Un tradimento in piena regola nei confronti dei cittadini e dell’ambiente, che conferma ancora una volta come Bruxelles sia ostaggio delle lobby agrochimiche e delle multinazionali della morte.
Da anni si combatte contro gli organismi geneticamente modificati, eppure i centri decisionali continuano a cedere agli interessi di pochi, ignorando il devastante impatto ambientale di queste politiche. Per l’Italia, questo sistema avvelenato ha un costo insostenibile: 60 miliardi di euro ogni anno. Di questi, 30 miliardi sono spesi per far fronte ai danni sanitari causati da un’agricoltura tossica, mentre altri 30 miliardi se ne vanno a riparare i disastri ambientali, con frane e alluvioni sempre più frequenti. La causa? Terreni ormai incapaci di assorbire e filtrare l’acqua in modo naturale, devastati da decenni di pesticidi e veleni.
Di fronte a questo scenario apocalittico, dobbiamo agire subito. E non con mezze misure. È il momento di azzerare il debito agricolo, 80 miliardi di euro che gravano sulle spalle dei nostri contadini, e di finanziare massicciamente una Nuova Agricoltura Biologica. Oggi il biologico rappresenta solo il 20% della nostra produzione nazionale: troppo poco per garantire un futuro sano e sostenibile.
Gli OGM non sono il progresso: sono la morte che semina morte. La contaminazione genetica è un processo irreversibile e se non invochiamo immediatamente la clausola di salvaguardia, presto ci troveremo senza scampo.
Basta parole vuote sulla sovranità alimentare: è tempo di difendere davvero le nostre eccellenze. L’Ungheria ci offre un esempio da seguire, avendo inserito il divieto di OGM direttamente nella sua Costituzione. Perché non lo facciamo anche noi?
Ogni giorno perso equivale a una condanna per il nostro pianeta. Subire ancora le decisioni scellerate di questa Unione Europea significa firmare la nostra condanna a morte. È ora di ribellarci, di riprenderci il nostro cibo, la nostra terra, il nostro futuro. Agricoltura biologica o morte: non c’è più tempo per compromessi.
Cristiano Carocci - Presidente Fondazione Spazi dell’Arte











































































