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Doppio appuntamento alla Corale Verdi di Parma, con due importanti eventi organizzati dal PD.

Alla prima parte della serata, dedicata alle donne, era presente la Deputata e Avvocatessa Lucia Annibali che si è concessa con una dichiarazione video riguardante il suo pensiero sulla serata.

"Ci siamo trovati a Parma - sottolinea Lucia Annibali - per parlare delle donne partendo da un caso che ha caratterizzato l'estate della città per fare delle riflessioni più ampie. Quale deve essere l'impegno della politica, come e se lo si può fare un modo intelligente e condiviso..."

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Lucia Annibali e Nicola Comparato

 

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Il Tavolo dei relatori

 

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Pubblicato in Cronaca Parma

Uomini violenti che maltrattano e picchiano le proprie compagne o ex. Due gli arresti a Reggio Emilia per altrettanti casi di violenza nei confronti di due donne, la cui colpa principale è stata di avere incontrato la persona sbagliata.

Il primo caso si è verificato a Montecchio, nella val d'Enza, dove un uomo di 36 anni è stato arrestato e portato in carcere dai carabinieri, accusato di aver rotto le costole e perforato un polmone alla moglie, anche dopo la separazione. A riferirlo è l'agenzia ANSA che fa risalire l'episodio principale all'agosto scorso quando l'ex marito ha preso a schiaffi la donna e l'ha sbattuta al muro provocandole fratture al costato.

Nel secondo caso invece i carabinieri hanno tratto in arresto un 55enne di Scandiano che avrebbe molestato e minacciato, sia tramite sms sia fisicamente - in una circostanza armato anche di coltello - l'ex fidanzata di 28 anni, non volendo accettare la fine della loro relazione. Un tasso di violenza che avrebbe suggerito al Magistrato della procura di Reggio Emilia di chiedere gli arresti domiciliari che il GIP ha accolto.

Pubblicato in Cronaca Reggio Emilia

4 settembre, in presidio con CGIL, CISL e UIL davanti al Tribunale di Parma. I recentissimi fatti di cronaca che hanno investito la nostra città, ultimi di una terribile spirale di brutale, reiterata e ingiustificata aggressione nei confronti delle donne e in generale delle persone più indifese, impongono una forte mobilitazione e una altrettanto tenace richiesta di giustizia da parte della comunità.

Interpretando questo sentimento, le segreterie provinciali di CGIL, CISL e UIL hanno promosso, a partire dalle 17,30, un presidio davanti al Tribunale di Parma, in piazzale Corte d'Appello, 1, per rivendicare, con fermezza e una forte assunzione di responsabilità da parte della collettività tutta, giustizia e rispetto per le vittime e una condanna esemplare per chi esercita abusi e violenze sui più deboli, unica condizione per avviare una svolta culturale e provare a sradicare quella sottocultura dell'abuso e della prevaricazione che le statistiche ci dicono rappresentare una vera e propria emergenza nazionale.

(Foto di Francesca Bocchia)

 

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Pubblicato in Cronaca Parma
Domenica, 13 Maggio 2018 05:39

Strawoman ha fatto tappa a Parma - foto

Un serpentone rosa per dire NO alla Violenza sulle Donne. E' partita da Parma Retail e sempre lì ha fatto ritorno la corsa/camminata non competitiva di 5 km dedicata alle donne, ma aperta anche a bambini e uomini. 

Partecipare alla StraWoman® significa essere al fianco di ActionAid e dei suoi progetti contro la violenza sulle donne: dal monitoraggio delle risorse stanziate e delle azioni intraprese dalle istituzioni per contrastare il fenomeno, all'avvio di percorsi per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro delle donne che hanno subìto violenza, passando per i kit contro gli stereotipi di genere realizzati nelle scuole. Per saperne di più sull'impegno di ActionAid contro la violenza sulle donne.

Strawoman è una manifestazione itinerante partita da Brescia, quindi approdata a Parma ieri pomeriggio e proseguirà con il calendario che segue:

3 giugno a Milano
8 giugno a Prato
10 giugno a Verona
23 giugno a Bergamo
30 giugno a Como
23 settembre a Monza
6 ottobre a Roma
24 novembre a Novara

(Foto e gallery  di Francesca Bocchia)

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Pubblicato in Cronaca Parma

I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Bologna hanno arrestato un trentaseienne kosovaro per maltrattamenti contro familiari o conviventi e lesioni personali.

E' successo martedì sera, quando una pattuglia dei Carabinieri è stata allertata di recarsi velocemente a casa di una donna che aveva telefonato al 112 dicendo di essere stata picchiata dal marito davanti ai due figli adolescenti.

All'arrivo dei militari, la richiedente, trentacinquenne straniera, aveva il volto tumefatto e ricoperto di sangue, mentre il marito, poi identificato nel trentaseienne kosovaro, se ne stava tranquillamente in casa.

Ai militari, il trentaseienne, ammetteva di aver pestato la moglie "in maniera giusta", perché gli aveva mancato di rispetto.

La donna è stata soccorsa dai sanitari del 118 e trasportata d'urgenza al Pronto Soccorso, dove è stata medicata e dimessa con una prognosi di quindici giorni, a seguito di un trauma cranico e facciale.

Dalla ricostruzione dei fatti analizzati dai Carabinieri, è emerso che l'uomo, giunto in Italia una ventina di anni fa, avrebbe conservato un atteggiamento severo nei confronti della moglie e dei figli, costretti a sottostare a una serie di regole particolarmente severe.

Una situazione difficile che la donna aveva pagato a caro prezzo qualche anno fa, quando fu ricoverata presso il Reparto di Terapia Intensiva del Policlinico Sant'Orsola Malpighi a causa di un arresto cardiaco.

Nonostante i soprusi e l'infarto, la donna aveva avuto la forza di perdonare il marito dopo che questi l'aveva tradita con un'altra donna molto più giovane di lui. Quanto successo martedì sera non è altro che l'ennesimo episodio di violenza domestica che poteva avere un epilogo peggiore.

L'uomo, infatti, si è scagliato contro la donna come un animale e dopo averla tramortita con un pugno alla bocca dello stomaco, l'ha percossa dicendole: "Io ti ammazzo! Io ti ammazzo!". Quando la donna ha chiamato il 112, il kosovaro ha gridato "Io non ho paura dei Carabinieri, tanto non mi possono fare nulla, puoi chiamarli quanto vuoi, poi vediamo...". Su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna, l'uomo, gravato da precedenti di polizia specifici, è stato rinchiuso presso la Casa Circondariale di Bologna.

Pubblicato in Cronaca Emilia

Nella giornata dedicata alle donne, la Polizia di Stato modenese ha organizzato nell'ambito della Campagna "Questo non è amore" una serie di iniziative, coinvolgendo non solo il capoluogo, ma anche la provincia.

Due sono stati i punti di ascolto predisposti a Modena, uno presso il Centro Commerciale "I Portali", nel corso della mattinata dell'8 marzo, l'altro a corollario della manifestazione podistica "Donne in corsa", nel tardo pomeriggio.

Non poteva di certo mancare nella centralissima piazza Roma, punto di partenza e di arrivo della competizione al femminile, dove si sono radunate centinaia di donne, l'équipe della Questura di Modena, specializzata contro la violenza di genere.

"Insieme alla gente, vicini a chi ha bisogno, al fianco della comunità", queste le parole d'ordine che accumunano l'operato e l'impegno della Polizia di Stato.
In provincia sono stati organizzati dai Commissariati di P.S. di Carpi, Sassuolo e Mirandola degli incontri sul tema, che hanno coinvolto gli studenti di alcuni istituti scolastici della provincia.

Traendo spunto da una frase di Kofi Annan del 1993, allora Presidente delle Nazioni Unite, che recita "la violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. Essa non conosce confini né geografia, cultura o ricchezza. Fintanto che continuerà, non potremmo pretendere di aver compiuto dei reali progressi verso l'uguaglianza, lo sviluppo e la pace", gli alunni del Liceo Fanti di Carpi sono stati invitati a riflettere sul rispetto delle donne e il rifiuto della violenza.

Con gli studenti del IIS Elsa Morante di Sassuolo sono stati approfonditi numerosi aspetti legati alla violenza di genere, tra cui le cause sociologico-culturali, gli strumenti di contrasto che il legislatore ha adottato per arginare il fenomeno, le varie tipologie in cui essa si può estrinsecare.

Anche all'Istituto Superiore G. Galilei di Mirandola, la Polizia di Stato ha lasciato il proprio segno, sensibilizzando i giovani al rispetto delle differenze, al superamento degli stereotipi di genere e alla necessità di denunciare qualsiasi atto di violenza.

 

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Pubblicato in Cronaca Modena

Progetto CAMPER della Polizia di Stato – Campagna della Polizia di Stato contro la violenza alle donne "Questo non è amore"

Nell'ambito della campagna permanente "Questo non è amore" contro la violenza alle donne, promossa dalla Polizia Stato, nella mattinata odierna, in occasione della giornata di San Valentino, dalle ore 9.30 alle ore 12.30, presso il Centro Commerciale "i Portali", in via dello Sport n. 50/1 , sarà allestito un punto d'ascolto, ove un'équipe specializzata composta da personale della Divisione Polizia Anticrimine, della Squadra Mobile e dell'Ufficio Sanitario, coadiuvata dalla locale AUSL e del Centro Antiviolenza, sarà a disposizione dei cittadini favorendo un approccio proattivo con l'utenza.

L'obiettivo della campagna di sensibilizzazione è quello di agevolare l'emersione del fenomeno della violenza di genere, garantire supporto ad eventuali vittime e fornire una corretta informazione in materia.

(In allegato la Brochure ... QUESTO NON E' AMORE in pdf)

di LGC 25 novembre 2017 - Si moltiplicano, in ogni comune, le iniziative per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo atroce delitto che le statistiche nazionali contano in 114 femminicidi da inizio anno. Di fatto un assassinio ogni 3 giorni che ha come vittima la donna. Nella stragrande maggioranza dei casi a compiere il delitto sono le persone che erano state amate e dalle quali tutto si potevano aspettare tranne che l'amore si potesse trasformare in odio mortale.

Origine della giornata
La giornata mondiale dedicata al contrasto alla violenza sulle donne è stata istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite (con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre del 1999). L'intento dell'Onu era quello di sensibilizzare le persone rispetto a questo argomento e dare supporto alle vittime. Così, ogni anno, a partire dal 2000, in tutto il mondo, a partire dai governi e via via sempre più giù sino a giungere ai comuni e alle associazioni e enti non governativi, si pianificano manifestazioni e iniziative per ricordare chi ha subito e subisce violenze.

Il 25 novembre è stato scelto in ricordo dell'uccisione delle sorelle Mirabal, avvenuta nel 1960 a Santo Domingo perché si opponevano alla dittatura del regime di Rafael Leónidas Trujillo. Da quel momento in poi, il 25 novembre è stato riconosciuto come la data per ricordare e denunciare il maltrattamento fisico e psicologico su donne e bambine.

Non solo femminicidio
Infatti, se statisticamente si contano una media di oltre 2 femminicidi a settimana, sono ben 1 su 3 le donne aggredite dal partner (l'allarme sta coinvolgendo anche le bambine), e nel mondo ben 200 milioni hanno subito mutilazioni genitali.

Una giornata dedicata all'argomento non è sufficiente. Il problema è radicato nella nostra società e le manifestazioni, mostre, cortei, sit-in, convegni e installazioni (Scarpette rosse ad esempio) per ricordare le vittime e per affrontare il tema della violenza di genere potrebbero restare elementi "folkloristici" autoreferenziali, se non si interviene con programmi seri, profondi e efficaci, a partire dall'educazione infantile.

Qualcosa però si sta muovendo a livello istituzionale.

E di 48 ore fa la notizia che è stato dato il via libera a Roma al primo Piano strategico nazionale (2017-2020) sulla violenza alle donne e alle Linee guida nazionali per le aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso alle donne.

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha dato infatti parere favorevole al progetto che mette in campo azioni concrete per sostenere le donne, contrastare la violenza di genere e favorire percorsi di piena autonomia.
Un risultato che la Regione Emilia-Romagna commenta con soddisfazione, attraverso le parole dell'assessora alle Pari opportunità, Emma Petitti, presente a Roma anche in qualità di componente della Cabina di regia nazionale per il contrasto alla violenza di genere, guidata dalla sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi.
"Oggi abbiamo aggiunto un altro tassello importante nel contrasto alla violenza di genere – sottolinea l'assessora-. La Regione Emilia-Romagna ha fatto la propria parte e siamo orgogliosi di aver contribuito a questo passaggio. Determinante è stato il lavoro di rete tra istituzioni, enti pubblici, associazioni di volontariato, servizi sociali e sanitari. Con questo Piano non solo viene data risposta all'emergenza e offerto sostegno alle donne vittime di violenze, ma si punta soprattutto alla prevenzione. Sono certa- aggiunge Petitti, che questo importante lavoro continuerà a portare frutti, soprattutto ora che il Piano antiviolenza avrà piena operatività. Adesso- chiude l'assessora- dobbiamo impegnarci per raggiunge un altro obiettivo fondamentale: cambiare l'approccio culturale, scommettendo soprattutto sui giovani, affinché si facciano portatori del cambiamento".

La stessa sottosegretaria Boschi ha sottolineato l'importanza del lavoro svolto e ringraziato la Cabina di regia per l'intesa raggiunta anche sulle Linee guida nazionali alle Aziende sanitarie in tema di soccorso alle donne che subiscono violenza.

Cosa prevede il Piano
Il piano antiviolenza articola una serie di proposte per superare le discriminazioni e le violenze di genere in tutti gli ambiti in cui avvengono, a partire dal mondo del lavoro, ma anche nel linguaggio o nell'istruzione, fino ad arrivare a settori come la salute.
Tra le azioni previste, figurano: reddito di autodeterminazione per le donne che decidono di uscire dalla violenza; nessun obbligo di denuncia nei Pronto soccorso senza il consenso della donna; più fondi per i centri antiviolenza; garanzia d'indipendenza e laicità dei centri; politiche per la genitorialità condivisa, come l'estensione dei congedi di paternità a tutte le tipologie contrattuali, non solo nel lavoro subordinato e non solo in presenza di un contratto di lavoro; investimenti sulla formazione e su percorsi di educazione nelle scuole e nelle università che superino gli stereotipi di genere; specifica formazione nel mondo del giornalismo e dell'informazione per usare una terminologia appropriata quando si affrontano queste tematiche; finanziamenti ai consultori per garantire l'accesso alla contraccezione, all'informazione e alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili; apertura delle case pubbliche della maternità per evitare la violenza ostetrica durante il parto; riconoscimento della protezione internazionale per le donne di origine straniera che si sottraggono alla violenza, come ad esempio la tratta degli esseri umani; istituzione di banche dati sulle molestie nei posti di lavoro, sulle differenze di retribuzione salariale e sull'applicazione della legge 194/78 che regolamenta l'interruzione volontaria di gravidanza.

(Foto di copertina di Francesca Bocchia)

Martedì, 21 Novembre 2017 09:33

Passi differenti, stesso cammino

Il 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dall'Assemblea generale delle Nazioni unite nel 1999. Se ne parla tanto, giustamente, ma evidentemente non ancora abbastanza.

Sappiamo tutti che la violenza non è solo fisica, ma anche psicologica e che il contesto socio-culturale in cui viviamo risulta determinante nell'insorgere di certi comportamenti. Modificare questo contesto non è cosa facile né tanto meno immediata, ma c'è qualcosa che tutti noi possiamo fare nel nostro quotidiano, partendo dal "piccolo", dall'apparentemente innocuo: "dare un calcio" agli stereotipi.

20171121-donneMa cosa c'entra un Sindacato dei bancari?
Tutti gli ambienti umani sono carichi di stereotipi e l'ambiente lavorativo non è immune, nemmeno il nostro. Nonostante molte banche mettano in campo da tempo iniziative finalizzate a migliorare il clima aziendale, i cambiamenti culturali necessari per abbattere gli stereotipi di genere rimangono troppo spesso di difficile attuazione pratica.

·Quello che le donne vogliono veramente è avere più potere degli uomini
·Molte donne, con la scusa dell'uguaglianza, cercano in realtà favoritismi per fare carriera
·Le donne tendono ad ingigantire i problemi che hanno sul lavoro
·Quando le donne perdono in una competizione corretta con gli uomini è tipico che si lamentino
di essere state discriminate

Questi sono esempi di stereotipi in ambito lavorativo.

La Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani), che con quasi 110mila iscritti e 97 sedi territoriali è il sindacato bancario più rappresentativo in Italia, è da sempre attenta non solo alle tematiche esclusivamente sindacali, ma anche a tutto ciò che riguarda "la persona" nella sua interezza e Fabi Bologna intende contribuire a questo percorso di cambiamento offrendo ai suoi iscritti l'opportunità di partecipare ad una iniziativa per noi inedita e alla quale interverranno ospiti di rilievo che da sempre si occupano di questi temi, per riflettere insieme sulle criticità del vivere quotidiano nelle aziende.

Dicono gli organizzatori:
"Come sindacato dei bancari, impegnato come sempre nella difesa della categoria, che mai come ora sta subendo trasformazioni legate alla digitalizzazione e alla situazione di crisi del sistema bancario, abbiamo ritenuto opportuno occuparci di un argomento che sta coinvolgendo la società civile. Organizzare un'assemblea al fine di coinvolgere il numero più elevato possibile di lavoratrici e lavoratori parlando di stereotipi di genere sui luoghi di lavoro auspichiamo serva come spunto di riflessione per generare una consapevolezza nuova . Non abbiamo la presunzione di cambiare il mondo, ma speriamo che anche un piccolo contributo possa fare la differenza".

Partecipano:
- Introduzione di Anna Maria Zanardi Segreteria provinciale Fabi Luisa Rosati Centro di ricerca sugli studi di genere dell'Università di Pavia: "Le conseguenze economiche degli stereotipi di genere"
- Paolo Berti avvocato giuslavorista Foro di Torino : "Discriminazione e molestie, casi e sentenze"
- Valeria D'Onofrio Casa delle Donne Bologna: "Quando la discriminazione alimenta la violenza"

Durante l'incontro saranno anche proiettati filmati che rappresentano in maniera chiara e creativa cosa si intende per "stereotipi di genere".
L'appuntamento è inserito nel programma della XII edizione del festival "La violenza illustrata. Ri-uscire" promosso dalla Casa delle donne di Bologna.

PASSI DIFFERENTI, STESSO CAMMINO
Diamo un calcio agli stereotipi
venerdì 24 novembre alle 14.30
Cinema Galliera - via Matteotti 27 - Bologna

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La ragazzina è stata fatta abortire, data la delicatezza del suo caso. La magistratura ha aperto un'inchiesta per identificare il responsabile anche attraverso prove medico scientifiche, tra cui la prova del DNA sul feto.

San Felice (MO) - Qualcuno deve avere approfittato della condizione di disabilità di una minorenne residente a San Felice per approfittare di lei. Le conseguenze sono state rese ancora più drammatiche perché, oltre ad avere subito la violenza sessuale, la ragazzina è rimasta incinta. Le indagini sono in corso per individuare il responsabile.

La ragazzina, sulla cui identità c'è il più stretto riserbo, vive in paese con la famiglia ed è seguita dai servizi competenti per le sue difficoltà di apprendimento e per la sua disabilità. Difficilmente le è possibile uscire di casa da sola proprio per la sua condizione. Nonostante le attenzioni, tuttavia, qualche settimana fa la minorenne ha manifestato alcuni disturbi che hanno reso necessari gli accertamenti medici. Proprio gli esami a cui la ragazzina è stata sottoposta hanno portato alla luce la drammatica verità: era rimasta incinta.

Considerate le sue condizioni e la sua fragilità, è stato consigliata ed eseguita l'interruzione di gravidanza. Proprio il materiale biologico e un eventuale esame del DNA fetale potranno essere di aiuto per identificare il padre del bambino che la giovane aspettava, nonché responsabile della violenza, con l'aggravante della minore età e della condizione di disabilità della ragazza.

Pubblicato in Cronaca Modena
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