I lavori di regimazione del reticolo idraulico minore realizzati sulle arterie viarie della Val Ceno: Monte Ralli-Franchi, Ralli-Pereto-Metti, Cà Mortarelli, Salvi e Zani-Orsi-Zermani


Parma, 9 Dicembre 2019 –
Un contributo fondamentale per la messa in sicurezza del territorio montano della Val Ceno. I tecnici del Consorzio della Bonifica Parmense hanno infatti portato a termine i lavori di regimazione del reticolo idraulico minore lungo le strade comunali Monte Ralli-Franchi, Ralli-Pereto-Metti, Cà Mortarelli, Salvi e Zani-Orsi-Zermani, nel Comune di Bore.


Tutti gli interventi sono stati messi in atto nell’ambito del progetto ‘S.O.S. Bonifica’, attraverso il quale il Consorzio della Bonifica Parmense mette a disposizione del territorio collinare e montano della provincia di Parma mezzi d’opera e risorse umane per provvedere ad una costante manutenzione della corretta regimazione dell’acqua nelle cunette e nei fossi adiacenti alle strade comunali e vicinali ad uso pubblico. 

 

Il monitoraggio esatto sulla rete di canali consegna un conto salatissimo alla Bonifica dell’Emilia Centrale:  20 milioni di euro di danni stimati

Ammonta a 240 mila euro la sola spesa straordinaria per l’energia utile ad azionare gli impianti idrovori per “smaltire” oltre 100 milioni di metri cubi di acqua transitati nelle canalizzazioni consortili nei giorni di piena. Uno scenario climatico atipico, ma purtroppo sempre più frequente a cui dare risposte adeguate

REGGIO EMILIA – (Lunedì 9 Dicembre 2019) - Forse lo scenario non sarà proprio quello apocalittico immaginato da Ridley Scott per un distopico Novembre 2019 nel capolavoro di fantascienza “Blade Runner” datato 1982, ma il periodo appena terminato e iniziato proprio ai primi del mese scorso ha fatto registrare valori di precipitazioni abbondanti e soprattutto decisamente superiori alla norma del periodo: oltre 200 mm contro una media annua di 750 mm.

Un dato oltremodo inconsueto che si può annoverare tra i record delle ripercussioni territoriali in conseguenza ai picchi climatici del nuovo millennio è quello relativo alla quantità di acqua scolata nella rete del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale : oltre 100 milioni di metri cubi , di cui ben 65,73 per sollevamento meccanico grazie agi impianti consortili; una manovra estremamente provvidenziale quanto onerosa visto che il consumo di 1,254 milioni di kwh ha generato un costo straordinario di circa 240 mila euro solo in pochi giorni di attività. Questa enorme quantità di risorsa idrica - gestita in modo mirato dal personale del Consorzio attivo full time 24 ore su 24 - è risultata assolutamente fuori-scala, corrispondente a 9 volte il volume d’invaso irriguo della stessa rete consortile. E l’impatto si è dimostrato quanto mai distruttivo, le conseguenze sull’intero sistema di canalizzazioni del comprensorio della Bassa, vista la violenza e la modalità temporale della caduta delle piogge, sono ora evidenti e sommano una lunga catena di danni che, dopo un minuzioso monitoraggio dei tecnici consortili, si stima attorno ai 20 milioni di euro.


La criticità più evidente che emerge da questo tipo di evento atmosferico - che purtroppo si palesa in modo ormai quasi endemico periodicamente sulla nostra pianura - è che il sistema di bonifica, creato sapientemente in questa forma un centinaio di anni fa, oggi fa conti salatissimi con questi fenomeni violenti. La rete (nata come irrigua e successivamente impiegata anche nella funzione di scolo), guadagna l’annuale manutenzione ordinaria, ma avrebbe necessità “straordinaria” di consolidamento e potenziamento proporzionale all’entità dei gravi impatti delle calamità degli ultimi anni.
Uno scenario a dire il vero non unico nel complesso sistema degli equilibri ambientali, antropici, territoriali del nostro paese, ma a cui è essenziale dare adeguata evidenza in tempo utile per agire in prevenzione, un’evidenza rimarcata costantemente a tutti gli organismi e ed enti territoriali che operano nel settore e sovraordinati.


Di seguito un elenco di alcuni tra i danni principali evidenti del dopo-piena individuati e stimati nelle ultime ore dall’equipe di monitoraggio del Consorzio lungo i 3600 km di canali consortili: Canalazzo di Brescello a Brescello, Canale Castelnuovo Basso a Gualtieri, Cavo Naviglio a Reggio Emilia e Correggio e Canale di Casalpò a Castelnuovo Sotto.

 

Cronologia degli eventi

La fase più critica si è verificata nella nottata tra sabato 16 e domenica 17 novembre, con precipitazioni di 80 mm in pianura che hanno generato un repentino rialzo dei livelli dei canali di scolo. A partire dai ricettori secondari, fino ai primari, tutto il reticolo idrografico ha da subito mostrato una notevole difficoltà di deflusso delle acque verso valle siccome l’apporto delle piogge cadute è stato superiore alla normale portata dei canali ed alla capacità di pompaggio degli impianti. Da subito sono state messe in campo tutte le azioni per fronteggiare l’evento, con l’attivazione di tutti gli impianti idrovori di scolo alla massima potenza e portata per un pompaggio complessivo pari a 160.000 litri al secondo. In particolare, sono stati attivati gli impianti di Boretto Scolo, Torrione, Mondine, San Siro, Rodanello, Diversivo Bresciana, e in via del tutto eccezionale è stato attivato l’impianto irriguo di Santa Maria della Fossa per consentire l’invaso di un canale irriguo come cassa di espansione.


Per laminare il picco massimo dell’onda di piena ed evitare tracimazioni dei canali è stato necessario allagare quattro casse di espansione di cui: Cavo Naviglio a Correggio, Torrente Tresinaro a Cà De Frati, Cavo Parmigiana Moglia Bacini Bagna e Valletta. Parallelamente per rallentare il decorso verso valle del Cavo Lama a Carpi e del Canale di Canale di Risalita sono stati invasati diversi tratti ad uso irriguo. Lo staff - coordinato in loco dall’ ingegner Paola Zanetti - è stato costantemente impegnato a presidiare e tenere pulite, con i mezzi del Consorzio, le zone critiche normalmente situate in corrispondenza di ponti e sifoni per consentire il transito delle acque piovane, Le azioni coordinate tra attivazione impianti e manovre degli scaricatori presenti sulla rete idraulica hanno permesso di contenere i livelli all’interno delle arginature modificando gli assetti della rete in funzione del diverso comportamento dei canali.


L’evento è stato gestito h 24 per circa due settimane sul territorio e in sala telecontrollo, da oltre cento persone che si sono turnate, a cui va il sincero apprezzamento per il lavoro svolto. Data la concomitanza delle piene di Secchia e Po e le piogge dei giorni successivi, gli impianti idrovori hanno funzionato per circa 2 settimane di cui i primi 3 giorni alla massima potenza con un volume di acqua complessivamente pompato pari a 65,73 milioni di m.c., a cui devono aggiungersi i 35 milioni di m.c. circa scolati per gravità, che portano a circa 100 milioni di metri cubi la massa d’acqua smaltita dalla rete consortile. Questa enorme quantità di acqua che si è riversata nei canali, pari a 9 volte il volume d’invaso irriguo della rete consortile, ha determinato danni molto ingenti alle arginature dei canali, già fortemente sollecitate dagli eventi di piena primaverili oltre che per la presenza di animali selvatici, tra cui nutrie e gamberi, che sono stati sommariamente stimati in quasi 20 milioni di euro.

 

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Giovedì, 05 Dicembre 2019 06:34

Piacenza, aggiornamento maltempo

Piacenza, 4 dicembre 2019 - L’intensa ondata di maltempo che ha colpito il nostro territorio nell’ultima settimana, sommata alle piogge scese in autunno, hanno reso ancora più fragile il nostro territorio montano e gli smottamenti nei diversi comuni ne sono la prova.

E’ il Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza, Fausto Zermani a fare il punto della situazione: “In fase di avvio, e in corso, gli interventi sulle strada di Balzago (in comune di Bobbio) e di Avemagna (in comune di Farini); quasi terminati i lavori a Ottone Soprano; riaperta, a senso unico alternato con limitazione ai mezzi pesanti la strada per Proverasso (Ferriere); in programma i lavori per Santa Franca (Farini)”.

STRADA PER LAGOBISIONE
A Balzago di Bobbio è stato rilevato nei giorni scorsi un cedimento del rilevato stradale ed è in corso un intervento in somma urgenza per il ripristino e la messa in sicurezza.
Ad oggi è stata delimitata la zona di pericolo e la strada risulta percorribile.

STRADA VILLANOVA- AGLIO- PRADOVERA
Ad Avemagna di Farini una colata di fango aveva in parte invaso la strada e, al fine di mettere in sicurezza la viabilità rurale della zona, sono iniziati (e ancora in corso) gli interventi di regimazione sia delle cunette sia della scarpata adiacente alla carreggiata.
La strada è transitabile.

STRADA PER OTTONE SOPRANO
Quasi ultimati gli interventi lungo la strada che collega Ottone Soprano ai Semensi e Monfaggiano (Ottone) a completamento di quanto iniziato in somma urgenza già dalle prime ore di domenica 24 novembre. La strada è percorribile.

STRADA DI PROVERASSO (Ferriere)
Riaperta dalle prime ora di questa mattina, mercoledì 4 dicembre, la strada di Proverasso. Qui si può circolare a senso unico alternato con limitazione ai mezzi pesanti.

STRADA DI SANTA FRANCA (Farini)
Ancora chiusa alla circolazione la strada di Santa Franca. Qui, gli interventi sono in programma ma non ancora iniziati. Non ci sono persone isolate.

Continua Fausto Zermani: “Ad oggi non si registrano altre situazioni di pericolo imminente sulle altre strade di bonifica ma va tuttavia segnalato che sono presenti cunette compromesse e alcuni tombini otturati, oltre a terreni molti intrisi. La situazione di assetto idrogeologico è ancora del tutto in evoluzione e sotto monitoraggio attento. Va prestata attenzione”.

CITTÀ DI PIACENZA E FASCIA COSTIERA DEL PO
Per quanto riguarda la zona di pianura, le piogge intense e l’innalzamento dei fiumi e torrenti di questo periodo hanno richiesto la quasi massima funzionalità degli impianti idrovori posto lungo la fascia costiera del Po attivi sia con le pompe, utili al deflusso delle acque che arrivano da monte, sia con le paratoie che, chiuse, non permettono il rigurgito del grande fiume sui territori limitrofi.
In pieno regime di difesa: Finarda (Piacenza), Armalunga (zona sub urbana), Zerbio e Fossadello (Caorso), Casino Boschi (Sarmato).

E’ ancora il Presidente Fausto Zermani a proseguire: “Gli impianti idrovori sono fondamentali per la difesa dei territori di valle. In oltre ottanta anni di funzionamento, questi, sono stati mantenuti con cura, in alcuni casi potenziati e per tutti è stato installato un sistema di telecontrollo che permette - all’ufficio tecnico del Consorzio di Bonifica di Piacenza - di monitorare 24 ore 24 i livelli e agire su paratoie e pompe”.

DIGA DI MIGNANO (comune di Vernasca) e DIGA DEL MOLATO (Nibbiano in comune di Alta Val Tidone)
Alla diga di Mignano presenti circa 950 metri cubi pari al 9.5% del volume autorizzato.
Alla diga del Molato il volume è di circa 5.3 milioni di metri cubi pari al 85% del volume autorizzato.

A chiarire le motivazioni di una differenza così significativa di volume di invaso è Fausto Zermani:
“L’invaso di Mignano è mantenuto a quote relativamente basse perché entro la metà del mese di dicembre, se le condizioni idrologiche- idrauliche lo permetteranno, è in programma lo svaso completo del bacino al fine di permettere le annuali ispezioni e gli interventi di manutenzione ordinaria agli organi di scarico profondi.
Per la diga di Molato, invece, non è previsto lo svaso, e si è preceduto al rinvaso in previsione della prossima stagione irrigua. Qui, non verrà effettuata la prassi ordinaria di svaso perché ai piedi della diga è in corso il cantiere che permetterà la chiusura dell’ultima di cinque tranche di lavori che ci porterà, il prossimo anno, al collaudo tecnico dell’opera a seguito del quale potremo invasare risorsa fino alla quota di massima regolazione per una capacità totale superiore agli 8 milioni di metri cubi, rafforzando così le funzioni irrigue, di laminazione delle piene, di produzione di energia idroelettrica in aggiunta alla consolidata attrattività turistica per famiglie, scolaresche e sportivi”.

 

Giovedì, 28 Novembre 2019 09:19

Reggio Emilia, riaprono i ponti

In considerazione del livello del Po che, all'idrometro di Boretto, è ormai stabilmente sotto i 7,50 metri la Provincia di Reggio Emilia, d'intesa con quella di Mantova, ha deciso di procedere, verso le ore 9, alla riapertura del ponte tra Boretto e Viadana. Verso le ore 15 sarà riaperto anche il ponte tra Guastallae e Dosolo. Resta invece chiusa, fino al rientro del Po sotto soglia di attenzione 3 (6,5 metri), la strada arginale.

Giovedì, 28 Novembre 2019 08:10

Piacenza, aggiornamento maltempo

Piacenza, 27 novembre 2019 - Continua l’attento monitoraggio del territorio da parte del Consorzio di Bonifica di Piacenza. 

Sorvegliati speciali Il fiume Po e le aree immediatamente vicine.

Tra gli interventi più importanti, spicca sicuramente quello a Rivo di Calendasco di ieri sera. Qui, grazie a una pompa idrovora si è proceduto allo scolo delle acque in arrivo da monte verso il Po, evitando l’allagamento delle 15 abitazioni presenti a monte delle frazione.

Da parte del personale del Consorzio continua il presidio degli impianti idrovori 24 ore 24 e la reperibilità di tecnici e operativi dislocati sul territorio.

Nella giornata di oggi, e viste le nuove piogge, è stato intensificato il funzionamento di tutti gli impianti idrovori posizionati lungo la fascia costiera del Po, attivi sia con le pompe, utili al deflusso delle acque che arrivano da monte, sia con le paratoie che, chiuse, non permettono il rigurgito del grande fiume sui territori limitrofi. In aggiunta agli impianti, attivata anche una pompa idrovora a Zerbio.

Terminato alle 15 di oggi (e iniziato lunedì alle 12) il funzionamento della pompa posizionata nell’area golenale di Caorso in soccorso ad una azienda agricola allagata.

Ecco i dati di funzionamento degli impianti idrovori:
- Finarda (Piacenza): dal primo di novembre ad oggi alle ore 15, sollevati 190 mila metri cubi di acqua di cui 140 mila da sabato.
- Armalunga (zona sub urbana): dal primo di novembre ad oggi alle ore 15, sollevati 4 milioni e 100 mila metri cubi di acqua di cui 1 milione e 630 mila sabato.
- Zerbio (Caorso): dal primo di novembre ad oggi alle ore 15, sollevati 2 milioni e 200 mila metri cubi di acqua di cui 240 mila sabato.
- Casino Boschi (Sarmato): dal primo di novembre ad oggi alle ore 15, sollevati 1 milione e 200 mila metri cubi di acqua di cui 400 mila sabato.

Ad intervenire in merito alla collaborazione adoperata, è Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza: “Ringrazio sia gli agricoltori di tutta la provincia - che, grazie alle buone pratiche agrarie, e alla manutenzione portata avanti con cura sul reticolo minore, contribuiscono all’efficienza idraulica dei territori - sia le amministrazioni comunali, la Regione Emilia Romagna, Aipo, il Servizio Affluenti Po, la Prefettura e la Protezione Civile”.

La panca intelligente con centralina meteo e monitoraggio inquinanti, pronta per progettare bellezza negli spazi urbani insieme alle Pubbliche Amministrazioni

Molto più di una panca. La novità in casa BioStile, marchio di Sipla ProSGM si chiama Surfà ed è la postazione intelligente ispirata alla natura accolta tra le innovazioni della 68^ SIA Hospitality Design vetrina dell’ospitalità Made in Italy tutti gli anni al polo fieristico di Rimini.


Surfà nasce per accogliere le sfide della città intelligente proponendosi come arredo autonomo sul piano dell’illuminazione, mettendo a disposizione degli utenti ricarica wireless e, per la prima volta, una centralina meteo e monitoraggio inquinanti per rilevare i livelli di qualità dell’aria intorno.
Si tratta di tecnologie innovative che rendono BioStile sempre più “amico” dell’ambiente e delle smart city, un modello di città che mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente attraverso la gestione delle risorse in modo intelligente.


“Il design made in Italy e le soluzioni ingegneristiche sono alla base di Surfà, l’arredo che mixa nel suo nome la tavola da surf ed il sofà” - spiega Roberto Ghisellini ideatore di BioStile e del nuovo concept. Anche in questo caso, come per tutti i pannelli montati su arredi Biostile, è stata data rilevanza al pannello fotovoltaico, che è la panca stessa e si declina in celle dalla forma ellittica e dal colore verdeblu ispirato all’azzurro del mare e del cielo. Stiamo lavorando alla linea completa “urban & smart” ed entro il 2020 saremo pronti con nuovi arredi intelligenti da proporre alle pubbliche amministrazioni per quartieri e città”.
Ideale per spazi pubblici - parchi e piazze ad esempio - con una installazione che non richiede cablaggio elettrico aggiuntivo, Surfà riflette nel suo concept la filosofia di città positiva e sostenibile. L’arredo intelligente è realizzato in collaborazione con Sunergy, leader nella produzione di moduli fotovoltaici.


Queste sono le sue caratteristiche tecniche: raccolta dati connessioni utenti, dimensioni(190x62x41cm), due caricabatterie wireless, due caricabatterie USB (+2 opzionali), illuminazione notturna, connessione internet, raccolta dati potenza 80Wp, possibilità di riscaldamento seduta per offrire maggiore comfort nella stagione invernale.


Essenzialità, sicurezza e sostenibilità sono le carte vincenti della nuova panca BioStile. Dal punto di vista strutturale si compone dei due piedi che sorreggono la piastra in vetro composta a sua volta da rivestimento antisfondamento e sostituibile. Ciò consente di collocare panca in uno spazio all’aperto anche sprovvisto di videosorveglianza.


Surfà, infine è un arredo sostenibile in quanto rileva i parametri inquinanti grazie alla presenza di sensori. Si tratta di una nuova funzione, quella del rilevamento, da ora in avanti applicata a tutti i futuri arredi.
L’ essenza di Surfà rimane la tecnologia smart che integra ricariche wireless (senza fili) per dispositivi quali smartphone e tablet. Con il supporto strategico di VerdeBlu e AD Communications, partners per la promozione, l’obiettivo è aumentare nelle città i livelli di benessere, comfort e sicurezza, per l’uomo e per l’ambiente.

Mercoledì, 27 Novembre 2019 06:24

Guastalla, sospensione del mercato

ORDINANZA DI SOSPENSIONE DEL MERCATO SETTIMANALE.

L'Amministrazione comunale di Guastalla comunica che è stata emessa l'ordinanza n. 218/2019 che prevede la sospensione del mercato settimanale Nella giornata di mercoledì 27/11/2019 e il mercato contadino Nella giornata di giovedì 28/11/2019 (vedi allegato).

Il Sindaco perciò ORDINA
IL DIVIETO ASSOLUTO DI TRANSITO, SOSTA E FERMATA A TUTTI I MEZZI ED ALLE
PERSONE NEL TRATTO DI VIALE LIDO PO DALLA ROTONDA DEI BAMBINI AL
PARCHEGGIO DELLA ZONA LIDO E DELLE PISTE CICLABILI, CON VALIDITA' DALLE
ORE 10:00 DEL 25/11/2019 E FINO ALLA CESSAZIONE DELL'EVENTO... 

Piacenza, 26 novembre 2019 - Anche 8 tecnici del Consorzio di Bonifica di Piacenza in appoggio, e su coordinamento di AIPO, per il monitoraggio arginale eseguito a piedi, e in modo puntuale, al fine di verificare la piena funzionalità delle arginature.

Nella pratica, per il Consorzio, si tratta di 4 squadre da 2 tecnici ciascuna con un tratto definito e a sé, che dalle 7 di questa mattina alle 19 di stasera, sarà battuto a ripetizione.
Complessivamente si tratta di 20 chilometri per un percorso che parte da Sant’Antonio e arriva a Roncaglia.
I tecnici hanno il compito di informare sia il referente di zona di AIPO sia quello del Consorzio, l’Architetto Pierangelo Carbone, nel caso si riscontri la formazione di scoscendimenti/cedimenti e innesco di fenomeni di filtrazione lato campagna con trasporto di materiale (fontanazzi).

 

Martedì, 26 Novembre 2019 11:19

Il passaggio del Colmo di piena del Po

Il Po sta transitando e grazie alla tregua meteo delle ultime 24 ore molto probabilmente non lascerà ricordi negativi oltre al consueto timore reverenziale verso il grande fiume.

Ecco alcuni scatti delle ore 11,00 in località Gramignazzo di Sissa con l'acqua del Taro che lambisce la strada.

 

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Parma 26 novembre 2019 - In attesa del colmo di piena del PO. Dalle immagini (registrate alle ore 10,00) si può essere ottimisti. Il colmo di piena del Po è transitato dal cremonese intorno alle 8,00 e normalmente occorrono circa tre ore per raggiungere le sponde parmensi.

La situazione sembra sotto controllo e al momento non si segnalano ulteriori allarmi. 

Come si può evincere dalle immagini scattate a Torricella di Sissa alle ore 10,00,  ci sono ancora discreti margini per contenere il maggior flusso che giungerà a ridosso del mezzogiorno.

In allegato il bollettino di allerta n° 113 diramato dalla regione Emilia Romagna.

 

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Parma 25 novembre 2019 - Già nel pomeriggio di ieri era scattata, nel piacentino, l'Allerta meteo di codice rosso per criticità idraulica e idrogeologica. L’avviso alla cittadinanza: non avvicinarsi a Po, Nure e Trebbia

 
L'Ufficio di Protezione Civile del Comune di Piacenza, in seguito all’allerta n.112 emessa dall’Agenzia regionale per la Sicurezza Territoriale e la Protezione Civile oggi, domenica 24 novembre, con inizio di validità alle ore 00.00 di lunedì 25 e fine validità prevista per le ore 00.00 di martedì 6 – di codice rosso per criticità idraulica dovuta alla piena del Po e idrogeologica – ha proceduto all’attivazione del Centro operativo comunale in largo Anguissola 1.


L’Ufficio di Protezione Civile raccomanda alla cittadinanza di non avvicinarsi al fiume Po e ai corsi d'acqua Trebbia e Nure, ricordando che le informazioni riguardo le misure di autoprotezione da adottare in caso di rischi ed emergenze (incluso il rischio di alluvione) sono indicate anche sul sito del Comune di Piacenza, sezione di Protezione Civile - cosa fare in caso di emergenza.
Il Centro operativo comunale opererà in forma ridotta al fine di assicurare, nell’ambito territoriale Piacenza, la direzione ed il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione, qualora si rendessero necessari in relazione all’evento di cui all’allerta meteo. La situazione è monitorata costantemente.

Il colmo di piena del "Grande fiume" è previsto, per la zona parmense, per la prossima notte.

In allegato il bollettino di allerta n°112

 

Specie aliene invasive. Fenomeno eccezionale nel Salento: migliaia di pesci rossi riversati nelle campagne adiacenti ai Bacini di Ugento dopo l'ultima grande ondata di maltempo. Lo "Sportello dei Diritti": uno spettacolo preoccupante per l'ambiente - VIDEO

Un fenomeno che senz'altro farà discutere, non solo gli ambientalisti, quello accaduto negli scorsi giorni e manifestatosi dopo l'ultima grande ondata di maltempo che ha colpito con eccezionale intensità il Salento ed in particolare la costa jonica. Migliaia e migliaia di pesci rossi (Carassius auratus) - come segnalatoci e documentatoci fotograficamente dal consigliere comunale Gianfranco Coppola, referente per Ugento dello “Sportello dei Diritti” - si sono riversati nelle campagne dal sistema dei Bacini di Ugento dopo che questi sono esondati a causa della mareggiata di scirocco e delle fortissime ed intense piogge.

Mentre molti continuano a nuotare nelle pozze ancora non prosciugatesi, tanti, tantissimi sono morti e stanno morendo d'asfissia. Ma il problema principale emerso a seguito di questo fenomeno eccezionale e mai documentato prima, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non è solo la triste fine cui sono destinati questi pesci rossi man mano che le ampie pozzanghere si seccheranno, è però la presenza infestante di questa specie non autoctona e perciò aliena che ha letteralmente invaso la zona umida che ricade nel Parco naturale regionale Litorale di Ugento proliferando in maniera esponenziale come è documentato dall'evento straordinario di questi giorni. La presenza così massiccia di una specie estranea ai nostri territori, infatti, non può non indurre forte preoccupazione perché potrebbe aver già danneggiato irreparabilmente l'equilibrio autoctono di un intero ambiente palustre.

La clip è visionabile sul link di Youtube : https://youtu.be/bKKiExWPvwo

(18 novembre 2019)

 

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Dalla Bonifica Centrale un cambio di rotta epocale. Approvati 29 progetti per interventi preventivi in montagna (Parma, Reggio e Modena). 3,5 milioni di euro saranno destinati dalla Regione Emilia Romagna esclusivamente a strutture private che ancora non abbiano subito danni dal dissesto idrogeologico. 
 
Di Lamberto Colla Reggio Emilia, 14 novembre 2019 - Nel 2020  il Consorzio di Bonifica Centrale potrà disporre di circa 6 milioni di euro per combattere il dissesto idrogeologico. Ma la grande novità, hanno spiegato questa mattina i vertici della Bonifica, è rappresentato dal fatto che gli ultimi 3,5 milioni approvati dalla Regione Emilia Romagna andranno a finanziare interventi prevenzione e non di emergenza e benficiari saranno  soggetti privati dei comprensori di montagna che potranno così  rafforzare le difese  contro il dissesto idrogeologico.
 
"Il nostro lavoro, ha commentato il presidente Matteo Catellani, è al servizio delle aziende agricole che sono i veri custodi del territorio".
Un passaggio epocale che potrebbe portare notevoli benefici strutturali e economici al territorio. Infatti, come ha sottolineato il direttore Avv. Domenico Turazza, i costi per interventi di emergenza sono  ben 5 volte superiori a quelli per interventi di natura preventiva. "Questi 29 progetti approvati, sottolinea il direttore, fanno parte di misure straordinarie di interventi di natura agroambientale contro il dissesto idrogeologico. I 3,45 milioni di euro sono suddivisi in 29 progetti, 3 dei quali in zona parmense per circa 400.000 euro, 14 per la montagna reggiana per un valore di circa 1,88 milioni e infine 12 interventi nel modenese per un importo di 1,1 milioni. Nel 2020, quindi si apriranno i bandi e verranno avviati i cantieri che presumibilmente si concluderanno entro il 2021. "
 
La natura del bando è stato esposto dall'ing. Pietro Torri il quale ha ben specificato che "in questo caso si parla di opere di prevenzione dove ancora non vi  sia alcun danno conclamato. Il bando  è  rivolto alle aziende agricole le cui strutture ancora non abbiano subito danni e i terreni siano ancora coltivabili."
 
La destinazione privata è una novità  per i consorzi di bonifica, chiamati a interventi a favore di enti e manufatti pubblici. "Spesso, chiosa il direttore Turazza, veniamo chiamati a sostegno delle amministrazioni comunali per la capacità progettuale del Consorzio" indispensabile per gestire questo tipi di intervento.
 

(In allegato i progetti finanziati per provincia)

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Finanziati 29 progetti del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale per oltre 3 milioni di euro È stata approvata la graduatoria dei progetti finanziati dal Piano di Sviluppo Regionale: interventi nell’Appennino Reggiano, Modenese e Parmense.  

Reggio Emilia

Un contributo essenziale per la lotta al dissesto idrogeologico nell’Appennino Reggiano, Modenese e Parmense, un riconoscimento importante che permetterà l’avvio di nuovi progetti – che si affiancheranno a quelli già esistenti – di prevenzione finalizzati a ridurre i danni provocati all’agricoltura. Il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale ha ottenuto il finanziamento di 29 progetti con fondi del Psr, il Piano di Sviluppo Regionale, per un totale di 3 milioni e 417 mila euro. Il 29 ottobre infatti è stata approvata la graduatoria dei progetti che verranno finanziati dal Psr nell’ambito dell’Operazione 5.1.01.

Tra i progetti ammessi – 29 dei 32 presentati dal Consorzio della Bonifica Centrale – ben 14 verranno realizzati in provincia di Reggio Emilia, per un totale di 1 milione e 881 mila euro. In particolari gli interventi interessano i comuni di Castelnovo né Monti, Vetto, Ventasso, Baiso, Casina, Toano e Villa Minozzo. In provincia di Modena invece verranno portati avanti 12 progetti, in particolare nei comuni di Serramazzoni, Lama Mocogno, Pavullo, Polinago, Frassinoro, Sassuolo, Prignano e Palagano. Sono stati ammessi anche 3 progetti nella provincia di Parma: a Palanzano infatti verranno realizzati gli interventi per 444 mila euro.

“I lavori – come rimarcato dal presidente del Consorzio dell’Emilia Centrale Matteo Catellani - finalizzati al contrasto del dissesto idrogeologico e alla prevenzione dei danni causati all’agricoltura, garantiranno l’attività di 29 aziende agricole in territorio collinare e montano, preservando una settantina di fabbricati rurali e di circa 90 ettari di terreno esposti al rischio di smottamenti. Grazie ai nuovi finanziamenti del Psr il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale metterà in campo un impegno straordinario – che si affiancherà a quello annuale che prevede una sessantina di interventi all’anno per circa 2,5 milioni di euro – per tutelare un territorio estremamente fragile ed esposto al dissesto idrogeologico. L’importante finanziamento dei 29 interventi, le cui gare per l’appalto dei lavori verranno espletate entro il 2020, è un riconoscimento essenziale della capacità progettuale dei tecnici consortili e della funzione fondamentale esercitata dall’agricoltura in montagna”.

Il Consorzio della Bonifica dell’Emilia Centrale esprime il proprio apprezzamento della Regione Emilia-Romagna e Anbi Emilia-Romagna, l’Associazione che riunisce i Consorzi di Bonifica Emiliano Romagnoli. per aver proposto ed inserito per la prima volta l’azione nel Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020.

Il coordinamento agroalimentare dell’Alleanza Cooperative: “Le nostre imprese sono impegnate a ridurre l’impatto ambientale, vanno sostenute e non tassate”

(Bologna, 8 novembre 2019) – “La Plastic Tax colpisce pesantemente l’agricoltura emiliano-romagnola e in particolare le cooperative agroalimentari della nostra regione, impegnate da anni nel corretto uso degli imballaggi per valorizzare al meglio i prodotti dei soci agricoltori e per fornire un elevato servizio al consumatore finale. Il carico di questa tassa, a cui il Governo sta lavorando per la Legge di Bilancio, rischia di pesare esclusivamente su chi lavora e trasforma i prodotti dell’agricoltura, quindi sulle strutture cooperative radicate in Emilia-Romagna. Non è infatti possibile pensare di trasferirne il costo sul consumatore, chiedendogli magari di pagare una bottiglia di latte o una busta di insalata 5 centesimi in più, perché ciò si tradurrebbe in una diminuzione dei consumi”.

È quanto dichiara in una nota il coordinamento agroalimentare dell’Alleanza Cooperative dell’Emilia-Romagna.

“La cooperazione agroalimentare della nostra regione – continua il coordinamento - è all’avanguardia nell’utilizzo di materiali sostenibili e riciclabili e nella riduzione dell’impatto ambientale delle sue produzioni, avendo avviato da tempo processi di riconversione industriale. Purtroppo, il Governo invece di incentivare le imprese a proseguire e diffondere queste pratiche virtuose, decide di introdurre una nuova e ulteriore tassa che toglierà reddito alle aziende agricole e alle cooperative già gravate da una situazione molto difficile. Ci auguriamo che la Plastic Tax non sia inserita nella prossima Legge di Bilancio e chiediamo a tutti i parlamentari emiliano-romagnoli che hanno a cuore il sistema agroalimentare della nostra regione di impegnarsi per scongiurare l’approvazione di questa tassa”.

Le parole del Presidente Angelo Merlin: “Formazione in evoluzione fondamentale per operatori ambientali”

Ambiente, sicurezza e lavoro: questi i temi al centro del convegno nazionale, dal titolo “La formazione in ambito HSE: effettività, continuità, organizzazione”, tenuto a Ecomondo da ‘Assoreca’, dal 1994 la prima, più antica e autorevole associazione tra le società di consulenza e servizi per l’ambiente, l’energia, la sicurezza e la responsabilità sociale, che riunisce attorno a sé tutte le principali realtà professionali e industriali che operano a 360° nel delicato settore dell’attenzione, cura e rispetto per l’ecologia.

Al centro del dibattito, aperto dall’Avvocato Angelo Merlin, Presidente di ‘Assoreca’ e stimato legale penalista in materia di ambiente e sicurezza sul lavoro, “Il ragionamento collegiale, condiviso a più voci, con i relatori intervenuti, su come dare effettività e continuità all’obiettivo di fornire centralità al ruolo della formazione stessa, organizzandola scientificamente al meglio per prevenire ed evitare i rischi in cui possono incorrere, in tale ambito, le organizzazioni imprenditoriali”.


Al suo intervento hanno preso avvio i lavori, con l’ampia sessione tenuta da Davide Marazzato, Vice Presidente Vicario di ‘Assoreca’ e vertice del ‘Gruppo Marazzato, che dal 1952 si occupa di logistica, bonifiche ed emergenze ambientali, con Paolo Bocini, Vice Presidente della sezione ‘Laboratori’ di Assoreca, seguito, fra gli altri, anche dall’intervento di Ivano Bosi, Amministratore Delegato di Azzurra Srl e Consigliere Delegato di ‘Marazzato Soluzioni Ambientali Srl’, che ha raccontato “l’importanza della formazione nella gestione delle crisi e delle emergenze in azienda”, condividendo tale tema alla tavola rotonda con Andrea Prati, Membro Effettivo Sezione Imprese ‘Assoreca’.


“Obiettivo del convegno – spiega Davide Marazzato, – è stato individuare un punto di emersione e convergenza circa le migliori best practices in materia, promuovendo l’integrazione, nella figura del formatore, di cultura tecnica e forma mentis che lo qualifichino sempre più quale garante di beni fondamentali e costituzionalmente tutelati per tracciare così le linee guida di un ‘processo educativo’, evocando una molteplicità di prospettive pedagogiche differenti riconducibili a una sintesi condivisa e fruibile in materia di corretto approccio alla tutela dell’ambiente”.


Per Maurizio Scandurra, giornalista economico esperto in tematiche consumeristiche, “l’incontro virtuoso tra le maggior realtà italiane del comparto dimostra come la sinergia integrata tra attori con forme e forze diverse di un medesimo spazio di mercato estenda, massimizzandola, la capacità di problem-solving in un settore, come quello dell’ambiente, ove il mutamento e l’evoluzione sono all’ordine del giorno, stanti anche i repentini e sempre più frequenti cambiamenti climatici in corso di cui occorre prontamente tener conto”.

 

Parma. Città ufficialmente candidata al titolo di "CAPITALE GREEN 2022". Secondo l'amministrazione Parma si impegnerà su diversi fronti per diventare un buon modello da seguire per il miglioramento ambientale.

Tutto bellissimo, peccato che ultimamente diverse sono state le zone assoggettate ad un considerevole taglio degli alberi. Parliamo ad esempio della zona Villetta su cui ha protestato anche Legambiente, della zona Cittadella, di via Duca Alessandro, e ora anche della zona di via Buffolara. Il taglio ad esempio incomprensibile di un filare di alberi nell'area dell'ex scalo merci di via Fratti ci costringe a porci delle domande.

Per quale motivo si stanno tagliando così tanti alberi? Forse per la tutela del manto stradale?... Verranno piantumati nuovi alberelli che per crescere ci metteranno decenni?...

Ci piacerebbe capire a questo punto, quali siano i requisiti di Parma, per la partecipazione ad un così importante titolo di "Capitale del verde" e vorremmo ricordare che gli alberi assorbono CO2, catturano le polveri sottili causate dallo smog e diminuiscono la temperatura dell'ambiente in cui si trovano e fino ad un massimo di 2 gradi centigradi. Anche le nazioni unite hanno riconosciuto l'importanza del verde nelle città. Negli ultimi anni diversi comuni, contrariamente a Parma, hanno avviato massicci interventi di piantumazione urbana per correre ai ripari contro l'inquinamento.

Da noi invece si continua esclusivamente a proporre domeniche ecologiche con chiusura di molte aree della città ed i risultati in realtà non sono così evidenti. Un controsenso ambientale che vorremmo fosse chiarito e quindi chiediamo all'amministrazione di Parma, di rispondere pubblicamente al nostro appello, spiegando ai propri cittadini il perché di così tanti tagli degli alberi, e cosa si intenda fare per dare a Parma quel tocco realmente GREEN che tutti ci aspettiamo.

Il gruppo

AMO LA VITA - No 5G
Ambiente - Salute - Tutela animali

Finanziati 26 progetti in territorio montano per un importo superiore a 3 milioni di euro. A complimentarsi con lo staff tecnico è prima di tutti il Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza, Fausto Zermani, che commenta: “Essere riusciti a presentare 31 progetti, e di questi vederne finanziati 26, è davvero un grande risultato. La nostra montagna va sostenuta con investimenti che mantengano integro il territorio e tutelino i suoi abitanti e le attività produttive in essere. L’impegno e la dedizione del personale tecnico e operativo in forza al comprensorio montano dimostra quanto il Consorzio tenga e creda in un approccio che preservi il territorio e lo rilanci assicurando a chi resta e a chi vuole tornare una maggior qualità della vita”.

Si tratta di progetti riferiti ad interventi volti alla prevenzione di danni da fenomeni franosi rispondenti al bando PSR (Piano di Sviluppo Rurale) 2014/2020 misura n. 5.1.01 della Regione Emilia Romagna (linea di finanziamento regionale indirizzata a investimenti in azione di prevenzione volte a ridurre le conseguenze delle calamità naturali e avversità climatiche – prevenzione danni da fenomeni franosi al potenziale produttivo agricolo).

I progetti finanziati sono così distribuiti sul territorio: 5 per il comune di Alta Val Tidone, 4 per il comune di Gropparello, 5 per il comune di Morfasso, 4 per il comune di Pianello Val Tidone, 2 per il comune di Farini, 1 per il comune di Bobbio, 1 per il comune di Bettola, 2 per il comune di Ferriere, 1 per il comune di Travo e 1 per il comune di Corte Brugnatella.

Per ognuna delle segnalazioni ricevute, a seguito dei sopralluoghi effettuati dai tecnici del Consorzio, è stato redatto un progetto di intervento.

Presenti nei progetti: briglie in gabbioni allo scopo di rallentare la velocità delle acque e contrastare l’erosione e di conseguenza migliorare le condizioni di stabilità dei versanti e mitigare i fenomeni franosi; traverse, palificate e briglie in legname per stabilizzare i versanti e intercettare e incanalare i canali montani; drenaggi per l’emungimento delle acque sotterranee per la raccolta e il convogliamento delle acque che si infiltrano nel sottosuolo al fine di prevenire movimenti franosi; la pulizia e la sistemazione di canali per favorire il deflusso delle acque di scolo.

In linea generale ogni progetto proposto è pienamente coerente con l’obiettivo dell’operazione (5.1.01 del PSR) e risponde al fabbisogno di ripristinare il potenziale produttivo agricolo e forestale danneggiato e introduce adeguate misure di prevenzione contribuendo al sostegno della prevenzione e della gestione dei rischi aziendali: 39 le aziende agricole coinvolte.

Parlando di iter burocratico: per i progetti finanziati sarà redatto un progetto esecutivo finale a cui seguirà l’approvazione della Regione Emilia Romagna e l’affidamento e la realizzazione in un tempo massimo di 18 mesi (dall’approvazione della Regione).

Giovedì, 31 Ottobre 2019 09:41

CAM e trasporto nei bandi di gara della PA

Di Coopservice 31 Ottobre 2019 - I soggetti che partecipano a bandi di gara pubblici che riguardano l’ambiente sono soggetti a rispondere ai requisiti definiti dai CAM – Criteri ambientali minimi, indicati dal Ministero dell’Ambiente. Tra gli ambiti anche quello dei trasporti e mobilità.

CAM, i criteri ambientali minimi
“I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono i requisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto, volti a individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, tenuto conto della disponibilità di mercato” recita il sito del Ministero dell’Ambiente.

I CAM in vigore riguardano diversi ambiti: arredo interno, arredo urbano, carta, cartucce per stampanti, ecc. L’elenco completo è disponibile online sul sito del Ministero.

Trasporti e veicoli elettrici
I CAM riguardano anche i trasporti. La scelta di proporre in un bando veicoli elettrici sposa perfettamente il Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione, ma a volte in base alle circostanze non è possibile inserirli nel progetto.

Come spiega Carlo Bassanini, direttore operativo di Coopservice, non sempre è possibile proporre l’alternativa elettrica poiché una proposta di questo genere richiede un lavoro di progettazione e analisi di costi benefici. “Ha costi importanti di investimento e si devono fare i conti con la riduzione della base d’asta e con un continuo efficientamento delle richieste. Proponiamo i veicoli elettrici dove è possibile farlo”, afferma Bassanini in una intervista.

Coopservice: un percorso green
Coopservice pone da sempre una forte attenzione ai piani di crescita e di sviluppo alla riduzione dell’impatto ambientale. “È stata la prima azienda, anticipando la normativa ed i CAM, a produrre al proprio interno studi LCA (Life Cycle Assestment) ed EPD (Environment Product De-claration) – afferma il direttore operativo – sono stati creati degli strumenti specifici che oggettivizzano il ruolo degli indicatori di danno ambientale. La ISO 14040 è oggi l’unico strumento che consente la valutazione di questi indicatori quali il GW (Global Warming), l’eutrofizzazione, lo smog fotochimico ecc…”.

Le esperienze di Coopservice
L’utilizzo di mezzi di trasporto a basso impatto ambientale non è solo una scelta ecologica, ma anche economica. Come è noto, le politiche ambientali dei Comuni agevolano i veicoli a impatto zero, come succede ad esempio a Milano dove il Comune ha autorizzato l’ingresso gratuito nell’area C, permettendo alle aziende di diminuire i propri costi di esercizio.

Ecco alcune esperienze di Coopservice:

trasformazione dei mezzi per il trasporto di merci a combustibili naturali per i farmaci;
utilizzo di auto elettriche: ad esempio per i servizi di fattorinaggio all’interno dell’hinterland milanese per un grande gruppo della GDO;
utilizzo di veicoli a 2/3 ruote per il pattugliamento delle strutture fieristiche e aeroportuali ottenendo una maggiore visibilità da parte degli operatori;
utilizzo di mezzi elettrici per la distribuzione dei pasti a domicilio nel Comune di Reggio Emilia per conto di un’azienda di ristorazione e a favore di persone anziane non completamente autosufficienti.
“Il mezzo elettrico consente di circolare in zone particolari e altrimenti inaccessibili del centro città, sia per gli spazi limitati che per i divieti di circolazione – sottolinea Bassanini – Il porter elettrico è fondamentale per garantire il servizio.”

Coopservice continua sulla strada del miglioramento. “Delle 3.697 attrezzature utilizzate nei servizi erogati 2.185 sono esclusivamente elettrici quindi un parco attrezzature che arriva al 59,1% del totale. – afferma Bassanini – Riteniamo che questo non sia ancora abbastanza e nel piano strategico 2018-2022 ci siamo dati ulteriori obiettivi di miglioramento”.

(da Think Magazine del 9 ottobre 2019)

 

Sopralluogo del direttore generale del Consorzio della Bonifica Fabrizio Useri e del sindaco di Neviano degli Arduini Alessandro Garbasi


Parma, 28 Ottobre 2019 - Un fondamentale contributo per la prevenzione delle possibili criticità idrauliche, per la riduzione del rischio idrogeologico e la messa in sicurezza dei territori montani, in particolare della Val Parma. Sono terminati infatti i lavori – realizzati dai tecnici del Consorzio della Bonifica Parmense – di regimazione del reticolo idraulico minore lungo la strada di bonifica Sarignana-Rusino, nel Comune di Neviano degli Arduini.

Il Direttore Generale del Consorzio della Bonifica Parmense Fabrizio Useri e il Sindaco di Neviano degli Arduini Alessandro Garbasi hanno effettuato un sopralluogo nell’area dei lavori: come ogni anno infatti l’ente, impegnato nelle azioni di tutela del territorio montano e per la prevenzione del dissesto idrogeologico, sta portando avanti una serie di interventi concordati con le Amministrazioni Comunali del territorio montano e collinare dei Comuni del parmense.

I lavori di regimazione del reticolo idraulico minore lungo la strada di bonifica Sarignana-Rusino, sono stati messi in atto nell’ambito del progetto ‘S.O.S. Bonifica’, attraverso il quale il Consorzio della Bonifica Parmense mette a disposizione del territorio collinare e montano della provincia di Parma mezzi d’opera e risorse umane per provvedere ad una costante manutenzione della corretta regimazione dell’acqua nelle cunette e nei fossi adiacenti alle strade comunali e vicinali ad uso pubblico.

 

Scandalo Bio-on, Bertani (M5S): “possibili ripercussioni sull’attività della Sebiplast. Regione fermi impianto chimico a parma”

Andrea Bertani, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, chiede lo stop alla procedura della valutazione di impatto ambientale per la struttura della Sebiplast, azienda collegata alla star-up bolognese travolta da un’inchiesta giudiziaria, che dovrebbe sorgere a Sissa-Trecasali.

“Lo scandalo Bio-on pone seri interrogativi anche riguardo alla realizzazione del sito produttivo nell’area dell’ex zuccherificio di Sissa-Trecasali realizzato dalla Sebiplast posseduta al 50% proprio dall’azienda oggi al centro di questo scandalo giudiziario”. È quanto sostiene Andrea Bertani, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, in un’interrogazione presentata in Regione e che prende spunto dall’inchiesta che ha portato all’arresto dei vertici della start-up bolognese Bio-on specializzata nella realizzazione di bioplastiche, per chiedere lo stop al progetto che vede la realizzazione di un sito industriale a Sissa-Trecasali, comune della provincia di Parma, nell’area dell’ex zuccherificio e che vede come proponente una società legata proprio alla Bio-on, la Sebiplast. “Per la realizzazione di questo impianto la Sebiplast ha partecipato a un bando regionale per la concessione di un contributo – spiega Andrea Bertani – Finanziamento che, ovviamente, era ed è legato all’individuazione e al mantenimento di precisi impegni occupazionali. Lo scandalo che però sta travolgendo la Bio-on rischia di avere delle pesanti ripercussioni anche sull’attività della Sebiplast. Dato che il territorio della bassa parmense ha manifestato consistenti preoccupazioni rispetto alla reale natura dell’iniziativa, che rischia di installare un vero e proprio polo chimico industriale in un’area con una vocazione agroalimentare e connotata anche da fragilità idraulica e dall’esposizione a possibili alluvioni, quello che chiediamo alla Regione è di decidere lo stop al procedimento di valutazione di impatto ambientale e quindi pensare per quell’area un nuovo futuro” conclude il capogruppo regionale M5S.

Anche il Consorzio di Bonifica di Piacenza presente oggi e domani in Sant’Agostino al Festival della Cultura Tecnica 2019, dal titolo: “Tecnica – magia del futuro”. 

Il festival coinvolge tutte le province della Regione Emilia Romagna con iniziative a sé. L’edizione piacentina è coordinata dalla Provincia di Piacenza in collaborazione con il Comune di Piacenza e l’Ufficio Scolastico Regionale.

Un viaggio istruttivo e divertente nel mondo della tecnica e della scienza. Ai desk presenti nell’ex chiesa di Sant’Agostino le scuole secondarie di primo e secondo grado del nostro territorio, i centri di formazione professionali accreditati per l’obbligo formativo, Urban Hub, e il Consorzio di Bonifica di Piacenza.

Ad aprire la mattina, il Consigliere Provinciale Paola Galvani: “Grazie a tutti gli istituti, agli insegnanti e ai ragazzi che sono presenti oggi. Per noi è la seconda edizione, la prima in questa location”.

A seguire Davide Garilli, Presidente del Consiglio Comunale di Piacenza: “Tante le scuole presenti. Per la prima volta in quest’iniziativa anche il Tecnopolo di Piacenza, l’Urban Hub e il Consorzio di Bonifica. Ai più giovani, in quest’occasione, si dà la possibilità di confrontarsi con gli istituti tecnici che sono una parte fondamentale del nostro tessuto e che possono garantire molte di quelle nuove professionalità di cui il mercato è alla ricerca”.

A chiudere i saluti Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza: “I ragazzi fanno rumore e questa è una speranza perché vuole dire che hanno il coraggio di rompere gli schemi, di innovare, di andare oltre. I ragazzi che sono presenti ritraggono un percorso dove noi, come Consorzio, abbiamo voluto mettere al centro l’ambiente; l’ambiente non fine a sé stesso ma quello dove l’uomo è al centro e si fa un selfie; non fermatevi alle criticità ma abbiate il coraggio di inventare soluzioni per creare un nuovo equilibrio”.

La legge regionale 16/2015 sull’economia circolare non trova piena attuazione se non si interviene a sostegno della filiera dei rifiuti. Lo sostiene Confcooperative Emilia Romagna, sottolineando come la scarsa propensione del mercato industriale ad utilizzare le materie riciclate e il crollo dei prezzi causato dal blocco delle importazioni dalla Cina (con conseguente aumento dell’offerta sul mercato interno), possano presentare gravi ripercussioni in termini economici, ambientali e sociali. Se non c’è chi acquista e impiega i nuovi prodotti ricavati dai rifiuti tramite il processo di end of waste, il ciclo dell’economia circolare non si chiude e ci troveremo con tonnellate di carta, cartone e plastica riciclata da smaltire.
L’appello dell’Organizzazione regionale – che associa 1.600 cooperative con oltre 80.000 occupati e 230.000 soci – è rivolto alle Istituzioni di tutti i livelli, alle quali si chiedono interventi (compresi incentivi e agevolazioni) per aiutare le imprese a completare il ciclo dell’economia circolare, altrimenti destinato a bloccarsi, e continuare così a svolgere un servizio fondamentale a favore di tutta la collettività.

“Diversi impianti di smaltimento e riciclo presenti in regione sono a rischio saturazione – afferma il presidente di Confcooperative Emilia Romagna, Francesco Milza -. Continuiamo a produrre troppi rifiuti e a non sapere come riutilizzarli, perché la materia riciclata non trova un mercato di riferimento. Non si riesce a generare un’adeguata filiera industriale tale da consentire alle imprese che recuperano rifiuti di avere sostenibilità economica. Ben venga l’obiettivo del 73% di raccolta differenziata della Regione entro il 2020, ma questa è una precondizione per gestire in modo virtuoso il ciclo dei rifiuti: se non si trovano industrie disposte ad acquistare le materie riciclate e se i prezzi non si risollevano, soprattutto adesso che la Cina non importa più come prima questi prodotti, l’economia circolare dell’Emilia-Romagna si blocca con pesanti conseguenze e gli impianti di recupero non riescono più ad assolvere alla loro funzione di tutela ambientale”.

Da qui l’appello di Confcooperative alle Istituzioni: “La politica non può ignorare questo problema, soprattutto quando si parla di imprese che svolgono funzioni a beneficio di tutto l’ecosistema territoriale – continua il presidente regionale Milza -. È arrivato il momento di aprire una seria riflessione sulle prospettive dell’economia circolare in Emilia-Romagna, su come dare vera attuazione all’innovativa legge regionale introdotta nel 2015, su come sostenere le aziende che trasformano i rifiuti. In questa fase ormai di emergenza, crediamo che tra i vari interventi da adottare, sia opportuno valutare anche la possibilità di incentivi e agevolazioni per gli impianti di recupero dei rifiuti, affinché possano continuare a svolgere il loro servizio a favore della collettività”.


Fonte: Confcooperative Emilia Romagna

Mercoledì, 09 Ottobre 2019 14:10

Messa in sicurezza la strada Montelana a Morfasso

Terminati i lavori di ripristino e messa in sicurezza della strada di bonifica Montelana, in comune di Morfasso, a cura del Consorzio di Bonifica di Piacenza.

A parlare della collaborazione tra cittadini e Consorzio è Fausto Zermani, Presidente dell’Ente: “Siamo nella zona più emotiva ma anche più fragile della nostra provincia dove l’uomo ha più difficoltà a convivere con le attività produttive di carattere terziario e dove l’agricoltura la fa ancora da padrone. Qui sono i coltivatori diretti ad avere il presidio del territorio e a fare manutenzione che è la prima forma di prevenzione del dissesto idrogeologico. Il Consorzio con le risorse che ha a disposizione pone un’attenzione particolare verso questi territori, e insieme alle comunità mette in campo le azioni utili alla stabilità dei suoli”.

Continua Paolo Calestani, sindaco di Morfasso e consigliere consortile: “Come Consorzio stiamo lavorando parecchio nel territorio montano sia a prevenzione del dissesto idrogeologico, sia per garantire una viabilità rurale sicura. Aspetto quest’ultimo fondamentale alla stregua di canali e opere di difesa idraulica”.

A richiedere l’intervento proprio il comune a seguito delle piogge di eccezionale intensità cadute nel periodo compreso tra settembre- ottobre dello scorso anno causanti il distacco di materiale lapideo dal versante più a monte della carreggiata. A spiegare la necessità dell’intervento i tecnici consortili Monica Chiarelli e Gianluca Fulgoni: “Il materiale franoso aveva parzialmente interrotto la viabilità. Per una questione di pubblica sicurezza è stato chiuso temporaneamente il transito e sono stati rimossi i detriti presenti sulla sede stradale. Gli interventi seguenti sono consistiti nella pulizia della parete mediante il taglio di piante e il disaggio del materiale pericolante sia a mano che con l’ausilio di mezzi meccanici al fine di mettere in sicurezza il versante. Infine è stata posata una rete metallica paramassi ancorata tramite funi e tiranti in acciaio”.

La strada di bonifica oggetto dell’intervento mette in collegamento la Strada Provinciale di Prato Barbieri con la strada di bonifica Rocchetta- Santa Franca e la Val Nure in generale ed è un indispensabile percorso viabile intervallivo. 

L’intervento è stato finanziato dalla Regione Emilia Romagna con i fondi  messi a disposizione dal Consiglio dei Ministri con l’ordinanza 558/2018 emanata a seguito della dichiarazione di “stato di emergenza” in conseguenza agli eventi atmosferici dello scorso autunno.

Martedì, 01 Ottobre 2019 07:35

Rischio ambientale nel canale naviglio?

Riceviamo e pubblichiamo dal Gruppo Amo Colorno la segnalazione che segue -

Siamo a documentare una situazione che si sta verificando già da alcune settimane e che desta preoccupazione. Sulle rive del canale naviglio e all'interno dell'acqua, si possono scorgere sovente, dei pesci morti e nella giornata odierna anche animali (nutrie). Ad un sopralluogo sul posto abbiamo notato che l'acqua è sporca e si sente un forte odore di "detersivo", in particolare nella zona del passaggio a livello del naviglio. Anche le vegetazione sembra che ne stia risentendo negativamente. A tal proposito abbiamo deciso di scrivere urgentemente ad Arpae affinché possa effettuare le verifiche del caso.

Siamo piuttosto preoccupati e temiamo la possibilità di sversamenti di liquami tossici in alveo. Non sarebbe la prima volta che succede una cosa del genere. Una situazione ambientale su cui tenere alta l’attenzione per difendere l’ecosistema del nostro territorio. Vogliamo evitare che si verifichi un potenziale pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente, e invitiamo Arpae a carpire ogni utile notizia in merito alle aziende operanti sul territorio interessato dal predetto corso d’acqua, al fine di verificare la sussistenza delle autorizzazioni agli scarichi rilasciate ai sensi della normativa ambientale.

Il gruppo
Amo - Colorno

(28 settembre 2019)

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Visita al Centro progettuale Acqua Campus di Budrio per celebrare l’anniversario della ricerca agronomica del Cer, che dal 1959 garantisce alti standard qualitativi della risorsa acqua e sviluppa tecnologie all’avanguardia per il risparmio idrico

Budrio, 26 Settembre - Il Centro progettuale di sperimentazione sull’irrigazione Acqua Campus a Mezzolara di Budrio, in provincia di Bologna, oggi ha ospitato una visita, a cui hanno partecipato l’Autorità Distrettuale di Bacino del fiume Po, i Consorzi di bonifica Emiliano Romagnoli, l’Anbi, la Regione Emilia-Romagna, l’Accademia Nazionale di Agricoltura, il Ministero dell’Agricoltura, Macfrut, l’Icid, l’Università degli studi di Bologna e le associazioni agricole, per celebrare il 60esimo anniversario della ricerca agronomica del Canale Emiliano Romagnolo, in un anno in cui si terranno varie manifestazioni che focalizzeranno l’attenzione sulla pratiche virtuose che il Cer, attraverso il suo ufficio agronomico e gli studi sperimentali condotti presso il polo innovativo di Budrio, ha divulgato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna e l’Unione Europea, per veicolare le più virtuose pratiche in agricoltura.

Accompagnati dal Direttore Generale e Direttore Scientifico del Cer Paolo Mannini, insieme al presidente di ANBI nazionale Francesco Vincenzi e allo staff tecnico, i dirigenti responsabili e i rappresentanti degli Enti che governano l’acqua e l’agricoltura, settore essenziale della nostra Regione, hanno effettuato una visita che ha anticipato il convegno “Le nuove frontiere dell’irrigazione per aspersione” in cui tutti i portatori d’interesse e le istituzioni del settore hanno potuto apprezzare le attività svolte all’interno del campo mostra e dell’azienda agricola Acqua Campus.

Il Canale Emiliano Romagnolo è una delle più importanti opere idrauliche italiane ed un Centro di ricerca, sperimentazione, studio ed analisi finalizzate a garantire alti standard qualitativi della risorsa idrica nel territorio interessato dal sistema del Canale, che ha una superficie di 336.000 ettari di cui 227.000 ettari di superficie agraria. L’attività di ricerca e sperimentazione che il Consorzio conduce fin dal 1959 è finalizzata a fornire agli agricoltori, tramite programmi di assistenza tecnica e divulgazione, tutte quelle informazioni capaci di rendere l’irrigazione una pratica efficace, economica ed applicata con razionalità.

Canale Emiliano Romagnolo: 60 anni di innovazione sul risparmio idrico

Iniziata in maniera pionieristica nel 1959, in contemporanea alle opere di costruzione del canale Emiliano Romagnolo, l’intensa attività di ricerca, finalizzata al miglioramento degli standard qualitativi delle risorse utilizzate dagli agricoltori e sul risparmio idrico ha assunto, nel corso degli anni, un’importanza strategica a livello nazionale ed europeo ed è stata sviluppata in collaborazione con Enti ed Istituzioni, dalla Regione Emilia-Romagna all’Unione Europea.

Il lavoro di ricerca del Cer, fiore all’occhiello dei 69 Consorzi di Bonifica che aderiscono, ha avuto come focus caratterizzante lo studio agronomico su tutte le specie da frutto ed erbacee: per individuare i parametri necessari per capire quando irrigare, in che momento, quali quantità d’acqua utilizzare e con quale sistema irriguo scegliere.

Nel 1972 il Cer ha importato e provato il primo semovente in Italia, nel 1975 ha realizzato il primo studio e il primo impianto a goccia in Emilia-Romagna. Il primo sistema Esperto di consiglio irriguo al mondo, impiegato in irrigazione in aziende agricole, è stato dal Cer nel 1984, prima dello sviluppo della rete Internet e del World Wide Web. Dal 1984 ad oggi il Laboratorio di Idraulica del Cer ha effettuato 500 test tecnologici erogatori. Nel 1995 ha sviluppato l’irrigazione a goccia interrata e ultra low, nel 2002 il Cer ha realizzato un impianto di irrigazione a goccia fotovoltaica.

Nel corso dei sessant’anni di ricerca e sperimentazione sono state sviluppare conoscenze che sono confluite, da oltre 20 anni, nel sistema esperto Irrinet che fornisce agli agricoltori, per via informatica, sui Pc e sui telefoni cellulari, informazioni precise sulle pratiche più performanti per l’irrigazione: che sistema utilizzare e quando farlo, oltre alle quantità d’acqua da utilizzare.

Il Centro di calcolo è collegato con 25 mila aziende agricole. L’attività di ricerca del Cer, sviluppata in anni di studi e analisi, viene utilizzata concretamente per favorire lo sviluppo di pratiche agricole sempre migliori, attente al risparmio idrico: in Emilia-Romagna per esempio sono stati risparmiati 100 milioni di metri cubi d’acqua, a livello nazionale 500 milioni di metri cubi.

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1) In copertina il direttore del CER Paolo Mannini
2) Il pubblico dei portatori di interesse ad Acqua Campus
3) Un momento della presentazione. Primo a sinistra il presidente ANBI Francesco Vincenzi

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Al Palazzo del Governatore di Parma la storica firma di Meuccio Berselli, Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del fiume Po e Paolo Andrei, Magnifico Rettore dell’Università di Parma in rappresentanza degli Atenei del Distretto Idrografico: azioni concrete e scambio di dati per la formazione di cittadini sempre più consapevoli.

Parma, 24 Settembre 2019 – 

Sviluppare e pianificare politiche di difesa del suolo, di valorizzazione delle risorse, di mitigazione del rischio idrogeologico, di tutela delle acque del Grande Fiume e di contrasto ai nuovi inquinanti attraverso la creazione di un sistema strutturato di studi, ricerche, analisi e scambio di dati, all’interno di un sistema permanente di relazioni finalizzato al miglioramento delle conoscenze e della qualità di vita della comunità e dei cittadini, sempre più consapevoli e parte attiva di un’economia circolare della conoscenza. 

Sottoscritto nella mattinata di martedì 24 settembre al Palazzo del Governatore di Parma nell’ambito della giornata di studi ‘Verso una pianificazione integrata di Distretto’, moderata dal giornalista Andrea Gavazzoli, l’importante Protocollo d’Intesa tra l’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, 17 Università del Distretto Idrografico e 2 Centri di Ricerca, firmato dal Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po Meuccio Berselli e da Paolo Andrei, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Parma, in rappresentanza di tutte le Universitàha come focus caratterizzante lo scambio di dati, essenziali per la conoscenza e la pianificazione delle politiche relativa al fiume Po e ai territori del Distretto Idrografico, che comprende 8 Regioni – Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto e la provincia Autonoma di Trento – 3.348 Comuni, 19 milioni e 850 mila abitanti, 86.859 chilometri quadrati di superfice e che rappresenta il 37% della produzione industriale nazionale, il 55% dell’industria zootecnica, il 35% dell’industria agricola e il 55% della produzione idroelettrica. 

La Convenzione, che si svilupperà nel corso del triennio dal 2019-2021, è stata sottoscritta dall’Autorità Distrettuale di Bacino del fiume Po, da 17 Università e 2 Centri di Ricerca: le realtà che lavoreranno a stretto contatto nei prossimi tre anni sono l’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (IGAG), l’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (IRPI), Politecnico di Milano, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Università degli studi Milano Bicocca, l’Università degli studi di Brescia, l’Università degli studi di Trento, l’Università degli studi di Padova, l’Università degli studi di Trieste, il Politecnico di Torino, l’Università degli studi di Torino, la Scuola Universitaria Superiore, l’Università degli studi di Pavia, l’Università degli studi di Genova, l’Università degli studi di Ferrara, l’Università degli studi di Parma, l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, l’Università degli studi di Bologna, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. 

Il sistema strutturato di ricerche ed analisi prevede una serie di step concreti, che verranno attivati grazie alla collaborazione tra le Università, i Centri di Ricerca e l’Autorità Distrettuale del fiume Po. Nello specifico le azioni che verranno sviluppate sono: l’analisi del danno, l’aggiornamento idrologia e cambiamenti, l’aggiornamento idraulica modelli 2D, l’analisi dell’ambito costiero marino, l’idromorfologia e il trasporto solido affluenti Po e reticolo collinare montano, il bilancio trasporto solido fiume Po, gli Scenari di Rottura Arginale. Ci sarà anche una parte dedicata all’analisi economica: in particolare si lavorerà sulla definizione del costo ambientale e della risorsa per i vari settori di impiego dell’acqua, i criteri per la copertura dei costi ambientali e della risorsa, il recupero integrale del costo del servizio e del principio “chi inquina paga”. Le altre azioni di pianificazione saranno lo sviluppo modello idrogeologico della Pianura Padana e l’analisi dei carichi di inquinanti di origine diffusa e puntuale. 

 

“Oggi per noi è una giornata molto importante – ha dichiarato Meuccio Berselli, Segretario Generale dell’Autorità Distrettuale del Fiume Po - poiché la firma di questo Protocollo d’intesa con 17 Università del Distretto e 2 Centri di Ricerca è fondamentale per la conoscenza dei dati per la pianificazione. Questi dati ci sono utili per il Bilancio Idrico: per conoscere la quantità d’acqua presente a livello superficiale e quella invece a livello della falda sotterranea. L’insieme di informazioni che verranno raccolte dalle Università ci saranno utili per sapere quali azioni intraprendere per i nuovi inquinanti presenti nel bacino del Po e per mitigare il rischio idrogeologico. La conoscenza delle Università, messa a supporto delle pianificazioni, diventa fondamentale. All’interno di questo progetto di collaborazione, che durerà tre anni, vogliamo identificare un percorso, che durerà un anno, per acquisire la conoscenza di tutti i dati, che ci consentiranno di iniziare la pianificazione il più presto possibile. I dati verranno messi a disposizione di Aipo, dei Consorzi di Bonifica e delle Regioni”.

 

“L’intento di questa Convenzione che sottoscriviamo insieme all’Autorità Distrettuale del fiume Po – sottolinea Paolo Andrei, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Parma – è quello di mettere a disposizione le competenze e le attività di ricerca delle Università e dei Centri di Ricerca per garantire quello sviluppo e quell’attenzione particolare che l’Autorità Distrettuale vuole attivare sulla gestione delle acque e sulla prevenzione di fenomeno di dissesto che potrebbero verificarsi nel prossimo futuro. Oggi ci impegnano tutti, ognuno con le proprie competenze, a generare occasioni di scambio, di incontro e di approfondimento che sono indispensabili per il futuro. Le Università e i Centri di Ricerca hanno dato pieno appoggio all’iniziativa e lavoreranno concretamente a fianco dell’Autorità Distrettuale per testimoniare la volontà di trasmettere le competenze acquisite attraverso gli strumenti della ricerca, per realizzare progetti a vantaggio di tutta la comunità”. 

Venerdì, 20 Settembre 2019 08:16

Maltempo, colpite città e Val Tidone

Piacenza, 19 settembre 2019 - Piogge intense in città e nella parte bassa della Val Tidone: Piacenza, Gragnano, San Nicolò e Calendasco i territori più colpiti.“Dalla serata del 18 settembre le maestranze consortili hanno alzato il livello di attenzione monitorando costantemente il territorio e tenendosi in stretto contatto con le Amministrazioni Comunali. In funzione gli impianti idrovori della Finarda, Casino Boschi, Zerbio e la cassa di espansione di San Nicolò. Rimane invece costante il livello delle dighe di Molato e Mignano”, segnala Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza.

A seguire la situazione del territorio.

Città di Piacenza e fascia costiera del Po
Forti le precipitazioni sulla città e in Val Tidone.
Per quanto riguarda gli impianti idrovori di sollevamento meccanico (situati lungo l’argine del Po):
- l’impianto idrovoro della Finarda (a difesa della città) è entrato in funzione dalle ore 21:15 sollevando complessivamente 10 mila metri cubi di acqua; piovuti circa 30 millimetri in poco più di un’ora con picco massimo di 18 mm in quindici minuti.
- L’impianto idrovoro di Zerbio - sempre in funzione perché situato in una zona depressa rispetto al livello dei corsi d’acqua ricettori, Po e torrente Chiavenna - ha visto l’intensificarsi sia del volume sollevato che delle ore di funzionamento delle pompe.
Se necessario, pronti ad entrare in funzione anche gli impianti idrovori di Armalunga (zona suburbana) e Braciforti di Fossadello (Caorso).
Nella bassa Val Tidone, per l’impianto di Casino Boschi (Sarmato), a causa dell’innalzamento del livello del grande fiume, sono state chiuse le paratoie dalle ore 21 del 18 alle 4 del 19.
Dalle ore 20 di ieri e fino alle 8 di questa mattina in azione anche lo sfioro della cassa di espansione in Via Paul Harris (a protezione dell’abitato di San Nicolò) e continua tuttora il funzionamento delle pompe di sollevamento meccanico.
Sul reticolo idraulico funzionale al comprensorio non si rilevano situazioni di criticità

- Diga di Mignano (comune di Vernasca)
Nella notte tra il 18 e il 19 precipitati solo 11,5 millimetri. Invariata la quota di invaso. Presenti in diga 1 milione e 200 mila metri cubi pari al 12.5% di capacità di invaso.

- Diga del Molato (Nibbiano in comune di Alta Val Tidone)Non sono state registrate precipitazioni. Presenti 2 milioni di metri cubi, pari al 27% del volume autorizzato.

- Zona montana
Nessuna situazione di criticità da segnalare

-Sia per i canali che per gli impianti, continua un attento monitoraggio.

 

 

 

Il kick off della nuova pianificazione-modello si terrà venerdì 20 Settembre nella sala Consigliare dell’Unione Comuni del Frignano a Pavullo nel Frignano

MODENA – 19 Settembre 2019 – Buone pratiche, azioni pianificate e strumenti di management innovativi per contrastare il degrado del suolo in alcune aree dell’Appennino Emiliano causato per lo più dalle ripercussioni territoriali dei cambiamenti climatici. Il progetto europeo Life AgriCOlture che sarà coordinato nel ruolo di capofila dal Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale e che coinvolgerà fattivamente il Consorzio della Bonifica Burana, il Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA) e il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, verrà presentato venerdì 20 settembre a partire dalle ore 9. Il kick off meeting del progetto si terrà nella sala Consigliare dell’Unione Comuni del Frignano a Pavullo nel Frignano in provincia di Modena. Il progetto, che ha valore economico complessivo di circa 1 milione e 500 mila euro - finanziato dall’Unione Europea per oltre 830 mila euro - ha l’obiettivo di dimostrare come l’introduzione di azioni preventive pianificate possano contribuire a realizzare sistemi agro-ambientali a salvaguardia del carbonio organico del suolo, in alcune aree maggiormente degradate dell’Appennino Emiliano.


All’incontro, moderato dal giornalista Andrea Gavazzoli interverranno diversi relatori istituzionali e tecnici: Giovanni Battista Pasini, presidente Unione Comuni nel Frignano, Francesco Vincenzi, presidente Anbi e del Consorzio della Bonifica Burana, Matteo Catellani, presidente del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, Fausto Giovannelli, presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, Giuseppe Veneri, presidente del Centro Ricerche Produzioni Animali, i lavori verranno introdotti da Domenico Turazza, Direttore Generale del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale. Il project manager di Life AgriCOlture, il dottor Aronne Ruffini, del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, presenterà il progetto mentre la dottoressa Carla Zampighi del Consorzio della Bonifica Burana, la dottoressa Maria Teresa Pacchioli del Centro Ricerche Produzioni Animali e il dottor Willi Reggioni del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano approfondiranno i temi dell’inquadramento territoriale, della foraggicoltura di montagna e il ruolo del pascolamento nella conservazione degli agrosistemi. La chiusura dei lavori sarà affidata a Simona Caselli, Assessore Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Emilia-Romagna.

Al kick off meeting del progetto Life AgriCOlture parteciperanno anche 50 studenti dell’Istituto agrario Lazzaro Spallanzani di Montombraro, nel comune di Zocca: saranno presenti 34 alunni di due classi del secondo anno e 16 studenti di una classe del quinto anno

Parma, 18 settembre 2019. Stagione propizia per funghi e fungaioli, grazie soprattutto alle ultime piogge, nella parte montana della provincia di Parma, cominciano cospicue raccolte di miceti. I Carabinieri Forestali negli ultimi giorni hanno effettuato alcune decine di controlli nell’alta Val Parma e in alta Val Taro, elevati oltre venti verbali e sequestrati circa 50 chili di miceti.

In questi giorni, complice la stagione favorevole, nella parte montana della Provincia di Parma sono iniziate interessanti raccolte di funghi, con afflusso cospicuo di cercatori.
I Carabinieri Forestali, anche con il Reparto Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano, hanno svolto decine di controlli sia nell’alta Val Parma sia nell’ alta Val Taro. I funghi rappresentano un importante elemento per il corretto equilibrio dei boschi e la raccolta deve essere improntata a criteri di tutela e di rispetto per la risorsa naturale. Esistono norme nazionali, regionali e locali che regolano le modalità di raccolta, sia a tutela dell’ecosistema, sia a tutela di alcuni aspetti sanitari – non va dimenticato infatti che tra i funghi vi sono specie velenose mortali.

I Carabinieri Forestali svolgono un importante ruolo di sensibilizzazione e di indirizzo per chi frequenta i nostri boschi, affinché la raccolta sia compatibile con il rispetto della natura. Nei giorni scorsi, nel corso di decine di controlli, anche durante le ore notturne, sono stati sanzionati oltre venti raccoglitori. Tra gli illeciti più comuni l’ assenza delle prescritte autorizzazioni, i quantitativi eccedenti il consentito, la raccolta in giornate non vietate, la mancata pulizia sommaria dei funghi e il trasporto in contenitori non idonei. Oltre alle sanzioni elevate, da un minimo di 50 a un massimo di 200 euro, è previsto il sequestro dei funghi raccolti.
Si raccomanda inoltre la massima prudenza a garanzia dell’incolumità personale, gli ambienti naturali dove crescono i funghi possono nascondere dei pericoli, purtroppo negli ultimi anni sono più i decessi di cercatori che hanno avuto incidenti nei boschi di quelli avvelenati da funghi, molti inoltre i fungaioli che si feriscono e si perdono.

I Carabinieri Forestali indicano alcuni consigli relativi, sia alla sicurezza personale, sia al rispetto delle norme che regolano la raccolta.

● Documentarsi sull'itinerario e scegliere i percorsi adatti alle proprie abilità fisiche e psichiche;
● Comunicare i propri spostamenti prima di intraprendere l'escursione;
● Evitare di inoltrarsi da soli nel bosco, la presenza di un compagno è garanzia di un primo soccorso;
● Consultare, prima della partenza, i bollettini meteorologici e osservare costantemente sul posto l'evoluzione delle condizioni atmosferiche. In caso di mal tempo non sostare in prossimità di alberi, pietre ed oggetti acuminati perché potrebbero attirare fulmini;
● Scegliere l'abbigliamento e l'attrezzatura adatta all'impegno e alla lunghezza dell'escursione: si consigliano calzature da trekking, cellulare, lampada e coltello da funghi;
● Rispettare le giornate di chiusura, non raccogliere nelle ore notturne;
● Se non si è certi della commestibilità del proprio raccolto, effettuare un controllo presso gli Ispettorati Micologici delle Aziende Sanitarie Locali e comunque, nel dubbio, astenersi sempre dal consumare funghi;
● Non consumare funghi deteriorati o troppo vecchi;
● Il raccolto giornaliero non deve superare il limite previsto per legge;
● Non utilizzare rastrelli o uncini che possano danneggiare il micelio;
● Non danneggiare i funghi che non si raccolgono, svolgono importanti compiti nell’ecosistema foresta;
● Pulire immediatamente il fungo dai residui di rami, foglie e terriccio per garantire la sua integrità;
● I funghi raccolti devono essere trasportati in contenitori rigidi ed areati. L'utilizzo di sacchetti di plastica non permette infatti la diffusione delle spore fungine. La mancanza di areazione causa il deterioramento del prodotto.

 

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