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Sabato, 23 Aprile 2016 08:34

Modena, torna la Fiera

78° edizione per uno degli appuntamenti più attesi, che torna nei padiglioni di ModenaFiere dal 23 al 25 aprile e dal 29 aprile al 1° maggio. Quest'anno, l'ingresso è gratuito. Il calendario degli eventi collaterali, tra arte, sport e un villaggio del Vecchio West.

Di Manuela Fiorini

MODENA – Per i modenesi è la Féra, cioè La Fiera, la manifestazione che, da 78 edizioni, è un appuntamento immancabile per generazioni di nati sotto la Ghirlandina, e non solo. Negli anni, si è chiamata Fiera Campionaria, poi Fiera di Modena. Quest'anno, l'appuntamento si rinnova dal 23 al 25 aprile e dal 29 aprile al 1° maggio, nei padiglioni di ModenaFiere di Viale Virgilio con una gradita novità: non si dovrà più andare alla ricerca del biglietto omaggio o dello sconto, e nemmeno andarci nell'open day, perché l'ingresso sarà gratuito per tutti, tutti i giorni.

Si rinnova l'appuntamento con le novità in tema di giardinaggio, tempo libero, artigianato, oggettistica, abbigliamento, arredamento, auto e veicoli industriali, ma anche nel campo del Plen Air, senza dimenticare la gastronomia e la cultura.
In contemporanea, infatti, si svolgono anche alcuni importante eventi collaterali. Tra questi, Fierarte, che quest'anno festeggia la sua 55° edizione. La collettiva, organizzata dal Circolo degli Artisti di Modena, è divisa in due settori: Artisti da ricordare e Artisti Contemporanei. Tra i primi ci sono Carlo Bassini ed Elpidio Bertoli, mentre sono ben dieci i contemporanei che espongono tra i padiglioni: Angelo Baldaccini, Sergio Bigarelli, Edda Bulgarelli, Gabriella Buzzola, Gian Pietro Ghidoni, Gian Il Camponese, Luigi Imbriale, Paola Rossi Roberti, Giovanni Soncini e Luciana Vassena. L'arte dell'artista formiginese Adriano Venturelli si può ammirare invece, nell'ambito della mostra Colors, allestita in un nuovo spazio di 300 mq, tra cui un lounge bar pensato dall'artista come "uno spazio di dialogo, sosta e conforto". La collezione 'Black ad White', ultimo approdo della sua ricerca artistica, e i grandi formati della finora inedita collezione saranno i punti centrali di una proposta artistica originale.

Torna anche con Artigiana Design, che quest'anno propone "La casa eclettica", un'esposizione completa di oggetti e finiture per ristrutturare e arredare in modo globale la casa. Si va dal bagno eclettico alla cura dei tessuti, dei tendaggi e degli imbottiti per gli interni che per il terrazzo e il giardino. Per quest'ultimo, ecco i pini marittimi artificiali innestati su tronco naturale. Saranno presenti anche architetti e designer per aiutare i visitatori a trovare il proprio stile nell'arredamento della propria abitazione.

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Grandi e piccini possono poi ritrovare le atmosfere del Vecchio West all'American Western Village, tra saloon, strade sterrate, cavalli, indiani e cowboy. Sono in programma balli country, conferenze e incontri con poesie e racconti tradizionali degli Indiani d'America, animazioni con toro meccanico, tiro a segno e tiro al barattolo. Non può mancare la cucina Tex Mex con America Graffiti on the Road. Nell'Area Kombat Sport si tiene poi il 1° Trofeo Kombat Sport Fiera di Modena, un grande appuntamento per sia per gli atleti sia per quanti desiderano sperimentare le discipline da combattimento. Il primo fine settimana è possibile partecipare agli eventi in programma, mentre dal 29 aprile al 1° maggio si tengono le gare di Kickboxing, Full Contact, K1, Muay Thai e Mixed Martial Arts.

INFO
78° Fiera di Modena
dal 23 al 25 aprile e dal 29 aprile al 1 maggio.
c/o ModenaFiere, viale Virgilio 70/90
www.fieradimodena.com 
Ingresso gratuito

Pubblicato in Dove andiamo? Modena
Venerdì, 12 Febbraio 2016 20:42

Professione Public Historian

L'Università di Modena e Reggio Emilia è stata la prima in Italia a ospitare un Master in Public History, volto a formare una nuova figura professionale, quella dello Storico per il Pubblico, che si avvale delle nuove tecnologie per divulgare la storia a pubblici diversi, ma senza rinunciare al rigore scientifico.

Di Manuela Fiorini

MODENA - Si chiama Public Historian la nuova figura di studioso della Storia che si avvale di nuovi linguaggi e strumenti per raccontare il passato a pubblici diversi, utilizzando tecniche di comunicazione che vanno dal public speaking alla scrittura on line, dal docu-film alla musica, passando per la televisione, il teatro e il web, ma senza rinunciare al rigore scientifico.

Modena è stata la prima sede in Italia, dopo Parigi e Berlino, a ospitare un Master di II livello per formare questa innovativa figura di storico. Organizzato dall'Università di Modena e Reggio Emilia, e diretto dal Prof Lorenzo Bertucelli, il master è partito lo scorso mese di ottobre, ha una durata annuale e vede coinvolti anche l'Istituto storico di Modena, la Fondazione ex Campo di Fossoli di Carpi, Istoreco di Reggio Emilia e l'Istituto Museo Cervi di Gattatico di Reggio Emilia.

Sono cinquanta i futuri Public Historian che stanno frequentando il master. Tra questi c'è Gabriele Sorrentino, già scrittore e storico.

Gabriele Sorrentino

Lo storico Gabriele Sorrentino - Foto di Daniela Ori

Chi è il Public Historian?
"E' uno storico che utilizza metodi nuovi per raccontare la propria ricerca. E' un accademico che parla un linguaggio non accademico pur mantenendone il rigore, qui sta la difficoltà. In questo approccio deve lavorare in team con altre figure professionali per essere in grado di utilizzare tutti i media possibili per rendere appetibile e comprensibile l'esito di una ricerca storica. Tra questi media vi è la narrativa, la graphic novel, il gioco di ruolo, il documentario, sono al vero e proprio spettacolo teatrale".

Quali sono gli sbocchi professionali di questa figura?
"Nei Paesi anglosassoni dove la disciplina è nata una trentina di anni fa lo storico per il pubblico lavora in diversi campi come le installazioni reali e virtuali, le manifestazioni culturali, le esibizioni fotografiche, le ricostruzioni storiche, gli itinerari geografici e i parchi tematici. Sono questi i campi naturali di questa figura in Italia".

Pensiamo sempre allo storico come al classico studioso che passa il suo tempo su volumi polverosi. Invece, il nuovo approccio, si serve delle nuove tecnologie per parlare del passato anche nel presente e, soprattutto, nel futuro. In che modo la figura "classica" dello storico e i nuovi strumenti possono "andare a braccetto"?
"Lo storico per il Pubblico è uno storico classico che impara a uscire, passami la metafora, dall'archivio. La base del lavoro dello storico di PH è ancora la ricerca e il rispetto di tutte le fonti. La differenza sta nel modo in cui l'esito della ricerca viene esposto, non più attraverso una pubblicazione per iniziati, ma attraverso una serie di media in base al target che si vuole raggiungere. L'equilibrio tra l'appeal e il rigore è la parte più difficile del lavoro dello storico per il pubblico ma, nello stesso tempo, è anche la parte più qualificante di esso: l'obiettivo, infatti, è non lasciare la divulgazione di massa a persone che non hanno la professionalità per fornire contenuti storici adeguati".

Quali sono i nuovi metodi di approccio alla storia secondo le nuove tecnologie?
"La premessa è che occorre lavorare in team con tutte le professionalità necessarie sulla base di un progetto ben definito, che tenga conto anche delle risorse. Una volta deciso il target si può studiare un piano di comunicazione scegliendo le nuove tecnologie più adeguate. Sicuramente, la tecnologia permette approcci meravigliosi: pensiamo a uno scavo archeologico dove, tramite un codice QR l'utente può vedere sul suo smartphone com'era e come si è evoluto nel tempo il monumento che ha davanti. O, ancora, tramite una geo-localizzazione può conoscere la storia dell'angolo in cui si trova. Immaginiamo ancora musei in cui è possibile effettuare un'esperienza sensoriale di un evento storico tramite immagini tridimensionali, rumori, odori, luce e assenza di luce. Vi sono poi approcci più tradizionali che utilizzano il teatro di narrazione, il gioco oppure la narrativa".

Alla luce degli sviluppi tecnologici, che cosa intendiamo quando parliamo di fonti? La fonte è qualsiasi documento che può essere interrogato dallo storico per ricostruire un determinato avvenimento. A partire dal XIX secolo, lo storico ha avuto a disposizione molte più fonti di quelle di un "collega" che si occupa di epoche più remote. La nascita della fotografia e del cinema ha permesso la creazione di archivi di immagini che prima non esistevano. Oggi, disponiamo della voce dei protagonisti, una cosa impensabile per Napoleone o Giulio Cesare. Lo stesso web, come i media, possono essere considerate fonti per uno studio su epoche più vicine alla nostra. Insomma, soprattutto chi si occupa di storia contemporanea ha a che fare con un numero più ampio di fonti con le quali misurarsi. L'approccio di storia per il pubblico, però, è applicabile come filosofia anche alle epoche più remote. Non avremo un'intervista reale a Giulio Cesare ma possiamo costruirne una verosimile".

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Quattro giorni all’insegna della poesia: dal 24 al 27 settembre nella zona collinare di Modena torna il Poesia Festival 2015

Modena – 29 Agosto 2015 -

Modena è pronta per il Poesia Festival 2015, evento giunto quest’anno alla sua undicesima. Dal 24 al 27 settembre alcuni dei paesi più suggestivi della zona collinare di Modena si trasformeranno nella cornice ideale che ospiterà la tradizionale rassegna di inizio autunno dedicata alla poesia e ai poeti dall’Unione Terre di Castelli (comuni di Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto e Vignola) e dai comuni di Castelfranco Emilia e Maranello. 

Un festival molto amato ed atteso che parla di un intero territorio e delle sue bellezze e tradizioni attraverso la voce della poesia. A partecipare ed interpretare magistralmente i testi saranno poeti quali Umberto Fiori, Milo De Angelis, Livia Candiani, Franco Loi, ma anche l’editore e traduttore Nicola Crocetti e Michael Krüger, poeta tedesco la cui opera in versi fa riflettere sullo spaesamento dell’uomo di oggi, cittadino del mondo globalizzato..

Inoltre, completerà il tutto la rassegna “Giro d’Italia della Poesia”, che punta ad utilizzare la poesia come veicolo e lente di ingrandimento per leggere le città e i luoghi della Penisola.

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Dal 18 settembre 2015 al 10 gennaio 2016 gli spazi espositivi del Foro Boario di Modena ospiteranno un nucleo di acquisizioni riferite all'Europa del Nord

Modena 01 Agosto 2015 -

Tutto il fascino dell’Europa del Nord nel nuovo nucleo di opere fotografiche, gestite dalla Fondazione Fotografia Modena, che verranno esposte nello spazio del Foro Boario di Modena.

Dal 18 settembre 2015 al 10 gennaio 2016 oltre 70 opere di 19 artisti, da Wolfgang Tillmans ad Jonny Briggs, saranno in grado di suggerire la vivacità e l'eterogeneità di un'area geografica che abbraccia Germania, Gran Bretagna e Scandinavia.

Cuore dell'allestimento, incastonato nel percorso come una 'mostra nella mostra', sarà inoltre un omaggio al fotografo norvegese Tom Sandberg (1953 - 2014), le cui opere intendono dialogare con quelle degli altri artisti europei in un gioco di rimandi e affinità più o meno evidenti. L'intero progetto espositivo è a cura di Filippo Maggia, direttore di Fondazione Fotografia Modena.

Si chiama Fotografia contemporanea dall'Europa nord-occidentale. Capitolo I, e mantiene l'impostazione aperta che da sempre ha caratterizzato le collezioni di fotografia contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena: oltre un migliaio di opere da tutto il mondo, che Fondazione Fotografia, in qualità di società strumentale della fondazione bancaria, ha il compito di valorizzare. La pluralità e la varietà degli artisti riuniti è uno dei principali punti di forza di questo nuovo capitolo di opere (cui seguirà un secondo capitolo a completare l'Europa sud-occidentale), che vanno dal paesaggio al ritratto, dalla stage photography all'istantanea, passando per il reportage e le installazioni. Molteplici sono anche i temi affrontati dagli artisti, che si confrontano con le più urgenti sollecitazioni che la realtà impone alla nostra attenzione e indagano questioni legate alla storia del medium e alla natura delle immagini contemporanee.
 
Le due mostre sono promosse da Fondazione Fotografia Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena con il sostegno di UniCredit, da sempre impegnata in favore dell'arte e delle iniziative culturali dei territori in cui è presente. Sono inserite nel programma del festivalfilosofia 2015, che si svolgerà dal 18 al 20 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo e sarà dedicato al tema Ereditare

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Di Chiara Marando – Sabato 16 Maggio 2015

Scuro, denso, profumato e dal sapore avvolgente, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP è una di quelle tipicità capaci di rispecchiare tutta l’eccellenza della tradizione enogastronomica italiana. Testimone della cultura di un territorio, la sua vera essenza è parte integrante della storia popolare, delle usanze familiari tramandate di generazione in generazione.

La storia vuole che ogni famiglia avesse la propria “batteria” di botti, disposte in ordine decrescente, conservate nel sottotetto di casa, un patrimonio che rappresentava la dote delle figlie in età da marito. Legni diversi capaci di conferire aromi e sfumature  di gusto inimitabili, oltre ad un invecchiamento lento e paziente. Prelevato dalla botticella più piccola, rappresenta solo il 3% dell’intera riserva.

La lavorazione ancora oggi non è cambiata, un’artigianalità che solo la grande passione per questo prodotto può conservare. Annualmente, al fine di ripristinarne i livelli, la modesta quantità di prodotto prelevato viene sapientemente “rincalzata” mediante travaso attingendo, secondo un dettame ben definito, dalle botti più grandi verso le più piccole.

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Ecco perché il vero Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP (Denominazione di Origine Protetta) è invecchiato minimo 12 anni e si ottiene esclusivamente dal solo mosto cotto di uve autoctone modenesi, in particolare Trebbiano e Lambrusco, senza l’aggiunta di nessuna altra sostanza.

La particolarità della sua produzione esige che l’intero processo segua un rigoroso disciplinare DOP basato sulla cura e la dedizione, così che il risultato sia in grado di esprimere tutta l’eccellenza che da sempre lo contraddistingue. La soglia dei 25 anni in botte ne determina la sua certificazione ad Extra Vecchio.

Un’altra garanzia della reale qualità del Balsamico Tradizionale, è data dal sigillo DOP assegnato dal MIPAAF (Ministero Italiano delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali) e dall’inconfondibile bottiglietta ad “ampollina” da 100ml disegnata da Giugiaro, l’unica a poter contenere per legge questa delizia imbottigliata esclusivamente dal Consorzio a seguito dei dovuti controlli. Tutto questo certifica la filiera produttiva, nonché l’elevato standard dei parametri organolettici.

Ma a conquistare già dalla prima goccia è l’intensità aromatica racchiusa in ogni perla di questo prezioso gioiello, un’esperienza sensoriale che esprime fragranze diverse capaci di fondersi  fino a creare una composizione unica.

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Perchè ogni Aceto Balsamico Tradizionale ha una sua storia da raccontare.

Come quello prodotto dall’Acetaia del Cristo, in provincia di Modena, un’azienda a conduzione familiare che da tre generazioni produce solo Aceto Balsamico Tradizionale DOP. Un totale di 2000 botti, alcune delle quali datate fine ‘800, raccolte in cantine che racchiudono tutta la trasformazione dell’uva per minimo 12 anni.

Ad occuparsi dell’Azienda oggi, e di tutta la coltivazione biologica delle uve prodotte e lavorate direttamente in loco, sono Erika, Daniele e Gilberto che ogni giorno rivivono l’amore per il loro lavoro riservando una meticolosa attenzione ad ogni singola azione. Perché come un bambino che cresce, il Balsamico Tradizionale va coccolato e protetto.

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E questo impegno ha portato molti risultati perché, attualmente, l’Acetaia del Cristo risulta una delle realtà più importanti e riconosciute a livello mondiale per la produzione esclusiva dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP.  

Pubblicato in Dove andiamo? Emilia

Verso Expo, il sindaco Muzzarelli ha presentato a Firenze il circuito di promozione turistica "Discover Ferrari & Pavarotti Land" -

Modena, 30 marzo 2015 -

Sarà il maestro Riccardo Muti, insieme all'orchestra giovanile Luigi Cherubini di Ravenna da lui fondata e diretta, e ai giovani cantanti dell'Accademia Pavarotti, il protagonista dell'evento che il 12 ottobre 2015 celebrerà al Teatro Comunale di Modena l'ottantesimo anniversario della nascita di Luciano Pavarotti. Ad annunciarlo, il sindaco Muzzarelli nel corso della presentazione del circuito di promozione turistica "Discover Ferrari & Pavarotti Land", sabato a Palazzo Vecchio a Firenze nell'ambito di "Giornata Italia 2015, il Paese nell'anno di Expo", evento organizzato dal ministero delle Politiche Agricole al quale è prevista la presenza nel pomeriggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Tanti gli eventi in programma a Modena nel periodo di Expo, iniziative che ruotano intorno alle eccellenze del territorio: cibo e cucina di qualità, lirica, motori, cultura. Dai Giardini del gusto e delle arti alla Palazzina Vigarani fino agli eventi musicali: il concerto in piazza Grande il 6 settembre, anniversario della scomparsa di Luciano Pavarotti; quello al Teatro Comunale il 12 ottobre con il maestro Muti per l'80° della nascita; il Nabucco, sempre al Comunale, il 9 ottobre per il quale - come ha spiegato Muzzarelli - "ci sono già numerose prenotazioni dall'estero", il Barbiere di Siviglia nel cortile d'onore del Palazzo Ducale.

Il circuito che dal 1 maggio al 31 ottobre, sette giorni su sette, collegherà diversi punti di a eccellenza del territorio provinciale - centri storici, monumenti, musei, imprese agroalimentari - è stato illustrato da Antonio Ghini, direttore dei musei Ferrari di Modena e Maranello. Presenti all'iniziativa anche il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini e Nicoletta Mantovani.

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Spezia, 18 Maggio 2013 -

Mister Cagni arriva con il sorriso, missione (salvezza) compiuta, simpatia e rispetto mai messi in discussione. "Per me la cosa più bella è il rispetto dei tifosi. Lo striscione in curva è stato una grossa sorpresa, e mi ha fatto enorme piacere. Il tifo è passione, io vivo il calcio da 60 anni, è troppo bello, e la cosa più bella è che ovunque vado non vengo mai

Pubblicato in Calcio Emilia
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