci sempre, le sanzioni sono comunque un deterrente a nuovi reati. Bisogna ragionare su servizi dedicati nelle aree di maggior interesse, ma di promesse non se ne possono fare".

Il vicequestore di Parma Mario Felice Anelli ha rimarcato l'impegno delle forze dell'ordine e il calo di molti reati: "La polizia cerca di venire incontro alle esigenze dei cittadini in tutti i modi e con tutti i limiti del caso. I reati contro il patrimonio sono diminuiti, mentre sono aumentati i reati a sfondo sessuale".

Il Comune di Parma ovviamente ha un interesse primario sui temi della sicurezza per i quali ha approntato diversi strumenti: "In questi anni abbiamo aumentato i sistemi di videosorveglianza e attivato il controllo di vicinato – ha ricordato Cristiano Casa, Assessore del Comune di Parma alla sicurezza e al commercio - . Stiamo lavorando sulle aggregazioni giovanili; abbiamo aumentato i controlli sulle attività commerciali e nei mercati, oltre a maggiori controlli anagrafici sulle singole abitazioni. Abbiamo avuto modo di incontrare il Ministro dell'Interno Marco Minniti a cui abbiamo esposto i nostri problemi. C'è anche una questione legata alla certezza della pena, perché i cittadini irregolari devono essere espulsi. Basti pensare che per espellere un cittadino irregolare abbiamo impiegato 8 mesi. Non è un'emergenza, è un problema strutturale". Infine un invito al legislatore per nuove assunzioni tra le forze dell'ordine.

L'evento, alla seconda edizione, ha certamente coinvolto i partecipanti e seguiranno altri incontri e iniziative specifiche sui temi affrontati nel pomeriggio in cui, ancora una volta, si è sottolineata l.come da sempre sostiene Confesercenti Parma.

 

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Pubblicato in Cronaca Parma

Confesercenti esprime la propria soddisfazione per l'approvazione in Consiglio Comunale delle nuove tariffe rifiuti; un risultato che premia il lavoro svolto nell'interesse delle imprese di San Secondo, iniziato dall'estate scorsa, grazie alla mobilitazione dei commercianti, abbiamo avviato un serrato confronto con l'Amministrazione Comunale che ha permesso alla fine di riportare sotto controllo la Tariffa rifiuti, avviando nel contempo un processo di riduzione che per bar e ristoranti, supera il 40%, se consideriamo che era previsto anche quest'anno un aumento di 20 punti.

Ringraziamenti anche i tecnici di Iren che sono stati fondamentali nell' individuare e applicare le modalità tariffarie attuali. "Tuttavia, in particolare per il settore alimentare e la ristorazione – evidenzia Stefano Cantoni di Confesercenti - la tariffa rimane più che doppia rispetto a tutti i Comuni limitrofi e dell'intera Provincia, penalizzando fortemente le aziende locali, motivo per cui continueremo il nostro lavoro di monitoraggio e assistenza alle imprese affinchè si raggiunga finalmente una vera equità tributaria".

 

Pubblicato in Economia Parma

Rumore fuori dal locale: nessuna responsabilità per il gestore, deve vigilare il Comune. Lo afferma il Tar Lombardia (Brescia) nella sentenza 1255/2017. Fiepet-Confesercenti Parma: "Il Comune di Parma ci ascolti e annulli l'ordinanza"

Parma, 22 novembre 2017 – In un articolo pubblicato ieri dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore  (http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-11-20/rumore-clienti-fuori-bar-e-comune-che-deve-vigilare--200206.shtml ) è stata riportata la sentenza del Tar della Lombardia (sezione di Brescia) in cui sostanzialmente viene chiarito, se mai ve ne fosse stato bisogno, quale sia il limite entro cui il gestore di un locale pubblico può operare nei confronti delle azioni compiute da avventori e persone sulla pubblica via, anche adiacente al proprio esercizio.

La decisione del tribunale non lascia spazio ad interpretazioni: «la misura imposta con specifico riferimento al divieto di stazionamento degli avventori del locale negli spazi esterni appare, infatti, esulare dal potere del Comune e risulta, dunque, essere irrazionale nella parte in cui trasferisce sulla ricorrente oneri che graverebbero sull'amministrazione locale. (...) il divieto in parola è implicito nel fatto che la ricorrente non ha alcuna autorizzazione all'uso del plateatico, il controllo sul fatto che ciò non avvenga abusivamente rientra nella competenza del Comune. Pertanto, al gestore non può essere imposto di vigilare su un uso degli spazi esterni autonomamente fatto dagli avventori».

La valutazione ed eventuale repressione di un comportamento scorretto da parte dei clienti del locale del suolo pubblico, in prossimità o anche antistante all'accesso del suddetto locale, non può pertanto essere ascritto al gestore in quanto non potrà avere alcuna responsabilità sulle azioni di terzi e anche perché non dispone di alcuno strumento di repressione in merito all'illegittimo utilizzo del bene demaniale.

La responsabilità di vigilare e far rispettare le norme ricade sugli enti preposti, in questo caso il Comune (proprietario dell'area) e le forze dell'ordine.

Questa sentenza, arrivata dopo il ricorso da parte di alcuni pubblici esercizi avverso ad un'ordinanza di un comune lombardo, conferma la correttezza delle azioni messe in atto da Fiepet-Confesercenti Parma in relazione all'ordinanza del Comune di Parma che grava su due esercenti in borgo Angelo Mazza ( https://www.confesercentiparma.it/2017/11/17/borgo-angelo-mazza-gli-esercenti-risorsa-non-un-problema/ ).

Alla luce di quanto riportato Fiepet-Confesercenti Parma chiede di annullare l'ordinanza che grava sui due esercizi commerciali di borgo Angelo Mazza per convocare un tavolo di lavoro specifico per affrontare questa e altre problematiche relative alla compresenza di attività commerciali e tutela del vicinato, al quale porterà le proprie proposte.

Parma, 17 novembre 2017 – Confesercenti Parma ha appreso con sorpresa la decisione del Comune di Parma di limitare l'attività di altre due micro imprese commerciali del centro, tra cui una ormai storica Osteria, attraverso una Ordinanza specifica.

Osservando le motivazioni addotte nei verbali di sopralluogo della Polizia Locale, il dubbio è che le autorità competenti abbiamo affrettato la decisione.

Nelle premesse, infatti, sono riportate opinioni che a nostro parere rischiano di inficiare l'obiettività dell'Ordinanza.

Singolare ad esempio: "il borgo si presenta affollato a partire dalle ore 22,30 dalle persone in coda in attesa di essere servite, stante le ridotte dimensioni dei due esercizi commerciali in oggetto".

Inoltre, nella parte introduttiva dell'Ordinanza alcune contestazioni lasciano perplessi:
a) le due attività non hanno un servizio in strada di polizia privata
b) le due attività richiamano troppa gente
c) l'attività commerciale da asporto ha usato bicchieri di plastica anziché vendere bottiglie di vetro (!)
d) le due attività hanno messo cestini per i rifiuti e portacenere, non per tenere pulito il borgo ma per "...indurre la fruizione del borgo..."

Basterebbe quest'ultimo punto, per chiarire i motivi che hanno indotto l'associazione dei pubblici esercizi di Confesercenti a dissociarsi da questo modo di procedere.

E' stato evidenziato, nell'incontro avuto in Comune, che le bottiglie di vetro abbandonate non siano vendute dalle due attività colpite dall'ordinanza, così come i cartoni e altro ciarpame che viene lasciato in zona. Ci sono tanti agenti in giro a far controlli sulle attività economiche e non, come sarebbe più ragionevole, per far rispettare le regole di ordine pubblico, a tutela degli stessi commercianti.

E' evidente come un privato o anche alcuni addetti ai servizi di controllo non abbiano alcuna possibilità né poteri adeguati, per incidere su cosa succede davanti al Teatro Regio a mezzanotte, all'1 alle 2 o alle 3.

Con spirito propositivo e di collaborazione vogliamo esortare sia il Comune sia tutti gli organi competenti, compresa la Questura, a valutare azioni concrete per consentire a Parma di essere una città moderna, popolata e vissuta anche di notte.

Non è pensabile continuare a sanzionare, anche nella prospettiva anche dello sviluppo turistico, gli operatori commerciali. Le piccole attività del centro aperte in orari notturni sono una risorsa preziosa proprio contro il degrado e la desertificazione del centro, che lascerebbero invece spazio a ben altre attività, presenti poco più avanti, dove appunto non è presente alcun presidio.

Confesercenti Parma continuerà ad opporsi e dare tutto il sostegno necessario alle imprese commerciali, che in modo corretto e professionale, svolgono il loro lavoro e producono sviluppo e occupazione.

La Presidentessa Nazionale Fiarc Domenica Cominci, lunedì sera a Parma per discutere il futuro di Enasarco. Agenti di commercio al voto dal 1° al 14 Aprile: si vota on line. 

Parma, 11 marzo 2016

Cassa di Previdenza autonoma Ensarco: ad Aprile agenti e imprese sono invitati a scegliere direttamente i nuovi organi al vertice.
Visto il numero importante di agenti e imprese presenti sul territorio, Fiarc, Fnaarc, Usarci, Anasf (Promotori finanziari), Fisascat- Cisl e le organizzazioni imprenditoriali Confcommercio, Confindustria, Confesercenti e Confcooperative hanno voluto impegnarsi direttamente per la gestione della Fondazione Enasarco, consapevoli dell'importanza strategica dei fondi pensione e del sistema, promuovendo dunque l'importanza dell'elezione di chi rappresenterà questa articolata categoria del commercio.
Nella provincia di Parma, le votazioni interessano oltre 1700 agenti di commercio e circa 630 imprese preponenti, per questo Fiarc Confesecenti, in collaborazione con la sede Nazionale, ha invitato a Parma, la Presidentessa Nazionale, Domenica Cominci, Lunedì 14 marzo alle 20,30 nella sede di CONFESERCENTI - Via La Spezia 52/1a.
L'iniziativa, che riunirà principalmente gli addetti alle vendite del territorio, sarà l'occasione per discutere il futuro di Enasarco e per presentare il programma e le liste degli Agenti che partecipano alla competizione elettorale per la coalizione unitaria Insieme per Enasarco.
Oltre ai diversi programmi verranno illustrate le modalità per poter votare in modo elettronico.

Riferimento organizzativo: Stefano Cantoni, coordinatore Federazione Italiana Agenti e Rappresentanti di Commercio – Fiarc, sede di Parma – 348 7119173.

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Parma)

Pubblicato in Comunicati Lavoro Parma

Il documento ufficiale discusso alla Camera dei Deputati per la regolamentazione degli Home Restaurant. Anche nella nostra città e sul nostro territorio è un fenomeno che si è largamente sviluppato, ma che manca ancora di una precisa regolamentazione. -

Parma, 26 gennaio 2016

La scorsa settimana durante la X^ Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati si è aperto il dibattito sul tema dell'Home Restaurant. Nel corso dell'audizione, alla quale hanno partecipato il presidente nazionale, Esmeralda Giampaoli e il direttore nazionale Fiepet Confesercenti, Tullio Galli, sono state ribadite le posizioni della Fiepet, relativamente alla indispensabile equiparazione delle regole che mettano sul piano della parità sia gli operatori professionali sia i soggetti che intendono esercitare questa attività di SOCIAL EATING, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti di carattere igienico-sanitario, fiscale e di professionalità imprenditoriale, e tenuto altresì conto della risoluzione del Ministero dello Sviluppo Economico sull'argomento in questione.

Di seguito il documento ufficiale, consegnato agli atti, che compendia la posizione della Fiepet con la proposta di regolamentazione legislativa di questa disciplina.

Il fenomeno "Home restaurant", dal punto di vista giuridico, è attualmente privo di una propria disciplina, e ciò comporta seri problemi di ordine concorrenziale, sanitario e fiscale.
E' per questo che FIEPeT-Confesercenti ha commissionato al CST, Centro di Studi Turistici, un'indagine sulla rilevanza del fenomeno, le cui risultanze rivelano come l'universo degli Home restaurant in Italia abbia generato nel 2014 introiti pari a 7,2 milioni di euro, con il primato della Lombardia (con una quota di circa 1,9 mln di euro, pari a oltre un quarto del fatturato totale), ma introiti oltre il milione di euro anche nel Lazio (1,4 mln) e in Piemonte (1,1 mln); nello stesso anno sono stati proposti circa 86mila eventi di "social eating", con la partecipazione di circa 300mila persone, che hanno sostenuto una spesa media stimata di 23,70 euro pro-capite, per un incasso medio per singolo evento pari a 194,00 euro. Sono risultati attivi più di 7mila cuochi "social", ognuno dei quali ha incassato in media 1.002,51 euro, con un trend in sicura crescita.
E' chiaro che tutto ciò comporta un'indebita concorrenza al settore della ristorazione tradizionale. Il rispetto o meno delle regole cui sono sottoposti gli operatori economici è infatti uno degli elementi che più qualificano il funzionamento dell'economia e ne determinano le capacità di sviluppo.
E le regole che caratterizzano le attività della ristorazione sono indubbiamente numerose e severe.
Basti pensare che, fin dal suo avvio, un'attività di somministrazione di alimenti e bevande viene limitata da parametri di vario genere, fino a poco tempo fa finanche di tipo strutturalmente regolatorio, mediante distanze e contingenti numerici, oggi di tipo qualitativo, in ossequio all'art. 64 del D. Lgs. n. 59/2010, con cui è stata recepita la Direttiva "Bolkestein".
Questo prevede, infatti, che i comuni, nelle zone del territorio da sottoporre a tutela, possano adottare provvedimenti di programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico: tale programmazione può prevedere, sulla base di parametri oggettivi e indici di qualità del servizio, divieti o limitazioni all'apertura di nuove strutture, quando ragioni non altrimenti risolvibili di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità rendano impossibile consentire ulteriori flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi di controllo, in particolare per il consumo di alcolici, e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilità del territorio e alla normale mobilità.
Inoltre, per esercitare l'attività, il titolare o un suo delegato devono possedere requisiti professionali che implicano la frequenza di corsi, il superamento di esami, il possesso di titoli di studio o una determinata pratica professionale prolungatasi e mantenutasi nel corso di alcuni anni.
L'esercizio deve rispondere a precisi requisiti sanitari, quanto alle misure e alle dotazioni di locali e attrezzature, come previsto dai regolamenti locali d'igiene. In particolare, devono essere presenti bagni per gli addetti e per i clienti, divisi per sesso, nonché per portatori di handicap.
L'attività deve rispettare la legislazione comunitaria e nazionale sull'igiene degli alimenti e la nuova disciplina sull'informazione e sulla pubblicità dei prodotti alimentari, che contiene stringenti regole sulla comunicazione relativa alla presenza degli allergeni nei piatti somministrati.
Dal punto di vista lavoristico il personale deve essere ovviamente in regola con le norme relative alle assunzioni, ai contratti collettivi nazionali di lavoro, alla formazione professionale, alla contribuzione previdenziale.
Infine, l'esercizio dovrà corrispondere quanto previsto dalla legislazione nazionale e dai provvedimenti comunali ai fini delle imposte e tasse e dei tributi locali, che prevedono onerosi versamenti per lo smaltimento dei rifiuti speciali e l'occupazione del suolo pubblico. Per non dire dei diritti relativi alla diffusione di musica da corrispondere a SIAE e società di collecting.
Tutto ciò, va immediatamente evidenziato, non riguarda l'attività di un Home restaurant, che non conosce limiti all'accesso, non deve formalmente rispettare norme in tema di requisiti professionali, di dotazioni strutturali, né la disciplina in materia di alimenti, non è assoggettata ai controlli degli Ispettorati del lavoro, non versa contributi previdenziali per il lavoro autonomo né per i dipendenti, diffonde musica d'ambiente senza versare diritti ad alcun Ente.
E' chiaro come i mercati e le imprese sottoposte a un eccesso di carico regolatorio, quando un numero non esiguo di operatori riesce a eludere tali regole, finiscano per subire effetti avversi.
Nel caso che ci occupa, quello che per qualche tempo era un mero fenomeno di costume si è presto trasformato in un business, poiché gli incontri gastronomici non si realizzano con il semplice strumento dell'invito a cena privato e/o del passaparola, ma sono organizzati mediante la rete internet e l'intervento di soggetti terzi che intermediano la prestazione, su veri e propri siti dedicati.
Tecnicamente, gli host (padroni di casa) si iscrivono al sito e propongono la data, un menù e un prezzo. Gli ospiti (guest) attratti dalla proposta, inviano una richiesta di partecipazione alla serata, e pagano la cifra stabilita dal proprietario di casa direttamente sul sito, che applica al prezzo una commissione a carico degli ospiti e invia l'incasso all'host.
Finora tutto ciò si è svolto fuori da ogni regola di diritto, in un ambito totalmente libero da un punto di vista amministrativo e fiscale, ma è ovvio che, quanto più un'occasione di puro intrattenimento assume i contorni di una vera e propria attività economica, tanto più necessita di una disciplina.
Per tali motivi, il Ministero dello sviluppo economico, rispondendo al quesito posto da una Camera di commercio, che chiedeva informazioni inerenti l'apertura e la gestione di un'attività che si caratterizza per la preparazione di pranzi e cene presso un domicilio privato in giorni dedicati e per poche persone, trattate come ospiti personali ma paganti, ha emesso una Risoluzione (n. 50481, del 10 aprile 2015) che attualmente offre l'unica possibile chiave di lettura del fenomeno Home restaurant dal punto di vista del trattamento giuridico.
Il MISE ricorda anzitutto che la legge 25 agosto 1991, n. 287, sulla disciplina della somministrazione di alimenti e bevande, così come modificata dal D. Lgs. 26 marzo 2010, n. 59, distingue tra attività esercitate nei confronti del pubblico indistinto e attività riservate a particolari soggetti. Detta legge, all'art. 1, dispone in particolare che "per somministrazione si intende la vendita per il consumo sul posto" che si esplicita in "... tutti i casi in cui gli acquirenti consumano i prodotti nei locali dell'esercizio o in una superficie aperta al pubblico, all'uopo attrezzati".
Ad avviso del Ministero, l'attività in discorso, anche se esercitata solo in alcuni giorni dedicati e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in numero limitato, non può che essere classificata come un'attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto, sebbene i locali in cui i prodotti vengono preparati e serviti siano privati, sono comunque locali attrezzati aperti alla clientela.
Non si può infatti parlare che di clientela, dal momento che la fornitura delle prestazioni comporta il pagamento di un corrispettivo e, quindi, "anche con l'innovativa modalità, l'attività in discorso si esplica quale attività economica in senso proprio"; di conseguenza, essa "non può considerarsi un'attività libera e pertanto non assoggettabile ad alcuna previsione normativa tra quelle applicabili ai soggetti che esercitano un'attività di somministrazione di alimenti e bevande".
Pertanto, a parere del MISE, considerata la modalità con la quale i soggetti interessati intendono esercitare, devono applicarsi le disposizioni di cui all'art. 64, comma 7, del D. Lgs. n. 59/2010.
Ciò significa che, previo possesso dei requisiti soggettivi di cui all'art. 71 del D. Lgs. n. 59, detti soggetti sono tenuti a presentare la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) o a richiedere l'autorizzazione, ove trattasi di attività svolte in zone tutelate.
In definitiva, in linea con quanto affermato dal Ministero, per avviare un'attività di Home restaurant gli interessati dovrebbero:
- presentare i requisiti di onorabilità per l'esercizio di un'attività di somministrazione di alimenti e bevande;
- acquisire i requisiti professionali per la somministrazione di alimenti e bevande;
- presentare una SCIA o, per le zone tutelate soggette a programmazione, una richiesta di autorizzazione.
Non solo, trattandosi di attività a tutti gli effetti disciplinata dalle norme in materia di somministrazione di alimenti e bevande, l'interessato dovrebbe anche rispettare la normativa urbanistico edilizia e quella igienico-sanitaria.
E ciò porta con sé anche che, fino ad un'eventuale diversa disciplina, l'attività andrebbe considerata attività d'impresa, con l'obbligo di iscrizione al Registro delle imprese e gli adempimenti di tipo fiscale e contributivo.
In mancanza, l'attività esercitata dovrebbe essere considerata abusiva, con l'applicazione delle consequenziali sanzioni.
Nella pedissequa applicazione di tale interpretazione, ovviamente, l'esercizio di un Home restaurant quale attività che sfugge alle norme di settore della somministrazione di alimenti e bevande sarebbe impossibile: ma la conseguenza è inevitabile, se chi intende svolgere l'attività in questione lo fa con caratteristiche che travalicano l'aspetto dell'occasionalità, realizzando piuttosto un business in diretta - e sleale - concorrenza con le imprese che tale attività svolgono professionalmente e nel rispetto di regole (come si è visto) stringenti e onerose.
Pertanto è necessario, a nostro avviso, che il legislatore intervenga, fissando i limiti oltre i quali un fenomeno di costume diventa attività d'impresa ed, in tal caso, prevedendo le regole che mettano sul piano di parità operatori professionali e soggetti che vogliono ritagliarsi un ruolo nuovo nel panorama della ristorazione ma che, se ciò intendono fare, devono farlo garantendo la sicurezza e la salute dei consumatori, competendo lealmente con chi organizza la propria attività secondo precisi dettami normativi, versando all'erario la propria parte di contribuzione, secondo canoni di proporzionalità, come vuole la Costituzione.

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Parma)

Pubblicato in Comunicati Lavoro Parma
Giovedì, 03 Dicembre 2015 09:39

La Web Reputation per lo sviluppo dell'impresa

Secondo workshop di Impresa Donna Confesercenti Parma sul tema della Web Reputation. Durante la tavola rotonda aperta alle imprese del territorio sono quindi state affrontate le diverse potenzialità del web, che possono essere importanti risorse per le imprese. - 

Parma, 3 dicembre 2015 -

Si è svolto ieri pomeriggio nella Provincia di Parma il secondo workshop di Impresa Donna Confesercenti Parma, il comitato di imprenditoria femminile nato l'anno scorso a supporto e sviluppo delle imprese del territorio. Tema dell'incontro: la Web Reputation, ovvero l'insieme delle potenzialità, credenzialità e opportunità che navigano nel web e che possono essere importanti risorse per le imprese.
«Solo il 21% delle imprese di oggi utilizza il web come risorsa di marketing, un dato molto ristretto se si pensa alla quantità di smartphone e tablet che si collegano abitualmente a internet e social. Si parla di 48 milioni di sim presenti in Italia, una utenza enorme a cui sarebbe importante arrivare per comunicare e promuovere la propria azienda» ha dichiarato Luisa Barrameda, coordinatrice Nazionale Impresa Donna Confesercenti, cha ha sottolineato la sua piena approvazione nel portare all'attenzione delle imprese femminili questo importante argomento.
«Un terzo delle imprese del nostro territorio è al femminile e il nostro obiettivo è quello di dare nuovi strumenti per poter essere competitivi sul mercato considerando che il mercato on line è in continua crescita e tra i nostri compiti vi è appunto quello di supportare le azienda nella digitalizzazione» ha sottolineato Stefano Cantoni di Confesercenti Parma.
Una tematica che richiede attenzione e professionalità «non è importante essere presenti sul web tanto per esserci, ma è importantissimo affidarsi a professionisti, soprattutto per quanto riguarda la promozione marketing di un'azienda - ha specificato Francesca Chittolini, Presidente Impresa Donna Parma e titolare Kika Events che ha inoltre ricordato che - a Confesercenti è presente uno sportello dedicato alle Imprese femminili, sia in essere che start up, per avere informazioni o essere seguiti da professionisti delle diverse aree imprenditoriali».
Presente l'assessore provinciale al bilancio e alle attività produttive Gianpaolo Cantoni, che ha abbondonato le vesti di comico e fenomeno youTube per dare il benvenuto all'iniziativa: «Mi fa piacere che si parli di questa tematica, è necessario sviluppare una nuova responsabilità in fatto di social e web e un'importanza strategica per le imprese non più da sottovalutare».
Cianzia Astolfi, Coordinatrice Regionale Impresa Donna ha evidenziato l'intenzione di portare in Regione questa tematica perché venga affronta su tutto il territorio nazionale.
Durante la tavola rotonda aperta alle imprese del territorio sono quindi state affrontate le diverse potenzialità del web cercando di portare all'attenzione anche i tranelli da evitare dovuti soprattutto dovuti a poca esperienza o amatorialità "avere Facebook non significa sapere utilizzare i social per la promozione marketing aziendale".

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Parma)

Pubblicato in Comunicati Lavoro Parma
Lunedì, 30 Novembre 2015 16:22

Dicembre andiamo...incentiviamo gli acquisiti!

Confesercenti e Confcommercio chiedono la sospensione dei blocchi del traffico per le domeniche antecedenti le festività natalizie: "Un provvedimento che non andrebbe a incidere sullo smog della città e che anzi favorirebbe l'accesso al centro e la conseguente corsa agli acquisti natalizi."

Parma, 30 novembre 2015 -

Confesercenti e Confcommercio hanno pensato per il mese di dicembre di trovare una soluzione per agevolare le imprese dei centri cittadini. La questione blocchi traffico, aree sensibili ecc, tra le altre varie problematiche, sono state causa di una crescente desertificazione del centro cittadino. Per questo motivo le associazioni hanno deciso congiuntamente di richiedere la sospensione dei blocchi del traffico per le domeniche antecedenti le festività natalizie.
Un provvedimento che non andrebbe a incidere sullo smog della città e che anzi favorirebbe l'accesso al centro e la conseguente corsa agli acquisti natalizi.
«La città è piena di luminarie e non c'è cosa più bella che vedere i negozi vivi e la gente in giro a fare acquisti. La crisi che ha investito l'intero paese dal 2008 ha lasciato il ricordo di questa immagine che oggi ha bisogno di nuovi incentivi per ritornare nell'immaginario collettivo con ancora più entusiasmo» dichiara il direttore Confesercenti Parma Luca Vedrini.

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti Parma)

Pressione fiscale alle stelle per gli ambulanti regolari e mancanza di regole per nuove realtà. L'incontro nella sede di Confesercenti Parma tra Autorità, Presidente e segretario Nazionali ANVA per parlare dei problemi di contraffazione e abusivismo. Emersi dati Shock: In Italia ci sono 190 mila ambulanti iscritti alla Camera di Commercio, di questi la metà non è attiva e solo 120 mila pagano regolarmente le tasse. -

Parma, 24 novembre 2015 -

Si è svolto ieri pomeriggio nella sede di Confesercenti Parma, un incontro tra autorità e rappresentanti nazionali Anva – Associazione nazionale Commercio Aree Pubbliche - per parlare e confrontarsi sul problema Abusivismo e contraffazione. Realtà purtroppo ben presenti sul territorio italiano, e riscontrate anche a Parma.
«Risalire la filiera della produzione significa garantire la legalità e favorire l'economia» ha sottolineato il Prefetto di Parma, Giuseppe Forlani.
«La sicurezza assoluta non esiste, ma si può ridurre i margini di rischio e illegalità attraverso il lavoro delle forze dell'ordine, della politica e delle associazioni che favoriscono gli incontri delle diverse categorie con le istituzioni» ha dichiarato il Questore Pier Riccardo Piovesana.
Contraffazione e abusivismo sono problematiche complesse, che svelano diverse sfaccettature e che oggi stanno rovinando i "mercati italiani", tradizione tipica del Bel Paese che andrebbe valorizzata e salvaguardata. Al contrario negli ultimi anni ha vissuto profondi cambiamenti, come immigrazione e nascita di nuove realtà, che ne stanno intaccando autenticità e sopravvivenza. E' necessario dunque un intervento mirato. Gli ambulanti, realtà presente da sempre nei mercati italiani, vivono come le imprese, una forte pressione fiscale, una burocratizzazione gravosa e una tassazione al limite del possibile; a fronte di questa dura realtà, vedono nascere al loro fianco soggetti che al contrario non sono regolari e hanno parecchi "sconti" in fatto di tassazioni e burocrazia, come ad esempio gli Hobbisti, i mercatini del riuso ecc...

Il Presidente Nazionale Anva Maurizio Innocenti e il Segretario Nazionale hanno portato all'attenzione del Governo e oggi degli ambulanti presenti nella sede di Confesercenti questa problematica parlando di abusivismo e contraffazione. «In Italia ci sono 190 mila ambulanti iscritti alla Camera di Commercio, di questi la metà non è attiva e solo 120 mila pagano regolarmente le tasse» ha dichiarato il segretario Nazionale Anva Adriano Ciolli. Una situazione che non può essere tollerata e che è divenuta di ordine pubblico.
Il presidente provinciale di Parma Roberto Quintavalla, durante l'incontro ha richiesto maggiore attenzione da parte delle forze dell'ordine affinché vengano rispettate le regole del mercato, della vendita dei capi usati, dei permessi e ai sindaci una maggiore attenzione nell'elargire le autorizzazioni alla vendita.
All'incontro erano presenti anche il Comandante della Polizia di Parma Gaetano Noè - che ha dichiarato che ad oggi purtroppo sono pochissimi gli strumenti di intervento, se non dei verbali sanzionatori che come si può constatare hanno prodotto pochi risvolti positivi – e il Capitano dei Carabinieri Giovanni Orlandi che ha sottolineato l'importanza di questi incontri di confronto e collaborazione perchè utili e propizi per sviluppare nuove attività sul territorio.

(Fonte: Ufficio Stampa Confesercenti Parma)

Pubblicato in Comunicati Lavoro Parma

Il commercio dà segnali di miglioramento tra consumi e vendite ma i negozi sfitti in Emilia Romagna sono oltre 44.000. serve una norma per i canoni concordati. Tra maggio ed agosto di quest'anno si registrano 276 PMI in meno rispetto al 1° quadrimestre 2015. -

Parma, 15 ottobre 2015

Il commercio dà segnali di miglioramento, ma la crisi non è ancora finita. Nonostante il ritorno in territorio positivo di consumi e vendite, i negozi tradizionali continuano a diminuire: in Emilia Romagna tra maggio ed agosto di quest'anno si registrano 276 PMI in meno rispetto al 1° quadrimestre 2015.

Per quanto riguarda Parma continuano a diminuire le imprese di commercio al dettaglio (-41), quelle che operano nel commercio di carburanti (-6) e quelle del commercio di giornali, riviste e periodici (-1) registrando in tutto 103 cancellazioni di imprese.
Sul nostro territorio ad avere un saldo positivo tra nuove iscrizioni e cancellazioni sono: le imprese del commercio ambulante (+1).
Altro settore in controtendenza è quello delle imprese che operano via internet (+1).
Questo è quanto emerge dalle rilevazioni dell'Osservatorio Confesercenti sulla natimortalità delle imprese di commercio e turismo tra maggio e agosto 2015.
Un dato rilevato sempre dall'Osservatorio, sulla base di rilevazioni delle imprese di intermediazione immobiliare (elaborazione ANAMA Confesercenti) per l'Emilia Romagna, è che ci sarebbe la presenza di ben 44.272 negozi sfitti sul territorio regionale. Problema ben noto anche a Parma.

"Rispetto agli scorsi anni – spiega Roberto Manzoni, presidente regionale Confesercenti – il mercato interno mostra qualche segnale di miglioramento, ma per i negozi tradizionali è sempre una fase difficile. A pesare su questi ultimi sono soprattutto la deregulation delle aperture delle attività commerciali: il regime attuale, che prevede la possibilità di rimanere aperti h24 per 365 giorni l'anno, è insostenibile per i piccoli negozi che continuano a perdere quote di mercato a favore della grande distribuzione. Se non si modificherà la normativa, i negozi non agganceranno mai la "ripresina" e continueranno a chiudere. Occorre, inoltre, un rilancio dei consumi più robusto se vogliamo arrivare a una vera inversione di tendenza."

"La crisi economica, le liberalizzazioni e gli affitti che, soprattutto nelle aree di pregio commerciale, sono sempre più elevati, stanno svuotando le città di negozi - afferma il direttore regionale Confesercenti Stefano Bollettinari. Per agevolare il ripopolamento delle attività commerciali, Confesercenti propone l'inserimento nella prossima legge di stabilità di un meccanismo 'combinato' per riportare i negozi della città: una norma che permetta di introdurre canoni concordati e cedolare secca anche per gli affitti di locali commerciali, un sistema già previsto per le locazioni abitative e che potrebbe essere declinato anche per il commercio attraverso un accordo tra proprietari immobiliari, rappresentanti delle imprese commerciali e amministrazioni territoriali competenti. In questo modo si favorirebbe, in un momento di ripartenza dell'economia, la ripresa del mercato immobiliare, dando allo stesso tempo nuovo impulso alla rinascita del commercio urbano e delle botteghe. Si creerebbe quindi valore per tutti i soggetti interessati".

(Fonte: ufficio stampa Confesercenti ER)

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