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Lunedì 7 ottobre, alle ore 18.30, presso la sala consiliare del comune di Langhirano, si terrà una conferenza-dibattito avente ad oggetto la Legge 19 luglio 2019 n. 69, meglio conosciuta con il nome Codice Rosso e la nuova tutela delle vittime di violenza.


L’evento, sotto l’égida dell’Unione Generale del Lavoro (Ugl) di Parma, è stato ideato ed organizzato da Matteo Impagnatiello, segretario provinciale della suindicata Organizzazione sindacale e vedrà la partecipazione di illustri relatori qualificati: l’avvocato Elisabetta Aldrovandi, neo Garante delle vittime di reato della Regione Lombardia, presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime nonché volto noto per la partecipazione a numerose trasmissioni televisive, in qualità di esperta della materia; la deputata Laura Cavandoli, avvocato e membro della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza; inoltre, vedrà l’adesione di Enrico Sicuri, consigliere comunale e capogruppo di minoranza del comune di Langhirano.


“L’iniziativa è stata pensata come un momento di riflessione su un tema di stretta attualità. Il varo del Codice Rosso, da parte del precedente Esecutivo, è stato un passo importante, da apprezzare, poiché va nella giusta direzione, nonostante la clausola di invarianza finanziaria”- così spiega il segretario provinciale Ugl.


Impagnatiello, infine, aggiunge, “Dato il ruolo e l’alto spessore professionale e culturale dei relatori, la conferenza sarà anche occasione di formazione per gli addetti ai lavori che hanno a che fare con tale strumento legislativo. Ugl, schieratosi a difesa della famiglia, in un periodo storico come quello che stiamo vivendo, in cui l’istituto familiare è sotto attacco di strane ideologie, sostiene quanto è stato finora realizzato: il cosiddetto Codice Rosso, novellando i codici penale e di procedura penale, accresce, ad esempio, la sanzione inerente il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi. E’ stata anche inserita un’ulteriore circostanza per il delitto di atti sessuali con minorenne. Siamo consapevoli che vi è ancora della strada da percorrere, come, ad esempio, aumentare il Fondo di Garanzia per le vittime dei reati violenti, ma la direzione intrapresa è quella giusta”.
L’evento è aperto alla cittadinanza.

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di Paolo Mario Buttiglieri, sociologo - Fiorenzuola (PC) 13 settembre 2019 - “In amore sono un fallito, voglio suicidarmi”. Capire cosa vuol dire questa frase ci può aiutare a individuare le cause di questo delitto.
Quando un uomo o una donna non si sentono amati cercano questo amore che gli manca negli altri. E visto che tra maschi e femmine esiste una attrazione sessuale è facile che l'amore venga ricercato nell'altro sesso.
Molti cercano l'amore in cani e gatti, altri in pellegrinaggi, altri ancora nel cibo, nel cellulare. Ognuno lo cerca da qualche parte.


Si è come un bambino che ha bisogno di essere amato, cioè coccolato, abbracciato, nutrito e accudito in tutti i suoi bisogni. Ma crescendo il bambino diventa autonomo, impara a prendersi cura di se e dei propri bisogni. Impara ad amarsi. Punto di partenza di questo processo di crescita e maturazione è la madre. E con lei tutte le persone che avranno a che fare con lui nei primi anni di vita.
Se si sentirà amato imparerà ad amarsi e ad amare. Questo è quello che non avviene quasi mai.


Fare un figlio è semplice. Per amarlo invece è indispensabile amare se stessi. E per amare se stessi l'unico requisito è NON REPRIMERSI, ovvero ESPRIMERSI.


Cosa vuol dire non reprimersi?
Ascoltare il nostro corpo, i suoi bisogni e soddisfarli. Ho parlato del corpo, non della mente. Se il corpo è soddisfatto la mente è soddisfatta. Come capite se state ascoltando il vostro corpo? E' molto semplice.
Come il bambino che piange per esprimere i suoi bisogni, cioè il suo disagio (fame, sete, freddo, caldo) così noi avvertiamo un disagio fisico e lo comunichiamo alla mente, che se non è impegnata in altri pensieri, si da subito da fare per soddisfare i bisogni del corpo. Ma spesso la mente degli adulti è immersa in mille pensieri, sollecitati dall'economia consumista attraverso tutti i mezzi di comunicazione, giornali, radio, tv, internet.
L'adulto inoltre quasi sempre è cresciuto senza una educazione; educazione significa farlo esprimere, aiutarlo a scoprire la ricchezza che c'è in lui facendo sviluppare l'autostima.
Ma quel che accade invece quasi sempre è che l'essere umano viene istruito in modo repressivo.


La nostra è infatti una società autoritaria e non autorevole, dove gli esseri umani vengono addestrati a reprimersi, ad obbedire con l'uso della forza, a ignorare i bisogni del proprio corpo. La mente umana viene riempita di condizionamenti repressivi. In pratica la vita diventa un dovere. Il dovere di andare all'asilo, a scuola, al lavoro, a messa, tutti luoghi dove si impara ad obbedire, a reprimersi, e quindi a mandare il corpo in contrazione. E più il corpo si contrae, quasi tutti trattengono inconsapevolmente il proprio respiro, e più la mente si riempe di pensieri che non riusciamo a controllare. Tutto questo favorisce l'insorgere di malattie fisiche e mentali ed enormi problemi sociali.

Essere umani repressi non sono in grado di dialogare, ma solo di fare monologhi o tacere. Fare sport competitivi e faticosi per il corpo piuttosto che attività fisica creativa.
Tutto questo per dire che dietro ad un delitto non c'è solo Sebastiani, ma anche una società dove il disagio sociale è il pane quotidiano.


Mettendo in prigione Sebastiani la società se ne lava le mani, in attesa del prossimo delitto per prevenire il quale non avrà fatto niente.

 

“Una vicenda drammatica che ha avuto purtroppo l’epilogo più tragico. Con profonda commozione esprimo anche a nome dell’Amministrazione e dell’intera comunità piacentina la massima vicinanza alla famiglia, ai parenti e agli amici della povera Elisa, in questo momento di profondo sconforto e dolore”.

Queste le parole del Sindaco di Piacenza e Presidente della Provincia, Patrizia Barbieri, che aggiunge:

“Rivolgo un sentito ringraziamento a tutti i Carabinieri, al Comando Provinciale e al Comandante Michele Piras, per il grande impegno, la professionalità, lo sprezzo del pericolo e l’abnegazione ancora una volta dimostrate in queste settimane di intense operazioni.
Un grazie a tutte le organizzazioni, le associazioni e i volontari che in queste settimane hanno partecipato alle ricerche, ai Sindaci dei territori interessati per l’incessante supporto e un ringraziamento particolare in particolare al Prefetto Maurizio Falco per l’encomiabile lavoro di coordinamento delle operazioni”.

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Di Nicola Comparato Piacenza 7 settembre 2019 - Massimo Sebastiani, operaio di Campogrande, ed Elisa Pomarelli assicuratrice di Borgotrebbia, scompaiano domenica 25 agosto, dopo essere stati visti insieme per l'ultima volta presso il ristorante "Il Lupo" a Carpaneto. I due abbandonano il locale poco dopo le 14, probabilmente per dirigersi verso l'abitazione di Massimo Sebastiani. Poco dopo, intorno alle 14.45, l'uomo viene ripreso da solo, da una videocamera di sorveglianza intento a fare rifornimento alla propria automobile e qui si rivolge al titolare del distributore esclamando:

"Volevo fare un giro con la mia ragazza, ma lei non è voluta venire quindi vado a lavorare in campagna".

elisa pomarelli.jpgIl Sebastiani viene nuovamente visto prima a casa del padre di una sua ex fidanzata e successivamente al bar del paese, infine viene notato a cena con un'amica, per poi terminare la giornata parcheggiando l'automobile a casa propria, lasciando il cellulare spento all' interno della vettura decidendo infine di incamminarsi verso i boschi munito di uno zaino e una felpa. Da quel momento Elisa e Massimo saranno considerati ufficialmente persone scomparse.

Per giorni le ricerche vedono impegnati Protezione civile, vigili del fuoco, carabinieri, volontari e sommozzatori che setacciano senza sosta le zone di Carpaneto e Sariano. Inizialmente la Procura decide di indagare per sequestro di persona, ma successivamente le indagini si concentrano su Massimo Sebastiani come unico indagato per omicidio e occultamento di cadavere ai danni di Elisa Pomarelli. Il Sebastiani viene descritto da tutti come "innamorato pazzo di Elisa ma non ricambiato".

Dopo le perquisizioni dei RIS a casa del presunto assassino, vengono rinvenute tracce biologiche di Elisa nel bagagliaio dell'auto del Sebastiani, ma secondo Mauro Pontini, legale di quest'ultimo, ciò non significa che Massimo abbia commesso il crimine. La criminologa Roberta Bruzzone, presente in qualità di consulente della difesa, giudica il Sebastiani come un disagiato in fuga per la vergogna dell'omicidio commesso, un uomo disordinato che viveva in una casa che aveva più l'aspetto di una discarica piuttosto che di un'abitazione.

La storia si conclude sabato 7 settembre con la cattura di Massimo Sebastiani da parte del comando dei carabinieri di Piacenza, col contributo determinante dei "Cacciatori di Sardegna" particolarmente esperti in ricerche in zone impervie, che localizzano l'uomo mentre cerca di nascondersi nel solaio di una casa nelle colline piacentine nei pressi di Lugagnano. Dopo essere stato ascoltato dai militari, sarà lo stesso Sebastiani a condurre gli agenti a Gropparello, nella località di Costa di Sariano, luogo dove verrà poi rinvenuto in un fossato il cadavere di Elisa Pomarelli.

 

Pubblicato in Cronaca Piacenza
Giovedì, 18 Luglio 2019 15:54

Anziano uccide la moglie a coltellate

Una donna di 77 anni è stata trovata in un lago di sangue nell'appartamento in cui viveva insieme al marito in via Alassio. L'omicida ha 88 anni

di Manuela Fiorini, Modena 18 luglio 2019 – Una donna di 77 anni è stata trovata in un lago di sangue nel suo letto, questa mattina attorno alle 5, al nono piano del civico 206 di via Alassio, in zona Morane, nella prima periferia della città.

A colpirla, mentre ancora probabilmente dormiva, con una serie di coltellate inferte con un grosso coltello da cucina, è stato il marito, 88 anni, affetto da demenza senile, in seguito a un raptus. È stato lo stesso anziano a chiamare poi uno dei figli e raccontare quello che aveva fatto.

Il figlio ha poi allertato il 118 e la Polizia. Si è poi recato di corsa nell'appartamento dove vivevano i genitori, dove ha trovato la madre agonizzante. All'arrivo dei soccorsi, la donna era ancora viva, ma le coltellate, in particolare una inferta in pieno petto, erano troppo gravi e l'anziana è deceduta all'ospedale di Baggiovara poco dopo il ricovero.

La Polizia ha trovato l'omicida sul letto, con accanto il coltello insanguinato e in stato confusionale. L'uomo è stato ricoverato nel reparto di Diagnosi e Cura dell'Ospedale di Baggiovara ed è attualmente in stato di arresto.

I rilievi nell'appartamento dove si è consumata la tragedia sono a carico della Scientifica. Non risultano tuttavia precedenti segnalazioni o denunce per maltrattamenti precedenti.

Pubblicato in Cronaca Modena

Cristiano Manuele Segretario Provinciale PSI: Giustizia per Filomena Cataldi - 

Di Nicola Comparato - La triste storia di Filomena Cataldi, strappata alla sua famiglia e ai suoi amici più cari da Guelin Fang, di origini cinesi e vicino di casa della vittima ha scosso moltissimo gli animi delle persone, prime fra tutte la sorella Rosangela e la figlia Martina.

Era il 22 agosto del 2018 quando Filomena venne uccise da Fang nella sua abitazione. L'uomo, ora "detenuto" presso la Rems di Mezzani in provincia di Parma, perché ritenuto incapace di intendere e di volere, era convinto che Filomena lo perseguitasse e che stesse tramando contro di lui per ucciderlo. Una cosa senza senso. Un motivo assurdo che ha permesso all'omicida di evitare la detenzione in carcere.

Molti gli appelli e le richieste da parte della famiglia Cataldi e degli amici di Filomena per portare giustizia ed evitare che altre famiglie vivano la loro stessa e terribile situazione. Dalla richiesta di chiusura della Rems di Mezzani che in quanto a sicurezza lascia a desiderare, tenendo conto delle varie evasioni dall' interno della struttura, alla pena da scontare in carcere per assassini, pedofili e stupratori indipendentemente dalla capacità di intendere e di volere, fino alla richiesta dell'istituzione di un fondo governativo per le famiglie vittime di violenza, altrimenti costrette a pagare tutte le spese legali senza la disponibilità di un patrocinio gratuito.

FB_IMG_1553192070173.jpgCristiano Manuele Segretario del Partito Socialista Italiano Federazione di Parma e provincia, che da tempo segue la situazione scrive:

"I Socialisti del Parmense ed in particolare il Direttivo Femminile coordinato da Rosina Trombi, sono da sempre solidali con le famiglie che hanno subito lutti quale conseguenza di crimini efferati. Ricordardo che solamente nel nostro territorio la scia di sangue è molto lunga, molte le donne uccise in questi ultimi anni: Maria Virginia Fereoli, Silvia Mantovani, Elisa Pavarani, Arianna Rivara, Rita Pissarotti, Michelle Campos, Alessia Della Pia, La Kelly e Gabriela Altamirano, Emilia Cosmina Burlan, Domenica Menna, Simonetta Moisè, Ave Ferraguti, Gouesh Woldmichael Gebrehiwot detta Elsa, Dolores Leonardi, Dino Curi Huansi e la mai ritrovata Florentina Nitescu, e consapevoli che nessuna di queste deve essere dimenticata, ci impegneremo, come fatto in passato, in qualsiasi campagna di sensibilizzazione ed educazione. Siamo convinti infatti che questa scia di crimini particolarmente odiosi, perché commessi ai danni delle donne, non sia la reale fotografia della società parmigiana ma un fenomeno negativo che deve essere arrestato con la sinergia delle amministrazioni locali, provinciali e regionali. Alla lista, purtroppo si aggiunge Filomena Cataldi. Ciò che è successo a Filomena è terribile! Mi piacerebbe incontrare la famiglia Cataldi per esprimere personalmente il mio dispiacere. Noi socialisti siamo sempre dalla parte dei più deboli e delle persone che subiscono violenza e ingiustizie. La famiglia Cataldi può contare su noi, la nostra porta è sempre aperta. Rosangela e Martina non saranno lasciate sole. Siamo contro la violenza sulle donne. Giustizia per Filomena Cataldi."

Pubblicato in Politica Parma

Nella giornata del 23 marzo si è svolto un incontro dal titolo "Contro ogni violenza". Incontro fortemente voluto dai gruppi a carattere civico, Forza civica e Amo Colorno. Gli argomenti trattati sono stati: Il bullismo, il cyber-bullismo e la violenza sulle donne. Per quest'ultimo delicatissimo argomento si è voluto trattare nello specifico il caso dell'omicidio di Filomena Cataldi, avvenuto a San Polo di Torrile (PR) lo scorso mese di agosto, per mano di un vicino di casa di origini cinesi affetto da manie di persecuzione.

All'incontro, organizzato a Reggio Emilia nell'Albergo delle Notarie, hanno partecipato:

- Elisa Guareschi, criminologa e assessore del comune di Bussetto, che ha saputo snocciolare con maestria il delicato tema dei rapporti tra minori, che in certi casi sfocia in atteggiamenti di prevaricazione e abuso. Elisa ha esaminato in maniera concreta il rischio legato all'uso improprio del web e dei social network; senza esimersi dal dare utili e ottimi consigli ai genitori presenti in sala.

- Alberto Prantera, iscritto di forza civica ha coraggiosamente esposto la sua commovente testimonianza inerente ad episodi di bullismo ricevuti da bambino, ricordando che l'educazione deve partire partendo dalle famiglie, ritenute il primo luogo di crescita e di scuola di vita.

- Nicola Scillitani, coordinatore del gruppo civico Amo Colorno è intervenuto sul delicatissimo tema della violenza sulle donne affermando che ad oggi c'è ancora molto lavoro da fare per tutelarle. Il suo intervento è partito dall'iniziativa di carattere nazionale con l'hashtag #giustiziaperfilo. Iniziativa volta a chiedere allo stato l'istituzione di un fondo governativo atto a pagare le spese legali alle famiglie delle vittime, che oggi purtroppo, in caso di mancanza del patrocino gratuito, sono costrette a sostenere da sole. Altre richieste di carattere nazionale che sono state fatte pubblicamente: l'ergastolo in detenzione carceraria (quindi no alle REMS (Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, ex OO.PG) e nessuno sconto di pena o rito abbreviato per gli assassini.

Al termine della relazione di Amo Colorno, c'è stata una brevissima, commovente e struggente testimonianza della sorella di Filomena, Rosangela, che ha portato tutti i presenti alle lacrime.

Ha infine moderato l'evento il dirigente regionale di Fratelli d'Italia, Alessandro Aragona, che ha saputo orchestrare nella maniera più proficua l'evento.

In sala erano presenti anche l'Avv. Massimo De Matteis (Coordinatore provinciale di FDI) e Caterina Galli (fondatrice di Forza Civica Parma).

(N.C. Felino)

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"Contro ogni violenza. Dal bullismo al femminicidio", convegno di Forza Civica sabato 23 marzo alle Notarie (RE)

Bullismo e violenza di genere, due piaghe della nostra società che non solo non accennano a diminuire, ma si sono fatte sempre più pressanti nelle cronache locali e nazionali. Per questo Forza Civica organizza il convegno "Contro ogni violenza. Dal bullismo al femminicidio" per parlarne tutti assieme SABATO 23 MARZO, ore 17, all'Albergo delle Notarie di via Palazzolo 5 a Reggio Emilia, portando testimonianze e pareri di esperti.

Al tavolo dei relatori:
– Elisa Guareschi, criminologa e assessore a Busseto (PR);
– Alberto Prantera di Forza Civica a Parma, che porterà una sua testimonianza personale sul bullismo;
– Nicola Scillitani, coordinatore del gruppo civico "Amo Colorno".

Modera l'evento Alessandro Aragona, responsabile regionale di Fratelli d'Italia. Il convegno sarà l'occasione per analizzare anche il tema della violenza di genere in territorio emiliano.

Dopo gli interventi dei relatori, lasceremo spazio a un lungo dibattito con i presenti e a chi vorrà portare la propria esperienza personale sui temi dell'incontro. A fine lavori, Forza Civica stilerà un manifesto con le idee per combattere questi fenomeni.

 

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La strada per trovare un po' di pace è lunga soprattutto quando, per certi tipi di vittime, non ci sono supporti e fondi per agevolare il percorso verso una normalità. L'appello di Rosangela Cataldi alle parlamentari di Parma.

Di Lamberto Colla, Parma 16 marzo 2019 - Dopo il clamore dei primi giorni i riflettori si spengono e le tenebre calano definitivamente sui familiari, sul loro dolore e sulle loro domande che stentano a trovare risposte plausibili. Trascorrono i giorni, le settimane i mesi e le domande son sempre le stesse, senza risposte e così la mente va in corto circuito.

Una sensazione di solitudine e di ingiustizia che deve fare i conti con i problemi quotidiani, dalle bollette di casa che continuano a arrivare anche se l'appartamento è rimasto sigillato e a disposizione dell'autorità giudiziaria sino a pochissimo giorni fa, alla rabbia di non poter vedere un colpevole, Guelin Fang nel caso specifico, nel posto che merita perché "incapace di intendere e di volere" e perciò non processabile.

Sono trascorsi poco più di sei mesi da quel tragico giorno d'agosto quando il cinese Fang decise di liberarsi dall'ossessione di un "complotto" che lo voleva morto andando direttamente alla base del problema eliminando Filomena, la "complottista".

Da quel 22 di agosto, l'ossessione di Fang, per l'infausto gioco del caso, si è trasferita sui familiari di Filomena, ormai incapaci di trovare una ragione all'accaduto.

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(Filomena Cataldi)

"Fang, suggerisce Rosangela la sorella di Filomena Cataldi, non aveva mai dato a pensare che volesse far del male a mia sorella. Il pomeriggio precedente si era fermato da lei a chiacchierare, in attesa dell'arrivo del suo compagno dal lavoro, curioso di sapere come si trovava al nuovo impiego dopo che aveva lasciato l'impresa dove entrambi lavoravano da buoni colleghi."

La "nuova" ossessione, presume Rosangela, era che Alessandro volesse tornare al vecchio impiego "facendo le scarpe" proprio a lui. Solo a posteriore è venuto il sospetto che quell'incontro del pomeriggio precedente fosse stata una sorta di prova generale. L'insistenza con la quale voleva conoscere con precisione gli orari lavorativi di Alessandro Pedrazzi, compagno di Filomena, può configurarsi come una pianificazione del gesto delittuoso consumato 24 ore dopo.

"Il cinese, continua la sorella di Filomena, raccontano i colleghi che fosse un lavoratore precisissimo e diligente e, a parte che tenesse quasi segregata in casa la moglie, nulla faceva intendere che avesse dei gravi problemi di salute mentale."

Fatto sta che con quelle gravi patologie psichiatriche di natura persecutoria, certificate lo scorso dicembre dallo psichiatra Renato Ariatti, nominato da Tribunale e dallo stesso Simone Bertacca di nomina Cataldi, l'assassino di Filomena ha trovato riparo, in via definitiva all'interno di un REMS (Residenza per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza), struttura sanitaria (non carcerarie, ndr) di accoglienza per gli autori di reato affetti da disturbi mentali.

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(Dalla Gazzetta di Parma del 1 dicembre 2018)

Il reo confesso, Fang infatti aveva rilasciato una confessione scritta in cinese subito dopo l'arresto, quindi avrà una vita "quasi libera" in una struttura protetta, dalla quale non è particolarmente difficile sottrarsi dal controllo come le cronache spesso riportano (ad esempio la fuga di Solomon - https://www.gazzettadellemilia.it/cronaca/item/16998-duplice-omicidio-fermato-solomon.html  - , la promessa del calcio che uccise mamma e la sorellina nell'estate 2017) , mentre loro, i familiari, resteranno incarcerati nel loro dolore, privati degli affetti e dell'assistenza dello Stato per le vittime dei reati violenti.

"I miei genitori - prosegue Rosangela - hanno cominciato a soffrire di cuore, mia nipote Martina di soli 18 anni, è seguita da uno psicologo perché spesso in preda all'incubo che una violenza analoga si possa ripetere verso il padre o verso sé stessa, mentre io non trovo pace, fatico a dormire e per di più penso al fatto che mia nipote non abbia la minima assistenza dallo Stato in quanto vittima di un reato violento come invece lo è per le vittime di terrorismo, ad esempio."

Per questa ragione infatti, proprio per la mancanza di un fondo specifico per le vittime di reati violenti, l'Italia è stata già condannata due volte dalla Corte di Giustizia Europea, chiamata a ripristinare un sistema paritario di trattamento in favore di tutte le vittime di reati violenti.

Nel caso specifico, in ragione del fatto che il cinese sia stato dichiarato incapace di intendere e di volere, quindi non processabile e ne consegue che non si arriverà a sentenza definitiva e perciò resta impossibile proporre domanda di risarcimento, ammesso e non concesso, che la domanda stessa possa essere ammissibile.

Insomma, tutele ferree per i carnefici e nessuna garanzia o ammortizzatore per le vittime. Fang è già da tempo ospite del REMS di Mezzani, una struttura sanitaria e non carceraria, la moglie e i due figli, dopo essere stati ospiti di una struttura protetta, pare siano tornati nel Paese d'origine, mentre i familiari di Filomena soffrono nella solitudine la mancanza di una affettuosa madre, di una figlia, sorella e compagna presente e gioviale, privi di assistenza e per di più con la casa rimasta sotto sequestro per oltre 6 mesi.

Dopo 200 giorni ancora nulla si è lenito, una ragione che possa mettere pace a quanto accaduto non l'hanno ancora trovata e la sensazione di aver subito una ingiustizia si somma a tutto il resto.

E' per questa ragione che Rosangela fa appello alle donne parlamentari di Parma perché si prendano a cuore i casi analoghi e cerchino di trovare una soluzione al "buco legislativo" che vedrebbe escludere dagli indennizzi la maggior parte delle vittime di reati violenti, per lo più femmine. Per la verità, informa Rosangela, Nicoletta Paci, Assessore alla Partecipazione e ai Diritti dei cittadini del Comune di Parma si è attivata e ha favorito l'incontro con la "Fondazione Emiliano Romagnola per le vittime dei reati" con la speranza che qualcosa possa pervenire a sostegno dei costi che la famiglia ha dovuto e dovrà ancora affrontare, oltre ovviamente ai problemi di natura affettiva e psicologica che restano incommensurabili.

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(Dalla Gazzetta di Parma del 6 dicembre 2018)

"Che almeno il nome di Filomena - conclude Rosangela - possa essere ricordato per aver contribuito, col suo sacrificio, a alleviare i dolori dei familiari delle vittime. Dopo sei mesi ormai nessuno si ricorda di noi e dei nostri disagi ma soprattutto di quelli di Martina, una ragazzina che dovrà crescere senza il sorriso e la protezione di sua madre. La speranza è che almeno questo non possa più accadere e che l'incapacità di intendere e di volere, per quanto non processabile non sia più da ostacolo a un risarcimento e/o a un indennizzo statale soprattutto ove vi sia anche una confessione scritta di primo pugno".

Dal canto nostro sposiamo l'idea che chi possiede disturbi psichiatrici vada curato ma anche giudicato. "La non imputabilità è un errore". Secondo Franco Corleone, infatti, garante delle persone sottoposte a misure restrittive e limitative della libertà personale della Regione Toscana, in prospettiva le REMS andrebbero chiuse, nell'ambito di una riforma che prevede che se si compie un delitto, c'è sempre responsabilità e giudizio. Saranno poi le strutture sanitarie ad affiancare quelle giudiziarie nell'elaborazione e attuazione di direttive terapeutiche.

Non è infatti corretto che un caso sociale, quale è il Guelin Fang, possa provocare una cascata di danni immensa i cui costi, materiali e immateriali, siano totalmente in carico ai familiari delle vittime, i quali, oltre al dolore per la scomparsa della loro cara, hanno da affrontare montagne di difficoltà in totale solitudine.

Un'ingiustizia che siamo certi verrà sanata anche grazie alla sensibilità delle parlamentari locali che, se lo vorranno, riusciranno a coinvolgere le loro colleghe anche di diversa appartenenza politica.

 

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(Filomena Cataldi)

 

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Dall'AVRI, Associazione Vittime Riunite d'Italia, riceviamo la conferma dell'avvenuto trasferimento di Guelin Fang, il cinese che ha brutalmente assassinato Filomena Cataldi lo scorso 22 agosto a San Polo di Torrile, nella struttura sanitaria (NON carceraria) del REMS di Mezzani. Una struttura da dove, peraltro, non è difficle allontanarsi...

A sguire il comunicato di AVRI.

"Arriva l'ufficialità a mezzo sentenza, di un'ulteriore devastante notizia per i familiari di Filomena Cataldi. Il cinese che l'ha brutalmente assassinata è già detenuto da tempo presso la Rems di Mezzani; struttura famosa per le continue fughe dei suoi residenti. Il soggetto dalla "evidenziata pericolosità" così come affermato anche dai giudici, è stato accontentato nella sue richiesta di essere detenuto proprio a Casale di Mezzani, per poter rimanere vicino alla famiglia e continuare quindi a vedere moglie e figli. Non è stato tenuto in considerazione però, il volere della famiglia Cataldi,che fino a prova contraria, dovrebbe la parte lesa, che non avrebbe voluto vedere "detenuto a metà" l'assassino, già giudicato incapace d'intendere e di volere, e quindi assolto. Da tempo ci si era battuti per tenere lontano dalla REMS di Casale di Mezzani un soggetto così pericoloso. Abbiamo cercato di tutelare in ogni modo oltre al volere della famiglia,insieme al gruppo Amo Colorno, anche la sicurezza del territorio.

Ricordiamo che da tale struttura era evaso anche Solomon Niantakyi che uccise brutalmente a coltellate la madre (26 coltellate) e la sorellina (18 coltellate). Il ghanese fu recuperato alla stazione di Colorno mentre attendeva il treno, anche se di portata inferiore, a livello di pericolosità, ultimamente si è registrata un'altra fuga, subito bloccata dagli addetti. E' facile immaginare cosa potrebbe succedere se un soggetto di tale pericolosità sociale riesca ad evadere e ad andarsene in giro per le nostre strade.

La scelta fatta la riteniamo inconcepibile. Insieme ai ragazzi di Colorno, chiediamo con convinzione la chiusura della struttura di Casale di Mezzani e la sua riconversione atta ad una gestione esclusivamente sanitaria e non detentiva. Lo faremo in nome di Filomena. Lo faremo in nome delle volontà della famiglia Cataldi.

A livello nazionale, abbiamo ritenuto opportuno sensibilizzare il Parlamento, tramite alcuni parlamentari per chiedere di ridiscutere tutto il sistema REMS per noi non garante di sicurezza.

Domenico Muollo

Referente per l'Emilia

Associazione Vittime Riunite d'Italia"

 

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(Filomena Cataldi)

 

 

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