Redazione

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Scene di quotidiana straordinarietà, che vogliono raccontare la solidarietà e l’attenzione verso il prossimo con cui ogni militare dell’Arma tutti i giorni, in Italia e all’estero, svolge il proprio servizio. Storie di ordinario eroismo, che fanno comprendere a pieno lo spirito di servizio con cui donne e uomini in uniforme affrontano silenziosamente quello che molti di loro stessi definiscono la loro missione, ovvero la tutela delle fasce più deboli e vulnerabili della società. 

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Con una tiratura di oltre un milione di copie, il Calendario Storico dell’Arma dei Carabinieri è un oggetto ambito. Nato nel 1928, dopo l’interruzione post-bellica dal 1945 al 1949, la pubblicazione del Calendario, giunta alla sua 87^ edizione, venne ripresa regolarmente nel 1950 e da allora è stata puntuale interprete, con le sue tavole, della vicinanza dell’Arma ai cittadini e, attraverso di essa, all’Italia.

Quello del 2020 è un calendario “narrativo”, da leggere. Racconta del quotidiano eroismo dei carabinieri, attraverso le tavole realizzate dall’artista Mimmo Paladino, tra i massimi autori contemporanei, celebre esponente della transavanguardia, che ha visto le proprie opere esposte permanentemente in alcuni dei principali musei internazionali, tra cui il Metropolitan Museum di New York, accompagnate da toccanti testi scritti da Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale, vincitrice di numerosi premi tra cui lo Strega e il Campiello, che con la sua prosa incisiva ha trasformato vicende reali in toccanti narrazioni.

Foto della presentazione a Parma a cura di Francesca Bocchia 

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Colonnello Salvatore Altavilla, Comandante Provincia dei Carabinieri di Parma 

La chirurgia robotica entra nelle sala operatorie dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Da lunedì strumentazione già operativa con il primo intervento. Fabi, direttore generale del Maggiore: “Con l’arrivo del Robot si completa il percorso di innovazione tecnologia e organizzativa intrapreso in area chirurgica”.

Ridotte incisioni, minor dolore post-operatorio, ripresa più rapida delle attività quotidiane, eccellente visualizzazione e miglior accesso alle aree anatomiche difficili. Questi i principali vantaggi del robot chirurgico che da lunedì 18 novembre debutta con il primo intervento. Grazie al prezioso contributo diFondazione Cariparma l’innovazione tecnologica di ultimissima generazione entra quindi in sala operatoria, amplificando le mani del chirurgo e aumentandone la precisione. La tecnica robotica rappresenta l'evoluzione naturale della chirurgia mini-invasiva laparoscopica, tecnica da lungo tempo utilizzata presso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, già considerata centro di riferimento e formazione nell'ambito chirurgico. I chirurghi che, dopo aver intrapreso e portato a termine un articolato piano di formazione, utilizzano anche la chirurgia robotica  hanno ora uno strumento in più al servizio dei pazienti dell’Ospedale di Parma.

La presentazione del progetto di chirurgia robotica si è svolta oggi all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma in una sala congressi con oltre 200 tra chirurghi, medici e sanitari, presenti insieme al direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma Massimo Fabi, al  presidente di Fondazione Cariparma Gino Gandolfi, al  Rettore dell’Università degli studi Paolo Andrei e all’Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia Romagna Sergio Venturi. “Con l’arrivo del Robot – precisa Massimo Fabi, direttore generale dell’azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma -  si completa il percorso di innovazione tecnologia e organizzativa intrapreso in area chirurgica. Affidiamo nelle mani dei nostri professionisti uno strumento importante al servizio dei pazienti.  Ringrazio Fondazione Cariparma per aver ancora una volta sostenuto  un progetto importante dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria donando 1 milione di euro.”

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Il sistema robotico da Vinci consente al chirurgo, seduto ad una console di manovrare a distanza quattro bracci robotici che migliorano i gesti umani garantendo una visione 3D e immersiva del campo operatorio, con la possibilità di raggiungere aree anatomiche difficili. Il costo del Robot è  pari a 2.778.000 euro sostenuto da fondi Aziendali e da una donazione di 1.000.000 di Fondazione Cariparma. 

“La dotazione al Maggiore di Parma di un sofisticato robot chirurgico è un importante risultato per la nostra Comunità – spiega il Prof. Gino Gandolfi, Presidente di Fondazione Cariparma – un’apparecchiatura all’avanguardia in grado di offrire un sensibile miglioramento alla qualità prestazionale del nostro Ospedale; per tale motivo la Fondazione, con un importante contributo, ha immediatamente aderito al progetto di acquisizione del robot chirurgico, aggiungendo un nuovo, significativo tassello al potenziamento ed alla crescita del servizio sanitario del territorio.”  

“Con questo nuovo robot chirurgico, per il quale ringrazio sinceramente la Fondazione Cariparma per la sensibilità che dimostra sempre nei confronti dei bisogni del territorio, la nostra Azienda Ospedaliero-Universitaria – spiega il Rettore Paolo Andrei - fa un deciso passo avanti collocandosi tra l’altro in una posizione d’avanguardia in Regione, visto che in Emilia-Romagna solo altri tre poli ne sono dotati. Anche l’Università non può che esprimere grande soddisfazione per questo nuovo strumento, che ha valenza in chiave assistenziale ma anche in un’ottica d’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca, pienamente in linea con il ruolo dell’Ateneo”

“Quello di oggi- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi - è un esempio concreto di cosa intendiamo quando parliamo di investimenti in sanità, che abbiamo posto da subito in cima alla nostra agenda: nuovo personale, strutture pensate per la funzionalità e il comfort dei pazienti e di chi ci lavora, tecnologie sempre più all’avanguardia, in grado di alzare ulteriormente la qualità e l’efficacia delle cure e dell’assistenza. E quando un progetto riesce grazie alla collaborazione costruttiva tra pubblico e privato, come in questo caso, significa che il territorio e le istituzioni lavorano insieme per raggiungere obiettivi comuni a vantaggio della collettività. Anche questo mi sembra un gran bel risultato”.

 

Il Robot Da Vinci

La piattaforma robotica è formata da una console chirurgica, un carrello paziente e un carrello visione. La console chirurgica rappresenta il centro di controllo del robot Da Vinci; è il sistema con cui il chirurgo si interfaccia e controlla il sistema endoscopico e gli strumenti EndoWrist (strumentario chirurgico che replica ed amplifica i movimenti della mano), attraverso due manipolatori e una pedaliera. Inoltre il chirurgo osserva il campo operatorio attraverso un visore stereo “full immersion” in HD-3D.  Il carrello paziente è il componente operativo del sistema Da Vinci ed è provvisto di quattro braccia innestate su di un perno centrale girevole, che comandano l'endoscopio e gli strumenti chirurgici in modo da poter agire su tutti i quadranti del campo operatorio. Il carrello visione contiene l'unità centrale di elaborazione delle immagini.

Inoltre, offre la possibilità di vedere il campo operatorio in tre dimensioni full HD (in grado di moltiplicare fino a 10 volte la normale visione dell'occhio umano) e di utilizzare movimenti naturali simili a quelli delle mani e delle braccia. La tecnica robotica riesce a filtrare e rendere pressoché impossibili eventuali tremori dell’operatore alla console, consente un’estrema facilità di accesso ad anatomie “difficoltose” e incrementa notevolmente la precisione nella procedura demolitiva e in quella ricostruttiva.

Un nuovo primato per la chirurgia dei Trapianti di Modena. Al Policlinico il primo trapianto di rene da donatore vivente con prelievo robotico eseguito in Emilia - Romagna. Il gruppo del Prof. Di Benedetto leader nella ricerca clinica e nell’innovazione tecnologica.

Modena -


La Chirurgia Oncologica, Epatobiliopancreatica e dei Trapianti di Fegato dell’AOU di Modena conferma nuovamente la sua vocazione alla ricerca e allo sviluppo, segnando una tappa importante nel campo del trapianto di rene. L’equipe – composta da chirurghi vascolari e chirurghi trapiantologhi - guidata dal prof. Fabrizio Di Benedetto di UNIMORE ha infatti portato a termine la scorsa settimana un trapianto di rene da donatore vivente con prelievo completamente robotico. Si tratta del primo caso condotto con questa tecnologia in Emilia-Romagna, e va ad arricchire l’offerta al territorio all’interno di un programma chirurgico trapiantologico già di primo piano. Il donatore è già stato dimesso, il ricevente sta proseguendo la convalescenza.

“Dal primo di Novembre abbiamo affidato la responsabilità chirurgica del programma di trapianto di rene al prof. Di Benedetto – ha spiegato il dottor Ivan Trenti, Direttore generale dell’AOU di Modena – grazie alla sinergia con il Prof Cappelli, direttore della Nefrologia e grande esperto nei trapianti di rene, oltre che con i reparti ed il personale di entrambi i nostri stabilimenti ospedalieri, abbiamo potuto offrire al nostro paziente ed al suo donatore questa opportunità. Non è una casualità ma il frutto di un lavoro che ha coinvolto numerosi specialisti”.

“È un importante traguardo del nostro programma di lavoro – spiega il prof. Di Benedetto – che si prefigge di portare costantemente innovazione e qualità per i cittadini che si rivolgono al Sistema Sanitario Nazionale. Garantire la sicurezza dell’intervento e migliorare la qualità di vita dei donatori significa valorizzare il loro gesto di altruismo, dotandoci di uno strumento in più per rispondere alle esigenze di tutti i pazienti che aspettano un trapianto di rene, incrementando il numero dei trapianti e riducendo i tempi di attesa. Grazie all’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni dal Centro di Coordinamento Regionale Trapianti diretto dalla Dott.ssa Gabriela Sangiorgi, stiamo assistendo ad una crescita costante delle donazioni che pone la Regione Emilia-Romagna ai vertici nazionali”.

“Le equipe delle due strutture ospedaliere coinvolte – ha spiegato la dottoressa Elda Longhitano, Direttore Gestione Operativa dell’AOU - hanno lavorato insieme ancora una volta con grande efficacia al percorso del donatore e del ricevente. Infatti, mentre il prelievo robotico sul donatore è stato eseguito nelle sale operatorie dell’Ospedale di Baggiovara, il trapianto si è svolto al Policlinico grazie al trasporto tempestivo dell’organo da parte di Modena Soccorso, secondo procedure di Sicurezza elaborate grazie alla collaborazione del Servizio assicurazione Qualità.”

“Tra i prossimi obiettivi – ha aggiunto il Prof Di Benedetto – c’è quello di applicare la tecnologia robotica anche al trapianto di rene. La collaborazione con chi ci ha preceduto nell’attività di trapianto di rene come l’esperto dott. Massimo Giovannoni della Chirurgia Vascolare, il reparto di Nefrologia diretto dal prof. Gianni Cappelli, la dott.ssa Elisabetta Bertellini ed il prof. Massimo Girardis con le loro equipe anestesiologiche, il sostegno della Direzione Sanitaria, i radiologi che hanno studiato con noi i pazienti e tutto il personale infermieristico dentro e fuori la sala operatoria: questi risultati si costruiscono grazie all’impegno di tanti eccellenti professionisti che quotidianamente mettono in campo la loro determinazione a rendere l’Ospedale un centro di qualità, sicurezza ed efficienza”.

La tradizione dei trapianti di rene a Modena, già consolidata da vent’anni di esperienza ed una casistica di 676 trapianti eseguiti, si arricchisce di una nuova opportunità per i pazienti e i loro familiari – precisa il prof. Gianni Cappelli – quella di offrire al donatore la tecnica chirurgica più moderna e meno invasiva. Questo permetterà di incrementare la risorsa della donazione da vivente con l’obiettivo di raggiungere una percentuale in linea con gli standard internazionali. 60 sono ad oggi i trapianti eseguiti da donatore vivente ma la possibilità di proporre una metodica mininvasiva permetterà alla immissione nella lista di attesa, curata dal Dr. Giacomo Mori, di facilitare il consenso del potenziale donatore. In quest’ottica anche il percorso di preparazione del paziente con malattia renale cronica avanzata alla scelta della migliore terapia sostitutiva renale potrà incrementare le possibilità di individuare coppie di donatore/ricevente nel follow-up ambulatoriale nefrologico e permettere il trapianto prima della dialisi”.

“Dal punto di vista anestesiologico – spiega la dottoressa Elisabetta Bertellini, Direttore dell’Anestesia e Rianimazione di Baggiovara – il prelievo robotico richiede procedure peculiari per un intervento più breve e meno invasivo. La metodica mini-invasiva consente, inoltre, un rapido recupero delle funzioni vitali e un ottimale controllo del dolore post-operatorio. In sala era presente il dottor Marco Degoli esperto in anestesia per la chirurgia robotica, che lavora spesso con l’equipe della chirurgia dei trapianti nella chirurgia robotica”. Il trapianto è stato poi effettuato nelle sale operatorie del Policlinico di Modena con una procedura di chirurgia tradizionale, col supporto dell’equipe anestesiologica dell’Anestesia e Rianimazione 1, diretta dal prof. Massimo Girardis.
Non c’è solo la lunga esperienza nella chirurgia robotica maturata su fegato e pancreas dal gruppo del prof. Di Benedetto, ma una programmazione mirata dietro al raggiungimento di questo primato regionale. “Abbiamo fortemente voluto l’arrivo nella nostra Università del prof. Stefano Di Sandro, recentemente chiamato a rivestire il ruolo di Professore Associato di Chirurgia – commenta il prof. Giovanni Pellacani, Presidente della Facoltà di Medicina dell’Università di Modena e Reggio Emilia – Si tratta di un’eccellenza di livello internazionale nel campo della chirurgia dei trapianti e mini-invasiva, ed ha apportato un contributo decisivo grazie alle sue competenze nell’applicazione della tecnologia robotica al prelievo di rene da donatore vivente”.

L’utilizzo del robot per il prelievo di rene a scopo di trapianto consente una rapida ripresa ed una riduzione delle complicanze post-operatorie, con conseguente rapido ritorno alle normali attività quotidiane ed un’ottima qualità di vita dopo l’intervento. “È ormai ben noto dalla letteratura internazionale che la donazione di rene è una procedura sicura e che non pone il donatore a rischio nel lungo termine – spiega il prof. Stefano Di Sandro – tuttavia l’approccio mini-invasivo robotico migliora la sicurezza dell’intervento grazie all’ingrandimento, alla stabilità dell’immagine e alla flessibilità degli strumenti. Inoltre, porta ad ottimi risultati funzionali e cosmetici per il donatore: in questo caso la donatrice dopo sole 48 ore dall’intervento è tornata a casa in ottime condizioni”.

“L’AOU di Modena è oggi – ha aggiunto Il Sindaco di Modena e Presidente della CTSS Giancarlo Muzzarelli - prima in Regione per donazioni e trapianti di fegato nel campo dei donatori a cuore non battente, e grazie all’introduzione del robot nel prelievo di rene a scopo di trapianto da donatore vivente offre oggi una nuova opportunità ai tanti pazienti in attesa. L’unificazione tra Policlinico e Baggiovara in seno all’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, fortemente voluta dalle istituzioni regionali e territoriali, è la base di questa organizzazione”.

 

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