Giorno 6 ottobre alle ore 11:00 dinanzi al municipio di Bibbiano, comune interessato dallo scandalo degli affidi irregolari di minori assoggettati a sevizie psicologiche e fisiche, l'Avri (Associazione vittime riuniti d'Italia) insieme a gruppi politici e associazioni, ha atteso l'arrivo sul posto di "Papi Gump", l'uomo che sta girando a piedi l'Italia intera per sensibilizzare tutte le istituzioni sul tema della bigenitorialità e l'affido condiviso dei figli. Una sfida che lo porta vicino a a tantissimi uomini separati che vorrebbero avere la possibilità di crescere i propri figli con la formula dell'affido condiviso.

Bibbiano è un caso emblematico, ma non il solo. E' solo una goccia nel mare di un sistema "mafioso" che mira ad usare i minori per un business personale e senza scrupoli. Con lo striscione "I bambini non si toccano" tutti i presenti si sono ritrovati per ribadire questo concetto, e che molte volte alcuni assistenti sociali non valutano ogni situazione con empatia e scrupolosità. Bambini tolti a famiglie povere ad esempio, e messi in strutture, potrebbero stare tranquillamente in famiglia con i genitori, ove non sussistono particolari criticità, con spese di sostegno decisamente minori. All'incontro erano presenti il presidente dell'Avri, Angelo Bertoglio, i coordinamenti di Avri Emilia e della provincia di Parma guidati da Domenico Muollo, il Coordinamento della Romagna con Donatella Marchetti, il Consigliere Provinciale di Pesaro Urbino Margherita Mencoboni e membri del gruppo parmense Amo - Colorno, da tempo impegnato nel sociale ed in particolare a tutela delle donne vittime di violenza e femminicidio.

Avri e Pupi Gump ribadiscono la necessità di continuare ad indagare su tali situazioni diffuse nell'intero paese, punendo chi compie atti criminosi verso i minori e verso chi non denuncia, punendoli gravemente anche nel "portafogli".

(Foto Sara Annovi Stuart)

PR AVRI e Bibbiano -72751175_2562967677115208_439871072779632640_n.jpg

Commissione speciale d’inchiesta circa il sistema di tutela dei minori. Nella seduta odierna, oltre ad aver deciso la programmazione dei lavori che seguirà la Commissione, i consiglieri hanno ascoltato Giuliano Limonta, Presidente della Commissione tecnica regionale di valutazione del sistema di tutela dei minori, e altri componenti della stessa commissione.


Di seguito i nomi dei consiglieri che appaiono nelle immagini https://youtu.be/M2jDGk-iiPg


Igor Taruffi, vicepresidente commissione (min 1.35)
Raffaella Sensoli, vicepresidente commissione (min 2.44)
Paolo Calvano, Pd (min 3.27)
Da sx Massimo Iotti, Antonio Mumolo, Pd (min 3.56)
Da sx Lia Montalti, Paolo Zoffoli, Pd (min 4.01)
Da dx Barbara Lori (Pd), Silvia Prodi (Misto), Valentina Ravaioli (Pd) (min 4.11)
Da dx Roberta Mori, Marcella Zappaterra (Pd), Yuri Torri (Si) (min 4.16)
Roberta Mori, Pd (min 4.32)
Da sx Gianluigi Molinari, Manuela Rontini (pd), Andrea Galli (Fi) (Min 4.36)
Fabio Rainieri, Lega (min 4.59)
Matteo Rancan, Lega (min 5.15)
Massimiliano Pompignoli, Lega (min 5.33)
Stefano Bargi, Lega (min 5.40)
Fabio Callori, Fdi (min 6.01)
Michele Facci, Fdi (min 6.10)
Giancarlo Tagliaferri, Fdi (min 6.18)
Silvia Piccinini, M5s (min 6.38)
Andrea Galli, Fi (min 7.08)
Silvia Prodi, Misto (min 7.16)
Gian Luca Sassi, Misto (min 7.31)

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(Giuliano Limonta - Presidnte commissione tecnica)

 

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Reggio Emilia 28 agosto 2019 - Sensibilizzare il tessuto imprenditoriale reggiano perché possano essere ricollocati al più presto i 26 lavoratori coinvolti dall’improvvisa chiusura della SaRe di Bibbiano.

Questo il motivo dell’incontro che si è tenuto oggi pomeriggio a Palazzo Allende, su iniziativa di tutte le istituzioni locali: oltre alla Provincia, l’Assessorato alle Attività produttive della Regione Emilia-Romagna, l’Agenzia regionale per il lavoro ed il Comune di Bibbiano. Con loro, sindacati e lavoratori e un rappresentante di Unindustria, al quale è stata illustrata la criticità della situazione creatasi per i 26 lavoratori a seguito del licenziamento collettivo per cessazione di attività deciso improvvisamente lo scorso maggio dalla famiglia Spiezia di Nusco che dall’area Vesuviana, quarant’anni fa, portò a Barco una trentina di famiglie per aprire il Salumificio Reggiano.   

In queste settimane, la proprietà si è infatti sempre rifiutata di utilizzare i tanti strumenti che pure – a livello sia nazionale sia regionale – avrebbero potuto rendere meno drammatica la situazione dei 26 lavoratori licenziati dall’oggi al domani. Da qui la decisione di rivolgere un appello al tessuto economico locale perché, oltre alle iniziative che i Centri dell’impiego hanno già avviato, si possano individuare le esigenze delle imprese delle reggiane in modo da incrociare il più rapidamente possibile domanda e offerta di lavoro. L’obiettivo è quello di favorire il ricollocamento delle 15 professionalità che ancora non hanno trovato occupazione e che – come tutti gli ex lavoratori SaRe – devono oltretutto ancora ottenere garanzie sul pagamento del Trattamento di fine rapporto.
Da parte di Unindustria è stata manifestata ampia disponibilità: l’incontro si è quindi chiuso con l’impegno di tutti alla massima collaborazione per favorire la ricollocazione dei lavoratori e, da parte  delle istituzioni, a riconvocare le parti a fine settembre per un aggiornamento della vicenda.

Un incubo che andava avanti da troppo tempo, addirittura da marzo 2013. Violenze domeniche sfociate anche in abusi sessuali. Maltrattamenti fisici e psicologici che la moglie di un uomo di 63 anni di origine marocchina e residente a Bibbiano (Reggio Emilia) continuava a subire. Lo scorso giugno, la donna ha però trovato il coraggio di denunciarlo, dopo anni di sofferenza.

Sabato è stato finalmente arrestato dai carabinieri su provvedimento del Gip del tribunale di Reggio Emilia ed è agli arresti domiciliari, in un’abitazione diversa da quella della vittima, con l'accusa di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie in attesa dell’interrogatorio di garanzia.

Pubblicato in Cronaca Reggio Emilia

In merito alle interrogazioni presentate al Consiglio dell’Unione Pedemontana e ad alcuni Consigli comunali, sulla situazione nel nostro territorio degli affidi a seguito dei fatti di cronaca accaduti a Bibbiano, Pedemontana Sociale ritiene utile fornire pubblicamente un quadro completo, con dati e informazioni peraltro facilmente reperibili nel Bilancio sociale e nei Bilanci di esercizio, disponibili sul sito internet dell’Unione (www.unionepedemontanaparmense.it).

L’Azienda, che gestisce tale servizio per conto dei cinque Comuni dell’Unione, considera opportuno sottolineare, prima di tutto, come in 11 anni di attività non siano mai pervenute segnalazioni in merito a irregolarità o di non conformità alle linee guida nella gestione degli affidi. L’Azienda con forte impulso della governance politica, ha inoltre indirizzato le proprie programmazioni ad un incremento costante delle misure di supporto alle famiglie, finalizzate alla prevenzione di ogni possibile forma di allontanamento. Fra le tante, si pensi alle progettazioni denominate “Una famiglia per una famiglia” e “Gruppi di auto mutuo aiuto”, come quello attivato per neo-mamme, che puntano proprio ad affiancare e sviluppare le risorse delle famiglie con minori, tramite affiancamento temporaneo di altre famiglie capaci di innescare positivi cambiamenti, consentendo al minore di rimanere nella propria famiglia nonostante iniziali difficoltà.
L’Azienda Pedemontana Sociale è dotata di un Regolamento Affidi, scaricabile sempre all’interno della pagina internet di cui sopra.

Quanti sono i minori in affido
Al 30 giugno di quest’anno, i minori in affido sono 30, di cui 22 in affido etero-familiare, vale a dire in nuclei che non hanno rapporti di parentela con il minore fino al quarto grado, mentre 8 sono di tipo parentale. Dei 30 affidi, 6 sono di tipo consensuale, mentre 22 sono disposti dal Tribunale per i Minorenni. Due, infine, sono i maggiorenni in affido etero-familiare.

I costi del servizio
Come previsto dal vigente Regolamento affido, con Delibera di Giunta dell’Unione Pedemontana Parmense è stato stabilito che alle famiglie affidatarie venga corrisposto un contributo di massimo 600 euro mensili per gli affidi etero-familiari a tempo pieno e massimo 300 euro mensili per quelli parentali.
Complessivamente, il costo sostenuto per il Servizio affido nei cinque Comuni ammonta a 127.400 euro (dato previsionale anno 2019).

I controlli
Il percorso per poter diventare “famiglia affidataria” si articola in diverse fasi e prevede appositi corsi di formazione organizzati a livello provinciale, che comprendono le aree tematiche relative agli aspetti giuridici dell’affidamento, al bambino e ai suoi bisogni, alle competenze e ai bisogni del nucleo affidatario, al rapporto con la famiglia di origine, ai rapporti con i Servizi Sociali e con l’Autorità Giudiziaria, al progetto di accoglienza, alla rete delle famiglie, alla conclusione dell’esperienza affidataria e al distacco del bambino o del ragazzo. Solitamente si articola in almeno 5 incontri e prevede il rilascio di un attestato di partecipazione.
Terminata la fase preparatoria in stretta collaborazione con gli psicologi dell’Azienda USL, inizia il percorso di conoscenza e di valutazione della disponibilità, finalizzato a valutare la composizione, le caratteristiche del nucleo familiare e la sua storia, il suo contesto socio-ambientale di riferimento, le caratteristiche personali dei soggetti che si candidano, le modalità di relazione all’interno del nucleo e le specifiche motivazioni all’affidamento; e ancora: la sussistenza delle competenze genitoriali richieste per sostenere tale esperienza, l’atteggiamento nei confronti dell’affidamento da parte degli eventuali figli e di altri soggetti coinvolti. Successivamente l’equipe affido e l’equipe territoriale possono coinvolgere la famiglia affidataria in un’ipotesi di abbinamento con un bambino o ragazzo, fondata su una valutazione di effettiva corrispondenza tra le esigenze del minore, della sua famiglia e le caratteristiche e la disponibilità del nucleo affidatario. Naturalmente, i componenti della famiglia affidataria non devono avere a proprio carico procedimenti per l’applicazione di misure di prevenzione e men che meno essere sottoposti a tali misure, così come non devono essere stati condannati, anche con sentenza non definitiva, per i reati previsti dagli articoli 380 e 381 del Codice penale, né condanne con sentenza definitiva a pena detentiva non inferiore ad un anno per delitti non colposi.
Ulteriore forma di controllo, così come previsto dal Regolamento, è realizzata attraverso la stretta e costante collaborazione tra Equipe Affido (composta da Assistente Sociale e Psicologa dell’Azienda USL) ed Equipe Multi-professionali territoriali (composte di norma da Assistente Sociale Responsabile del caso, Psicologa e Neuropsichiatra che hanno in carico la situazione del minore, Educatore professionale che assiste il minore ambulatorialmente oppure al domicilio ed altre figure di volta in volta coinvolte (Logopedista, Fisioterapista, Psicomotricista, etc. dell’Azienda USL).
Il progetto di affido definisce il numero di incontri di verifica e controllo progettuale tra operatori dei servizi territoriali e i soggetti interessati: per la famiglia affidataria di norma non meno di sei all’anno comprensivi delle visite domiciliari, per la famiglia d’origine il numero di incontri è definito in relazione agli obiettivi del progetto.
Con la famiglia d’origine e la famiglia affidataria vengono co-costruite e verificate le modalità con cui queste collaborano nell’esperienza affidataria, la connotano correttamente agli occhi del bambino e come la famiglia d’origine progredisce nel recupero delle competenze relazionali ed educative. Le famiglie affidatarie inoltre, partecipano mensilmente al gruppo di confronto e sostegno all’esperienza. In questo gruppo è possibile sentirsi aiutati, ma anche sperimentarsi come figure in grado di dare un aiuto agli altri; è possibile relativizzare la propria situazione e le proprie difficoltà confrontandosi con l’esperienza degli altri. Viene dunque incrementata la possibilità, da parte degli adulti, di elaborare risposte efficaci alle necessità evolutive dei bambini o ragazzi in affidamento. La conduzione e la facilitazione del gruppo è garantita dall’equipe affido territoriale in orario serale; il gruppo di confronto e sostegno è anche una preziosa occasione di verifica e controllo “bidirezionale”: da una parte della qualità della cura e della tutela del miglior interesse del minore in rapporto ad ogni singolo percorso di affidamento familiare, dall’altra dell’operato degli operatori dei servizi e del progetto di affido. Assieme al gruppo dei genitori affidatari, è attivo il gruppo dei bambini e dei ragazzi affidati e naturali, gestito da personale educativo. Questa scelta organizzativa risponde a tre obiettivi di fondo: facilitare la partecipazione agli incontri di entrambi i genitori affidatari, garantendo un supporto logistico nella gestione dei bambini; permettere la sperimentazione di conoscenze condivise tra bambini che vivono l’affido, riducendo il vissuto di “diversità” rispetto ad altri coetanei; verificare costantemente il livello di benessere psico-fisico dei minori in affidamento.
Infine lo svolgimento di colloqui individuali costanti con i minori accolti temporaneamente in famiglie affidatarie a cura dell’équipe multidisciplinare, le visite domiciliari presso le famiglie affidatarie e il continuo mantenimento dei rapporti con la famiglia di origine, associati a momenti di incontro informale con la cittadinanza e con gli Amministratori locali dell’Unione e dei Comuni (per esempio le feste per lo scambio auguri natalizi), completano, in sintesi, la qualità del quadro complessivo degli interventi di cura e tutela dell’infanzia in relazione ai percorsi di affidamento familiare.

Nessuna collaborazione con la onlus implicata nelle indagini di Bibbiano
Azienda Pedemontana Sociale non ha mai avuto alcun tipo di rapporto con la Onlus coinvolta nell’indagine “Angeli e demoni” di Bibbiano. Attualmente, oltre al proprio personale dipendente non ha rapporti con liberi professionisti ma con personale dipendente dell’AUSL – Distretto sud est, con particolare riferimento a psicologi, neuropsichiatri infantili ed eventuali altri professionisti coinvolti di volta in volta su specifiche problematiche. Mantiene inoltre rapporti costanti con il Centro per le Famiglie di Parma e con tutte le altre équipe affido del territorio provinciale (Tavolo di coordinamento affido). Gli educatori professionali facenti parte delle équipe multi-professionali sono dipendenti della Cooperativa AuroraDomus e collaborano con Pedemontana Sociale nell’ambito del vigente appalto aggiudicato per la realizzazione di interventi educativi territoriali, interventi socio-educativi-assistenziali e nella gestione degli appartamenti di accoglienza residenziale temporanea denominati “Case per le donne”.

Rendiconto agli amministratori delle attività
Fina dalla sua nascita, per Azienda Pedemontana Sociale è prassi consolidata incontrare tutti i consiglieri interessati, regolarmente convocati in almeno tre occasioni all’anno: presentazione Bilancio previsionale, presentazione Bilancio consuntivo, Bilancio sociale e presentazione piano programma triennale. Vengono inoltre svolti incontri monotematici della “Commissione consigliare dell’Unione Pedemontana Parmense”.
Pedemontana Sociale si riserva di tutelare la propria immagine, il proprio operato e quello dei suoi tanti professionisti, famiglie e volontari impegnati quotidianamente a tutela dei minori e delle famiglie, agendo legalmente contro chiunque associ in qualsiasi modo il nome dell’Azienda alle indagini in corso a Bibbiano e ai risvolti giudiziari dell’inchiesta “Angeli e Demoni”.

"Se qualcuno ha sbagliato sulla pelle dei bimbi, deve pagare il doppio". Questo l'anatema di Matteo Salvini lanciato dal Paese reggiano divenuto il simbolo dell'inchiesta "Angeli e demoni".

Di LGC 24 luglio 2019 - Una presenza del vice premier leghista che non poche polemiche ha scatenato, soprattutto dal PD, accusato di strumentalizzare politicamente il fattaccio horror che vede indagato e ai domiciliari lo stesso Sindaco di Bibbiano.

Proprio nelle ore in cui Matteo Salvini lanciava i suoi moniti usciva la notizia che il Tribunale dei Minori aveva riassegnato ai genitori 4 dei 6 bambini che furono oggetto di indagine.

"Entro i primi giorni d'agosto - ha annunciato Salvini, iniziando il suo discorso di ieri pomeriggio - verrà approvata al Senato una commissione d'inchiesta sulle case famiglie in Italia, c'è un disegno di legge cui sta lavorando Licia Ronzulli". 

 "Sono qua, prima ancora che da ministro, da papà, ha voluto sottolineare il Ministro degli Interni, e ringrazio chi ha fatto venire fuori questa schifezza. Qua si ruba la vita a bimbi di quattro, cinque, sei anni che hanno un futuro davanti. Sicuramente è una sconfitta. Sono qua per dimostrare che lo Stato c'è. Magari in ritardo, ma c'è. Un'inchiesta è in corso, io non voglio sostituirmi alla magistratura, ma vedremo se certe cooperative erano specializzate nel business sia sugli immigrati, sia sui bambini".

Per tutta risposta dalla regione Emilia Romagna ha fatto eco il sottosegretario Manghi: "Bene il ministro Salvini su verifiche e controlli, ma si parta da dati corretti: in Emilia-Romagna circa 1.500 minori in affidamento e altrettanti quelli inseriti in comunità"
"Giusto ogni tipo di accertamento, per il quale la Regione è ovviamente pronta a fare tutto quello che rientra nelle sue competenze, partendo proprio da un contributo di chiarezza sui dati che rispecchino la realtà, e non altri"
“Qualsiasi tipo di controllo e verifica venga fatto per la tutela dei minori ci trova assolutamente d’accordo. Bene quindi le parole del ministro dell’Interno, Salvini, ma crediamo sarebbe bene potesse agire per questo avendo un quadro della situazione che riporti dati corretti. In Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2017 i minori in affidamento a famiglie erano 1.529 – considerati tutti i tipi di affidamento: a tempo pieno, part time, consensuali, giudiziari - e quelli inseriti in comunità 1.441. In totale, quindi, 2.970. Vi sono poi i minori ospitati in strutture insieme alle madri, ma certo si è lontani dai 10mila bambini ‘portati via ai genitori’ nella nostra regione di cui ha parlato il vicepremier oggi nella sua visita a Bibbiano”.
Così il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, Giammaria Manghi, che aggiunge: “Si tratta comunque di un numero elevato, di fronte al quale, ripeto, è giusto fare ogni tipo di verifica, per la quale la Regione è pronta a fare tutto quello che rientra nelle sue competenze, partendo proprio da un contributo di chiarezza sui dati che rispecchino il vero, e non altri”.

(servizio fotografico di Francesca Bocchia)

 

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Inchiesta Val d'Enza, il presidente Bonaccini: "Basta con le strumentalizzazioni, prevalga il senso di responsabilità. La politica si unisca per far nascere qui una Commissione regionale d'inchiesta"

"Fatti ignobili, se accertati i colpevoli paghino senza sconti. La Regione sarà parte civile, e non accetto che venga gettato discredito sulle migliaia di operatori che lavorano nei servizi per l'infanzia dell'Emilia-Romagna, la cui professionalità rappresenta un patrimonio. Si metta un punto alle polemiche per trovare insieme le giuste contromisure, facendo sentire alle famiglie e alle comunità coinvolte la presenza vera delle Istituzioni. Per questo chiedo che in Assemblea legislativa tutte le forze politiche trovino le condizioni per l'istituzione di una Commissione regionale d'inchiesta che possa dare un contributo di ulteriore chiarezza rispetto ai fatti e a quanto sarà necessario porre in esser e per rafforzare le garanzie a tutela dei bambini e delle famiglie"

Bologna 22 luglio 2019– “Sui fatti della Val d’Enza sta conducendo un’inchiesta la Procura di Reggio Emilia. Gli inquirenti, a cui vanno la fiducia e il ringraziamento di tutti noi, stanno cercando di arrivare alla verità su accadimenti che, se confermati, sarebbero ignobili e dovrebbero portare all’applicazione piena delle pene previste nei confronti dei colpevoli, senza sconti per nessuno. L’ho detto fin dal primo giorno e lo ribadisco oggi: chi, incaricato di svolgere servizi pubblici delicati e cruciali quali la tutela e la protezione di minori, avesse in qualsiasi forma e per qualunque motivo abusato del proprio ruolo, andrebbe condannato senza alcun tipo di incertezza o attenuante”.

Così il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, che prosegue: “Già ora, però, in attesa che si arrivi alla verità, al cui accertamento è preposta la magistratura giudicante, ci sono famiglie e bambini che stanno vivendo una situazione drammatica. Ed è ben comprensibile lo sgomento e il bisogno di verità dell’opinione pubblica, per le domande che si sono aperte e che hanno bisogno di risposte chiare, anche rispetto ai meccanismi di tutela dei più piccoli, comprese le procedure d’affido, nei quali i servizi sociali e la stessa giustizia minorile si trovano ad operare, con gli amministratori locali, sindaci in primo luogo, investiti di competenze dirette. Per questo motivo, la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha istituito un’apposita Commissione tecnica, formata da professionisti di assoluta competenza, per analizzare il sistema delle tutele nel suo insieme e individuare, laddove presenti, criticità e possibili correttivi, anche al di là delle competenze specifiche della Regione stessa. Ho voluto in questo modo dare il senso che nessuno può nascondersi dietro le responsabilità altrui: siamo tutti interessati e dobbiamo tutti sentirci impegnati a rafforzare il sistema di tutele nel suo insieme perché questo pretendono i cittadini, al di là delle prerogative dei diversi attori in campo”.

“In questo delicatissimo contesto- prosegue-, dove il bene primario dovrebbe essere in ogni caso la tutela dei minori coinvolti e delle famiglie, troppi hanno deciso di percorrere la strada della strumentalizzazione, arrivando ad utilizzare vicende drammatiche per la ricerca del consenso di parte. Questo è sempre sbagliato e lo è tanto di più quando sono coinvolti bambini. Il senso di responsabilità non deve mai lasciare il campo alle urne. Abbiamo ascoltato e letto dichiarazioni inaccettabili, accuse che nulla c’entrano con l’inchiesta, accostamenti che la stessa Procura di Reggio Emilia ha dovuto pubblicamente smentire. La campagna d’odio scatenata sui social non solo non permetterà di fare un passo avanti nell’accertamento dei fatti, ma rischia al contrario di generare altri mostri e altri reati. Chiedo che ci si fermi un attimo, dunque, e che si ponga un limite a questa escalation che rischia di travolgere tutti, anche chi non ha alcuna responsabilità né diretta né indiretta, a partire dai tanti operatori che quotidianamente lavorano per il bene e la tutela dei minori e delle persone”.

Il presidente della Regione sottolinea infatti come “una cosa debba essere chiara: nessuno si permetta di mettere sotto accusa un’intera categoria di persone che opera nel sistema di welfare dell’Emilia-Romagna. Anche qui, ribadisco ciò che dissi il giorno stesso in cui si seppe dell’avvio dell’inchiesta: non accetto speculazioni né il discredito sul lavoro quotidiano di migliaia di operatori dei servizi per l’infanzia di questa Regione, considerati fra i più avanzati d’Europa, donne e uomini che rappresentano un patrimonio comune di questa terra a prescindere da qualsiasi connotazione di parte. Operatori la cui professionalità ed esperienza può anzi essere preziosa per i correttivi che saranno eventualmente definiti”.

Dopodiché, “deve essere altrettanto chiaro che la Regione Emilia-Romagna non ha nulla da nascondere ed è anzi la prima a volere che sia accertata la verità. Abbiamo già annunciato che, in caso di processo, ci costituiremo parte civile”.

“Pongo allora una domanda: è possibile ora mettere un punto alle polemiche e alle strumentalizzazioni, da parte di tutti, e compiere insieme un passo avanti? E’ importante che la politica ritrovi un filo comune di responsabilità per individuare insieme le giuste contromisure, che non sono né di destra né di sinistra. La tutela dei bambini non può dividere gli schieramenti e i partiti. Ed è compito di tutti far sentire alle famiglie e alle comunità coinvolte la presenza vera delle Istituzioni, capaci di dare loro le risposte che servono”.

“Auspico che la risposta sia positiva- afferma il presidente-. E chiedo per questo che in Assemblea legislativa le forze politiche, tutte, trovino le condizioni per l’istituzione di una Commissione regionale d’inchiesta che in maniera concreta e in tempi certi possa dare un contributo di ulteriore chiarezza rispetto ai fatti e a quanto sarà necessario porre in essere per rafforzare le garanzie a tutela dei bambini e delle famiglie. Sia appunto questo l’obiettivo della politica- chiude Bonaccini-: la protezione dei minori e la tutela delle persone".

 

 

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Il mercato degli affidi vale dai 3 ai 5 miliardi. A farne le spese dei poveri bambini e dei genitori in difficoltà, non sempre nella indisponibilità di assolvere a pieno al loro ruolo genitoriale. Poveri e espropriati dell’unica ricchezza rimasta: l’affetto.
  
di Lamberto Colla Parma  21 luglio 2019 -

Sconcerta come il caso di “Bibbiano” non occupi più spazi televisivi o giornalistici in generale. Sparito, sublimato nel “cloud” elettronico senza lasciar più tracce.

Le ormai note “campagne di distrazione di massa”, compiute con il supporto del “demenzial reality di turno“ e la creazione di casi diplomatici o politici inesistenti, come se fossero l’ultima spiaggia per il governo in carica, stanno conquistando ogni spazio utile di informazione.

Insomma a occupare gli enormi spazi dell’informazione sono sempre le stesse cose, trite e ritrite, mostrate o commentate via via da tutti, terze, quarte e quinte linee dei movimenti, tutti con il medesimo foglietto consumato che si passano per rilanciare i medesimi proclami di regime contro quello o quell’altro o quella o quell’altra posizione governativa.

Commenti banali, inutili, il cui spessore politico è lo specchio della capacità critica di questo Paese, dove gli ignoranti vanno avanti e i bravi vanno via o lavorano come “schiavi” per sostenere la baracca.

C’è poi un terza parte che, troppo frequentemente, riemerge ma che puntualmente torna rapidamente nel dimenticatoio. Quelli dal mostruoso cumulo di peli sullo stomaco che non han pietà dei più deboli, degli anziani, dei profughi o dei bimbi e sfruttano per sé i sostegni destinati a queste persone in difficoltà.

Delle ONG e delle ONLUS che sfruttano i profughi ormai è cosa consacrata, mentre l’orrendo caso di Bibbiano ha riacceso i riflettori sul “mercato dell’affidamento”. Già il disgustoso caso del “Forteto” (1978) era caduto nell’oblio troppo presto. Giusto per memoria, all'interno della struttura si commisero abusi psicologici e sessuali nei confronti di minori e disabili che erano stati dati in affidamento dal Tribunale dei minori alla comunità.

Invece, nel 2013, a Mattino 5, in studio, ospite di Federica Panicucci, l'avv. Francesco Morcavallo Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna, interviene a spiegare lo scandalo del “mercato dell’affido”, lasciando sconcertata la povera Panicucci, incredula di quello che stava ascoltando. In un drammatico passaggio, l’avvocato in studio, sottolinea come “le cause siano di tipo economico e di controllo sociale. Questi bambini che vengono sottratti alle famiglie entrano in un circuito di mercato, il mercato degli affidamenti. “ Un interesse economico, ha continuato l’avvocato Morcavallo, enorme che vale tra 1,5 e 2 miliardi di euro. In un recentissimo intervento il dottor Meluzzi invece quantificava in almeno 5 i miliardi che gravitano su questo immorale mercato.

Ciononostante, a 6 anni di distanza dalla limpida pubblica denuncia dell’avvocato Francesco Morcavallo, l’atroce realtà è emersa a Bibbiano ma c’è da crederci potrebbe essere un fenomeno ben più diffuso di quanto si possa immaginare. Uno scandalo nazionale da far accapponare la pelle. E perciò, a titolo strettamente conoscitivo, val la pena di ascoltare il dibattito registrato da Radio Radicale lo scorso 18 luglio “Figli sottratti, angeli e demoni, un omicidio non dei corpi ma delle anime”.

Ebbene, di questa orrenda schifezza non se ne parla più. Tutte le forze politiche dovrebbero fare quadrato su una vicenda dai risvolti “horror” come questa punta dell’iceberg di “Bibbiano” e invece è calato il silenzio quasi assoluto. Solo qualche libero post sui social richiama l’attenzione e chiede chiarimenti, ovviamente inascoltati.

La stampa di regime tace e il popolo bue soffre delle vicende drammatiche dei concorrenti di “Temptation Island” e... Buonanotte!
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Mattino 5 - 2013 - in studio, ospite di Federica Panicucci, l'avv. Francesco Morcavallo Giudice del Tribunale dei minorenni di Bologna:
https://www.facebook.com/578787435861540/videos/717962691995463/ 

Radio Radicale 18 luglio: https://www.radioradicale.it/scheda/579780/convegno-sui-figli-sottratti-angeli-e-demoni-un-omicidio-non-dei-corpi-ma-delle-anime

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Cibus Agenzia Stampa Agroalimentare: SOMMARIO Anno 18 - n° 27 7 luglio 2019 -
Editoriale: - La nuova "resistenza". Sovranisti per necessità! - Latte scremato pastorizzato estero, crema e panna in stallo. - Cereali e dintorni. Un tonfo assolutamente imprevedibile - Focus sul caso aceto balsamico – lo stato dell'arte - Qualità, EIMA alla pari di Hannover -

SOMMARIO Anno 18 - n° 27 7 luglio 2019
1.1 editoriale
La nuova "resistenza". Sovranisti per necessità!
2.1 lattiero caseario Lattiero caseari. Latte scremato pastorizzato estero, crema e panna in stallo.
2.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. tendenza
3.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Un tonfo assolutamente imprevedibile.
7.1 vino e degustazioni Aperitivi formativi al "Marcello Experience Parma"
7.2 rifiuti speciali Rifiuti speciali: facciamo chiarezza. Definizioni, informazioni e dati
8.2 aceto balsamico Focus sul caso aceto balsamico – lo stato dell'arte
9.1 eventi Villaggio Coldiretti: Il Consorzio Parmigiano Reggiano è partner dell'evento che si terrà a Milano dal 5 al 7 Luglio
9.2 sicurezza alimentare Il Ministero richiama tranci surgelati di Verdesca, rischio contaminazione chimica
10.1 meccanizzazione Qualità, EIMA alla pari di Hannover
11.1promozioni "vino" e partners
12.1 promozioni "birra" e partners

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Se la capitana Carola la si vuol far passare per una eroina vuol dire che siamo giunti a un punto di non ritorno e la "resistenza" sovranista diventa un obbligo civile.

di Lamberto Colla Parma 7 luglio 2019 -

Quello che si è consumato a Lampedusa nei giorni scorsi è il tramonto della legalità, della moralità e della onorevole rappresentanza degli uomini di Stato.

Quel che è peggio è che per difendere una posizione ridicola e disonorevole si voglia far passare la comandante della Sea Watch 3 come una eroina.

No, a questo mi ribello. Mi ribello per tutti quegli imprenditori che si sono tolti la vita perché impossibilitati, a causa della crisi economica, a pagare i propri operai, per quei disoccupati, che per analoghe ragioni, non sono riusciti a perdonarsi di non esser riusciti a far mangiare la propria famiglia e anch'essi hanno deciso per il gesto estremo, mi indigno per tutti quelli che pur di rispettare le leggi, anche le più assurde vivono in stato di assoluta indigenza, mi schernisco all'idea che dei parlamentari abbiano inneggiato alla disobbedienza civile e da bordo di una nave clandestina abbiano inneggiato e assecondato lo speronamento di un battello della guardia di finanza giocando a fare i "pirati" o meglio i "moderni corsari" perché comunque sono al soldo della Repubblica Italiana.

Non ci sto a ascoltare ore e ore di inutili e demagogici interventi di chicchessia a favore della "Capitana Carola" e nessuno che si sia indignato e se ne sia andato in "vacanza" in Val D'Enza a portare la propria solidarietà a quelle famiglie alle quali sono stati sottratti i figli nelle modalità "horror" che le cronache di questi giorni hanno riportato nei miseri spazi rimasti disponibili; tra un servizio su Carola, uno sulla comandanta e infine uno sulle mostruosità di Salvini con un qualche intermezzo a ricordare come in estate spesso ci sia caldo e sia utile bere soprattutto per gli anziani.

BASTA! Se questa è l'opposizione o il governo del Paese siamo giustificati a opporre resistenza, a essere "Sovranisti Per Necessità" in difesa della nostra cultura e identità italiana. Lo dobbiamo ai tanti che si sono sacrificati per la nostra libertà, sia durante le guerre e sia nell'esercizio delle proprie funzioni di militari, in azioni di guerra fuori confine o interne nel combattere terrorismi e mafie di ogni genere.

Ormai sono in tanti a essere stanchi di questa situazione e sono giunti al limite della sopportazione. Tanti che non parlano ma che covano rabbia a ascoltare tante stupide amenità passate come "morali" ineluttabili. Tanti che non si esprimono perché non ne hanno la possibilità o solo per timore di essere etichettati "fascisti" per il solo fatto di non essere d'accordo con la macerata cultura di sinistra, nemmeno parente alla lontana della sinistra che era riuscita a farsi strada sino alle porte del governo d'Italia.

Stanchi devono per forza essere anche gli uomini delle forze dell'ordine che per primi mettono la loro vita a disposizione della legalità.

Per tutti questi ultimi suggerisco la lettura della "Lettera aperta all'Onorevole Orfini" di Cav. Gaetano Insinna (Segretario generale aggiunto SIM Guardia di Finanza) all'indomani dei fatti di Lampedusa.

"... Lei era a bordo della Sea Watch 3- scrive in un passaggio iniziale il rappresentante della GDF, quando la signora Carola Rackete ha volontariamente forzato il blocco e messo a repentaglio la vita dei miei Colleghi.
In una intervista ha dichiarato, riflettendo anche successivamente "a freddo", quindi senza alcun ripensamento, che se fosse stato al posto della signora avrebbe fatto la stessa cosa.
Lei ha studi classici, ergo, rifletta profondamente sul peso che può essere attribuito alle sue parole.
Alla luce delle sue dichiarazioni, se non ho compreso male il senso o la metafora, quindi, lei, Onorevole della Repubblica italiana, deputato e presidente del Partito Democratico dal 14 giugno 2014 al 17 marzo 2019, avrebbe forzato il blocco e messo a repentaglio la vita dei miei Colleghi finanzieri?
Pregiato Onorevole Matteo Orfini, perdoni l'ignoranza e mi aiuti a capire, ... (prosegue)"

La magistratura farà la sua parte e ci auguriamo lo faccia in piena coscienza e consapevolezza, ma a un parlamentare della Repubblica, che comunque rappresenta migliaia di elettori, non deve sfuggire di mano la legalità e le parole hanno un peso molto maggiore se divulgate da un uomo dello Stato. Possono diventare parole di incitamento all'azione e in questo caso ognuno sarebbe libero di applicare l'invito a qualsiasi stato di necessità. Dal rifiuto pagare le tasse perché "oggettivamente" troppo alte, al farsi giustizia da soli perché lo Stato non ha sufficienti uomini per garantire la sicurezza di tutti e senza arrivare a tanto, alla libertà di saccheggiare i supermercati per la necessità di alimentare la famiglia.

Avete abbondantemente "toppato" e che la vergogni non vi porti sonni tranquilli... Complimenti avete autorizzato il "caos". Al più presto avremola coda dii pirati e "caron dimonio" in fila per lo sbarco "disumanitario" autorizzato dagli irresponsabili.

(foto, frame da video di Askanews: Sea watch, Rackete libera: il Gip non ha convalidato l'arresto - http://www.askanews.it/video/2019/07/03/sea-watch-rackete-libera-il-gip-non-ha-convalidato-larresto-20190703_video_10271679/ )

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