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da L'Equilibrista - Il passo è leggero e attraversa i vicoli con decisa abitudine rallentando solo per sfuggire alla penombra e quella scura nottata londinese che sovrasta l'umida nebbia ostacolando il lampionaio che anche stasera sta cercando di limitare le luci in piedi sulla sua scala di legno.

Un rapido sguardo alla sala e la mano slaccia la fine giacca scoprendo un doppio petto sartoriale grigio fumo che libero dal pesante soprabito concesso nelle mani del Concierge, permette un delicato cenno al Barman che sta già preparando il calice per l'ospite atteso, dando il via alla serata confondendosi fra eleganze, musica dal vivo mai sopra le righe.

Credo sia questo che mi abbia trasmesso la chiacchierata concessami da Riccardo Soncini che con grande umiltà ed innovazione ha riportato i fasti degli anni 30 della Londra di inizi 900, fino a Reggio Emilia, sua città natale.

Tre anni e mezzo fa, in piazza Fontanesi, tutto ha avuto inizio creando dal niente il TC, The Craftsman, ovvero L'Artigiano, colui che dalle materie prime migliori riesce a creare un manufatto ed è stato così anche all'interno del locale mi racconta Riccardo. L'intera struttura è stata infatti costruita a quattro mani grazie all'aiuto dell'architetto Alessandro Cupello e quindi anche i drinks ideati dai ragazzi del TC non potevano che essere artigianali e personali.
Proprio come se un artigiano ricevuta la commessa iniziasse a tradurre un desiderio in puro gusto.

Progetto improntato sulla selezione del prodotto quindi, la sua qualità , il servizio puntuale nei confronti del cliente, dove l'esperienza e la cura nei minimi dettagli sono la giusta presentazione per la miglior esperienza possibile.

Ad oggi il locale ospita più di mille tipologie diverse fra distillati, liquori e vini di altissima qualità, tutte selezionate dal TC, avendo quindi la certezza di una ricerca senza precedenti e di una distribuzione esclusiva perché rigorosa, tanto da meritarsi il premio come "Bar rivelazione" agli Awards d'Italia 2016.

Oggi al TC si è affiancato anche il ristorante e jazz club, nel quale la firma di Mattia Trabetti, incontrato per caso ci tiene a sottolinearmi Riccardo, porta internazionalità in cucina, garantendo al Locale una chiara impronta nella scelta dei piatti, abbinamenti e ricercatezza.
Jazz club di ispirazione londinese appunto, che guadagna identità, spazio e dimensione nei desideri e nelle espressioni legando fantasia e libertà di espressione, ed è naturale quindi la commistione fra professionisti che traggano linfa dai tanti viaggi che ognuno ha fatto o che deve ancora fare creando cocktails sia classici che d'avanguardia, per cui le due anime, la musica ed il bere di altissima qualità, si attraggono creando una fusione.

Cucina internazionale e mondo della miscelazione non stanno a significare solo servizio elegante e uniformi per il TC, ma sottendono ricerca ed uso di ingredienti esclusivi per garantire tecnica all'interno di una sfera di invenzioni fatte di estro e sperimentazione continua, frutto della nuovo approccio fra barman e chefs.
Menù concepiti in modo illustrativo per riprendere un personaggio famoso e immedesimarsi in lui per ispirarsi nel concepimento di un cocktail è da intendersi come spirito libero, esercizio di creatività vera, ben supportati dai tre concerti a settimana con ospiti sia del territorio che internazionali, dove le persone scelte devono essere una garanzia di successo e capacità di reinventarsi continuamente.

La direzione di Riccardo Soncini ha previsto un orientamento preciso fatto di assoluto "no standing", con sessanta persone sedute e dove chi ha il tavolo può rimanere fino a fine spettacolo, questo perché deve regnare l'eleganza ed il rispetto dell'ospite, approccio ormai raro negli anni del progresso economico ma in linea perfetta con chi ha deciso di rischiare e di fare il precursore a Reggio Emilia, per una volta davanti e non li a guardare, ma a dominare la scena.

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Pubblicato in Dove andiamo? Emilia
Mercoledì, 21 Novembre 2018 09:58

“Il Ristorante degli Chef”: in premio un corso ALMA

Prima puntata del nuovo talent di Rai 2 "Il Ristornate degli Chef": tra i concorrenti la parmigiana Ilaria Bertinelli. Il premio finale: un Corso Tecniche di Cucina presso ALMA.

Di CM -

21 Novembre 2018 -

Rai 2 ha lanciato il suo nuovo talent culinario "Il Ristorante degli Chef" e ieri sera è andata in onda la prima puntata. Tra i concorrenti in gara anche la parmigiana Ilaria Bertinelli, appassionata di cucina e autrice del libro "Uno Chef per Gaia" focalizzato su preparazioni gourmet per celiaci e diabetici.

Dopo le selezioni iniziali, saranno 10 gli aspiranti chef a sfidarsi sotto gli occhi attenti di tre giudici stellati d'eccezione: la giovanissima Isabella Potì e gli chef Andrea Berton e Philippe Léveillé.

L'obiettivo è quello di diventare professionisti. Per questa ragione, a essere valutate saranno, oltre alla qualità delle proposte gastronomiche, anche la capacità di costruire un menu equilibrato, di gestire una brigata in cucina e di occuparsi delle spese.

ALMA, La Scuola Internazionale di Cucina Italiana sarà il prestigioso premio del vincitore, ovvero la possibilità di frequentare il Corso Tecniche di Cucina: un percorso  intensivo, della durata di nove settimane, che rappresenta la scelta ideale per chi vuole iniziare la propria carriera in cucina. Il programma del Corso è studiato per permettere di acquisire nozioni e capacità di base per entrare in una brigata professionale di cucina: i focus spaziano dai tagli dei vegetali alla conoscenza delle materie prime, dalla preparazione di paste fresche e fino alla lavorazioni di carni e pesci.

È lo chef Matteo Berti, Direttore Didattico di ALMA, a spiegare perché ALMA abbia deciso di sposare il progetto di Rai2: «Questo format ha destato il nostro interesse poiché le prove si svolgono all’interno di un ristorante, con i ragazzi impegnati a servire la clientela, di fatto un’affinità importante è rappresentata dal fine professionalizzante: la nostra Scuola nasce per formare professionisti in tutti gli ambiti dell’ospitalità, in grado di affrontare con successo il mondo del lavoro. Siamo poi contenti che alla guida del programma ci siano tre chef come Potì, Leveillè e Berton che collaborano con ALMA da diverso tempo come visiting professor, giurie e con i loro ristoranti come sedi di stage".

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Parata di stelle per la presentazione della “Rossa” più famosa nel campo dell’enogastronomia mondiale: tante novità durante la conferenza della Guida Michelin Italia 2019: assegnate 30 nuove stelle.

Articolo di Chiara Marando - 

Il grande momento è arrivato e, come ogni anno, ha sorpreso tutti. La 64esima edizione della Guida Michelin Italia ha illuminato l’Auditorium Paganini di Parma con le sue stelle, tra riconferme, novità e qualche defezione.

E Parma si è riconfermata per il terzo anno location d’eccezione per questo evento unico e atteso, punto di partenza di un tour che toccherà anche Reggio Emilia per poi arrivare a Piacenza nel 2019, dove si svolgerà la prossima presentazione 2020, e tornare a Parma per un evento di portata europea. Insomma, il territorio dell’Emilia Romagna, la sua cultura enogastronomica, le sue tradizioni, la sua storia e l’unione che lega le varie città diventa simbolo di progresso, nel segno di un patrimonio da raccontare.

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I NUOVI STELLATI

Sono ben 29 i nuovi ingressi stellati in guida, spalmati tra nord ma soprattutto sud dell’Italia, con un parterre di chef giovani, giovanissimi, segno di una sempre maggiore evoluzione della cucina che punta a parlare alle generazioni emergenti, forte di una base costruita negli anni dai veterani dell’alta gastronomia nazionale. Tra le novità stellate 15 ristoranti sono guidati da giovani talenti che hanno un’età uguale o inferiore a 35 anni. Tra questi, 10 hanno un’età uguale o inferiore a 30 anni.

Piccola delusione data dalla totale mancanza di nuove due stelle, un gradino sempre più alto che si dimostra difficile da scalare anche per ristoranti blasonati.

E qualche caduta. In questa edizione, a perdere la stella sono stati un maggior numero di locali rispetto allo scorso anno: “Stazione di Posta” – Roma; “Antica Osteria dei Cameli” – Ambiveré (BG); “La Conchiglia” – Arma di Taggia (IM); “Emilio” – Fermo (FM); “Ilario Vinciguerra” – Gallarate; “La Clusaz” – Gignod (AO); “Castel Fragsburg” – Freiberg, Merano; “Armani” – Milano; “Antonello Colonna” – Roma; “Magnolia” – Roma; “Dopolavoro” – Venezia.

 

I TRE STELLE FANNO 10

Nell’anno in cui l’omino Michelin festeggia il suo 120° compleanno, la nuova Guida Italia celebra i ristoranti tre stelle con un voto pieno: 10. Doppia cifra grazie al ristorante Uliassi, a Senigallia (AN). “Una storia, una passione, il mare. Da questo nasce una cucina che i fratelli Catia, in sala, e Mauro, lo chef, amano definire semplice e contemporanea. Vi convivono tecnica e tecnologia e una tradizione in continuo movimento, che si nutre dei loro viaggi e di tutto quello che li circonda. Il fascino di un mare sferzato dal vento si rispecchia nei piatti, di cui il pesce è l’ingrediente principe, ma co-protagonista a pieno titolo della loro sorprendente scena culinaria è la selvaggina. In un “posto pieno di energia, che è bello sempre”, un’esperienza memorabile, una cucina unica, che merita il viaggio, come richiedono le tre stelle Michelin.” Questa la definizione ufficiale data da Sergio Lovrinovich, Direttore Guida Michelin Italia

Un totale di 10 segnalazioni di eccellenza per le quali Michelin suggerisce di pianificare un viaggio. Nella 64a edizione, oltre alla news entry Uliassi, ecco i ristoranti tristellati 2019: Piazza Duomo ad Alba (CN), Da Vittorio a Brusaporto (BG), St. Hubertus, a San Cassiano (BZ), Le Calandre a Rubano (PD), Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio (MN), Osteria Francescana a Modena, Enoteca Pinchiorri a Firenze, La Pergola a Roma, Casadonna Reale a Castel di Sangro (AQ).

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UN PANORAMA STELLATO

Il panorama stellato della Guida Michelin Italia conta ben 318 ristoranti 1 stella, 39 con due stelle e 10 con tre stelle.

“Anche quest’anno, le stelle che i nostri team di ispettori hanno attribuito a 367 ristoranti sono un indubbio riconoscimento della ricchezza e diversità regionale della gastronomia italiana, fatta di prodotti, territorio e genuinità. Ed è sempre appassionante vedere come gli chef e tutte le persone alla guida di questi ristoranti diano vita e linfa alla scena culinaria italiana, armonizzando rispetto delle tradizioni e innovazione”. Gwendal Poullennec, Direttore Internazionale Guide Michelin.

 

I NOMI DELLE NUOVE 1 STELLA MICHELIN

1. A Porto Cervo, Confusion Lounge, Italo Basso
2. A Catania, Sapio di Alessandro Ingiulla
3. A Taormina, Saint George by Heinz Beck chef Giovanni Solofra
4. A Santa Cristina d'Aspromonte, Quafiz di Antonino 'Nino' Rossi
5. A Savelletri, Due Camini, chef Domingo Sghingaro
6. A Lecce, Bros, Floriano Pellegrino e Isabella Potì
7. A Bacoli, Caracol, chef Angelo Carannante
8. A Matera, Vitantonio Lombardo col locale che porta il suo nome
9. A Caggiano, Locanda Severino, Giuseppe Misuriello
10. A Vitorchiano, Casa Iozzia, chef Lorenzo Iozzia
11. A Viterbo, Danilo Ciavattini del locale omonimo
12. A Roma, il Moma con Andrea Pasqualucci
13. A Cerbaia, La Tenda Rossa con Maria Probst e Cristian Santandrea
14. A Lucignano, Al 43, chef Maurizio Bardotti
15. A Lucca, Il Giglio, Stefano Terigi, Benedetto Rullo, Lorenzo Stefanini
16. A Rimini, Abocar Due Cucine, Mariano Guardianelli
17. A Trieste, Harry's Piccolo, Alessandro Buffa
18. A Madonna di Campiglio, Stube Hermitage, chef Giovanni D'Alitta
19. A Bolzano, In viaggio chef Claudio Melis
20. A Collepietra (Bz), Astra, chef Gregor Eschgfaeller
21. A San Bonifacio, Degusto Cuisine chef Matteo Grandi
22. A Verona, 12 Apostoli, Mauro Buffo
23. A Cernobbio, Materia, Davide Caranchini
24. A Pudiano (Bs), Sedicesimo Secolo, Simone Breda
25. A Torino, Spazio 7, Alessandro Mecca
26. A Torino, Carignano, Marco Miglioli
27. A Cioccaro, Locanda del Sant'Uffizio by Enrico Bartolini, Gabriele Boffa
28. A Novara, Cannavacciuolo Bistrot, chef Vincenzo Manicone
29. A Torino, Cannavacciuolo Bistrot, chef Nicola Somma

Non vanno dimenticati i premi speciali:

"Passion for Wine" a Lokanda Devetak dello chef Augustin Devetak;

"La Sala" a Casa Perbellini di Verona, dove la sala è coordinata dalla giovane Barbara Manoni.

"Qualità nel Tempo" alla Bottega del 30, chef Hélène Stoquelet;

"Giovane chef dell'anno" allo chef de I Portici a Bologna Emanuele Petrosino.

 

Galleria fotografica a cura di Francesca Bocchia

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Antonella Modarelli e Vincenzo Malaspina, titolari dello storico Don Alfonso, da lunedì sera sono al timone di un ristorante pizzeria tutto nuovo, dalla location raffinata e molto curato nei dettagli.

Il Malaspina si trova a Parma, in Piazzale Vittorio Emanuele II al civico 15, nella stessa zona dello storico locale, gestito fino a dicembre 2017.

Complimenti ragazzi e in bocca al lupo per questa nuova avventura!

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Martedì, 23 Ottobre 2018 19:38

Alma presenta il suo XV Anno Accademico

Cerimonia di Apertura del XV Anno Accademico di Alma, tra testimonianze, ringraziamenti, nuovi progetti e il ricordo del grande Maestro Gualtiero Marchesi. Ospite d’onore, lo chef tre tristellato Michel Troisgros.

Di Chiara Marando –

23 Ottobre 2018 -

Erano tante le emozioni che questa mattina hanno riempito l’aria di un Auditorium Paganini palpitante di speranze, fiducia, paura e voglia di mettersi in gioco. Sensazioni che si potevano leggere negli occhi delle decine di giovani pronti a intraprendere il percorso di studi all’interno di una delle Scuole di formazione gastronomica più famose a livello nazionale. Perché la giornata di apertura dell’Anno Accademico di Alma, La Scuola Internazionale di Cucina Italiana è questo, un palpitare di curiosità, gioia, timori e coraggio. È l’inizio di una nuova e coinvolgente avventura, ma non solo per gli alunni, anche per i docenti.

E questo è stato il benvenuto ufficiale al 15esimo anno accademico. Un benvenuto, presentato da Francesca Romana Barberini, che ha visto riunito il corpo docenti, il comitato scientifico, il presidente Enzo Malanca, il direttore generale Andrea Sinigaglia e il responsabile didattico Matteo Berti. Ospite d’onore, lo chef tristellato Michel Troisgros.

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Il primo anno senza il grande Maestro Gualtiero Marchesi, i cui insegnamenti sono stati ricordati dalle poetiche parole del regista Pietro Arrigoni, in un omaggio recitato tratto da una lettera che proprio il grande chef, o meglio cuoco (come preferiva farsi chiamare lui), aveva voluto dedicare agli alunni della Scuola.

“La cucina a cui ho sempre aspirato è quella della forma e della materia – scriveva Gualtiero Marchesila cucina intesa come cultura, come linguaggio per esprimere il meglio di sé. Non basta la padronanza della tecnica, occorre una sensibilità per le cose belle e per la curiosità del mondo e vi auguro di conquistare quella per affermarvi attraverso le altre due”.

Il Presidente Enzo Malanca, dopo i ringraziamenti verso tutti coloro che ogni giorno si impegnano per rendere Alma un punto di riferimento nel campo della formazione, ha voluto aggiungere il suo personale pensiero nei confronti del Maestro: “E’ il primo anno senza il nostro Rettore, ma ci manca soprattutto l’uomo, il suo estro e la sua fantasia, i suoi stimoli e la sua amicizia. L’eredità di pensiero che ha lasciato a tutti noi è un bene prezioso che Alma custodisce e intende trasmettere ai futuri allievi”.

“Ciò che si cerca di fare oggi è un bilancio – ha sottolineato Andrea Sinigaglia, Direttore Generale Alma – quella che vedete dopo 15 anni è l’Alma degli oltre mille studenti e cinquemila visitatori all’anno, dei laboratori, dei professionisti, delle partnership internazionali, che ospita allievi da oltre 60 Paesi del mondo. Il primo elemento che colpisce di Alma è l’ospitalità che poi si declina nel saper fare all’interno dei diversi ambiti. Se ci guardiamo indietro vediamo più di cinquemila persone diplomate, un riconoscimento che vale a livello mondiale. Possiamo dire che 1 diplomato su 3 viene assunto dal locale dove va a fare lo stage”

Poi la parola è andata allo chef e docente Matteo Berti, che vive i ragazzi e le ragazze ogni giorno, ne respira i dubbi, i desideri e i pensieri quotidiani. “Dal primo momento in cui un allievo entra in Alma il suo obiettivo è quello di imparare, poi inizia a pensare a ciò che sarà il futuro e il primo obiettivo diventa lo stage. Il nostro obiettivo, invece, è realizzarli attraverso quello stage, far vivere loro un’esperienza formativa completa e importante. Perché in Alma il domani è molto veloce”.

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Infine, ecco il momento del grande Michel Troisgros, che in un lungo intervento ha voluto raccontare i tre mesi di stage che Gualtiero Marchesi visse nel ristorante della sua famiglia dove ha “imparato il lavoro esatto dietro la cottura”, ma anche soffermarsi sull’importanza del ruolo materno per la sua formazione e per il ristorante. Nel farlo ricorda aneddoti, immagini poetiche di ragazzo che cresce, profumi e colori. E poi l’attività, 4 generazioni accumunate dalla stessa passione per una realtà che dal 1968 detiene ininterrottamente le tre stelle Michelin. Un esempio di preparazione, visione creativa, equilibrio e senso critico.

Tre le novità annunciate: un nuovo sito web completamente aggiornato e ricco di contenuti, mobile friendly e finestra di dialogo sul mondo Alma; la collaborazione con l’Hub di Identità Golose Milano per dare vita a progetti innovativi, a incontri professionali e di formazione; infine, l’uscita del volume “Next Generation Chef, distillato di un percorso iniziato nel 2015, con 90 differenti prospettive e spunti per i professionisti della ristorazione.

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Serata degustazione organizzata da Bubble’s, rivista e movimento che si pone come obiettivo la promozione proprio delle bollicine italiane, e Podere Cadassa, realtà storica di Colorno della famiglia Bergonzi

Foto e articolo di Chiara Marando –

14 Ottobre 2018 -

Bollicine italiane e delizie di maiale nero di Parma, questo è stato il binomio della serata degustazione organizzata da Bubble’s Italia, rivista e movimento che si pone come obiettivo la promozione del Metodo Classico Italiano, e Podere Cadassa, realtà storica di Colorno della famiglia Bergonzi, la cui cantina di stagionatura rappresenta un unicum della zona parmense.

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Ed è stata proprio la cantina, scrigno di tesori dall’atmosfera sospesa e magicamente ovattata di profumi, il luogo che ha dato il benvenuto con un aperitivo a base di salumi e finger di maiale nero di Parma, direttamente prodotti dall’azienda. Una eccellenza spiegata dalle mani esperte del norcino Luciano che ha dato dimostrazione di una lavorazione artigiana e rigorosa. Il budello è completamente naturale, la legatura sapiente e attenta a formare la giusta trama che ne permette respirazione e riposo. Sono otto i giri di corda che tengono in piedi il culatello, poi buchi sulla superficie, sale marino e il giusto sonno in un luogo freddo e umido.  E pazienza, quell’attesa lunga che fa pregustare l’eccellenza. Perché se ne producono 4 al mese in azienda, il resto è maiale rosa tradizionale.

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Il vero fascino, poi, risiede proprio nelle parole e nei gesti del norcino Luciano, nella sua memoria storica che ripercorre gli anni come fossero un racconto. Genuinità pura e contagiosa, quella semplicità che diventa l’ingrediente fondamentale per un prodotto che rispecchia l’amore per le tradizioni contadine e per la propria terra. Solo partendo da qui si può arrivare ad ottenere la vera qualità, la ricercatezza da tramandare e conservare.  Non a caso, i bassi corridoi che si susseguono nella cantina del Podere Cadassa sono il forziere di questa ricercatezza, di un metodo, di una passione, di una storia.

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Abbinamenti diversi per piatti corposi e saporiti hanno accompagnato la cena nelle sale de “Al Vèdel”, il ristorante che la famiglia Bergonzi ha voluto creare per dare corpo ad una personale ed elegante idea di tradizione parmigiana. Ecco quindi il Risotto con pasta di salame fresca servito con Ribolla Gialla Metodo Classico Puiatti;

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Costine di nero sbruciacchiate, Filetto di maiale con salsa al latte e caviale, Coppa di Maiale nero cotta a bassa temperatura con verdure croccanti, il tutto esaltato da Rosè DOC Metodo Classico Magnum Arunda.

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Infine, la Teod-Lova (rivisitazione della torta Pav-lova) con fondo di mandorle, meringa e frutta fresca, accompagnata da Dolce Moscato Fior di Arancio.

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Inaugurato nei giorni scorsi Identità Golose Milano, l’hub che parla di cucina e arte guardando all’oggi, ricordando il passato, ma volgendosi al futuro.

Di Chiara Marando –

Venerdì 21 settembre 2018 -

Identità Golose è il luogo che mancava. Milano ne è il perfetto contenitore, l’unica città in grado di comprenderne e valorizzarne le potenzialità internazionali. Identità Golose è l’Hub dove assaporare, conoscere, imparare, parlare di cucina e arte guardando all’oggi, ricordando il passato, ma volgendosi al futuro. Non a caso lo spazio è quello della vecchia sede della Fondazione Feltrinelli.

Sì, Identità Golose fa bene. Fa bene a chi ama la cucina, a chi desidera scoprire e provare, a chi non smette mai di esplorare e confrontarsi. Un tempio del gusto, realizzato in sette mesi, nato dal pensiero che va oltre il consueto con coraggio, e un pizzico di sana follia, di due figure come Paolo Marchi e Claudio Ceroni. Con loro 40 aziende del settore che hanno creduto nel progetto. E oggi Identità Golose è diventato un unicum nel panorama nazionale del mondo della cucina.

L’obiettivo è ambizioso, qui si vuole parlare di cibo in modo diverso, più culturale e approfondito, soffermandosi su aspetti sociali, di ricerca ed evoluzione, il tutto dimostrando che la cucina stellata può essere accessibile a tutti.

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Un contenitore di contenuti quindi, non solo ristorante, anche se l’offerta permette di assaggiare i piatti di alcuni tra i più importanti chef italiani e internazionali con un menu a prezzo fisso di 75 euro (comprensivo di vini), e pranzare con le proposte dello chef Andrea Ribaldone e del resident chef Andrea Rinaldi.

E poi una sala conferenza, led dove proiettare video per un’esperienza immersiva, confronti diretti con gli chef e tra professionisti del mondo della ristorazione.

L'attività didattica, organizzata in collaborazione e sinergia con Alma La Scuola Internazionale di Cucina, vedrà giornate dedicate alle diverse figure professionali della ristorazione. Ma non solo, anche Job Training: studenti e aspiranti cuochi potranno vivere due settimane di formazione pratica nel ristorante di Identità.

“Un progetto semplice e complicato allo stesso tempo – ha spiegato Claudio Ceroni nato in occasione di Expo. Non sarebbe stato possibile altrimenti. Io e Paolo abbiamo capito che non poteva finire lì, che doveva trasformarsi in qualcosa di più ampio. Il nostro obiettivo è avvicinare il maggior numero di persone all'alta cucina e innescare la voglia di andare a trovare gli chef nei loro ristoranti”.  

“In questi anni – ha aggiunto Paolo Marchiho notato spesso che molte persone vedono a cucina "stellata" come inaccessibile e gli chef figure fuori dal comune. Ecco, qui vogliamo far capire e dimostrare che l'alta cucina è sicuramente sublime ma può diventare accessibile".

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Il piacere della scoperta culinaria continua anche con la pizza di Franco Pepe e i cocktail banco bar supervisionato da Luigi Barberis. Infine, una cantina con oltre 99 etichette, spiegate da video e app per informazioni più approfondite.

UN RICCO CALENDARIO DI CENE GOURMET

• 20 settembre: Il Mondo in Italia. Cena firmata da: Matias Perdomo - Contraste (Milano) Philippe Léveillé - Miramonti l’Altro (Concesio – Brescia)

Christoph Bob - Il Refettorio del Monastero Santa Rosa (Conca dei Marini - Salerno) Rafael Charquero (Pasticciere del gruppo Enrico Bartolini)

• 21 settembre: Paco Roncero - Terraza del Casino (Madrid, Spagna)

• 22 settembre: Ana Roš – Hiša Franko (Caporetto, Slovenia)

• 26 - 29 settembre: Moreno Cedroni – La Madonnina del Pescatore (Senigallia, Ancona)

• 4 - 6 ottobre: Andrea Ribaldone - Osteria Arborina dell’Arborina Relais (La Morra, Cuneo)

• 11 – 13 ottobre: Peppe Guida – Antica Osteria Nonna Rosa (Vico Equense, Napoli)

• 18 – 20 ottobre: Alfio Ghezzi – Locanda Margon (Trento)

• 24 – 27 ottobre: Anthony Genovese – Il Pagliaccio (Roma)

• 31 ottobre – 3 novembre: Ciro Scamardella e Alessandro Pipero - Pipero Roma (Roma)

• 5 – 10 novembre: Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba

• 14 - 17 novembre: Marco Sacco – Piccolo Lago (Verbania)

• 21 – 24 novembre: Ivan and Sergey Berezutskiy - Twins Garden (Mosca, Russia)

• 28 novembre – 1° dicembre: Le Soste di Ulisse

• 5 – 8 dicembre: Cristina Bowerman – Glass Hostaria (Roma)

• 11 dicembre: Cena di raccolta fondi a favore di Food for Soul con Alain Ducasse (Alain Ducasse

au Plaza Athénée, Parigi) e Massimo Bottura (Osteria Francescana, Modena)

• 12 – 15 dicembre: Rodrigo Oliveira – Mocotó (San Paolo, Brasile)

• 19 – 22 dicembre: Alfonso Caputo – Taverna Del Capitano (Massa Lubrense, Napoli)

• 26 – 29 dicembre: Andrea Ribaldone - Osteria Arborina dell’Arborina Relais (La Morra, Cuneo)

Identità Golose Milano

 Via Romagnosi, 3 - Milano

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Di Nicola Comparato - Quando il fascino dell'oriente e la magia dell'Italia si incontrano, ecco che nasce il Bar Cafè 521. Il locale gestito da Alex Ye e Ely Dong si trova a Cascinapiano, frazione di Langhirano in provincia di Parma. Bar tabaccheria, ricevitoria, slots. Aperto tutti i giorni a partire dalle 5 del mattino. Cafè 521 è il posto ideale per cominciare bene la giornata con una bella colazione.

La fantastica accoglienza e gli ottimi caffè e cappuccini, rendono questo bar unico nel suo genere. La struttura dispone di un'area fumatori esterna al coperto.
Ampio parcheggio e interno spazioso sono altri validi motivi per fermarsi al Cafè 521. Per informazioni ecco il link della pagina Facebook https://www.facebook.com/pages/category/Bar/Caf%C3%A9-521-618675951822522/ 

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Un ristorante controcorrente che punta sul rispetto della persona, sulla materia prima e sul territorio, un piccolo paradiso che si affaccia sul canale della Giudecca

Di Chiara Marando -

Giovedì 12 Luglio 2018 -

Una cucina che va oltre le mode, una cucina sincera che non rincorre i desideri di tutti ma si presenta nella sua essenza, seguendo una filosofia che mette al centro il rispetto per la persona e per il cibo.

Siamo a Venezia, precisamente al Riviera, il ristorante che si definisce per “onnivori”, un piccolo angolo di bellezza affacciato sul canale della Giudecca.

Il Riviera è il recupero visionario di un passato che lo voleva luogo di accoglienza per benestanti e aristocratici, spazio dove la dolcevita veneziana si esprimeva in tutto il suo fastoso splendore. Poi quel tempo si è trasformato in stanchezza e il Riviera ha inevitabilmente perso il suo carattere, finendo relegato in zone grigie e dimenticate.

E’ stato il coraggio creativo di GP Cremonini, musicista di origine veneziana, a riportarlo in vita, a restituire identità e elegante schiettezza a questo piccolo tesoro: la romantica tappezzeria è stata restaurata, così come la boiserie ricca di storia, marmettoni a terra e una cucina nuova fiammante.  Oggi il Riviera e parla di scelte autentiche e direzioni culinarie:

“Siamo a Venezia, dove i metri quadrati sono rari e preziosi: siccome non possiamo accontentare tutti come vorremmo – spiega GP Cremonini - abbiamo scelto di dedicarci agli onnivori. Amiamo le filosofie alimentari alternative, ma non le possiamo accogliere e coltivare nel modo che meriterebbero e così, con serenità ed onestà, rinunciamo a servirle”.

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Ma cosa vuol dire esattamente per onnivori?

Significa per coloro che non si pongono limiti gastronomici, che desiderano fermarsi ad ammirare una vista superba sulla Giudecca, ma anche dedicarsi a cibo e vino senza perdersi in inutili scenografie, piuttosto assaporando prodotti che parlano di verità e territorio, quello veneziano. Sono infatti i sapori della laguna a farsi spazio tra le portate proposte dal menù, un mix di mare e terra che ben si sposa con la scelta dei vini, una carta che privilegia piccoli viticultori della regione. Il tutto mantenendo il rispetto dell’ospite e della curiosità del vivere.

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Un rispetto che si allarga anche al concetto di tranquillità, di piacere percepito attimo dopo attimo senza inutili interruzioni. Filosofia il menù stesso presenta con una frase che spiega apertamente “Non abbiamo la wifi e accettiamo l’uso dei cellulari solo se strettamente necessario. Siate consapevoli! Questo significa che potreste dover parlare con il vostro amico, partner o altri commensali”.

Una cucina in divenire, come in divenire è la maturità espressiva del giovane chef Simone Silvestri, ideatore e artefice dei piatti quali silenziosi narratori di ricordi e nuove sensazioni.

Ecco allora arrivare in tavola la più classica selezione di pesci crudi leggermente marinati o la triglia in fiore di zucca; poi i gustosi bucatini Cavalieri, granseola, carletti, olio di santoreggia e polvere di pomodorini secchi, oppure la delicata animella con la salsa di piselli.

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Portate che sono racconti, parole a cui dare voce anche una volta usciti dal ristorante. Lo chiede proprio chi gestisce questa realtà, ed è sempre la carta del menù a farsi canale di sfogo del loro pensiero.

“Vivere, lavorare a Venezia rappresenta ormai una forma di Resistenza contro l'abbietto interesse dell'ignoranza, della finanza, della cafoneria. Nell'assenza di una reale Politica della Città per la Città, pochi Residenti si applicano per la sopravvivenza di questo Sogno di Pietre sull'Acqua che gli Antichi con i loro Buon Senso e Genio ci hanno lasciato.

A Te, nostro Ospite, chiediamo di aiutarci al di là di sciocchi romanticismi, di mascherine fatte in Tailandia, semplicemente informandoti e poi, con le parole che potrai, diffondere intorno a te per il sopravvivere di questa Eredità Universale nella sua realtà del quotidiano.

Grazie”

www.ristoranteriviera.it

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Due fratelli e un obiettivo: rivestire la pizza di novità, mantenendone e conservandone quelle peculiarità di condivisione e genuinità che la contraddistinguono. Da qui è nato il loro Berberè

Di Chiara Marando –

Venerdì 29 Giugno 2018 -

Non è una pizza napoletana, neppure gourmet o romana, è Berberé e a proporla sono i fratelli Matteo e Salvatore Aloe. Non si tratta di chef di grido, ma di grandi amanti della cucina che hanno voluto prendere il piatto italiano più popolare e rivestirlo di novità, mantenendone e conservandone quelle peculiarità di condivisione e genuinità che lo contraddistinguono.

La pizza qui è una vera esperienza che racconta la ricerca di Matteo e Salvatore, il loro essere maniacali nella scelta e selezione delle materie prime e degli ingredienti che fanno da condimento ad un impasto molto particolare. I suoi segreti sono le farine macinate a pietra e semi-integrali che conferiscono un gusto molto personale, favorendone la lievitazione in una doppia versione ovvero con lievito madre oppure naturale. Un procedimento molto lungo che ne garantisce l’alta digeribilità, un toccasana per la pancia. Sulla carta delle proposte c’è addirittura un “Manifesto” che spiega il dogma su cui si fonda l’attività di Berberè: la qualità

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Il risultato è una pizza personale, riconoscibile e unica che si fa portavoce di artigianalità, stagionalità, gusto e leggerezza. Basta il profumo per stimolare la salivazione, con un morso se ne percepisce la moltitudine di sentori ben distinti ma equilibrati nel loro insieme. Il bello, poi, è condividere e provare più tipologie e abbinamenti, fetta dopo fetta. Il menù lascia spazio a gola e fantasia, tentazioni che si completano con sfiziosità da provare come i crostini con burro e acciughe del Cantabrico.

E per dirla tutta, non vi aspettate una location estremamente raffinata e curata in ogni dettaglio, ma godetevi il piacere della moderna ed accogliente rusticità, quella senza fronzoli dove non serve altro che sedersi a tavola e “azzannare” fette di pizza come fossero l’ultimo pasto.

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Dove trovare Berberè?

La “madre” si trova a Castelmaggiore, in provincia di Bologna, e le sue porte si sono aperte per la prima volta nel 2010. Da allora la strada dei fratelli Aloe è stata lunga e contraddistinta dalla capacità di esportare un format preservandone il carattere e l’anima. Ecco quindi la loro pizza arrivare anche a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Verona e Roma, ma senza diventare un franchising. Berberè rimane una storia di famiglia, quella sincera, quella che conquista.

 

Berberè
www.berberepizza.it

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