Promotrici della visita istituzionale alle strutture detentive di Reggio Emilia, Modena e Bologna, cui erano presenti anche la Responsabile Provinciale Diritti Civili del PD di Parma Dayla Briganti e la referente della Conferenza Donne Democratiche Lucia Mirti.
Durante la visita sono emerse alcune criticità legate soprattutto all’esiguo numero di detenute rispetto alla popolazione maschile, che troppo spesso porta ad avere carceri poco adatte alle loro esigenze ed ai loro bisogni. Una circostanza che a Mirti e Briganti è stata confermata anche dai vertici degli istituti e dal personale impiegato all’interno, oltre che dalle stesse detenute con cui hanno avuto la possibilità di interloquire.
“Ci attendevamo una situazione di disagio e di grande dolore per il vissuto, che certamente traspariva, ma ha prevalso il loro forte desiderio di colloquiare e avvicinarsi a noi, insieme ad una determinata speranza di reinserimento in società: una vera “fame” di imparare cose nuove per acquisire competenze utili per il loro futuro – confermano Briganti e Mirti - La direttrice e le operatrici ci hanno rappresentato alcune difficoltà legate anche alla burocrazia legata ai corsi svolti in carcere anche con l’ausilio di cooperative: a volte viene impedito il loro avvio a causa dell’obbligatorietà di un numero minimo di partecipanti (troppo alto per alcune realtà carcerarie) e ad altri limiti di sistema che non aiutano il percorso di reinserimento.
A Reggio Emilia abbiamo toccato con mano la soddisfazione delle detenute nel mostrarci i loro curatissimi manufatti, in occasione della consegna degli attestati a conclusione del corso di sartoria. E’ stata un’esperienza che ha lasciato il segno e che ci ha permesso di toccare con mano un mondo che merita attenzione e percorsi mirati a fare sempre di più in modo il carcere sia uno strumento rieducativo e di reinserimento sociale come previsto dalla nostra Costituzione.
Le detenute in tutta la Regione sono solo 172, e spesso il loro esiguo numero ostacola anche l’accesso a progetti di formazione e di reinserimento sociale. L’essere una minoranza nelle carceri non deve diventare ragione di esclusione: queste donne non devono essere dimenticate e questo sarà da domani, con ancora maggiore forza, il nostro impegno a tutti i livelli in cui potremo incidere. Ci auguriamo possa esserci un intervento forte anche sul piano legislativo da parte del Governo, affinché queste condizioni di disparità possano essere superate e si possa giungere a garantire per tutte le detenute l’accesso alle opportunità cui hanno diritto”.











































































