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Il Gruppo ai vertici del mercato della ristorazione collettiva si prepara al futuro e punta a sviluppare 250 milioni di euro di fatturato nei prossimi 5 anni.
Sul piatto 75 milioni di investimenti e l'obiettivo di crescere in Italia e all'estero aumentando l'attività nella ristorazione commerciale.

Reggio Emilia, 26 aprile 2016 – Dopo aver annunciato una previsione di ricavi 2016 pari a 553 milioni di euro (+3,2% rispetto al 2015), il Gruppo CIR food ha dato il via ad un piano industriale quinquennale che punta non soltanto all'aumento di fatturato, ma anche a rafforzare la propria leadership nel settore con una proposta di rinnovamento dei servizi di ristorazione incentrato sul valore del cibo e sull'innovazione.
L'obiettivo economico fissato entro il 2020 è di raggiungere quota 800 milioni di euro di ricavi, sviluppando 100 milioni dalla ristorazione collettiva e buoni pasto, 60 milioni dalla ristorazione commerciale, 70 milioni dall'internazionalizzazione, 20 milioni dalla diversificazione dei servizi. A tal fine CIR food prevede nell'arco di 5 anni investimenti per 75 milioni di euro, che si aggiungono ai 75 nella gestione ordinaria, una media di 15 milioni di investimenti l'anno in attrezzature, immobili, informatica.

Per raggiungere questi risultati, il Gruppo ha creato lo scorso anno un team di analisi interna per definire le tappe della crescita. Punti di partenza sono l'esperienza trentennale nel mettere a tavola grandi comunità, che ha conferito a CIR food un'identità riconosciuta nel settore, e lo sviluppo costante degli ultimi 10 anni. Oggi l'impresa è una realtà di primaria importanza nel mercato della ristorazione, in particolare nella collettiva appaltata da cui proviene il 73,6% dei ricavi attuali e dove detiene l'8% di quota di mercato. Si tratta di un comparto pressoché fermo, in cui le prime quattro aziende coprono il 34,2% del mercato e che ha fatto registrare lo scorso anno soltanto l'aumento dei pasti a +1,1% (Dati Cerved-Databank 2015).

Analizzando diversi fattori, fra cui la centralizzazione delle stazioni appaltanti e la contrazione dei costi del servizio, CIR food punta a crescere in questo mercato con innovazioni mirate, come la personalizzazione del servizio e la semplificazione dei processi attraverso la digitalizzazione. Ad esempio il Gruppo, che già dispone di piattaforme online di logistica integrata per la distribuzione delle materie prime e la prenotazione dei pasti, sta mettendo a punto applicazioni web per la ristorazione scolastica e aziendale, mentre è già in fase avanzata la distribuzione in formato elettronico dei buoni pasto. Non soltanto la tecnologia sarà importante per raggiungere l'obiettivo di crescita al 2020, ma anche la tutela degli standard qualitativi nelle mense pubbliche, dove CIR food punta a rendere accessibile a tutta la comunità il piacere e la qualità della nutrizione, frutto di un lavoro che dia dignità alle persone.

A fronte della situazione del mercato della collettiva, l'obiettivo di CIR food è di aumentare l'attività nella ristorazione commerciale, oggi pari al 12,2% del fatturato, fino a raddoppiare nel 2020 i ricavi provenienti da questo settore, dove si intravedono maggiori potenzialità per il lancio di nuovi modelli ristorativi, ispirati a quanto sperimentato a Expo 2015. Lo sviluppo riguarderà soprattutto la ristorazione organizzata in aree con flussi importanti, come centri commerciali, ospedali, centri urbani di grandi dimensioni, musei, distretti industriali.

Forte impulso avrà anche lo sviluppo all'estero, dove oggi CIR food è presente con i propri servizi di ristorazione collettiva e commerciale in Belgio, dove gestisce una rete di asili per 300 bambini figli dei funzionari delle Istituzioni Europee. L'obiettivo al 2020 è di esportare il modello di ristorazione made in Italy in alcuni Paesi europei, a partire dai Paesi Bassi (Olanda e Belgio), Spagna e Austria.
Infine, se gli obiettivi al 2020 sono focalizzati sul core business della ristorazione fuori casa di qualità al giusto prezzo, CIR food punta nei prossimi 5 anni anche alla diversificazione dei servizi in un'ottica di integrazione rispetto a quelli ristorativi. Alcuni esempi sono il trasporto scolastico, i servizi alla persona per anziani e bambini, la cura delle aree verdi, i servizi di portierato e reception.

Il Gruppo ai vertici del mercato della ristorazione collettiva si prepara al futuro e punta a sviluppare 250 milioni di euro di fatturato nei prossimi 5 anni.
Sul piatto 75 milioni di investimenti e l'obiettivo di crescere in Italia e all'estero aumentando l'attività nella ristorazione commerciale.

Reggio Emilia, 26 aprile 2016 – Dopo aver annunciato una previsione di ricavi 2016 pari a 553 milioni di euro (+3,2% rispetto al 2015), il Gruppo CIR food ha dato il via ad un piano industriale quinquennale che punta non soltanto all'aumento di fatturato, ma anche a rafforzare la propria leadership nel settore con una proposta di rinnovamento dei servizi di ristorazione incentrato sul valore del cibo e sull'innovazione.
L'obiettivo economico fissato entro il 2020 è di raggiungere quota 800 milioni di euro di ricavi, sviluppando 100 milioni dalla ristorazione collettiva e buoni pasto, 60 milioni dalla ristorazione commerciale, 70 milioni dall'internazionalizzazione, 20 milioni dalla diversificazione dei servizi. A tal fine CIR food prevede nell'arco di 5 anni investimenti per 75 milioni di euro, che si aggiungono ai 75 nella gestione ordinaria, una media di 15 milioni di investimenti l'anno in attrezzature, immobili, informatica.

Per raggiungere questi risultati, il Gruppo ha creato lo scorso anno un team di analisi interna per definire le tappe della crescita. Punti di partenza sono l'esperienza trentennale nel mettere a tavola grandi comunità, che ha conferito a CIR food un'identità riconosciuta nel settore, e lo sviluppo costante degli ultimi 10 anni. Oggi l'impresa è una realtà di primaria importanza nel mercato della ristorazione, in particolare nella collettiva appaltata da cui proviene il 73,6% dei ricavi attuali e dove detiene l'8% di quota di mercato. Si tratta di un comparto pressoché fermo, in cui le prime quattro aziende coprono il 34,2% del mercato e che ha fatto registrare lo scorso anno soltanto l'aumento dei pasti a +1,1% (Dati Cerved-Databank 2015).

Analizzando diversi fattori, fra cui la centralizzazione delle stazioni appaltanti e la contrazione dei costi del servizio, CIR food punta a crescere in questo mercato con innovazioni mirate, come la personalizzazione del servizio e la semplificazione dei processi attraverso la digitalizzazione. Ad esempio il Gruppo, che già dispone di piattaforme online di logistica integrata per la distribuzione delle materie prime e la prenotazione dei pasti, sta mettendo a punto applicazioni web per la ristorazione scolastica e aziendale, mentre è già in fase avanzata la distribuzione in formato elettronico dei buoni pasto. Non soltanto la tecnologia sarà importante per raggiungere l'obiettivo di crescita al 2020, ma anche la tutela degli standard qualitativi nelle mense pubbliche, dove CIR food punta a rendere accessibile a tutta la comunità il piacere e la qualità della nutrizione, frutto di un lavoro che dia dignità alle persone.

A fronte della situazione del mercato della collettiva, l'obiettivo di CIR food è di aumentare l'attività nella ristorazione commerciale, oggi pari al 12,2% del fatturato, fino a raddoppiare nel 2020 i ricavi provenienti da questo settore, dove si intravedono maggiori potenzialità per il lancio di nuovi modelli ristorativi, ispirati a quanto sperimentato a Expo 2015. Lo sviluppo riguarderà soprattutto la ristorazione organizzata in aree con flussi importanti, come centri commerciali, ospedali, centri urbani di grandi dimensioni, musei, distretti industriali.

Forte impulso avrà anche lo sviluppo all'estero, dove oggi CIR food è presente con i propri servizi di ristorazione collettiva e commerciale in Belgio, dove gestisce una rete di asili per 300 bambini figli dei funzionari delle Istituzioni Europee. L'obiettivo al 2020 è di esportare il modello di ristorazione made in Italy in alcuni Paesi europei, a partire dai Paesi Bassi (Olanda e Belgio), Spagna e Austria.
Infine, se gli obiettivi al 2020 sono focalizzati sul core business della ristorazione fuori casa di qualità al giusto prezzo, CIR food punta nei prossimi 5 anni anche alla diversificazione dei servizi in un'ottica di integrazione rispetto a quelli ristorativi. Alcuni esempi sono il trasporto scolastico, i servizi alla persona per anziani e bambini, la cura delle aree verdi, i servizi di portierato e reception.

Appena fuori Reggio Emilia, immerso nella campagna, sorge il ristorante “Amici del Rifugio Crucolo” un angolo dal sapore altoatesino che si caratterizza per il suo gemellaggio con una struttura omonima valdostana e la particolarità del menù a base di piatti trentini.

Di Chiara Marando -

Sabato 16 Aprile 2016 -

Inutile negarlo, una delle più grandi soddisfazioni quando si trascorre un po' di tempo sulle splendide montagne del Trentino è quella di concludere la giornata, o una bella escursione, con un gustoso piatto tipico. Chi non può farne a meno lo sa bene, impossibile resistere a canederli, crauti e stinco.

E se vi dicessi che non bisogna necessariamente aspettare una vacanza tra i monti per godersi i sapori altoatesini?

Già, perché in provincia di Reggio Emilia esiste un locale che ripropone non solo un menù di specialità montanare, ma anche un ambiente squisitamente rustico stile rifugio: Amici del Rifugio Crucolo. La sua storia inizia da una sinergia vincente, quella tra due famiglie unite da un'amicizia lunga 25 anni e dalla passione per le cose buone. Loro sono i Purin della Valsugana, che gestiscono il Rifugio Crucolo, ed i Guglielmi di Reggio Emilia, che 15 anni fa hanno aperto il loro ristorante in terra emiliana.

L'idea da cui tutto parte è la volontà di far sentire il cliente come a casa, avvolto da un'atmosfera rilassante che richiama in tutto e per tutto quella trentina-altoatesina, con deliziosi arredi in legno, la classica Stube in maiolica, ma anche i costumi tradizionali indossati da chi serve al tavolo. La cucina è il regno di Deanna che si destreggia ai fornelli insieme al figlio Tiziano, mentre in sala ci sono papà Maurizio e l'altro figlio Marcello.

amici del rifugio crucolo

La verità è che si rimane subito colpiti non solo dalla location, che profuma di bosco, camino e spensieratezza, ma anche e soprattutto dalle deliziose portate che vengono proposte.

amici del rifugio crucolo 3-horz

Spazierete da antipasti stuzzicanti che apriranno la strada a primi corposi come i Canederli su un letto di formaggio delicato, le pappardelle con ragù di selvaggina e gli impronunciabili Sclutzkrafen, per poi continuare con il trionfo della carne: Stinco di maiale con patate, Costolette di agnello oppure Medaglioni di Cervo.

amici del rifugio crucolo 4-horz

Ovviamente, per concludere il pasto, non possono mancare lo Strudel – il consiglio è di assaggiarlo perché preparato con una morbida pasta frolla ed un ripieno generoso e profumato – e la Sacher Torte.

rifugio 3-horz

La vera chicca è il cestino del pane, rigorosamente di produzione propria, con interessanti varianti quali il pane ai fichi, quello di segale, il più semplice bianco, e il bretzel servito caldo. Notevole anche la carta dei vini, con etichette del territorio trentino e qualche birra artigianale – due per la precisione – che ben si sposano con la sapidità dei piatti. Non a caso, uno dei particolari che accomuna gli “Amici del Rifugio Crucolo” con il ristorante in Valsugana è il rito della "visita in Cantina".

amici del rifugio crucolo 1

In cosa consiste? Semplice, a fine serata il padrone di casa Maurizio vi accompagnerà in cantina per un'immersione nei prodotti tipici trentini, ma soprattutto per offrirvi un digestivo a base di grappe bianche e aromatizzate, nonché di liquori trentini.

Un ultimo particolare: non dimenticatevi di prenotare, in tanti avranno la vostra stessa idea!

 

Amici del Rifugio Crucolo

Via Gattalupa sud, 88

42122 Gavasseto (Reggio Emilia)

Tel: 0522-552103 Cell: 3465880623

www.amicidelcrucolo.it

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A Rodano, in provincia di Milano, c’è un ristorante molto particolare: un treno inglese del ‘900 parcheggiato sui binari in mezzo a un parco, che promette un viaggio gastronomico alla scoperta di tradizioni nazionali e internazionali. Salite a bordo ed immergetevi in un’atmosfera da Orient Express.

Di Chiara Marando -

Sabato 12 Marzo 2016 -

Pronti per immergervi in un’atmosfera da giallo di Agatha Christie a bordo dell’ormai mitico Orient Express?

No, non sto parlando di un nuovo film ma di un ristorante. Esatto, proprio di un ristorante! Lo trovate parcheggiato sui binari a Rodano, in provincia di Milano (zona Segrate), al centro di un accogliente parco cittadino.

Già, sui binari, perché il ristorante in questione è qualcosa di più di un semplice luogo dove fermarsi a mangiare, è un vero e proprio bistrot nascosto in un treno inglese del ‘900. Al suo interno ancora gli arredi originali di un tempo: dai tavoli al bancone del bar, tutto richiama il fascino di quell’epoca

Si chiama “FuoriBinario” e a gestirlo è Monica Sartoni Cesari, chef, giornalista e insegnante dei corsi di cucina Sale&Pepe. Animo emiliano contagioso, in materia di cucina nazionale e internazionale Monica ha veramente tanto da dire, un curriculum da fare invidia ma soprattutto una grande capacità di proporre piatti che rivisitano e reiventano la tradizione, regalando viaggi gastronomici ed esperienze gustative estremamente particolari.

fuoribinario esterno ingresso1

Al “FuoriBinario” poi si può mangiare in qualsiasi momento, pranzi e cene ma anche aperitivi e finger food stuzzicanti, il tutto rigorosamente gourmet e ricercato, ma senza esagerare. Il giovedì e il venerdì sono le due serate a tema dedicate ai grandi piatti tipici italiani ed alla cucina etnica.

Insomma, un “treno dei desideri gastronomici”, come ama definirlo Monica, un ristorante dove poter deliziare il palato e provare nuovi sapori riscoprendo ingredienti e preparazioni originali, ricette di altri paesi e culture differenti.

E non pensate che per una sosta golosa sia necessario dare fondo al portafoglio, perché, da buona emiliana, la padrona della casa ci tiene a precisare “Non è vero che per mangiare al top si debbano spendere cifre astronomiche ed entrare timidamente in punta di forchetta, come nei grandi templi della gastronomia. Da noi si può trovare un ambiente informale e con un eccellente rapporto qualità/prezzo, ma soprattutto una cucina con ingredienti di altissima qualità, farcita di conoscenza, amore e fantasia”.

fuoribinario particolare tavolo 21

Il menù spazia da antipasti come il Carpaccio di Prosciutto di Parma con salsa tiepida al balsamico di Modena IGP e pinoli, Quartetto di samosas e dim sum croccanti con le loro salse e chutney oppure Rolls di salmome ripieni con salsa teriyaki. Ed ancora primi piatti tra cui i Tagliolini in nero con ragù di calamari, seppie e pomodorini confit fatti in casa, Pappardelle con sugo di salsiccia a coltello piccantino e Orecchiette integrali con sugo di polpettine. Per i secondi, Tempura di gamberi in panko con salsa teriyaki e sesamo ed ancora Costine laccate cotte a bassa temperatura.

Ma questi, ovviamente, sono solo alcuni golosi esempi di ciò che potrete scegliere tra le tante varianti che seguono la fantasia dello chef.

Sapori per tutti i palati significa anche che tra le proposte del menù sono presenti piatti vegetariani, vegani oppure a basso contenuto calorico per chi deve stare attento alla linea ma senza sacrificare il gusto e mortificare lo spirito.

 

Ristorante FuoriBinario

Via Filippo Turati, Rodano (Milano)
Tel.   380 7521812 -335 7768211

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Trieste, crocevia di culture e tradizioni: ecco un piccolo excursus alla scoperta delle bontà enogastronomiche che questa città ha da offrire, un mix di influenze austro-ungariche, ebraiche, slave e orientali.

Di Chiara Marando –

Sabato 05 Marzo 2016 - (Photo by Chiara Marando)

Trieste, città di confine, crocevia di culture e tradizioni che si riflettono nella quotidianità di un luogo troppo spesso considerato poco ospitale. La realtà però è diversa, se si presta attenzione e si pazienta solo un attimo -  giusto il tempo di ambientarsi un po’ - si può scoprire la Trieste più vera ed ospitale. Il poeta Umberto Saba la definì  “una scontrosa grazia” ma come lui, anche autori del calibro di James Joyce, Stendhal e Italo Svevo ne rimasero affascinati ed ispirati

Ed infatti basta veramente poco per entrare in contatto con il carattere triestino, anche solo fermarsi per una pausa golosa in uno dei tanti caffè storici dove, ancora oggi, si incontrano artisti e scrittori. Una sosta obbligata oserei dire, come nel caso del Caffè San Marco, del Caffè degli Specchi in Piazza dell’Unità,  o del Caffè Tommaseo del 1830, il più antico della città.

Proprio partendo da queste piccole pause inizia quello che possiamo considerare un breve excursus della cultura enogastronomica che caratterizza Trieste. Già, perché le bellezze architettoniche e paesaggistiche che offre sono dei veri regali per gli occhi, ma anche la tradizione culinaria merita una menzione particolare. Una cucina che rispecchia in tutto e per tutto le influenze austro-ungariche, ebraiche, slave e orientali di un tempo e si rifà ai sapori intensi di ricette antiche. Qui si può scegliere di mangiare sia carne che pesce con la consapevolezza di cadere in piedi, certo si deve aver voglia di sperimentare.

Piazza dellUnità Trieste ph. Chiara Marando

Ci sono i piatti tipici, quelli che valgono più di un assaggio. Sto parlando del prosciutto in crosta, meglio noto come il “Cotto Caldo”, servito solitamente con crauti,  kren o rafano, ma anche le salsicce di Vienna , gli Gnocchi di pane, uova e prosciutto ed il goulash. Tra i dolci lo strudel di mele, la Putizza, un dolce ripieno di frutta secca, i Kipfel di patate e le favette, a base di mandole bianche pelate.

Caffè degli Specchi ph. Chiara Marando

Tanti sono i ristoranti dove poter gustare queste delizie ma ce ne sono due che vorrei consigliarvi: il Bagutta Triestino e da Pepi S’ciavo, o Buffet da Pepi per semplificare.

Cominciamo da Bagutta Triestino, un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti della cucina triestina, quella a base di primi piatti corposi e di secondi  nei quali la carne fa da padrona. Che sia per un pranzo o per una cena, concedetevi un momento in più e provate il fritto alla triestina, un mix tra carne, verdura e pesce racchiuso da una croccante pastella, ma anche la strepitosa Jota, la zuppa tradizionale a base di crauti, faglioli e salsiccia. Non saranno solo le portate a conquistarvi, anche il locale riuscirà a trasmettere la sensazione di un’atmosfera rustica e conviviale.

jota triestina ph.Chiara Marando 2

Se invece desiderate un pasto a base di bolliti, Pepi S’ciavo è la risposta per voi. Non vi aspettate grandi apparecchiate o servizi eleganti, ma godetevi il piacere di un piatto di carne mista con delizie quali Porcina, Zampone, Lingua e salsicce ungheresi, il tutto accompagnato dall’immancabile senape, dal kren grattugiato, dai crauti e da buonissime patate. E se siete di fretta, via di panino con i bolliti.

Per innaffiare, i vini della zona sono l’ideale: il Cabernet Sauvignon, il Carso Malvasia, il Carso Vitovska e il Terrano, quest’ultimo per i più temerari.

 

Bagutta Triestino

ia Giosuè Carducci, 33

34122 Trieste

Tel. 040 349 0074

 

Pepi S’ciavo

Via della Cassa di Risparmio, 3

34121 Trieste

Tel. 040 366858

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Mercoledì, 10 Febbraio 2016 16:21

Le migliori guide enogastronomiche 2016

Vini e cucina: il meglio racchiuso nelle tanto attese guide enogastronomiche 2016. Ecco i vincitori che si sono aggiudicati Bicchieri, Stelle, Forchette, Gamberi, Bottiglie, Corone e Viti. I ristoranti più apprezzati e le cantine e le etichette più stimate. 

Di Cecilia Novembri

Bicchieri, Stelle, Forchette, Gamberi, Bottiglie, Corone e Viti. Sono i simboli utilizzati dalle migliori guide enogastronomiche che, come ogni anno, anche nel 2016 accompagneranno estimatori e non nel mondo dei ristoranti più apprezzati e delle cantine edelle etichette più stimate.

ristorante ristorazione flahon rid

Ristoranti d'Italia de L'Espresso, pubblicata ininterrottamente dal 1978, giudica in ventesimi, e aggiudica da uno a tre cappelli alle cucine più prestigiose, lasciando commenti su ambiente, servizio e cantina. Massimo Bottura con la sua Osteria Francescana raggiunge il massimo, 20/20, conquistando la vetta della Guida L'Espresso 2016 per il quarto anno consecutivo.

chef ristorazione bottura rid

"Una delle destinazioni più dinamiche e affascinanti del mondo", così Michael Ellis, direttore internazionale delle Guida Michelin, ha descritto l'Italia alla presentazione della Guida Michelin Italia 2016 che si propone come una guida giovane, la metà dei nuovi stellati ha un'età inferiore ai 35 anni, che sposta l'ago della bilancia della ristorazione al Sud Italia: Napoli diventa la provincia più stellata.

Sono 2268 le recensioni di ristoranti, trattorie, wine bar e birrerie per consentire a persone con ogni budget di trovare il locale giusto!

Questo è quello che si può trovare nella Guida Gambero Rosso 2016, un riferimento insostituibile e prezioso tanto per appassionati gourmet quanto per chi ne fa un uso di servizio o ancora per semplici curiosi. Tra le 26 Tre Forchette si confermano al vertice l'Osteria Francescana di Modena di Massimo Bottura e La Pergola del Rome Cavalieri di Heiz Beck, due nuovi ingressi Berton chef Andrea Berton e Seta del Mandarin Oriental Milano chef Antonio Guida.

gambero rosso 2016 ristoranti rid

Una menzione va fatta anche per l'edizione 2016 della guida Vini d'Italia del Gambero Rosso. Un'istantanea che racconta l'Italia del vino di oggi e con un po' di storia: il campione di quest'anno è il Brunello, 18 i Brunello 2010 premiati con i Tre Bicchieri!

Torna anche per il 2016 la guida I vini d'Italia 2016 de L'Espresso. Oltre 20 mila le etichette degustate, sorprendente un unico 20/20, punteggio massimo assegnato al Barolo 2011 di Bartolo Mascarello.

Prosegue il progetto editoriale avviato nel 2015 dall'Associazione Italia Sommelier con Vitae AIS. Anche in questa seconda edizione del volume ogni etichetta recensita è raccontata con informazioni aziendali, il profilo organolettico e i suggerimenti sul migliore abbinamento con il cibo.

Images with the courtesy of: Gamberorosso.it – Via Michelin.it – Espresso Repubblica.it – dissapore.com – Paolo Terzi Elle.it

Sabato, 30 Gennaio 2016 10:36

Ristorante Borgo 20: la Cucina in Movimento

Borgo 20 è un ristorante nel cuore del centro storico di Parma dove poter trovare una cucina che fonde sapientemente la buona tradizione locale, con tocchi particolari che si intrecciano con culture gastronomiche diverse. In più c’è la pizza, o meglio il Pandirò, assolutamente da provare.

Di Chiara Marando

Sabato 30 Gennaio 2016 -

Lo si trova proprio imboccando una stradina nel cuore del centro storico di Parma, un borghetto delizioso, uno di quelli che portano direttamente alla splendida piazza dominata dal Duomo e dal Battistero: Borgo XX Marzo, con i suoi sanpietrini ed i graziosi negozi che ti accompagnano lungo il cammino. Ecco, proprio qui si affaccia con la sua piccola vetrina il “Ristorante Borgo 20”.

Ad aprilo è stato lo chef Roberto Pongolini, esperto ai fornelli con un’esperienza alle spalle di tutto rispetto ed uno stile più che riconoscibile. La passione per la cucina è nata fin da piccolo, imparando a gustare e riconoscere il sapore del cibo, ed è proseguita in alberghi e ristoranti tra Salsomaggiore, Cortina e Svizzera. Fra i suoi riconoscimenti passati può annoverare l’ormai mitica Stella Michelin, ma anche il Bib Gourmand. A lui la scelta di puntare sul meglio dei prodotti italiani e parmigiani, personalizzati con un tocco personale che riesce a dare un nuovo carattere alle ricette, in un’alternanza di stagionalità e disponibilità delle materie prime. In altre parole, una “Cucina in Movimento”, come ama definirla Roberto.

Il menù offre preparazioni moderne, realizzate apparentemente con ingredienti semplici. Perché apparentemente? Ma perché un comune, e sempre ottimo, Baccalà con ceci  si trasforma in una crema di pesce mantecato, servito su una fresca insalatina di cavolo cappuccio, che nasconde un purè di ceci.

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Questo però è solo un esempio, perché ogni piatto racchiude quel “di più” che fa la differenza, che sia una spezia, una verdura, oppure erbe aromatiche. Si passa dal classico della tradizione parmigiana come gli Anolini di stracotto, ma in versione fumé, con crema di parmigiano e brodo di cappone, oppure il delicato e cremoso Risotto al parmigiano di collina riserva 29 mesi con prugna e pancetta croccante, e l’irrinunciabile Pesto di cavallo, un must di Parma; si continua con secondi più ricercati quali la Crema di polenta con fonduta di formaggi e tartufo nero, il già citato Baccalà con ceci ed il pregiato Filetto di Maiale gigante con vellutata di patate affumicata e marmellata.

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Anche nei dolci la tradizione ci mette lo zampino e quindi Roberto propone un Sorbetto di lambrusco che riesce a pulire perfettamente la bocca anche dopo un ricco pasto. Poi rielabora anche un grande dessert come la Sacher, rivedendola senza glassa al cioccolato…da provare!

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Ma la vera chicca è la pizza! La curiosità mi ha portata a provarla nonostante avessi già in testa sia il primo che il secondo da prendere e, devo ammettere, ho fatto bene.

Borgo 20 modifica

Diciamolo, in realtà non si può considerare una vera e propria pizza, sembra più una focaccia ma, già al primo morso, ci si accorge che può rientrare in una categoria a parte: Il Pandirò. Mi spiego meglio. L’impasto, realizzato con un mix di farina italiana integrale con germe di grano e farina integrale di grano tenero, viene fatto lievitare per ben cinque giorni e questo garantisce un’altissima digeribilità percepibile fin da subito. E poi ogni pizza è realizzata con ingredienti italiani e farcita solo dopo la cottura per mantenere inalterati i sapori dei vari elementi. Le combinazioni poi, sono un tripudio di fantasia: pasta di salsiccia con zucca, al controfiletto di cavallo, con verdure dell’orto ed ancora con Prosciutto Crudo di Parma o semplicemente con pomodorini San Marzano, acciughe e capperi.

Buona la scelta dei vini, ricca quella delle birre.

La raccomandazione: prenotate, perché è raro avere il colpo di fortuna di un tavolo libero.

 

Borgo20

Bistrot contemporaneo

Borgo XX Marzo, 14/16

Parma, 43121

0521-234565

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La “Trattoria Da Vito “ è una delle osterie del fuori porta bolognese, un luogo che racconta la storia artistica degli anni settanta-ottanta. Qui numerosi artisti come Guccini, Dalla e Gaber avevano sempre il loro tavolo prenotato.

Di Chiara Marando –

Sabato 16 Gennaio 2016 -

Ci sono luoghi che riescono a resistere allo scorrere del tempo, che mantengono un sapore tutto particolare e raccontano una storia fatta di cose semplici, ma al tempo stesso significative, testimoni di un’epoca che non c’è più.

Ecco perché, scoprire quasi per caso uno dei locali che rappresentano un pezzo della storia culturale di Bologna è stata una sorpresa più che piacevole. Già, perché la “Trattoria Da Vito” non è solo un ristorante, è “IL” ristorante dove dagli anni settanta in poi gli artisti bolognesi si ritrovavano per mangiare e trascorrere la serata. Una delle osterie del fuori porta, quella tra via Mauro Musolesi all’angolo con via Paolo Fabbri, quella dove tutto avveniva nella più totale casualità e, proprio per questo, genuina e fuori dagli schemi convenzionali.

Qui, artisti come Francesco Guccini, Lucio Dalla, Giorgio Gaber , Red Ronnie ed anche Fabrizio De Andrè avevano il loro tavolo prenotato. Oggi lo storico padrone di casa Vito non c’è più, ma le redini dell’attività le ha prese suo figlio Paolo che è riuscito a mantenere intatta quell’atmosfera di ruvida rusticità tanto amata dagli affezionati clienti.

E quando si dice che nulla è cambiato, vuol dire che anche le tende sono le stesse dei tempi che furono: lunghe e verdi, un po’ da ospedale ma insostituibili per tutti coloro che non vogliono rinunciare all’anima di questo posto.

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Il menù ripropone tutto il gusto della tradizione con piatti come Tortellini in brodo, Tortelloni al ragù, Lasagne, oppure i mitici Spaghetti alla Carbonara che farebbero invidia ai più noti ristoranti di Roma. Per i secondi la carne fa da padrona: coniglio alla cacciatora, stinco di maiale, spezzatino e pollo. I dolci sono quelli più tipici e golosi, perché il tiramisù e la zuppa inglese non possono mai mancare, ma anche la torta di riso è un must irrinunciabile e la macedonia di frutta ha quel tocco in più. E che dire delle porzioni? Bene, come potete immaginare sono più che abbondanti.

da vito 2

La cameriera rispecchia esattamente la semplicità e la schiettezza del luogo, sembra quasi che sia lei a farei un favore servendoti, ma la realtà è che si ricorda perfettamente ogni ordine a memoria, è veloce, gentile e quasi irreale. Difficile dimenticare la sua affermazione “ in realtà i piatti scritti sulla lavagna non sono dei fuori menù del giorno, sono quelli che facciamo sempre solo che non abbiamo voglia di ristampare la lista”.

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Insomma, una tappa gastronomica in questa trattoria spartana, per certi aspetti anche troppo, non può mancare durante una visita a Bologna. Non aspettatevi fiori sul tavolo, una sala impeccabile e l’ambiente più raffinato, ma siate pronti a mangiare le vere bontà del territorio facendovi conquistare dalla sua essenza conviviale.

 

 

Trattoria da Vito

Via Mario Musolesi, 9,

40100 Bologna

Tel. 051 349809

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E’ stata da poco presentata l’edizione 2016 dell’ormai storica Guida Michelin Italia, lo strumento utile e pratico per chi ama viaggiare e provare i sapori locali dei vari luoghi. Tantissimi gli indirizzi segnalati, nuove stelle e novità.

Di Chiara Marando – 12 Dicembre 2015 -

Tutti ormai la conosciamo, il suo nome è già da solo una sicurezza per la ricerca del “buon mangiare”, molti la criticano ed altri, al contrario, non ne possono fare a meno.

Quello che certamente si può dire è che la Guida Michelin è diventata uno strumento importante, e di riconosciuta attendibilità, dedicato a chi viaggia e cerca ristoranti e locali dove fermarsi per godere delle bontà gastronomiche locali e non solo.

Una guida che si rinnova ogni anno e che, proprio nei giorni scorsi, è uscita con l’edizione 2016 della Guida Michelin Italia, ovvero “una delle destinazioni più dinamiche ed affascinanti del mondo”, come ha ben spiegato Michael Ellis, direttore internazionale delle Guida Michelin.

Durante questa occasione di presentazione ufficiale è stato anche chiarito  il ruolo degli ispettori, ed il loro imprescindibile anonimato durante i momenti di lavoro, ma anche sottolineata l’identità della Guida che, nel tempo, ha acquistato un ruolo ben preciso e determinato.

guide michelin 2

Un totale di 6300 indirizzi segnalati, con 26 nuove stelle come nel caso del ristorante La Tana di Alessandro Dal Degan, il Borgo San Giacomo di Peter Brunel e le 3 new entry milanesi, il ristorante Armani, Seta di Antonio Guida, Tokuyoshi di Yoji Tokuyoshi. Si perdono la stella per strada invece il Pont de Ferr ed il Combal Zero che da due passa ad una.

Ma in cosa è diversa questa edizione 2016?

Si può dire che sia una guida più giovane, con una buona metà di nuovi stellati sotto i 35 anni di età, e che punti l’attenzione sulla ristorazione del Sud Italia, come ben dimostra la presenza massiccia di ristoranti stellati nella provincia di Napoli e nella regione della Campania.

L’Italia si conferma ancora una volta un paese pulsante di energia ed idee, nonché il secondo paese più stellato al mondo grazie alle diverse culture che la popolano, specchio di altrettante tradizioni culinarie che rendono il territorio italiano un unicum nel suo genere.

guide michelin 4

Che si tratti di ristoranti blasonati, trattorie oppure locali per appetizer stuzzicanti, la parola d’ordine è stupire il palato, accarezzarlo con sapori genuini, con profumi che si fanno ricordare, ma soprattutto con una cucina che rifletta l’anima di un luogo ed insegni ad apprezzarlo.

Ed ora, passiamo all’elenco dettagliato degli stellati premiati dalla Guida Michelin Italia 2016. Fatevi ispirare per la vostra prossima sosta enogastronomica.

TRE STELLE
Nella 61a edizione della Guida Michelin Italia confermano di avere una cucina che «vale il viaggio», e quindi le 3 stelle Michelin, gli 8 ristoranti dell’edizione 2015:
Piazza Duomo ad Alba,
Da Vittorio a Brusaporto,
Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio,
Reale a Castel di Sangro,
Enoteca Pinchiorri a Firenze,
Osteria Francescana a Modena,
La Pergola a Roma,
Le Calandre a Rubano

DUE STELLE

38 i ristoranti che «meritano una deviazione», ovvero quelli a due stelle. Ecco le due novità:
Casa Perbellini a Verona, dello chef Giancarlo Perbellini.
Gourmetstube Einhorn a Mules, dello chef Peter Girtler.

UNA STELLA

Sono 288 i ristoranti dall’«ottima cucina», di cui 26 novità:
I Due Buoi, Alessandria - chef Andrea Ribaldone
La Tana Gourmet, Asiago - chef Alessandro Dal Degan
Aqua Crua, Barbarano Vicentino - chef Giuliano Baldessari
Bacco di Barletta - chef Angela Campana, Cosimo Cassano e Dajgo Takescy
Meo Modo di Chiusdino - Chef Andrea Mattei
L'Argine di Vencò di Dolegna del Collio/Vencò - chef Antonia Klugmann
Signum di Salina, Isole Eolie - chef Martina Caruso
Acquerello, Fagnano Olona - chef Silvio Salmoiraghi
Borgo San Jacopo di Firenze - chef Peter Brunel
Castello di Grinzane Cavour - Marc Lanteri
Atman a Villa Rospigliosi, Lamporecchio - chef Igles Corelli
Shalai a Linguaglossa - chef Giovanni Santoro
Armani a Milano - chef Filippo Gozzoli
Seta a Milano - chef Antonio Guida
Tokuyoshi a Milano - chef Yoji Tokuyoshi
Dolce Vita Stube a Naturno - chef Thomas Ebner
Vespasia a Norcia - chef Emanuele Mazzella
Cielo a Ostuni - chef Andrea Cannalire
Enoteca al Parlamento Achilli a Roma - chef Massimo Viglietti
Re Maurì a Salerno - chef Lorenzo Cuomo
Don Geppi a Sant'Agnello - chef Mario Affinita
Aga, San Vito di Cadore - chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero
Alpenroyal Gourmet, Selva di Val Gardena - Mario Porcelli
Osteria Arbustico a Valva - chef Cristian Torsiello
Dopolavoro a Venezia - chef Federico Belluco
Oro Restaurant a Venezia - chef Davide Guida

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Lo chiamano “The Food Buddha” ma il suo nome è Rodelio Aglibot ed è sbarcato a Roma con un nuovissimo ristorante che mixa ingredienti Made in Italy con ricette asiatiche per dare vita ad una esperienza di gusto unica e particolare: ME GEISHA Japanese Fusion Restaurant

Di Chiara Marando – Sabato 05 Dicembre 2015 -

Il viso sorridente ed aperto, il modo di fare gentile e tranquillo e la simpatia che lo contraddistingue sono i suoi caratteri distintivi, insieme ad una grande capacità di rendere il cibo un vero percorso in bilico tra gusto ed estetica.

Lui è Rodelio Aglibot, meglio conosciuto come “The Food Buddha”, chef originario delle Filippine, cresciuto alle Hawaii e vissuto in California dove ha cominciato a crescere professionalmente. La passione per la cucina è iniziata imparando dai genitori, ma la sua carriera si snoda tra le migliori scuole internazionali e ristoranti rinomati come il “Koi Reastaurant” di Los Angeles, che lo ha consacrato vera celebrità ai fornelli, e lo “YiCuisine”, eletto uno tra i migliori ristoranti asiatici nel 2013 dalla rivista Food&Wine.

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La sua tecnica culinaria è un mix di influenze che strizza l’occhio alla tradizione asiatica mescolando i sapori per creare accostamenti diversi, rivisitazioni che seguono tre cardini principali: piatti buoni da mangiare, realizzati con ingredienti ricercati e selezioni, ma anche belli da vedere. Lo scopo è quello di offrire una sorta di esperienza sensoriale che conquista la vista ed il palato, il tutto all’interno di un ambiente estremamente curato e zen, ma diciamolo, anche un po’ fashion.

Dopo l’apertura a Salerno, ora è sbarcato a Roma con un locale tutto nuovo, il ME GEISHA Japanese Fusion Restaurant in via Filippi 4, a due passi da Piazza Navona. Qui è bandita l’omogeneità di sapore, ogni ricetta coniuga note dolci, piccanti e salate che si equilibrano perfettamente già dal primo assaggio.

me geisha

Quello che propone nel suo menù è una fusione tra ingredienti Made in Italy e ricette asiatiche che seguono la stagionalità e si presentano in continua evoluzione. Proposte come il Crispy Rice con tonno rosso della Sicilia, lardo di Colonnata e Chili, che fa incontrare tre specialità in un unico piatto, oppure il saporito Ramen in brodo di maiale, pollo e prosciutto, i cui aromi derivano da 36 ore di cottura, ed ancora i Sushi trio, tre diverse portate per gli amanti degli stuzzicanti Nigiri, Roll e Hamachi, per poi finire con un profumato Budino di riso, zenzero e frutta fresca.

me geisha 2

Ma perché proprio l’Italia?

Certo rappresenta una sfida nuova ma Rodelio sostiene di avere tanto in comune con gli italiani, in particolare l’amore e la passione per la cucina, l’attenzione verso le materie prime, che ama studiare passeggiando tra i banchi del mercato, ed il rispetto dei valori più tradizionali che per lui rappresentano una vera ispirazione.



ME GEISHA Japanese Fusion Restaurant
via dei Filippini 4, Roma
www.megeisha.it

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