(Gmajo) – La violenza va condannata. Sempre. Questo è un principio per me inderogabile, nonostante, in passato, l’averlo promulgato, attraverso le colonne di StadioTardini.it, mi avesse provocato antipatie tra i frequentatori della Nord, ed anche qualche brutto quarto d’ora. Essendo un conclamato pacifista, mi sono trovato immediatamente d’accordo con Dario Serventi, che, attraverso il profilo social degli Asprillas, una volta appreso dei 15 Daspo emessi agli autori parmigiani della gazzarra in Piazza Garibaldi durante i festeggiamenti per lo scudetto del Napoli, aveva vergato, firmandole col suo nome, due parole sui 15 Daspo.

Immediatamente dopo averle lette, non ho esitato a mandare un messaggio WhatsApp all’autore: “Ho letto il tuo post sui daspo. Lo sottoscrivo in toto. Via la violenza dalla Nord”. Preciso che non conosco di persona Dario Serventi e qualche anno fa, altrettanto sinceramente, non mi ero risparmiato a rampognarlo, quando, in un eccesso di foga, durante una loro diretta (che a quei tempi era ripetuta da StadioTardini.it) era scappata una bestemmia. In pratica lì finì la “collabo” tra Gli Asprillas e StadioTardini.it, anche perché, forse, loro si sentivano un po’ stretti dalle regole di bon ton di questo portale che è una testata giornalistica. Questo per dire che non siamo proprio amici, e neppure conoscenti (in senso reale del termine).

Dopo il post di cui sopra è scoppiato un vero e proprio boridone: personalmente mi sono scontrato duramente, in chat, con conoscenti reali, con i quali ho sovente condiviso i piaceri della tavola in trasferta e che, nonostante queste divergenze di vedute, con piacere mi hanno invitato di nuovo presto al desco con loro (e non sarà l’ultima cena). Ciò non toglie, però, che non mi trovo assolutamente d’accordo con le loro espressioni di razzismo ed odio nei confronti dei napoletani, obbrobriose specie perché vergate da un padre di famiglia che vorrei vedere se il proprio pargolo fosse oggetto di attenzioni da parte di tifoserie avversarie. Fin che la reazione è stata composta e di sfottò, vedi meme sopra e sotto, ok, ma quando si travalica nella pratica hater, no.
Il post di Dario ha causato una profonda rottura, come si leggerà in un suo secondo dispaccio, sia nella tifoseria Crociata che all’interno dell’organismo, che nel frattempo era passato ad essere da un semplice canale YouTubesul quale commentare, da tifosi, le partite dei gialloblù, in un vero e proprio Parma Club. Tra le accuse mosse a Dario, quello di aver utilizzato uno strumento collettivo (appunto la pagina Facebook degli Asprillas, di cui è uno dei fondatori) per esprimere una opinione personale. La forma è sostanza, vero: probabilmente, vista l’evoluzione in club della precedente iniziativa privata, Dario avrebbe dovuto consultarsi con gli altri (non so bene come siano organizzati nel collettivo), forse lo avrà fatto con l’altro fondatore Matteo Caselli, che ha dalla sua la pecca di essere un politico impegnato (PD). Fatto sta che a poche ora dal primo post ne è seguito un secondo di parziale rettifica.

Anche il secondo post, tuttavia, non è bastato: gli Asprillas, dopo aver cancellato i precedenti, hanno dovuto emetterne un terzo, perché sono state ricevute robe pesanti e “a maggioranza” di è deciso così per autotutela, come ci è stato spiegato informalmente. Questo definitivo epitaffio sancisce che “è stata fatta una cazzata”. Questione di punti di vista: a mio avviso, autotutela o meno, la cazzata è proprio quest’ultimo post, che va a cancellare il lodevole messaggio precedente, ossia di decisa presa di distanza dalla violenza. Premeditata. Come appare palese secondo le ricostruzioni del deplorevole episodio. E la stessa definizione mi verrebbe da appiopparla anche alla nota del Centro Coordinamento Parma Clubs, che, anziché schierarsi contro la violenza, preferisce a propria volta mettere all’indice qualche componente del gruppo degli Asprillas, prendendone le distanze e dissociandosi.
Dunque, il CCPC è favorevole alla violenza premeditata, alle cinghiate, ai volti coperti e al resto del campionario dell’azione portata avanti da quegli individui che così pensavano di preservare l’onore di Parma dall’invasore partenopeo? Se sono partiti da casa, come giustamente aveva scritto il primo Dario, con l’intenzione di fare quel che han fatto, è anche esercizio superfluo il solito di tirare a mano presunte provocazioni ed offese, come l’aver pronunziato Parma Merda o tentato di mettere una sciarpa alla statua di Garibaldi in piazza. E con questo non mi si dica che sono dalla parte dei napoletani, perché sono altrettanto infastidito dalla loro invadenza, dall’abituale chiagne e fotti, ma che non si può tradurre in una azione punitiva studiata a tavolino come quella de quo, che fa il paio con una precedente ai danni di tifosi romanisti in un locale, attenzionata dalle forze dell’ordine che han finito, stavolta, per non perdonargliela. E i 15 daspo sono solo l’inizio di un calvario giudiziario che potrebbe portare a conseguenze ben più gravi i presunti autori dell’azione.
1 V https://youtu.be/uTmQdPeQPDg
Azione sconsiderata, perché, al di là del danno del presente – bella immagine la civile Parma… – si aggiunge quello per il futuro: Parma-Napoli si giocherà ancora, è già calendarizzata per il 12 aprile 2026, come pensate che le autorità preposte si muoveranno in vista di quella sfida, o in quella in campo avverso che presumibilmente non sarà in clima natalizio nonostante sia in locandina per il 21 dicembre 2025? Perché andare a fomentare odio e rotture che poi si perpetuano nel tempo, causando ulteriori episodi incresciosi che dovrebbero stare lontano dal calcio? E, invece, anziché stigmatizzare la violenza, i 15 vengono addirittura assurti ad eroi (così mi è toccato di leggere, perché da soli hanno affrontato altri 300: ma, dico io, non potevano restarsene sul divano?) e viene lapidato (a parole) chi ha avuto il coraggio, in questa città, una volta tanto, di cantargliele? La violenza, come spesso ho scritto anche in passato, va a cancellare tutto quello che di benefico viene fatto per il territorio, incluse donazioni di ambulanze, spalate di fango durante le alluvioni, eccetera eccetera.
E’ giusto che se uno non si riconosce più in un gruppo, lo saluti, magari con educazione come ha fatto qualcuno, ma forse nel momento più sbagliato, perché così, pur essendo miti, si passa per essere d’accordo con chi esercita la violenza, e non contro. Gli stessi Boys, anziché sentirsi offesi per il post di uno degli Asprillas (e magari per qualche parola di troppo scappata, come la chiosa finale sui 15 posti che si liberano, che probabilmente poteva risparmiarsi, sì da non offrire la solita scusa per fare il mescolino), a tutela del proprio buon nome, dovrebbero prendere le distanze da chi va in giro per la città a fare i giustizieri e i difensori (non richiesti) di Parma, dall’oppressore napoletano.
Mi duole anche non vedere nette prese di distanza da parte di colleghi giornalisti che preferiscono sviare il discorso sulle preventive mancanze di controllo da parte degli organi proposti: “Lo scorso anno era stato fatto sapere che per la festa promozione in Piazza era vietato accendere fuochi d’artificio, petardi etc, altrimenti ci sarebbero state conseguenze. Risultato: festa senza fuochi è riuscita. La sera dello scudetto del Napoli sono stati sparati in Piazza fuochi d’artificio e bengala professionali per quasi un quarto d’ora sotto le finestre del Municipio e nessuno è intervenuto, senza contare il traffico bloccato senza blocchi del traffico e insulti vari alla squadra del Parma e ai parmigiani. Non c’è stata nessuna conseguenza per queste azioni vietate. Vorrei vedere – annota il collega su una chat – cosa sarebbe successo a tifosi parmigiani che avessero fatto lo stesso in Piazza Plebiscito a Napoli. La violenza va combattuta, ma non dovrebbe essere a senso unico, visto che ci sono stati anche tifosi napoletani che hanno reagito con violenza all’agguato (che non giustifico). 0 a 15 mi pare un po’ sproporzionato come dato, tutto qua”.
2 V https://youtu.be/_oPB6BP_6XM
Sì, certo, non c’è stata affatto una buona gestione della cosa, il discorso è condivisibile, ma sul 15-0 finale, pesa l’esser stati i promotori dell’episodio e non le vittime, del resto difficilmente ci si poteva aspettare porgessero l’altra guancia… Ma quel che manca è il voler davvero dire no alla violenza, esercizio che proprio non riesce facile, ad alcun livello, dalle nostre parti e questo è davvero inquietante. Quella sera StadioTardini.it era in diretta con Volata Scudetto, prodromica per affinare le attrezzature ed i cronisti alla successiva, per noi più interessante Volata Salvezza: il nostro videomaker collegato da Piazza Garibaldi era stato invitato in malo modo (diciamo meglio: minacciato) a spegnere lo smartphone, segno evidente che stava per avvenire qualcosa che non volevano si filmasse… Anche questa è violenza.
3 V https://youtu.be/TXD0b60_R9k
Lasciamo perdere il finale un po’ forcaiolo di Dario, nel suo post the original, ma queste altre sue parole precedenti dovrebbero essere scolpite nella pietra se si ama il calcio, se si ama il Parma Calcio, se si ama la Curva Nord: “Il tifo è gioia e condivisione di passione. Il tifo organizzato è una grande famiglia che si muove unita nel nome della storia e dei valori sportivi della squadra, che organizza eventi ed iniziative per i tifosi e cittadini, che fa beneficienza, che colora una città”. Sono parole da cui prendere le distanze o da far volare gli stracci? Gabriele Majo
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