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Dicembre è il periodo della riflessione e dell'attesa, dove le persone cercano di immergere la propria anima nel silenzio, alla ricerca dell'armonia con se stessi, dove illuminare i sogni di nuove emozioni.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 30 dicembre 2018 - Il sogno trova la sua radice etimologia nel sonno, nel riposo, dove donare la quiete al corpo, alla mente e allo spirito, in attesa del giorno che verrà. Il sogno ha mutato nel corso del tempo il significato primordiale, identificandosi ora con i desideri delle persone, che trovano forma quando si addensano di sostanza, e diventano materia a stretto contatto con la realtà. Sognare è proiettare il riflesso della propria anima nella dimensione invisibile della realtà, dove cercare di toccarla con un dito, ogni volta che il sogno appare sempre più luminoso nei propri pensieri.

Platone, per bocca di Socrate, nel V libro della Repubblica, scompone il «sognare con il fare i sogni», ponendo la riflessione che «non è forse vero che quando uno sia nel sonno, sia da sveglio, creda che il simile sia non simile a un altro, ma lo stesso cui assomiglia?»

Sognare è dunque operare uno scambio d'identità, per cui ciò che è identico a se stesso viene dislocato e trasposto in un altro da sé». Non tutti i sogni sono realizzabili, ma cercando di dare loro una vera identità, in ragione delle singole virtù, ecco che l'invisibile diventa visibile, e si manifesta in tutto il suo candido splendore. Scrivere è un sogno che si è materializzato, che è diventato realtà. Significa, portare agli altri ciò che è dentro per donargli il senso di una nuova esistenza, a contatto il mondo circostante. Scrivere è un gesto che ti fa sentire vivo, quando le parole sono addensate di emozioni e di significati, e nella circostanza, trasmigrano altrove per entrare in contatto con altre emozioni, per accrescerne il valore e lo spirito. Una parola emoziona quando ha superato il confine della razionalità e agita il movimento naturale dell'anima. Dirla come Platone «le emozioni impediscono all'anima, alla mente e all'intelletto, di pensare correttamente».

Le emozioni si manifestano quando il sogno (l'immaginazione) incontra sulla propria strada la cultura. Contrariamente, Aristotele stabilisce una relazione tra ragione ed emozione. Sia in un caso che nell'altro, le emozioni sono lì per smuovere e l'uomo avverte immediatamente quando l'energia del corpo subisce un sussulto che lo porta a vivere una situazione rispetto ad un istante prima.
Scrivere è dare ordine ai propri pensieri e metterli in fila con le parole, come elaborare i dati digitali memorizzati in un computer. Le parole sono produzioni linguistiche, dotate di contenuto comunicativo che trovano nella coesione, e nella coerenza, la propria esistenza. La coesione ci riporta alle regole grammaticali che tengono unito un testo. La coerenza si riferisce alla relazione di significato tra le frasi, in modo da osservare il testo come una unità, e non come la disposizione sequenziale di parole, legate tra loro da simboli separati da pause.

Lo scopo è «Il lego per l'Ego», dove togliere l'Ego alle singole parole per legarle tra loro con un filo sottile fino a conferirgli la forma di un testo. Più che alle regole, quello che promana l'interesse del momento, è il valore del testo, per accompagnare il lettore a colmare di significati gli spazi bianchi che incontra tra una parola e l'altra. Vuoti apparenti da riempire con abbondanza, per riempire ciò che il testo non dice. Farsi prendere per mano dalle parole e addensarle di significati con le proprie aspettative, con i propri desideri, con i propri sogni. Fermarsi all'istante, quando l'emozione trabocca, per prendere fiato fino ad elevare se stessi dalla realtà, per accarezzare il sogno alla ricerca di nuove parole, e di nuovi stati d'animo, fino a quando il capitolo non dà ragione di essere stato vissuto nella sua pienezza. Rileggere, per tonare sui propri passi, alla ricerca di quel vuoto inosservato che esigeva di essere perlustrato. Ombre che chiedevano di essere illuminate, oppure luci che desideravano dare prova della propria esistenza. Un anno vissuto accanto alle parole, per donare loro l'eleganza, e la completezza che esigevano in ogni istante del tempo, quando l'inchiostro era pronto per riportare sul foglio di carta il desiderio di essere vissute. Stati d'animo alterni vissuti in prima persona, dove la ragione e l'emozione volevano primeggiare nel variegato campo degli argomenti trattati, assunti come punti di riferimento, per animare il confronto e la dialettica persuasiva e non con tutti i lettori, per donare loro uno spazio di riflessione, dove alleggerire le paure, abbassare l'altezza degli ostacoli e ridurre i limiti delle difficoltà.

Le parole sono gli alimenti principali di cui nutrirsi, perché rappresentano l'energia fondamentale per tenere in vita l'uomo. I Greci separavano l'esperienza della veglia con il sogno. Scrivere è riportare agli altri la propria esperienza, per donargli un momento dove sognare, una realtà distaccata dalla propria identità, dove ritrovare se stessi una volta che il sogno è svanito ed è diventato realtà. Un anno vissuto insieme, un sogno che vive ogni giorno grazie alle vostre emozioni. Buon anno.

Foto di Paolo Rebecchi, tratta dal libro: Finestre di casa nostra, Immagini e racconti di un anno diverso. Uno sguardo oltre le cose. Paolo Rebecchi e Guido Zaccarelli. Itaca edizioni.

Sitografia:
http://centrostudipsicologiaeletteratura.org/2013/02/il-sogno-in-platone/ 
https://www.wikipedia.org/ 

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

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Domenica, 23 Dicembre 2018 06:18

La maschera della felicità

«Come stai?, tutto bene». La maschera della felicità ha assolto in pieno la propria funzione. «E tu?, tutto bene». Le persone, eludono in questo modo la realtà, per uscire rapidamente dal contesto.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 18 dicembre 2018 - I bambini indossano la maschera, per osservare il viso di se stessi allo specchio, proiettato in un'altra dimensione del reale. A volte, anche i grandi, indossano la maschera per immergersi nel personaggio, fino a farla diventare la protagonista assoluta della loro quotidianità, per mostrarsi al mondo con una identità mascherata: «difficile trovare persone che ci mettono la faccia». «Chi sei veramente? Si scopre in ritardo la vera identità, complice il non essersi ascoltati, mentendo a se stessi».

Come mai le persone indossano la maschera? La parola persona deriva dal latina personam, che a sua volta proviene dalla radice etrusca phersu che conduce alla maschera dell'attore.
Personare, è un'altra possibilità offerta dall'etimologia, che viene in aiuto, per indicare, il parlare verso qualcuno. In questo caso, è l'attore che parla a qualcuno, che interpreta un personaggio, la cui voce deve raggiungere gli spettatori disposti sugli spalti. La maschera, un tempo, veniva impiegata per interpretare un personaggio teatrale, in alcuni casi, poteva assumere la dimensione apollinea (il Dio Apollo) con riferimento all'armonia delle cose, che grazie all'impulso della bellezza, era in grado di generare un mondo fatto di illusioni, in altri, riferirsi alla dimensione Dionisiaca, che spingeva le persone a vivere oltre le cose, senza freni inibitori, per approdare inevitabilmente nel caos.

La maschera offriva la duale possibilità di vivere la sequela delle situazioni, e di potersi immergere ora in un personaggio, ora nell'altro, senza mostrare la propria vera identità. Secondo Nietzsche, la maschera, veniva indossata per nascondersi dall'origine sensibile della civiltà greca, sempre orientata a scorgere dovunque il dramma della vita e della morte. «Un discepolo di Dionisio, che incarna l'ebbrezza e le passioni del mondo». In uno dei quattro ambiti, che caratterizza il pensiero di Nietzsche, s'intravede la presenza di un superuomo, che è diverso da quello che conosciamo, un uomo nuovo, che il filosofo eleva a seguito della morte di Dio, che toglie le certezze che hanno guidato gli uomini per millenni.

È in questo passaggio, che si può intravedere, una possibile collocazione filosofica della maschera, per nascondersi dalle certezze del mondo e fuggire dal proprio mondo reale, per immergersi in un mondo possibile, lontano anni luce dalla propria vita quotidiana. «L'uomo, in fuga da se stesso», quello che Nietzsche afferma, essere un uomo oltre l'uomo esistente. La maschera, è un argomento ampiamente discusso e preso come riferimento storico e sociologico, dalla filosofia ai giorni nostri.

In questa analisi, il riferimento è verso il sociologo canadese, naturalizzato statunitense, Erving Goffman, che nel libro "La vita quotidiana come rappresentazione", si sofferma sull'utopia della realtà, che non esistendo, indica che la vita quotidiana delle persone è vissuta sul palcoscenico, dove ognuno interpreta la propria parte. Per Goffman, la modernità ha introdotto nella cultura un modo (un potere) per mettere a tacere i dubbi e l'ansia dell'individuo moderno.

La modellizzazione è la fase cruciale del nostro tempo. «Essere conformi al modello, per non essere fuori». Per essere, e rimanere dentro, occorre indossare la maschera, senza la quale, le persone mettono a nudo la loro identità. Le persone non possono permettersi di rimanere fuori, perché sono altri. Per vivere il teatro, occorre indossare la maschera, applaudire l'opera e il personaggio del momento. Gli applausi si fanno dentro, fuori sono grida. Gli stili di vita, e i comportamenti modellizzati, portano alla creazione di superuomini. Qui nasce il vero caos. «Le persone sono immerse, senza saperlo nell'entropia, che sappiamo non avere più ritorno». Il tutto viene fatto vivere come un'opera teatrale, dove gli attori si cambiano l'abito di scena e viene narrata la dimensione Apollinea, dove tutto è bellezza. Ecco che appare del tutto evidente come le persone siano obbligate ad indossare la maschera, per non uscire dal sistema, che regge le forze dell'equilibrio precario, dove le persone hanno perso il riferimento con la loro identità. L'unica via di fuga, è eludere la realtà, dove vivere un equilibrio apparente, in attesa che i Valori riescano a togliere la maschera al mondo dei superuomini, che toglie la felicità e offusca la realtà, obbligando gli individui al conformismo teatrale.

«Ci sono due diversi tipi di persone nel mondo, coloro che vogliono sapere, e coloro che vogliono credere».
Friedrich Nietzsche

Sitografia: https://www.wikipedia.org/ 

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
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Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

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Domenica, 16 Dicembre 2018 09:43

Quando non decidi, gli altri decidono per te

«Decidere è recidere». La decisione è l'azione che conduce le persone al cambiamento. Serve per tagliare i rami rinsecchiti del passato, che tolgono il respiro al presente, per presentarsi al futuro immersi in una nuova consapevolezza: «un sé, diverso da prima, pronto per il dopo».

Di Guido Zaccarelli Mirandola 13 dicembre 2018 - Tra un prima e un dopo c'è l'attesa, da vivere nella pienezza del tempo. Innanzi ad un bivio, occorre sempre scegliere la strada migliore e decidere di percorrerla, non dopo, ma subito. Il tempo è fondamentale per raggiungere lo scopo. Gli occhi delle persone sono rivolti al futuro, e il presente è fatto di passi in avanti da compiere, in una direzione o nell'altra. Nel mezzo, tra scegliere e decidere c'è il discernimento, che pone l'uomo nelle condizioni di verificare se «sia bene decidere rispetto al cosa decidere». «Non decidere è decidere» e questo comportamento conduce inevitabilmente l'individuo a percorre una strada, spesso tracciata dagli altri.

Le persone osservano la realtà dei fatti, e delle circostanze, e avviano un processo di rappresentazione mentale, che le porta a calarsi nel campo delle ipotesi, che mette al primo posto il se: «se scelgo A rispetto a B, cosa succede?». Quando le persone non hanno chiaro l'obiettivo, e non sanno dove andare, e cosa fare, si libera il «territorio dell'indecisione» che viene prontamente occupato da altri per raggiungere i propri successi, sulle spalle dei comportamenti, e degli errori, altrui. È nelle decisioni che prende forma il proprio destino.

La scelta migliore?: «quella che cambia in meglio il proprio futuro». Nessuna decisione può essere presa solo per fare contenti gli altri. La decisione condivisa è il frutto di una elaborazione consapevole che porta le persone al successo per entrambi: «win – win». L'unica decisione possibile, è tutto ciò che migliora il proprio benessere personale, sociale e professionale, senza che questo possa andare a scapito di altri. Un vero e proprio Oceano Blu dove vivono le persone che condividono le decisioni e i risultati.

E se dopo una decisione, le persone avvertono l'insorgere di un disagio interiore, meglio fermarsi, per non compromettere il tutto, ma solo una parte. Continuare significa «approdare inevitabilmente nel fallimento» ed entrare nel vortice del pensiero ricorrente: «se avessi ascoltato il mio cuore, (qualcuno pensa all'istinto, oppure alla voce silenziosa), ora non sarei in queste condizioni».

Una vera e propria Ecologia della Mente dove il successo transita per le buone decisioni, frutto delle esperienze passate, che hanno attraversato le regioni degli errori, contaminate da cattive decisioni. Quando la rosa delle scelte è ampia e il dubbio toglie luce alla mente, l'ascolto interiore è il primo contatto da assumere per entrare in sintonia con una buona decisione. Fino a quando il frutto non viene afferrato, rimane sempre una scelta, fissa nella mente delle persone. La decisione implica di prenderla in mano ed assaggiarla per apprezzarne le proprietà organolettiche. Quale è la differenza tra scegliere e decidere? «La scelta è mentale, la decisione è fisica».

Ogni processo decisionale, stretto o allargato, incarna l'errore. Quando le persone non decidono, gli altri agiscono, e gli errori commessi ricadono sulle spalle altrui. Meglio decidere e commettere errori, perché sono propri e non realizzati da altri, che li impiegano per fare esperienza e raggiungere i propri fini. Qualsiasi decisione venga presa, deve essere vissuta nella sua pienezza, convinti di avere fatto la scelta giusta. Il pensiero positivo alimenta il raggiungimento degli obiettivi, che coalizzano a sé l'energia del cosmo e sostengono l'azione. Agire con entusiasmo è la benzina che impiega il motore della motivazione per reggere lo sforzo utilizzato per raggiungere gli scopi. Entusiasmo, passione e convinzione sono le tre parole d'ordine per andare veloci verso il successo. L'entusiasmo ha diverse radici etimologiche, ma tutte conducono all'energia, una forza interiore inesauribile, infinita, che ogni giorno spinge l'uomo al fare con gioia, perché è qualcosa che è dentro e non fuori.

La passione, inizialmente vissuta come una sofferenza, incarna oggi il significato di agire con felicità. La convinzione è «vincere insieme» sostenuto dal prefisso con (cum) che significa NOI.

Quando le persone perdono l'entusiasmo nel fare, inizia il fallimento spesso trasferito ad altri per evitare di addossare a se stessi la responsabilità dell'accaduto. È facile puntare il dito verso gli altri. Ma esiste una posizione della mano dove l'indice è diretto verso il mondo e il medio, l'anulare e il mignolo sono rivolti verso se stessi. Questa immagine è la riprova che prima di rivendicare ad altri i propri errori, è meglio riflettere tre volte, una volta per singolo dito.

Al termine, è necessario avviare un percorso di introspezione, con il quale aprire un dialogo sincero con se stessi. In quel momento inizia la fasce della scelta, dove la decisione entra in contatto con la nudità della propria anima. La risalita, porta alla verità di una scelta, che trova nella decisione la sua unica e inconfutabile identità. «La mia strada ha un cuore, fallo battere».

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

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Domenica, 09 Dicembre 2018 08:13

Dall'IO al NOI con la trigonometria

La trigonometria è quella parte della matematica che si occupa di misurare tutte le grandezze di un triangolo quando si hanno a disposizione almeno tre grandezze note.

Di Guido Zaccarelli 8 dicembre 2018 - Trigonometria è una parola greca formata dall'associazione del termine trígōnon e metría, ovvero, misura del triangolo e si prefigge, come branchia della matematica, di studiare i triangoli partendo dagli angoli. Le sue origini portano alle stelle, allo studio della loro posizione nella volta celeste: una trigonometria sferica.

Lo studio e le applicazioni dell'elettronica generale implicano una profonda conoscenza della trigonometria, senza la quale diventa difficile calcolare le diverse grandezze elettriche, che s'incontrano nella progettazione dei circuiti elettronici. Ricordo ancora molto bene la prima pagina del capitolo di introduzione alla trigonometria e qualche pagina dopo, dove, dato un sistema di assi cartesiani, era ben raffigurato un cerchio e una linea che partendo dal centro raggiungeva un punto della circonferenza. Il seno, il coseno la tangente, erano i termini magici con i quali bisognava dialogare ed entrare in sintonia per calcolare le grandezze elettriche. Tutto il resto è sfumato nel tempo e ora rimangono solo ricordi lontani di formule complesse. La materia è ricca di opportunità per la capacità di stimolare le persone a guardare oltre la realtà che la circonda, e condurle a proiettare lo sguardo verso nuovi orizzonti, partendo da punti conosciuti. Un esercizio quotidiano che occorrerebbe ripetere ogni giorno per le implicazioni che ha nel favorire ragionamenti sempre differenti.

Cosa lega la trigonometria all'IO e alla sua relazione con il NOI?
L'IO è ben rappresentato dal triangolo acuto che desidera raggiungere l'obiettivo da solo, circondato da un ristretto numero di persone necessarie allo scopo. Il NOI è ben rappresentato dal triangolo ottuso che consente di raccogliere un ampio numero di persone per raggiungere uno scopo comune.

L'IO inizia a camminare da solo verso il proprio obiettivo con lo sguardo rivolto al vertice del triangolo. Lo spazio di azione è molto ristretto e poche sono le persone che possono condividere il territorio. Riduce enormemente il campo d'azione delle possibilità offerte dai richiami dell'ascolto altrui, grazie alla presenza di una forte identità personale, che non chiede confronto. Non valuta altre opportunità se non limitatamente agli sforzi che deve compiere per raggiungere la cima.

Il NOI raccoglie più persone sul proprio cammino che avanzano insieme verso un obiettivo comune: «il valore del risultato finale è maggiore della somma dei singoli apporti».
Così afferma la teoria della Gestald che fonda i suoi studi sulla percezione e sull'esperienza e consente di monitorare il comportamento delle persone sulla base della percezione della realtà, anziché quella che le persone in realtà vedono con i propri occhi.

Pensiamo allo sport, a quando i giocatori si uniscono prima, o dopo la partita, per condividere lo scopo dello stare insieme oppure quando l'allenatore dialoga con i giocatori, per infondere le idee su cui basare le mosse competitive. Lo stesso avviene nelle aziende, quando tutti sono seduti intorno ad un tavolo per stabilire come meglio procedere con la strategia. Pensiamo al teatro greco quando le persone erano poste tutte intorno ad osservare lo spettacolo.

Sono tutti comportamenti che aiutano a creare la logica del gruppo e alimentare il significato dell'appartenenza, verso la visione comune. L'importante è mantenere fede a quanto definito un istante prima e non farsi prendere dalla foga dell'IO. Dove nasce il cambiamento? Quando il triangolo ottuso incontra sulla propria strada il triangolo acuto. Lì, nasce una zona di condivisione dove l'IO (nelle differenti prospettive e dimensioni) viene assorbito nel NOI e grazie a questa nuova figura trigonometrica che si viene a formare, si crea una energia che spinge le persone verso lo scopo comune. Triangoli che si creano e che vengono assorbiti in modo dinamico per fare posto ad una più grande, immenso, unico e irripetibile: il triangolo della condivisione ben evidenziato dall'immagine di William Blake: «nessun uccello vola troppo in alto se vola con le proprie ali».

L'energia dell'IO che diventa NOI. Leonardo da Vinci con l'uomo Vitruviano dove la trigonometria è ben utilizzata per esprimere l'uomo e la sua centralità. Dalla punta estrema delle dita delle mani, è possibile intravedere un triangolo acuto immerso nello spazio circolare di un uomo aperto al mondo, che esprime con gioia lo spazio vitale, frutto dell'armonia e dell'esperienza felice, che vive ed esprime al mondo. La trigonometria ci insegna a calcolare la distanza con le stelle, avendo una visione sferica della realtà. Dovrebbe essere presa come riferimento dall'uomo, per calcolare la distanza esistente tra le persone e, dati alla mano, disegnare un modello dove avvicinarle per condividere, con un triangolo ottuso, la dimensione etica ed economica del futuro.

Riferimenti bibliografici: Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli Riferimenti sitografici: https://it.wikipedia.org/wiki,

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

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Il bene unisce gli uomini. Il volersi bene è l'espressione immediata, e la dimensione autentica, con la quale l'emozione s'incammina verso l'altro, chiudendosi nel cerchio della reciprocità: è un dare senza perdere e un prendere senza togliere.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 29 novembre 2018 - Il bene è l'espressione vera che consente agli uomini di stare insieme e di condividere con il corpo, con la mente e con lo Spirito, l'evoluzione temporale della vita. Il corpo da solo è terra. La mente mette in movimento il corpo, per dare ragione della sua esistenza. Lo Spirito è l'energia vitale che dà senso alla vita, che da sola, sarebbe solo terra e mente. La nascita è un atto di amore, che vede l'abbraccio protagonista assoluto dell'accoglienza, con il quale il cosmo si dispone per farlo respirare a pieni polmoni.

L'abbraccio a metà arresta la sua funzione cardine, limitandone l'azione quotidiana e la consapevolezza di incoraggiare l'uomo alla relazione sociale, per farlo defluire nel mare della solitudine. L'identità futura è ancorata a quel momento, e l'imprinting che si genera è un DNA immodificabile, tranne quando appare all'orizzonte, un abbraccio più forte in grado di generare un'emozione di grado assoluto, al pari di uno tsunami. L'uomo avanza sulla strada della vita e incontra ogni giorno l'abbraccio del tempo, che vede in lui il motivo del suo esistere all'infinito.

Nel mondo reale, l'ideale dell'abbraccio si placa, quando appare l'individuo nella sua dimensione di "essere indivisibile", strenuamente proiettato nel suo mondo, alla ricerca di una identità soggettiva, priva di significato sociale ma ricca di personalismi. Ecco l'abbraccio a metà. La condivisione nasce quando le persone si sentono accolte in un abbraccio, che va oltre il significa economico, che li guida alla ricerca della felicità. Essere accolti in famiglia, a scuola, in una associazione, in qualsiasi contesto altro, rende le persone felici.

Un luogo di lavoro felice porta le persone ad abbracciare la dimensione economica e valoriale di una azienda, e contribuire alla crescita reciproca, dove i desideri degli uni si abbracciano nei bisogni dell'altro in modo circolare, sostenuto da un flusso di emozione, che opportunamente orientato, porta al successo di entrambi. Il benessere che si forma è l'ambiente ideale dove le persone desiderano rimanere, lontane da tutte quelle situazioni che possono togliere l'energia alla forza gravitazionale che li tiene uniti e che desiderano vivere in maniera incondizionata. Entrare in azienda e ricevere un abbraccio, non solo fisico, ma anche morale, rinforza l'identità soggettiva che vede la sua immagine proiettata in un disegno più grande, al pari di altri, che si muovono nella stessa direzione. Come nella serie del film, i pinguini di Madagascar, le cui immagini ci portano a vedere come i pinguini si muovono insieme: la dispersione del calore viene limitata dalla distanza che ognuno di loro raccomanda di mantenere a chi lo segue e a chi lo precede.

La visione d'insieme ci porta a vedere i pinguini immersi in un abbraccio che li guida verso un destino comune. «Ci servono quattro abbracci al giorno per sopravvivere, otto per mantenerci in salute e dodici per crescere», così sosteneva la psicoterapeuta statunitense Virginia Satir, nota in tutto il mondo, per il suo lavoro dedicato a ricostruire la famiglia, e utilizzato ampiamente per modificare i modelli organizzativi delle imprese.

L'intero lavoro è stato svolto per consegnare alle persone la possibilità di diventare più umani, partendo dalla famiglia, per arrivare al mondo. La Conoscenza Condivisa ambisce a correre sugli stessi binari, per raggiungere le organizzazioni aziendali, con lo scopo di rendere più umano e felice il lavoro delle persone nelle imprese. Virgina Satir, nel 1984, parlava alla gente relativamente alla relazione tra le persone: «le persone sono davvero rotonde. Ciò significa per me guardare le persone come persone che hanno un potenziale che può essere realizzato, come le persone che possono avere sogni e avere i loro sogni risolvere. Ciò che le persone mi portano sotto forma di problemi sono i loro modi di vivere che li tengono ostacolati e orientato patologicamente, quello che stiamo facendo ora è vedere come l'educazione ci permette di andare verso più gioia, più realtà,più connettività, più realizzazione e maggiori opportunità di crescita per le persone».

I talenti debitamente tenuti all'oscuro sotto la linea di galleggiamento dell'esistenza umana, rendono impraticabile la via della relazione verso l'abbraccio, orientato ad accrescere il valore economico e patrimoniale del singolo, e dell'impresa in valore assoluto. Reprimere lo Spirito è un danno incalcolabile per l'intera umanità, che s'indebita ogni giorno di nuove ricchezze, perdendo lo scopo della sua stessa natura, che spinge l'uomo fin dalla sua nascita, all'accoglienza, per godere della forza aurea della reciprocità.

Riferimenti La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli. https://www.wikipedia.org/ 

 

GUIDO ZACCARELLI

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Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

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L'emozione è una energia che inizia il suo cammino da molto lontano, per approdare in superficie, dopo aver percorso rapidamente tutte le strade invisibili dell'essere umano. Cronos e Kairòs sono due dimensioni temporali, fondamentali, per condensare o dilatare nel tempo la vita dell'emozione.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 24 novembre 2018 - Alcune emozioni vivono l'istante del qui e ora (hic et nunc), e come un soffio di vento, si allontanano rapidamente per disperdersi nell'aria, a stretto contatto con l'infinito, altre rimangono per sempre impresse nell'anima, altre ancora vivono latenti in attesa di trovare una via di fuga e approdare in superficie, dopo aver percorso lunghi tratti al riparo della luce del giorno. «Un'emozione, un istante, una vita».

Cronos è il tempo che assume le sembianze della persona che muove i sui passi sulla linea della vita. Tutto ciò che appare è misurabile, diventando un punto di riferimento, unico e imprescindibile, per valutarle all'interno di una dimensione singola e prospettica.
Kairòs rappresenta l'emozione episodica che ha un inizio, un presente e un dopo. Kairòs assegna valore all'azione che ha determinato l'insorgere dello stato emotigeno, che si manifesta in un momento particolare dell'esistenza dell'uomo e che trova il suo pulsare nelle opportunità e nelle scelte. Kairòs è l'espressione autentica per definire l'emozione in tutte le sue cardinalità, giunta a noi da lontano, per essere vissuta al tempo presente e da riportare nel dopo.

Il Big Bang è la manifestazione più autentica per rappresentare visivamente l'emozione. L'emozione si muove all'interno di un continuo divenire. A volte compie un passo indietro, altre volte si ferma, in altri casi si sveglia impennandosi. A volte s'impantana e solo un'emozione più forte è in grado di salvarla dal precipizio ed evitare che sprofondi senza avere più a disposizione una via di fuga.

L'emozione è una narrazione sotterranea tra l'uomo e il suo Spirito in continuo divenire con la propria anima. Un percorso che può essere osservato come un testo attraverso differenti prospettive, in base alla relazione tra i livelli e la loro profondità, che si muovono come un moto ondoso, tra il piano superiore dell'espressione e il loro contenuto, per tenere desto il mondo delle emozioni. Ciò che vedo, come rappresentazione visiva, messo in contrapposizione con ciò che non vedo, ma che immagino possa essere ed esistere. Le emozioni viste con l'occhio attento del russo, poi sovietico, Vladimir Propp che studiando 100 fiabe russe, si accorse della costante presenza di 8 personaggi in tutte le storie, che vivono situazioni di equilibrio, di rottura, della esaltazione messa in atto dall'eroe e da una ritorno all'equilibrio.
Anche le emozioni vivono all'interno di questo schema vivendo situazioni di normalità, fino a raggiungere l'esaltazione positiva, o negativa, con comportamenti di valore, positivi o negativi, tutti misurabili nel tempo, dove è forte il dialogo tra Cronos e Kairòs.

L'emozione è una narrazione itinerante tra l'IO e la sua anima che incontra nel suo viaggio luoghi e persone differenti alle quali cede e dalle quali riceve. Possiamo misurare le emozioni e trovare il giusto equilibrio? No, se non siamo in grado di vivere l'emozione immersi in un profondo benessere quotidiano, evitando di cercare strenuamente Cronos e a Kairòs ai quali chiedere: l'emozione è una questione di tempo?

Le emozioni sono quelle che ci tengono sveglie di notte
Jon Elster, tratto dal libro "Più tristi ma più saggi"

Foto di Paolo Rebecchi, tratta dal libro: Finestre di casa nostra, Immagini e racconti di un anno diverso. Uno sguardo oltre le cose. Paolo Rebecchi e Guido Zaccarelli. Itaca edizioni.

 

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia

La scrittura è un'arte antica che ci riporta indietro nel tempo, all'epoca dei segni, impressi sulla pietra a testimoniare gli accadimenti al tempo presente, come traccia indelebile di un futuro che incalza di essere vissuto.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 18 novembre 2018 - La scrittura è il punto di partenza per parlare di sé stesso allo specchio.
L'origine è l'anima. Socrate e Platone intendono la filosofia un sapere aperto: mentre Socrate non scriveva e amava il dialogo, con il quale trovare un accordo con il suo interlocutore, al contrario Platone riteneva la scrittura essenziale per esaltare l'anima in quanto fonte di apprendimento. L'anima non sa, impara, ed è continuamente esposta alla ricerca della verità. Riferito all'uomo, guardandosi allo specchio. Socrate scopre il concetto e Platone il metodo scientifico, perché per scrivere ci vuole metodo senza il quale non si raggiunge l'anima. La verità si ottiene mettendo a nudo due anime e, con il metodo filosofico, disporle alla conoscenza della verità che si ottiene da un accordo esistente tra entrambe, e non da una sola presenza.

La scrittura è una incisione che si ottiene scavando nella profondità dell'anima, che si mostra in tutto il suo candore per fare emergere la verità, quella nascosta, tenuta per molto tempo lontano dagli sguardi riflessi dallo specchio nella grotta buia di Platone. Scrivere è liberarsi di ciò che si ha dentro e disporlo al mondo, affinché qualcuno possa scorgere nelle parole spunti da impiegare, per avviare un dialogo aperto con il proprio specchio. La scrittura è un lavoro di sguardi riflessi, prima con se stessi poi davanti allo specchio, osservando giorno dopo giorno cosa la scrittura può fare emergere, o tenere nascosto, per paura di infrangere lo specchio dell'anima, che finalmente appare in superficie e vede se stessa illuminata dalla luce del sole.

Il momento è importante. L'anima e lo specchio iniziano a dialogare. Prima con brevi monologhi poi con discorsi sempre più ampi fino a quando la parola trova l'accordo. Lì nasce il concetto di Socrate, riferita a quella dimensione immaginaria dell'anima dove l'uomo può individuare il punto esatto della sua esistenza e solo scrivendo con metodo riesce a parlare di sé in modo scientifico. Pensare di sé e successivamente scrivere di sé è sempre cosa buona. La scrittura riflette chi siamo fino a diventare storia, riflessa nello specchio del tempo, con la quale confrontarsi ogni giorno alla ricerca di nuove verità. L'anima del tempo e quella della vita si aprono al confronto e con il dialogo danno forma alla propria esistenza.

Il selfie è il linguaggio moderno con il quale le persone scrivono di sé facendo emergere a loro insaputa le ombre della propria anima, che mettono a nudo, alla ricerca delle verità nascosta, quella che le persone non vedono, la società non vede, ma che necessità di essere osservata e scritta. Ecco il dialogo. Quello che manca oggi nella società moderna è il confronto personale e sociale tra le anime dove trovare la verità, unica e indiscutibile. Per Socrate non esisteva una verità assoluta ma relativa, strettamente dipendente dal dialogo. Per Platone era per una verità assoluta e, in quanto tale, certa. Nella società moderna primeggia la verità assoluta dei singoli dove si cerca di imporre la propria agli altri. La verità relativa che fine ha fatto?

Foto di Paolo Rebecchi, tratta dal libro: Finestre di casa nostra, Immagini e racconti di un anno diverso. Uno sguardo oltre le cose. Paolo Rebecchi e Guido Zaccarelli. Itaca edizioni.

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GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia
Domenica, 11 Novembre 2018 06:05

Imbevuto di pienezza alla ricerca della sazietà

La vita accade, le persone vivono. Le scelte sono l'espressione autentica delle cose che succedono, desiderate o meno, ma capitano. Essere immersi nella pienezza del Sé non significa essere sazi. C'è ancora un margine da colmare per raggiungere tutto ciò che le persone desiderano in assoluto.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 11 novembre 2018 - Una dimensione è concepire se stessi nella pienezza delle proprie azioni, l'altra è esserne sazi. Immergersi significa vivere istante per istante l'essenza della vita percorsa con intensità e velocità variabile per raggiungere con la forza della propria Anima l'Assoluto.

La vita delle persone scorre sul pelo dell'acqua avvolta da un mantello fatto apposta per proteggere, se stessi da se stessi, e se stessi dagli sguardi altrui. Occorre tuffarsi per scoprire nella gradualità della discesa chi siamo, e cosa desideriamo fare, per dare un senso compiuto alla nostra esistenza.

L'uomo è pieno di energia, il mondo è energia. Il cosmo è energia che si muove come i polmoni degli esseri umani, inspira ed espira per mantenere in equilibrio il sistema. Immergersi nell'energia del fare significa ritrovare se stessi. Un cammino non semplice, ma da fare: if you can't then you must, se non puoi, allora devi. Devi tuffarti e immergerti nella pienezza fino a quando non raggiungi la sazietà. Solo allora potrai fermarti perché hai sfiorato con l'Anima l'Assoluto.

Le cose accadono in forma positiva e negativa, in alcuni casi volute in altri non volute. Alcune cose non dipendono da noi, ma altre sì, influenzate dalla predisposizione positiva o negativa che ognuno ha verso le cose, perché gli eventi si attraggono o si respingono essendo parte di una energia più grande, infinita. Ognuno di loro ci spinge a vivere un passo dopo l'altro nella consapevolezza che possiamo ogni giorno andare oltre, osare, per superare il muro che ostacola il nostro desiderio di sazietà tenuta lontana dalla pienezza del tempo passato. Oppure fermarci. Ma questo significa rimanere in superficie evitando di immergerci nella pienezza, un tuffo nell'energia positiva della vita, dove raccogliere elementi sfidanti necessari per spingere noi stessi a superare l'asticella del fallimento e raggiungere, anche attraverso la fortuna, il successo.

È facile dire: dietro ogni sconfitta c'è l'opportunità. Per affermare questo, occorre sentire il grido dell'esperienza che spinge la sfida ad accrescere il valore del risultato. Deve emergere forte il bisogno di trovare un luogo dove l'energia positiva della vita aiuta le persone a spostare in avanti il muro che si inserisce tra la pienezza e la sazietà, tra un passo appena effettuato e l'altro da compiere. Per fare questo occorre immergersi sempre più profondamente nell'energia invisibile che è in noi, per vincere l'inerzia del non fare e ampliare gli orizzonti che rendono la visione miope. Quante volte le persone si trovano in situazioni che soffocano e tolgono il respiro.

Il cosmo respira, l'uomo respira, ma non è fatto per trattenere a lungo il respiro. Deve fare. Per uscire occorre immergersi ogni giorno in una dimensione più profonda, occorre vedere negli accadimenti quotidiani la via di fuga per raggiungere la sazietà. Rimanere fermi in superficie demanda agli altri la responsabilità del fare allontanando la possibilità di rapportarsi alla realtà senza prendere in considerazione la totalità delle situazioni. La sazietà ci riporta alla totalità dell'esistenza del vivere.

Negare tutto questo si perde di vista lo sguardo che inevitabilmente le persone hanno nei confronti di se stessi e degli altri. Si perdono in frastuoni assonanti che si disperdono nel nulla. La vita avanza e s'impoverisce perdendo lo smalto della primavera per rifugiarsi sotto le coperte congelate di ghiacciai perenni da cui nascondersi. Il tempo avanza e le stagioni sono li per illuminare con gli occhi della verità il valore dell'uomo. Occorre dissetarsi ogni giorno fino a raggiungere il punto dove tutto trabocca. È l'istante che rende sazia la nostra esistenza. Un punto che unisce il tempo trascorso e guarda al futuro imbevuto di una nuova pienezza, la sazietà.

Riferimenti bibliografici: Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli.

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia
Domenica, 04 Novembre 2018 08:27

I numeri magici: il rapporto 20 / 80

Per studiare l'andamento economico della propria azienda attraverso l'analisi approfondita del fatturato generato dai migliori clienti, al pari di quelle sociologiche per osservare le reazioni e i comportamenti delle persone in un processo di scelta, serve un metodo. Uno di questi è il rapporto 20 / 80, considerato il riferimento empirico più importante per delineare l'andamento di un fenomeno in relazione ad un contesto.

Di Guido Zaccarelli Mirandola 4 novembre 2018 - Vilfredo Federico Damaso Pareto è stato un ingegnere che ha dedicato la sua esistenza allo studio dell'economia e della filosofia. Vissuto tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento in Francia, dove è nato, e in Italia dove ha fissato la sua dimora, Vilfredo Pareto ha elaborato un teoria empirica statistica e matematica chiamata: Principio di Pareto, che ha dimostrato come il 20% delle cause provoca l'80% degli effetti.

Lo studio nasce dall'impossibilità di predire in forma precisa l'andamento di un fenomeno quando questo si presenta in forma complessa. Un sistema (o un contesto) è complesso quando non si riesce a definire in modo preciso le relazione esistente tra tutti gli elementi che appartengono all'insieme. La società è un sistema complesso per la mancata capacità dell'uomo di osservare in modo preciso le relazioni esistenti tra tutte le persone. La complessità, (dal latino cum plexum) "è una parola problema e non una parola soluzione", come afferma Edgard Morin, filosofo e sociologo francese che affronta il concetto di "comunità planetaria" guidata da un destino comune e non da tante comunità in grado di esprimere un proprio destino.

Ora le singole comunità sono incluse in una comunità più grande che le guida verso uno scopo comune. La comunità planetaria è un sistema complesso e il principio di Vilfredo Pareto è importante per riuscire a rappresentare l'andamento di un fenomeno in relazione ad un altro. La complessità è l'espressione autentica di una dimensione della quale è difficile definire i contorni e i contenuti. Ma è fondamentale per rappresentare un fenomeno che non è più in grado di ritornare alle origini perché ha superato il punto di non ritorno, chiamato, "punto di massa critica".

La rappresentazione si ottiene impiegando il principio di Vilfredo Pareto, il rapporto 20 / 80. Fino ad un certo punto il sistema può essere controllato e ogni fenomeno orientato verso una direzione oppure in un'altra. Superato il punto (esempio il 20 %) il sistema si stacca dalla posizione precedente e assume un altro andamento, complesso, e spesso fuori controllo. Internet è un sistema complesso. Le sue origini sono lontane dalle applicazioni che oggi vengono impiegate e che nessuno ne ipotizzava la presenza e quindi un possibile utilizzo, che ha permesso la creazione di una comunità globale che racchiude al proprio interno tutte le singole comunità presenti sulla terra condizionandone gli usi e i costumi e le identità.

Con il principio di Vilfredo Pareto è possibile rappresentare l'evoluzione di Internet: per un periodo di tempo, circa il 20 % internet è stato impiegato per usi strumentali, didattici e militari. Poi, ad un certo punto è scoppiato il fenomeno 80% e questo spiega come non sia possibile tornare alle origini assumendo l'identità di un sistema complesso. Questo vale per la posta elettronica, per il telefono e altri fenomeni che sono visibili a tutti. In azienda, le slide si rincorrono per dimostrare come il 20% dei migliori clienti è in grado di realizzare l'80% del fatturato.
Come l'economia di scala sia in grado di rendere efficiente i costi e aumentare la marginalità operativa di un determinato ambito e dell'azienda in senso globale. Grazie quindi agli studi e alle intuizioni di Vilfredo Pareto siamo oggi in grado di rappresentare la complessità, tutti quei fenomeni che l'uomo non è in grado di definire in altro modo se non scomponendo la complessità in sottoinsiemi più ridotti, da comunità planetaria a singola comunità, in grado di definire i contorni e comprendere i contenuti e i movimenti. L'uomo è una agente a razionalità limitata e solo riducendo la complessità è in grado di orientare le scelte grazie e di rappresentarle con il rapporto 20/80.

Riferimenti bibliografici: Guido Zaccarelli, La Conoscenza Condivisa, verso un nuovo modello di organizzazione aziendale e Dalla Piramide al Cerchio, la persona al centro dell'azienda, Franco Angeli. Riferimenti sitografici: https://www.wikipedia.org/ 

 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
CURRICULUM
Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia

Il talento emotivo è un assioma coniato da Guido Zaccarelli che apre lo sguardo ad una nuova prospettiva con la quale osservare il talento associato alla dimensione emotiva.

Il Talento e le emozioni hanno vissuto nel tempo trattazioni separate legate a stati situazionali interiori dell'uomo o alla vita quotidiana, familiare, sociale o professionale. L'idea di unirli, per creare un valore aggiunto maggiore della somma dei singoli apporti, consente di ampliare gli orizzonti nei quali argomentare il talento dell'uomo e la dimensione emotiva, che combinati insieme, rappresentano un nuovo punto di forza sul quale poggiare e rinforzare anche l'analisi economica per le imprese, che necessariamente dovranno maggiormente prendere in seria considerazione l'assioma "Il talento emotivo".

Il talento sappiamo essere una abilità innata dell'uomo che si differenzia da individuo a individuo e che trova la sua vera identità quando è in grado di esprimersi in tutta la sua pienezza. L'emozione è un moto dell'anima che attraverso lo Spirito sprigiona l'energia del fare. Insieme formano una coppia in grado di impreziosire l'attitudine a valorizzare ulteriormente l'agire dell'uomo. Alla luce di quanto detto, potremmo affermare: «più valore al talento emotivo grazie alla Conoscenza Condivisa® che consente di fare emergere il valore del talento e veicolarlo con le emozioni nella società e nelle aziende».

https://youtu.be/yAIcDg0Vhqw 

GUIDO ZACCARELLI

Bibliografia: Informatica, insieme verso la conoscenza (2010) - La conoscenza condivisa, verso un nuovo modello organizzativo (2012) - Finestre di casa nostra (2013) - Dalla piramide al cerchio, la persona al centro della azienda (2016)
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Guido Zaccarelli, è docente di informatica, consulente aziendale, saggista e collaboratore redazionale con Gazzetta dell'Emilia. È laureato in Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Management per il coordinamento delle professioni sanitarie e frequentato la scuola di alta specializzazione per formatore e consulente d'impresa. È stato referente del Servizio Informativo dell'Azienda Sanitaria di Modena, presso il distretto di Mirandola e dal 2008 al 2018 docente di informatica presso l'Università di Modena Reggio.

Pubblicato in Economia Emilia
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