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Il futuro di Parmalat. Preoccupa la riorganizzazione di Lactalis. In evidenza

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La riorganizzazione di Parmalat spa preoccupa amministratori locali e sindacati. Se ne è discusso lo scorso venerdi a Collecchio su iniziativa della UGL parmense. Alla chiamata di Matteo Impagnatiello, segretario Ugl Utl di Parma, oltre a numeroso pubblico hanno risposto Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale Emilia Romagna di Fratelli d'Italia; Patrizia Caselli, Francesco Fedele e Walter Civetta, consiglieri comunali di minoranza del comune di Collecchio.

Di Virgilio 10 febbraio 2019 - Parmalat è sopravvissuta a tutto. Nel 2003 è sopravvissuta a un crack record (13 miliardi) da Guinness dei Primati senza che la sua posizione sui mercati venisse scalfita. Un miracolo o meglio la forza della "Qualità" che da Collecchio si era diramata in ogni angolo del mondo dove Parmalat aveva messo le basi. Un pregio e un valore che può solo essere assegnato alle dirigenze e maestranze nazionali.
Valori che si sono sempre mantenuti e raforzati all'interno del gruppo con sede a Collecchio, mentre non è stato altrettanto per il marchio Lactalis, colpito tra il 2017 e il 2018 da uno scandalo connesso al latte per neonati che aveva contagiato ben 85 paesi (italia esclusa) e solo in Francia la salmonella "lactalis" aveva colpito 35 neonati.

Se l'impianto qualitativo e il tasso di serietà della costellazione Parmalat, non fosse stata dell'eccellenza dimostrata, quell'8 dicembre del 2003, sarebbe stata la data del tracollo. Sin dalle prime ore del mattino, notizie infauste si rincorrevano su ogni mezzo e non lasciavano spazi a aspettative positive. Parmalat, la prima azienda italiana a essere stata quotata alla borsa statunitense, si era macchiata di un delitto finanziario dalle dimensioni inimmaginabili che le cronache internazionali raccontavano essere superiore a quello che pochi mesi prima aveva coinvolto un altro colosso, l'ENRON, gigante finanziario dell'energia e del trading, simbolo americano della new economy e poi considerata la più grande truffa dei tempi moderni.

Ma la Parmalat spa era risorta, grazie a Enrico Bondi il quale aveva potuto operare, con strumenti straordinari, su un substrato industriale e di competenze altrettanto straordinario.

Poi venne Lactalis e ora il colosso francese di Laval fagociterà tutto e tutti e da lì non ci sarà più ritorno.

"Abbiamo ritenuto opportuno porre l'accento sul processo di riorganizzazione della Parmalat, - ha commentato Matteo Impagnatiello - avanzato dalla proprietà francese Lactalis. In Italia, la deindustrializzazione ha determinato impoverimento e, nel nostro caso, la destabilizzazione del sistema produttivo emiliano: sta accadendo in Emilia-Romagna, che sembrava immune da queste dinamiche, che provocano scomposizione socio-economica, incidendo in modo notevole sull'occupazione e modificando il PIL non solo della nostra regione e dell'Italia intera, ma anche del singolo lavoratore.
Tale situazione è dovuta sia per le politiche liberiste, sia per la poca attenzione della governance per la problematica Parmalat.
Invito, pertanto, tutti i soggetti, politici ed economici, a seguire la questione, cercando di difendere gli interessi italiani. Perché di questo si tratta. Siamo diventati territorio di consumatori e non più di produttori".

"PARMALAT: si sparecchia la nostra tavola dell'industria alimentare – interviene Giancarlo Tagliaferri -Purtroppo, dopo il crack di Callisto Tanzi e il tentativo di sopravvivenza dell'azienda di Enrico Bondi, si rischia ora di perdere un altro importantissimo pezzo della nostra storia industriale agroalimentare, che si traduce non solo nell'evidente gravissimo rischio occupazionale, ma anche nello smantellamento di un fondamentale segmento della nostra stessa economia, a livello regionale e non solo.
Il nostro Paese è universalmente conosciuto per le sue eccellenze gastronomiche, smantellare Parmalat è come sparecchiare la nostra stessa tavola dell'industria alimentare."

La situazione preoccupa tutti i diretti interessati ma anche una comunità e tutto il pesante indotto che ruota attorno al colosso che fu di Callisto Tanzi e ora rischia definitivamente di scomparire e con esso anche l'occupazione. Per tale ragione, i tre consiglieri di minoranza in consiglio Comunale di Collecchio presenti al dibattito, Patrizia Caselli, Francesco Fedele e Walter Civetta, hanno dichiarato che chiederanno "un consiglio comunale monotematico dedicato a Parmalat" nel quale vorranno incontrare gli alti dirigenti del Gruppo.

"Il Gruppo francese Lactalis – ha concluso Tagliaferri - ha annunciato l'intenzione di acquisire il restante 3% di proprietà azionaria di Parmalat SpA per uscire da Piazza Affari e quindi procedere con una riorganizzazione aziendale. La riorganizzazione creerà 9 divisioni di cui riservata all'Italia, che accorperà Parmalat con Galbani di Milano, mentre le direzioni strategiche, commerciali e produttive, saranno assorbite dalla sede generale del Gruppo industriale con sede a Laval in Francia.
Parmalat Spa con 68 stabilimenti nel mondo, ma con il suo centro operativo a Collecchio – che ora già versa nel degrado - era radicata nella provincia di Parma, con un gran impatto occupazionale di dipendenti propri e nell'intera filiera agroalimentare della Regione Emilia Romagna. La perdita di autonomia gestionale di Parmalat metterà a rischio posti di lavoro e avrà ripercussioni su tutto l'indotto dell'ex azienda parmense."

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