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di Redazione Parma 27 marzo 2020 - In Italia, così come nel resto del mondo, l'educazione finanziaria ha un posto sempre più centrale. Impossibile pensare di poter gestire le proprie finanze, i propri risparmi e gli investimenti senza sapere cosa fare e senza avere un minimo di conoscenza di quelle che sono le leggi dell'economia. Sì, perché per avere pieno possesso di quelli che sono i mezzi a propria disposizione è importante conoscere anche come farli fruttare nel migliore dei modi possibili. 

Ecco, quindi, che si deve cercare di indirizzare ogni singolo soggetto verso l'apprendimento delle migliori tecniche di gestione e di investimento delle risorse finanziarie a propria disposizione. Il mondo cambia repentinamente e con esso anche le esigenze. Cambiano le condizioni economiche, cambia il tessuto sociale e ognuno di noi deve adeguarsi al cambiamento e reagire di conseguenza. Importante, quindi, imparare a padroneggiare la tecnologia che è diventata sempre più fondamentale nella gestione della propria situazione finanziaria. Competenze tecnologiche e competenze in ambito finanziario viaggiano, quindi, sullo stesso binario.

Ma qual è, al momento, la situazione in Italia? Purtroppo nel corso degli anni si è notato come nel nostro Paese l'apprendimento di queste specifiche competenze va a rilento. Se si fa un paragone con quello che accade in altri Stati dell'Unione Europea, si nota che in alcuni di questi c'è una consapevolezza maggiore. Si dovrebbe partire dalle pubbliche amministrazioni e arrivare fino al singolo cittadino: una rivoluzione digitale e finanziaria che potrebbe portare a dei risultati inaspettati.

Tuttavia, il singolo cittadino interessato ha la possibilità di acquisire un'educazione finanziaria anche da "autodidatta", grazie all'aiuto di risorse editoriali, portali ed esperti del settore in grado di chiarire le idee e indicare nuove strategie per risparmiare e investire

Un vero e proprio punto di riferimento è il portale Affari Miei. Secondo l'anima del sito Davide Marciano, opinioni su quello che sono diventati il mondo finanziario, gli investimenti e tutto quello che gira attorno all'argomento sono necessarie per riuscire a capire come muoversi. Si tratta di consigli che vengono dati alla luce di un obiettivo semplice ma fondamentale: imparare a gestire le proprie finanze, così da non avere problemi economici.

Si potrà e si dovrà imparare come fare a risparmiare, quali sono le spese che è possibile tagliare e in che misura, quali sono gli investimenti migliori da prendere in considerazione e così via. Solo in questo modo si avrà la consapevolezza giusta per far fruttare al meglio le proprie possibilità, costruendone anche di nuove.

Pubblicato in Economia Emilia
Sabato, 07 Marzo 2020 13:23

Come investire oggi il proprio denaro?

Capita prima o poi che tutti gli investitori, siano essi principianti o esperti, si domandino quali siano attualmente le migliori forme di investimento.

Esistono diverse modalità d’investimento

Ebbene, secondo le informazioni più recenti, la gamma delle possibilità che si offre ad un potenziale risparmiatore è piuttosto vasta ed eterogenea.

Alcuni consigli tecnici utili a tutti

Con l’intento di fornire spunti  ai trader meno esperti, abbiamo selezionato alcuni suggerimenti pratici a partire da un breve sguardo sugli ETF, ossia fondi negoziati in Borsa il cui funzionamento è molto simile a quello dei fondi comuni di investimento, con la differenza che possono essere negoziati su mercati regolamentati e che hanno una gestione passiva: seguono dunque un indice o un paniere di beni o di titoli, e adottano un approccio all'investimento appunto passivo, replicandone l’andamento.

Tendono inoltre ad avere commissioni più basse rispetto ai fondi comuni d'investimento, e possono essere acquistati a partire da poche centinaia di euro. Il portafoglio di potenziali ETF sottoscrivibili è talmente vasto che non sarà difficile trovare qualcosa che fa per voi, in particolare orientando l’attenzione verso un prodotto che per profilo rischio / rendimento sia congeniale a ciò che desiderate.

Se invece siete alla ricerca di un maggiore dinamismo, il prodotto che potrebbe fare maggiormente al caso vostro sono i contratti per differenza, o CFD, particolari strumenti derivati che replicano l’andamento di un asset a cui si riferiscono (il c.d. sottostante), permettendovi di entrare sul mercato in ogni direzionalità (potete investire e ottenere profitti sia quando il prezzo del titolo cui si riferisce il CFD sale, sia quando scende) e con maggiore potenza d’azione (con un uso accorto della leva finanziaria potrete infatti amplificare i potenziali profitti).

Si può delegare la gestione dei vostri soldi in modo conveniente

Ad esempio come investire 4.000 euro?  Nel caso preferiate delegare parzialmente ad altri  la gestione dei vostri soldi, c'è una buona notizia per voi: potete farlo senza alzarvi dal divano grazie ai robo-advisor, particolari servizi che gestiscono i vostri investimenti per conto vostro utilizzando algoritmi informatici.

Per via delle spese contenute, e di una personalizzazione sempre più affinata, vengono ritenuti sempre più convenienti rispetto ai gestori “umani”: un robo-advisor costa tipicamente dallo 0,25% allo 0,50% del saldo del proprio conto destinato all’investimento, e molti di questi consulenti algoritmici permettono di aprire un conto di investimento a partire da poche centinaia di euro.
 

Si può dire, specialmente per i principianti, che si tratta di un ottimo modo per iniziare a investire, considerato che spesso richiedono pochissimi soldi e fanno la maggior parte del lavoro per voi. Ciò non vi esonera dal tenere gli occhi sempre ben aperti sull’andamento dei propri investimenti (d’altronde, è pur sempre il vostro denaro!), ma che potrete sempre contare su un’assistenza qualificata.


È evidente che le opportunità di investimento disponibili sul mercato  sono ben più numerose dei sintetici spunti appena presentati: provate a dare uno sguardo a quel che fanno i migliori broker online e aprite con loro un conto demo. In questo modo riuscirete ad allenarvi a dovere, senza alcun rischio e pericolo (utilizzerete il plafond di denaro virtuale dell’operatore) prima di iniziare a investire il vostro capitale reale!

 

Pubblicato in Economia Emilia

Come investire sull'euro nel 2018 con il giusto Broker CFD e con consapevolezza. Ecco alcuni punti fondamentali da ricordare. 

A beneficio di tutti coloro che hanno individuato il miglior broker CFD in circolazione, e desiderano poter investire sull'euro nel 2018 con un minimo di consapevolezza in più, di seguito abbiamo cercato di riassumere quello che potrebbe avvenire sulla valuta europea e in area unica europea nei prossimi tempi, nella speranza di ispirarvi qualche condivisione in più su come agire. Ragioniamo insieme su alcuni punti fondamentali.

I verbali della riunione BCE di marzo
Cominciamo dalla recente pubblicazione dei verbali della riunione BCE di marzo, che ci confermano una posizione prudente e attendista della Banca centrale europea, che spera di poter avere presto nuovi elementi per poter valutare le informazioni sul ciclo economico e soprattutto sulla dinamica inflazionistica.
Ovviamente, non possiamo non rammentare come la BCE sia sicuramente più indietro nel processo di normalizzazione della propria policy monetaria rispetto a quanto non stia facendo – dall'altra parte dell'Oceano – la Federal Reserve. Non c'è comunque da stupirsi: il ciclo economico è meno maturo, il rialzo dell'inflazione visto è più contenuto e il mercato del lavoro ancora lontano dal pieno impiego. E questi tre fattori di gap rispetto agli USA, rimarranno tali ancora a lungo.

Rimozione del supporto monetario
I verbali della riunione BCE di marzo hanno confermato in modo chiaro che la rimozione dell'easing bias sugli acquisti costituisce un ulteriore passo nel processo di normalizzazione della politica monetaria, e che questa decisione di prossima assunzione è largamente giustificata dal proseguire di una fase di crescita che è superiore al potenziale.
È vero, in tale ambito, che nel mese di marzo l'istituto monetario ha effettivamente rivisto in aumento le stime per il 2018 al 2,4% e ha confermato la previsione di crescita economica dell'1,9% nel 2019 e dell'1,7% nel 2020. Insomma, sulla base di dati macroeconomici più incoraggianti e di una valutazione dei rischi per la crescita come ancora circa bilanciati, il Consiglio di politica monetaria ha valutato che fosse accresciuto anche il livello di fiducia per un ritorno dell'inflazione al target del 2% nel medio periodo e ha pertanto ritenuto appropriato rimuovere l'easing bias sugli acquisti.

Sempre dalla lettura del verbale è inoltre emerso come il Consiglio di politica monetaria ritenesse in misura quasi omogenea che il ritorno dell'inflazione verso il target avverrà comunque in maniera molto graduale, e dunque sia necessario conservare una retorica comunicativa molto prudente sulle mosse di politica monetaria che verranno intraprese. Insomma, come era lecito attendersi, l'inflazione diviene l'elemento chiave su cui poter instaurare i nuovi passi nel processo di normalizzazione della politica monetaria.

A ciò si aggiunga che nel verbale – e anche questo elemento era largamente atteso – non c'è alcun riferimento ai tassi o ai tempi utili per le prossime decisioni. In generale, il tono emerso a margine della scorsa riunione e formalizzato nei verbali dell'ultimo meeting è molto prudente, senza che emerga urgenza nell'archiviazione del programma di acquisto titoli.

Cosa farà la BCE nei prossimi mesi
Anche a margine delle valutazioni sopra espresse, è ben possibile che la BCE, tra le riunioni di giugno e luglio, possa annunciare la fine del programma di acquisto titoli per dicembre 2018. Tuttavia, il vero elemento che potrebbe influenzare l'euro, potenziandone magari le quotazioni contro il dollaro, sarà dato dalla comunicazione sui tassi. È in tal senso poco probabile che nel breve termine il Consiglio fornirà maggiori delucidazioni sul fatto che vuole (come noto) mantenere i tassi fermi ben oltre la fine degli acquisti, prima di settembre.

Probabile pertanto che il primo rialzo del tasso sui depositi sia rinviato ad almeno la metà del 2019, poco prima della fine del mandato di Draghi, previsto per novembre 2019.

 

Pubblicato in Economia Emilia

Nuovo appuntamento con Giacomo Saver e la sua rubrica che ci porta a contatto con il mondo finanziario ed economico. Dopo aver parlato di come rapportarsi agli investimenti nei Paesi Emergenti, ecco un altro tema di grande attualità: i fondi obbligazionari.

Investire in fondi obbligazionari ti permetterà di ottenere una grande diversificazione. Ma attenzione ai costi e al rischio di oscillazione del valore della quota.

STORIA - Investire in fondi obbligazionari è diventato "di moda" dopo il 2007, anno in cui fallirono sia la meno nota banca Bear Stearns, sia il colosso Lehman Brothers.
In quell'occasione gli investitori più grandi e i risparmiatori più piccoli si resero conto del fatto che anche con le obbligazioni è possibile perdere denaro, nonostante fino a quel momento esse fossero considerate investimenti sicuri.

Ecco allora che l'investimento in fondi obbligazionari, in grado di frazionare il proprio capitale su decine, se non centinaia di titoli diversi, acquistò immediatamente il suo fascino. E frotte di risparmiatori dirottarono presto i loro soldi verso questi strumenti, confondendo l'acquisto diretto dei titoli con l'investimento in fondi, dimenticando del tutto l'aspetto costi.

IL LATO OSCURO DEI FONDI OBBLIGAZIONARI - I prodotti obbligazionari presentano due tipi diversi di criticità. Anzitutto i costi dei fondi incidono in modo negativo sul loro rendimento a lungo termine. Questo è vero per qualsiasi categoria di strumento finanziario, ma quando si tratta di obbligazioni, il cui rendimento è modesto e corroso dalla persistenza di tassi bassi, la cosa appare più evidente.

Costi elevati (di ingresso, gestione o uscita) deprimono il rendimento, finendo con l'"annacquare" i benefici offerti dalla grande diversificazione di portafoglio.

Per questa ragione è bene scegliere prodotti con costi ridotti ai minimi, meglio ancora se si tratta di fondi passivi senza commissioni di entrata o di uscita.

Un altro aspetto riguarda la maggiore volatilità che un fondo obbligazionario ha rispetto a un portafoglio di bond acquistato direttamente.
Mi spiego meglio...
La sensibilità del prezzo di un'obbligazione al variare dei tassi di interesse di mercato è strettamente collegata con la durata residua del titolo stesso.

Tanto più essa è lunga tanto maggiori saranno le fluttuazioni che la quotazione dell'obbligazione subirà in risposta a una variazione dei tassi di interesse.
Per regolamento i fondi obbligazionari non "permettono" ai loro titoli di avvicinarsi troppo alla scadenza, perché al di sotto di una prefissata vita residua i bond saranno venduti per essere sostituiti da obbligazioni con scadenza più lunga.

Questo fa sì che il semplice trascorrere del tempo impedisce al portafoglio del fondo una naturale riduzione della volatilità.

QUANDO CONVIENE SOTTOSCRIVERE I FONDI OBBLIGAZIONARI?

Investire in fondi obbligazionari è conveniente, a patto di scegliere i prodotti meno costosi, come abbiamo visto. Inoltre è opportuno optare per prodotti che investano in obbligazioni con durata media non troppo lunga, diciamo inferiore ai 5 – 7 anni, per lo meno in tempi "normali".
Qualora, invece, ci attendessimo un ribasso dei tassi di interesse, potremo tranquillamente scegliere fondi obbligazionari con durata dei portafogli sottostanti più elevata.

In questo modo beneficeremo dell'effetto "leva" derivante da un maggiore apprezzamento della quota in risposta ad una riduzione dei tassi di interesse.

Se decidessimo di investire al di fuori dalla zona euro dovremmo poi tenere in debita considerazione il fattore cambio.
I rendimenti dei fondi che investono in valute non euro, infatti, dipendono non solo dagli interessi pagati, ma anche dall'andamento del tasso di cambio tra euro e valuta straniera.

Una buona soluzione, in questo caso, potrebbe essere rappresentata dai fondi comuni hedged, che potranno essere inseriti all'interno di un portafoglio in abbinamento a prodotti tradizionali a cambio aperto.

MEGLIO LE OBBLIGAZIONI O I FONDI?

Su questo credo non ci siano dubbi. I fondi sono sempre da preferirsi all'investimento diretto in poche singole obbligazioni. Qualora un emittente andasse in default ed il portafoglio non fosse adeguatamente diversificato attraverso l'investimento simultaneo in centinaia di titoli differenti, l'obbligazionista si troverebbe in gravi difficoltà.

Inoltre molte obbligazioni particolarmente redditizie non sono disponibili per il comune investitore a causa del taglio minimo elevato (50.000 o addirittura 100.000 euro).
I fondi obbligazionari ci permettono di superare entrambi questi problemi.

In questa fase di mercato, in modo particolare, è bene privilegiare fondi che investono in obbligazioni con una durata non eccessivamente lunga, che costino poco e presentino una volatilità ridotta.

Pubblicato in Economia Emilia
Mercoledì, 28 Giugno 2017 14:02

Guida ai CFD, come e chi dovrebbe utilizzarli

Chi ha esplorato il mondo del trading online avrà probabilmente sentito parlare dei CFD. Investire in CFD continua ad essere una delle tendenze più allettanti per molti risparmiatori in cerca di investimenti con rendimenti sopra la media.

Il trading online si è affermato negli ultimi anni come una valida alternativa agli investimenti più tradizionali. Molti risparmiatori hanno trovato in questo strumento un metodo pratico per investire anche piccole somme senza doverle vincolare per lunghi periodi. I costi di gestione delle operazioni sono contenuti, non occorrono particolari conoscenze tecniche per poter operare in questo settore e i guadagni possono essere anche piuttosto consistenti o comunque più alti rispetto ad altre formule.

Grazie a queste caratteristiche e a una massiccia campagna di informazione promossa dalle piattaforme per il trading online, oggi investire i propri risparmi online è diventata una pratica comune per molti.

Fra gli strumenti proposti dalle piattaforme per il trading online, il CFD Trading è probabilmente il meno conosciuto. È una forma di investimento leggermente più complicata delle opzioni binarie classiche e presenta delle interessanti opportunità per i risparmiatori.

Non sono prodotti adatti a tutti i risparmiatori e le opportunità di guadagno offerte non dovrebbero far perdere di vista una variabile molto importante. La componente di rischio collegata ai CFD può essere elevata. Ne consegue quindi che prima di prendere in considerazione un investimento in CFD occorre conoscere questi strumenti e le tecniche di investimento che se utilizzate correttamente possono limitare la componente di rischio.

Definizione Di CFD

CFD è l'acronimo del termine inglese "Contract For Difference" o, tradotto in Italiano, "Contratto Per Differenza". Questa definizione è piuttosto esplicativa del meccanismo alla base di questi investimenti. I CFD generano guadagni basandosi sulla differenza tra il loro prezzo all'inizio dell'investimento e lo stesso prezzo nel momento in cui il contratto si conclude.

L'investitore può giocare al rialzo o al ribasso sulla quotazione. Nel caso che la previsione si riveli corretta, la differenza del prezzo del CFD al momento della sottoscrizione e il suo prezzo finale determinerà l'ammontare del guadagno per l'investitore. Nel caso la previsione non risultasse corretta, la stessa differenza di prezzo determinerà invece l'ammontare della perdita per il risparmiatore.

Come viene stabilita la quotazione dei CFD? Il loro valore dipende esclusivamente da un asset finanziario sottostante a cui sono collegati. Infatti i CFD rientrano tra i prodotti finanziari derivati che non hanno un loro valore intrinseco. Un CFD collegato a un titolo azionario, ad esempio, avrà un valore che sarà determinato dalla quotazione di quel specifico titolo azionario sui mercati ufficiali. Quindi chi investe in CFD non comprerà il titolo azionario stesso ma un contratto collegato alla quotazione ufficiale di quel titolo.

I CFD possono essere collegati a diversi prodotti finanziari come ad esempio titoli azionari, valute, indici di borsa, materie prime, ETF o anche valute virtuali come il Bitcoin.

Come Investire In CFD

I CFD devono la loro popolarità ad alcune caratteristiche che li rendono particolarmente appetibili per molti investitori.

In primo luogo si deve rilevare l'entità delle somme necessarie per investire in CFD. Anche poche decine di Euro possono essere sufficienti per poter fare le prime operazioni. Questo è un aspetto molto importante specialmente per i piccoli risparmiatori. Investire direttamente in azioni, materie prime, valute o altri asset a cui i CFD sono collegati è proibitivo per molti investitori. Sono investimenti che richiedono capitali iniziali spesso abbastanza elevati e una buona conoscenza dei complicati meccanismi che regolano i mercati su cui questi asset vengono scambiati.

Grazie ai CFD, il risparmiatore si può permettere di trarre vantaggio da quali stessi mercati utilizzando però somme notevolmente più contenute. Inoltre, all'investitore non è richiesto di conoscere le tecnicità dei mercati ufficiali. Deve semplicemente conoscere i meccanismi dei CFD che sono abbastanza semplici.

Lo strumento più importante che l'investitore ha in mano e che determina in ultima analisi quanto redditizio o rischioso sarà il suo investimento è la leva finanziaria. Questa leva finanziaria è la vera protagonista dei CFD ed imparare ad utilizzarla in maniera accorta è fondamentale per l'investitore.

La leva finanziaria funge da moltiplicatore. Ad esempio, una leva 1:200 significa che ogni Euro investito corrisponderà a €200. Un investitore che entra su un CFD con un capitale iniziale di €100 potrà quindi investire su un determinato asset per un valore pari a €20.000. Quindi anche piccole somme mettono in condizione il risparmiatore di entrare in investimenti piuttosto importanti ed è proprio grazie a questo meccanismo che i guadagni generati dai CFD possono essere molto consistenti. Allo stesso tempo, però, la stessa leva finanziaria agisce anche sulle perdite nel caso l'investimento risultasse sbagliato. È evidente quindi che i CFD possono essere molto rischiosi se non utilizzati con assennatezza.

Occorre comunque rilevare che all'investitore viene data la possibilità di scegliere la leva finanziaria con cui operare. È generalmente consigliato cominciare a operare con i CFD utilizzando delle leve molto basse cosi da contenere le eventuali perdite. Anche i guadagni saranno inferiori ma si avrà però la possibilità di acquisire esperienza senza esporsi a rischi elevati. Una volta che l'investitore ha acquisito dimestichezza potrà decidere se passare a delle leve più alte aumentando le proprie possibilità di guadagno. Anche in questo caso, il buon senso dovrebbe sempre spingere l'investitore a non assumersi mai rischi più alti di quelli che è in grado di sopportare senza mettere a repentaglio il proprio capitale.

Chi Dovrebbe Investire In CFD

Data la componente di rischio a cui sono soggetti, i CFD non sono adatti a tutti i risparmiatori.

La loro gestione è più complessa rispetto alle opzioni binarie classiche. Quindi chi si avvicina ai CFD dovrebbe essere un utente che ha una buona esperienza in ambito finanziario o che è disposto ad investire sulla propria formazione. In particolar modo occorre capire a fondo il meccanismo della leva finanziaria e come utilizzarla correttamente per incrementare le proprie possibilità di guadagno e limitare i rischi allo stesso tempo.

I CFD sono strumenti adatti agli investitori più intraprendenti e che hanno una politica di investimento in cui viene prevista una componente di rischio. Non sono invece adatti a chi cerca nel trading online una fonte di guadagno mensile extra ma senza mettere a repentaglio il proprio patrimonio.

Ogni investitore deve essere in grado di valutare tutti questi fattori nella loro interezza e operare delle scelte che siano in linea con le proprie politiche di investimento e le proprie possibilità economiche. Se utilizzati correttamente, i CFD sono dei prodotti con un'importante componete di rischio ma che offrono delle possibilità di guadagno certamente interessanti.

Pubblicato in Economia Emilia
Sabato, 10 Giugno 2017 11:13

Paesi Emergenti: istruzioni per l'uso

Conviene investire nei Paesi Emergenti? Quanta parte del portafoglio finanziario potrà essere destinata ad azioni e obbligazioni delle economie in via di sviluppo? Una guida ragionata per l'investimento consapevole.

10 giugno 2017

I Paesi emergenti attirano sempre maggiori flussi di denaro da parte di investitori attratti dalle maggiori opportunità di guadagno che questi Stati offrono rispetto ai mercati finanziari tradizionali. Ma l'investimento nelle economie emergenti presenta anche rischi, legati per lo più all'instabilità politica, valutaria e alla maggiore volatilità che li contraddistingue.

Investire in azioni emergenti: perché conviene

Nonostante il l downgrade della Cina, le borse dei Paesi Emergenti hanno "tenuto" e continuano a crescere avvicinandosi rapidamente ai massimi del 2015. Nonostante ciò investire una quota del proprio portafoglio in azioni emergenti potrebbe essere un'ottima scelta per aumentare i rendimento complessivi, grazie ad alcune considerazioni importanti:

1) Le economie emergenti hanno offerto rendimenti molto alti, nel corso degli anni. Certamente a periodi buoni si sono alternati momenti sfavorevoli, ma dal 1999 il loro trend è in salita, a testimonianza del fatto che molti di questi Stati presentano una crescita forte, che bilancia quella registrata dai Paesi industrializzati nello stesso periodo;

2) l'inserimento di azioni emergenti avrebbe permesso il recupero del "decennio perduto". Durante il periodo 2000 – 2010 i mercati azionari sviluppati hanno offerto rendimenti insoddisfacenti, prestando il fianco alle critiche di chi sostiene che le borse non siano i migliori investimenti a lungo termine. L'inserimento in portafoglio di una quota di azioni emergenti avrebbe aumentato molto il rendimento finale ottenuto, senza per questo incrementare i rischi;

3) se paragoniamo l'andamento delle azioni emergenti con quelle "sviluppate" notiamo come le prime stiano accelerando rispetto alle seconde. Ciò significa che durante le fasi di rialzo le azioni emergenti tendono ad offrire rendimenti superiori alle azioni dei mercati sviluppati; nelle fasi di ribasso la discesa delle quotazioni è grosso modo la stessa per entrambe le tipologie di titoli, a testimonianza del fatto che anche gli emergenti sono mercati finanziari maturi.

Perché investire in obbligazioni dei Paesi Emergenti

Le politiche monetarie espansive messe in atto dalle banche centrali di tutto il mondo hanno contribuito a fare scendere i tassi di interesse, che si sono "appiattiti" vicino allo zero per le scadenze più brevi.

Questo ha implicato la necessità, per i risparmiatori, di cercare delle alternative a maggior rendimento, in grado cioè di offrire una adeguata remunerazione periodica ai propri capitali.
Ecco allora che, orfani dei titoli di Stato, sempre più investitori si sono rivolti ai bond emessi da Paesi emergenti, al fine di ottenere cedole più alte insieme con una possibile rivalutazione in conto capitale in caso di apprezzamento delle valute di denominazione dei titoli rispetto all'euro.

Investire in obbligazioni emergenti, però, comporta rischi notevoli in termini di volatilità cui l'investimento è soggetto.
Per questo motivo sconsiglio di comprare da soli i bond ritenuti più remunerativi, per affidarsi invece a portafogli diversificati e composti da decine di obbligazioni diverse, per lo più denominate in altrettante valute così da mitigare il rischio valutario.

Grazie alla grande offerta di fondi comuni di investimento obbligazionario è possibile, in modo agevole, investire su una pluralità di strumenti finanziari ottimizzando il rapporto rendimento – rischio.

Che "peso" dare agli emergenti all'interno dei portafogli?

Non esiste una quota "ideale" del proprio portafoglio da investire in azioni ed obbligazioni dei Paesi emergenti. Tutto dipende dai propri obiettivi di investimento, dalla propria tolleranza al rischio e dalla strategia adottata.

In linea di massima, però, è possibile identificare una sorta di "forchetta" che rappresenta un utile riferimento per decidere che quota dei propri soldi allocare in questo tipo di investimento.
A mio parere è bene che la quota rappresentata dai Paesi emergenti sia compresa tra un minimo del 10% ed un massimo del 30%, avendo come riferimento il totale dei propri investimenti.

Tale quota andrà poi suddivisa tra azioni ed obbligazioni "emerging" a seconda delle proprie preferenze.

Potremmo decidere, ad esempio, di destinare il 10% del portafoglio alle azioni emergenti, sottoscrivendo un apposito fondo comune e azzerare l'investimento in obbligazioni. Questa soluzione va bene per chi desidera una crescita più rapida del proprio capitale, a discapito delle cedole periodiche.

Oppure potremmo investire il 20% in azioni ed il 10% in obbligazioni, se abbiamo una tolleranza al rischio maggiore. O, ancora, fare il contrario se desideriamo accrescere i nostri redditi periodici a scapito della crescita in conto capitale.

Insomma, un esperto potrà consigliarvi nel modo migliore, ma quello che è importante sapere è che un portafoglio di investimento diversificato oggi non può più fare a meno dei Paesi Emergenti.

Segui ogni due settimane l'analisi di Giacomo Saver, direttore e fondatore di Segretibancari.com sul mondo finanziario. A questo link l'ultimo articolo.

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I mercati ai massimi spaventano gli investitori, da sempre combattuti tra il desiderio di "investire e guadagnare" ed il timore di entrare nel momento sbagliato (e di perdere). Giacomo Saver, direttore di Segretibancari.com, spiega oggi come muoversi quando le quotazioni sono particolarmente alte. Ecco tre idee utili per gestire al meglio la fase di mercato che stiamo vivendo.

Inseguire le performance: il primo errore da evitare

E' un errore diffuso quello di decidere la propria strategia di investimento sulla base dei risultati passati ottenuti dai mercati o in base alle attese circa il futuro andamento degli stessi.
E' frequente il caso di persone che si pongono il problema del "dove" mettere i propri soldi solo dopo che le performance passate sono state di un certo rilievo.
Poiché l'andamento delle quotazioni di qualunque strumento finanziario (si tratti di bond o di azioni) è in gran parte imprevedibile, decidere dove mettere i propri soldi sulla base delle previsioni o delle attese di rendimento rischia di rivelarsi un grave errore.
La costruzione di un portafoglio investimenti deve partire, necessariamente, dalla profonda conoscenza di se stessi, dei propri obiettivi e dalla tolleranza ai rischi. E' inutile farsi accecare dalle prospettive di guadagno quando le cose vanno bene e stare alla larga dai mercati quando le cose vanno male. La storia ci insegna che così fanno gli investitori inconsapevoli, che comprano e vendono sempre in ritardo, entrando sui massimi e liquidando le posizioni in corrispondenza dei minimi di mercato.

Temere il mercato: il secondo errore da evitare

I mercati azionari sintetizzano lo stato di salute di una economia. In altri termini le loro quotazioni crescono durante le fasi di crescita economica e si contraggono durante i periodi recessivi.
Di sicuro a periodi favorevoli si alterneranno momenti negativi, con ribassi anche del 50%. Nel complesso, però, le quotazioni azionarie nel corso dei prossimi dieci o venti anni continueranno a crescere segnando via via nuovi massimi.
Chi teme un ribasso dei mercati probabilmente ragiona troppo sul breve periodo.
Chi, invece, non ragiona in termini di settimane ma di anni e non si lascia attrarre dalle prospettive a breve termine di un mercato particolare ma, al contrario, mantiene il proprio focus su ciò che accade a livello globale, non dovrà preoccuparsi troppo in caso di un temporaneo ribasso delle quotazioni. Sempre che, beninteso, non abbia investito sulla base delle attese di rendimento, trovandosi in tale modo con un portafoglio squilibrato che lo espone a rischi eccessivi.

La diversificazione di cui nessuno parla

Quando si tratta di diversificare tutti pongono l'accento sulla diversificazione per tipo di investimento, mentre nessuno bada alla necessità di differenziare anche dal punto di vista temporale i propri investimenti. Realizzare una strategia efficace è davvero semplice: quando dobbiamo scegliere dove investire i nostri soldi, semplicemente dobbiamo dividere l'importo da impiegare in tre o quattro tranches ciascuna delle quali andrà investita in un momento diverso, in modo tale da minimizzare il rischio di entrare per intero nel momento sbagliato.
Questo modo di procedere non è il migliore in assoluto e può essere potenziato grazie all'utilizzo di appositi indicatori in grado di aiutare l'investitore nella individuazione del momento migliore per entrare o per uscire dal mercato. Tuttavia la diversificazione temporale è uno strumento potente per l'investitore non professionale in quanto gli permette di ridurre ulteriormente i rischi.
Le quotazioni elevate raggiunte dai mercati non devono rappresentare un freno all'investimento. Tenendo presente che l'atto stesso di investire comporta l'accettazione di subire delle perdite, è utile ricordare che l'investitore che baserà la propria strategia sulle sue esigenze, che non teme ribassi temporanei delle quotazioni, e che investe poco alla volta, ha ottime probabilità di ottenere guadagni stabili ed interessanti nel corso del tempo.

Pubblicato in Economia Emilia

Parte oggi una nuova rubrica sul nostro sito: la "Gazzetta dei segreti bancari". Uno strumento che vuole aiutare le persone a entrare con maggiore semplicità all'interno del mondo finanziario. Capire un po' di più ciò che ci viene proposto, affrontare i temi di maggiore attualità nel settore, cercare di intraprendere la strada migliore per investire i propri risparmi e tanto altro nel programma di questi incontri bisettimanali. Docente sarà Giacomo Saver, direttore e fondatore di Segretibancari.com: a lui verrà affidato il timone della nave per riportare il nostro denaro in un porto sicuro.

Giacomo, ci racconta brevemente il suo percorso professionale?

"Mi sono laureato all'Università degli Studi di Torino in "economia e commercio", per la precisione in economia aziendale, intermediari e mercati finanziari (110 e lode ndr). Ho lavorato in banca per quasi vent'anni fino a quando ho deciso di avviare una mia attività imprenditoriale. Oggi sono formatore e investitore indipendente".

Di cosa si è reso conto nel tempo?

"Nel periodo in cui ho lavorato in banca sentivo crescere la frustrazione di essere considerato un venditore e non un tecnico. Complice la crisi 2008, le proposte delle banche sono diventate sempre più costose, offrendo meno guadagni ai clienti. I costi addebitati aumentavano e i rendimenti scendevano".

Qual è la corretta definizione del suo lavoro?

"Io sono un investitore, non un consulente. E sono un formatore: per questo ruolo non basta sapere nozioni ma bisogna anche essere in grado di trasmettere i contenuti. Quando sono in aula non porto solo la mia esperienza ma anche quella di tanti altri investitori che si sono rivolti a me".

Quali strumenti usa per raggiungere i risultati prefissati?

"Il punto di partenza è investire solo in strumenti che si conoscono. Partire da ciò che è più elementare significa sapere a cosa si va incontro. In secondo luogo è indispensabile verificare che questi strumenti siano anche economici. Mentre nella vita "chi più spende, meno spende", in finanza non è così".

Quali sono i limiti più difficili da superare per un "investitore libero"?

"C'è sicuramente un ostacolo psicologico: si ritiene spesso che la finanza sia noiosa e incomprensibile. Il primo passo è avvicinarsi a questo mondo per capirlo di più. E poi ci vuole un pizzico di passione. Non c'è? Basta pensare che stiamo parlando dei nostri soldi, guadagnati con fatica. Vedrete che la passione arriverà".

Di cosa si parlerà in questa rubrica bisettimanale sulla Gazzetta dell'Emilia?

"Saranno tre i pilastri: investire in modo consapevole per non incorrere in delusioni. Investire in modo semplice costruendo una strategia adeguata alla nostra persona. Investire in modo indipendente utilizzando strumenti finanziari efficaci".

Quali sono gli obiettivi che vuole raggiungere?

"Offrire una metodologia corretta di investimento che non deve partire dal prodotto e inculcare nei lettori la consapevolezza che per ottenere guadagni bisogna sopportare dei rischi. Per questo è indispensabile imparare a conoscere se stessi e i propri limiti. Voglio proporre un percorso sano di investimento, in cui ognuno fissa i paletti in totale coerenza con il proprio modo di agire".

 

Di Pietro Razzini

 

Pubblicato in Economia Emilia
Domenica, 19 Febbraio 2017 08:59

Barilla investe in Italia

50 milioni di investimento e 60 unità lavorative in più Barilla amplierà il sito produttivo di Rubbiano di Solignano (Parma), inaugurato nel 2012 e che nel breve lasso di 4 anni ha prodotto un incremento del 45% di sughi pronti Barilla.

di Virgilio Parma, 16 febbraio 2017
A nemmeno cinque anni dall'inaugurazione dello stabilimento sughi in località Rubbiano di Solignano, realizzato con un investimento iniziale pari a 40 milioni di euro, i volumi di vendita dei sughi Barilla sono aumentati di oltre il 45% dal 2012 e è già giunto il momento di un altro investimento.
L'ampliamento annunciato da Barilla porterà lo stabilimento di Rubbiano a essere il più grande d'europa e uno dei più sostenibili al mondo. 50 milioni di investimento annunciati dai vertici della multinazionale di Parma che, a fine programma, vedrà introdotti altri 60 dipendenti.

UILA apprezza l'iniziativa di Barilla:
"Apprezziamo la scelta di Barilla di continuare a investire in Italia, nel parmense in particolare, valorizzando le filiere locali, dal pomodoro, al basilico, alle carni. Tracciabilità e qualità delle materie prime, trasparenza nei confronti del consumatore e valorizzazione del lavoro di qualità sono elementi su cui Barilla punta e che noi apprezziamo e condividiamo.
Con questo investimento Barilla conferma come sia ancora possibile investire in Italia, facendo della qualità del lavoro e delle produzioni l'elemento fondante del successo di un prodotto e di un marchio conosciuto e apprezzato in tutto il mondo".
Così il segretario nazionale della Uila-Uil Pietro Pellegrini commenta l'annuncio da parte di Barilla di un investimento per 50 milioni di euro finalizzato a raddoppiare la capacità produttiva dello stabilimento di Rubbiano (Pr), con un conseguente incremento occupazionale di circa 50-60 unità.

Pubblicato in Agroalimentare Emilia