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Lo chiamano “The Food Buddha” ma il suo nome è Rodelio Aglibot ed è sbarcato a Roma con un nuovissimo ristorante che mixa ingredienti Made in Italy con ricette asiatiche per dare vita ad una esperienza di gusto unica e particolare: ME GEISHA Japanese Fusion Restaurant

Di Chiara Marando – Sabato 05 Dicembre 2015 -

Il viso sorridente ed aperto, il modo di fare gentile e tranquillo e la simpatia che lo contraddistingue sono i suoi caratteri distintivi, insieme ad una grande capacità di rendere il cibo un vero percorso in bilico tra gusto ed estetica.

Lui è Rodelio Aglibot, meglio conosciuto come “The Food Buddha”, chef originario delle Filippine, cresciuto alle Hawaii e vissuto in California dove ha cominciato a crescere professionalmente. La passione per la cucina è iniziata imparando dai genitori, ma la sua carriera si snoda tra le migliori scuole internazionali e ristoranti rinomati come il “Koi Reastaurant” di Los Angeles, che lo ha consacrato vera celebrità ai fornelli, e lo “YiCuisine”, eletto uno tra i migliori ristoranti asiatici nel 2013 dalla rivista Food&Wine.

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La sua tecnica culinaria è un mix di influenze che strizza l’occhio alla tradizione asiatica mescolando i sapori per creare accostamenti diversi, rivisitazioni che seguono tre cardini principali: piatti buoni da mangiare, realizzati con ingredienti ricercati e selezioni, ma anche belli da vedere. Lo scopo è quello di offrire una sorta di esperienza sensoriale che conquista la vista ed il palato, il tutto all’interno di un ambiente estremamente curato e zen, ma diciamolo, anche un po’ fashion.

Dopo l’apertura a Salerno, ora è sbarcato a Roma con un locale tutto nuovo, il ME GEISHA Japanese Fusion Restaurant in via Filippi 4, a due passi da Piazza Navona. Qui è bandita l’omogeneità di sapore, ogni ricetta coniuga note dolci, piccanti e salate che si equilibrano perfettamente già dal primo assaggio.

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Quello che propone nel suo menù è una fusione tra ingredienti Made in Italy e ricette asiatiche che seguono la stagionalità e si presentano in continua evoluzione. Proposte come il Crispy Rice con tonno rosso della Sicilia, lardo di Colonnata e Chili, che fa incontrare tre specialità in un unico piatto, oppure il saporito Ramen in brodo di maiale, pollo e prosciutto, i cui aromi derivano da 36 ore di cottura, ed ancora i Sushi trio, tre diverse portate per gli amanti degli stuzzicanti Nigiri, Roll e Hamachi, per poi finire con un profumato Budino di riso, zenzero e frutta fresca.

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Ma perché proprio l’Italia?

Certo rappresenta una sfida nuova ma Rodelio sostiene di avere tanto in comune con gli italiani, in particolare l’amore e la passione per la cucina, l’attenzione verso le materie prime, che ama studiare passeggiando tra i banchi del mercato, ed il rispetto dei valori più tradizionali che per lui rappresentano una vera ispirazione.



ME GEISHA Japanese Fusion Restaurant
via dei Filippini 4, Roma
www.megeisha.it

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Bormioli Rocco, in collaborazione con ALMA La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, promuove "Lezioni di Management" la nuova rubrica rivolta ai professionisti della ristorazione: i docenti di ALMA metteranno a disposizione il loro know-how per fornire consigli ed analizzare gli aspetti chiave in grado di fare la differenza nella gestione di un ristorante. Il primo appuntamento è per  mercoledì 2 dicembre.

Di Chiara Marando - Mercoledì 02 Dicembre 2015 -

La cucina è uno di quegli argomenti che sempre di più riscuote un grande interesse tra il pubblico di professionisti ed appassionati. Ogni canale televisivo propone programmi culinari e, mai come in questo momento, l’attenzione dei consumatori verso le materie prime e la qualità di ciò che viene proposto è alta.

Si tratta di un settore in continua evoluzione all’interno del quale è molto difficile orientarsi, soprattutto per i ristoratori che vedono cambiare gusti e tendenze, spesso senza sapere come muoversi.

Per trovare queste risposte, Bormioli Rocco, da sempre attento alle esigenze del mercato, ha deciso di promuovere  una serie di “Lezioni di Management” volte ad analizzare gli aspetti chiave che possono fare la differenza nella gestione di un ristorante: dal marketing alla pianificazione, dalla misurazione delle performance alla costruzione della cantina, dalla gestione dell’happy hour fino alla creazione della carta dei dolci.

Una realtà d’eccezione affiancherà Bormioli Rocco in questo progetto: saranno i docenti di ALMA, La Scuola Internazionale di Cucina Italiana fondata da Gualtiero Marchesi, a gestire le diverse lezioni, fornendo il loro know-how a quei professionisti che desiderano ampliare non solo le conoscenze legate al settore, ma apprendere nuove metodologie e tecniche per accrescere le proprie competenze e fornire un servizio in linea con le necessità di una clientela esigente e variegata.

Sul sito Bormioli Rocco MyBusiness, a partire da mercoledì 2 dicembre e con cadenza mensile, sarà possibile seguire le “Lezioni di Management” nella sezione dedicata e scaricare i pdf completi con tutti contenuti forniti dai docenti di ALMA. Inoltre, ogni appuntamento sarà impreziosito da una illustrazione della graphic designer Elena Locatelli.

La prima lezione affronterà le caratteristiche del mercato HoReCa, fornendo una panoramica generale del comparto attraverso l’analisi dell’evoluzione dei costumi. Per farlo, i docenti approfondiranno la figura del consumatore mediante la lettura di un’indagine di TradeLabche permetterà di capirne preferenze, abitudini, desideri e comportamenti. Oltre a questo, una rapida carrellata su nuove tendenze e competitors evidenzierà le molteplici opportunità che ogni professionista della ristorazione potrà cogliere per sviluppare il proprio lavoro.

 

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“Bolle in Pentola” è il ristorante che segue la filosofia della Cucina Naturale: ingredienti genuini selezionati, a km zero e rigorosamente stagionali. Il risultato sono piatti equilibrati, ricchi di sapore ed estremamente particolari.

Di Chiara Marando – Sabato 31 Ottobre 2015 -

La cucina sta diventando sempre di più una filosofia di vita ed il detto “siamo ciò che mangiamo” rispecchia concretamente quanto il cibo non solo influenzi le nostre abitudini quotidiane, ma anche quanto contribuisca al nostro benessere psico-fisico.

Proprio da questa tendenza nasce la volontà di una ricerca sempre più accurata delle materie prime, ma anche un ritorno a quelle piccole realtà capaci di “coccolare” i propri prodotti rendendoli un unicum nel loro genere. Queste sono le basi da cui parte la cosiddetta “Cucina Naturale” e questa è l’idea che ha ispirato il cambiamento nella vita di Roberto, sua moglie Paola e la figlia Patrizia.

Il comune denominatore da cui tutto ha avuto inizio è stato la stanchezza nei confronti di una vita lavorativa non più soddisfacente e la volontà di creare qualcosa di nuovo, qualcosa che si potesse distinguere e concretizzasse la loro passione per la buona tavola seguendo la regola del “dare agli altri quello che anche noi cercheremmo in un ristorante”.

Da qui, ormai un anno e mezzo fa, è nato il ristorante “Bolle in Pentola” un angolo di genuina bontà nel cuore del centro storico di Parma. Già ad una prima occhiata si percepisce l’estrema cura per i dettagli, tocchi capaci di creare un ambiente accogliente fatto di materiali dalla semplicità raffinata che richiamano la natura. Una natura che esplode di gusto in bocca quando si assaggiano i diversi piatti del menù, realizzati con ingredienti a km zero provenienti da fidate aziende agricole locali. Profumi e sapori che seguono la stagionalità  e rispondono alle necessità di qualsiasi palato,  di chi ama la carne, ma anche di chi preferisce un’alimentazione vegetariana o vegana.

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A giocare con le materie prime, accostarle e combinarle è  Pietro Perricci, giovane chef con alle spalle una importante gavetta in ristoranti stellati. E’ lui, con la sua grande curiosità e voglia di provare, a creare piatti sempre nuovi, a mixare gli ingredienti per esaltarne le diverse caratteristiche.

Ad aiutarlo c’è Paola che da sempre coltiva un grande amore per la cucina e che proprio in Pietro ha trovato l’espressione di quello che lei e Roberto considerano il fare ristorazione. Tra di loro c’è una perfetta sintonia, un’armonia d’intenti che si percepisce  anche nei più piccoli particolari: dalla realizzazione fino alla presentazione delle pietanze.

Ed eccoci al momento dell’ordinazione. Bene, sappiate che potrete permettervi di mangiare dall’antipasto al dolce senza sentirvi minimamente appesantiti: ogni portata è equilibrata nei suoi componenti e sono quasi banditi gli eccessivi condimenti o grassi.

bolle in pentola - antipasto

Proviamo a fare qualche esempio di ciò che potrete trovare nel menù autunnale. Si inizia con antipasti come lo Sformatino di broccoli e cavoli, fonduta di Pecorino di Fossa dop e Acciughe del Cantabrico, oppure Giardino d’Autunno e polenta croccante, ed ancora Zucca al forno, polvere di Capperi e crema al Parmigiano Reggiano. Poi ci sono primi piatti quali Ravioli di farina “Pederzani” macinata a pietra con ripieno di Zucca, olio all’arancia, Acciughe e Olive, Spaghetti trafilati al bronzo “Antico Pastificio Morelli” al Ragù di Fassona  e Risotto al Radicchio rosso, fiocchi di Gorgonzola, Rognoni e clorofilla di prezzemolo. Passiamo ai secondi: Frittatina autunnale al forno con verdure di stagione, Uovo nel coccio con insalatina di Cavoli e scaglie di Parmigiano Reggiano e, per finire, Braciola di Suino nero cotta a bassa temperatura con cipolline borettane agro-piccanti.

bolle in pentola - piatti

Per i più golosi il provare i dolci della lista diventa un vero e proprio imperativo, primi fra tutti la Tarte Tatin alle mele con gelato alla Cannella e Zenzero oppure il Tortino al cioccolato, crema di zucca e amaretto, aceto balsamico.

bolle in pentola - dolce

Poi c’è il particolare in più. Già, perché non consulterete un classico menù ma un giornale dove, oltre ai piatti, ci sono interessanti consigli della nutrizionista, ricette ed altre curiosità legate al mondo della Cucina Naturale. Insomma, vi verrà voglia di leggerlo tutto e portarlo a casa ma…

 

 

Ristorante “Bolle in Pentola”

Borgo del Correggio 20/B

43121 Parma

Tel. 0521 1510317

www.bolleinpentola.net

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Dal 23 al 27 ottobre torna HOST, la fiera internazionale interamente dedicata al settore Ho.Re.Ca., B2B, retail, GDO e hotellerie, che si terrà alle Fiere di Milano. HOST rappresenta un esclusivo luogo di incontro tra aziende produttrici leader nel mercato e buyer top spender provenienti da tutto il mondo.

Bormioli Rocco sarà presente con uno stand di 80 mq, all’interno del quale verranno presentate tutte le novità dell’offerta MyBusiness, collezioni che racchiudono tutta l’esperienza della storica vetreria ed esprimono l’eccellenza in fatto di materiali e design.

Riflettori puntati sulla nuova collezione Arte del brand  InAlto, la linea di calici e bicchieri ideata per ristoranti ed hotel prestigiosi, che fonde la raffinatezza del design contemporaneo italiano con la brillantezza del vetro sonoro superiore Star Glass.

Nella ricco catalogo MyBusiness risaltano anche i calici Riserva.  Una linea storica che festeggia 20 anni con due nuove figure vetro: vini bianchi e vini rossi per una straordinaria esperienza di degustazione.

Oltre a singole novità , o ad estensioni di gamma, Bormioli Rocco ha lavorato sulle nuove tendenze come quella del “Serving Creativity” con i suoi Vasi Quattro Stagioni, Fido e le bottigliette Swing che diventano contenitori di cocktail, frullati e food: un esplicito invito alla fantasia ed alla creatività, un trend che si sta imponendo in tutto il mondo.

Bormioli Rocco - Rock Bar Lounge 1

Ma anche numerose proposte per il segmento Bar con tutta la gamma Rock Bar  che si contraddistingue per le sue caratteristiche di perfetta impilabilità e resistenza agli shock termici e meccanici, e Rock Bar Lounge  in tre versioni colore (DNA colors) realizzati in vetro colorato in pasta, per il massimo della brillantezza e della durata nel tempo.

L’alta qualità si incontra con l'eccellenza enogastronomica in esclusive  degustazioni  di vino, in collaborazione con Philarmonica, e di cibo d’autore grazie al contributo degli chef di ALMA la Scuola Internazionale di Cucina Italiana.

L’offerta Bormioli Rocco sarà presente anche nello stand Morini con il brand InAlto e la collezione Rock Bar che rappresenterà il contenitore ideale per i cocktail realizzati ad hoc dai barman esperti di ALMA.

Dove?

Dal 23 al 27 Ottobre – Fiere Milano

Padiglione 6, Stand A39-B40

C/O Stand Morini

Pad. 6 Stand H39

 

 

(Fonte: Ufficio Stampa Zenzero Comunicazione)

Cibo e motori si incontrano dando vita ad un laboratorio d’eccellenza: questa è la nuova idea che vede Lapo Elkann e lo chef Carlo Cracco insieme per un nuovo esclusivo locale

Di Chiara Marando – Sabato 10 Ottobre 2015 -

Il cibo incontra i motori dando vita ad un luogo che reinventa il concetto di lifestyle in una Milano pronta ad accoglierlo, parlarne ma anche…sparlarne.

Di cosa si tratta?

Della nuova idea che ha unito l’estro di Lapo Elkann con l’arte culinaria dello chef Carlo Cracco, il tutto condito con la maestria dell’architetto Michele De Lucchi ed il regista e direttore artistico Davide Rapallo.

La nuova sede di Garage Italia Customs,  specializzata nella customizzazione di aerei e barche, oltre che di auto e moto, rappresenterà uno spazio unico nel suo genere, un laboratorio nel quale trovare il meglio del Made in Italy: “officina d’eccellenza sartoriale” al piano terra ed “officina d’eccellenza gastronomica” al piano superiore, regno indiscusso dello chef Cracco.

Lo stesso Lapo Elkann definisce questa novità un progetto che guarda al futuro dell’Italia, ne riesce a trasmette la frizzante vitalità. Non a caso, anche la scelta della location si dimostra simbolica e cade sulla stazione di servizio di Piazzale Accursio, struttura realizzata negli anni '50 dall'architetto Marco Baciocchi su commissione di Enrico Mattei, una delle più frequentate nel passato dai milanesi che vi si fermavano prima di partire per il weekend. Un punto di incontro, una sorta di “muretto” dove chiacchierare, darsi appuntamento e prendere un caffè mentre si faceva benzina o si lavava l’auto. Erano gli anni del boom economico, anni nei quali si respirava l’energia della rinascita e la voglia di godersi la vita. Sensazioni che dovrebbero appartenere anche al nostro futuro, questo è ciò che ha convinto Lapo Elkann, e questo è quello che si vuole trasmettere.

cracco - elkann

Garage Italia Customs è il luogo nel quale creatività, cura del dettaglio, tecnologie, avanzate ed esperienza si intrecciano per offrire un’esperienza particolare e coinvolgente, un luogo «in cui sotto lo stesso tetto, eccellenze italiane riunite sono la dimostrazione che il nostro Paese e il fare squadra possono essere vincenti», come sostiene il Presidente di Italia Indipendent.

Ed il menù?

Carlo Cracco non si sbottona, è ancora presto per scoprire le carte, ma anticipa che punterà su piatti a tema, personalizzati ed originali, una cucina che ricorderà l’arte Futurista. Ma c’è un’altra curiosità da sottolineare, ovvero che non si tratterà di un ristorante per pochi fortunati, ma un ritrovo per tutti coloro che desiderano provare qualcosa di diverso, un’esperienza da ricordare: assaggiare specialità italiane a prezzi accessibili.

Bisognerà attendere ancora qualche mese prima che le porte di questa nuova avventura si possano aprire al pubblico, l’idea dei protagonisti è di partire ad aprile 2016, in occasione del Salone del Mobile.

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Sabato, 03 Ottobre 2015 11:37

Food Truck: la tradizione si cucina su strada

Colorati, divertenti e tremendamente invitanti: sono i Food Truck, ovvero le cucine su ruote che propongono prelibatezze della tradizione a costi low

Di Chiara Marando –  Sabato 03 Ottobre 2015 -

Food Truck, la nuova frontiera dello Street Food, una realtà che ormai si sta facendo sempre più strada tra le tendenze enogastronomiche in voga al momento

Ma cos’è esattamente?

Semplice, una sorta di “ristorante” su ruote che in poco spazio riesce a concentrare la preparazione di vere e proprie golosità da addentare o mangiare leccandosi le dita. Già, perché leccarsi le dita dopo aver gustato qualcosa di succulento, capace di stimolare l’acquolina, è d’obbligo. Poco importa se il galateo storce il naso a tanta rusticità, ciò che conta è il reale valore dei piatti che vengono proposti.

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Non c’è una regola, ma solo la volontà di offrire qualcosa di genuinamente tipico, la riscoperta e l’attenzione verso i piatti locali, le materie prime  e le tradizioni. Ecco quindi, che proprio grazie al Food Truck l’imprenditoria giovanile ha cambiato faccia, ha aperto le porte ad un nuovo concetto di ristorazione, un modo più semplice, facile e “friendly” di assaporare stuzzicanti spezza-fame, ma anche pasti veloci.

Non è un caso se, sempre più spesso, nelle piazze, durante manifestazioni a volte studiate ad hoc, oppure fuori da alcuni locali, si incontrano le classiche Ape ed i furgoncini riadattati ed allestiti come cucine mobili, generalmente decorati con grande fantasia proprio per richiamare l’attenzione e farsi ricordare.

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La loro filosofia è quella di servire buon cibo, anche a km zero ed a prezzi contenuti, una filosofia che è già moda, l’attenzione sulla qualità che diventa tendenza.

Poi è proprio il caso di dirlo, ad ognuno il suo Food Truck perché ce n’è per tutti i gusti: dalle romagnole piadine, alla parmigiana torta fritta con salume ed anolini da passeggio, alle friselle pugliese, ed ancora al cuppetiello napoletano, al cartoccio di fritto misto, fino alla schiacciata romana imbottita.

Basta saperli trovare! Ed è qui che si inserisce “StreetEat”, la prima app che permette di geolocalizzare i diversi veicoli, consultarne il menù, leggere le recensioni dei clienti per farsi un’idea più completa e, una volta provati i diversi piatti, esprimere una propria opinione attraverso una recensione.

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Ma StreetEat è anche qualcosa di più: un progetto che supporta i futuri imprenditori che desiderano entrare a far parte del mondo food truck. In altre parole, li accompagna prendendoli per mano e fornendo loro una serie di risposte sull’attività.

Dietro questa app lavora un team composto da 10 persone che di questo universo conosce ogni sfaccettatura, rappresentando in tal modo un punto di riferimento anche per quelle aziende che cercano qualcosa di particolare in occasione di eventi e serate: basta scegliere il truck che si preferisce ed indicare la tipologia di cucina desiderata. StreetEat farà il resto.

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Visitare il borgo medievale di Bolgheri significa immergersi nella storia, nella natura ma anche nel buon mangiare e bere. Ecco qualche consiglio sulle Cantine Vitivinicole da visitare e su dove fermarsi per una pausa godereccia

Di Chiara Marando – Sabato 19 Settembre 2015 -

Una giornata a Bolgheri, una giornata all’insegna della storia, della natura e del buon mangiare.

Camminare tra le vie di Bolgheri significa passeggiare fra stradine medievali dal fascino antico: un borgo suggestivo circondato da mura ed immerso in un paesaggio che incanta gli occhi, quello collinare toscano accarezzato dalla brezza marina che giunge dalla costa poco distante.

La storia di questo luogo si fonde con l’anima più profonda del territorio che lo ospita, un legame indissolubile che lo ha reso la patria di vere e proprie eccellenze vitivinicole italiane. Impossibile non notare  i numerosi filari che si rincorrono perdendosi all’orizzonte, un’immagine ormai caratteristica, nonchè parte integrante delle famose tenute produttrici di ottimo vino, bontà note in tutto il mondo. Qui, si trova la rinomata azienda “Ornellaia” che vanta etichette quali appunto Ornellaia o il costosissimo e ricercato Masseto, ed ancora La Tenuta San Guido con il profumato Sassicaia, oppure la nota Tenuta Guado al Tasso dei Marchesi Antinori dove, oltre ai conosciuti Scalabrone e Vermentino, viene prodotto il prezioso Matarocchio, la risposta perfetta al Masseto.

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Già, perché la particolarità di questi due vini è data dalla loro purezza e intensità di sapore, peculiarità che  identificano il terroir da cui provengono: Il Matarocchio è 100% Cabernet Franc, mentre il Masseto è 100% Merlot. Due preziosi prodotti della terra che nascono dalla pazienza, dalla cura, dalla conoscenza e dal rispetto per la natura ed i suoi ritmi, due prodotti capaci di regalare esperienze sensoriali coinvolgenti.

Ecco perché durante una visita alla zona di Bolgheri non può mancare l’appuntamento con un percorso degustativo all’interno di queste tenute, per ammirarne le suggestive strutture, conoscerne metodi di raccolta e produzione, ma soprattutto per lasciarsi conquistare dagli aromi dei diversi vini.

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Ma non si può solo bere, si deve anche mangiare. Veri protagonisti della tavola sono i salumi toscani, la carne di Chianina ed i legumi preparati con fantasia ancora alla vecchia maniera.

Difficile sbagliare ristorante da queste parti, le scelte sono tante e la cucina particolarmente gustosa ma, se volete andare sul sicuro, allora proprio nel piccolo centro storico del paese sorge “l’Enoteca Tognoni”, un angolo di bontà nel quale pranzare sarà un vero tuffo nella toscanità più pura.

Prima di tutto qui non basta dire “Vino”, e le due pareti stracolme di bottiglie lo testimoniano, qui si può scegliere la “crème de la crème” del vino Toscano con una cantina tra le più fornite della zona.

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E poi il menù, dove tradizione e fantasia si incontrano e spaziano tra antipasti rustici come Crostini caratteristici, Affettati misti toscani, Formaggi e Verdurine sott’olio caserecce, a quelli più elaborati come i Fiori di zucca ripieni di ricotta e la Tartarre di Chianina, per arrivare a primi corposi quali tagliatelle al ragù di cinghiale oppure al ragù di Chianina. Poi i secondi, un trionfo di carne con succulente Tagliate  e Costate di Chianina, Guanciale al brasato e Cinghiale in umido.

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Se ancora non vi dovesse bastare, anche i dolci meritano l’assaggio: Tiramisù preparato al momento, Tris di sorbetti e Tortino di ricotta caldo accompagnato da gelato allo jogurt.

 

Enoteca Tognoni

Via Lauretta, 5 Loc. Bolgheri

57020 Castagneto Carducci (LI)

0565 762001

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Sabato, 29 Agosto 2015 10:05

Pinsa Romana: non chiamatela pizza

Una ricetta segreta, l’inconfondibile forma ovale, la croccantezza dei bordi ed il soffice interno che si amalgama con i diversi condimenti sono le caratteristiche che fanno della Pinsa Romana una vera e propria golosità tipica.

Di Chiara Marando – Sabato 29 Agosto 2015

Una pasta elastica cotta al forno a legna e condita a piacere con delizie quali mozzarella, pomodoro, olive, capperi, prosciutto crudo, lardo e così via. No, non è quello che pensate…non chiamatela pizza!

Il nome e l’aspetto possono trarre in inganno, ma la Pinsa Romana è una specialità dalla personalità e dal sapore ben definito, il frutto di ingredienti e lavorazioni particolari che nel tempo si sono evolute fino ad arrivare alla ricetta odierna: una miscela di tre farine differenti, frumento, soia e riso, a cui viene aggiunta una parte di pasta madre essiccata che ne determina la corretta lievitazione, morbidezza e soprattutto digeribilità.

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L’inconfondibile forma ovale, la croccantezza dei bordi ed il soffice interno che si amalgama con i diversi condimenti sono le altre caratteristiche che fanno della Pinsa una vera e propria golosità tipica.

La ricetta originale risale ai tempi dell’Antica Roma, ed è l’eredità lasciata dalle popolazioni contadine che vivevano fuori le mura  e che, grazie alla macinazione di cereali come miglio, orzo e farro, insieme all’aggiunta di sale ed erbe aromatiche, riuscivano a cucinare queste deliziose schiacciate o focacce (il termine Pinsa deriva dal latino Pinsere “allungare-stendere), ormai diventate un cibo quotidiano.

Insomma, si tratta di un prodotto la cui storia ha viaggiato nei secoli fino ad arrivare ai giorni nostri, una specialità che dal Lazio si è spostata facendo conoscere tutto il suo gusto.

Ecco perché anche a Sarzana, terra di confine tra Liguria e Toscana, è possibile gustare una Pinsa Romana di tutto rispetto.

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Provate a prenotare un tavolo alla “Pinseria Gabarda”, sedetevi e prendetevi qualche minuto per scorrere le varie proposte del menù: una ricca scelta di condimenti che spaziano dal più semplice pomodoro, mozzarella e basilico, passando per quello con pomodoro, speck e mascarpone oppure mozzarella, lardo di colonnata, rucola e pachino, fino al particolare mozzarella, pesto, stracchino e pinoli ma anche fior di latte, pere e gorgonzola.

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E non vi aspettate il classico piatto, ma godetevi la rusticità del tagliere in legno che vi verrà servito direttamente al tavolo con la Pinsa appena sfornata e fumante: un cuore di sapore circondato da una pasta fragrante tutta da addentare.

 

Pinseria Gabarda

Via Variante Aurelia, 66

Sarzana (SP)

Tel. 0187 626085

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Ad ottobre arriva Parma Home Restaurant: case, giardini, ville e terrazzi privati verranno eccezionalmente aperti per mettere a tavola turisti, curiosi ed avventori desiderosi di provare la vera cucina casalinga.

Parma 24 Agosto 2015 -

A Parma è in arrivo un Festival tutto nuovo, da leccarsi i baffi: si tratta del primo festival interamente dedicato alla cucina domestica: case, terrazze e giardini privati, insieme a ville, casali e cortili verranno aperti per l’occasione a turisti ed avventori, divenendo location del gusto e portavoce dei sapori parmigiani.

Ad ottobre, nei weekend del 2-4 e del 17-19 sarà possibile gustare tutta la tradizione e la bontà delle specialità della food valley direttamente sulle tavole dei parmigiani e preparate dai parmigiani.

Un’offerta variegata che permette di scegliere liberamente il luogo, il menù e la casa che più attirano la curiosità e stimolano l’appetito. Ad accompagnare i pasti saranno, in veste di narratori, food blogger, giornalisti, scrittori, critici gastronomici e storici locali, ma anche spettacoli musicali, improvvisazioni e letture.

Inoltre, sarà possibile effettuare visite e degustazioni guidate in stabilimenti, cantine e aziende di produzione dei prodotti tipici di Parma. Si terranno anche 2 convegni , in collaborazione con l’Università di Parma.

Per tutte le info su festival, location e prenotazioni è possibile consultare il sito www.parmahomerestaurant.com

Parma Home Restaurant è organizzato da NTV 3.1 in collaborazione con il Master in “ Web communication e social media “ dell’Università di Parma,  con la partecipazione dell’Accademia Italiana della Cucina, associazioni e comuni del parmense. Oltre che dei vari attori agenti nell’ambito della ristorazione pubblica e del social eating.

L’idea è quella di valorizzare il primato delle produzioni doc e igp di Parma e della tradizione gastronomica della popolazione locale con finalità anche di promozione territoriale e turistica.

Si tratta sostanzialmente di un’iniziativa low cost, poiché la manifestazione può contare sull’opera di risorse umane e professionali che lavoreranno con compensi assimilabili a rimborsi spese.

Il costo di partecipazione ai pranzi/cene sarà riconosciuto, a titolo di rimborso spese, alle case ospitanti. Tale importo sarà decuratato del 20% che andrà in beneficienza a una associazione no-profit ( Itaca, Noi per loro, Ospedale del bambino di Betlemme….). E di un altro 10% per le spese di gestione amministrativo-finanziario.

Il costo della partecipazione ai pranzi/cene è fissato unitariamente in € 25. Le prenotazioni avverranno esclusivamente via web al sito www.parmahomerestaurant.com, con pagamento anticipato.

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Home Restaurant: come fare della passione per la cucina un lavoro fatto da casa! Dalla nascita dei Supper Club newyorkesi e delle Case particular cubane l'idea di trasformare casa in un vero e proprio business. E' moda dilagante ma non senza polemiche. Chissà come mai l'Emilia non voglia seguire questa tendenza...

di Alexa Kuhne - Chef in erba o semplicemente appassionato di cooking: basta questo 'particolare' per far del tuo appartamento un locale per pochi, intimi avventori...

Nel 2006 i guerrilla restaurant a New York hanno aperto la strada a un nuovo modo di concepire la ristorazione. Il Regno Unito ha seguito questa tendenza.

Rimane all'Italia reinterpretare la moda di far da mangiare a casa e invitare sconosciuti viaggiatori affamati. Anche se non è detto che questo fenomeno si diffonda a macchia d'olio com'è successo in giro per il mondo, visto che, da noi, la cultura della ristorazione in luoghi ad hoc ha un suo ben radicato perché. L'Emilia Romagna, ad esempio, è una di quelle regioni che ancora non ne vogliono sapere...

Se si pensa, però, che gli Home restaurant possano essere un modo come un altro per far conoscere un territorio grazie a ricette tipiche della tradizione, realizzate con prodotti locali, riproducendo un piatto proprio come lo preparava una nonna, allora questa tendenza un senso lo avrebbe anche nel Belpaese.

P1030618Chiunque, avvezzo alla cucina e a gestire una tavolata, può trasformarsi a casa propria in uno chef, rispettando naturalmente la qualità. I vantaggi sarebbero diversi: si creerebbero occasioni di incontro e scambio culturale, possibilità di coltivare la passione culinaria e piccoli, comodi e gratificanti introiti.

Lo chef o aspirante tale propone una cena a un determinato prezzo, pubblicizzandola su portali Internet, social network o sito personale: riceve le prenotazioni, predispone e offre la cena a casa propria.

Per aprire un home restaurant in Italia servirebbe una Segnalazione certificata di inizio attività, anche se non è un obbligo di legge, in quanto la ristorazione a domicilio non è regolamentata. Ci si limita ad un parere del Ministero dello Sviluppo Economico, contenuto nella Risoluzione 50481 (aprile 2015) in risposta a uno specifico quesito posto da una Camera di Commercio e relativo alla corretta qualificazione dell'attività.
L'esercente di questa attività rilascia una ricevuta. Si rientra nel campo delle attività esercitate in forma occasionale, che possono rimanere tali fino a 5mila euro annui di ricavi.

Non sono mancate però le polemiche sul fatto che si tratti o meno di una attività saltuaria.

Secondo gli addetti ai lavori il punto della questione è che nell' home restaurant è comunque previsto il pagamento di un corrispettivo e quindi, pur con modalità innovativa, si tratterebbe di un'attività economica in senso proprio. Il Ministero cita anche un precedente parere (nota 98416 del 12 giugno 2013) che classificava come attività economica quella esercitata da un cuoco nella propria villa, fornendo il servizio solo su specifica richiesta e solo per gli invitati del committente.

Risultato: secondo il ministero, l'home restaurant è un'attività economica e quindi bisogna presentare la SCIA e non sottrarsi a tutti agli adempimenti del caso. Trattandosi soltanto di un parere, però, il consiglio per chi aspiranti host è di controllare se eventuali regolamenti regionali o comunali.

Il dibattito resta comunque acceso. Da una parte, le associazioni dei pubblici esercizi, come i ristoranti, accolgono con favore l'interpretazione del Ministero, in nome di una competizione leale e corretta. Diversa l'opinione di chi organizza le piattaforme per il social eating, che sottolineano le differenze fra l'home restaurant e la ristorazione vera e propria nei pubblici esercizi. Su Change.org c'è una petizione online che chiede l'approvazione di un Disegno di legge, depositato in Senato nel 2014 ma mai approvato, che prevede la possibilità di utilizzare la propria abitazione, per un massimo di due stanze e fino a 20 coperti al giorno, ma anche l'obbligo di segnalare al Comune l'inizio attività (in pratica, servirebbe la SCIA). Fiscalmente, si resterebbe nell'ambito delle attività saltuarie.

Quel che serve, in effetti, è una normativa di riferimento. Per più di tre anni gli home restaurant hanno organizzato le loro cene social senza che nessun requisito fosse richiesto loro, e con gli unici obblighi di emettere ricevuta e fatturare meno di 5.000 euro all'anno, come per tutte le attività occasionali.

La disposizione segna però una svolta non da poco, e, se sarà seguita da una norma vera e propria taglierà loro le gambe definitivamente. Arrivata dopo la segnalazione di una Camera di Commercio, che ha sollecitato il ministero a "chiarire come configurare l'attività di cuoco a domicilio e se tale attività possa rientrare fra quelle soggette alla Segnalazione Certificata di Inizio di Attività (Scia) da presentare al Comune di residenza", la risoluzione numero n. 50481/2015 stabilisce che chiunque pratichi l'home cooking deve possedere "requisiti di onorabilità nonché professionali (di cui all'articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e s.m.i.), ed è tenuto a presentare la Scia o a richiedere l'autorizzazione, nel caso si tratti di attività svolte in zone tutelate".

Gnammo ha fatto subito sapere ai suoi associati che quello del ministero è "parere" e non legge, "che prova a fare un primo passo verso una regolamentazione di un'area oscura della legislazione italiana. È un modo intelligente per diversificare l'offerta". Di più sta facendo la piattaforma homerestaurant.com che ha appunto lanciato una petizione on line su Change.org per chiedere l'approvazione del DDL s. 1271 del 27/02/2014" .

Fonti: risoluzione ministero, petizione change.org, codice etico di Gnammo

Pubblicato in Lavoro Emilia