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Nella mattinata di ieri, militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Parma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Parma in parziale accoglimento della richiesta avanzata dalla locale Procura della Repubblica (PM dott. A. Bianchi), nei confronti di sette soggetti per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’operazione, denominata “Pay e Stay”, è scattata all’alba di questa mattina e vede impegnati oltre 100 militari, tuttora impiegati in operazioni di arresto, perquisizione e sequestro.

Su disposizione del GIP di Parma, cinque soggetti sono stati associati in carcere mentre due sono stati posti agli arresti domiciliari.
Complessivamente, sono undici gli indagati nel procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Parma.
La complessa attività di indagine, durata oltre un anno e mezzo e sviluppata mediante tecniche di investigazione pura (intercettazioni telefoniche ed ambientali audio/video, pedinamenti e appostamenti, acquisizione di documentazione), è scaturita dal monitoraggio delle prestazioni erogate da un centro elaborazione dati con sede a Parma.
Dalle banche dati, è infatti emerso come il centro elaborazione abbia fornito, nell’ultimo biennio, assistenza fiscale (apertura di partita iva, assunzioni di lavoro con contratto a tempo sia determinato che indeterminato, presentazione di dichiarazione dei redditi) a centinaia di persone extracomunitarie, molte delle quali con precedenti penali, che necessitavano di rinnovare e/o convertire il permesso di soggiorno.
In tale ambito, l’attività investigativa ha riguardato tre distinti ambiti operativi, ciascuno dei quali caratterizzato dall’impegno degli indagati a favorire la permanenza sul territorio dello Stato di soggetti privi dei requisiti previsti dalla legge.


Nel primo filone investigativo, l’attività di indagine si è focalizzata sul profilo della predisposizione e della presentazione di documentazione fiscale ritenuta fittizia, finalizzata a garantire, a numerosi soggetti extracomunitari, il rilascio e/o il rinnovo del permesso di soggiorno. In tale contesto sono emersi indizi (allo stato ritenuti dal GIP non gravi, ma comunque sufficienti, per l’Ufficio di Procura, a disporre le operazioni di perquisizione a carico di quattro indagati onde acquisire ulteriori elementi e comunque ricostruire compiutamente la vicenda) relativi al pagamento (da parte dei soggetti stranieri interessati soprattutto ad ottenere un permesso di soggiorno per lavoro autonomo che ha una durata più lunga -due anni- rispetto a quello per motivi familiari, umanitari o per lavoro stagionale) di somme di denaro, oscillanti tra i 100 ed i 300 euro.


Nel secondo filone investigativo (nell’ambito del quale il GIP ha disposto due misure agli arresti domiciliari) è emerso che un indagato, con la collaborazione di un intermediario di nazionalità nigeriana, si avvaleva della sua ditta individuale, di fatto inattiva, per consegnare, dietro pagamento di un compenso (600 euro per un contratto di lavoro), buste paga fittizie (25 euro ognuna) attestanti la falsa attività lavorativa ad extracomunitari che avevano necessità di convertire e/o rinnovare il permesso di soggiorno. Agli extracomunitari venivano consegnati un contratto di lavoro a tempo indeterminato, un foglio ore precompilato e delle buste paga, completamente false, atte a far risultare l’esercizio di attività lavorativa. Tutta la documentazione prodotta dagli indagati veniva presentata dai soggetti extracomunitari presso le rispettive Questure di competenza, a corredo delle richieste dei permessi di soggiorno.


Nel terzo filone d’indagine (nell’ambito del quale il GIP ha disposto cinque misure cautelari in carcere) è emerso che i cinque indagati (quattro dei quali residenti nel territorio parmense e uno nella provincia di Reggio Emilia), nel mese di aprile 2019, avevano organizzato ed attuato il trasporto di ventisette cittadini extracomunitari (pakistani e indiani) dal territorio dello Stato Italiano verso altri Paesi dell’Unione Europea. L’episodio in rassegna è avvenuto nell’aprile 2019, quando una pattuglia della Polizia Stradale è stata avvertita, da un’automobilista in transito, della presenza di un furgone in sosta sulle corsie del casello autostradale di Bruere (TO). All’apertura del vano del furgone venivano rinvenute ventisette persone di diverse nazionalità (indiani e pakistani) mentre l’autista del convoglio faceva perdere le sue tracce dandosi alla fuga. Le risultanze delle indagini eseguite dai militari della Guardia di Finanza di Parma, mediante le intercettazioni telefoniche delle utenze in uso agli indagati, hanno consentito di verificare come le cinque persone abbiano promosso, organizzato e attuato il trasporto, verso altri paesi europei, di persone extra-comunitarie prive dei requisiti richiesti.

Sono ancora in corso indagini per identificare e quantificare in dettaglio tutti i soggetti extracomunitari, privi dei requisiti, che si sono rivolti allo studio per l’elaborazione delle dichiarazioni false utilizzate per l’ottenimento dei permessi di soggiorno.

 

 

 

Pubblicato in Cronaca Parma

Cerchi lavoro? Archimede Spa, Agenzia per il lavoro, propone ogni settimana delle posizioni aperte in diversi settori e con diverse mansioni.

Annunci Archimede Parma 15/01/2020

Operaio addetto alla raffineria a Parma
Si richiede diploma o Qualifica in ambito Chimico-Fisico, preferibile pregressa esperienza in ambito produttivo, disponibilità a lavorare su turni, domicilio in zona, automuniti, disponibilità immediata.
Info e candidature al seguente link http://bit.ly/2FTU1bi

Impiegato/a back office commerciale con Inglese e Tedesco
La risorsa selezionata verrà inserita all’interno dell’ufficio commerciale estero. Si richiede ottima conoscenza lingua inglese e tedesca; disponibilità immediata; buona conoscenza dei sistemi informatici; preferibile esperienza pregressa nel ruolo.
Info e candidature al seguente link http://bit.ly/2Tr800v

Perito tecnico informatico a Parma
La risorsa si occuperà della gestione hardware e software delle postazioni PC, dovrà intervenire in caso di problematiche o guasti e sarà il riferimento tecnico per la manutenzione e l’installazione delle apparecchiature. Verranno valutati anche profili privi di esperienza lavorativa, il titolo di studio è il requisito essenziale.
Info e candidature al seguente link http://bit.ly/38cNoNF

Addetto/a alla sorveglianza a Parma
Si richiede: disponibilità immediata, disponibilità a lavoro su turni, disponibilità a lavoro nei giorni festivi, domicilio in zona, Patente B, automuniti.
Info e Candidature al seguente link http://bit.ly/2NpJjxu

ENTRA NEL TEAM ARCHIMEDE
Hr Specialist a Parma
Il/La Candidato/a ideale possiede un Diploma/Laurea in discipline Umanistiche ed ha già maturato almeno una precedente esperienza professionale in ambito HR in Agenzie per il Lavoro o Studi Professionali di Ricerca e Selezione. In particolare, la risorsa che vogliamo incontrare è fortemente motivata ed appassionata al settore ed è in grado di svolgere attività quali: screening dei Curricula, conduzione in autonomia di colloqui di selezione, redazione e pubblicazione annunci di lavoro. Inoltre, è capace di rapportarsi correttamente con le aziende clienti poiché possiede ottime doti di comunicazione e di relazione. Indispensabile la buona conoscenza dei principali sistemi informatici e la disponibilità a brevi e sporadiche trasferte.
Info e Candidature al seguente link http://bit.ly/2TraI6b

Magazziniere carrellista a Parma (PR)
Si richiede: esperienza nell’utilizzo del carrello elevatore frontale e retrattile, Patentino per uso di carrelli elevatori, disponibilità a lavorare nei giorni festivi, Patente B, automuniti.
Info e Candidature al seguente link http://bit.ly/2FTtWJC

Operaio metalmeccanico macchine CNC a Parma
La risorsa si occuperà principalmente di eseguire lavorazioni e rettifiche su macchine a controllo numerico Requisiti: diploma o Qualifica in ambito meccanico, ottima conoscenza del disegno meccanico, preferibile capacità di utilizzo del tornio manuale, passione per il settore e dedizione completano il profilo
Info e Candidature al seguente link http://bit.ly/2G46zxb

Addetto/a alle pulizie civili a Parma
La persona inserita si occuperà di pulizie negli uffici e coordinerà la squadra (part time 15:00 dal Lunedì al Venerdì). Si richiede esperienza pregressa, disponibilità part time, disponibilità immediata; Auto propria.
Info e candidature al seguente link http://bit.ly/38cSGZA

Addetto/a al confezionamento alimentare a Montecchio Emilia (RE)
La risorsa selezionata sarà inserita all’interno della produzione aziendale e si occuperà del confezionamento di prodotti freschi. REQUISITI: - Esperienza precedente nel settore del confezionamento alimentare; - Disponibilità a lavorare su turni diurni, dal lunedì al sabato; - Disponibilità a lavoro straordinario; - Domicilio a Montecchio Emilia o in zone limitrofe. PREQUISITI PREFERENZIALI: - Attestato per la sicurezza e HACCP - Dimestichezza nel lavoro su linea - Flessibilità oraria - Buona velocità nel confezionamento
Info e candidature al seguente link http://bit.ly/2ZyyocY

Manovale metalmeccanico a Montecchio Emilia (RE)
La risorsa si occuperà di conduzione macchinari piegatura lamiera, carico e scarico pezzi.
Si richiede pregressa esperienza nel settore metalmeccanico, disponibilità immediata;
Info e candidature al seguente link http://bit.ly/2Z7S1br

Stage
HR Generalist a Montecchio Emilia (RE)
La risorsa, inserita nella filiale di riferimento, fornirà supporto ai colleghi nelle seguenti mansioni: gestione dell'intero processo di Ricerca e Selezione, gestione dei lavoratori in somministrazione; front office, attività amministrative.
Info e Candidature al seguente link http://bit.ly/2DosopO

Quality assurance a Montecchio Emilia (RE)
La risorsa inserita, si occuperà principalmente di gestire gli aspetti relativi alla qualità, alla sicurezza, alla sostenibilità dei processi e dei prodotti, tracciabilità e certificazioni.
Requisiti: esperienza pregressa di almeno un anno, disponibilità immediata;
Info e candidature al seguente link http://bit.ly/3a97I45

Addetto al controllo e assicurazione qualità a Montecchio Emilia (RE)
La risorsa inserita, si occuperà principalmente di gestire gli aspetti relativi alla qualità, alla sicurezza, alla sostenibilità dei processi e dei prodotti, tracciabilità e certificazioni.
Si richiede esperienza pregressa di almeno un anno, disponibilità immediata.
Info e Candidature al seguente link http://bit.ly/2qRKXQj

Addetto/a all’assemblaggio a Montecchio Emilia (RE)
La risorsa si occuperà di assemblaggio di pezzi meccanici. Si richiede pregressa esperienza nel settore metalmeccanico; buona manualità; disponibilità immediata.
Info e candidature al seguente link http://bit.ly/372IyT2

 

 

 

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Giovedì, 16 Gennaio 2020 06:51

Viaggio nel cantiere dell'Ospedale Vecchio

L'Ospedale Vecchio di Parma è uno dei complessi monumentali più importanti della città. Uno dei primi ospedali d'Italia e rimasto in uso ancora sino al 23 agosto 1926 quando venne inaugurato l'Ospedale Maggiore.

di LGC Parma 16 gennaio 2020 - Fino a poco tempo fa l'Ospedale Vecchio ospitava anche diverse istituzioni in cui si conserva la memoria storica della città e del suo territorio. L'archivio Storico del Comune di Parma e l'archivio di Stato, ad esempio.

Da oltre vent'anni si parlava di un suo recupero per riportarlo alla disponibilità pubblica di tutta la cittadinanza e finalmente nel 2015 il progetto prese vita.

"Il cuore pulsante dell’Oltretorrente - scrive l'amministrazione comunale di Parma - ritrova centralità e riattualizza il proprio ruolo e le proprie funzioni grazie al progetto Il Futuro della Memoria, approvato nel 2015 dall’Amministrazione e improntato alla promozione del dialogo tra identità e innovazione. 
Un recupero unitario dell’intero complesso dell’Ospedale Vecchio e delle relazioni con il tessuto urbano di cui è parte, che prevede per il 2020 il restauro strutturale della Grande Crociera, come nuova e suggestiva “passeggiata” coperta; la Corte del Sapere con la riorganizzazione della Biblioteca Civica, sempre più centrale ed aggregativa per la vita sociale e culturale del quartiere; un nuovo spazio destinato a caffetteria e vari ambienti per esposizioni e incontri. Nella Corte delle Associazioni socio-culturali l’Informagiovani e numerose Associazioni culturali cittadine.
E ancora nel Chiostro della Memoria Sociale Civile e Popolare le istituzioni dedicate a raccogliere e conservare materiali che narrano storia e memoria della città, l’Archivio di Stato, l’Archivio Bertolucci, l’Istituto Storico delle Resistenza e le associazioni partigiane.
Il progetto pilota di Parma 2020 trova in questo luogo il suo paradigma e intende rafforzarne e divulgarne il concept con un progetto che è al tempo stesso prodotto e luogo di produzione: l’Ospedale Vecchio, ieri deputato alla cura sanitaria dell’individuo, dal 2020 opportunità per il benessere della comunità grazie alla cultura."

Durante i lavori di restauro, era agosto 2019, ecco che vennero scoperti degli scheletri, probabilmente era una fossa comune , tingendo di "noir" il recupero dell'edificio.

Il cantiere, spiega l'ingegner Sara Malori, direttrice dei lavori, "riguarda esclusivamente il consolidamento strutturale della crociera dell'Ospedale Vecchio, che è la struttura centrale fatta a croce latina, e essenzialmente vengono rinforzate le volte e la copertura." Alla fine di questo cantiere, affidato alla cooperativa edile artigiana, il prossimo riguarderà il restauro vero e proprio, come pavimentazioni, infissi, tinteggi e impianti. Infine "per concludere, chiosa l'ingegner Malori, ci sarà l'allestimento vero e proprio della mostra e del museo finale. Inoltre, durante Parma2020 organizzeremo diverse visite guidate e convegni a tema destinati a specialisti del settore."

Ed ora gustiamoci questa "privilegiata" visita, per la quale è doveroso ringraziare l'Ing. Sara Malori, direttrice dei lavori, che ci ha offerto l'opportunità di rivivere un luogo suggestivo, alla pari del cantiere di San Francesco del Prato, e per di più uno degli spazi più amati dai parmigiani, soprattutto dell'oltretorrente.

(servizio fotografico di Francesca Bocchia)

Pubblicato in Cultura Parma
Mercoledì, 15 Gennaio 2020 15:18

Dazi, Mantovani: Ue dia seguito a lettera Bellanova

MANTOVANI (DIRETTORE GENERALE VERONAFIERE): DIPLOMAZIA SCONGIURI AGGUATO COMMERCIALE, UE DIA SEGUITO A LETTERA BELLANOVA PER FRANCIA È GIÀ CALAMITÀ: VENDITE NEGLI USA A NOVEMBRE -36% SU VINI FERMI
 
Verona, 14 gennaio 2020 - «Ci auguriamo che la missione del Commissario al Commercio, Phil Hogan in programma da oggi negli Stati Uniti, possa scongiurare ciò che riteniamo essere un vero e proprio agguato commerciale ai danni dell’agroalimentare italiano ed europeo. L’eventuale lista allargata espressa dal dipartimento del Commercio americano (Ustr) non sarà infatti esecutiva prima di metà di febbraio: per questo è necessario che l’Unione europea dia riscontro alle istanze contenute nella lettera della ministra alle Politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, recapitata nei giorni scorsi al Commissario Hogan».

Lo ha detto oggi il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, a commento della procedura di consultazione dell’Ustr, che minaccia di allargare la lista dei prodotti a potenziale dazio aggiuntivo includendo tra gli altri anche vino, olio e pasta italiani.
«Inutile dire – ha aggiunto Mantovani - come per il comparto vino la preoccupazione sia enorme: basti pensare che, complici anche le scorte accumulate nei mesi precedenti, i vini fermi francesi sottoposti all’extra-dazio del 25% hanno registrato un calo di vendite negli Usa del 36% a valore nel solo mese di novembre rispetto alla stessa mensilità sul pari periodo 2018. Contestualmente, secondo il nostro Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor, l’Italia ha chiuso il mese con una crescita di quasi il 10%. Ora, con la calamità delle possibili imposte aggiuntive la produzione interna non sarà in grado di soddisfare la domanda e l’Europa rischia così di perdere quote di mercato difficilmente recuperabili in futuro, a tutto vantaggio del Nuovo Mondo produttivo. Da parte nostra – ha concluso il direttore generale di Veronafiere – proseguiamo nella nostra attività di supporto del settore nel principale mercato mondiale, anche con una task force operativa in grado di ampliare del 20% la presenza di operatori statunitensi ospiti già a partire dal prossimo Vinitaly e al tempo stesso di accelerare sulle nuove frontiere commerciali di un comparto ancora troppo legato agli sbocchi tradizionali».


Secondo l’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor (fonte: stime su dati doganali), l’Italia nel 2019 chiuderà le vendite verso gli Usa in crescita di circa il 5%, per un corrispettivo record che sfiorerà 1,8 miliardi di euro. Si tratta di un’incidenza di quasi il 28% sull’export globale di vini made in Italy, molto più del suo competitor francese – che pur è il principale fornitore a valore -, la cui quota non arriva al 20% per effetto di una più ampia e organica scacchiera dei mercati di riferimento. Gli Stati Uniti hanno infine registrato nell’ultimo quinquennio il maggior incremento tra i 5 top mercati mondiali per il vino italiano, con un +38,6% a valore

L’attività dell’Ufficio Immigrazione di Reggio Emilia nel 2019 ha avuto necessità anche di rinforzi dal Ministero attraverso il sostegno del Reparto Prevenzione Crimine Emilia Romagna Occidentale.

Questi i numeri dell'attività realizzata.

Sono in totale 20.602 i permessi di soggiorno rilasciati:
- 5528 per famiglia
- 7113 per lavoro
- 1684 per riconoscimento asilo o protezione sussidiaria.
I titolari di permesso di soggiorno nel comune capoluogo sono complessivamente 28.291.

Nella Provincia i Comuni con la maggiore presenza di cittadini stranieri regolari sono Correggio (2766), Novellara (2080) e Guastalla (1930).

La Nazione di provenienza del maggior numero di stranieri titolari dei permessi di soggiorno rilasciati è: Marocco, Cina, Nigeria, India, Ucraina, Albania e Pakistan.
Non sono mancati i decreti di rifiuto e revoca dei permessi di soggiorno.

Sono in tutto 341 i casi in cui si è proceduto al rifiuto e/o irricevibilità delle richieste di permesso di soggiorno e tra le cause più diffuse vi è la mancanza dei requisiti stabiliti dal Testo Unico dell’Immigrazione.
Fra le cause vi sono i falsi domicili e le false convivenze, scoperte dai controlli costanti effettuati dagli operatori di polizia.
Sono stati 64 i casi in cui il Questore di Reggio Emilia ha dovuto revocare un soggiorno precedentemente concesso. Tra le cause più frequenti la lunga assenza dal Territorio Nazionale nonché il pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica nei confronti, quindi, di soggetti considerati autori di gravi reati.

L’Ufficio Immigrazione ha organizzato 27 rimpatri verso l’Albania, Tunisia e Marocco; ha eseguito 35 accompagnamenti presso i centri di permanenza per rimpatri di Bari, Torino, Caltanissetta, Potenza, Roma.
Per coloro che a seguito di decreto di espulsione hanno accettato di tornare volontariamente nel proprio territorio, l’Ufficio Immigrazione ha predisposto le incombenze relative, tra cui il ritiro del passaporto.
Da ultimo, a seguito dei decreti di espulsione il Questore di Reggio Emilia ha disposto 116 "Ordini del Questore" cioè l’ordine di abbandonare il Territorio Nazionale entro 7 giorni.
Per poter disporre i rimpatri e gli accompagnamenti sono stati impiegati nel corso dell’anno un totale di 264 uomini della Questura.
Questa attività così intensa è il risultato dei continui controlli straordinari effettuati per tutto l’anno 2019 in città e in provincia e nati dall’impulso del Questore Sbordone.
Per un totale di circa 208 giornate, i controlli straordinari sul tutto il territorio hanno visto il costante coinvolgimento degli operatori del Posto di polizia di via Turri che si sono concentrati soprattutto nella stazione storica e zone limitrofe.

Per effettuare questi servizi sono stati peraltro richiesti rinforzi al Ministero e per un totale di più di 1000 uomini si è avuto l’ausilio anche del Reparto Prevenzione Crimine Emilia Romagna Occidentale.
Per ogni giornata sono state circa 3 le pattuglie messe a disposizione dalla Questura e in molti casi i servizi sono stati svolti con l’ausilio dell’unità cinofila.

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Pubblicato in Cronaca Reggio Emilia

Sabato 25 gennaio, alle 13, è stata indetta una manifestazione pacifica con partenza da viale Gramsci, a Modena, e fino in via Toniolo, dove il povero cucciolo è stato trovato agonizzante in un cassonetto. Sotto accusa un 29 modenese, che ha picchiato il cane fino a ucciderlo.

Di Claudia Fiori Modena, 15 gennaio 2020 – Sdegno, dolore, rabbia, ma soprattutto voglia di cambiare le cose e fare sì che le pene per chi maltratta e uccide un animale siano inasprite e che i colpevoli paghino con il carcere. É questo l’obiettivo della manifestazione pacifica, che sabato 25 gennaio, alle 13, partirà da viale Gramsci, a Modena e sfilerà fino a via Toniolo, dove nel pomeriggio del 31 dicembre è stato trovato in un cassonetto il povero Zeus, un meticcio di taglia medio piccola, con il cranio fracassato di botte. Per lui, ancora vivo e agonizzante quando è stato trovato, non c’è stato purtroppo nulla da fare.

La storia del povero Zeus fa rabbrividire, ma purtroppo è solo l’ennesimo caso di maltrattamento e uccisione di animali in Italia. È appunto il pomeriggio del 31 gennaio quando la Polizia municipale viene chiamata perché alcuni ragazzi stanno scoppiando dei petardi nel Parco XXI aprile, in zona Sacca. Una pattuglia si reca sul posto, ma viene avvicinata da una residente che informa gli agenti di alcuni guaiti provenienti da un cassonetto dei rifiuti.
Gli operatori recuperano un sacco. Dentro c’è il povero Zeus, ancora vivo, ma con il cranio sfondato. Subito viene avvolto in una coperta e portato alla clinica veterinaria di riferimento per il Canile Comunale, dove, purtroppo, spira. Le botte che gli sono state inferte, come stabilirà l’autopsia a cui il cane è stato sottoposto, sono state talmente forti da aver provocato lo sfondamento del cranio e la conseguente morte dell’animale.


Nel frattempo, viene avviata un’indagine per risalire al responsabile del terribile gesto. E qui emerge una storia di superficialità, indifferenza e violenza che ha portato alla morte del povero Zeus. Il cane, infatti, era provvisto di microchip, che rimanda a una donna che abita a Formigine. Interpellata dagli agenti, la formiginese ammette di avere ceduto il cane qualche mese fa a un giovane di Modena, di cui ha solo un numero di telefono. Insomma, non potendo più tenere Zeus, lo ha superficialmente affidato al primo che glielo ha chiesto in adozione, senza verificarne i requisiti di idoneità, né preoccuparsi successivamente all’affido di verificare le condizioni in cui il cane era tenuto e, soprattutto, se stesse bene. È questa la prima, grave leggerezza che porterà al tragico finale.


Attraverso il numero di telefono fornito dalla precedente proprietaria di Zeus, gli agenti risalgono quindi a un 29 enne nato e cresciuto a Modena, pregiudicato, residente in un condominio signorile non lontano da dove è stato trovato il povero Zeus. Le videocamere di sorveglianza interna dello stabile, le cui immagini sono state acquisite ai fini delle indagini, hanno poi registrato proprio il giovane mentre, alle 2 di notte, porta fuori un sacco della spazzatura con dentro il povero cane. Ma qui emerge un’altra mancanza, quella dei vicini di casa che, interpellati dagli inquirenti, non solo hanno testimoniato di avere sentito forti colpi e guaiti nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, ma che il povero Zeus era ripetutamente oggetto di violenze e maltrattamenti. Viene da chiedersi, quindi, se la morte del povero cucciolo poteva essere evitata, nel caso qualcuno avesse denunciato prima quanto succedeva. Zeus, purtroppo, non tornerà indietro e la sua è stata una fine atroce, ma si può fare qualcosa affinché altri animali possano essere salvati in tempo e i responsabili di violenza nei loro confronti puniti con una pena esemplare.
Attualmente, infatti, il reato di maltrattamento di animali, disciplinato dall’articolo 544 ter. c.p, che punisce chiunque “per crudeltà e senza necessità cagiona lesioni o sottopone a sevizie un animale” e introduce come circostanza aggravante la morte dell’animale stesso, è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni. Ma ciò significa che, nel 99% dei casi, chi viene processato e condannato, seppure pregiudicato con il 29 enne accusato di avere ammazzato di botte Zeus, non si farà un solo giorno di carcere poiché si vedrà la pena sospesa.


E proprio per chiedere un inasprimento delle pene, cambiando la legge attuale, ma anche per sensibilizzare le persone a denunciare i maltrattamenti di animali di cui vengono a conoscenza senza “girarsi dall’altra parte” che è stata organizzata la manifestazione di sabato 25 gennaio, alla quale parteciperanno diverse associazioni animaliste, tra cui Oipa, Leidaa Modena e N.O.G.E.Z Nucleo Operativo Guardie Eco Zoofile di Modena, ma anche tanti cittadini sensibili al tema. L’appello è stato condiviso sui social anche da Rita Dalla Chiesa per invitare alla partecipazione e auspicare pene più severe.

Nel frattempo, Leidaa – Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente di Modena sta valutando la possibilità di costituirsi parte civile nel processo che vede imputato il 29 enne modenese per l’uccisione di Zeus. Leidaa invita chiunque sia a conoscenza di situazioni di maltrattamento di animali a Modena e provincia di segnalarlo in forma privata al numero 3714406741 o all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. affinché si possa provvedere alle verifiche del caso e salvare una vita.

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Pubblicato in Cronaca Modena

L’esito dello studio “I contratti a tempo indeterminato prima e dopo il Jobs act”, elaborato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su microdati CICO (Campione Integrato Comunicazioni Obbligatorie).

Roma, 14 gennaio 2020 – L’equazione tutele crescenti - licenziamento agevole appare infondata. È quanto emerge dallo studio “I contratti a tempo indeterminato prima e dopo il Jobs act”, elaborato dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro utilizzando i microdati CICO (Campione Integrato Comunicazioni Obbligatorie). Secondo i dati raccolti, dunque, il contratto “a tutele crescenti” non presenta maggiore rischio di licenziamento
rispetto a quello soggetto al regime dell’art. 18, tant’è che, a 39 mesi dall’assunzione, risulta licenziato il 21,3% dei dipendenti assunti nel 2015 con il nuovo regime a fronte del 22,6% dei neoassunti con contratto tradizionale nel 2014. Il contratto a tutele crescenti, inoltre, “sopravvive” di più rispetto a quello tradizionale: sempre a 39 mesi dall’assunzione, il 39,3% dei contratti stipulati nel 2015 continuano ad essere attivi contro il 33,4% di quelli
sottoscritti in regime di articolo 18.

Se si guarda, poi, alle motivazioni dei licenziamenti, quelli per motivo economico restano la principale causa di recesso (a 39 mesi dall’assunzione risulta licenziato per tale motivo il 18,5% dei neoassunti con contratto a tutele crescenti contro il 20,6% degli assunti con contratto a tempo indeterminato tradizionale) mentre il licenziamento disciplinare continua a interessare una quota marginale di neoassunti con le tutele crescenti (2,8% contro 2,1%). L’analisi è stata condotta confrontando gli esiti occupazionali dei contratti a tempo indeterminato stipulati a partire dal 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del regime a tutele crescenti, con gli avviamenti effettuati tra il 2011 e il 2014 e, dunque, soggetti all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, per un periodo pari a 39 mesi dall’attivazione ed escludendo i contratti a tutele crescenti che hanno beneficiato dell’esonero contributivo triennale previsto dalla L. n. 190/2014 che, come è noto, ha avuto un impatto estremamente significativo sulle nuove assunzioni. La tenuta di questa tipologia di contratti, infatti, è maggiore rispetto a quella dei contratti a tutele crescenti che non godono dell’agevolazione.

Considerando anche l’intervento della Corte Costituzionale, che con la sentenza n. 194/2018 ha abrogato il rigido meccanismo di calcolo delle indennità.

(in allegato il documento elaborato nella sua interezza)

Pubblicato in Comunicati Lavoro Emilia

Modella cade e muore precipitando da scogliera per un selfie. Madalyn Davis, 21 anni, ha trovato la morte a Diamond Bay, in una zona famosa per gli autoscatti di blogger e influencer. Probabilmente è caduta all'alba. Era andata lì con degli amici 

Il desiderio di una giovane donna britannica di fotografarsi è stato fatale. La modella e influencer Madalyn Davis, 21 anni, è morta precipitando da una scogliera in Australia.

La tragedia è avvenuta a Diamond Bay, zona famosa e molto conosciuta da fashion blogger e influencer che spesso la usano per farsi dei selfie. Sembra che Madalyn Davis fosse lì con gli amici proprio per scattare delle foto e sarebbe scivolata da un'altezza di 30 metri.

Solo quattro giorni fa, il canale Instagram di Madalyn Davis era seguitissimo. La modella britannica ha sempre pensato a qualcosa di nuovo per mantenere i suoi 15.200 seguaci e aumentarne il numero. Ma ora l'inseguire della 21enne la foto perfetta è stata fatale. Cercando di fotografarsi su una scogliera, la giovane donna ha perso l'equilibrio domenica alle 6:30 ed è morta precipitando. La squadra di soccorso ha potuto recuperare il corpo della donna dall'acqua solo alle 10.30.

Le recinzioni presenti che servono a tenere lontane le persone non sarebbero servite a disincentivare la ragazza ad avvicinarsi allo strapiombo: il sindaco della città australiana ha annunciato che verranno prese ulteriori misure di sicurezza. La vicenda qui raccontata sembra incredibile, evidenzia Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti". Nel senso che mai e poi mai vorremmo credere che qualcuno sia morto per scattarsi il selfie "perfetto".

Eppure è accaduto. Perché se in fondo può essere una bella sensazione guardare il proprio selfie e accorgersi di aver dato vita a un’opera fantastica, può essere altrettanto sciocco perdere la vita per scattare un selfie che non vedremo mai. Un selfie non dovrebbe mai costare la vita a nessuno. Uno studio choc dell'All India Institute of Medical Sciences, rivela che fra il 2011 e il 2017, sono morte accidentalmente 259 persone durante lo scatto di selfie.

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(13 gennaio 2020)

Pubblicato in Cronaca Emilia

I ragazzi, oggi più di ieri, nell’età adolescenziale vivono in un mondo fondato non tanto di fantasia e spensieratezza - come dovrebbe essere - quanto piuttosto su forme di disagio, ormai talmente diffuse da far parlare con maggior frequenza di disagio giovanile.

Parma 15 gennaio 2020 - Nella società contemporanea, i giovani, in generale, hanno sempre meno rispetto per le regole, e sono sempre più tentati dal proibito. In alcuni casi si può verificare un’altra forma di violenza, più sottile, come quella del cyberbullismo, ossia il bullismo online dove i ragazzi, nascondendosi dietro un computer o un cellulare, deridono, insultano, minacciano la vittima prescelta. Talvolta giungono persino a rubare l’identità della vittima creando un profilo falso col quale postano immagini, video o pettegolezzi imbarazzanti che, il più delle volte, sono anche invenzioni create dal bullo stesso. All'origine, probabilmente, vi è l’assenza del ruolo educativo dei genitori di oggi, quelli cresciuti tra gli anni settanta e gli anni ottanta, che finiscono sempre più spesso per sottrarsi alla propria funzione educativa. Così i loro figli si stanno rassegnando a crescersi da soli attraverso il web e la tecnologia.

L’evolversi dai genitori, per i giovani del terzo millennio, non significa più ottenere soltanto l’indipendenza ma distaccarsi completamente da loro, trovandosi senza punti di riferimento. Tutto questo, però, ostacola il processo di soggettivazione e di costruzione del sé in quanto è proprio attraverso l’identificazione con le figure di accudimento - quali appunto i genitori - che il ragazzo struttura le basi delle propria identità. Pertanto, sembra che i genitori siano venuti meno al loro ruolo a causa di un processo di regresso collettivo in atto che è collegato al nostro modello produttivo e sta portando a un appiattimento dell’intera società su un registro adolescenziale. Con la sua identità mutevole, il giovane rappresenta il consumatore perfetto per la società dei consumi nella quale viviamo e che ci vuole tutti adolescenti.

Ed è per questo che, mentre i ragazzi bruciano le tappe, i genitori regrediscono comportandosi sempre di più come i propri figli. Così al ruolo dei genitori subentra quello della rete, del web, perché è proprio in rete che molti di questi ragazzi costruiscono le loro identità. Ma si tratta di identità surrogate che sono in grado di produrre fenomeni anche molto gravi. Gli specialisti ci dicono che non ci si deve approcciare all'adolescenza di oggi pensando ai tempi passati. Esiste un gap insanabile tra una generazione e l’altra, l’evoluzione cammina troppo velocemente, per cui anche i ragazzi stessi hanno difficoltà ad adattarsi, ma sicuramente lo fanno con molta più velocità rispetto a noi adulti. E’ una rincorsa continua e, nella rincorsa, gli adulti di riferimento non riescono quasi mai a prenderli, se non quando cadono e si fanno male, mentre dovrebbe essere il contrario: l’adulto dovrebbe rimanere una guida per un figlio. Se non si riesce più a ricoprire questo ruolo li perdiamo, perché vanno avanti da soli rischiando di incagliarsi nei pericoli della rete che troppe volte non siamo neanche in grado di riconoscere. 

Diventa dunque necessario intervenire per colmare questa profonda discrepanza che si è venuta a creare. Un ruolo importante è rivestito anche dalle associazioni, le quali, tramite progetti, eventi, conferenze portano in superficie determinate dinamiche al fine di sensibilizzare la cittadinanza. Intesa San Martino giorno dopo giorno, attraverso l'impegno di ogni singolo volontario, porta avanti gli obiettivi di comunità, crescita e cultura: perché solo attraverso la cultura la comunità può tendere davvero ad una crescita individuale e collettiva.

Rino Basili, Segretario Intesa San Martino

 

 

 

Pubblicato in Cultura Emilia
Mercoledì, 15 Gennaio 2020 11:06

La Polizia di Stato blocca un pericoloso rapinatore

Fermato pericoloso rapinatore dalla Polizia di Stato.

Nella serata del 7 gennaio, verso le ore 22.15 circa, la Sala Operativa inviava le Volanti impegnate in servizio di controllo del territorio, nella zona di Via D’Azeglio, dove alcune persone segnalavano un cittadino italiano appena rapinato da parte di alcuni extracomunitari, verosimilmente nordafricani.

Mentre un equipaggio si recava a prendere contatti con il rapinato – cui era stato asportato il telefono cellulare - e con i testimoni le altre pattuglie iniziavano a perlustrare la zona al fine di verificare ed intercettare la presenza di persone extracomunitarie sospette.

Alcune testimoni, che erano riuscite a fotografare uno dei rapinatori, fornivano la foto agli operatori intervenuti i quali provvedevano immediatamente a diramarle agli agenti impegnati nelle ricerche che pochissimi istanti dopo individuavano e bloccavano l’autore materiale della rapina.

Nello specifico si accertava che pochi minuti prima un ragazzo italiano in compagnia di due sue amiche, mentre si trovava in Via D’Azeglio, incrociava un gruppetto di extracomunitari tra i quali uno alto 180 cm, corporatura magra, carnagione olivastra, capelli castani mossi e voluminosi, rasati ai lati, con leggero pizzetto, indossante giubbotto scuro, tuta nera e scarpe da ginnastica azzurre.

Giunti nelle vicinanze dei ragazzi italiani, intenti a fumare, uno degli stranieri si rivolgeva loro chiedendo una sigaretta che di fatto otteneva da una delle amiche della vittima.

Il nordafricano meglio prima descritto, invece, con una mossa fulminea, si avvicinava alla vittima, la spingeva con forza all’indietro sbilanciandola e contestualmente gli infilava una mano nella tasca anteriore della tuta indossata, impossessandosi del cellulare “I-Phone” ivi riposto.

Il giovane rapinato chiedeva al nordafricano la restituzione del cellulare ma questi per tutta risposta lo minacciava di morte, accompagnando tale minaccia verbale con il segno della mano che passava sotto la gola allontanandosi poi dal luogo.

Mentre le amiche della vittima contattavano il 113, il giovane rapinato tentava di inseguire lo straniero che lo aveva derubato il quale durante la fuga passava il telefono provento della rapina ad altro magrebino componente il gruppo che poco prima aveva avvicinato i giovani italiani.

La vittima, vistasi ancora una volta minacciata di morte, desisteva dall’inseguire i fuggitivi uno dei quali però, ovvero l’autore materiale della rapina, veniva bloccato poco dopo in Borgo Poi dagli equipaggi delle Volanti.

Il soggetto, algerino, classe 1997, incensurato, clandestino, dopo le formalità di rito, consistite nell’acquisizione della denuncia della vittima, nella raccolta dei contributi dichiarativi dei testimoni e nella successiva acquisizione del referto medico del rapinato - che nell’occorso riportava una leggera ferita alla mano destra - veniva quindi posto in stato di fermo di indiziato di delitto per il reato di rapina aggravata in concorso con persona non identificata.

Successivamente il soggetto veniva associato alla locale casa circondariale, come disposto dal P.M.. In seguito si è tenuta l’udienza di convalida del Fermo innanzi al Gip, che ha convalidato il provvedimento, applicando, su richiesta del Pubblico Ministero, la misura della custodia cautelare in carcere.

 

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