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A Cremona, dal 24 al 27 ottobre, si incontrano gli allevatori alla ricerca delle soluzioni più adeguate per la loro azienda provenienti da tutta Italia e da buona parte del Globo.

di Virgilio Cremona 12 ottobre 2018 - Scambi e contatti commerciali in aumento - avevano dichiarato gli organizzatori a conclusione della 72esima edizione - a conferma del positivo trend di crescita del settore e dell'importanza del confronto diretto tra gli attori delle filiere zootecniche.

La "Fiera Bovina" di Cremona bada al sodo. Pochi fronzoli ma l'organizzazione va direttamente al cuore dei problemi e delle aspettative dei destinatari: gli allevatori.

L'impostazione della manifestazione zootecnica dimostra che rimane vincente la formula tecnica, nuda e cruda, priva di effetti scenografici che non appartengono più al vissuto attuale e appaiono, a tutti gli effetti, elementi anacronistici della storia attuale. E i numeri lo dimostrano, con una partecipazione che, nella precedente edizione, ha visto la presenza di ben 61.841 operatori e la presenza di 800 marchi di primaria importanza.

Da Mercoledi 24 a sabato 27 ottobre 2018  la Fiera Internazionale del Bovino da Latte richiama ogni anno i migliori marchi del settore a livello mondiale (800 marchi durante la scorsa edizione), presentando così ai visitatori professionali una vetrina specializzata di altissima qualità sia sul fronte dei prodotti che su quello dei servizi.

A Cremona si incontrano gli allevatori alla ricerca delle soluzioni più adeguate per la loro azienda. La manifestazione, infatti, costituisce anche il migliore mercato per la genetica internazionale: la Mostra della razza Frisona, durante la quale oltre 400 campionesse si sfidano in quello che è considerato uno dei ring zootecnici più rinomati al mondo, offre la rappresentazione plastica dell'eccellenza raggiunta dai processi di miglioramento genetico.

INNOVAZIONE E COMPETENZA AL SERVIZIO DEGLI OPERATORI DEL SETTORE

Le Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona esplorano ogni anno i temi più attuali e le realtà più innovative del settore stimolando l'interesse dell'intera community internazionale grazie alla collaborazione di alcune delle realtà più importanti e prestigiose nell'ambito della ricerca e dello sviluppo.

E' opinione degli organizzatori infatti che nuove occasioni di formazione professionale e di business si possano costruire solo tramite conoscenze aggiornate e di alto livello dedicate in modo mirato a operatori del settore e ad aziende.

Anche in questa edizione numero 73 saranno organizzati oltre 100 eventi (lo scorso anno alla fine furono 111), fra workshop, seminari, convegni e presentazioni, dedicati ai temi dell'agrozootecnia, e più in particolare a:

- Zootecnia di precisione
- Agricoltura digitale
- Produzioni biologiche
- Economia circolare e sostenibilità ambientale
- Tecnologia del latte
- Filiera della produzione suinicola
- Bioenergie
- Nuove tecnologie e innovazioni in ambito agricolo e zootecnico
- Igiene e benessere animale
- Mostre zootecniche

 

Cremona-ott2017-P1060494.jpgIl programma scientifico delle Fiere Zootecniche Internazionali si avvale della collaborazione di partner di alto livello:
Agroenergia
Aiab
Aita
Aivemp
Anafi
Bioagricert
Cariplo Factory
Crea – Zootecnia e Acquacoltura
Crpa
Firab
Ordine dei Dottori Agronomi
Politecnico di Milano
Sivar
Università di Brescia
Università Cattolica del Sacro Cuore

Non si può quindi mancare all'unico appuntamento nazionale sulla zootecnia specializzata  che non poteva che essere organizzato al di fuori di Cremona, dove competenza e sensibilità zootecnica sono una consolidata tradizione in grado di attrarre moltissimi e qualificati operatori provenienti da ogni parte del globo.

Se Cremona ha la leadership nazionale, a livello internazionale si colloca podio tant'è che dai sondaggi, realizzati sui visitatori professionali dell'ultima edizione, è emerso che il 65% dei visitatori frequenta la fiera per sviluppare business con fornitori abituali e nuovi, il 52% dei visitatori è il titolare o il decision maker dell'azienda per cui lavora e infine il 18% dei visitatori ha frequentato la fiera per la prima volta.

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Roma, 13 luglio 2018 - Produzione di carne bovina dovrebbe segnare un lieve incremento (+0,5%) nel 2018 grazie alle macellazioni di capi più pesanti e di giovani femmine non riutilizzate per la rimonta nella filiera del latte. Questo il quadro che emerge dalle analisi della Commissione europea sulla situazione dei mercati agricoli nell'estate 2018 per quanto riguarda la carne bovina. Gli ultimi dati (dicembre 2017) sulle consistenze bovine confermano la lieve contrazione (-1%) della mandria europea nel 2017. La decrescita della mandria è interamente da ascriversi ai vecchi paesi EU (EU-15), mentre sono ancora in espansione nella maggior parte dei 13 nuovi Paesi EU (EU-N13).

I dati analizzati dalla DG Agricoltura della Commissione nel report evidenziano che la mandria da latte si è ridotta di circa l'1%, in seguito alla ristrutturazione degli allevamenti in alcuni Paesi Membri, soprattutto Paesi Bassi. La mandria da carne resta invece stabile, malgrado le flessioni in Francia, Belgio e Irlanda.
A fronte della riduzione della mandria nel 2017, la produzione netta di carne bovina nel primo trimestre 2018 cresce del 2% rispetto all'analogo periodo dello scorso anno. La produzione cresce sia nell'UE-15 (+1,7%) che nell'EU-N13 (+4,8%). La gran parte dell'incremento di capi macellati è da attribuire al maggior numero di vitelloni e manze; accompagnato anche da un generalizzato aumento del peso medio dei capi macellati.

Le macellazioni di vitelli e vitelle restano modeste. Il legame tra il mercato del latte e quello della carne resta molto stretto tanto che i due terzi della produzione di carne bovina deriva da mandria da latte. Una buona parte dell'offerta attuale è infatti rappresentata da giovani femmine non riutilizzate per la rimonta nel circuito della produzione del latte. Conseguentemente si prevede per il 2018 un lieve incremento (+ 0,5%) della produzione di carne. Nello specifico si ipotizza che l'incremento di produzione in alcuni paesi con ruolo consolidato nella produzione di carne come Italia, Francia, UK e Austria, affiancata da quella in paesi dell'est Europa (soprattutto Polonia) potrà compensare le contrazioni in altri Stati Membri (Paesi Bassi, Romania, Germania, Belgio).

 

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Secondo i dati della Commissione, le esportazioni di bovini vivi nel primo quadrimestre 2018 sono aumentate del 13% rispetto all'analogo periodo del 2017.
I Paesi chiave sono sempre concentrati nell'area del Mediterraneo. La Turchia, nel 2017, ha assorbito da sola un terzo delle esportazioni di animali vivi e rimane nel primo frangente del 2018 il principale cliente dell'Ue. Le esportazioni di carni bovine crescono oltre che verso la Turchia anche verso Israele, ma si riducono in maniera evidente verso Hong Kong (-7%) e soprattutto verso Bosnia ed Erzegovina (-17%), pur rimanendo questi tra i primi tre clienti europei. Intanto i maggiori produttori mondiali (Brasile, U.S. e Argentina) stanno incrementando le esportazioni, rifornendo anche quelli che erano mercati tradizionali europei (Hong Kong, Svizzera e Filippine). Le previsioni di export per il 2018 in ambito europeo sono quindi - secondo i dati della Commissione - per una flessione del 6% con possibilità di miglioramento derivanti solo dall'evolversi degli acquisti da parte di Turchia e Israele.

La flessione delle importazioni registrata nel 2017 subisce invece una battuta d'arresto nel primo quadrimestre 2018. Le importazioni in questo primo periodo dell'anno sono anzi in notevole incremento, ma si tratta probabilmente solamente di un nuovo sistema di gestione delle quote tariffarie (TRQ) che prevede l'assegnazione per ordine di richiesta e comporta quindi una concentrazione degli invii nella prima parte dell'anno. Secondo quanto riportato dalla Commissione gli incrementi delle importazioni nel 2018 potrebbero attestarsi nel complesso a +8% rispetto al 2017. Principali attori della dinamica espansiva saranno i Paesi del Sud America, favoriti anche dai prezzi in flessione. Le maggiori importazioni comporteranno pressione sull'offerta europea che si tradurrà probabilmente anche in effetti contenitivi dei prezzi medi.
Roma Ismea 13 luglio 2018

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Dal 31 gennaio al 3 febbraio Verona ospita la 113esima edizione della fiera internazionale dell'agricoltura. Biennale dal 2004, la manifestazione a ogni edizione sfonda i record della precedente a conferma della bontà della sua formula.

Di Lamberto Colla 31 gennaio 2018 -
Oltre 1.000 espositori, dieci padiglioni occupati con una superficie netta di 57mila metri quadrati (+4,4% sull'edizione precedente), un'area demo esterna di 7.500 metri quadrati allestita per gli Special Show, 980 animali (+63%), più di 120 convegni in calendario e delegazioni commerciali estere da 33 Paesi del mondo.
I numeri di presentazione della 113esima edizione di Fieragricola confermano quanto sia apprezzata la formula della manifestazione, dall'impronta "tradizionale" ma con l'introduzione continua di nuovi elementi e servizi.

Per facilitare gli incontri, è stato messo a punto il sistema B2Meet, ua piattaforma gratuita di matching online già sperimentata con successo in altre manifestazioni di Veronafiere. Un servizio che consente agli operatori di settore di massimizzare l'efficienza organizzando preventivamente gli appuntamenti.
Fieragricola Innovation Tour è una delle novità 2018. Tutti i giorni un esperto dei diversi segmenti di cui si compone la manifestazione guiderà i visitatori che si sono iscritti alla scoperta delle novità premiate, suddivise per filiera produttiva.

P1060661Un'altra novità di questa edizione riguarda Fieragricola Night. Una serata che l'organizzazione ha voluto dedicare ai propri espositori nel Palazzo della Gran Guardia alla vigilia della 113esima edizione.

+63% di presenza zootecnica. 980 animali esposti a dimostrazione dell'interesse che riscuote il settore che, a livello nazionale, esprime un valore superiore ai 16 miliardi di euro, pari a un terzo dell'agricoltura nel suo complesso.

Ben due i padiglioni occupati dalla zootecnia. Nel 9 si possono trovare le tecnologie e i prodotti per la zootecnia, l'area Fieragricola Milk, le tecnologie e prodotti per la produzione le agroenergie. Il padiglione 10 invece è dedicato alle mostre e ai concorsi animali, agli animali da allevamento, alla genetica e alla genomica, ultima frontiera della ricerca e sviluppo in ambito zootecnico, in grado di assicurare alla filiera una crescita più rispondente al benessere dell'animale, alla qualità e salubrità delle produzioni all'esigenza di di tutela ambientale e miglioramento della sostenibilità.

Il 2 febbraio alle 18,00, nel padiglione 10, è in programma l'asta di cinque lotti (20 capi) di animali di razza bruna, Frisona, Jersey dall'alto valore genomico.

Ma la vera regina della Fieragricola è la meccanica agricola. Sei padiglioni dedicati alla meccanica, un'area dinamica ancora più ampliata e tutti i grandi marchi presenti all'appello.

Sono 42 le "Foglie dell'innovazione" (15 foglie d'oro e 27 foglie d'argento) assegnate dall'Informatore Agrario-Fieragricola per la seconda edizione del premio, il riconoscimento dedicato alle aziende espositrici che nel corso del 2017 hanno lanciato sul mercato la più interessante novità del comparto.

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Grande la soddisfazione degli espositori, che hanno segnalato un aumento di scambi e contatti commerciali.

di Virgilio Verona, 30 ottobre 2017. Vivacità e curiosità. Sono i sostantivi che meglio identificano la 72esima edizione delle Fiera Zootecniche Internazionali di Cremona che si è chiusa lo scorso sabato.

Una cinque giorni di intensi programmi distribuiti nel "Village" composto da 5 "Aree Tematiche" (Milk, Bio, Techno, BioEnergy e infine Forum-Italpig Village), una formula sperimentata che ha suscitato grande interesse.

Rinnovata nella tradizione: la "Fiera Bovina" di Cremona ha badato al sodo. Pochi fronzoli ma direttamente al cuore dei problemi e delle aspettative dei destinatari: gli allevatori. L'impostazione della manifestazione zootecnica dimostra che rimane vincente la formula tecnica, nuda e cruda, priva di effetti scenografici che non appartengono più al vissuto attuale.

E i risultati si sono manifestati subito, ai primi segnali di una rinnovata tendenza positiva del settore.
L'edizione numero 72 è stata caratterizzata da un rinnovato entusiasmo del settore dopo essere stato attraversato pesantemente da una crisi, lunga e profonda.

Scambi e contatti commerciali in aumento - come dichiarato dagli organizzatori - confermano il trend in crescita del settore e l'importanza del confronto diretto tra gli attori delle filiere zootecniche.

A CremonaFiere è emersa l'immagine di un'intera filiera che ha rialzato la testa, confortata dagli ottimi risultati di un "made in Italy" che dalla mangimistica agli allevamenti passando per la trasformazione, da oltre un anno e mezzo è tornato a entusiasmarsi per gli ottimi risultati. Basterà ricordare un solo dato: quello del lattiero-caseario italiano con l'export al +7,3% in volume e +9,4% in valore nei primi sette mesi del 2017.

«Raccogliamo i frutti di varie azioni attuate da CremonaFiere: dal grande impegno per l'internazionalizzazione alle azioni di co-marketing progettate di concerto con gli espositori - è il commento del presidente di CremonaFiere Antonio Piva -. E' il risultato della scelta di lavorare con uno stile propositivo, immediato e pragmatico: le Fiere Zootecniche hanno dedicato una parte consistente dell'agenda tecnica e scientifica allo smart agrifood, all'innovazione digitale della zootecnia di precisione, all'economia circolare come veicolo di sviluppo economico ribaltando il concetto di "scarto" e trasformandolo in valore».

I numeri della fiera confermano il crescente interesse e la leadership di Cremona nell'ambito delle manifestazioni zootecniche.
Molte le delegazioni organizzate provenienti da 16 Paesi (Argentina, Romania, Moldavia, Bulgaria, Polonia, Serbia, Croazia, India, Iran, Turchia, Azerbaijan, Georgia, Kazakistan, Uzbekistan, Tunisia, Marocco) e 53 novità di mercato presentate fra prodotti e servizi. Un'edizione costellata da 111 eventi – buona parte dei quali organizzati con la collaborazione di alcuni dei più importanti enti di ricerca italiani come il CREA – Zootecnia a Acquacoltura.

20171029-CR Vacche-posteriore.P1060502Infine val la pena di segnalare la massiccia presenza e ben visibile di visitatori ed espositori esteri (questi ultimi al +15%), segno di uno sforzo di internazionalizzazione da parte di CremonaFiere riconosciuto e premiato dal mercato di riferimento.

I NUMERI DELLE FIERE ZOOTECNICHE INTERNAZIONALI 2017
Oltre 800 marchi internazionali presenti
55mila mq di zootecnia
111 eventi fra workshop, presentazioni, dimostrazioni in 4 giornate di Fiere
53 novità presentate, di prodotti e servizi
+15% espositori dall'estero

 


20 delegazioni organizzate di buyers e tecnici da 16 Paesi stranieri:
Argentina
Romania
Moldavia
Bulgaria
Polonia
Serbia
Croazia
India
Iran
Turchia
Azerbaijan
Georgia
Kazakistan
Uzbekistan
Tunisia
Marocco

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Dal 2 settembre, il documento di accompagnamento va compilato online. Lo prevede il decreto del ministero della Salute del 28 giugno 2016

Nuove regole in arrivo per chi trasporta animali da allevamento. Dal 2 settembre, il documento che accompagna gli animali nei loro spostamenti dovrà essere compilato solo in formato elettronico. Come previsto dal decreto del ministero della Salute del 28 giugno 2016, dunque, il "modello IV", per gli addetti ai lavori meglio noto come "modello rosa" diventa informatizzato.

COME FUNZIONA IL NUOVO SISTEMA Innanzitutto, è necessario che i capi di bestiame siano registrati nella Banca dati nazionale, perché è da lì che si recuperano gli elementi per compilare il modello. Se lo spostamento dei capi allevati è verso i macelli, la compilazione deve essere fatta dal solo allevatore, in quanto non occorre l'autorizzazione del Servizio veterinario AUSL. Se invece gli animali vengono spostati verso un'altra stalla, o verso pascoli e stalle di sosta - le cosiddette movimentazioni "da vita" - occorre l'autorizzazione dell'AUSL, chiamata a validare il modello online già compilato dall'allevatore.

LA COMPILAZIONE ONLINE L'allevatore che intende compilare il "modello IV" in autonomia deve avere la smart card ed essere registrato alla Banca dati nazionale (per info su come ottenerla è attivo un help desk telefonico al numero verde 800 08 22 80 che risponderà dal lunedì a venerdì dalle 8 alle 20). Per la compilazione, l'allevatore può anche rivolgersi – previo pagamento del corrispettivo - in primo luogo a organizzazioni professionali e a veterinari aziendali riconosciuti, oppure anche ai servizi veterinari dell'AUSL. Informazioni su sedi e orari di apertura dei servizi dell'AUSL di Parma sono disponibili nel sito www.ausl.pr.it 

I DOCUMENTI Nel momento in cui i capi devono essere caricati sui mezzi di trasporto, al posto delle quattro copie cartacee in cui veniva prodotto il "modello IV", dal 2 settembre ne viene stampata e sottoscritta una sola copia, composta di sei fogli, che accompagna gli animali durante il trasporto e che viene consegnata al destinatario (macello o stalla), che provvede ad archiviarla.

E IN CASO DI VARIAZIONI? Se si rende necessario apportare delle modifiche rispetto a quanto inserito online, nell'immediato, sul documento cartaceo, è possibile inserire le variazioni, che andranno però registrate online entro 7 giorni.

COS'È IL MODELLO IV E' il documento che certifica i movimenti dei capi allevati e contiene le informazioni di identificazione (parte A), le dichiarazioni per il macello riguardo ai trattamenti farmacologici o con sostanze vietate (parte B), la destinazione (parte C), i dati del trasportatore (parte D) e l'attestazione sanitaria del veterinario ufficiale relativa allo stato sanitario dell'allevamento e dei capi (parte E). Fino a ora doveva essere sempre compilato in almeno 4 copie (stalla di partenza, Asl di partenza, ditta di arrivo, Asl di arrivo). Dal 2 settembre, con la compilazione online verrà stampato in una sola copia, composta di sei fogli.

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Disponibile sul sito di EuroDairy, il network internazionale per incrementare la sostenibilità economica, sociale e ambientale dell'agricoltura in Europa istituita nell'ambito del programma Ue Horizon 2020, il video con il caso di studio dell'azienda pilota Fattoria Rossi.

Fattoria Rossi, analizzata per la sua filiera corta consumer-oriented, è stata selezionata in ambito europeo in quanto partner del Gruppo Operativo "Lattemilia - La bovina da latte nella zona del Parmigiano Reggiano: innovazione e tradizione per un allevamento sostenibile e per prodotti di qualità", di cui anche il CRPA fa parte.

Guarda il video
Per informazioni: http://eurodairy.eu 
(Fonte CRPA)

Produzione di carne di 'qualità' da allevamenti bovini da latte e il "Parco Commestibile" - Mercoledi 7 giugno a Reggio Emilia

Mercoledì 7 giugno 2017 alle ore 10, presso Dinamica in via F. Gualerzi 30 a Reggio Emilia, si svolgerà un incontro tecnico sui risultati del progetto "Produzione di carne di 'qualità' da allevamenti bovini da latte". Realizzato da CRPA con UNIPEG, il lavoro ha verificato la fattibilità tecnica ed economica di potenziare la produzione di carne bovina negli allevamenti da latte.


Vai al programma dell'incontro tecnico.

Con il parco commestibile, l'agricoltura entra in città
Mercoledì 7 giugno alle ore 17,00, presso il Parco Commestibile di via Tolstoj, Villa Canali, Reggio Emilia, si svolgerà una giornata tecnica di presentazione del Gruppo Operativo per l'Innovazione "Orticoltura e Agroforestazione Periurbane - Un'azienda agricola multifunzionale per gli ambiti periurbani".

Oltre ai partner del Gruppo Operativo è prevista la presenza di Simona Caselli, assessora all'Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna; Valeria Montanari, assessora ad Agenda digitale, Partecipazione e Cura dei quartieri del Comune di Reggio Emilia; Alex Pratissoli, assessore alla Rigenerazione urbana e del territorio del Comune di Reggio Emilia.

Vai al programma sul sito di progetto: http://parcocommestibile.crpa.it 

Il Consorzio Agrario di Parma, la Coldiretti provinciale e il Caseificio Borgotaro si uniscono per promuovere l'uso dei mangimi Non Ogm.

Parma – 05-05-2017- Un appuntamento nel nome della qualità e della salubrità derivanti dall'uso dei mangimi Non Ogm, attende i soci del Caseificio Borgotaro. Lunedì 8 maggio, alle 11, dopo l'assemblea, nella struttura si terrà un meeting a tema . L'organizzazione è curata dal Cap (Consorzio agrario Parma) e da Emilcap, col supporto della Coldiretti provinciale e del Caseificio Borgotaro. Al tavolo dei relatori siederanno: Giorgio Collina, direttore e Carlo Fornari, responsabile settore zootecnico del Cap. L'iniziativa è sostenuta dalla Coldiretti e appoggiata dal Consiglio del Caseificio Borgotaro ed in particolare, dal presidente Stefano Cacchioli.

Il Caseificio Borgotaro è uno dei circa seicento caseifici artigianali della zona tipica di produzione del parmigiano-reggiano. Non occorre raccontare la sua storia, lasciamo parlare i fatti. Dal lontano 1967, la lavorazione è cresciuta con impegno e passione, da 12.000 a 40.000 quintali di latte. Le oltre settecento forme di formaggio prodotte sono stagionate sfruttando i pregi dell'areazione naturale, senza l'utilizzo dell'aria condizionata e trascorrono due estati in stagionatura, per permettere le trasformazioni enzimatiche che rendono il parmigiano reggiano così buono e digeribile.

L'adozione di tecniche di fienagione in due tempi, che prevedono l'appassimento del foraggio in campo e la successiva essiccazione con aria in fienile può essere una soluzione particolarmente interessante nell'areale di produzione del Parmigiano Reggiano, in particolare nelle aziende che hanno deciso di aderire al progetto qualità "Prodotto di Montagna", definito dal Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano, tra le cui regole è previsto, oltre a quanto indicato dai Reg. UE 665/2014 e 1151/2012 legati all'origine, che il 60% della sostanza secca della razione somministrata alle bovine, su base annua, provenga dalla zona di montagna.

I vantaggi che ne derivano sono, infatti, una riduzione delle perdite di fieno in campo, una maggiore qualità dei foraggi prodotti, con una conseguente riduzione dei costi di alimentazione.
Due le possibilità: l'essiccazione artificiale del foraggio sfuso o l'essiccazione artificiale delle rotoballe.
La spiegazione delle due tecniche, con la valutazione dei benefici e le esperienze di alcuni produttori, nell'articolo di Aldo Dal Prà e Fabrizio Ruozzi del CRPA a questo link


(Fonte CRPA Reggio Emilia 20/4/2017)

Il gruppo di lavoro del prof. Andrea Formigoni del Dipartimento di Medicina Veterinaria - UNIBO, Sniffen del Fencrest LLC, Cotanch del William H. Miner Agricultural Research Institute e Maria Teresa Pacchioli di CRPA sono tra gli autori dell'articolo "Effect of undigested neutral detergent fiber content of alfalfa hay on lactating dairy cows: Feeding behavior, fiber digestibility, and lactation performance" sull'effetto di differenti livelli di uNDF nel fieno di medica sulle performance delle bovine da latte ed in stampa sull'importante rivista Journal of Dairy Science

L'NDF indigerita (uNDF) è stato testato come marcatore della digeribilità della fibra in differenti progetti e ha dato risultati molto promettenti per la valutazione del valore nutrizionale dei fieni e dei foraggi.

CRPA quindi ha inserito l'uNDF tra i parametri disponibili del suo servizio di analisi NIRS (foraggi e feci).

Un abstract dell'articolo è disponibile a questo link

ABSTRACT
The objective of this study was to investigate the effects of 2 alfalfa hays differing in undigested neutral detergent fiber content and digestibility used as the main forage source in diets fed to high producing cows for Parmigiano-Reggiano cheese production. Diets were designed to have 2 different amounts of undigestible NDF [high (Hu) and low (Lu)], as determined by 240-h in vitro analysis (uNDF240). Alfalfa hay in vitro digestibility [% of amylase- and sodium sulfite-treated NDF with ash correction (aNDFom)] at 24 and 240 h was 40.2 and 31.2% and 53.6 and 45.7% for low- (LD) and high-digestibility (HD) hays, respectively. The 4 experimental diets (Hu-HD, Lu-HD, Hu-LD, and Lu-LD) contained 46.8, 36.8, 38.8, and 30.1% of alfalfa hay, respectively, 8.6% wheat straw, and 35.3% corn (50% flake and 50% meal; DM basis). Soy hulls and soybean meal were used to replace hay to balance protein and energy among diets. Eight multiparous Holstein cows (average milk production = 46.0 ± 5.2 kg/d, 101 ± 38 d in milk, and 662 ± 42 kg of average body weight) were assigned to a 4 × 4 Latin square design, with 2 wk of adaptation and a 1-wk collection period. Dry matter and water intake, rumination time, ruminal pH, and milk production and composition were measured. Diets and feces were analyzed for NDF on an organic matter basis (aNDFom), acid detergent fiber, acid detergent lignin, and uNDF240 to estimate total-tract fiber digestibility. Dry matter intake and rumination times were higher in HD diets compared with LD diets, regardless of forage amount. Rumination time was constant per unit of dry matter intake but differed when expressed as a function of uNDF240, aNDFom, or physically effective NDF intake. No differences were found among treatments on average ruminal pH, but the amount of time with pH <5.8 was lower in Hu-HD diets. Milk production and components were not different among diets. Total-tract aNDFom and potentially digestible neutral detergent fiber fraction digestibility was higher for the LD diets (88.3 versus 85.8% aNDFom in HD), for which lower feed intakes were also observed. The Hu-HD diet allowed greater dry matter intake, longer rumination time, and higher ruminal pH, suggesting that the limiting factor for dry matter intake is neutral detergent fiber digestibility and its relative rumen retention time.
(Fonte CRPA Reggio Emilia 5/4/2017)

(Foto di copertina: professori Sniffen e Formigoni - Foto di repertorio - Parma LGC)

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