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Cordoglio di Confcooperative Modena per la scomparsa di padre Romano Volpari, presidente della cooperativa sociale Fratelli Francescani.

Pubblicato in Cronaca Modena
Giovedì, 12 Novembre 2020 16:46

Un nuovo angelo tra gli angeli.

Un grave lutto ha colpito i volontari City Angels di Parma. La loro collega e responsabile operativa BEA ha lasciato la vita terrena. Alla famiglia e ai volontari le condoglianze della redazione di gazzettadellemilia.it. A seguire l'annuncio postato sul profilo facebook dell'associazione.

Pubblicato in Cronaca Parma
Martedì, 20 Ottobre 2020 10:09

Il Rumore del Lutto XIV edizione - “Verità”

La prima rassegna culturale in Italia e in Europa di ricerca sul tema del lutto  e della Death Education promossa da Segnali di Vita Aps - Direzione artistica Maria Angela Gelati e Marco Pipitone.  Parma, dal 17 ottobre al 7 novembre 2020 Finissage 11 novembre 2020

Pubblicato in Dove andiamo? Parma

Di redazione e immagini di Andrea Gavazzoli - Piacenza 9 settembre 2020 -  Incredulità e sorpresa sono i commenti più diffusi a Piacenza e non solo da quando ha cominciato a diffondersi la notizia della scomparsa di Fausto Zermani, Presidente del Consorzio di Bonifica.

Pubblicato in Cronaca Piacenza

Le Fiamme Gialle piangono la scomparsa del Maresciallo Ordinario Giovanni LAVALLE, investigatore d’eccellenza della Guardia di Finanza, stroncato ieri sera da un male incurabile.
Militare di assoluto valore, nato a Varese il 10 luglio 1986, si era arruolato nel Corpo a 24 anni, frequentando il corso di formazione in materia di polizia economica e finanziaria presso la Scuola Ispettori e Sovrintendenti di L’Aquila.

Pubblicato in Cronaca Emilia

Il Rettore Paolo Andrei: “La nostra Comunità accademica perde un amico sincero, una persona che ha saputo volere bene all’Università di Parma onorandola con il suo alto impegno e la sua opera intelligente”

Parma, 13 aprile 2020 – L’Università di Parma esprime profondo cordoglio per la scomparsa del prof Giuseppe Pelosio, stimato e apprezzato membro dell’Ateneo, del quale era stato dapprima docente di Paleontologia, poi Preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali e infine Rettore, dal 1983 al 1989.

«Desidero ricordare con affetto il Professore Giuseppe Pelosio, già Magnifico Rettore di questa Università: persona equilibrata e sapiente, ha dedicato la sua esistenza allo studio, alla ricerca, e al servizio agli studenti. La nostra Comunità accademica – commenta il Rettore Paolo Andrei - perde un amico sincero, una persona che ha saputo volere bene all’Università di Parma onorandola con il suo alto impegno e la sua opera intelligente».

Nato a Bressanone il 6 giugno 1932, laureatosi (con 110/110 e lode) in Scienze geologiche all’Università di Parma nel novembre del 1958, da subito diventa Assistente straordinario all'Istituto di Geologia, Paleontologia e Geografia dello stesso Ateneo, come Professore incaricato di Paleontologia.
Dal 1963 diventa Assistente ordinario alla cattedra di Paleontologia e Libero Docente in Paleontologia nel 1971, quindi Professore straordinario di Paleontologia dal novembre 1975 e infine Professore ordinario di Paleontologia dal novembre 1978.
È stato Direttore dell'Istituto di Geologia, Paleontologia e Geografia dal gennaio 1978 al 31 dicembre 1996 (data di attivazione del Dipartimento di Scienze della Terra); è stato eletto Preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali per il triennio 1979-82, riconfermato per il triennio 1983-86, decadendo dalla carica il 31 ottobre 1983 a seguito della sua elezione a Rettore.
In qualità di Preside ha tenacemente perseguito l’obiettivo di ricompattare la Facoltà, grazie alla sua imparzialità e alle capacità di mediazione tra i numerosi (allora erano 7) diversi Corsi di Laurea, ottenendo l’importante risultato di farla apprezzare nella giusta misura sia nel Senato Accademico sia nell’intero Ateneo. Ha rispettato e condiviso le priorità già delineate dai predecessori, con particolare riguardo al problema edilizio e all'istituzione della Facoltà di Ingegneria, auspicata invano da vari decenni. A quei tempi l’edilizia nel nuovo insediamento di via Langhirano si limitava al solo edificio chimico, peraltro solo parzialmente completato, e all’edificio biologico, ancora del tutto inagibile.

In attesa di finanziamenti ministeriali che tardavano a venire, la Facoltà proseguì comunque alla progettualità propositiva, in ciò sempre incoraggiata dal Rettore Prof. Everardo Zanella, che in quegli anni stabilì con Pelosio un fattivo rapporto di collaborazione. Negli anni di Presidenza si dedicò alla valorizzazione delle peculiarità dei diversi gruppi, sempre nell’ottica di una crescita equilibrata e armonica dell’intera Facoltà. Nacque in quegli anni anche l’Istituto del Museo di Storia Naturale, che rilanciò definitivamente le potenzialità scientifiche e culturali della struttura. Da Preside il Prof Pelosio mantenne e potenziò i rapporti con le altre Facoltà, creando quel clima di considerazione e di fiducia che lo portò nel 1983 a essere eletto Rettore con il 90% dei voti.

Grazie all’opera congiunta Rettore-Preside e alla fruttuosa collaborazione instauratasi con l’allora Direttore Amministrativo Dott. Gian Paolo Usberti, nel 1984 l’Ateneo ottenne il primo finanziamento FIO (Fondo Investimento Occupazione del Ministero per la Programmazione Economica) di oltre 25 miliardi, che in tempi record consentirono il completamento degli edifici di Chimica e Biologia e la costruzione e messa in opera completa degli edifici di Fisica e di Scienze della Terra. Quell’investimento non solo consentì di dare collocazione ottimale alla didattica e alla ricerca di gruppi precedentemente compressi nell’area di Via d’Azeglio e in altre sedi cittadine, ma anche di iniziare una catena di scorrimenti a vantaggio di altre Facoltà. Così nel 1989 venne ripresentato un ulteriore progetto FIO per un importo di 80 miliardi, destinato non solo all’edificazione dell’Ingegneria scientifica e della nuova sede della Facoltà di Farmacia nell'Area delle Scienze di via Langhirano, ma anche alla costruzione del complesso Bio-Medico della Facoltà di Medicina e Chirurgia nell’area ospedaliera. Il progetto venne integralmente finanziato (la comunicazione ufficiale venne data dal successore del Rettore Pelosio, Prof. Nicola Occhiocupo, nel novembre del 1989, pochi giorni dopo la sua elezione). Sempre in relazione all'edilizia, nell’ambito della Legge 331 di finanziamento per l’edilizia universitaria, nel 1986 si ottenne un contributo di 27 miliardi, interamente destinati alla messa a norma degli stabili e degli impianti universitari, alla luce della nuova legislazione in materia.

Nel novembre 1986, nell’ambito del Piano Quadriennale di sviluppo dell’Università 1983/86, venne finalmente istituita la Facoltà di Ingegneria, con i Corsi di laurea in Ingegneria civile, Ingegneria elettronica e Ingegneria meccanica. Accogliendo con profonda sensibilità l’appello lanciato dal Rettore, nel maggio 1987 il Cav. Pietro Barilla ufficializzava la donazione di 4 miliardi per l’edificazione della sede didattica della neonata Facoltà nel nuovo insediamento. La sede veniva ufficialmente inaugurata il 15 ottobre 1988.
Nell’ambito del Piano Quadriennale di sviluppo 1987/89 veniva richiesta e ottenuta la re-istituzione della Facoltà di Lettere e Filosofia, già presente a Parma fino al 1860 e quindi soppressa dalla legge Farini.

Gli anni del Rettorato del Prof. Giuseppe Pelosio sono stati inoltre caratterizzati da un rinnovato potenziamento di corretti rapporti tra Università e Città, con una più attenta considerazione da parte degli Enti locali sul significato e il ruolo che l’Ateneo rappresenta per il territorio in cui opera, nel pieno rispetto della sua autonomia. In prima persona condusse in Regione, unitamente al Preside Prof. Carlo Chezzi, le difficili trattative riguardanti i rapporti tra l’allora USL e la Facoltà medica dell’Ateneo, ottenendo incoraggianti risultati.
Mantenne, anche nell’adempimento delle funzioni rettorali, le innate doti di buonsenso e di imparzialità nei riguardi delle diversificate realtà dell’Ateneo, creando nel contempo un clima di serena collaborazione e di reale responsabilizzazione individuale e collettiva negli apparati amministrativi.

Ha tenuto la carica di Rettore dell'Università di Parma per due mandati, dal novembre 1983 all’ottobre 1989.
Oltre ai numerosi attestati di benemerenza e titoli accademici, nel 1981 gli è stata conferita l'onorificenza di Commendatore al merito della Repubblica Italiana e nel 1984 l'onorificenza di Grande Ufficiale al merito della Repubblica Italiana.
Nella sua pluridecennale attività accademica è stato autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche, molte delle quali incentrate sull’amato “limite Plio-Pleistocene” di varie località del Preappennino Parmense, Reggiano e Piacentino, tra cui di particolare rilievo la successione plio-pleistocenica del T. Stirone, diventata classica nella letteratura mondiale.
Il Prof. Pelosio è stato anche Segretario della Società Paleontologica Italiana nel triennio 1973-75 e suo Presidente nel triennio 1994-96.
Ha inoltre collaborato per decenni con il Consiglio Nazionale delle Ricerche quale membro di Commissioni, con il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali dal 1995 al 1997 in qualità di Presidente del Gruppo di Lavoro per la Paleontologia e, negli anni 1998 e 1999, quale Presidente della Commissione Ministeriale "Paleontologia". In questo ruolo è stato Direttore responsabile di oltre trenta contributi e contratti di ricerca CNR, MPI e MURST.
Oltre alle ricerche personalmente svolte, ha seguito la formazione scientifica dei suoi allievi, indirizzandoli a una moderna ricerca paleontologica e paleoecologica; in entrambe i settori di ricerca gli allievi sono noti e apprezzati in campo nazionale e internazionale.
Dall'anno accademico 1959/60 al 1998/99 è stato relatore di oltre 100 tesi di laurea sperimentali in Paleontologia.
Il Prof. Giuseppe Pelosio ha cessato il suo servizio il 31 ottobre 1999, dopo oltre 40 anni di attività a servizio della sua amata Università e della Città.

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Il coronavirus si è portato via Cinzia Ferraroni, da FB il ricordo struggente del marito Francesco. Anche la redazione di "gazzettadellemilia.it" si unisce al dolore del marito, dei familiari e degli amici di Cinzia Ferraroni. 

di Gabriele Majo 06 Apr 2020, 08:00 (Gmajo) – Due messaggi Whatsapp in contemporanea nottetempo – uno della Maga Elia, l’altro di Fabrizio Pallini – mi han recato la ferale notizia della prematura scomparsa di Cinzia Ferraroni, persona molto conosciuta in città per la sua attività politica (era stata anche candidato sindaco) e per l’incessante impegno a favore dell’ambiente, ma che qui, piangendola sul mio Diario, ricordo soprattutto come conduttrice radiofonica nei felici tempi di Onda Emilia. Abbiamo percorso insieme un pezzo di vita, forse il più bello, divertendoci e costruendoci professionalmente per i successivi diversi sbocchi. Dal suo profilo Facebook lo struggente ricordo del carissimo marito Francesco, postato poco dopo il suo decesso, uccisa dal serial killer Coronavirus Covid 19. Ciao Cinzia!

"Cara Cinzia, Amore mio
era venerdì di due settimane fa quando ti ho visto salire sull’ambulanza. Ho solo potuto salutarti da lontano senza riuscire a darti un bacio, nemmeno una carezza.
Però eri serena con la tua immancabile borsetta sottobraccio, un po’ ricurva sotto il peso di tutti i malanni che ti portavi addosso e che non ti lasciavano in pace, anche se non lo davi a vedere. Eravamo in pochi a sapere.
In queste due settimane, pur non potendo vederti ma solo scriverti, sei sempre stata forte e presente. Mai una lamentela, mai una negatività, piena di speranze, coraggiosa e orgogliosa come un guerriero spartano.
Abbiamo saputo anche che hai avuto la forza e la voglia di cantare “Il mio canto Libero”, da sotto quel casco opprimente.
Poi venerdì 3 aprile all’alba per la prima volta ci hai scritto “sono debole”. Solo due parole.
Allora noi abbiamo capito che improvvisamente stava succedendo qualcosa. Solo questo ci è bastato per sapere.
I tuoi Angeli, come li chiamavi tu, ci hanno concesso un ultimo saluto. Abbiamo lasciato dietro di noi la disperazione e siamo corsi.
Nel tuo letto di sofferenza ci credevi ancora, mi hai stretto forte la mano mentre i tuoi occhi spalancati mi guardavano per dirmi “senti che forza che ho ancora”.
Forza per tornare a casa, per tornare a lottare, lucida e combattiva, contro la malattia che ti opprimeva da anni. Sei riuscita con il tuo Amore e con il tuo coraggio a farci tornare a casa fiduciosi come sempre ci hai insegnato.
Poi oggi ci hai lasciato! Questo subdolo virus è riuscito là dove non erano riusciti i tumori. A sconfiggerti nel fisico, però non nello spirito.
Uno spirito che si nutriva del tuo immenso Amore per la famiglia, dell’orgoglio per le tue figlie e per i tuoi nipoti, della voglia di tornare a viaggiare in camper, la casa con le ruote come la chiamano loro, nella terra che più amiamo la Sardegna, della tua passione di sempre, la politica.
Anche per questo hai lottato fino all’ultimo combattendo non solo per te ma soprattutto per gli altri. Sempre con la schiena dritta, senza compromessi e lavorare. Credo che questo ti debba essere riconosciuto da tutti.
Potrei scrivere un libro sulla tua troppo breve ma intensa vita.
Ma prima di lasciarti devo confessarti che non mi perdonerò mai il fatto di non averti mandato, qualche sera fa, la foto del bellissimo tramonto che si vede da casa nostra e che tu postavi tutte le sere. Innocentemente non volevo farti invidia, né soffrire.
Così come non mi perdonerò mai di non potere condividere con te l’ultimo viaggio, un’ultima carezza. Di non accompagnarti come ho fatto per 45 anni, sempre.
E quando tutto sarà finito faremo una festa con i nostri amici, di quelle che piacciono a te.
Ho atteso in questi ultimi giorni il tuo solito buongiorno, sperando in un miracolo, invano. C’è chi dice che a volte accadono. Non a te, non a noi, non su questa terra.
E tutti i giorni per prendere forza da te andrò a leggermi questo mio ultimo saluto.
Ora ti lascio consapevole che io ho potuto grazie a te. Grazie all’Amore che mi hai donato in questi tanti, tanti anni ma pur sempre pochi.
Ciao Bella, un Bacio
Francesco"

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Nel corso della notte appena trascorsa, improvvisamente è venuto a mancare Giovanni Pinto, già Questore di Modena, Prefetto in quiescenza.


A capo della locale Questura dal 1° luglio 2011 al 31 ottobre 2012, promosso Dirigente Generale ha diretto la Questura di L’Aquila per poi essere nominato Direttore Centrale per l’Immigrazione e la Polizia delle Frontiere.
Conclusa la carriera nella Polizia di Stato nel settembre del 2017, Giovanni Pinto aveva scelto proprio Modena per trascorrere gli anni del meritato riposo.
Nel corso del suo mandato da Questore della Provincia di Modena, ha affrontato con grande impegno il difficile periodo del terremoto e ha definitivamente concluso la realizzazione del nuovo Ufficio Immigrazione da lui stesso inaugurato.
Le esequie si svolgeranno mercoledì 13 novembre p.v., alle ore 14.30, presso la Parrocchia di San Francesco d’Assisi, sita in Rua Frati Minori n. 19 (angolo Corso Canalchiaro) a Modena.
La camera ardente è stata allestita presso la sede di “Terracielo Funeral Home” di via Emilia Est, 1320.


Il Questore Maurizio Agricola, i funzionari ed il personale della Polizia di Stato modenese si stringono con accorato affetto alla famiglia in questo triste momento.

 

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Martedì, 13 Agosto 2019 08:31

Ciao Nadia!

Con un post apparso sulla pagina FB de Le IENE, è stata annunciata la scomparsa di Nadia Toffa, la "Guerriera" come affettuosamente la chiamavano i suoi colleghi e amici del noto programma di Mediaset.

Aveva compiuto 40 anni lo scorso 10 giugno e era diventata la paladina della lotta al tumore. Bella, simpatica, brava e irriducibile, Nadia Toffa aveva conquistato tutti con quel suo sorriso smagliante e quell'esile corpicino che invece nascondeva una forza incredibile.

Il suo calvario era iniziato quel 2 dicembre 2017 a Trieste mentre era a registrare un servizio per il programma Le Iene. Da quel giorno ha lottato e informato i suoi fedelissimi ascoltatori ma l'ultimo messaggio è giunto, all'improvviso, dai suoi colleghi.

Il POST de Le Iene del 13 agosto 2019
Le Iene
E forse ora qualcuno potrebbe pensare che hai perso, ma chi ha vissuto come te, NON PERDE MAI.
Hai combattuto a testa alta, col sorriso, con dignità e sfoderando tutta la tua forza, fino all’ultimo, fino a oggi.
D’altronde nella vita hai lottato sempre.
Hai lottato anche quando sei arrivata da noi, e forse è per questo che ci hai conquistati da subito. È stato un colpo di fulmine con te, Toffa. È stato tanto facile piacersi, inevitabile innamorarsi, ed è proprio per questo che è così difficile lasciarsi.
Il destino, il karma, la sorte, la sfiga ha deciso di colpire proprio te, la NOSTRA Toffa, la più tosta di tutti, mentre qualcuno non credeva alla tua lotta, noi restavamo in silenzio e tu sorridevi.
Sei riuscita a perdonare tutti, anche il fato, e forse anche il mostro contro cui hai combattuto senza sosta... il cancro, che fino a poco tempo fa tutti chiamavano timidamente “IL male incurabile” e che, anche grazie alla tua battaglia, adesso ha un nome proprio.
“Non bisogna vergognarsi di guardarlo in faccia e chiamarlo per nome il bastardo, - dicevi - che magari si spaventa un po’ se lo guardi fisso negli occhi”.
E dato che sei stata in grado di perdonare l’imperdonabile
, cara Nadia, non ci resta che sperare con tutto il cuore che tu sia riuscita a perdonare anche noi, che non siamo stati in grado di aiutarti quanto avremmo voluto.
Ed ecco le Iene che piangono la loro dolce guerriera, inermi davanti a tutto il dolore e alla consapevolezza che solo il tuo sorriso, Nadia, potrebbe consolarci, solo la tua energia e la tua forza potrebbero farci tornare ad essere quelli di sempre.
Niente per noi sarà più come prima.

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Le condoglianze ai familiari, amici e ai colleghi di Mediaset anche dalla nostra redazione.

 

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Un uomo solo al comando! Nessuno come lui nell'Italia moderna. Potrebbe esser accostato a Enrico Mattei per il coraggio e la determinazione.

di Lamberto Colla Parma 25 luglio 2018 - In silenzio e con la consueta riservatezza, Sergio Marchionne ha lasciato questo tempo a soli 66 anni, pochi giorni dopo l'annuncio di aver annullato, anzitempo, il debito di FCA.

Nessuno, dei comuni mortali, era a conoscenza della sua malattia e tantomeno che fosse a questo livello di gravità e anzi in molti sognavano di essere al suo posto, in attesa di lasciare le cariche operative del gruppo restando solo con quella più "divertente" ovvero a capo della Ferrari, come era nelle sue intenzioni.

Invece, il fumo lo ha portato via, sottraendogli il gusto del meritato riposo terreno per spalancargli le praterie del riposo eterno.

Un'intelligenza fine e sfidante è venuta a mancare alla Famiglia Agnelli e e al gruppo FCA ma anche alla nazione. Marchionne era l'ultimo anello che teneva connessa l'Italia al Gruppo automobilistico che prese le mosse da Torino e che senza il suo arrivo non esisterebbe più. Ben che fosse andata la FIAT sarebbe stata acquisita da qualche multinazionale straniera che avrebbe svuotato le fabbriche e fatto bella mostra dei marchi di maggior prestigio.

Marchionne invece ha cavalcato la globalizzazione! Ha saputo sfruttare tutte quelle "buone occasioni" concesse alla multinazionali, come ad esempio l'elusione fiscale, trasferendo la sede a Londra e in Olanda, ha negoziato con Obama un prestito che ha puntualmente restituito dopo avere, in brevissimo tempo, realizzato il piano di rilancio della nuova FCA, ha rotto con Confindustria e con i sindacati, insomma ha fatto ciò che ogni manager dovrebbe fare: portare risultati all'azienda, quindi a tutti.

E lui c'è riuscito!

E' riuscito, nel giugno scorso, a annullare il debito di FCA e ora sarebbe stato pronto a condurre le ultime battaglie, come anticipato nell'editoriale dell'8 luglio scorso:
Una fusione strategica, probabilmente con Hiundai;
penetrare efficacemente il mercato americano con i prodotti FIAT;
- il rilancio di Maserati.

C'è da esserne certi, ce l'avrebbe fatta.

Verso quest'uomo, pur non condividendo certe sue azioni, va portato rispetto per la sua intelligenza e per quello che ha fatto e quelle rappresentanze politiche che anche oggi, al capezzale, criticano con disprezzo certe sue scelte, chiedo perché altrettanto furore non avessero destinato all'"Avvocato" e agli altri vari senatori della Repubblica della famiglia Torinese, così avvezzi alle relazioni internazionali e a frequentare il Jet set internazionale, ospiti eccellenti dei rotocalchi rosa, e con una porta riservata all'INPS quando le cose andavano male e allora la cassa integrazione interveniva, spesso e per lungo tempo.

Sono quei capitani d'industria  che dalla prima "Rottamazione" costruirono la fabbrica in Polonia o che, quando il mercato non tirava più (con la Duna era difficile vendere!) ecco che prontamente arrivavano in sostegno i "sindacati" che avviavano una mobilitazione "Dura" portando "involontariamente" risparmi alle casse Fiat (le ore di sciopero non sono retribuite), contribuivano a ridurre la produzione ma così facendo caricavano ancor più sugli operai le inefficienze padronali.

Ma gli Agnelli erano "sacri" e intoccabili, così come i De Benedetti (Olivetti docet) o gli austeri di Novara Boroli-Drago (De Agostini) che dalle enciclopedie sono diventati leader mondiali del gioco.

Questi osannati, Marchionne invece attaccato anche a decesso avvenuto. Nemmeno la pietà gli è stata riconosciuta da certuni che hanno responsabilità di governo.

Marchionne, il tempo per andare a farsi un cocktail a Montecarlo non l'aveva e adesso, che avrebbe potuto godersela, non ha più una vita.

Ce ne fossero come Lui e invece a noi restano i criticoni rosiconi "Rossi".

Riposi In Pace!

(foto: 8 April 2011 - Chrysler Group CEO Sergio Marchionne (left-right), Congressman Hansen Clarke (MI-13), Plant Manager Pat Walsh, Secretary Tim Geithner, and UAW President Bob King on a tour of Jefferson North Assembly Plant (JNAP) in Detroit.)

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