Il mercato degli affidi vale dai 3 ai 5 miliardi. A farne le spese dei poveri bambini e dei genitori in difficoltà, non sempre nella indisponibilità di assolvere a pieno al loro ruolo genitoriale. Poveri e espropriati dell’unica ricchezza rimasta: l’affetto.
  
di Lamberto Colla Parma  21 luglio 2019 -

Sconcerta come il caso di “Bibbiano” non occupi più spazi televisivi o giornalistici in generale. Sparito, sublimato nel “cloud” elettronico senza lasciar più tracce.

Le ormai note “campagne di distrazione di massa”, compiute con il supporto del “demenzial reality di turno“ e la creazione di casi diplomatici o politici inesistenti, come se fossero l’ultima spiaggia per il governo in carica, stanno conquistando ogni spazio utile di informazione.

Insomma a occupare gli enormi spazi dell’informazione sono sempre le stesse cose, trite e ritrite, mostrate o commentate via via da tutti, terze, quarte e quinte linee dei movimenti, tutti con il medesimo foglietto consumato che si passano per rilanciare i medesimi proclami di regime contro quello o quell’altro o quella o quell’altra posizione governativa.

Commenti banali, inutili, il cui spessore politico è lo specchio della capacità critica di questo Paese, dove gli ignoranti vanno avanti e i bravi vanno via o lavorano come “schiavi” per sostenere la baracca.

C’è poi un terza parte che, troppo frequentemente, riemerge ma che puntualmente torna rapidamente nel dimenticatoio. Quelli dal mostruoso cumulo di peli sullo stomaco che non han pietà dei più deboli, degli anziani, dei profughi o dei bimbi e sfruttano per sé i sostegni destinati a queste persone in difficoltà.

Delle ONG e delle ONLUS che sfruttano i profughi ormai è cosa consacrata, mentre l’orrendo caso di Bibbiano ha riacceso i riflettori sul “mercato dell’affidamento”. Già il disgustoso caso del “Forteto” (1978) era caduto nell’oblio troppo presto. Giusto per memoria, all'interno della struttura si commisero abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili che erano stati dati in affidamento dal Tribunale dei minori alla comunità.

Invece, nel 2013, a Mattino 5, in studio, ospite di Federica Panicucci, l'avv. Francesco Morcavallo Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna, interviene a spiegare lo scandalo del “mercato dell’affido”, lasciando sconcertata la povera Panicucci, incredula di quello che stava ascoltando. In un drammatico passaggio, l’avvocato in studio, sottolinea come “le cause siano di tipo economico e di controllo sociale. Questi bambini che vengono sottratti alle famiglie entrano in un circuito di mercato, il mercato degli affidamenti. “ Un interesse economico, ha continuato l’avvocato Morcavallo, enorme che vale tra 1,5 e 2 miliardi di euro. In un recentissimo intervento il dottor Meluzzi invece quantificava in almeno 5 i miliardi che gravitano su questo immorale mercato.

Ciononostante, a 6 anni di distanza dalla limpida pubblica denuncia dell’avvocato Francesco Morcavallo, l’atroce realtà è emersa a Bibbiano ma c’è da crederci potrebbe essere un fenomeno ben più diffuso di quanto si possa immaginare. Uno scandalo nazionale da far accapponare la pelle. E perciò, a titolo strettamente conoscitivo, val la pena di ascoltare il dibattito registrato da Radio Radicale lo scorso 18 luglio “Figli sottratti, angeli e demoni, un omicidio non dei corpi ma delle anime”.

Ebbene, di questa orrenda schifezza non se ne parla più. Tutte le forze politiche dovrebbero fare quadrato su una vicenda dai risvolti “horror” come questa punta dell’iceberg di “Bibbiano” e invece è calato il silenzio quasi assoluto. Solo qualche libero post sui social richiama l’attenzione e chiede chiarimenti, ovviamente inascoltati.

La stampa di regime tace e il popolo bue soffre delle vicende drammatiche dei concorrenti di “Temptation Island” e... Buonanotte!
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Mattino 5 - 2013 - in studio, ospite di Federica Panicucci, l'avv. Francesco Morcavallo Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna:
https://www.facebook.com/578787435861540/videos/717962691995463/ 

Radio Radicale 18 luglio: https://www.radioradicale.it/scheda/579780/convegno-sui-figli-sottratti-angeli-e-demoni-un-omicidio-non-dei-corpi-ma-delle-anime

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Domenica, 14 Luglio 2019 06:55

Forse Trump non è un “Orco”.

Primi spiragli di luce. Il Wall Street Journal inizia a narrare la verità su Trump e sui suoi predecessori e lo storico corrispondente dagli USA di Repubblica, Federico Rampini, analizza gli errori della sua sinistra e invita a cambiare strategia. Verità e dialogo possono risollevare il mondo.

di Lamberto Colla Parma 14 luglio 2019 -
In diverse circostanze avevamo segnalato i successi della politica di Trump. Oltre alla sua naturale antipatia, arroganza e tweet devastanti, vi sono i successi. Obiettivi conseguito contro tutto e tutti, combattendo anche contro i propri alleati e uomini di fiducia che, soprattutto nel primo periodo di mandato, ha sostituito quasi quotidianamente.

La stampa, tutta, avversa a ogni suo lontano pensiero e pronta a screditarlo con ogni mezzo, dal tradimento della Patria alla violenza sessuale, Trump ha incarnato il male assoluto.

Niente da fare, coriaceo, ha proseguito con la sua linea politica tutta incentrata sul lavoro e sulla centralità degli americani e quindi degli USA.

I risultati erano sotto gli occhi di tutti ma nessuno voleva vederli. Tutti a fomentare negatività e a sottolineare la sua idea del muro col Messico e quindi a esaltare la sua presunta  fobia per l'immigrato.

Peccato però che il muro lo avevano iniziato i democratici, Obama e il suo predecessore, così come la marchiatura dei giovani è una pratica dei messicani davanti alla porta d'uscita e non degli statunitensi all'ingresso della grande nazione a stelle e strisce.

Mentre a Obama venne consegnato il Nobel per la Pace nonostante continuasse a bombardare in giro per il mondo generando milioni di profughi, Trump viene raccontato come un orco nonostante non abbia sparato un solo colpo di pistola.

Alla fine non è la sola Gazzetta dell'Emilia a accorgersi e segnalare, peraltro da molto tempo, le incongruenze e le falsità strumentali ma anche lo stesso prestigioso "Wall Street Journal" che pochi giorni orsono scriveva che "Le politiche di Trump stanno aiutando i lavoratori americani più di quanto non abbia fatto Obama" e ponendo l'attenzione sulle enormi falsità, supportate e riscontrate da dati numerici e economici. "la vostra 'narrazione' di un'America come un incubo di dickensiana ineguaglianza", ovvero dove i ricchi diventano più ricchi e tutti gli altri stanno peggio, non corrisponde al vero.

L'Editorial Board del Wsj, il comitato che riunisce i capi e gli opinionisti del giornale e che ne elabora la linea editoriale - sottolinea il fatto che sia "ora di svegliarsi dall'economia di Barack Obama e di ammettere che tanti americani stanno prosperando grazie alla crescita più rapida e al mercato del lavoro più competitivo creati dai cambiamenti politici del 2017". I dati ben raccolti e comprensibili sono riportati dall'AGI nell'articolo a firma di Alessandro Galliani e perciò ne consigliamo la lettura.

Poco prima era stato lo storico corrispondente dagli USA, Federico Rampini, a fare "outing" richiamando la sinistra alla realtà dei fatti. Nel suo libro "La notte della Sinistra" edito da Mondadori scrive
"Negli Stati Uniti, infatti, anche la sinistra di governo ha adottato maniere piuttosto dure contro l'ingresso di stranieri illegali. E già molto prima di Obama, l'altro suo
predecessore democratico aveva fatto costruire un pezzo di Muro al confine col Messico. Pure in questo caso, sembrano colpiti da amnesia tutti coloro che associano il Muro esclusivamente a Trump. Certo, è lui ad averne fatto un simbolo e uno slogan da urlare nei comizi elettorali. Quelli prima di lui erano stati più abili, o più discreti, o più ipocriti? Fatto sta che qualsiasi turista può andare a visitare, da un quarto di secolo in qua, quell'altissima fortificazione in muratura che nel 1994 il democratico Bill Clinton fece costruire in California, a sud di San Diego, per prevenire l'ingresso di narcotrafficanti da Tijuana. Poi il tratto più lungo (ben 1000 chilometri) di barriera fortificata e armata lungo la frontiera venne innalzato durante la presidenza di George W. Bush, ma con l'approvazione bipartisan: votarono a favore molti democratici.
È istruttivo anche confrontare i dati sugli arresti di migranti senza permesso fermati mentre attraversavano la frontiera meridionale degli Stati Uniti: in diminuzione sotto Trump, visto che furono 397.000 nel 2018, contro una media di 413.000 all'anno durante l'amministrazione Obama; il massimo di 1,6 milioni di arresti fu raggiunto nel 2000 sotto Clinton. Dunque Obama e Clinton – ambedue rieletti per un secondo mandato – rappresentavano una sinistra che su questo tema preferiva stare dalla parte della legge. Poi è arrivato Trump, che ha il dono della provocazione e con i suoi eccessi riesce a radicalizzare un po' tutti, la destra e la sinistra. Ogni tanto, però, le sue trovate sono astute. Per esempio quella sera dell'8 gennaio 2019 in cui, parlando alla nazione per difendere la sua proposta di Muro (in realtà poche centinaia di chilometri aggiuntivi, assai meno di quelli già esistenti), ha menzionato la cinta che circonda la nuova casa dei coniugi Obama a Washington: «I politici che si circondano di quelle protezioni, non lo fanno perché odiano chi sta fuori, ma perché amano chi sta dentro»."

Insomma, alla luce di queste due illuminanti posizioni, forse sarebbe meglio che le "sinistre" italiane e non solo, uscissero dalle loro torri d'avorio, abbandonassero i grandi finanzieri e tornassero a svolgere la loro politica sociale confrontando le idee e collaborando per il bene degli italiani e non solo dei migranti.

Che i veri "fascisti" siano loro? Chissà, forse sì, forse no; forse sarebbe opportuno superare queste semplicistiche definizioni in grado di creare conflitti e impermeabilizzare i dialoghi.

Sempre Federico Rampini, in un articolo del 3 marzo 2019 a firma di Antonio Socci invitava a "smetterla di «raccontarci che siamo moralmente superiori e che là fuori ci assedia un' orda fascista". Invita anche a smetterla "di infliggere ai più giovani delle lezioni di superficialità, malafede, ignoranza della storia. Si parla ormai a vanvera di fascismo, lo si descrive in agguato dietro ogni angolo di strada, studiando pochissimo quel che fu davvero... Si spande la retorica di una nuova Resistenza, insultando la memoria di quella vera (o ignorandone le contraddizioni, gli errori, le tragedie)".

Se non si cambia atteggiamento, non si cambia l'Italia e tutti sprofonderemo nelle volontà di altri.

https://www.gazzettadellemilia.it/politica/item/21183-i-risultati-che-non-ti-aspetti.html 

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Se la capitana Carola la si vuol far passare per una eroina vuol dire che siamo giunti a un punto di non ritorno e la "resistenza" sovranista diventa un obbligo civile.

di Lamberto Colla Parma 7 luglio 2019 -

Quello che si è consumato a Lampedusa nei giorni scorsi è il tramonto della legalità, della moralità e della onorevole rappresentanza degli uomini di Stato.

Quel che è peggio è che per difendere una posizione ridicola e disonorevole si voglia far passare la comandante della Sea Watch 3 come una eroina.

No, a questo mi ribello. Mi ribello per tutti quegli imprenditori che si sono tolti la vita perché impossibilitati, a causa della crisi economica, a pagare i propri operai, per quei disoccupati, che per analoghe ragioni, non sono riusciti a perdonarsi di non esser riusciti a far mangiare la propria famiglia e anch'essi hanno deciso per il gesto estremo, mi indigno per tutti quelli che pur di rispettare le leggi, anche le più assurde vivono in stato di assoluta indigenza, mi schernisco all'idea che dei parlamentari abbiano inneggiato alla disobbedienza civile e da bordo di una nave clandestina abbiano inneggiato e assecondato lo speronamento di un battello della guardia di finanza giocando a fare i "pirati" o meglio i "moderni corsari" perché comunque sono al soldo della Repubblica Italiana.

Non ci sto a ascoltare ore e ore di inutili e demagogici interventi di chicchessia a favore della "Capitana Carola" e nessuno che si sia indignato e se ne sia andato in "vacanza" in Val D'Enza a portare la propria solidarietà a quelle famiglie alle quali sono stati sottratti i figli nelle modalità "horror" che le cronache di questi giorni hanno riportato nei miseri spazi rimasti disponibili; tra un servizio su Carola, uno sulla comandanta e infine uno sulle mostruosità di Salvini con un qualche intermezzo a ricordare come in estate spesso ci sia caldo e sia utile bere soprattutto per gli anziani.

BASTA! Se questa è l'opposizione o il governo del Paese siamo giustificati a opporre resistenza, a essere "Sovranisti Per Necessità" in difesa della nostra cultura e identità italiana. Lo dobbiamo ai tanti che si sono sacrificati per la nostra libertà, sia durante le guerre e sia nell'esercizio delle proprie funzioni di militari, in azioni di guerra fuori confine o interne nel combattere terrorismi e mafie di ogni genere.

Ormai sono in tanti a essere stanchi di questa situazione e sono giunti al limite della sopportazione. Tanti che non parlano ma che covano rabbia a ascoltare tante stupide amenità passate come "morali" ineluttabili. Tanti che non si esprimono perché non ne hanno la possibilità o solo per timore di essere etichettati "fascisti" per il solo fatto di non essere d'accordo con la macerata cultura di sinistra, nemmeno parente alla lontana della sinistra che era riuscita a farsi strada sino alle porte del governo d'Italia.

Stanchi devono per forza essere anche gli uomini delle forze dell'ordine che per primi mettono la loro vita a disposizione della legalità.

Per tutti questi ultimi suggerisco la lettura della "Lettera aperta all'Onorevole Orfini" di Cav. Gaetano Insinna (Segretario generale aggiunto SIM Guardia di Finanza) all'indomani dei fatti di Lampedusa.

"... Lei era a bordo della Sea Watch 3- scrive in un passaggio iniziale il rappresentante della GDF, quando la signora Carola Rackete ha volontariamente forzato il blocco e messo a repentaglio la vita dei miei Colleghi.
In una intervista ha dichiarato, riflettendo anche successivamente "a freddo", quindi senza alcun ripensamento, che se fosse stato al posto della signora avrebbe fatto la stessa cosa.
Lei ha studi classici, ergo, rifletta profondamente sul peso che può essere attribuito alle sue parole.
Alla luce delle sue dichiarazioni, se non ho compreso male il senso o la metafora, quindi, lei, Onorevole della Repubblica italiana, deputato e presidente del Partito Democratico dal 14 giugno 2014 al 17 marzo 2019, avrebbe forzato il blocco e messo a repentaglio la vita dei miei Colleghi finanzieri?
Pregiato Onorevole Matteo Orfini, perdoni l'ignoranza e mi aiuti a capire, ... (prosegue)"

La magistratura farà la sua parte e ci auguriamo lo faccia in piena coscienza e consapevolezza, ma a un parlamentare della Repubblica, che comunque rappresenta migliaia di elettori, non deve sfuggire di mano la legalità e le parole hanno un peso molto maggiore se divulgate da un uomo dello Stato. Possono diventare parole di incitamento all'azione e in questo caso ognuno sarebbe libero di applicare l'invito a qualsiasi stato di necessità. Dal rifiuto pagare le tasse perché "oggettivamente" troppo alte, al farsi giustizia da soli perché lo Stato non ha sufficienti uomini per garantire la sicurezza di tutti e senza arrivare a tanto, alla libertà di saccheggiare i supermercati per la necessità di alimentare la famiglia.

Avete abbondantemente "toppato" e che la vergogni non vi porti sonni tranquilli... Complimenti avete autorizzato il "caos". Al più presto avremola coda dii pirati e "caron dimonio" in fila per lo sbarco "disumanitario" autorizzato dagli irresponsabili.

(foto, frame da video di Askanews: Sea watch, Rackete libera: il Gip non ha convalidato l'arresto - http://www.askanews.it/video/2019/07/03/sea-watch-rackete-libera-il-gip-non-ha-convalidato-larresto-20190703_video_10271679/ )

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Domenica, 17 Febbraio 2019 05:54

Sanremo, dove son finite le canzonette?

Vero che di Sanremo bisogna trovare delle occasioni eclatanti per parlarne, ma stritolarlo tra trappismo, razzismo e satanismo, mi sembra che quest'anno si sia esagerato sull'uso strumentale del cattivo gusto.

di Lamberto Colla Parma 17 febbraio 2019 -

Cosa accadrà quest'anno a Sanremo? E' la domanda che ormai sorge spontanea alla vigilia del festival della Canzone Italiana. Quell'appuntamento annuale che, tra critiche, polemiche e episodi eclatanti, catalizza l'attenzione sul tubo catodico mediamente di 10 milioni di telespettatori, numero sotto il quale l'evento viene archiviato come un "FLOP".

Proprio per la gran capacità attrattiva, il palcoscenico dell'Ariston e del Casinò prima, è stato frequentemente sfruttato per portare alla ribalta i problemi sociali più rilevanti e, non è stato infrequente, il sospetto che qualche "fuori programma" fosse stato costruito a tavolino per riaccendere i riflettori di una manifestazione che "non può e non deve fallire".

E così, l'edizione del 1995, rimase impressa nella memoria di tutti noi per il gesto di "coraggio" del Pippo nazionale, lanciato dal palcoscenico verso la balaustra della galleria, per abbracciare e quindi salvare un telespettatore, per la cronaca un certo Piero Pagano, che tentò il suicidio in diretta.

Pippo Baudo e la RAI hanno sempre negato che l'episodio fosse stato costruito a tavolino, fatto sta che l'edizione numero 50 verrà ricordata per questo "fuori programma" piuttosto che per Giorgia che con il brano "Come Vorrei" vinse sia il festival che il premio della critica e altri due riconoscimenti (Premio Radio/TV e premio autori), mentre nei giovani trionfarono i Neri per Caso con "le ragazze".
Un'edizione che vide anche il caso di Lorella Cuccarini, chiamata a ripetere l'esibizione per un black-out che aveva coinvolto diverse regioni. Di riffa e di raffa, l'edizione del tentato suicidio diventò la seconda più vista (66,5% di share) e la finale raggiunse il 75,2% risultando la quarta più seguita.

Insomma, gli "aiutini " al festival sono sempre stati tollerati e anch'essi sono diventati parte integrante dello spettacolo tant'è che il "fuori programma" è diventato un appuntamento atteso.

Nell'edizione n° 69, II dell'era Baglioni, invece la sorpresa è stata la "rigidità e la goffaggine" di due talenti comici e maestri dell'improvvisazione come Virginia Raffaele e Claudio Bisio, rinchiusi nella rigidità imposta dagli autori, e soprattutto dalla massa di polemiche che hanno coinvolto i partiti di maggioranza, di opposizione e persino la Chiesa.

La proclamazione del vincitore, Mahmood, portato alle stelle dalle giurie di qualità sconfessando il giudizio popolare che aveva scelto Ultimo con oltre il 46% di voti (il vincitore solo il 14%, un tasso ben inferiore anche alle preferenze dei terzi classificati "Il Volo") è stata presa come un "dispetto" a Salvini mentre uno sketch della bella e brava Virginia Raffaele è stato interpretato come l'evocazione di Satana e da alcuni rappresentanti della Chiesa è stato chiesto alla stessa di scusarsi. Infine, ma non da ultimo, sin dalla sua prima esibizione, il trapper Achille Lauro venne accusato di promuovere l'ecstasy e le turbo droghe attraverso il suo tormentone "Rolls Royce" .

ROLLS-ROYCE-2-turbodroghe-ecstasy.jpgA una settimana di distanza Sanremo fa ancora parlare prendendo ampi spazi dei media convenzionali ma soprattutto del web, il vero obiettivo commerciale del festival n° 69. Quel web in cui i padroni sono i trapper (cantanti new dark che evolvono dal Rap e dall'Hip Hop estremizzando i contenuti e inneggiando al sesso estremo e al piacere degli effetti delle droghe. Trapper sono anche chiamati, negli USA, i "cavallini" della droga.).

Insomma, pur di fare ascolti e conquistare un mercato "giovanissimo" ma discutibile, Sanremo si è spinto quasi alle soglie del Dark Web, mortificando il Buongusto, e sdoganando un genere musicale (trap) ben poco educativo soprattutto perché apprezzatissimo dai giovanissimi, come la tragedia di Corinaldo di dicembre scorso ha insegnato e prepotentemente portato alla ribalta delle cronache.

Al di là delle "coincidenze" evidenziate da "Striscia la Notizia", la manifestazione canora nazionale per eccellenza, a mio parere, è stato il Festival del Cattivo Gusto e la gran massa di pareri favorevoli pervenuti dai critici esperti non fa che confermare la discutibile qualità della categoria degli opinionisti.

Il peccato originale: la scelta dei cantanti e di un genere musicale, trap, troppo rappresentato.

Discutibili infine gli interventi della politica e della Chiesa. Quest'ultima, nel sottolineare che da Sanremo si è invocato Satana, attraverso l'esorcista Don Antonio Mattatelli ha colto l'occasione per dichiarare "Noi cattolici ci sentiamo sotto attacco. Si rispettano tutti tranne i cattolici. Si rispetta la sensibilità di tutti tranne che la nostra. C'è bullismo nei nostri confronti. Per troppo tempo anche noi siamo stati un po' in pantofole. Dobbiamo riprendere a combattere. Ci deridono, ci attaccano, ci umiliano. Ci considerano una sottospecie."

Sanremo si è quindi confermato il Festival dello share ma tomba del buongusto.

 

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Domenica, 10 Febbraio 2019 10:46

Il termometro del dolore.

Dalla giornata della memoria alla giornata del ricordo. Quello che gli uomini non vogliono apprendere: la convivenza civile.

di Lamberto Colla Parma 10 febbraio 2019 -

Il genere umano non sembra capace di imparare dalla esperienza e la mentalità del "tifoso" prende il sopravvento anche nelle più tragiche ricorrenze di inciviltà. Quei momenti di storia che dovrebbero restare a testimonianza della pericolosità dell'uomo e della sua capacità di "godere" della sofferenza altrui, di quell'altro che non la pensa come lui, che non ha la medesima fede o che occupa un territorio che non avrebbe dovuto.

E allora ecco che, da quello che avrebbe dovuto essere un momento di monito, collettivo e condiviso trasversalmente, proprio per l'incapacità di apprendere, certi genocidi hanno un valore superiore di altri.

Così, a pochi giorni di distanza dalla istituzionale e iper mediatica "Giornata della Memoria" dedicata a quella terribile pagina di storia che ha visto la atroce persecuzione degli ebrei, fanno da contraltare le pericolose spinte negazioniste e revisioniste sulle Foibe (Giornata del Ricordo) che l'ANPI, di Rovigo e di Parma, hanno rilanciato con ben poco rispetto della vita e delle famiglie che furono infoibate, dimostrando, ancora una volta, l'incapacità di vivere civile dell'umanità.

Così l'animo del "tifoso" si è immediatamente scatenato polarizzando il genere umano in fronti contrapposti pronti a scontrarsi nuovamente.

E allora ecco che da un lato si chiede di togliere i fondi all'ANPI mentre dall'altro si tenta di difendere la posizione antifascista tout court dell'associazioni partigiane e dai "social media" si scatena l'elencazione degli stermini dimenticati dalla storia, dal genocidio dei nativi d'America che da metà 1600 sino alle porte del 1900 ha contato circa cento milioni di morti per l'invasione europea del far west, o ai 5 milioni di ucraini decimati da Stalin, piuttosto che dello sterminio dei proprietari terrieri cinesi a opera dei contadini ordinata dal regime di Mao.

E l'elenco potrebbe continuare ma sarebbe solo una mera conta. Quel che è peggio è che per ciascuno di queste mostruosità si sia trovata una sua giustificata ragione per essere commessa e oggi un'altrettanta ragione per non essere commemorati o quantomeno ricordati, almeno come moniti per i posteri.

Invece NO! Qualcuno, anzi in molti, sono convinti che alla base ci possano essere state delle corrette ragioni perché ciò accadesse e costoro sarebbero pronti a istituire un termometro del dolore come se la morte di un bianco possa considerarsi più importante di un nero, di un proprietario terriero meno di un contadino, di un portatore di divisa piuttosto che di un'altra.

Ben venga quindi la dichiarazione della presidente ANPI nazionale Carla Nespolo che sulle posizioni dei circoli di Parma e Rovig è così intervenuta: "Sia la frase sulla pagina Facebook dell'ANPI di Rovigo che l'iniziativa di Parma non sono condivisibili e offrono uno straordinario pretesto di polemica a chi è molto più amico di Casapound che dell'ANPI".

Bene, peccato solo per la chiusura infelice dove anch'ella non trova di meglio che riproporre una pericolosa contrapposizione da partigiana "tifosa".

Peccato per quell'"inciampo", in fondo anche Lei la pensa come tutti gli altri.

Il "termometro" del dolore esiste.

Pietra_Inciampo-Stolperstein_Else_Liebermann_von_Wahlendorf_Berlin_Budapester_Strasse_1.jpgPietra Inciampo-Stolperstein Else Liebermann von Wahlendorf - Berlin, Budapester Strasse

 

 

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Blocco navale e ordine di sparare vennero ottimamente accolti da tutti, opinione pubblica compresa, quando nel 1991 e nel 1997 si dovette affrontare l'ondata migratoria albanese. Da rabbrividire i commenti riportati dai quotidiani dell'epoca

Di Lamberto Colla

 

Nei giorni della disputa sulla nave Sea Watch 3 battente bandiera olandese con 47 ospiti africani all'ancora davanti a Siracusa e un patetico barchino con tre deputati che hanno sfidato le intemperie per vedere di persona i migranti, è riesumata la questione della nave Diciotti e la richiesta di giudicare il Ministro dell'Interno, Matteo Savini.

Tutta la politica italiana di quest'inizio d'anno sembra imperniata solo su questa vicenda. L'opposizione sembra una classe di catechisti, limpidi e puri che, invece di contribuire a trovare una soluzione per i migranti e per il rispetto dei nostri confini e soprattutto dei nostri diritti, non trovano altro da fare che buttare benzina sul fuoco e cercare di incenerire Salvini.

Ovviamente tutte le testate giornalistiche sono al seguito di questa ennesima ondata di moralizzazione.

Ben diversa era stato invece il comportamento negli anni della fase migratoria albanese (1991 Governo Andreotti e 1997 Governo Prodi).

Un'esodo suddiviso in tre fasi principali, la prima nel marzo del 1991 alla quale ne seguì una seconda ondata nell'agosto del medesimo anno e infine una terza avvenne nel 1997.

Addirittura all'epoca si arrivò a disporre il blocco navale con l'ordine di sparare pur di non far attraccare le navi dei disperati alle nostre coste. Ancora è stampata nella memoria quella nave (Vlora) carica a livello nemmeno immaginabile, pare fossero 12.000 (forse 20.000) persone, che intercettata nel tentativo di approdare a Brindisi riuscì invece a attraccare a Bari l'8 agosto 1991 (Governo Andreotti).

A questi 12.000 non venne concesso di scendere salvo poi accatastarli per 8 giorni all'interno dello stadio, da dove in molti tentarono di fuggire. Imbrogliati con la promessa di poter tornare e essere ridistribuiti in varie città italiane, alla fine vennero rispediti in Albania.

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Corvetta Sibilla - Marina Militare Italiana - 1997

E che dire dell'incidente marittimo accaduto, nella giornata del venerdi santo (28 marzo) del 1997 (Governo Prodi e Ministro dell'Interno Giorgio Napolitano), che vide coinvolto un nostro pattugliatore, la corvetta Sibilla, e la Katër i Radës con il suo carico di 120 disperati. Uno scontro che portò all'affondamento della nave albanese a seguito del quale morirono 81 persone.

Ebbene all'epoca nessun magistrato pensò di mandare sotto processo Napolitano o Prodi o Andreotti, la Corte di Giustizia di Bruxelles non venne chiamata in causa e le organizzazioni umanitarie internazionali non batterono ciglio. Anzi a rileggere le cronache del tempo vien da rabbrividire.

"Non possiamo accoglierli tutti," "Fuori tutti e subito, sono clandestini", sono alcuni titoli che apparivano in prima pagina e all'interno degli articoli si riferiva di riunioni tra amministratori locali, preoccupati per la stagione balneare, che mettevano sullo stesso piano i profughi con le mucillaggini e le calamità naturali:

"[...] Ieri i sindaci delle aree turistiche lo hanno ricordato in una riunione in prefettura. C'è il proposito di chiedere lo stato di «calamità naturale». I danni provocati dagli albanesi — sostengono — vanno considerati come la siccità o la mucillagine in Romagna.
Corriere della Sera, 18 giugno 1991"

E ancora, "È necessario – afferma la Boniver (ministro dell'Immigrazione, ndr) – impedire ogni tentativo illegale di ingresso in territorio italiano: per questo a nessun albanese sarà permesso di scendere dalle navi
Corriere della Sera, 14 giugno 1991"

Una posizione di intransigenza adottata sin dal 1990 sulla base della legge Martelli di quello stesso anno che distingueva nettamente tra rifugiati politici e semplici migranti "economici"

Ebbene che c'è di nuovo e di diverso dalla posizione presa dal governo giallo verde? Rispetto a quasi 30 anni fa non c'è blocco navale e nemmeno l'ordine di sparare. Forse è questo il motivo per il quale è richiesto a Salvini di presentarsi in Tribunale?

Così procedendo non ce ne usciremo vivi da questa crisi, economica ma sopratutto morale e intellettuale.

Vergogna!

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Video: https://www.youtube.com/watch?v=1HldIdHX7_o&feature=youtu.be 

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Il Sindaco di Noceto, Fabio Fecci, scrive al Prefetto sulla questione dei "profughi" che dovrebbero essere accolti nel comune che amministra. In allegato il documento originale.

Sig. Prefetto,
sono venuto ufficialmente a conoscenza solo da pochissimi giorni dell'esito delle procedure in base alle quali la Cooperativa Sociale Arca di Noè di Bologna con amministratori delegati provenienti da Avellino, (a dimostrazione di quanto le Cooperative si muovano su larga scala per aggiudicarsi il mercato dei migranti) ha ottenuto l'assegnazione di 27 richiedenti asilo che intende accogliere in un immobile situato nel territorio che amministro.

Per questo mi vedo costretto a tornare nuovamente sulla questione "profughi".
Considerato infatti che la S.V. intende portare a pieno regime, fino al raggiungimento della soglia massima individuata dal Piano Nazionale Asilo – pari a 53 unità - il numero dei richiedenti asilo da ospitare a Noceto, doverosamente La informo di alcune cose.

In occasione del sopralluogo effettuato dal Viceprefetto, da Lei delegato, insieme alla struttura comunale preposta presso l'immobile in questione, situato in via Galvana, in zona periferica e prettamente agricola, è emerso che esso è del tutto inagibile e che, al fine di renderlo un contesto residenziale atto ad accogliere ben 27 persone, saranno necessari imponenti lavori strutturali ed impiantistici anche dal punto di vista igienico sanitario (fra l'altro non c'è neppure la fognatura).
Segnalo anche che l'edificio è annoverato fra quelli di interesse storico e stiamo verificando se occorra acquisire i pareri degli organi competenti. Sono sconcertato che un immobile in queste condizioni possa essere individuato fra quelli atti all'accoglienza, è inconcepibile che l'agibilità degli edifici non sia una condizione indispensabile
richiesta dai bandi, già questa è una bella testimonianza della gestione dei migranti a livello nazionale, ma questo non mi stupisce!

Le comunico anche che ho ricevuto due volte le famiglie che risiedono nell'ala ovest dello stesso edificio e nel lato est della stessa corte, insieme ad agricoltori che vivono nelle immediate adiacenze, Le testimonio il loro grave stato di apprensione e mi unisco alle loro giuste considerazioni nel ritenere che il contesto abitativo – per caratteristiche, condizioni e per la sua ubicazione in aperta campagna - sia assolutamente inidoneo e sicuramente non adatto a favorire i processi di integrazione dei soggetti ospitati.
Le segnalo inoltre che nella notte del 31 luglio scorso è stato affisso nel centro storico nocetano uno striscione, apertamente rivendicato da Forza Nuova, nel quale veniva manifestato aperto dissenso all'arrivo dei profughi, episodio che, pur al momento senza seguito, ha spinto ad interrogarsi forze politiche locali di differente pensiero, è auspicabile che tutto questo non evolva in aperte contrapposizioni con risvolti anche sul contesto sociale del paese.

Come più volte ho avuto occasione di esprimerLe, la mia posizione sul tema resta sempre la stessa:
se è compito del Governo affrontare con politiche adeguate i temi dell'immigrazione, fino ad oggi palesemente mal gestite, certamente rivendico un ruolo più significativo dei Sindaci sulle scelte che coinvolgono i territori amministrati.
Ribadisco che ritengo sbagliato l'attuale sistema su cui si basa l'accoglienza, che sembra alla fine assicurare profitti a vantaggio esclusivo delle Cooperative, che troppo spesso si dimostrano molto più interessate a fare soldi piuttosto che a promuovere l'integrazione.

Altro elemento che mi lascia amareggiato è il sapere che i proprietari che hanno dato alle Cooperative la disponibilità degli immobili a Noceto risiedono in altri Comuni, è evidente che il loro interesse a derivarne un profitto tralascia del tutto ogni altra considerazione sull'impatto che tutto questo può avere su un territorio dove loro, a differenza di tutti quanti noi, non vivono.

Dalla residenza municipale, 3 agosto 2018

Fabio Fecci
Sindaco di Noceto

 

 

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(In allegato il documento pdf scaricabile)

 

Pubblicato in Politica Parma

Gaggio Montano, 25 agosto 2016 – Camionista guarda dagli specchietti retrovisori e vede delle braccia uscire dal cassone. Cinque cittadini afghani identificati dai Carabinieri ai sensi dell'Art. 6 del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

I Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile della Compagnia di Vergato hanno identificato cinque cittadini afghani, di età compresa tra i 15 e i 38 anni che, dopo aver attraversato la Turchia, la Bulgaria, la Serbia e la Croazia, erano entrati clandestinamente in Italia, viaggiando nel cassone di un camion, all'insaputa del conducente.

E' successo lunedì sera lungo la Strada Statale "Porrettana", all'altezza di Marano, una località situata nel comune di Gaggio Montano, quando il camionista, 48enne rumeno, ha chiamato il 112 dicendo di aver visto, guardando dagli specchietti retrovisori della cabina di guida, alcune braccia che fuoriuscivano dal cassone del mezzo che stava guidando in direzione dell'Alto Reno Terme.

All'interno del cassone ispezionato dai Carabinieri sono stati individuati i cinque cittadini afghani che stavano viaggiando di nascosto e illegalmente per una destinazione ignota. Dopo aver contattato i sanitari del 118 per accertare le condizioni di salute dei "passeggeri", questi sono stati inviati, a parte il minorenne che è stato accompagnato presso una struttura per minori situata in Provincia, presso gli Uffici della Questura di Bologna per regolarizzare la posizione sul Territorio Nazionale.

(Fonte Comando Provinciale Carabinieri Bologna)

Pubblicato in Cronaca Emilia

Intervento del primo cittadino sull'emergenza profughi. Il sindaco si rivolge a prefetto e Regione: "Parma dà prova della propria capacità di far fronte alle emergenze. Gli altri Comuni facciano altrettanto, il piano del Viminale è da rivedere".

Parma, 27 luglio 2016

Intervento del sindaco Pizzarotti sul tema della distribuzione delle quote dei profughi nel parmense, alla luce dei dati pubblicati sugli organi di stampa.

"Il Comune di Parma non si sottrae alle sue responsabilità, e ogni giorno mette in campo le proprie competenze, professionalità e strutture per far fronte all'emergenza migranti, alla sicurezza e all'ordine pubblico. Facciamo il nostro, gestendo assieme alla prefettura un fenomeno migratorio in crescita, rispondendo alle legittime preoccupazioni e alle aspettative dei parmigiani. Rispetto a molte città italiane, e in collaborazione con le istituzioni locali, regionali e le associazioni del territorio, abbiamo anche attivato progetti sperimentali che finora si sono dimostrati efficaci e di qualità, garantendo un'integrazione il più possibile equilibrata e controllata. Penso ad esempio al progetto "rifugiati in famiglia", al progetto Sprar relativo ai minori o all'accoglienza delle potenziali vittime di tratta umana.

Ancora una volta, Parma dà prova della propria capacità di far fronte alle emergenze. Tuttavia nel piano di lavoro del Viminale è palese la sproporzione tra il nostro impegno e quello degli altri capoluoghi di provincia. Come è palese il fatto che ci sono alcuni Comuni del parmense che si sottraggono alle proprie responsabilità. Così non va bene: Parma pretende maggiore equilibrio e una più equa distribuzione, sia a livello regionale che provinciale. Se noi facciamo fronte in modo efficace e determinato alle esigenze del Paese, lo possono e devono fare anche gli altri Comuni. Chiediamo quindi al prefetto e alla Regione una presa di posizione, in relazione ai Comuni che non ospitano migranti: anche a loro va chiesto un impegno e una responsabilità maggiori".

(Fonte: ufficio stampa Comune di Parma)

Domenica, 13 Dicembre 2015 12:33

Migranti, hanno ragione gli “UEmanoidi”

Prossimamente l'Italia sarà sottoposta a una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea per il mancato rispetto dei protocolli di identificazione dei profughi. 60.000 su 90.000 migranti entrati nel nostro Paese avrebbero rifiutato di farsi registrare le impronte digitali e noi, buonisti ipocriti e irresponsabili, abbiamo accettato il loro rifiuto. Accolti, coccolati e liberati magari con una paghetta.

di Lamberto Colla Parma, 13 dicembre 2015.
E' duro ammetterlo ma stavolta gli "UEmanoidi" di Bruxelles hanno ragione non solo per quanto riguarda il mancato rigore nell'applicazione di una norma di sicurezza, ma sopratutto perché è illogico e irresponsabile il comportamento dell'Italia tenuto nei confronti dei richiedenti asilo o presunti tali.

La Commissione Europea ha infatti adottato un procedimento di infrazione verso l'Italia e altri 4 paesi (Croazia, Grecia, Malta e Ungheria) per il mancato rispetto delle leggi inerenti al sistema europeo di asilo.
Al nostro paese, in particolare, viene contestato di non aver correttamente identificato i migranti arrivati o transitati sul suolo italiano tramite il foto segnalamento, di non aver preso cioè le impronte digitali.

Su questo punto il Viminale spiega di aver seguito "le procedure stabilite", sottolinea che "su 90 mila stranieri entrati nel nostro Paese, conosciamo l'identità di ben 60 mila" e si giustifica spiegando ancora una volta il problema di chi si rifiuta di lasciare le proprie impronte digitali. Queste persone, come accade anche in altri Paesi, al momento dell'identificazione tengono il pugno chiuso e i pubblici ufficiali sono "costretti a fermarsi per evitare che la situazione possa degenerare".
Questa la semplice, banale e infantile risposta dei nostri rappresentanti al Governo.

Questa è sicurezza?
La sicurezza nazionale e europea doveva avere precedenza assoluta sul diritto di privacy dei migranti. La foto-segnalazione e l'impronta digitale sono elementi indispensabili per l'identificazione certa della persona nell'interesse suo e nell'interesse dei cittadini europei che non gradiscono fallanze nei sistemi di sicurezza posti a barriera contro il terrorismo internazionale.
Nonostante si possa convenire che sia improbabile che i terroristi viaggino con i barconi degli scafisti, il riconoscimento certo di ogni individuo che entra sul suolo europeo eleva il livello di sicurezza generale.

Negligenza e discriminazione al contrario
Una negligenza inaccettabile quindi e una discriminazione al contrario, pure sessista e aggiungo generazionale.
Io, cittadino italiano e maschio over 50, ho dovuto acconsentire al prelevamento delle farmi impronte digitali nel momento della leva militare obbligatoria (solo per i maschi) e una seconda volta a seguito, dell'introduzione della Carta di Identità elettronica.
Loro invece, i migranti o profughi che siano, invece sono stati identificati "in fiducia" con improbabili documenti d'identità.
La fiducia, recitava un datato spot pubblicitario, è una cosa seria che si dà alle cose serie e, a quanto pare, noi nativi italiani non siamo seri. Potenziali evasori, potenziali delinquenti, potenziali mafiosi, buoni a niente salvo essere utili, anche in rigor mortis avanzato per porre le crocette il giorno delle elezioni che, mai come in quest'ultimo mezzo lustro, abbiamo tanto sperato.

Egregio Ministro Alfano questa volta ha toppato forte.
Ha lasciato aperta una falla pericolosissima. Auguriamoci che tra i 60.000 profughi non censiti e non perfettamente identificati non vi siano "Tagliagole" e "Kamikaze".
Se fossi in lei, Signor Ministro, invece di giustificarsi con scuse banali, adotterei misure speciali per recuperare il recuperabile, chiederei scusa invece di attendere dei ringraziamenti e infine, quatto quatto, me ne andrei magari chiedendo il trasferimento a un incarico di Governo meno impegnativo e più adatto a Lei se, proprio proprio, non volesse abbandonare uno scranno ministeriale.

Alfano Angelino-foto-ministeroInterno-oreste fiorenza-056


(Foto tratte da www.interno.gov.it)

Pubblicato in Politica Emilia
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