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Cinque date, da domani, martedì 11, a sabato 15 febbraio. Un’occasione irripetibile per gli amanti del genere: Ray Gelato, uno dei massimi esponenti del mondo jazz, si esibirà al Blue Note di Via Borsieri a Milano per ben 5 date, con due spettacoli ogni sera. Il primo con inizio alle 21. Il secondo, alle 23 (il secondo spettacolo, venerdì e sabato, inizierà alle ore 23.30. Già sold out le prime serate di questi giorni).

CHI E' RAY GELATO

Per gli innamorati del jazz, questo nome è una garanzia. Grande show, musica divina e canzoni indimenticabili. Per chi si approccia al genere da poco, basta raccontare che Ray Gelato si è esibito in tutto il mondo, al Dubai International Jazz Festival, al Montreal Jazz Festival, a Philadelphia, Tampa, Chicago, Washington D.C., Los Angeles, al Ronnie Scott di Londra, alla Carnegie Hall, The Nice Jazz Festival, The Lugano Jazz Festival, San Sebastian Jazz Festival in Spagna così come all’Umbria Jazz (4 volte). In suolo inglese ha addirittura suonato dal vivo al matrimonio di Sir Paul Mc Cartney e a un party pubblico tenuto da sua Maestà, la Regina d’Inghilterra. Popolare in Inghilterra così come in Italia, è conosciuto in Florida e in tutti gli Stati Uniti come uno dei grandi interpreti del jazz. Oltre al suo sound ineguagliabile, Ray ha raggiunto grande notorietà in Italia grazie alla orchestra dei romagnoli “Good Fellas” che l’hanno voluto con loro in tournée nello show del trio comico “Aldo, Giovanni e Giacomo” (Tel chi el telun). 

LO SHOW 

Ray Gelato sarà accompagnato dagli immancabili The Giants e proporrà al pubblico una miscela contagiosa, spettacolare e irresistibile. La base sarà una musica anni ‘40 e ‘50 con influenze che vanno da Nat King Cole a Frank Sinatra, da Cole Porter a Louis Prima. A ciò si aggiungeranno brani della tradizione italiana, in special modo partenopea. Fred Buscaglione, il Quartetto Cetra, Renato Carosone, Alberto Rabagliati, Natalino Otto (un vero gigante del swing italico) e Jula (Iolanda) De Palma, infatti, sono artisti che hanno influenzato e contaminato il suo sound e il suo stile. Il tutto condito, ovviamente, da un’esecuzione impeccabile per una performance memorabile di musica swing & jazz e per una notte di divertimento che verrà ricordata dal pubblico. Ray è cresciuto sulle orme dei grandi dello swing, del jazz e del rock and roll. La base è tipicamente americana. Ray Gelato è anche un abile suonatore di sax  e ricorda, con il suo stile, fenomenali strumentisti del passato come Ben Webster (sua maggiore influenza al sax tenore), Coleman Hawkins , Illinois Jacquet e Eddie Lockjaw Davis.

IL BLUE NOTE 

L’atmosfera è quella di un elegante jazz club che dal 2003 è diventato il tempo della musica jazz nella metropoli lombarda. Non ci sono locali come il Blue Note nel territorio. Locali che sono in grado di far vivere concerti di estrema qualità, potendo vivere appieno la serata da ogni posizione della platea e della balconata. Ascoltare le esibizioni di artisti di fama internazionale con il massimo della qualità acustica: questo l’obiettivo del cuore pulsante della musica jazz, capace di regalare, grazie alla particolare struttura e alle dimensioni, il contatto diretto con i musicisti sul palco: una superficie di 1000 metri quadrati con 300 posti a sedere disposti su 3 diversi livelli. Una serata al Blue Note è anche l’occasione per poter vivere al meglio il binomio musica e cibo. Il servizio si effettua nella stessa sala dei concerti e offre una cucina semplice ma raffinata, con specialità italiane ed internazionali. Tutto questo e molto di più, regala ai clienti del Blu Note l’opportunità di entrare in un mondo parallelo, fatto di musica di alta qualità e atmosfere uniche. Da vivere e rivivere per tutti coloro che amano il jazz.

Pubblicato in Dove andiamo? Emilia

I due Consorzi si presentano per la prima volta a Siena: appuntamento a Wine & Siena dal 1° al 3 febbraio, per tre giorni di degustazioni. L’obiettivo è fare cultura di prodotto sulle due eccellenze salumiere IGP del Parmense

Da sabato 1° a lunedì 3 febbraio, nella splendida cornice di Santa Maria della Scala - Palazzo Squarcialupi, nel cuore di Siena, i Consorzi di Tutela di Coppa di Parma IGP e Salame Felino IGP parteciperanno alla V edizione di Wine & Siena. L’evento, che lo scorso anno ha richiamato nella città toscana oltre 3.000 foodie, 300 operatori specializzati del settore food & beverage e un centinaio di giornalisti, è promosso dalle menti organizzatrici del Merano WineFestival, affiancate da Comune di Siena, Confcommercio di Siena e Camera di Commercio di Siena: l’idea è quella di celebrare le eccellenze enogastronomiche insignite con The WineHunter Award, tra cui figurano Coppa di Parma IGP e Salame Felino IGP.

A Wine & Siena, per tutti e tre i giorni, i Consorzi di Tutela di Coppa di Parma IGP e Salame Felino IGP organizzeranno degustazioni di prodotto per i visitatori. Oltre che per far apprezzare le qualità organolettiche dei due capolavori dell’arte salumiera parmense, questi momenti saranno l’occasione per raccontare il loro legame con il territorio della Food Valley e le specificità del processo produttivo, a partire dall’accurata selezione delle migliori materie prime.

Come spiega Fabrizio Aschieri, Presidente del Consorzio di Tutela della Coppa di Parma IGP, «Da due anni, insieme con il Consorzio di Tutela del Salame Felino IGP, abbiamo intrapreso una sorta di road show in Italia, con l’obiettivo di far conoscere sempre più Coppa di Parma IGP e Salame Felino IGP: siamo partiti da Verona, con Vinitaly, abbiamo toccato Bologna, con Cibò so Good, per arrivare a Merano, con il WineFestival. Ora è il turno di Siena, dove ci presentiamo la prima volta. Il fil rouge che lega queste manifestazioni è duplice: da un lato la loro natura non esclusivamente food, che ci permette in qualche modo di ritagliarci una nicchia e di distinguerci dagli altri espositori, dall’altro il fatto che il pubblico sia estremamente qualificato».

Umberto Boschi, alla prima uscita pubblica come Presidente del Consorzio del Salame Felino IGP, afferma che «A Siena avremo l’occasione di incontrare opinion leader e professionisti del settore: dobbiamo sfruttare occasioni come questa per fare cultura di prodotto. Nel nostro caso, l’obiettivo è far capire agli operatori e ai consumatori perché il Salame Felino IGP è unico nell’affollato panorama dei salami italiani, tanto da meritarsi l’appellativo di Principe dei Salami. Altrettanto importante è incentivare le persone a venire nel territorio parmense che fa da culla al nostro prodotto: soltanto qui esistono le condizioni perché possa nascere un capolavoro della salumeria italiana».

Pubblicato in Agroalimentare Parma

A Parma, Capitale Italiana della Cultura 2020, dal 26 gennaio al 31 dicembre al Museo d’Arte Cinese ed Etnografico della città ducale, è arrivata una mostra temporanea che ripercorre, attraverso abbigliamento, ornamenti e accessori, un viaggio nelle tradizioni del mondo, a partire dalla cultura cinese.

(FOTO di Francesca Bocchia)

Domenica 26 gennaio 2020 alle ore 15 è stata inaugurata la mostra “MODE NEL MONDO” presso il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma

In principio era la seta. E con la seta, brillante e preziosa come l’oro, in Cina - mancavano ancora tremila anni alla nascita di Cristo - nacquero il lusso e la moda. Spetta dunque all’abbigliamento cinese il posto d’onore nella mostra “La moda nel mondo: i vestiti raccontano la vita dei popoli”, che si tiene a Parma, Capitale Italiana della Cultura 2020, dal 26 gennaio al 31 dicembre al Museo d’Arte Cinese ed Etnografico della città ducale. Le sale del museo diventano un vero e proprio atlante dell’abbigliamento.

Ci sono, dalla Cina, abiti liturgici della tradizione taoista: Gipao (l’abito tradizionale femminile), e Fengguo, nati per difendersi dal vento delle steppe, accompagnati da ricchi abiti di corte. Sono presenti in esposizione anche le calzature femminili tipiche del grande impero, le scarpette con tacco a zoccolo, oltre all’ornamento nuziale: collare in tubolare a sezione rettangolare la cui faccia superiore rappresenta due draghi (simbolo di fertilità maschile).

Dall’Indonesia, scialli della cultura Batak dell’isola di Sumatra e abiti maschili tradizionali. E ancora, dal Giappone, giacche Haori rigorosamente di seta, con gli stemmi di famiglia “mon”, parasole di bambù e carta giapponese dipinta, Kimono femminili e Obi per donne sposate; dal Sudan, zucchetti, scarpe e babbucce tribali; dal Ghana, tessuti cerimoniali in seta della tribù Ashant; dal Burkina Faso un abito tradizionale composto di tunica e pantaloni; dal Bangladesh il Burqa delle donne musulmane bengalesi e parure di gioielli; dal Camerun le collane Kweyma Kjella e le cavigliere di alluminio decorate a testa di uccello.
Vasto il repertorio proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo. Vasto e inquietante. La mostra ospiterà gli elementi di abbigliamento tradizionale che costituiscono il corredo classico, l’emblema di appartenenza, della misteriosa società “segreta” iniziatica “Bwami”. La setta è segreta per quanto riguarda i riti e gli insegnamenti che vi si apprendono e la violazione dell’arcano comporta la morte. L’appartenenza può essere rivelata ed anzi, far sapere che si è membri della società, è un onore.

La mostra temporanea del Museo d’Arte Cinese espone vestiti e paramenti di maschi e femmine che hanno raggiunto il massimo grado dell’associazione, “lutumbo lwa Kindi” e “Kanyamwa”. Ci saranno i copricapo maschili nkumbu e sawamazembe, i muzombolo femminili, decorati con piume e bottoni, fasce decorate con le conchiglie - moneta conosciute come Cauri, gonnellini in fibra vegetale, bandoliere mukoma, fasce pettorali (guai a chiamarle reggiseni) e diademi.

Sorprendente l’angolo dedicato alle popolazioni amazzoniche: non manca nulla del corredo decorativo del popolo Kayapò, in un meraviglioso profluvio di piume e tessuti vegetali.

Grazie all’abbigliamento e agli ornamenti è facile intuire, in qualsiasi popolo, l’appartenenza a una tribù, uno stato sociale, un’etnia. L’abbigliamento è una vera e propria forma di comunicazione codificata e facilmente interpretabile a livello sociale. E al Museo d’Arte Cinese di Parma è possibile leggere tante storie.


LA MOSTRA “MODE NEL MONDO” È APERTA DA MARTEDÌ A DOMENICA DURANTE GLI ORARI DI APERTURA DEL MUSEO PER TUTTA LA DURATA DELL'ANNO, E SI PREVEDE LA SUA CHIUSURA IL 31 DICEMBRE 2020.

PER SCUOLE E CLASSI, VISITE VANNO PRENOTATE E SONO GUIDATE. LA TIPOLOGIA DEGLI SPAZI DEL MUSEO CONSENTE UN APPREZZAMENTO ED UNA VISIONE OTTIMALI PER GRUPPI NON TROPPO NUMEROSI (UNA 20INA DI UNITÀ). STESSI ORARI DI APERTURA. CONTATTATECI AL 0521-257.337.

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Sabato, 18 Gennaio 2020 15:11

I Neri Per Caso in concerto a Parma - FOTO

Ieri sera, venerdì 17 gennaio, al Campus Industry di Parma sono arrivati i Neri Per Caso, il gruppo a cappella per definizione in Italia.

Diventati famosi nel 1995 vincendo la sezione “Nuove Proposte” del Festival di Sanremo, con il brano “Le ragazze” conquistarono la vetta delle classifiche, dove restarono per settimane. L’album omonimo valse ben 6 dischi di platino con quasi 700.000 copie vendute. In seguito, i Neri Per Caso nel corso della loro carriera hanno collaborato con alcuni tra i più importanti artisti italiani (Lucio Dalla, Gino Paoli, Claudio Baglioni, Renato Zero, Mario Biondi) e stranieri (Bobby McFerrin, solo per citarne uno), oltre a essere recentemente tornati, nel 2018, al Festival in occasione del duetto con Elio e le Storie Tese.

Oggi, i Neri Per Caso tornano in tour con uno spettacolo emozionante che comprende in scaletta, oltre ai pezzi che hanno portato il gruppo al successo, anche importanti brani della musica nazionale e internazionale. Nel 2019 il gruppo ha anche pubblicato un album di cover dei Beatles, un’accurata selezione del magnifico repertorio beatlesiano per rivivere e raccontare i Fab Four. Un disco in cui troviamo la somma di sei voci abilmente armonizzate, che si fondono in una sola settima voce unica nel suo genere, quella dei Neri Per Caso.

Galleria fotografica a cura di Pietro Razzini

 

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Dall’1 al 3 aprile 2020 debutta a veronafiere b/open, rivolta ai professionisti. Tra i membri della partnership anche bio-beurs (olanda), organic&natural products expo (sudafrica) e natexpo (francia)

Verona, 15 gennaio 2020 - Nasce The Organic Trade Fairs Alliance, una nuova alleanza a livello internazionale che unisce le fiere b2b del biologico italiane ed estere. In prima fila nel promuovere il progetto, B/Open, la manifestazione organizzata da Veronafiere (1-3 aprile 2020), insieme a Bio-Beurs (Zwolle-Olanda, 22-23 gennaio 2020), Organic&Natural Products Expo (Johannesburg-Sudafrica, 8-10 maggio 2020) e Natexpo (Lyon-Francia, 21-22 settembre 2020).
The Organic Trade Fairs Alliance è una piattaforma globale e un forum di scambio di conoscenze, che mira a fornire sostegno al settore dell’agricoltura biologica, dell’industria alimentare biologica e dei cosmetici naturali. Con un obiettivo ben definito: diffondere e supportare un modello di nutrizione e di personal care focalizzato su tutto ciò che è sano e salutare, sull’attenzione all’ambiente, al clima globale e al rispetto dei lavoratori.
«Veronafiere, attraverso B/Open, ha intercettato uno spazio di mercato rivolto al segmento b2b del mondo biologico, che risultava ancora scoperto e andava presidiato», è il commento del direttore commerciale di Veronafiere Flavio Innocenzi. «Questa alleanza internazionale, che ha mosso i suoi primi passi nel 2019 e si consoliderà nel 2020, vuole supportare il settore del biologico attraverso azioni sinergiche di promozione, in chiave professionale e mettendo a sistema le competenze e le conoscenze trasversali, acquisite dai vari partner internazionali».

B/Open, in programma a Verona dall’1 al 3 aprile 2020, è la prima fiera in Italia esclusivamente b2b, rivolta agli operatori del food certificato biologico e del natural self-care. Dalle materie prime al prodotto finito al packaging, la nuova manifestazione di Veronafiere presenta tutta la filiera, frutto di un’accurata selezione delle aziende espositrici studiata sulle esigenze dei compratori professionali. Tra le tante conferme, nell’organic food, Cereal Docks, Agricola Grains, Altalanga oltre al gruppo Specchiasol (con i marchi Larico e San Demetrio) e Chiara Cantoni, partner di Ringana, per la cosmesi naturale e il settore fitoterapico.
Patrocinata da Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) e da Regione Veneto e supportata da Ass.O.Cert.Bio (Associazione Organismi di Certificazione del Biologico italiani), Bioagricert (Organismo di controllo e certificazione biologica), Ccpb (Consorzio Controllo Prodotti Biologici ), la rassegna si svolgerà nei padiglioni 1 e 2 di Veronafiere. Più specificatamente, nel segmento dell’alimentazione biologica saranno rappresentati anche i prodotti nutraceutici, dietetici, integratori, pet food, servizi, packaging ecologici; ingredientistica per prodotti bio, ma anche prodotti per il benessere; bellezza e cura della persona comprenderanno cosmesi, trattamenti naturali, piante officinali e derivati, prodotti per la salute e la cura della persona, servizi. B/Open sposa inoltre un format interattivo, con numerosi momenti di networking e formazione, esclusivamente dedicati a produttori, trasformatori e operatori professionali.


I NUMERI DEL SETTORE. Secondo gli ultimi dati disponibili diffusi dal Fibl (istituto di ricerca tedesco dell’agricoltura biologica) e relativi al 2017, la filiera «organic» mondiale ha raggiunto un fatturato di 92 miliardi di euro, con 70 milioni di ettari coltivati da 2,9 milioni di produttori. In Italia il comparto bio dà lavoro a 76mila aziende, sviluppa un fatturato di 3,6 miliardi di euro e rappresenta circa il 4% della spesa alimentare globale degli italiani.
Accanto al settore dell’agro-alimentare, anche il mercato della cosmesi biologica sta vivendo un periodo di crescita economica. Secondo gli ultimi dati di Cosmetica Italia, il fatturato green nel 2017 delle aziende intervistate tocca 1 miliardo di euro, pari al 9,5% del fatturato cosmetico italiano (10,9 miliardi di euro).

L’annuncio a tutta la tribù del calcio è lanciato: da martedì 14 a domenica 19 gennaio al “Campo Teatrale, Snodo Creativo” di Via Casoretto 41/A a Milano, Gianfelice Facchetti racconterà il mondo del pallone mixando antropologia e ricordi, aneddoti e musica. E lo farà tramite uno spettacolo dal titolo, appunto, “La Tribù del Calcio”, spiegando come l’uomo si è trasformato da cacciatore… in calciatore. Il figlio di Giacinto, indimenticata bandiera dell’Inter di Helenio Herrera, utilizzerà tutto il percorso artistico e sportivo che negli anni ha costruito attraverso esperienze personali (di lettura e sul campo) per mettere in scena il suo nuovo spettacolo tratto dall’opera di Desmond Morris, autore del saggio “La scimmia nuda”: “C’è qualcosa di primitivo che parte da molto lontano. Il calcio è una caccia ritualizzata, metaforizzata in cui la porta diventa la preda. L’uomo con il tempo si è evoluto. Poi, nel 1800, compare la palla in Inghilterra. Da usare con le mani (nel rugby) o con i piedi (nel calcio). Inizia così, partendo dal saggio, il mio adattamento teatrale”.

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C’è tanto di suo in questo lavoro?

“Direi di sì. Per rendere più caldo il testo del saggio era necessario inserire qualche storia. Ho scelto racconti che infiammano tutt’ora anche me. In un certo senso, sento di essere da sempre nel racconto della vita del pallone e del calcio”.

Qualche esempio?

“Racconto retroscena della partita del Maracanà, la finale del mondiale 1950 tra Brasile e Uruguay, forse il dramma sportivo più grande mai vissuto dal popolo verdeoro. Una curiosità: Alcides Ghiggia, l’uomo che segnò il 2-1 per la Celeste, fu il primo avversario che mio padre affrontò all’esordio in serie A, tanti anni dopo”. 

Quali altri profili ha tratteggiato?

“Non poteva mancare Pelè, per me il più grande di tutti. Nella parte dello spettacolo dedicata al gol, momento culminante del gioco, parlo di lui e della finalissima contro l’Italia, nel 1970 in Messico”.

C’è anche una storia che riguarda il nostro territorio?

“Esattamente: nella tribù del calcio non ci sono solo i campioni ma anche coloro che hanno fatto un’onesta carriera e che, forse, avrebbero meritato di più. Sto parlando di Denis Bergamini, un calciatore di grande talento. Un ragazzo che, quando morì nel 1989, aveva puntati gli occhi delle grandi squadre. E chissà se, anche lui, sarebbe riuscito a entrare nel gruppo di Azeglio Vicini per i mondiali di Italia ‘90”.

Tanti racconti ma non solo.

“Con me sul palco ci sarà “La banda del fuorigioco”: abbiamo già lavorato insieme e li ho voluti ancora al mio fianco perché desideravo che la musica non fosse solo uno contorno allo spettacolo. Nella mia idea, voce e suoni si uniscono in una direzione di racconto ben precisa”.

Questa direzione è piaciuta all’autore del saggio?

“L’autore del saggio e la casa editrice hanno dato grande disponibilità nell’accettare la mia rivisitazione. Il teatro è effimero, basato su intuizioni rapide: è difficile barattarlo con troppe titubanze. Per questo voglio ringraziarli. Hanno avuto fiducia. Sono stati eccezionali”.

Pietro Razzini

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Personaggi conosciutissimi del mondo dello sport, dell’informazione, della moda, della musica, del cinema e della televisione. Il dicembre in Val di Fassa è griffato Ale Piva Production. Con il famoso manager sono giunti in Trentino tanti vip che hanno attirato l’attenzione di curiosi, sciatori e appassionati di montagna. Un bolognese di alta qualità, Andrea Roncato, è stato tra i grandi protagonisti della kermesse. Ed è proprio lui che si è concesso alla penna della Gazzetta dell’Emilia, raccontando quello che è il suo presente professionale e molto di più. Il curriculum dell’attore parla da solo e porta con sé un’esperienza tale da spiegare l’evoluzione del suo lavoro dagli anni ’80 ad oggi, con tutta una serie di nuove tecnologie e piattaforme che hanno rivoluzionato lo show business.

Partiamo dalla stretta attualità e dal successo di uno degli ultimi lavori in cui è stato protagonista: “La Mitomane”, serie TV su Netflix.

“È stata una bella opportunità di lavoro. “La Mitomane” è piaciuta molto al punto che si è deciso di girare la seconda serie. Io sono il padre italiano della protagonista. Le puntate sono girate in Francia e il cast è veramente di grande qualità”.

Questa serie Tv ci permette di introdurre un nuovo argomento: il valore di piattaforme come Netflix nel mondo del cinema.

“I riscontri sono sicuramente positivi: ci sono più opportunità di lavoro per noi attori, e non è poca cosa (afferma ridendo ndr). E poi, la maggior parte delle volte, realizzano dei prodotti assolutamente competitivi”.

Il rovescio della medaglia: la gente va meno al cinema.

“Non credo sia solo legato alla presenza di nuovi “stimoli” per il pubblico. In generale mi rendo conto che le persone decidano di occupare il proprio tempo diversamente. Si sta di più a casa, si guarda la televisione. Qual è la realtà dei fatti? Sta cambiando tutto: è cambiata la gente, è cambiato il nostro Paese e, inevitabilmente, è cambiato il cinema”.

In che senso “è cambiato il cinema”?

“Se ci fate caso, oggi, su 5 film prodotti in Italia, 4 parlano romanesco: l’impressione è che, invece di allargarsi ai costumi e alle storie di tutta la nazione, il cinema si sia concentrato sulla capitale. Io credo che per riavvicinare il pubblico al cinema servano storie che abbraccino tutta l’Italia. Perché l’Italia è piena di eccellenze da raccontare”.

A proposito di eccellenze: lei continua a lavorare con grandi registi. Muccino, Virzì, Pupi Avati: c’è ancora qualcosa da imparare nel suo mestiere dal suo punto di vista?

“Il bello di fare l’attore è che non si smette mai di imparare. Con Pupi ci conosciamo da anni: mi ha diretto 6 o 7 volte, eppure quando termino un lavoro con lui, mi sento migliorato. A me piace mettermi alla prova con generi diversi: passare dal comico al drammatico e viceversa. Credo sia questo il segreto: non accontentarsi mai”.

Chi viene a Canazei sicuramente non si accontenta.

“Stiamo vivendo giorni splendidi qui, con tanti colleghi, personaggi sportivi e della tv che sono diventati una famiglia grazie ad Ale Piva e al suo staff. La Val di Fassa offre tante chicche che devono essere vissute. Sia per gli sciatori sia per chi ama semplicemente lasciare la quotidianità per qualche giorno da dedicare a se stessi”.
 
Pietro Razzini

148 chef coinvolti in 39 Paesi del mondo per un totale di 700 ore ai fornelli: il 3 dicembre arriva la cena mondiale Grand Gelinaz Shuffle

Di Chiara Marando -

Una serata fatta di cucina, commistione, esperienze culinarie e mistero: si tratta del Grand Gelinaz Shuffle, che torna con un appuntamento unico, durante il quale saranno coinvolti 148 chef provenienti da 138 ristoranti in 39 Paesi differenti. A metà tra cooking show virtuale, incontro sociale e jam session ai fornelli, Gelinaz nasce da una idea di Andrea Petrini, definito il “God of Good” in ambito gastronomico, e si presenta al pubblico con una prima edizione nel 2005. All’epoca erano solo una decina gli chef internazionali chiamati a reinterpretare una ricetta di Fulvio Pierangelini, rendendo concreta una provocazione in piena regola. Fu un successo. Da quel momento Gelinaz ha viaggiato, è cresciuto e ha lasciato il suo segno indelebile, quel graffio saporito e culturalmente fervido che continua a pulsare.

Il 3 dicembre 2019, quindi, andrà in scena quella che si può definire la più grande e più lunga cena mai organizzata a livello mondiale, caratterizzata da un comune denominatore: l’imprevisto.

A essere significativa in questa edizione non sarà soltanto la portata sempre più importante a livello di protagonisti, ma anche l’aspetto eco-compatibile che assumerà l’evento, la quasi totale assenza di CO2, insieme a un particolare estremamente interessante e inaspettato.

Di cosa si tratta? Semplice, in occasione di Gelinaz 2019 non saranno gli chef a viaggiare, ma le loro ricette e gli ospiti conosceranno il nome dell’autore solo al termine della cena. Il tutto con l’interpretazione data dagli chef patron dei ristoranti coinvolti, anch’essi all’oscuro dell’identità del collega che si troveranno a raccontare con i piatti proposti. Una fusione quindi, la volontà di unire culture e cucine nel segno del gusto e della sperimentazione senza limiti. Una sorta di appuntamento al buio che, proprio per la sua natura criptica, diventa ancora più coinvolgente e affascinante.

Seguendo i diversi fusi orari dei Paesi interessati, la serata inizierà in Nuova Zelanda con Monique Fiso (Hiakai) e Peter Gordon (The Sugar Club), per terminare sulla costa occidentale degli Stati Uniti a Brandon Jew (Mister Jiu's) o Charles Chen (Maum). Un vero e proprio spettacolo di alta cucina durante il quale i cuochi creeranno ai fornelli con tempistiche distanti, ma uniti dal cappello Gellinaz, per un totale di circa 700 ore di cucina dal vivo.

Ecco chef e ristoranti italiani coinvolti in questa attesa edizione di The Great Gelinaz Shuffle 2019:

Karime Lopez (Gucci Osteria)

Isa Mazzocchi (La Palta)

Aurora Mazzucchelli (Marconi)

Fulvio Pierangelini (Mosaico)

Niko Romito (Reale)

Diego Rossi (Trippa)

Luigi Taglienti (Lume)

Stefano Terigi, Benedetto Rullo and Lorenzo Stefanini (Giglio)

Viviana Varese (Viva Ristorante by Viviana Varese) 

Anthony Genovese (Il Pagliaccio)

Gianluca Gorini (Da Gorini)

Antonia Klugmann (L’Argine a Venco)

Giuliano Baldessari (Aqua Crua)

Massimo Bottura (Francescana at Maria Luigia)

Riccardo Camanini (Lido 84)

Carlo Cracco (Cracco)

Pubblicato in Food
Giovedì, 28 Novembre 2019 15:15

Si illumina il centro storico di Modena

Modenamoremio, società di promozione del centro storico di Modena, dà il via a un ricco programma di attività per scoprire le meravigliose atmosfere del centro durante il periodo delle festività natalizie.

Domani, venerdì 29 novembre, alle ore 17.30 si accenderanno le tradizionali luminarie con partenza da Piazza xx settembre. Scortati dalla marching band Bandessa ci si dirigerà verso Piazza Grande, Piazzetta delle Ova, Piazza Roma e si concluderà presso la rotonda di Piazzale Natale Bruni. Gli abeti luminosi posizionati in ciascuna Piazza sono sostenuti rispettivamente daBanco BPM, BPER Banca, Ing. Ferrari spa, Usco e Marchio Tradizione e Sapori di Modena. Come negli ultimi due anni, anche grazie al prezioso contributo del Gruppo HERA, le luci del centro città rimarranno accese fino al 31 gennaio 2020 in occasione delle fiere di Sant’Antonio e di San Geminiano. Un ringraziamento particolare va all’Amministrazione Comunale e ai commercianti del centro storico che sono riusciti a prolungare l’allegro clima di festa così da rendere più sicura e accogliente la città nel mese di Gennaio.

Sempre domani verranno inaugurate due installazioni firmate Lunati Manufacturing. La prima “Il Natale vien da sotto” sarà allestita al centro di Piazza xx settembre mentre la seconda #teniamocipermano comparirà nella rinnovata Piazza Mazzini. Saranno due allestimenti creativi che attireranno la curiosità di tanti modenesi e non solo. Invitiamo tutti i visitatori a condividere i propri scatti sulla pagina Facebook e Instagram di @modenamoremio.

Sabato 30 novembre, invece, per il tredicesimo anno consecutivo, torna a grande richiesta il Trenino di Natale. L’inaugurazione ufficiale avverrà alle ore 17 alla presenza di autorità e sponsor. Quest’anno il capolinea è in Piazza Grande. Il trenino sarà attivo tutti i giorni fino al 6 gennaio, escluso il 25 dicembre e il 1 gennaio (orario: 9.30 - 12.30 e 15.30 - 19.30).

Durante le mattine dei giorni feriali, fino al 20 dicembre, il mezzo sarà a disposizione delle scuole. Come lo scorso anno, i bambini fino a 12 anni pagheranno 1 euro e gli adulti 2 euro. Parte dei fondi raccolti saranno donati ad AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla)

Novità: Domenica 1 e 8 dicembre Massimo Olivieri Fotografo scatterà il vostro ricordo di Natale che grandi e piccini potranno ritirare gratuitamente presso il suo negozio in via Albinelli 52!

Ringraziamo per il sostegno Marchio Tradizione e Sapori di ModenaGruppo Cremonini,Roadhouse, GB Ricambi Group e Banco BPM.

A seguire, verso le ore 18, sarà inaugurata anche l’Accademia del ghiaccio in Piazza Roma: 400mq da pattinare per un’emozionante e imperdibile esperienza dedicata a tutta la famiglia. La pista sarà aperta tutti i giorni fino al 2 febbraio 2020 (orari e costi su www.modenamoremio.it).

Obbligatoria la prenotazione per le scuole e i gruppi superiori alle 10 persone (Clarissa 3332396770) così come per le lezioni di pattinaggio (Catia 3382342204).

Il programma e l’elenco completo dei negozi associati a Modenamoremio, che contribuiscono ad arricchire il centro della nostra città, sono consultabili anche su www.modenamoremio.it

Si ringrazia per il sostegno e il patrocinio il Comune di Modena.

Pubblicato in Cronaca Modena

Capodanno a Parma: Ron, Morgan, Andy, l’orchestra di piazza Vittorio e Massimo Cotto per il concerto in piazza Garibaldi.

Parma, 

Una serata di musica e parole, interazioni e contaminazioni, dialogo e festa: ecco come si preannuncia il concerto dell’ultimo dell’anno 2019, organizzato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Parma con il patrocinio e il sostegno della Regione Emilia-Romagna

Lo spettacolo vedrà protagonisti, nella tradizionale cornice di piazza Garibaldi, Morgan e Andy, fondatori dei Bluvertigo ma ormai protagonisti di carriere soliste di grande successo, l’Orchestra di Piazza Vittorio, ensemble multietnico che  promuove la ricerca e l'integrazione di repertori musicali diversi e spesso sconosciuti al grande pubblico, e Ron, cantautore protagonista della scena musicale italiana fin dagli anni ‘70. 

“L'idea di questo concerto che intreccia realtà musicali così differenti tra loro – ha esordito l'assessore alla Cultura Michele Guerra – viene da un bando che abbiamo indetto e questa proposta ci è sembrata molto originale ma soprattutto molto in linea con Parma 2020 che del tema del dialogo e della contaminazione tra espressioni culturali anche molto diverse tra loro ha fatto un caposaldo e una cifra distintiva”.

“Si tratterà non di singoli concerti ma di un unico evento musicale – ha detto Enzo Miceli, direttore artistico della serata – fatto di scambi, condivisioni e duetti tra tutti gli artisti presenti sul palco, caratterizzati da storie musi e caratteristiche musicali molto distanti tra loro che interagiranno entrando ciascuno nel territorio dell'altro”.

“Siamo molto felici – ha sottolineato Pino Pecorelli, dell'Orchestra di Piazza Vittorio – di festeggiare l'inizio del 2020 a Parma: per noi tutti dell'Orchestra di Piazza Vittorio sarà un momento importante, dato che compiamo 18 anni e diventiamo maggiorenni, e farlo nella Capitale Italiana della Cultura 2020 è un grande onore”.

“Ho sempre rifiutato di presentare un concerto di Capodanno – ha concluso Massimo Cotto, voce di Virgin Radio, scrittore, conduttore e autore di numerosi programmi – ma la sinergia che si è creata con Parma e con l'assessore Guerra mi hanno fatto accettare con entusiasmo questa sfida che rispecchia lo spirito di  questa città: fortemente legata alle sue radici e tradizioni ma contemporaneamente proiettata verso il futuro e oltre i propri confini”.

Il concerto, aperto al pubblico ad ingresso gratuito, comincerà a partire dalle ore 22.30, ma la musica proseguirà, come di consueto, anche dopo il brindisi della mezzanotte.

Quattro protagonisti sul palco, pronti a esibirsi da soli, ma anche a scambiarsi le canzoni, a duettare e a entrare in territori musicali diversi: ad accompagnarli ci sarà Massimo Cotto, voce di Virgin Radio, che avrà il compito non solo di presentare, ma anche di favorire incroci tra gli artisti per rendere il concerto del 31 dicembre non un semplice susseguirsi di canzoni ma un vero e proprio spettacolo da ricordare.

La direzione artistica del concerto è di Enzo Miceli, produttore discografico, musicista e compositore premiato agli “Italian Music Awards” per due anni consecutivi come miglior produttore artistico che, tra gli altri, ha prodotto e realizzato 11 album di Daniele Silvestri. 

La produzione dell’evento è curata da Le Muse Novae, associazione culturale per la divulgazione di attività culturali nel campo della musica, del teatro, della letteratura, dell’arte contemporanea. 

 

Cast della serata

Orchestra di Piazza Vittorio band nata da un'iniziativa di Mario Tronco, il tastierista degli Avion Travel, che ha riunito un gruppo di musicisti di strada (e non) provenienti da tutte le parti il mondo. Il risultato è un miscuglio multiculturale di storie, umanità e musica. 1 direttore d’orchestra e 15 musicisti che provenendo da ogni parte del mondo, hanno continuato a comunicare senza paura la diversità, esempio perfetto di contaminazione e integrazione, un modello di scambio culturale attraverso visioni e stili diversi che diventa occasione di riscatto. 

Ron, cantautore sempre assolutamente autentico nel suo percorso fitto di canzoni rimaste nella nostra memoria. Nella sua carriera ha pubblicato più di 30 dischi, fra cui 26 studio album, 3 live e numerose raccolte. Durante la sua straordinaria carriera ha duettato e collaborato con grandi artisti della musica italiana primo fra tutti Lucio Dalla, amico e collaboratore storico. 

I due saranno sempre ricordati per la loro grande vena artistica e per aver regalato all’Italia alcune delle migliori canzoni mai scritte.

Morgan, molto di più di un cantante, ben di più di un autore di qualche pezzo rock'n'roll sghembo. Questo “ragazzo” di 46 anni virtuoso del basso, dei synth, del pianoforte, poi cantante e all'occorrenza anche chitarrista, ha rappresentato un mondo musicale diverso da quello in auge nel quale per più giovani, è stato quasi un educatore, un apripista culturale. Personaggio ostico e controverso capace di passare da Bach a Battiato, da Beethoven ai Pink Floyd, perché c’è un filo che unisce la grande musica, perché la musica unisce, sono gli stili, semmai, che dividono.

Andy Bluvertigo, eclettico come pochi in Italia, capace di costruirsi un mondo campionato e di metterci dentro tutta la musica che vale la pena cantare, da David Bowie a Lou Reed.

Massimo Cotto, voce di Virgin Radio, che avrà il compito non solo di presentare, ma di favorire incroci, per far sì che lo spettacolo del 31 dicembre non sia solo un susseguirsi di canzoni, ma di momenti da ricordare.

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