Intuire l’oltre attraverso la luce delle idee per condurre la realtà che ci circonda nell’iperuranio.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 25 agosto 2019 - I giovani posseggono il dono della creatività, proveniente dall’energia della mente, che spinge ad allontanare da sé i condizionamenti messi in atto dall’ambiente circostante. Una spinta a non fermarsi alle apparenze ma mossi a scendere alla velocità della luce nella profondità del proprio intimo, per raggiungere incontrastati il mondo delle idee.

Vedere nel proprio oltre è come approdare nell’iperuranio di Platone, nel mondo delle idee immutabili, solo raggiungibili con la forza dell’intelletto. Una dimensione metafisica che va oltre il visibile delle stelle, il cui valore dipende dal suo grado di universalità. Intuire significa, andare oltre, e scrutare con l’occhio attento della mente tutto il mondo interiore dell’uomo, con lo scopo di riportarlo in superficie per mostrarlo agli occhi del mondo.

Lampi improvvisi che appaiono per insight, per illuminazione, nella mente del genio quando scopre una soluzione che va oltre tutto quello che il mondo sensibile ha prodotto fino a quel momento. I giovani hanno la mente libera che dona loro la forza istintiva di chi non conosce il mondo e vorrebbe lasciare un segno indelebile della propria presenza sulla terra. L’istinto è una propensione naturale verso la vita, ma anche espressione di talento, in grado di stimolare l’intuito ad osservare la realtà con l’occhio accorto dello scienziato. La creatività è un flusso di energia che si mobilizza grazie all’azione dinamica messa in atto dall’intuito e dall’istinto che agiscono di concerto per favorire la nascita delle idee. La luce delle idee non appare in modo spontaneo, necessita di un lungo percorso prima di raggiungere la luce del sole. Ogni scoperta è spesso lontana dal contesto della ricerca, a volte frutto del caso. Compito della scuola è formare gli studenti a valorizzare i propri talenti stimolandoli a illuminare la creatività. Una materia trascurata dagli allievi che conteneva le basi per incoraggiare la nascita delle idee, era il laboratorio di applicazioni tecniche che forniva il metodo per realizzare un progetto da realizzare attraverso un procedimento costituito da sette fasi: ideazione, schizzo, prototipo, progetto, realizzazione pratica, verifica, collaudo e critica e relazione finale. L’intuito si rinforza quando l’uomo ha interiorizzato un procedimento.

Ogni invenzione è frutto del suo destino, solo se l’individuo è in grado di vederla in tutte le sue manifestazioni e questa, di mostrarsi in tutto il suo splendore. L’illuminazione è ciò che differenzia l’invenzione dalla innovazione: l’invenzione è una luce che appare nell’uomo è che ricombina in modo differente gli elementi della realtà. L’innovazione, di prodotto o di processo, è spesso legata al restyling. Pensiamo alle scoperte fatte da intere generazioni nel corso del tempo, alla invenzione della stampa a caratteri mobili per opera del tedesco Johannes Gutenberg che fu illuminato nella sua idea mentre osservava i contadini intenti a pigiare l’uova con il torchio. Ciò che dobbiamo valutare, con un profondo senso di partecipazione, è la spinta propulsiva fornita dalle nuove generazioni alle invenzioni che caratterizzano il mondo del terzo millennio. Nel mondo analogico le intuizioni dei giovani rimanevano spesso archiviate in spazi di visibilità ristretti. Nel mondo digitale la comunicazione raggiunge rapidamente i confini più estremi del globo, favorendo in modo capillare la diffusione delle invenzioni dei giovani che riescono ad incidere in modo radicale negli stili di vita e nei comportamenti delle persone. Dobbiamo promuovere ogni tipo di iniziativa tesa a sostenere i giovani verso la ricerca continua di idee, per nutrire l’anima del nostro pianeta e renderla immortale come l’anima di Platone.

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/ 

 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

Pubblicato in Lavoro Emilia

La Polizia di Stato esegue misura cautelare nei confronti di un pregiudicato straniero di Mirandola. 

Personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Mirandola, sabato scorso, ha dato esecuzione alla misura coercitiva della custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino marocchino di 41 anni con dimora in città.
Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena, si è reso necessario per i delitti di rapina e lesioni personali commessi a Mirandola pochi giorni prima ai danni di un avventore di una sala scommesse.


Nello specifico, al fine di appropriarsi della somma di Euro 450, lo straniero ha ripetutamente aggredito con calci e pugni un cliente di una sala scommesse procurandogli delle ferite al volto per una prognosi di gg.10, per poi darsi alla fuga.

Dopo una attenta e scrupolosa indagine, mantenendo il riserbo investigativo, i poliziotti hanno individuato l'aggressore traendolo in arresto e dando quindi seguito all'esecuzione cautelare.
Il pregiudicato è stato quindi associato presso la Casa Circondariale di Modena a disposizione dell'Autorità Giudiziaria.

Pubblicato in Cronaca Modena

La mediocrità vincola le persone a rimanere nel mezzo e agire senza eccessi.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 18 agosto 2019 - La comfort zone è un luogo molto frequentato da un’insieme di persone che vivono la quotidianità evitando la presenza di situazioni che possano interferire con la propria identità. Le circostanze esterne influenzano la stabilità degli individui che cercano di preservarla tenendo a debita distanze le persone che possono minare la loro tranquillità.

Questi comportamenti sono frequenti nella società civile, e nelle organizzazioni aziendali, dove i responsabili tengono a debita distanza le persone (cittadini e lavoratori) per spegnere il fuoco ardente della creatività e l’energia vitale prodotta delle idee. La creatività è una dote innata dell’uomo, che necessita di essere continuamente alimentata per consentire al mondo della fantasia di unire gli elementi esistenti della realtà con connessioni nuove, per mostrare ogni giorno una immagine diversa di se stessa.

Una condizione che si dovrebbe trovare spontanea in ogni anfratto della società civile, e del mondo delle imprese, disposte ad alimentare l’entusiasmo, e la passione del fare, con lo scopo di avviare un sistema di relazioni sociali, economiche e produttive pronte a valorizzare il merito delle persone. Un sistema sociale che funziona, premia l’impegno e la professionalità degli individui, come valore aggiunto per la nascita di una identità che illumina il mondo con la luce prodotta dall’energia della genialità.
Perché questo accada, è necessario introdurre un modello organizzativo di tipo circolare, che consenta agli individui di osservare dallo stesso piano, ma da posizioni differenti, gli scopi comuni da raggiungere insieme. Filippo Barbera in un saggio dal titolo: “Persona e merito, per una critica della ragione meritocratica”, afferma: «Un ambiente competitivo non aiuta a far emergere le singolarità, le specificità e il talento di ciascuno e soprattutto non aiuta le attività umane, sociali e lavorative, qualunque esse siano, a conseguire risultati migliori attraverso un processo orizzontale di circolazione e scambio, di verifica dei saperi e delle conoscenze».

Dalla Piramide al Cerchio diventa quindi il modello di riferimento universale per favorire la scomparsa della mediocrità, definita come l’insieme di condizioni dove la persona avverte di essere mediocre pur disponendo di talenti che vengono tenuti debitamente a distanza e posti ai confini estremi dell’organizzazione.
Quante volte il singolo lettore avrà vissuto situazioni simili accompagnate da una condizione di forte disagio per la mancata adesione dei propri superiori all’ascolto. Filippo Barbera prosegue: «In ogni uomo, donna e bambino giacciono sepolti talenti, potenzialità e versatilità che possono trovare in un ambiente collaborativo e cooperante il giusto riconoscimento e valorizzazione. In un ambiente collaborativo chi è dotato di alcune potenzialità, talenti o capacità può sostenere e completare l’azione di chi possiede altre potenzialità e capacità che possono così sostenersi a vicenda, operando di comune accordo in vista di un fine comune. Ciò contribuirebbe a migliorare la stessa qualità di ciò che si crea e si produce, ma anche i rapporti umani e sociali tra le persone».

Questo è il valore della Conoscenza Condivisa® in grado di fare emergere il valore delle persone modificando la struttura organizzativa. La mediocrità evita alle eccellenze di esprimersi perché offusca la luce di chi è stato investito con ruoli di responsabilità che non è in grado di gestire nelle modalità richieste dal modello organizzativo in atto. Nemmeno i suggerimenti provenienti dai suoi subalterni, sono in grado di modificare le scelte e le decisioni, forte del ruolo assegnato e dell’appoggio incondizionato ricevuto dall’organizzazione. Errori che nel tempo indossano la veste del disastro irreversibile.

La persona è come una pianta, richiede attenzione e dedizione quotidiana per farla crescere consapevole che le idee sono le dimensioni invisibili più importanti su cui la società del terzo millennio deve puntare, per rinforzare l’impegno sociale ed economico del futuro. La meritocrazia è il lato opposto della mediocrità, è una parola composta il cui significato assegna potere a chi ha merito.

Perché si verifichi questa condizione è necessario che il merito delle persone venga riconosciuto attraverso una disamina attenta, puntuale e trasparente delle azioni intraprese, e dei risultati conseguiti, da persone esterne alla posizione organizzativa.

“Un esame di stato” necessario per garantire una valutazione intimamente coerente della persona e del profilo da esaminare. Il merito è soggettivo e un sistema sociale, e produttivo, ancora legato al passato dove regna incontrastato il modello piramidale, non è in grado di avviare il necessario cambiamento che il terzo millennio “inascoltato” invoca da tempo: spegnere il faro della mediocrità e accendere la luce della meritocrazia dove le persone vengono valorizzate in base ai propri talenti e alla modalità con la quale applicano la Conoscenza Condivisa® prendendo le distanze da chi ancora lega la carriera dei propri collaboratori più per affinità personali che per meriti.

Una fase molto delicata dove l’empatia gioca un ruolo fondamentale ancorato più al sistema delle relazioni che al bene comune. Il prof. Francesco Lamendola in un articolo dal titolo: “La grande minaccia a una vita piena e consapevole è la sfiducia negli uomini e nelle idee”, afferma: «Un’esistenza dominata dalla delusione, dal rancore e della frustrazione, è uno strumento spuntato che non solo non offre alcun beneficio a colui che lo possiede, ma produce una spirale perversa di dolore e crudeltà che si espande tutto intorno, in cerchi sempre più ampi. Quando non ci si aspetto più nulla di buono né dal prossimo, né dalle idee, allora la vita perde ogni attrattiva e diviene un lungo tormento, in cui l'ingegno affina le sue armi per produrre il massimo della devastazione attorno a sé».

Il cambiamento è lì a portata di mano, prossimo ad una svolta, ma ancora è forte la resistenza a mantenere le cose come stanno. Il nuovo fa paura. Cambiare il certo per l’incerto è molto difficile. C’è ancora molto timore e le persone tendono a rimanere nella comfort zone perché riduce progressivamente la complessità: perché crearmi dei problemi? Il filosofo Arthur Schopenhauer nel libro I Porcospini riporta la metafora dell’aquila e del gabbiano dove mette in evidenza che ogni creatura umana ha delle differenze che ognuno può amare, apprezzare e rispettare.

«L’aquila: la mia natura mi ha dotato di grandi ali scure per volare nell’alto dei cieli». È impossibile per il gabbiano riuscire a spuntare le ali all’aquila per impedirgli di volare in alto e raggiungere le cime innevate, come è impossibile per il potere tarpare le ali alle persone ricche di talenti perché rimangano sottomesse agli ordini impartiti dal diretto superiore, rimanendo ferme sulla riva del mare ad osservare le navi quando raggiungono il porto. Le ali rappresentano il valore della meritocrazia capace di fare volare le persone verso le vette più alte per raggiungere insieme il bene comune delle aziende e della società civile.

 

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/ 
http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/filosofia/5072-misantropia-e-misologia 
https://www.roars.it/online/contro-la-meritocrazia/ 
http://www.rivistapersona.it/wp/wp-content/uploads/2017/03/Persona-e-merito-per-una-critica-della-ragione-meritocratica.pdf 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

Pubblicato in Lavoro Emilia

Insegnare è una professione che arricchisce la propria identità personale del sapere altrui. 

Di Guido Zaccarelli Mirandola 11 agosto 2019 - Una esperienza temporale della vita quotidiana che valorizza le culture reciproche nascenti come frutto di esperienze condivise.


Non solo quindi l’istruzione a tenere banco nelle aule dove la comunicazione avviene da una emittente verso la ricevente, dove chi è alla lavagna trasferisce le nozioni ai presenti per costruire le fondamenta della cultura specifica, ma anche la formazione e l’educazione per andare insieme oltre l’immediato del “qui e ora”, con lo scopo di aprire nuovi scenari, e reciproci orizzonti, di dialogo e di confronto, il cui valore aggiunto sia maggiore della somma dei singoli apporti.
L’aula diventa quindi una palestra per formare le persone che, al pari di una piazza, o di qualsiasi luogo della vita quotidiana, favorisce l’incontro di pensieri e di prospettive differenti, che hanno il pregio di rivoltare il terreno degli individui per predisporlo alla semina, ispirandosi al fare e all’arte quotidiana della cultura contadina, disposta per l’occasione a raccogliere i frutti sperati nel tempo.

L’istruzione, la formazione, l’educazione, l’etica e il senso civico rappresentano alcuni degli gli assi portanti principali per dare forma alla cultura, la cui etimologia riporta alla mente l’immagine del coltivare, continuamente tenuta in movimento dall’esercizio quotidiano della lettura e dello studio, perché possa approdare, e ampliare, il mare infinito della conoscenza. La scuola è una palestra, un banco di prova, dove apprendere attraverso l’esercizio quotidiano delle materie scolastiche e dei libri di testo.

La vita stessa è una palestra, dove la cultura deve essere continuamente irrigata per non sacrificare le radici da lasciare in eredità alle generazioni future. Lo studio è un esercizio che le persone devono praticare ogni giorno con lo scopo di accrescere la loro preparazione partendo dalla radice etimologica di ogni singola parola che riporta al grado di affinità con il contesto di riferimento. La ricerca è fondamentale per risalire ai singoli termini quando la parola è espressa in forma composta.
La parola “al-lena-menti” è una di queste e deve essere ricondotta nell’uso e nelle abitudini quotidiane delle persone, come luogo comune, da frequentare come in palestra per mantenersi in forma, per migliorare le condizioni fisiche, per sentirsi tonici, più leggeri e pieni di energia. Possiamo pensare in futuro di fare rientrare la parola allenamenti nelle frequentazioni quotidiane e di praticarli in una palestra (indoor o outdoor) dove allenare le menti?: “al-lena-menti”.

La parola “lena” esprime l’energia, e lo sforzo, che deve essere messo in atto per compiere l’allenamento, con lo scopo di vincere la sfida e raggiungere gli obiettivi. Lena ha anche un significato più ampio, che significa soffiare. Pensiamo al comportamento del fisico durante una qualsiasi fase dell’allenamento, il fiato inizia a venire meno e il respiro che diventa più affannoso. Lena ha una ulteriore significato che porta l’uomo ad aspirare ad un proprio legittimo obiettivo e lo sforzo prodotto, per la trazione esercitata dallo scopo per essere raggiunto, accelera il respiro fino a raggiungere il momento in cui occorre rallentare e addirittura fermarsi, per riprendere fiato.

Se alla parola lena aggiungiamo la parola “menti” ecco che l’uomo vede la proiezione di un gesto fisico invisibile, ad un sacrificio che non porta a nessuna variazione sintomatica, o di stato di alterazione del proprio corpo. Non vedendo progressi immediati e tangibili nei quali compiacersi, specchiarsi nello specchio delle gratificazioni e ricevere giudizi positivi altrui, spesso l’uomo rallenta gradualmente la propria marcia di avvicinamento alla cultura, fino ad arrestare inesorabilmente la propria corsa al primo ostacolo. Qui nasce la sconfitta dell’uomo. In quel preciso istante, la cultura che desiderava essere coltivata per dare origine a nuovi frutti, svanisce fino scomparire senza lasciare traccia dietro di sé.


Una lunga scia che ambiva ad accompagnare i passeggeri della nave verso un porto sicuro e colmo di saperi, naufraga vistosamente, incapace di ormeggiare in una rada tranquilla. L’aspetto più sorprendente è la mancata adesione dell’uomo alla vita della cultura, spesso vista come un dispendio di energia da economizzare per essere destinata ad altri ambiti, “un surplus” di cui farne a meno. La palestra impone un esercizio fisico costante ma anche la palestra della cultura esige un impegno dell’uomo costante. L’allenamento serve per vincere le sfide con se stessi, o con gli altri, una lotta continua che spesso mette a nudo le persone fino a raggiungere l’intimità dell’anima. Per fare questo serve coraggio, dove metterci il cuore, per superare le paure insite nella sfida.

Allenare la mente alla cultura serve per vincere le paure insite nella sconfitta, e nel fallimento, per superare con coraggio le avversità e i giudizi delle persone. La paura si vede, si tocca con mano, prima, durante e dopo la sfida in palestra, poi scompare per prendere altre strade. La paura del giudizio è invisibile e arriva alla persona dopo che intorno a sé si è creata una cortina di atteggiamenti, che avverte ma non vede, che sente in lontananza ma di cui non ha certezze, in grado di condizionare i propri comportamenti.


Per superare il giudizio altrui, che condiziona gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone, serve allenare la mente alla cultura in una palestra dove prevale l’arte dell’insegnare, per consolidare lo stato di consapevolezza interiore dell’uomo (chi sono?) e rinforzare il coraggio di andare oltre, di non fermarsi alle apparenze e affrontare con la consapevolezza del sé il giudizio degli altri, che appare inesorabile ogni giorno sulla strada della vita di tutti.

 

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/
https://unaparolaalgiorno.it/significato/L/lena  

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

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L’invidia e l’ammirazione viaggiano sempre insieme, come la luna viaggia sincrona intorno alla terra, con un moto coordinato che ha il pregio di mostrare sempre la medesima faccia del nostro satellite, una parte ben visibile e l’altra nascosta all’occhio dell’osservatore, ma sempre illuminata dai raggi del sole.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 4 agosto 2019 - L’invidia e l’ammirazione rappresentano la faccia visibile e non visibile della luna umana, dove l’ammirazione delle persone verso coloro che sono in grado di raggiungere i propri obiettivi, viene costantemente tenuta in ombra con l’intento di renderla invisibile agli occhi degli osservatori. L’invidia ruota intorno all’uomo, come la luna intorno alla terra, formando l’immagine speculare una dell’altra.

L’uomo, anziché condividere il valore aggiunto del risultato altrui, cerca in tutti i modi di erigere un muro perimetrale tutt’intorno, costruito con le pietre dell’invidia. Fin dalle sue origini, la luna è sempre stata una fonte di attrazione per tutti i popoli che hanno abitato la terra, per l’alone di mistero proveniente dal lato oscuro, continuamente fonte di immaginazione per i riflessi che poteva avere sulla vita quotidiana. Pensiamo per un momento al libro “Viaggio al centro della terra” e “Dalla terra alla luna” il cui autore, Jules Verne, ha contribuito a spalancare le porte al mondo della fantascienza. Dalla formazione, ai giorni nostri, la terra e la luna si sono reciprocamente influenzati, raggiungendo un moto armonizzato dove il periodo di rotazione del satellite, sul proprio asse, dura esattamente come quello di rivoluzione intorno al nostro pianeta.

L’orbita ellittica influenza la velocità della luna intorno alla terra, (non la velocità su se stessa), più veloce in prossimità e più lenta in lontananza. Ci sono altri fattori che influenzano la visibilità della luna, che dipendono dall’asse di rotazione, più inclinato rispetto alla terra, dall’orbita ellittica e dal movimento della luna che sposta il punto di vista dell’osservatore. Tutti questi fattori, a cui si aggiunge la sincronizzazione, danno origine a movimenti oscillanti che prendono il nome di “librazione lunare” che ci permette di vedere anche una parte del lato nascosto. L’uomo vede sempre il 41% della superficie lunare e non vede il 41% della faccia nascosta. Rimane il 18% che è frutto della oscillazione tra la parte visibile e non visibile. In base al movimento di rotazione, e di rivoluzione, la luna mostra sempre la stessa faccia all’osservatore e la stessa faccia al sole. La metafora della luna ci viene in aiuto per rappresentare il legame dell’invidia con l’ammirazione, dove la prima è sempre visibile all’uomo e l’altra sempre visibile al sole, ma invisibile all’occhio umano. Come mai? L’invidia è la parte speculare dell’ammirazione: più le persone ammirano le qualità e le gesta altrui, maggiore è il senso dell’invidia che provano al proprio interno, legato alla incapacità di non riuscire ad essere come loro, nel lavoro come nella vita sociale. L’unica arma a loro disposizione, è creare tutt’intorno un terreno arido che corrisponda alla morfologia presente nella faccia nascosta della luna, senza vegetazione e con una struttura molto accidentata.

La parola invidia porta ad un significato ampio, “osservare male” una persona, uno stato d’animo reso possibile dalla presenza interiore di ingenerosa astiosità verso l’altro, per le qualità che è in grado di esprimere, difficilmente riscontrabili nell’individuo invidioso. La parola ammirare porta ad “osservare con senso di meraviglia e di stupore” le qualità espresse della persona. Invidia e ammirazione hanno in comune la parola “osservare”, con intenti differenti: la prima di animosità e la seconda di positiva sorpresa. Sarà capitato, ad esempio, di lavorare in azienda e di avere un superiore che tiene a debita distanza il sottoposto quando mostra capacità e qualità in grado di offuscare la propria luce. Quando, ad esempio, vengono avanzate proposte innovative che possono incidere sul fronte organizzativo e lavorativo per migliorare il benessere delle persone. Di essere spostati da un reparto di lavorazione, o ufficio, per evitare di inserire un anello debole nella catena di comando. Di non ricevere risposta alla richieste perché ritenute non pertinenti, ma che al contrario, nel tempo, dimostrano il loro valore e il loro avanzato grado di solidità. Di suggerire una proposta, non accolta, ma successivamente realizzata con riferimenti altrui. Di essere tenuti in ammollo nel mare dell’indifferenza.

Questo nel lavoro, come nella vita sociale. La norma è che l’eccellenza è vista come un problema da evitare attraverso il faro luminoso dell’invidia che oscura la faccia nascosta dell’ammirazione. Il fenomeno della librazione della luna umana dovrebbe intervenire per incrementare la dimensione nascosta dell’ammirazione e annullare quella dell’invidia. In caso contrario si assiste ad un graduale, ma inesorabile, azione di allontanamento delle persone dalla centralità del loro ruolo sociale e professionale.

Non è da sottovalutare il contesto personale nelle quali le persone si trovano, che influisce sulle scelte e sulle decisioni legate a possibili cambiamenti dall’esito incerto. In uno scenario ideale la librazione della luna umana incontra la librazione dell’anima agente sulla capacità di legare la ragione allo Spirito dell’uomo. È in questo caso che l’invidia, da in – dividere in senso negativo, diventa condivisione, con – dividere in senso positivo, in grado di fare affiorare il senso e il valore etico della relazione e soprattutto di fare comprendere all’invidia che “l’ammirazione è l’espressione autentica del dono” dove valorizzare le qualità e le virtù del prossimo, come germoglio motivazionale per costruire una identità del sé illuminata dalla luce del fare insieme. Questa è l’ammirazione a cui le persone dovrebbero tendere per costruire un futuro eticamente sostenibile.

 

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/ 
https://youtu.be/dpn9qnLWEIo 

 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

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Internet è una immensa ragnatela mondiale, (un labirinto), il cui accesso da parte degli utenti avviene utilizzando apposite credenziali che identificano in modo univoco la persona che naviga al suo interno.

Di Guido Zaccarelli, Mirandola 28 luglio 2019 Una volta varcato il cancello d’ingresso gli utenti iniziano la ricerca di ogni tipo di informazione che appartiene allo scibile umano.
Ed è in quell’istante preciso del tempo che inizia la registrazione delle attività svolte, partendo dal dispositivo utilizzato e dalle informazioni ricercate. Un gomitolo di lana che internet dipana, e impiega, per tenere traccia delle attività svolte, man mano che le persone s’addentrano in quel intricato dispiegarsi di computer, di faldoni (folder) ricolmi di dati e di informazioni utili allo scopo.

Un cammino che l’uomo compie seguendo il filo della tecnologia utilizzata, con o senza fili, (wired o wireless) che lo lega in senso stretto al mondo di internet, appeso all’illusione di un funzionamento duraturo, e illimitato, nel tempo. Spesso non è così. In talune circostanze, abbiamo osservato alcuni black out importanti che hanno messo in evidenza la debolezza, e la vulnerabilità, del filo che regge il sistema di comunicazione, un gigante con i piedi d’argilla, un modo di dire, riferito alla famosa statua di David realizzata da Michelangelo Buonarroti nel 1501 e posizionata davanti al Palazzo della Signoria, ora Palazzo Vecchio, a Firenze. Il marmo utilizzato fin dalle sue origini mise in evidenza la debolezza della materia. Nonostante le condizioni fossero note, la statua fu comunque realizzata da Michelangelo per la notorietà che gli avrebbe procurato. Nel 1871 la statua originale fu collocata all’interno della Galleria dell’Accademia per proteggerla dall’azione distruttiva degli agenti atmosferici.

Oggi la città può ammirare la copia autentica dell’opera d’arte nel cuore pulsante della piazza della Signoria, realizzata dallo scultore Luigi Arrighetti. L’esistenza di David era appesa al filo della corrosione del marmo, (se non fossero stati presi provvedimenti) particolarmente avanzata alla base, e in particolare nei piedi, come l’uomo è appeso al filo della debolezza della tecnologia, che da un momento all’altro potrebbe cedere durante il nomale utilizzo limitando, se non bloccando, tutte le attività di milioni di persone. Un esempio, ci porta al black out elettrico improvviso avvenuto qualche settimana appena trascorsa, in una sezione importante della grande città di Manhattan a New York, condizionando per diverse ore la vita, e i comportamenti, di molte persone.

La tecnologia digitale è complessa e l’uomo può avviare solo controlli relativi e non assoluti. Tra queste due importanti dimensioni, relativo e assoluto, s’interpone l’errore che può trovare una soluzione immediata oppure procrastinata nel tempo, a meno della messa in opera di strategie difensive da mettere in atto con sistemi ridondanti, capaci di ripristinare il nomale funzionamento nel volgere di pochi secondi o minuti primi. Per l’uomo è come camminare all’interno di un labirinto, dove solo conoscendo la strada percorsa è possibile trovare la via d’uscita, come ci viene riportato dal racconto mitologico del filo d’Arianna che consegnò un gomitolo al Re di Atene Teseo, prima di entrare nel labirinto, per uccidere il Minotauro.

Vale la pena qui ricordare brevemente la storia del filo d’Arianna.

Teseo è stato uno dei dieci mitologici Re di Atene e il padre del sineicismo, dell’abitare insieme, che vede l’unione di entità politiche indipendenti che trovano ragione della loro esistenza futura unendosi in una città organizzata. Un passaggio epocale che porta alla lenta, ma inesorabile, uscita di scena delle comunità a vantaggio del rafforzamento economico e militare del tempo. Teseo è nato dalla relazione tra la madre Etra e il Dio dei mari, e dei terremoti, Poseidone. La sua natura di uomo forte e coraggioso lo portò a mantenere fede all’impegno assunto nei confronti di Minosse, re di Creta, che avendo vinto la battaglia su Atene, chiedeva ogni nove anni per la sua città il sacrificio di sette fanciulli e fanciulle per sconfiggere il Minotauro che si cibava di carne umana. Ma chi era il Minotauro? Sempre la mitologia racconta che Minosse, re di Creta, pregò il Dio Poseidone di inviargli un toro bianco per sacrificarlo in suo onore. Il toro arrivò alla corte e la sua bellezza incantò il re Minosse che decise di non abbatterlo, ma di tenerlo a corte. Il Dio dei mari, e dei terremoti, Poseidone, raggiunta la notizia, si arrabbiò violentemente e per vendicarsi utilizzò tutti gli espedienti per fare innamorare la moglie del re Minosse, Pasife, al toro. Nasce in Pasife una insana passione che viene in breve tempo soddisfatta grazie al prezioso aiuto di Dedalo che costruisce per l’occasione una vacca di legno su ruote, dove trova spazio il foro da impiegare per la monta. Dall’unione nacque Asterio, chiamato Minotauro, la cui conformazione fisica era l’insieme di un uomo (aveva due gambe) e la coda e la testa di un toro. La creatura non poteva rimanere nella corte del re di Creta e per questo Minosse chiese aiuto a Teseo per uccidere il Minotauro. L’arrivo fu foriero di sorprese. Arianna, figlia del re Minosse e di Pasife (che diede alla luce il Minotauro), s’invaghì di Teseo al quale consegnò il famoso gomitolo per uscire dal labirinto, una volta ucciso il Minotauro. E così avvenne. Teseo uccise con le mani il Minotauro e grazie al filo uscì dal labirinto. La sera stessa s’imbarcò per fare ritorno ad Atene con Arianna la quale voleva sposare proprio Teseo che scoperto l’inganno, (il gomitolo) mise in atto alcune strategie per evitare il matrimonio. La mitologia porta con sé differenti racconti sulla intricata storia d’amore tra Arianna e Teseo. In un racconto, si narra che Arianna, abbandonata al suo destino, pianse ininterrottamente per giorni fino a quando il Dio Dionisio le donò una magnifica corona d’oro fino a diventare nel tempo la costellazione della Corona.

Il filo d’Arianna è la metafora che lega la dipendenza assoluta dell’uomo all’impiego della tecnologia e all’utilizzo di internet. Una immagine che deve portare l’uomo alla riflessione e allo stretto legame che lo unisce alla tecnologia e al mondo di internet. È un modello culturale dal quale è difficile uscire per la diffusione planetaria che ha assunto nel corso del tempo. Sarebbe auspicabile una minore dipendenza dell’uomo dal labirinto di internet e la presenza di un filo per condurlo sulla porta d’ingresso dove ritrovare il gomitolo di una relazione umana dal sapore antico, ma sempre attuale.

  

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.

Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/ 
https://www.ilpost.it/2019/07/14/blackout-new-york/ 
http://www.saperescienza.it/rubriche/scienza-e-beni-culturali/il-gigante-dai-piedi-d-argilla/1484-il-gigante-dai-piedi-d-argilla 
http://www.psichiatrianapoli.it/articoli/92-miti-fiabe-e-leggende/131-il-mito-di-arianna-il-filo-spezzato.html 

 

 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

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Domenica, 21 Luglio 2019 06:53

In viaggio alla ricerca del nostro Beyond

L’astronauta Luca Parmitano il 20 luglio 2019 ha lasciato la terra per raggiungere lo spazio e dirigersi verso l’assoluto, in una missione chiamata Beyond (oltre). Sarà un momento particolare per il nostro astronauta che dirigerà la missione in corrispondenza del 50° anniversario dei primi passi sulla luna compiuti da Neil Armstrong e Buzz Aldrin durante la missione Apollo 11.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 21 luglio 2019 - In molti si ricorderanno il famoso giornalista Tito Stagno che commentava, dallo studio Rai di via Teulada, con il collega Ruggero Orlando in collegamento da Houston, i momenti che hanno preceduto l’allunaggio, quando l’Apollo 11 ha toccato il suolo lunare e il momento nel quale il comandante Neil Armstrong, ancora fermo sull’ultimo gradino, prima di appoggiare il piede sul suolo lunare, affermò: «Ora scendo, sarà un piccolo passo per un uomo, ma un gigantesco passo per l’umanità». Un momento storico dove l’oltre ha sfiorato per un attimo l’uomo prima di involarsi verso un nuovo Beyond.

Il viaggio riguarda la via che l’uomo intende intraprendere per incamminarsi verso l’oltre, cercando di portare con sé il necessario per garantirsi il sostentamento, come avveniva nell’antichità quando la tecnologia, e i mezzi di comunicazione, non permettevano di raggiungere in breve tempo la destinazione. Pensiamo anche solo per un attimo al viaggio su Marte, il pianeta rosso, che l’uomo vuole raggiungere nel 2033, creando una base sul suolo lunare come appoggio per la lunga attraversata che dovrebbe durare 6 mesi nel Beyond cosmico: Mission to Mars. L’uomo, fin dalle sue origini, dal primo ominide avvenuto nel deserto del Sahara circa quattro milioni di anni fa, è sempre stato in viaggio alla continua ricerca di una dimensione del sé migliore della precedente.

Dai propri villaggi si spostava verso nuove terre fiorenti che gli consentissero una vita migliore, per sé e per la propria famiglia. Una cosa ha sempre accompagnato l’uomo nella vita quotidiana: la scoperta, cercare sempre cose nuove. Il Beyond è un mondo che affascina e attrae per il desiderio di conoscere. La ricerca (in ogni campo) è ciò che ha portato l’uomo a raggiungere traguardi impensabili, grazie alla sua intelligenza e capacità di non porre limiti alla sua esistenza e al bisogno di conoscere, come nel libro: abbi il coraggio di conoscere di Rita Levi Montalcini, dove la scienziata afferma: «nella vita occorre avere il coraggio di ribellarsi». Cambiare continuamente il paradigma con il quale si osserva ogni giorno la realtà. Occorre evitare lo sguardo fossile e il perdurare della mente nello stato di quiete, all’interno della zona di comfort, che limita l’accesso alla ricerca dell’oltre, quel passo in avanti che ha portato l’uomo a posare il piede sulla luna. La conoscenza è l’espressione autentica di “conoscere per comprendere”.

È la rivelazione autentica del bene, che contagia grazie all’intelletto che Immanuel Kant, massimo esponente dell’illuminismo ebbe a dire: «abbi il coraggio di servirti della tuo proprio intelletto per disporre di una vita migliore». Chi non viaggia con la mente, con il corpo e con lo Spirito si comporta come quella persona che ambisce di potersi sollevare da terra e librarsi in aria facendo leva sulle proprie bretelle. Così affermava all’inizio del secolo scorso il neurobiologo David Hunter Hubel, medico e neuroscienziato canadese naturalizzato statunitense, premio Nobel per la medicina, per le sue scoperte sul sistema nervoso legato alla vista, quando era forte il desiderio di penetrare nel mistero del binomio cervello-mente.

Camminare significa: scrivere la storia per lasciare un segno dietro di sè, perché la storia è coscienza e conoscenza del passato, del passato a noi più vicino come di quello più lontano. Se non teniamo traccia del nostro cammino, come l’uomo potrà raggiungere un nuovo Beyond? L’esistenza dell’uomo è lì per lasciare un segno tangibile della sua presenza terrena, diverso dalla scia luminosa che allontana da sé la cometa al suo passaggio, per dirigersi verso un nuovo orizzonte sconosciuto.

La scrittura è il fondamento della nostro passaggio. Occorre lasciare buone azioni e buoni pensieri affermava ancora il premio Nobel Rita Levi Montalcini affrontando ogni situazione al massimo grado delle nostre capacità raziocinanti. In questo viaggio verso l’oltre ritorna alla mente un libro scritto dal famoso, e noto giornalista televisivo, Sergio Zavoli dal titolo: viaggio intorno all’uomo nel quale l’autore cerca di approfondire e fare emergere l’umanità, il valore etico e morale dei personaggi intervistati. Un viaggio per osservare anche la parte nascosta di ogni singola identità, invisibile ad occhio nudo. Non poteva mancare in questo breve ricordo la poesia di Primo Levi: Se questo è un uomo: «Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici…», che affronta il viaggio dal campo d’internamento di Fossoli (Carpi – Mo) verso il campo di concentramento di Auschwitz che durerà 15 interminabili giorni. Un tempo vissuto all’interno di un oltre nel quale era certa la destinazione ma non cosa sarebbe successo nel durante. Eppure è successo.

Solo affrontando la realtà e le condizioni si superano le difficoltà. Uscire di casa, da un porto sicuro e affrontare anche le avversità, perché nel cammino la realtà è in grado di fare gioire. L’uomo è continuamente in viaggio per scoprire nuovi orizzonti nello spazio dell’oltre e verso se stesso alla ricerca del proprio Beyond. Una navicella che gira continuamente intorno all’uomo per illuminare anche la parte nascosta della sua luna quando decide di intraprendere il viaggio alla ricerca del suo spazio cosmico inesplorato.

Ognuno cerca d’addentrarsi in se stesso alla ricerca del suo spazio di intimità, e una volta raggiunta la profondità, poter trovare un momento da dedicare alla quiete, dove sia possibile elucidare le sensazioni che hanno avuto il pregio di infondere momenti scarsamente illuminati, evitando ai pensieri di naufragare in un mare aperto che s’appropria dell’identità. Anche lassù nello spazio c’è il silenzio che depone a favore della tranquillità da dedicare non solo a se stessi ma anche per osservare da lontano la terra e immaginare il via vai di gente che si muove in una direzione, ora in un’altra, diretta verso il proprio Beyond. Non serve molto; occorre attorniarsi di persone di cui fidarsi e di cose semplici, quelle che pensiamo non possano ambire a donarci un riflesso di luce e che lasciamo liberamente correre perché ritenute di scarso valore. Quando si è nello spazio, in uno spazio ristretto, la vicinanza è una prova di coraggio, di umiltà verso se stessi e gli altri e come ci ricorda il Piccolo Principe: «non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi». Ogni viaggio che l’uomo compie nello spazio della sua esistenza è una scoperta, è un balzo in avanti verso la sua umanità.

“Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che abiterò in una di esse, visto che riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Antoine De Saint-Exupery

 

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell’azienda, Franco Angeli Editore.
Il Piccolo Principe, Antoine De Saint-Exupery
Abbi il coraggio di conoscere, Rita Levi Montalcini, Corriere della Sera

Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/ 

 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

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Il past Governatore del Lions del Distretto 108TB Bernardino Salvati applica a Guido Zaccarelli il PIN Excellence Centennial 2017 - 2018 per l'attività svolta come Presidente del Lions Club Mirandola, il cui club si è particolarmente distinto nel servizio alla comunità, nella crescita associativa, nella comunicazione e nell'efficienza organizzativa.

"Grazie all'immediato Past Governatore Piero Nasuelli e a tutti i soci che hanno permesso di ricevere questo prestigioso riconoscimento lionistico", ha commentato Guido Zaccarelli

 

 

Convegno di Apertura dell'Anno Lionistico 2019/2020 del Distretto 108 Tb: Campo Emilia, dove l'integrazione è possibile.

Sabato 13 luglio 2019, alla presenza delle alte cariche lionistiche e dei rappresentanti delle istituzioni civili e militari locali, si è svolto presso all'Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola, il Convegno di Apertura dell'Anno Lionistico 2019/2020 del Distretto 108 Tb che vedrà per l'anno 2019 – 2020 governatore Gibertoni Maria Giovanna che ha adottato il motto: Condivisione, Armonia Entusiasmo.
Come Presidente del GST (Global Service Team) del Lions Club Mirandola, ho avuto l'occasione di incontrare i ragazzi del Campo Emilia che hanno la loro sede presso l'Ostello della Gioventù del Castello di Rossena di Reggio Emilia e in particolare il loro responsabile, Marco Tioli:

Cos'è il campo Emilia?:
«Il campo Emilia è un luogo dove incontriamo tantissimi ragazzi provenienti da ogni parte del globo. Lo scopo del campo è quello di far capire ai ragazzi che si può stare insieme nonostante le diversità e imparare a stare insieme nonostante le diversità de mondo.In questo momento abbiamo 27 ragazzi di 19 paesi del mondo tra cui ad esempio l'Australia, l'Ungheria, la Francia e tanti altri stati europei. Il campo è inclusivo, abbiamo anche ragazzi che hanno problemi alla vista. Da Modena abbiamo una ragazza completamente cieca. Da Hong Kong alcuni ragazzi sono ipovedenti. Alcuni ragazzi sono anche italiani».

"Il Campo Emilia è la testimonianza tangibile della mission dei Lions: promuovere la comprensione tra i popoli – ha commentato il direttore del Campo Daniela Gardini – l'inclusione rappresenta lo strumento più efficace per raggiungere questo scopo di sensibilizzazione e comprensione reciproca anche su temi come la cecità". https://www.lions.it/2018/08/09/campo-emilia-lions-2018/ 

(Guido Zaccarelli)

Domenica, 14 Luglio 2019 06:34

Ingenuità e sofferenza

La dialettica e la retorica sono le arti spesso utilizzate nella conversazione tra parlanti.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 14 luglio 2019 - La dialettica trova ampio spazio nei dialoghi di Platone impiegati nella ricerca della verità. L'origine greca della parola pone gli interlocutori nella condizione "di parlare attraverso", "di raccogliere" il pensiero altrui fino a raggiungere la dimensione luminosa della parola, che unita alle altre, definisce la linea immaginaria sulla quale s'appoggia il dialogo. La dialettica è un'arte che s'impegna a riunire insieme, a riportare a fattore comune le parole, segmenti che si uniscono fino a disegnare il dialogo all'interno del tracciato dove si concretizza lo scambio naturale del pensiero.

Le parole devono rimanere nel selciato indicato evitando di ricorrere al gioco di sponda che modifica costantemente la traiettoria del discorso, impedendo di raggiungere appieno la verità. Un gioco di luci e ombre difficile da seguire quando il parlante esce dai confini della logica per assumere contorni dell'ambiguità: dove vuole arrivare?, ieri ha detto una cosa e oggi ne afferma un'altra. Molti conoscono l'arte della maieutica (della levatrice) usata da Socrate per raccogliere più informazioni e testimonianze possibili dal suo interlocutore fingendosi ingenuo e ignorante per raggiungere la verità, con domande semplici e apparentemente banali.

L'applicazione rigorosa del metodo deduttivo, dal generale al particolare, consente al filosofo di raggiungere la dimensione più intima, e non divisibile del pensiero, per il continuo incedere con chiarimenti di vario genere che disposti uno di seguito all'altro, fanno emergere nel tempo, l'ombra nascosta dell'intelligenza, l'ignoranza dell'interlocutore. Il metodo adottato si fonda sul principio di "non contraddizione" il quale afferma che ogni cosa detta, per essere contraddetta, necessita di essere confutata in modo esauriente con parole dense di significato, per evitare di considerare una parola, o un concetto, per qualcosa d'altro. Anche Platone ricorre a tale principio, ma è soprattutto Aristotele che gli assegna un valore ontologico (che riguarda lo studio dell'essere) e logico. Nel primo caso è "impossibile essere o non essere ad un tempo" e nel secondo caso "ogni cosa deve essere affermata e negata": desidero una torta dolce. Se elimino il principio di non contraddizione, sto chiedendo una torta dolce e una non dolce. La torta non può essere dolce e non dolce allo stesso tempo.

Le persone che enunciano un fatto, una circostanza, o esprimono un pensiero, non possono prescindere dall'applicare il principio di contraddizione, perché se così non fosse, potrei chiedere, nello stesso momento, la torta dolce e non dolce. Chi nega infatti, deve rispondere con qualcosa che sia dotato di significato per evitare di cadere nell'uso di parole prive di senso. La retorica, al contrario della dialettica, è l'arte del parlare in pubblico che usa le parole per persuadere. È una tecnica che viene fornita a chi deve comporre un discorso persuasivo, che deve influenzare, che nega la presenza di una verità. Il filosofo presocratico e retore Gorgia, uno dei maggiori sofisti, una corrente filosofica che pone al centro l'uomo e le problematiche relative alla morale e alla vita pubblica e politica, affermava che se non vi è una verità, chiunque può farsi portatore di verità e per questo usa tutti gli strumenti a sua disposizione per persuadere il pubblico. Come si evince siamo in presenza di un forte dualismo tra l'anima e il corpo, (verità e persuasione), diventando difficile da interpretare e da considerare, ora in una situazione ora in un'altra, all'interno di un dialogo tra parlanti dove da un lato si vuole arrivare alla verità e dall'altro si vuole persuadere. Entrambe respirano dentro l'uomo come l'ingenuità e la sofferenza legati tra loro dal filo della dialettica e della retorica. L'ingenuità è una parola che porta dentro, che si genera dentro, che nasce dentro.

Soffrire è una parola che porta dentro di sé il peso della sofferenza. Tutto è dentro e non fuori. Ai tempi dei romani, una persona ingenua era colui che nasceva da un padre di cui si conosceva l'identità, diverso dai servi, che godevano di una sostanziale libertà, di essere onesta e sincera: una persona vera. L'essere ingenuo significa osservare la realtà con l'occhio della purezza, con lo sguardo fisso rivolto alla verità, indirizzato verso colui che parla, o agisce, lontano dal vivere l'ambiguità come perenne azione di confutazione della parola, dal suo significato letterario. L'ingenuo non è un credulone, come spesso viene disegnato. È colui che crede nella purezza dell'anima e del pensiero. Non vive alla ricerca dell'ombra della parola appena pronunciata, perché il dialogo è nella fiducia che si fonda su argomenti seri e convincenti, dove si vince insieme, dove c'è chi parla e chi ascolta. L'ingenuità viene spesso dipinta come il mancato aggiornamento della purezza all'esperienza acquisita nelle differenti fasi della vita, che rendono più maturo l'individuo innanzi alla lettura ingenua della realtà che lo circonda. Questo aspetto può incontrare il favore di molti, ma non di tutti.

L'ingenuità è l'espressione autentica dell'onestà intellettuale e Spirituale con la quale si conforma l'uomo alla sua identità che si plasma nel tempo, evitando all'anima di essere continuamente esposta ad un duro lavoro di purificazione (catarsi) per comprendete ora la dialettica e ora alla retorica. Un'azione quotidiana che conduce l'uomo alla sofferenza per le ricadute negative che possono incidere sulla purezza, a cui le persone dovrebbero tendere allontanandosi da quegli interlocutori che modificano continuamente il senso delle parole all'interno dello spazio del detto, del non detto, hai capito male e di quella sottile linea che separa la verità dalla ingenuità e dalla fiducia reciproca. La matrice bidimensionale a quattro caselle dove riportare l'ingenuità e sofferenza contrapposta alla dialettica e alla retorica, può essere un modo per condurre le persone alla riflessione attraverso la combinazione delle quattro parole ipotizzando da ogni relazione a coppie le conseguenze e gli scenari che si potrebbero delineare nei diversi casi presi come oggetto di analisi e di studio.

Quello che deve emergere al termine è sempre la ricerca della verità.

Riferimenti bibliografici:
Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Editore.

Riferimenti sitografici:
https://www.wikipedia.org/ 
https://doc.studenti.it/appunti/filosofia/principio-non-cantraddizione.html 
http://tuttosapere.altervista.org/blogsapere/il-principio-di-non-contraddizione-di-aristotele/ 
https://manipolazione.wordpress.com/2015/11/28/il-cammino-del-pensiero-retorica-vs-dialettica/ 
http://www.multytheme.com/cultura/multimedia/didattmultitema/scuoladg/filosofia/socrateironia.html 

CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

 

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