Di Redazione Parma 3 aprile 2020 - I cittadini di Parma devono dichiararsi antifascisti, devono ripudiare ideologie xenofobe e sessiste e ammettere di non partecipare a nessuna manifestazione di stampo nazifascista. Nulla di sbagliato infondo, se consideriamo di vivere in un paese libero e democratico che porta nel cuore la resistenza. Ma il problema è un altro. In piena emergenza Coronavirus, è questo ciò che si legge nel modulo del Comune di Parma per la richiesta dei buoni spesa da parte di chi si trova in difficoltà economiche. 

Dopo che il sindaco Pizzarotti aveva sentenziato che per ottenere il permesso del passo carraio dovevi dichiararti antifascista, ora è la volta dei buoni spesa. In un momento di profonda crisi e preoccupazione, è sconcertante apprendere una notizia di questo tipo. Uno choc per tutte le persone in difficoltà, ma ormai la città di Parma non si fa mancare proprio nulla. Una prima segnalazione è giunta sulla pagina Facebook di Priamo Bocchi, esponente di spicco della destra locale, dove un cittadino ha esposto il suo sdegno nei confronti di questa iniziativa, che tradotta in parole povere equivale a dire che se non sei antifascista non mangi. Bocchi, da sempre impegnato e schierato dalla parte dei cittadini, si è subito attivato segnalando l'accaduto ai parlamentari Foti, Bignami e al leader Giorgia Meloni.
Grande anche la rabbia di Domenico Muollo, Responsabile regionale Riva destra- FDI, che in una nota dichiara:

“Nemmeno nelle peggiori dittature succedevano cose simili. Tutto questo è molto grave. Un'azione del genere è imperdonabile. Non era il caso. Viviamo in una finta democrazia e la prova é proprio questa. Siamo tutti uguali? Abbiamo tutti gli stessi diritti oppure no? Mi auguro che il sindaco Pizzarotti sia pronto a scusarsi con i cittadini. Ma anche con tutti i volontari che ogni giorno sono in prima linea senza fare distinzioni di nessun genere. Perché il Coronavirus non guarda in faccia a nessuno. Non è il momento di fare inutile propaganda politica. Parma... Si, città d'arte e musica, ma a quanto pare anche di ingiustizie.” (N.C.)

 

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di Guido Zaccarelli Mirandola 31 marzo 2020 - Il Covid-19 ha limitato la libertà delle persone e contagiato l’economia mondiale limitando l’azione globale degli imprenditori di fare impresa. Se osserviamo con attenzione i fenomeni che hanno coinvolto in passato le economie del nostro pianeta, possiamo individuare forti connessioni logiche con la crisi finanziaria del 2008, pur partendo da radici differenti, che ha modificato il sistema delle relazioni sociali e il modo di fare impresa, imponendo all’imprenditore di ripensare a nuove forme organizzative, e produttive, e la messa in campo di strategie di marketing declinate in mercati che avevano cambiato la loro identità. 

Da non sottovalutare, nel periodo preso a riferimento, la forte richiesta di nuovi investimenti in tecnologia e la presenza di personale altamente specializzato. Le difficoltà da superare erano finalizzate alla ricerca di nuove aree di opportunità e all’urgenza di trasformare i modelli produttivi con altri modelli, per competere con imprese globali per scongiurare la chiusura dell’impresa. Un periodo durato parecchi anni che ha reso evidente come la globalizzazione agisca sul mondo, e non su singole regioni, come potrebbe essere la sola Cina, l’Europa o l’America.
Uno dei maggiori problemi che si evidenzia nelle aziende, quando la crisi sopraggiunge all’improvviso, (Covid-19), è l’eventuale presenza di investimenti, messi in atto da poco tempo, per avviare nuove economie di scala o per accedere alle tecnologie 4.0. In queste condizioni l’imprenditore può trovare sofferente la posizione debitoria e impossibilitato ad accedere a nuove forme di accesso al credito con il quale rifinanziare la sopravvivenza della propria azienda.

Il Covid-19 ha riportato ancora una volta l’imprenditore nelle condizioni di rivedere i meccanismi di produzione e di relazione con i mercati interni, e globali, dei quali si serve, e ai quali afferisce all’interno di una logica di filiera di prodotto o servizio. Immagine che ci riporta alla catena di montaggio che il taylorismo e il fordismo dei novecento americano ci hanno insegnato: se manca il prodotto precedente la catena di montaggio si ferma e l’operatore rimane in attesa di ricevere la parte per completare il ciclo produttivo. L’immagine è simmetrica alla filiera aziendale: se un fornitore non produce una parte viene compromesso in tutto, o in parte, l’intero ciclo produttivo.

Come vincere questa sfida, quali comportamenti adotta oggi l’imprenditore al quale viene chiesto di chiudere l’azienda, per sopraggiunti interessi legittimi legati alla salute della popolazione? Agisce su diversi fronti: in primis, “iberna l’azienda”, una condizione “biologica” in cui le funzioni vitali sono ridotte al minimo che impatta immediatamente sulla produzione e nella generazione dei servizi. Per quanto le risorse finanziarie lo consentono, mantiene in vita il flusso dei pagamenti verso i propri fornitori nella speranza di ricevere copertura dai clienti. Successivamente avvia le procedure amministrative per accedere agli ammortizzatori sociali, previsti dall’ordinamento in vigore nei singoli stati, per tutelare i propri collaboratori e di riflesso la liquidità dell’azienda.
A queste azioni, corrisponde un periodo di profonda riflessione, pregno di ansia e preoccupazione, per l’impossibilità di intravedere il futuro e individuare una strada dove camminare per raggiungere i propri obiettivi. In questo momento lo stato attuale di molte imprese è questo, in attesa che venga lentamente ripristinata la libertà per accedere a misure di de-contenimento sociale, capace di diminuire il grado di “ibernazione” e avviare lentamente la produzione e la ripresa dei servizi, di ogni ordine e grado.

L’idea di fondo, di molti imprenditori, è di ridurre in modo molto graduale il “grado di ibernazione”, per comprendere come muoversi all’interno dei loro mercati di riferimento e saggiare la personale capacità di “ritornare” a fare impresa, noto l’invenuto radicale cambiamento avvenuto nei mercati e nelle loro specifiche economie, completamente stravolte nelle logiche e nei contenuti: «lo scopo, è evitare di soccombere».
I timori sono parecchi e di difficile interpretazione e soluzione, per la mancanza di certezze presenti e future: «è l’incertezza l’anima gemella dell’ansia». Occorre evitare di licenziare. Uno tsunami invisibile che ha prodotto un terremoto visibile al contrario di un terremoto che abbatte le case e le abitazioni dove l’uomo in breve tempo è in grado di mettere in moto i meccanismi già rodati per ripristinare le condizioni precedenti, in molti casi, migliori.

Quando rapidamente calano ordinativi e sfuma la certezza del “presente prossimo”, l’unica arma a disposizione di molti imprenditori e di “ibernare l’azienda” e di ricorrere agli ammortizzatori sociali, per evitare di entrare in una spirale senza fine. Questi sono i timori che avvolge l’imprenditore innanzi ad una crisi globale come il Covid-19, di proporzioni immani dai tratti pandemici.
Ultima considerazione, ma non meno importante, è la minore disponibilità di risorse finanziarie a disposizione delle famiglie e la presenza contemporanea di incontrare mercati saturi. Una vera sfida mondiale a cui nessuno si potrà sottrarre.

Le circostanze devono fare emergere la forza della condivisione verso il bene comune e la disponibilità dei singoli a fare squadra, generando nuove forme di relazioni imprenditoriali in grado di aiutare chi si trova in difficoltà per donare l’opportunità a tutti di uscire dalla “ibernazione” e ritornare a vedere scorrere l’acqua cristallina sotto i ponti dell’impresa a vantaggio dell’intera umanità.

 

 

 

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CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

A mezzo giorno l'Italia si è fermata per un minuto e le bandiere sono state posizionate a mezz'asta in segno di lutto per le vittime del coronavirus.

Anche a Parma le bandiere sono state esposte nella posizione del lutto, a mezz'asta. In contemporanea, gli 8.000 sindaci e le altre autorità italiane hanno onorato le bandire listate a lutto con un minuto di silenzio.

Le bandiere, per volere della Presidenza della Repubblica, resteranno a mezz'asta sino a conclusione del periodo di emergenza.

(PH. Francesca Bocchia)

Domenica, 29 Marzo 2020 15:41

L'ultimo viaggio in tempo di coronavirus.

Di LGC e Francesca Bocchia Parma 29 marzo 2020 - Medici, infermieri e volontari delle varie organizzazioni di assistenza sono in prima linea, faccia a faccia con la sofferenza. Ma in questo terribile frangente governato dal coronavirus sono mutate le condizioni operative e emotive anche per coloro che si occupano dell'ultimo viaggio terreno, come ci racconta Nicola Benecchi dell'Assistenza Pubblica Onoranze Funebri.

"Da quando è iniziata l'emergenza per coronavirus abbiamo mantenuto la nostra struttura in Assistenza Pubblica, ma è cambiato notevolmente l'orario. Se prima si cercava di rispettare gli orari, adesso l'orologio non si guarda più. Cerchiamo di dare un servizio al cittadino che si affida alla pubblica per il servizio luttuoso. La maggior parte dei servizi non sono più funerali convenzionali, perché la gente vorrebbe andare in chiesa, poter accompagnare il defunto mentre adesso, a molti questo viene a mancare. Alla gran parte delle persone viene meno, non solo la possibilità di andare in chiesa, seguire la funzione religiosa ma soprattutto di poter dare l'ultimo saluto, il cosiddetto commiato. E' un vuoto che viene lasciato. Noi siamo le ultime persone che vedono il parente defunto e siamo quelli che l'accompagnano, facendo in estremo, le veci dei familiari stessi. Capita infatti molto di frequente che il familiare più stretto sia impossibilitato a muoversi perché anch'egli in quarantena. Proprio per questa ragione anche per noi diventa sempre più dura; veniamo infatti sempre più spesso chiamati a sostituirci a loro chiedendoci di fare per loro un ultimo gesto, "gli faccia un'ultima carezza sulla cassa …" ci dicono ".

Sono stati ben 10-11 servizi quotidiani, ha spiegato Benecchi, nelle giornate di maggiore intensità e questo deve avere pesato non poco sulle emozioni degli operatori di questo servizio pubblico.

Assistenza Pubblica Onoranze Funebri prosegue l’attività che l’Assistenza Pubblica - Parma Onlus svolge dal 1947 e persegue lo scopo di sostenere economicamente lo storico ente di volontariato dell’Oltretorrente, presente nei cuori dei parmigiani dal 1902.

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«Il virus stenta a perdere la corona». La rapidità con la quale si muove in modo invisibile nell’aria per aggrapparsi all’uomo fino a distruggerne l’esistenza, sta modificando il sistema delle relazioni sociali e colpendo in modo trasversale tutte le connessioni strategiche, e operative, dell’economia mondiale, limitando la libertà e affossando le mani dell’uomo nel suo invenire quotidiano del fare.

di Guido Zaccarelli 28 marzo 2020 - Purtroppo, la potenza del virus non si esaurisce nel momento in cui si traduce in atto, ovvero di entrare nella cellula, riprodursi, e farla scomparire, «ma mantiene la sua potenza anche nel presente, «esibendo la stessa identità come propensione nel futuro». Quale è la finalità del virus? Il suo “essere” al tempo stesso “presenza” in un corpo vivente, la cellula, fino ad annullarne l’identità e raggiungere la scomparsa.

Ernesto de Martino, antropologo e filosofo italiano, ha definito la Presenza: «farsi prendere alla situazione. Significa trascendere il valore, staccarsi da essa valorizzandola ed emergere come presenza in virtù di tale valorizzazione, nella misura in cui ha luogo il trascendimento valorizzante». Il farsi presente è legato all’uomo e in quanto “essere”.
Lasciamo questa prospettiva al filosofo, per accogliere l’osservazione di uno qualunque, senza un proprio interesse, ma anche con un interesse responsabile, per assumere come riferimento il virus che si fa presenza, un presente che diventa atto, che si moltiplica in un luogo del presente ma che è già trasceso nel futuro, ancora tutto da determinare (o determinato).

Il virus si muove rapido stante la sua primordiale identità di attaccare l’uomo mettendo a dura prova il suo arsenale di armi da impiegare nella battaglia per vincere la guerra. L’agire non si cancella nella cellula vivente, ma rimane potenza nel determinarsi in altre cellule, dopo aver superato i limiti imposti dalla membrana cellulare. «Il presente si fa storia». I
Il passato rappresenta il mondo dell’archeologo che deve scavare per ripensare il presente in una diversa modalità d’azione per ridurre, e porre limiti, alla potenza dell’atto in quanto tale. Il “qui e ora” deve setacciare il tempo appena passato e analizzare il contesto mutuando tra loro «necessità e responsabilità, che sono i fili del reticolo da usare per distinguere ciò che si deve lasciare passare rispetto a quello che deve rimanere in superficie».

L’arma letale deve essere impugnata per mettere le une contro le altre, le singole azioni che l’umano è in grado di fare affiorare dalla conoscenza dello scibile umano, per sconfiggere il virus attraverso l’analisi comparativa dei mondi circostanti, «per dare scienza al nuovo, attraverso la partecipazione retta di tutti in un rapido invenire delle cose e delle circostanze».

Il compito dell’uomo è di tradurre come attore principale da un lato, e da osservatore dall’altro, le prospettive che di volta in volta appaiono, (o possono apparire) nell’atto che si sta compiendo, facendo esperire la storia in quanto tale, non come fonte archeologica lasciata a se stessa, «e museata» (non prendere in considerazione le esperienze altrui), ma come oggetto degno di essere continuamente scavato, per riportare in superficie quello che ancora non era stato dato, che non era stato opportunamente osservato, perché al momento pareva non degno d’interesse, ma che, trasceso dal passato, doveva ,e poteva, divenire come dato attuale, per la sua capacità di essere ancora potenza nel presente perché non ancora sommerso del tutto.

Lo scopo che ne deriva è l’utilità della storia per la vita, dove abituare le persone ad osservare, ma anche ad ascoltare, senza se e senza ma, ciò che gli altri hanno fatto per evitare di partire sempre da un punto zero, nella consapevolezza che la storia deve virare verso il bene comune.

La protezione del territorio avanza con le armi della tecnica e dell’agire che insieme «come gemelle», convolano nella non semplice, e automatica, relazione basata sulla reciprocità, che si fa atto della circostanza e, come tale, espressione autentica del bene comune che trascende verso il futuro come proprietà collettiva da mantenere e sviluppare per il bene dell’intera umanità.

Riferimenti bibliografici: prof. Giulio Traversa, Bellezza naturale, virtù umana. Per una prospettiva osservativa sulla contemporaneità. Apra, Master in consulenza filosofica e antropologia esistenziale.

 

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CURRICULUM - Guido Zaccarelli, è docente di informatica, giornalista, saggista, consulente aziendale e collaboratore redazionale di Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente a contratto di informatica presso l'Università di Modena Reggio.
Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)

 

Per tutta l'Unione Europea, molto probabilmente, domani sarà l'ultima volta che albeggerà l'ora legale. Dal 2021 il cambio d'orario sarà abolito tranne l'Italia che chiese di mantenere i due diversi orari per le due grandi stagioni. Ma domani, il cambio d'ora, avrà comunque un sapore diverso.

Di LGC Parma 28 marzo 2019 - Dalle 2,0 di questa notte le lancette dell'orologio faranno un balzo in avanti di un'ora. Si dormirà un'ora in meno, è vero, ragion per cui in molti da anni protestano: il cambio dell'ora così repentino, anche se si tratta di una sola ora, potrebbe comportare rischi per la salute, insonnia e problemi cardiaci sono le conseguenze più temute.
Per questa ragione, già da alcuni anni, si è levato un fronte di protesta contro il cambio dell'ora che l'Unione Europea ha cavalcato. L'Italia , diversamente dagli altri Paesi UE, dal 2021 dovrebbe proseguire con il cambio d'ora e comunque ogni Paese membro avrà tempo sino a fine 2021 per decidere quale sistema adottare.

E' indubbio però che il cambio d'ora di quest'anno assume un significato molto diverso rispetto gli anni precedenti.

Con l'ultimo fine settimana di marzo il cambio data era un evento atteso, almeno emotivamente, poiché di fatto si apriva la stagione più spensierata, quella primaverile che a sua volta avrebbe aperto alla stagione delle ferie o delle vacanze per gli studenti. La fantasia avrebbe cominciato a galoppare verso i sogni delle mete pasquali e estive e il tempo avrebbe iniziato a scorrere ancor più velocemente. Maggiori sarebbero state le occasioni per una uscita serale con gli amici, anche fosse solo per un gelato, e le serate primaverili sarebbero diventate complici dei nostri sogni.

Non quest'anno! L'allungamento del periodo diurno quest'anno sarà vissuto con una sola indistinta e generalizzata speranza: sconfiggere il coronavirus prima che ci annienti in persona o negli affetti più intimi.

CURIOSITA'
L'ora legale venne istituita in Italia, per la prima volta, con il decreto legislativo 631 del 25 maggio 1916, la misura era destinata al risparmio energetico (carbone prevalentemente) per poterne maggiormente disporre a fini bellici.
Interrotto l'uso dell'ora legale a causa della seconda guerra mondiale venne definitivamente reintrodotta, per quattro mesi l'anno da fine maggio a fine settembre, nel 1965 e successivamente venne ampliato il periodo a sei mesi nel 1981 e infine, con l'omologazione europea, nel 1996 tutti i Paesi UE la adottarono nella configurazione attuale ovvero dall'ultima domenica di marzo sino all'ultima di ottobre.

Marco Pesci, un videomaker e autorizzato al volo con drone, ha realizzato un video su Reggio Emilia al tempo di Coronavirus.

Una città dinamica e vivace obbligata al silenzio e riposo da un microscopico ma invasivo virus.

Reggio Emilia, la città del tricolore, risorgerà come lo farà tutta l'Italia, c'è da scommetterci!

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Chi è DIFLY
DIFLY è una società fatta di persone che ridono, piangono, si emozionano, sognano, esattamente come te. 
L’attività principale di DIFLY è però la creazione di contenuti, specialmente audiovisivi, per tutte quelle persone che hanno qualcosa da dire e vogliono farlo sapere al mondo. 
Perché video? 
Perché un video è il modo migliore per trasmettere il reale valore di un prodotto o servizio, l’artigianalità o semplicemente una storia di successo. 
Raccontiamo storie di chi si è messo in gioco, di chi ce l’ha fatta e di chi ancora ci sta provando. 
Il nostro segreto è entrare in empatia con la realtà che raccontiamo e fare nostre le vostre emozioni. 
I nostri video, fatti con droni e fotocamere terrestri tradizionali, sanno spesso strappare una lacrima e un sorriso, contemporaneamente. 

 

Dei volontari si parla molto e si elogiano altrettanto ma mai a sufficienza. Il rischio al quale si sottopongono quotidianamente è elevatissimo ma ancor più elevata è forza con la quale affrontano ogni turno di servizio.

Di Francesca Bocchia e LGC Parma 27 marzo 2020 - Sulla lavagnetta a muro un (*) asterisco rosso rimarca una frase che può essere il loro slogan : "…ricordate che gli occhi parlano più delle parole. Portate sempre, come state facendo, la tranquillità e un sorriso, di questo hanno bisogno le persone, di tranquillità!".

Il contributo empatico che i soccorritori e i sanitari, in condizioni di normalità, potevano dare oggi è limitato a quelli che sono lo specchio dell'anima, gli occhi.
L'unico organo visibile, seppur mascherato da occhiali, che mette in contatto il volontario con il paziente sono proprio solo e esclusivamente gli occhi. Gli occhi di persone che da un mese sono sotto pressione fisica e soprattutto emotiva ma che, nonostante tutto, sanno e vogliono donare un frammento di serenità al paziente che stanno consegnando alle cure dei sanitari.

Un senso civico immenso che attraversa tutti gli strati sociali e tutte le età.

Casualmente ci siamo imbattuti in uno sportivo, quel Maxime Mbandà rugbista delle Zebre e della nazionale, che non si sottrae ai massacranti turni servizio e senza volerlo, diventa un simbolo positivo per tutti.

Nella gallery fotografica di Francesca Bocchia alcuni istanti dei preparativi e del rientro dal servizio dei volontari del SEIRS Croce Gialla di Parma tra i quali anche Maxime Mbandà.

Di Nicola Comparato Felino 27 marzo 2020 - Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Stefano Sidoli, nato a Parma il 10/02/1982, residente a Corcagnano e gestore di alcuni locali di ristoro. Nella lettera Stefano esprime tutta la sua preoccupazione per quanto riguarda la situazione attuale in questa emergenza Coronavirus, il suo disappunto verso le informazioni fornite dai media, il triste ruolo del popolo italiano in questa vicenda e il suo punto di vista come cittadino e ristoratore.

"Un grande maestro mi disse: ‘Loro ragionano 10 anni avanti, tu non potrai mai raggiungerli e comprendere il loro scopo. Ma puoi imparare dal loro passato e comprendere il tuo presente’.
Oggi mi viene chiesto di scrivere il mio pensiero, ossia quello di un ristoratore che fino all'altro giorno era intento principalmente svolgere al meglio il proprio lavoro, portando a tavola il piacere della condivisione. La particolare situazione attuale, dopo queste settimane di quarantena, mi sta portando ad inquadrare la realtà che ci circonda: abbiamo un virus che blocca un intero paese, questo ci fa capire che siamo molto deboli e che abbiamo tutti una grande paura della morte ma ci porta a vedere anche tutte quelle persone che lavorano per il bene degli altri e non parlo solo dei medici e degli infermieri, ma anche di commercialisti e amministratori di società che si stanno dando da fare senza sosta per salvare il nostro tessuto economico in un momento di estrema difficoltà ed incertezza. Nel frattempo la (mala)politica ci sta facendo vedere tutto il peggio che si possa immaginare. Tornando al passato, leggendo ad esempio scritti di Scipio Sighele, pensatore di fine Ottocento, già si sosteneva che la politica era qualcosa di vecchio, qualcosa di ormai corrotto dal sistema: guarda caso poco dopo si scatenò la prima guerra mondiale! Osservando il passato possiamo quindi pensare che ci siamo ritrovati in mezzo a una guerra sì epidemiologica, ma soprattutto economica; il virus come nemesi storica dell’economia selvaggia e senza regole di questi anni, dove c’è un’Italia contesa tra Stati Uniti e Cina. Anche il famigerato video di Leonardo divenuto virale dopo che Salvini l’ha postato sui suoi social (dove si parlava appunto degli esperimenti della Cina con un virus apparentemente molto simile al nostro), sembra più un attacco dettato dal Fondo Monetario verso i Cinesi, in quanto il Fondo Monetario detiene il comando principale della NATO, in antitesi a Trump, quindi potremmo arrivare a pensare che anche Salvini sia eterodiretto. Sempre osservando ciò che accade in questi giorni, Di Maio sembra essere emissario della Cina (trattato con la Cina, la Via della Seta) mentre il Premier Conte (che viene dai tempi di Monti e che in tanti sostengono essere stato dalla parte della Troika) sembra essere estremamente influenzato da Tedeschi e Francesi. Per questo, quando c’era una situazione di equilibrio con 5 Stelle, Lega e di Conte al governo, si poteva ancora sperare a una pacifica evoluzione per il nostro Paese.
Siamo arrivati a un punto dove si combattono tre fronti e a questa guerra devono sottostare 60 milioni di persone che in questo momento sono costretti a vivere nelle proprie case. Magari qualcuno è anche felice così, ma cosa possiamo fare per quelli che non possono sostenere questo momento e che stanno per cadere nel baratro, senza denaro e senza possibilità di recuperarne altro per poter andare avanti nella vita di tutti i giorni? Nel frattempo, anch’io resto a casa (non abbiamo alternativa!), in attesa di risposte e soluzioni. Saranno in grado i nostri politici di qualunque schieramento di fornirci una “ricetta”? A mio avviso no, la “cura” non ce la può dare nessuno di loro, può solo partire dalla consapevolezza che deve maturare in ognuno di noi, ragioniamo, pensiamo, leggiamo e non facciamoci più fregare!"

 

Mercoledì, 25 Marzo 2020 19:32

A domicilio i prodotti del mercato "La Corte"

Parma, 25 marzo 2020. Anche il mercato degli agricoltori "La Corte" di piazza Lubiana e di via Imbriani, come tutti i mercati, è stato sospeso dall'ordinanza per il contrasto e il contenimento del Coronavirus.
L’attività dei produttori del consorzio "La Corte" non si ferma però, alcuni di loro hanno infatti dato la propria disponibilità ad effettuare la consegna a domicilio per i clienti abituali e per chi vorrà apprezzare le eccellenze arrivate direttamente dai loro campi: un servizio in più per la cittadinanza che potrà ricevere a casa, in piena sicurezza e nel rispetto delle norme, i prodotti genuini a chilometro zero tanto apprezzati settimanalmente.

In allegato (scaricabile in pdf) l’elenco degli agricoltori disponibili ad effettuare il servizio e i relativi riferimenti per il contatto.

“Siamo molto contenti che anche i produttori del mercato "La Corte" siano disponibili ad effettuare le consegne a domicilio e come Amministrazione Comunale siamo ovviamente contenti di poter promuovere questo servizio – commenta l’assessore alle Attività produttive Cristiano Casa – Si tratta di una attività importante per chi lavora, che può così dare continuità alla sua produzione, ed è molto utile per i clienti parmigiani che possono continuare ad acquistare prodotti a km 0 di grande qualità”.

 

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