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I rifiuti da cantiere finivano in riva al torrente Parma, i responsabili scoperti dai Carabinieri Forestali, sequestrato il cumulo di rifiuti e il mezzo.

Parma, 27 maggio 2020 – I giorni scorsi i Carabinieri Forestali della Stazione di Corniglio sono intervenuti in località Beduzzo (PR) dove una ditta stava smaltendo una notevole quantità di rifiuti da demolizione sulla sponda del torrente Parma. Sequestrati i rifiuti e il mezzo ancora carico che stava effettuando un ulteriore smaltimento illecito.

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Carabinieri Forestali verificano il rispetto delle misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19. Controllati molti ambienti naturali del parmense.

Parma, 7 aprile 2020. I Carabinieri Forestali della provincia di Parma stanno svolgendo una intensa attività di controllo negli ambiti collinari, montani, lungo i fiumi, i torrenti e i laghi per verificare che chi frequenta questi ambienti rispetti le normative che precludono assembramenti e presenze non necessarie. 

Le dieci Stazioni dei Carabinieri Forestali della provincia di Parma stanno svolgendo una intensa attività di controllo negli ambienti nei quali usualmente svolgono i loro servizi, per verificare il rispetto delle misure di contenimento che impediscono assembramenti di persone e presenze sul territorio non giustificate da motivi di necessità.

Sono stati percorsi, anche con pattuglie appiedate, alcuni tratti di argini e sponde di fiumi e torrenti, diversi ambiti collinari e montani e diversi tratti di viabilità minore in ambiente agricolo. Sono state oltre duecento le persone controllate e le verifiche condotte hanno portato ad elevare quindici sanzioni amministrative, relative ad attività non permesse e non giustificate da una indifferibile necessità, per circa settemila euro.

In particolare alcuni frequentatori degli ambienti naturali stavano pescando, altri praticavano attività sportive o escursionistiche lontano dalla residenza o dal domicilio, altri stavano effettuando, pur non essendo agricoltori, la combustione di residui vegetali su loro terreni, altri lavoravano in cantieri edili, o prelevavano materiale inerte sulle sponde del fiume, diversi si dedicavano al taglio della legna da ardere o ad attività selvicolturali negli ecosistemi forestali.

I controlli verranno intensificati nei giorni prossimi e nelle giornate di Pasqua e Pasquetta con particolare attenzione al transito verso le seconde case in collina e montagna e alle concentrazioni di persone per scampagnate e pic nic nelle aree protette, nei parchi naturali e nei boschi.

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Le forze dell’ordine hanno bonificato la zona dai bocconi avvelenati, con l’aiuto di cani appositamente addestrati. Inoltre hanno sequestrato 6 trappole e hanno comminato una pesante sanzione amministrativa.

Parma, 3 marzo 2020 – Nello scorso fine settimana nel Comune di Medesano, in località Ramiola, i Carabinieri Forestali della Stazione di Parma hanno effettuato un intervento col supporto della Polizia Provinciale.
A Ramiola nelle scorse settimane erano stati rinvenuti alcuni cani morti. I decessi degli animali erano stati provocati da bocconi avvelenati e i proprietari avevano denunciato l’accaduto, rivolgendosi ai Carabinieri Forestali.

I Carabinieri Forestali, col supporto della Polizia Provinciale, sono intervenuti e hanno effettuato un sopralluogo sul posto.
La zona è stata bonificata con cani dei Carabinieri Forestali specificamente addestrati a trovare i bocconi avvelenati.

Inoltre i controlli nella zona interessata dai bocconi hanno evidenziato la presenza di 6 gabbie non autorizzate per la cattura di animali.
Le gabbie sono state sequestrate ed è stata elevata una pesante sanzione amministrativa.

Si attendono ora i risultati delle analisi sui campioni consegnati all’Istituto Zooprofilattico per conoscere il tipo di veleno utilizzato nei bocconi, per un’eventuale prosecuzione delle indagini.

La Polizia provinciale ricorda che l’utilizzo di trappole e di bocconi avvelenati comporta sanzioni penali.

Nella foto: un momento dell’intervento: le forze dell’ordine, il cane addestrato e una trappola.

 

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Carabinieri Forestali: attenzione agli incendi boschivi, sanzioni per l’accensione di residui vegetali effettuati senza le necessarie comunicazioni. 

Parma, 25 febbraio 2020. i Carabinieri Forestali della provincia di Parma sollecitano grande attenzione agli incendi boschivi a causa dei fattori predisponenti: assenza di precipitazioni, temperature elevate, mancanza di coltre nevosa in montagna, presenza di vento e vegetazione secca facilmente infiammabile.

Condizioni inusuali per questo periodo. Elevate negli ultimi giorni una quindicina di sanzioni per fuochi accesi per bruciare residui vegetali, pratica ammessa, ma solo previa comunicazione al numero verde regionale.

In questi giorni la prolungata assenza di precipitazioni, le elevate temperature, la presenza di vegetazione secca, il vento, e l’assenza di neve in montagna stanno determinando condizioni predisponenti per gli incendi boschivi.

Per questo motivo, l’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile della regione Emilia Romagna ha deliberato la “fase di attenzione” per il pericolo incendi boschivi.

Per chi avesse necessità di accendere fuochi per eliminare materiale vegetale, è consigliabile che eviti di farlo in queste condizioni; se proprio necessario, l’interessato dovrà adottare tutte le cautele possibili: effettuare la combustione di prima mattina, non in giornate ventose, su quantitativi ridotti di materiale e, soprattutto, presidiando con continuità e fino a sicuro spegnimento il fuoco.
Inoltre la normativa prevede che eventuali fuochi per eliminare residui di potature o vegetazione secca, nei pressi di boschi e di aree cespugliate debbano obbligatoriamente e preventivamente essere segnalati al numero verde regionale che fa capo ai Vigili del Fuoco 800841051 o alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Nei giorni scorsi i Carabinieri Forestali delle Stazioni del parmense hanno intensificato, anche a scopo preventivo, la vigilanza sul territorio, individuando e sanzionando una quindicina di trasgressori che hanno acceso fuochi senza la preventiva comunicazione. Tale comportamento infatti, oltre a deresponsabilizzare chi accende fuochi, spesso determina l’intervento su falsi allarmi delle squadre di spegnimento e pattuglie dedicate alle indagini.
 

 

 

 

Ditta brucia rifiuti, intervengono i Carabinieri Forestali sequestrata l’area ed individuati i responsabili.

Parma, 19 febbraio 2020. I Carabinieri Forestali della Stazione di Parma sono intervenuti in strada Beneceto dove si stavano illecitamente smaltendo dei rifiuti speciali, non pericolosi e pericolosi, bruciandoli. Sequestrata l’area ed individuati i responsabili.

I Carabinieri Forestali della Stazione di Parma sono intervenuti in strada Beneceto a Parma dove i dipendenti di una ditta stavano smaltendo illecitamente rifiuti plastici, legno e carta attraverso la loro combustione. Nell’area circostante era presente un notevole accumulo di rifiuti ferrosi, rottami di elettrodomestici, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e materiali residui di demolizioni edili evidentemente provenienti da altri siti. Il tutto depositato su suolo nudo senza che fossero poste in essere precauzioni per evitare dilavamenti e percolazioni nel terreno.

Spento il rogo che determinava una scura colonna di fumo, grazie al pronto intervento dei Vigili del Fuoco, si è provveduto a sequestrare sia l’area sia i cumuli di rifiuti e ad identificare i responsabili, segnalati alla Procura, a seconda del ruolo svolto nella vicenda, per combustione illecita di rifiuti e/o deposito incontrollato di rifiuti. Ulteriori indagini dovranno caratterizzare compiutamente i rifiuti accumulati e verificare l’eventuale inquinamento del terreno.

 

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Carabinieri Forestali sequestrano una vasta zona collinare disseminata di carcasse di auto e rifiuti a Campora. Si ipotizza la realizzazione di una discarica abusiva.

Parma, 12 febbraio 2020. I Carabinieri Forestali della Stazione di Langhirano con il supporto del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale hanno sequestrato un vasto appezzamento con decine di rottami di auto e rifiuti a Campora in comune di Neviano degli Arduini.

Negli ultimi mesi i Carabinieri Forestali hanno avviato una campagna di controllo, negli ambienti naturali, per individuare abbandoni di rottami di auto e rilasci di rifiuti di grosse dimensioni.

Nel corso di verifiche svolte nel comune di Neviano degli Arduini, anche con la collaborazione della locale Stazione dell’Organizzazione territoriale, in località Campora è stata individuata una vasta area dove si è riscontrata la presenza di oltre una sessantina di automezzi, attrezzature agricole e rimorchi in completo stato di abbandono. Dispersi sul terreno, inoltre, sono state rinvenute parti smontate di automezzi e mezzi agricoli, cerchioni, mozzi, ammortizzatori, radiatori, parti di motori, parti di scocche e carrozzerie, parti elettriche, pneumatici esausti, rottami di varia natura e consistenza (parti di tubazioni, profilati, bancali, lamiere, cavi metallici ed elettrici, elettrodomestici in disuso).

Vista la situazione caratterizzata da un accumulo sistematico, non occasionale, di una ingente quantità di rifiuti eterogenei in un’area ben determinata, alla luce anche della definitività del loro abbandono e il forte degrado dello stato dei luoghi per effetto della presenza dei materiali in questione, i Carabinieri Forestali hanno ipotizzato la realizzazione di una “discarica non autorizzata”.

Si è proceduto al sequestro preventivo dell’intera area e dei rifiuti ivi collocati, tenuto anche conto che la norma prevede, in caso di sentenza di condanna, la confisca dell'area sulla quale è realizzata la discarica abusiva. I soggetti responsabili sono stati identificati e della notizia di reato è stata informata la Procura.

 
 

 

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Controlli dei Carabinieri Forestali a “Mercante in Fiera” sul rispetto della normativa sulle piante e animali  in via di estinzione - sequestrata una zanna di elefante.

Parma, 12 ottobre 2019. Carabinieri Forestali del Nucleo CITES hanno verificato che tra gli oggetti in vendita a “Mercante in fiera” non vi fossero parti di animale o di vegetali tutelati dalle severe norme che proteggono le specie in via di estinzione, nel corso dei controlli sequestrata una zanna di elefante africano senza idonea certificazione.

In questi giorni Carabinieri Forestali esperti nella normativa sulla protezione delle specie in via di estinzione e sul riconoscimento di animali e parti di piante, hanno effettuato alcuni controlli sulla vendita di oggetti di antiquariato. Sono stati passati al setaccio animali imbalsamati, zanne di elefante e oggetti in avorio realizzati con parti di esse, pelli di mammiferi, di felini, di rettili, parti di coccodrillo, corna, trofei di caccia, carapaci di tartaruga e testuggine, tutto materiale soggetto ad una rigida normativa, la CITES, che tutela le specie in via di estinzione. I controlli effettuati hanno portato a individuare l’illecita detenzione di una zanna di elefante africano (Loxodonta africana) posta in vendita senza idonea certificazione.


La Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora), denominata in sigla C.I.T.E.S., è nata dall'esigenza di controllare il commercio degli animali e delle piante (vivi, morti o parti e prodotti derivati), in quanto lo sfruttamento commerciale è, assieme alla distruzione degli ambienti naturali nei quali vivono, una delle principali cause dell'estinzione e rarefazione in natura di numerose specie. La CITES è entrata in vigore in Italia nel 1980 ed è attualmente applicata da oltre 180 Stati. La Convenzione di Washington rappresenta oggi uno dei più importanti strumenti normativi internazionali per garantire la conservazione della biodiversità del nostro pianeta, rendendo sostenibile il commercio di oltre 30.000 specie tutelate. Compito prioritario per ogni Stato è infatti quello di monitorare e regolamentare il commercio nazionale ed internazionale di esemplari e prodotti derivati da specie animali e vegetali al fine di scongiurarne l'estinzione, in una situazione già gravemente sfavorevole per gli effetti negativi causati dalle molteplici attività umane e dai cambiamenti climatici che stanno distruggendo gli habitat naturali di numerose specie.


Il Servizio CITES dell’Arma Carabinieri è deputato a contrastare il traffico di specie protette sul territorio nazionale. E’ importante però che ciascun compratore sia attento a richiedere e verificare, prima dell'acquisto, la documentazione CITES o la non necessità della stessa. Sono centinaia le specie animali e vegetali il cui commercio è vietato e decine di migliaia quelle regolamentate dalla CITES e dalla relativa normativa internazionale, dell’Unione europea e nazionale.

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Parma, 18 settembre 2019. Stagione propizia per funghi e fungaioli, grazie soprattutto alle ultime piogge, nella parte montana della provincia di Parma, cominciano cospicue raccolte di miceti. I Carabinieri Forestali negli ultimi giorni hanno effettuato alcune decine di controlli nell’alta Val Parma e in alta Val Taro, elevati oltre venti verbali e sequestrati circa 50 chili di miceti.

In questi giorni, complice la stagione favorevole, nella parte montana della Provincia di Parma sono iniziate interessanti raccolte di funghi, con afflusso cospicuo di cercatori.
I Carabinieri Forestali, anche con il Reparto Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano, hanno svolto decine di controlli sia nell’alta Val Parma sia nell’ alta Val Taro. I funghi rappresentano un importante elemento per il corretto equilibrio dei boschi e la raccolta deve essere improntata a criteri di tutela e di rispetto per la risorsa naturale. Esistono norme nazionali, regionali e locali che regolano le modalità di raccolta, sia a tutela dell’ecosistema, sia a tutela di alcuni aspetti sanitari – non va dimenticato infatti che tra i funghi vi sono specie velenose mortali.

I Carabinieri Forestali svolgono un importante ruolo di sensibilizzazione e di indirizzo per chi frequenta i nostri boschi, affinché la raccolta sia compatibile con il rispetto della natura. Nei giorni scorsi, nel corso di decine di controlli, anche durante le ore notturne, sono stati sanzionati oltre venti raccoglitori. Tra gli illeciti più comuni l’ assenza delle prescritte autorizzazioni, i quantitativi eccedenti il consentito, la raccolta in giornate non vietate, la mancata pulizia sommaria dei funghi e il trasporto in contenitori non idonei. Oltre alle sanzioni elevate, da un minimo di 50 a un massimo di 200 euro, è previsto il sequestro dei funghi raccolti.
Si raccomanda inoltre la massima prudenza a garanzia dell’incolumità personale, gli ambienti naturali dove crescono i funghi possono nascondere dei pericoli, purtroppo negli ultimi anni sono più i decessi di cercatori che hanno avuto incidenti nei boschi di quelli avvelenati da funghi, molti inoltre i fungaioli che si feriscono e si perdono.

I Carabinieri Forestali indicano alcuni consigli relativi, sia alla sicurezza personale, sia al rispetto delle norme che regolano la raccolta.

● Documentarsi sull'itinerario e scegliere i percorsi adatti alle proprie abilità fisiche e psichiche;
● Comunicare i propri spostamenti prima di intraprendere l'escursione;
● Evitare di inoltrarsi da soli nel bosco, la presenza di un compagno è garanzia di un primo soccorso;
● Consultare, prima della partenza, i bollettini meteorologici e osservare costantemente sul posto l'evoluzione delle condizioni atmosferiche. In caso di mal tempo non sostare in prossimità di alberi, pietre ed oggetti acuminati perché potrebbero attirare fulmini;
● Scegliere l'abbigliamento e l'attrezzatura adatta all'impegno e alla lunghezza dell'escursione: si consigliano calzature da trekking, cellulare, lampada e coltello da funghi;
● Rispettare le giornate di chiusura, non raccogliere nelle ore notturne;
● Se non si è certi della commestibilità del proprio raccolto, effettuare un controllo presso gli Ispettorati Micologici delle Aziende Sanitarie Locali e comunque, nel dubbio, astenersi sempre dal consumare funghi;
● Non consumare funghi deteriorati o troppo vecchi;
● Il raccolto giornaliero non deve superare il limite previsto per legge;
● Non utilizzare rastrelli o uncini che possano danneggiare il micelio;
● Non danneggiare i funghi che non si raccolgono, svolgono importanti compiti nell’ecosistema foresta;
● Pulire immediatamente il fungo dai residui di rami, foglie e terriccio per garantire la sua integrità;
● I funghi raccolti devono essere trasportati in contenitori rigidi ed areati. L'utilizzo di sacchetti di plastica non permette infatti la diffusione delle spore fungine. La mancanza di areazione causa il deterioramento del prodotto.

 

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I carabinieri del gruppo forestale di Parma hanno denunciato in stato di libertà alla locale Procura della Repubblica un imprenditore ed un collaboratore di questi, entrambi parmigiani, per l'esercizio di attività di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione o comunicazione, reato previsto dall'art. 256 comma 1 del d. lgs 152/2006.

Nel dettaglio, i militari hanno sorpreso il conducente di un autocarro mentre scaricava rifiuti speciali in un terreno nel comune di Fontevivo, in uso all'impresa della quale il conducente stesso è dipendente.
Nel sito i Carabinieri Forestali hanno rinvenuto altri cumuli di rifiuti presumibilmente non pericolosi consistenti in residui da demolizioni, di manufatti, di materiali plastici e metallici, residui di coperture isolanti e bancali in legno, il tutto stoccato illegalmente.
I militari hanno quindi provveduto al sequestro probatorio del materiale e dell'autocarro peraltro non autorizzato al traporto di rifiuti.

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Sabato, 02 Marzo 2019 11:33

Operazione "I signori degli anelli"

Concluse le operazioni dei carabinieri forestali di Forli Cesena, in collaborazione con ornitologi della lipu, su alcuni allevamenti di uccelli selvatici della provincia: sequestrati 2.000 uccelli vivi tra tordi, merli, cesene e allodole, cinque le persone deferite all'autorità giudiziaria - gli uccelli sono stati in parte gia' liberati in natura

Oltre 2mila uccelli sequestrati e 5 persone deferite all'autorità giudiziaria. E' l'esito di una grossa operazione che i Carabinieri Forestali del Gruppo Forli-Cesena, coadiuvati da esperti ornitologi della Lipu e da medici-veterinari dell'AUSL, hanno effettuato nel mese di gennaio di quest'anno in alcuni allevamenti di avifauna selvatica nella provincia di Forli-Cesena.
Gli uccelli sequestrati appartenevano alle specie tordo bottaccio, tordo sassello, merlo, cesena e allodola. Nello specifico i militari della Forestale hanno passato al setaccio diversi allevatori di avifauna selvatica accertando che numerosissimi uccelli detenuti per la vendita erano sprovvisti degli anelli identificativi chiusi che, per legge, devono essere apposti alle zampe degli animali entro 10 giorni dalla nascita diventando inamovibili con la crescita dell'animale, attestando così l'origine lecita degli esemplari in virtù del codice identificativo univoco impresso su ogni anello.

Altri animali erano provvisti di anelli di dimensioni superiori al consentito, che erano amovibili e pertanto non idonei a garantire che gli esemplari fossero nati negli allevamenti. E altri ancora avevano anelli manomessi, allargati per poter essere inseriti alle zampe di animali adulti catturati illegalmente in natura con reti o trappole, e poi ristretti attorno alle zampe per restituire all'anello le forme originarie ed ingannare i controllori.

Un'ulteriore pratica illegale rilevata è stata l'applicazione di "anelli identificativi chiusi" ma comunque irregolari in quanto di misure superiori al consentito, poiché destinati a specie avifaunistiche di dimensioni corporee maggiori: in questi casi i diametri maggiori interno ed esterno facilitano l'inserimento dell'anello ad animali già adulti. Questa pratica consente di registrare falsamente gli animali come "nati in allevamento" sui registri di carico e scarico in uso ai singoli allevamenti e poi avviati alla vendita a scopo ornamentale, come richiami vivi nell'esercizio venatorio da appostamento, come soggetti riproduttori per altri allevamenti oppure per essere utilizzati nelle mostre ornitologiche a fini espositivi.

Nel corso delle perquisizioni svolte sono state trovate e sequestrate anche pinze e presse, una ancora sporca di sangue, impiegate per le illecite operazioni di restringimento degli anelli nonché anelli alterati.

Alla base di queste prassi illecite ci sono precisi interessi economici: allevare e svezzare pullus di uccelli di specie selvatica in cattività risulta particolarmente oneroso in termini di tempo e risorse e quindi è diffusa fra alcuni allevatori la prassi illecita di acquisire esemplari adulti sul mercato nero degli uccelli selvatici, illegalmente catturati in natura con reti, trappole ed altri strumenti illeciti, per poi marcare gli animali già adulti con i contrassegni identificativi del proprio allevamento con le modalità illecite sopra descritte, registrarli come "nuovi nati in allevamento" sui registri di carico e scarico e come tali venderli. Tale commercio risulta particolarmente redditizio a livello economico con prezzi di singoli esemplari che raggiungono anche diverse centinaia di euro; il valore di mercato degli esemplari sottoposti a sequestro è stimato tra i 150.000 e i 200.000 euro.

Circa 500 volatili rinvenuti privi di anello all'interno delle voliere presenti negli allevamenti sono stati immediatamente rimessi in libertà in quanto, a seguito di esame medico-veterinario, ritenuti idonei al reinserimento in natura. I rimanenti sono stati trasportati presso centro di recupero "Il pettirosso" di Modena dove si procederà al delicato lavoro di rimozione degli anelli (che sarà effettuato da ornitologi specializzati) ed sl successivo reinserimento in ambiente naturale.
Le attività di polizia giudiziaria condotte dai Carabinieri forestali e coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Trinunale di Forli' hanno interessato allevamenti di avifauna presenti nella provincia di Forlì-Cesena e gli illeciti riscontrati hanno portato all'inoltro della predetta Autorità Giudiziaria di un egual numero di denunce che hanno riguardato cinque persone coinvolte a vario titolo nella conduzioni degli allevamenti.
Alle persone denunciate sono stati contestai reati in violazione della normativa sulla protezione della fauna selvatica (articolo 30, coma 1, lettera "l" della legge 157/1992) con pene da due a sei mesi di arresto o l'ammenda da 516 a 2.065 euro e sull'alterazione dei sigilli (articoli 468 e 471 del codice penale in relazione alla contraffazione e all'uso abusivo degli anelli di identificazione equiparati a pubblici sigilli) con pene che variano da uno a cinque anni di reclusione e multa fino a 1.032 euro.

Con l'operazione "I Signori degli anelli" si ritiene di aver inflitto un significativo colpo alla attività illecita e che vedeva commercializzati e venduti a ignari cacciatori (che li usavano come richiami vivi per la caccia da appostamento), di varie regioni del Centro Italia, uccelli provenienti da catture illegali.

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