Domenica, 31 Dicembre 2017 07:22

Sciolte le Camere e anche lo Ius soli.

Coscienze a posto e elettorato intonso. Molto meno "pericoloso" approvare la legge sul testamento biologico che dare soddisfazione allo Ius Soli.

di Lamberto Colla Parma 31 dicembre 2017 - La diciassettesima legislatura è finita. Come previsto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sciolto le Camere il 28 dicembre. Alle urne, quindi, si tornerà il 4 marzo del 2018, mentre la prima seduta del nuovo Parlamento sarà il 23 marzo per eleggere i nuovi presidenti, come deciso dal consiglio dei ministri.

E con lo scioglimento delle Camere si è dissolto anche lo Ius Soli al quale è stato preferito il "Testamento Biologico".

L'opportunismo elettorale ha avuto la meglio.

Molto meno "pericoloso" approvare la legge sul testamento biologico, che aprirà la strada al percorso che condurrà all'eutanasia, piuttosto che "scontentare" quella parte consistente di elettorato che ancora non è pronta per "digerire" il riconoscimento della cittadinanza ai figli nati in Italia da coppie immigrate.

E pensare che, solo a ottobre, tre leader del PD (Renzi, Gentiloni e Veltroni), nella iper-mediatica occasione della ricorrenza del l decennale del partito (2007 - fusione tra DS Margherita), avevano dichiarato che era "centrale il Sì allo Ius Soli".

Alla fine, invece, lo scorso 23 dicembre, nell'ultima seduta pre-natalizia, anche 29 senatori (su 89) del PD e 3 su 16 del MPD si sono assentati dalle votazioni facendo così definitivamente franare l'ultima speranza di vedere approvato un provvedimento di cui quasi per un anno si è discusso e spesso ventilata la promessa d'approvazione o meno, pur di agevolare i lavori parlamentari e assegnare le numerosissime occasioni di fiducia al Governo.

20171228 8031 1Le coscienze, sempre che ancora ne esistano, sono state accontentate con un provvedimento etico dell'ultim'ora, seppure il meno influente in termini di voti.

Priorità quindi alla "campagna elettorale" vera e propria.
Già perché da oltre due anni abbiamo dovuto subire, una intensa quanto demagogica, inutile e banale, conflittualità dialettica tra i rappresentanti dei maggiori partiti e le frattaglie del Pd, prevalentemente incentrate a autocelebrarsi o a insultare gli avversari, piuttosto che a risolvere questioni riguardanti gli interessi dei cittadini.

Finito il "renzismo", almeno quello di governo palese, è stata la volta di Paolo Gentiloni che, molto meno incline del suo predecessore a fare annunci e promesse, ha saputo magistralmente tessere una tela di consensi raccogliendo così i favori sia all'interno del suo partito, il PD, sia di quella parte di sinistra che non si rispecchia nel nuovo percorso imposto da Matteo Renzi e forse anche da altra quota di moderati, qua e là sparpagliati nei vari schieramenti.

In silenzio e con l'aplomb da navigato politico della prima repubblica, Gentiloni è riuscito a cavalcare l'onda e a portare a termine i lavoretti di Renzi, lasciando a quest'ultimo lo spazio per raccontare le sue "favolette" in qualità di segretario del partito di riferimento governativo, ma riuscendo a tenergli testa nelle questioni più importanti come ad esempio la nomina del Governatore della Banca d'Italia.

Ma quello che maggiormente l'elettorato, da questa legislatura, pretendeva non si è concretizzato.
Alla tanto auspicata e peraltro più volte promessa di annullare o quantomeno ridurre i vitalizi dei parlamentari non si è avuto notizia. In compenso il 2018 porterà in dote un incremento di spesa di circa 952€ annui per famiglia.
Dalle bollette della luce ai pedaggi autostradali, passando per assicurazioni, servizi bancari, prodotti per la casa e spese scolastiche il portafoglio degli italiani, già abbondantemente alleggerito, verrà ancora una volta sfrondato.

Buon Anno e... che il 4 marzo ce lo mandi buono!

(Immagini dalla conferenza stampa di Paolo Gentiloni prima dello scioglimento delle Camere)

(per restare informati - editoriali )

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Giovedì, 28 Dicembre 2017 07:41

Più Europa - Presentata la lista al WOPA

Marco Maria Freddi ha presentato la lista di Più Europa e l'occasione è stata propizia per rammentare la posizione in merito allo ius soli. "800.000 persone - sottolinea Marco Maria Freddi - che compensano il calo demografico drammatico, alle quali dobbiamo dare i diritti da subito, per entrare nel meccanismo della cittadinanza".

Durante l'incontro tra Più Europa e il Presidente della Repubblica, Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi hanno avuto modo di rappresentare al Presidente le difficoltà che la lista +Europa con Emma Bonino incontrerebbe se scegliesse di partecipare alla competizione elettorale apparentandosi con altre liste.

Queste difficoltà hanno come causa un'interpretazione surrettizia della legge elettorale, interpretazione che vorrebbe imporre di raccogliere le firme a supporto della lista soltanto dopo l'apparentamento e la definizione dei candidati nei collegi uninominali - nonostante la legge permetta l'apparentamento solo pochi giorni prima del termine per la presentazione delle liste.
Ci mancherebbe insomma il tempo materiale per raccogliere le firme necessarie (necessità, lo ricordiamo, che hanno coloro che non hanno rappresentanti in Parlamento, come solo noi o quasi).

Il nostro impegno proseguirà dunque affinché venga assicurato, a noi e a tutti, un accesso su basi paritarie alla competizione elettorale.
Il Comitato +Europa Parma invita quindi tutti i cittadini interessati a sostenere la nostra lotta, nonché la nostra proposta politica europeista, liberale e in difesa dei diritti civili (proposta altrimenti assente nell'offerta elettorale italiana), a comunicarci la propria disponibilità a firmare per la lista di Emma Bonino, scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  o contattandoci sulla nostra pagina Facebook https://www.facebook.com/piueuropaPR/ 

Informiamo infine che nel mese di gennaio avvieremo comunque banchetti itineranti per la città, dove tenteremo di raccogliere le centinaia di firme necessarie alla presentazione della lista anche nel nostro collegio.

20171227-piueuropa-Bonino

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Almeno il DEF è salvo. Il Parlamento ora rischia la paralisi a causa dell'adesione spropositata di deputati e senatori allo sciopero della fame a staffetta. Rischio per la salute personale e di governance del Paese.

di Lamberto Colla Parma 6 ottobre 2017 - Continua a allargarsi il fronte dei parlamentari che hanno deciso di mettere a rischio la propria vita per sostenere lo "Ius Soli" aderendo allo sciopero della fame a staffetta.

Il Ministro Del Rio ha dichiarato il suo assenso così come Della Vedova, mentre la Presidenta Boldrini, la paladina delle risorse extracomunitarie, ci sta ancora pensando. Si ipotizza che stia favendo un check sanitario per verificare la tenuta fisica allo stress nutrizionale al quale sarebbe esposto il corpo. Siamo quasi certi che aderirà anche contro il volere medico.

Il rischio è la paralisi parlamentare. Dispiace solo di non poter vedere, lancia in resta, il povero Marco Pannella, scomparso nel maggio 2016, che con lo sciopero della fame è riuscito a negoziare con la politica convenzionale della prima repubblica e un po' con la seconda.
Lui, il Marco "radicale" nell'anima, solo e spesso compatito, riusciva a far smuovere i Presidenti della Repubblica che si spiccavano dal trono per andare a fargli visita, a casa o all'ospedale.

Non è ancora noto chi salterà la colazione, chi il pranzo, chi la cena ma, da indiscrezioni, sembra che consumare il brunch sia abilitante e qui i lombardi sono un po' più allenati quindi agevolati a sostenere le fatiche di questa terribile staffetta.

La Protezione Civile sta lasciando i presidi del centro Italia per coprire l'emergenza parlamentare allestendo un ospedale da campo davanti al Quirinale e alcuni "ambulatori di primo soccorso", in fronte a ogni sede ministeriale.

Il popolo italiano è in ansia per i suoi rappresentanti.

Fortunatamente il DEF è salvo purtroppo, invece, la legge elettorale è ancora in alto mare.

Chissà che la deficienza di glucidi e protidi stimoli la convergenza politica, seppure non parallela, come spesso lo era quella della prima Repubblica.

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