Per la UIL di Reggio Emilia non ci sono dubbi: quando un ragazzo muore mentre compie il gesto quotidiano e dignitoso di raggiungere il proprio posto di lavoro, non siamo di fronte a una "fatalità del destino", ma a un vero e proprio infortunio sul lavoro in itinere.
<<È giunto il momento – dichiara Alex Scardina, coordinatore UIL Reggio Emilia – di comprendere che la sicurezza di un lavoratore non può essere delimitata fisicamente dai cancelli di un’azienda o dalle mura di un ufficio, sia esso pubblico o privato. Formazione e prevenzione devono iniziare nel momento stesso in cui si chiude la porta di casa.>>
<< Gli infortuni in itinere – prosegue Scardina – rappresentano oggi una quota drammatica delle denunce quotidiane e, secondo i dati pubblicati dall'Inail, arrivano a pesare per circa il 50% del monte totale degli infortuni. Eppure, continuano a essere trattati come incidenti di "serie B". Noi diciamo basta: la protezione della vita umana non deve conoscere limiti di bilancio e non può essere subordinata a calcoli di convenienza economica.>>
Per rispondere a questa emergenza, la UIL di Reggio Emilia lancia una proposta d'azione immediata, nel pieno spirito della campagna "Zero Morti sul Lavoro". Occorre riportare il Codice della Strada al centro del dibattito sindacale attraverso una campagna assembleare mirata in tutti i luoghi di lavoro della provincia. Serve un impegno continuo che coinvolga istituzioni, aziende e lavoratori in un percorso di aggiornamento costante.
<<Vogliamo – prosegue Alex Scardina – che salute e sicurezza sul posto di lavoro, obiettivo della campagna UIL “Zero Morti sul Lavoro”, diventi un concetto ampio, che abbracci e tuteli la vita e l’integrità fisica di ogni lavoratore dal momento in cui esce di casa fino a quando non vi fa ritorno. Intendiamo promuovere sessioni formative che non si limitino a illustrare le norme, ma che insegnino a riconoscere i pericoli, a gestire il senso di responsabilità e a valorizzare l'uso corretto anche del mezzo privato. Le aziende hanno il dovere morale e legale di supportare questo processo, garantendo ai dipendenti l'accesso alle risorse e la flessibilità necessaria per formarsi.>>
<<Parallelamente alla formazione, serve una rivoluzione organizzativa. La figura del Mobility Manager deve smettere di essere un adempimento burocratico per diventare un ruolo strategico anche di tutela della salute dei lavoratori, capace di progettare piani di spostamento che privilegino la mobilità in sicurezza.
Chiediamo ai Comuni uno sforzo economico investendo, laddove possibile attingendo dai proventi delle società partecipate, le risorse disponibili per garantire ai propri cittadini alternative sicure al mezzo privato e percorsi di formativi sui luoghi di lavoro attingendo alle competenze proprie del corpo di polizia locale. Solo coinvolgendo attivamente la comunità, le istituzioni locali e migliorando parimenti anche le infrastrutture, potremo dire di aver fatto tutto il possibile per evitare nuove tragedie.>>
<<La UIL di Reggio Emilia – conclude il coordinatore UIL Reggio Emilia – continuerà a lottare affinché la cultura della sicurezza non rimanga appannaggio esclusivamente dell'orario di servizio e del luogo di lavoro, ma interessi ogni singolo chilometro percorso da ogni lavoratore. La salute sul posto di lavoro, intesa anche come sicurezza in itinere, diventi tema di contrattazione da affrontare in ogni sito produttivo.>>
Immagine generata con AI











































































