Sabato, 16 Novembre 2019 11:35

Da Parma alla frontiera, espulsi

Controllo del territorio e contrasto al fenomeno dell’immigrazione clandestina di soggetti pericolosi

Durante uno dei continui servizi di controllo del territorio che si sviluppano nell’arco delle 24 ore, 7 giorni su 7, una volante dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura, ha fermato un’auto sospetta, con quattro persone a bordo. Fermo avvenuto nel quartiere Lubiana, zona dove in passato si sono verificati furti in abitazione e che vedono da parte della Questura il massimo della concentrazione dei controlli.


Il conducente è risultato essere un cittadino Pakistano, in possesso di patente di guida e di permesso di soggiorno inglesi, entrambi risultati essere falsi. Per questo motivo, l’uomo, è stato denunciato per i reati di false attestazioni a pubblico ufficiale, falsità materiale e sostituzione di persona; ovviamente, i documenti sono stati posti sotto sequestro.
Altri due soggetti presenti a bordo sono risultati essere cittadini stranieri ed irregolari. Nel dettaglio, uno dei due, un tunisino classe 93’, particolarmente pericoloso per la sicurezza del nostro territorio, in quanto gravato da numerosi precedenti per spaccio, è stato posto immediatamente all’attenzione dell’Ufficio Immigrazione e dopo aver svolto le pratiche necessarie per l’espulsione, il soggetto è stato accompagnato nella mattinata odierna al C.P.R. di Trapani per la sua effettiva espulsione dal territorio nazionale nei prossimi giorni. Lo stesso iter è stato seguito per il cittadino indiano, anch’esso irregolare.


Nel corso della giornata odierna, inoltre, la Questura ha notificato l’accompagnamento in frontiera ad un cittadino Tunisino, classe 71, gravato da numerosi precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti, fermato da personale dell’Arma dei Carabinieri a Sala Baganza.
Grazie alla forte collaborazione che vi è stata con i colleghi dell’Arma dei Carabinieri, questa mattina, personale dell’Arma, ha accompagnato il soggetto presso la frontiera di Milano, dove è stato poi fatto salire su di un volo aereo diretto per la Tunisia.

Sempre grazie al mirato controllo del territorio delle volanti dell’Upgsp, nella decorsa nottata, gli Agenti hanno fermato un soggetto Tunisino classe 86’, nel Quartiere San Leonardo, per la precisione in Via Trento, e poiché particolarmente pericoloso, in quanto gravato da condanne per stupefacenti e spaccio, è stato sottoposto all’Ufficio Immigrazione. Personale di quest’ultimo ufficio ha quindi notificato al soggetto un’espulsione per pericolosità sociale con accompagnamento, disposto dal Questore, presso il C.p.r. di Roma, dove in attesa della concreta espulsione dal territorio nazionale, non sarà in grado di delinquere.

Sempre nel corso della settimana, l’Ufficio Immigrazione della Questura, nell’ambito della strategia di allontanare dal territorio nazionale i soggetti stranieri pericolosi, lunedì e mercoledì, a seguito della loro scarcerazione, ha allontanato con accompagnamento in frontiera due soggetti molto pericolosi.
Nel dettaglio, due albanesi, entrambi con condanne per spaccio, la cui espulsione è stata eseguita in applicazione dell’espulsione sostitutiva alla detenzione disposta dall’Ufficio di Sorveglianza di Reggio Emilia.

 

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Simone Pillon, il senatore della Lega che ieri era a parma in qualità di formatore all'incontro organizzato dalla Camera civile per gli avvocati sul tema dell'"affido condiviso", è stato oggetto di contestazione attraverso un presidio organizzato davanti alla chiesa di San Giovanni.

Il senatore leghista è fautore di una proposta di legge che mira a tutelare la “bigenitorialità”, vale a dire a consentire ai figli delle coppie separate di continuare ad avere rapporti con entrambi i genitori. Una posizione che aveva alimentato polemiche sin dalla notizia che sarebbe intervenuto come relatore al convegno legale parmense.

Sull'argomento, nei giorni scorsi, si era espressa anche la presidente di  D.i.Re (Donne in rete contro la violenza), Lella Palladino: "siamo state le prime a capire il problema che portava il Pillon su questo- ha evidenziato la presidente di D.i.Re.- ma anche senza il Pillon si è sdoganata attraverso le Ctu (consulenze tecniche d'ufficio) la possibilità di introdurre l'alienazione parentale". Uno strumento che di fatto "obbliga i bambini a vedere i padri. Chiediamo che non sia possibile che in ambito giudiziario, i servizi o gli operatori sanitari mettano sullo stesso piano una donna che è nel ciclo della violenza con un uomo che l'ha agita e che ha commesso il reato di esporre i bambini alla violenza assistita."

Alla fine dell'incontro il senatore ha asciato i locali dalle uscite secondarie.

(Foto di Francesca Bocchia) 

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D.i.re: https://www.direcontrolaviolenza.it/?fbclid=IwAR17fZyp_dIt-TWWKXmrT0k-TfsqYLO_rFKPhSf7Duaf9tsPuaQMB3IPdH8

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Scene di quotidiana straordinarietà, che vogliono raccontare la solidarietà e l’attenzione verso il prossimo con cui ogni militare dell’Arma tutti i giorni, in Italia e all’estero, svolge il proprio servizio. Storie di ordinario eroismo, che fanno comprendere a pieno lo spirito di servizio con cui donne e uomini in uniforme affrontano silenziosamente quello che molti di loro stessi definiscono la loro missione, ovvero la tutela delle fasce più deboli e vulnerabili della società. 

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Con una tiratura di oltre un milione di copie, il Calendario Storico dell’Arma dei Carabinieri è un oggetto ambito. Nato nel 1928, dopo l’interruzione post-bellica dal 1945 al 1949, la pubblicazione del Calendario, giunta alla sua 87^ edizione, venne ripresa regolarmente nel 1950 e da allora è stata puntuale interprete, con le sue tavole, della vicinanza dell’Arma ai cittadini e, attraverso di essa, all’Italia.

Quello del 2020 è un calendario “narrativo”, da leggere. Racconta del quotidiano eroismo dei carabinieri, attraverso le tavole realizzate dall’artista Mimmo Paladino, tra i massimi autori contemporanei, celebre esponente della transavanguardia, che ha visto le proprie opere esposte permanentemente in alcuni dei principali musei internazionali, tra cui il Metropolitan Museum di New York, accompagnate da toccanti testi scritti da Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale, vincitrice di numerosi premi tra cui lo Strega e il Campiello, che con la sua prosa incisiva ha trasformato vicende reali in toccanti narrazioni.

Foto della presentazione a Parma a cura di Francesca Bocchia 

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Colonnello Salvatore Altavilla, Comandante Provincia dei Carabinieri di Parma 

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La chirurgia robotica entra nelle sala operatorie dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Da lunedì strumentazione già operativa con il primo intervento. Fabi, direttore generale del Maggiore: “Con l’arrivo del Robot si completa il percorso di innovazione tecnologia e organizzativa intrapreso in area chirurgica”.

Ridotte incisioni, minor dolore post-operatorio, ripresa più rapida delle attività quotidiane, eccellente visualizzazione e miglior accesso alle aree anatomiche difficili. Questi i principali vantaggi del robot chirurgico che da lunedì 18 novembre debutta con il primo intervento. Grazie al prezioso contributo diFondazione Cariparma l’innovazione tecnologica di ultimissima generazione entra quindi in sala operatoria, amplificando le mani del chirurgo e aumentandone la precisione. La tecnica robotica rappresenta l'evoluzione naturale della chirurgia mini-invasiva laparoscopica, tecnica da lungo tempo utilizzata presso l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, già considerata centro di riferimento e formazione nell'ambito chirurgico. I chirurghi che, dopo aver intrapreso e portato a termine un articolato piano di formazione, utilizzano anche la chirurgia robotica  hanno ora uno strumento in più al servizio dei pazienti dell’Ospedale di Parma.

La presentazione del progetto di chirurgia robotica si è svolta oggi all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma in una sala congressi con oltre 200 tra chirurghi, medici e sanitari, presenti insieme al direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma Massimo Fabi, al  presidente di Fondazione Cariparma Gino Gandolfi, al  Rettore dell’Università degli studi Paolo Andrei e all’Assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia Romagna Sergio Venturi. “Con l’arrivo del Robot – precisa Massimo Fabi, direttore generale dell’azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma -  si completa il percorso di innovazione tecnologia e organizzativa intrapreso in area chirurgica. Affidiamo nelle mani dei nostri professionisti uno strumento importante al servizio dei pazienti.  Ringrazio Fondazione Cariparma per aver ancora una volta sostenuto  un progetto importante dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria donando 1 milione di euro.”

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Il sistema robotico da Vinci consente al chirurgo, seduto ad una console di manovrare a distanza quattro bracci robotici che migliorano i gesti umani garantendo una visione 3D e immersiva del campo operatorio, con la possibilità di raggiungere aree anatomiche difficili. Il costo del Robot è  pari a 2.778.000 euro sostenuto da fondi Aziendali e da una donazione di 1.000.000 di Fondazione Cariparma. 

“La dotazione al Maggiore di Parma di un sofisticato robot chirurgico è un importante risultato per la nostra Comunità – spiega il Prof. Gino Gandolfi, Presidente di Fondazione Cariparma – un’apparecchiatura all’avanguardia in grado di offrire un sensibile miglioramento alla qualità prestazionale del nostro Ospedale; per tale motivo la Fondazione, con un importante contributo, ha immediatamente aderito al progetto di acquisizione del robot chirurgico, aggiungendo un nuovo, significativo tassello al potenziamento ed alla crescita del servizio sanitario del territorio.”  

“Con questo nuovo robot chirurgico, per il quale ringrazio sinceramente la Fondazione Cariparma per la sensibilità che dimostra sempre nei confronti dei bisogni del territorio, la nostra Azienda Ospedaliero-Universitaria – spiega il Rettore Paolo Andrei - fa un deciso passo avanti collocandosi tra l’altro in una posizione d’avanguardia in Regione, visto che in Emilia-Romagna solo altri tre poli ne sono dotati. Anche l’Università non può che esprimere grande soddisfazione per questo nuovo strumento, che ha valenza in chiave assistenziale ma anche in un’ottica d’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca, pienamente in linea con il ruolo dell’Ateneo”

“Quello di oggi- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi - è un esempio concreto di cosa intendiamo quando parliamo di investimenti in sanità, che abbiamo posto da subito in cima alla nostra agenda: nuovo personale, strutture pensate per la funzionalità e il comfort dei pazienti e di chi ci lavora, tecnologie sempre più all’avanguardia, in grado di alzare ulteriormente la qualità e l’efficacia delle cure e dell’assistenza. E quando un progetto riesce grazie alla collaborazione costruttiva tra pubblico e privato, come in questo caso, significa che il territorio e le istituzioni lavorano insieme per raggiungere obiettivi comuni a vantaggio della collettività. Anche questo mi sembra un gran bel risultato”.

 

Il Robot Da Vinci

La piattaforma robotica è formata da una console chirurgica, un carrello paziente e un carrello visione. La console chirurgica rappresenta il centro di controllo del robot Da Vinci; è il sistema con cui il chirurgo si interfaccia e controlla il sistema endoscopico e gli strumenti EndoWrist (strumentario chirurgico che replica ed amplifica i movimenti della mano), attraverso due manipolatori e una pedaliera. Inoltre il chirurgo osserva il campo operatorio attraverso un visore stereo “full immersion” in HD-3D.  Il carrello paziente è il componente operativo del sistema Da Vinci ed è provvisto di quattro braccia innestate su di un perno centrale girevole, che comandano l'endoscopio e gli strumenti chirurgici in modo da poter agire su tutti i quadranti del campo operatorio. Il carrello visione contiene l'unità centrale di elaborazione delle immagini.

Inoltre, offre la possibilità di vedere il campo operatorio in tre dimensioni full HD (in grado di moltiplicare fino a 10 volte la normale visione dell'occhio umano) e di utilizzare movimenti naturali simili a quelli delle mani e delle braccia. La tecnica robotica riesce a filtrare e rendere pressoché impossibili eventuali tremori dell’operatore alla console, consente un’estrema facilità di accesso ad anatomie “difficoltose” e incrementa notevolmente la precisione nella procedura demolitiva e in quella ricostruttiva.

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Venerdì, 15 Novembre 2019 15:49

Cleofonte Campanini, da Parma al Nuovo Mondo

Un progetto espositivo e tante iniziative di valorizzazione culturale nel centenario della morte del direttore d'orchestra parmigiano: dal 22 novembre al 15 gennaio 2020 alla Casa della Musica, Museo dell’Opera e Casa del Suono.

Parma, 

Un progetto espositivo e tante iniziative di valorizzazione culturale per rendere omaggio al direttore d'orchestra parmigiano nel centenario della sua morte: “Cleofonte Campanini, da Parma al Nuovo Mondo” dal 22 novembre 2019 al 15 gennaio 2020 celebra la carriera e la vita dell'artista attraverso l'esposizione di materiali, visite guidate, percorsi didattici e concerti. 

Il ciclo di iniziative, a cura del Comune di Parma – settore Casa della Musica, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Parma, il Conservatorio di musica “Arrigo Boito”, la Fondazione Arturo Toscanini, l’Istituto Nazionale di Studi Verdiani e il Gruppo appassionati verdiani – Club dei 27, prenderà avvio il prossimo 22 novembre alla Casa della Musica, alle ore 16, con l'inaugurazione del percorso espositivo “Cleofonte Campanini, da Parma al Nuovo Mondo”, che si snoda tra Casa della Musica, Casa del Suono e Museo dell'opera e ripercorre le tappe della carriera del direttore, nato a Parma l’1 settembre 1860 e morto a Chicago (USA) il 19 dicembre 1919. 

Le esposizioni, corredate da un ricco catalogo a cura di Federica Biancheri e Giuseppe Martini, saranno visitabili gratuitamente dal mercoledì alla domenica, dalle 10 alle 18

“Si tratta di una iniziativa – ha introdotto l'assessore alla Cultura Michele Guerra – frutto di una collaborazione corale tra enti e realtà musicali del territorio dedicata a un artista nostro concittadino che ha avuto un ruolo di primo piano a livello nazionale e internazionale e che merita di essere recuperato scientificamente”.

A sottolineare l'importanza della sinergia di intenti per la buona riuscita del progetto sono intervenuti anche Graziano Tonelli, direttore dell'Archivio di Stato di Parma Giuseppe Romanini, presidente del Conservatorio Arrigo Boito, e Massimo Galli, "Otello" del Club dei 27 Gruppo Appassionati Verdiani.

A spiegare nel dettaglio il programma delle iniziative e la genesi del progetto sono intervenuti i curatori del catalogo Federica Biancheri e Giuseppe Martini.

Le tappe del percorso espositivo sono realizzate attraverso l’esposizione di preziosi materiali documentari, fotografici e museali, provenienti dall’Archivio Storico del Teatro Regio, dal Museo “Riccardo Barilla” - Mediateca e Archivio Storico del Conservatorio “Arrigo Boito” e dalla sezione musicale della Biblioteca Palatina, parte del Complesso Monumentale della Pilotta. Ha collaborato alla realizzazione del percorso anche l’Archivio Storico Ricordi di Milano, che ha fornito le preziose immagini di bozzetti e figurini disegnati in occasione della prima rappresentazione di Madame Butterfly di Puccini, diretta nel 1904 a Milano al Teatro alla Scala proprio da Cleofonte Campanini. 

 

Visite Guidate 

La mostra sarà arricchita da un programma di visite guidate e percorsi didattici, appositamente studiate dal personale di Casa della Musica: la volontà del progetto è quella di far riscoprire al pubblico non solo la carriera musicale di Campanini, ma anche ricordarne il valore civico: egli sin dagli esordi si è impegnato, insieme al fratello Italo, celebre cantante, in attività filantropiche per il benessere dei suoi concittadini e del territorio, attraverso l’organizzazione di spettacoli di beneficenza e di stagioni liriche. 

 

Concerti 

A corredo del percorso espositivo gli enti coinvolti nell’organizzazione delle celebrazioni hanno previsto anche una piccola ma significativa serie di concerti.  

Si comincia proprio venerdì 22 novembre 2019 con “Quel primo settembre a Villa Campanini”, a cura della Fondazione Arturo Toscanini, su testo di Giulia Bassi, con Bruno Stori, voce recitante, e il Quartetto Eos. 

Si prosegue poi lunedì 9 dicembre con “Uno sguardo d’Oltreoceano: opera internazionale e songs americani”, a cura del Dipartimento di Canto e Teatro musicale e del Dipartimento di Nuove Musiche del Conservatorio di musica “A. Boito” , con il coordinamento del professor Raffaele Cortesi e del professor Alberto Tacchini. 

Il ciclo terminerà giovedì 19 dicembre con l'appuntamento “Cleofonte Campanini: l’arte è lunga e il tempo è breve”, ancora a cura della Fondazione Arturo Toscanini. 

Tutti i concerti sono a ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili, ed avranno inizio alle ore 20,30, nella sala Concerti di Casa della Musica

Il 19 dicembre, giorno in cui ricorre proprio il centesimo anniversario della scomparsa del grande direttore parmigiano, sarà anche occasione per la città di ricordarlo con una breve cerimonia nel bellissimo famedio della famiglia Campanini al Cimitero della Villetta, che verrà ripristinato con la preziosa collaborazione di ADE Spa

 

Chi era Cleofonte Campanini

Cleofonte Campanini iniziò la sua carriera di grande direttore d’orchestra dopo un primo periodo di formazione alla Regia Scuola di Musica del Carmine, avviando da lì un percorso artistico da outsider: grazie all’appoggio del fratello, il grande tenore Italo, ma anche alla sua capacità intuitiva e al suo gesto appassionato, si trovò presto proiettato da Parma a Milano, poi nei teatri di Spagna, Portogallo, Francia e Sudamerica, al Covent Garden di Londra fino a New York, dove diresse la Manhattan Opera in concorrenza col Metropolitan, e infine a Chicago, dove fu direttore e general manager della Chicago Opera Company. 

Mentre in America diede vita a stagioni memorabili e d’avanguardia, portando le opere dei nuovi autori francesi e incoraggiando la formazione dei musicisti e cantanti americani, Campanini per Parma fu mecenate e benefattore. Nel 1913, l’anno in cui diresse al Regio le celebrazioni del primo centenario verdiano, acquistò e restaurò con criteri moderni uno dei teatri di Parma oggi scomparsi, il Politeama Reinach, con lo scopo di farne un centro sperimentale aperto ai giovani e istituì presso il Conservatorio un concorso di composizione per un’opera lirica, grazie al sostegno della sua amica Edith Rockfeller McCormick, e uno di canto per i giovani di tutto il mondo, da cui tra l’altro emerse Beniamino Gigli.

 

“Cleofonte Campanini, da Parma al Nuovo Mondo” 

Orari di apertura al pubblico: da mercoledì a domenica dalle 10 alle 18, ingresso gratuito.

Per informazioni:

Casa della Musica, Piazzale San Francesco 1, 43121 Parma, tel. 0521-031170, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Un nuovo primato per la chirurgia dei Trapianti di Modena. Al Policlinico il primo trapianto di rene da donatore vivente con prelievo robotico eseguito in Emilia - Romagna. Il gruppo del Prof. Di Benedetto leader nella ricerca clinica e nell’innovazione tecnologica.

Modena -


La Chirurgia Oncologica, Epatobiliopancreatica e dei Trapianti di Fegato dell’AOU di Modena conferma nuovamente la sua vocazione alla ricerca e allo sviluppo, segnando una tappa importante nel campo del trapianto di rene. L’equipe – composta da chirurghi vascolari e chirurghi trapiantologhi - guidata dal prof. Fabrizio Di Benedetto di UNIMORE ha infatti portato a termine la scorsa settimana un trapianto di rene da donatore vivente con prelievo completamente robotico. Si tratta del primo caso condotto con questa tecnologia in Emilia-Romagna, e va ad arricchire l’offerta al territorio all’interno di un programma chirurgico trapiantologico già di primo piano. Il donatore è già stato dimesso, il ricevente sta proseguendo la convalescenza.

“Dal primo di Novembre abbiamo affidato la responsabilità chirurgica del programma di trapianto di rene al prof. Di Benedetto – ha spiegato il dottor Ivan Trenti, Direttore generale dell’AOU di Modena – grazie alla sinergia con il Prof Cappelli, direttore della Nefrologia e grande esperto nei trapianti di rene, oltre che con i reparti ed il personale di entrambi i nostri stabilimenti ospedalieri, abbiamo potuto offrire al nostro paziente ed al suo donatore questa opportunità. Non è una casualità ma il frutto di un lavoro che ha coinvolto numerosi specialisti”.

“È un importante traguardo del nostro programma di lavoro – spiega il prof. Di Benedetto – che si prefigge di portare costantemente innovazione e qualità per i cittadini che si rivolgono al Sistema Sanitario Nazionale. Garantire la sicurezza dell’intervento e migliorare la qualità di vita dei donatori significa valorizzare il loro gesto di altruismo, dotandoci di uno strumento in più per rispondere alle esigenze di tutti i pazienti che aspettano un trapianto di rene, incrementando il numero dei trapianti e riducendo i tempi di attesa. Grazie all’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni dal Centro di Coordinamento Regionale Trapianti diretto dalla Dott.ssa Gabriela Sangiorgi, stiamo assistendo ad una crescita costante delle donazioni che pone la Regione Emilia-Romagna ai vertici nazionali”.

“Le equipe delle due strutture ospedaliere coinvolte – ha spiegato la dottoressa Elda Longhitano, Direttore Gestione Operativa dell’AOU - hanno lavorato insieme ancora una volta con grande efficacia al percorso del donatore e del ricevente. Infatti, mentre il prelievo robotico sul donatore è stato eseguito nelle sale operatorie dell’Ospedale di Baggiovara, il trapianto si è svolto al Policlinico grazie al trasporto tempestivo dell’organo da parte di Modena Soccorso, secondo procedure di Sicurezza elaborate grazie alla collaborazione del Servizio assicurazione Qualità.”

“Tra i prossimi obiettivi – ha aggiunto il Prof Di Benedetto – c’è quello di applicare la tecnologia robotica anche al trapianto di rene. La collaborazione con chi ci ha preceduto nell’attività di trapianto di rene come l’esperto dott. Massimo Giovannoni della Chirurgia Vascolare, il reparto di Nefrologia diretto dal prof. Gianni Cappelli, la dott.ssa Elisabetta Bertellini ed il prof. Massimo Girardis con le loro equipe anestesiologiche, il sostegno della Direzione Sanitaria, i radiologi che hanno studiato con noi i pazienti e tutto il personale infermieristico dentro e fuori la sala operatoria: questi risultati si costruiscono grazie all’impegno di tanti eccellenti professionisti che quotidianamente mettono in campo la loro determinazione a rendere l’Ospedale un centro di qualità, sicurezza ed efficienza”.

La tradizione dei trapianti di rene a Modena, già consolidata da vent’anni di esperienza ed una casistica di 676 trapianti eseguiti, si arricchisce di una nuova opportunità per i pazienti e i loro familiari – precisa il prof. Gianni Cappelli – quella di offrire al donatore la tecnica chirurgica più moderna e meno invasiva. Questo permetterà di incrementare la risorsa della donazione da vivente con l’obiettivo di raggiungere una percentuale in linea con gli standard internazionali. 60 sono ad oggi i trapianti eseguiti da donatore vivente ma la possibilità di proporre una metodica mininvasiva permetterà alla immissione nella lista di attesa, curata dal Dr. Giacomo Mori, di facilitare il consenso del potenziale donatore. In quest’ottica anche il percorso di preparazione del paziente con malattia renale cronica avanzata alla scelta della migliore terapia sostitutiva renale potrà incrementare le possibilità di individuare coppie di donatore/ricevente nel follow-up ambulatoriale nefrologico e permettere il trapianto prima della dialisi”.

“Dal punto di vista anestesiologico – spiega la dottoressa Elisabetta Bertellini, Direttore dell’Anestesia e Rianimazione di Baggiovara – il prelievo robotico richiede procedure peculiari per un intervento più breve e meno invasivo. La metodica mini-invasiva consente, inoltre, un rapido recupero delle funzioni vitali e un ottimale controllo del dolore post-operatorio. In sala era presente il dottor Marco Degoli esperto in anestesia per la chirurgia robotica, che lavora spesso con l’equipe della chirurgia dei trapianti nella chirurgia robotica”. Il trapianto è stato poi effettuato nelle sale operatorie del Policlinico di Modena con una procedura di chirurgia tradizionale, col supporto dell’equipe anestesiologica dell’Anestesia e Rianimazione 1, diretta dal prof. Massimo Girardis.
Non c’è solo la lunga esperienza nella chirurgia robotica maturata su fegato e pancreas dal gruppo del prof. Di Benedetto, ma una programmazione mirata dietro al raggiungimento di questo primato regionale. “Abbiamo fortemente voluto l’arrivo nella nostra Università del prof. Stefano Di Sandro, recentemente chiamato a rivestire il ruolo di Professore Associato di Chirurgia – commenta il prof. Giovanni Pellacani, Presidente della Facoltà di Medicina dell’Università di Modena e Reggio Emilia – Si tratta di un’eccellenza di livello internazionale nel campo della chirurgia dei trapianti e mini-invasiva, ed ha apportato un contributo decisivo grazie alle sue competenze nell’applicazione della tecnologia robotica al prelievo di rene da donatore vivente”.

L’utilizzo del robot per il prelievo di rene a scopo di trapianto consente una rapida ripresa ed una riduzione delle complicanze post-operatorie, con conseguente rapido ritorno alle normali attività quotidiane ed un’ottima qualità di vita dopo l’intervento. “È ormai ben noto dalla letteratura internazionale che la donazione di rene è una procedura sicura e che non pone il donatore a rischio nel lungo termine – spiega il prof. Stefano Di Sandro – tuttavia l’approccio mini-invasivo robotico migliora la sicurezza dell’intervento grazie all’ingrandimento, alla stabilità dell’immagine e alla flessibilità degli strumenti. Inoltre, porta ad ottimi risultati funzionali e cosmetici per il donatore: in questo caso la donatrice dopo sole 48 ore dall’intervento è tornata a casa in ottime condizioni”.

“L’AOU di Modena è oggi – ha aggiunto Il Sindaco di Modena e Presidente della CTSS Giancarlo Muzzarelli - prima in Regione per donazioni e trapianti di fegato nel campo dei donatori a cuore non battente, e grazie all’introduzione del robot nel prelievo di rene a scopo di trapianto da donatore vivente offre oggi una nuova opportunità ai tanti pazienti in attesa. L’unificazione tra Policlinico e Baggiovara in seno all’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, fortemente voluta dalle istituzioni regionali e territoriali, è la base di questa organizzazione”.

 

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Venerdì, 15 Novembre 2019 15:13

La musealizzazione della Vasca Votiva di Noceto

Sarà aperto nella primavera del 2020 il museo archeologico che ospiterà la Vasca Votiva di Noceto, la terramara dell’Età del Bronzo rinvenuta in maniera del tutto incidentale nel 2004 nella zona sud del paese. Il ritrovamento, del tutto inaspettato, ha dato avvio ad un’avventura lunga 15 anni e ormai prossima alla conclusione, che ha visto l’Amministrazione Comunale di Noceto – con particolare riferimento alla determinazione del sindaco Fabio Fecci, che ha creduto “da subito” al progetto, come lui stesso più volte ha affermato – diventare la cabina di regia del più grande progetto di sviluppo culturale del territorio.

La Vasca Votiva, infatti, un unicum a livello europeo e tale da innovare profondamente, per le sue caratteristiche, le conoscenze scientifiche sull’Età del Bronzo, è un monumento senza confronti fra le strutture lignee pre-protostoriche europee: è la struttura più antica (XV secolo a.C.), più grande (70 m2) e meglio conservata.

Gli archeologi hanno riconosciuto l’elevatissimo potenziale di interesse scientifico, divulgativo e didattico della Vasca Votiva, che rappresenta la più alta testimonianza delle rilevanti competenze dei terramaricoli, finora fortemente sottovalutate, in tema di ingegneria, geotecnica, carpenteria e capacità di gestione del lavoro e delle risorse naturali. La vasca monumentale ben rappresenta l’eccezionale impegno della comunità agricola di realizzare un bacino artificiale di acqua per la deposizione delle offerte votive.

Le attività di scavo archeologico del reperto, il restauro e la ricomposizione degli elementi lignei e dei manufatti rinvenuti al suo interno, e la sua musealizzazione hanno comportato un cammino, intrapreso dal 2005, nel quale si sono incamminati con innegabile determinazione i soggetti in possesso delle necessarie conoscenze specialistiche, dando luogo con il Comune di Noceto ad uno storico e collaudato rapporto di partenariato: il Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” dell’Università degli Studi di Milano, il Segretariato Regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT), la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza (MiBACT), il Complesso Monumentale della Pilotta (MiBACT), lo studio di progettisti Atelier35architetti di Parma, e la ditta Opus Restauri, che  hanno collaborato uniti in una grande sinergia di competenze e intenti.

Un cammino che ha visto il Comune di Noceto assumere anche il ruolo di motore costantemente diretto verso la ricerca di finanziamenti esterni, che hanno coinvolto il MiBACT, la Regione Emilia Romagna e la Fondazione Cariparma; un sostegno finanziario di fondamentale importanza che ha fatto sì che l’investimento non abbia pesato sul bilancio del Comune, che però si è fatto carico della messa a punto di uno spazio idoneo ad ospitare la Vasca Votiva, presso il centro culturale Biagio Pelacani all’interno del centro museale intitolato a Francesco Barocelli, dove già hanno sede la biblioteca Don Milani e il teatro Giuseppe Moruzzi.

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Le opere strutturali affidate alla ditta SAM Carpenteria srl con sede a Montella (AV) nello scorso mese di aprile hanno previsto tutti gli interventi finalizzati alla musealizzazione del reperto: montaggio di controsoffitti, pannelli, corpi illuminanti, porzioni di pavimentazione, montaggio palco, completamento delle parti impiantistiche e murarie, posizionamento della struttura metallica di appoggio dove verrà allocata la Vasca Votiva. L’ultima e più delicata fase di rimontaggio del reperto è affidata alla supervisione dei geoarcheologi del Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” dell’Università degli Studi di Milano, mentre sono i funzionari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo ad avere in carico gli allestimenti del Museo, frutto di specifico appalto che prevede la posa di teche espositive, pannelli, arredo finale e audiovisivi.

Il progetto museale porterà ad una struttura molto suggestiva e concepita con criteri d’avanguardia da un team di architetti con esperienze maturate in contesti internazionali. Gli elaborati progettuali mostrano come l’obiettivo sia quello di voler ricreare il fascino dello scavo, che dalla terra ha fatto emergere la vasca, che verrà svelata solo alla fine di un percorso espositivo, lungo il quale saranno collocati gli oggetti lignei e ceramici rinvenuti durante lo scavo archeologico. Grande cura è stata inoltre posta nella scelta dei materiali e delle strutture espositive che, oltre a mostrare i reperti, avranno anche contenuto didascalico, e saranno integrate da un percorso grafico narrativo costituito da testi, immagini, ricostruzioni e fotografie.

Ausili multimediali racconteranno l’Età del Bronzo della Pianura Padana, con riferimento alla storia delle terramare, sullo sfondo audio di suoni particolarmente evocativi per ricreare la voce della natura, per restituire un ambiente dall’impatto emotivo particolarmente forte e capace di emozionare il visitatore e renderlo parte attiva di una scoperta che ha il suo fascino anche nel lasciargli spazio per una personale chiave interpretativa.

Le premesse per fare del Museo della Vasca Votiva un fondamentale polo di divulgazione scientifica ci sono tutte. Ad oggi le iniziative di valorizzazione hanno compreso numerose visite sui cantieri di scavo aperte al pubblico ed alle scolaresche, una mostra allestita nel 2007 –e replicata nel 2010 – che ha visto la presenza di oltre 6000 visitatori. I primi risultati scientifici dello scavo sono stati esposti nel volume a cura di Maria Bernabò Brea e Mauro Cremaschi “Acqua e civiltà nelle terramare – La Vasca Votiva di Noceto” edizione Skirà 2009, che ha visto la collaborazione di Angela Mutti, Chiara Pizzi e Paolo Ferrari.

 

Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, una data scelta non a caso: in questo stesso giorno del 1960 furono uccise le tre sorelle Mirabal che si opposero alla dittatura dominicana.

È una data importante per ricordare a tutti che il rispetto è alla base di ogni rapporto e che non possiamo continuare a veder crescere il numero delle donne che subiscono violenza sia fisica che psicologica. La violenza, però, non è solo ascrivibile alla devianza criminale e ai fatti di cui quasi quotidianamente ci mette al corrente la cronaca.

C’è una violenza di altra natura, più sottile e difficile da decifrare. Sono violenza gli ostacoli che impediscono alle donne di entrare nel mercato del lavoro e di avere continuità lavorativa, lo è quella di dover scegliere tra desiderio di maternità e carriera, la mancanza di pari opportunità nella vita sociale, economica e politica di un Paese. È violenza una cultura totalmente sbilanciata sulla donna in termini di responsabilità familiari e di carichi di lavoro da sostenere, nonché la differenza salariale tra uomini e donne a parità di condizioni.


Rappresentare l'emancipazione della donna come frutto di semplificazioni e di scorciatoie sistematicamente mediate dal potere e dal suo sistema di concessioni e di concezioni, anche questo è violenza. Lo è tutto ciò che trasforma la vita lavorativa e sociale delle donne in un campo minato, in una prova continua che spinge a mollare e a ritirarsi in una dimensione personale e professionale.
La nostra società è sempre più instabile e frammentata e la grave insicurezza che investe le nuove fasce generazionali sono il frutto di mutamenti sociali enormi: l'allentamento di legami di vicinato che da sempre hanno consolidato il senso di comunità, la precarietà lavorativa, sociale ed economica non hanno fatto che aumentare un profondo senso di solitudine.


Così spazi come la Biblioteca Sociale Roberta Venturini diventano non solo luoghi dove si fa cultura, ma punti di aggregazione in cui incontrare sempre qualcuno con cui parlare.
Karthiga, Jothika, Indhumati, Dhanalakshmi, Harini sono cinque delle oltre 1.500 ragazze scampate da una pratica crudele, purtroppo frequente nell’India meridionale: l’infanticidio femminile. La mostra allestita nella nostra Biblioteca Sociale e tratta dal reportage di Stefano Stranges, espone le vivide istantanee delle cinque ragazze, e ne restituisce un ritratto poetico di ciò che caratterizza oggi la loro vita.


L'impegno individuale si riflette in tutta la collettività; allestire mostre che sensibilizzino la cittadinanza sul delicato tema dell'infanticidio femminile è un piccolo passo che noi, come associazione, svolgiamo perchè reputiamo fondamentale parlare di fenomeni che sono distanti dal nostro quotidiano, ma che rientrano nel radicato problema sociale della discriminazione di genere.


L’esposizione 'Le bambine salvate', promossa da Terre des Hommes Punto Parma, in collaborazione con Terre des Hommes Italia e finanziata dal bando 'Donne tutte l'anno' emesso dall'Assessorato Pari Oppurtinità del Comune di Parma, potrà essere visitata dall'11 al 30 novembre in Via Venezia 123, Parma.
Progetti del genere nascono e si sviluppano perché per ricostruire serenità ed equilibrio per il vivere sociale, per noi stessi e per chi ci sta intorno, è necessario riflettere al fine di ricercare nuovi stimoli.

Rino Basili,  Segretario di Intesa San Martino 

 

 

Pubblicato in Cultura Emilia

Resta alta e sarà in ripresa all'inizio del 2020, ma intanto è prevista in rallentamento l'offerta di lavoro delle imprese reggiane negli ultimi due mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2018.


I risultati dell'ultima indagine Excelsior analizzati dall'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia parlano, infatti, di 10.490 contratti che le aziende reggiane dell'industria e dei servizi intendono attivare nel trimestre novembre 2019-gennaio 2020, circa 2.500 in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa.


A pesare sulle decisioni delle imprese è la crescente incertezza del quadro internazionale, la frenata, anche al livello locale, della produzione manifatturiera, la decelerazione dell’industria tedesca e la minor crescita delle principali economie asiatiche.
Queste incertezze si riflettono soprattutto sugli orientamenti degli ultimi due mesi del 2019.


La quota più contenuta di ingressi – poco più di 2.000 entrate, pari ad un quinto dei rapporti di lavoro del trimestre - dovrebbe riguardare, infatti, il mese di dicembre, mentre a gennaio 2020 i contratti previsti dovrebbero essere circa 5.500.
Fissando l'attenzione al mese corrente, le entrate previste dovrebbero essere poco più di 3.000 e dovrebbero concentrarsi per il 61%, nel settore dei servizi, con una prevalenza dei servizi alle imprese (670 entrate), come i servizi di trasporto e logistica o quelli avanzati di supporto alle imprese; a seguire, la filiera turistica (servizi turistici, alloggio e ristorazione) con 540 ingressi, il commercio (350) e i servizi rivolti alla persona (290).
Nel settore industriale i contratti previsti saranno 1.160 e a trainare la domanda di lavoro dovrebbero essere i comparti della meccanica ed elettronica (330 unità) seguiti dalle industrie metallurgiche (240) e da quelle della filiera alimentare-bevande (120).
Quasi due terzi dei 3.010 nuovi ingressi dovrebbero essere coperti dalle imprese di piccola dimensione, ovvero fino a 49 dipendenti; nel 37% dei casi, inoltre, le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 63% saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita).


Permangono ancora, come rileva l'indagine, le difficoltà da parte delle aziende reggiane nel reperire le figure professionali richieste: il 39% delle figure previste risulta, infatti, non facile da trovare. Operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche, operatori dell'assistenza sociale, in istituzioni o domiciliari e conduttori di mezzi di trasporto sono le professioni più difficili da reperire, con percentuali superiori al 50% se non addirittura al 60%.

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Pubblicato in Economia Reggio Emilia

Un 31enne rumeno è stato arrestato dalla Polizia di Stato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti: custodiva più di 1 chilo di cocaina nella presa d’aria del vano motore dell’autovettura e, all’interno della propria abitazione, materiale verosimilmente utilizzato per il confezionamento della droga, oltre a quasi 1500 euro nascosti nell’anta di un armadio.


La cattura è avvenuta lo scorso lunedì, a seguito di un attento servizio di appostamento messo in atto dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Verona che ha operato insieme a personale della Polizia Stradale di Modena in servizio presso la Sottosezione di Modena Nord.


Durante l’attività di indagine, i poliziotti sono riusciti ad individuare i movimenti dell’uomo che è stato intercettato a bordo di una BMW sulla carreggiata sud della A/22 MODENA BRENNERO; avendo il sospetto che il 31enne si fosse, nel frattempo, rifornito di un considerevole quantitativo di cocaina, gli uomini della squadra mobile scaligera hanno chiesto la collaborazione di alcune pattuglie della Polizia Autostradale di Modena Nord che, dopo aver fermato l’uomo, hanno effettuato gli accertamenti anche sull’autovettura.


A seguito di approfonditi controlli, hanno rinvenuto, occultato in un incavo appositamente predisposto nel vano motore del veicolo, oltre 1 chilo di cocaina, 4 telefoni cellulari e due targhe di autovetture verosimilmente false.
Le circostanze accertate hanno indotto, poi, i poliziotti della sezione antidroga ad estendere la perquisizione nell’abitazione del 31enne, in provincia di Mantova; ciò ha permesso di sequestrare anche la somma di 1500 euro circa, rinvenuta all’interno di un’anta di un mobile, e un macchinario per il sottovuoto, corredato da involucri in cellophane.


Tali macchinari sono verosimilmente riconducibili all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, in considerazione anche del fatto che il soggetto in parola non risulta svolgere alcuna attività lavorativa.


Il rumeno è stato arrestato e condotto presso la casa circondariale di Modena “Sant’Anna”, in attesa della convalida del provvedimento.
Nella tarda mattinata di mercoledi, il giudice, dopo aver convalidato l’arresto, ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.

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Pubblicato in Cronaca Modena
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