Di Francesca Dallatana Fontevivo-Parma, 12 Aprile 2026
Il mood dell’azienda Lanzi Trasporti scaturisce all’improvviso. Al centro dell’intervista, a metà della scaletta. In parte durante la visita allo spazio operativo. E quando l’amministratore delegato Leonardo Lanzi tratteggia la figura dell’autista per rispondere alla domanda: chi sceglie di guidare un camion per mestiere? Abbozza lo schizzo di un profilo letterario: “L’autista ama la libertà. E’ un uomo solitario. I viaggi gli permettono di conoscere il mondo e di vederlo da un osservatorio particolare: le aziende, le infrastrutture logistiche. A volte entra in contatto con capitoli inusuali e poco frequentati del mercato: per esempio le aziende agricole dove si scarica con procedure non standardizzate come le abituali.” E ritorna sul viaggio come necessità professionale ed esistenziale insieme: “Chi fa l’autista ha difficoltà a fare altro. Il viaggio diventa una necessità. L’autista vede il mondo. Lo vede dall’alto e da un rettangolo dentro una scatola di lamiera. Ma è una sintesi significativa. Che racconta l’evoluzione del paesaggio naturale intorno, dice molto del comportamento degli automobilisti.” Leonardo Lanzi guida i mezzi dell’azienda? Sorride. Alla compita serietà dell’amministratore delegato alterna la conoscenza della mansione e la motivazione per il settore. Risponde il lavoratore Leonardo Lanzi: “Ho le patenti per la guida dei nostri mezzi e fino ad un certo punto della vita aziendale mi è capitato di mettermi alla guida. Quando mancava un autista scattava l’automatismo della sostituzione. Da tempo non è più possibile, per le responsabilità collegate al ruolo che ricopro.”
Responsabilità sociale.
Come è cambiato il lavoro degli autisti? “Oggi non abbiamo infrastrutture adeguate e le strade non sono manutenute in modo corretto. Il lavoro è diventato molto più stressante rispetto a prima. L’attenzione di un autista deve sempre essere molto alta. Le responsabilità sono significative. Per questo motivo dedichiamo tempo ed energia alla formazione degli autisti, che possono andare in strada in autonomia solo quando sono pronti.”
Responsabilità: un ventaglio di significati. “La prima responsabilità è verso gli utenti della strada. Chi guida un camion ha il dovere di essere consapevole delle criticità: dalla cabina non si sente l’urto di un monopattino, per esempio. Un’altra responsabilità è verso l’azienda. Il mezzo è uno strumento di lavoro di forte importanza e un investimento per l’impresa e il viaggio è il servizio erogato a favore di un cliente, che sta aspettando proprio la merce trasportata. Non ultima: la responsabilità verso se stessi: il numero di ore massimo di guida, le pause da osservare, le regole della strada, le regole della guida. Fondamentali la conoscenza del codice della strada e la consapevolezza dei rischi, a volte infidi. Altrettando la motivazione.”
Un mestiere impegnativo, che richiede lunghe assenze da casa. “Abbiamo fatto precise scelte aziendali per garantire benessere e sicurezza agli autisti. Ora facciamo trasporti soprattutto nel centro nord del Paese. Tracciamo una linea ideale a Grosseto: da qui andiamo verso il nord del Paese. Quasi tutte le località sono raggiungibili in giornata, in andata e ritorno da Parma. Quasi sempre: lo sottolineo perché può capitare che, per ragioni di traffico oppure di esigenze del cliente, sia necessario un pernottamento fuori casa.”
Una razionalizzazione del lavoro, a partire dall’analisi della tipologia di trasporti e delle esigenze aziendali. “Le esigenze dei lavoratori sono esigenze aziendali. Ci siamo riorganizzati nel corso del tempo. Nella cornice di una moderna concezione della movimentazione delle merci, rispettosa dell’ambiente.”
Rete di collaborazione.
In squadra dentro l’azienda. E fuori dall’azienda. Lo sottolinea descrivendo nel dettaglio la modalità di trasporto: “I nostri mezzi trasportano il carico fino a destinazione e ritornano carichi. Se a Trieste abbiamo scaricato, spesso da Trieste portiamo un carico per conto di un’altra azienda del nostro settore. Da tempo siamo in rete con diverse imprese.” Si tratta di collaborazioni formalizzate, non di favori. Presuppongono un codice di comportamento che impone il rispetto del cliente altrui. Sinergia di settore orientata all’efficienza sistemica per evitare l’entropia della ridondanza. Come corollario ha portato ad una riflessione condivisa su temi comuni alle aziende del settore. Fra i primi: la mancanza di autisti. Quanti ne mancano? “In Italia tra i venti e i venticinque mila. In Europa: quattrocentomila. Abbiamo cercato soluzioni e messo in campo idee. Abbiamo cercato di fare formazione on site in Paesi extra Ue, ma senza grandi risultati. La Germania, per esempio, ha reso possibili le conversioni delle patenti CQC, per la guida degli autoarticolati, conseguite in altri Paesi per cercare di colmare la lacuna.” A quali soluzioni state lavorando come pool di aziende del settore? “Crediamo che la diffusione della conoscenza del settore sia molto importante. Rivolgiamo la nostra attenzione agli studenti delle scuole medie superiori. Ci alterniamo alla docenza, come titolari di aziende impegnate nel settore dei traporti e della logistica, presso l’Itis Leonardo da Vinci di Parma, l’istituto tecnico commerciale Melloni di Parma, il Berenini di Fidenza e il Mainetti di Traversetolo: quattrocento ore di insegnamento dedicate alla logistica e ai trasporti. L’obiettivo è l’avvicinamento degli studenti al settore. In questo modo possiamo motivarli ad un impegno professionale futuro.”
Logistic Transport Farm: il progetto è condotto da un comitato tecnico scientifico e da un gruppo di professionisti compenti e vanta il supporto dell’Unione parmense degli Industriali e di diverse aziende del settore.
“I percorsi dedicati alla logistica sono molto frequentati e apprezzati dagli studenti. Non ci siamo fermati qui – continua Leonardo Lanzi - e abbiamo proposto un percorso formativo post diploma della durata di due anni. Siamo alla terza edizione. Mille ore di studio e di esperienza per ogni anno: 40% in azienda e 60% in aula.”
Intermodalità.
L’altra frontiera della razionalizzazione del trasporto è l’inter-modalità.
Il setting dell’intervista si trasferisce dal tavolo per le riunioni allo spazio esterno, dove sono parcheggiati i mezzi.
Oggi Lanzi Trasporti conta trenta auto-articolati; due motrici; cinque furgoni. Il personale: cinquantadue dipendenti. Sono otto le donne impegnate in azienda. Una autista di genere femminile, fino a poco tempo fa.
Torniamo nel piazzale. Un via vai ordinato di persone che si muovono in modo ragionato e celere. Il grande magazzino dell’azienda è uno spazio alto come un carroponte e lungo quanto un treno, appoggiato sulle rotaie che scivolano fuori dallo spazio coperto dell’edificio e spingono l’attenzione nella zona di carico.
I carrellisti stanno organizzando una spedizione per la Svezia, cioè un treno merci. Leonardo Lanzi fa notare la disposizione delle merci all’interno, la razionale e pre-determinata sistemazione delle merci a fronte della tipologia e del peso, non casuale ma definita da un ingegnere dei trasporti a tavolino. Lo spazio esterno è una piazza d’armi per ampiezza: si muovono carrelli elevatori e macchine semoventi. Al limitare del piazzale inizia un cantiere.
Intanto, continua il lavoro di carico del treno destinato alla Svezia. Un treno, cioè una fila di vagoni, corrisponde a un numero incredibile di camion su strada. Una volta completato il carico il treno partirà dai binari della Lanzi Trasporti – costruiti dalla stessa azienda – per la stazione ferroviaria di Castelguelfo dove sarà agganciato a un convoglio merci. Il treno e i binari dentro l’edificio alto come un carroponte hanno indotto l’attenzione ad uscire allo scoperto, fuori dalla comfort zone del tetto della grande fabbrica.
Dentro: dall’altra parte del treno, in fila ordinata, grandi bobine di alluminio e di lamiera destinate a diversi settori industriali e provenienti da ThyssenKrupp e da Tata Steel. Unità di misura del diametro esterno: fino ai due metri per le bobine di grandi dimensioni. Caricarle nel pianale interno di un camion non è impresa immediata. Leonardo Lanzi apre il portellone del bilico, alza una parte del pianale e mostra gli incastri nei quali i coils (le bobine) vengono appoggiati e indica la modalità di fissaggio. Fissare il carico all’interno dei semirimorchi è un’altra delle responsabilità degli autisti. Il carico deve essere ancorato in modo stabile e sicuro. Nella pratica del lavoro il concetto di responsabilità tratteggiato dall’amministratore delegato Leonardo Lanzi si riempie di significato. L’ampiezza del piazzale, la dimensione dei mezzi, la modalità di spostamento attenta e ragionata all’interno degli spazi aziendali dicono più delle parole.
Lanzi Trasporti oggi movimenta merci per il settore siderurgico, trasporta pali per l’illuminazione, materiale per l’imballaggio e materiali per cantieri edili. Non si occupa di trasporti a temperatura controllata e nemmeno di trasporti eccezionali. Si occupa ancora di traslochi, mantenendo fede alla tradizione.
Gruppo di famiglia al lavoro.
“Lanzi Trasporti è un’azienda a conduzione familiare.” Inizia così a raccontare l’azienda, Leonardo Lanzi. Insieme a lui: la sorella Patrizia Lanzi, direttore finanziario e la nipote Carlotta Lanzi, responsabile del reparto vendite, Patrizio Rigoni, export manager. E ancora: un grande gruppo di collaboratori “perché senza le persone non andremmo da nessuna parte”, recita la presentazione dello staff sul sito dell’azienda.
Il viaggio, allora. A partire dal treno. Anna era figlia del capostazione di Alseno, Piacenza. Egidio Lanzi, fondatore della Lanzi Trasporti e padre dell’intervistato, si innamora di lei. Ma il capostazione si preoccupa per la figlia perché Egidio Lanzi di mestiere fa il mezzadro. E il capostazione vorrebbe stabilità per la figlia non il nomadismo di un mezzadro. L’ossitocina porta ad Egidio Lanzi un’ispirazione professionale, complici l’entusiasmo e la frenesia della ricostruzione. Durante il servizio militare ha conseguito la patente di guida di categoria C. Intuisce una possibilità di sviluppo imprenditoriale nel settore della movimentazione delle merci. L’Italia è in fermento. L’economia, in espansione. Anno 1955: Egidio Lanzi rileva la società Cavazzini, impegnata nei trasporti, e comincia l’attività. Il 10 maggio 1955 comincia l’avventura aziendale. Il 18 giugno 1955: il matrimonio con Anna.
Da viale Fratti, a Parma, la Lanzi Trasporti si trasferisce in via Venezia. Quindi la scelta di una nuova sede, all’Interporto di Fontevivo, al numero sei di via Bonn. E siamo all’inizio del terzo millennio, anno 2000.
Dal 1996, i dati del controllo di gestione suggeriscono un progetto strategico razionale e una valutazione puntuale dei clienti. Da qui in poi, l’azienda si sviluppa gradualmente nel solco dell’innovazione informatica, tecnologica e ambientale.
Nel piazzale, Leonardo Lanzi indica la pompa di carburante green alternativo al tradizionale gasolio e che non richiede modifiche al motore: Hvo, acronimo che sta per Hydrotreated Vegetable Oil, biocarburante sostenibile ottenuto da oli vegetali con significativi vantaggi ambientali come la riduzione della CO2, dell’anidride carbonica.
On the road.
L’impegno sociale continua dentro e fuori l’azienda. Leonardo Lanzi fattualmente collabora con diverse agenzie sociali del territorio impegnate nell’inclusione e nell’integrazione. Nessuna barriera dentro l’azienda: ad accogliere la Gazzetta dell’Emilia, due operatori indiani con ottima competenza linguistica, impegnati al lavoro nel grande piazzale.
Le referenti di genere femminile, Patrizia e Carlotta Lanzi, rappresentano l’impresa nelle file dell’Ucid, l’Unione cristiana imprenditori e dirigenti. Non dimentica di citarle, Leonardo Lanzi. Ma l’attenzione più forte la dedica ai lavoratori impegnati nel team della Lanzi Trasporti, fra i quali anche gli autisti. Ai quali l’azienda ha dedicato una docu-serie: www.vitedasfalto.it.
Su gomma e su rotaia il viaggio continua. Nel cantiere aperto dell’Interporto di Fontevivo.

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(Link rubrica: La Biblioteca del lavoro e lavoro migrante ” e Gente di Fabbrica https://gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=francesca%20dallatana&searchphrase=all&Itemid=374
https://www.gazzettadellemilia.it/component/search/?searchword=lavoro%20migrante&ordering=newest&searchphrase=exact&limit=30)
Su Amazon il primo Libro di Francesca Dallatana
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