Mercoledì, 05 Agosto 2026 06:13

“Due chiacchiere” con Matteo Ferrari, il nuovo presidente dell’UPI. In evidenza

Scritto da Raffaele Crispo e Elvis Ronzoni

Di Raffaele Crispo e Elvis Ronzoni Parma, 4 agosto 2026 -

A distanza di un mese, dall'elezione di Matteo Ferrari quale nuovo Presidente dell'Unione Parmense degli Industriali, abbiamo voluto rivolgergli alcune domande per raccogliere le sue prime impressioni e per comprendere come intende proseguire un'attività, così importante per l'economia del territorio, prendendo in mano il testimone dal suo predecessore Gabriele Buia.

Presidente, come stanno andando queste prime settimane alla guida dell'Unione Parmense degli Industriali? Sono molti gli impegni a cui deve assolvere?

In questa prima fase di insediamento sto cercando di comprendere “dal di dentro” i meccanismi dell’Associazione e, nel contempo, ho iniziato a incontrare i rappresentanti delle Istituzioni in questo nuovo ruolo. Ho anche partecipato ad alcuni eventi aziendali e associativi; credo molto nel rapporto con le imprese e ogni volta che entro in contatto con una di queste ricevo ulteriore conferma dell’eccellenza e dell’unicità delle produzioni che questo territorio e le sue aziende sanno esprimere.

Come è nata l'idea di candidarsi?

Me lo hanno chiesto alcuni imprenditori. Io avevo già fatto esperienza in qualità di vicepresidente UPI e avevo seguito alcuni progetti strategici per il territorio. Candidarmi alla presidenza mi avrebbe offerto l’ulteriore possibilità di contribuire in modo diretto, attraverso le scelte dell’Associazione che presiedo, allo sviluppo del territorio e del suo tessuto industriale. Era una sfida piena di opportunità e ho voluto coglierla con grande impegno e determinazione.

Dal discorso fatto dall’ex Presidente Buia e dall’esempio di impegno che ha lasciato, cosa terrà particolarmente presente e quali iniziative ereditate porterà avanti?

Il precedente Presidente Upi, Gabriele Buia, ha svolto un lavoro prezioso di cui lo ringrazio ancora una volta. Ha rafforzato la collaborazione tra le diverse istituzioni, le associazioni e le rappresentanze di questo territorio. Un lavoro condiviso basato su un approccio di insieme che è il metodo corretto per affrontare la complessità di questi tempi. Oggi occorre proseguire lungo questa strada, restando solidi sui nostri principi di rappresentanza ma aperti e reattivi di fronte alle grandi trasformazioni in atto.

La ricerca del Prof. Alberti presentata nel corso dell’ultima assemblea dell’UPI è stata molto confortante ed anche molto realistica circa i rischi e le difficoltà che l’imprenditoria parmense potrà incontrare. Quali sente più pressanti?

Questo territorio ha saputo costruire nel tempo le condizioni per essere ai vertici della classifica della qualità della vita e continua a generare valore e ad esprimere grande capacità imprenditoriale. Ma non siamo un’isola. La complessità delle trasformazioni in atto – di tipo produttivo, di mercato, ma anche demografico e sociale – può mettere a rischio qualsiasi sistema, anche se sembra solido. Occorre quindi fare sistema per proteggere i nostri asset e rafforzare invece quelli in cui siamo più deboli. Dovremo favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile e dell’innovazione, dovremo sviluppare la formazione guardando a quella più connessa al territorio e più rispondente alle esigenze delle imprese.

Sono oltre trent'anni da imprenditore, da quando è partito da un'officina fino ad avere creato una Holding, la ARA GROUP HOLDING, merito di talento, capacità e di intuizioni; i soci dell'UPI porranno molte speranze nel su operato. Con che criteri ha scelto i tre vicepresidenti che l'affiancano?

Ho scelto di dare la priorità alla competenza e all’esperienza. I tre vicepresidenti Giovanni Baroni, Filippo Casappa e Marco Occhi, che mi affiancano, hanno infatti alle spalle una lunga e importante esperienza, in ambito industriale e in alcuni casi anche in ambito associativo, e questo risulta certamente utile per guidare l’evoluzione dell’Associazione. Assegnerò ad ognuno di loro deleghe e incarichi che condivideremo nei prossimi mesi, in modo da occuparci direttamente delle varie tematiche per poi portarle in associazione e a conoscenza di tutti i nostri associati.

Qual è il consiglio, il suggerimento più importante e più utile che le ha lasciato suo padre?

Ho avuto la fortuna di avere un padre che mi ha dato tanta fiducia fin da giovanissimo, supportandomi e consigliandomi ma lasciandomi sempre la possibilità di scegliere e di sbagliare. Era un uomo positivo che vedeva sempre l’opportunità anche nei momenti complicati e nutriva una grande fiducia nei giovani e nel futuro.

Credo che questo approccio alla vita sia stato per me la più grande eredità …

Le grandi sfide dell'imprenditoria contemporanea sono l'innovazione tecnologica, il costo del lavoro e la transizione energetica; quali strategie adotterà?

Molto la nostra associazione sta già facendo e ha fatto su questi temi. Occorrerà certamente accelerare, in modo responsabile ed equilibrato, tenendo conto di tutti i fattori che incidono sull’organizzazione delle aziende che dovranno trovare al loro interno la sfida per il cambiamento. Il nostro compito come associazione sarà quello di supportarle su tutti questi temi, calando sul nostro tessuto imprenditoriale le scelte politico/industriale che Confindustria porterà avanti nei tavoli istituzionali.

Sappiamo che Lei ha molto a cuore anche la formazione e la digitalizzazione. Come pensa di rafforzare tali campi?

La digitalizzazione delle imprese è la scelta necessaria per restare agganciati alla competitività e recuperare marginalità rispetto ai competitors. Tutto questo però è possibile solo se si rafforzano le competenze su questi approcci per consentire alle persone di guidare la digitalizzazione. L’Associazione continuerà nell’azione già avviata di conoscenza e diffusione dei vari strumenti di digitalizzazione con l’obiettivo di accompagnare ogni impresa, anche quelle meno strutturate, lungo questo percorso.

Crede molto nello spirito di squadra, nella collaborazione e nell'ascolto. Quali strumenti di rete e di aggregazione intende promuovere?

Credo che lo strumento più efficace sia proprio l’Associazione e le sue rappresentanze settoriali. I venticinque comparti attraverso cui siamo strutturati offrono la possibilità di confrontarsi apertamente tra imprenditori che vivono su mercati affini e affrontano le stesse problematiche.

Le aziende parmensi spesso hanno difficoltà a trovare figure professionali per portare avanti e per fare crescere la propria produzione. Quali strategie suggerirà affinché l'imprenditoria locale sia sempre più attrattiva e perché si evitino fughe di cervelli?

Oggi le maggiori necessità delle aziende vanno nella direzione di profili tecnici. Occorre quindi agire sull’orientamento scolastico per aumentare coloro che scelgono questo percorso di formazione. Occorre agire sull’attrattività del nostro territorio e sulla disponibilità di servizi a sostegno del welfare familiare. Le persone hanno cambiato l’approccio al lavoro: i criteri secondo cui scelgono l’azienda, verso cui indirizzare le proprie competenze, oggi si basano su progetti di crescita, personale ed economica, ma anche su un miglior equilibrio tra tempi di vita e tempi di lavoro. Le aziende di Parma lo sanno e lavorano per questo.

Anche il welfare aziendale, tema molto caro al Presidente Buia, sarà al centro del suo impegno e della sua promozione?

Proprio i sistemi di welfare sono uno degli strumenti che le aziende hanno a disposizione per fidelizzare i propri dipendenti e sono convinto che la capacità di “personalizzare "questo strumento, a seconda del settore industriale o merceologico, potrà servire per attrarre giovani e trattenere i talenti.

Sappiamo che Lei ha un occhio vigile anche sull'export; come pensa di spingere verso una maggiore internazionalizzazione delle imprese parmensi?

Le imprese del territorio sono molto proiettate all’export, anche più della media regionale e nazionale: forse è anche per questo che si è assistito ad una sostanziale tenuta della nostra economia anche in tempi di stagnazione nazionale. Il nostro impegno è rivolto quindi sia verso la ricerca di nuovi mercati su cui finalizzare l’azione delle imprese, sia nel dotare le imprese degli strumenti, strutturali, organizzativi, creditizi, che rendono possibile rafforzare l’approccio internazionale anche in quelle realtà attualmente più concentrate sui mercati domestici.

Tutti ricordiamo la sua grande passione per la pallavolo, come sportivo e come dirigente avendo avuto la fortuna di affiancare personalità come Velasco, Bebeto e Montali. Cosa porterà in UPI di tutta l'esperienza maturata nel mondo sportivo?

Come ho già detto in altre occasioni, lo sport mi ha dato la possibilità di vedere come gestire un’organizzazione da un punto di vista diverso rispetto al business.Ci sono diversi modi di esercitare la propria leadership e la fortuna di lavorare con questi “mostri sacri“ dello sport è stata di elaborare e adattare il mio modello di leadership L’altra cosa che lo sport mi ha insegnato è che se non ti fissi obiettivi a breve e lungo termine, sia personali che “aziendali “, non avrai mai evidenza se stai facendo bene o male e che fissarsi gli obiettivi non significa semplicemente scrivere dove vuoi arrivare o che obiettivo vuoi raggiungere, ma definire COME lo farai!

Per concludere ci omaggi di un messaggio da rivolgere a tutti, imprenditori, amministratori, economisti e ai giovani, un'iniezione di fiducia che faccia nascere in ognuno la voglia di continuare a correre e a costruire

Non sono certo io il primo a dirlo ma credo che sia importante, per ognuno di noi, sentire forte la responsabilità di agire per migliorare il mondo in cui viviamo. Credo che se ci lasciamo guidare da questo sentimento allora non possiamo sbagliare e tutti insieme possiamo portare un grande contributo alla crescita.

Le parole del Presidente Ferrari siamo certi riusciranno entusiasmare e coinvolgere non solo gli imprenditori ma anche tutti coloro che vivono ed operano nel nostro territorio.

Buon lavoro Presidente.

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