Assemblea elettiva provinciale di CIA Agricoltori Italiani di Reggio Emilia: si eleggono i dirigenti, focus sul Parmigiano Reggiano e innovazione in agricoltura

Sabato 20 gennaio dalle 9.30 del mattino presso la Cantina Albinea Canali

Sabato 20 gennaio alle 9.30 si tiene alla Cantina Albinea Canali la 7^ Assemblea elettiva di CIA Agricoltori Italiani di Reggio Emilia; un tempo si sarebbe chiamata "congresso", perché la sostanza della giornata è la discussione delle linee operative future e l'elezione dei dirigenti agricoltori che rappresenteranno CIA per i prossimi quattro anni.

Sono oltre cento i delegati che partecipano a questa Assemblea, eletti nel corso di 5 assemblee zonali e dall'Associazione pensionati, più – di diritto – i dirigenti uscenti. I criteri di scelta dei delegati sono stati regolati da criteri di rappresentanza tra agricoltori, pensionati, giovani e rappresentanza di genere di almeno il 30%.

La mattina è dedicata alla parte pubblica che vedrà la relazione del presidente Antenore Cervi dedicata al tema congressuale: "Agricoltura: innovare per un futuro sostenibile", quindi seguiranno i saluti delle autorità, poi il focus sul Parmigiano Reggiano introdotto da un intervento del presidente del Consorzio di tutela Nicola Bertinelli, quindi spazio al dibattito ed a fine mattinata conclusioni affidate a Cristiano Fini, attuale vice presidente della CIA regionale Emilia-Romagna e candidato a diventarne presidente.

Nel pomeriggio, dalle 14.30 la parte privata dell'assemblea, riservata ai soli delegati, dovrà procedere a modifiche statutarie, elezione delegati Assemblea regionale, elezione presidente ed organi direttivi provincia CIA di Reggio Emilia.

Patto di filiera per aumentare disponibilità grano duro italiano firmato da Cia, Confagricoltura, Copagri, Aci agroalimentare, Aidepi e Italmopa

Un patto di filiera per rafforzare la competitività della pasta italiana aumentando la disponibilità di grano duro italiano adatto alla pastificazione, incentivandone la produzione sostenibile e la tracciabilità, e sostenendo gli agricoltori che scelgono di puntare sulla qualità.

Questi i punti principali del protocollo di intesa per migliorare il grano duro italiano siglato nei giorni scorsi da AIDEPI-Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane, Alleanza delle cooperative agroalimentari, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri-Confederazione Produttori Agricoli e ITALMOPA-Associazione Industriali Mugnai d'Italia.

"Un atto fondamentale - secondo CIA-Agricoltori Italiani di Reggio Emilia - per cercare di superare una situazione di conflitto nella filiera cerealicola che non fa che danneggiare uno dei prodotti di punta del 'Made in Italy' alimentare e dare valore ai rapporti di filiera, rafforzando la produzione di grano duro italiano di qualità".

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(21 dicembre 2017 - fonte Cia di Reggio Emilia)

Legittimo che gli agricoltori siano preoccupati da ricerche idrocarburi in zone che si sono dimostrate soggette a fenomeni sismici. (La posizione di Cia – Agricoltori Italiani e Confagricoltura di Reggio Emilia sulle recenti polemiche)

"E' comprensibile la preoccupazione degli agricoltori per le attività che si dovrebbero svolgere in un'area interessata qualche tempo fa da scosse di terremoto intense e che hanno causato danni anche gravi in alcune di queste realtà", lo sostengono Cia - Agricoltori Italiani e Confagricoltura di Reggio Emilia che aggiungono: siamo stati contattati lo scorso anno dalla società Aleanna per le ricerche di idrocarburi in alcuni comuni della Bassa Reggiana: abbiamo espresso in quell'incontro le nostre preoccupazioni per le ricerche con onde a bassa frequenza in un'area da poco interessata da fenomeni sismici. Ci è stato risposto il punto di vista di Aleanna, che assicura che non ci sono relazioni tra le vibrazioni emesse in questi casi ed il terremoto.

Per il resto - aggiungono le due associazioni agricole -, siamo stati informati dell'intenzione di effettuare le prospezioni in base ad un'autorizzazione regionale. Ne abbiamo semplicemente preso atto, ricordando che spetta ai singoli proprietari decidere se concedere o meno l'autorizzazione ad entrare sui propri terreni a soggetti estranei.
Non abbiamo avuto per l'immediato richieste di sottoscrivere accordi 'collettivi' da parte della società americana, accordi per i quali ci sentiremmo autorizzati una volta sentiti i proprietari ed in presenza di vero e proprio 'asservimento' dei terreni ad opere di pubblico interesse, cosa che non riguarda le attività di cui si parla attualmente, che sono esclusivamente preliminari e di ricerca.
Delle attività che la società statunitense aveva intenzione di svolgere, è stata data notizia sommaria agli agricoltori delle zone coinvolte attraverso gli uffici sul territorio, in considerazione proprio del fatto che la società stessa doveva contattare i singoli agricoltori.

Siamo - concludono le due associazioni - sempre a disposizione degli associati per tutelarli a fronte di qualsiasi evenienza.

(Fonte CIA Reggio Emilia)

Accordo pomodoro da industria, "Un accordo in cui sembra che i produttori agricoli non abbiano avuto nessun tipo di tutela, a giudicare dal prezzo per quintale di pomodoro da industria che è inferiore nettamente rispetto allo scorso anno e che perde in un biennio un 15% di valore".

E' questo il commento amaro di Cia - Agricoltori Italiani di Reggio Emilia, (un territorio dove ancora nel 2015 c'erano 800 ettari di pomodoro, poi un inesorabile calo causa proprio i problemi legati al 'contratto' con l'industria negli ultimi anni) che punta il dito su un accordo in cui la parte industriale "di fatto non rischia nulla, ma è il produttore che invece rischia in prima persona. I rischi di mercato, in pratica, se li accolla solo il produttore che è quello che mette a disposizione la materia prima e per la quale viene pagato pochissimo: basta vedere il prezzo del pomodoro in campo e il valore del trasformato sui banchi della spesa".

"Responsabilizzare i singoli produttori nel rispettare i quantitativi di pomodoro assegnato e legare il prezzo del prodotto ai costi di produzione – conclude una nota Cia - automaticamente sarebbe tutelare tutto il comparto".

(Fonte Cia Reggio emilia)

Inflazione, Cia: freddo e gelo hanno "gonfiato" i prezzi al supermercato, vegetali +20% a gennaio - (all'Istat arriva la conferma degli effetti del maltempo sui listini al consumo, con il carrello della spesa spinto in alto soprattutto dagli alimentari freschi)

Anche l'Istat certifica gli effetti al supermercato del "mix" drammatico di maltempo e terremoto, che a gennaio si è abbattuto sull'Italia provocando danni per 700 milioni di euro circa all'agricoltura tra coltivazioni distrutte, strutture aziendali crollate e soprattutto mancata commercializzazione. L'inflazione ha rialzato la testa spinta in alto proprio dai prezzi degli alimentari freschi, in primis degli ortaggi, che sono cresciuti del 14,3% rispetto a dicembre e addirittura del 20,1% su gennaio 2016. Così l'Ufficio Studi della Cia-Agricoltori Italiani sui dati diffusi nei giorni scorsi dall'Istituto nazionale di statistica.

Il gelo, ma anche gli aumenti dei costi energetici per il trasporto dei beni, hanno determinato notevoli aumenti dei prezzi sui banchi di frutta e verdura in queste ultime settimane. Molte produzioni di ortaggi e frutta sono state distrutte a causa del freddo eccezionale, ne consegue che la minore offerta dà adito a maggiorazioni – si spera sempre giustificate, commenta Cia -, anche in considerazione del fatto che il gelo ha colpito anche la produzione spagnola.

La gelata drammatica di inizio anno, dunque, ha penalizzato non soltanto gli agricoltori ma anche i consumatori. Freddo e neve hanno messo in ginocchio migliaia di imprese agricole soprattutto al Sud, dove si produce appunto il 61% degli ortaggi italiani e il 97% degli agrumi nazionali -spiega la Cia-. Produzioni intere falcidiate dalle gelate o bloccate nei magazzini aziendali per le cattive condizioni stradali, che hanno rallentato fortemente la circolazione dei tir e quindi le consegne di prodotti freschi lungo la filiera. Con conseguenze immediate sul rialzo dei prezzi al consumo. Una situazione peraltro, secondo gli esperti di mercato, destinata a protrarsi per alcune settimane, in considerazione del tempo necessario a recuperare le perdite produttive nelle zone colpite.

(CIA Reggio Emilia)

All'azienda guastallese Fondo Possioncella assegnato il prestigioso riconoscimento istituito dalla Cia – Agricoltori Italiani

La 14esima edizione del premio Bandiera Verde Agricoltura – istituito dalla CIA Agricoltori Italiani – qualche giorno fa a Roma ha visto premiata (nelle Sezioni Strategiche) un'azienda reggiana, la società agricola Fondo Possioncella dei fratelli Perini, che si trova in via Longarini a Guastalla.

Il premio è stato consegnato nella prestigiosa cornice del Campidoglio a Roma, e rappresenta una "certificazione" del valore di un lavoro volto ad ottenere la massima qualità dall'attività di allevamento e dal legame con il territorio d'origine. "Mettere insieme tradizione e innovazione. Il segreto del successo delle aziende agricole più competitive è in questo mix, che nel 90% dei casi è interpretato in chiave ecosostenibile", afferma la CIA nel motivare il premio.

Giunta alla sua 14esima edizione, Bandiera Verde continua dunque a scoprire le realtà più creative e rappresentative per il settore agricolo. Il premio promosso dalla Cia -Agricoltori Italiani, è stato consegnato a 13 aziende, 6 comuni e 5 associazioni "campioni" della nuova agricoltura italiana.
Assegnati anche 7 riconoscimenti a "sezioni strategiche" e 2 Premi speciali.
Tra i premiati, anche Osvaldo Bevilacqua per la trasmissione "Sereno Variabile".

La motivazione del premio all'azienda guastallese così recita: Il formaggio come un contenitore del territorio e del sapere intelligente, che ha reso unico il grande percorso della cultura agro-alimentare del nostro Paese. Questa, in sintesi, la filosofia portata avanti dai fratelli Perini che hanno raccolto l'eredità di famiglia che, dal 1962, alleva vacche da latte di razza Frisona per la produrre latte di alta qualità, destinato principalmente alla formaggio Parmigiano-Reggiano venduto in azienda e attraverso i moderni canali di distribuzione. Un prodotto di eccellenza che, da secoli, segue sempre la stessa ricetta: il latte di due mungiture, il siero innesto (ovvero i fermenti lattici ottenuti lasciando acidificare il siero della lavorazione del giorno precedente) e caglio di vitello. Una catena che non si può mai interrompere per ottenere risultati eccellenti. In azienda nulla è lasciato al caso ed ogni dettaglio viene curato nei minimi particolari: dalla nascita dei bovini, ad un'alimentazione sana e naturale di tutti gli animali, passando per la loro crescita in spazi idonei e areati fino alla loro età produttiva.

Questo il mix che ha portato l'azienda a conseguire importanti traguardi, come il 4° posto, sui 500 partecipanti, raggiunto dal Parmigiano marchiato "Fondo Possioncella" al concorso Alma nel contesto CIBUS di Parma.

Insomma, ecosostenibilità, tutela del territorio e dei suoi prodotti e diversificazione.

(Fonte CIA Reggio Emilia)

Una tavola rotonda organizzata dalla Cia reggiana e conclusa dal presidente Dino Scanavino ha compiuto un'interessante analisi del rapporto con il mercato, con Benini, Frascari, Bezzi e Caselli.

Reggio Emilia 1 settembre 2016 - "L'agricoltura è percepita come settore trainante dell'economia nazionale, ma gli agricoltori non guadagnano". La contraddizione che segna il momento attuale dell'agricoltura è stato ben sintetizzato dal presidente nazionale Dino Scanavino nel concludere la tavola rotonda che ha avuto luogo nel corso dell'Assemblea annuale CIA di Reggio Emilia presso la Cantina Albinea Canali.

Entrando più nel dettaglio, il presidente ha ricordato che un settore che valorizza l'immagine dell'Italia, che rappresenta il 3% del Pil, che genera il 14% del Pil con il settore alimentare, lascia generalmente al produttore agricolo il 15/17% del valore finale del prodotto; una quota che serve in generale a coprire i costi e pagare il lavoro, ma che non lascia margini di reddito e neppure risorse per investire.

In altro modo, con una metafora socio-sanitaria, aveva definito l'attualità agricola il presidente provinciale CIA Antenore Cervi: "Il paziente sembra sano, ma un attento check-up segnala qualche sintomo che preoccupa". I dati che Cervi ha illustrato relativi all'agricoltura reggiana, segnalano del resto una sostanziale stagnazione: il valore della produzione nel 2015 è cresciuto di uno 0,4% rispetto al non esaltante 2014 e le previsioni della Camera di commercio per il 2016 ipotizzano -1,5%; frutto di andamenti che hanno visto il Parmigiano Reggiano ritrovare equilibrio dopo anni pesanti, nel contempo peṛ ha conosciuto difficoltà il settore del vino ed il comparto vegetale in generale, mentre la suinicoltura è risultata stagnante, anche se attualmente sta vedendo prezzi in decisa ripresa.

Come se ne esce, è quanto si è cercato di capire discutendo tra autorevoli relatori su "l'agricoltura reggiana a confronto con il mercato". Francesca Benini, direttore commerciale di Riunite & Civ, ha segnalato come per affrontare la crisi del lambrusco, occorre avvicinare il mondo dei giovani al nostro vino, soffermandosi su interessanti iniziative che l'azienda sta sperimentando, anche con innovazioni di prodotto e d'immagine. Temi ripresi dal presidente del Consorzio Vini Reggiani Davide Frascari, il quale ha giudicato efficace il lavoro del Consorzio per quanto riguarda la tutela del marchio, ma carente invece sul piano della promozione, sulla quale le cantine tendono ad agire in proprio.

Promozione è anche una parte importante della strategia del Consorzio del Parmigiano Reggiano: il presidente Alessandro Bezzi, nel ricordare le azioni decise di recente, ha segnalato che i prossimi investimenti saranno rivolti a diversi soggetti che operano nella filiera, mentre ha anticipato che si stanno mettendo a punto piani di lungo periodo. Osservati speciali – ha annunciato – saranno in futuro i grattugiati e porzionati.

L'assessore regionale Simona Caselli, partendo dal concetto condiviso "non c'è una crisi agricola, c'è una crisi nella ripartizione del valore prodotto", ha sintetizzato la sua ricetta per un'agricoltura in salute: lavorare bene in campo, essere più organizzati, valorizzare insieme marchi e marche, fare gioco di squadra, innovare anche utilizzando le tecnologie più moderne.

Non è mancato il richiamo al peso delle burocrazie, che Scanavino ha espresso con la formula: dobbiamo ridurre la complessità del sistema agricolo ed il peso delle infrastrutture, specie quelle inutili.

Francesco Zambonini sostituisce Giorgio Davoli in pensione da fine 2015. in passato anche direttore della CIA di Reggio Emilia, oltre ad essere stato per due mandati Sindaco del Comune di Ramiseto.

Reggio Emilia -10 febbraio 2016 - Completato nei giorni scorsi il riassetto della CIA reggiana, con una serie di movimenti del personale originati dall'andata in pensione a fine 2015 del responsabile della Zona Reggio Giorgio Davoli. Il nuovo responsabile è Francesco Zambonini, com'è stato comunicato nei giorni scorsi alla Direzione zonale.
Questi lascia l'ufficio contrattuale provinciale, incarico che viene assunto da Augusto Pistelli, che a sua volta ha lasciato la responsabilità della Zona di Guastalla a Monia Rondini.
Con Zambonini (che mantiene la responsabilità dell'ufficio tecnico e resta referente per la caccia) è stato scelto - dal Direttore e dalla Giunta provinciale - per la zona centrale dell'organizzazione un elemento di provata esperienza: è stato infatti in passato anche direttore della CIA di Reggio Emilia, oltre ad essere stato per due mandati Sindaco del Comune di Ramiseto.
La Zona di Reggio richiedeva un intervento di questa portata, dato che negli ultimi mesi ha subito un profondo rinnovamento nell'area imprese: oltre a Davoli vi è stato infatti un altro pensionamento (Cinzia Soncini), e due funzionarie sono attualmente in maternità.
La Zona – di cui è presidente l'imprenditore viticolo Lorenzo Catellani – comprende oltre al comune di Reggio anche Albinea, Cadelbosco Sopra, Casalgrande, Castellarano, Castelnovo Sotto e Scandiano.

La Cia reggiana contro le minacce mafiose a Luca Vecchi. Non solo mafia degli affari. Istituzioni e cittadini chiamati a intensificare la vigilanza.

Reggio Emilia 3 febbraio 2016 - CIA – Agricoltori Italiani di Reggio Emilia esprime la propria solidarietà ed il proprio sostegno al Sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, oggetto di tentativi di intimidazione mafiosa, rivoltigli tramite una lettera.
"La città ed il territorio reggiano – afferma il presidente provinciale Antenore Cervi – non possono tollerare minacce più o meno esplicite a cittadini ed istituzioni, né l'insediamento delle cosche nel proprio territorio. Se qualcuno ha mai pensato che da noi si muovesse solamente una 'mafia degli affari' da questo come da tanti 'misteriosi' incendi e danneggiamenti si svela il volto criminale di questi soggetti".
"Istituzioni e cittadini tutti – conclude – sono chiamati ad intensificare vigilanza e rifiuto rispetto a queste organizzazioni, che nella nostra provincia non devono poter trovare terreno fertile per i loro intrighi".

Agrinsieme con le migliaia di agricoltori, provenienti da tutt'Europa, che ieri sono scesi in piazza a Bruxelles. Il responsabile del coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari Dino Scanavino: "C'è bisogno di un cambio di passo. I prezzi pagati agli allevatori per carne e latte quasi non coprono i costi produttivi e mettono a rischio la sopravvivenza delle aziende. Servono interventi urgenti per affrontare l'emergenza, come ritiri dal mercato di prodotti caseari e un piano di ristrutturazione dei debiti" -

Reggio Emlia, 8 settembre 2015 -

C'era anche Agrinsieme con le migliaia di agricoltori, provenienti da tutt'Europa, che ieri sono scesi in piazza a Bruxelles per sollecitare le istituzioni comunitarie a intervenire tempestivamente sulla crisi della zootecnia, nel giorno del Consiglio Ue straordinario dei ministri dell'Agricoltura.

"Con questa manifestazione vogliamo sostenere le istanze dei produttori italiani in Ue -ha detto dalla capitale belga Dino Scanavino, responsabile del coordinamento che riunisce Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari-. La situazione della zootecnia sta diventando sempre più insostenibile e gli agricoltori, nonostante i loro sacrifici, non riescono a lasciarsi alle spalle gli effetti della crisi. Da un lato il comparto della carne, che deve fare i conti con la sempre più pressante volatilità dei costi delle materie prime, con la forte dipendenza dall'estero dei ristalli e con i prezzi fermi da troppo tempo a livelli non remunerativi; dall'altro lato il settore lattiero-caseario, con quotazioni all'origine in caduta libera negli ultimi mesi. Un comparto che, dopo trent'anni di sistema delle quote, necessita di certezze per il futuro e le cui prospettive reddituali sono tutte da valutare."

"La zootecnia perde redditività ogni giorno di più e i prezzi pagati agli allevatori spesso insufficienti anche a coprire i costi produttivi mettono a rischio la sopravvivenza delle aziende -ha osservato Scanavino-. Per questo oggi manifestiamo insieme agli altri agricoltori europei, per sollecitare i Governi dell'Unione ad avviare un'irrinunciabile cambio di passo, prima di tutto in materia di gestione delle crisi. Il quadro di interventi e strumenti di cui dispone la Pac ha mostrato negli anni tutti i suoi limiti di efficacia e la crisi russa ha acuito le difficoltà ed è ricaduta sulle spalle degli agricoltori. La riunione dei ministri agricoli di oggi rappresenta quindi un crocevia per il futuro. Soltanto con decisioni coraggiose, infatti, è possibile ridare slancio a un settore centrale dell'economia dei territori dell'Ue. Un'attività economica che, attraverso 14 milioni circa di aziende che gestiscono il 45% della superficie complessiva, continua a fornire un importante contributo in termini di Pil e posti di lavoro diretti e indiretti. Salvaguardare e valorizzare questi importanti valori deve essere una prerogativa nelle decisioni delle politiche europee."

"Intanto, però, servono provvedimenti a breve termine da attuarsi subito per ridare fiato agli allevatori e "tamponare" l'emergenza. Al ministro Maurizio Martina, che abbiamo incontrato con la delegazione di Agrinsieme prima dell'inizio del Consiglio Ue -ha spiegato Scanavino- abbiamo chiesto: di attivare un intervento di ritiro dal mercato dei formaggi Dop (Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Montasio) per un equivalente di circa 15 milioni di euro da assegnare agli aiuti agli indigenti; di ristrutturare il debito delle aziende zootecniche colpite dalla crisi; di restituire agli allevatori le quote versate e oggetto di compensazione nel periodo 2014/2015, che stimiamo siano circa 75 milioni di euro; di avviare un piano di promozione istituzionale per il consumo di carne e latte italiane.

(fonte: Ufficio stampa Agrinsieme)

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