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La 13° edizione della rassegna che ha visto protagonista il Lambrusco di Sorbara e le cantine produttrici si è aperta, dopo il party inaugurale sul ponte di Bomporto, alla Cantina Paltrinieri di Sorbara con una serata di musica e cucina romagnola.

Di Manuela Fiorini – Sorbara (Bomporto, MO) - È stata la Cantina Paltrinieri di Sorbara ad aprire la 13° edizione di Rosso Rubino, la rassegna enogastronomica che vede protagonista il celebre Lambrusco di Sorbara e che prevede un calendario con tappe nelle cantine produttrici delle celebri "bollicine" di Bomporto, Sorbara e San Prospero.

La serata ha visto abbinare alcune etichette di Lambrusco prodotte dalla cantina Paltrinieri, che con i suoi Radice e l'Eclisse ha conquistato 3 bicchieri del Gambero Rosso, abbinate a piatti della gastronomia romagnola. Come il fritto misto "da passeggio" preparato dalla ditta Bellucci, un fragrante "cono" di gamberetti, polipetti e totani in pastella da gustare con la classica fetta di limone. Come seconda pietanza, non poteva mancare la "principessa" della cucina romagnola, cioè la piadina, farcita con stracchino e rucola o con il prosciutto crudo. Infine, per rievocare le notti in cui si tirava fino all'alba in discoteca per poi, affamati, fare tappa in pasticceria o al forno, ecco i celebri "bomboloni" alla crema, sfornati caldi, a cura della Pasticceria Pamela.

La parte "mangereccia" è stata preceduta da una visita "didattica" alla cantina, per scoprire come nascono le celebri bollicine color rubino.

A fare da colonna sonora alla serata, la musica degli "Scaricatori di Porto" e, a fare da madrina, Letizia Valletta Casadei di Casadei Sonora.

La prossima tappa di Rosso Rubino sarà giovedì 7 giugno alla Cantina Righi e Francesco Bellei, nella cornice della Foresteria Cavicchioli di San Prospero. Si comincia alle 19.30 con una degustazione di vini abbinati a prodotti tipici proposti dagli chef di Da Paolo Catering e dal Salumificio Mec Palmieri. A seguire, cena su prenotazione a cura dello chef Cristian Broglia e spettacolo con Andrea Barbi e la Super Sound Stage.

Tappa successiva, martedì 12 giugno, presso la Cantina Aurelio Bellei di Sorbara con una degustazione di vini e prodotti tipici, musica e spettacoli di dana.

INFO
www.lambruscowinefestival.it 

(foto di Claudio Vincenzi)

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Pubblicato in Agroalimentare Modena
Domenica, 03 Giugno 2018 06:40

Scandali d'oltralpe

Certamente quando si ha a che fare con scandali e grandi inchieste ci si chiede da che parte sta la verità e come sia possibile incappare in così grandi errori, soprattutto se a commetterli sono portatori di interessi o Leaders assoluti. Fa riflettere perché ci riporta tutti ad una dimensione più attenta e comprendere quanto l'asticella vada sempre tenuta alta per salvaguardare la qualità e la reputazione di tutti gli operatori e soprattutto di Noi consumatori.

di L'Equilibrista Parma, 28 maggio 208 -

Mesi fa è uscito su tutte le principali testate del settore uno scandalo di enormi dimensioni che ha interessato il gruppo francese Raphaël Michel, Azienda operante fin dal lontano 1899. Oggi abbiamo le idee più chiare perché confutate da prove e da sanzioni che sono arrivate come tegole a quanto pare.
L'allora presunta frode ha riguardato il colosso del mercato del vino sfuso francese, tanto che Giullaume Ryckwaert, direttore generale, è stato arrestato dalla polizia francese con l'accusa di avere acquistato un equivalente di 48 milioni di bottiglie di vino da tavola e rivendute poi con denominazione Rodano.
Solo per dare modo a tutti, anche ai non addetti ai lavori di capire la portata della cosa, stiamo parlando di Côtes du Rhône e Châteauneuf du Pape. Ovviamente anche i più alti vertici dell'Azienda sono stati toccati, perché si parla di un giro d'affari di quasi 66 milioni di bottiglie e che rappresenta l'equivalente del vino sfuso che è poi quello di cui si andrà a parlare più tecnicamente.

La giustizia francese, ha realizzato un impianto accusatorio piuttosto elaborato ma obiettivo e basato su fatti, tanto che se fosse confermato in toto, potrebbe descrivere un danno di grandi dimensioni anche per le testate vitiviticole che esprimono giudizi di valore su prodotti, che poi sarebbero irrimediabilmente falsati. Gli investitori sono stati turbati da altre inchieste parallele che hanno visto protagonista Grands Vins de Gironde (GVG) la quale sembrerebbe accusata di aver etichettato vini diversi in modo fraudolento, quindi per capirci, vini da tavola francesi che sarebbero stati concepiti come Pays d'Oc IGP, oppure il caso dei vini Bordeaux venduti con indicazione di annata 2011 quando invece ci si riferiva al 2012.

Dalle colonne di Wine Spectator, osservatore privilegiato del vino nel Mondo, emerge che la frode sarebbe compresa fra Ottobre 2013 e marzo 2017 e che soprattutto sarebbero anche i piccoli Vigneron a pagarne un prezzo alto perché catene di distribuzione quali Carrefour e altre minori, avrebbero intanto sospeso i ritiri per capire chi avrebbe gestito il presunto malaffare accelerando le procedure preventive anche nel caso si fosse trattato di un grossolano errore.

Purtroppo tutte le prove ad oggi portano a pensare a qualcosa di premeditato tanto che Philippe Pellation, presidente del sindacato dei Vignerons di Côte du Rhône e di Côte du Rhône Villages, ha rivelato la preoccupazione e lo sdegno se arrivasse la conferma per quanto accaduto. La rete coinvolta tocca più di 3.000 coltivatori e 15 cooperative nel Rodano, Provenza e Languedoc solo in Francia, ma poi per comprendere come ormai tutto il Mondo sia strettamente connesso e legato indissolubilmente, anche Cile e parte de Sud America hanno fatto i conti con questa inchiesta planetaria. Numeri strabilianti che confermano un colosso vero e proprio che fattura circa 80 milioni di euro annui con una produzione stimata di circa 10 milioni di casse annue con crescite a due cifre stimate fra il 20% e 30% e tutto targato Giullaume Ryckweart.

Il giudice Caroline Baret ha dichiarato che l'investigazione ha riportato alla luce almeno 612.000 litri di vino per un equivalente di 68.000 casse coprendo un fatturato di circa 1.6 milioni di euro, ma numeri a parte, le preoccupazioni riguardano la reputazione e la futura gestione del brand sia per i piccoli agricoltori affiliati che per i cosiddetti Negociants, che in Francia soprattutto, sono una vera e propria istituzione. Il Pubblico Ministero Anne Kayanakis ha sottolineato come Eric Marin, ex direttore acquisti di Grand Vins De Gironde, sia colpevole di negligenza e parte di un meccanismo più complesso ed articolato che porta la situazione ad essere ai limiti della credibilità assoluta, parafrasando le sue parole.

I fatti portano al 2014, quando durante un controllo casuale e senza preavviso, emergeva che da un piccola cantina di proprietà di un Negociant francese Borie Manoux, ovvero un commerciante imbottigliatore, al quale era stato rilevato un ammanco non denunciato per 200,000 litri di vino da 159 vasche, proprio GVG aveva invece guadagnato la stessa somma in entrata facendo emergere quindi più di un sospetto. L'Agenzia anti frode francese (DGCCRF) a questo punto, già allertata, aveva rilevato infatti anomale ritappature e stranezze nell'uso delle etichettature soprattutto su Pays d'Oc IGP e sulle già citate vasche, rilevando due annate di Bordeaux in particolare che lasciavano aperte indubbie differenze.

Incongruenze che ad oggi sembrano cadere come macigni perché ampiamente smascherati e condannati come vedremo.

Come rimarcato dal Pubblico Ministero Kayanakis, rimane confusa la deposizione che ha offerto il capo cantiniere Eric Marin perché sembra impossibile che una persona sola, possa gestire 180 referenze diverse in entrata, infatti basti solo pensare che nel 2014 sono state ricevute 20 milioni di litri e spedite 19,9 milioni certificando un movimento giornaliero di circa 18.000 casse.

"La dissonanza", come rileva lo stesso Pubblico Ministero, "è indubbia perché è impossibile che l'organizzazione non fosse a conoscenza di queste pratiche, quindi si sono evidentemente coperti gli occhi..."..."ma ammettendo per un secondo che non fosse così, questo metodo non è sinonimo di qualità e non è in linea con le regole e le procedure di acquisto che il capo cantiniere dice di avere adottato".

Il gruppo GVG controlla una holding che annovera Borie Castéja Animation come partecipazione, poi alcune storiche Aziende distributrici locali fra cui Borie Manoux e Mähler – Besse e per questo ad oggi sono arrivate copiose querele contro GVG appunto, fra cui INAO, ovvero l'Istituto nazionale dell'origine e della qualità francese, il Consiglio dei vini di Bordeaux, la Federazione dei Grandi vini di Bordeaux, la Federazione dei Negociants di Bodeaux e Libourne, nonché la Confederazione Paysanne di Girona.

Una prima sentenza, come riportava già il sito http://www.winenews.it  il 10 Aprile, ha condannato al pagamento di 15.000 euro Eric Marin, ex direttore acquisti di Grands Vins de Gironde, proprio a causa della mala gestione dei vini sfusi per la quale è stato giudicato colpevole.

Il Tribunale di Bordeaux ha poi giudicato il Negociant colpevole di frode perché avrebbe contribuito a creare etichette ad hoc per il mercato interno e per quello cinese che, alla fine, non avevano alcuna attinenza con il prodotto effettivamente in bottiglia, condannandolo al pagamento di 400.000 euro (con pena sospesa per la metà del pagamento). Pare comunque che il sistema fosse in linea con quanto descritto dai Pubblici Ministeri e che quindi oltre al danno sostanziale, come si legge nella dichiarazione finale, emergano danni di immagine e credibilità sull'operato di decine di etichette e dei relativi punti di raccolta e catene che ne hanno la diretta gestione.

La Francia sempre attenta ed esempio di patriottismo per tutta l'Europa, nonché figlia della Rivoluzione che vanta in tutto il Mondo, insieme alla sua voglia di fare scuola soprattutto sulle sue eccellenze in tutti i campi e verso tutti, stavolta china la testa, fa pubblica ammenda e cerca di uscire da una empasse che parrebbe essere solo frutto di qualche personaggio poco pulito.

Pubblicato in Agroalimentare Emilia
Domenica, 06 Maggio 2018 08:32

Nuove tendenze al Vinitaly 2018

La viticoltura sta cambiando seguendo il clima che sta mutando e con esso le tendenze dei consumatori, sempre più orientati alla ricerca di novità e di forti stimoli e tutto ciò che gravita attorno al mondo biologico e dell'artigianale diventa essenziale per tutta la viticoltura, dando vita ad un mondo tutto speciale.

da L'Equilibrista Verona 4 maggio 2018 - Vinitaly in qualità di principale vettore del vino nel Mondo non ne nasconde caratteristiche profondamente territoriali e grazie a questo, favorisce la crescita e la diffusione di vitigni perduti, specie autoctone che sono ancora da scoprire e da grande risalto a piccoli produttori nonostante la sua fama sia ormai planetaria dopo questa rinnovata 52° edizione.

Su questo tema, dedico finalmente la gran parte del nostro intervento qui a Vinitaly perché saranno proprio i Vitigni resistenti che con l'acronimo internazionale PIWI, faranno parlare di se negli anni a venire.

Intervisto quindi Julian Morandell, area sales manager per l'Azienda Lieselehof e la chiacchierata va inevitabilmente su questi vitigni e le loro peculiarità, vero e proprio terreno fertile e tutto da scoprire.

"La premessa per scoprire questi vitigni ", come ci svela Julian "è che ci sono sempre più persone che vogliono mangiare e bere cibo sano, non trattato con veleni o antibiotici. In ogni città si creano dei punti di distribuzione, mercati, supermercati, ristoranti, alberghi anche di lusso a tema "biologici" che si riforniscono esclusivamente con prodotti da aziende con coltivazione biologica, controllata e certificata. In modo parallelo sale anche l'interesse per vini da uve non trattate".

Questo mi fa riflettere e mi muove alcune domande, perché anche in passato abbiamo assistito a vini ad esempio, dove la mano dell'uomo interveniva in minima parte ma ancora la pulizia gusto olfattiva e l'equilibrio in bocca erano a volte precari.

Quindi chiediamo, qual'è il livello qualitativo enologico raggiunto da questi prodotti?

"E talmente alto, soprattutto nei bianchi" ci dice Julian, "da battere sovente in degustazioni coperte vini provenienti da vitigni tradizionali".
Quali vantaggi abbiamo allora e quali pensi siano le prospettive ed i limiti se ce ne sono?

"I vantaggi sono enormi" incalza Julian, "ad esempio la coltivazione di vitigni PIWI è ecologica, i vitigni PIWI generalmente non necessitano trattamenti contro peronospora e oidio, perché dipende solo dal tipo di vitigno e questo favorisce la coltivazione senza veleni che alla lunga è più appetibile".

Fare trattamenti ha dei costi alti e di gestione che credo incidano sul bilancio di una cantina in modo sostanziale. "Esatto, i trattamenti costano, perché servono uomini, macchine e risorse per avere continuità ed ecco perché i vitigni che non necessitano di trattamenti chimici sono innovativi."

Come pensi che la legislazione internazionale di sta muovendo sul funzionamento di una visione internazionale relativa alla vite resistente ?
"Bisogna incominciare da lontano per capirlo, perché già nel '800 a metà del secolo, in Francia, dove arrivano i primi problemi a causa della filossera".

E' qui infatti che incroci, innesto e continue sperimentazioni hanno portato alla creazione di 1890 incroci resistenti contro malattie fungine ed in seguito ben 1956 circa su 400mila ettari di vitigni resistenti in Europa. All'inizio erano proibiti a causa della dei danni dell'alcool metilico, casi di bambini nati ciechi o con sei dita ne hanno bloccato le sperimentazioni lasciando le Comunità senza una risposta.

Ma da qui si è ripartiti per cambiare rotta e quindi il 18 Dicembre 2003, quattordici coltivatori e appassionati, fondarono a Merano, la cosiddetta Associazione PIWI-Alto adige che nomina in qualità di presidente, Franz Pfeifhofer e come vicepresidente proprio Werner Morandell, oggi titolare dell'Azienda Lieselehof.

Mi pare ovvio che quindi la legislazione odierna dovrà tenere conto di questi elementi per sviluppare in modo equilibrato queste tipologie e tenere quindi conto del lavoro fatto finora per far aumentare questo movimento nell'interesse di tutti.

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Oggi il 50% della produzione totale della tenuta Lieselehof rappresenta vini prodotti da vitigni resistenti come il Bronner, Solaris e il Souvignier Gris.

Julian a questo punto lascia da parte la disamina tecnico-professionale per svelarci la sua passione per lo spumante "Lieselehof Brut" (da uve Souvignier Gris) che fra l'altro è stato premiato da Vini Buoni D'Italia con il Golden Star. Lo sentiamo insieme e devo dire che in bocca entra deciso ma mai sgarbato, conserva le qualità e le finezze sia al naso che al palato di un classico bianco alto atesino, con grande finezza di bocca e puntuale freschezza. Il palato inebria davvero per note di evoluzione perché non banali; stratificata e ben radicata la struttura, che rivela inaspettata bevibilità e ottima pulizia sul finale di bocca. Il frutto è giallo, caldo e comunque ancora vivo tanto da assicurare una piena maturazione ancora da divenire. Ci riserviamo di menzionare anche i Passiti di Bronner perché ogni anno ogni anno vengono premiati sia a livello nazionale e Internazionale, come è stato a Bologna nel 2012 dove, per l'occasione, fu per il passito "Sweet Claire Quintessenz" in cui il Bronner venne premiato come miglior vino muffato in Europa e primo fra ben 620 cantine antagoniste.

Vinitaly-Vezzani-IMG_20180415_171139_1.jpgIl "Vino del Passo" poi, vinificato da Solaris, che viene coltivato sopra i 1.300 m.s.l.d.m e che testimonia già un' ottima diffusione soprattutto in alberghi, enoteche e ristoranti targati Michelin che anche in Italia lo mostrano nella loro carta vini.
Il bianco fermo "Julian" in aggiunta a questa prima gamma, crediamo in suo onore, da vitigno Bronner 100%, è un vino di solida struttura con una viva acidità che gli consente un invecchiamento tale per cui al momento, mi conferma Julian , ne stanno vendendo le ultime bottiglie del 2008 Raritá (in commercio dal 2017). Anche qui devo dire che Julian si mostra fiero ed orgoglioso nel dire che è una "bomba" di vivacità, giovane ed ancora un giovincello anche dopo 10 anni.

Quest'anno Vinitaly mi ha regalato interviste eccellenti ed inaspettati incontri, visite guidate presso cantine con grande storia e tradizione, tenendo ampi spazi per quelle nate da poco ma già cariche di grandi premesse.

E' stato questo il caso della cantina Molinetto che con il loro GAVI, da uve Cortese, ha espresso equilibrio, eleganza e soprattutto segni distintivi di un vitigno che regala la sua massima espressione come vino giovane e fermo ma che se lasciato maturare in legno può essere sapientemente gestito tanto da esaltarne le caratteristiche senza snaturarlo eccessivamente.

Cantine di Marzo ci ha sorpreso poi per ospitalità e grande selezione di uve autoctone campane che mantengono alta l'attenzione sul territorio più vocato che l'antichità ci abbia lasciato in eredità. Coda di pecora o il più blasonato Greco di Tufo, confermano infatti struttura, note sapide in chiusura, colori intensi e grande lavoro in vigna che inebria l'orientamento preciso verso la frutta matura a polpa, sempre ben sostenuto da un decisa cura della biodiversità campana, unica al Mondo. Questa cantina che si è costituita in un forte gruppo di piccoli produttori ben amalgamati fra loro e con idee chiare, sfoggia anche un Taurasi Irpinia doc, vino che si distingue per durezza nei tannini e longevità con marcata progressione all'affinamento, nettamente distinto rispetto a quell'Aglianico più classico del Vulture che sancisce quanto la biodiversità incida nella definizione dei prodotti del territorio nel caso avessimo ancora dubbi su questo.

Vinitaly continua a credere anche in queste realtà, regalando spazi e libertà di espressione a tutti gli attori coinvolti. In nome della qualità e della diffusione di un mondo enologico che ha sempre più motivo di essere ricordato e amato, solo chi è leader può guardare oltre e farsi garante di quello che succede attorno a se, perché sa gestire i cambiamenti e portare conoscenza. Vinitaly deve fare questo per le piccole realtà locali, per i grandi gruppi e per l'Italia tutta.

 

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Pubblicato in Agroalimentare Emilia

Due ricerche di marketing universitario a disposizione dei produttori e della Compagnia della Spergola per il rilancio dell'antico vitigno reggiano.

di Lamberto Colla - Arceto (RE), 25 Aprile 2018 - "Il Vitigno ritrovato" è ormai pronto per dare i frutti ai suoi appassionati seguaci, quella "Compagnia della Spergola" che con tenacia è riuscita a raccogliere attorno a sé, oltre ai produttori, i professionisti dell'AIS (associazione Italiana Sommelier), le amministrazioni comunali del territorio che ha dato alla luce il vitigno, gli illustri ospiti di Palazzo Madama dove il 29 novembre scorso è stato presentato il progetto della Spergola con l'ausilio di un emozionante video e da ultimo l'Università di Modena Reggio Emilia che ha lanciato all'assalto due gruppi di studio.

Due distinte e autonome indagini di mercato, presentate in anteprima a un ristretto gruppo di giornalisti e produttori nelle aule UNIMORE lo scorso 21 febbraio, che sono andate a arricchire il già corposo dossier sulla Spergola ma soprattutto a dare indicazioni preziose sullo stato della concorrenza e quali i punti di forza e di debolezza sui quali far leva per la conquista dei mercati.

Due gruppi di ricerca, tra l'altro composti esclusivamente da studenti fuori sede, che hanno potuto operare senza alcun preconcetto e / o pregiudizio, ma liberi di proporre le più autonome proposte di marketing e comunicazione.

Così, nella sala conferenze di Emiliawine di Arceto (RE), lo scorso sabato 21 aprile, sono state ufficialmente presentate le due indagini di Marketing alla presenza di numerosi produttori e alle loro rappresentanze sindacali (Coldiretti, Confagricoltura e Confcoltivatori), a alcune classi dell'Istituto Zanelli, alla stampa e televisione.

A fare gli onori di casa il Presidente di Emiliawine, Davide Frascari, che dopo i saluti di rito ha informato che al "Vinitaly appena terminato quest'anno la Spergola era presente in uno spazio autonomo con i produttori e diversi Sindaci, a dimostrazione del forte legame al territorio di questo vitigno".
A Fabio Vezzani, AIS, il compito di presentare i due gruppi di lavoro e le ricerche di Marketing.

Una rappresentanza di ciascun gruppo di lavoro ha esposto la sintesi della ricerca e, nonostante i lavori, come da loro stessa ammissione, siano stati coperti da "segreto" sono giunti a analoghe considerazioni finali e proposte interessanti strategie di comunicazione e di marketing che potrebbero trovare applicazione, forse addirittura con molta maggiore efficacia se, come suggerito da Lamberto Colla - direttore di Gazzetta dell'Emilia-, operassero un ricongiungimento dei due elaborati.

E' del medesimo avviso anche Loretta Bellelli, assessore alla Promozione del territorio del Comune di Bibbiano che, in conclusione dei lavori, sottolinea come "Abbiamo le carte in regola per promuovere questo vino. Dobbiamo fare rete con gli altri prodotti locali per promuovere insieme il territorio. Colgo l'occasione dell'intervento dell'agronomo che mi ha preceduto (Lamberto Colla ndr) che unendo le due ricerche emergerà senz'altro un ottimo lavoro".

Un convegno sul Vino non poteva non culminare con un banchetto e un brindisi alla Spergola.

Il Territorio della Spergola
Scandiano, Albinea, Bibbiano, Canossa, Casalgrande, Castellarano, Montecchio, Quattro Castella, San Polo d'Enza, Vezzano sul Crostolo, Viano e parte dei territori dei comuni di Reggio Emilia, Casina e Sant'Ilario d'Enza.

(Video Spergola - Presentazione al senato della Repubblica 29 Novembre 2017 - https://youtu.be/qVgRbaaprso )

Domenica, 22 Aprile 2018 06:55

VINNATUR – Fra passione e riscoperta

Vicenza, 15 Aprile 2018 - da L'Equilibrista -Interpretazione vincente dello star bene a contatto con la natura e con le persone che ogni giorno lavorano per portare prodotti con precisa e decisa linea di orientamento. Ideologia che lascia il segno, quel solco che l'aratro lascia sul terreno scandendo le giornate assolate, le primavere più promettenti e fortifica la speranza nei lunghi inverni.

1523709539629.jpgCi accoglie Villa Favorita in una piacevole cornice di fortunato sole e sciame di gente curiosa che ama vivere l'esperienza del vino fuori dalle linee imposte. E sarà questo ad emergere nella due giorni di Vinnatur 2018, proprio la consapevolezza di poter fare vino rispettando la terra e mantenendo una sana identità personale e libera dagli schemi.

I vignaioli sono autentici custodi degli sforzi per portare alto il prodotto, laddove non ci siano le condizioni ottimali per poter lavorare, perché loro sperimentano e rischiano sempre in prima persona. Racconti di alterchi famigliari per ricercare qualità a tutti i costi senza pesticidi, fra l'altro requisito fondamentale per poter aderire ai dettami della Associazione, frutto di notti insonni per ricercare equilibri ma senza compromessi. All'inizio erano un blocco di 65 aziende che ad oggi ne conta ben 190 da tutto il Mondo, per un totale di 6 milioni e 500 mila bottiglie di vino naturale di cui ben 5 milioni nella sola Italia. Si va dalle rifermentazioni naturali, con il fondo come si dice, ai non filtrati, passando per i tanto decantati orange wines, ai ricercatissimi vini con lavorazione a mano al 100% e per chiudere con i vulcanici o quelli senza solforosa aggiunta.

Le premesse per trovare l'innovazione basata sulla tradizione ci sono tutte ed è proprio questa la cosa che sorprende, perché il vino va preso con naturalezza e senso critico ma non distorto, meglio farsi bastare la storia che gli uomini fanno il massimo sempre e comunque ed allora arriverà anche la qualità, senza artifizi e senza inganni. La gente vuole certezze ed è disposta a pagare qualcosa in più per averla davvero.

Oggi siamo accompagnati da alcuni esponenti della vino Hayashi Corporation, prestigiosa distribuzione nipponica che sta proponendo vino italiano in Giappone, ed il loro referente che abita in Italia Ken'ichiro Suzuki , si dimostra sempre curioso, professionale ed attento alle nuove tendenze. Con loro, approcciamo cantine di tutto rispetto e grande tradizione che qui sono ben rappresentate e che fra l'altro Vino Hayashi ha selezionato grazie al lavoro del loro proprietario, il sommelier Mototsugo Hayashi, anche lui italiano d'adozione perché abita a Milano e lavora per portare alto il nome dell'Azienda che sta ben figurando nel panorama internazionale.

La visita si apre con diverse degustazioni ed approfondimenti ma certamente alcune cantine mi colpiscono per storia e personalità.

Piccolo Bocco dei Quaroni è la prima azienda in Oltrepò Pavese partita a produrre Pinot Nero e che custodisce vitigni autoctoni pre fillossera, quindi assolutamente carichi di storia e tradizione, quali la Moradella, vitigno che PBQ produce facendo permanere dieci giorni di contatto con le bucce e che da vita ad un vino caratteristico della zona. E' la Fiocca però a colpirmi per potenza e autenticità, nella zona Montù Beccaria, che fu la prima zona ad impiantare Pinot nero e che sorprende per potenza ed armonia del frutto, non perdendo la nuance di tipicità del pinot nero che resta infatti presente e caratterizzante nella sua vena di velata gioventù. Permane una beva elegante perché delineata da una fine speziatura nera di tannino vigoroso ma pulito e che regala longevità esaltando note materiche presenti regalando buona persistenza.

Proseguo e saluto la cantina De Bartoli, che ormai fa dei suoi prodotti un biglietto da visita nel Mondo e che grazia alla sua tecnica mi porta alla mente sentori di arancia spremuta, chinotto, cedro disidratato sottendendo morbidezze finemente equilibrate da grande freschezza e sapidità nel calice. Tutti i prodotti sono ben riconoscibili tanto da mantenere una solida linea di contatto regalandone espressione di tipicità assoluta grazie ai vitigni autoctoni siciliani, grillo e catarratto.

1523709538066.jpgLa giornata scorre via leggera e più le persone si confrontano e più aumenta la consapevolezza di stare a contatto con attori che vogliono condividere e non dividerei, accettando confronti senza mai andare sopra le righe.

Mi trovo quindi davanti un personaggio sorridente, scanzonato a prima vista, ma molto scrupoloso e che in due parole mi spiega cosa vuole dai suoi vini. E' il trentino Giuliano Micheletti che alleva un merlot di ottima fattura, asciutto, diretto e scheletrico come lo definisce lui, che per sua stessa ammissione, vuole esaltarne il terroir. Il Limen, è un prodotto vigoroso, supportato da una bella nota di pepe nero mai invasiva e che soprattutto, sull'andamento di bocca, si amalgama bene con un tannino che ne esalta sapidità e fine chiusura. Certamente non un vino scomposto e ben gestito nelle durezze tanto da essere queste la parte viva del vino.

Poi il Maiolo, che tiene alta la bandiera emiliana dalla sua Piacenza e che valorizza a pieno Barbera e Bonarda proponendo un classico che tanti provano a fare ma senza grandi risultati. Ed invece sarà per la fresca Collina piacentina e sarà per la struttura che questa zona riesce a garantire ai suoi vini rossi, fatto sta che qui il taglio bordolese si esprime con potenza ed austerità invidiabile. Ovviamente l'uso del legno delicato contrapposto al sapiente dosaggio dell'acciaio, fanno il resto proponendo vini puliti e mai banali.

La conclusione, intervallata da musica dal vivo nella suggestiva assolata terrazza della villa, esalta il lavoro genuino dei produttori accompagnando salsicce, torte casareccie, piadine e cucina regionale da varie zone d'Italia. La cosa incontra il piacere di tanti stranieri che apprezzano la nostra voglia, tutta italiana, di celebrare la vita e godere dei frutti della terra.

La ricerca di concludere con un'eccellenza mi porta dalla cantina dei Fratelli Salvetta nella Valle dei Laghi a nord del lago Santo, che conferma la loro dedizione e salvaguardia per un vitigno assoluto come la Nosiola, già incontrato diverse volte nel mio percorso e sempre di grande espressione e struttura in rappresentanza di questa zona del Trentino.

Vinnatur ha proposto un'immagine diversa al consumatore che paradossalmente ricalca quello che la gente si aspetta da un calice di vino, lasciando da parte tecnicismi per raccontare la vita del vignaiolo e riducendo il divario fra le produzioni di massa e accorciando le distanze che ne definiscono qualità e voglia di fare.

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Siglato nell'ambito del Vinitaly un accordo tra la Banca e le associazioni Federvini, UIV, AGIVI e Assovini Sicilia per accompagnare le aziende nella ricerca di nuove opportunità di business.

Oggi, presso la Fiera di Verona, in occasione del Vinitaly, Gianni Franco Papa (Direttore Generale di UniCredit), Ernesto Abbona (Presidente di UIV - Unione Italiana Vini), Sandro Boscaini (Presidente Federvini - Federazione Italiana Industriali Produttori Esportatori ed Importatori di vini), Alessio Planeta (Presidente Assovini Sicilia) e Federico Terenzi (Presidente Agivi - Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) hanno sottoscritto un accordo quadro, con un forte focus sul potenziamento del business internazionale, per il supporto delle imprese vitivinicole a maggiore potenziale di crescita.

L'accordo ha come principale obiettivo quello di consolidare e sostenere la crescita del sistema vitivinicolo, una delle eccellenze italiane nel mondo, con particolare riferimento alle produzioni IGT, DOC, DOCG e degli Spumanti, valorizzandone le tradizioni e le potenzialità innovative.
Più nel dettaglio UniCredit intende supportare le imprese vitivinicole con più alto potenziale di crescita delle esportazioni, mettendo a loro disposizione un nuovo modello di servizio, con team territoriali di specialisti con competenze specifiche di settore e un nucleo centrale di esperti focalizzati sulle industry legate al mondo dell'agroalimentare, e proponendo finanziamenti per investimenti funzionali al potenziamento del loro business internazionale.

Tra gli strumenti di finanziamento messi a disposizione nell'ambito dell'offerta della Banca dedicata al settore, denominata "One4Wine", si segnalano:
- Finanziamento per anticipo acquisti scorte per supportare le aziende ad effettuare i pagamenti degli acquisti senza intaccare la liquidità aziendale;
- Finanziamenti per la promozione all'estero per supporto delle finalità promozionali anche all'estero delle imprese vitivinicole;
- Finanziamento per spese correnti per anticipare all'impresa i capitali necessari per affrontare le spese in attesa della vendita dei prodotti aziendali;
- Finanziamento per l'affinamento/invecchiamento per soddisfare le esigenze specifiche del settore vitivinicolo e migliorare la pianificazione commerciale grazie a una congrua rotazione di magazzino/cantina;
- Finanziamento per acquisto di beni durevoli: dotazione per fornire all'azienda i capitali necessari per le ristrutturazioni e per l'acquisito di impianti ed attrezzature, che vengono utilizzati per diverse annate agrarie. Durata massima fino a 120 mesi (senza garanzie ipotecarie)
- Finanziamento per investimenti a lungo termine per sostenere progetti d'investimento pluriennali (es. costruzioni silos, impianti industriali d'imbottigliamento ecc.)
- Finanziamento per investimenti in macchine e attrezzature per il vino: per fornire all'azienda i capitali necessari per la realizzazione di opere di miglioramento, interventi per la ricerca, la sperimentazione, l'innovazione tecnologica (es mantenimento stabile della temperatura), la valorizzazione commerciale dei prodotti;

- Leasing Finanziario erogato da UniCredit Leasing per beni mobili e immobili strumentali all'attività
- Finanziamento per necessità di working capital per ottenere l'anticipazione del corrispettivo dei crediti, ottenere l'assunzione del rischio del mancato pagamento dovuto ad insolvenza dei debitori e ottimizzare così la gestione dei crediti tramite l'esternalizzazione a un operatore specializzato;

Tra le soluzioni proposte da UniCredit per il supporto del settore vitivinicolo italiano si segnalano poi il sostegno alla Filiera, oltre che con finanziamenti agrari di breve medio e lungo termine dedicati, anche attraverso il Reverse Factoring o Factoring Indiretto, l'emissione di Minibond, per sostenere progetti di finanza straordinaria con strumenti flessibili e innovativi, la sottoscrizione di fideiussioni per eventuali richieste di anticipi dei contributi della Comunità Europea, servizi per vendere on line ed esportare il proprio Brand e lettere di credito per agevolare il trasferimento delle commodities nelle transazioni con l'estero tramite finanziamenti e garanzie.

"La firma di oggi è un altro tassello di un percorso fatto di confronto e dialogo con i rappresentanti di questa eccellenza del Made in Italy, un mondo composto da 2 mila imprese industriali e oltre 300 mila aziende agricole. – dichiara Gianni Franco Papa, Direttore Generale di UniCredit - Da qui ripartiamo, ancora con più forza e nuove sinergie, nello sviluppo di ulteriori iniziative di crescita a favore dell'intera filiera vitivinicola. Come testimoniano i livelli record di export raggiunti dal vino italiano, quasi 6 miliardi di euro, le nostre aziende, dalle grandi multinazionali alle imprese familiari, sono una risorsa preziosissima e riconosciuta su scala globale. Con questo nuovo accordo UniCredit intende proporsi come partner privilegiato delle aziende vitivinicole italiane, aiutandole a cogliere le occasioni di business esistenti a tutte le latitudini e trasformare le risorse locali in icone riconosciute a livello mondiale".

Ernesto Abbona, Presidente Unione Italiana Vini, evidenzia: "L'accordo siglato oggi rappresenta un passo importante e auspichiamo possa consentire al sistema del vino italiano di cogliere al meglio le opportunità offerte dai mercati stranieri. Il nostro comparto ha bisogno di una maggiore internazionalizzazione e le misure oggi disponibili nell'ambito delle politiche comunitarie non sono sufficienti. Accogliamo, pertanto, di buon grado questa proposta, che mette a disposizione delle aziende nuovi strumenti utili ad accompagnare le nostre imprese sui mercati internazionali. Non dimentichiamo che l'export del vino italiano è circa il 50% del fatturato complessivo del settore ed è concentrato in pochi paesi. L'auspicio è che grazie a questo accordo si possano raggiungere nuovi mercati, combinando le misure in esso strutturate con quelle adottate dall'OCM Vino".

"L'accordo proposto a Federvini e ad altre associazioni vinicole testimonia l'attenzione di un importante player bancario, come UniCredit, verso uno dei più importanti settori economici italiani nonché eccellenza del Made in Italy – spiega Sandro Boscaini, Presidente di Federvini – Le aziende vinicole hanno bisogno di strumenti finanziari che sono, per alcuni aspetti, simili a quelle necessarie ad altri operatori economici mentre per altri aspetti differenti: c'è, infatti, l'esigenza di avere misure speciali e prodotti tailor-made. Per questo la partnership siglata oggi, in ottica di sviluppo e crescita del settore, potrà aiutare le aziende a crescere, a rafforzare la propria struttura oltre che a migliorare l'orientamento all'internazionalizzazione".

"La Sicilia del vino - commenta Alessio Planeta, Presidente di Assovini Sicilia - è sana, forte e credibile anche dal punto di vista finanziario: è sicuramente una bella notizia. L'attenzione riservata da una grande banca come UniCredit significa il riconoscimento del modo nuovo di fare impresa avviato da anni dalle aziende Assovini. La Sicilia del vino ha puntato il proprio export sui mercati giusti e ha ancora spazi enormi di crescita nel mondo".
"La competizione nel nostro settore ha assunto una dimensione globale e per questo è necessario crescere. – evidenzia Federico Terenzi, Presidente di AGIVI - Questo accordo offre a noi produttori il supporto e gli strumenti necessari per aumentare la nostra competitività, ed in particolare a noi giovani imprenditori gli strumenti per affrontare la sfida per noi più importante: proiettare le nostre aziende nel futuro."

 

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Oggi nell'ambito del Vinitaly, UniCredit ha organizzato un workshop per presentare agli operatori del settore l'Industry Book 2018, lo studio che UniCredit conduce annualmente sulle tendenze, le dinamiche competitive e le prospettive di sviluppo e crescita del settore.

Buoni i risultati registrati dall'Emilia Romagna che, emerge dal report, con oltre 5milioni e 600mila ettolitri, corrispondenti al 12,4% del totale nazionale, nel 2017 si piazza in terza posizione tra le regioni italiane per produzione vinicola.
L'Emilia Romagna si distingue poi non solo per i volumi ma anche sul fronte della qualità: il 67% della produzione regionale (oltre 3milioni e 700mila ettolitri) è costituita infatti da vini DOP o IGP (dato produzione di vini certificati 2015-2017).
La ricerca ha quindi evidenziato come, in linea con la crescente domanda di vini biologici, anche in Emilia Romagna sia proseguita l'espansione della coltivazione biologica della vite. In regione, infatti, la superficie di vigne a coltivazione biologica si attesta intorno ai 3mila ettari, con una crescita del 20,4% tra 2015 e 2016.

Più in generale, l'Industry Book 2018, partendo da dati "macro" su fenomeni inerenti i consumi e la produzione di vino su scala mondiale, individua numerose tendenze ed evidenze a livello nazionale e regionale e traccia un quadro prospettico su dinamiche cruciali come l'andamento dei flussi di export.
Volumi di produzione: l'OIV (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) stima nel 2017 una produzione mondiale pari a 247 milioni di ettolitri (-8% a/a). In questo quadro l'Italia ha chiuso il 2017 con una produzione di circa 46 milioni di hl.

Consumi

Nell'arco degli ultimi 15 anni i consumi globali di vino sono aumentati da 228 a 242 mln di hl. In particolare nel 2016 si registra una crescita del +6,1% rispetto al 2015, ciò anche grazie al contributo delle economie emergenti sudamericane e asiatiche. La Cina ha più che raddoppiato i suoi consumi, mentre gli Stati Uniti risultano oggi il primo mercato mondiale, con oltre 30 milioni di hl che pesano il 24% sui consumi totali. L'Italia è in terza posizione per consumi, con oltre 21 milioni di hl. Ad oggi, per la domanda mondiale, non sono ancora disponibili i dati definitivi per il 2017, ma l'OIV stima una forchetta compresa tra 240,5 e 245,8 mln di hl.

Scambi internazionali

Nell'ultimo quinquennio gli scambi internazionali in volume si sono saldamente attestati sopra i 100 mln di hl (67 mln di hl nel 2001). Le importazioni hanno raggiunto i 102 mln di hl nel 2017 (+4,8% rispetto al 2016). La crescita in valore è ancora più evidente: le esportazioni sono più che raddoppiate passando dai 15 miliardi di euro nei primi anni duemila ai 31 mld di euro nel 2017 (+6,6% rispetto al 2016). In questo quadro l'Italia detiene una quota del 20% del totale export in valore, con 21 mln di hl venduti (+3,7% a/a) corrispondenti a quasi 6 mld di euro in valore (+6,4% a/a). Dall'analisi emerge come qualità e prezzi giochino un ruolo strategico nella concorrenza globale. Nel confronto tra i prezzi medi degli ultimi due quinquenni, l'Italia si colloca in posizione intermedia (2,6 euro/l) tra il premium francese (5,7 euro/l) e il low price spagnolo (1,1 euro/l) e questo le ha consentito maggiori margini di crescita.

Outlook

Il fatturato del settore nel 2017 è stimato intorno a 11,3 miliardi di euro, in aumento del 2,7% nonostante il calo dei volumi, grazie al rialzo dei prezzi registratosi tra agosto e dicembre (+21% a/a in media). Anche per il 2018 si stima una crescita del settore, in termini di valori della produzione, dell'1,8%.
L'export del vino italiano dovrebbe chiudere il 2018 con un'ulteriore crescita del 3,4%. Gli spumanti sono il segmento trainante, grazie soprattutto alle buone performance del Prosecco. Il segmento mostra una crescita a due cifre nelle esportazioni 2017 (+11,6%), tendenza che dovrebbe confermarsi anche nel 2018 con +10%
L'intero settore ha un elevato potenziale di export da valorizzare. Nel 2016, Sace stimava che il settore del vino avrebbe potuto aumentare le proprie esportazioni di quasi il 30% in un triennio, reindirizzando le proprie vendite sui mercati esteri a maggior potenziale di crescita della domanda. A fine 2017, il target proposto da Sace rimane comunque più elevato di quasi il 20% sui livelli attuali di export.

Secondo un'elaborazione UniCredit su dati NOMISMA WINE MONITOR i Paesi più interessanti per l'export di vino italiano nel 2020 saranno:
- per i vini fermi: la Cina, dove sono previste vendite in aumento del 25,5%, il Canada (+12,5%) e gli USA (+9,1%)
- per gli spumanti: la Svizzera, che dovrebbe registrare un +33,9%, il Regno Unito (+31,8%) e il Canada (+31,1%)
- Vini DOP e IGP: Con 543 prodotti certificati, l'Italia detiene il primato in Europa su un totale di 1.586 vini certificati, seguita da Francia (435), Grecia (147), Spagna (131), Portogallo (40). Nel 2017 i vini DOP e IGP hanno rappresentato i due terzi della produzione totale, generando un valore alla produzione di 6,8 miliardi di euro.

Performance economico-finanziaria

L'analisi UniCredit su un campione di 689 imprese produttrici di vino che hanno depositato il bilancio negli ultimi 5 anni conferma la buona performance del settore nel periodo 2012-2016, con una crescita del fatturato ad un tasso medio annuo del 3,9%. Guardando alle imprese per fasce di fatturato, si rileva un andamento migliore delle imprese medio-grandi rispetto alla media settoriale, confermando che in questo settore la dimensione aiuta a posizionarsi meglio sul mercato, soprattutto con riferimento alla rete di vendita.
I margini del settore nell'ultimo quinquennio sono aumentati ad un tasso medio annuo del 6,2% riflettendo il progressivo posizionamento delle imprese su una tipologia qualitativa migliore.

 

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Agroalimentare. A Vinitaly presentato un progetto dell'Università di Modena e Reggio per migliorare i processi di filiera. E ieri inaugurazione con delegazione di Hema e Jd.com: sei imprese emiliano-romagnole presentano la loro migliore produzione ai buyer cinesi. Assegnato il Premio Angelo Betti alla Fattoria Monticino Rosso, l'assessore Caselli: "Riconosciuto il lavoro di recupero e valorizzazione dell'Albana insieme all'attenzione all'ambiente".

Bologna – Si chiama Sostinnovi ed è il progetto dell'Università di Modena e Reggio che è stato presentato oggi nel corso di un convegno alla 52^ edizione di Vinitaly, cui hanno partecipato l'assessore regionale all'Agricoltura, Simona Caselli, il presidente di Enoteca regionale, Pierluigi Sciolette e rappresentanti delle Università di Modena e Reggio, di Parma e del Crpv, il Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena. Finanziato con fondi Por Fesr, il progetto è pensato per migliorare i processi di filiera e i risultati possono essere applicati dalle aziende tramite sistemi di telerilevamento per stimare la produttività. Il tutto nell'ottica dell'economia circolare per utilizzare scarti di produzione per stabilizzanti e nuovi materiali per bioplastiche e materiali ceramici.

La giornata inaugurale del salone del vino di Verona, ha visto sei imprese dell'Emilia-Romagna - Cantina S. Croce di Carpi e Cantina sociale Formigine Pedemontana (Mo), Tenuta Mara di San Clemente (Rn), Cantina Campana di Piacenza, Podere Batatta di Girolamo Satta di Bertinoro (Fc) e Cantina Barbaterre di Quattro Castella (Re) - far conoscere la loro migliore produzione ai buyer cinesi di Hema, il colosso nelle vendite alla grande distribuzione collegato al gruppo Alibaba, e di Jd.com azienda specializzata nella vendita online. L'incontro presso lo stand regionale, è servito anche per approfondire la conoscenza delle aziende e dei loro prodotti anche in vista di possibili futuri accordi commerciali ed è stato possibile grazie all'adesione delle imprese alla manifestazione d'interesse promossa dall'assessorato regionale all'Agricoltura.

Un'occasione che ha rinforzato la collaborazione tra Emilia-Romagna e Cina sancita anche dall'incontro tra l'assessore Simona Caselli e il console economico commerciale a Milano della Repubblica popolare cinese, Li Shaofeng, e che proseguirà alla prossima edizione di Cibus Parma (7-10 maggio 2018).

Uno scambio che parte dalla missione istituzionale in Cina, guidata dal presidente della Giunta regionale, Stefano Bonaccini, del novembre scorso in occasione della Settimana della cucina italiana nel mondo e che si è consolidata a marzo con il tour di quattro giorni della delegazione cinese dell'e-commerce Alibaba.

Una giornata inaugurale, quella di ieri, che ha visto anche la premiazione dei benemeriti Vinitaly 2018 "Premio Angelo Betti" con la Fattoria Monticino Rosso di Luciano e Gianni Zeoli che ha ricevuto il riconoscimento per l'Emilia-Romagna.
L'azienda imolese, nata nel 1965, si sviluppa ora su 37 ettari di cui 20 vitati e si distingue per la costante attenzione all'alta qualità del prodotto.
Premiando Luciano Zeoli l'assessore Caselli ha ricordato "il lavoro svolto per il recupero, la selezione e la valorizzazione del vitigno Albana, proponendo tecniche di coltivazione e ancor più di vinificazione che hanno potuto esaltare le caratteristiche proprie dell'uva autoctona romagnola. Altro elemento che ha portato alla scelta della Fattoria Monticino Rosso- ha chiuso l'assessore- è l'attenzione alla sostenibilità ambientale e al contrasto al consumo di suolo in un territorio come quello della collina romagnola particolarmente sensibile. La nuova cantina 'interrata' e il recupero degli edifici aziendali, hanno mantenuto al paesaggio le caratteristiche di altissimo valore storico e ambientale che lo caratterizzano".

Nello spazio eventi del rinnovato padiglione coordinato da Enoteca Regionale Emilia-Romagna è stato presentato il nuovo programma di comunicazione e del progetto 'Turismo del vino' per facilitare il contatto tra il sempre maggior numero di 'winelover' e i produttori che vendono direttamente in azienda. Da oggi, nel sito dell'Enoteca regionale (dal tasto eventi) si può effettuare un tour virtuale del territorio regionale.

Infine, in serata, il fuori salone nella Piazza San Zeno di Verona con la doppia esibizione dell'Orchestra di Mirco Casadei e i Modena City Ramblers./BB

 

Fonte: Regione ER

I segreti della Vigna d'Italia, consuetudini che vengono smentite dai fatti e lo studio tecnico dei vini da parte degli assaggiatori. Una giornata per comprendere ed approfondire quanto degustare un vino possa farne emergere legami indissolubili con il territorio di produzione ed i sistemi di produzione.

di L'Equilibrista - Bologna Palazzo del Re -

Dosaggio zero, pas dosè, assenza di ricolmatura, no dosage, sono solo alcune delle diciture più famose e ricercate per indicare che si parla di vini dal palato molto secco, pulito e rigorosamente vinificate con la tecnica del metodo classico, fiore all'occhiello della grande tradizione spumantistica italiana.

La giornata si apre con la tradizione ed una preziosa descrizione di una terra, la Franciacorta, che ha dato prova di grande sviluppo e che ha insegnato a fare sistema in modo pratico. Produrre qualità, è alla base della nostra cultura in Italia perché è l'unico modo che abbiamo per poterci differenziare e tracciare un solco di unicità nello sconfinato mondo della produzione di massa e della uniformità per senso di appartenenza.

L'Italia e la Franciacorta si sono posizionati dunque nella fascia alternativa del mercato, andando a scalzare dal trono alcuni Dei dell'Olimpo finora indiscussi ricercando affermazione e grande finezza nei profumi. L'evento e soprattutto la degustazioni offerta dal Consorzio di tutela del Franciacorta in collaborazione con l'Associazione Italiana Sommelier, hanno portato consapevolezza nella ridefinizione delle potenzialità del dosaggio zero, soprattutto in zone delicate come la Franciacorta che da sempre contraddistinte per dosaggi e creatori del SATEN, oggi possono vantare prodotti più secchi perché non dosati.

Questo miracolo viene garantito dalla gestione ottimale dell'altitudine, della scelta dei terreni, della vinificazione e del passaggio in legno oppure dalla permanenza dei lieviti, tanto da caratterizzare esempi calzanti che sono stati ben descritti qui di seguito. La fortunata posizione permette poi una completa maturazione delle uve tanto da esaltarne a pieno il frutto e la persistenza gusto olfattiva.

franciacorta_3.jpegLa serata, dedicata al concetto del dosaggio zero, inizia con la cantina Vezzoli Giuseppe, che applica il metodo solo uva, portando qui un quaranta mesi sui lieviti, producendo circa 200.000 bottiglie, facendo leva sul fatto che l'aggiunta della liquer della sola uva come frutto del lavoro delle persone, oltre ad essere garanzia di qualità è anche grande distinzione.

Il naso si distingue per sentori di poca panificazione, ma buon frutto croccante, usando infatti il solo 50% per l'assemblaggio e gestendo una spiccata freschezza che emerge nonostante la scelta tecnica usata, la nota citrina svetta su tutto, anche sulla mineralità che comunque rimane abbastanza evidente. Castelveder è la seconda interpretazione descritta e qui la parte incidente è lo stile di allevamento perché a 300 mt / slm, una cantina che produce circa 80.000 bottiglie l'anno, manifesta equilibrio nonostante permanga la bella freschezza che ora si fa meno pungente perché è il risultato della scelta di posticipare la raccolta, evitando il dosaggio, che lo premia. Questo prodotto è tutto Chardonnay 100% e vendemmiato il 25 agosto, quindi esaltando la fase fenolica e quella tecnologica ma garantendo alta la freschezza e la acidità su tutto.

Monte Rossa punta invece sui suoi 36 mesi di maturazione sui lieviti, che con una produzione di 500,000 bottiglie ne decreta forse quella più produttiva. Qui c'è da stupirsi perché la nota emergente mi riporta all'ossidazione e ad una venatura acetata evidente al naso, ben accentuata ma non coperta perché solo ingentilita grazie al 44% della fase di vinificazione effettuata in legno. Il palato si chiude molto bene mantenendo una parte di vegetalità garantita dall'azione del pinot nero che ne decreta longevità e stratificazione in bocca.

Ormai il palato è ben recettivo e ha appreso la lezione che il sommelier Nicola Bonera, già ambasciatore del Franciacorta e pluripremiato relatore AIS, ha voluto impartirci. Proseguiamo quindi con la cantina Santa Lucia che ci regala una prorompente interpretazione di un 38 mesi sui lieviti di un zona molto vocata e nota. Erbusco è famosa per caratterizzare vini più carichi e strutturati, con note tostate, ricche di nuance gialle zafferano che emergono grazie alla sua dorsale morenica, profonda ed esaltante che ne forgia un vino più masticabile e lungo.

Siamo quasi in chiusura di serata e le spiegazioni iniziano a legarsi fra loro creando un preciso filo conduttore perché adeguatamente approfondite e ben documentate, tanto da far emergere che qualsiasi metodo classico può ben figurare come dosaggio zero, perché soprattutto in Franciacorta a differenze delle altre zone, questo aspetto può meglio caratterizzarsi per ottimo irraggiamento, valorizzato dal terreno con ottime componenti minerali e differentemente stratificato, adeguata ventilazione e soprattutto una completa maturazione che permette di non dosare mai.

Parlavamo di terreno, proprio come capita nella zona di Adro, dove una cantina come Colle Battista regala note ossidative che si protraggono fino all'acqua ragia , grazie a terreni morenici e quindi di grande struttura, dal frutto molto caldo e carico. L'ultima cantina poi, sceglie di concentrare la sua attenzione sulla valorizzazione della maturazione e sulla peculiarità del terreno e quindi nonostante si parli sempre della stessa tipologia di vino, la cantina Borgo La Gallinaccia, si va a caratterizzare per uno spiccato frutto secco, con esaltanti note di croissant e bignè cremoso conferendo a questa ultima interpretazione una direzione di netta distinzione rispetto alla prima cantina approcciata, testimoniando un excursus interessantissimo che adesso esalta una spiccata mineralità che va a sostituire una freschezza riscontrata solo all'inizio della serata sulle prime cantine.

La nuova direzione che hanno scelto queste cantine è testimoniata anche dai grandi player italiani che non a caso portano prodotti che stanno andando verso questa direzione. Non a caso infatti Cadelbosco sta sfruttando il surriscaldamento termico e geologico per presentare una Annamaria Clementi 2008 che definisce il vero crocevia per la cantina perché la prima annata a fare il dosaggio zero.

Grandissimo prodotto, finemente assemblato con 20 vitigni diversi fra loro e risultato di 8 anni di affinamento, regalando note di pasticceria evolute, freschezza olfattiva e grande persistenza in bocca portando questo prodotto nel futuro di una modernità che apprezza sempre di più prodotti nudi, privi di artifizi e ottimamente bilanciati.

Esperienza quella fatta a Bologna che valorizza il lavoro fatto dai vignaioli e che testimonia sempre più come i tempi stiano cambiando, perché il rialzo termico è sempre più ago della bilancia nella scelta dei prodotti e sulle vinificazioni.

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(foto gentilmente concesse dal consorzio tutela franciacorta)

Pubblicato in Agroalimentare Emilia

Agenzia Stampa Agroalimentare - Una "spy story" che sembra uscita da un romanzo di Ian Fleming. - Lattiero caseari. Latte spot in leggera ripresa. - Latte di soia, rischio ormonale per le bambine? - Salmonella nel salamino toscano - Cereali e dintorni. Incertezze sulle future semine - SOMMARIO Anno 17 - n° 11 18 marzo 2018 -

1.1 editoriale Una "spy story" che sembra uscita da un romanzo di Ian Fleming.
2.1 lattiero caseario Lattiero caseari. Latte spot in leggera ripresa.
3.1 export Export reggiane: +8,7% nel 2017.
4.1 latte di soia Latte di soia, rischio ormonale per le bambine?
4.2 sicurezza alimentare Salmonella nel salamino toscano
5.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. I dazi iniziano a influenzare i mercati.
6.1 food & Wine Identità golose 2018 - L'arte in cucina evolve e prende forma.
7.1 ambiente prevenzione Nuovo Centro operativo del Consorzio di Bonifica Emilia Centrale in Val d'Enza
7.2 cultura musica Federcultura esprime apprezzamento per la nuova legge regionale sulla musica
8.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Tra dazi, clima e stime aggiornate.
9.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Incertezze sulle future semine.
10.1 consumi - agrosserva Agrosserva, agroalimentare record per consumi ed export nel 2017
12.1promozioni "vino" e partners
13.1 promozioni "birra" e partners

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