Piacenza, 15 giugno 2019 - Il reticolo idraulico destinato all'irrigazione è pronto alla distribuzione della risorsa e Il sistema di telecontrollo degli impianti è stato efficientato.

"Mediamente, ogni anno, distribuiamo 85 milioni di metri cubi di acqua contribuendo ad un valore della produzione agricola (fatturato) della provincia di Piacenza di circa 512 milioni di euro con un indotto generato di 5 volte" commenta Fausto Zermani Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza.

Il Consorzio di Bonifica di Piacenza opera in 46 comuni dalla provincia di Piacenza su un'estensione territoriale di circa 260.000 ettari. Ad essere attrezzati sono circa 44.200 ettari di cui 25.000 quelli irrigati da risorsa distribuita dal Consorzio.

Lo schema irriguo gestito dall'Ente è strutturato in tre diversi distretti in base alle fonti di approvvigionamento:
- Trebbia con prese fluenti a gravità;
- Tidone con invaso artificiale (diga del Molato) e sollevamento meccanico (impianto idrovoro di sollevamento di Pievetta);
- Arda con invaso artificiale (diga di Mignano) e con presa da acque fluente sollevata meccanicamente da Po (impianto idrovoro di sollevamento San Nazzaro);

DISTRETTO IRRIGUO DEL TREBBIA
Ad oggi, per la stagione irrigua 2019, il Consorzio ha completato gli interventi di manutenzione dei canali e, rispetto agli altri anni, lo ha fatto esclusivamente con personale e mezzi dell'Ente. Completati anche gli interventi di arginatura per la derivazione dell'acqua in Trebbia sui rivi comuni di destra e sinistra e in fase di realizzo quelli per il Rivo Villano. Infine implementato il sistema di telecontrollo che gestisce gli impianti dell'area: ora il sistema in uso permette di avere un'unica piattaforma che gestisce le infrastrutture di difesa idraulica (Finarda, Armalunga, Scovalasino, Fossadello, Zerbio e la cassa di espansione della Farnesiana) e di irrigazione (destra e sinistra Trebbia).
"L'acqua è presente nel reticolo dei rivi comuni di destra e sinistra da inizio primavera; di questo a trarne beneficio sono le falde, la flora, la fauna e l'esaltazione della biodiversità. Grazie all'efficientamento del sistema di telecontrollo il Consorzio riuscirà ad essere più tempestivo sia nella gestione ordinaria che in emergenza. Per quanto riguarda Sant'Agata il Consorzio è impegnato e determinato a proporre nuove soluzioni che riportino l'attingimento dell'acqua a quelle che sono le condizioni storiche nel pieno rispetto delle normative ambientali e del DMV" Commenta Fausto Zermani.

La rete irrigua è alimentate a gravità. Sono presenti canali a cielo aperto, canali chiusi e canali in galleria. Sant'Agata, Cà Buschi e La Caminata sono le opere di derivazione che convogliano l'acqua del torrente Trebbia ad uso irriguo attraverso tre adduttori principali: Rio Villano, Rio Comune di destra e Rio Comune di sinistra da cui si dipartono rispettivamente: 5, 24 e 15 canali secondari.

DISTRETTO IRRIGUO DEL TIDONE
"La preparazione dei canali in vista della prossima stagione è circa al 90%. La manutenzione è stata effettuata sia con mezzi propri che di terzi ma una parte maggiore, rispetto agli altri anni, è gestita internamente. Per quanto riguarda il telecontrollo: tutta l'interconnessione di valle, sia di bonifica che di irrigazione, è gestita da remoto. La parte di monte ha un sistema a sé" commenta Fausto Zermani.

La zona irrigua dell'area Tidone si estende dalla diga del Molato (7,6 milioni di metri mc la capacità di invaso autorizzata) sino al fiume Po e utilizza una fitta rete di canali di distribuzione delle acque composta da canali in terra e da condotte in ghisa, PVC ed acciaio.
Il reticolo è costituito da una rete di canali promiscui di 450 km posti nella Val Tidone e circa 200 km nell'area in sinistra Trebbia.
il comparto irriguo comprende due principali impianti:
- la condotta "Agazzano-Battibò" che ha origine nel Comune di Pianello Val Tidone, lungo il torrente Tidone, dove è presente una vasca di carico.
- l'impianto di sollevamento "Pievetta", in Comune di Castel San Giovanni, che preleva le acque dal Po e le rilancia, mediante altri tre impianti di sollevamento fino ai territori di Castelnuovo in Comune di Borgonovo Val Tidone.
I tre impianti di sollevamento sono, a partire da "Pievetta": "Caramello" in Comune di Castel San Giovanni; "RDB" in Comune di Borgonovo Val Tidone e "Bruso" in Comune di Borgonovo Val Tidone.

DISTRETTO IRRIGUO DELL'ARDA
"La preparazione all'irrigazione è quasi completata. Tanti gli interventi effettuati anche fuori dalla manutenzione annualmente eseguita in questo periodo: dalla posa di tratti di tubazione al controllo capillare della rete per efficientare la distribuzione, dal rinnovamento di manufatti a interventi di ripristino della canalizzazione per arrivare al miglioramento del sistema di telecontrollo delle infrastrutture presenti nella bassa pianura Arda" commenta Fausto Zermani

Nel distretto Arda ci sono 2 sistemi irrigui, uno sotteso alla diga di Mignano e l'altro denominato Arda Po.
La zona irrigua sottesa alla diga di Mignano ha una superficie complessiva di 15.392 ettari per una superficie attrezzata di 13.433 ettari, mentre gli ettari effettivamente irrigati sono circa. 4.000. L'approvvigionamento della risorsa irrigua è assicurato dalla diga di Mignano e da pozzi consortili. L'acqua dalla diga di Mignano viene rilasciata nel Torrente Arda fino alla traversa di Castell'Arquato dove viene intercettata ed immessa nei due canali principali ubicati uno in destra Arda (Principale di destra) ed uno in sinistra Arda (Canale Sforzesco).
Nella zona irrigua denominata Arda Po le acque vengono prelevate dal fiume Po, in località Scazzola di San Nazzaro in comune di Monticelli d'Ongina, e pompate attraverso un tratto di tubazione, che supera l'argine maestro, nel cavo valle per poi essere distribuite nella rete di canali promiscui.

 

Il Governo premia il progetto Consorzio di Bonifica da 7 milioni di euro

Parma – 11 Aprile 2019 - Il Piano straordinario degli Invasi licenziato dal Governo e declinato sui territori dall'Autorità Distrettuale del Fiume Po premia il progetto del Consorzio di Bonifica Parmense volto a realizzare un nuovo e tecnologicamente avanzato impianto di sollevamento delle acque dal Po in località Ongina.

L'attuale impianto idrovoro situato nel Comune parmense di Polesine Zibello sarà completamente rifatto a servizio di un comprensorio irriguo sempre più ampio che sarà essenziale per l'irrigazione di una superficie per lo più di colture di pregio particolarmente estesa di oltre 8.000 ettari.

Gli interventi progettati dai tecnici della Bonifica Parmense si rendono assolutamente necessari per alcune ragioni primarie: il continuo abbassamento del livello idrometrico del Fiume Po nell'ultimo decennio con conseguente calo delle portate visti i periodi sempre più siccitosi e la struttura dell'attuale impianto piuttosto datata che non consente un proporzionale e adeguato abbassamento delle pompe idrovore al livello dei flussi dell'acqua.

La scelta progettuale è quindi stata quella di realizzare un impianto di pre-sollevamento del tutto nuovo, in prossimità dell'esistente (dotato di due innovative elettropompe con portata paria 1.650 litri al secondo), con condotte di mandata collegate a quelle esistenti mediante collegamenti in acciaio; tra le novità tecniche più rilevanti dell'opera si evidenzia quella che consentirà di attingere ai livelli maggiori di prelievo dal Po rispetto a quelli attuali consentendo così una disponibilità di risorsa irrigua per il comparto agricolo anche in periodi fortemente critici.

" I lavori previsti – ha precisato il direttore generale Fabrizio Useri – comprenderanno diversi interventi provvisionali costituiti per l'insediamento del cantiere e realizzazione della viabilità provvisoria, scavi di sbancamento e asportazione della scogliera esistente. Successivamente realizzeremo le diaframmature in cemento armato , edificheremo il nuovo manufatto comprensivo delle due elettropompe di portata 1.650 l/s e di tutta l'impiantistica elettromeccanica necessaria al loro funzionamento, compreso un nuovo quadro elettrico".

Un'opera che ha avuto un iter molto accurato e che conferma gli efficienti livelli di capacità progettuale dell'ente di bonifica. "

Questo finanziamento – ha rimarcato il presidente della Bonifica Parmense Luigi Spinazzi – proietta l'estesa area servita nel futuro fornendo al contempo nuove garanzie grazie ad un impianto innovativo che riuscirà a far fronte alle esigenze di un territorio a fortissima vocazione agricola che ne ha assoluto bisogno. Per il Consorzio di Bonifica Parmense che rappresento e per tutto lo staff è un grande risultato".

Sospesa la fornitura di acqua grezza per la potabilizzazione e ritardo nell'avvio della stagione irrigua almeno fino alla fine Marzo

BOLOGNA – 13 Febbraio 2018 – A dieci giorni dall'esondazione del fiume Reno, il Canale Emiliano Romagnolo, utilizzato "straordinariamente" come via alternativa di scolo per allontanare oltre 2milioni di metri cubi d'acqua in poco meno di 40 ore e liberare la gran parte dei territori alluvionati della Bassa Bolognese, traccia un bilancio della propria eccezionale azione idraulica. I risultati dell'attività svolta dalle maestranze consortili sono davvero soddisfacenti: mediante l'impianto Crevenzosa e complesse operazioni idrauliche sono stati dirottati a gravità nel Po tramite il Cavo Napoleonico oltre 1,6 milioni di metri cubi, viceversa, le elettropompe dell'impianto di Pieve sono state accese per circa 12 ore con una portata di 10 metri cubi al secondo invasando con le acque limacciose della piena il Canale Emiliano Romagnolo per 36 km, con oltre 400.000 metri cubi.

L'attività di impiantisti e ingegneri idraulici è stata efficace, salvando da ulteriori danni e allagamenti parecchi centri abitati della area colpita. Di quest'azione, compiuta in fase emergenziale, il CER è chiaramente orgoglioso soprattutto per aver contribuito con le altre forze in campo (Protezione Civile, Sindaci dei comuni coinvolti, Bonifica Renana) alla salvaguardia del territorio oggi però la conseguenza dell'utilizzo straordinario del Canale ha portato ad alcune criticità tra cui la sospensione dell'irrigazione almeno fino alla fine del mese di Marzo fino a che non si sarà provveduto alla pulitura delle acque limacciose. Il CER infatti è un' opera nata per soddisfare finalità legate all'irrigazione di circa 200.000 ettari di territorio e fornisce acqua a fini potabili anche a Hera Imola e Romagna Acque oltre ad importanti insediamenti industriali. Gli impianti non sono perciò particolarmente adatte a reggere il funzionamento di bonifica con improvvisi sbalzi di livello e acqua in particolar modo quando piene di terra e detriti. Gli argini "pensili" possono subire frane anche a distanza di mesi dall'evento, le lastre del rivestimento subiscono erosione e danni permanenti, le pompe sollecitate dai detriti si danneggiano e, soprattutto, la qualità dell'acqua peggiora non permettendo l'erogazione al potabile.

I primi sopralluoghi di verifica post-alluvione hanno consentito di accertare che, a seguito dell'evento i primi 42 chilometri di Canale Emiliano Romagnolo interessati dalle operazioni di smaltimento delle acque di rotta del Reno, (dal Cavo Napoleonico sino al torrente Gaiana nel bolognese) sono ricoperte da uno strato di fango. L'adduzione d'acqua a fini potabili ed industriali verso la Romagna è stata sospesa, ed anche l'irrigazione subirà certamente un ritardo nell'avvio, si stima almeno sino alla fine di marzo, se non interverranno frane spondali nei primi chilometri dell'adduttore. Certamente i solidi sospesi che saranno presenti nelle acque determineranno problemi per gli agricoltori, specie per quelli dotati di impianti a goccia molto soggetti a intasamento degli erogatori. Il CER sta studiando le metodologie più opportune ed economiche per ripulire il canale dal fango. Le prime stime valutano in almeno 50.000 euro/km (oltre 2 milioni di euro totali) le complesse operazioni meccaniche di rimozione del deposito, ma si teme che tali manovre da effettuare con mezzi meccanici pesanti potrebbero causare danni ancora maggiori. Si sta anche ipotizzando di procedere a ripetute manovre idrauliche di invaso con acque pulite e svaso di acque via via di miglior qualità, operazioni di minor costo (circa 300.000 euro) e maggiori garanzie di "tenuta" del calcestruzzo delle opere.

Una cosa è certa: il Canale emiliano Romagnolo è un'opera strategica per la fornitura d'acqua di buona qualità per la più avanzata agricoltura italiana, quella emiliano romagnola. Fornisce anche acqua per gran parte della Romagna che deve essere della più elevata qualità; non è quindi possibile immaginare che l'impiego di questa strategica "autostrada dell'acqua" possa essere impiegata in maniera strutturale in futuro a fini di scolo delle acque.

Il confronto della quantità attuale di acqua invasata nelle dighe di Molato e Mignano con i livelli degli anni precedenti e le previsioni meteorologiche fino alla fine del mese non regalano ottimismo e la situazione va via via peggiorando

Piacenza, 10 Aprile 2017

Il Consorzio di Bonifica di Piacenza segnala ai propri consorziati imprenditori agricoli che utilizzano le dotazioni di acqua consortile per irrigare che il perdurare della mancanza di precipitazioni ormai dall'autunno sta creando una situazione straordinaria di grave carenza di risorsa per l'anno in corso. La piovosità registrata in corrispondenza delle dighe nel primo trimestre 2017 è di circa 70 mm, contro una piovosità media nello stesso periodo di oltre 300 mm a Mignano e di oltre 200 mm a Molato. La diga di Mignano oggi è al 29% della sua capacità d'invaso e la diga di Molato è ferma al 18%. Anche il livello delle falde sta mettendo a rischio la possibilità di ricorrere all'emungimento da pozzi in alcune zone del comprensorio. Il Consorzio di Bonifica pertanto comunica che, permanendo l'attuale condizione che alla luce delle ultime previsioni metereologiche sembra potersi protrarre ancora per alcune settimane, le dighe saranno aperte per soddisfare le richieste che arriveranno - in questo periodo - solo se saranno giustificate le perdite di percorrenza. Si invitano pertanto gli agricoltori che confidano nella possibilità di utilizzare l'acqua consortile, e in particolare quelli che conducono terreni serviti unicamente dalle dighe, a tener conto di tale straordinarietà nella programmazione di semine e trapianti. Il Consorzio terrà monitorata costantemente la situazione e fornirà aggiornamenti a cadenza settimanale, inoltre, lo staff consortile resta a disposizione per ogni ulteriore informazione o chiarimento che si rendesse necessario.

(Fonte: Consorzio Bonifica Piacenza)