"Tanto orgoglio e soddisfazione per aver ricevuto il #PremioIndustriaFelix, che ha encomiato con l'Alta Onorificenza di Bilancio, il Pastificio La Sovrana S.r.l. (lo stabilimento pugliese acquisito da Andalini agli albori del 2000)" è il commento di "Andalini" per l'ambito riconoscimento che va a suggellare un ventennio di lavoro e investimenti dedicati allo stabilimento pugliese.

Cento (FE), 3 giugno 2019 - Alla prima edizione del "Premio Industria Felix", l'industria turistica pugliese che compete, riconoscimento che prende in esame le aziende iscritte in 6 codici ATECO (Agroalimentare, Cultura, Moda, Ristorazione, Turismo e Vitivinicoltura, a "La Sovrana di Puglia srl" è stata assegnata l'Alta Onorificenza di Bilancio per l'alta competitività e affidabilità del settore Agroalimentare.

Il premio Industria Felix è un riconoscimento che, nelle intenzioni dei promotori, "intende premiare la capacità competitiva delle imprese attraverso le migliori performance gestionali dell'anno e l'affidabilità finanziaria per favorire il benessere sociale e il progresso economico."

In Andalini SpA hanno perciò tutti i motivi per essere orgogliosi di un tale premio che suggella un lavoro costante e continuativo dedicato al mantenimento delle tradizioni ma anche del lavoro e delle competenze locali, nella regione, non caso, soprannominata il "Granaio d'Italia".

Industria Felix – L'Italia che compete, organizzato da Industria Felix Magazine e dall'associazione culturale Industria Felix, in collaborazione con Cerved Group S.p.A. e con i patrocini dell'Università LUISS Guido Carli e di Confindustria, è un evento di networking dedicato all'informazione economico-finanziaria, nell'ambito del quale si riconoscono i primati provinciali e regionali delle aziende rispetto ai principali parametri di bilancio (Menzioni di Bilancio) e le migliori performance gestionali di Piccole, Medie e Grandi imprese su scala provinciale e regionale e per settore a livello regionale (Alte Onorificenze).

 

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Pubblicato in Agroalimentare Emilia

Due giorni di sfide, 18 chef e la conquista del titolo Master of Pasta. A Milano si è svolta la settima edizione del Pasta World Championship.

Foto e Articolo di Chiara Marando - 

26 Ottobre 2018  -  

La pasta come simbolo italiano del buon vivere, di una Dolce Vita dove protagonisti sono il benessere a tavola, l’equilibrio e la salute nel piatto. Elementi celebrati durante la settima edizione del Pasta World Championship 2018, evento firmato Barilla svoltosi nelle giornate del 24 e 25 ottobre presso La Pelota a Milano. 

Il 25 ottobre, poi, non è stata solo giornata conclusiva della gara, ma anche festeggiamento del ventesimo compleanno del World Pasta Day, quest’anno celebrato a Dubai.

Un totale di 18 chef provenienti da diversi Paesi del mondo, per due giornate di competizione, e un fil rouge come il concetto “Eat Positive”, con cui Barilla desidera raccontare il sorriso a tavola, la positività e l’armonia alimentare. Perché la pasta è la vera regina della dieta mediterranea, quella appetitosa che giova a mente e corpo, grazie ad un apporto salutare di carboidrati complessi a lento rilascio, proteine e fibre che permettono di avere la giusta energia durante tutta la giornata. 

Il compito di assaggiare e votare i piatti proposti è andato ad una giuria di professionisti come gli chef stellati Luigi Taglienti, Lorenzo Cogo, Brittany Wright, Viviana Varese e Holger Stromberg.

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Ecco quindi che il simbolo della cucina italiana diventa il canale comune attraverso cui dare una propria personale interpretazione di un primo piatto che vive della sua semplicità.

Non a caso, nella competizione finale, i due giovani Carolina Diaz (America) e Toby Wang (Cina) si sono sfidati a suon di Spaghetti al pomodoro e basilico, il tricolore culinario.

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                                  Spaghetti al pomodoro e basilico di Toby Wang 

A convincere maggiormente i giudici è stato il racconto gustativo di Carolina Diaz. E’ lei la vincitrice della settimana edizione del Pasta World Championship

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                             Il piatto che ha vinto: spaghetti pomodoro e basilico di Carolina Diaz

Ma, come ogni grande momento, anche questo evento non è stato solo cucina e “tasting experience”, anzi si è voluto proporre come occasione per affrontare momenti di dialogo e scoperta sul tema della vita sana. Lo strumento scelto per dare voce a tematiche importanti sono stati i Master Talk: Beyond Gastronomy; The Role of Beauty, con il co-fondatore della Kitchen Theory Jozef Youssef e l’artista e fotografa Brittany Wright; The Mediterranean Lifestyle , The Ultimate Recipe Ford Wellbeing, con lo chef e nutrizionista Holger Stromberg e la presentatrice tv Filippa Lagerback; Sustainability from field to table, dove a parlare è stato lo chef stellato Davide Oldani, insieme ad un portavoce della coltivazione del basilico Giuseppe Binati: un’analisi del viaggio che il cibo deve fare per arrivare dal campo alla tavola, sottolineando la necessità di “recuperare il dialogo tra l’industria e l’artigiano, in uno scambio e confronto reciproco”. 

E proprio Davide Oldani, Barilla Ambassador, è stato la guest star di una dimostrazione di cucina live, in cui suoni del cibo sono stati campionati per creare un brano utile a trasportare in una storia, quella del racconto dei suoi Spaghetti al cartoccio cacio e pepe, utilizzando un linguaggio alternativo. Si chiama Food Ensamble e e rappresenta una esperienza sensoriale, che si pone al centro tra lo chef e il musicista

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                                          Un momento del Food Ensamble

Si tratta di visioni nuove, strade inesplorate e pronte per essere percorse con un occhio aperto al futuro. Per Barilla questo futuro è la pasta osservata in tutte le sue declinazioni. L’ultima è rappresentata dalla nuova pasta ai legumi: 3 formati realizzati con altrettanti tipologie di legumi. Masticabilità diversa dal prodotto tradizionale, texture palatale leggermente instabile ma duttilità culinaria interessante. E’ stato Pietro Leemann a raccontare con le parole e la sua abilità le caratteristiche di questa linea dalla forte connotazione. Naturalmente gluten free, ha il plus di fornire un corretto apporto di proteine e fibre, con la rapidità di cottura e condimento. 

Il cibo può cambiarci, perché è vero che siamo quello che mangiamo e, soprattutto, che diventiamo quello che mangiamo - ha raccontato Pietro Leemann -  i vegetali per me sono la base della cucina e della salute. Il mio desidero è quello di creare una cucina italiana con la mente aperta al mondo”.

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                            Pietro Leemann che prepara la pasta ai legumi intervistato da Francesca Romana Barberini

 

 

 

 

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Come riporta il lavoro apparso su American Journal of Clinical Nutrition, anche arrivando a consumare dodici uova la settimana (quasi due al giorno) non si avrebbero differenze in termini di rischio cardiovascolare nelle persone con diabete o pre-diabete.

Parma, 22 maggio 2018 – Per noi cresciuti a uova sbattute, pane, marmellata e burro, di colpo siamo rimasti orfani, in compagnia della sola marmellata rigorosamente senza zuccheri aggiunti, del 50% dei componenti delle nostre colazioni e merende quotidiane. Con l'avvento della "modernità", burro, uova e zucchero furono banditi dalle diete!

Dopo tantissimi anni di "esilio" dalle nostre tavole, solo raramente reintrodotto "clandestinamente" per qualche piatto della tradizione (ad esempio i tortelli d'erbetta emiliani), il burro è stato riabilitato solo recentemente da una ricerca americana mentre, al contrario, non erano state così efficaci le ricerche nazionali che tentavano da molto tempo di riportare acqua al nostro mulino.

Fatto sta che, addirittura, la notizia arriva dal Canada i grassi allungano la vita e migliorano la memoria. Una ricerca su oltre 135 mila persone in 5 continenti, appartenenti a diverse classi di reddito e seguiti per sette anni, ha dimostrato che un moderato apporto di grassi, frutta e verdura, evitando i carboidrati, è associato a un più basso rischio di morte. A questo si associa un'altra ricerca, pubblicata sulla rivista Cell Metabolism e condotta da un gruppo della UC Davis School of Veterinary Medicine, secondo la quale una dieta ricca di grasso, anche detta dieta chetogenica, non solo influisce positivamente sulla longevità, ma migliora la memoria e regala forza.

Dopo Burro e grassi, finalmente, è venuto il tempo di veder decadere il tabù sugli effetti negativi delle uova.

Il legame Uova-Colesterolo è stato scisso e i prodotti che dovevamo guardare con diffidenza e consumare con molta attenzione, quasi fossero ordigni bellici della prima guerra mondiale inesplosi sono stati ampiamente riabilitati, non solo nell'annullamento degli effetti negativi ma nell'individuazione di elementi a loro favore.

Un esempio dei benefici effetti erano riassunti in Emma Morano, la donna che fino al 17 aprile dello scorso anno deteneva il record di longevità con i suoi 117 anni,  mangiava 3 uova al giorno.

Chissà che non sia stata proprio la longevità della signora Emma a stimolare la curiosità dei ricercatori australiani. Infatti, questa volta è toccata a una ricerca Australiana di venire in soccorso ai nostri palati orfani.

Infatti, la Sydney Medical School  giunge a concludere che mangiare fino a 12 uova a settimana (ovvero quasi due al giorno) non fa aumentare di peso e neppure alza i rischi di incorrere in patologie cardiovascolari.

In particolare i test condotti dai ricercatori hanno riguardato persone afflitte da diabete, ancora più a rischio degli altri perché hanno più alti livelli di colesterolo cosiddetto "cattivo" (Ldl), che si deposita sulle arterie e contribuisce enormemente alla formazione dell'aterosclerosi. Ma esiste anche il colesterolo Hdl, quello "buono", che non provoca alcun danno alle arterie, al contrario, andando a rimuovere il colesterolo dalle pareti dei vasi per trasportarlo al fegato ha una funzione protettiva.

Come riporta il lavoro apparso su American Journal of Clinical Nutrition e condotto dall'equipe Dr Nick Fuller dell'University's Boden Institute of Obesity, Nutrition, Exercise and Eating Disorders al Charles Perkins Centre insieme all'Università di Sidney e al Royal Prince Alfred Hospital, anche arrivando a consumare dodici uova la settimana per un anno non si avrebbero differenze in termini di rischio cardiovascolare nelle persone con diabete o pre-diabete. Lo studio conferma, prolungandole nel tempo, le osservazioni che rilevavano risultati simili ma solo a tre mesi di monitoraggio in uno studio che metteva a confronto una popolazione che consumava 12 uova a settimana o meno di due.

Possono quindi rassicurarsi i pastifici, soprattutto emiliani perché la pasta all'uovo sta all'Emilia come la pasta convenzionale sta alla Puglia, che non potranno più essere accusati di essere complici dell'insorgere dell'arteriosclerosi o dell'ingrassamento, salvo un consumo di dosi esagerate di carboidrati e di grassi saturi o di diete ampiamente sbilanciate.

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http://www.andalini.it



Patto di filiera per aumentare disponibilità grano duro italiano firmato da Cia, Confagricoltura, Copagri, Aci agroalimentare, Aidepi e Italmopa

Un patto di filiera per rafforzare la competitività della pasta italiana aumentando la disponibilità di grano duro italiano adatto alla pastificazione, incentivandone la produzione sostenibile e la tracciabilità, e sostenendo gli agricoltori che scelgono di puntare sulla qualità.

Questi i punti principali del protocollo di intesa per migliorare il grano duro italiano siglato nei giorni scorsi da AIDEPI-Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane, Alleanza delle cooperative agroalimentari, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri-Confederazione Produttori Agricoli e ITALMOPA-Associazione Industriali Mugnai d'Italia.

"Un atto fondamentale - secondo CIA-Agricoltori Italiani di Reggio Emilia - per cercare di superare una situazione di conflitto nella filiera cerealicola che non fa che danneggiare uno dei prodotti di punta del 'Made in Italy' alimentare e dare valore ai rapporti di filiera, rafforzando la produzione di grano duro italiano di qualità".

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(21 dicembre 2017 - fonte Cia di Reggio Emilia)

Tutto il mondo oggi, 25 ottobre, celebra la pasta. E' il piatto principe della dieta mediterranea, amato da tutti. Il World Pasta Day promosso dall'Ipo - International Pasta organisation, giunge quest'anno alla sua 19esima edizione.

Oggi Barilla ha aperto al pubblico i suoi stabilimenti e noi non ci siamo persi l'occasione di una visita!

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Lo stabilimento di Parma è il più grande impianto di produzione di pasta secca al mondo, dove quest'anno si raggiungerà una produzione pari a 330mila tonnellate di prodotto finito, l'equivalente di 4 miliardi di piatti di pasta all'anno.

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Nello stabilimento di Parma oggi lavorano 540 persone su 19 linee di produzione, a cui si aggiungerà una ventesima in fase di realizzazione: da qui escono 104 tipi di pasta, per 387 item, il 65% dei quali finisce all'estero.

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Sfoglia tutte le immagini di Francesca Bocchia nella galleria qui sotto, cliccando su ogni foto!

Pubblicato in Cronaca Parma

La ricetta più buona del mondo è del siciliano Accursio Lotà che ha presentato ai giudici dei particolari e profumati Spaghetti alla Carbonara di Mare.

Articolo e Foto di Chiara Marando -

Venerdì 29 Settembre 2017

E’ del siciliano Accursio Lotà il piatto vincitore del Barilla Pasta world Championship 2017: Spaghetti alla Carbonara di mare.

Trapiantato in California all’età di 22 anni, Accursio può annoverare nel suo curriculum clienti come Barack Obama. Una breve parentesi in Italia e il ritorno a San Diego sono state le tappe successive di crescita che lo hanno portato a diventare lo chef del ristorante “Solare”. E’ stato anche eletto Best Chef di San Diego per tre anni consecutivi, dal 2015 ad oggi.

A giocarsi la giornata finale insieme a lui altri due giovani chef: Keita Yuge, chef del ristorante “Quintocanto” a Osaka – Giappone, e Omri Cohen, chef del “Royal Beach Hotel” di Tel Aviv – Israele. Tre ricette, trenta minuti di tempo ad ognuno per realizzarle ed un’attenta giuria d’eccezione pronta a valutare le loro creazioni. Maestri della cucina stellata come Matteo Baronetto, Alfio Ghezzi, Lorenzo Cogo, Caterina Ceraudo e Roberto Rossi, insieme alla storica dell’enogastronomia Francine Segan e allo scrittore Tom Rachman.

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Ricette particolari, profumate e dal carattere molto personale, interpretazioni gustose di tre differenti formati di pasta.

Ad assicurare la vittoria ad Accursio Lotà è stata la reinterpretazione di uno dei piatti più cosmopoliti ed amati della tradizione italiana. Una base di carpaccio di ricciola, finitura i gamberi rossi di Mazara e la classica mantecatura con uova ma, questa volta, di salmone, bottarga di tonno, uova di riccio e caviale Osetra. Un racconto di mare dove non manca il guanciale, nel cui grasso sono state scottate le capesante adagiate sul piatto, completato da zeste di mandarino per un tocco di freschezza finale.

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“Sono particolarmente felice di questo riconoscimento – ha affermato Accursio Lotà– è stata già una grande emozione essere scelta tra i 3 finalisti e poi vincere è una gioia immensa – e in merito al suo piatto aggiunge - lavoro all’estero, ma le mie origini italiane mi impongono di rispettare la tradizione della pasta, a cominciare dalla cottura al dente. Preferisco “giocare” su salse e condimenti lasciando intatta la pasta, che nella sua semplicità è perfetta così com’è”.

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Pubblicato in Food

Quanto italiana è la pasta che mangiamo? Quali sono le insidie che può nascondere il grano utilizzato per produrre l'alimento più consumato? Vero e falso sull'alimento più mangiato. Come scoprire i grani qualitativamente superiori e libero da micotossine, furosine.

di Alexa Kuhne

2 giugno 2017 

La pasta è una di quelle cose che ci fa sentire orgogliosamente italiani.
Se ci pensate, è l'alimento più semplice e più 'maritabile'.
Solo apparentemente però. Perché la pasta è il risultato di un sapiente impasto di acqua e semola, a cui vengono date centinaia di fogge diverse e che poi viene essiccato. Questo avviene da secoli, dal tempo degli Etruschi.
La pasta, però, percorre un lungo tragitto, prima di arrivare nel piatto. Durante questo viaggio, passando per mulini, pastifici e magazzini fa delle tappe che possono essere insidiose.
I nemici che si possono nascondere dentro un appetitoso e fumante piatto sono pesticidi, metalli pesanti, micotossine.
Facciamoci delle domande, allora, e chiediamoci, in prima battuta, da dove provenga tutto questo grano che mangiamo, visto che siamo i primi consumatori di pasta al mondo, con 26 kg procapite all'anno.
Intanto, le importazioni di grano da Turchia, Ucraina e Canada sono in continuo aumento, incentivate da leggi che non tutelano di certo i produttori italiani.
Coldiretti sostiene che un pacco di pasta su tre sia fatto con materia prima straniera. Tanto si vende lo stesso.

Il secondo interrogativo che ne deriva è: quanta qualità c'è davvero in un pacco di linguine o di maccheroni?
Il primo dato che deve indurci a riflettere è l'indice di glutine alto presente nella pasta, perché questo elemento rende la farina più elastica e lavorabile.
Anche in questo caso, la legge non viene incontro al consumatore.

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Solo di recente il Ministero delle politiche agricole ha elaborato una bozza di decreto che introduce l'indicazione obbligatoria della filiera della pasta, basata sulla ripartizione fra Italia, paesi Ue, paesi non Ue. Ma manca il nulla osta dell'Unione europea.
Dove non vogliono arrivare le leggi arriva però la ricerca scientifica che si sta direzionando verso soluzioni alternative.
Sono le varietà di grani 'antichi' a sostituire quelli più utilizzati. Varietà meno tenaci, ma più ricche di antiossidanti e anche di sapore, nonché molto meno infiammanti.
In Italia, ormai, di coltivazioni antiche ce ne sono molte. Esse non hanno bisogno di essere trattate con erbicidi e fertilizzanti.
I nemici che si insidiano nel grano sono il glisofato, le micotossine e i problemi collegati ai climi umidi.
Il glisofato, un erbicida, per esempio, si trova nell'acqua e contamina anche la pasta.
Le micotossine sono un pericolo che viene dalla natura. Parassiti e molecole tossiche che possono attecchire nel grano, soprattutto in condizioni di forte umidità. Spesso sottovalutiamo quanto siano importanti la macinatura e la trafilatura, che in realtà sono dei fondamentali indicatori di qualità. Solo che non ci è dato sapere più di tanto, poiché le informazioni sul tipo di lavorazionesulle confezioni scarseggiano.

Necessario è sapere di che semola si tratti, di quanti proteine e carboidrati siano contenuti, quale sia la provenienza, quali i metodi di essiccazione e di trafilatura o quale acqua venga utilizzata.
La qualità viene prima di tutto determinata dalla semola, che necessita di una molitura perfetta.
E' sempre preferibile la macinatura a pietra, perché mantiene i principi nutrizionali, conservando il germe di grano, la parte viva che di solito viene scartata, perché 'invecchia' più precocemente il prodotto.

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La trafilatura è un altro elemento che fa la differenza: a bronzo rende la pasta più ruvida e porosa.

Temperature di impasto e di essiccazione danno un prodotto qualitativamente migliore. Se si usa una temperatura superiore a 80 gradi si produce la furosina, una sostanza tossica che però non è dato obbligo di indicare sul pacco di pasta, che aggredisce l'intestino compromettendo la digestione. I produttori, per fare più in fretta, aumentano le temperature di essiccazione. Diffidare, per esempio, dalla pasta che non scuoce mai, prodotta con un glutine molto tenace.

L'acqua che non presenta amido è indicatore del fatto che siano state usate alte temperature.
Fare un alimento semplice come la pasta è un'arte che in realtà richiede una lavorazione puntigliosa. Il risultato sarà, se si seguono determinate regole, un prodotto buono e davvero sano. Sta a noi non prendere la prima a portata di mano sullo scaffale ma scegliere attentamente quella giusta.

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Il Decreto inviato a Bruxelles. Martina: puntiamo sulla massima informazione al consumatore. Calenda: maggiore chiarezza sull'origine del grano rafforza la competitività della pasta Made in Italy.

Roma 20.12.2016 - Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stato inviato a Bruxelles per la prima verifica lo schema di decreto, condiviso dai Ministri delle politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, che introduce la sperimentazione dell'indicazione obbligatoria dell'origine per la filiera grano pasta in Italia.
Si avvia così l'iter autorizzativo previsto a livello europeo per arrivare a un modello di etichettatura che consentirà di indicare con chiarezza al consumatore sulle confezioni di pasta secca prodotte in Italia il Paese o l'area dove è coltivato il grano e quello in cui è macinato.

"Puntiamo a dare - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - massima trasparenza delle informazioni al consumatore, tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di una filiera strategica per il Made in Italy agroalimentare. Con questo provvedimento l'Italia vuole sperimentare per prima un nuovo sistema di etichettatura che valorizzi le nostre produzioni di grano e pasta, come abbiamo fatto con quelle lattiero casearie. Allo stesso continueremo a spingere a Bruxelles per avere un avanzamento su questo fronte a livello europeo".

"La filiera della pasta è uno dei maggiori protagonisti del Made in Italy - ha sottolineato il Ministro Carlo Calenda - perché testimonia la capacità dei nostri pastai di miscelare grani di origine diversa, così da raggiungere gli alti livelli qualità che caratterizzano la pasta italiana. Il provvedimento, che risponde ad una crescente esigenza di trasparenza e informazione verso il consumatore, consentirà di fare maggiore chiarezza sull'origine del grano e delle semole che caratterizzano la qualità della pasta Made in Italy nell'ottica di rafforzare la filiera produttiva e competere con la concorrenza straniera."

LE NOVITÀ DEL DECRETO
Il decreto in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
b) Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".
Queste indicazioni sull'origine sono apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente visibili, chiaramente leggibili ed indelebili.

OLTRE L'85% DEGLI ITALIANI CHIEDE TRASPARENZA NELL'INDICAZIONE D'ORIGINE DI GRANO E PASTA
Oltre l'85% degli italiani considera importante conoscere l'origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per la pasta. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.

LE PRINCIPALI AZIONI DEL MIPAAF A SOSTEGNO DEL SETTORE CERALICOLO
Fondo da 30 milioni di euro per l'avvio del piano cerealicolo nazionale per il triennio 2017-2019. Per aumentare qualitativamente l'offerta di grano italiano si prevede il sostegno per incrementare la sottoscrizione di contratti di filiera, capaci di garantire una più equa remunerazione del lavoro agricolo e contenenti parametri qualitativi del grano duro conformi con le esigenze produttive dell'industria pastaria. Per questo è previsto un aiuto di 100 euro ad ettaro per produttore nei limiti del regime 'de minimis'. L'obiettivo è aumentare del 20% le superfici coltivate coinvolte passando da 80.000 a 100.000 ettari.
Per tutelare le imprese dalle crisi di mercato, infine, il Mipaaf promuove una polizza assicurativa per la stabilizzazione del ricavo aziendale. La misura punta a garantire i ricavi dei produttori proteggendoli, oltre che dagli eventi atmosferici avversi, anche dalle eccessive fluttuazioni di mercato. Il Ministero si impegna a introdurre tali polizze innovative nel Piano Assicurativo Agricolo Annuale che dà diritto agli agricoltori di ricevere il contributo dello Stato sui premi assicurativi. Sempre in via sperimentale e al fine di favorire lo sviluppo di polizze ricavo, Ismea garantirà la copertura del Fondo di riassicurazione.

I NUMERI DEL COMPARTO CEREALICOLO
La filiera grano pasta italiana rappresenta uno dei settori più importanti per il Made in Italy agroalimentare, con numeri importanti:
- produzione di grano duro italiano circa 4 milioni di tonnellate
- produzione di pasta 3,4 milioni di tonnellate, che rendono l'Italia il principale produttore mondiale;
- valore della produzione oltre 4,6 miliardi di euro
- valore dell'export 2 miliardi di euro.

Pubblicato in Agroalimentare Emilia

Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa della CIA-Agricoltori Italiani e Confagricoltura che hanno inscenato ieri al casello A1 Valdichiana il "funerale grano italiano".

Reggio Emilia, 26 ottobre 2016

Nel "World Pasta Day" (la cui celebrazione ufficiale si teneva ieri a Mosca) migliaia di produttori Cia e Confagricoltura, con tanto di bara e corteo di trattori, hanno invaso il casello autostradale dell'A1 per chiedere misure urgenti per salvare il settore. A inscenare il "funerale del grano italiano" gli agricoltori di Cia e Confagricoltura in segno di protesta contro "la perdurante crisi di uno dei prodotti simbolo del made in Italy".

"Non può funzionare una filiera che vede un quintale di pasta pagato 180 euro dal consumatore e un quintale di grano duro pagato 18 euro al produttore agricolo", spiegano gli organizzatori che lamentano "un prezzo inadeguato ai coltivatori mentre è troppo ampia e ingiustificata la forbice".
Il 'funerale' del grano italiano si e' svolto al casello A1 Valdichiana con un corteo funebre guidato da una bara piena di semi di grano seguita dagli agricoltori e dai trattori.

Pubblicato in Cronaca Emilia

In occasione del World Pasta Day 2016 Parma accoglie giornalisti nazionali ed internazionali in visita al Museo della Pasta. Un "viaggio" nella città che ha contribuito a rendere la Pasta un prodotto apprezzato e conosciuto in tutto il mondo.

Parma, 24 ottobre 2016

Il territorio parmense, grazie alla sua tradizione eno-gastronomica, è uno dei luoghi più apprezzati e conosciuti d'Italia. La storia che lega Parma alla Pasta ha origine nell'Ottocento quando in città inizia l'attività di Barilla e tutta l'industria della produzione, trasformazione e conservazione alimentare assume un ruolo di primo piano contribuendo a rendere nel corso del tempo la denominata Food Valley una terra ricca di prodotti unici ed inimitabili. La Pasta rappresenta il simbolo per eccellenza della qualità gastronomica italiana nel mondo, uno dei prodotti su cui si basa il senso culturale di "italianità".

Domani - martedì 25 ottobre - si celebra la giornata mondiale della Pasta - World Pasta Day - e per questa occasione il Museo della Pasta, parte del più ampio circuito dei Musei del Cibo della provincia di Parma (considerato un "unicum" a livello nazionale), accoglie giornalisti di fama nazionale ed internazionale giunti a Parma per conoscere la storia e l'evoluzione di uno dei principali prodotti della tradizione eno-gastronomica del territorio che, insieme ad altri prodotti come il Parmigiano, il Prosciutto e il Pomodoro, hanno reso la Food Valley e Parma una delle zone più apprezzate in tutto il mondo per sapori, cultura, storia e tradizione.
Le dieci sezioni del percorso espositivo, nato da un'idea di Pietro Barilla, raccontano tutta la storia della Pasta partendo dalla materia prima, il chicco di grano, e la sua trasformazione nella tradizione casalinga fino alla produzione industriale. Il Museo è caratterizzato da oggetti curiosi, grandi macchinari e testimonianze d'epoca che guidano il cammino del visitatore attraverso la storia, il costume e l'alimentazione.

Durante la mattinata i giornalisti potranno scoprire il Museo della Pasta raccontato a due voci da Giancarlo Gonizzi, Coordinatore dei Musei del Cibo, e da Giovanni Ballarini, Presidente onorario dell'Accademia Italiana della Cucina. A seguire gli ospiti presenti continueranno il proprio "viaggio" tra pasta e territorio in Academia Barilla dove verranno accolti da Luca Barilla, vicepresidente del Gruppo Barilla, ed intrattenuti da uno show cooking a cura di Caterina Amelio, vincitrice dell'ultima edizione del "Pasta World Championship" sezione talent. La giornata continuerà poi con un pranzo presso la Biblioteca Gastronomica e per finire Marzio Dall'Acqua, già Direttore dell'Archivio di Stato di Parma, racconterà le vicende dello spaghetto industriale più antico in esposizione al Museo della Pasta.

Pubblicato in Agroalimentare Parma
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