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Crisi aziendali. Unifer Navale di Finale Emilia (Mo), l'assessore Colla: "I soci dell'azienda debbono dare rapidamente risposte chiare sulle proprie intenzioni, solo così possiamo salvaguardare l'occupazione e dare continuità e prospettive a un sito produttivo ricostruito con risorse pubbliche dopo il sisma del 2012"

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Il violento episodio si è verificato in un cantiere di Cento, nel ferrarese, dove i due, dipendenti di una stessa ditta, si erano punzecchiati per tutto il giorno. Dopo l’ennesimo alterco, un 43 enne modenese ha colpito un 32 tunisino residente a Finale Emilia, che è caduto battendo la testa. Le sue condizioni sono gravi.

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All’imprenditore edile di origine campana sono stati sequestrati anche partecipazioni societarie e rapporti bancari a lui riconducibili. L’uomo intratteneva rapporti con soggetti vicini alla criminalità organizzata campana e calabrese e aveva un tenore di vita superiore a quanto dichiarato.

di Claudia Fiori Modena 6 febbraio 2020 - Undici immobili, tre partecipazioni societarie e rapporti bancari per un valore superiore a un milione di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza a un imprenditore edile di origine campana, D.G. da tempo residente nel modenese e vicino a soggetti contigui alla criminalità organizzata campana e calabrese.

Gli immobili, dislocati nei comuni di Mirandola, Finale Emilia e San Felice sul Panaro, nel modenese, e a Crevalcore, nel bolognese “sono stati acquisiti definitivamente al patrimonio dello Stato”, come si legge in una nota diffusa dalla Guardia di Finanza. Potranno quindi essere gestiti dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, che ne curerà la destinazione e il riutilizzo a fini sociali.Il provvedimento di confisca è l’atto finale delle indagini svolte dal Nucleo di Polizia economico-finanziari di Bologna, sotto la direzione del pm Claudia Ferretti, con delega alla Procura di Modena, ai sensi del Codice Antimafia.

Nel 2017, il Tribunale di Modena aveva già accolto e disposto il sequestro dei beni ora confiscati, il cui valore era risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dall’imprenditore e dal suo nucleo familiare.
Le indagini compiute dal Gico (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata), in particolare, hanno evidenziato la ciclica costituzione di nuove società, l’istituzione di sedi societarie fittizie e la sparizione di documenti. Elementi che dimostrano come l’imprenditore fosse un evasore seriale, oltre ad aver commesso reiterati e sistematici delitti in ambito economico-finanziario. Le indagini hanno consentito anche di ricostruire i rapporti di D.G. a cosche della ‘ndrangheta e clan camorristici.

 

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Nel tardo pomeriggio di ieri, i Vigili del Fuoco sono intervenuti nel villaggio industriale di Finale Emilia, in provincia di Modena, per uno spaventoso incendio all'interno dell'Azienda Ecobloks, specializzata nella lavorazione del legno.

La colonna di fumo era visibile a chilometri di distanza. Alle prime squadre giunte dai distaccamenti più vicini si sono rapidamente aggiunti supporti provenienti dalla sede centrale dai distaccamenti volontari della zona e dai limitrofi Comandi di Ferrara e Bologna. Complessivamente, data la vastità delle fiamme, sono intervenuti 35 Vigili del Fuoco con 13 mezzi. In alcune ore di intenso lavoro i vigili del fuoco hanno circoscritto il rogo, impedendone la propagazione ad altre parti dell'azienda.

Solo a tarda notte le fiamme sono state poste sotto controllo.

Sono ancora in corso le indagini per capire le cause, ma stando alle prime verifiche, le fiamme si sarebbero sviluppate a causa di alcune scintille sprigionate da una pressa che si trova all'interno e che hanno incendiato il truciolato.

Per fortuna non ci sono stati feriti.

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Il Paese degli orrori si scopre innocente. Almeno 16 bambini furono sottratti alle famiglie di origine il parroco, accusato di essere il capo della setta, morì di crepacuore. 20 anni dopo la giustizia restituisce l'onore ma nel frattempo decine di vite sono state distrutte.

di LGC - Finale Emilia 8 gennaio 2018 - Dopo 20anni sono stati tutti assolti. Ma nel frattempo almeno 16 bambini - dell'epoca - sono stati sottratti alle famiglie di origine e mai più rientrati, l'irreprensibile parroco - Don Giorgio Govoni -, amato da tutti, accusato di essere il capo della setta satanica, che con la complicità degli stessi genitori e dei figli, celebrava i riti all'interno del cimitero per poi scaricare i corpi delle piccole vittime nel fiume Panaro, morì di crepacuore.

20180108-Da-Avvenire 8gen2018Non una prova venne raccolta contro gli accusati, non un video fu rintracciato (si raccontava che i riti venissero filmati) ma quanto raccolto, soprattutto testimonianze dei bambini, fu sufficiente per disporre l'allontanamento dei figli dalle loro famiglie, anche dei nascituri e di quelli nati successivamente ai fatti, nelle quali non fecero più ritorno.

Oggi invece, a venti anni di distanza, sono stati tutti assolti e il "Paese degli orrori si scopre innocente" come ha titolato Avvenire.it, di cui consigliamo la lettura per la precisa ricostruzione storica dei fatti e le testimonianze delle famiglie che hanno, e stanno ancora vivendo, un incubo dal quale sarà molto difficile risvegliarsi.

Una vicenda allucinante che nessuno vorrebbe leggere e tantomeno essere protagonista ma che invece è tragica attualità.

E ora chi paga? E quale potrà mai essere il risarcimento per ciascuna famiglia coinvolta, premesso che non esiste cifra in grado di soddisfare i danni morali delle decine di persone coinvolte?

 

La realtà, in questo caso, ha superato la fantasia dei migliori romanzieri noir.
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Giovedì, 13 Aprile 2017 10:26

Terremoto: due scosse nel Modenese

Nella notte appena trascorsa, l'INGV Centro Nazionale Terremoti ha registrato due scosse che hanno interessato la provincia di Modena, duramente colpita dal forte sisma del maggio 2012. La prima si è verificata alle 00:42, seguita poi da una seconda scossa alle 2.14, entrambe di magnitudo 2.7 con epicentro a pochi chilometri da Finale Emilia. L'INGV segnala che le scosse non hanno causato danni a cose e persone.

Modena, 13 aprile 2017

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È l'unica cooperativa sociale di Finale Emilia. Nel 2015 ha fatturato 442 mila euro ma soprattutto è divenuta, attraverso il Consorzio EcoBi, assegnataria di parte dei servizi pubblici ambientali erogati da Geovest, la società mista pubblico-privata con sede a Crevalcore che offre servizi ambientali in otto Comuni bolognesi e tre modenesi.

Modena, 9 giugno 2016

Continua la crescita di Albatros, l'unica cooperativa sociale attiva a Finale Emilia. Nata nel 1999, è specializzata nell'inserimento lavorativo di persone svantaggiate attraverso la gestione di servizi ambientali nell'Area Nord. Nel 2015 ha fatturato 442 mila euro (+10 per cento rispetto al 2014), ma soprattutto è divenuta, attraverso il Consorzio EcoBi, assegnataria di parte dei servizi pubblici ambientali erogati da Geovest, la società mista pubblico-privata con sede a Crevalcore che offre servizi ambientali in otto Comuni bolognesi e tre modenesi (Finale Emilia, Nonantola e Ravarino).

NICOLA BUSI 3 rid

«L'ingresso nella compagine azionaria di Geovest è la diretta conseguenza dell'aggiudicazione della gara indetta dal Comune di Crevalcore, che ha comportato per la nostra cooperativa un investimento di oltre 200 mila euro – spiega il presidente di Albastros Nicola Busi – Si è trattato di un grosso sforzo sia finanziario che organizzativo, grazie al quale, però, potremo gestire per i prossimi 15 anni una parte dei servizi ambientali erogati da Geovest. Questa commessa ci consente di consolidare il nostro scopo sociale, cioè offrire opportunità lavorative ai nostri soci e lavoratori, con particolare attenzione alle persone svantaggiate.
Tra gli investimenti – continua Busi – una tappa fondamentale dell'esercizio 2015 è stato il conseguimento della certificazione di conformità alle norme ISO 9001:2008 e OHSAS 18001:2007 per la raccolta e trasporto di rifiuti urbani e assimilati, gestione centri di raccolta, manutenzione verde pubblico, servizio di pulizia caditoie e ambienti civili».

Oltre a questi ambiti, Albatros si occupa della manutenzione del verde per clienti pubblici e privati.
L'anno scorso la cooperativa sociale finalese ha trasformato a tempo indeterminato il contratto di due giovani e avviato due progetti di inserimento lavorativo. Il primo ha visto la cooperativa impiegare tre persone nei servizi di decoro e micro riqualificazione urbana presso il Comune di Finale Emilia, piccola manutenzione edile e aggiustaggio presso il Comune di Concordia, supporto alla lotta alla zanzara presso tutti i Comuni dell'Area Nord; il secondo progetto vede un operatore impegnato in un'azienda meccanica di Concordia.

«L'attuale compagine sociale è composta da quindici soci, di cui undici soci cooperatori e quattro soci volontari. Il coinvolgimento degli operatori, per complessivi quindici lavoratori, è frutto di un costante rapporto con le istituzioni del territorio a testimonianza – conclude Busi - del radicamento della cooperativa e del capitale umano che mette in gioco con successo».
Per questo Busi ringrazia gli enti con cui Albatros ha rapporti associativi e di partnership: da Geovest ad Aimag, da Confcooperative Modena al Consorzio di Solidarietà Sociale di Modena e al Consorzio EcoBi di Pieve di Cento.

(Fonte: ufficio stampa Confcoop MO)

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L'indagine della squadra mobile di Modena ha permesso di scoprire una truffa sul cemento utilizzato nella realizzazione della scuola Media Frassoni di Finale Emilia. Si tratterebbe di calcestruzzo depotenziato...

Modena, 27 maggio 2016

Ci sono due aziende nel mirino della Procura di Modena dopo che è partita l'indagine sull'utilizzo di materiale di scarsa qualità per la costruzione della scuola media "Frassoni" di Finale Emilia.
Secondo la Squadra Mobile le ditte fornitrici avrebbero anche fornito campioni fasulli per sfuggire ai controlli.
L'ipotesi avanzata è che si possa trattare di calcestruzzo di qualità più scadente rispetto a quello certificato ufficialmente dalla Direzione dei lavori, per risparmiare sul materiale e trarre maggiore profitto che è servito per la realizzazione della Scuola Media "Cesare Frassoni" di Finale Emilia.
Il reato ipotizzato dalla Squadra Mobile della Questura di Modena e dalla Polizia Municipale è quello di truffa.
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Ferretti, hanno portato oggi ad una ventina di perquisizioni fatte negli uffici di due imprese edili.
Il filone dell'inchiesta ha preso avvio alla fine del 2015 ed è ancora lontano dall'esaurirsi.
L'operazione è scaturita da intercettazioni telefoniche per un traffico di droga in cui si parlava di 'cubetti'.
I 'cubetti' erano appunto il cemento che veniva trasportato, o meglio, i campioni di calcestruzzo che le ditte finite nell'indagine realizzano per testare i materiali che dovrebbero essere conformi alle richieste degli appaltatori e alle norme vigenti.
In modo continuo e sistematico nel cantiere di Finale veniva messa in atto la truffa del cemento depotenziato. La legge obbliga, infatti, gli operai a realizzare il cubetto in concomitanza con la colata vera e propria di cemento, per poi etichettarlo con un verbale che ne contenga le caratteristiche tecniche e inviarlo ad un laboratorio indipendente che ne certifichi la qualità. Ebbene, i cubetti realizzati alle scuole Frassoni venivano puntualmente sostituiti con altri blocchi di cemento provenienti da vari magazzini: i "provini" originali venivano accatastati lasciati nel dimenticatoio, mentre i sostituti venivano etichettati con un nuovo verbale e spediti al laboratorio, dove ovviamente passavano il test della prova di schiacciamento.
Nei guai sono finite due imprese. In primis la Betonrossi spa, azienda piacentina leader nella produzione di cementi e con diversi stabilimenti in tutto il nord Italia, che era la fornitrice dell'impresa che aveva vinto la gara di appalto, ovvero la modenese AeC Costruzioni Srl. Sarebbero oltre una quindicina le persone indagate, dai tecnici ai vertici aziendali delle due società, ma la Procura mantiene l'assoluto riserbo in attesa di ulteriori approfondimenti. AK

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Gli uomini dell'Arma hanno requisito documentazione amministrativa e banche dati informatiche. I reati ipotizzati sono quello di falso materiale e ideologico in atto pubblico e abuso d'ufficio. Tra gli indagati alcuni membri della Giunta e lo stesso sindaco Ferioli.

Di Manuela Fiorini

FINALE EMILIA (MO)

Non c'è pace per il Comune di Finale Emilia. Dopo l'inchiesta Aemilia, che ha portato all'arresto dell'ex direttore dell'Ufficio Lavori Pubblici Giulio Gerrini, implicato in una faccenda di appalti truccati per favorire alcune ditte legate alla 'Ndrangheta nella ricostruzione post terremoto, un'altra tegola si è abbattuta sull'Amministrazione del paese della Bassa Modenese.
Ieri mattina i Carabinieri del Nucleo Operativo di Modena sono entrati in Comune per sequestrare documenti amministrativi e accedere a banche dati informatiche. L'operazione è coordinata dal procuratore Lucia Musti e dal Sostituto Procuratore Marco Nicolini della Procura di Modena. Le circostanze dell'operazione non sono state rese note, ma i reati ipotizzati sono quelli di falso materiale e falso ideologico in atto pubblico e abuso d'ufficio contestati a undici persone, raggiunte da avviso di garanzia. Tra gli indagati ci sarebbero anche lo stesso sindaco di Finale Emilia, Fernando Ferioli e alcuni membri della Giunta Comunale.
Secondo indiscrezioni, l'inchiesta della Procura di Modena riguarderebbe alcuni appalti e la condotta dell'amministrativa dell'ultimo anno, ma non è collegata all'inchiesta Aemilia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Si attendono sviluppi.

Pubblicato in Cronaca Modena
Martedì, 23 Febbraio 2016 12:25

Tentano di smurare un bancomat con un carro attrezzi

La richiesta di intervento di un cittadino e l'arrivo dei Carabinieri hanno permesso di evitare un colpo ai danni di una filiale di Massa Finalese. Per attuare il furto la banda di ladri si voleva servire del mezzo rubato a Modena.

Modena, 23 febbraio 2016

A Finale Emilia i Carabinieri della locale Stazione sono riusciti a evitare un furto di bancomat, mettendo in fuga i ladri. Verso le 2.00 del mattino di domenica scorsa un cittadino, insospettivo che stesse accadendo qualcosa, ha telefonato al 112 per la presenza di un carro attrezzi nei pressi di una banca a Massa Finalese, dove alcuni malviventi infatti, stavano tentando di abbattere un bancomat per asportarlo, senza riuscirci. L'immediato arrivo della pattuglia in servizio perlustrativo notturno ha messo in fuga la banda che ha lasciato sul posto il carro attrezzi, risultato rubato poco prima a Modena.

Pubblicato in Cronaca Modena
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