Lunedì, 02 Febbraio 2026 04:46

Ottantacinque secondi: il tempo che resta alla nostra responsabilità e all’umanità In evidenza

Scritto da Andrea Caldart
Immagine da Intelligenza Artificiale Immagine da Intelligenza Artificiale

Di Andrea Caldart (Quotidianoweb.it)  Cagliari, 1 febbraio 2026 - C’è un numero che, più di altri, dovrebbe togliere il sonno a governi, élite economiche e cittadini: 85.

Non è una statistica finanziaria, né una previsione elettorale. È la distanza simbolica in secondi che separa l’umanità dal proprio collasso, misurata dall’Orologio dell’Apocalisse, lo strumento con cui da quasi ottant’anni la comunità scientifica valuta la nostra esposizione al rischio di autodistruzione simbolicamente la mezzanotte.

Mai, dalla sua nascita nel secondo dopoguerra, le lancette erano avanzate così tanto. Non si tratta di un gesto teatrale né di una provocazione accademica: è la fotografia di un mondo che ha smarrito i freni di sicurezza mentre accelera verso crisi sempre più intrecciate.

Il dato, in sé, non racconta una fine imminente. Racconta qualcosa di più inquietante: l’erosione sistematica delle barriere che, finora, avevano impedito il peggio.

Per decenni, l’equilibrio globale è stato sorretto da architetture imperfette ma funzionali: trattati sul controllo degli armamenti, canali diplomatici stabili, regole condivise sul clima, fiducia di base nella cooperazione scientifica. Oggi quelle architetture scricchiolano tutte insieme. La competizione nucleare torna a essere esplicita, la pseudo crisi climatica avanza più velocemente delle risposte politiche, la tecnologia corre senza un perimetro etico comune, mentre la disinformazione corrode il terreno stesso su cui dovrebbero poggiare decisioni collettive razionali.

Il vero pericolo non è una singola minaccia, ma la loro sovrapposizione. Un errore di calcolo militare in un contesto geopolitico teso. Un evento climatico estremo che destabilizza intere regioni già fragili. Un sistema tecnologico che prende decisioni a una velocità incompatibile con il controllo umano. In un mondo così interconnesso, gli incidenti non restano locali: diventano moltiplicatori di caos.

C’è un aspetto dell’Orologio che spesso viene frainteso. Non indica una data, né predice un evento. Misura la qualità delle nostre scelte. Quando le lancette avanzano, non stanno dicendo che il destino è scritto, ma che stiamo perseverando negli stessi errori con una consapevolezza sempre maggiore delle conseguenze.

Ed è qui che il dato diventa politico, non tecnico. Perché se la scienza può segnalare il pericolo, non può imporre la direzione. Quella resta una decisione umana. Resta una questione di priorità: cosa siamo disposti a sacrificare, cosa scegliamo di proteggere, quanto valore attribuiamo al futuro rispetto all’immediato vantaggio.

La storia dimostra che inversioni di rotta sono possibili. In passato, accordi coraggiosi e visioni condivise hanno allontanato l’umanità dal baratro. Ma quelle svolte non sono mai arrivate per inerzia: sono nate da crisi riconosciute come tali, da pressioni dell’opinione pubblica, da leadership capaci di guardare oltre il ciclo elettorale.

Oggi il rischio è diverso. Non è solo la catastrofe finale, ma la normalizzazione dell’emergenza. Viviamo in un’epoca in cui l’eccezionale diventa routine, l’allarme rumore di fondo, l’irreversibile un’ipotesi astratta. È questo anestetizzarsi collettivo che rende gli 85 secondi particolarmente pericolosi.

L’Orologio non chiede paura. Chiede lucidità. Chiede di riconoscere che le minacce esistenziali non si affrontano con slogan, né con soluzioni isolate, ma con una cooperazione che oggi appare politicamente scomoda e culturalmente faticosa.

Una sintesi con qualche dato per ricordare la storia dell’Orologio dell’Apocalisse: nel 1947 Creazione a 7 minuti alla mezzanotte, nel 1953 fu il punto più critico Guerra Fredda – 2 minuti (test bomba H), nel 1991 punto più sicuro – 17 minuti (fine Guerra Fredda), nel 2018 ritorno a 2 minuti (tensioni Nord Corea/Trump), nel 2020 100 secondi (primo superamento della soglia dei 2 minuti), nel 2023 90 secondi (guerra in Ucraina) e nel 2025 89 secondi 2026: 85 secondi – RECORD STORICO DI PERICOLO. I fondatori di questo Orologio furono: Albert Einstein, J. Robert Oppenheimer, scienziati dell’Università di Chicago Martyl Langsdorf (moglie di un ricercatore del Progetto Manhattan). L’organizzazione del Bulletin of the Atomic Scientists (no profit dal 1945) è a Chicago, Illinois, USA. 

Leggendo questi dati la domanda, in fondo, non riguarda il futuro remoto, ma interessa il presente. Dobbiamo chiederci se siamo ancora capaci di considerarci una comunità di destino, oppure solo una somma di interessi in competizione, pronti a scoprire troppo tardi che alcune partite, una volta perse, non prevedono rivincite.

Ottantacinque secondi non sono un conto alla rovescia. Sono un margine. Piccolo, fragile, ma ancora reale. Sta a noi decidere se usarlo.

Link utili:

www.thebulletin.org

È GRATIS! Clicca qui sotto e compila il form per ricevere via e-mail la nostra rassegna quotidiana.



"Gazzetta dell'Emilia & Dintorni non riceve finanziamenti pubblici, aiutaci a migliorare il nostro servizio e a conservare la nostra indipendenza, con una piccola donazione. GRAZIE"