Agenzia Stampa Agroalimentare: SOMMARIO Anno 18 - n° 9 3 marzo 2019 -
Editoriale: - Cyber Attack. La fragilità di un sistema interconnesso. La conferma dai "Servizi" - Lattiero caseari. Prezzi stabili, nessuna variazione sensibile. - Cereali e dintorni. Mercati piatti, ma qualcosa potrebbe accadere - 


SOMMARIO Anno 18 - n° 09 03 marzo 2019
1.1 editoriale
Cyber Attack. La fragilità di un sistema interconnesso. La conferma dai "Servizi"
2.1 lattiero caseario Lattiero caseari. Prezzi stabili, nessuna variazione sensibile.
2.1 Bis lattiero caseario Lattiero caseari. Prezzi stabili, nessuna variazione sensibile. Grafici di tendenza.
3.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. Mercati piatti, ma qualcosa potrebbe accadere
5.1 salute e integratori Consorzio della Bonifica Parmense, maxi esercitazione anti alluvione a Colorno
5.2 difesa idraulica Tra gestione delle acque e federalismo fluviale.
6.1 sport eventi Turismo outdoor: ecco chi presenterà le vacanze attive a OUTDOOR EXPO 2019.
7.1 comuni in festa A FICO, Noceto in Festa fa il pieno.
8.1 cereali e contratti filiera Nuovi contratti di filiera Mais – Soia – Favino
9.1promozioni "vino" e partners
10.1 promozioni "birra" e partners



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Giovedì, 29 Novembre 2018 06:26

Un anno di FICO

Ad un anno esatto dall'apertura di FICO, le mie considerazioni su di una macchina imperfetta che però ha avuto il pregio di osare e che sta faticosamente macinando consensi nonostante l'Italia e gli Italiani.

da L'Equilibrista Bologna 24 novembre 2018 - Quando da piccoli si chiedeva alla maestra come si poteva iniziare un tema, la risposta era solitamente quella di iniziare a scrivere prima di tutto, senza pensare a regole prestabilite o stili linguistici perché comunque iniziando, le idee uscivano da sé.

Quello che è successo a FICO dall'anno scorso è molto simile.
E' stato come trovarsi in un'aula futuristica, nella quale però i bambini avrebbero sognato libri e lezioni all'aria aperta, imparando direttamente dalle esperienze dirette, vedendo animali veri pascolare, toccando foglie di piante dalle quali staccare la frutta maturata al sole e poterla mangiare, oppure lavorando il proprio orticello e a fine giornata, ritornare con il prodotto che si è coltivato da sè.

Non serve essere detrattori in questa fase, perché ci voleva coraggio a riconvertire l'antico mercato ortofrutticolo di Bologna già in declino da anni e riadattarlo, puntando su di un disegno totalmente nuovo.
Per questo bisogna portare idee nuove per aiutare questo sogno a non scomparire, serve vedere FICO come un luogo capace di produrre veramente con le proprie forze un prodotto coltivato ed allevato all'interno delle sue strutture, portando cultura ed innovazione nel servizio e nell'offerta, perché la sola innovazione del formato o la semplice cultura al prodotto di alta gamma non basta più.

La mia esperienza ad oggi, da operatore che frequenta questo spazio sin dalla prima apertura e che ha preso parte e circa una cinquantina di eventi all'interno di esso, ed in momenti diversi aggiungo, è che si poteva osare ancora di più, magari puntando alla produzione di latte marchiato FICO ad esempio, o all'allevamento diretto del bestiame per ottenerne selezioni kilometro zero o dedicati, proprio come se fosse una comunità di produzione ultra settoriale e che su queste esperienze, si sarebbe potuto costruire una vera e propria immagine di marca, perché supportata dal vero prodotto "Made in FICO".

Innovare oggi significa portare qualcosa che non c'è e soprattutto prevedere dei cicli velocissimi di rotazione delle idee perché ciò che funziona è legato alla fidelizzazione ed alla esclusività, tanto che il cliente apprezzerebbe affidare a FICO la gestione della qualità della sua personale dispensa prodotti e magari farsela spedire a casa. Di tanto in tanto portare la famiglia a vedere come procedono le sue colture e magari prenotare il proprio spazio per consumare i suoi prodotti in loco per dedicarsi a cene esclusive per reinventare un formato classico in un qualcosa di unico.

Qualcosa di veramente FICO insomma.

Nessuno sarà mai profeta in patria come si usa solitamente dire e soprattutto nessuno vuole fare scuola a chi ha il coraggio di buttarsi e ha avuto la brillante idea di portare ricchezza ai produttori italiani creando valore all'estro nel nome dell'Italianità, però credo che i punti di vista siano preziosi e servano per crescere e reinventarsi continuamente.

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Pubblicato in Agroalimentare Emilia

La bellezza delle nostre tradizioni culinarie si è tutta ritrovata a Fico, il nuovo parco tematico nel cuore di Bologna, al centro della rivoluzione enogastronomica che vede l'Italia precursore del Mondo della divulgazione enogastronomica.

di L'Equilibrista FICO-Bologna, 02 giugno 2018 - Sincero confronto e stimolante scoperta quella che ha visto la Nocciola al centro di uno degli stand della Repubblica dei Contadini a FICO, confermando quanto la biodiversità del nostro Paese sia sempre di assoluto rilievo malgrado i malumori e le note crisi di tenuta di un sistema fragile, ma quanto mai alternativo alla standardizzazione offerta dagli altri Paesi, i quali possono solo sognare un tale vantaggio competitivo.

Ed ecco l'Azienda Quaresima di Avellino raccontarsi, rivelando le Nocciole avellinesi come orgoglio della loro terra perché rappresentano circa il 60% della produzione nazionale; tanto che la sola provincia di Avellino ne copre circa il 40% in esclusiva.

Ben rappresentate sono le varianti denominate Mortarella appunto, Giffone e Sangiovanni. Prodotto veramente nato in Italia che non ha bisogno di nulla se non della terra dalla quale crescere, che può essere perfettamente abbinato con la pasta per farne un ragù, oppure ben amalgamato al pesto alla genovese o magari anche solo come merenda e fine pasto se consumato direttamente.

Devo confermare che al gusto, ne esce qualcosa di totalmente nuovo che porta alla mente l'essenza vera della nocciola, molto avvolgente il gusto, persistente e più che mai perfetto se usato per fare la base della crema di nocciole.

Infatti la cosa sorprendente è che per produrre questa leccornia, l'Azienda sceglie di utilizzarne ben il 40%, accompagnato da cacao selezionato evitando sostanze addensanti o chimiche anche perché è tutto già ottimamente bilanciato dalle stesse nocciole che vanno a garantire adeguato livello di omega 3 come e nel famoso detto che lo accosta al pesce. L'entrata in bocca è stuzzicante ma soprattutto non viene coperto il cacao perché viene esaltato al meglio lasciando naturalezza al prodotto.

Che dire, chi pensava che le nocciole venissero da una sola zona ben definita dell'Italia sono rimasti piacevolmente colpiti a testimonianza che l'Italia ha nella sua essenza la sua grande forza.

 

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Pubblicato in Agroalimentare Emilia

A FICO, Parmigiano Reggiano e Grana Padano si sono confrontati con Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità sul tema dei "formaggi naturali".

Bologna, 16 marzo 2018 - Non tutti i consumatori sanno quale sia la differenza tra formaggi a latte crudo e formaggi pastorizzati. Di questo si è discusso oggi a FICO in un incontro che ha coinvolto Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità e i presidenti dei Consorzio dei formaggi DOP più importanti d'Italia: Parmigiano Reggiano e Grana Padano.

Piero Sardo nel suo libro: "Formaggi naturali. Viaggio alla scoperta dei migliori d'Italia" ci racconta che, rincorrendo la massima igienicità richiesta dalle normative igienico-sanitarie, si è azzerata o quasi la flora batterica. La pastorizzazione elimina circa il 99% dei batteri del latte, senza distinzioni tra quelli dannosi per l'uomo e quelli che invece conferiscono un sapore unico a ciascun formaggio. Così il sapore si standardizza, diventa uniforme, identico in ogni stagione. Poche multinazionali producono fermenti per tutto il mondo. Ceppi di batteri estratti da latte munto chissà dove, selezionati e moltiplicati in laboratori specializzati, poi confezionati e rivenduti a centinaia di fornitori che provvedono alla distribuzione sul mercato sotto diversi marchi.

"Ora è giunto il tempo che il mondo del formaggio prenda coscienza sino in fondo di queste tematiche, avvii la sua rivoluzione e dia vita al movimento dei formaggi naturali: a latte crudo, ovviamente, e senza fermenti o con fermenti realizzati in casa": è questa la sintesi del pensiero Piero Sardo.

Su questo tema è intervenuto Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano che ha sottolineato la vicinanza al movimento dei formaggi naturali:

"Siamo perfettamente in sintonia con Slow Food: il silenzio attorno al tema fermenti nei formaggi non è più accettabile. Non essendo obbligatorio evidenziarne l'uso in etichetta, chi acquista un formaggio non può compiere una scelta consapevole. Si va inoltre incontro ad una standardizzazione che banalizza il lavoro dei casari perché la provenienza del latte non è più una variabile fondamentale. La soluzione è una sola: spiegare al consumatore che solo un formaggio a latte crudo con fermenti naturali, come il Parmigiano Reggiano, è in grado di esprimere tutti i sapori e gli aromi della sua terra d'origine. Il Parmigiano Reggiano è frutto del suo terroir e del saper fare delle sue genti, che si tramanda di generazione in generazione. Rispetto a nove secoli fa nulla è cambiato: stessi ingredienti - latte, sale, caglio -, stessa cura e passione, stessa zona d'origine".

Cibus Agenzia Stampa Agroalimentare: SOMMARIO Anno 17 - n° 4 28 gennaio 2018 -
Editoriale: - -35 giorni e già minacciano di "spread" - Lattiero caseari. Stabili il Padano e il Parmigiano. - Imprese, è ancora flessione in Emilia Romagna - La conoscenza invisibile delle persone fa crescere la redditività dell'azienda - Cereali e dintorni. La soia sembra prendere il volo.

SOMMARIO Anno 17 - n° 04 28 gennaio 2018

1.1 editoriale
-35 giorni e già minacciano di "spread"
2.1 lattiero caseario Lattiero caseari. Stabili il Padano e il Parmigiano.
3.1 imprese e competenze La conoscenza invisibile delle persone fa crescere la redditività dell'azienda
3.2 ismea qualivita XV Rapporto Ismea-Qualivita: DOP e IGP patrimonio da 15 miliardi di euro
4.1 innovazione L'agricoltura 4.0 in Italia vale già 100 milioni di euro
4.2 vino eventi Bollicine in villa, 2° edizione
5.1 economia e imprese Imprese, è ancora flessione in Emilia Romagna
5.2 eventi parmigiano reggiano Parmigiano Reggiano: a FICO il Consorzio celebra Sant'Antonio Abate
6.1 cereali e dintorni Cereali e dintorni. La soia sembra prendere il volo.
7.1 artigianato in rete ALAB, L'ITALIA S'È DESTA... DA PALERMO.
7.2 eventi SIA-Paris #SIA2018 Il Salone Internazionale dell'Agricoltura accoglie ogni anno circa 30.000 visitatori professionali
8.1 eventi Fromage - paris Parigi: Il Salone del Formaggio e dei Prodotti Lattiero Caseari svela i suoi 10 colpi di fulmine 2O18
9.1 Fieragricola Verona Fieragricola: a Verona il Focus innovazione de L'Informatore Agrario
10.1promozioni "vino" e partners
11.1 promozioni "birra" e partners

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Il centenario marchio di Langhirano scelto tra i quattro prosciuttifici italiani che esporranno i loro prodotti al più grande parco agroalimentare del mondo di Bologna.

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Zuarina, centenario prosciuttificio di Langhirano, patria del crudo di Parma, è stato scelto da Fico Eataly World per rappresentare la migliore espressione della tradizione nostrana agli occhi e ai palati dei visitatori, all'interno del più grande parco agroalimentare del mondo recentemente aperto a Bologna.

Un riconoscimento che parte da lontano, quando nel 1860 Zuarina, nome della moglie del fondatore dell'azienda a cui è stato intitolato il prosciuttificio, produce la sua prima coscia. Da allora ogni prosciutto è curato con attenzione, passione e sapiente artigianalità, ma soprattutto segue le regole antiche di ogni fase della produzione: selezione della materia prima, cura della salatura ed infine una perfetta stagionatura. Regole semplici, ma efficaci, che hanno decretato il successo di Zuarina in Italia e all'estero: dalla Francia agli Stati Uniti, dal Giappone alla Cina.

E adesso Zuarina diventa simbolo della tradizione italiana nel mondo. "Sono solo quattro i prosciuttifici selezionati da Fico Eataly World – spiega Pietro D'Angeli, Direttore generale di CLAI e presidente di Zuarina - essere tra questi rappresenta un grande successo; siamo orgogliosi di essere stati scelti come simbolo dell'eccellenza italiana. All'interno del parco agroalimentare proporremo un Prosciutto di Parma Gran Riserva 24 mesi, prodotto top per qualità della nostra produzione".

Come per altri prodotti Zuarina anche il Prosciutto di Parma Gran Riserva 24 mesi viene prodotto solo con un pizzico di sale come ingrediente aggiunto alla selezionatissima materia prima. Nulla di più: niente conservanti né additivi, solo tanto tempo, tanta passione.

"Selezioniamo solo le cosce migliori – continua Pietro D'Angeli - Negli allevamenti della Filiera CLAI, Zuarina scegli solo suini pesanti nati ed allevati nella Pianura Padana, da cui si ottengono cosce selezionate per lunghe stagionature, da un minimo di 18 mesi fino a un massimo di 24 mesi".