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Venerdì, 24 Luglio 2020 11:35

Taxi e NCC proclamano lo stato di agitazione

Il settore del trasporto pubblico non di linea è tutt’altro che marginale: a Modena operano al suo interno più di 1.000 persone

Pubblicato in Comunicati Lavoro Modena

Un webinar di CNA per supportare le imprese che esportano

Una indagine di CNA tra le imprese associate evidenzia come, a causa dell’emergenza, il 50% ridurrà le ferie rispetto al 2019. Stop ad assunzioni ed investimenti per il 56% delle imprese. E per l’autunno dominano incertezza e preoccupazione: per il 93,6% degli intervistati (oltre 200) il sentiment è negativo.

Pubblicato in Economia Modena
Giovedì, 14 Maggio 2020 14:06

Da CNA Modena: rilancio, un decreto “pesante”

Valutazione legata anche agli adempimenti burocratici richiesti dalle varie norme: particolarmente positive quelle di applicazione più semplice, come lo sconto Irap e l’erogazione automatica dei 600 euro per il mese di aprile.

Pubblicato in Comunicati Lavoro Modena
Mercoledì, 29 Aprile 2020 20:23

Prezzo mascherine, un'offesa per le imprese

0,50 centesimi: un prezzo che favorisce solo le produzioni straniere, alla faccia di chi si pavoneggia con il Made in Italy e delle aziende che si sono impegnate, anche economicamente, per il Paese.

Sarebbe una vicenda comica, se non fosse tragica: si chiede alle imprese di riqualificarsi nella produzione di mascherine, per compensare una importante carenza. Imprese che investono tempo e denaro per inventarsi un nuovo prodotto, certificarlo ed avviarlo alla produzione. Ti pavoneggi dell’importanza del Made in Italy. Poi imponi un prezzo, ben al di sotto del costo del mercato, che di fatto favorisce le produzioni straniere, quelle cinesi in particolare.

Siamo arrivati al paradosso - osserva Marco Gasparini, Presidente CNA Federmoda Modena - fin dalle prime fasi dell’emergenza sanitaria, CNA Federmoda insieme ad altri partner, ha lavorato per costruire attraverso le imprese una filiera italiana che potesse riportare nel nostro Paese una produzione ormai pressoché totalmente delocalizzata. Una iniziativa che raccolse i ringraziamenti del Presidente del Consiglio e del Commissario straordinario per l’emergenza Covid. Pensavamo che chi guida il Paese avesse contezza del costo del lavoro italiano e quanto di questo sia legato e utile al sostegno del welfare nazionale. Invece l’imposizione del prezzo fissata dal Commissario Arcuri è lì a dimostrare che non si sa di cosa si stia parlando. Il prezzo delle mascherine alla produzione, fissato a 0,50 centesimi è uno schiaffo, se non un’offesa, alle imprese che si sono impegnate in questa direzione”.

Non è difficile fare i calcoli: soltanto il costo della certificazione si aggira attorno ai 10.000 euro (e per fortuna che il Comune di Carpi, attraverso Carpi Fashion System, ha deliberato contributi sino a 7.000 euro per sostenete le imprese in questo ambito). Poi ci sono i dipendenti, il costo di produzione (in gran parte, in assenza di macchinari, queste mascherine debbono essere fatte a mano, i costi fissi. “in altre parole, il prezzo imposto non si avvicina nemmeno ai costi di produzione. Peraltro, facendo passare da usuraie imprese che, cercando di riqualificarsi hanno evitato di ricorrere alla cassa integrazione e di pesare sulle spalle della comunità”.

Se si vuole che le imprese nazionali continuino a produrre mascherine, evitando le prevedibili difficoltà di approvvigionamenti, ci aspettiamo che il differenziale tra il prezzo imposto, 0,50 cent, e quello effettivo di produzione “Made in Italy” venga messo a disposizione delle imprese”, afferma Gasparini.

Senza dimenticare il problema di coloro che hanno acquistato mascherine a prezzi superiori, in molti casi molto superiore, e che ora non li possono rivendere. A questi ultimi si pensi ad un credito d’imposta tra il prezzo imposto e quello effettivamente pagato.

CNA è assolutamente consapevole della necessità di andare incontro alle esigenze della popolazione e di trovare modalità per non gravare eccessivamente sui bilanci familiari così come su quelli delle imprese che dovranno acquistare mascherine per i loro dipendenti. Vi sono diverse modalità per raggiungere questo risultato, oltre all’abbattimento dell’IVA, si possono prevedere crediti d’imposta per il costo del personale e gli investimenti dedicati dalle imprese per realizzare le mascherine.

Martedì, 28 Aprile 2020 12:03

Non è un paese per donne

Nell’emergenza vengono a galla tante problematiche familiari, a partire dalla gestione dei bambini, che rischiano di penalizzare le lavoratrici. Nasce #facciamopresto,  un hashtag per una rapida ripresa. Anche all’insegna delle donne. Lo strumento proposto: l’outdoor education

Giliana_Gavioli.jpgModena, 28 aprile 2020. “Occorre aprire in fretta, ma farlo senza tenere in considerazione le necessità delle famiglie, dai figli agli anziani e ai disabili, significa non considerare il ruolo femminile nel lavoro, e di conseguenza aggiungere un nuovo problema ad una situazione di per sé complicatissima. E a pagare il prezzo sociale, ed anche economico, alla pandemia, saranno soprattutto le donne, come spesso capita nelle crisi”. È amareggiata, ed anche un po’ arrabbiata, Giliana Gavioli, presidente di CNA Impresa Donna, di fronte ad una situazione sottovalutata. “Il rischio – continua Gavioli – è che si torni indietro nel tempo, che sia la donna a perdere il lavoro, o a lasciarlo per privilegiare la famiglia. E questo sarebbe inaccettabile”.

Il problema principale è rappresentato dai bambini e dai ragazzi, “che hanno bisogno di socialità. Non ci si può affidare, per compensare la mancanza di contatti, solo alle videochiamate. Le esperienze degli altri Paesi confermano che qualcosa in questa direzione può essere fatto. In Italia, poi, abbiamo la fortuna di poter contare su una grande rete di comunità in questo senso: polisportive, circoli, fattorie didattiche, le stesse scuole. In tutti questi luoghi, almeno nei mesi estivi, possono essere organizzate attività di supporto alle famiglie per piccoli gruppi di ragazzi, eventualmente coinvolgendo anche operatori culturali, peraltro sino ad oggi dimenticati nelle questioni economiche riguardanti l’emergenza”.

Sono a decine le associazioni e le insegnanti che premono per riaprire i luoghi dell’educazione. In questi mesi la scuola ha fatto passi da gigante nella didattica a distanza, magari è possibile fare la stessa cosa nella outdoor education, nella sperimentazione di laboratori a piccoli gruppi, nell’assistenza educativa domiciliare per i minori con disabilità. Vale la pena provare, per rimettere ogni cosa al suo posto. Senza capovolgimenti. Ed aiutando le famiglie al di là dei baby voucher o dei congedi, largamente insufficienti, sia dal punto di vista economico che temporale)
Secondo la presidente delle donne imprenditrici di CNA, “Stanno venendo al pettine i ritardi di decenni. E la sottovalutazione della figura femminile, che magari questi problemi li ha più presenti degli uomini: basti pensare, e non sono certo la prima a rilevarlo, come nella famosa, direi famigerata task force, non ci sia nemmeno una donna”.

“Siamo state proprio noi donne di CNA ad individuare un hashtag, #facciamopresto, che vuole accompagnare tutte le iniziative e le sollecitazioni che l’Associazione sta rivolgendo alle diverse istituzioni per accelerare, in sicurezza, la ripresa delle attività produttive. Ma questa ripresa passa anche per una tutela delle famiglie, e delle donne. Per la salvaguardia del loro ruolo di imprenditrici, lavoratrici, mamme.

 

Pesanti critiche di Cna al programma di riaperture annunciato ieri sera.

Modena, 27 aprile 2020. “Attendevamo la presentazione del nuovo decreto con speranza, l’abbiamo archiviata con un misto di delusione, rabbia e sconcerto. Perché è del tutto evidente come l’unico punto di riferimento di questi provvedimenti, per ciò che riguarda gli aspetti legati all’economia, sia l’industria. Come era lecito attendersi, visto che tra le centinaia di componenti delle più diverse task force all’opera non c’è uno che sia uno, di rappresentanti del mondo dell’artigianato e della piccola impresa”. È una bocciatura senza mezzi termini quella che Alberto Papotti, segretario di provinciale di CNA Modena, dà del decreto presentato ieri sera dal Presidente del Consiglio.

Particolarmente grave è la data fissata per l’apertura delle attività artigiane del benessere, della ristorazione e degli esercizi pubblici, il 1° giugno. “Stiamo parlando di imprenditori che, sulla base di anticipazioni giornalistiche mai smentite, hanno già iniziato a fare investimenti per assicurare il distanziamento fisico e la ripresa in sicurezza. Ebbene, queste categorie sono state rispedite in panchina per cinque settimane, non si sa bene sulla base di quali considerazioni medico-scientifiche, visto che allo stesso tempo si dà il via ai trasporti pubblici, ben più pericolosi dal punto di vista sanitario”.

Ovviamente non si vuole mettere a confronto l’utilità pubblica di questi ultimi rispetto all’acconciatura, però diventa difficile spiegare ad un imprenditore del settore, chiuso dall’11 marzo, la ragione per cui dovrebbe continuare a tenere le serrande abbassate. Magari dopo essere andato a fare la spesa in un supermercato ed aver visto la promiscuità commerciale a cui quest’ultima dà luogo. Imprenditore che è abituato da anni a rispettare norme igieniche piuttosto ferree.
In questo modo, continua CNA, il settore va verso la chiusura di almeno un’impresa su tre, dando peraltro buona linfa all’abusivismo. Che del rispetto delle norme sanitarie se ne frega.

“Per non dire – continua Papotti – della chiusura dell’edilizia privata e della ripresa dei cantieri pubblici, una differenza ingiustificata, visto che il protocollo anti-covid è lo stesso”.
“Lavoreremo subito – conclude il Segretario di CNA Modena – per far sì che questo decreto possa essere migliorato, decreto che peraltro scade il 17 maggio e che per questo ha ancora spazi di correzione. Noi continuiamo a ritenere che la data più opportuna per la ripresa di queste attività sia l’11 maggio. Di certo non lasceremo nulla di intentato per cercare di dare agli artigiani quella dignità che sino ad oggi non hanno avuto, senza escludere manifestazioni di protesta”.

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Alberto Papotti, segretario modenese dell’Associazione: “evitare le interpretazioni territoriali e dare precisi orientamenti alle imprese, come non è stato fatto, ad esempio, per gli screening sierologici: il protocollo di sicurezza c’è già, quello del 14 marzo. Apire subito meccanica, moda, edilizia, attività individuali e pensare alle norme per i servizi alla persona

“Il tempo delle mezze misure è finito: se il 4 maggio, possibilmente prima, le imprese non riapriranno per il nostro Paese sarà il tracollo. Oggi In gioco non c'è solo il presente, ma il futuro dei nostri figli. E non è catastrofismo o cinismo, ma solo realismo”. È perentorio il parere di Alberto Papotti, segretario provinciale di CNA, in merito alla cosiddetta fase 2 dell’emergenza.

“La riapertura può essere, anzi deve esse progressiva, per tenere conto della salute pubblica che era e rimane una priorità. Una priorità che è però compatibile con una ripresa delle attività economiche, che sia basata su tempi certi e regole altrettanto definite”.

Di sicuro, secondo CNA, non devono essere fatte differenze tra grandi e piccoli, tra filiere e filiere. “Abbiamo sentito parlare della riapertura del l'edilizia pubblica: che differenza c'è tra questa e i cantieri privati? Le commesse sono più contagiose degli appalti? Perché una restauratrice di quadri che lavora da sola non può andare nel proprio nel suo laboratorio? La stessa considerazione può essere fatta per un imbianchino?”, si chiede Papotti.

A proposito di protocolli, è impensabile ed irricevibile l'idea di protocolli differenziati per territorio. Già oggi le interpretazioni differiscono da regione a regione, i moduli cambiano da prefettura a prefettura, da comune a comune, alimentando incertezza e burocrazia, l'ultima cosa di cui si senta il bisogno. Esiste già un protocollo, quello del 14 marzo, immediatamente applicabile senza ulteriori specifiche territoriali o settoriali, salvo quelli stipulati per trasporto e edilizia. Va da sé che occorrerà tenere conto di eventuali implementazioni decise a livello nazionale.

Bene le regole, quindi, ma devono essere comuni e note in fretta. É il lavoro in quanto tale che deve essere tutelato, quello vede imprenditori e dipendenti operare negli stessi spazi, oggi con un unico obiettivo: la difesa della salute e la dignità data dal reddito.

“Ecco perché – continua il segretario della CNA modenese - chiediamo la riapertura, ecco perché chiediamo subito protocolli di sicurezza chiari, come invece non è la recente delibera regionale sullo screening sierologico.
Ecco perché chiediamo sostegni che siano a fondo perduto per quelle imprese che sono chiuse dall’11 marzo e che chissà fino a quando continueranno ad esserlo, come quello del turismo, del commercio e dei servizi alla persona.

Ecco perché chiediamo tanti piccoli interventi pubblici, piuttosto che mega strutture: quante scuole ed altri edifici potremmo mettere in sicurezza, anche sanitaria, oggi?
Quante strade potremmo riasfaltare, quanti piccoli interventi urbanistici potrebbero essere realizzate, ricorrendo alle piccole imprese locali, la cui motivazione sarebbe ancora più forte, lavorando nella e per la propria comunità? La nostra richiesta di sospendere per due anni il codice degli appalti va proprio in questa direzione.

In definitiva, secondo CNA, ci sono diverse filiere che potrebbero essere aperte, anche prima del 4 maggio. Quella della meccanica, della moda, l’edilizia, i lavori individuali e persino certe attività che coinvolgono il pubblico: l’acconciatura ed estetica, con l’accesso per appuntamento nei locali, la tenuta di registri per monitorare l’accesso dei clienti, test sierologici per gli addetti, la pulizia dopo ogni appuntamento, l’uso della mascherina e, quando possibile, dei guanti (e, comunque, la continua pulizia delle mani). Perché la loro chiusura sta alimentando l’abusivismo, con rischi sanitari ancora maggiori.

“In questa vicenda ci sono due tipi di responsabilità – chiosa Papotti - quella della classe politica dirigente, che ha il compito di pensare anche al domani, non solo all'oggi, e quella degli imprenditori e della comunità, che deve rispettare le regole. Ma il rispetto delle regole, però, esige condivisione di queste ultime. Una condivisione che sta venendo meno, rendendo la situazione sempre meno controllabile.

Pubblicato in Economia Modena

Liquidità e ripresa dei lavori le chiavi per la tenuta di un settore importante anche per la “ricostruzione” post emergenza. Le peculiarità dell’Area Nord.

Modena, 11aprile 2020. L’edilizia non vive difficoltà inferiori a quelle di altre categorie. “I prossimi trenta giorni – sottolinea Paolo Vincenzi, responsabile di CNA Costruzioni di Modena – rappresentano il termine insuperabile entro il quale assumere provvedimenti fondamentali per assicurare l’operatività del nostro comparto. A cominciare dalla richiesta di liquidità, necessaria perché gran parte dei cantieri sono fermi, e quella di una ripartenza legata, ovviamente, a criteri di sicurezza non solo a tutela dei dipendenti, ma anche degli imprenditori, che con i primi condividono il lavoro quotidiano. E da questo punto di vista mi permetto di osservare che, per il fatto di lavorare spesso all’aperto, i cantieri edili hanno una possibilità di distanziamento in più”.

Una richiesta, quella di prepararsi alla ripartenza, che parte anche da un’altra considerazione: il grande ruolo economico che ha l’edilizia. “Nelle situazioni di crisi i lavori pubblici rappresentano, oggi come in passato, un volano determinante per la ripresa. Ecco perché riteniamo vitale una massiccia campagna di investimenti, anche di piccolo importo, alle quali fare fronte con imprese locali. Il superamento temporaneo del codice degli appalti sarebbe un utilissimo strumento in questo senso. “Occorre sburocratizzare, perché il fattore tempo nell’attuale contesto diventa decisivo! E cominciare subito a realizzare piccoli lotti. Pensiamo – continua Vincenzi – alle manutenzioni delle strade: oggi, con la riduzione del traffico determinata dai divieti alle circolazioni, sarebbero molto più semplici da realizzare”.

Ma la situazione dell’edilizia risente di criticità legate al nostro territorio. “Criticità che sono legate alla ricostruzione post terremoto – osserva ancora Vincenzi – Proprio per una questione legata all’esigenza di liquidità le aziende ancora impegnate nell’area sisma devono potere essere pagate subito per il lavoro svolto, fino al 90% come è stato previsto da un’ordinanza regionale che riguarda la procedura cosiddetta Sfinge. Questa possibilità, peraltro deve potere essere allargata anche ai cantieri interessati dalla procedura Mude, prevedendo l’introduzione di stati di avanzamento lavori aggiuntivi con una semplice dichiarazione di consistenza asseverata dal professionista incaricato, permettendo, in questo modo, l’incasso in tempi brevi da parte delle imprese di quanto effettivamente lavorato. E un ruolo lo dovranno esercitare anche le banche, erogando immediatamente i pagamenti di cui dispongono”.

Secondo CNA è importante anche potenziare l’ecobonus alzando al 100% la detrazione per i lavori di efficientamento energetico, una delle misure più efficaci per imprimere una scossa al sistema economico. “Il rafforzamento dell’ecobonus impone – chiosa Vincenzi - di porre particolare attenzione alla salvaguardia delle micro e piccole imprese che non possono sostenere il gravoso onere di anticipare benefici fiscali per conto dell’amministrazione dello Stato. Tanto più in un momento di crisi acuta che sta già deteriorando i livelli di liquidità delle imprese”.

Venerdì, 10 Aprile 2020 08:49

Decreto liquidità, sotto gli annunci niente?

La delusione di CNA per l’inadeguatezza dei provvedimenti previsti, macchinosi e insufficienti.

Modena, 9 aprile 2020. Così non va, semplicemente non va. È molto critico il giudizio della CNA sul pacchetto di misure per il credito contenuto del decreto liquidità pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale. Il testo non soddisfa l’urgenza di mettere a disposizione di tutti gli operatori economici la minima liquidità necessaria a far fronte alle spese correnti che devono essere onorate per non far saltare tutta la catena dei pagamenti.

Senza liquidità non si potranno pagare stipendi, affitti, fornitori mettendo in crisi famiglie e altre imprese
L’automatismo introdotto per la concessione della garanzia, infatti, non assicura neanche per gli importi inferiori a 25mila euro la concessione di credito bancario, lasciando, di fatto, la valutazione del merito di credito, della durata e delle condizioni applicabili in mano alle banche.

Non è sicuro neanche che gli imprenditori possano ottenere credito aggiuntivo. Il Decreto, infatti, prevede che il debitore possa consentire alla banca di non aumentare l’esposizione, ed essendo in posizione di oggettiva debolezza, potrebbe cedere alla richiesta della banca di sostituire posizioni in essere con crediti totalmente garantiti dallo stato.

“Di fatto – commenta Alberto Papotti, segretario provinciale di CNA Modena – si rischia di escludere da provvedimento proprio le imprese che ne hanno più bisogno, una logica che purtroppo non ci è nuova”.

CNA è profondamente delusa anche della dimensione dell’intervento; lo stanziamento di 1.729 milioni di euro, destinato ad incrementare la dotazione del Fondo, potrà assicurare al massimo 20 miliardi di nuovi, una cifra che è pari appena all’1% del fatturato di tutte le imprese che potrebbero richiedere questo tipo di prestiti.

Del tutto comprensibile, quindi, la rabbia e lo sconcerto di chi confidava veramente di poter avere mezzi finanziari sufficienti per non essere costretto a chiudere.

È importante sottolineare anche l’importanza di una sburocratizzazione della concessione di questi prestiti: in questo momento, cosi drammaticamente difficile, il fattore tempo è decisivo, i provvedimenti hanno l’obbligo di essere veloci ed efficaci: serve un percorso rapidissimo per mettere a disposizione delle imprese nuovo credito senza burocrazia, senza procedure valutative, a zero interessi, con 24 mesi di preammortamento e 10 anni per la restituzione.

“Invitiamo il Governo e il Parlamento a correggere immediatamente il provvedimento per mettere in condizioni artigiani, imprenditori, autonomi e professionisti di affrontare con un minimo di serenità il futuro”.

 

 

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