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«Sulla vertenza Italpizza siamo soddisfatti dei passi avanti compiuti, perché porteranno già nell'immediato grossi benefici a tutti i lavoratori. Questo dimostra che contrattare serve».

Lo afferma la Cisl Emilia Centrale commentando l'esito dell'incontro di ieri con la direzione aziendale di~Italpizza~e le~cooperative appaltatrici Evologica e Cofamo.

«Stiamo lavorando~per trovare una soluzione alla vertenza in atto da mesi – dichiarano Vittorio Daviddi (segretario generale Fai Cisl Emilia Centrale) ed Enrico Gobbi (segretario generale Fisascat Cisl Emilia Centrale) – C'è ancora un pezzo di strada da percorrere, in particolare per gli addetti del comparto movimentazione merci, per i quali aspettiamo risposte convincenti da parte dell'azienda nell'incontro già calendarizzato il prossimo 16 luglio. Speriamo nelle prossime settimane di presentare un buon contratto agli oltre mille dipendenti del sito Italpizza di S. Donnino».

«L'azienda confermi l'investimento annunciato, aumenti l'occupazione e migliori, attraverso la trattativa sindacale, le condizioni contrattuali e normative dei lavoratori - aggiunge il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta - Per noi, infatti, è fondamentale andare avanti con l'investimento da 25 milioni di euro per realizzare il polo logistico Italpizza a San Donnino, che produrrà centinaia di nuovi posti»

 

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(Enrico Gobbi)

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(Vittorio Daviddi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(William Ballotta)

Pubblicato in Comunicati Lavoro Modena

"L'accordo siglato con Castelfrigo garantisce la continuità produttiva dell'azienda e la sua permanenza sul territorio, salva 140 posti di lavoro e getta le basi per un ulteriore aumento dell'occupazione".

Modena 4 gennaio 2018 - Senza quell'accordo, oggi avremmo 215 lavoratori in mezzo alla strada». Lo afferma la Fai Cisl Emilia Centrale, il sindacato degli alimentaristi che, insieme alle rsu di Castelfrigo (regolarmente elette) e le rsa delle due cooperative Ilia D.A. e Work Service, ha firmato il verbale d'accordo per l'assunzione, da parte di un'agenzia di somministrazione, di 52 dipendenti delle due coop.

«Sono anni che ci battiamo per il ripristino della legalità e contro le cooperative spurie nel distretto modenese delle carni – ha dichiarato stamattina il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta in un'affollata conferenza stampa – L'accordo di Castelfrigo è un'opportunità per l'intero distretto e lo diremo anche al tavolo della Provincia, convocato domani».

Stamattina i rappresentanti della Cisl e della Fai Cisl Emilia Centrale hanno spiegato nei dettagli come si è arrivati all'accordo con Castelfrigo firmato il 27 dicembre scorso.
«Dopo che le due coop hanno disdettato l'appalto e annunciato il licenziamento di tutti i lavoratori, abbiamo convinto Castelfrigo a cambiare la sua politica e internalizzare le attività che per anni aveva affidato all'esterno – ha detto Daniele Donnarumma, operatore Fai Cisl Emilia Centrale - Ottenuto questo primo importante risultato dopo una trattativa lunga e difficile, condotta senza clamore e con l'appoggio dei lavoratori, abbiamo chiesto all'azienda di assumere direttamente tutti i lavoratori delle cooperative coinvolti nella vertenza, indipendentemente da chi stava scioperando e chi, invece (circa la metà) ha sempre continuato a lavorare. Perché non va dimenticato che, accanto al diritto di scioperare, esiste anche il diritto di non scioperare».

«Noi abbiamo consigliato ai lavoratori di proseguire l'attività perché in quel momento era l'unico modo che avrebbe permesso a Castelfrigo di superare le forti difficoltà causate da un calo di commesse dovuto esclusivamente al danno d'immagine – ha aggiunto il segretario generale della Fai Cisl Emilia Centrale Vittorio Daviddi - Le persone che, tra insulti e minacce, hanno continuato a lavorare, così come gli 88 dipendenti diretti di Castelfrigo, hanno di fatto garantito la sopravvivenza dell'azienda. Senza il loro impegno oggi saremmo qui a raccontare un'altra storia».

Tornando alla richiesta Cisl di stabilizzare tutti i lavoratori licenziati dalle coop, quando l'azienda ha risposto che non avrebbe potuto assumerli tutti, ma solo una parte, e che l'avrebbe fatto solo attraverso un'agenzia interinale (la quale, a sua volta, aveva già il suo organico da inserire), la Cisl ha contrattato e ottenuto l'assunzione dei 52 profili professionali già presenti in azienda.

«Non solo, a queste persone viene applicato il contratto nazionale di lavoro dell'industria alimentare e l'integrativo aziendale. In altre parole, sono equiparate in tutto e per tutto ai loro colleghi dipendenti diretti di Castelfrigo – hanno sottolineato Daviddi e Donnarumma - Questa, però, è solo la prima tappa del percorso avviato con l'accordo, perché il nostro obiettivo è arrivare all'assunzione di chi per ora è fuori non perché ha scioperato, ma perché oggi non c'è sufficiente lavoro per tutti. Una situazione, questa, che speriamo di superare presto. Abbiamo, infatti, la ragionevole speranza che, nel giro di pochi mesi, Castelfrigo possa tornare ai suoi abituali livelli di fatturato e, conseguentemente, di occupazione».

«Ci dispiace che altre organizzazioni, le quali hanno intrapreso strade diverse che non condividiamo ma rispettiamo, contestino un accordo che salvaguarda 140 posti di lavoro. A livello regionale, comunque, - ha concluso il segretario generale della Fai Cisl Emilia-Romagna Daniele Saporetti - siamo unitariamente impegnati, come dimostra il documento firmato il 29 dicembre scorso da Regione, Cgil Cisl Uil, associazioni di rappresentanza delle cooperative e con il placet di Confindustria».

(Cisl Modena 4 gennaio 2018)

Pubblicato in Lavoro Modena
Giovedì, 04 Gennaio 2018 06:34

Castelfrigo - Verso una soluzione.

Una vertenza che dura da diversi mesi e che sembra sia sulla strada giusta per trovare una soluzione. Stamattina la CISL modenese illustrerà i termini dell'accordo raggiunto e in quale logica di prospettiva si inserisce. 

Soltanto ai primi di novembre scorso, i vertici delle due cooperative disertano l'incontro in Regione, assenza che l'assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi,  commentò duramente: "Irresponsabili, l'assenza è un atto gravissimo e dovranno renderne conto: noi comunque a fianco dei lavoratori".

Oggi invece sembra che finalmente una soluzione si sia trovata e CISL di Modena illustrerà i termini dell'accordo e spiegare in quale logica di prospettiva si inserisce, durante la conferenza stampa convocata per stamattina alle ore 11,00, all'Auditorium Romano Artioli (Palazzo Europa). Saranno presenti il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta, il segretario generale della Fai Cisl Emilia-Romagna Daniele Saporetti, il segretario generale della Fai Cisl Emilia Centrale Vittorio Daviddi, l'operatore Fai Cisl Emilia Centrale Daniele Donnarumma e lavoratori della Castelfrigo. 

CISL: Accordo Castelfrigo: un'opportunità per l'intero distretto carni
L'accordo sulla stabilizzazione degli ex lavoratori delle coop appaltatrici in Castelfrigo non garantisce solo la continuità aziendale salvando 140 posti di lavoro, ma rappresenta un'opportunità per le future relazioni industriali nel distretto modenese delle carni.

Sembrano più pessimisti i rappresentanti pentasetllati che, attraverso un comunicato stampa dell'Onorevole Michele Dell'Orco, hanno fatto sapere che continueranno a vigilare e lanciano dubbi di legalità su quello che definiscono "Il sistema Castelfrigo": "Saremo con i lavoratori finchè non sarà riassorbito fino all'ultimo addetto licenziato ma soprattutto crediamo che il sistema Castelfrigo possa e debba essere fermato".

M5S alla Castelfrigo a fianco dei lavoratori
Il doppio gioco di Regione e amministrazioni locali finora non ha dato risultati

"Saremo con i lavoratori finchè non sarà riassorbito fino all'ultimo addetto licenziato ma soprattutto crediamo che il sistema Castelfrigo possa e debba essere fermato". Lo dichiarano i pentastellati modenesi che oggi (ieri ndr)  alle ore 18 saranno davanti all'azienda per sostenere i lavorori in sciopero con la presenza dei deputati Michele Dell'Orco, Alessandro Di Battista e Vittorio Ferraresi.

"L'azienda -spiegano i pentastellati- è un meccanismo apparentemente legale, basato su affitto di rami d'azienda e subappalti cooperativi, ma di fatto stando alle dichiarazioni di lavoratori e sindacati si regge sullo sfruttamento del lavoro. Che le cooperative siano spesso un modo per risparmiare e sfruttare lavoro precario è cosa risaputa. Perché nessuno è intervenuto in questi anni? La Regione e le amministrazioni locali in questi ultimi anni hanno fatto il doppio gioco: a parole sono state a fianco dei lavoratori ma di fatto non sono intervenute concretamente e hanno permesso alle aziende di continuare a perpetrare questo sistema, sottopagando, licenziando e riassumendo a piacimento. Le amministrazioni e la Regione sono politicamente responsabili per quello che sta accadendo nel mercato del lavoro sul nostro territorio".

"E' necessario un reale intervento delle amministrazioni locali e delle forze dell'ordine per sincerarsi che non ci siano gli estremi per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. A nostro avviso gli elementi ci sono tutti e –aggiungono i 5 Stelle - sarebbe necessario forse anche un controllo giudiziario dell'azienda per evitare che situazioni al limite della legalità possano agevolare la commissione di altri reati come già accaduto nel 2002 con il caso Suincom, quando ci fu un omicidio di un lavoratore che svelò il mercato delle contraffazioni alimentari nell'ambito della lavorazione delle carni".

 

 

Pubblicato in Lavoro Modena
Giovedì, 28 Dicembre 2017 16:11

A CLAI il "Grifo di cristallo"

Occupazione giovanile, più innovazione ed export: il premio "Città di Imola" alla Cooperativa di Sasso Morelli per aver valorizzato la cultura e le tradizioni agroalimentari del territorio.

"CLAI è una Cooperativa agricola che opera sia nel settore dei salumi che in quello delle carni fresche bovine e suine. È un'eccellenza nazionale nell'agroalimentare e nella lavorazione di carni 100% italiane, che realizza 235 di euro di fatturato (2016) e ha alle sue dipendenze 470 persone. Un occhio all'innovazione, con l'utilizzo di linee industriali che garantiscono la totale sicurezza degli alimenti e l'omogeneità dei prodotti, e una particolare attenzione alla distribuzione per essere presenti in tutti i canali di vendita e in tutte le regioni italiane".

È con questa motivazione che la CLAI ha ricevuto il riconoscimento "Città di Imola – Grifo di cristallo" assegnato dall'Amministrazione comunale a cittadini in vita, enti, associazioni, aziende, istituti scolastici che si sono distinti nei rispettivi campi di attività, valorizzando così l'intera comunità imolese.

Fin dal 1962, anno della sua nascita, CLAI si pone l'obiettivo di crescere in armonia con la realtà in cui è sorta: un impegno e un bene per la comunità che vuole continuare a tramandarlo per le future generazioni. L'attaccamento alle tradizioni e alla cultura imolese è forte ma la visione imprenditoriale guarda anche all'estero.

"Per continuare a crescere a livello internazionale come stiamo facendo è necessario guardare da dove siamo partiti – spiega Giovanni Bettini Presidente di CLAI. - Voltiamo continuamente la testa per non scordarci mai della nostra storia basata su un legame strettissimo tra le persone e con il territorio, permeato da un forte senso di comunità e dai suoi valori. Il nostro obiettivo è far conoscere questi valori anche fuori dall'Italia. Da sempre coltiviamo i terreni, gestiamo gli allevamenti e svolgiamo internamente ogni fase della lavorazione, fino alla produzione: una filiera controllata dai campi alla tavola, che integra e gestisce il patrimonio della tradizione con le nuove esigenze nutrizionali e gli stili di vita del moderno consumo".

CLAI sta incrementando la sua presenza nei Paesi dell'Unione Europea, sconfinando anche nel grande mercato dell'Est con un aumento dell'export del 27%. Il progetto estero di CLAI prevede inoltre di ampliare le esportazioni in Canada e Giappone. Negli ultimi dieci anni, oltre ad aumentare l'export e il fatturato, CLAI ha aumentato il proprio organico di 65 persone, credendo nel cambio generazionale e dando spazio e opportunità lavorative ai giovani (l'età media è 43 anni e gli under 35 sono il 22,39% dei dipendenti).

"Ogni nostro salame – spiega Bettini – è il risultato di una sfida: produrre bontà coltivando valori e passione. Credere nell'Italianità è anche continuare ad investire in innovazione in Italia, ad assumere persone e a valorizzare giovani".

Oltre l'investimento di 17 milioni di euro, che prevede ampliamento e ristrutturazione dello stabilimento di Sasso Morelli e di Faenza (1,5mln sarà destinato al prosciuttificio Zuarina e 1mln per il centro direzionale Villa La Babina), nel 2017 CLAI ha completato importanti attività di ricerca e sviluppo incentrate, in particolare, su progetti volti all'innovazione e al controllo dei processi produttivi, per perseguire un costante miglioramento nella qualità del prodotto.

"Siamo tra i pochi stabilimenti in Italia che da quest'anno ha messo in funzione la nuova linea di controllo Meat Master, – precisa il Presidente Bettini. – Presso lo stabilimento di Sasso Morelli questo sistema analizza la carne in continuo, garantendo il controllo istantaneo delle caratteristiche nutrizionali durante il processo produttivo, al fine di accrescere la qualità e la massima uniformità e sicurezza: con verifiche istantanee della tracciabilità di ogni lotto di carne conferito, del contenuto di grassi e proteine, il tutto governato da sistemi informatici avanzati".

Innovazione e rispetto per l'ambiente. La sensibilità nel campo della sostenibilità ambientale è sempre stato un elemento distintivo di CLAI: un esempio concreto è la realizzazione dell'impianto di biogas per la produzione di energia elettrica e calore da sottoprodotti aziendali. Il progetto è stato sviluppato sulla base di un'analisi effettuata dai dati provenienti dal piano annuale di alimentazione con l'obiettivo di produrre energia, attraverso la valorizzazione di sottoprodotti e scarti di macellazione.

Pubblicato in Agroalimentare Emilia

Bando UniCredit Carta E edizione 2017 - Giovani e lavoro al centro dell'intervento di UniCredit Foundation: 500mila Euro a sostegno delle organizzazioni non profit che promuovono l'occupazione giovanile in Italia. 

UniCredit Foundation lancia la nuova edizione del Bando UniCredit Carta E per sostenere le organizzazioni non profit che promuovono l'occupazione giovanile in Italia attraverso attività di imprenditorialità sociale. Come nella precedente edizione (che ha visto sul podio anche la Semìno - Pictor Coop. Soc. di Bologna), torna la collaborazione con l'incubatore Make a Cube3 dedicando ai team selezionati un periodo di accompagnamento per valorizzarsi sul mercato.

L'investimento previsto dal bando è di 500mila euro che saranno erogati sotto forma di contributo, mentoring e incubazione. I fondi sono messi a disposizione grazie a UniCreditCard Flexia Classic Etica, la carta di credito che, senza alcun costo aggiuntivo per il titolare, accantona il 2 per mille di ogni spesa effettuata per sostenere progetti di solidarietà.

Le candidature possono essere presentate, attraverso la piattaforma IdeaTRE60 promossa dalla Fondazione Accenture Italia partner tecnico del Bando, dall'11 ottobre al 20 dicembre 2017 compilando il form e raccontando la propria idea di cambiamento sociale per combattere la disoccupazione che riguarda soprattutto i giovani italiani www.unicreditfoundation.org/bando2017 

Saranno selezionate le 20 realtà capaci di interpretare il contesto territoriale in cui il progetto imprenditoriale deve nascere e crescere. In pole position si troveranno le proposte che avranno come priorità la realizzazione di un programma duraturo, sostenibile e affidabile sia per i lavoratori assunti che per l'impresa stessa. I 20 finalisti avranno accesso a una fase di pre-incubazione.

L'incubazione e l'erogazione dei contributi, pari a 42.500 Euro ciascuno, è destinata invece ai 10 vincitori: 7 di questi progetti dovranno dimostrare di avere un impatto diretto, cioè creare occupazione nell'ambito del programma imprenditoriale sostenuto nelle 7 aree territoriali di intervento di UniCredit in Italia; gli altri 3, invece, dovranno essere capaci di generare un impatto indiretto, in grado di sviluppare azioni, infrastrutture e reti che possano rafforzare la capacità, di una o più realtà imprenditoriali sociali, a raggiungere risultati su scala nazionale: si tratta, ad esempio, di attività di assistenza e incubazione dell'impresa sociale, di formazione/sviluppo di network di imprese sociali, di franchising sociale.

"Vogliamo dare ai giovani la possibilità di esprimere la propria idea di lavoro - ha dichiarato Maurizio Carrara, Presidente di UniCredit Foundation - valorizzando i progetti imprenditoriali capaci di creare occupazione. I ragazzi rappresentano il nostro futuro e, grazie al loro entusiasmo e alle loro capacità, possono trovare da soli la soluzione alla sfida dell'occupazione giovanile del nostro Paese coniugando, nella stessa figura, sia il ruolo di datore che di lavoratore".

Per maggiori informazioni e per iscriversi al bando, visitare la pagina www.unicreditfoundation.org/bando2017 

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Froneri conferma la necessità di chiudere il sito produttivo di Parma ma la decisione è accompagnata dalla volontà di garantire soluzioni per i 120 dipendenti. Da sostegni di natura economica, a percorsi di outplacement passando per il trasferimento a Frosinone. 

A seguire il testo del Comunicato di Froneri di ieri sera, scaricabile in formato pdf.

Parma, 12 Ottobre 2017 - A conclusione del Tavolo istituzionale dedicato al sito di Froneri a Parma che si è tenuto questa mattina presso il Municipio, la società tiene a confermare la decisione di chiudere il sito produttivo di Parma in quanto condizione necessaria per rendere sostenibile il business del Gruppo in Italia.

Questa decisione è accompagnata dalla volontà di garantire ai dipendenti interessati dall'operazione (complessivamente 120 persone) soluzioni attive per una riduzione dell'impatto sociale conseguente, ovvero: un sostegno di natura economica, un percorso a fini di outplacement, possibilità di trasferimento presso il sito produttivo a Frosinone, dove verrà trasferita la produzione Froneri dello stabilimento di Parma.

Con tale nota, Froneri si augura di poter contribuire a fare ulteriore chiarezza in merito alla propria posizione riguardante il sito di Parma nel contesto della propria presenza in Italia.

Si augura inoltre di favorire un clima più equilibrato nella comunicazione tra le parti coinvolte, per evitare il ripetersi delle azioni aggressive osservate oggi di fronte al Municipio di Parma.

 

(In allegato il comunicato ufficale di Froneri)

Pubblicato in Lavoro Emilia

L'assessore Costi: "Non lasceremo nulla di intentato. abbiamo anticipato la problematica al Ministero dello Sviluppo economico che ha competenza diretta"

Bologna – "Come Regione saremo parte attiva per la salvaguardia dell'occupazione e della territorialità dell'impresa, tutelando le professionalità coinvolte e a difesa di un asset strategico del nostro sistema produttivo regionale e nazionale. Non lasceremo nulla di intentato nei confronti di un grande gruppo come la Nestlè, un marchio internazionale che decide di tagliare le radici con il territorio che ha creato e dato valore ai suoi prodotti".

Così l'assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi, rispondendo in sede di Assemblea legislativa a un'interrogazione riguardante lo stabilimento della Froneri Italy Srl di Parma (società al 50% Nestlé Italia e 50% R6R, multinazionale inglese proprietà di un fondo), che ha aperto al Ministero del Lavoro lo scorso 29 settembre una procedura di licenziamento collettivo per un totale di 120 esuberi, di cui 112 solo nello stabilimento di Parma (su 185 lavoratori occupati).

"Abbiamo concordato, insieme alle Istituzioni locali- ha annunciato l'assessore Costi-, di convocare un tavolo di salvaguardia occupazionale che si terrà il prossimo 12 ottobre presso il Comune di Parma, per conoscere le ragioni di una decisione che fino a pochissimi mesi fa era categoricamente smentita dall'azienda stessa, e valutare quali azioni intraprendere per garantire il mantenimento di questa importante filiera produttiva che contribuisce a sostenere il Made in Italy nel mondo".
"Allo stesso tempo- ha aggiunto- abbiamo anticipato la problematica al Ministero dello Sviluppo economico, che ha competenza diretta vista la compagine societaria e l'organizzazione aziendale composta da più siti produttivi in diverse regioni italiane".

Pubblicato in Comunicati Lavoro Emilia

SOMMARIO Anno 16 - n° 39 01 ottobre 2017 - Editoriale: Italia - Francia, pace armata - Lattiero caseario. Prosegue la fase calante del latte. - Cereali e dintorni. Il mercato mostra timidi ma costanti segnali di ripresa - Ponte di Casalmaggiore. Emergono nuovi danni ai travi - Salmone o non Salmone, questo è il problema! - Froneri, chiesto l'apertura del tavolo di crisi. La nuova tegola caduta sull'occupazione parmense.

SOMMARIO Anno 16 - n° 39 1 ottobre 2017

1.1 editoriale
Italia - Francia, pace armata.
2.1 lattiero caseario Lattiero caseario. Prosegue la fase calante del latte.
3.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Il mercato mostra timidi ma costanti segnali di ripresa
4.1 turismo Turismo da record in Emilia Romagna
5.1 economia / Viabilità Ponte di Casalmaggiore. Emergono nuovi danni ai travi
6.1 campagna cereali Consorzio Agrario di Parma: primo bilancio della stagione cereali
6.2 sisma 2012 fondi sicurezza Sisma 2012. Fondi aperti anche per il settore agricolo.
7.1 nutrizione, scienza e fake Salmone o non Salmone, questo è il problema!
8.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Niente di scontato. In attesa degli aggiornamenti di USDA.
9.1 crisi e occupazione Froneri, chiesto l'apertura del tavolo di crisi. La nuova tegola caduta sull'occupazione parmense.
10.1promozioni "vino" e partners
11.1 promozioni "birra" e partners

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(Scarica il PDF alla sezione allegati)

 2017091ott17-COP

 

Sono scese a 29.825, il 7,3 per cento delle imprese regionali, con la più rapida flessione dal settembre 2013 (-4,9 per cento). In un anno, perdita di 1.553 imprese.

Tra i settori, sono le costruzioni (-930 unità, -12,9 per cento) a determinare la tendenza, ma anche l'industria (- 7,0 per cento) e i servizi (-2,6 per cento). Si riduce il contributo positivo da agricoltura e pesca (+2,7 per cento). La tendenza è dovuta soprattutto alle ditte individuali (-1.349 unità). La normativa sulle società a responsabilità limitata semplificata piega le società di persone (-10,7 per cento), ma al tempo stesso non sostiene le società di capitali (+1,8 per cento).

La base imprenditoriale regionale giovanile continua a contrarsi più rapidamente rispetto a quanto avviene a livello nazionale. A fine giugno le imprese attive giovanili si sono ridotte a 29.825, pari al 7,3 per cento delle imprese regionali. In un anno, ne sono andate perdute 1.553, pari ad una riduzione del 4,9 per cento, con una ulteriore lieve accelerazione della tendenza negativa, mentre le altre imprese sono diminuite solo dello 0,6 per cento. La tendenza regionale risulta più pesante di quella nazionale, che vede le imprese giovanili (496.263, pari al 9,6 per cento del totale) diminuire del 2,8 per cento e le altre imprese confermare la tendenza positiva e segnare un lieve aumento (+0,2 per cento).

Questo emerge dai dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia-Romagna. Le imprese giovanili aumentano solo in Basilicata, Sardegna e Trentino-Alto Adige. L'Emilia-Romagna perde terreno come il Veneto (-4,1 per cento), ma anche, seppure meglio, Lombardia (-3,2 per cento) e Piemonte (-3,4 per cento).

I settori di attività economica.

La crisi dei settori produttivi tradizionali ha colpito particolarmente le imprese giovanili. La loro riduzione è determinata soprattutto dal pesante crollo delle imprese delle costruzioni (-930 unità, -12,9 per cento), un settore che continua a scontare gravi difficoltà, cui si aggiungono la caduta dell'industria (-163 unità, -7,0 per cento) e la flessione dei servizi (-518 imprese, -2,6 per cento), derivante dalla più marcata riduzione nel settore del commercio (-385 imprese, -4,8 per cento) e da quella più lieve nell'aggregato degli altri servizi (-133 imprese, -1,1 per cento). Contrariamente alla tendenza prevalente tra le altre imprese, risultano in forte crescita solo le imprese giovanili attive nell'agricoltura, silvicoltura e pesca (+58 imprese, +2,7 per cento).

La forma giuridica.

La riduzione è principalmente da attribuire alla flessione molto ampia delle ditte individuali (-1.349 unità, -5,5 per cento), anche se la contrazione è stata notevolmente più rapida per le società di persone (-10,7 per cento, pari a 257 unità), attribuibile all'attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata, che sostiene la crescita, ora più contenuta, delle società di capitale (+77 unità, +1,8 per cento).

20170904-Imprese giovanili

Pubblicato in Economia Emilia

Sottoscritto un accordo tra Regione Emilia-Romagna, Provincia di Reggio Emilia, venti Comuni della Bassa reggiana e parte della Val d'Enza, organizzazioni imprenditoriali e sindacati.

Reggio Emilia, 23 giugno 2017

Sostegno alle imprese, formazione, servizi e percorsi su misura in grado di aiutare chi abbia perso il lavoro a trovarne uno nuovo, ma anche assistenza a chi voglia creare e sviluppare nuove attività imprenditoriali. Sono alcuni degli obiettivi del "Patto territoriale per l'occupazione dell'Area nord di Reggio Emilia", sottoscritto oggi nella Sala del Consiglio provinciale da Regione, Provincia, 20 Comuni della Bassa reggiana e parte della Val d'Enza, sindacati e organizzazioni imprenditoriali reggiane.

L'accordo ha l'obiettivo di definire linee di azione a sostegno dello sviluppo dell'area che presenta importanti potenzialità ma che è in forte difficoltà in particolare nel settore dell'edilizia, delle costruzioni delle attività collegate. Il Patto è un punto di arrivo di un percorso di concertazione tra le parti istituzionali, economiche e sociali del territorio: una sintesi della volontà di soggetti pubblici e privati di mettere a sistema gli sforzi comuni per salvaguardare e accrescere il numero e la qualità di imprese, i servizi e l'occupazione. Lo strumento svolgerà anche un ruolo di effettivo sviluppo e di sistematizzazione delle azioni locali e, al tempo stesso, accompagnare le esigenze del settore produttivo valorizzando anche eventuali esperienze di autoimprenditorialità.

Il Patto rappresenta uno strumento per l'occupazione nel quale tutti i soggetti contribuiscono, ciascuno per la propria parte, a un migliore raccordo tra gli strumenti delle politiche attive del lavoro, alla individuazione di modalità utili per il sostegno alla riconversione professionale dei lavoratori o nuove modalità di accompagnamento nel mondo del lavoro. Questo per affrontare i cambiamenti, in un territorio che, in questi anni, ha avuto forti tensioni sia a livello occupazionale che economico.

"Siamo davanti a un accordo, in linea col 'Patto per il Lavoro', che ci rende tutti parte attiva e responsabile per favorire una nuova fase di sviluppo economico di un importante area del territorio reggiano. Questo- commenta l'assessore regionale alle Attività produttive, Palma Costi– rimettendo l'occupazione e la ricollocazione delle persone al centro non solo delle nostre azioni ma di un sistema di coordinamento tra tutti gli attori di un territorio. Di fronte anche a crisi strutturali di alcuni comparti come l'edilizia, bisogna mettere in campo azione mirate. Le funzioni svolte dai Centri per l'impiego del territorio supporteranno le persone in cerca di lavoro attraverso servizi anche personalizzati, al fine di innalzare le competenze professionali e trasversali per creare occupazione".

"E' importante che un intero sistema dia un segnale concreto di impegno per provare a reagire in un periodo così difficile e costruire soluzioni positive– dichiara il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi-. Nel complesso i dati occupazionali reggiani, specie se messi a confronto con quelli del resto d'Italia, sono buoni, ma è innegabile che questa prolungata fase recessiva abbia prodotto anche qui il crollo di esperienze storiche, di varia derivazione, che pure avevano saputo contribuire nei decenni passati a una diffusione larga di equità e benessere. Ed è su queste specificità negative che intendiamo confrontarci, perché la possibilità di lavorare e dunque la capacità di sostenere una famiglia è condizione indispensabile per la tenuta sociale di una comunità. Questo sistema incentrato sulla formazione nella quale la Regione può mettere in campo risorse importanti, non solo finanziarie, credo possa davvero rappresentare un cambio di passo per favorire i reinserimenti lavorativi".

A siglare il Patto, oltre a Regione Emilia-Romagna e Provincia di Reggio Emilia, i rappresentanti dei Comuni di Bagnolo in Piano, Boretto, Brescello, Cadelbosco di Sopra, Campagnola, Campegine, Castelnovo di Sotto, Correggio, Fabbrico, Gattatico, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio, Reggiolo, Rio Saliceto, Rolo, San Martino in Rio, Sant'Ilario d'Enza, i rappresentanti di Legacoop Emilia Ovest, Cna, Confcooperative, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Unindustria Reggio Emilia e i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil di Reggio Emilia.
I soggetti firmatari parteciperanno periodicamente a un tavolo di coordinamento per l'attuazione delle azioni previste dall'accordo. L'agenzia regionale del Lavoro presente nell'ambito territoriale di interesse fungerà da supporto tecnico e di coordinamento del Patto territoriale.

(Fonte: Regione ER)

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