Lunedì 30 luglio l’oro nero protagonista di Tutto Chiaro e il 7 agosto a Uno Mattina. Le due trasmissioni del palinsesto mattutino di Rai Uno hanno dedicato spazio al prezioso alimento con servizi e la presenza in studio, nella puntata del 30 luglio, del Direttore del Consorzio di Tutela Federico Desimoni.
 

Importante passerella televisiva per l’Aceto Balsamico di Modena IGP che in una sola settimana ha per ben due volte conquistato uno spazio di rilievo in importanti trasmissioni del palinsesto estivo mattutino di Rai Uno.
 
“Quest’anno – ha commentato il Presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP Mariangela Grosoli – ricorre il decennale dalla registrazione della denominazione come Indicazione Geografica Protetta a livello comunitario. Un riconoscimento che ha inciso positivamente sull’intero comparto degli aceti balsamici di Modena che costituiscono un elemento di fondamentale importanza per il tessuto sociale, culturale ed economico del territorio modenese e della Regione Emilia Romagna. L’occasione che ci è stata data in concomitanza di tale ricorrenza, di portare il nostro prodotto in televisione, sulla prima rete Rai in una fascia oraria tendenzialmente favorevole e soprattutto in un contesto qualificato, è un ottimo viatico per veicolare le informazioni al consumatore in modo semplice e immediato”.
 
La prima vetrina mediatica, è stata la puntata di lunedì 30 luglio di Tutto Chiaro, programma in onda tutti i giorni sulla prima rete nazionale dalle 10.30 alle 11.30 condotto dalla giornalista Monica Marangoni insieme a Cataldo Calabretta, con la regia di Sergio Spanu e Nicola Sisto Capo Autore e Capo Progetto.
In tale occasione, l’Aceto Balsamico di Modena si è reso protagonista con un servizio girato in alcune delle più significative realtà produttrici di aceto balsamico del territorio, coadiuvato dalla presenza in studio del Direttore del Consorzio di Tutela Federico Desimoni, il quale ha risposto alle domande della conduttrice Monica Marangoni in merito alle tematiche della produzione dell’Aceto Balsamico di Modena IGP. Tra i temi trattati in studio, anche l’attualissimo e caldissimo tema delle contraffazioni, che nel caso del Balsamico – uno dei prodotti più esposti a tali frodi per la sua notorietà soprattutto all’estero dove viene esportato oltre il 90% della produzione - si sono risolte anche di recente in una serie di esiti giuridici positivi in campo internazionale, con il riconoscimento della tutela da parte di tribunali esteri. In finale di puntata, spazio anche ai consigli di abbinamento ideale del prezioso condimento, per meglio esaltarne le caratteristiche organolettiche e conferire plusvalore al piatto cui si accompagna.
Insieme al Direttore del Consorzio Federico Desimoni sono intervenuti in puntata altresì il dietista Giuliano Ubezio che ha narrato le proprietà dell’aceto e la chef Giovanna Guidetti del ristorante Osteria La Fefa di Finale Emilia (MO), che ha mostrato l’utilizzo del prezioso condimento in una ricetta preparata in real time in studio.

La settimana da protagonista sul piccolo schermo dell’Aceto Balsamico di Modena IGP continua altresì mercoledì 7 agosto con l'intervista al Presidente del Consorzio di Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP Mariangela Grosoli ed un servizio all’interno del contenitore mattutino di Rai Uno, Uno Mattina Estate, condotto da Valentina Bisti e Roberto Poletti, con la regia di Cristiana Bordin.
Ad accompagnare le telecamere della prima rete alla scoperta dei segreti del balsamico tra le attività storiche, l’inviato Francesco Gasparri; ad andare in onda, le immagini girate negli ambienti di produzione, contestualizzate in un paesaggio di rara bellezza - quali sono i vigneti da cui si trae l’uva destinata a divenire Aceto Balsamico di Modena IGP – ed accompagnate da una narrazione che pone l’attenzione altresì agli aspetti più strettamente storici di questa eccellenza tutta modenese.

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Da sempre quello che mangiamo rispecchia chi siamo e cosa la nostra società vuole regalare ai posteri. Siamo il frutto di una continua sedimentazione culturale che nata dalla storia dei conflitti e dalle lotte fra i Comuni ha portato alla costruzione del nostro Paese come lo vediamo oggi, salvando alcune eccellenze locali che oggi sono il vanto della nostra gastronomia invidiata in tutto il Mondo.

da L'Equilibrista 30 giugno 2019 - Come sappiamo IGP significa Indicazione Geografica Protetta ed indica un marchio di origine che viene attribuito dall'Unione Europea e a quei prodotti agricoli ed alimentari per i quali una determinata qualità, la reputazione o un'altra caratteristica dipendono dall'origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione, avviene in un'area geografica determinata.
Parlando di aceto balsamico IGP , almeno il 20% minimo deve essere composto da mosto cotto concentrato proveniente da uve Trebbiano, Fortana, Lambrusco, Montuni, Ancellotta ai quali viene sommato almeno il 10% di aceto invecchiato di 10 anni.

Pochi mesi fa una gestione complessa dell'informazione ha alzato un vero e proprio polverone creando non pochi problemi attorno ad un prodotto che fa parte della nostra catena alimentare e che ha tradizione e storicità e che ad oggi vanta innumerevoli tentativi di plagio e falsificazione. Si tratta dell'aceto balsamico IGP appunto. Il nodo infatti sembra proprio essere l'uso del mosto cotto ed i cosiddetti mosti concentrati che vengono prodotti in Emilia Romagna ma che troviamo anche in Puglia ed altre zone d'Italia. Quelle della Puglia ad esempio, sono uve ricche di zuccheri, soprattutto se le intendiamo come uva da tavola e quindi con un'alta concentrazione che fa si che le uve abbiano peso specifico maggiore, conferendo una resa finale più elevata tanto da poter far confondere anche gli addetti ai lavori più esperti. Queste figure devono approvvigionarsi di materia prima da destinare alla produzione di aceto balsamico di Modena IGP e le uve da tavola ad esempio, dovrebbero essere perfette per essere raccolte ed usate per il consumo ma certamente no per la produzione dell'IGP che invece richiede solo uve da mosto.

Se l'uva da tavola si vendesse al posto dell'uva da mosto, la resa sarebbe maggiore con costi minori creando un vantaggio notevole ma l'uva da tavola non può essere usata nel disciplinare perché non controllata dalla cantina e senza quindi certificazione. L'uva da mosto arriva nelle zone di produzione già sotto forma di mosto pronto per essere lavorato e quindi se ci fossero errori in questa fase si andrebbe a generare un vero circolo vizioso difficilmente imputabile e quindi altamente pericoloso e complesso.

Il prodotto arrivato dalle uve da mosto andrebbe sistemato nelle barrique per l'affinamento o imbottigliato nella zona di origine come dice l'IGP e quindi l'origine a questo punto non sarebbe così affidabile e quindi se non definibile con certezza, farebbe perdere qualità e tracciabilità ad un mosto non più idoneo per la produzione.

L'ente certificatore CSQA, a conoscenza delle possibili incongruenze, sa bene che una volta raccolta l'uva urge una comunicazione che assicuri tempistiche di comunicazione delle vendemmie fatte nei tempi minimi, ma stavolta parrebbe fossero state ritardate creando discrepanze temporali sui controlli all'origine. Errori che forse, parrebbe dalle indagini ancora in corso, avrebbero portato ad avere un mosto con uva non conforme e quindi materia prima che non risponde al disciplinare di produzione tanto da consentire l'uso di uve che non risultino fra quelle indicate perché solo uve da tavola.

Per questo, sia Carabinieri che NAS, hanno controllato gli stoccaggi dei mosti e confrontato i ddt di carico arrivando a capire che le indicazioni in entrata erano di fatto diverse da quello che veniva venduto ai trasformatori come DeNigris , Dodi ed Acetum che si dimostrano locati nelle zone ammesse per la miscelazione e l'affinamento, i quali giustamente si sono trovati nella posizione di essere parte lesa perché i documenti in entrata sembrano regolarmente riportanti tipologie e quantità corrette.

Dobbiamo rilevare ad onor del vero che a prima vista, diventa difficile distinguere uve da tavola con uve da mosto e che in questi anni di alto turnover e utilizzo di manodopera a basso costo anche per le attività cruciali quali la scelta della materia prima, può essersi creato un ulteriore errore che se sommato ai già rilevati, ha portato all'errore sistemico. La sola controprova dei documenti sequestrate dalle autorità competenti riesce a dimostrare l'incongruenza ma non può nulla sul dolo delle parti che in questo caso devono ammettere solo la loro estraneità ai fatti senza per altro poter fare riferimento a null'altro al momento.

Dal punto di vista documentale sono quindi emerse discrepanze produttive perché le quantità in uscita sono diverse da quelle in entrata e fino qui abbiamo delle certezze, ma va ancora definito se per caso non fosse stata una strategia pianificata ad hoc per poter rivendere uva da tavola invenduta magari. Infatti se all'insaputa dei già citati Gruppi Acetum, Dodi e De Nigris, le fatture avessero fatto riferimento a medesimi prezzi ma applicati a diverse quantità, allora questo avrebbe permesso di far valorizzare al massimo un'uva che apparentemente avrebbe avuto un decimo del suo valore attraverso questo sistema anche se i gruppi hanno dichiarato che i prezzi sul mercato in uscita sarebbero rimasti tali quindi confermando la loro estraneità ai fatti.

Dunque parti lese perché il prezzo di acquisto non era nettamente più basso rispetto alla richiesta di mercato, tanto da avere richiamato l'attenzione e fatto scattare l'allarme da parte degli organi competenti che sono ritornati ai 3 produttori perché in parte tracciati nei volumi di vendita e perché avrebbero dovuto gestire una quantità pari a circa 8 milioni di litri, ovvero il 10% della produzione annuale di tutta la filiera, scontando un danno enorme, sia di immagine che di reale approvvigionamento.

E pensare che era dal 2008 che si parlava di questo problema, perché già da una diretta dalla Puglia su canali nazionali, un produttore illustrando il suo campo e la vendemmia all'intervistatore, mostrava fiero un carico di uva che passava alle sue spalle e confermando che l'uva in oggetto fosse da tavola e non da mosto creando non poche perplessità e confusione da parte del giornalista che aveva rivelato un certo imbarazzo vedendo come l'intervistato non avesse parole per giustificare la cosa che ormai era di dominio pubblico perché in diretta.

L'aceto di vino poi, che compone l'aceto balsamico di Modena, proveniente da regioni italiane come Sicilia, Campania o dalle altre regioni italiane, crea un precedente che andrà tenuto sotto osservazione soprattutto perché il disciplinare non indica alcuna restrizione anche sulle uve dall'estero, tanto da ammetterne l'arrivo anche dalla Cina, dai paesi dell'est o da qualsiasi altro luogo dove si coltivi la vigna ad esempio. Le uve quindi non hanno più origine territoriale mentre prima delle recenti approvazioni, le uve almeno per il mosto cotto, dovevano provenire dall'Emilia Romagna assicurando volumi minimi ma controlli più circoscritti.

L'Aceto di vino prevede che le uve possano provenire da tutto il mondo perché non ci sono controlli all'inizio della filiera ma solo una volta che questi entrano in Azienda e pronti per essere imbottigliati, pertanto il mantenimento di una armonia del gusto evitando che acidità e densità siano replicate artificialmente farà si che il ruolo delle amministrazioni e dei consorzi sarà sempre più cruciale.

Rimanere attenti e critici serve alle nostre comunità per migliorarsi continuamente evitando di cadere nell'ovvietà e dando colpe indistintamente ma riconoscendo che gli errori possono capitare a tutti soprattutto quando si cerca di lavorare nel massimo rispetto delle regole e quando si è leader di produzione in una regione che è il fiore all'occhiello dell'eccellenza italiana nel panorama enogastronomico mondiale.

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Il Consorzio di Tutela presente al Chianti Classico Collection il 12 e il 13, a Dubai il 20 per la 100per100 Italian Night e dal 21 al 25 febbraio sarà invece a Miami per il SOBEWFF

Modena 12 febbraio 2018 - Inizia oggi da Firenze, il lungo viaggio che porterà l'Aceto Balsamico di Modena IGP a toccare tre Continenti in appena dieci giorni: da Firenze dove sarà protagonista il 12 e 13 febbraio alla Stazione Leopolda della Chianti Classico Collection 2018, si sposterà a Dubai per un esclusivo evento il 20 febbraio e poi volerà a Miami, per la 17° edizione del SOBEWFF che durerà fino al 25 febbraio.

L'appuntamento con il prezioso condimento è quindi alla Stazione Leopolda di Firenze dove si presenta sotto il cappello istituzionale di AICIG, nell'ambito di una partnership che si rinnova da anni tra il Consorzio Chianti Classico e una selezione delle più famose eccellenze agroalimentari italiane, di cui l'oro nero di Modena è uno dei più accreditati rappresentanti. In tale contesto l'Aceto Balsamico di Modena IGP è presente sia con materiale informativo sia con degustazioni ed incontri tematici su "Aceto Balsamico di Modena IGP, autentico all'origine".

Quella di Firenze si conferma una vetrina internazionale di tutto rispetto per questa denominazione che vanta il primato di essere la più esportata nel mondo – circa il 92% della produzione viene infatti indirizzato in oltre 120 Paesi dei cinque Continenti – e che nell'anno appena trascorso ha raggiunto una produzione di 97,5 milioni di litri per un valore al consumo di circa 970 milioni di euro, come stimato dal recente rapporto Qualivita-Ismea.

Da Firenze il tour del prezioso condimento si sposta a Dubai, per la serata 100per100 Italian Night ovvero l'evento di lancio del progetto "100per100 Italian" organizzato dall'associazione culturale no profit - nonché network - "I Love Italian Food", che promuove e difende la cultura enogastronomica italiana nel mondo. L'evento, che si terrà in occasione di Gulfood 2018, è in programma per il 20 febbraio al The Artisan by Enoteca Pinchiorri all'interno del Bury Daman di Dubai e a rappresentare il Consorzio di Tutela in tale contesto ci sarà il Presidente Mariangela Grosoli a cui spetterà altresì l'onore e l'onere di consegnare uno dei riconoscimenti "100per100 Italian in Dubai" volto a premiare le più rilevanti realtà italiane presenti in città.

"Quella negli Emirati Arabi Uniti, considerati una delle più importanti porte per il Medio Oriente – commenta la Grosoli – rappresenta una occasione unica di valorizzazione per i prodotti agroalimentari italiani, tra cui anche l'Aceto Balsamico di Modena che è parte integrante della collaborazione con I Love Italian Food".

Da un Continente all'altro in meno di 24 ore: dal 21 al 25 febbraio l'Aceto Balsamico di Modena è infatti pronto per aprirsi con il Consorzio di Tutela alla scena gastronomica di Miami partecipando al Food & Cooking Channel South Beach Wine & Food Festival (SOBEWFF), che mette in scena i più rinomati produttori di cibo, vino e liquori, cuochi e personalità del settore che registra un volume di oltre 65.000 ospiti per edizione. Tale partecipazione rientra nel progetto "Aceto Balsamico di Modena, l'originale", cofinanziato dall'Unione Europea con il quale il Consorzio vuole sensibilizzare i consumatori americani in modo consapevole all'acquisto.
"Per la prima volta – spiega il Direttore Generale del Consorzio di Tutela Federico Desimoni - faremo parte di questo festival in Florida che riunisce i nomi più prestigiosi del mondo culinario e presenta eventi unici, mettendo in risalto cibo e vino di livello internazionale. Riteniamo che sarà una grande opportunità per la nostra campagna promozionale che mira a dare un contributo concreto alla consapevolezza della denominazione del prodotto".

Nel dettaglio, la partecipazione del Consorzio a SOBEWFF inizierà giovedì 22 febbraio con la partecipazione al Barilla's Italian Bites on the Beach, dove i più grandi chef del Paese serviranno piatti provenienti da varie regioni d'Italia tra cui si può trovare anche una reinterpretazione dell'Aceto Balsamico di Modena. Venerdì 23 febbraio il Consorzio parteciperà invece al Trade Day di Wine Spectator, presentato da Beverage Media Group e ospitato da Southern Glazer's Wine & Spirits mentre sabato 24 e domenica 25 sarà tra i protagonisti dell'evento caratteristico del festival,

"The Goya Foods Grand Tasting Village" che si svolgerà sulla sabbia, nel cuore di Miami Beach con dimostrazioni culinarie di oltre 50 ristoratori e assaggi di cibi e vini provenienti da tutto il mondo.

Negli stessi giorni il Consorzio parteciperà inoltre a numerosi eventi collaterali, con l'obiettivo di stringere relazioni forti con chef e operatori locali.

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Anche la cooperativa La Tradizione di Ponte Alto (Modena) aderisce ad "Acetaie aperte", l'evento in programma dopodomani - domenica 24 settembre - a Modena e provincia per far vedere come viene prodotto l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena.
Sarà possibile visitare una delle venti acetaie che hanno dato vita alla cooperativa. Si tratta dell'acetaia di Mirco Casari, che si trova a Nonantola in via Provinciale Ovest 30.
Durante la visita si potrà degustare Aceto Balsamico Tradizionale di Modena in purezza abbinato a Parmigiano Reggiano di montagna stagionato 24-36 mesi, prodotto dal caseificio Casello di Acquaria di Montecreto e offerto da Tipico e Cooperativo, una cooperativa di Pavullo che valorizza e distribuisce le eccellenze enogastronomiche modenesi.

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Aceto balsamico di Reggio Emilia, nato come elisir di lunga vita, oggi icona di stile emiliano non replicabile altrove. Perche' se fatto bene, con passione e rigore diventa vanto italiano e assoluta eccellenza.

da L'Equilibrista

Da anni seguo Acetaia San Giacomo come appassionato e ho sempre cercato di carpirne l'essenza e la sua geniale intuizione. Il segreto è semplicemente nella qualità del prodotto che ormai ha varcato i confini europei andando a toccare i mercati americani ed asiatici, creando delle vere e proprie passioni nelle persone che conoscono e si rapportano con la proprietà, tutta rigorosamente reggiana di questa ormai famosa Acetaia.
L'altro ingrediente è la qualità delle persone che lavorano con il cuore e che dispensano sogni in cui credono fermamente.

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In un passato recente il proprietario Andrea Bezzecchi si è dimostrato aperto a tutto e tutti, in modo lungimirante e critico, tanto che ad oggi l'Acetaia San Giacomo ha sviluppato prodotti innovativi come una deliziosa gelatina al balsamico adatta ai formaggi pasta molle o semiduri e deliziosa su piatti di verdure cotte solo per fare alcuni esempi, senza tralasciare i condimenti cotti ormai un must dell'alta ristorazione in Italia ed all'estero.
Quello che impressiona è soprattutto la grande voglia di sfornare idee con classe e qualità degne di nota, tanto che l'ultima trovata geniale porta l'attenzione ad una camera sensoriale per esaltare profumi e qualità dell'aceto balsamico. Questa camera porta i sensi soprattutto olfattivi e visivi ai loro massimi e ne esaltano l'ingresso nel palato, soprattutto meglio quando si tratta di aceto balsamico tradizionale.

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                                                                         Camera sensoriale

La qualità più spiccata è quella di non mostrarsi mai sordi o ciechi verso niente e nessuno, producendo qualcosa che abbia un accurato standard di qualità e mantenendo in modo maniacale le relazioni con il pubblico specializzato, affrontando platee di tecnici o panel degustativi in prima persona.
La difficoltà che si incontra continuamente è infatti quella di fronteggiare molto spesso ostacoli imposti dalla poca cultura che vanno a minare questo straordinario prodotto.

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Andrea Bezzecchi, 41 anni, proprietario di Acetaia San Giacomo e Presidente del Consorzio dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia, nel recente 1994 eredita dal Padre insieme al fratello Christian 110 botticelle che questi curava da sempre con grande e viva passione.
Una storia molto comune per la provincia emiliana soprattutto quando si parla di Reggio Emilia, dove è nato l'aceto balsamico, come citato anche nelle odi di Omero e nelle opere dedicate alla contessa Matilde di Canossa. Quello che va fuori dall'ordinario è che Andrea si laurea in giurisprudenza e che insieme al fratello che già lavorava, non ha pensato di vendere questo tesoro e fare cassa come si suol dire, ma anzi tenerselo stretto e continuando gli studi, appassionandosi giorno dopo giorno alla produzione del balsamico, iniziandone a conoscere pregi vendendone le prime botticelle on-line.
Il ragazzo si laurea nel 2001 e la brillante carriera da avvocato è li che lo aspetta ma lui decide di prendere una strada che trasformerà la sua vita in modo radicalmente diverso. La paura di trasformare una passione in lavoro è evidente ma avendo chiaro che l'obiettivo è ed era quello di portare avanti una tradizione per consegnare il passato nelle mani di chi ne gestirà il futuro, inizia la sua salita. Si specializza nell'ambito enogastronomico con diversi titoli, diventando fra gli altri assaggiatore di Parmigiano Reggiano perché esiste un filo rosso che lega i due ambiti e che come riporta lui stesso: "Più li conosci, meglio li sai tutelare".
 Il percorso è duro ma in pochi anni riesce ad acquistare una corte del Cinquecento dove tenere le botticelle, che adesso da 110 sono diventate 700. E' lui stesso ad ammettere che questo passaggio sia stato fondamentale ma che allo stesso tempo sia stata un'autentica follia, perché la ristrutturazione costò parecchio e fu un bagno di sangue per due ragazzi giovani, ma d'altro canto sarebbe stato l'unico modo per non scendere a compromessi e d'altronde l'impostazione di un qualsiasi progetto per Andrea prescinde dal calcolo del guadagno: "il successo economico deve essere la conseguenza di un'iniziativa fatta con passione e serietà. Ora, dopo 15 anni, posso dire di aver avuto ragione.

Oggi, con lo scenario attuale, affermazioni come questa possono solo essere citate da esempio, perché laddove ci sono interrogativi e dove la gente si ferma a pensare e trova tempo solo per generare altre inquietudini, ci sono altri che decidono e vanno oltre, vanno a trovare le loro radici e conquistano i loro sogni.

Domenica, 13 Dicembre 2015 09:36

De Nigris premiato in Parlamento

De Nigris, protagonista nel mondo degli aceti, premiato in Parlamento con l'Italian Talent Award. La consegna del premio da parte del Presidente del Senato Pietro Grasso il quale ha sottolineato l'impegno imprenditoriale della famiglia De Nigris sia in Emilia Romagna sia in Campania.

Modena, dicembre 2015.
Alla Camera dei Deputati si è recentemente tenuta la cerimonia di consegna del premio "Italian Talent Award": Armando de Nigris, presidente dell'omonimo Gruppo industriale, noto nel mondo per la produzione di aceto balsamico e condimenti, è stato premiato quale ambasciatore del Food "made in Italy".
A consegnare l'ambito riconoscimento è stato il presidente del Senato, Pietro Grasso, il quale ha voluto ringraziare l'impegno imprenditoriale di questa famiglia che, con i fratelli Armando, Raffaele e Luca, opera in Italia dal 1889, con stabilimenti in Emilia Romagna e Campania. E proprio in questa Regione con l'apertura del nuovo sito produttivo a Caivano in provincia di Napoli, che la sana imprenditoria del nostro paese ha offerto a molti giovani la possibilità, attraverso l'Academy de Nigris, di inserirsi nel mondo del lavoro in piena "Terra dei Fuochi". Riconoscimento attribuito ancora ad Armando de Nigris per aver creato il Balsamico Village in provincia di Modena, dove su un'area di 700.000mq sorge un vero e proprio distretto produttivo nel mondo dell'Aceto Balsamico con i soli colori e brand della de Nigris.

La giuria di Italian Talent Award era presieduta dal direttore del Giorno, on. Giancarlo Mazzucca, e composta, tra gli altri, dal direttore del Messaggero, Virman Cusenza, dal direttore del Tempo, Gian Marco Chiocci, dal direttore di TgCom24, Paolo Liguori, dal direttore del TG2 RAI Marcello Masi, da Luciano Ferraro del Corriere della Sera, Stefania Giacomini, direttore GoodinItaly Web Tv, Annalisa Monfreda direttore Donna Moderna, Tiziana Panella – LA7, Sarah Varetto direttore Sky TG24, Alessia Cipolla dello studio Archipass. La giuria ha riconosciuto "nello star system italiano le vere eccellenze del "made in Italy" nel mondo. Riconoscimenti sono stati conferiti anche ad Oscar Farinetti, Bona Frescobaldi, Giancarlo Moretti Polegato, Pasquale Natuzzi. Premiati fra i giornalisti Antonella Clerici e Lidia Bastianich, oltre che il Comando generale dei Nas nella persona del generale Claudio Vincelli.

La manifestazione si è svolta con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
La storia che ha portato a questo importante riconoscimento parte da lontano, e precisamente dalla fine dell'800, quando gli antenati dell'attuale presidente diedero vita a quella che rappresenta oggi una realtà di punta nel settore dell'aceto balsamico, conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo grazie all'elevata qualità dei suoi prodotti, all'ampiezza dell'offerta e alla capacità di assecondare, e spesso anticipare, le tendenze del mercato globale.

"L'azienda – dichiara Armando de Nigris – controlla direttamente più del 90% delle materie prime necessarie alle produzioni, avvalendosi di serbatoi con capacità totale di 60 milioni di litri per lo stoccaggio e di 20 linee di imbottigliamento automatico e 3 linee per i prodotti speciali, distribuite nei 3 siti produttivi di Afragola (NA), Carpi (MO) - patria dell'Aceto Balsamico - dove dal 1994 si trova la sede degli Acetifici Italiani Modena, e San Donnino (RE). In Campania, alla sede storica di Afragola si è poi affiancato recentemente un nuovo sito nell'area di Caivano, che su una superficie di 10.000 metri quadrati dispone delle più avanzate tecnologie in campo enologico".

"Essere ambasciatori nel mondo della cultura e della qualità italiana che nasce dalla ricerca del bello e del buono, sia nel core business aceto balsamico e derivati, che nella gamma più ampia di prodotti alimentari rappresentativi del made in Italy, – conclude il presidente – è la visione globale di de Nigris, che rappresenta il primo gruppo italiano per volumi esportati nella categoria aceti coprendo ben il 27% dell'intero export italiano di questo prodotto nel mondo. Complessivamente, la nostra azienda commercializza oltre confine l'85% della propria produzione ed è presente in 52 paesi, nei 5 Continenti, e in particolare negli USA. Dalla passione artigianale di fine '800 siamo passati alla leadership internazionale di oggi, all'inizio del terzo millennio".
(Centro Stampa Modena, 3 dicembre 2015)

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, Lambrusco e Parmigiano Reggiano sono stati protagonisti di un evento organizzato nell'ambito della 49 esima Fiera del Riso a Isola della Scala (Verona). -

Modena, 15 ottobre 2015 -

Grazie a tre cooperative modenesi, Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, Lambrusco e Parmigiano Reggiano sono stati protagonisti di un evento organizzato nell'ambito della 49 esima Fiera del Riso che si è conclusa nei giorni scorsi a Isola della Scala (Verona). La cooperativa La Tradizione di Modena, la Cantina Settecani di Castelvetro e il caseificio S. Lucio di Montardone di Serramazzoni hanno infatti partecipato con i loro prodotti a "Sua Maestà l'Aceto Balsamico", una cena, con cucina a vista, nella quale sono stati serviti piatti di riso vialone nano conditi con "l'oro nero" modenese. Alla Fiera del Riso erano presenti sessanta ristoratori, cuochi e maestri risottari da otto regioni italiane, 800 persone al lavoro tra stand, espositori e organizzazione, dieci riserie; durante i 26 giorni della manifestazione sono stati serviti oltre 380 mila piatti di riso.

(Fonte: ufficio stampa Confcooperative MO)


Il penultimo appuntamento della rassegna "Educare e Nutrire: dialogo tra sapori e territorio", promosso dal Comitato ExpoMore di Unimore - Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Palatipico e Ufficio Scolastico Provinciale ha avuto come protagonista "l'oro nero" di Modena.

Di Manuela Fiorini – Modena, 8 maggio 2015
E' famoso in tutto il mondo, è il più amato, ma anche il più imitato. L'Aceto Balsamico di Modena è stato il protagonista della tavola rotonda, ospitata nella Sala Leonelli della Camera di Commercio di Modena, lo scorso 7 maggio, nell'ambito del ciclo di incontri "Educare e Nutrire: dialogo tra sapori e territorio" promossi dal Comitato ExpoMore dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con Palatipico e Ufficio Scolastico provinciale.

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E proprio l'oro nero è stato il protagonista di un piacevole viaggio tra gusto, eccellenza, forza del brand, tradizione e legame con il territorio. Proprio per tutelare questo gustoso e prezioso prodotto, quasi 50 anni fa è nata la Consorteria del Balsamico, associazione no profit che, dai 14 soci iniziali, ne conta oggi circa 1000. E, siccome, dietro a un grande prodotto c'è anche una grande storia da tutelare e tramandare, a Spilamberto è sorto anche il Museo del Balsamico. Ospitato in una villa del Settecento, questa curiosa realtà può vantare ben 10.000 visitatori all'anno, provenienti dall'Italia e dall'estero.
"Dietro alla produzione dell'Aceto Balsamico", ha ricordato Luca Gozzoli, Gran Maestro della Consorteria dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, "c'e la storia delle famiglie e del territorio, che, dalla fermentazione del mosto d'uva, seguendo un rigido disciplinare, spostano in botti sempre diverse l'aceto per sottoporlo al processo di invecchiamento". Gozzoli ha ricordato poi l'episodio in cui Francesco Aggazzotti, primo sindaco di Formigine dopo l'Unità d'Italia, nel 1862, rispondendo a una lettera in cui gli si chiedeva come si fa a fare il Balsamico, spiegò quei procedimenti che, ancora oggi, fanno parte del disciplinare.

Presente alla tavola rotonda anche Cesare Mezzetti di Acetum, una delle realtà più grandi e significative per quanto riguarda la produzione del Balsamico con la produzione di 10.000 bottiglie all'anno, principalmente di Aceto Balsamico di Modena IGP, di uso quotidiano più comune e apprezzato dal pubblico non specializzato. Una produzione minore, invece, è riservata all'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, fedele alla produzione tradizionale, con quotazioni che possono raggiungere cifre ragguardevoli e che hanno fatto di questo prodotto un vero e proprio brand, che ha portato il nome di Modena in tutto il mondo.

Mauro Battaglia, moderatore dell'evento, ha sottolineato quanto l'Aceto Balsamico sia uno dei prodotti più imitati al mondo, persino nella forma della bottiglietta, che mira a trarre in inganno il consumatore.
L'incontro, al quale hanno partecipato numerosi gli studenti dell'Istituto L.Spallanzani di Castelfranco Emilia, si è concluso, naturalmente, con una degustazione di Aceto Balsamico DOP di Modena.

Il prossimo e ultimo appuntamento con il ciclo di incontri Educare e nutrire è previsto per il 14 maggio, dalle ore 15, presso la Fondazione Marco Biagi, il Largo Marco Biagi 10, a Modena e avrà come tema "La Carne, primo alimento dell'uomo?"

(A seguire Galleria immagini di Claudio Vincenzi)

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