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Mercoledì, 10 Febbraio 2016 16:21

Le migliori guide enogastronomiche 2016

Vini e cucina: il meglio racchiuso nelle tanto attese guide enogastronomiche 2016. Ecco i vincitori che si sono aggiudicati Bicchieri, Stelle, Forchette, Gamberi, Bottiglie, Corone e Viti. I ristoranti più apprezzati e le cantine e le etichette più stimate. 

Di Cecilia Novembri

Bicchieri, Stelle, Forchette, Gamberi, Bottiglie, Corone e Viti. Sono i simboli utilizzati dalle migliori guide enogastronomiche che, come ogni anno, anche nel 2016 accompagneranno estimatori e non nel mondo dei ristoranti più apprezzati e delle cantine edelle etichette più stimate.

ristorante ristorazione flahon rid

Ristoranti d'Italia de L'Espresso, pubblicata ininterrottamente dal 1978, giudica in ventesimi, e aggiudica da uno a tre cappelli alle cucine più prestigiose, lasciando commenti su ambiente, servizio e cantina. Massimo Bottura con la sua Osteria Francescana raggiunge il massimo, 20/20, conquistando la vetta della Guida L'Espresso 2016 per il quarto anno consecutivo.

chef ristorazione bottura rid

"Una delle destinazioni più dinamiche e affascinanti del mondo", così Michael Ellis, direttore internazionale delle Guida Michelin, ha descritto l'Italia alla presentazione della Guida Michelin Italia 2016 che si propone come una guida giovane, la metà dei nuovi stellati ha un'età inferiore ai 35 anni, che sposta l'ago della bilancia della ristorazione al Sud Italia: Napoli diventa la provincia più stellata.

Sono 2268 le recensioni di ristoranti, trattorie, wine bar e birrerie per consentire a persone con ogni budget di trovare il locale giusto!

Questo è quello che si può trovare nella Guida Gambero Rosso 2016, un riferimento insostituibile e prezioso tanto per appassionati gourmet quanto per chi ne fa un uso di servizio o ancora per semplici curiosi. Tra le 26 Tre Forchette si confermano al vertice l'Osteria Francescana di Modena di Massimo Bottura e La Pergola del Rome Cavalieri di Heiz Beck, due nuovi ingressi Berton chef Andrea Berton e Seta del Mandarin Oriental Milano chef Antonio Guida.

gambero rosso 2016 ristoranti rid

Una menzione va fatta anche per l'edizione 2016 della guida Vini d'Italia del Gambero Rosso. Un'istantanea che racconta l'Italia del vino di oggi e con un po' di storia: il campione di quest'anno è il Brunello, 18 i Brunello 2010 premiati con i Tre Bicchieri!

Torna anche per il 2016 la guida I vini d'Italia 2016 de L'Espresso. Oltre 20 mila le etichette degustate, sorprendente un unico 20/20, punteggio massimo assegnato al Barolo 2011 di Bartolo Mascarello.

Prosegue il progetto editoriale avviato nel 2015 dall'Associazione Italia Sommelier con Vitae AIS. Anche in questa seconda edizione del volume ogni etichetta recensita è raccontata con informazioni aziendali, il profilo organolettico e i suggerimenti sul migliore abbinamento con il cibo.

Images with the courtesy of: Gamberorosso.it – Via Michelin.it – Espresso Repubblica.it – dissapore.com – Paolo Terzi Elle.it

Sabato, 30 Gennaio 2016 10:36

Ristorante Borgo 20: la Cucina in Movimento

Borgo 20 è un ristorante nel cuore del centro storico di Parma dove poter trovare una cucina che fonde sapientemente la buona tradizione locale, con tocchi particolari che si intrecciano con culture gastronomiche diverse. In più c’è la pizza, o meglio il Pandirò, assolutamente da provare.

Di Chiara Marando

Sabato 30 Gennaio 2016 -

Lo si trova proprio imboccando una stradina nel cuore del centro storico di Parma, un borghetto delizioso, uno di quelli che portano direttamente alla splendida piazza dominata dal Duomo e dal Battistero: Borgo XX Marzo, con i suoi sanpietrini ed i graziosi negozi che ti accompagnano lungo il cammino. Ecco, proprio qui si affaccia con la sua piccola vetrina il “Ristorante Borgo 20”.

Ad aprilo è stato lo chef Roberto Pongolini, esperto ai fornelli con un’esperienza alle spalle di tutto rispetto ed uno stile più che riconoscibile. La passione per la cucina è nata fin da piccolo, imparando a gustare e riconoscere il sapore del cibo, ed è proseguita in alberghi e ristoranti tra Salsomaggiore, Cortina e Svizzera. Fra i suoi riconoscimenti passati può annoverare l’ormai mitica Stella Michelin, ma anche il Bib Gourmand. A lui la scelta di puntare sul meglio dei prodotti italiani e parmigiani, personalizzati con un tocco personale che riesce a dare un nuovo carattere alle ricette, in un’alternanza di stagionalità e disponibilità delle materie prime. In altre parole, una “Cucina in Movimento”, come ama definirla Roberto.

Il menù offre preparazioni moderne, realizzate apparentemente con ingredienti semplici. Perché apparentemente? Ma perché un comune, e sempre ottimo, Baccalà con ceci  si trasforma in una crema di pesce mantecato, servito su una fresca insalatina di cavolo cappuccio, che nasconde un purè di ceci.

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Questo però è solo un esempio, perché ogni piatto racchiude quel “di più” che fa la differenza, che sia una spezia, una verdura, oppure erbe aromatiche. Si passa dal classico della tradizione parmigiana come gli Anolini di stracotto, ma in versione fumé, con crema di parmigiano e brodo di cappone, oppure il delicato e cremoso Risotto al parmigiano di collina riserva 29 mesi con prugna e pancetta croccante, e l’irrinunciabile Pesto di cavallo, un must di Parma; si continua con secondi più ricercati quali la Crema di polenta con fonduta di formaggi e tartufo nero, il già citato Baccalà con ceci ed il pregiato Filetto di Maiale gigante con vellutata di patate affumicata e marmellata.

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Anche nei dolci la tradizione ci mette lo zampino e quindi Roberto propone un Sorbetto di lambrusco che riesce a pulire perfettamente la bocca anche dopo un ricco pasto. Poi rielabora anche un grande dessert come la Sacher, rivedendola senza glassa al cioccolato…da provare!

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Ma la vera chicca è la pizza! La curiosità mi ha portata a provarla nonostante avessi già in testa sia il primo che il secondo da prendere e, devo ammettere, ho fatto bene.

Borgo 20 modifica

Diciamolo, in realtà non si può considerare una vera e propria pizza, sembra più una focaccia ma, già al primo morso, ci si accorge che può rientrare in una categoria a parte: Il Pandirò. Mi spiego meglio. L’impasto, realizzato con un mix di farina italiana integrale con germe di grano e farina integrale di grano tenero, viene fatto lievitare per ben cinque giorni e questo garantisce un’altissima digeribilità percepibile fin da subito. E poi ogni pizza è realizzata con ingredienti italiani e farcita solo dopo la cottura per mantenere inalterati i sapori dei vari elementi. Le combinazioni poi, sono un tripudio di fantasia: pasta di salsiccia con zucca, al controfiletto di cavallo, con verdure dell’orto ed ancora con Prosciutto Crudo di Parma o semplicemente con pomodorini San Marzano, acciughe e capperi.

Buona la scelta dei vini, ricca quella delle birre.

La raccomandazione: prenotate, perché è raro avere il colpo di fortuna di un tavolo libero.

 

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Bistrot contemporaneo

Borgo XX Marzo, 14/16

Parma, 43121

0521-234565

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La “Trattoria Da Vito “ è una delle osterie del fuori porta bolognese, un luogo che racconta la storia artistica degli anni settanta-ottanta. Qui numerosi artisti come Guccini, Dalla e Gaber avevano sempre il loro tavolo prenotato.

Di Chiara Marando –

Sabato 16 Gennaio 2016 -

Ci sono luoghi che riescono a resistere allo scorrere del tempo, che mantengono un sapore tutto particolare e raccontano una storia fatta di cose semplici, ma al tempo stesso significative, testimoni di un’epoca che non c’è più.

Ecco perché, scoprire quasi per caso uno dei locali che rappresentano un pezzo della storia culturale di Bologna è stata una sorpresa più che piacevole. Già, perché la “Trattoria Da Vito” non è solo un ristorante, è “IL” ristorante dove dagli anni settanta in poi gli artisti bolognesi si ritrovavano per mangiare e trascorrere la serata. Una delle osterie del fuori porta, quella tra via Mauro Musolesi all’angolo con via Paolo Fabbri, quella dove tutto avveniva nella più totale casualità e, proprio per questo, genuina e fuori dagli schemi convenzionali.

Qui, artisti come Francesco Guccini, Lucio Dalla, Giorgio Gaber , Red Ronnie ed anche Fabrizio De Andrè avevano il loro tavolo prenotato. Oggi lo storico padrone di casa Vito non c’è più, ma le redini dell’attività le ha prese suo figlio Paolo che è riuscito a mantenere intatta quell’atmosfera di ruvida rusticità tanto amata dagli affezionati clienti.

E quando si dice che nulla è cambiato, vuol dire che anche le tende sono le stesse dei tempi che furono: lunghe e verdi, un po’ da ospedale ma insostituibili per tutti coloro che non vogliono rinunciare all’anima di questo posto.

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Il menù ripropone tutto il gusto della tradizione con piatti come Tortellini in brodo, Tortelloni al ragù, Lasagne, oppure i mitici Spaghetti alla Carbonara che farebbero invidia ai più noti ristoranti di Roma. Per i secondi la carne fa da padrona: coniglio alla cacciatora, stinco di maiale, spezzatino e pollo. I dolci sono quelli più tipici e golosi, perché il tiramisù e la zuppa inglese non possono mai mancare, ma anche la torta di riso è un must irrinunciabile e la macedonia di frutta ha quel tocco in più. E che dire delle porzioni? Bene, come potete immaginare sono più che abbondanti.

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La cameriera rispecchia esattamente la semplicità e la schiettezza del luogo, sembra quasi che sia lei a farei un favore servendoti, ma la realtà è che si ricorda perfettamente ogni ordine a memoria, è veloce, gentile e quasi irreale. Difficile dimenticare la sua affermazione “ in realtà i piatti scritti sulla lavagna non sono dei fuori menù del giorno, sono quelli che facciamo sempre solo che non abbiamo voglia di ristampare la lista”.

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Insomma, una tappa gastronomica in questa trattoria spartana, per certi aspetti anche troppo, non può mancare durante una visita a Bologna. Non aspettatevi fiori sul tavolo, una sala impeccabile e l’ambiente più raffinato, ma siate pronti a mangiare le vere bontà del territorio facendovi conquistare dalla sua essenza conviviale.

 

 

Trattoria da Vito

Via Mario Musolesi, 9,

40100 Bologna

Tel. 051 349809

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E’ stata da poco presentata l’edizione 2016 dell’ormai storica Guida Michelin Italia, lo strumento utile e pratico per chi ama viaggiare e provare i sapori locali dei vari luoghi. Tantissimi gli indirizzi segnalati, nuove stelle e novità.

Di Chiara Marando – 12 Dicembre 2015 -

Tutti ormai la conosciamo, il suo nome è già da solo una sicurezza per la ricerca del “buon mangiare”, molti la criticano ed altri, al contrario, non ne possono fare a meno.

Quello che certamente si può dire è che la Guida Michelin è diventata uno strumento importante, e di riconosciuta attendibilità, dedicato a chi viaggia e cerca ristoranti e locali dove fermarsi per godere delle bontà gastronomiche locali e non solo.

Una guida che si rinnova ogni anno e che, proprio nei giorni scorsi, è uscita con l’edizione 2016 della Guida Michelin Italia, ovvero “una delle destinazioni più dinamiche ed affascinanti del mondo”, come ha ben spiegato Michael Ellis, direttore internazionale delle Guida Michelin.

Durante questa occasione di presentazione ufficiale è stato anche chiarito  il ruolo degli ispettori, ed il loro imprescindibile anonimato durante i momenti di lavoro, ma anche sottolineata l’identità della Guida che, nel tempo, ha acquistato un ruolo ben preciso e determinato.

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Un totale di 6300 indirizzi segnalati, con 26 nuove stelle come nel caso del ristorante La Tana di Alessandro Dal Degan, il Borgo San Giacomo di Peter Brunel e le 3 new entry milanesi, il ristorante Armani, Seta di Antonio Guida, Tokuyoshi di Yoji Tokuyoshi. Si perdono la stella per strada invece il Pont de Ferr ed il Combal Zero che da due passa ad una.

Ma in cosa è diversa questa edizione 2016?

Si può dire che sia una guida più giovane, con una buona metà di nuovi stellati sotto i 35 anni di età, e che punti l’attenzione sulla ristorazione del Sud Italia, come ben dimostra la presenza massiccia di ristoranti stellati nella provincia di Napoli e nella regione della Campania.

L’Italia si conferma ancora una volta un paese pulsante di energia ed idee, nonché il secondo paese più stellato al mondo grazie alle diverse culture che la popolano, specchio di altrettante tradizioni culinarie che rendono il territorio italiano un unicum nel suo genere.

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Che si tratti di ristoranti blasonati, trattorie oppure locali per appetizer stuzzicanti, la parola d’ordine è stupire il palato, accarezzarlo con sapori genuini, con profumi che si fanno ricordare, ma soprattutto con una cucina che rifletta l’anima di un luogo ed insegni ad apprezzarlo.

Ed ora, passiamo all’elenco dettagliato degli stellati premiati dalla Guida Michelin Italia 2016. Fatevi ispirare per la vostra prossima sosta enogastronomica.

TRE STELLE
Nella 61a edizione della Guida Michelin Italia confermano di avere una cucina che «vale il viaggio», e quindi le 3 stelle Michelin, gli 8 ristoranti dell’edizione 2015:
Piazza Duomo ad Alba,
Da Vittorio a Brusaporto,
Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio,
Reale a Castel di Sangro,
Enoteca Pinchiorri a Firenze,
Osteria Francescana a Modena,
La Pergola a Roma,
Le Calandre a Rubano

DUE STELLE

38 i ristoranti che «meritano una deviazione», ovvero quelli a due stelle. Ecco le due novità:
Casa Perbellini a Verona, dello chef Giancarlo Perbellini.
Gourmetstube Einhorn a Mules, dello chef Peter Girtler.

UNA STELLA

Sono 288 i ristoranti dall’«ottima cucina», di cui 26 novità:
I Due Buoi, Alessandria - chef Andrea Ribaldone
La Tana Gourmet, Asiago - chef Alessandro Dal Degan
Aqua Crua, Barbarano Vicentino - chef Giuliano Baldessari
Bacco di Barletta - chef Angela Campana, Cosimo Cassano e Dajgo Takescy
Meo Modo di Chiusdino - Chef Andrea Mattei
L'Argine di Vencò di Dolegna del Collio/Vencò - chef Antonia Klugmann
Signum di Salina, Isole Eolie - chef Martina Caruso
Acquerello, Fagnano Olona - chef Silvio Salmoiraghi
Borgo San Jacopo di Firenze - chef Peter Brunel
Castello di Grinzane Cavour - Marc Lanteri
Atman a Villa Rospigliosi, Lamporecchio - chef Igles Corelli
Shalai a Linguaglossa - chef Giovanni Santoro
Armani a Milano - chef Filippo Gozzoli
Seta a Milano - chef Antonio Guida
Tokuyoshi a Milano - chef Yoji Tokuyoshi
Dolce Vita Stube a Naturno - chef Thomas Ebner
Vespasia a Norcia - chef Emanuele Mazzella
Cielo a Ostuni - chef Andrea Cannalire
Enoteca al Parlamento Achilli a Roma - chef Massimo Viglietti
Re Maurì a Salerno - chef Lorenzo Cuomo
Don Geppi a Sant'Agnello - chef Mario Affinita
Aga, San Vito di Cadore - chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero
Alpenroyal Gourmet, Selva di Val Gardena - Mario Porcelli
Osteria Arbustico a Valva - chef Cristian Torsiello
Dopolavoro a Venezia - chef Federico Belluco
Oro Restaurant a Venezia - chef Davide Guida

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Lo chiamano “The Food Buddha” ma il suo nome è Rodelio Aglibot ed è sbarcato a Roma con un nuovissimo ristorante che mixa ingredienti Made in Italy con ricette asiatiche per dare vita ad una esperienza di gusto unica e particolare: ME GEISHA Japanese Fusion Restaurant

Di Chiara Marando – Sabato 05 Dicembre 2015 -

Il viso sorridente ed aperto, il modo di fare gentile e tranquillo e la simpatia che lo contraddistingue sono i suoi caratteri distintivi, insieme ad una grande capacità di rendere il cibo un vero percorso in bilico tra gusto ed estetica.

Lui è Rodelio Aglibot, meglio conosciuto come “The Food Buddha”, chef originario delle Filippine, cresciuto alle Hawaii e vissuto in California dove ha cominciato a crescere professionalmente. La passione per la cucina è iniziata imparando dai genitori, ma la sua carriera si snoda tra le migliori scuole internazionali e ristoranti rinomati come il “Koi Reastaurant” di Los Angeles, che lo ha consacrato vera celebrità ai fornelli, e lo “YiCuisine”, eletto uno tra i migliori ristoranti asiatici nel 2013 dalla rivista Food&Wine.

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La sua tecnica culinaria è un mix di influenze che strizza l’occhio alla tradizione asiatica mescolando i sapori per creare accostamenti diversi, rivisitazioni che seguono tre cardini principali: piatti buoni da mangiare, realizzati con ingredienti ricercati e selezioni, ma anche belli da vedere. Lo scopo è quello di offrire una sorta di esperienza sensoriale che conquista la vista ed il palato, il tutto all’interno di un ambiente estremamente curato e zen, ma diciamolo, anche un po’ fashion.

Dopo l’apertura a Salerno, ora è sbarcato a Roma con un locale tutto nuovo, il ME GEISHA Japanese Fusion Restaurant in via Filippi 4, a due passi da Piazza Navona. Qui è bandita l’omogeneità di sapore, ogni ricetta coniuga note dolci, piccanti e salate che si equilibrano perfettamente già dal primo assaggio.

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Quello che propone nel suo menù è una fusione tra ingredienti Made in Italy e ricette asiatiche che seguono la stagionalità e si presentano in continua evoluzione. Proposte come il Crispy Rice con tonno rosso della Sicilia, lardo di Colonnata e Chili, che fa incontrare tre specialità in un unico piatto, oppure il saporito Ramen in brodo di maiale, pollo e prosciutto, i cui aromi derivano da 36 ore di cottura, ed ancora i Sushi trio, tre diverse portate per gli amanti degli stuzzicanti Nigiri, Roll e Hamachi, per poi finire con un profumato Budino di riso, zenzero e frutta fresca.

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Ma perché proprio l’Italia?

Certo rappresenta una sfida nuova ma Rodelio sostiene di avere tanto in comune con gli italiani, in particolare l’amore e la passione per la cucina, l’attenzione verso le materie prime, che ama studiare passeggiando tra i banchi del mercato, ed il rispetto dei valori più tradizionali che per lui rappresentano una vera ispirazione.



ME GEISHA Japanese Fusion Restaurant
via dei Filippini 4, Roma
www.megeisha.it

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Bormioli Rocco, in collaborazione con ALMA La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, promuove "Lezioni di Management" la nuova rubrica rivolta ai professionisti della ristorazione: i docenti di ALMA metteranno a disposizione il loro know-how per fornire consigli ed analizzare gli aspetti chiave in grado di fare la differenza nella gestione di un ristorante. Il primo appuntamento è per  mercoledì 2 dicembre.

Di Chiara Marando - Mercoledì 02 Dicembre 2015 -

La cucina è uno di quegli argomenti che sempre di più riscuote un grande interesse tra il pubblico di professionisti ed appassionati. Ogni canale televisivo propone programmi culinari e, mai come in questo momento, l’attenzione dei consumatori verso le materie prime e la qualità di ciò che viene proposto è alta.

Si tratta di un settore in continua evoluzione all’interno del quale è molto difficile orientarsi, soprattutto per i ristoratori che vedono cambiare gusti e tendenze, spesso senza sapere come muoversi.

Per trovare queste risposte, Bormioli Rocco, da sempre attento alle esigenze del mercato, ha deciso di promuovere  una serie di “Lezioni di Management” volte ad analizzare gli aspetti chiave che possono fare la differenza nella gestione di un ristorante: dal marketing alla pianificazione, dalla misurazione delle performance alla costruzione della cantina, dalla gestione dell’happy hour fino alla creazione della carta dei dolci.

Una realtà d’eccezione affiancherà Bormioli Rocco in questo progetto: saranno i docenti di ALMA, La Scuola Internazionale di Cucina Italiana fondata da Gualtiero Marchesi, a gestire le diverse lezioni, fornendo il loro know-how a quei professionisti che desiderano ampliare non solo le conoscenze legate al settore, ma apprendere nuove metodologie e tecniche per accrescere le proprie competenze e fornire un servizio in linea con le necessità di una clientela esigente e variegata.

Sul sito Bormioli Rocco MyBusiness, a partire da mercoledì 2 dicembre e con cadenza mensile, sarà possibile seguire le “Lezioni di Management” nella sezione dedicata e scaricare i pdf completi con tutti contenuti forniti dai docenti di ALMA. Inoltre, ogni appuntamento sarà impreziosito da una illustrazione della graphic designer Elena Locatelli.

La prima lezione affronterà le caratteristiche del mercato HoReCa, fornendo una panoramica generale del comparto attraverso l’analisi dell’evoluzione dei costumi. Per farlo, i docenti approfondiranno la figura del consumatore mediante la lettura di un’indagine di TradeLabche permetterà di capirne preferenze, abitudini, desideri e comportamenti. Oltre a questo, una rapida carrellata su nuove tendenze e competitors evidenzierà le molteplici opportunità che ogni professionista della ristorazione potrà cogliere per sviluppare il proprio lavoro.

 

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“Bolle in Pentola” è il ristorante che segue la filosofia della Cucina Naturale: ingredienti genuini selezionati, a km zero e rigorosamente stagionali. Il risultato sono piatti equilibrati, ricchi di sapore ed estremamente particolari.

Di Chiara Marando – Sabato 31 Ottobre 2015 -

La cucina sta diventando sempre di più una filosofia di vita ed il detto “siamo ciò che mangiamo” rispecchia concretamente quanto il cibo non solo influenzi le nostre abitudini quotidiane, ma anche quanto contribuisca al nostro benessere psico-fisico.

Proprio da questa tendenza nasce la volontà di una ricerca sempre più accurata delle materie prime, ma anche un ritorno a quelle piccole realtà capaci di “coccolare” i propri prodotti rendendoli un unicum nel loro genere. Queste sono le basi da cui parte la cosiddetta “Cucina Naturale” e questa è l’idea che ha ispirato il cambiamento nella vita di Roberto, sua moglie Paola e la figlia Patrizia.

Il comune denominatore da cui tutto ha avuto inizio è stato la stanchezza nei confronti di una vita lavorativa non più soddisfacente e la volontà di creare qualcosa di nuovo, qualcosa che si potesse distinguere e concretizzasse la loro passione per la buona tavola seguendo la regola del “dare agli altri quello che anche noi cercheremmo in un ristorante”.

Da qui, ormai un anno e mezzo fa, è nato il ristorante “Bolle in Pentola” un angolo di genuina bontà nel cuore del centro storico di Parma. Già ad una prima occhiata si percepisce l’estrema cura per i dettagli, tocchi capaci di creare un ambiente accogliente fatto di materiali dalla semplicità raffinata che richiamano la natura. Una natura che esplode di gusto in bocca quando si assaggiano i diversi piatti del menù, realizzati con ingredienti a km zero provenienti da fidate aziende agricole locali. Profumi e sapori che seguono la stagionalità  e rispondono alle necessità di qualsiasi palato,  di chi ama la carne, ma anche di chi preferisce un’alimentazione vegetariana o vegana.

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A giocare con le materie prime, accostarle e combinarle è  Pietro Perricci, giovane chef con alle spalle una importante gavetta in ristoranti stellati. E’ lui, con la sua grande curiosità e voglia di provare, a creare piatti sempre nuovi, a mixare gli ingredienti per esaltarne le diverse caratteristiche.

Ad aiutarlo c’è Paola che da sempre coltiva un grande amore per la cucina e che proprio in Pietro ha trovato l’espressione di quello che lei e Roberto considerano il fare ristorazione. Tra di loro c’è una perfetta sintonia, un’armonia d’intenti che si percepisce  anche nei più piccoli particolari: dalla realizzazione fino alla presentazione delle pietanze.

Ed eccoci al momento dell’ordinazione. Bene, sappiate che potrete permettervi di mangiare dall’antipasto al dolce senza sentirvi minimamente appesantiti: ogni portata è equilibrata nei suoi componenti e sono quasi banditi gli eccessivi condimenti o grassi.

bolle in pentola - antipasto

Proviamo a fare qualche esempio di ciò che potrete trovare nel menù autunnale. Si inizia con antipasti come lo Sformatino di broccoli e cavoli, fonduta di Pecorino di Fossa dop e Acciughe del Cantabrico, oppure Giardino d’Autunno e polenta croccante, ed ancora Zucca al forno, polvere di Capperi e crema al Parmigiano Reggiano. Poi ci sono primi piatti quali Ravioli di farina “Pederzani” macinata a pietra con ripieno di Zucca, olio all’arancia, Acciughe e Olive, Spaghetti trafilati al bronzo “Antico Pastificio Morelli” al Ragù di Fassona  e Risotto al Radicchio rosso, fiocchi di Gorgonzola, Rognoni e clorofilla di prezzemolo. Passiamo ai secondi: Frittatina autunnale al forno con verdure di stagione, Uovo nel coccio con insalatina di Cavoli e scaglie di Parmigiano Reggiano e, per finire, Braciola di Suino nero cotta a bassa temperatura con cipolline borettane agro-piccanti.

bolle in pentola - piatti

Per i più golosi il provare i dolci della lista diventa un vero e proprio imperativo, primi fra tutti la Tarte Tatin alle mele con gelato alla Cannella e Zenzero oppure il Tortino al cioccolato, crema di zucca e amaretto, aceto balsamico.

bolle in pentola - dolce

Poi c’è il particolare in più. Già, perché non consulterete un classico menù ma un giornale dove, oltre ai piatti, ci sono interessanti consigli della nutrizionista, ricette ed altre curiosità legate al mondo della Cucina Naturale. Insomma, vi verrà voglia di leggerlo tutto e portarlo a casa ma…

 

 

Ristorante “Bolle in Pentola”

Borgo del Correggio 20/B

43121 Parma

Tel. 0521 1510317

www.bolleinpentola.net

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Dal 23 al 27 ottobre torna HOST, la fiera internazionale interamente dedicata al settore Ho.Re.Ca., B2B, retail, GDO e hotellerie, che si terrà alle Fiere di Milano. HOST rappresenta un esclusivo luogo di incontro tra aziende produttrici leader nel mercato e buyer top spender provenienti da tutto il mondo.

Bormioli Rocco sarà presente con uno stand di 80 mq, all’interno del quale verranno presentate tutte le novità dell’offerta MyBusiness, collezioni che racchiudono tutta l’esperienza della storica vetreria ed esprimono l’eccellenza in fatto di materiali e design.

Riflettori puntati sulla nuova collezione Arte del brand  InAlto, la linea di calici e bicchieri ideata per ristoranti ed hotel prestigiosi, che fonde la raffinatezza del design contemporaneo italiano con la brillantezza del vetro sonoro superiore Star Glass.

Nella ricco catalogo MyBusiness risaltano anche i calici Riserva.  Una linea storica che festeggia 20 anni con due nuove figure vetro: vini bianchi e vini rossi per una straordinaria esperienza di degustazione.

Oltre a singole novità , o ad estensioni di gamma, Bormioli Rocco ha lavorato sulle nuove tendenze come quella del “Serving Creativity” con i suoi Vasi Quattro Stagioni, Fido e le bottigliette Swing che diventano contenitori di cocktail, frullati e food: un esplicito invito alla fantasia ed alla creatività, un trend che si sta imponendo in tutto il mondo.

Bormioli Rocco - Rock Bar Lounge 1

Ma anche numerose proposte per il segmento Bar con tutta la gamma Rock Bar  che si contraddistingue per le sue caratteristiche di perfetta impilabilità e resistenza agli shock termici e meccanici, e Rock Bar Lounge  in tre versioni colore (DNA colors) realizzati in vetro colorato in pasta, per il massimo della brillantezza e della durata nel tempo.

L’alta qualità si incontra con l'eccellenza enogastronomica in esclusive  degustazioni  di vino, in collaborazione con Philarmonica, e di cibo d’autore grazie al contributo degli chef di ALMA la Scuola Internazionale di Cucina Italiana.

L’offerta Bormioli Rocco sarà presente anche nello stand Morini con il brand InAlto e la collezione Rock Bar che rappresenterà il contenitore ideale per i cocktail realizzati ad hoc dai barman esperti di ALMA.

Dove?

Dal 23 al 27 Ottobre – Fiere Milano

Padiglione 6, Stand A39-B40

C/O Stand Morini

Pad. 6 Stand H39

 

 

(Fonte: Ufficio Stampa Zenzero Comunicazione)

Cibo e motori si incontrano dando vita ad un laboratorio d’eccellenza: questa è la nuova idea che vede Lapo Elkann e lo chef Carlo Cracco insieme per un nuovo esclusivo locale

Di Chiara Marando – Sabato 10 Ottobre 2015 -

Il cibo incontra i motori dando vita ad un luogo che reinventa il concetto di lifestyle in una Milano pronta ad accoglierlo, parlarne ma anche…sparlarne.

Di cosa si tratta?

Della nuova idea che ha unito l’estro di Lapo Elkann con l’arte culinaria dello chef Carlo Cracco, il tutto condito con la maestria dell’architetto Michele De Lucchi ed il regista e direttore artistico Davide Rapallo.

La nuova sede di Garage Italia Customs,  specializzata nella customizzazione di aerei e barche, oltre che di auto e moto, rappresenterà uno spazio unico nel suo genere, un laboratorio nel quale trovare il meglio del Made in Italy: “officina d’eccellenza sartoriale” al piano terra ed “officina d’eccellenza gastronomica” al piano superiore, regno indiscusso dello chef Cracco.

Lo stesso Lapo Elkann definisce questa novità un progetto che guarda al futuro dell’Italia, ne riesce a trasmette la frizzante vitalità. Non a caso, anche la scelta della location si dimostra simbolica e cade sulla stazione di servizio di Piazzale Accursio, struttura realizzata negli anni '50 dall'architetto Marco Baciocchi su commissione di Enrico Mattei, una delle più frequentate nel passato dai milanesi che vi si fermavano prima di partire per il weekend. Un punto di incontro, una sorta di “muretto” dove chiacchierare, darsi appuntamento e prendere un caffè mentre si faceva benzina o si lavava l’auto. Erano gli anni del boom economico, anni nei quali si respirava l’energia della rinascita e la voglia di godersi la vita. Sensazioni che dovrebbero appartenere anche al nostro futuro, questo è ciò che ha convinto Lapo Elkann, e questo è quello che si vuole trasmettere.

cracco - elkann

Garage Italia Customs è il luogo nel quale creatività, cura del dettaglio, tecnologie, avanzate ed esperienza si intrecciano per offrire un’esperienza particolare e coinvolgente, un luogo «in cui sotto lo stesso tetto, eccellenze italiane riunite sono la dimostrazione che il nostro Paese e il fare squadra possono essere vincenti», come sostiene il Presidente di Italia Indipendent.

Ed il menù?

Carlo Cracco non si sbottona, è ancora presto per scoprire le carte, ma anticipa che punterà su piatti a tema, personalizzati ed originali, una cucina che ricorderà l’arte Futurista. Ma c’è un’altra curiosità da sottolineare, ovvero che non si tratterà di un ristorante per pochi fortunati, ma un ritrovo per tutti coloro che desiderano provare qualcosa di diverso, un’esperienza da ricordare: assaggiare specialità italiane a prezzi accessibili.

Bisognerà attendere ancora qualche mese prima che le porte di questa nuova avventura si possano aprire al pubblico, l’idea dei protagonisti è di partire ad aprile 2016, in occasione del Salone del Mobile.

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Sabato, 03 Ottobre 2015 11:37

Food Truck: la tradizione si cucina su strada

Colorati, divertenti e tremendamente invitanti: sono i Food Truck, ovvero le cucine su ruote che propongono prelibatezze della tradizione a costi low

Di Chiara Marando –  Sabato 03 Ottobre 2015 -

Food Truck, la nuova frontiera dello Street Food, una realtà che ormai si sta facendo sempre più strada tra le tendenze enogastronomiche in voga al momento

Ma cos’è esattamente?

Semplice, una sorta di “ristorante” su ruote che in poco spazio riesce a concentrare la preparazione di vere e proprie golosità da addentare o mangiare leccandosi le dita. Già, perché leccarsi le dita dopo aver gustato qualcosa di succulento, capace di stimolare l’acquolina, è d’obbligo. Poco importa se il galateo storce il naso a tanta rusticità, ciò che conta è il reale valore dei piatti che vengono proposti.

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Non c’è una regola, ma solo la volontà di offrire qualcosa di genuinamente tipico, la riscoperta e l’attenzione verso i piatti locali, le materie prime  e le tradizioni. Ecco quindi, che proprio grazie al Food Truck l’imprenditoria giovanile ha cambiato faccia, ha aperto le porte ad un nuovo concetto di ristorazione, un modo più semplice, facile e “friendly” di assaporare stuzzicanti spezza-fame, ma anche pasti veloci.

Non è un caso se, sempre più spesso, nelle piazze, durante manifestazioni a volte studiate ad hoc, oppure fuori da alcuni locali, si incontrano le classiche Ape ed i furgoncini riadattati ed allestiti come cucine mobili, generalmente decorati con grande fantasia proprio per richiamare l’attenzione e farsi ricordare.

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La loro filosofia è quella di servire buon cibo, anche a km zero ed a prezzi contenuti, una filosofia che è già moda, l’attenzione sulla qualità che diventa tendenza.

Poi è proprio il caso di dirlo, ad ognuno il suo Food Truck perché ce n’è per tutti i gusti: dalle romagnole piadine, alla parmigiana torta fritta con salume ed anolini da passeggio, alle friselle pugliese, ed ancora al cuppetiello napoletano, al cartoccio di fritto misto, fino alla schiacciata romana imbottita.

Basta saperli trovare! Ed è qui che si inserisce “StreetEat”, la prima app che permette di geolocalizzare i diversi veicoli, consultarne il menù, leggere le recensioni dei clienti per farsi un’idea più completa e, una volta provati i diversi piatti, esprimere una propria opinione attraverso una recensione.

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Ma StreetEat è anche qualcosa di più: un progetto che supporta i futuri imprenditori che desiderano entrare a far parte del mondo food truck. In altre parole, li accompagna prendendoli per mano e fornendo loro una serie di risposte sull’attività.

Dietro questa app lavora un team composto da 10 persone che di questo universo conosce ogni sfaccettatura, rappresentando in tal modo un punto di riferimento anche per quelle aziende che cercano qualcosa di particolare in occasione di eventi e serate: basta scegliere il truck che si preferisce ed indicare la tipologia di cucina desiderata. StreetEat farà il resto.

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